Cazzeggi letterari

"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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venerdì, marzo 31, 2006

(Stanley Kubrick)

OPPORTUNITA' PER GIOVANI: PUBBLICARE COME KUBRICK:- )

Il 26 marzo ultimo scorso nel niusgruppo it.cultura.libri è apparso il post - esemplare nel suo genere - dell'ennesimo tenerone dilaniato dal dubbio: "Mi butto o non mi butto?".

Eccolo:

"Ciao a tutti,
recentemente, senza mai aver avuto esperienze di scrittura, ho scritto una mia biografia. Molte persone che conosco hanno espresso parere positivo ed una settimana fa una casa editrice mi ha inviato un contratto di pubblicazione. I termini principali dell'accordo sono questi:

- Io devo acquistare 120 copie per una spesa di 960 Euro
- Altre 20 copie mi vengono date in omaggio
- Al libro sarà assegnato un prezzo di 8 Euro
- Io guadagno 64 centesimi per ogni libro "oltre le 500 copie". Non è
affatto chiaro, se, nel momento in cui vendono la 501° copia, mi
corrispondono anche il guadagno per le prime 500 copie oppure no: devo senz'altro chiedere lumi.
- Il libro sarà dotato di codice ISBN.
- Inizialmente saranno inviate ai distributori 200 copie.

Che dite, mi conviene pubblicare o aspetto un contratto migliore?
Probabilmente 140 copie riesco a venderle/distribuirle, e, grazie anche alle copie date in omaggio, dovrei riuscire a coprire in buona parte la spesa di 960 Euro. Quello che mi lascia un po' perplesso è il guadagno oltre la 500° copia, e inoltre siamo sicuri che la casa editrice non ha la possibilità di falsare il numero delle vendite? Come fa l'autore a verificare il numero di copie effettivamente vendute? Sicuramente si tratterà di gente onesta, ma il dubbio viene.

Si tratta di una biografia che potrebbe attirare l'attenzione della gente, parlo di tutti i problemi che ho avuto a causa di un handicap motorio e di come sono riuscito a superarli, e quindi, insomma, penso che valga la pena di vedere quello che succede e anche di rischiare qualcosina. Però prima di "buttarmi" volevo sentire qualche parere di gente più esperta. Grazie! "
 

Firmato: Delfino.

Gli ha risposto tale Lutrin:

"Coloro che chiedono soldi a chi scrive non sono editori, ma stampatori puri e semplici, ti sconsiglio vivamente di aderire alla proposta. prendi piuttosto in considerazione quest'alternativa, se non hai voglia di fare il giro di tutte le case editrici d'Italia:

www.lulu.com/it

è l'editoria on line e on-demand. puoi caricare gratuitamente il tuo libro, decidere il prezzo con l'aiuto di appositi strumenti per calcolarlo sulla base di criteri oggettivi, decidere se renderlo disponibile per il download (a pagamento o in maniera gratuita) o solo per la stampa (chi vorrà il tuo libro, se lo vedrà recapitare direttamente a casa) e rimani interamente padrone del tuo scritto, e sei libero di ritirarlo in ogni momento. il sito è nato da un'idea di un esponente della comunità dell'open source e guadagna con la pubblicità. tutti i servizi che ti ho descritto, sono gratuiti. per una cifra ridicolmente bassa poi (30 euro o poco più) puoi farti attribuire un codice ISBN con il quale puoi vendere il tuo libro anche su amazon o in altri store on-line, aumentando la tua visibilità. visita il sito, ne vale la pena, al limite, puoi sperimentare a costo zero la bontà del tuo scritto. Certo, non ci si può arricchire in questo modo, ma almeno si evita di dar soldi a finti editori. personalmente, poi, ci sono altri motivi che mi spingono a Lulu, tra cui quello di poter avere, come Kubrick per i suoi film, il controllo totale sull'opera. quello cioè, di poter scegliere il tipo di carattere, l'impaginazione, la copertina ecc..."

postato da: Lioa alle ore 10:18 | link | commenti (2)
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giovedì, marzo 30, 2006

OPPORTUNITA' PER GIOVANI: COME INVENTARE UN CORSO DI CIFREMATICA

Il 23 marzo scorso un'amica bibliotecaria di Mestre mi ha inviato la sg. email:

"Ciao Lucio, forse già lo sai, ma vedendo il manifesto ho pensato a te. Vai sul sito del Candiani e vedi questo corso (di cui non so nulla) la prox settimana. Ciao"

"CORSO DI CIFREMATICA con Arianna Silvestrini. Quali favole per la civiltà? Quale caso è di qualità?"

Mia risposta:

"Ti ringrazio della segnalazione. Mi auguro solo che 'sta Silvestrini non appartenga al clan Verdiglione/Spirali e soprattutto che non faccia discorsi del tipo: 'La scienza della parola, la cifrematica, confuta qualunque pretesa epistemologica che favorisca il criterio di riproducibilità degli effetti come economia del fatto'... spaccando le balle all'uditorio:- ). Ciao . Lucio"

Ieri pomeriggio, alle 15, ricevo un invito. "Spiacente", rispondo in tono studiatamente svagato, "più tardi devo andare a un corso di cifrematica". "Cifrematica???", si stupisce il mio interlocutore. "E che roba è?". "Mah, psico-bla-bla-bla... credo", chiarisco gongolante:- )

Alle 18 meno dieci busso trepidante alla porta della Small Conference Room al primo piano del Centro Culturale Polivalente "Candiani", un elefante architettonico costruito nel centro di Mestre prima ancora che qualcuno avesse idea di che uso farne. Nessuna risposta. Alle 18, finalmente, arriva la conduttrice del corso, seguita da un giovanotto reggente uno scatolone fra le braccia. Dentro, ahimè, tanti volumetti delle Spirali Edizioni:- ) e un mazzo di cartoncini verdi con scritto:

Quali favole per la civiltà? Quale caso è di qualità?

Corso di cifrematica tenuto da Arianna Silvestrini

29 marzo, 5 e 12 aprile 2006, ore 18,

Centro Culturale Candiani Piazzale Candiani 7, Mestre

Hänsel e Gretel, o dell’abbandono
La sirenetta, o non c’è principe senza capitano
Il brutto anatroccolo, non c’è più appartenenza.

L'ingresso è libero.

["Ciascuna fiaba" - leggo nel sito http://venezia.cifrematica.com/ - si qualifica quale narrazione di una traversata in direzione dell’inaudito, e dell’inedito. Il caso clinico è il caso che, non sottoposto a stereotipi standard e conformistici, ha la chance di giungere alla qualità e alla riuscita. Non assegnabile ad alcuna statistica, il caso clinico si specifica come caso unico, caso singolarissimo: caso di qualità."]

Alle 18.15 il corso di CIFREMATICA ufficialmente inizia, davanti al sottoscritto e ad altri tre stralunati spettatori.

La Silvestrini è diligente, ma fin dall'esordio rivela un fascino oratorio prossimo allo zero assoluto. Premette che psicanalisi e cifrematica convengono sul fatto che la vita sia narrazione "sempre, comunque e nonostante tutto". Aggiunge che, tuttavia, occorre trasformare i personaggi in "impersonaggi", protagonisti della propria esperienza, facendoli uscire dagli stereotipi. Detto ciò, attacca a leggere la nota fiaba dei due bambini portati a perdere nel bosco, commentandone situazioni  e sviluppi. Per esempio dice che "ogni volta che si è attraversati dall'idea di abbandonare qualcuno o qualcosa, presto tale paura si trasforma in paura di essere abbandonati". Il bosco è il classico labirinto da cui è difficile uscire; la buona madre dello stereotipo non tarda a rivelarsi madre-matrigna (sua la proposta al marito di uscire dalle difficoltà di alimentazione/nutrimento sbarazzandosi dei figlioletti), ovvero figura che non protegge, ma, anzi, pronuncia le parole dell'abbandono. I sassolini lasciati cadere dai bambini sono il filo d'Arianna grazie al quale uscire dal labirinto, ma le soluzioni non sono mai facili. La competenza, infatti, si articola in quattro fantasmatiche: voler fare, poter fare, saper fare, dover fare. Per tre volte i bimbi vengono ricondotti nel bosco "sempre più addentro", ma ogni volta il rimedio è fonte di nuovi inciampamenti. L'abbandono è intransitivo (sic). Gli uccellini mangiano le briciole che sarebbero dovute servire a ritrovare la strada di casa. Cioè bisogna fare i conti con l'imprevisto, cercare soluzioni "fuori dalla via facile". La solitudine è la condizione da cui tentare cose nuove e iniziare a fare "da sé", perché - ribadisce la Silvestrini - l'abbandono è intransitivo. La strega spinta nel forno è elemento tpicamente germanico: la donna è spesso portatrice di una dissidenza, di una messa in discussione delle cose. I bambini, bruciandola, alludono alla verifica se sia veramente una strega o solo una donna, ovvero se sia capace di resistere al fuoco. Essi tornano a casa con oro e perle: ecco l'elemento del risarcimento. Ma improvvisamente, sul cammino del ritorno, appare un fiume. Gretel non si perde d'animo e chiede a un'anatrina di transitarli sull'altra sponda. Ovvero il personaggio è divenuto impersonaggio, caso di qualità. Gretel non ha più paura della natura, ma la considera sua alleata. Il patto (da "pax") le ha consentito di pervenire alla serenità, all'armonia, non già come dato di partenza, ma come meta, perché nulla va mai dato per scontato. Il mito della famiglia, infatti, va inteso come traccia, come apertura, in cui l'abbandono è intransitivo (aridaje!). Nessuno è predestinato all'armonia, deve conquistarla da sé. Tutto va sempre acquisito. La fiaba è un primo modo di avviare il labirinto, di enunciare qualcosa della propria storia per iniziare la ricerca. La salvezza non si riceve in regalo da figure ideali o idealizzate. Bisogna muovere in direzione di una storia ancora tutta da scrivere, anziché pre-formulata.

Fine della prima puntata del corso di cifrematica.

Mio commento: aridatece Bettelheim!!!

Difficilmente mi rivedranno al secondo e terzo appuntamento:- )

(immagine da http://www.nubox.it/blog_roba/Hansel-e-Gretel.jpg )

postato da: Lioa alle ore 05:34 | link | commenti (12)
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mercoledì, marzo 29, 2006



 
C'è uno strano odore nell'aria...
 
Il “Diario” di Enrico Deaglio è uscito con un numero dedicato a possibili brogli elettorali dovuti allo scrutinio elettronico che sarà utilizzato per la prima volta in Italia nelle elezioni politiche grazie al decreto legge del 3 gennaio 2006.

Le regioni interessate sono quattro: Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, per un totale di 12.680 sezioni e undici milioni di elettori.

Lo scrutinio elettronico prevede che un operatore inserisca i dati su un computer in ogni sezione, i dati vengano copiati su una chiavetta usb, le chiavi siano inserite in un computer che le invia quindi al Ministero dell'Interno.

Questa operazione, non necessaria e non richiesta da nessuno, costa 34 milioni di euro, è stata assegnata a trattativa privata per motivi di urgenza, “stante il brevissimo lasso di tempo disponibile” secondo il Ministro Stanca, è stata vinta, tra le altre aziende, da Accenture, EDS e Telecom Italia.

Deaglio fa notare che il figlio del ministro dell'Interno Pisanu è partner in Accenture e che EDS è la società coinvolta nei presunti brogli elettorali in Florida nell’elezione di Bush.
Deaglio aggiunge che in caso di contestazioni ci vorrebbero mesi per confrontare il voto cartaceo con quello elettronico.

Mesi di instabilità assoluta e con un Presidente della Repubblica in uscita.
 
L’applicazione informatica usata per lo scrutinio elettronico è inoltre oggetto di contestazione da parte della Ales, un'azienda italiana che ne rivendica la paternità che a suo avviso le sarebbe stata sottratta dalla EDS e di cui pubblico la lettera che il suo amministratore mi ha inviato alcuni giorni fa insieme a un documento e un'intervista.

Gentile Beppe Grillo,
mi chiamo Antonio Puddu, sono l’amministratore di una piccola società informatica con sede in Sardegna, la Ales s.r.l. Nel 2001 abbiamo ideato una soluzione innovativa per lo “scrutinio elettronico”, che nel 2004 è stato sperimentato con la nostra collaborazione in 1500 sezioni elettorali.
Nel 2005 ci è stato “scippato” dalla EDS Italia S.p.A., una multinazionale alla quale avevamo venduto 2500 licenze per la sperimentazione del 2004.
Un mese fa abbiamo citato EDS Italia in giudizio al tribunale di Roma, chiedendo risarcimento per i danni subiti dalla mia società che ammontano a oltre 9 milioni di euro, e abbiamo diffidato il Ministero dell’Interno e il Ministero dell’Innovazione dall’usare nella prossima sperimentazione un numero di licenze che superasse le 2500 da noi vendute. Infatti per la sperimentazione in occasione delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 dovrebbero servirne circa 12.500. Distinti saluti”.

Antonio Puddu
"Non so voi", commenta Beppe Grillo, "ma io sento uno strano odore nell'aria, di cosa sarà?"
postato da: Lioa alle ore 08:26 | link | commenti
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martedì, marzo 28, 2006

POZZI

Da scrittore fondamentalmente stitico quale sono, ho sempre guardato con un misto di incredulità e ammirazione i cosiddetti "fluviali", ovvero coloro che riescono a dipanare la propria materia narrativa per 500 pagine e oltre...

Ho appena acquistato, per esempio, il DIES IRAE di Giuseppe Genna. Be', qui siamo addirittura oltre le 750 pagine! Cazzarola. "Ad appena qualche mese di distanza dal capolavoro assoluto L'anno luce ...  ma come fa???", mi sono chiesto. E ho aggiunto: "Beati coloro che hanno la penna così facile. Io,

quando trovo

in questo mio silenzio

una parola

scavata è nella mia vita

come un abisso:- )

(Spero che Ungaretti non si incazzi e non si rivolti nella tomba).

Il nuovo libro di Genna inizia, come è noto, con il Prequel "Il cuore dell'Italia intera batte per un bambino in un pozzo". Sì, la tragedia di Vermicino... Ma proprio ieri la notizia di un'altra disgrazia nel fondo di un altro pozzo mi ha riempito d'angoscia. Un capogita della sezione veneziana di Trekking Italia, Paolo Di Lena, risultava disperso nella neve da molti giorni. La macchina era stata ritrovata a passo Valles. Poi apro il Gazzettino e leggo:

"Nella tarda mattinata di ieri è stato ritrovato il corpo senza vita di Paolo Di Lena, l'escursionista sessantaseienne che dal 6 marzo era disperso tra Passo Valles e Passo San Pellegrino. Il corpo è stato rinvenuto a quota 2.300 metri, sul versante sud della Cima Iuribrutto, nel Gruppo di Cima Bocche, a circa metà della salita che porta in vetta, nella stessa zona dove si sono concentrate le ricerche condotte, durante tutto il mese, dal Soccorso Alpino Trentino, in collaborazione con quello di Belluno e dai soccorritori della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza.

Era da giorni che i soccorritori attendevano l'innalzamento delle temperature e il conseguente scioglimento della neve che potesse fare affiorare qualche traccia utile alle ricerche. Circostanza che si è verificata proprio ieri quando una comitiva di sette scialpinisti del Cai-Sat di Trento, tra i quali anche l'ex presidente del Soccorso Alpino Paolo Scoz, ha avvistato, lungo la salita della Cima Iuribrutto, delle ciaspole che affioravano dal manto nevoso. Le racchette da neve si trovavano in prossimità di una buca, una postazione della prima guerra mondiale, profonda circa otto metri, al fondo della quale giaceva il corpo del pensionato padovano semisommerso dalla neve. Subito è stato lanciato l'allarme e intorno alle ore 13,30 sono giunti sul posto gli uomini della Stazione di San Martino di Castrozza del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, i Carabinieri e il responsabile del SAGF della Guardia di Finanza di Passo Rolle.

Erano stati gli uomini della forestale di Paneveggio, lo scorso 8 marzo, a preoccuparsi per quella Golf grigia che vedevano parcheggiata da alcuni giorni nel medesimo posto, nei pressi di malga Vallazza. La loro segnalazione aveva fatto scattare le ricerche, alle quali avevano preso parte un centinaio di volontari. Paolo Di Lena, ex funzionario di banca, ex alpino, da diciassette anni iscritto al Cai patavino, era molto esperto di montagna. Era stato persino in Nepal, sull'Annapurna, a oltre seimila metri di altezza e a quindici gradi sottozero. Abitava in città, in via Rovigo 38, a Paltana, con la moglie Daniela e i due figli. Aveva una casa a Cavalese, che utilizzava come «base» per le escursioni con gli sci e con le ciaspole. Ma nonostante la sua grande esperienza, a Natale aveva avuto un incidente. Sempre con le ciaspole, era caduto in una profonda buca. Allora era riuscito a cavarsela alla grande, e da solo.

Proprio venerdì era stato, peraltro, portato a termine nella zona un sopralluogo di quaranta minuti con l'elicottero e per il prossimo 9 aprile era stata già programmato un giorno di ricerca organizzata, concordato con la famiglia.

Da un primo esame sul corpo dell'uomo, pare che la morte non sia stata immediata o dovuta alle ferite riportate nella caduta. L'uomo aveva alcuni graffi sulle mani e sul corpo, quasi avesse tentato più volte ed inutilmente di arrampicarsi sulle pareti dell'anfratto per risalire e portarsi in salvo. Avrebbe lanciato le ciaspole in alto, fin sul bordo del buco, per attirare l'attenzione di qualche passante. Ma la neve caduta nelle ore successive avrebbe cancellato questa fondamentale traccia. Il corpo è stato traslato nella camera mortuaria del cimitero di San Martino di Castrozza."

Ciao, Paolo. Avevi ancora tanta voglia di montagna...

P.S. Il libro di Genna lo attacco un altro giorno.

postato da: Lioa alle ore 09:05 | link | commenti (4)
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lunedì, marzo 27, 2006

UNA MODESTA PROPOSTA

DI WU MING 5:- )

[Legenda: Wu Ming1 – Roberto Bui; Wu Ming2 – Giovanni Cattabriga; Wu Ming3 – Luca Di Meo; Wu Ming4 – Federico Guglielmi; Wu Ming5 – Riccardo Pedrini]

"Il punto è, la carne di cane e gatto era economica. La carne di cane e di gatto aveva una caratteristica negativa: tale carne non era grassa. Anche se cani e gatti allevati per essere uccisi e mangiati erano alimentati in modo da venare di grasso i muscoli, la carne tritata rimaneva magra per gli standard ancora imperanti. E niente grasso, niente barbecue: posta sulla griglia, la carne dei migliori amici dell'uomo si sbriciolava. Occorreva legarla con composti a base di grasso, biologico o di sintesi, come si era cercato di fare in un'èra cosmica anteriore con la carne suina... [cut]... Il genio puro assomiglia al bagliore di un fulmine: qualcuno alla Liebig pensò di utilizzare grasso umano, coè riciclare grasso dalle liposuzioni. Aspirare preziosa floridezza da ventri, fianchi, glutei di femmine e maschi della specie: gli obesi, benché in forte calo tendenziale, erano ancora tanti. La neonata rete di assistenza sanitaria nazionale offriva la possibilità di operarsi GRATUITAMENTE. Essere grassi era antisociale. Essere grassi costava denaro alla comunità, denaro di contribuenti impiegato per salvare infartuari obesi, diabetici eccetera. Il grasso portava alla tomba, ma era una ricchezza. Quindi grasso umano a legar carne di cane tritata: scelta da connaisseur. Scelta da gourmet. Più che altro scelta da would-be-rich: gerarchizzava il consumo di carne in maniera simile a prima della Morìa. Gustose polpette di carne canina legata da grasso bio di primissima qualità. Il governo aveva appaltato ad alcune major i diritti sul grasso umano: tre compagnie si contendevano il resto del mercato... il sistema attivava un ciclo eterno. Utilizzare il grasso degli obesi per nutrire di carne grassa il paese: l'autofagia era l'uovo di colombo, il moto perpetuo." (Da "FREE KARMA FOOD", pp. 84-85).

E ora un vecchio articolo dal Manifesto che recupera la Modesta Proposta di Jonathan Swift:

Sui pregi del cannibalismo

(da http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/Gennaio-2001/0101lm14.01.html )

Si susseguono i rapporti delle istituzioni internazionali, che attirano l'attenzione sulla poco invidiabile sorte dei bambini del terzo mondo. Attualmente, sei neonati su 100 non arrivano al loro primo compleanno, e 8 bambini, su 100 che sopravvivono, muoiono prima dei cinque anni...Da qui al 2025, due miliardi di esseri umani andranno ad aggiungersi alla popolazione mondiale. La quasi totalità di questi (circa il 97%) nascerà nei paesi poveri del Sud e conoscerà un'infanzia miserabile con gravi carenze alimentari, in una condizione di drammatica mancanza di acqua potabile, alloggi, istruzione, assistenza sanitaria. In alcuni paesi dell'ex Urss, il crollo delle vecchie strutture di assistenza sociale ha lasciato abbandonati a se stessi migliaia di bambini. In particolare - come rivelano in queste pagine le fotografie di Alexander Glyadyelov - in Ucraina, paese che, nel 1933, durante l'epoca di Stalin, ha conosciuto una terrificante carestia che ha provocato la morte di quattro milioni di persone e ha spinto alcuni contadini a mangiare i propri figli morti (1)... Come non pensare al corrosivo pamphlet satirico dello scrittore irlandese Jonathan Swift, scritto nel 1729, Modesta proposta per i bambini poveri d'Irlanda, di cui pubblichiamo qui ampi stralci? Per protestare contro la situazione di spaventosa miseria conosciuta allora dall'Irlanda sotto la dominazione inglese, Swift, con tono feroce e disperato, scrive che gli Irlandesi considererebbero «una grande fortuna quella di essere messi in vendita come cibo di qualità all'età di un anno, evitando così tutta una serie di disgrazie come quelle da loro patite per l'oppressione dei padroni». (1) Georges Sokoloff, 1933, l'Année noire. Témoignages sur la famine en Ukraine, Albin Michel, Parigi


"È cosa ben triste, per quanti passano per questa grande città o viaggiano per il nostro Paese, vedere le strade, sia in città, sia fuori, e le porte delle capanne, affollate di donne che domandano l'elemosina seguite da tre, quattro o sei bambini tutti vestiti di stracci, e che importunano così i passanti. Queste madri, invece di avere la possibilità di lavorare e di guadagnarsi onestamente da vivere, sono costrette a passare tutto il loro tempo andando in giro ad elemosinare il pane per i loro infelici bambini, i quali, una volta cresciuti, diventano ladri per mancanza di lavoro, o lasciano il loro amato Paese natio per andarsene a combattere per il pretendente al trono di Spagna, o per offrirsi in vendita ai Barbados.
Penso che tutti i partiti siano d'accordo sul fatto che tutti questi bambini, in quantità enorme, che si vedono in braccio o sulla schiena o alle calcagna della madre e spesso del padre, costituiscano un serio motivo di lamentela, in aggiunta a tanti altri, nelle attuali deplorevoli condizioni di questo Regno; e, quindi, chiunque sapesse trovare un metodo onesto, facile e poco costoso, atto a rendere questi bambini parte sana ed utile della comunità, acquisterebbe tali meriti presso l'intera società, che gli verrebbe innalzato un monumento come salvatore del paese.
Io tuttavia non intendo preoccuparmi soltanto dei bambini dei mendicanti di professione, ma vado ben oltre: voglio prendere in considerazione tutti i bambini di una certa età, i quali siano nati da genitori in realtà altrettanto incapaci di provvedere a loro, di quelli che chiedono l'elemosina per le strade.
Per parte mia, dopo aver riflettuto per molti anni su questo tema importante ed aver considerato attentamente i vari progetti presentati da altri, mi sono reso conto che vi erano in essi grossolani errori di calcolo. È vero, un bambino appena partorito dalla madre può nutrirsi del suo latte per un intero anno solare con l'aggiunta di pochi altri alimenti, per un valore massimo di spesa non eccedente i due scellini, somma sostituibile con l'equivalente in avanzi di cibo, che la madre si può certamente procurare nella sua legittima professione di mendicante; ma è appunto quando hanno l'età di un anno che io propongo di provvedere a loro in modo tale che, anziché essere di peso ai genitori o alla parrocchia, o essere a corto di cibo e di vestiti per il resto della vita, contribuiranno invece alla nutrizione e in parte al vestiario di migliaia di persone.
Un altro grande vantaggio del mio progetto sta nel fatto che esso impedirà gli aborti procurati e l'orribile abitudine, che hanno le donne, di uccidere i loro bambini bastardi; abitudine, ahimè, troppo comune fra di noi; si sacrificano così queste povere creature innocenti, io credo, più per evitare le spese che la vergogna, ed è cosa, questa, che muoverebbe a lacrime di compassione anche il cuore più barbaro ed inumano.
Di solito si calcola che la popolazione di questo Regno sia attorno al milione e mezzo, ed io faccio conto che, su questa cifra, vi possano essere circa duecentomila coppie, nelle quali la moglie sia in grado di mettere al mondo figli; da queste tolgo trentamila, che sono in grado di mantenere i figli, anche se temo che non possano essere tante, nelle attuali condizioni di miseria, ma, pur concedendo questa cifra, restano centosettantamila donne feconde. Ne tolgo ancora cinquantamila, tenendo conto delle donne che non portano a termine la gravidanza o che perdono i bambini per incidenti o malattia entro il primo anno.
Restano, nati ogni anno da genitori poveri, centoventimila bambini.
Ed ecco la domanda: come è possibile allevare questa moltitudine di bambini, e provvedere loro? Come abbiamo già visto, nella situazione attuale questo è assolutamente impossibile, usando tutti i metodi finora proposti. Infatti non possiamo impiegarli né come artigiani, né come agricoltori, perché noi non costruiamo case (intendo dire in campagna), né coltiviamo la terra; ed essi possono ben di rado guadagnarsi da vivere rubando finché non arrivano all'età di sei anni, salvo che non posseggano doti particolari; anche se, lo debbo ammettere, imparano i rudimenti molto prima di quell'età. Ma in questo periodo essi possono essere considerati propriamente solo degli apprendisti, come mi ha spiegato un personaggio eminente della contea di Cavan; il quale appunto mi ha dichiarato che non gli capitò mai di imbattersi in più di uno o due casi al di sotto dell'età di sei anni, pur in una parte del Regno tanto rinomata per la precocità in quest'arte.
I nostri commercianti mi hanno assicurato che i ragazzi e le ragazze al disotto dei dodici anni non costituiscono merce vendibile, e che anche quando arrivano a questa età non rendono più di tre sterline o, al massimo, tre sterline e mezza corona, al mercato; il che non può recar profitto né ai genitori né al Regno, dato che la spesa per nutrirli e vestirli, sia pure di stracci, è stata di almeno quattro volte superiore.
Io quindi presenterò ora, umilmente, le mie proposte che, voglio sperare, non solleveranno la minima obiezione.
Un americano, mia conoscenza di Londra, uomo molto istruito, mi ha assicurato che un infante sano e ben allattato all'età di un anno è il cibo più delizioso, sano e nutriente che si possa trovare, sia in umido, sia arrosto, al forno o lessato; ed io non dubito che possa fare lo stesso ottimo servizio in fricassea o al ragù.
Espongo allora alla considerazione del pubblico che, dei centoventimila bambini già calcolati, ventimila possono essere riservati alla riproduzione della specie, dei quali solo un quarto maschi, il che è più di quanto non si conceda ai montoni, ai buoi ed ai maiali; ed il motivo è che questi bambini sono di rado frutto del matrimonio, particolare questo che i nostri selvaggi non tengono in grande considerazione, e, di conseguenza, un maschio potrà bastare a quattro femmine. I rimanenti centomila, all'età di un anno potranno essere messi in vendita a persone di qualità e di censo in tutto il Regno, avendo cura di avvertire la madre di farli poppare abbondantemente l'ultimo mese, in modo da renderli rotondetti e paffutelli, pronti per una buona tavola.
Un bambino renderà due piatti per un ricevimento di amici; quando la famiglia pranzerà da sola, il quarto anteriore o posteriore sarà un piatto di ragionevoli dimensioni e, stagionato, con un po' di pepe e sale, sarà ottimo bollito al quarto giorno, specialmente d'inverno.
Ho calcolato che, in media, un bambino appena nato venga a pesare dodici libbre e che in un anno solare, se nutrito passabilmente, arrivi a ventotto.
Ammetto che questo cibo verrà a costare un po' caro, e sarà quindi adattissimo ai proprietari terrieri, i quali sembra possano vantare il maggior diritto sui bambini, dal momento che hanno già divorato la maggior parte dei genitori.
(...) Ho già calcolato che il costo di allevamento per un infante di mendicanti (nella quale categoria faccio entrare tutti i contadini, i braccianti ed i quattro quinti dei mezzadri) è di circa due scellini l'anno, stracci inclusi; ed io penso che nessun signore si lamenterà di pagare dieci scellini il corpo di un bambino ben grasso che, come ho detto, può fornire quattro piatti di ottima carne nutriente per quando abbia a pranzo qualche amico, da solo o con la famiglia. Il proprietario di campagna imparerà così ad essere un buon padrone ed acquisterà popolarità tra gli affittuari, la madre avrà dieci scellini di profitto netto e sarà in condizione di lavorare finché non genererà un altro bambino.
I più parsimoniosi (ed io confesso che la nostra epoca ne ha bisogno) potrebbero scuoiare il corpo, la cui pelle, trattata artificialmente, dà meravigliosi guanti per signora e stivaletti estivi per signori eleganti.
Per quanto concerne la nostra città di Dublino, nelle parti più acconce, potrebbero apprestarsi mattatoi per codesta bisogna; e possiamo star certi che non mancheranno i macellai; anche se io vorrei raccomandare di comperar vivi i bambini e di prepararli caldi, appena finito di usare il coltello, come si fa per arrostire i maiali. (...) Io ritengo che i vantaggi offerti dalla mia proposta siano molti e più che evidenti, ed anche della massima importanza.
Primo: come ho già osservato, diminuirebbe enormemente il numero dei papisti dai quali siamo infestati annualmente, dato che, nella nazione, sono quelli che fanno più figli, oltre ad essere i nostri nemici più pericolosi; e se restano in Patria, lo fanno di proposito, per consegnare il Regno al Pretendente, sperando di trarre vantaggio dall'assenza di tanti buoni protestanti, che hanno preferito abbandonare il loro Paese piuttosto che starsene a casa a pagare le decime contro coscienza ad un coadiutore del vescovo.
Secondo: i poveri affittuari avranno dei beni di loro proprietà che, per legge, potranno essere resi suscettibili di sequestro ed aiutare a pagare l'affitto al padrone, dal momento che grano e bestiame sono già stati confiscati ed il denaro è cosa del tutto sconosciuta.
Terzo: previsto che il mantenimento di circa centomila bambini dai due anni in su non può essere calcolato di un costo inferiore a dieci scellini l'anno per ogni capo, il patrimonio della nazione aumenterà in questo modo di cinquantamila sterline l'anno, senza tener conto della nuova pietanza introdotta nelle mense di tutti i signori del Regno che siano di gusti raffinati; ed il denaro circolerà fra di noi, essendo l'articolo completamente di nostra produzione e lavorazione.
Quarto: i produttori regolari, oltre al guadagno di otto scellini buoni, ottenuti annualmente con la vendita dei bambini, si libereranno del peso di mantenerli dopo il primo anno di età.
Quinto: questa nuova esperienza porterà anche molti consumatori alle taverne, e gli osti avranno certamente la precauzione di procurarsi le migliori ricette per prepararla alla perfezione; quindi i loro locali saranno frequentati da tutti i signori di rango, che giustamente vengono valutati in base alla conoscenza che hanno della buona cucina; ed un cuoco esperto, che sappia come conquistarsi il favore della clientela, farà in modo di mantenere un prezzo che li saprà soddisfare.
Sesto: si avrebbe un grande incoraggiamento al matrimonio, che tutte le nazioni di buon senso hanno cercato di favorire con premi, o imposto con leggi ed ammende. Aumenterebbe la cura e la tenerezza delle madri per i bambini, quando fossero sicure di una sistemazione certa sin dall'inizio, e procurata in qualche modo dalla comunità a loro annuo profitto, anziché a loro carico; e ben presto avremmo modo di vedere un'onesta emulazione fra le donne sposate nel portare al mercato il bambino più grasso. Gli uomini, durante la gravidanza della moglie, le sarebbero affezionati tanto quanto lo sono ora alla cavalla, alla mucca o la scrofa prossima a figliare, né la minaccerebbero di pugni e di calci (cosa purtroppo frequente nella pratica), per timore di un aborto.
Potrebbero elencarsi molti altri vantaggi. Ad esempio, l'aumento di qualche migliaio di esemplari nella nostra esportazione di manzo in barile, la maggior diffusione della carne di porco, ed un miglioramento nell'arte di fare il buon prosciutto che si trova in quantità tanto scarsa a cagione del grande consumo che facciamo di maialini da latte, una pietanza troppo frequente nelle nostre mense che tuttavia non è neppure alla lontana paragonabile, sia per il sapore sia per la figura che fa, a quella fornita da un bambino di un anno, grasso e ben pasciuto: il quale, arrostito intero, farà una splendida figura alla festa del sindaco della città o a qualsiasi altro ricevimento pubblico. Ma questo ed altro voglio tralasciare, preoccupandomi di esser conciso (...).
Io non prevedo obiezione possibile alla mia proposta, a meno che non si insista nel dire che la popolazione del Regno in questo modo diminuirebbe notevolmente. Lo ammetto ben volentieri, ed è questo, di fatto, uno degli scopi principali della mia proposta. Prego il lettore di osservare che il mio rimedio è destinato soltanto ed unicamente a questo Regno d'Irlanda e a nessun altro che sia mai esistito, che esista o abbia ad esistere nel futuro sulla terra. Che quindi non mi si parli di altri espedienti: di tassare di cinque scellini la sterlina i proprietari che non si curano delle loro terre; di non usare abiti o mobili di casa che non siano di nostra produzione e lavorazione; di respingere tutti i materiali e gli strumenti che favoriscano il lusso straniero; di guarire le nostre donne dalla mania delle spese che fanno per orgoglio, vanità, pigrizia e passione del gioco; di introdurre una vena di parsimonia, prudenza e temperanza; di imparare ad amare il nostro Paese, cosa in cui siamo diversi persino dai Lapponi e dagli abitanti di Topinambu; di abbandonare la nostra animosità e la faziosità, e di non comportarci più come gli Ebrei, che si scannavano l'un l'altro persino nel momento in cui la loro città veniva presa; di stare un po' più attenti a non vendere il nostro Paese e la nostra coscienza per niente; di insegnare ai proprietari ad avere almeno un po' di pietà per i loro affittuari. Infine, di far entrare un po' di onestà, di operosità e di capacità nello spirito dei nostri bottegai i quali, se potesse ora esser presa la decisione di comprare soltanto merce nostra, si unirebbero immediatamente per imbrogliarci e ricattarci sul prezzo, sulla misura e sulla qualità, né si sono mai potuti indurre a fare qualche proposta commerciale onesta e decente, nonostante siano stati spesso e calorosamente invitati.
Pertanto, ripeto, che nessuno venga a parlarmi di questi espedienti o di altri del genere, finché non abbia almeno un barlume di speranza che vi possa essere qualche generoso e sincero tentativo di metterli in pratica.
Quanto a me, stanco com'ero di offrirvi utopie inutili ed oziose, alla fine disperavo ormai del successo: quando per fortuna mi è venuta in mente questa proposta che, essendo interamente nuova, presenta alcunché di solido e di concreto, è di nessuna spesa e di poco disturbo, rientra pienamente nelle nostre possibilità di attuazione, e non fa correre il rischio di recar torto all'Inghilterra. Infatti questo tipo di merce non tollera l'esportazione, perché la carne è di consistenza troppo tenera per consentire una lunga durata nel sale; anche se forse io potrei nominare un Paese che sarebbe ben contento di mangiarsi per intero tutta la nostra nazione anche senza questo condimento.
Dopo tutto, non sono così tenacemente avvinto alla mia idea da rifiutare qualsiasi proposta che venga fatta da persone di buon senso, che sia altrettanto innocente, facile da mettersi in pratica, efficace e di poco costo. Ma prima che qualcosa del genere venga presentato in concorrenza con il mio progetto, offrendo qualcosa di meglio, desidero che l'autore, o gli autori, abbiano la cortesia di ponderare a lungo due punti. Primo: stando le cose come stanno, come potranno trovare cibo e vestiti per centomila bocche e spalle inutili. Secondo: esiste in questo Regno circa un milione di creature in sembianze umane, le quali, pur mettendo insieme tutti i loro mezzi di sussistenza, resterebbero con un debito di due milioni di sterline; mettiamo i mendicanti di professione insieme con la massa di agricoltori, braccianti e giornalieri che, con le loro donne ed i bambini, sono mendicanti di fatto: ed io invito quei politici, ai quali non garba il mio progetto, e che forse avranno il coraggio di azzardare una risposta, ad andare a chiedere prima di tutto ai genitori di questi mortali se non pensino, oggi come oggi, che sarebbe stata una grande fortuna quella di essere andati in vendita come cibo di qualità all'età di un anno, alla maniera da me descritta, evitando così tutta una serie di disgrazie come quelle da loro patite, per l'oppressione dei padroni, l'impossibilità di pagare l'affitto senza aver denaro o commerci di qualche sorta, la mancanza dei mezzi più elementari di sussistenza, di abitazione e di abiti per ripararsi dalle intemperie, con la prospettiva inevitabile di lasciare per sempre in eredità alla loro discendenza questi medesimi triboli, se non peggiori.
Dichiaro con tutta la sincerità del mio cuore che non ho il minimo interesse personale a cercar di promuovere quest'opera necessaria e che non sono mosso da altro motivo che il bene generale del mio Paese, nel miglioramento dei nostri commerci, nell'assistenza ai piccoli e l'aiuto ai bisognosi, e nella possibilità di offrire qualche piacevole passatempo agli abbienti. Io non ho bambini dai quali possa propormi di ricavare qualche soldo: il più piccolo ha nove anni, e mia moglie ha ormai passata l'età di averne ancora." (Brano tratto dall'edizione Rizzoli 'Una modesta proposta e altre satire', Bur bilingue, 1997. Traduzione di B. Armellin.)

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domenica, marzo 26, 2006



  Autore: Elido Fazi
Titolo: L'amore della luna
Collana: Le vele
Pagine: 458 pp.
Isbn: 88-8112-654-0
Data di uscita: 3/11/2005

Cosa sta leggendo? "L'amore della luna", di ELIDO FAZI. Per il momento vi copio-incollo l'argomento:- )

"Agosto 1819. Tormentato dai debiti e ferocemente stroncato dai critici letterari delle più influenti riviste dell'epoca, John Keats si trasferisce con il suo migliore amico Charles Brown nell'isola di Wight, e poi a Salisbury, nel tentativo di completare Iperione, il poema che avrebbe dovuto garantirgli la fama e il successo tanto amati e allo stesso tempo disprezzati. Per concentrarsi sul libro cerca di dimenticare il suo folle e totalizzante amore per l'adorata Fanny. Ma nel giro di poche settimane si ritrova a perdere tutto: l'amore per la poesia, il desiderio di fama e la passione. Non prima però di aver scritto, il 19 settembre, "Ode all'Autunno", una delle più importanti poesie della letteratura inglese di tutti i tempi. Ma cos'è che lo porta al crollo di tutte le sue illusioni e perché dopo "all'Autunno" non riuscirà più a scrivere neanche un verso? L'amore della luna ripercorre in modo appassionato e coinvolgente l'ultimo periodo della vita di Keats, raccontando per la prima volta in forma narrativa il mese che cambiò per sempre il destino di uno dei maggiori poeti della storia."

L'AUTORE Elido Fazi di John Keats ha già tradotto per la sua casa editrice il poema epico in versi sciolti La caduta di Iperione.

"Talvolta", scrisse Giuseppe Tomasi di Lampedusa, "appaiono sulla terra degli esseri che riflettono nella loro esistenza una luce più che umana. Ma per appartenere a questa ristrettissima élite il GENIO non basta: né Shakespeare, né Dante, né Michelangelo, né Baudelaire sono degli 'angeli'. Sono forse degli Dei, angeli non sono. Bisogna, per essere annoverati fra gli angeli, morire molto giovani, o giovanissimi cessare qualunque attività artistica; bisogna, va da sé, che questa attività sia di valore supremo; bisogna insomma che la loro apparizione sia fulgida e brevissima, così da dare a noi grigi mortali la sensazione di un visitatore superumano che durante un istante ci abbia guardato, e sia dopo ritornato ai suoi cieli, lasciandoci doni di qualità divina e anche un amaro rimpianto per la fugacità della sua apparizione. Fra gli ' angeli' io ritrovo Raffaello e Masaccio, Mozart e Hölderlin, Rimbaud e Maurice de Guérin, Shelley, Marlowe e Keats... [cut]... In questa lista, splendente di gioia e, per noi, di lacrime, il posto supremo spetta a John Keats. Di tutti egli è il solo assolutamente puro. So bene che non è colpa loro, ma qualche macchia di fango imbratta le ali di Marlowe e di Shelley; Rimbaud è indubbiamente un angelo, ma, come Marlowe, non si sa bene se venisse da su o da giù; la lussuria di Raffaello, la follia di Hölderlin, l'iracondia di Masaccio, la moglie di Mozart sono delle lievi mende sul candore delle loro vesti. Angelo di prima classe, arcangelo, serafino, cherubino, angelo a tutto tondo, angelo a cento carati, angelo con le ali di prima scelta garantite contro le tarme non vi è che John Keats."

P.S.

1) Forse Roberto Bui & gli altri Wuminghi avrebbero qualcosa da obiettare a Tomasi di Lampedusa...

2) Vabbè, io non sarò un "angelo" in quel senso lì, ma almeno un angelini sì:-

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sabato, marzo 25, 2006

Supplemento culturale del sabato
24 pagine a colori:

Il Grand Tour di Andersen, identikit estetico.
Alias - Il Manifesto,
11/3/2006

Clicca qui per scaricare il file

 

Su Alias, supplemento de Il Manifesto dell'11 marzo u.s., LUCA SCARLINI ha pubblicato una interessantissima recensione intitolata "Il Grand Tour di Andersen, identikit estetico". Ecco incipit ed explicit:
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"Fazi, dopo Il Violinista, torna ad Hans Christian Andersen con O.T. (traduzione di Lucio Angelini, pp. 359, Euro 16,50), peculiare composizione del 1836, che si propone dal titolo come 'un romanzo danese'. Lo scrittore gioca qui sulla corda dell'instant book, parlando diffusamente delle mode del momento riflesse nelle azioni del protagonista, Otto Thostrup, segnato da un'infanzia difficile e da un tatuaggio inciso a lettere di fuoco come marchio d'infamia... [cut]... L'elemento feuilleton è quindi esplicito, ma alla lettura colpisce meno dell'altro aspetto, decisamente legato alla condivisione o alla critica delle idee correnti, in cui si disegna l'identikit estetico di una generazione. Siamo, quindi, vicini alla febbrile tessitura de L'improvvisatore, titolo capitale del 1835, bizzarramente negletto dall'editoria italiana nell'anno del bicentenario. Al centro della trama scorre un fil rouge evidente: la presenza dell'artista come filtro alla rappresentazione del reale, tra turbamenti di gender e salde dichiarazioni di intenti, dispiegando una precisa capacità di verifica degli stereotipi, come è facile riscontrare a tratti anche nel monumentale Diario, tra epifanie e rivelazioni."
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giovedì, marzo 23, 2006

(Immagine da http://argentina.indymedia.org/uploads/berlusconi20nudo.jpg )

NUDO ALLA FRUTTA

"Silvio Berlusconi è in crisi e la sua caduta, al momento, appare ineluttabile. Non che i nuovi ceti medi che ha saputo rappresentare per alcuni anni siano scomparsi; tutt’altro, la loro egemonia perdura. Solo che, in una fase in cui le possibilità di arricchimento rapido si restringono, manifestano la necessità di qualcosa di più solido di una forma di governo fatta di nulla, priva di programma, di ideologia, di proposte che non siano contingenti, di visioni ampie. Sicuramente quei ceti, all’allievo di Craxi, preferirebbero oggi un nuovo Craxi. In mancanza di meglio, si volgono al centrosinistra... [cut] [Berlusconi] ha eretto un sistema fondato sulla finzione, operazione di sicuro successo nel paese che ha dato i natali alla commedia dell’arte e ha un culto per i Pulcinella. Ha reinventato i comunisti per avere un nemico identificabile, ha simulato basi ideologiche per giustificare il proprio empirismo, ha evocato mete chiaramente irraggiungibili credendo di farle concrete attraverso la reiterazione del rituale evocativo, ha spacciato sogni suoi nel tentativo di renderli collettivi. In simultanea – ed è tratto caratteristico – modificava se stesso attraverso ripetuti interventi di chirurgia plastica, nello sforzo (in parte riuscito) di far dimenticare la propria identità di settantenne. Di Berlusconi e della sua “insurrezione” neoliberale, dopo l’abbandono da parte dei ceti medi, rimarrà una maschera. Ma con lui non sparirà la “nuova destra” italiana. Al contrario. La destra vera deve ancora venire. (Dalla "Relazione pronunciata da VALERIO EVANGELISTI a Siviglia, il 27 ottobre 2005, al convegno Nueva derecha: ideas y medios para la contrarrevolución, organizzato dalla rivista Archipiélago e dalla 'Università Internazionale dell'Andalusia - Sezione Arteypensamiento.) e pubblicato nel gennaio 26, 2006 04:08 AM su www.carmillaonline.com  con il titolo "Berlusconi 'socialista' e la Nuova Destra in Italia")

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"Berlusconi sta studiando il modo di passare davvero alla storia, progettando una maniera inedita, unica e spettacolare di uscire di scena. La caduta di Berlusconi non è e non sarà una caduta qualunque. La psiche decisamente eccedente di questo singolare condottiero riassume, infatti, tutti o quasi gli archetipi della pazzia del potere, almeno quelli fin qui noti: siede su una montagna d'oro, costruisce mausolei, scava cunicoli, vuole farsi seppellire con i suoi schiavi, si è fatto imbalsamare da vivo, suona la cetra, dichiara guerra all'Oriente, nomina senatore il suo cavallo, ride senza motivo, telefona a Mimun. A parte il ratto delle vergini, l'allergia alla kriptonite e la creazione di una Chiesa scismatica, la casistica è completa, e riunisce mirabilmente, in un solo uomo e in un solo secolo, l'antropologia del superpotere monocratico così come è stata classificata dalle scienze sociali e da quelle psichiatriche. Dove sta, dunque, la novità? Rinserrato in una delle sue cento dimore con i suoi più stretti collaboratori, Berlusconi sta studiando il modo di passare davvero alla storia, progettando una maniera inedita, unica e spettacolare di uscire di scena. Secondo l'ipotesi più accreditata, e suffragata dalla cronaca recente, Berlusconi assumerebbe ad interim tutti i ministeri, unificandoli in un solo grande Ministero dei Ministeri, la cui sede è una copia fedele del Machu Pichu già in costruzione in una località segreta. Qui, in piedi sulla pietra più alta del luogo sacro, in costume da sacerdote inca, con un enorme copricapo di penne di pappagallo e un perizoma di anaconda, svelerà di essere giunto sulla Terra 15 mila anni fa da un'altra galassia, e di volervi fare ritorno. Quindi salirà su un'astronave e sparirà nel cosmo, dal quale in ogni modo continuerà a rompere i coglioni facendosi intervistare da 'Radio anch'io' ogni lunedì. Tornerà solo per le vacanze in Sardegna con i suoi amici capi di Stato: Gnork, imperatoredel pianeta Kubik, con due nasi entrambi rifatti dal chirurgo; Krudelia, regina della Nebulosa del Male, in viaggio di lavoro in Italia per studiare le riforme istituzionali del professor Panebianco; Pork, re di Ork, che porta in regalo 20 veline alte cento metri, con un ristorante panoramico in mezzo alle tette, e il suo libro di barzellette sui peti e sui rutti; e George Bush, presidente degli Stati Uniti d'America. Un altro scenario prevede che, rinserrato nel suo bunker sardo, nei sotterranei di Villa Spectre, Berlusconi stia progettando un nuovo Nautilus, a bordo del quale intende sparire nel fondo degli oceani per individuare finalmente Atlantide e diventarne l'imperatore. L'operazione, squisitamente politica, ricalcherebbe fedelmente tempi e modi della recente conquista dell'Italia. In primo luogo, milioni di monitor sottomarini diffonderanno le versioni ittiche di 'Dallas' e 'Drive in', degli editoriali di Roberto Gervaso e dei telegiornali Mediaset, anche se è molto difficile trovare una seppia delle dimensioni di Mario Giordano, e altrettanto inespressiva. In pochi anni, l'intera fauna marina sarà ricondotta allo stato primordiale, quello di molluschi decerebrati. A questo punto Berlusconi annuncerà di voler liberare gli abissi dalla millenaria dittatura comunista, evidenziata dal collettivismo ottuso dei banchi di aringhe e di merluzzi. Introdurrà l'iniziativa privata, con il convinto sostegno dei pescecani, superando le resistenze delle cellule coralline, da sempre zone rosse e legate a un sistema di produzione fortemente centralizzato. Infine farà il suo trionfale ingresso in Atlantide, dove regnerà indisturbato grazie alle branchie ottenute con un efficace lifting e ad alcuni lodi che lo dichiarano proprietario esclusivo delle ostriche perlifere, delle aragoste e degli oleodotti. Avrà qualche difficoltà solo nell'affrontare l'annosa piaga dell'economia sommersa. Riemergerà ogni tanto davanti alle coste sarde, con i figli di terzo letto Piernettuno e Pierpaguro, per vantarsi con i bagnanti dei formidabili successi raggiunti dal suo governo subacqueo. Verrà allontanato dai bagnini, che lo riconosceranno grazie al parrucchino di alghe e alle pinne col rialzo. (Da "Silvio è allergico alla kriptonite", di Michele Serra, in "l'Espressonline" del 22 marzo 2006)

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"Il leader dell'Udc ha ironizzato su Romano Prodi paragonandolo al mago Otelma, reso fra l'altro celebre da apparizioni in trasmissioni tv con sofisticate vesti "parasacerdotali". Indispettito per l'ironia, Marco Amleto Belelli (è il vero nome dell'occultista) ha mandato un fax in cui si definisce «Primo Teurgo della Chiesa dei Viventi e Gran Maestro dell'Ordine Teurgico di Elios» e fa sapere che le sue previsioni sono serissime. «Il signor Casini potrà verificare tale assunto dopo il 10 aprile 2006 quando si verificherà quanto segue: a) vincerà il centrosinistra; b) Casini perderà la poltrona di presidente della Camera; c) Prodi diventerà presidente del Consiglio». Nel suo sito internet, però, Otelma appare più cauto sui destini di Casini: «Resterà a bocca asciutta ma non a tempo indeterminato». (Il Gazzettino del 22 marzo 2006):- / 

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mercoledì, marzo 22, 2006

AL MIO TRENTAMILLESIMO VISITATORE (se si segnalerà nei commenti o in email qui: lucioangelinichiocciolainfinitopuntoit), INVIERO' UN LIBRO IN REGALO:- )
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Cazzo, ieri era l'equinozio e Riccardo Cocciante sarà sicuramente rinato cervo, sì,

CERVO A PRIMAVERA


Io rinascerò
cervo a primavera

oppure diverrò 



gabbiano da scogliera


una pernice di montagna
che vola eppur non sogna

e mi trasformerò 

in una foglia o una castagna

e io rinascerò
amico caro amico mio
e mi ritroverò
con penne e piume senza io
senza paura di cadere
intento solo a volteggiare
come un eterno migratore...

Altro che volteggiare come un eterno migratore. In Francia, con l'arrivo della primavera, gli hanno appioppato una bella condanna per evasione fiscale:

PARIGI - Condannato per frode fiscale a 30 mesi di prigione, di cui 20 con la condizionale, Riccardo Cocciante - in una nota dell'ufficio stampa - si è detto «molto sereno» sulla sentenza del tribunale di Parigi e annuncia che farà appello. A 60 anni, il cantante franco-italiano compariva in tribunale con la moglie Catherine accusato di essersi «sottratto con frode» nel 2001 «al pagamento dell'imposta sul reddito» del 2000. Secondo la nota resa pubblica, Cocciante - che risiede in Irlanda da 6 anni - «è in grado di certificare che per l'anno in oggetto le tasse sono state regolarmente versate al fisco irlandese». Secondo l'amministrazione francese, Cocciante, che nel 2000 era residente a Monaco, avrebbe dichiarato alle imposte un reddito inferiore a quello che risultava al fisco. Un reddito proveniente soprattutto dal successo della commedia musicale «Notre-Dame de Paris» - versione cantata del romanzo di Victor Hugo - che ha fatto più di 6 milioni di spettatori in Francia e all'estero. Negli ultimi mesii coniugi Cocciante hanno più volte dichiarato la loro «buona fede». Entro i prossimi 10 giorni il cantante presenterà il ricorso in appello che congela la pena fino alla data del prossimo processo. (da http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=893329 )

E' proprio vero che non ci sono più le stagioni di una volta!

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martedì, marzo 21, 2006

andersen2.gif"IL FANTASMA DI ANDERSEN"

(Nuova puntata, la settima, su WWW.CARMILLAONLINE.COM )

"... Copenaghen mi appariva, allora, la piú grande città del mondo. Volevo diventare famoso. Avevo letto di uomini celebri nati in povertà e mi ero convinto che occorreva passare per tutta una serie di aspre tribolazioni prima di poter diventare famosi. Mi spingeva un istinto inspiegabile. Sognavo un indistinto futuro di drammaturgo, di attore, di cantante, di ballerino. Piansi e pregai e, alla fine, la mamma cedette. Ma prima di lasciarmi partire mandò a chiamare una cosiddetta ‘vecchia sapiente’ dell’ospizio, perché mi predicesse il futuro con le carte e i fondi di caffè. ‘Suo figlio diventerà un grand’uomo!’, sentenziò la vecchia, ‘e in suo onore un giorno la città di Odense verrà illuminata a festa.’ All’udire questo la mamma scoppiò in singhiozzi e non fece piú obiezione al viaggio. Invano i vicini tentarono di scoraggiarla, osservando che era una follia permettere a un quattordicenne di andare tutto solo nella grande capitale, essendo ancora cosí infantile sotto tutti i punti di vista. Copenaghen era distante molte miglia, e là non conoscevo nessuno. Mia madre rispose che era stata costretta ad accontentarmi pur sapendo che non mi sarebbe servito a nulla. ‘Sono sicura che non arriverà piú in là di Nyborg’, aggiunse. ‘Quando vedrà il mare in tempesta si impaurirà e tornerà indietro e allora, finalmente, si deciderà a fare il sarto!’. La nonna sospirava: ‘Ah, se potessimo almeno impiegarlo in un ufficio qui in città! Sarebbe un lavoro distinto, proprio quello che ci vuole per Hans Christian!’. Ma la mamma ribatteva: ‘Lascia solo che arrivi fino a Nyborg!’...”

Qui le puntate precedenti

IL FANTASMA DI ANDERSEN - 6a puntata

Posted in Carmilla on line on Marzo 21, 2006 01:49 AM

IL FANTASMA DI ANDERSEN - 5a puntata

Posted in Carmilla on line on Febbraio 23, 2006 12:44 AM

IL FANTASMA DI ANDERSEN - 4a puntata

Posted in Carmilla on line on Gennaio 27, 2006 12:59 AM

IL FANTASMA DI ANDERSEN - 3a puntata

Posted in Carmilla on line on Gennaio 13, 2006 03:34 AM

IL FANTASMA DI ANDERSEN - 2a puntata

Posted in Carmilla on line on Dicembre 21, 2005 08:30 PM

IL FANTASMA DI ANDERSEN - 1a puntata

Posted in Carmilla on line on Dicembre 12, 2005 12:54 AM
 
P.S. Gli editori interessati a un eventuale 'cartaceo' possono contattare il fantasma di Angelini:- )
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Odense. La casa in cui Andersen trascorse la fanciullezza.
postato da: Lioa alle ore 07:56 | link | commenti (6)
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domenica, marzo 19, 2006

UBRIACARSI DI BELLEZZA

Domenica paradisiaca, oggi, sull'altopiano delle Pale di San Martino ammantato di neve. Aria tersa, cielo blu. Dal terminal della nuova funivia Rosetta (2700 metri di quota) fino al ghiacciaio della Fradusta con le ciaspe. Con la sezione veneziana di Trekking Italia e la fighissima guida alpina Massimiliano Zortea. Intorno uno schieramento di montagne mozzafiato. L'avevo visto abbondantemente d'estate, l'altopiano lunare che ispirò a Buzzati "Il deserto dei Tartari". Già abbondantemente fatte anche tutte le ferrate della zona (Bolver-Lugli, Porton, Velo della Madonna eccetera). Mai , però, ero salito lassù d'inverno. Be', amici, mi sono letteralmente ubriacato di bellezza. Non ho fatto che ripetere: "Fermati, domenica, sei bella!", :- )

Passo Rolle


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venerdì, marzo 17, 2006

(Ernesto Galli Della Loggia)

"NON RUBARE!!!"

Per la serie di incontri su "I dieci comandamenti" a San Vidal qui a Venezia (vedi http://www.chorusvenezia.org/cultura/ ), il 10 marzo ultimo scorso è toccato a "NON RUBARE", con Ernesto Galli della Loggia e, in sostituzione di Carlo Enzo, don Nini Barbato, direttore della Scuola di Formazione biblico-teologica S. Caterina di Alessandria. Quest'ultimo  ha subito chiarito come il comandamento abbracci ogni campo possibile: si possono carpire e rubare non solo gli oggetti, ma anche il tempo, la buonafede altrui, la cultura, l'infanzia... . (Mia riflessione: poiché nel primo pomeriggio ero andato a vedere se la mia passeggiata veneziana prediletta - dalle Zattere a Punta della Salute con ritorno al ponte dell'Accademia passando davanti alla basilica della Salute, a Ca' Dario, il palazzo maledetto, e al museo Guggenheim - fosse ancora bloccata per i soliti lavori in corso e avevo dovuto constatare che così era - ho subito pensato che, in questo caso, ormai da una decina d'anni (sic!) il Comune di Venezia sta scippando i suoi cittadini, e anche i suoi visitatori, di uno dei percorsi più belli al mondo).

Insomma furto e sottrazione di beni MATERIALI e NON.

Il discorso di Don Nini si è incentrato soprattutto sul "rubare agli altri i diritti che - come esseri umani - dovrebbero invece vedersi riconosciuti (il diritto alla dignità, alla libertà dal bisogno e dalla paura e via discorrendo). La proprietà privata, ha aggiunto, è legittima solo se va nella direzione della garanzia dei diritti di tutti, ma spesso lo stato - anzi gli stati - legalizzano l'ingiustizia. Le risorse della terra sono destinate a tutti, non a pochi avidi accaparratori (individuali o collettivi). "Finché ci sarà un solo povero al mondo, noi saremo ingiustamente ricchi. E invece assistiamo a un continuo, colossale furto mondiale di libertà, cultura, risorse. Ma i poveri che vengono dal sud del mondo ci offrono oggi l'occasione di restituire il maltolto..."
Così don Nini Barbato. ("Cazzarola! Ci è andato giù duro!", ho commentato fra me e me, piacevolmente sorpreso. "Tanto di cappello.")

E' stata poi la volta di Ernesto Galli della Loggia, chioma e barba nerissimi alla Cacciari. L'Ernesto ha preferito optare per un taglio, anzi un "attraversamento" (che è più trendy) storico-politico. Il rubare, ha asserito, ha la sua sede elettiva nella politica e nel potere. La politica espone alla tentazione di rubare. Poi ha citato nientepopodimeno che l' In Verrem di Cicerone ("de pecuniis repetundis"), ovvero il PROCESSO PER CONCUSSIONE AL GOVERNATORE DELLA SICILIA. Bisogna ricordare che nel lontano 70 a.C. si celebrò a Roma il processo per concussione contro Verre, che era stato governatore della Sicilia dal 73 al 71 a.C. e aveva rubato tutto il rubabile. Il processo venne avviato dalle città siciliane cui Verre aveva imposto tributi eccessivi e non dovuti. L'accusa venne sostenuta da Cicerone, noto come avvocato ma non ancora famoso come uomo politico. Verre venne condannato nonostante le manovre dei suoi avvocati e la protezione di suoi potenti amici politici. La procedura giudiziaria seguita e la regolarità dello svolgimento del processo in condizioni oggettivamente molto difficili testimoniano l'importanza che i romani attribuivano al diritto. Si poteva cercare di cambiare le leggi e le procedure giudiziarie, sempre imperfette e sempre perfettibili, ma il rispetto della legislazione era garanzia della vita civile di Roma e costituiva il segno distintivo dello spirito romano rispetto alle civiltà dove non esisteva il cittadino, ma il suddito oggetto dell'arbitrio e del sopruso delle autorità. Il peculato, insomma, era considerato una sorta di sacrilegio e di delitto di lesa maestà (del patto di cittadinanza e della ragion d'essere dello stato e della comunità). Nel discorso di Della Loggia, Verre è assurto a personaggio emblematico della politica intesa come arte di trarre il massimo vantaggio personale da un incarico squisitamente pubblico, anziché di elaborare e implementare soluzioni ai problemi collettivi. E in effetti, ahinoi, quanta attualità nell'orazione ciceroniana!

Poi l'Ernesto è balzato all'anno 1527, con il Guicciardini "preside delle Romagne". La storia romana non conserva, per Guicciardini, nessun valore esemplare, dal momento che non ci sono, nella storia, leggi e modelli assoluti, che permettano di comprendere e di valutare la realtà. La visione del mondo che ne deriva risulta cosi tutta relativa e frammentaria, senza più riuscire a ricomporsi nella totalità di un sistema teorico capace di offrire criteri certi ed indiscutibili. 

Dopo una lunga disamina su come la democrazia sia sistematicamente esposta - per sua natura - alla corruzione (il 90% dell'attività legislativa ha un forte contenuto economico!) un signore del pubblico gli ha chiesto se, per caso, la tirannide lo sia di meno:- )

Della Loggia ha poi parlato di una vecchia illusione: quella di credere che chiunque possa gestire la politica. Servono, in realtà, - ha detto - veri e propri professionisti, ma il professionismo politico - ha anche aggiunto - ha costi elevatissimi. Spesso si vive di politica anziché per la politica. In Italia il mondo politico riceve dallo stato 570 mliardi di euro all'anno nel suo complesso (spese elettorali comprese). Gli eletti ai vari livelli, locali e nazionali, sono un esercito di 200.000 persone, che a loro volta coinvolgono collaboratori e consulenti per un totale di 370.000 "professionisti" della politica. (Dati tratti dal libro "Il costo della democrazia", di Salvi-Villone). (Domanda dal pubblico: la tirannia costa di meno? Risposta: "Forse in denaro, ma non in sangue").

Infine Della Loggia si è soffermato sul caso Citaristi, persona specchiatissima, ma condizonata dalla disciplina e dalle dinamiche del gruppo di appartenenza. Alla politica, infatti, non si accede individualmente, ma come rappresentanti di gruppi che impongono i propri vincoli d'obbedienza. E la logica del "branco" è spesso omni-assolutoria: se tutto il gruppo è colpevole, nessun componente sente con acutezza la propria responsablità individuale. Eccetera...

Insomma: "NON RUBARE": un comandamento di ampio respiro...

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giovedì, marzo 16, 2006

(Arthur Schopenhauer)

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SCHOPENHAUER

E LA VERTICALITA'

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Chi visitasse www.librimoltospeciali.com , ormai mera vetrina di testi desolatamente fuori distribuzione (ma ancora ordinabili fino ad esaurimento tramite www.ibs.it  o direttamente all'indirizzo librimoltospeciali@infinito.it ),  troverebbe, per esempio:

SCOPPI IN ARIA: SCHOPENHAUER E I PINK FLOYD A VENEZIA,

di Anonimo Veneziano.

[Scheda: "È il primo romanzo-Arlecchino della storia della letteratura italiana, ottenuto per circa il 90% cucendo assieme “ritagli” di stoffa letteraria di oltre settanta autori. La storia è ambientata ai tempi del concerto veneziano dei Pink Floyd (luglio 1989): l’adolescente Costante Dorigo, dapprima attratto da una schopenhaueriana tentazione di “rinuncia alla volontà” (la stessa che ha sospinto suo fratello Guiscardo nel tunnel della droga) sente poi gonfiarsi in petto una indeterminata quanto perentoria voglia di “cambiare il mondo” (come già era accaduto, una ventina d’anni prima, a suo padre, ex-sessantottino rifluito)"]. Prezzo di copertina L. 11.000. Euro 5, 68. 

 

Che ridere, e che tenerezza, quel prezzo:

Euro 5, 68!

A quel tempo si pensava ancora di dover tradurre in euro il vecchio prezzo in lire secondo la pedantesca equazione 1 euro = 1936.27 lire, mica secondo  quella più sbrigativa e furbesca (vabbè, spudoratamente truffaldina) 1 euro = 1000 lire. (Fanculo ai commercianti ladri!:- ) )

Be', nei giorni scorsi c'è stato un epilogo: il 13 marzo, su it.cultura.libri, tale Maria Squillaci [dietro la quale sospetto in realtà la mitica MARIA STROFA, indimenticata regina di quel niusgruppo letterario], mi ha dedicato il seguente post:

Da: "maria squillaci" <ms@libero.it>

Oggetto: Luan*, fon e altri alpinisti famosi [Luan è il nick con cui ancora posto in quel ng, benché ormai lo faccia raramente]

Data: lunedì 13 marzo 2006 9.49


<< Non fermiamoci a Chamonix e immaginiamo l'entusiasmo di Schopenhauer nel vedere il Monte Bianco. [...] Dinanzi a quel grandioso spettacolo Schopenhauer rimase affascinato. Anche lui
tendeva all'alto, come quelle piante che crescono nel lato settentrionale delle montagne e che per cercare la luce devono spingersi sempre più in su.

Per lui erano momenti d'estasi trovarsi di primo mattino sulla cima di una montagna ed essere colpito orizzontalmente dalla prime lame di sole, mentre la gente, laggiù nella valle dormiva.

[...] Tra gli autori di lingua tedesca non saprei trovare nessuno che avesse il senso della verticalità come Schopenhauer.

[...] Due settimane dopo aver scalato il monte Chapeau, Schopenhauer tra il 2 e il 3 giugno 1804, scalò il monte Pilatus vicino a Lucerna.

[...] Credo che una simile vista da un'alta montagna contribuisca enormemente all'allargamento delle idee.

[...] Chi non ha mai provato la gioia della contemplazione estetica da tre o quattromila metri di altitudine non ha provato niente.

(Schopenhauer e la vispa Teresa - Anacleto Verrecchia; Donzelli editore)

Mia risposta:

"Se sei Maria [Strofa] ti bacio sulla bocca"

[ma so benissimo che Maria Strofa è un uomo!:-) ]

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mercoledì, marzo 15, 2006


Truman Capote - A sangue freddo
Capote

Usa
1h e 38'
Biografico
Regia:
Bennett Miller
Anno: 2005

"La prova di Philip Seymour Hoffman è di quelle che lasciano a bocca a aperta (e che dovrebbero assicurargli l’Oscar a mani basse): ti chiedi come sia riuscito a «diventare» in maniera così totale Truman Capote, che lavoro di immedesimazione ci sia voluto per darti l’impressione che sullo schermo non ci sia un attore ma una specie di fantasma rinato. Un clone. (Paolo Mereghetti, Corriere della Sera, 17 febbraio)

"Il film è bello e serrato come una maxi indagine psicologica su un personaggio controverso e geniale che Philip Seymour Hoffman, occhialini, cappotto di cammello, parlata moscia, recita con un'adesione psicosomatica straordinaria e ironia: se c' è giustizia, l'Oscar è suo." (Maurizio Porro sul 'Corriere della Sera', del 18 febbraio)

Giustizia c'è stata e Philip Seymour Hoffman s'è effettivamente cuccato l'Oscar come miglior attore protagonista.

"La prima cosa che si nota nel film molto bello e misurato di Bennett Miller è il suo protagonista debordante, la sua vocetta assurda, i suoi modi affettati resi da Philip Seymour Hoffman con un'adesione così totale da metter quasi a disagio." (Fabio Ferzetti', 'Il Messaggero', 18 febbraio 2006)

"Il film si regge sul mimetismo di Philip Seymour Hoffman che dialoga e motteggia (nella versione originale), si muove, piange, scrive e, forse, addirittura pensa come Capote." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 18 febbraio 2006)

Eccetera.

Insomma desideravo intensamente vedere questo film sul mio autore di culto, ma - ahimè - l'ho dovuto aspettare a lungo, perché a Venezia è arrivato solo ieri. Curiosamente, infatti, questa impagabile città, capitale del cinema nei giorni del festival, per il resto dell'anno - e pochi lo sanno - dispone di una sola vera sala cinematografica, la sala A del cinema Giorgione (non mette conto parlare della saletta B, in cui lo schermo è minimo). Per fortuna il film è stato proiettato in original sound, ovvero in inglese e senza sottotitoli:- ) (da venerdì l'edizione doppiata in italiano).

Ecco l'argomento:

"Nel 1959 Truman Capote è uno scrittore affermato, un amante della mondanità, un eccentrico salottiero. Venuto a sapere del brutale assassinio di una famiglia di 4 persone nel Kansas, si reca sul posto insieme alla sua amica di lunga data Harper Lee [l'autrice de 'Il buio oltre la siepe'] per scrivere un reportage. Scavando a fondo nella storia, si appassiona e decide di dedicargli un libro, 'A sangue freddo'. Per completarlo, Capote entra in contatto con uno degli assassini in prigione, Perry Smith, intervistandolo a lungo e allacciando un rapporto sempre più ambiguo dal punto di vista morale... Capote aiuta Perry Smith trovandogli avvocati che utilizzano i mezzi necessari a rimandare la sentenza. Ma in cuor suo sa che per il finale perfetto del libro che sta scrivendo serve che Perry sia giustiziato. A poco a poco si distacca dal condannato e precipita nell'alcolismo: il giorno dell'esecuzione Perry vuole che sia presente, e lui accetta. Sarà uno shock enorme: Capote non finirà mai più un altro libro." [da http://www.35mm.it/film/scheda.jsp?idFilm=29031]

"Quanto fosse reale l'interesse umano di Capote per Smith, criminale 'affamato di istruzione' con gli occhi neri da Cherockee e la pelle bianca da irlandese, non ci è dato saperlo, né come lettori né come spettatori. Capote è ambiguo sia nelle pagine che sullo schermo nell'interpretazione davvero sbalorditiva, per somiglianza e talento, di Philip Seymour Hoffman. Impressionato sulla pellicola come in un ritratto di Cartier-Bresson, il Truman Capote di Benett Miller ripropone la magnifica ossessione dell'artista: la creazione, ad ogni costo. A discapito delle vittime e dei loro carnefici." (Marzia Gandolfi qui: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=36182 )

"Il fascino intellettuale che Capote sfodera per ingraziarsi uno dei due assassini, quello più tormentato e indifeso, diventa la cartina al tornasole di una condizione – quella dell’intellettuale – che non è così limpida e neutra come Capote forse crede. L’osservatore, quando non è superficiale, non è mai equidistante dalle cose. Non può esserlo. Con tutto quello che questo comporta, non solo rispetto alla propria emotività, ma soprattutto rispetto a quella di chi ti sta di fronte. Che si tratti dello sceriffo o della testimone che si sentono usati solo come fonte di informazione, o dell’assassino che pensa di sfruttare la popolarità del suo nuovo «amico» per rallentare il corso della giustizia, quello che alla fine emerge è l’esistenza di un legame che assomiglia molto all’amicizia. Ma all’amicizia tradita. Così, alla fine del film, non hai soltanto seguito il lavoro di un grande scrittore che con quel libro rivoluzionò il modo di scrivere (si provi a confrontare A sangue freddo con quello, pur bellissimo, della sua amica Nelle, Il buio oltre la siepe, per vedere la distanza siderale che divide questi due modi coevi di raccontare la provincia americana) ma soprattutto sei riuscito a entrare dentro le tante contraddizioni di un intellettuale che pensava di poter dominare la realtà con la sua intelligenza e la sua scrittura e che invece finì per restarne stritolato."(di nuovo Paolo Mereghetti)

Certo, tutto vero, tutto condivisibile. Eppure... eppure... alla fine del film mi sono sentito abbastanza tradito. Avevo la netta sensazione che il pur notevolissimo Truman di Benett Miller non c'entrasse nulla con il TRUMAN CAPOTE così a lungo vagheggiato dalla mia mente mitizzatrice e farneticante:- ), quello de "L'arpa d'erba" e di "Altre voci, altre stanze", per intenderci. Ovvero:

P.S. A proposito, la pronuncia americana di Capote è: KA BODI, con accento acuto sulla o e tanto di i (e) finale:-/

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martedì, marzo 14, 2006

Ho definito il racconto orale di Ada Tondolo, da me posto in forma scritta ieri, "una vera fiaba per ADULTI". Aggiungo, oggi, una spiegazione, quella delineata con esattezza da Bianca Pitzorno nel delizioso "Storia delle mie storie", Nuova Pratiche Editrice, Parma, 1995. Eccola:

"Inseguendo l'obiettivo di definire oggettivamente la letteratura giovanile, mi sono accorta che in definitiva, per quanto strano possa sembrare, c'è un unico elemento che, per negazione, la distingue in modo assoluto e inequivocabile da quella destinata ai grandi. L'unica vera differenza SEMPRE riscontrabile nei libri di narrativa come nelle storie offerte ai più giovani dal cinema, dai fumetti, dal teatro, dalla televisione e da tutti gli altri media, è l'assenza di erotismo descritto o riferito in modo esplicito. Quando ci si rivolge ai bambini e ai ragazzi l'amore viene descritto sempre con toni romantici, o comunque platonici. Se anche la storia prevede un accoppiamento umano o animale, questo viene suggerito in modo allusivo, o si deduce dalle conseguenze (un fglio già nato; più raramente una gravidanza). Mai viene descritto un amplesso, o il desiderio consapevole di un amplesso. Mai vengono descritti e neppure nominati organi sessuali umani o animali (a meno che non servano unicamente per fare pipì). Non sono l'unica ad essersene accorta. Nel saggio 'Il linguaggio della notte', pubblicato in Italia dagli Editori Riuniti nel 1986, Ursula K. Le Guin scrive con amara ironia: 'Sicuro che è semplice scrivere per ragazzi. Semplice proprio come allevarli. Tutto quello che c'è da fare è eliminare tutto il sesso, utlizzare paroline brevi e ideuzze stupide, ed evitare di spaventare troppo, ed essere sicuri che vada a finire bene'. Fatta questa constatazione, mi è venuto spontaneo pensare a un intervento di censura. Censura da parte dei genitori, degli insegnanti, degli adulti che stanno attorno al bambino lettore. Autocensura da parte dell'editore che teme di non vendere e dello scrittore che teme di non venire pubblicato. Ma parlando con i miei giovani lettori pian piano ho cominciato a pormi altri interrogativi e questa convinzione si è fatta meno assoluta. Forse il vero motivo di questa 'assenza' dalle storie, perlomeno in quelle destinate ai minori di undici anni, nasce non tanto dalla paura dell'adulto, quando dall' indifferenza del bambino per l'argomento specifico. Forse ai lettori che hanno meno di undici anni il sesso raccontato a quel modo davvero non interessa. Forse ha ragione Freud quando parla di un 'periodo di latenza'." (pgg. 14-15)

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lunedì, marzo 13, 2006

ADA

(Ada Tondolo)

UNA VERA FIABA PER ADULTI:- )

Tra i personaggi di maggior spicco della sezione veneziana di Trekking Italia e anche della Giovane Montagna c'è la signora Ada Tondolo, 83 anni, un passato di medaglie d'oro nell'atletica leggera, rarissima rocciatrice in tempi in cui solo poche elette potevano vantare la pratica della specialità e ancora oggi instancabile e stupefacente escursionista. Ieri, per esempio, è salita con noi a Forcella Lerosa, oltre Cortina (700 m. di dislivello senza batter ciglio) nella neve con le ciaspe.
Durante il viaggio in macchina da Venezia ci ha raccontato questa delicata fiaba:

"Una vecchia stava tornando alla sua misera casupola con una fascina sulle spalle. A un certo punto le apparve una fata che le disse: 'Tu sei sempre stata buona e onesta, hai lavorato tutta la vita e ancora lo fai. Meriti di essere premiata. Esprimi tre desideri e sarai esaudita.' 

La  vecchia ci pensò sopra qualche istante e rispose: 'Vorrei passare gli ultimi anni della mia vita in una casa decente.'
'Sarai accontentata', le assicurò la fata. 'E il secondo desiderio?'.

'A che mi servirebbe una bella casa', sospirò la vecchia, 'se comunque restassi vecchia e malandata come sono? Vorrei tornare giovane.'
'Bene', le assicurò di nuovo la fata. 'Sarai accontentata anche in questo. E il terzo desiderio?'.

La vecchia rifletté e aggiunse: 'Attualmente vivo da sola con un gatto. Be', se davvero dovessi ringiovanire e abitare in una bella casa... mi piacerebbe che il mio gatto diventasse un bel giovanotto.'

'Sarai accontentata', le assicurò la fata per la terza volta. E scomparve.

La vecchia riprese il cammino e, quando arrivò nel luogo della sua ex-casupola, vide che al posto di quella sorgeva adesso un magnifico palazzo. Entrò e subito il grande specchio dell'atrio le rimandò l'immagine di una bellissima giovane. Mentre si rallegrava incredula dei due doni ricevuti, vide avanzare verso di sé un aitante giovanotto che l'abbracciò, la baciò, si sedette e la prese sulle ginocchia. La fanciulla già fremeva estasiata alle sue carezze, quando, inaspettatamente, il giovane le confessò: 'Adesso, purtroppo, dovrai pentirti di avermi fatto castrare quando ero un gatto.':- )

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sabato, marzo 11, 2006

'MEGLIO FASCISTI CHE FROCI'
di Giulio Maria Corbelli
Venerdì 10 Marzo 2006

Alessandra Mussolini, un tempo vicina alle tematiche omosessuali, insulta ripetutamente Vladimir Luxuria a 'Porta a Porta'. Critiche da Margherita e Italia dei Valori. Imbarazzo da GayLib.

Clicca qui per vedere il video degli insulti a 'Porta a porta' su Corriere.it.

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venerdì, marzo 10, 2006

Copio-incollo da: http://massimorusso.blog.kataweb.it/cablogrammi/ dell'8 marzo u.s.

Lulu, l'editoria fai-da-te
rispettosa delle foreste

LuluL'Italia è un paese di aspiranti scrittori e sono pochi quelli che non hanno un manoscritto nel cassetto. Per questo penso che da noi Lulu potrà davvero funzionare. Si tratta di un servizio che permette di inviare il proprio libro via web e di vederselo recapitato a casa, stampato, in edizione economica o di lusso. Non solo. Il sito si occupa anche di venderlo online, di stamparlo SOLO dopo l'ordinazione e di corrispondere all'autore i diritti. Il servizio, messo in piedi da Bob Young - un imprenditore canadese che è stato tra i fondatori di Red Hat, una delle aziende più importanti nel settore dei sistemi operativi linux  - pubblica già più di mille titoli la settimana.  Ha un'interfaccia  in parte tradotta (malamente) in italiano, ma tra poco aprirà una vera e propria  versione localizzata per Italia, Olanda, Spagna, Germania e Francia. E'  l'editoria on-demand e senza editori: pensate quanta carta risparmiata se davvero un giorno si potessero stampare solo le copie già vendute."

Ed ecco un commento:

"Ho fatto stampare - e ricevuto oggi - il numero 0 del mio 'libro' con loro. Un servizio direi davvero ottimo e un'ottima qualità di stampa (la qualità della copertina a colori ancora non so perché per ora l'ho lasciata in bianco)"

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giovedì, marzo 09, 2006

Certo, su Brokeback Mountain girano un sacco di battute stronze (per esempio che, da quando tra i due cow-boy scoppia la passione e cominciano a inchiappettarsi tra loro, per le pecore è una vera liberazione), ma anche interessanti articoli come questo dello scrittore DAVID LEAVITT pubblicato sul Corriere della Sera.

"Quei cowboy innamorati: icone della virilità"
David Leavitt, 5 marzo 2006

Mentre pascolano le loro pecore su una montagna del Wyoming, poco al di sotto del limite degli alberi, due derelitti cowboy vengono colti improvvisamente da una passione reciproca che non sanno come chiamare, e men che meno come affrontare. Nessuno dei due pensa di essere omosessuale; è la montagna, semmai, ad avere sia il merito che la colpa di una relazione che per i vent’anni a seguire donerà alla loro vita un intermittente splendore, pur gettandoli a terra per altri versi. «Brokeback Mountain» è veramente la prima storia d’amore gay di Hollywood, come è stato detto? La risposta, a cui darei un senso molto positivo, è sì per quanto riguarda la storia d’amore, no per quanto riguarda l’omosessualità. Non si fraintenda: il film è esplicito nella rappresentazione del sesso tra uomini come nell’uso delle tradizionali convenzioni dei film romantici. Gli attori sono assolutamente incantevoli, Jake Gyllenhaal dai grandi occhi è tanto lontano dal Jack Twist di Proulx, piccolo e con i denti sporgenti, quanto il biondo Heath Ledger, con la sua mascella squadrata, lo è da Ennis Del Mar, «malmesso e dal petto un po’ incavato». Ma anche se Gyllenhaal e Ledger, coi loro jeans ben tagliati e le camicie a scacchi stirate, a volte hanno più l’aria di modelli per una pubblicità dei Wrangler che di ragazzi troppo poveri per potersi comprare un nuovo paio di stivali, il film non appare né artificioso, come lo spaventoso «Making Love» di Arthur Hiller (1982), né sciocco come un film pornografico gay. Al contrario, la debordante presenza scenica dei suoi attori offre a Lee il mezzo di dare un’intensa vita cinematografica a quel che di fatto è un inno alla mascolinità.

E il film effettivamente è virile. L’incredibile interpretazione di Ledger fa emergere un’insospettata vena di tenerezza in un personaggio più portato a esprimere le emozioni con la violenza che con le parole. Il suo Ennis Del Mar è monolitico come il paesaggio di montagna in cui, con la stessa rapidità, brutalità e precisione con cui spara a un alce, fa l’amore con Jack Twist per la prima volta, «Il fucile sta per sparare», bofonchia Jack (nel racconto, non nel film). La sorpresa di Ennis per la faccenda, per quanto sia imbarazzante e intensa, riflette una fondamentale timidezza che continua a contrapporsi alla volontà di Jack di essere più audace. È Jack che seguita a proporre di metter su un ranch insieme, un progetto che Ennis rifiuta per realismo (e per paura), anche dopo che sua moglie Alma divorzia da lui. Ennis confina la relazione a due o tre spedizioni di caccia e pesca all’anno. È come se credesse che non meriti di più.

Jack, d’altro canto, è spinto a cercare altri uomini dalla stessa sfrontatezza che gli fa sognare una «dolce vita» con Ennis - una possibilità a cui Ennis non penserà mai. Probabilmente è proprio la delusione per essere tenuto a freno da Ennis che spinge Jack verso un rozzo simulacro a Juarez, dove, in una delle scene centrali, abborda un ragazzo di strada e scompare con lui nell’oscurità di una stradina. La scena è spiazzante, non solo perché è in netto contrasto con i rapporti inebrianti ed esaltati che Jack ed Ennis consumano in cima alla montagna, ma anche perché segna l’unica incursione di Lee nel paesaggio urbano notturno che era il luogo tradizionale dei film gay degli anni Settanta e Ottanta, da «Nighthawks» a «Taxi zum Klo» a «Cruising». Anche se solo per un momento, il sesso è rappresentato come alienato e senza affetto, pallido sostituto di un legame.

Questo non è, però, il senso che si coglie nel resto di «Brokeback Mountain». Forse ci vuole una donna per creare un racconto in cui due uomini vivano il sesso e l’amore come uno stesso colpo di fulmine che li unisca per la vita. La prosa nel racconto audace ed ellittico di Proulx è mossa da un motore imprevedibile come quello dello scassato camioncino di Jack Twist, con il risultato che spesso si trovano alla fine scene che uno scrittore più convenzionale metterebbe all’inizio o al centro. Ma anche se gli sceneggiatori, Larry McMurtry e Diana Ossana, hanno per lo più eliminato le bizzarrie visionarie del racconto, sono peraltro riusciti a rendere più comprensibile la vicenda. Ad esempio, sviluppando elementi a cui la Proulx allude solamente, ampliano la parte centrale del racconto, troppo compressa, in cui è descritta simultaneamente l’evoluzione e la dissoluzione della relazione di Jack ed Ennis (con un espediente particolarmente acuto, due brevi allusioni - una alla moglie di un rancher con cui Jack sostiene di flirtare, l’altra a un vicino con cui ha parlato di riavviare l’impresa del padre - diventano un importante filo narrativo). Nella seconda parte di «Brokeback Mountain» si alternano scene di quotidiani dolori domestici (con rare gioie) ai viaggi che Jack ed Ennis fanno insieme in montagna, e durante i quali, man mano che invecchiano (Gyllenhaal mostra una pancia prominente e baffi da settantenne), il sesso viene sostituito dal battibecco e da ciò che si potrebbe descrivere come una specie di consuetudine coniugale. Appare chiaro che quel che entrambi gli uomini vogliono è ciò che Ennis teme: la stabilità del loro rapporto. Si tratta della più esplicita difesa del matrimonio gay che abbia mai visto rappresentare.

Ciononostante, con l’unica eccezione della scena a Juarez, nulla in «Brokeback Mountain» è un proclama dell’«essere gay». Nessuno dei due uomini rifugge dal sesso con le donne, né Lee fa alcun riferimento, neanche en passant , a ciò che oggi chiamiamo «cultura gay», o «identità gay». A un certo punto della storia, Ennis chiede a Jack: «Questo capita anche ad altri?», e Jack risponde: «Non in Wyoming, e se capitasse non so che cosa farebbero, forse andrebbero a Denver». Saggiamente McMurtry e Ossana lasciano quest’unico riferimento alla vita delle grandi città fuori del film, il cui proposito sembra essere non tanto quello di sovvertire le convenzioni dei legami tra uomini quanto quello di ampliarle: sembra voler suggerire che il confine tra cameratismo e passione potrebbe essere più incerto di quel che appare. Lontani dall’evitare l’affetto, gli uomini semplicemente lo esprimono in maniera più aspra, e Ledger dimostra questo aspetto conferendo alla recitazione quella tenerezza muta e reticente degli attori dei western hollywoodiani degli anni Cinquanta. È il suo stoicismo a guidare il film, e mai in maniera così commovente come nella frase che diventa il suo motto: «Se non riesci a risolvere la cosa, fattene una ragione».

Il fatto che in «Brokeback Mountain» non ci sia nulla di apertamente gay ha a che fare con il rifiuto del film di sottomettersi ai cliché del cinema e della televisione cosiddetti gay? Forse. In ogni caso McMurtry, Ossana e Lee hanno il merito di essere stati tenaci (ci sono voluti sette anni per fare il film), e di essersi rifiutati di sacrificare la visione sobria e senza compromessi della Proulx. Alla fine, «Brokeback Mountain» non è tanto la storia di un amore che non osa definirsi tale, quanto quella di un amore che non sa come definirsi, ed è proprio questa sua mancanza di un vocabolario adeguato a renderlo più eloquente. Venendo da luoghi in cui conducono una vita di duro lavoro e di quotidiane umiliazioni, Ennis e Jack diventano gli eroi involontari di una storia che non sanno come raccontare. Il mondo li umilia, ma in questo film coraggioso, che potremmo dire maschilista, sono delle icone come la montagna.

David Leavitt
(Traduzione di Maria Sepa)

(Immagine da: http://tbiet.tooblog.fr/images/brokeback_mountain_01.jpg )

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mercoledì, marzo 08, 2006

TRIBUTO A H.C. ANDERSEN

Se qalche romano ha modo di andare all'Eliseo a vedere "Bazar di un poeta" è pregato di relazionarmi "con parole sue":-)  Grazie.

Copio-incollo da http://www.gay.it/channels/view.php?ID=21419 l'articolo "ANDERSEN PER ADULTI "
di Giulio Maria Corbelli che lo segnala.

ROMA - I telespettatori più mattinieri lo conoscono come conduttore della rubrica di spettacolo di "Cominciamo Bene Prima", la trasmissione in onda su RaiTre dal lunedì al venerdì dalle 9.30. Ma non tutti sanno che Pino Strabioli conduce anche una brillante carriera di attore, autore e regista teatrale. La sua ultima fatica è in scena da stasera fino al 12 marzo al Teatro Piccolo Eliseo: "Bazar di un poeta - viaggio in Italia" è una partitura per attore, musicisti e burattini nata per celebrare il grande favolista danese Hans Christian Andersen attraverso l’uso dei linguaggi a lui più cari, le storie, la fantasia, l’osservazione attenta del costume della sua epoca.

Clicca per ingrandire..."Bazar di un poeta" vuole essere un viaggio attraverso le fiabe più belle, più e meno note al grande pubblico, proposte in un connubio di immagini, parole, musica. Nello spettacolo, ideato ed interpretato dallo stesso Strabioli, una grossa parte è affidata ai burattini e alle figure di Giuseppina Volpicelli e Andrea Calabretta mentre per la regia Strabioli si è avvalso della collaborazione di Veronica Olmi.

Di Hans Christian Andersen si è celebrato lo scorso 6 dicembre il bicentenario della nascita con una serie di eventi che hanno portato alla rilettura di tutta la sua opera e della sua vita. In alcune di queste occasioni si è scelto di non trascurare l'inafferrabile sessualità del favolista danese sulla quale già da anni molti si interrogano. Andersen era omosessuale? Bisessuale? Abbiamo girato questi - e altri - interrogativi a Pino Strabioli che, essendo anche autore dello spettacolo, ha condotto un'analisi e una ricerca approfondita dell'opera di Andersen.

Pino, nel tuo lavoro per "Bazar di un poeta" ti sei imbattuto anche in aspetti della vita di Andersen riguardanti la sua presunta omosessualità?

Clicca per ingrandire...Andersen è solitario, scontroso, sensibile, acuto, non parla mai d'amore, di donne, di uomini; lasciamolo nella sua ambiguità. Se poi il brutto anatroccolo potrà sembrarci un diverso... scopriamolo al Piccolo Eliseo...

A proposito del tuo spettacolo al Piccolo Eliseo: lo definisci un Andersen dichiaratamente dedicato agli adulti. Gli adulti di oggi hanno ancora orecchie per ascoltare le fiabe?

Certo che sì, ognuno di noi ha voglia di lasciarsi andare all'ascolto di un racconto fantastico.

Mi sembra di capire - correggimi se sbaglio - che per la prima volta, anche se in compagnia di musicisti e burattini, sarai il solo attore in scena. Come mai questa scelta?

Non si è soli in mezzo a 100 burattini, ombre, figure e musicisti! Comunque avevo già sperimentato la forma del monologo: nel 1994 con la regia di Gabriella Ferri avevo dato voce ad un testo di Elinor Jones che raccontava le giornate di un ragazzo omosessuale impiegato in un botteghino di un teatro, ne ho un ricordo bellissimo.

Come fai a far convivere nella tua vita televisione e teatro? Se ti chiedessero di scegliere definitivamente tra le due?

Clicca per ingrandire...Non amo le scelte definitive. Mi piace il tipo di televisione che faccio, sono un curioso, incontrare ogni mattina un ospite, avere a disposizione del tempo da dedicargli mi stimola e mi interessa sempre.

Certo il tuo modo di fare televisione è diverso: a "Cominciamo bene" hai portato più volte esponenti del mondo omosessuale. Quanto credi che pesino questi tipi di interventi nell'"educare" lo spettatore?

Penso che contano le persone al di là del loro orientamento sessuale, penso che si educhi parlando con sentimento e libertà, cercando di mostrare l'anima, la coerenza e il coraggio delle proprie scelte, evitando invadenza e aggressività.

Qual è il tuo rapporto con la comunità omosessuale? Sei mai stato ai Gay Pride? Cosa pensi delle rivendicazioni del movimento, a partire dai Pacs?

Non sono mai stato ad un gay pride. A proposito dei Pacs penso che è un traguardo da raggiungere il prima possibile per poi conquistare pari diritti e dignità, traguardo che comunque non coinvolge soltanto la comunità omosessuale ma l'intera società.

TEATRO PICCOLO ELISEO
Via Nazionale, 183 - Roma
Tel. 06488721 info@teatroeliseo.it

dal 7 al 12 marzo 2006

TRIBUTO A H.C. ANDERSEN

BAZAR DI UN POETA
viaggio in Italia

partitura per attore, musicisti e burattini

di e con Pino Strabioli
Animazione burattini e figure Giuseppina Volpicelli e Andrea Calabretta
Musicisti
Enrico Biciocchi - chitarra
Roberto Magnasciutti - fisarmonica
Lucio Villani - contrabbasso

Scene, costumi e burattini Isabella Montani - Musica Enrico Biciocchi
Regia Pino Strabioli e Veronica Olmi

postato da: Lioa alle ore 08:54 | link | commenti
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martedì, marzo 07, 2006

L'INCREDIBILE STORIA di Roman Bezpalov e Vladimir Kalendenzev
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"Questa storia da incubo", dice il Corriere della Sera, "è incominciata dopo che uno zio di Kaledenzev - un certo Cibaiev - ha ferito in una rissa lo studente che è stato a lungo ricoverato in ospedale e ha risposto presentando denuncia per le gravi lesioni sofferte. Kaledenzev ha architettato un piano davvero brutale pur di convincere lo studente che gli conveniva ritrattare: con un gruppo di amici mascherati lo ha aspettato all'uscita dall'università, lo ha portato in un bosco e lo ha minacciato: «Se non ritiri la denuncia facciamo fuori non soltanto te ma tutta la tua famiglia!».
LE DECAPITAZIONI - Alle minacce sono seguiti i fatti. Il nipote del rissoso Cibaiev si è avvicinato a due tagiki che erano stati prelevati da un cantiere edile e legati ad un tronco d'albero, con un'ascia ne ha decapitato uno e ha gridato al terrorizzato studente: «Adesso o tu tagli la testa all'altro tagiko o ti uccidiamo!». Bespalov ha fatto, sotto gli occhi di una videocamera, quanto gli era stato intimato ma appena è ritornato in libertà è corso al commissariato di polizia e ha raccontato tutto.
KILLER PER PAURA - Finora soltanto Kaledenzev è stato però incriminato: il delinquente si rifiuta di rivelare chi fossero i suoi complici mascherati che lo avevano tra l'altro aiutato nel sequestro dei due clandestini d'Asia Centrale poi barbaramente uccisi nel bosco. Pur essendo stato immortalato mentre decapita senza troppi complimenti un suo simile lo studente Bezpalov non rischia invece i fulmini della giustizia: la procura di Samara ha deciso di considerarlo a tutti gli effetti una «vittima».
TAGIKI NEL MIRINO - La scelta dei tagiki come carne da cannone non è affatto casuale: nella Russia post-comunista di Putin ce ne sono centinaia di migliaia. Formano una specie di classe degli intoccabili. Fanno i lavori più umili e peggio retribuiti. Ed essendo clandestini nessuno si mette ovviamente a cercarli se all'improvviso scompaiono senza lasciar tracce."
IL VIDEO - Il filmato (■ Guarda) è stato trasmesso dai telegiornali russi e ha scioccato molti telespettatori: alla fine si vede l'inebetito studente ventiduenne, Roman Bezpalov, mentre accenna a un debole sorriso e - come se fosse Churchill - fa il segno della vittoria con due dita sporche di sangue. Non basta: per mostrare allo studente come si fa, l'efferato criminale - un giovanotto di nome Vladimir Kalendenzev - ha dato l'esempio tagliando per primo con tre decisi colpi di scure la testa di un altro povero tagiko.
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(Assolutamente agghiacciato, mi astengo da ogni commento)
[L'articolo è tratto da:
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domenica, marzo 05, 2006

ASPETTANDO L'8 MARZO

Evviva le DONNE gentili e buone, amanti della parità, della giustizia e del dialogo con l'altro sesso.

Abbasso le FEMMINILISTE (*) proterve e rancorose, volte al rovesciamento dei rapporti di forza.

[* Da "FEMMINILISMO", un calco su "MASCHILISMO", di cui riprende e ribalta i pregiudizi sessisti.]

 

Abbasso le DONNE AL TESTOSTERONE, autoreferenziali e onanistiche.

Se alla base del MASCHILISMO c'è il pregiudizio di una millantata superiorità dell'uomo sulla donna (con annessi deprecabili atteggiamenti e riflessi sul piano interpersonale e sociale), alla base del FEMMINILISMO c'è l'esatto opposto. Un conto è il FEMMINISMO, con le sue sacrosante battaglie volte ad assicurare alla donna un'assoluta parità di diritti con l'uomo in campo economico, giuridico, politico e sessuale, un conto il FEMMINILISMO, fenomeno incipiente (per ragioni storiche) ma già in ESPANSIONE, volto a rovesciare i rapporti di forza e a schiacciare come vermi gli antichi rivali (o meglio, i loro incolpevoli discendenti) laddove sia possibile. Mi è capitato più volte, in questi bizzarri tempi di rimescolamenti di ruoli e di caratteristiche, di constatare la MIMESI, da parte di diverse donne, soprattutto se in posizione di potere o di superiorità professionale, economica ecc., dei peggiori difetti delle corrispondenti figure maschili (intransigenza, arroganza, prevaricazione, insensibilità umana, indisponibilità al dialogo e via dicendo), come di assistere al fenomeno parallelo e contrario: la tesaurizzazione, da parte di molti uomini di oggi, dei migliori (e ormai sempre più spesso disprezzati o abbandonati) lati della cosiddetta "femminilità" del passato.]

RIUSCIRANNO MAI GLI UOMINI E LE DONNE DEL FUTURO A PORSI SU UN PIANO DI EFFETTIVA PARITA', A SCAMBIARSI LE PROPRIE QUALITA' MIGLIORI ABBANDONANDO L'IDEA CHE UNO DEI DUE SESSI DEBBA PER FORZA PREVALERE SULL'ALTRO?

postato da: Lioa alle ore 20:41 | link | commenti (3)
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venerdì, marzo 03, 2006

"L'uomo non è 'buono', ci ricorda King. L'assenza di regole e strutture non è libertà, ma licenza di sopruso. L'assenza di limiti è più autoritaria della peggiore dittatura. Se si crede che l'umano sia 'buono' e si fa affidamento su questo, il debole è condannato a soccombere. Nel tutti-contro-tutti vince chi è in grado di strappare il paraurti da un'auto e spaccartelo in testa. Ha la meglio chi t'affonda in gola i denti, magari affilati dal broxismo. E' 'la mano invisibile del mercato', bellezza." (Wu Ming1 su Carmillaonline.com a proposito di CELL, di Stephen King.)

"Se Freud ci aveva definitivamente convinti che i bambini non sono quegli angioletti asessuati della tradizione cristiana (e anche greco-romana, vedi gli amorini della Villa dei Vetii a Pompei) ma una prefigurazione, anche sessuale, della vita adulta, con tutte le sue perversioni in nuce,  Golding ci dice semplicemente che sono la "pianta uomo" ancora  in germoglio, ma con tutti gli elementi "connaturati" agli adulti: aggressività, cattiveria, superstizione, prevaricazione del più forte sul più debole, trionfo della forza sulla ragione. In più, se ancora eravamo persuasi con Rousseau che l'uomo è buono in natura ma è la società che lo rende cattivo, Golding lancia una provocazione pessimista e radicale  sulla concezione dell'uomo, che egli crede irrimediabilmente  "cattivo", sia in natura che in società. A dimostrazione  di quest'assunto riduce, in quest'agghiacciante apologo, il consorzio umano  al suo "grado zero" dei rapporti societari,  ricorrendo a quell'espediente classico della narrativa inglese che è l'isola deserta (vedi Shakespeare, La tempesta, Swift, I viaggi di Gulliver,  Stevenson L'isola del tesoro, Defoe, Robinson Crusoe, Tim Parks, Fuga nella luce), un  luogo ucronico ed utopico ad un tempo, un'Inghilterra - anch'essa un'isola - "rovesciata",  dove condurre esperimenti ipotetico-narrativi con intenti parabolici e paradigmatici. Golding immagina che in seguito ad un incidente aereo un gruppo di bambini  che si suppone  usciti da  quell'inferno-paradiso che è il sistema educativo inglese (nessuna società e nessuna narrativa, però, quale quella inglese sa interrogarsi  tanto sul tema dell'educazione dei bambini, si possono citare in tal senso  decine di opere, a partire da Peter Pan a Kim  a... Harry Potter), naufraga in un'isola deserta, mentre  nel resto del mondo è esploso un conflitto nucleare. A loro spetta dunque "ricostruire" non un mondo ma "il" mondo. Ad una prima società gerarchizzata e ben ordinata che i bambini, ancora memori dei precetti educativi, mettono "spontaneamente" in atto, succede ben presto una seconda, tirannica e selvaggia, organizzata attorno al totem (una testa di porco infilzata su un palo) del "Signore delle mosche", traduzione letterale di Belzebù, che designa il diavolo in ebraico. Anti-utopia nera, questo libro è un lancinante atto di accusa contro il sistema educativo inglese forse, e contro ogni pedagogia (sotto un baronetto c'è un selvaggio, dietro un Robinson un Venerdì) sicuramente; una dichiarazione di scetticismo supremo, sulla scia di Swift di Gulliver e  di  Una modesta proposta, verso l'emendabilità della natura umana.

(Alfio Squillaci a proposito de "Il signore delle mosche" qui: http://lafrusta1.homestead.com/rec_golding.html )

*L'espressione latina homo homini lupus (lett. "l'uomo è un lupo per l'uomo"), il cui precedente più antico si legge nel commediografo latino Plauto ("lupus est homo homini", Asinaria, v. 495), riassume la condizione dell'uomo nello stato di natura descritto dal filosofo inglese Thomas Hobbes.

Secondo Hobbes, la natura umana è fondamentalmente egoistica, e a determinare le azioni dell'uomo sono soltanto l'istinto di sopravvivenza e di sopraffazione. Egli nega che l'uomo possa sentirsi spinto ad avvicinarsi al suo simile in virtù di un amore naturale. Se gli uomini si legano tra loro in amicizie o società, regolando i loro rapporti con le leggi, ciò è dovuto soltanto al timore reciproco.

Nello stato di natura, cioè uno stato in cui non esista alcuna legge, infatti, ciascun individuo, mosso dal suo più intimo istinto, cerca di danneggiare gli altri e di eliminare chiunque sia di ostacolo al soddisfacimento dei suoi desideri. Ognuno vede nel prossimo un nemico. Da ciò deriva che un tale stato si trovi in una perenne conflittualità interna, in un continuo bellum omnium contra omnes (lett. "guerra di tutti contro tutti") (Hobbes, De cive, 1, 12), nel quale non esiste torto o ragione (che solo la legge può distinguere), ma solo il diritto di ciascuno su ogni cosa (anche sulla vita altrui).

Fuori dall'ambito strettamente filosofico, al giorno d'oggi l'espressione è utilizzata per sottolineare, in tono ora ironico ora sconsolato, la malvagità e la malizia dell'uomo. Ha lo stesso valore di Mors tua vita mea La tua morte è la mia vita. La sentenza è la palese rappresentazione dell'egoismo umano.*

(da http://it.wikipedia.org/wiki/Bellum_omnium_contra_omnes )

CATTIVO FIN DALL'INIZIO?

L'uomo
è cattivo
fin dall'inizio?
Per quel che 
mi riguarda
potrei dire
senz'altro
di no.
Da piccolo 
- anzi -
ero 
talmente buono
da essere 
scambiato 
spesso
per un bambino
coglione.

(Lucio Angelini, da http://www.filastrocche.it/contempo/angelini/poesie_it.asp )

postato da: Lioa alle ore 00:13 | link | commenti (7)
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giovedì, marzo 02, 2006

NOVITA' LIBRARIE

Interessante novità segnalata da librialice qui:

http://wuz.librialice.it/scheda.aspx?shop=2508&isbn=8881127091&r=1

Notevolissma anche questa:

http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=8881127091

La Feltrinelli, a sua volta, segnala:

http://www.lafeltrinelli.it/istituzionale/catalogo/scheda_prodotto.aspx?i=2252198

Le librerie Mondadori:

http://www.libreriemondadori.com/novita/articolopop/idA030001001592.art

Ibs, invece:

http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=8881127091&shop=2508

Vabbè, ve ne cito un passo da pag. 334:

"I suoi grandi, pensosi occhi si alzarono grati al cielo. "Non farmi ancora morire, buon Dio!", pregò. Le sue labbra si schiusero a sussurrare una sommessa melodia, soffice come se una dolce brezza sfiorasse delle corte tese.

Del caldo sole, del profumo dei fiori,

deh, non privatemi!

Voglio respirare la fresca aria,

non essere chiusa nella bara!

Lì non arrivano i raggi della luce,

né la voce degli uomini;

lì rimpiangerò i fiorellini,

e gli amici mi dimenticheranno.

Ora so apprezzare la vita,

voglio abbracciarla stretta.

Nella tomba non c'è amore,

né suoni, né luce, né calore!

Vi grava sopra la terra, pesante e dura.

Non posso sollevare il coperchio!

Il mio sangue è caldo, la mia anima giovane.

Vorrei tanto vivere!

Giunse le mani: tutto si fece fiori e oro davanti ai suoi occhi. In lontananza echeggiava una musica. Vacillò e crollò sul divano lì accanto. La vita defluiva dal suo cuore, ma la sensazione che provava era di beatitudine e distensione, come quando chi è spossato china la testa per dormire... "

postato da: Lioa alle ore 07:37 | link | commenti
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mercoledì, marzo 01, 2006

MERCOLEDì DELLE CENERI

Memento, blogger, quia pulvis es et in pulverem reverteris:- )

(Immagine da http://www.fisheaters.com/ashwednesdaypainting.jpg

postato da: Lioa alle ore 00:20 | link | commenti
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