Cazzeggi letterari

"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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venerdì, settembre 30, 2005

  

LA TORRE DI PISA

A VENEZIA 

 L’ineffabile Oliviero Toscani ha tenuto ieri un “non incontro” (così ha deciso di chiamarlo, a sottolineare la straordinarietà della sua vena creativa) al “Venice Cube” della Giudecca (Incubatore Ex Cnomv), in occasione dell’inaugurazione della nuova sede di Faber Adv - società di comunicazione web. Ecco una delle sue frasi salienti: 

Venezia si presenta sempre come una sorta di Disneyland, perdipiù antica e screditata in modo scandaloso… Per i veneziani la città è un grande banchetto da sfruttare, una grande prostituta!

Una frecciata è stata indirizzata anche alla vendita nei banchetti delle onnipresenti maschere (quasi sempre confezionate nel terzo mondo) che fanno da cornice tutto l’anno a “uno squallido Carnevale veneziano”.  

Bene, facciamo un passo indietro… 

 

Se qualcuno ha avuto occasione, negli ultimi mesi, di venire a Venezia, avrà notato che la Torre dell’Orologio, in piazza San Marco, non si vede più, è sparita. Al suo posto, oh sorpresa e meraviglia!, è spuntata dapprima la torre di Pisa, poi la tour Eiffel, attualmente il Big Ben...

Non sto scherzando, è tutto vero. 

 

 La Torre dell’orologio, infatti, aveva bisogno di restauri, ma anziché nasconderla dietro la solita gigantografia protettiva raffigurante il monumento stesso (sarebbe stato troppo banale!), il fantasioso Oliviero Toscani ha proposto al Comune una soluzione alternativa: un ingombrante baldacchino di tubi innocenti e teli su cui far apparire di volta in volta, a puntate, un’intera serie di altre torri scelte a caso. Si è iniziato, dicevo, con la Torre di Pisa (un vero pugno nell’occhio nel contesto di piazza San Marco, credetemi!). Lo scopo dell’operazione, assicurava Toscani, era eccellente: suscitare un dibattito tra i veneziani. E i veneziani, in effetti, hanno dibattuto a lungo sull’idiozia della pensata, chiedendo a gran voce che la serie ‘Torri del mondo’ venisse interrotta al più presto. Invano. Che volete, il contratto era ormai stato firmato, l’artista pagato eccetera…

Siccome la Torre dell’Orologio non sarà pronta prima di chissà quanto altro tempo, chi verrà a San Marco nei prossimi mesi potrà godere, a seconda dei periodi, della vista di una torre veneziana squallidamente mascherata (per fare il verso alla terminologia di Toscani) da Big Ben, da Empire State Building e così via. Non è esaltante? Provocazione per provocazione, allora sarebbe stato preferibile rappresentare un minareto islamico, un tempio buddista eccetera, con un occhio al pluralismo e all’integrazione.

Per fare spazio al baldacchino, oltretutto, un provvisorio ufficio di cambio-valute è stato fatto avanzare - orrore degli orrori! – quasi a ridosso del portale di San Marco. Ovviamente i turisti giapponesi in transito secondo il pacchetto “Venezia-Firenze-Pisa-Roma-Napoli in cinque giorni”, vedendo la maxifoto della torre di Pisa di fianco a San Marco non hanno potuto che pensare che essa (o le altre torri in programma) si trovasse proprio là sotto. 

 

La mia ira è stata tale che ho inviato al Gazzettino di Venezia ben tre lettere di protesta, in momenti diversi. Eccole:

  

27.10.04

L'operazione torre di Pisa in piazza San Marco è perfettamente riuscita.
Oliviero Toscani ne ha tratto - come da una partecipazione all'Isola dei Famosi - il desiderato Rilancio Personale e il sindaco Costa si è auto-convinto di aver suscitato una salutare "discussione" fra la popolazione (ci sarebbe riuscito ugualmente presentandosi in consiglio comunale con un cespo d'insalata  in testa). Aggiungo solo che anni fa,  capitato in Portogallo davanti alla Torre di Belém, la trovai chiusa per restauri, ma foderata da maxifoto che la riproducevano tale e quale. In qualche modo mi bastò. L'avessi trovata avvolta da immagini della torre dell'Orologio di Venezia, ne avrei tratto
solo fastidio.
 

 

30 marzo 2005  

Ho avuto degli ospiti, per Pasqua, e naturalmente li ho accompagnati in piazza San Marco. Mentre a Venezia si è ormai sopito il dibattito sulla dissennata iniziativa Toscani-Costa "torri del mondo" (in realtà nessun dibattito: la condanna dell'intervento è stata unanime), i miei ospiti, che non ne erano al corrente, arrivando in piazza non hanno potuto trattenere un grido di raccapriccio. Che dire, peraltro, di quel provvisorio banco di cambio fatto avanzare ***fin quasi a ridosso*** della basilica? Solo una testa turricefalica poteva autorizzare una profanazione simile. Accanto allo scempio della piazza, aggiungo che attendo da anni la riapertura della più bella passeggiata di Venezia (Accademia--à Punta della Salute--à Zattere), di cui i veneziani sono stati inutilmente scippati, senza che nessuno sappia dire perché e soprattutto fino a quando. 

 

Ieri 30 settembre 2005 

 

Una volta apprezzavo Oliviero Toscani, adesso non più. Ha avuto un bel tuonare al Venice Cube della Giudecca contro  i veneziani che considerano Venezia una grande prostituta da sfruttare. E lui che cosa ha fatto? Ha ideato la grande baggianata "torri del mondo" in combutta con l'ex sindaco Costa e suppongo NON gratuitamente, ma mungendo a sua volta la generosa vacca... Purtroppo pare che la demenziale operazione andrà avanti ancora per un bel pezzo (papà Cacciari, fai qualcosa tu!), ma Toscani insiste nel dare lezioni di creatività ai veneziani... naturalmente sperando di ottenere sempre nuove e ben remunerate commesse. Farebbe meglio a tacere.

postato da: Lioa alle ore 00:21 | link | commenti (4)
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giovedì, settembre 29, 2005

 

 

 

TORNANO IN CARTACEO I COWGAY DEL (o DELLO?) WYOMING  

  

LOVE IS A FORCE OF NATURE

Ecco che mi ritocca parlare di quel furbone un po’ snob, ma indubbiamente abile, di Alessandro Dalai, mio ex vicino di casa qui a Venezia nel secolo scorso e adesso a capo della possente Baldini Castoldi Dalai editore di Milano. Nel 1999 aveva pubblicato una raccolta di racconti di E. Annie Proulx: "GENTE DEL WYOMING". Ebbene, adesso gli è venuta l’idea di estrapolarne uno a caso:- ), per l’esattezza quello da cui è stato tratto il clamoroso Brokeback Mountain, vincitore del Leone d’Oro alla recente Mostra del Cinema di Venezia. Dalai ne ha fatto uno smilzo, elegante volumetto a sé, da far circolare in concomitanza con l’uscita della versione italiana del film. In copertina, naturalmente, i due cowgay del film di Ang Lee.   

 

Il racconto, benché stampato grosso, è di appena 47 pagine (da pag. 5 a pag. 52). Alla scena clou si arriva quasi subito, ovvero a pag. 14:

 

Vieni qui sotto. Il sacco a pelo è grande abbastanza”, disse Jack con voce irritata, impastata di sonno. Era grande abbastanza, caldo abbastanza, e di lì a poco approfondirono notevolmente la loro amicizia. Ennis andava a tutto gas su tutte le strade, che si trattasse di sudarsela o di spassarsela, e non volle saperne quando Jack gli prese la mano sinistra portandosela sull’uccello eretto. Ennis strappò via la mano come se avesse toccato il fuoco, si sollevò sulle ginocchia, slacciò la cintura, si abbassò i calzoni, mise Jack a quattro zampe e, con l’aiuto dei fluidi suoi e di un po’ di saliva, gli andò dentro, cosa mai fatta prima ma non occorreva un manuale di istruzioni. Se la fecero in silenzio salvo per qualche ansito e il soffocato “sto partendo” di Jack, poi fuori, giù, a dormire…” 

 

E poco più giù:

 

Non parlarono mai della cosa, lasciavano che accadesse… salvo una volta che Ennis disse: “Mica sono  un finocchio” e Jack subito: “Neanch’io. Mai capitato prima. Riguarda solo noi.”

          La traduzione è di Mariapaola Dèttore.

Copio-incollo i giudizi già comparsi in Internet Bookshop a cura dei soliti buontemponi:-/ Tengo a chiarire che il Luca.ve75 non   sono io, anche se il librino è parso piuttosto intenso anche a me.

Luca luca.ve75@virgilio.it (10-02-2003)
Da mandare a memoria. Molto meglio di un qualsiasi corso di scrittura creativa. Un libro di 60 pagine che ne racchiude quattrocento. Una tappa obbligata per chiunque aspiri a diventare scrittore. L'arte della brevità ai massimi livelli.
Voto: 5 / 5

Sebastiano Ricci (23-09-2005)
Sentore di truffa. Se tutto sta nell'idea (eccellente) la pagina è invece stenterella con qualche slancio lirico di troppo e troppa polpa narrativa inespressa di meno. Sembra - forse è - un pre-libro. Il sentore di truffa si accentua nella nuova edizione che l'editore (giustamente) si è affrettato a stampare sul successo del film a Venezia: 50 pagine in caratteri per ipovedenti tanto per giustificare la pubblicazione e il prezzo di copertina. Sembra un video clip ben confezionato della Marlboro Country. Vedremo se il film è meglio.
Voto: 3 / 5

Camel (08-03-2005)
All'autrice viene commissionata un'opera sullo stato del Wyoming. Non sapendone niente, chiede di poter trascorrere un breve periodo ospitata laggiù. Da quell'esperienza, oltre all'opera richiesta, saltano fuori una decina di racconti, forzatamente quasi tutti identici nell'ambientazione (i ranch con le loro enormi mandrie di manzi, i pascoli impervi aridi d'estate e sepolti dalla neve d'inverno, i villaggi in cui gli unici svaghi sono il pub e la festa del rodeo...) e nelle storie che narrano. Nel complesso, dunque, la lettura è piuttosto monotona, soffocata dalla stagnazione dei luoghi, delle vite, dello stile, anche se ci sono un paio di buone storie.
Voto: 2 / 5

postato da: Lioa alle ore 00:21 | link | commenti (5)
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mercoledì, settembre 28, 2005

 BALDINI CASTOLDI DALAI  E FELTRINELLI

 UNITI NELLA LOTTA

 DA http://www.bcdeditore.it/index.aspx  (BALDINI CASTOLDI DALAI)

SE VUOI INVIARCI UN TUO MANOSCRITTO...

Cari amici,
al momento non siamo disponibili a valutare nuovi manoscritti. Vi preghiamo di non inviarci delle proposte né in forma cartacea né via internet. Vi preghiamo di non contattarci telefonicamente.

Grazie della collaborazione,
La segreteria editoriale.
 

 --------

Da www.feltrinelli.it/contatti  Feltrinelli editore 

Manoscritti . Al momento non prendiamo in esame manoscritti non richiesti.  

Curricula. L'organico dell'azienda è attualmente completo. I curricula inviati all'indirizzo postale vengono esaminati e archiviati per eventuali necessità future. Non inviare curricula agli indirizzi e-mail.  

Allegati e attachment. Non allegare alcun tipo di file alle e-mail. Tutti gli attachment verranno cestinati automaticamente. 

   GLI AUTORI NUOVI NO PASARAN!!!

 Comunicare meglio in inglese

 Ma CORAGGIO, non tutto è perduto!!!

 

 Ecco un’opportunità concreta per gli autori desiderosi di farsi un nome:

 “ANSPI - CENTRO D'INTERESSE,
PARROCCHIA SAN GERARDO MAIELLA
GALLIPOLI
3°      CONCORSO DI POESIA RELIGIOSA

Don Tonino Bello, il profeta della pace

Il Centro di Interesse  Anspi della Parrocchia San Gerardo Maiella, in
Gallipoli, indice il 3°  concorso di poesia religiosa sul tema " Don Tonino
Bello , Profeta della Pace "

a) Poesia in lingua italiana

b) Poesia in vernacolo salentino

c) Libro di poesie  a tema religioso edito negli ultimi 10 anni  (dal 1996
in poi)

2. Per le  sezioni a) e  b)   potranno essere presentate al massimo tre
poesie non eccedenti i quaranta versi ciascuna, in  una sola copia
autografa. Per la sezione c)   si partecipa  con una sola opera edita dal
1995 in poi.

3. Tutte le opere devono pervenire entro il  30  settembre 2005   ( farà
fede il timbro postale)  al seguente indirizzo: Centro di Interesse  Anspi -
Parrocchia San Gerardo Maiella, via Mantova - 73014 Gallipoli

4. Ogni concorrente dovrà  indicare in calce  ad ogni opera le  generalità ,
l'indirizzo,  il  numero telefonico e la dichiarazione che l' opera  stessa
è frutto della sua creatività (esclusa la sez. "c").

Verranno premiati i primi TRE classificati di ciascuna sezione  con "ICONE
RELIGIOSE".A tutti i concorrenti verrà rilasciato diploma di partecipazione e fatto dono del
volume  " La Santina di Gallipoli"  di Augusto Buono Libero.

5. Tutti  i partecipanti saranno invitati formalmente invitati alla
cerimonia di premiazione che avverrà  il  23  ottobre 2005  , alle ore
20,00,  presso la Sala Conferenze della Parrocchia San Gerardo Maiella.. I
premiati che , per vari motivi,  non potessero partecipare alla cerimonia ,
potranno ricevere ugualmente  l'eventuale  premio e  il dono  loro riservato
presso il proprio domicilio ,  secondo modalità che verranno a suo tempo
concordate.

6. Le opere prime classificate e quelle ritenute comunque meritevoli
verranno recensite presso l'emittente televisiva Teleonda Gallipoli. I
concorrenti con la partecipazione al presente concorso s'impegnano a dare
fin d'ora  il loro assenso per la gratuita diffusione televisiva, o
pubblicazione .

7. E' richiesta una quota di

partecipazione alle spese di  EURO 15.00
(quindici =00)  per ogni sezione, che dovrà essere versata mediante vaglia
postale,  assegno bancario non trasferibile intestati a:   Centro di
Interesse  Anspi -  Parrocchia San Gerardo Maiella, via Mantova - 73014
Gallipoli, oppure in contanti , direttamente presso il Centro di Interesse .

8. La  Giuria  del Concorso,   presieduta dal Parroco,  sarà resa nota
durante la manifestazione di premiazione . Tutte le opere ammesse alla fase
finale  saranno declamate dagli autori  medesimi ( o da esperti lettori) ,
in occasione della serata  di premiazione.

9. La partecipazione  al concorso comporta la piena e completa accettazione
del presente regolamento e il perfetto adempimento di tutti gli obblighi in
esso contenuti. In caso contrario la partecipazione è considerata nulla.
L'operato della  Giuria è insindacabile e inappellabile.

        Il parroco don Piero De Santis

postato da: Lioa alle ore 07:47 | link | commenti (13)
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martedì, settembre 27, 2005

Prezzemolina. Con CD Audio

 

LETTERATURA

È VITA?

 

Ricordo che anni fa, al tempo in cui ero ancora perverso e polimorfo e di conseguenza praticavo spudoratamente il morphing in rete (con gran “dispitto” del leggendario Peltio, che tentava invano di educarmi alla netichetta), un giorno, presso una certa comunità telematica, mi spacciai per tale Prezzemolina2000. Volevo tastare il polso alla comunità stessa sul tema: “Letteratura è vita?”. 

Riproduco il testo: 

«Da bambina mi colpì da morire la fiaba "Prezzemolina" e in particolare la frase con cui la protagonista (Prezzemolina, per l'appunto) rispondeva sdegnosa a Memè, il cugino delle fate, ogni volta che questi le chiedeva un bacio:
"Preferisco dalla Fate esser mangiata/
Piuttosto che da un uomo esser baciata."

Purtroppo, quando - divenuta più grandicella - il mio primo ragazzo mi chiese un bacio, quasi senza volerlo pensai: "Preferisco dalle fate esser mangiata/piuttosto che da un uomo esser baciata." E lo allontanai da me. Da allora questa mia piccola tragedia personale si è ripetuta puntualmente ad ogni analoga richiesta successiva. Per farla breve, benché non sia più giovanissima, ho continuato e continuo a respingere ogni sorta di aspiranti alla mia mano e soprattutto alla mia... bocca, condizionata da quello che è diventato nella mia mente una sorta di slogan ossessivo: "Preferisco dalle Fate ecc.". Posso quindi dire a ragion veduta che se la letteratura, da un lato, rispecchia la vita, può anche succedere che la vita, dall'altro, rifletta fortemente la letteratura. A voi è mai successo di comportarvi come i personaggi di qualche opera letteraria?»

 Tale Mario Giagnori rispose:

«A me succede una cosa strana, vedo che qualche personaggio di opere letterarie si comporta come me. Sarà che la mia vita è un romanzo? :-D»

E una non meglio identificata Pikkiatella: 
«Come Pinocchio ogni tanto. Mia madre me lo dice spesso, che ho la testa di legno.» 

 Bartleby:
«ci avrei l'istinto di barbablu',
ma mia moglie e' di altro avviso, 'azz.»

Andrea Laforgia:

«Me ne vergogno un po` ma devo ammettere di sì. Ricordo di aver letto, una volta, una storia ambientata in un circo.  Il nano gay Perspinacio, uno degli artisti del circo, si era follemente innamorato di un domatore molto bello.  Costui aveva un aspetto statuario, un corpo muscoloso e possente e menava la frusta come un dio. Un giorno Perspinacio, nel vedere che il suo innamorato si piegava per allacciarsi una scarpa (le tipiche scarpe da domatore), gli corse da dietro, preso dalla voglia sfrenata di sfogare la sua furia sessuale.  L'uomo, che aveva intuito tutto, si girò di scatto e gli disse: "No ! preferisco dal leone esser mangiato! che dal nano impalato!". Da quel giorno nessuno ci crede, quella frase mi e` rimasta talmente impressa che io rispondo cosi` a tutti quelli che vogliono sottopormi a un rapporto anale.».  Eccetera.

 

Di recente, per la precisione il 22 settembre scorso, tale MoS (giuro che NON sono io!) ha scritto in it.cultura.libri:

 

«Salve a tutti,
sono un ragazzo  di quasi 27 anni che si accorge di non avere affermato del tutto una propria spiccata personalità e che spesso si riconosce e si vede comportare nella vita come in "quella situazione" farebbe un'altra persona che in quel momento è per me un esempio di comportamento(uno simpatico, uno che ci sa fare con le donne, uno sicuro di sé o in quello che crede dovrebbe essere l'atteggiamento migliore per "quel caso"…). E questo può accadere in un approccio con una ragazza, nel modo di ridere in alcune situazioni, di esprimersi, di rapportarsi agli altri o altro e non necessariamente in situazioni "importanti", ma anche banali. Immagino che trovi in alcune
persone dei modelli da seguire (si tratta di amici o comunque persone con cui sono spesso a contatto perlopiù), ma credo anche di avere molte doti (al tempo stesso sono assolutamente convinto della AUTENTICITA' dei rapporti che stabilisco con le persone che sono DAVVERO a me vicine) e che non mi manchi nulla per poter essere me stesso in quelle situazioni e non appoggiarmi a qualcun altro e questo provoca in me un dissenso interiore. Mi piacerebbe aiutarmi in questo percorso attraverso delle letture anche perché l'argomento mi incuriosisce molto e credo mi sarebbe molto utile. Avete qualche consiglio da darmi? Grazie comunque a tutti.»

Voi che cosa gli avreste risposto? 

P.S. Il Giambattista Basile autore di "Prezzemolina" (ripresa anche da Calvino nella sua raccolta di 'Fiabe Italiane') non va confuso con il il Basile dei VMO.

postato da: Lioa alle ore 01:27 | link | commenti (1)
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lunedì, settembre 26, 2005

Giuni Russo

A CASA DI IDA RUBINSTEIN

***Nell'88, con l'album A casa di Ida Rubinstein arriva la svolta che chiude definitivamente la sua fase "leggera": realizzando contaminazioni originali e sorprendenti, Giuni esegue note arie e romanze di Bellini, Donizetti e Verdi, un repertorio che conferma la naturale vocazione di Giuni alle contaminazioni musicali più all'avanguardia e la consacra come la prima ed unica interprete della "musica di confine"*** (da www.giunirusso.it )

Giuni Russo, cofanetto Cd+Dvd a un anno dalla morte

Ad un anno dalla morte esce in edizione limitata, con la supervisione di Franco Battiato, 'Giuni Russo', cofanetto curato da Maria Antonietta Sisini, compagna d'arte e di vita della cantautrice siciliana.
Il cofanetto (un Dvd e un Cd) contiene l'unica testimonianza video di uno dei suoi più coinvolgenti concerti, registrato il 10 settembre 1984, durante il Mediterranea Tour, oltre a contenuti speciali extra e a un libretto, con foto inedite. Il Cd audio contiene invece la riedizione dell'album 'A casa di Ida Rubinstein', il disco che meglio indica la forte vena anticipatrice di Giuni Russo, impegnata in questo lavoro nella contaminazione fra musica classica e pop.

"Mi considero la più fortunata delle persone e con infinita gratitudine ringrazio il Signore per avermi fatto un dono tanto prezioso - ha detto la Sisini - e per aver condiviso con Giuni oltre 35 anni di vita e di arte".
Nel Dvd ci sono anche tre videoclip ('Diva Divina', 'Una rosa è una rosa' e 'Nada de turbe'), il brano 'La sua figura' (dal vivo nel 2002) e un incontro-intervista con Madre Emanuela, superiora delle Carmelitane scalze. "Giuni era una donna forte", dice la religiosa. Proprio la sepoltura tra le Carmelitane Scalze, al Cimitero Maggiore di Milano, è stato il suo ultimo desiderio prima di morire a soli 53 anni, in seguito a una lunga malattia. (AnC)

(13 settembre 2005)

(da: http://www.kwmusica.kataweb.it/kwmusica/news_scheda.jsp?idContent=124001&idCategory=2022 )

Giuni Russo: un DVD e un CD per ricordare la sua arte

"La notte tra il 13 e il 14 settembre del 2004 è scomparsa all’età di cinquantatre anni una delle più grandi cantanti italiane: Giuni Russo (vero nome Giuseppa Romeo).
In sua memoria, ad un anno di distanza dalla sua morte, è stato pubblicato lo scorso 9 settembre un cofanetto eponimo ad edizione limitata contenente un DVD e un CD, pubblicato dalla Nar International e distribuito dalla Edel.
Il progetto è stato curato da Maria Antonietta Sisini (compagna di vita e di arte di Giuni) con la supervisione di Franco Battiato, collaboratore, amico e conterraneo della cantante. Il DVD presenta uno dei momenti più intensi della vita di Giuni, e raccoglie una sua esibizione live del 10 settembre 1984 durante il “Mediterranea tour”.
All’interno del primo disco, oltre a brani come “Good good-bye”, “Un’estate al mare” e “Limonata cha cha”, sono presenti anche dei contenuti speciali tra cui un’esibizione live del 2002 in cui Giuni canta il brano “La sua figura”, il videoclip originale del 1987 di “Diva divina”, il videoclip del 2003 di “Una rosa è una rosa”, una versione di “Mediterranea” tratta da “Le stanze della musica tour 2001”, il videoclip di “Nada te turbe” girato nel Monastero di Chiaravalle, e la testimonianza di Madre Emanuela, superiora delle Carmeline Scalze di Milano, con la quale Giuni aveva allacciato un rapporto molto profondo.
Il CD invece è una riedizione di “A casa di Ida Rubinstein” (pubblicato nel 1988 in collaborazione con Franco Battiato), l’album in cui Giuni Russo esprime il suo lato classico, interpretando “A mezzanotte”, “Le crepuscole”, “La zingara” e “Me voglio fa ‘na casa” di Gaetano Donizetti, “Malinconia” e “Fenesta che lucive” di Vincenzo Bellini e “Nell’orror di notte oscura” di Giuseppe Verdi. Alla conferenza stampa per la presentazione del cofanetto erano presenti il discografico Mario Limongelli e l’ideatrice del progetto Maria Antonietta Sisini (Battiato non è potuto esserci, ma ha mandato un comunicato di congratulazioni ad Antonietta).
“Penso di essere la persona che conosceva meglio Giuni”, ha spiegato la Sisini, “Ho avuto l’idea di produrre questo cofanetto perché ho ricevuto parecchie sollecitazioni: ci sono molte persone che ammirano Giuni da molti anni, mentre altri, quelli più giovani, hanno conosciuto la sua arte da poco. Questo progetto è per loro, per chi ha ancora fame e sete della grandezza di Giuni”.
“Per la realizzazione di questo lavoro ho provato a chiedere alcuni pareri a persone a me vicine”, ha proseguito Antonietta, “ma poi ho capito che l’unica persona che poteva davvero consigliarmi era Franco Battiato e sono corsa immediatamente a Catania da lui. Mi è stato di molto aiuto”.
Maria Antonietta Sisini è anche la fondatrice dell’Associazione Giuni Russo Arte, l’unica associazione autorizzata e ufficiale nata con lo scopo di promuovere il patrimonio culturale dell’artista siciliana e tenere vivo il suo nome.
“C’è molto materiale inedito che riguarda Giuni”, ha aggiunto la Sisini, “Esistono circa trenta canzoni provinate e che mi piacerebbe poter pubblicare in futuro. Un altro progetto che ho a cuore è quello creare un libro di fotografie di Giuni, per mostrare a tutti il suo vero carattere di donna spiritosa e molto divertente”.
Dallo scorso 9 settembre è on-line il nuovo sito Internet ufficiale della cantante, www.giunirusso.it."

da http://www.rockol.it/news.php?idnews=73466 

"A partire dal 1994 Giuni segue un percorso sempre più personale: collabora con scrittori e poeti, studia antichi testi sacri, tiene numerosi concerti, compone nuove canzoni.
E' in questo periodo che l'artista si avvicina alla spiritualità carmelitana e comincia ad ammirare le figure di Santa Teresa D'Avila, di Edith Stein, di San Giovanni della Croce, i cui scritti sono per lei fonte di continua ispirazione... [cut]...
Nella notte tra il 13 e il 14 settembre 2004 Giuni Russo si è spenta nella sua casa di Milano.
Essere sepolta tra le Carmelitane Scalze è stato il suo ultimo desiderio."

da www.giunirusso.it                                       

                              Il carmelo di Echt

(testo e musica di Juri Camisasca)

E per vivere in solitudine nella pace e nel silenzio
Ai confini della realtà
Mentre ad Auschwitz soffiava forte il vento
E ventilava la pietà
Hai lasciato le cose del mondo
Il pensiero profondo dai voli insondabili
Per una luce che sentivi dentro
Le verità invisibili
Dove sarà Edith Stein?
Dove sarà?
I mattini di maggio riempivano l’aria i profumi nei chiostri
Del carmelo di Echt.
Dentro la clausura qualcuno che passava
Selezionava gli angeli
E nel tuo desiderio di cielo
Una voce nell’aria si udì: “gli ebrei non sono uomini”
E sopra un camion o una motocicletta che sia
Ti portarono ad Auschwitz.
Dove sarà Edith Stein?
Dove sarà?
I mattini di maggio riempivano l’aria i profumi nei chiostri
Nel carmelo di Echt
Dove sarà Edith Stein?
Dove sarà?
E per vivere in solitudine nella pace e nel silenzio
Nel carmelo del cielo

postato da: Lioa alle ore 15:13 | link | commenti (1)
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sabato, settembre 24, 2005

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"TUTTO È AUTOBIOGRAFICO

e qualunque cosa è un ritratto", sostiene Lucian FREUD, artista tedesco di origine ebraica (ma naturalizzato cittadino britannico), di cui al Museo Correr di Venezia sono in mostra un’ottantina di dipinti fino al 30 ottobre 2005 (www.museiciviciveneziani.it). Il fatto che si tratti del nipote di Sigmund Freud spinge la gente a sparare con aria dotta: “Ah, sì, indubbiamente ha una notevole capacità di introspezione psicologica!”. Se cercate volti e soggetti sorridenti, statene alla larga. Il ritratto più gioviale, per dirne una, è quello della regina Elisabetta,  prestato per la prima volta dalle Collezioni Reali:

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Tra museruole di cani, copriletti spiegazzati, peni inerti, lavandini che non hanno mai visto un detersivo, silfidi come la donna stravaccata a terra nel dipinto sopra riportato, (si tratta di Sue Tilley, soprannominata Big Sue , modella prediletta del pittore), tutto si può dire del pur fascinosissimo Freud tranne che voglia edulcorarci la realtà:-)

postato da: Lioa alle ore 22:24 | link | commenti (2)
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È SOLO
APPARENTEMENTE
MORTO:-)
postato da: Lioa alle ore 00:47 | link | commenti (2)
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venerdì, settembre 23, 2005

SONO SOLO APPARENTEMENTE MORTO”, una manovra musicale visuale su Hans Christian Andersen [prima italiana]

Teatro alle Tese (Terza Tesa), ore 20.00, 22-23 settembre 2005

LA BIENNALE DI VENEZIA, 37. Festival Internazionale del Teatro

ALCUNI GIUDIZI:

“Mi ha lasciato completamente sopraffatto e quasi apparentemente morto, tanto è stato il godimento per gli occhi e le orecchie” (Lucio Angelini:- ) )

“Ancora una volta Kirsten Delholm ha creato una performance meravigliosa – e mai troppo magica – ai confini fra il teatro della performance, l’architettura, l’arte visiva e il concerto. Il culmine assoluto è l’OPERA CORALE QUASI SACRALE, DI INCANTEVOLE BELLEZZA, del tedesco Manos Tsangaris, elaborata elettronicamente con consumata abilità da Simon Stockausen” (Ekstra Bladet)

“NINNA STEEN è carismatica e allo stesso tempo inquietante nel ruolo dell’infelice Andersen e, insieme agli altri 14 cantanti della performance, che provengono tutti dal DR Radiokoret, porta la rappresentazione ai massimi livelli (Børsen)

“Una cosa è certa: le immagini di Hotel Pro Forma sono fra quelle che rimarranno impresse sulla retina anche quando l’anno anderseniano sarà terminato.” (Berlingske Tidende)

“Le sue immagini a più livelli innescano associazioni e sono condensate di volta in volta in momenti di grande forza” (Frankfurter Rundschau)

“Gli interpreti assumono atteggiamenti ‘parlanti’, ma cantano. Talvolta cantano con serafica bellezza, talvolta invece con un tono rude che impedisce a ogni armonia di affacciarsi sul palcoscenico. Il DR Radiokoret è di prima categoria – un gruppo eccellente” (Kölner Stadt-Anzeiger)

NOTA BENE:

PER CHI NON È RIUSCITO A TROVARE POSTO A VENEZIA, ECCO LE PROSSIME DATE:- )

3/11/2005 20:00 Theremin Scalascenen, Århus Teater, Denmark

12/1/2006 20:00 I only appear to be dead Spielzeiteuropa - Berliner Festspiele

13/1/2006 20:00 I only appear to be dead Spielzeiteuropa - Berliner Festspiele

14/1/2006 20:00 I only appear to be dead Spielzeiteuropa - Berliner Festspiele

2/2/2006 21:00 The Algebra of Place 1 Axelborg, Vesterbrogade 4, København


Notizie generali
(rubo qua e là dal volantino):

 
Diretto da Kirsten Delholm con le musiche (splendide) di Manos Tsangaris e gli effetti elettronici di Simon Stockhausen, “SONO SOLO APPARENTEMENTE MORTO” (Jeg er kun skindød) presenta 14 cantanti del DR Radiokoret e la performer Ninna Steen (che interpreta Andersen). Un suono polifonico in un paesaggio panoramico. Lo scenario è un corridoio lungo 28 metri su un lato del quale si ergono 32 immagini ad altezza d’uomo: rappresenta la strada della vita e diventa per gli interpreti uno stupefacente contesto di interazione.

"SONO SOLO APPARENTEMENTE MORTO" è  una performance sullo scrittore danese Hans Christian Andersen che, nella rappresentazione dello straordinario gruppo Hotel Pro Forma, è “un uomo perseguitato da demoni, ansia, vanità e solitudine. Un uomo che cerca sempre un senso di appartenenza, ma che non sente mai di avere ottenuto riconoscimento. Un uomo con un’enorme sensibilità che sopravvive grazie a un umore nero e a una vera immaginazione artistica”.

SONO SOLO APPARENTEMENTE MORTO” è basato sui diari di H.C. Andersen. Canto e recitativo sono in italiano, tedesco e danese. Il titolo fa riferimento al biglietto scritto a mano che Hans Christian Andersen teneva sul comodino di notte per paura di essere sepolto vivo (una delle sue ossessioni), così come teneva sempre in valigia una corda per calarsi dalla finestra dei vari alberghi in cui alloggiava in caso d’incendio:- )

Hotel Pro Forma è una società di produzione che si occupa di performance e mostre. Ogni produzione è un nuovo esperimento e una nuova ricerca che contiene una doppia messa in scena: contenuto e spazio.

L’architettura e la tradizione del luogo (a Venezia: la “Terza Tesa” dell’Arsenale) sono parte della rappresentazione. Percezione, prospettiva e temi del mondo attuale si mescolano in un’opera d’arte concettuale, interdisciplinare. Ogni produzione è il risultato di una stretta collaborazione tra professionisti di diverse discipline: arte visiva, architettura, musica, cinema, letteratura, scienza e media digitali. Gli interpreti vengono scelti accuratamente per ogni performance.

PRO FORMA: a prima vista, qualcosa che non ha un vero senso letterale, nell’interesse della forma.

Hotel Pro Forma è stato fondato nel 1985 da Kirsten Dehlholm, direttore artistico e artista visivo.

postato da: Lioa alle ore 16:46 | link | commenti
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Non mi era mai successo di dover firmare una liberatoria per poter assistere a uno spettacolo. Ho dovuto farlo ieri sera alle 22 per sottopormi a FEED”, di Kurt Hentchlager (al Teatro Piccolo Arsenale di Venezia  il 20, 21, 22 settembre), La Biennale Teatro.

Ecco il testo: 

 

Il sottoscritto…, nato a…, il…, residente a....  A conoscenza della particolarità dell’azione scenica e cioè che l’area scenica sarà completamente satura di fumi non tossici dal 30° minuto al 45° minuto, limitando la visibilità a pochissimi centimetri e creando un effetto di assoluto isolamento visivo, con utilizzo anche di luci stroboscopiche per 15 minuti, e quindi opportunamente informato, partecipo sotto la mia personale responsabilità alla performance, esonerando la Fondazione La Biennale di Venezia da qualsiasi azione di rivalsa derivante da inconvenienti che potrebbero accadermi durante il periodo dell’azione sopra descritta.  (Firma)

Compilo, entro e mi siedo. L’altoparlante avverte che è presente del personale medico in caso di disturbi, allucinazioni, malori e quant’altro. La cosa si fa interessanteJ

Su un grande schermo vengono proiettati dei manichini che danzano, fluttuano, si intrecciano, hanno scatti epilettici. Poi iniziano le fumarole. Gran nebbione, ma si riesce a non tossire. Finalmente iniziano i sospirati bombardamenti stroboscopici e, come da opuscolo, Feed si fa  “pura sensazione di luce, dove le presenze immateriali affogano e scompaiono, MENTRE LE RETINE DEGLI SPETTATORI, NON RIUSCENDO A ELABORARE TUTTE LE ONDE LUMINOSE, GENERANO OGNI TIPO DI FORMA E FENOMENI”. Tutto vero. Certo, divertente e vagamente lisergico, ma  

 

                  NIENTE A CHE VEDERE CON LO STRAORDINARIO, ALTISSIMO SPETTACOLO

 

 "SONO SOLO APPARENTEMENTE MORTO" 

manovra musicale visuale su Hans Christian Andersen, da cui ero reduce e di cui vi parlerò domani.

Troooooooooooppo bello!

Che pena mi fate voi che NON l’avete visto. Si replica  oggi 23 sempre alle 20.00, ma i biglietti sono pressoché introvabili.

 

postato da: Lioa alle ore 00:32 | link | commenti
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giovedì, settembre 22, 2005

(Mi si era cancellato per errore. Reintroduco il pezzo)

Per la serie: BAGGIANATE DELLA BIENNALE

o anche: MESTIERI NUOVI: L’INSTALLATORE DI BOIATE)

Nel programma c’era scritto:

Mark Bain (Usa/Olanda)

SONUSPHERE

[prima italiana]

orario di apertura, dalle 18.00 alle 20.00. Arsenale. Spazio Ex Officine.

Alle 18.00 in punto mi presento all’ingresso, raggiungo la sede dell’installazione, entro e mi guardo attorno. Mi trovo in un’ampia sala quadrangolare vuota, a parte una grande sfera - posta nel centro -  rivestita di plastica grigia. Squallidissima. Nella sala un fastidioso rumore continuo, tra il forte brusio e il vero e proprio rombo.

Dopo un paio di minuti chiedo al guardasala: “Scusi, lei che sta qui tutto il giorno, sa mica se a un certo punto succede qualcos’altro?”

Risposta: “No, nient’altro.”

“Grazie”, dico. “Mi sento sufficientemente preso per il culo già così.”

“La capisco perfettamente. Condivido la sua opinione”, risponde il guardasala.

Lo saluto ed esco.

----------------------------------------------

Sentite, adesso, come questa stessa INSTALLAZIONE possa essere descritta in termini BEN PIÚ ACCATTIVANTI. Rubo dall’opuscolo:

Mark Bain (USA/Olanda)

da giovedì 15 a mercoledì 21 settembre - Arsenale

Sonusphere (installazione) prima nazionale

«La nuova creazione di Bain è una sfera dotata di sensori sismici che fanno da “collettori” dei movimenti non percepibili del nostro pianeta. Si può dire che Sonusphere vuole essere “lo spettacolo della terra” che, movendosi, produce una sua parola. Il palcoscenico, in questo caso, è il cosmo, e il pianeta è l’attore, come in una sorta di “socle du monde” di Piero Manzoni in versione musicale. Il risultato, aldilà della percezione acustica monotòna [prego notare l’accento sulla penultima] e oggettiva, è di INASPETTATA COMMOZIONE di fronte alla MALINCONIA del canto di questo gigante.»

Ebbene, voglio lanciarvi una sfida all’OK ARSENAL. Andate a visitare l’installazione e sappiatemi dire se qualcuno di voi è stato colto da qualche parvenza di inaspettata commozione…

Vediamo anche internet:

http://biennale.tiscali.it/it/teatro/programma/2005/sonusphere.html

«Una gigantesca sfera che pulsa ingoiando il rumore della terra. È la nuova, monumentale creazione dell'artista di Seattle - ma di stanza ad Amsterdam - Mark Bain, intitolata Sonusphere. Sono sensori sismici a fare da "collettori" dei movimenti normalmente non udibili della terra e a canalizzarli fino a raggiungere una sorta di "crescendo" nella Sonusphere di Bain… [cut]… le creazioni di Mark Bain - esposte in centri e musei internazionali - captano l'acustica della struttura molecolare e la trasformano in fenomeno visivo, sopportando e restituendo tutta la tensione e la vibrazione presenti nella materia e nell'anti-materia. Bain fa della realtà fisica uno spettacolo materialista e, insieme, metafisico.»

postato da: Lioa alle ore 14:58 | link | commenti (9)
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mercoledì, settembre 21, 2005

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Foto tratta da www.lunae.net

SETTEMBRE, ANDIAMO…

 Il 16 settembre del 2000 inviai a diversi niusgruppi il messaggio “PICCOLO E DURO”, che  riproduco:
                                                       “Settembre, andiamo, è tempo di migrare!
                                                        E dal Monviso Bossi muove verso il mare."...

 

«Che tristezza questo appuntamento neo-animistico lagunare a base di sacre ampolle, spiriti del fiume e slogan sempre più moderati. Dall'iniziale "Ce l'abbiamo duro" si è passati a "Ce l'abbiamo piccolo" (lo stato). Ma al crescendo "Federalismo", "Secessione", "Rivoluzione" è fortunatamente succeduta la fase calante: "De-secessione", "Devoluzione", "Blocco Padano". Mi auguro che la prossima tappa sarà "Grana Padano".»

Ebbene, dopo la pausa del 2004, dovuta ai noti motivi di salute del senatùr, domenica scorsa qui a Venezia la menata è stata riproposta in tutta la sua mestizia. E così, sotto un cielo plumbeo e una pioggia scrosciante, l'acqua raccolta al Monviso è stata (solennemente?) versata in quella della Laguna.

Torniamo all’anno 2000. Il 7 novembre tale Giupec chiedeva ai frequentatori di it.cultura.libri “Qualcuno sa perchè Umberto Eco ha scelto il titolo Il nome della rosa per il suo capolavoro letterario?”

L' impagabile  p. bianchi gli rispose:

“In breve è un titolo polivalente che impedisce al lettore di farsi un’idea del libro già dal titolo (il titolo di lavoro era L'abbazia del delitto, che avrebbe incoraggiato la lettura giallistica a discapito delle altre). Il titolo rimanda all'esametro finale [“STAT ROSA PRISTINA NOMINE, NOMINA NUDA TENEMUS” = PRIMA ESISTE LA ROSA, POI ARRIVA ANCHE IL NOME; (SCOMPARSE LE ROSE), NON CI RESTANO CHE I NUDI NOMI] che a sua volta rimanda  alla caducità delle cose, delle quali - dissoltasi l'essenza - resta solo l'etichetta nominalistica, così come della biblioteca bruciata resta ormai traccia solo nella memoria dell'io narrante.”

Mi permisi di aggiungere: “È un po' il contrario di quanto accaduto con la Padania. NON esisteva la COSA (almeno in senso politico-culturale), ma ne hanno comunque inventato il NOME. Il risultato, tuttavia, non cambia: NOMEN NUDUM tenemus.” 

 

postato da: Lioa alle ore 22:34 | link | commenti (1)
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martedì, settembre 20, 2005


È NATA

UNA STELLA!

  

Lasciate che vi segnali un giovanotto di sicuro avvenire letterario. L’ho appena toccato con mano qui a Venezia. È al suo primo libro. Si chiama Alessandro Piperno:-)

Cosa? Lo avete già sentito nominare? Vabbè, vi racconto ugualmente come è andata la presentazione di Con le peggiori intenzioni qui in città.

Già che era a Venezia per il Premio Campiello Opera Prima 2005 (distinto dal Supercampiello, appena attribuito ex aequo a Roveredo e a Scurati; per Roveredo, si veda il mio archivio) Alessandro Piperno ha accettato di incontrare i lettori veneziani alla libreria Mondadori, a un passo da Piazza San Marco, stasera (lunedì 19 settembre) alle 19.00. La sala era, ovviamente, gremita. Introducevano Annalisa Bruni e Shaul Bassi, con Piperno appollaiato in mezzo (erano tutti e tre issati su scomodi sgabelli alti). Annalisa Bruni ha subito scodellato un’accurata selezione dei più noti e contrastanti giudizi critici raccolti dallo scrittore, ma ha commesso un errore. Secondo lei Tiziano Scarpa avrebbe definito Piperno un “bee-jay”. “Eh, no”, ha subito ribattuto Piperno, “Scarpa non ha coniato il neologismo per me, bensì per certi critici”. Malgrado la diffidenza serpeggiante tra il pubblico (figurarsi, uno che era stato al centro di un cataclisma mediatico di quella portata, che aveva conosciuto un successo così vistoso al primo colpo per chissà quali macchinazioni editoriali! Un ebreo romano! Per giunta un docente universitario… ) devo dire che Alessandro Piperno si è rivelato piacevolissimo, alla mano e sincero. Il suo romanzo, ha raccontato, era stato rifiutato da vari altri editori, tra cui ADELPHI (ahi ahi ahi, signor Calasso!). Mondadori ne aveva preparato una tiratura di appena 5000 copie. Un alto dirigente della casa di Segrate l’aveva convocato per dirgli che il libro era, sì, bellissimo, ma che avrebbe venduto solo poche copie, aggiungendo: “E chissà cos’altro potrà mai raccontare lei, dopo questo!”). Piperno ha spiegato che, ad onta di ogni dietrologia, l’esplosione editoriale del suo libro è stata determinata, in realtà, solo da un’imponderabile, fortunatissima combinazione di fattori casuali, fra cui l’entusiasmo sincero di alcuni critici (come il potente D’Orrico), una concitata partecipazione al programma di Ferrara (per l’improvvisa defezione del vero ospite previsto, Buttiglione), eccetera.

Per lui, comunque, la letteratura – ha tenuto a sottolineare - è un fatto serissimo. Al libro ha affidato le sue cose più profonde, benché con un certo divertimento. Uno dei suoi modelli più amati è Nabokov, che ha saputo trattare un tema turpe quale quello della pedofilia con un linguaggio di parnassiana eleganza. Benché lui, invece, si fosse proposto di affrontare una storia da niente (il niente delle esistenze normali), ha voluto farlo a sua volta con una lingua perfettamente controllata e impeccabile, giocando con il linguaggio, con la sintassi, con gli alti e i bassi, con i capolavori del passato attraverso una serie di rimandi più o meno parodistici e presenti quasi in ogni pagina, chiamando le cose scabrose coi loro nomi, senza edulcorazioni o infingimenti… “L’eufemismo e l’edulcorazione  – ha detto – sono più volgari dell’esplicitezza”. "Soprattutto – ha aggiunto - ho inteso dare voce a due categorie: 1) quella degli ebrei amorali (opposti ai soliti, stucchevoli, impettiti ebrei da salotto della tradizione borghese) 2) la generazione cui è toccato vivere nei poco prestigiosi, reaganiani anni  Ottanta, i vituperati anni del riflusso (anziché i gloriosi Sessanta o Settanta)." Ha fortemente voluto far emergere e contrastare gli stereotipi sull’ebreo rimestando e attingendo al fango della sua stessa storia famigliare, rappresentando degli ebrei di carne e di sangue al posto delle leziose figure del romanzo ebraico-italiano classico (qui ha citato il filone Moravia, Saba, Svevo, Stuparich, Bassani, Ginzburg, Primo e Carlo Levi…).

Ha precisato di non credere al mito della letteratura tutta genio, ispirazione e immediatezza: in letteratura l’ingenuità è un peccato mortale, ha asserito. Lo scrittore deve saper padroneggiare la propria materia ed essere perfettamente conscio dei mezzi che usa e delle proprie scelte stilistiche. Il realismo, paradossalmente, si conquista attraverso lo stravolgimento della realtà e l'artificio.

Tra le domande del pubblico: “Come si sopravvive al successo? Come ci si prepara al secondo romanzo?”. Piperno ha risposto di avere ancora molte cose da dire, di non aver affatto esaurito la voglia di scavare in quel mondo interiore che sente di poter esprimere, anche se attualmente gliene manca il tempo, impegnato com'è in continue presentazioni e cerimonie letterarie.

È arrivato, infine, il rituale momento degli autografi. Dopo un breve scambio di battute, Alessandro Piperno ha scritto nella mia copia: “Ad Angelini di Cazzeggi Letterari, sperando che non smetta mai di cazzeggiare”. Be’, me lo auguro anch’io, sinceramente, anche se molti di voi auspicheranno il contrario:-/

postato da: Lioa alle ore 00:25 | link | commenti (4)
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lunedì, settembre 19, 2005

 

 barbieri

 

 

 

Andrea Barbieri in una recente istantanea

 

 

  APPELLO AD ANDREA BARBIERI

AFFINCHÉ  APRA UN BLOG

TUTTO SUO

Più volte, benché supplicato da più parti, Tato Barbieri (diverso da Gato Barbieri) da Forlì si è schermito dicendo che non ha tempo. In realtà passa le giornate bighellonando per tutta la blogosfera (i più maligni dicono “soprattutto nelle ore d’ufficio”). In più sta insegnando a tutti quanti come si fa a ricevere visite ( “Basta fare come Angelini!”, squittisce ai quattro venti). Be’, secondo me è più che pronto per aprire un blog tutto suo e farci vedere che razza di contenuti saprebbe proporre lui. Altro che "Cazzeggi Letterari"! Insomma: il tempo ce l’ha, i ferri del mestiere anche, che cosa aspetta ad aprire l’attesissimo:

 www.titonco.splinder.com  ? 

 Personalmente, mi impegno a visitare il blog due volte al giorno, dopo i pasti principali. Giuro.

 

postato da: Lioa alle ore 14:49 | link | commenti (7)
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             Giorgio Agamben

 GIORGIO AGAMBEN E I FANTASMATA DELLA DANZA

 Sabato 17 settembre alla sala Marceglia (zona Arsenale), nell’ambito del 37° festival internazionale del Teatro (La Biennale di Venezia), Giorgio Agamben ha tenuto un’applaudita conferenza intitolata “Il gesto sospeso” sui rapporti tra gesto, danza e medio puro.

Il filosofo ha esordito segnalando un commentario di Ramón Gaya sulla ballerina di flamenco Pastora Imperio, in cui si afferma che la danza non è un accadimento, qualcosa che si svolge in un luogo (o che “ha luogo”), ma una probabilità, qualcosa che "forse potrà accadere ".

Detto ciò, si è rifatto a un trattatista italiano del sec. XV, Domenico da Piacenza, che proprio sui rapporti tra danza e tempo pare abbia lasciato fondamentali riflessioni. Nella sua opera Libro dell'arte del danzare (una via di mezzo tra il manuale didattico e la summa esoterica), Domenico da Piacenza ha enumerato, per esempio, gli elementi costitutivi dell’arte della danza:

1)            la misura

2)            la memoria

3)            l’agilità

4)            la maniera (un carattere che ciascun danzatore imprime alla danza)

5)            il controllo del suolo (l’uso dello spazio in accordo ai canoni classici delle proporzioni matematiche)

6)            i "fantasmata" (immagini).

 

Il trattatista del sec. XV ascrive i "fantasmata" a un’abilità del corpo grazie alla quale il danzatore si muove con perfetta consapevolezza della misura, per poi  bloccarsi di colpo come se avesse improvvisamente guardato in faccia la mitica Medusa. In quell’istante il danzatore si fa di pietra, ma subito dopo riprende la danza applicandone gli altri elementi constitutivi. I fantasmata, in sostanza, non sono che interruzioni tra due momenti successivi, pause che contengono virtualmente la memoria passata, presente e futura dell’intera scena coreografica.

Il termine "fantasmata", ha ricordato Agamben, deriva dalla dottrina aristotelica della memoria, che ebbe una grande influenza nella filosofia medievale. Aristotele stabilì un nesso tra tempo, memoria e immaginazione, affermando che solo gli esseri capaci di percepire il tempo sono capaci di ricordare, e che per ricordare utilizzano proprio la stessa facoltà con cui percepiscono il tempo: l’immaginazione. La memoria, secondo il filosofo greco, non è possibile senza immagini ("senza fantasmata"), e sono appunto tali immagini a consentire i movimenti del corpo.

Domenico da Piacenza, che fu anche coreografo, definì la danza un atto che genera un’interruzione (o sospensione) del movimento e del tempo. "Ma si tratta di un’interruzione”, ha enfatizzato Giorgio Agamben, “carica di tempo, un tempo che è pura imminenza e pura memoria, mai accadimento presente!". La danza non accade quando accade, ma in un tempo “altro", antecedente o successivo alla cornice cronologica entro la quale viene eseguita.

Per chiarire definitivamente la particolare relazione tra immagine e tempo, Giorgio Agamben ha citato la mostra The Passions di Bill Viola, in cui l’artista newyorkese rifletté sul tema dell’espressione e della rappresentazione delle emozioni. Una parte importante delle video-installazioni che integravano la mostra riproducevano quadri con motivi religiosi di pittori dei secc. XV  e XVI. A prima vista  le immagini parevano immobili, ma dopo alcuni secondi si scopriva che si muovevano impercettibilmente e che non erano mai state ferme, bensì sottoposte a un rallentamento estremo. Come dire che Bill Viola non aveva introdotto le immagini nel tempo, bensì il tempo nelle immagini. Esse, di conseguenza, non stavano nel tempo, ma erano fatte di tempo, erano tempo in sé stesse. Allo stesso modo il gesto della danza è un mezzo svincolato da fini, pura medialità sospesa tra memoria (passato), evento (presente) e potenzialità (futuro).

 Mi auguro che adesso, finalmente, della danza abbiate capito tutto:- )

  

 

postato da: Lioa alle ore 02:21 | link | commenti (3)
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sabato, settembre 17, 2005

 

 LETTERA APERTA A INTERNET BOOKSHOP

Quel tesoro di Andrea Barbieri mi ha avvisato ieri - nel blog della Lipperini - del fatto che in INTERNET BOOKSHOP, più precisamente in:

 http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&c=NNM4QQZMFQXJL 

tale Andreina Campolmi, presente in rete con quest’unico contributo (sia in Google/Web, sia in Google/Groups), si è così espressa in merito al mio recente lavoro di traduzione:

Titolo Solo un violinista
Autore Andersen H. Christian
Dati 416 p.
Anno 2005
Editore Fazi

   
       
 

Hans Christian Andersen, il famoso narratore di favole per bambini, fu anche romanziere, poeta, giornalista e studioso nonché un eccentrico, nevrotico e ipocondriaco. In occasione del bicentenario della sua nascita, avvenuta il 2 aprile 1805, viene proposto questo testo, un romanzo pensato per il pubblico adulto che racconta la grande storia d'amore tra due bambini che - separati nell'infanzia - continueranno a cercarsi per il resto della loro vita. Andersen definì il testo, pubblicato nel 1837, "un fiore spirituale". Il romanzo colpì in modo particolare anche il filosofo Sören Kierkegaard.

                I VOSTRI COMMENTI   

 

Andreina Campolmi (29-06-2005)

 Finalmente disponibile in Italia quest'opera fondamentale. Bellissimo romanzo per adulti. Andersen non è solo favole, capite? Resto solo turbata dalla pochezza della traduzione. A tratti imbarazzante. Fa quasi dire del libro "un'occasione sprecata".

        Voto: 3 / 5   

 

 

 

               La mia prima reazione è stata di rispondere a Barbieri:

L'avrai sicuramente inviata tu sotto falso nome, bambolotto. La traduzione è stata ampiamente lodata dagli addetti ai lavori.”

          Postato da: Lucio Angelini | 15/09/05

            E anche: 

“Barbieri, honey, la Campolmi si guarda bene dal fare un solo esempio di cattiva traduzione. Chiunque può inviare commenti devastanti, per esempio qualcuno che ho attaccato nel mio blog (fra gli ultimi, un recensore di Andersen che ho accusato di non aver letto il libro: Simone Tempia, thread "La classica recensione del cazzo"). Insomma, non mi stupisco di avere dei nemici, sprattutto tra i meschini.

   Poi sono andato a leggermi bene le indicazioni di IBS. Eccole:

"Puoi inviare la tua recensione di questo libro e condividere le tue opinioni con gli altri lettori.
Invia una recensione solo se hai letto il libro e desideri scrivere alcune righe di commento
Se non desideri che appaia il tuo indirizzo di e-mail, lascia in bianco la relativa casella.

 I dati inseriti in questa pagina saranno pubblicati sul sito nei prossimi giorni, fatto salvo il diritto della redazione di iBS di eliminare i commenti ingiuriosi, e a qualunque titolo offensivi nei confronti dell'autore e dell'opera, o stroncature immotivate. Inoltre verranno cancellate tutte quelle recensioni che apparissero frutto di azioni di spamming e che in ogni caso arrechino disturbo all'attività del sito e alla sua immagine editoriale.
I testi delle recensioni, una volta inviati, non potranno essere rimossi."

 Ho riflettuto soprattutto
sulla precisazione

stroncature immotivate”.

  Non mi sembra - ribadisco - che la suddetta Andreina Campolmi abbia fornito un solo esempio di cattiva traduzione da parte mia. Invito IBS a contattarla e ad invitarla a essere più precisa in merito alla “pochezza, a tratti IMBARAZZANTE”, delle mie scelte traduttorie. Per quanto mi riguarda, Andreina Campolmi potrebbe essere uno qualsiasi dei tanti nemici che mi sono creato in rete, ANCHE ATTRAVERSO QUESTO BLOG. Ma se è così facile per chiunque inviare messaggi di puro rancore personale, mi domando che senso abbia uno spazio del genere.  

Segnalo anche un altro IMPROBABILE COMMENTO, benché favorevole:  

http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&c=OIT49DX0PX2MV

  Possibile mai che un libro di Lucio Angelini sia commentato da un lettore che si firma:

 Lucia Angelina Luciangel@libbero.it (09-09-2003) ?

 Che razza di controlli vengono fatti? 

 Cordialità

               Lucio Angelini  

 

postato da: Lioa alle ore 01:28 | link | commenti (19)
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venerdì, settembre 16, 2005


 

cw011

NUOVI MESTIERI

 

IL PIRO-ESPRESSIONISTA

Dopo aver sprecato diversi quarti d’ora della giornata a litigare col bamboccino Andrea Barbieri nel blog della Lipperini, ieri sera sono andato a dare un’occhiata alla performance del piro-espressionista Kevin Binkert nei magnifici spazi
 dell’Arsenale veneziano
.

Per brevità copio-incollo la scheda dal sito della Biennale teatro:

 

Kevin Binkert (USA)    Flame Tornado giovedì 15, venerdì 16 e sabato 17 settembre - Arsenale

 

«L'artista "piro-espressionista" Kevin Binkert, di San Francisco, lavora da anni con il fuoco, che egli plasma come una scultura, vincendo la naturale e spontanea direzione delle lingue e costringendolo ad assumere forme imposte secondo un principio di coreografia pirica. Nel '92, durante il festival Steirischer Herbst, Binkert ha provocato l'allarme rosso della forza aerea austriaca infrangendo la barriera del suono con il devastante boato a 460 V8 di un powered spinner. A San Francisco Birkert è proprietario di una società che progetta e realizza strumenti tecnologici medici e dentistici nonché aeronautici e industriali ed effetti speciali per il cinema, e collabora con il Survival Research Laboratory, il leggendario collettivo artistico famoso per produrre le performance più pericolose del mondo. Per la Biennale Binkert ha progettato un tornado di fuoco alto 13 metri. Da sempre il fuoco incanta per la sua semplice presenza, perché è vivo e perennemente cangiante. La teatralità del fuoco e la capacità di Binkert di disporne la potenza, gli consentono di proporre questa sorta di visione biblica di una colonna di fuoco, che aprirà la Biennale con la prima parentesi di fuoco.»

 

Stuzzicante, non trovate? Insomma Binkert ha realizzato questa grande, massiva colonna di fiamma che si è avvitata su se stessa vagamente alludendo a quella mosaica dell’Esodo. Però tra gli spettatori è serpeggiato anche un sospetto di “suggestiva monata”:-)

 

postato da: Lioa alle ore 00:00 | link | commenti (3)
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giovedì, settembre 15, 2005

   

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 Per la sospensione dei lavori del progetto Mose a Venezia

(Suspension of all work on the Venice Dams Project known as MoSE)

 http://www.petitiononline.com/nomose/petition.html

 To:  Al Presidente del Consiglio Parlamentare Europeo, Alle commissioni : Ambiente, Concorrenza, Mercato Interno del Parlamento Europeo , Al Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo Italiano, Agli Enti Locali e Organismi competenti territorialmente, Ai gruppi politici presenti nelle istituzioni Europee e Italiane

 

 NOI SOTTOSCRITTI CHIEDIAMO DI SOSPENDERE I LAVORI DEL PROGETTO MoSE (English version below)

- PERCHE' sono lavori contestati dai sindaci di Venezia, Chioggia e Cavallino , da loro ritenuti illegittimi perché in contrasto con le vigenti norme italiane dei piani urbanistici comunali, dei vincoli paesaggistici e del piano territoriale regionale (PALAV)
- PERCHE' è un progetto sbagliato e controproducente: è un sistema non graduale e sperimentale, irreversibile, comincerebbe a funzionare solo fra dieci anni senza eliminare le maree medie più frequenti, ha una impostazione progettuale che richiede enormi strutture e impianti molto complessi sott’acqua, è inaffidabile per il funzionamento e per la durata nei tempi lunghi, comporta una gestione e una manutenzione costosissime, anziché ridurre aumenta l’entrata delle maree in laguna approfondendo e sbancando in orizzontale i fondali alle bocche di porto, per questa impostazione costa una cifra enorme che blocca ogni altro intervento per la laguna e la città (manutenzione ambientale e urbana, restauri, interventi per lo la riqualificazione e lo sviluppo socioeconomico, ecc.).
- PERCHE' ha un impatto ambientale e paesaggistico devastante: sbancamento di 8 milioni di mc dei fondali consolidatisi in 6.000 anni, 12.000 pali di fondazione, enormi cassoni di base per impianti e tunnel subacquei, enormi cantieri proprio nei punti più preziosi e fragili dei litorali (P.ta Sabbioni, S. Niccolò, Alberoni, S.Maria del mare, Cà Roman, S.Felice) demolizione e stravolgimento delle dighe ottocentesche, costruzione di inutili e devastanti conche di navigazione e porti rifugio.

Fare finalmente le opere graduali sperimentali e reversibili per eliminare subito le acque alte e riqualificare la laguna e la città
- Ridurre la portata d’acqua in entrata alle tre bocche alzando gradualmente i fondali e stringendo stagionalmente i canali, a cominciare dalla bocca di Lido (valutando per il futuro “anche” la chiusura totale).
- Creare l’alternativa al passaggio delle grandi navi a S.Marco (avamporto galleggiante a mare e/o terminal a Fusina), ridurre la dimensione ambientalmente devastante del Canale dei Petroli, estromettere il traffico petrolifero dalla laguna con un sistema a boa galleggiante in Adriatico per l’attracco delle petroliere.
- Aprire le valli da pesca al flusso delle maree e scavare i canali lagunari periferici impaludati.
- Continuare con la manutenzione urbana e l’innalzamento per quanto possibile delle parti basse della città (ora senza finanziamenti).
- Innescare processi di riqualificazione ambientale in laguna (con apporto di sedimenti e di acqua dolce) e contrastare i processi erosivi (da navigazione e moto ondoso , da raccolta delle vongole, da vento).

[Per firmare, segui il link iniziale] 

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mercoledì, settembre 14, 2005

 

 

 

   

 

CACCIARI E SCOLA A CONFRONTO

  

“Quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?”

 È questo l'interrogativo, tratto dal Vangelo di Luca, che è stato al centro del confronto fra il Patriarca di Venezia Angelo Scola e il filosofo-sindaco Massimo Cacciari. Il dibattito, promosso dalla rivista “Esodo”, si è tenuto ieri pomeriggio a Mestre nella sala del Centro culturale Santa Maria delle Grazie. Purtroppo ho dovuto rassegnarmi a seguirlo dalle scale e in piedi, essendo stato preceduto da una folla strabocchevole. Per sollecitare la riflessione dei due relatori, Esodo ha proposto le seguenti questioni nodali:

 

 “La domanda posta dal Vangelo può essere attualizzata e fatta oggi ai cristiani in Italia?... La Chiesa vive oggi la sequela di Cristo, che si manifesta nel martirio e non nel consenso e nel riconoscimento dei poteri e delle folle, nel successo?”

 

 E ancora: “Cristo è segno di contraddizione e sacramento di riconciliazione: nella sua morte in Croce e nella Resurrezione si realizzano queste due dimensioni, follia secondo la logica del mondo. Che significa oggi per le comunità cristiane? Come può la Chiesa essere segno di contraddizione senza porsi come mondo (ideologia, dottrina, etica...) separato e alternativo? Nei confronti della dissociazione presente nella persona stessa e della contrapposizione delle "memorie" (a livello globale e all'interno delle comunità nazionali) come può il cristianesimo essere segno di riconciliazione?”

Sintetizzo la risposta di Cacciari:

Non si può affatto vivere come se Dio non ci fosse [Bonhoeffer], e nemmeno pensare [filosoficamente], se per questo, come se Dio non ci fosse, anche se l’Ultimo non può essere attinto razionalmente, in quanto non discorribile. Guai a fare discorsi! Bisogna dire No ad ogni pretesa di onto-teologia. La fede è indisponibile a una religio civilis. Nella domanda evangelica ‘E voi chi dite che io sia?’[1] sta tutto il senso della nostra civiltà e destinazione. La fede è una dinamica di liberazione dal vago opinare, non è un semplice “affare del cuore”. L’abisso dell' Io & Tu va superato in una prospettiva trinitaria, modello di unità tra perfettamente opposti”.  (Applausi scroscianti)

P.S. Scherzi a parte, se volete ascoltare il dibattito registrato nella sua complessità trasferitevi su

www.gvonline.it

e cliccate dove suggerito. 


 

      [1] Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-20)  « Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. ».   

 

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martedì, settembre 13, 2005

 

VERS LE SUD

Charlotte Rampling

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I TURISTI NON MUOIONO MAI”… dichiara un poliziotto nel film Vers le Sud di Laurent Cantet, tra i più notevoli della Mostra appena conclusasi qui a Venezia. “Sesso e desiderio come metafora della lotta di classe”, ha scritto Paolo D’Agostini su Repubblica. E Roberto Pugliese (Il Gazzettino): “il turismo sessuale come ultima, più sottile e perversa forma di colonizzazione del Nord del mondo nei confronti del Sud, dei ricchi verso i poveri, di chi non rischia nulla dinanzi a chi rischia ogni giorno”. Anche la seduzione e il desiderio possono essere usati come strumenti di potere e di controllo…

 

Siamo ad Haiti sulla spiaggia di un grande albergo, negli anni Ottanta. Tre bramose turiste occidentali ultracinquantenni passano il tempo prendendo il sole e collezionando prestazioni sessuali. A loro disposizione un intero stuolo di gigolo neri. Ellen  (Charlotte Rampling) è la più lucida, “quella che ha bene in chiaro i ruoli di ciascuno, colonizzatore e colonizzato, compratore e comprato” (Pugliese). Molto ben dosato, sempre sui rapporti tra Nord e Sud del mondo, anche “The constant gardener”, del brasiliano Fernando Meirelles: un’attivista impegnata nella raccolta di prove sulle manovre di una multinazionale farmaceutica che usa gli africani ***come cavie per la sperimentazione di un nuovo medicinale*** viene eliminata senza tante cerimonie e il delitto spacciato per meramente  passionale. 

 

Riferimenti letterari:

 

Vers le Sud: da tre racconti brevi di Dany Laferrière, scrittore haitiano.

The constant gardener, da John Le Carré (in italiano: Il giardiniere tenace, Mondadori).

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lunedì, settembre 12, 2005



Appena doppiato il terribile numero di visite 6666... brrr!
postato da: Lioa alle ore 23:37 | link | commenti (2)
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Prima dell’Atomico (dandy):

            MADRE NOSTRA CHE SARAI NEI CIELI,


di Piersandro Pallavicini, Feltrinelli editore.

 

SINTESI: “Nel libro di Pallavicini c'è un tizio che la fa un sacco lunga sul
fatto che sua madre si becca la leucemia”:-)

 

"Il mostro di Vigevano" mi era parso un libro a pera, secondo la memorabile
definizione escogitata da Pietropaolo Bianchi in it.cultura.libri per i libri di Heinlein dagli anni '50 in poi [a pera = "inizio grosso e finale piccolo. Un grande attacco, una ambientazione credibile e partecipata, un dispiegamento di  trame e personaggi, e poi... in dirittura d'arrivo, un finale precipitoso,  raffazzonato, insoddisfacente"]. Nel finale de "Il mostro di Vigevano", infatti, il soufflé narrativo si sgonfia, ancorché volutamente: il protagonista del libro si rivela assai meno mostruoso di quanto promesso dal titolo e al lettore, che si stava preparando a una vera e propria orgia di sangue finale, non resta che mettersela via.

 Nostra madre che sarai nei cieli ha la struttura contraria: inizio piccolo
e finale grosso... All'inizio del romanzo l'architetto Mario Provera, maniaco di tutto ciò che fa tendenza e responsabile di una rivista che - naturalmente - fa
tendenza anch'essa, presenzia alla performance di un'artista di cui si
mormora che potrebbe fare tendenza, tale Relata Rèfero [dipinta di blu dentro una sfera colma di liquido anch'esso blu]. Purtroppo la poveretta ha la sventura di apparirgli subito finto-estrema, e, quel che è peggio, già superata in sul nascere. La sua performance è stata "alla carlona". E allora il Provera non esita a definirla via via, nel corso della narrazione, "contadina metropolitana",
"la scema", "brava contadina abruzzese allo sbaraglio, lontana dai suoi campi e dalle stalle cui era abituata", "incongruamente colorata di blu", "vestita di
svolazzi di sete alla Patty Pravo", "pazza blu", "bestia", "vacca blu",
"giunonica sciocca in blu", "disastrosa erede di un'impresa funeraria",
"l'imbecille", "specie di orribile femme fatale tristemente dispiaciuta". Ma
il suo poco lusinghiero giudizio non gli impedisce, per altri versi, di
corteggiarla e portarla a letto per molte settimane. In una scena clou, infine, il Provera sbotta: "Ma quanto lo vuoi tenere questo colore da imbecille? E come ti sarebbe venuta in mente questa solenne stronzata di aggirarti mesi e mesi per Milano dipinta di blu? Lo capisci che non è più tempo? Lo capisci che è roba di quindici anni fa? [sic!... forse pensava al Modugno di ‘Nel blu dipinto di blu’]. E che tu, al massimo, ci puoi fare una figura da mentecatta che gioca a fare l'artista  estrema?"

 

Ma vediamo di dove proviene questo gran raffinato, questo snobbissimo
architetto Mario Provera, titolare di uno studio milanese di successo, che si permette di dare della "contadina pescarese" alla suddetta art-performer: è figlio, nientepopodimeno, che di un capufficio dell'Ausonia Assicurazioni di Cantù e di una segretaria contabile di un mobilificio. Ce lo rivela Pallavicini stesso in una serie di arditi flash-back: ha passato l'infanzia in un appartamento che i suoi genitori hanno acquistato con un mutuo; la Seicento bianca, invece, l'avevano ottenuta a suon di cambiali; al loro piano abitava - per dirne un'altra - "un falegname appena diventato mobiliere"; a quattro anni di età, quando i suoi sono via per lavoro, Provera piccolo viene in genere portato dalla nonna Giuliana, nella cui cantina gioca spesso con Mauro, il figlio di un muratore dei paraggi. Ebbene, un giorno i due, di gioco in gioco, si spogliano e Mario, vedendo il pistolino dell'amico, si china a baciarglielo. Mauro lo schiaffeggia. Accorre nonna Giuliana che commenta: "Peccati come questi fan sanguinare il cuore di Gesù Bambino", e anche "Povero Gesù Bambino...", prima di somministrargli a sua volta dei sonori ceffoni. In un'altra occasione il piccolo perverso-polimorfo è  scoperto da sua madre con le mutandine calate, intento a spingere nell'aria il pistolino. Riceverà nuovi "schiaffi secchi e nervosi". Inutile dire che quando, col tempo, si ammalerà, finirà per convincersi che i suoi dolori altro non siano che la giusta punizione celeste per i suoi peccatucci "con Mauro e da solo". Divenuto adulto, Mario inizia a frequentare il pittoresco mondo  dell'avanguardia artistica, ma trova anche il tempo di sviluppare un intenso affetto per il nipotino Teo e di definirlo addirittura "il mio piccolo idolo nella bacheca del cuore". E proprio con lui ripeterà l'antico gioco ad azzuffarsi già praticato nell'infanzia con il figlio del  muratore (Mauro). Un giorno, sulla sponda di una piscina, zio e nipote si strusciano a vicenda finché allo zio accade uno strano fenomeno: il cazzo, sotto il costume, gli si fa curiosamente lungo e duro. Come se non bastasse, proprio in quel momento sopraggiunge la madre di Teo e, notando il dettaglio, afferra il piccolino per un braccio e lo porta via. Da quel giorno in poi guarderà con comprensibile sospetto il cognato. La situazione peggiora dopo che, in una successiva occasione, lo zio Mario va a prendere a scuola il nipotino Teo, ormai dodicenne, e, dopo vari giri in città, lo porta in casa sua, dove non trova di meglio che mostrargli le sue nuove orgette-collage, la croce anale di Waters e le foto dell'artista Renata Réfero  completamente nuda, oltre che se stesso nudo sotto la doccia. I genitori di Teo (ovvero il fratello e la cognata di Mario), nell'apprendere la cosa, entrano in allarme rosso.


     Come ci ricorda la canzone "Tutte le mamme", i figli, in genere, crescono,mentre le mamme, parallelamente, imbiancano. Le più sfortunate, a volte, addirittura si ammalano. È quanto accade alla mamma del Provera che, entrata in ospedale per delle semplici analisi, non ne uscirà più, se non per andare nei cieli (come da titolo). La reazione del Provera non sarà per niente trendy, ma ancora più datata e goffa delle performance di Relata Rèfero (la "vacca in blu"). Da un lato la parte ambientata all'ospedale Niguarda di Milano è la più tediosa del romanzo, dall'altro è anche inframmezzata da una serie di movimenti all’indietro che tentano di vivacizzarne la piattezza. La leucemia della madre del Provera, peraltro, ricorda da vicino l'idea centrale di quell’Angela prende il volo di Palandri che riscosse vivo successo al premio Mastronardi (Pallavicini era nella giuria), anche se in quel romanzo a  salire nei cieli toccava al padre:- >

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ASPETTANDO ANDERSEN

 “SONO SOLO

APPARENTEMENTE MORTO"

Il  22 e il 23 settembre alla Biennale Teatro di Venezia il gruppo teatrale danese Hotel Pro Forma presenterà lo spettacolo “Jeg er kun skindød” (Sono solo apparentemente morto).

              www.ionlyappeartobedead.dk 

                   "Sono solo apparentemente morto" era scritto nel biglietto che Andersen teneva sul comodino quando andava a letto tutte le notti. Lo spettacolo, che rievoca il lato angoscioso e notturno delle fantasie e dei viaggi di Hans Christian Andersen, si svolge su un palcoscenico lungo e stretto. La profondità e la distanza fra pubblico e interpreti vengono sostituite da intimità e percezione panoramica dello spazio. I cantanti e attori entrano da sinistra e camminano verso destra, come le parole lette in un libro. Singolarmente, in coppia, o in gruppo, essi compongono e disfano tableaux che rappresentano la strada in cui si svolgono gli avvenimenti della vita di Andersen.
              

               A Parma dal 7 e l’8 ottobre il teatro Lenz Rifrazioni presenta lo spettacolo “Den lille Havfrue” (La sirenetta).

 

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sabato, settembre 10, 2005

EVVIVA, HANNO VINTO

I COW-GAY

DI ANG LEE!

(Brokeback Mountain

è

il Wuthering Heights

dei nostri tempi)

postato da: Lioa alle ore 19:00 | link | commenti (2)
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LA GUZZANTI

E IL SUO GIULLARE 

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Durante il Carnevale del 2003 Sabina Guzzanti venne a a trovarci a Venezia e ci intrattenne per circa due ore in piazza San Marco travestita da Berlusconi. La sua (irresistibile) battuta d'esordio fu: "Sono costretto a esibirmi nelle pubbliche piazze perché, come sapete, non ho altri spazi in cui esprimermi”. Circa un mese dopo venne a trovarci il cavaliere in persona. Il pretesto fu la finta posa della finta prima pietra del Mose (1), ma evitò di presentarsi travestito da Sabina Guzzanti  perché al suo ghost-writer non era venuta in mente nessuna decente battuta d’esordio. Ieri, in compenso, è tornata a Venezia la Guzzanti per presentare alla Mostra del Cinema il documentario “Viva Zapatero”, sulla censura in Italia.  La proiezione, evento a sorpresa del giorno, ha strappato ben dodici minuti di applausi:-)

 

(1)   Vedi:

 

http://www.carta.org/rivista/settimanale/2003/03/03Cacciari.htm

                 (per le sole notizie generali, trattandosi di un vecchio articolo non aggiornato)

 

postato da: Lioa alle ore 09:17 | link | commenti
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venerdì, settembre 09, 2005

 The image “http://www.ostemeraviglioso.it/images/stat/oste-ragazzo.gif” cannot be displayed, because it contains errors.Andrea Barbieri

 

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La Lipperini

 

postato da: Lioa alle ore 01:51 | link | commenti (3)
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INTERNET

E

FOLLIA

 

                                       di Lucio Angelini  

 

“La prima e ultima volta che incontrai la Lipperini, signor giudice, fu qui a Venezia, alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, dove era in corso un convegno su TV e giovanissimi. Ricordo che arrivai in sala in ritardo e casualmente mi sedetti proprio dietro lei. La riconobbi quasi subito dal caschetto, è vero, ma solo perché lo indossa anche nella piccola foto riportata nel suo blog. Le bussai su una spalla e lei si girò. “Sono Angelini”, bisbigliai. “Davvero? Non ci posso credere!”, fu tutto il suo commento, e si rimise ad ascoltare compunta l’intervento in atto. Dopo un po’, signor giudice, si girò di nuovo e mi domandò sottovoce: “Scusa, ma io che ci faccio qui?”. “Credo tu debba parlare”, le ricordai. “È vero, che sciocca!”, si rimproverò Loredana. Quindi si alzò, raggiunse il tavolo degli oratori e sciorinò un serrato e polivalente intervento sul multimediale che teneva sempre pronto per le varie tavole rotonde a cui era invitata. Ci ritrovammo al buffet un po’ più tardi. Le dissi che ero in partenza per lo Yorkshire. Mi chiese di mandarle una cartolina con un ritratto di Charlotte Brontë in omaggio a sua figlia Carlotta. Mi disse anche di aver letto - dapprima con angoscia, poi con crescente divertimento - il mio librino Quella bruttacattiva della mamma!. Dopo altre chiacchiere e qualche bonaria maldicenza (su Angela Scarparo, per esempio) mi congedai da lei. Qualche giorno dopo partii effettivamente per lo Yorkshire e le inviai la cartolina promessa. Al ritorno, signor giudice, ripresi a frequentare con assoluta pacatezza lo spazio-commenti del suo blog. Tutto pareva procedere nel più normale dei modi finché un mattino, infastidito per le continue sparizioni di miei messaggi dal suo blog (dovute a disfunzioni di cui sicuramente Loredana non aveva colpa) decisi di aprirne uno per conto mio: “Cazzeggi letterari”. Loredana non disse nulla, naturalmente, e non credo affatto che si sentì minimamente tradita per così poco. Non sono il tipo da immaginare che col suo silenzio abbia cercato di dirmi: ‘Ehi, tu, ma chi ti credi di essere?’, e nemmeno “Non penserai mica che mi affretterò a linkare  il tuo stupido blog, vero, stronzetto?”. Glielo giuro, signor giudice, non ho mai pensato che Loredana potesse tramare di far scendere la notte su di me e intorno a me... la famosa notte dei blogger, per intenderci. In ogni caso non accadde altro. Non ci siamo più visti, a nessun convegno. Certo, lo so anch’io che la Lipperini adora i gialli e i noir, che è impazzita per Scirocco, e che quando parla di Gianni Biondillo le si illuminano gli occhi e a volte persino il caschetto, ma la letteratura di genere non è il mio genere, glielo assicuro, signor giudice. Lo so, lo so che Evangelisti è poco meno che  Shakespeare, per lei. Però, signor giudice, io non c’entro nulla con quello che è successo. Sì, è vero, Fano, il mio paese natale, si trova nelle Marche, e sicuramente nelle Marche Loredana ha soggiornato a lungo nell’agosto scorso, come ci ha rivelato lei stessa in un paio di fugaci apparizioni estive in ‘Lipperatura’, ma se è venuta nella mia regione l’avrà sicuramente fatto per motivi tutti suoi…  No, no, che dice, giudice? Figuriamoci se ho mai pensato di poterla re-incontrare! Signor giudice, io ho moglie e figli, e anche Loredana. Per lei, tra l’altro, un Roquentin qualsiasi è un commentatore mille volte più interessante di me, glielo giuro sul mio onore, signor giudice, deve credermi. Non c’è assolutamente nessun nesso tra quello che è successo e i nostri sporadici contatti in rete. Quel vecchio, informalissimo incontro veneziano non ha mai avuto alcun peso, mi dia retta, non ha fatto scattare alcun meccanismo, non ha lasciato dietro di sé il benché minimo strascico. Come può sospettare, dunque, signor giudice, che sia stato io a suggerire alla Lipperini di fare totò sul culetto a quel brutto piscialletto di Andrea Barbieri, solo perché da qualche settimana l’onnipresente bamboccino di Forlì non fa che spargere veleni e calunnie sul mio conto in tutti i blog che conosce?”

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giovedì, settembre 08, 2005

Giuseppe Genna

GENNA POST-QUALCOSA e "MATER NATURA"

 ALLA MOSTRA  DEL CINEMA DI VENEZIA  


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Scrive su Repubblica del 6 settembre Antonio Dipollina:  

“Coadiuvante allo script [di “Suor Jo”] è Giuseppe Genna, giovane giallista post-qualcosa… ” 

 (Genna POST-QUALCOSA… ih, ih, ih, che ridere!). 

 E a proposito della trama:

 “Una ex spogliarellista si redime, si fa suora laica e va a gestire una casa d’accoglienza. Attorno tutto il male del mondo e anche di più, incroci di terrorismo islamico, sette sataniche lombarde, finanza derelitta e assassina, servizi segreti e, ovviamente, anche la tivù dell’orrido, che si presenterà nella puntata finale con l’allestimento di un reality-show con protagonisti malati terminali (con tutto il peggio che si può pensare e si pensa del genere...[cut] Più che altro la scrittura risente un po’ troppo della voglia di affastellare nella vicenda tutta la cronaca nera nazionale e internazionale degli ultimi anni e l’intreccio, annunciato come semplice e svelto, richiede invece un’attenzione superiore.”

Ho ripensato a tutto questo vedendo ieri, qui a Venezia, il coloratissimo ma fragile “Mater Natura”, in cui il trans Desiderio (da non confondere con ‘Un tram chiamato Desiderio’) spera invano di sposare il bel ragazzone Valerio Foglia Manzillo. Costui, infatti, opta inevitabilmente per la solita brava, scialba ragazza, ma nel difendere Desiderio da una tentata rapina, finisce ucciso dalla violenza del mondo.  A differenza che per i cow-gays di Ang Lee (“Brokeback Mountain”), qua non si piange, si ridacchia soltanto (ih, ih, ih):-)

 

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Sergio Endrigo

VIA BROLETTO 34

 

Se passate da via Broletto

Al numero 34
Toglietevi il cappello e parlate sottovoce
Al primo piano dorme l’amore mio
È tanto bella la bimba mia
E giura sempre di amarmi tanto
Ma quando io la bacio
Lei ride e parla d’altro
O mangia noccioline

Troppe volte mi lascia solo
E torna quando le pare
E poi mi guarda appena non dice dov’è andata
Tante volte penso di lasciarla
Io vorrei ma non posso andare
E’ la mia croce la mia miseria
Ma è tutta la mia vita
Per me è tutto il mondo
È tutto quel che ho

Se passate da via Broletto
Al numero 34
Potete anche gridare fare quello che vi pare
L’amore mio non si sveglierà
Ora dorme e sul suo bel viso
C’è l’ombra di un sorriso
Ma proprio sotto il cuore 
C’è un forellino rosso
Rosso come un fiore

Sono stato io
Mi perdoni Iddio
Ma sono un gentiluomo
E a nessuno dirò il perché
A nessuno dirò il perchè

Testo: Endrigo
Musica: Endrigo

Edizione: BMG Ricordi S.p.A. 


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mercoledì, settembre 07, 2005


Elijah Wood

“Everything

is illuminated”

 VENEZIA: LUNGHI APPLAUSI PER

'OGNI COSA E' ILLUMINATA'

 IL FILM CON ELIJAH WOOD NELLA SEZIONE 'ORIZZONTI'

 

Venezia, 4 set. (Adnkronos) - Lunghi applausi hanno accolto la proiezione per la stampa di "Ogni cosa e' illuminata", il film scritto e diretto da Liev Schreiber, interpretato dall'ex 'Frodo' Elijah Wood e presentato nella sezione "Orizzonti". Tratto dal romanzo di Jonathan Safran Foer, il film racconta la storia di un giovane che parte alla ricerca della donna che ha salvato suo nonno durante la Seconda guerra mondiale in una piccola citta' ucraina cancellata dalle carte geografiche.

 Ho visto il film al cinema Giorgione (a pochi passi da casa mia), in differita rispetto alla proiezione per la stampa (i film della mostra del Lido vengono presentati in centro storico secondo il programma di ‘Esterno Notte’). Mi è parso 

geometrico, misurato, cinematograficamente bellissimo!!!  

Alla fine non c’era spettatore che non avesse gli occhi lucidi. 

[Devo precisare che a me la traduzione ITALIANA del romanzo di Foer non era piaciuta troppo]

Non mi succedeva da anni di incappare in due film di questo spessore a così breve distanza l’uno dall’altro (“Brokeback Mountain” e “Everything is illuminated”). Assolutamente  

 DA NON PERDERE!!!

postato da: Lioa alle ore 08:00 | link | commenti (3)
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martedì, settembre 06, 2005

 

I FRATELLI GRIMM


HEATH LEDGER

E' la terza volta che mi imbatto in Heath Ledger qui al festival del cinema di Venezia. Il primo (emozionante) incontro è stato con  'Brokeback Mountain', per il quale, come ricordate, avevo evocato 'Cime tempestose'. Be', ho scoperto che l'attore deve il suo nome proprio al personaggio di Heathcliff, amato da sua madre. 'Heath', peraltro, vuol dire 'Brughiera', (e 'Ledger' 'Pietra tombale', se per questo)...

La seconda volta è stata per 'Casanova' ( le riprese hanno messo a soqquadro Venezia per mesi). Sono andato a vederlo controvoglia, e invece mi ha divertito moltissimo. Naturalmente si tratta di un Casanova tutto inventato, che ha a che fare più con la leggenda che con il personaggio storico, ma tant'è.

Ieri, infine, ho visto THE BROTHERS GRIMM ('I fratelli Grimm'), film incasinatissimo e anche un po' tedioso, malgrado la suggestione delle ambientazioni.

Anche qui le figure dei fratelli Grimm sono inventate di sana pianta (due impostori che si spacciano per acchiappafantasmi) con tonnellate di effetti horror-fantasy-splatter. Scrive il bravissimo Roberto Pugliese (mio critico cinematografico di fiducia) sul Gazzettino "Streghe, lupi e foreste incantate, ma la fiaba dov'è?". E aggiunge: "Un film gelidamente kitsch, che non trasmette una sola emozione... Quanto all'ineffabile Monica Bellucci, dinanzi a lei viene da rovesciare il motto michelangiolesco: perché parli?":-)

Speriamo, comunque, che la giuria si ricordi del nostro magnifico Brughiera Pietra Tombale al momento dell'assegnazione del premio al miglior attore...

 

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VA A MORI' AMMAZZATO!!!

"Per alcune persone le barriere che impediscono il passaggio diretto dal
pensiero all'azione sono singolarmente fragili e possono essere superate con
esiti disastrosi proprio perché tra un desiderio e l'azione diretta a
soddisfarlo NON si interpone la quantità di pensiero che è necessaria a
modulare l'azione o a evitarla. Ciò è invece quel che capita quando
'bonariamente' auguriamo a qualcuno di morire. 'Ma va a mori' ammazzato' o
'crepa' saranno anche frasi non simpatiche, ma segnalano che il desiderio
omicida è stato frenato e tradotto in un'azione di prova - il pensiero
verbale - e così bloccato."
(Antonio Alberto Semi, psicanalista, sul Gazzettino del 12.1.05)

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domenica, settembre 04, 2005

Dal festival del cinema di Venezia:  

 

una delle più belle storie d’amore di tutti i tempi. Niente da invidiare a quella tra Heathcliff e Catherine. Non si svolge tra le brughiere dello Yorkshire, a Wuthering Heights, ma lassù a Brokeback Mountain, nello Wyoming. Che importa se ad amarsi, questa volta, sono due cow-boy? L’amore è una forza della natura, recita il motto del film. Non so se nell’edizione italiana verrà mantenuto lo stesso titolo.

Nell’originale si chiama:
 
"Brokeback Mountain" (2005)
 
È straordinario.
NON PERDETELO!!!

 Il regista è ANG LEE  

  

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sabato, settembre 03, 2005

L'UMBERTO DONATO DAL CIELO

 "BIMBI ABBANDONATI, TORNIAMO ALLA RUOTA", titolava ieri La Repubblica. E ne ricordava la comparsa nel '500 all'entrata di conventi e istituti, fatta a misura di neonato per evitare l'abbandono di bambini grandi. Tra i cognomi inventati per i trovatelli a ricordo della loro origine: Innocenti in Toscana, Proietti a Roma, Esposti a Napoli...

In un'intervista del 2002 al giornale parigino 'Le point' , Umberto Eco raccontò di aver scoperto solo una decina d'anni prima il segreto del suo raro cognome. Suo nonno era un trovatello a cui un impiegato comunale aveva imposto, appunto, il misterioso 'Eco' (anziché i soliti 'Diotallevi' e simili). Un giorno, tuttavia, un amico che lavorava alla Biblioteca Vaticana sui nomi degli ebrei del XVII secolo capitò per caso su una lista delle espressioni utilizzate dagli ebrei per designare i trovatelli: una di esse recitava "ex coelis oblatus" (donato dal cielo). Eco era un acronimo latino rimasto in qualche ricordo... I suoi estimatori possono, dunque, a buon diritto ringraziare il cielo per il dono dell'Umberto:-)

 

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venerdì, settembre 02, 2005


Secondo autografo de « L'infinito » ( Visso, Archivio Comunale )

QUEL BRUTTO ZOZZONE DI RANIERI

"Essendo un infermo cronico, manifestamente incurabile, [Giacomo Leopardi] era infesto e crudele per ingenito contro chi più lo assisteva e l'adorava... aveva un furore indomabile per i gelati e nonostante la proibizione dei medici si dava ai più incredibili eccessi, a costo di veder ricominciare gli sputi di sangue, le bronchiti, le vomiche... aveva un'indomita resistenza a mutarsi di camicia e d'ogni altra biancheria" [mentre il povero Ranieri e la sorella Paolina “sull'aprico verone" spandevano e ripurgavano le camicie e le altre biancherie "tempestate tutte degli orribili parassiti per ridurle meno inaccettabili alla lavandaia"...]

 

[Antonio Ranieri, Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi].

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giovedì, settembre 01, 2005

CAZZO, già quota

5000!

(in un paio di mesi)

Grazie a tutti

per le gentili visite:-)

 

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Warhol, 'ANDERSEN'

 

ANCORA ANDERSEN

 

 

Segnalo una nuova recensione de ‘Il violinista’, questa volta di uno che il libro, a differenza del tizio citato ieri, l’ha letto VERAMENTE: il mitico Bartolomeo Di Monaco. A PUNTATE su VibrisseBollettino.

 

Approfitto per ricordare che CONTRO il rilancio di Andersen ROMANZIERE , prima che la causa venisse sposata dal coraggioso Thomas Fazi, si erano pronunciati parecchi importanti editori italiani, buon ultimo Einaudi. Riporto la mia corrispondenza con la redattrice da me contattata:

 

                   MIA LETTERA DEL 7 ottobre 2004

 Gentile redattrice,   Le invio in allegato la PRIMA TRADUZIONE IN ITALIANO dello sconosciutissimo romanzo 'Solo un violinista' del pur conosciutissimo HANS CHRISTIAN ANDERSEN. Einaudi potrebbe proporlo nel quadro delle iniziative per il
bicentenario della nascita dell'autore (2 aprile 2005).

Cordiali saluti,  Lucio Angelini


 

RISPOSTA del 7.10.2004

 

 be', mi sembra molto interessante. Come mai non è mai stato tradotto in
italiano? Intanto ce lo leggiamo. Un caro saluto

 

DOPO QUALCHE SETTIMANA (22 NOVEMBRE 2004)

 

                   Caro Lucio Angelini,  ho letto e fatto leggere il romanzo di Andersen. Purtroppo 
           non mi pare  proprio che il libro
           possa trovare spazio nelle nostre collane
.
                   La ringrazio comunque per avercelo inviato. Un cordiale saluto


      MIA RISPOSTA ALLA REDATTRICE

 

 “***Purtroppo non mi pare proprio che il libro possa trovare spazio nelle nostre collane***”.   Ah, come la capisco. Si tratta solo di quel povero scimunito di Andersen, uno degli autori più pubblicati al mondo, perché mai un suo romanzo inedito dovrebbe interessare Einaudi? [cut]

 

                  Eccetera

 

Ma bando ai rancori, e prepariamoci piuttosto all’evento conclusivo del bicentenario anderseniano: la grande fiaccolata ad Odense, paese natale di Hans Christian, prevista per il 6 dicembre 2005, data per la quale spero di far uscire una seconda sorpresa:-)


postato da: Lioa alle ore 00:03 | link | commenti (4)
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