Cazzeggi letterari

"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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mercoledì, novembre 30, 2005

 

"SPETTATRICE" prima NELLA VALLE DI MEGHIDDO poi in GE(E)NNA

De Gregori le ha dedicato una canzone: “Spettatrice guarda i blog e i blog guardano nel sole… ”.  Lei, a dire il vero, non si limita a spectare-lurkare, ma interviene spesso e volentieri nello spazio-commenti, che dissemina di besos. Scriveva, per esempio, il 25 u.s. (in Lipperatura, “Jedi Civil War”):   

“Dopo iniziale perplessità rispetto al teribbbile LA [Lucio Angelini] mi sono incanalata in curiosità, 'ripugnanza' [???] e divertimento :-)
Solo che Lucio non vuole dar credito alle nostre opinioni e rifugge un impegno mirato (da Bardo) come se la Fatucci [= direttrice editoriale di El/Emme/Einaudi Ragazzi, mia talent scout, poi talent-killer] gli avesse trasmesso un senso di sfiducia permanente e 'acido'. Se può essere di aiuto, caro Lucio, possiamo mettere in piedi una spedizione e forare le gomme della macchina dell'Arpia :-)
Meglio sarebbe per te, e per noi, se anziché lamentarti della sua arroganza tu la buttassi in versi o in prosa (non con banali lamenti però) sicché i posteri inorridiscano al solo nomarla.
Besos 
 

Che bisogna forare? Che c'è da ffa? Che bisoggna buca'? 

Spettatrice. È vero. Dopo le mie ormai note disavventure con il FUMER (Fronte Unito Megere Editoria per Ragazzi) attendo solo straccamente l'apparizione di un'improbabile nuova editor che, come Beatrice, mi sia scala (antincendio) al paradiso editoriale:- ) Grazia Messora di Mondadori Ragazzi, da poco subentrata alla Forestan, mi ha subito servito un bel "Lucio Angelini? No grazie!". Naturalmente, nei cassetti, ho un mucchio di roba pronta ad uscire postuma...  

Angela, pazientiamo un attimo, verifichiamo prima se le gomme hanno colpa. Come 'palloni gonfiati' probabilmente sì, ma forse Bart non è d'accordo sulla foratura. Vabbè per stavolta le si sgonfia e basta come se fossero una bamboletta vudu capace di ritorcere l'operazione anche sulla proprietaria :-) 

Angelini, mi meraviglio di te. Se continuerai a tenere le tue robbe nel cassetto per i poster(i) inacidirai di rabbia. Perchè fermarsi alla Mondadori? non ci sono altre case editrici?
Non riesci a pubblicare a puntate da qualche parte? a collaborare con qualche fumettaro che 'disegna' le storie?
Mettine una parte sul blog, magari invogliano alla pubblicazione e all'acquisto.
Mi fermo qui perché sto andando incontro a idee bizzare e cattive, ma non voglio dare soddisfazione a quegli amici che sostengono che a Natale si diventa cattivi :-)
Come voi ben sapete io lo sono già...da sempre :-)
besos

Care Angela e Spettatrice, 6 libri li ho comunque pubblicati (El/Emme/Loescher/Flammarion eccetera). Se è scritto che vinca il Bene, tornerò a pubblicare, se è scritto che trionfi il Male, resterò a bagnomaria e amen. Vediamoci tutti ad Armagheddon (= campo di battaglia descritto nella Bibbia in Apocalisse 16:16, come luogo dell'annunciato scontro finale tra il Bene e il Male):-/  

ehi, Lucio, l'Armagheddon è coperta da copyright teocon americano (e non). Quei signori sperano di realizzare la Grande Israele, convertire (finalmente)gli eterni riluttanti ebrei al cristianesimo (non potranno fare diversamente, visto che non c'è altro dio che non sia il Teocon) et infine , visto che saranno rimasti in pochi (avranno fatto piazza pulita di tutti i non correttamente credenti) loro banchetteranno e pregheranno sulle ceneri del mondo ovverossia l'Arma-gheddon. Beh, preferisco non esserci, thanks.  

ps. perchè non dedichi una puntata del tuo blog ai teocon, magari con qualche accostamento canoro o nazi(o)/popolare :-)  

Cara Spettatrice, nell'attesa della battaglia finale nella valle di Meghiddo, ti segnalo il sito:
http://www.countdown.org 
 

(Countdown to Armageddon, naturalmente)  

e scelgo dalle Faq questa:
"How do I prepare?": 
 

"The best way to be prepared for the future is to receive Jesus as your Savior, as He has promised to be with His children to protect & provide for them and be their Guide through perilous times. Jesus will give you the strength and courage to bravely face these future troubles and help you survive until the End of this world, after which He will ***reward you beyond your wildest dreams*** in the Heavenly world to come! 

If you don't yet know Jesus then we'd like to invite you right now to receive his ***free gift*** of everlasting life by praying this simple prayer:  *Dear Jesus, Please come into my heart. Forgive me for my past mistakes & sins and give me your free gift of everlasting life. Help me to love You and help me to share your love & truth with others...Amen.[1]   

Ma attenta alle contraffazioni. Leggo - infatti - su un quotidiano di ieri: "Si trovano per recitare il rosario: Santona scappa con i loro soldi" (... lasciando gli adepti smarriti e confusi).  

Lucio, che dire…Tiè 

besos :-)  

Scritto da: spettatrice | 27/11/05 a 15:05   

Che sia una Banca (no, è femmina)o un Istituto Finanziario?
Una conferma a quest'ultima tesi viene dalle parole di Daniele: does not regard the desire of women
 

besos  

ps. compatitemi, sono nervosa per cosette che non posso spiegarvi e la butto in cazzate. Lolip sorry 

"Gli alfabeti usati nella banca mondiale sono numerati: A=6, B=12, C=18, D=24 ecc. E l'ortografia di computer si converte in 666. Tale, infatti, è la somma del valore delle singole lettere, come di seguito indicato: C=18; 0=90; M=78; P=96; U=126; T=120; E= 30; R= 108. Inutile aggiungere che 666 è il numero della Bestia o Anticristo, con cui Satana intende dominare il mondo. (Ap. 13:16-18). Anche nel bar-code dei chip il primo, il medio e l'ultimo paio di barre senza numero sono 6 (= 666). Che il computer sia il diavolo? Che ai patiti di Internet convenga tenersi d'occhio il piede, caso mai dovesse farsi improvvisamente caprino?:-/ 

Spettatrice. Ecco, ora sei pronta per affrontare "L'anno luce" di Giuseppe Genna:-) 

[1] Traduco la semplice preghiera salvifica per Bart: “Caro Gesù, ti prego di scendere nel mio cuore. Perdonami i miei passati errori e peccati e offrimi il dono gratuito della vita eterna. Aiutami ad amarti e a condividere il tuo amore e la tua verità con gli altri… Amen”)

 

postato da: Lioa alle ore 04:58 | link | commenti (4)
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martedì, novembre 29, 2005

  

(foto da http://www.hollywoodcostumesandparty.com)

RICETTE RELIGIOSE 

 

COME FARSI IRRETIRE

IN UNA SETTA  

“Dio non esiste" dice l'ateo nel suo legittimo convincimento. Eppure anche l'ateo non può negare l'esistenza del ‘bisogno di Dio’, che può spiegare marxianamente come ‘oppio dei popoli’ utile a trasferire nell' aldilà il compenso all'ingiustizia patita nell'al di qua. O psicoanaliticamente come ‘avvenire di un'illusione’ che la progressiva scoperta delle dinamiche dell'inconscio non tarderà a smascherare. Tutto vero, ma insufficiente a spiegare questa inarrestabile ricerca del sacro come qualcosa che antecede la nascita della ragione e che permane, se non addirittura si potenzia, in presenza del suo trionfo. In questa ricerca c'è il rifiuto di considerare l'uomo come assoluto, il tempo cronologico come esaustivo, il mistero semplicemente come qualcosa che non è stato ancora scoperto, il senso della vita esaurito nel tempo che ci è dato da vivere… [cut]… A differenza dell'animale, l'uomo sa di dover morire. Questa consapevolezza lo obbliga al pensiero dell'ulteriorità che resta tale comunque la si pensi abitata: da Dio o dal Nulla. Ciò fa dell'uomo un ‘animale non stabilizzato’ come diceva Nietzsche, un animale la cui essenza è nell'oltrepassamento della sua situazione. Il futuro è il destino dell'uomo, è la traccia nascosta della sua angoscia segreta. Non ci si angoscia per ‘questo’ o per ‘quello’, ma per il Nulla che ci precede e che ci attende. Ed essendoci il Nulla all'ingresso e all'uscita della nostra vita, insopprimibile sorge la domanda che chiede il senso del nostro esistere. Un esistere per Nulla o per Dio?… [cut] Per questo non bisogna vociare all'interno della religione o fuori dalla religione. Non bisogna far chiasso in nome di Dio o contro Dio. Il rumore del mondo non deve invadere, col grido dell'affermazione o del diniego, l'origine silenziosa da cui sono scaturite tutte le parole. (Umberto Galimberti, “Religione, un bisogno eterno dell’umanità”): (da http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/011222.htm )

 

Chiarito ciò, passo a soffermarmi su due fatti registrati dalla cronaca di ieri. Il primo riguarda la santona Margherita di Gesù, il cui ricco sito vagamente new-age è qui:    http://www.margheritadigesu.it/

completo di tutte le “PAROLE DI CIELO” ricevute dall’alto, ovvero i messaggi di luce donati al mondo attraverso lei. Vediamo, per esempio, la dichiarazione rilasciata da Gesù medesimo alla suddetta santona il 21 luglio 2004:  

DICHIARAZIONE DI GESU'
(21 luglio 2004)

"Io che dalla Trinità parlo a tutti i miei figli
attraverso Margherita di Gesù,
mio strumento di comunicazione tra il Cielo e la terra,

dico che tutti i messaggi contenuti in questi libri
dell'Opera della Triade d'Amore,
sono voluti dal Padre, dalla Madre, dal Figlio e dallo Spirito Santo
e vengono a voi con un preciso scopo:
fare di voi anime che siano consacrate all'Amore Trinitario
e volutamente siano decise a non intraprendere altre strade
che non siano quella della Sacra Scrittura
e siano decise a vivere il Santo Evangelo ogni giorno della loro vita,
mettendo tutto il loro agire nell'adempimento della Divina Volontà in loro.
Annientano ogni giorno di più l'essere "pronti al giudizio e alla calunnia",
ma prestino soccorso a chi si trova in difficoltà,
come fece il "buon samaritano"
(Lc.10,25-37).
Non si preoccupino di ciò che dice "l'altro"
ma sentano di fare tutto per amore del prossimo.
Ogni vostro agire sarà conteggiato e valutato dal Giudice Giusto e Equo.
Vi ringrazio figli e nel vostro cuore donatevi ogni giorno alla Volontà Divina.
Vi benedico. Amen". 
  

Ma vediamo anche che cosa segnalava ieri 28 novembre Il Gazzettino di Venezia: 

 

Il falso miracolo dell'ostia insanguinata 

Un medico ha fatto analizzare la particola della "santona" scomparsa con i soldi degli adepti 

 

Il resto dell’articolo è qui:

http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2684348&Luogo=Treviso&Data=2005-11-28&Pagina=1&Hilights=santona

 

Come non augurarsi che non solo il Giudice Giusto e Equo,  ma anche i sicuramente meno perfetti giudici trevigiani vogliano conteggiare e valutare penalmente l’operato di chi millantava i soliti rapporti privilegiati con la divinità

 

(La santona, che si è resa uccel di bosco, starà nel frattempo conteggiando il bel gruzzolo di offerte consegnatele dai soliti fiduciosi allocchi). 

 

B) Il secondo fatto (copio-incollo dallo stesso giornale) è questo:  

 

 

 

KATMANDU - Continua incessante la processione nel distretto ... 

 

KATMANDU - Continua incessante la processione nel distretto di Bara in Nepal per andare a visitare «il piccolo Buddha », un quindicenne che da mesi medita, senza mangiare né bere, restandosene accovacciato in una cavità all'interno di un albero.

Finora oltre 100.000 fedeli, curiosi, ma anche scienziati e religiosi, hanno raggiunto da altre parti del Nepal, ma anche dall'India e da altri Paesi vicini, la località della fitta foresta nel sud est del regno himalayano, a 150 km da Katmandu nei pressi di Lumbini (dove secondo la tradizione sarebbe nato Goutama Siddharta, che sarebbe stato poi il Buddha , l'Illuminato) e che sperano di poter capire il mistero del ragazzo che medita da sei mesi senza né acqua né cibo.

Le autorità nepalesi hanno chiesto in queste ore l'aiuto proprio degli scienziati per svelare l'enigma che sta appassionando il mondo intero. L'opinione pubblica è divisa: tra chi crede che Ram Bahadur Bamjon, il ragazzo, sia in realtà la reincarnazione di Buddha ; e chi invece pensa che il giovane sia solo un impostore. E chi infine, perplesso, non sa darsi una spiegazione e aspetta il parere della scienza.

«Vogliamo chiarire questa vicenda - ha dichiarato Shanta Raj Subedi, amministratore del distretto di Bara, dove si trova il ragazzo - e soprattutto capire come egli abbia fatto a sopravvivere per tanto tempo senza né acqua né cibo». Per svelare il mistero, Subedi ha anche chiesto l'aiuto del Lumbini Development Trust, una commissione di esperti buddista, e all'Accademia Nazionale della Scienza e Tecnologia del Nepal.

Intanto Bamjon, incurante di tutta l'attenzione che si sta creando attorno a lui, continua a rimanere nella medesima posizione, con le gambe incrociate in una cavità alla base di un pipal, un ficus considerato sacro agli indù (sotto il quale secondo la tradizione il Buddha ricevette l'illuminazione) con gli occhi chiusi in meditazione, senza mangiare, senza bere e senza muoversi. Non parla e i visitatori possono osservarlo ad una distanza non inferiore a 50 metri. Di notte, però, si nasconde dalla vista del pubblico dietro ad una tenda calata dai suoi seguaci.

È proprio questo particolare ad aver insospettito i più scettici: qualcuno ha anche avanzato l'ipotesi che il ragazzo approfitti della notte per nutrirsi almeno quel tanto che gli consente di sopravvivere. Le sue condizioni fisiche appaiono buone. I medici giunti sul posto non hanno naturalmente potuto visitarlo ma, osservandolo da lontano, hanno potuto rilevare che il suo respiro è normale anche se il giovane appare debole.

Coloro che hanno visto, sia pure da lontano, il «piccolo Buddha » hanno riferito che egli porta uno scialle indossato nella stessa maniera in cui lo indossa Buddha in tutte le sue raffigurazioni. «All'inizio ero preoccupata per lui - ha raccontato la madre del ragazzo, Maya Devi (che porta lo stesso nome della madre di Buddha ) - ma ora sono felice. Mio figlio è in devozione di Buddha ».

Buddha , fondatore del Buddismo, principe della stirpe Sakyamuni, nacque a Lumbini, piccolo villaggio nepalese, circa 2.600 anni fa. Ottenne l'illuminazione a Bodh Gaya in Bihar, stato indiano ai confini col Nepal.

 Insomma, dall’Ovest all’Est, pare proprio che anche l'ateo, come dice Galimberti, non possa negare l'esistenza del ‘bisogno di Dio’ [o di ‘sacro’]…Che ne dite, è bene che il regista Bertolucci si prepari a girare "Piccolo Buddha 2"? 

postato da: Lioa alle ore 05:16 | link | commenti (1)
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lunedì, novembre 28, 2005

(foto tratta da http://www.costumesinc.com/Costumes/images/wo021.jpg)

RICETTE LETTERARIE: 

 

COME CONFEZIONARE UN ROMANZO SPLATTER 

 

Nell’ultimo Almanacco dei Libri (Repubblica del 26 novembre) Marco Lodoli dice, a proposito del romanzo ***, di *** :  

“A me [questo romanzo] pare un’operazone tipica di questi anni: si prendono le figure più squallide e feroci: 

 

1)      uno psicopatico che rimpinza le sue vittime di pile

2)      un pusher filosofo e spietato

3)      un tizio che accoppa le persone per strappargli gli organi e rivenderseli

4)      qualche ragazzino viziato e tossico

5)      un giovane geloso che ha appena massacrato il rivale

6)      una manciata di poliziotti con la mano sul grilletto

 

quindi li si infila tutti in uno SHAKER, si agita forte, si versa piombo e sangue, demenza e follia, e infine si indossa la toga e si tira la

                                                                    

                                                 morale  

 

(= viviamo proprio in un mondo di merda; la gente è cattiva e disperata; se non cambiamo rotta finiremo male…)

 

INSOMMA: prima si usa tutta la spazzatura disponibile, si accoltella, si pippa, si tortura, si mitraglia, si razzola nel sangue, approfittando a man bassa delle emozioni più violente, e poi si chiude condannando SDEGNATI  tanto schifo. C’è qualcosa di ipocrita in questa tecnica. È come sputare dall’alto nel piatto in cui si è grufolato a testa bassa. Non è lecito rifiutare il Grande Porcile in cui viviamo con la bocca piena di prosciutto e salame.”

------------------------------- 

 

DOMANDA di Lucio Angelini. 

Casualmente la recensione si riferisce a ‘Un’ora e mezza’, di Davide Di Leo (in arte Boosta), tastierista e anima dei Subsonica, Baldini Castoldi Dalai editore, ma a quante altre opere dei nostri anni non potremmo adattarla?

postato da: Lioa alle ore 06:48 | link | commenti (4)
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domenica, novembre 27, 2005

Sh p

 

TELEVISIONE,

CESSO DEGLI OCCHI?

 

Ricordo che una sera, zappingando da un canale all’altro, beccai questo ineffabile frammento di “C’è posta per te”.

 

Mamma disperata alla figlia scappata di casa: 

“Figlia mia, torna in sé, torna in sé!”. 

E la figlia: 

“Mamma, ma io sono in sé, te l’assicuro, sono in sé.”

 

Be’, della televisione è stato detto "tutto e il contrario di tutto". Certi radicali si sono definitivamente sbarazzati del chiacchieratissimo elettromestico. Certi altri - con pari esagerazione - hanno contratto la cosiddetta tele-dipendenza (non troppo dissimile, in fondo, dalla blog-dipendenzaJ )

 

Nel blog di Macchianera http://www.macchianera.net 

FILIPPO FACCI ha appena scritto: 

 

Che la televisione stia diventando la grande cassazione della realtà (vedo una cosa in televisione, dunque esiste) o se volete il San Tommaso dei nostri giorni (vedo una cosa, ci credo) è una banalità che in tristezza è superata solo dal fatto che ci siamo abituati. Nella pubblica opinione, ormai, la mera conoscenza è l'inconscio mentre l'immagine è il conscio: l'informazione non supportata da immagini è solo una verità in attesa di giudizio, la registriamo con riserva, resta nell'anticamera della nostra consapevolezza.”

 

Per quanto mi riguarda, sono contento di avere un televisore in casa, anche se ne fruisco solo a piccole dosi. Adoro “Blob” e altri programmi ad alto tasso di comicità involontaria (impagabile la puntata de “L’isola dei famosi” con le emorroidi di Enzo Paolo Turchi). Non dimentichiamo, peraltro, che la parabolica ci consente di seguire persino “Al Jezeera”:- ).  

Ma vediamo qualche definizione presa da  http://www.drzap.it/DrZap_dizionario_T.htm 

  1. Televisione (01) : chewing-gum per gli occhi. (Frank Lloyd Wright)
  1. Televisione (02) : e' come il matrimonio: va bene in campagna, ma in citta' fa ridere. (Ennio Flaiano)
  1. Televisione (03) : e' come la cacca: bisogna farla, ma non guardarla. (Gianfranco Funari)
  1. Televisione (04) : e' come una spugna: raccoglie tutto ciò che c'è sul pavimento e quando vai a spremerla esce fuori il succo della società. (Pippo Baudo)
  1. Televisione (05) : il cesso degli occhi. (Oliviero Toscani)
  1. Televisione (06) : la figlia del cinema che e' cresciuta stravangante e con cattive abitudini. (Ramón J. Sender)
  1. Televisione (07) : quell'apparecchio che permette a persone che non hanno niente da fare di guardare gente che non sa fare niente. (Fred Allen)
  1. Televisione (08) : un apparecchio che ha trasformato la cerchia familiare in un semicerchio. (Gigi Proietti)
  1. Televisione (09) : un mezzo perche' raramente e' ben fatta. (Fred Allen)
  1. Televisione (10) : una metafora della morte dell'intimita'. (Anthony Burgess)
  1. Televisione (11) : un'invenzione che vi permette di farvi divertire nel vostro soggiorno da gente che non vorreste mai avere in casa. (David Frost)

25.  Tempo (1) : ciò che l'uomo è sempre intento a cercare di ammazzare, ma che alla fine ammazza lui. (Herbert Spencer)

 

 

postato da: Lioa alle ore 00:52 | link | commenti (1)
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sabato, novembre 26, 2005

Sam, world's ugliest dog 

(Sam, il cane più brutto del mondo)

IL BRUTTO CAGNOCCOLO

A volte brutto e bello si equivalgono. Prendersi un bel raffreddore, per esempio, è lo stesso che buscarsi un brutto raffreddore (così come, paradossalmente, il pane più fresco è quello più caldo) ma Sam era proprio brutto, senza possibilità di equivoci. Aveva vinto per tre anni di seguito (nel 2003, nel 2004 e nel 2005), il primo premio al "World's Ugliest Dog contest" (Concorso per il Cane Più Brutto del Mondo). Ma la sua bruttezza l'aveva reso famoso. Aveva anche una dozzina di siti, tra cui l'ufficiale

http://samugliestdog.com/

A differenza del brutto anatroccolo di Andersen, crescendo era rimasto irrimediabilmente brutto. E tuttavia il destino gli aveva fatto incontrare una padrona tenerissima, Susie Lockheed. Se la bellezza è negli occhi di chi guarda, ebbene per Susie lui era magnifico. Dico "era" perché, proprio ieri, la stampa mondiale ne ha annunciato il decesso. Vediamo l'Associated Press:

SANTA BARBARA, Calif. - Sam, the tiny dog whose hairless body and crooked teeth earned him a reputation as the World’s Ugliest Dog, has died.The pooch died Friday, just short of his 15th birthday, his owner said. “I don’t think there’ll ever be another Sam,” Susie Lockheed said, adding: “Some people would think that’s a good thing.”

o il Gazzettino del 24 novembre: 

Morto il cane più brutto del mondo.

 

(È morto a Santa Barbara, in California, Sam, conosciuto per essere il cane più brutto del mondo, tanto da venir spesso mostrato in tivù. L'animale, quasi quindicenne, era pura razza "Chinese crested": senza peli (eccetto un ciuffetto sulla testa) , aveva anche i denti storti e il muso ricoperto di verruche.)

 

In rete è possibile vederne diversi video, per esempio qui:

http://www.cnn.com/2005/US/11/22/ugly.dog.ap/  

(cliccare sulla frase: Watch Sam's bizarre gait and hear him howl -- 3:04

o qui:

http://msnbc.msn.com/id/10152429/

Mi piace rendergli omaggio copia-incollando un brano (che riguarda un altro brutto cagnoccolo) dal BLOG di SELVAGGIA LUCARELLI: 

"Socrate 26-02-1998 / 31-03-2002. Ti ho seppellito ai piedi di un abete alto e fiero con le fronde verdi che salgono disordinate verso il cielo. Sulla terra smossa ho adagiato i sassi levigati dal mare di Punta Aderci e odorose fresie selvatiche. Mi manchi, accidenti quanto mi manchi. Io lo sapevo che saresti morto giovane, la morte ti ha tenuto per la coda fin dalla nascita. E da cane speciale quale eri sei morto senza un lamento, la sera di Pasqua. Chi dice o pensa "era solo un cane" non sa di quale amore assoluto e disinteressato sia capace un cane. Io con Socrate passavo più tempo che con i miei genitori e i miei fratelli e naturalmente io e lui ci eravamo inventati uno scarno e buffo linguaggio per comunicare. E' ovvio che non si parlasse di massimi sistemi e conflitti d'interessi, ma i nostri stati d'animo sapevamo raccontarceli e condividerli a modo nostro. Quando ho deciso di dargli questo nome importante del grande pensatore dell'antica Grecia che mi fece innamorare della filosofia, mi balenò in testa l'idea che, se è vero che nomina sunt omina, potesse essere un cattivo presagio (vista la triste fine che fece il Socrate-filosofo). E in effetti pochi mesi dopo, quando lo vidi affannarsi al minimo tentativo di corsa e lo portai dal veterinario, scoprii che la sua cicuta si sarebbe chiamata "cuore". Ti diedero un anno di vita al massimo. Il mio amore te ne ha regalati tre in più, ma è stato un rapporto e uno scambio impari, ho ricevuto molto più io da te che tu da me. Bello non eri di sicuro, ma in linea di massima ho sempre scelto cani brutti perchè hanno meno probabilità di intenerire un potenziale padrone. A chi mi chiedeva che razza fossi dicevo che eri "una fantasia di razze" o, come dice la Littizzetto, che eri nato da un'orgia! Orecchie lunghe da cocker, muso allungato da segugio, un accenno di pelo maculato da cane da caccia e quegli occhi neri bellissimi che mi hanno guardata stanchi l'ultima volta che t'ho visto vivo, mentre ti davo un po' di cioccolato dell'uovo di pasqua. Io non l'avevo capito sai, che sartesti morto poco dopo. I segnali c'erano stati e a posteriori li vedo nitidi ed inequivocabili ma, è triste dirlo, forse ero solo distratta e non sono stata così attenta e premurosa da leggerli. Fino ad oggi la morte non mi era mai entrata dentro casa, dentro la casa in cui vivo, ed ho sentito per la prima volta che la morte ha un rumore preciso, nitido, che non è silenzio e basta, è un'eco sorda, un suono continuo sempre sulla stessa nota e gli oggetti che erano "di Socrate" sembrano immobili in una fotografia, morti anche loro, come se si trovassero al loro posto scagliati lì da una deflagrazione, insulsi, congelati. L'assenza che è invadente più di mille presenze e che stende una patina grigia sui gesti quotidiani e le stanze della casa. Era solo un cane, lo so. Anzi no, non lo so. So che era il mio cane e non se ne abbiano a male quelli che ora leggeranno queste mie parole e penseranno che sono offensive nei confronti di chi ha provato il dolore lancinante della morte di una madre o di un fratello. Non vi offendete perchè amavo Socrate come amo i miei amici e i miei familiari. E tempo fa, quando una mia amica attrice di Occhiobello mi raccontò che aveva perso suo fratello Martino per uno stupido incidente di moto, mi colpirono le sue parole di donna sensibile e pragmatica: "Selvaggia, dopo un dolore del genere non è vero che non si riesce più a vivere o a farsene una ragione. Tu continui a fare le tue cose, solo che il mondo cambia colore.Che ne so, prima lo vedevi blu, ora lo vedi rosso." Sì, Maria, credo che sia proprio così. E per finire, so che molta gente dice o pensa che sia ingiusto tutto questo amore per un cane "quando ci sono tante persone che avrebbero bisogno". Ecco, quelle persone solitamente non aiutano né i cani, né le persone, io tutta questa filantropia in gente che non ama gli animali non l'ho mai vista . E scusate se in questo papiro per il mio cane c'è anche qualche piccola frecciata, ma il dolore per la morte di un cane non lo comprendono tutti e di frasi stonate me ne sono arrivate parecchie all'orecchio in questi giorni. Sono anche un po' arrabbiata, triste e arrabbiata. Perchè mi manca Socrate e non c'è un posto al mondo in cui possa andare a riprendermelo. E riadattando il finale di "Paula" di Isabelle Allende "Adiòs Socrate - cane. Bienvenido Socrate - espiritu."

http://www.selvaggialucarelli.it/diario/pensiero.php?pensiero=43

postato da: Lioa alle ore 00:10 | link | commenti (2)
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venerdì, novembre 25, 2005

(Andrea Barbieri dal suo rocking horse castigat lacrimando mores)

“Ogni cosa è illuminata da Andrea Barbieri”, sostiene il critico GIOVANNI CHOUKADARIAN. E il sapientino di Forlì: “SILENZIO! STANNO LAVORANDO PER ME!”

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Tempo fa consigliai ad Andrea Barbieri di mettersi in proprio e crearsi un blog suo attraverso il quale dimostrare alla blogosfera tutta “come si sta in rete”. Purtroppo non mi dette retta e continuò imperterrito a bighellonare nello spazio-commenti dei blog altrui accusando ora questo, ora quel blogger delle più svariate inadeguatezze. Appena ieri, per esempio, chiedeva alla Lipperini dalla bacheca di Nazione Indiana:

"Quando ti salterà in testa che è inutile portare le scemenze che vengono scritte ogni giorno sulle pagine culturali, in rete, con le stesse modalità da scriccata d'occhio, patinatura, velocità e, inevitabilmente, superficialità?".  

Risposta di Loredana:  

“Beh. Non ha molto senso continuare a discutere con qualcuno che non intende affatto interloquire ma solo, e a più riprese in questa sede, darti dell'imbecille.”

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Un altro vezzo di Barbieri è accusare i blogger di non capire una mazza di fumetti (a differenza di lui). Così annunciava ieri dalla stessa bacheca, dopo anni di indagini e analisi a tappeto: 

“L'ambiente dei disegnatori per ***qualità e civiltà*** è un gradino sopra al popolo dei lit-blog.”

Segnalava, infine, un’intervista a uno dei suoi idoli assoluti, Matteo Galiazzo, di cui riprendo le tre dichiarazioni più pregnanti:  

(http://www.e-dezani.com/e-blog/2005/11/intervista-matteo-galiazzo.html

1) “In sostanza penso che se uno è contento non ci pensa minimamente a mettersi a scrivere, perché la letteratura è fondamentalmente lagnarsi di qualcosa attraverso delle alterazioni simulate del paesaggio esterno.”

     2)  “La letteratura mi è servita a bekkare delle tipe? Mah, mi sarebbe servita se io fossi uno predisposto a beccare delle tipe, allora uno sfrutta la cosa, ma se fossi stato uno predisposto avrei beccato le tipe anche senza letteratura. Ma se uno è predisposto di solito non si mette a scrivere, perché tra i vari motivi che spingono uno a cominciare a scrivere il più tipico è che le ragazze non ti si filano manco di sbieco."

       3) "Se uno pensa di essere felice scrivendo benvenuto. È meglio che sappia in anticipo però che la cosa non gli darà mai da vivere. Se pensa di vivere di quello che scrive è meglio che si dedichi al superenalotto, perché ci sono molte più probabilità di sistemarsi."

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Galiazzo a parte, ho recuperato uno spassionato giudizio del critico Giovanni Choukadarian sulle “esternazioni” di Andrea Barbieri, e precisamente qui:  

http://www.vibrissebollettino.net/archives/2005/07/percha_no.html

“In un tempo in cui si riscoprono le ubbie moderniste sulla perdita di senso e di coerenza logica del mondo, non che della sua irrappresentabilità, è bello scoprire ogni giorno che qualcosa invece resta, ferma e incrollabile siccome la roccia. È Andrea Barbieri, luce per noi scettici e dubbiosi permanenti. Grazie di esistere, davvero.”

Posted by: giovanni at 21.07.05 14:51   

“Quando Giovanni ingrana il suo lessico finto ricercato mi fa impazzire. Lui non lo immagina ma quando trovo un suo post gongolo. È la stessa felicità che provo incontrando i personaggi di Matteo Galiazzo, che lui modellava sulla realtà. Insomma, con Giovanni sono arrivato alla fonte.”

Posted by: andrea barbieri at 21.07.05 15:37  

“Barbieri, je vous adore. E leggi Galiazzo, Parente, Moresco: essi lavorano per te."

Posted by: giovanni at 21.07.05 15:51   

“Bravo Giovanni, volevi sfottermi ma hai detto una grande verità: "lavorano per me", per fare bene alla mia vita, è esattamente il motivo della mia gratitudine per chi si fa il mazzo a scrivere libri belli. Lavorano per me Voltolini, Mozzi, Moresco, Scarpa e tanti altri. Non ci fa il mondo migliore - per esempio - la voce attenta, intelligentissima, garbata di Dario Voltolini? Parente no, non credo che leggerò "La macinatrice", ne ho avuto abbastanza in libreria. E poi, Giovanni, quando inserisci parole francesi sei straordinario, se ti sentisse Gomez Addams... Ma ogni tanto intercala anche con qualche "hélas" che non lo usi mai.”

Posted by: andrea barbieri at 21.07.05 17:26  

“Barbieri, sai che diventi presto noioso? A me, si capisce - per gli altri che citi, e il mondo intero, no, e questo mi rende felice. Buona notte, gute nacht and fare thee well.” 

Posted by: giovanni at 21.07.05 20:45 

 

Ma vediamo una breve scheda su Andrea Barbieri presa da Internet: 

http://www.jaysonsutcliffe.com/athlete_12_andreabarbieri.htm 

 

Andrea Barbieri needs no introduction. He burst on to the world scene in 2001 in spectacular fashion and went straight to the top. Again in 2002 with his partner Matteo Galiazzo for pairs skating, he won another Gold along with the silver medal in the Junior Mens Freestyle event. Barbieri this year broke all the rules and went straight in to the No.2 ranking in the Senior Men's event performing a triple axel jump and no less than 7 seven jumps in his long program. Off skates, he looks like he has just come off the catwalks of Forlì's top fashion houses and on rocking horse his costuming was outstanding in 2003 with some really unique and individual designs worn. What does the future hold for this bright star... well – you are about to find out but I think there plenty more in store and its not the last you'll be hearing of this guy...  Andrea Barbieri is our 'Athlete of the Month'.. Salute!!   

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giovedì, novembre 24, 2005

 

LA MADELEINE DI MICHELE MARI 

 «II y avait déjà bien des années que, de Combray, tout ce qui n'était pas le théâtre et le drame de mon coucher, n'existait plus pour moi, quand un jour d'hiver, comme je rentrais à la maison, ma mère, voyant que j'avais froid, me proposa de me faire prendre, contre mon habitude, un peu de thé. Je refusai d'abord et, je ne sais pourquoi, me ravisai. Elle envoya chercher un de ces gâteaux courts et dodus appelés Petites Madeleines qui semblent avoir été moulés dans la valve rainurée d'une coquille de Saint-Jacques. Et bientôt, machinalement, accablé par la morne journée et la perspective d'un triste lendemain, je portai à mes lèvres une cuillerée du thé où j'avais laissé s'amollir un morceau de madeleine. Mais à l'instant même où la gorgée mêlée des miettes du gâteau toucha mon palais, je tressaillis, attentif à ce qui se passait d'extraordinaire en moi. Un plaisir délicieux m'avait envahi, isolé, sans la notion de sa cause. II m'avait aussitôt rendu les vicissitudes de la vie indifférentes, ses désastres inoffensifs, sa brièveté illusoire, de la même façon qu'opère l'amour, en me remplissant d'une essence précieuse : ou plutôt cette essence n'était pas en moi, elle était moi. J'avais cessé de me sentir médiocre, contingent, mortel. D'où avait pu me venir cette puissante joie ? Je sentais qu'elle était liée au goût du thé et du gâteau, mais qu'elle le dépassait infiniment, ne devait pas être de même nature. D'où venait-elle ? Que signifiait-elle ? Où l'appréhender?... »

 (Marcel Proust, À la recherche du temps perdu. Du côté de chez Swann, 1913.)

 "Da piccolo credevo che le albicocche secche fossero orecchie, e mi domandavo a quali infelici fossero state tagliate. Quando fui costretto ad assaggiarne una, prelevandola da una composizione natalizia di datteri e frutta candita, mi dissi: 'Di questo dunque sanno le orecchie' "  

 (Michele Mari, "Tu, sanguinosa infanzia", Mondadori)
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mercoledì, novembre 23, 2005

LA FIABA DELL’IO, DELL’ES E DEL SUPER IO 

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Freud creò dei simboli per aspetti isolati della personalità che chiamò Es, Io e Super-io: astrazioni non diverse dalle personificazioni della fiaba. L'irragionevole Es travolge il debole Io che esegue gli ordini del Super-io: per tutta risposta, l'Io oppone l'Es e il Super-io e li induce a combattere tra loro, per neutralizzarne le energie contrarie e ottenere un controllo razionale sulle loro spinte irrazionali.
Naturalmente si tratta di esteriorizzazioni fittizie, utili soltanto per l'individuazione e la  comprensione dei processi con cui diamo ordine al caos delle esperienze interiori.

 

Si consegue l'integrazione della personalità imparando a comprendere e a dominare il proprio Es (le pressioni violente, aggressive), a dare ascolto al Super-io (le aspirazioni e gli ideali superiori) senza esserne completamente dominati. Il rosso caos delle emozioni incontrollate (l'Es) e la bianca purezza delle nostre coscienze, cioè il Super-io, devono integrarsi e convivere armoniosamente per il raggiungimento della maturità.

Ma sentiamo una canzone di Giovanni SCIALPI :- )

 

SCIALPI

 

 

L'IOE L'ES

E' LA PRIMA VOLTA CHE
VENGO NELLA TUA CITTA'
MA CHE STRANO EFFETTO FA
QUESTA PIAZZA QUESTA VIA
IO LE HO CONOSCIUTE GIA'
MA NON IN QUESTA VITA MIA
MISTERO CHE NON POTRO'
SPIEGARE MAI
L'IO E L'ES VIVO FUORI
E DENTRO ME
IL COLTELLO DI UN MARINE
MI SORPRESE PROPRIO LI'
SULLA PORTA DI QUEL BAR
C'ERI ANCHE TU
E CON LUI BALLAVI UN BLUES
DICE CHE SI RIPETE COME UN FILM
O VITA
MA QUANTE FACCE HAI
STANNO SUONANDO UN BLUES
NON C'E' NESSUNO E BALLI CON ME
SENTO ANCORA QUEL BLUES
MA QUANTE VOLTE TU
PUOI FINGERE L'AMORE
MA QUANTE FACCE HAI
TUTTO COME IN UN FILM
LA STESSA SCENA LA RIVIVRAI
TUTTO COME IN UN FILM
UN FILM CHE NON
POTRA' FINIRE MAI
CHE VESTITO BIANCO HAI
NONOSTANTE IL SANGUE CHE
HO VERSATO SU DI TE
MISTERO CHE NON POTRO'
SPIEGARE MAI
L'IO E L'ES HANNO UN GIOCO SU DI ME
O VITA
MA QUANTE FACCE HAI
SENTO ANCORA QUEL BLUES
E LE TUE BRACCIA STRINGONO ME
SENTO ANCORA QUEL BLUES
MA QUANTE VOLTE TU
PUOI FINGERE L'AMORE
MA QUANTE FACCE HAI
TUTTO COME IN UN FILM
LA STESSA SCENA LA RIVIVRAI
TUTTO COME IN UN FILM
UN FILM CHE NON POTRA'
FINIRE MAI.

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martedì, novembre 22, 2005

Ricordate il vecchio LP di Claudio Lolli 

"Ho visto anche degli zingari felici"?

Mi è tornato in mente leggendo la seguente notizia (Gazzettino, 15 novembre 2005):

"Non hanno commesso alcun reato, ma sono stati abili a sfruttare i pregiudizi che esistono nei loro confronti. Così alcuni zingari sono riusciti a guadagnare qualche migliaio di euro. Una coppia elegante si presentava nelle agenzie immobiliari per acquistare o prendere in affitto un appartamento e versava una caparra. Poi, al secondo appuntamento si presentavano con decine di zingari e le agenzie preferivano strappare il contratto pagando la penale di legge."

Arrivavano su Mercedes come felici sposini. Educati e ben vestiti conquistavano subito i venditori bloccando con una caparra la casa che volevano acquistare o l'appartamento che intendevano affittare. La sorpresa arrivava per i proprietari degli immobili pochi giorni dopo, quando i due dovevano presentarsi per la rituale visita della casa e per le «misurazioni per i mobili» come la coppia regolarmente chiedeva. Non si presentavano, infatti, solo gli sposini, ma un'orda di nomadi, con tanto di roulotte se si trattava di case singole e in 7-8 se erano appartamenti. A quel punto scattava il raggiro: naturalmente i proprietari si rifiutavano di continuare l'affare, ma i due sposini erano irremovibili. "Vi abbiamo dato la caparra, o ci date la casa o ci ridate i soldi. Raddoppiati però, come prevede la legge".

Già, perché i due nomadi, senza fissa dimora, trevigiani, che hanno assestato i colpi un po' in tutto il Veneto, il codice civile lo conoscono bene. Tanto che un agente immobiliare di Treviso che li aveva denunciati si è visto archiviare la denuncia dal Tribunale.

"Quello che possiamo fare - ha detto ieri il comandante dei Carabinieri di Peschiera, Antonio Sergi, cui s'è rivolto un agente immobiliare del Garda - è di avvertire proprietari di immobili, agenzie, imprenditori edili dell'esistenza di questa gente che, assieme ad altri nomadi, usano questo stratagemma per spillare soldi ai malcapitati. Tra l'altro, utilizzando in modo perfetto la legge. Il problema è che loro versano al venditore regolare caparra. Mille-duemila euro per l'affitto e anche 20 mila per l'acquisto, chiedendo poi il doppio per la rinunciare al diritto" così acquisito di affittare o acquistare l'immobile".

Il problema per gli inquirenti, infatti, è che nessun reato, a quanto risulta, è stato commesso da parte del gruppo di zingari: piuttosto, quello messo in opera è stato un espediente che ha saputo abilmente sfruttare i pregiudizi generali su di loro. La paura dei venditori, infatti, era di vedere deprezzata la proprietà per la presenza dei nomadi. Così, ai sensi degli articoli 1385 e 1386 del codice civile, che prevedono che chi recede dall'accordo debba restituire il doppio, gli immobiliaristi si sono trovati a dover ridare indietro 30 mila euro se la caparra era di 15mila, 100mila se era di 50mila.

(Massimo Rossignati)

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lunedì, novembre 21, 2005

Lilli Gruber

Sabato 19 novembre alle 9 del mattino ero già all’auditorium Santa Margherita di Venezia per la tavola rotonda conclusiva del convegno sui diritti umani. Il prof. Enzo Pace dell’università di Padova, uno dei massimi conoscitori del mondo musulmano, ha relazionato sui fermenti in atto in tale mondo e in particolare sulla volontà di contrapporre al commento tradizionale del Corano  un approccio ermeneutico riformista, teso a lasciar cadere le incrostazioni storiche più discutibili e ad essenzializzare il nucleo del messaggio. Il relatore ha ricordato il contrasto tra la “lettera” del Corano (“NON C’È COSTRIZIONE NELLA RELIGIONE” = spetta solo a Dio il giudizio e l’erogazione dei castighi per i violatori dei principi dell’Islam) e le sue distorte applicazioni giuridiche. Purtroppo la legge coranica è stata storicamente assunta come fonte assoluta del diritto, destinata quindi a prevalere su qualunque possibile carta dei diritti umani. Succede così che l’apostata, anziché vedersela solo con Allah, debba vedersela in prima battuta con la tradizione giuridica islamica , che considera l’apostasia un reato punibile anche con la pena di morte.

Secondo l’Islam – ha ricordato il prof. Pace - non esiste peccato originale; gli uomini nascono già buoni e infusi di Dio. Uscire dall’Islam significa rifiutare la propria natura, violare il patto di coesione con i membri della comunità islamica. Il Corano, in sé, prevederebbe una condanna puramente morale, il  diritto, invece, anche penale. Il prof. Pace ha imputato la discrepanza alla seconda fonte del diritto islamico, costituita da testi quali “I Detti e Fatti del Profeta”, di più incerta trasmissione rispetto al Corano, e al cosiddetto “consenso della comunità dei dotti” (= la giurisprudenza consolidata nel tempo), terza fonte del diritto. Ma l’Islam, in ogni caso, non va considerato un monolite. Al suo interno, ha ribadito il prof. Pace, esistono movimenti che si battono per restituire la prevalenza al messaggio teologico su certe “perversità” dell’applicazione giuridica (lapidazione delle adultere e via dicendo). 

Il professor GIUSEPPE GOISIS ha spostato l'attenzione sul contesto africano. Ha sottolineato l'opportunità di parlare, anziché di una sola Africa, di diverse e differenziate Afriche. Si è soffermato sulla necessità di rendere più incisivi gli interventi in favore dell’attuazione delle 4 libertà, con particolare riferimento a quelle dal bisogno e dalla paura (la paura creata intenzionalmente dall’uomo). Ha citato il rapporto di Amnesty International per il 2005 (120 milioni di DONNE sottoposte a escissione o mutilazioni profonde). Ha accennato alle “vite sospese” (bambini e bambine soldato), ai soprusi e alle prepotenze poliziesche (“il potere desidera atterrire e atterrare le coscienze”), alle colpe di certi stati definibili “predatori compassionevoli”, all’incoraggiamento del fanatismo (“Se io ho ragione, tu sei morto”), alla repressione politica, all’esercito dei disillusi, alla “petrolizzazione” dell’acqua potabile (i signori dell’acqua sono anche i signori della guerra) eccetera. Un quadro davvero sconfortante. Ma la dignità, ha detto il prof. Goisis, è il fondamento della libertà. Malgrado lo sfruttamento coloniale, l’Africa resta un paese ricco, in cui sopravvivono grandi risorse e la possibilità di arrivare a uno sviluppo endogeno (capacità di trarre da sé le risorse). Ha raccomandato un migliore monitoraggio delle istituzioni politiche, una diminuzione/cancellazione del debito, un aumento degli aiuti, la lotta alla corruzione politica e al commercio delle armi, per favorire una ricollocazione economica e politica del continente. 

“Il mondo”, ha ricordato il prof. Goisis, “sarà più SICURO solo se riuscirà a diventare PIÚ FRATERNO”. La GOVERNANCE va intesa come un bene maggiore di tutta la famiglia umana.  

Il prof. RENZO GUOLO è tornato a evidenziare le contraddizioni dell’area islamica, la divaricazione tra società civile,  regime politico e religione. “Nelle società islamiche – ha detto - non è importante che il potere sia giusto, quanto che la religione resti il potere regolatore.” Ma non ha alcun senso tentare di attivare processi di nation-building dall’alto e con la forza, senza preoccuparsi del ben più importante processo di society-building.

GIOVANNI BENSI ha relazionato sugli abusi di diritti umani in Russia, dove la situazione appare comunque meno spaventosa che nel resto delle ex repubbliche socialiste sovietiche. 

Nel pomeriggio ero a Padova, dove ho scoperto che in una sala di Palazzo Moroni (Municipo) alle ore 17.00 Lilli Gruber avrebbe presentato il libro “CHADOR. NEL CUORE DIVISO DELL’IRAN”. 

Come resistere alla tentazione di vederla e ascoltarla da vicino?  

Il nuovo libro della giornalista è dedicato, come si sa, all’IRAN, paese “al primo posto nella lista di George W. Bush delle ‘tirannie’ da abbattere, stretto fra l'Iraq e l'Afghanistan nella regione strategica più calda della terra. L'Iran teme di essere anch'esso oggetto di un attacco americano, e il suo programma nucleare potrebbe diventare il pretesto per una guerra preventiva. Al suo interno, le profonde tensioni fra la teocrazia dei mullah e l'ansia di riforme che anima donne, studenti e intellettuali saranno evidenti nelle decisive elezioni presidenziali di giugno” (così la scheda editoriale).

 

Volete sapere come ho trovato Lilli Gruber? Magrissima, carina da morire, ma soprattutto preparata e brava. È stato un vero piacere ascoltarla e guardarla dominare (affabilmente) l’uditorio, in piedi davanti al tavolo e col microfono in mano. Naturalmente ha sottolineato a sua volta l’insensatezza del voler esportare la democrazia “sulle ali dei cacciabombardieri”. Caldi applausi, prima che l'euro-parlamentare si involasse verso la libreria Feltrinelli, dove era attesa per le 19.00:- ).
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sabato, novembre 19, 2005

 

BRAVISSIMO LUC!

No, non mi faccio i complimenti da solo. Li faccio a Luc Jacquet, il biologo regista del film che vi raccomando per questo week-end (è appena uscito). 

"LA MARCIA DEI PINGUINI"

E'  tenerissimo. Parla di pinguini, è vero, ma, attraverso loro, anche di noi. Portateci tranquillamente i vostri bambini.

Rubo un pezzo d'intervista all'autore da qui:

http://www.stpauls.it/fc/0547fc/0547fc88.htm

  

  • Qual è il fascino di questo film?  

«È una fiaba. L’antichissima storia dei pinguini e della loro lotta a perpetuare la vita dormiva tra i ghiacci. È strano che finora nessuno l’avesse raccontata».  

  • Perché è tanto piaciuta agli americani da battere al botteghino La guerra dei mondi di Cruise e Spielberg?  

«Mai l’avrei detto! Credo che il pubblico sia saturo di effetti speciali, stanco di ansie. Nel mio film ci sono vita, amore e morte. Ma il messaggio è ottimistico. Il pinguino Imperatore, poi, è espressivo come un uomo: ti guarda, si atteggia».  

  • Costo: 3 milioni di euro. Incasso, finora: trenta volte tanto. Ci riproverà? 

«Io, gli operatori Jérôme Maison e Laurent Chalet, i tecnici, i produttori siamo cresciuti assieme. Presto, gireremo un film sul rapporto tra uomo e natura».   

  • Luc: biologo, ecologista o regista?  

«Soltanto un narratore di storie»  

  • Spielberg ha risposto la stessa cosa.  

«Caspita, è terribile!».

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venerdì, novembre 18, 2005

DIRITTI UMANI A VENEZIA

È in corso da giovedì 17 novembre all’Auditorium S. Margherita un CONVEGNO SUI DIRITTI UMANI. Vi trascrivo il comunicato stampa dell’università di Ca’ Foscari:

«I diritti umani sono al centro di un convegno internazionale di studi organizzato dal Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Diritti Umani dell'Università Ca' Foscari di Venezia dal titolo "Governance globale e diritti dell'uomo nel XXI secolo" che si svolgerà dal 17 al 19 novembre all'Auditorium S. Margherita. La questione dei diritti umani si intreccia oggi con quella della governance globale. Stato e cooperazione interstatale non bastano più: occorre edificare istituzioni politiche idonee a governare la globalizzazione, nel rispetto dei diritti basali (vita, libertà dalla fame e dalla sete, salute, educazione, ecc). Può una comune adesione all'ideale dei diritti umani favorire il cammino verso una società mondiale e relative istituzioni, rinnovando l'agenda della politica, del diritto, degli scambi e della sicurezza collettiva? Il convegno affronta il difficile rapporto tra universalismo dei diritti e unilateralismi, intolleranze e chiusure: nesso che emerge in tutta la sua complessità nelle aree più scottanti del pianeta, come la Cina, l'Islam, l'Europa, la Russia, l'India. Scopo degli interventi previsti durante il convegno è quello di esplorare in profondità l'ampia dimensione dei diritti umani in relazione alla governance: dal rapporto tra diritti sociali e libertà economiche al delicato interrogativo sull'uso della forza per la tutela dei diritti umani, dalla questione della responsabilità sociale d'impresa a quella del diritto d'asilo. Tra i relatori figurano personalità di spicco del settore: Antonio Cassese docente di Diritto Internazionale all'Università di Firenze e presidente del Tribunale sui Crimini Internazionali in Ex Iugoslavia; Ugo Villani, professore ordinario di Diritto dell'Unione europea all'Università "La Sapienza" di Roma e docente di Diritti umani nella Facoltà di Scienze Politiche della LUISS "Guido Carli" di Roma oltre che componente del Comitato per i Diritti umani della Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale; Enzo Pace, professore di Sociologia e Sociologia della Religione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Padova, e Direttore del Dipartimento di Sociologia che si occupa in particolare di sociologia dell'Islam, soprattutto per ciò che attiene alla presenza dei musulmani in Europa. Coordinatore del convegno è il professor Vittorio Possenti, ordinario di Filosofia politica a Ca' Foscari e direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Diritti Umani.»

Ecco il programma di sabato 19 novembre (giornata conclusiva):

9.15 Tutela dei diritti fondamentali: il dibattito intorno al mondo musulmano (Enzo Pace)

10.30 Tavola rotonda di chiusura. Diritti umani oggi: universalismo o nuove chiusure?

- Diritti umani in Russia (Giovanni Bensi)

- L’area islamica (Renzo Guolo)

- Meccanismi di garanzia dei diritti umani a livello internazionale (Vincenzo Buonuomo)

- Il contesto africano (Giuseppe Goisis)

12.15 Fine del convegno. 

postato da: Lioa alle ore 20:44 | link | commenti
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DIALOGO CON MADRE TERESA DI CALCUTTA:

M.Teresa: “L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico:
non importa, amalo!”

Lucio: “Amare è una parola grossa. Posso amare alcune persone. Per le altre non riesco ad andare oltre il rispetto.” 

M. Teresa: "Se fai il bene ti attribuiranno secondi fini egoistici:
non importa, fa’ il bene!”
 

Lucio: “Già sperimentato, nel mio piccolissimo. Vedi il mio thread ‘Nuvole a colazione’. Quanto a te, so che è stato scritto un intero libro per denigrarti. In Italia l'ha pubblicato Minimum Fax.” 

  [CHRISTOPHER HITCHENS - "La posizione della missionaria - Teoria e pratica di Madre Teresa" - MINIMUM Fax] 

vedi la copertina


M.T.: Se realizzi i tuoi obiettivi troverai falsi amici e veri nemici:
non importa, realizzali!”

Lucio: “Okay, ma il difficile è realizzare i propri obiettivi!” 

M.T.: “Il bene che fai verrà domani dimenticato:
non importa, fa’ il bene!”
  

 Lucio: “Okay per il bene, ma a proposito, le opere letterarie sono un bene o un male?”

 M.T.: L’onestà e la sincerità ti rendono in qualche modo vulnerabile:
 non importa, sii sempre e comunque franco e onesto!”

Lucio: : "Ho già avuto modo di farmi ‘vulnerare’ per la mia franchezza:- )”

M.T.: Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo: non importa, costruisci!”

Lucio: "Okay. Conosco l’Ecclesiaste. Tutto è vanità eccetera:-/” 

M.T.: Se aiuti la gente, se ne risentirà:
non importa, aiutala!”

Lucio: “Meglio aiutarla in incognito, se si può. L’ha detto anche Luca Tassinari, di recente.”  

M.T.: Dai al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci:
non importa, continua!”

Lucio: “Be’, qualche calcio potrei anche restituirlo, anziché limitarmi a porgere supinamente l’altra chiappa:- )”  

P.S. (Le parole di Madre Teresa sono tratte da una scritta sul muro a Shishu Bhavan, la Casa dei Bambini di Calcutta, fondata da lei)

         LIBERAMI GESU’ 

Liberami Gesù

dal desiderio

di essere amato

dal desidero

di essere magnificato,

dal desiderio

di essere onorato,

dal desiderio

di essere elogiato,

dal desiderio

di essere preferito,

dal desiderio

di essere consolato,

dal desiderio

di essere approvato,

dal desiderio

di essere famoso,

dal timore

di essere umiliato,

dal timore

di essere disdegnato,

dal timore

di subire rimproveri,

dal timore

di essere calunniato,

dal timore

di essere dimenticato,

dal timore

di subire dei torti,

dal timore

di essere messo in ridicolo,

dal timore

di essere sospettato.  

                          (Madre Teresa di Calcutta)

postato da: Lioa alle ore 06:41 | link | commenti (8)
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giovedì, novembre 17, 2005

Philippe Daverio

TEMA: "UGUALI / DIVERSI"  

Una volta i temi si facevano a scuola e per iscritto, oggi li si svolge oralmente nei pubblici dibattiti, li si prende alla larga e, se possibile, ci si si appoggia a grandi contrapposizioni elementari. Qui a Venezia, per esempio, ieri 16 novembre alle ore 18.00 al Telecom Future Centre si è tenuto un incontro intitolato “UGUALI / DIVERSI”. Dati i tempi, mi aspettavo ampie svicolate demagogiche sulla contrapposizione più dibattuta del momento (CENTRALI / PERIFERICI) con tanto di citazione della banlieu parigina, abitata da diversi, e di centro cittadino, abitato da uguali… invece l’unico ad accennarvi è stato PHILIPPE DAVERIO, il moderatore, che ha esordito parlando di una giacobinità teoricamente innata in chi, come lui, viene dalla Francia (egalité, liberté, fraternité!), ma in pratica spesso compromessa – proprio in Francia - dal desiderio di molti di “essere un po’ più uguali degli altri”. Ma un conto è l’unicità/diversità individuale, un conto “essere come tutti nei diritti”. 

SILVIA RONCHEY, storica (soprattutto del periodo bizantino) ha tirato fuori il concetto di tyrannos farmakòs (vi risparmio le lettere greche), ovvero del re che è anche capro espiatorio, proprio perché, essendo il monocrate, è uno solo e pertanto il più sostituibile e falsificabile di tutti: la sua uccisione è necessaria e liberatoria, garantisce la continuità. (Non così - si è osservato - è avvenuto con Andreotti, che grazie all’accortezza di non farsi mai nominare segretario di partito si è allungato la vita e la carriera!).

PAOLO CREPET (psichiatra, scrittore e television-man) ha ribadito che essere uguali nei diritti non significa dover esser tutti uguali, ovvero omologati e conformi ai modelli sociali “suggeriti”. A questo proposito ha richiamato l’opposizione PERDONO-CONDONO / CONDANNA. Il perdono, dispensato e raccomandato dalla Chiesa cattolica, omologa; la condanna, invece,  differenzia… Di perdono in perdono, ha aggiunto, siamo arrivati agli attuali condoni edilizi, condoni educativi e via discorrendo. Tutti uguali, tutti assolvibili a 360°.  Non così dove è trionfato il calvinismo, in base al quale ciascuno deve salvarsi da sé, anziché contare sulla facile prassi assolutoria della confessione (“ego te absolvo eccetera”).

A questo punto Daverio ha ricondotto il discorso sul talento, e Crepet ha voluto distinguere fra talento, sempre consapevole, e GENIALITÀ, che non lo è quasi mai (si vede che non frequenta Wu Ming1).

FRANCESCO PADRINI, psicologo e psicoterapeuta bioenergetico (sic) ha posto l’accento sulla sensibilità, che è come un palloncino: più lo si gonfia, più la sua superficie di contatto con il mondo aumenta, e di conseguenza anche il dolore. Difficilmente un grande artista è anche un grande assassino. Per uccidere occorre una “sana” indifferenza verso l’unicità altrui. Crepet si è inserito di nuovo per chiarire che, in compenso, l’artista è spesso un grande assassino di se stesso, in quanto tende ad IMPLODERE.

Silvia Ronchey ha richiamato la parabola evangelica dei talenti per ribadire che il talento va DISSEPPELLITO e usato con intraprendenza, altrimenti è inutile averlo. Ma il processo è soprattutto favorito da una condizione di INSODDISFAZIONE. Chi è soddisfatto e felice tende a essere poco creativo. La ricerca della diversità è tipica dell’artista.

Crepet ha spostato il discorso sulla scuola, sui grembiulini, sulle divise, sull’insegnamento frontale, sui banchi messi uno dietro l’altro, sulla somministrazione di un sapere uguale per tutti (auspicato dalla Moratti), che da un lato è una bestemmia pedagogica, dall’altro perfettamente funzionale all’omologazione di cui la nostra cultura ha bisogno. (La scuola come fabbrica di non-diversità, luogo di repressione dell’outstanding eccetera. Ma difficilmente, è stato detto, i primi della classe poi diventano dei grandi creativi.)

 

Daverio ha osservato che non sempre la costrizione inibisce la produzione di eccellenti risultati artistici, come dimostrato dagli autori delle tragedie greche, tenuti a rispettare i noti vincoli (3 atti, unità di luogo-tempo-spazio eccetera. L’ingabbiatura del talento può renderlo addirittura più incisivo).

“Ma la proibizione del velo alle donne mussulmane nelle scuole francesi – ha poi chiesto ex abrupto a Crepet - va contro le divise o è a favore?"

 

Crepet ha risposto che bisogna educare all’osservanza dei diritti, ma anche alla sicurezza di essere se stessi. L’omologazione è militaristica. Il secolo scorso ci ha insegnato che si vive meglio senza i vari Mussolini, Pol-Pot e via dicendo.

Padrini ha aggiunto che se si dà troppo spazio all’io, al potere, al fare, e si seppelliscono le emozioni, alla fine il corpo si ribella.

Crepet ha concluso dicendo che la conquista della libertà sessuale ha sparigliato il discorso su uguali e diversi. Le regole vengono soprattutto da una cultura sessuofobica. Per secoli l’individuo è stato mortificato nel suo diritto di vivere una sessualità RISOLTA (non importa in che modo, purché fra adulti e consenzienti). 

 

[Se il mio resoconto sembra saltare di palo in frasca è solo perché in tal modo è proceduto anche il dibattito:-)  

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mercoledì, novembre 16, 2005

 CE LA PUO’ FARE IL RIFORMISMO?   

Scriveva ieri Strelnik (di http://www.strelnik.it/blog/ ) in www.unitadicrisi.org  (thread “Nietzsche appiccia Hegel”)  

“pensa a queste masse in slittamento continuo - masse di uomini e donne, giovani - bambini con tutto il diritto di esserlo - razza umana in formazione e in credito da secoli col pianeta - una moltitudine vigorosa - bastonata dai governi locali e internazionali - stessi poteri e sottopoteri marci per alleanze economiche e inginocchiati a gerarchie politiche funzionali al sistema di produzione che li tiene al guinzaglio - ora puoi vederli meglio questi popoli di individui in movimento - stanchi di i wanna be your dog senza averlo deciso da soli - in fuga dalle costrizioni che hanno dovuto subire - fin dall'attimo in cui gli è stata appioppata la responsabilità e l'orgoglio di un corpo da far esistere nelle condizioni più dignitose possibili - ovvio che si spostino - ovvio che cerchino di vivere meglio - lo faresti anche tu” 

Mia provocazione:  

“Vediamo cosa proponi tu. Case, lavoro, cibo e divertimenti per tutti, immagino. Le analisi sappiamo farle tutti. Anche il libro dei sogni sappiamo aprirlo tutti. Ma nel concreto e nel construens? Tutti in Europa, da ogni parte del mondo? Vedi: "Intervista alla parte oscura di ciascuno di noi" nel mio blog:-/” 

Sua risposta 

Lucio,
guarda che io non penso nemmeno di saper fare delle analisi - però vedo che un'analisi seria (quella di Jean Loup Azéma)l'hai già letta su Lipperatura e che anche lì hai invitato a leggere l'intervista alla tua parte oscura sul tuo blog.
 

Io non ho soluzioni in tasca: potrei rispondere alla tua provocazione ("Case, lavoro, cibo e divertimenti per tutti, immagino") dicendoti altrettanto provocatoriamente "E che altro si potrebbe fare?" E' sul COME si riescono a ottenere questi risultati che arriva il casino.  

Nella tua auto-intervista parli di crisi dello stato-nazione e di una lontanissima costituzione mondiale: non mi sembra che tu ti discosti troppo da enunciazioni di tipo generale o generaliste, lasciando insoluti tutti gli interrogativi rispetto a quello che un tempo si chimavano "strategia e tattica" per arrivare ad un fine.  

In somma, Lucio, mi rimproveri di non proporre niente di concreto e poi ti limiti a dire che gli stati nazionali hanno fatto il loro tempo e ci vuole una costituzione mondiale: sinceramente mi sembra un modo per dire la tua senza sporcarti troppo le mani.  

Se vuoi delle proposte concrete da me, non otterrai altro che quello che ho scritto in "Nietzsche appiccia Hegel": un senso di smarrimento e di rabbia ancora confusa che potrebbe anche assomigliare a ciò che accumulano tutti i giorni quelli della banlieue, con la grandissima differenza che io ho ancora la possibilità di partecipare attivamente a meccanismi di inclusione sociale e di partecipazione politica che i ragazzi francesi non conoscono forse da quando son nati.
Meccanismi che anche da noi si stanno erodendo; meccanismi fondamentali per la convivenza civile e la discussione pacifica: che poi - solo per rimanere in un esempio minimalista - son gli stessi che mi permettono di poter rispondere al tuo sacrosanto commento cercando di capire se possiamo trovare un punto d'incontro, senza bisogno che t'incendi la macchina perché tu mi degni d'attenzione.
 

Infine, passami una cattiveria semi-gratuita: di solito quando leggo un commento che finisce con "vai un po' a leggerti quello che ho scritto io nel mio blog" come tu hai fatto qui- con tutto il diritto, per carità - e anche su Lipperatura, la mia obiettività e la mia tolleranza son messi a dura prova. Poi però penso che "fuoco e flames" siano ultime spiagge e che l'illuminismo è stata anche una corrente filosofica. E, pur senza proposte, rispondo volentieri. ;)  

Di nuovo io:   

Caro Strelnik, ti ho rinviato al mio blog non per spammare (che mi frega di avere uno o dieci visitatori in più?), ma per pigrizia: non mi andava di sintetizzare quanto lì mi pareva di avere già - con fatica - in qualche modo messo a fuoco, ovvero: in attesa della DEMOCRATICA, nonché utopistica, costituzione mondiale, che ben pochi paesi teocratici (= arabi), o comunque oligarchici, nel concreto, oggi si sentirebbero di sottoscrivere, resta il monito evidenziato dalla Parte Oscura di ciascuno di noi: solo socchiudere, NON spalancare le porte; controllare i numeri, compresi quelli delle nascite. A livello non solo europeo, ma mondiale, attraverso campagne di sensbilizzazione all'uso del preservativo, per esempio. Ti rinvio ad un'altra analisi che avevo postato in Lipperatura. Cercala qui:  

http://www.consapevolezza.it/notizie/lug-set-2002/pianeta_morente.asp

In sostanza, tutto è migliorabile a piccoli passi, con provvedimenti e finanziamenti sempre più illuminati, ma se 3 quarti di mondo si riversano nella Terra dei Miraggi, l'esito è scontato, se non alla prima, alla seconda o terza generazione. Chi si limita a incendiare le auto ha tutte le attenuanti per farlo. Ma anche una parte della colpa, se non propone nulla.
A livello politico codesti abitanti delle periferie potrebbero costituire un importante gruppo di pressione, visto che sono in maggioranza, rispetto agli abitanti del centro. E non mi pare che siano esclusi dai diritti politici. Eccetera.
 

Strelnik:   

Caro Lucio, son d'accordo con te quando dici che una nostra parte oscura, spinta dal timore dell'approssimarsi in massa di culture e storie diverse, cerca d'opporsi a questo fenomeno. 

Credo che questa pulsione sia presente in tutti gli individui, ma credo altrettanto fermamente che esista una pulsione contraria che la controbilancia: son convinto che sia proprio dall'equilibrio tra queste due direzioni contrarie che scaturisca quello che ormai universalmente si riconosce come un'esistenza dignitosa. 

Ora questa soglia minima del vivere civile in alcune zone del pianeta sembra sia impossibile ottenerlo e, ironia della sorte o per dio ubriaco e folle, sembra quasi che il voler raggiungere condizioni di vita dignitose da parte di chi le sta cercando, comporti la perdita di questo status per chi già ne sta godendo - da qui a definire barbari i migranti il passo è pericolosamente breve?  

La questione dell'impoverimento della terra e delle non rinnovabilità delle risorse è a questo punto il nodo cruciale - gl'articoli da te giustamente citati ce lo ricordano.
Ma abbiamo il coraggio e l'ipocrisia di fare questo discorso ai popoli che campano con meno di un dollaro al giorno?
 

O non dobbiamo fare un passo indietro noi che abitiamo nel quarto di mondo che consuma anche per loro? Questo forse dobbiamo ricordare alla nostra "Dark Half" quando s'affaccia dal terrazzo della coscienza e intravede all'orizzonte le diversità in arrivo. 

Un dubbio forte sul gradualismo politico e il riformismo dei piccoli passi: io vedo una capacità politica dell'uomo sempre più succube della sfera economica; m'accorgo di una mentalità economica che disprezza i tempi lenti - qualcuno già parlò di turbo-capitalismo - e che ha bisogno velocemente di consumare e far consumare nel minor tempo possibile.
Vedo una politica incastrata al ceppo di questa sudditanza, orfana di nuovi modelli che contrastino la concezione dell'homo oeconomicus oggi trionfante. 
 

Rozzamente: o rallenta l'economia o accelera la politica. 

Con tutto il pessimismo della ragione che mi è possibile: se di riformismo vogliamo parlare senza farci prendere per il culo dai magnati della finanza, dovrebbe essere il più radicale della famiglia della socialdemocrazia. Dovrebbe essere un riformismo che riesce a reggere l'impatto con la globalizzazione economica e i flussi di capitale che muovono e da cui ormai dipendono persino le economie nazionali.  

Ce la può fare [il riformismo]? 

Questo solo per ristabilire quell'equilibrio tra le due forze di cui ti scrivevo all'inizio e - in analogia micro/macro - di cui economia e politica non sono che la risultante a livello collettivo. In alternativa non c'è che affidarsi agli spiriti animali.
Dell'uomo e dell'economia che ha scelto per morire. 
 

Lucio, di più oggi non so. Salut.

Io

Solo una precisazione: "barbari" nel puro senso latino di "venuti dal di fuori" (non dei confini dell'impero romano, ma in questo caso dell'Europa unita), senza alcuna connotazione dispregiativa.  D'accordissimo sulle colpe, storiche e attuali, del cosiddetto Occidente.

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martedì, novembre 15, 2005

GLI SCRITTORI SI SORVEGLIANO?

Un giorno scrissi su Icl: "Ho appena letto la seguente affermazione: 'Gli scrittori, tra di loro, NON si leggono: si sorvegliano!' Trovate che ci sia del vero?"

Maria Strofa, saggiamente, mi rispose:

"Verissima affermazione, ma bisognerebbe ritoccarla: 'Gli scrittori contemporanei e reciprocamente viventi...Gli scrittori vivi sono teneri coi morti: li leggono con simpatia.

Ed Eraldo Baldini (lo scrittore):

C'è un po' di vero, nel "si sorvegliano". Ma del sorvegliarsi fa parte anche il leggersi, eccome. Per quanto mi riguarda, poi, ci sono
scrittori verso i quali nutro grande amicizia a stima, e li "sorveglio" quindi solo nel senso che sono attento al loro lavoro perché è un lavoro che mi piace, col quale spesso entro in sinergia, e leggerli è un piacere.

Infine intervenne - vagamente spammando - il mio segretario particolare Ow Ouch:

"Ancora più vero è che gli editori si sorveglino l'un l'altro (spesso copiandosi le collane). Nell'ambito della letteratura per ragazzi, per
esempio, gli editori del settore fanno ormai più o meno tutti le stesse cose... salvo uno si sta scavando una nicchia davvero speciale. Sapevate, per esempio, che Massimo Cacciari è un papà brutto e cattivo? O che Orietta Fatucci e Margherita Forestan potrebbero essere delle streghe? Visitate www.librimoltospeciali.com

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lunedì, novembre 14, 2005

INTERVISTA IMMAGINARIA 

ALLA PARTE OSCURA

DI CIASCUNO DI NOI 

D. Scrive Galimberti su La Repubblica del 13 gennaio 1999, a proposito di quanti gridano “Fuori lo straniero”: "Ma credono davvero costoro che gli affamati della terra, affamati un po' per la loro arretratezza e un po' per colpa nostra, accettino tranquillamente di morire nelle loro terre di fame e di guerra per rendere più tranquilla la nostra sicurezza?" Tu, Parte-Oscura-Di-Ciascuno-Di-Noi, che cosa gli risponderesti?” 

 

R. Be', con un'altra domanda: “Crede davvero Galimberti che i detranquillizzati d'Italia e d'Europa continueranno ad accettare tranquillamente di farsi detranquillizzare in casa loro in nome di un malinteso senso dell’accoglienza?”

 

D. Ho capito, ma se tu fossi un affamato della terra come ti comporteresti?

R. Se fossi un affamato della terra, ovviamente, tenterei anch'io di emigrare in un paese che mi offrisse migliori prospettive di lavoro e di vita. 

 

D. Quindi le masse diseredate fanno bene ad affluire verso le masse "ereditiere"... 

 

R. Nel gioco delle parti, sicuramente sì. Ma non fraintendermi. Io, per mia fortuna, appartengo al quarto di umanità non (ancora) alla fame. E sento anch'io il dovere, quindi, della solidarietà e dell'accoglienza verso i meno fortunati. Detto ciò, mi pongo una domanda: l'accoglienza deve avere, come tutto, un limite o no? ("C'è un limite a tutto...", ricorda il proverbio). Escluderei che tre quarti di mondo possano riversarsi ed essere accolti in blocco nel solo quarto baciato da Dio (almeno attualmente: nemmeno i baci durano in eterno!), facendo saltare anche quello. Spalancare le porte di un paese a chiunque, senza limiti, senza nemmeno distinguere tra benintenzionati e malintenzionati è demenziale. È vero che in Italia non siamo ancora al collasso, ma perché aspettare di esserci arrivati, prima di intervenire in maniera "cortese ma ferma", ovvero anteponendo l'interesse della popolazione residente a quello di chi si è autoinvitato dall'esterno? 

 

D. Intendi dire “filtrando le masse in arrivo e impedendo ai clandestini di intrufolarsi in Italia"? 

 

R. Ripeto, nel gioco delle parti gli extracomunitari fanno benissimo a cercare la loro fortuna in Europa. L'Europa, invece, ha il sacrosanto diritto/dovere di reagire con rigore a un'invasione incontrollata. Il gioco potrebbe farsi molto duro, un poco alla volta, la situazione rovesciarsi, gli affamati della terra diventare affamanti, preponderanti... un nuovo Carlo Martello sentirsi tentato di promettere una nuova Poitiers…

 

D. Non pensi, con queste affermazioni, di propagare il razzismo e la xenofobia? 

 

R. Il miglior modo di incrementare il razzismo e la xenofobia è quello di ESAGERARE con il buonismo e la disponibilità. Si accolgano gli onesti, si sia magari comprensivi verso chi ruba per fame (sempreché, come per la droga, i poveri cristi di turno si accontentino di rubare "modiche quantità per uso strettamente personale", anziché pretendere di arricchirsi enormemente e rapidamente con traffici loschi - vedi il racket della prostituzione, della mendicanza, dello smercio di sostanze tossiche e via dicendo). Est modus in rebus... 

 

D. Ma la mafia e la delinquenza organizzata c'erano già anche prima di queste invasioni neo-barbariche... 

 

R. Appunto. Non vedo perché non ci si debba accontentare della mafia nostrana anziché auspicare di vederla progressivamente diventare multietnica. Dovremmo dare il benvenuto alle mafie albanese, russa, cinese, magrebina eccetera?

 

D. Temi davvero che, a lungo andare, un brutto giorno un nuovo Carlo Martello possa presentarsi a Poitiers?

R. Mi auguro vivamente di non dover mai assistere a un simile precipitare di eventi. La pace va difesa con DUREZZA 

 

D. Vade retro, Parte-oscura-di-ciascuno-di-noi! Mi dissocio TOTALMENTE dalle tue dichiarazioni. Preferisco di gran lunga il mio Io-cosciente. Lui è convinto, infatti, che le cosiddette nazioni abbiano fatto il loro tempo. Il mondo è uno solo e chiunque dovrebbe potervi circolare liberamente… magari sottostando ai dettami di una democratica ‘Costituzione mondiale’ ancora tutta da scrivere: -  )

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domenica, novembre 13, 2005

Il buon Bart Di Monaco, forse commosso dal mio articolo "Nuvole a colazione" dell'11 novembre, ha pubblicato su Vibrisse una sua vecchia rece su un mio vecchio libro:

http://www.vibrissebollettino.net/archives/2005/11/lucio_angelini_1.html#more

E' stato davvero carino,  ma gli ho dovuto chiarire nei commenti che "Grande, Grosso e Giuggiolone" è ormai fuori commercio. Orietta Fatucci di EL/Emme/Einaudi Ragazzi, infatti,  nella sua furia devastatrice, ha voluto cancellare ogni traccia di me come autore dai suoi cataloghi. Il libro sopravvive, in compenso, in molte biblioteche per ragazzi.

Anche un'altra gloriosa "compagna di Icl", Maria Strofa, aveva a suo tempo dedicato una rece al volumetto. La riporto per fare un po' lo sborone:-)

"La prima fiaba (nel volume ce ne sono due) vale da sola l'acquisto del libro. E' una cosa assolutamente deliziosa. Mi spiace per chi ritiene Lucio Angelini un troll, o lo detesta per i più svariati motivi: so di dargli un  grosso dispiacere. Si tratta nientemeno che di una fiaba metaletteraria.

SPOILER

(mi scappa da ridere: che ce lo metto a fare? Tanto qui, Angelini, per farti rabbia non ti legge nessuno, comunque...)

Di una fiaba metaletteraria, dicevo, che narra del modo in cui si narrano le storie, nella migliore tradizione del genere. Benché si tratti di meccanismi molto molto complessi, Angelini non esagera mai le sue conoscenze e riesce a esprimerle con un linguaggio proprio della fiaba. Meraviglioso il finale dove i personaggi riescono grazie a un anello davvero "magico" a modificare la vita dell'autore (non di Angelini), ma di chi racconta la fiaba. Bel finale, intelligente, dolce, commovente. E', ripeto, una cosa deliziosa, ben scritta e molto profonda. Adesso, dopo che per la proprietà transitiva mi prenderò tutti gli accidenti e i malumori degli anti-Ow-Ouchiani, faccio anche vedere che il mio intento è davvero critico. A pag 16, c'è un errore piuttosto grave. Forse ad Angelini l'hanno già segnalato. Oppure se n'è accorto troppo tardi. Magari si potrà correggere in un'altra edizione (e glielo auguro che abbia tante edizioni perché lo merita). Però facciamo così. Chi vuole vedere l'errore si compri il libro. Ad Angelini, se non sa qual è, gli dico che è nella quartultima riga di pag 16 (terza parola partendo da sinistra). Una fiaba assolutamente deliziosa che sarebbe piaciuta a Sterne, ad Allais, a Noteboom (Il canto dell'essere e dell'apparire) e tutti quegli autori che amano la metaletteratura. Avrei evitato di spiegare che cos'è "destrìmano", ma questo è un piccolo cavillo. Una sorpresa bellissima. Un narratore di fiabe (a giudicare da questa) coi controfiocchi.  maria strofa

Ecco, infine, la simpaticissima analisi di una mia poesia a firma di un altro prestigioso nome di Icl: Cesare Pastorino.

Questa era la poesia:

SCHERZI DI NATURA”  

  C'era una volta

un brutto cigno.

Poveretto,

aveva il collo

taurino!

Un giorno

incontrò un toro

assai ridicolo:

poveretto,

aveva un collo

da cigno!

Il cigno

lo guardò

con aria arcigna,

poi prese il toro

per le corna

e disse:

"Madre Natura

 si è divertita

 alle nostre spalle... "

 "Mi pare evidente",

 convenne il toro

 con aria scornata.

 "Be',"

 disse il cigno. 

 "Non prendiamocela.

 Non ne vale la pena.

 In fondo

 siamo solo

 degli innocenti

 scherzi di natura!"

 E questa è l'analisi di Pastorino:

 RISULTATI DELL'ANALISI SPETTRALE TRAMITE FFT della poesia di Lucio Angelini "Scherzi di natura".Cesare Pastorino. 26 marzo 2001  23:58

Carissimo Lucio, io credo veramente che le vette dell'arte poetica stiano in un punto della retta f=f' dello spazio delle frequenze in cui sono in equilibrio il massimo di contenuto della lingua, X(t), e il minimo del 'segnale', Y(t). Come e' stato ampiamente dimostrato dagli studi di Landau negli anni '30 e più recentemente confermato dal gruppo di  Rouelle e Beneforti a Ginevra, la debolezza del 'segnale' è ciò che permette di cogliere i contenuti che il poeta, usando consapevolemente questa ricchezza di possibilità espressive e comunicative della lingua, cerca di mettere nel suo lavoro. In questo senso, la Fast Fourier Transform della tua poesia mi conferma l'esistenza di picchi nell'ultravioletto, ed un massimo del contenuto linguistico per f=fH= frequenza di Heaney, con un minimo del segnale Y per lo stesso valore di frequenza. In generale, poi, il rapporto segnale/rumore della tua poesia e' molto basso, cosa che e' ovviamente  assai positiva. Ci sarebbe in effetti una risonanza per f = 10fH, ma io credo si possa eliminare, semplicemente inserendo un opportuno filtro lock-in in uno stadio iniziale del componimento - suggerirei dopo il secondo verso. Tutto questo per dirti che la tua poesia e' un capolavoro e l'analisi spettrale lo dimostra senza ombra di dubbio. I miei più sinceri complimenti. Cesare

-----------

Altre poesie qui:    

http://www.filastrocche.it/contempo/angelini/poesie_it.asp

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sabato, novembre 12, 2005

 

Luigi Lo Cascio

“Vengo dal fiume e porto tutta roba che splende”, si intitolava la serata inaugurale del ciclo veneziano "Il bel rumore", al solito Telecom Future Centre:

 

http://www.telecomfuturecentre.it/pdf/2005/eventi/programma_belrumore2.pdf

 

ovvero Luigi Lo Cascio (piccolino, tenero, tutto vestito di nero, BRAVISSIMO, applauditissimo!) legge i lirici greci. Il primo pezzo, a dire il vero, è stato l'incontro di Ulisse con la madre agli Inferi (dal canto XI dell'Odissea). Poi un gran profluvio di Callimaco, Tirteo, Solone, Mimnermo, Focillide, Archiloco, Simonide, Ipponatte, Alceo, Anacreonte, Alcmane, Stesicoro, Saffo... Alla fine, un po' a sorpresa e non certo per chiudere con una nota gioiosa:- ), L'ultimo canto di Saffo, del nostro Giacomino (Leopardi): "la poetessa brutta e infelice (secondo una leggenda accolta da Leopardi), si suicida - gettandosi in mare dalla rupe Leucade - e accetta di scendere nel Tartaro per emendare il crudo fallo della natura, che ha posto un animo grande e nobile nel suo corpo deforme e le ha vietato l'amore del bellissimo Faone." (C. Salinari) 

 

"Morremo. Il velo indegno a terra sparto,

rifuggirà l’ignudo animo a Dite,

e il crudo fallo emenderà del cieco

dispensator de’ casi. E tu cui lungo

amore indarno, e lunga fede, e vano

d’implacato desio furor mi strinse,

vivi felice, se felice in terra

visse nato mortal. Me non asperse

del soave licor del doglio avaro

Giove, poi che perír gl’inganni e il sogno

della mia fanciullezza. Ogni piú lieto

giorno di nostra età primo s’invola.

Sottentra il morbo, e la vecchiezza, e l’ombra

della gelida morte. Ecco di tante

sperate palme e dilettosi errori,

il Tartaro m’avanza; e il prode ingegno

han la tenaria Diva,

e l’atra notte, e la silente riva."

("L'originalità del Bel Rumore - recita il pieghevole - risiede nel fatto che si tratta di spettacoli "unici", progettati e costruiti apposta per il ciclo, in cui ogni interprete, con la collaborazione di Riccardo Held, si costruisce dentro la poesia il percorso più congeniale, scegliendo autori e testi che meglio lo definiscono. Rispetto all’edizione dell'anno scorso, il nuovo ciclo spazia con maggiore libertà al di fuori dell'Italia, per esempio affrontando la poesia erotica indiana nella lettura di Michela Cescon, anche attraverso contaminazioni con moduli espressivi non propriamente poetici, come i racconti di Kafka letti da Giuliana Lojodice, ed un'elaborazione nel mondo delle favole con Giulia Lazzaroni.")

 

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venerdì, novembre 11, 2005

  

NUVOLE A COLAZIONE  

 Mi è capitato fra le mani - forse non a caso - un vecchio numero di “Andersen” (la più importante rivista sulla produzione letteraria per ragazzi) con i libri premiati per il 1996: 

"Menzione speciale per il valore civile dell'iniziativa a

Nuvole a colazione, Panini Ragazzi Editore

Il libro (una raccolta di racconti gratuitamente forniti da venti autori per ragazzi e illustrati, sempre gratuitamente, da altrettanti illustratori) venne presentato qui a Venezia nella sala consiliare del municipio - alla presenza del sindaco Cacciari, del prosindaco scrittore Gianfranco Bettin, del critico specializzato Roberto Denti, di varie scolaresche e di parecchi autori e illustratori del settore - esattamente 10 anni fa:  

                                                        l’11 novembre 1995  

Proprio oggi, dunque, ricorre il decennale di un evento che preparai con grande entusiasmo, ma che, paradossalmente, provocò la mia cacciata come autore dal mondo dell’editoria per ragazzi.  

Sintetizzo l’antefatto. 

L'idea del libro mi venne nel 1995 dopo un Forum su Sarajevo svoltosi qui a Venezia il 7 luglio all'Ateneo Veneto, con Adriano Sofri, Massimo Cacciari, Gianfranco Bettin eccetera. Quella che mi colpì, soprattutto, fu la testimonianza agghiacciante di una giovane donna bosniaca (l’assedio di Sarajevo era nella sua fase più drammatica). Premetto che ero già abbastanza sconvolto dal suicidio di Alex Langer (il 3 luglio 1995 a Pian dei Giullari, sopra Firenze: "Continuate in quello che era giusto", aveva lasciato scritto nel messaggio d'addio) e dal tragico appello del sindaco di Sarajevo Tarik Kuposovic a Cacciari: "Ti prego di adoperarti in ogni modo per inviarci più cibo possibile"). Pensai che ognuno dovesse fare qualcosa, muovendosi nel proprio ambito (sono contrario ai progetti troppo vasti o fumosi). Mi dissi: "Se fossi un politico, farei qualcosa a livello politico. Poiché sono un autore per ragazzi, proverò a smuovere le acque nel mio ambiente". Telefonai a vari colleghi, a Roberto Denti, proponendo l’iniziativa di un libro i cui proventi andassero in favore delle vittime della guerra in Bosnia. Ci fu una risposta immediata e generosa da parte di quasi tutti gli interpellati. Una delle poche a reagire con parole che allora mi suonarono malevole e retoriche (oggi molto meno) fu proprio Orietta Fatucci, il mio editore, che si rifiutò di ospitare l'iniziativa ("Queste cose si fanno perché ci si vuole sentire buoni... davanti all'orrore l'unico atteggiamento possibile è il silenzio", eccetera). Mortificato, ma confortato dalle altre adesioni, strinsi i denti e procedetti per la mia strada. Tullia Colombo si adoperò per trovare un altro editore: la signora Laura Panini, che a sua volta si prodigò lodevolmente per la riuscita dell'iniziativa.  

Le conseguenze: 

La Fatucci, da radicale qual era ed è, dopo altri "scazzi" sulla questione decise addirittura di radiarmi dalla EL/Emme/Einaudi Ragazzi sia come autore, sia come traduttore (per insubordinazione?). Nuvole a colazione fu presentato anche in televisione da Bianca Pitzorno nel programma domenicale della veneziana Mara Venier, fruttò 25 milioni di lire in royalties e tale contributo fu regolarmente versato sul conto corrente umanitario pro-Sarajevo aperto dal Comune di Venezia.

Purtroppo qualche mestatore (qualcuno degli esclusi dalla raccolta?) prese a spargere merda e fango sull’iniziativa e in particolare sulle mie “vere” (?) intenzioni. La mia coscienza era a posto, ma presto, in una sorta di reazione a catena, vari personaggi che avevano costituito un riferimento professionale per me, cominciarono a prendere le distanze dal promotore dell’operazione (il mondo dell’editoria per ragazzi è un piccolo mondo in cui tutti conoscono tutti). In seguito, infine, mi capitò di sentire citare alla radio una frase di Enzo Ferrari, il magnate dell’automobile: "Non fate del bene, se non siete preparati a sopportare l'ingratitudine". Il monito mi suonò tristemente rivelatore. E devo confessare che se, da un lato, non mi ero aspettato la gratitudine di nessuno, dall’altro ero tutt’altro che preparato a sopportare di essere addirittura buttato fuori dal giro lavorativo per così poco, dopo sei volumi già pubblicati e ottimamente recensiti. Se avessi previsto, anzi, quanto indigeste si sarebbero rivelate per me le nuvole a colazione, forse, chissà, avrei vilmente scelto di fare colazione con qualcos'altro. Comunque, dopo essermi roso il fegato per molto tempo, alla fine riuscii a consolarmi dedicandomi alle traduzioni, alla montagna e all’alpinismo. Compresi anche, a poco a poco, che l’esperienza dell’ingiustizia è in qualche modo il momento clou delle nostre esistenze, il vero rito di passaggio per il conseguimento di un necessario, anche se doloroso, disincanto. “Quando la vita ci mette a dura prova”, mi disse un amico, “è nostro dovere tenerci insieme, non lasciarci travolgere, guardarci vivere con tutta l’ironia di cui siamo capaci. E stringere i pugni in attesa di momenti migliori, perché prima o poi la tensione si allenta.”

Da allora, ripeto, sono passati dieci anni esatti. Qualcuno mi ha detto che i grandi cicli del destino, nell’esistenza di un uomo, durano, appunto, dieci anni. Voglio sperare che da domani 12 novembre 2005 la ruota riprenda a girare nel verso giusto e mi riservi un ciclo professionale migliore. Se così non sarà, pazienza. La vita mi ha comunque dato altre soddisfazioni: due figli che adoro, una casa nella città più bella del mondo, il conforto delle montagne eccetera. Sono - tuttavia - certo del fatto che, se mai dovessi “rientrare in circolo” come scrittore per ragazzi (o, perché no?, anche per adulti), a certe potenti megere del FUMER (Fronte Unito Megere Editoria per Ragazzi) fumerebbero tremendamente i marroni:- ) 

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mercoledì, novembre 09, 2005

EVVIVA, HO SCOPERTO

L’ACQUA CALDA!  

 

Pur essendo marchigiano di origine, vivo a Venezia da molti anni e ci sto benissimo. Ma adoro anche le Dolomiti e sono ben felice di averle a due ore di macchina da qui. Un week end senza escursioni in montagna, per me, non è un week end. Adesso scopro, con grandissimo ritardo, ma anche con immenso piacere, le piscine d’acqua calda delle Terme Euganee (40 minuti di treno da qui, si scende ad Abano- Montegrotto subito dopo Padova verso Bologna). Be’, fino a oggi l’idea delle terme mi aveva sempre fatto tristezza e con grande riluttanza stamattina mi ero lasciato trascinare  in uno di quegli impianti a cielo aperto (comunicanti con la piscina coperta), dove si nuota tranquillamente anche in pieno inverno. Be’, è poi finita che ho goduto così tanto, ma così tanto, ma così tanto, che sono rimasto in acqua più di tre ore, scivolando fra zampilli pressurizzati, ficcandomi sotto martellanti micro-cascate del Niagara, crogiolandomi su piattaforme massaggianti eccetera, per cui temo che da oggi in poi diventerò un assiduo frequentatore del luogo.

 

Certo, ad Abano ci sono anche le economiche piscine comunali Columbus, ma chi mi ha trascinato a Montegrotto aveva scelto per me un quattro stelle con strepitosi spazi di wellness. Ed è stato così che, dopo il lunghissimo bagno, ho assaggiato anche la sauna finlandese, il "Laconicum", la "doccia a nebbia fredda", il "Calidarium", l' "Aromarium" (che con le sue essenze profumate favorisce il miglioramento dell' attività respiratoria), la "doccia o pioggia tropicale", e infine il "Tepidarium.

Rimando ad altri stadi della vita, invece, i fanghi termali (e gli altri massaggi: della "Riflessologia Plantare", dello "Shiatsu" e del "Watsu", dell' "Ayurvedic Kerala"lo "Shirodara", lo "Swedana" e compagnia bella).

Per il momento mi basta guazzare nell’acqua caldissima a cielo aperto con occhi rigorosamente da pesce lesso:- ).

Gli altri ospiti dell’impianto, ogni tanto, uscivano dall’acqua per andare a leggere libri sulle sdraio attorno. Io no. In acqua fino all’ultimo.

Come dice la Ventura: Resistere? SEMPRE. Arrendersi? MAI!

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martedì, novembre 08, 2005

SPRITZ HOUR CON TIZIANO SCARPA 

 

Ho saputo per caso del progetto “IDEANDO”, coordinato dal giovane e bravo Giovanni Montanaro. È l’unione di un’associazione culturale e di due compagnie teatrali, “un segno di una Venezia off che scommette sull’aggregazione giovanile, non si piange addosso ma cerca di rendere più visibile una produzione culturale che comunque esiste”  e bla bla bla. A inaugurare la decina di eventi previsti per il mese di novembre è stato invitato Tiziano Scarpa. Il luogo era il teatrino dei Frari, l’ora quella dello spritz (tipico aperitivo veneziano) cioè le 18.30. Titolo dell’incontro, appunto, “Spritz hour con Tiziano Scarpa”, il tema “VIVERE È/E SCRIVERE”. I giovani presenti, insomma, volevano sapere se la passione della scrittura, che affiora quasi sempre alla loro età se non addirittura prima, può diventare mestiere/lavoro/professione. Certo, se al posto di Tiziano avessero invitato Melissa P., la risposta sarebbe stata un trillante “Altroché! Guardate me, ad appena 19 anni ho venduto ben due milioni e mezzo di copie della mia prima opera e mi sono sistemata per la vita!”, ma sappiamo tutti molto bene quanto anomalo sia il caso di Melissa, classica eccezione che conferma una regola in genere assai più dolorosa. Lo stesso Tiziano, che pure ha un nome consolidato e diverse opere con importanti editori alle spalle, ha dovuto ammettere che solo da pochi anni (ne ha 42) la scrittura riesce ad assicurargli l’equivalente di uno stipendio medio e a permettergli di pagarsi il dentista. Di diritti a una pensione nemmeno parlarne. È semmai “l’indotto” (partecipazioni ad eventi di vario genere, recital eccetera) a procurargli qualche arrotondamento in più, ma sempre nell’ordine di poche centinaia di euro. Figuriamoci se avessero invitato uno di quegli scrittori cui la sorte ha riservato di pubblicare con case minori e dall’incerta distribuzione o addirittura di restare inediti tout court. Comunque Tiziano è stato ammirevole, ha parlato con grande pacatezza e sincerità e raccontato la sua vicenda in qualche modo esemplare nel bene e nel male. Per prima cosa ha evidenziato l’importanza formativa di varie figure famigliari, fra cui una nonna sarta che però leggeva Dostoevskji, un’altra nonna maestra elementare di origine abruzzese e vari insegnanti che seppero inculcargli l’amore per la lettura. Ha dichiarato di essere stato il primo, nella sua famiglia, ad accedere all’università. Forse, ha detto, le aspettative dei miei cari erano che diventassi un professionista (un medico, un avvocato…) anziché un semplice laureato in lettere, d’altronde quelli erano i miei interessi e devo riconoscere che la famiglia mi ha assecondato e sostenuto senza fare una piega. Risalgono agli anni 1980 le prime sceneggiature di fumetti (suo fratello disegnava). Quell’esperienza, ha detto, gli insegnò la difficile arte della sintesi (narrativa). Come tutti i giovani, dovette passare anche lui per la solita serie di lavori occasionali, tra cui quello di aiuto-cuoco in una colonia, assunzioni con contratti a termine presso il comune o La Biennale di Venezia eccetera. A 28 anni spedisce articoli tra il sociologico e il letterario a varie riviste. Grande stupore quando Goffredo Fofi (“La linea d’ombra”) ne accetta uno, malgrado il suo nome sia ancora sconosciuto. Tiziano ha sottolineato la sua solitudine di quel periodo, ovvero la mancanza di interlocutori o di una rete di scambi e relazioni con personaggi dell’ambiente letterario. Ai suoi tempi le uniche “ghiotte occasioni” in tal senso erano le presentazioni di libri in città o le visite al salone del libro di Torino (con interminabili viaggi in  treno di andata e ritorno in giornata = 12 ore). Ne approfittava per “suggere” ogni possibile nutrimento dalle personalità che di volta in volta poteva finalmente considerare da vicino. Oggi, ha dichiarato, basta andare in rete e subito ci si può mettere in contatto con chiunque condivida la passione per la letteratura (lit-blog, siti personali dei vari scrittori, cui si possono inviare email senza problemi e così via). Torniamo alla sua storia. La prima pubblicazione ufficiale risale al 1992: un racconto per un editore di Firenze oggi scomparso. Il caso volle che uno dei redattori delle varie riviste con cui aveva mantenuto i contatti diventasse “editor” per Einaudi e valutasse di conseguenza con particolare attenzione un suo romanzo. Quando aveva 32 anni uscì anche la famosa raccolta cannibalica (con Ammanniti, Aldo Nove, Caliceti, la Santacroce ecc. ) che ebbe un’enorme, benché imprevista, esposizione sui media. Per Paravia accettò di scrivere “Venezia è un pesce” (il suo libro più fortunato) poi ripreso con maggiore spiegamento di forze da Feltrinelli. Tiziano ha rivelato di ricevere, per quel libro, il 5% del prezzo di copertina, ovvero 30 centesimi lordi a copia venduta, tanto per chiarire le idee ai giovani interessati alla “scrittura come professione”. Dopo anni di volontariato culturale e di incerti proventi, fu finalmente assunto come redattore alla Feltrinelli con regolare stipendio. Fra i lavori di quel periodo ricorda con fierezza una raccolta di inediti di Foucauld di cui controllò e coordinò le traduzioni in italiano. Come editor seguì con particolare entusiasmo la pubblicazione di un libro di cui ha sottolineato il valore: “Gli esordi” del grande amico Antonio Moresco. La scelta di rinunciare alle comparsate televisive in lui è stata consapevolmente autolesiva (sul piano economico) ma non su quello della dignità: “Non me la sono sentita di andare a far finta di tifare per l’Inter a ‘Quelli che il calcio’ pur di sventolare per qualche secondo in video la copertina di un mio libro, proprio perché sono intimamente contrario all’uso politico che oggi del calcio si fa come ‘oppio dei popoli’." Quanto alla domanda “Vivere è scrivere?” ha confessato che, nel suo caso, non vale minimamente lo stereotipo “prima si vive e poi scrive”. "Il più delle volte", ha asserito Tiziano, "non realizzo, scrivendo, progetti delineati o pensati in precedenza, ma le mie storie e i miei personaggi,  o l’evoluzione narrativa di certe situazioni, sono perfettamente simultanee al mio martellare i tasti del computer. Scrivere e vivere, quindi, sono tutt’uno." La scrittura, comunque, gli ha ampliato l’esistenza e gli orizzonti, portandolo a visitare luoghi o a studiare aspetti a volte esterni ai suoi interessi, e qui ha ricordato gli oltre 500 incontri con i più disparati uditorii in biblioteche, piazze, palchi, teatri in giro per l’Italia e anche all’estero.  Per una fortunata concomitanza di eventi è riuscito persino a vedere in una situazione abbastanza privata ed esclusiva Fidel Castro, ultimo rappresentante (ancorché “alla deriva”) dei grandi totalitarismi del 900. Alla domanda di un signore del pubblico se, nell’età di Internet, pubblicare su carta abbia la stessa importanza di una volta ha risposto affermativamente: in rete può pubblicare chiunque e senza alcun filtro. Ben diverso è trovare qualcuno che scommette su di te, investe i suoi soldi su di te e abbina la garanzia del suo nome o di quello della sua impresa editrice alla tua opera. Insomma pubblicare su carta è ancora considerato un ambito passaggio di soglia.

Avrei voluto alzare la mano e chiedergli: “Scusa, Tiziano, che parte hai avuto nel famigerato www.VMO.splinder.com  blog, della cui chiusura nessuno ha bevuto le motivazioni ufficiali?”, ma un pressante impegno in altro luogo (no, non il cesso, sciocchini) mi ha costretto ad abbandonare la sala in leggero anticipo sulla chiusura dei lavori. Però l’incontro mi ha soddisfatto in pieno e ho seguito con vivo interesse la storia del mio concittadino scrittore, affermato quarantenne dal viso oggi curiosamente malinconico:-/

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lunedì, novembre 07, 2005

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Paris en colère

Que l'on touche à la liberté
Et Paris se met en colère
Et Paris commence à gronder
Et le lendemain, c'est la guerre.
Paris se réveille
Et il ouvre ses prisons
Paris a la fièvre :
Il la soigne à sa façon.
Il faut voir les pavés sauter
Quand Paris se met en colère
Faut les voir, ces fusils rouillés
Qui clignent de l'œil aux fenêtres
Sur les barricades
Qui jaillissent dans les rues
Chacun sa grenade
Son couteau ou ses mains nues.

La vie, la mort ne comptent plus
On a gagné on a perdu
Mais on pourra se présenter là-haut
Une fleur au chapeau.
On veut être libres
A n'importe quel prix
On veut vivre, vivre, vivre
Vivre libre à Paris.

Attention, ça va toujours loin
Quand Paris se met en colère
Quand Paris sonne le tocsin
Ça s'entend au bout de la terre
Et le monde tremble
Quand Paris est en danger
Et le monde chante
Quand Paris s'est libéré.
C'est la fête à la liberté
Et Paris n'est plus en colère
Et Paris peut aller danser
Il a retrouvé la lumière.
Après la tempête
Après la peur et le froid
Paris est en fête
Et Paris pleure de joie.
(Paroles: Maurice Vidalin. Musique: Maurice Jarre   1966)
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domenica, novembre 06, 2005

Barbieri, si sa, ci ha il mito della Triade, ma anche Wu Ming 1 non scherza: lui ci ha il mito di Coltrane, mito orribilmente romantico, decadentista, maledettista e ombelicale. Volete sorprenderlo in stato di flagrante "awe" (timore-soggezione reverenziale) verso il noto Autore di suoni?

Qui

http://www.wumingfoundation.com/ourbooks/comment.php?comment.news.55

(cliccare su Audiotheque, poi su Wu Ming 1
Presentazione di New Thing
+ interventi su America, musica, innovazione e copyright

MP3, 128 kbps, 40:03
Biblioteca provinciale "P. Albino", Campobasso, 22 ottobre 2005)

Ma cosa crede, Roberto Bui, che John Coltrane stia in atteggiamento di sfida titanica, gambe larghe e pugni sui fianchi, sul promontorio dei secoli? An' vedi questo!:-/

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P.S. Scherzi a parte, sono quaranta minuti di piacevolissimo ascolto.

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sabato, novembre 05, 2005

MOMUS  

A volte mi succedono delle stranezze fuori-programma. Domenica scorsa, per esempio, al ritorno da un’escursione in Lessinia, mi sono ritrovato all’improvviso nel piccolo museo dei TROMBINI (o “schioppi da sagra”) di S. Bortolo:

 

http://www.lessiniamusei.it/templates/musei/rosa/museo.asp?idMuseo=6&lingua=ITA  

così ho finalmente potuto capire il modo di dire veneziano “Te fasso un cuo come un trombìn” (= “ti faccio un culo come un trombino”). Ieri sera, invece, sono finito al Teatro Fondamenta Nuove per il concerto di apertura del ciclo “Risonanze”:  

 http://vortice.provincia.venezia.it/off-risonanze05.htm 

 http://www.teatrofondamentanuove.it/

Star della serata era il buffissimo MOMUS, “uno dei personaggi più indefinibili e stimolanti del panorama elettronico contemporaneo”. Momus si è presentato con il solito occhio tappato alla pirata, uno scialletto da vecchia sulle spalle, ciabattone e calzonacci a tre quarti. Ha presentato il suo 

“SPOOKISSIMA”.

Che tipo di musica fa? Semplice: pop digitale, o meglio “folk psichedelico misto a pop barocco post-moderno". Sul leggio accanto al microfono c’era un bel computerino sul quale Momus cliccava di volta in volta le basi.

Interessante la gestualità, fortemente borderline.

 

Vi copio-incollo la scheda tecnica:

«Nicholas Currie, nato a Paisley (Inghilterra) nel 1960, ha viaggiato e vissuto a lungo in Grecia e Canada con la propria famiglia. Laureato in lettere con lode all'Università di Aberdeen, ha iniziato a scrivere e eseguire musica con la band The Happy Family nei primi anni '80.

Da solista ha adottato il nome di Momus, dal dio delle beffe greco. Da sempre si definisce "cantautore" e lavora mescolando musica elettronica e riferimenti letterari. Vive attualmente a Berlino per la maggior parte dell'anno. È un attento osservatore della cultura - non solo musicale - contemporanea, scrivendo per numerosi giornali e riviste.

Il suo ultimo album Otto Spooky spazia fra molti stili, Momus lo definisce "folk psichedelico misto a pop barocco post-moderno": un'esplorazione continua degli stili di diverse culture attraverso l'uso di internet come principale strumento musicale; in breve, una sorta di Google Pop. "Spookissima" è il primo tour italiano in assoluto di Momus, e includerà pezzi da "Otto Spooky" oltre a un best of della sua produzione.
» 
 

Ascolti:
Momus - Otto Spooky [Analog Baroque, 2005]
Momus - Oskar Tennis Champion [Analog Baroque, 2003]
Momus - Folktronic [Analog Baroque, 2001]
Momus - Stars Forever [Analog Baroque, 1999]

Web:
www.imomus.com

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venerdì, novembre 04, 2005

 

 "L'ANNO LUCE",

di Giuseppe GENNA  

 

Ho capito perché il primo capitolo de L’anno luce inizia con “Era una volta” (vedi ieri). Ma certo! Per richiamare il classico incipit delle fiabe: “C’era una volta”. E di una fiaba, ancorché metafisica e per adulti, in effetti si tratta.

Mesi fa dichiaravo in rete che Giuseppe Genna, al di là di certi suoi vezzi adolescenziali e di certi nostri scazzi nello spazio-commenti di Lipperatura, era un “giovanottino promettente”. Be’, oggi 4 novembre (commemorazione della vittoria sulle truppe austro-ungariche) sono felice di aggiungere che il giovanottino ha ampiamente mantenuto la promessa e che, come direbbe Armando Diaz “i resti dei suoi giovanilismi risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”. 

 

Ho acquistato il libro con una certa diffidenza alla Mondadori di Venezia (vicinissima a San Marco). Avevo chiesto: “È arrivato L’anno luce di Genna’?”. Risposta: “Sì, è tra i gialli”.  Cazzo, adesso che l’ho letto mi domando perché diavolo mai un libro del genere dovesse essere collocato proprio lì, anziché, chessò io?, nel settore “Filosofia”. 

 

La trama-pretesto (pura cornice esteriore) è ormai nota: il Mente, un manager malato di potere (“il più potente antidoto contro l’angoscia dell’effimero”, asseriva giorni fa Maria Rita Parsi al Telecom Future Centre di Venezia) torna a casa e trova la moglie Maura all’apparenza morta, in realtà solo sprofondata in un “coma psichico transitorio”, dovuto a uno shock devastante. Se “giallo” c’è, tale tinta si esaurisce nella ricerca della risposta alla domanda: “Quale shock?”. Ma il libro è ben più di questo. Via via che lo scorrevo, “allo sconcerto è seguita la curiosità. Alla curiosità è subentrata la brama. Alla brama si è sostituita la concentrazione. Alla concentrazione l’incanto. Dall’incanto, male compreso, sono trapassato nella seduzione. Per farla breve, quando ho iniziato L’anno luce ero un uomo. Quando l’ho terminato ero un altro uomo”:- )…sì, è vero, sto rielencando le progressive reazioni dell’insegnante Maura, la moglie del Mente, al “Capolavoro Misterioso” propinatole da uno dei suoi allievi, il talentuoso diciassettenne scrittore (in cui non va ravvisato in alcun modo Leonardo Colombati, autore di tutt’altro  capolavoro misterioso,  a cui un anno fa Genna dedicò una serie di considerazioni sul suo sito I Miserabili.) 

 

«“Hai scritto un romanzo?” sorride Maura e gli carezza la nuca, come un’insegnante carezza la nuca a un allievo, e quella carezza non è tale e di qui fluisce il futuro tutto.» (p. 137). 

 La qualità della scrittura de L’anno luce è davvero alta, a parte qualche ripetizione (eccessiva frequenza di termini quali “allucinare”, “beanza” e soprattutto lo svarione “presentisce” di p. 155) e qualche ridondanza o digressione più o meno tediosa. Ma proprio come Maura che scorre il Capolavoro Misterioso, il lettore de L’anno luce ha sempre più la sensazione di trovarsi davanti a un libro importante… diciamo un quasi-capolavoro (il prudenziale “quasi” è dovuto alle recenti polemiche sul dilagante capolavorismo). Non sto scherzando. L’Anno-luce è un’opera di grande compattezza stilistica e costruttiva sulla vita, sulla frode, sul tradimento, e nello stesso tempo un violento assalto a quelle che Genna chiama “le aspettative inculcate”. Certo, i personaggi del libro sono finti, ma anche veri. Accadono fatti sincronici, coincidenze, presagi, tumescenze, visioni in sogno, allucinazioni, esagerazioni, improbabilità in cui tuttavia vibrano enormemente il passato, il presente e il futuro.  (Mi sto divertendo a recensire il libro di Genna con le parole stesse di Genna). E come non riconoscersi, alla MIA età (non necessariamente anagrafica:- ) ), in un passo come questo: “Del resto, sopraggiunge un’età (non necessariamente anagrafica) in cui commettere errori non importa più. Siccome non importa più, non si commettono errori. Sembra un miracolo. Si hanno in mente altri fini, altre fini. Si sopporta l’imperfezione del mondo e di se stessi con malcelata ironia. Alle spalle, agli òmeri fisici, fanno contrappunto spalle interiori: si allargano. La stanchezza che si sperimenta maturando è un sovrappiù di potenza, il legittimo fastidio che aumenta il desiderio del corpo – che non siamo noi – a seguire i voli dell’ideale. È un segno di salute. Il dramma sfuma, il teatro del mondo si manifesta per quello che è: non mondo, ma teatro.” (p. 155).

A parte questo tema squisitamente shakesperiano ("All the world's a stage,/And all the men and women merely players", As you like it), Giuseppe Genna ne affronta con chirurgica precisione molti altri: quello dell’ideale, quello del fallimento, quello della nostalgia di una patria più vasta, quello della composizione di un androgino, ovvero dell’unità spirituale, quello dell’ “oggettività in forma di sogno”, quello della cultura/natura e via discorrendo. 

 

“Il potere”, dice a p. 194, “è antievolutivo: esercitandolo, manteniamo in allenamento gesti primordiali, che hanno permesso alla specie di diventare cosa è ora: cioè la stessa specie di prima, caverne eccetera, con qualche apparato culturale a occultare la propria natura bruta. Tutta la saga del potere si riassume in questo pugno, in questa violenza cieca, sistemativa, liberatoria, scatenata nella parodia della natura, nel parco metropolitano che simula giungla pluviale da cui la specie emerse e prese coscienza di sé… siamo produttori di atti di dissimulazione che abbiamo battezzato ‘cultura’. La cultura è la natura che va in maschera al carnevale. Le cose non tendono né all’ordine né al caos. Le cose sono buddhiche e indifferenti alle cazzate astratte della cultura umana. La cultura è un culto. L’innaturalità è una maschera apposta sul volto buddhico della natura.” 

 

E poco più giù: “Il potere è questa difesa fuori del tempo: la forza isterica e preternaturale della sopravvivenza. Ci illudiamo di essere cultura e siamo natura… gli ominidi restano tali. I loro denti non modulano fricative, sono zanne”, p. 195. (Vedi Quasimodo, “Uomo del mio tempo”) 

 

E le speranze comuniste? Niente da fare nemmeno su quel fronte: 

 

“Comunismo significa cieca fede nell’emozione. Per i comunisti, l’emozione è salvifica, ma in realtà le cose non vanno così.”

 

E tuttavia, dopo che il Faccendiere (la controparte di Mente) ha sistemato tutto e “vinto su tutti i fronti”, - zanne in luogo dei denti -,  “avverte una pena all’altezza dello sterno. La cosiddetta pena nel cuore”. Cioè, wow!, riaffiora l’emozione. Capisce che la sua “è stata una sconfitta.”  

 

E allora “ovunque esplodono, puntinati, i momenti veri. Verità più vere della verità assalgono i protagonisti della nostra storia, i protagonisti delle storie.” (p. 199) 

 

Ma di nuovo, a pag. 204: “L’amore è la cultura con cui si maschera la forza bruta della sopravvivenza. È qui trasportata dalla reazione della specie: la corrente cieca della vita che vuole erompere, che vuole aprire gli occhi, non paga del sonno di beanza in cui è immersa finché non nasce.” 

 

Insomma, romanticismo o no? 

 

“Noi che abbiamo superato i sessant’anni siamo romantici. Lo siamo sempre stati. A differenza di voi, anche se ci sono eccezioni. Il romanticismo, questo romanticismo di cui parlo, è la chiave. Romanticamente abbiamo conosciuto il mondo. Senza romanticismo voi sopravvivete. Non si sopravvive, verrete travolti”, aveva detto il Faccendiere a Maura a p. 159. 

 

A Wu Ming 1 verrà di sicuro un coccolone. 

 

Sia come sia, alla fine del libro un bimbo nasce e anche se non è il figlio del tizio a cui sua madre si illude di poterlo attribuire, “il mondo - annuncia l’autore con algido sorriso - è rinnovato”.

Come se non bastasse, nel finale lo stesso cardinale che a pag. 173 ci aveva mostrato un minuscolo modello di chiesa sotto cui si allargava uno spazio gigantesco (un’astronave immensa), diviene papa. Affinché i destini si compiano? E quali?

 

Questi, forse. Udite: 

 

“Profezie confuse e offuscate, che non lasciano però adito a dubbi… Gli angeli esistono. Anche gli arcangeli. E i troni, le dominazioni… ascenderemo, andremo nei cieli, solcheremo le atmosfere, addormentati in un sinodo criogenizzato, negli immensi sarcofaghi bianchi e oculari che ci terranno a temperatura fissa, in un sonno da cui ci risveglieremo quando avremo raggiunto le mete previste, che la tradizione chiama ‘giardino’ o ‘eden’.” (p. 174)

 

Pietà, dunque, non l’è morta. Giove e oltre l’infinito. Kubrick. Odissea nello spazio. O anche Shining, volendo… 

 

Be’, non voglio farvela più lunga di così.  Ma se non avete ancora comprato e letto “L’anno luce”, affrettatevi a farlo. Questa volta Giuseppe è stato davvero “bravo bravissimo”. E potrebbe tranquillamente evitarci tutti quegli inutili pop-up del suo sito. Il libro camminerà da solo. 

 

P.S. Troppo scolastico, a mio avviso, il titolo (“L’anno luce”). Qualche riserva anche sulla copertina.

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giovedì, novembre 03, 2005

Giuseppe Genna

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ERA UNA VOLTA STATA... 

 

Ebbene sì, sto leggendo ‘L’anno luce’ di Genna di cui vi dirò domani. Per adesso mi hanno colpito due dettagli: 1) La frase d'inizio del cap. I a pag. 17: ‘Era una volta stata, questo di cui si parla, una persona amabile… ’. Mi domando se si tratti di una tortuosità di costruzione voluta. 2) Le materializzazioni del narratore onnisciente per spiattellare al lettore rivelazioni quali: ‘Il racconto costringe ora a deviare momentaneamente dalla drammatica situazione in cui.... per introdurre a SORPRESA un nuovo protagonista della vicenda’. (p. 57).

Non fa pensare a Simona Ventura?:- )

postato da: Lioa alle ore 00:27 | link | commenti (10)
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martedì, novembre 01, 2005

(Ferrata Mori-Montalbano: il primo traverso)

Foto da: www.aleardi.com)

Chi, come me, ama le ferrate, ama anche il volume "FERRATE DELLE DOLOMITI" di Sepp Schnürer (NUOVA edizione) Zanichelli.

In tale libro le ferrate sono suddivise in 5 categorie: FACILI, POCO DIFFICILI, DIFFICILI, MOLTO DIFFICILI, DIFFICILISSIME.

Ecco queste ultime: 1) ferrata Piazzetta, 2) ferrata Stella Alpina, 3) ferrata Costantini, 4) ferrata di Monte Albano-Mori, 5) ferrata Pisetta.

Ebbene, mentre voi bighellonavate scioccamente, io sabato scorso 29 ottobre ho aggiunto alla mia collezione proprio la super-adrenalica Mori (uscita di Rovereto Sud).

Sono o non sono arzillo? (In rete circolano solo mie foto vecchissime, in realtà ho 116 anni)

postato da: Lioa alle ore 15:49 | link | commenti (5)
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