Cazzeggi letterari

"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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domenica, aprile 30, 2006

LA SCOMPOSIZIONE DEL CREDERE

LA MESSA DI JOHN TILBURY A VENEZIA

Magari non avrei fatto centinaia di chilometri per andarlo a sentire, ma visto che si disturbava lui ad esibirsi sottocasa (= al teatro Fondamenta Nuove di Venezia) per la ragionevolissima cifra di una dozzina di euro, mi sono dato la briga di prenotare un biglietto, tanto più che la scheda di presentazione era alquanto promettente. Eccola:

"Il trio Looper, insieme a uno dei più straordinari pianisti contemporanei, John Tilbury, presenta una performance audiovisiva di indimenticabile espressività. Intensa riflessione sulla religione e la sua immagine, Mass unisce un ipnotico sovrapporsi di immagini a un ambiente sonoro in lenta trasformazione.
Vera e propria all-star della musica di ricerca, il trio Looper unisce il violoncellista Nikos Veliotis [che è anche autore della parte visuale], un esploratore del sassofono come Martin Küchen, le percussioni di Ingar Zach, cui si aggiunge, per questo progetto, il pianoforte di John Tilbury.

Il materiale visivo di Mass è formato da immagini religiose raccolte da siti internet di argomento religioso, indipendentemente dalla religione. Queste immagini sono sovrapposte e animate con un lento movimento pendolare. Il materiale audio contrappunta il contenuto visivo in termini di strisce di suono costanti, lunghe e sottili, alternate con morbidi accordi e silenzi.
Mass è un progetto collettivo intermediale che integra suoni e immagini per raggiungere un livello concettuale più profondo che pone domande aperte sul pensiero e le credenze umane.
Mass esplora la complessità della semplicità, coinvolgendo la figura nella sua assenza, in un tentativo quasi utopico di trasformare la religione – nozione concreta espressa da regole specifiche – in estetismo astratto. Cerca in qualche modo di rimuovere la religione dalla sua ossessione per una verità assoluta. Piuttosto di cercare una specifica conclusione si fa emergere la confusione sottostante. Complessa attraverso il minimale nel suo sviluppo, la parte visiva di Mass cancella l’aspetto religioso dell’immagine individuale. Paradossalmente, comunque, il risultato mantiene una certa risonanza religiosa. I musicisti sono coinvolti in un dialogo in cui possono produrre un sottile ambiente sonico, fornendo allo spettatore una situazione sospesa in cui immergersi, dislocandolo dalla casuale percezione del tempo e dello spazio."

Alena Alexandrova si è così espressa su "MASS":

"Mass ci pone di fronte a un'immagine che trema e impercettibilmente inizia a cambiare. Un’immagine che confonde e non offre nulla di particolare da vedere. Mass utilizza diversi media per illustrare la paradossale condizione dell’immagine contemporanea post-moderna, post-concettuale, post-religiosa che si trova a sopravvivere alla fine dell’arte.
Nikos Veliotis costruisce tessiture visive complesse e stratificate, attraverso la sovrapposizione di immagini trovate in siti internet di argomento religioso.
Il risultato è un’immagine altamente ambigua che si trasforma in un lento movimento pendolare e invita lo sguardo a scivolare su una superficie che mostra una molteplicità di aspetti fantasma, senza mai divenire chiaramente percettibile.
Così, questa immagine polifonica, ipersaturata, sospende cautamente la possibilità di divenire astratta. Al contrario, queste immagini private del loro contesto originale e rese anonime producono uno spazio radicalmente indeterminato che risuona con i nostri ricordi e i nostri sogni.
Oltre a essere non ambiguamente iconoclasta, Mass si fonda su una profonda instabilità dell’immagine che la apre ai suoi stessi abissi, alla propria auto-iconoclastia. Un’immagine che uccide se stessa? In effetti Mass evidenzia un paradosso da cui né l’occhio né l’artista contemporaneo possono sfuggire: più immagini vengono prodotte, più ci rendono ciechi. E d’altro lato, più cerchiamo di sbarazzarci delle immagini, di disciplinare il loro uso o cancellarle, più affermiamo la loro indistruttibilità. In altre parole, Mass non solo si interroga sull’insoddisfabile esigenza di verità che pongono le immagini religiose, si interroga sulla stessa iconoclastia utilizzando nient’altro che altre immagini. Mass costruisce un palinsesto video, un’immagine polifonica che non ci mostra nulla di particolare: nessuna cancellatura è possibile e nessuna verità finale si può rivelare."
 

  

Bla bla bla a parte, posso dire che il concerto (un atto unico di circa un'ora) mi ha affascinato abbastanza, soprattutto nel momento in cui - da una specie di quieta-inquietante sordina fitta di echi e sgocciolii (la punta del sax veniva periodicamente immersa in una bacinella d'acqua) - si è passati a un'improvvisa, concitatissima esplosione pianistica. Ognuno, ovviamente, era libero di cogliere in ciò che video-udiva non solo "la complessità della semplicità" e il "tentativo quasi utopico di trasformare la religione in estetismo astratto", ma esattamente il cazzo che voleva:- )

postato da: Lioa alle ore 05:02 | link | commenti (8)
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sabato, aprile 29, 2006

BELLEZZA DELLA NATURA NEI SUOI VARI ASPETTI

Francesco Fusca 

Francesco FUSCA

POESIA L'E' MORTA?

(MA NO, STA BENISSIMO!)

C'è chi dice che la poesia sia  morta e chi più semplicemente che non stia molto bene. In realtà essa vive un momento di grande ed esaltante fermento. Dopo la poetessa new age Marcella Boccia, segnalo oggi il poeta Francesco Fusca che, sotto il nick FuscaPoesia.it, il 27 aprile ultimo scorso ha postato un interessante messaggio nel niusgruppo it.cultura.libri. Eccolo: 

"È indetta l'Edizione 2006 del Concorso Nazionale di Poesia "Ibrahim Kodra" organizzata dal Portale FuscaPoesia.it e dall'Associazione Culturale MeEduSA, con la supervisione di Francesco FUSCA. La partecipazione al concorso è gratuita ed è aperta a tutti. Scadenza 5 giugno 2006.
Per leggere il Regolamento Ufficiale ed avere notizie precise sulle modalità di invio delle poesie, visita
www.fuscapoesia.it oppure contatta fuscapoesia.it@libero.it. Partecipate e diffondete il Bando."

Vado su FuscaPoesia.it e leggo:

Il Portale raccoglie una serie di informazioni inerenti Francesco Fusca, la sua vita e le sue opere. Ci si occupa, inoltre, di iniziative a carattere culturale, con preferenza per quelle attinenti alla Poesia e alla cultura minoritaria arbëreshe."

"Arbëreshe?", mi stupisco lì per lì. "E che è?". Poi mi sovvengo e mi rispondo: "Ma certo! La nota parlata alloglotta albanese diffusa nel meridione!" ("Lingua minoritaria, ma con pari dignità e diritto alla conservazione di qualsiasi altra!", aggiungo mentalmente)

Sempre più avido di notizie su Francesco Fusca, mi fiondo in Google e trovo un prezioso link: 

http://www.poetilandia.it/pagineautori/francescofusca.html

Vi si dice, fra l'altro: "Francesco FUSCA è autore di libri e saggi di natura pedagogica-didattica; è inoltre, autore di libri e di saggi di natura letteraria. Ama - sopra tutti i saperi possibili - la Poesia, che, a ben vedere, percorre e permea tutta la sua opera.Con Pierfranco Bruni ha fatto una ricerca sui Poeti calabresi dal 1945 in poi (Grafosud, Rossano, 1987); ha pubblicato sin dal 1974 vari volumi di poesie ("Riflessione", Ed. Salentina - Galatina di Lecce; "poesie per Mamma", tre volumetti, Tecnostampa - Corigliano C., ecc). E' direttore della collana "canzonieri d'Amore", nella quale sono già usciti 5 volumi, per i tipi di Studio Zeta di Rossano Calabro."

"Cazzarola!", trasecolo. "Un altro famoso vate dell'Isola dei Fumosi:- )"

Apro il BANDO e l'occhio mi cade sugli articoli 5 - 6:

ART. 5: i temi ammessi al Concorso riguardano: A) Bellezza della Natura nei suoi vari aspetti; B) i Sentimenti come l'amore, l'amicizia; C) il Senso della Vita. Le liriche “fuori tema” saranno escluse;

ART. 6: sono ammesse esclusivamente poesie in lingua italiana o arbëreshe; queste ultime devono obbligatoriamente essere corredate di traduzione su foglio separato;

"Bellezza della natura nei suoi vari aspetti? Un tema davvero originale, ma insidioso", commento tra me e me. "L'art. 5, infatti, vieta implicitamente che la si possa considerare brutta (la natura). Si andrebbe inesorabilmente fuori tema. E tuttavia l'idea di accettare anche componimenti in arbereshe è lodevole. Son tutte belle le lingue del mondo, e hanno pari dignità... "

Pari dignità? Vado a guardare i premi in palio.

I premi verranno così distribuiti:

Poesie in italiano

I premio: euro 400,00 più attestato;

I I premio: euro 250,00 più attestato;

I II premio: euro 150,00 più attestato;

Poesie in arbëreshe

I premio: euro 100,00 più targa commemorativa;

I I premio: premio speciale conferito dalla giuria;

I II premio: premio speciale conferito dalla giuria.

"Insomma, da un lato si è liberi di parlare della bellezza della natura (mari azzurri, verdeggiar di fronde, cime immacolate al sol...) sia in italiano, sia in arbereshe", borbotto, "dall'altro, se lo si fa in arbereshe, si vince di meno... Meglio arabescare in italiano!"

Ma a chi spedire le 6 copie di massimo 3 poesie inedite di lunghezza non superiore ai 30 versi? ("Se no sai che palle la povera giuria!", deve essersi detto Fuscapoesia.it).

Al “Concorso Nazionale di Poesia Kodra 2006”, naturalmente.

A quale indirizzo? Questo:

"Francesco Fusca, Via Togliatti, 57. 87065 Corigliano Calabro Scalo (CS)"

GIURO CHE, SE PARTECIPA MARCELLA BOCCIA, TIFO PER LEI!!! (Per la mia "Il DRAMMA ECOLOGICO", citata dal caro "wlapoesia" nei commenti al post dell'altro ieri, non c'è speranza:- ) )

postato da: Lioa alle ore 01:32 | link | commenti (34)
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venerdì, aprile 28, 2006

LETTERE A ORIETTA FATUCCI

(Orietta Fatucci)

ORIETTA FATUCCI: IL MIO PRESIDE MEISLING
 
Il 17 aprile ultimo scorso Sergio Garufi scrisse su Nazione Indiana:

Chi ha talento ma è privo di un Grigorovic che lo sproni e lo sponsorizzi, il più delle volte è obbligato a mendicare ascolto e attenzioni a un mondo, quello editoriale, spesso freddo e indifferente con chi ne è escluso. Una delle testimonianze più amare di queste lamentazioni clandestine è probabilmente Lettere a nessuno di Antonio Moresco, diario di un penoso e interminabile calvario consumato fra redazioni, editor e grandi firme milanesi, in cui la supplica si evince meno dal tono, a tratti anzi risentito e forastico, che dall’assiduità delle richieste di ascolto.”

Risposi nei commenti:

"Se “Lettere a nessuno” ha trovato un editore, e abbastanza presto nella vita del mittente delle stesse, non ha molto senso definire il calvario di Moresco “interminabile”. Sul tema del genio incompreso il miglior romanzo resta “Il violinista” di H.C. Andersen:-/"

Rileggendo la nuova puntata de "Il fantasma di Andersen" appena uscita qui

http://www.carmillaonline.com/archives/2006/04/001758.html#001758

ho ripensato adesso non tanto alle MIE personali "Lettere a nessuno" (dozzine e dozzine, a partire dal fatidico 1995, anno della mia cacciata dal paradiso editoriale), quanto a quelle da me inviate nell'ultimo decennio alla editor Orietta Fatucci di EinaudiRagazzi/EL/Emme, dapprima mia talent-scout, poi talent-killer.

Le mie "LETTERE A ORIETTA FATUCCI" costituirebbero un documento ben più straziante - e nello stesso tempo trombonescamente tragicomico - di quelle di Moresco. Eccone qualche esempio abbastanza recente:

27 aprile 2004

Oggetto: ATTO DI DOLORE

"Eccelsa Orietta Fatucci,
mi pento e mi dolgo con tutto il cuore del mio peccato di insubordinazione, perché peccando ho meritato i Suoi castighi, e molto più perchè ho offeso Lei, infinitamente buona e giusta, e degna di essere amata sopra ogni cosa. Mi propongo con il Suo santo aiuto di non offenderLa mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signora, Misericordia, mi perdoni
."

Nessuna pietà. La sventurata non rispose.

29 aprile 2004

"Cara Fatucci,

le edizioni EL-Emme-Einaudi Ragazzi sono la casa in cui sono nato come scrittore. Dieci anni fa lei mi buttò fuori di casa per uno stupido capriccio. Ora basta. La smetta di fare la megera e mi riapra la porta. VOGLIO TORNARE A CASA MIA!!!!!!!!!!!!!! Uccida il VITELLO GRASSO per il mio rientro. Guardi che potrebbe morire tra un giorno, tra un mese, tra un anno... e finire arrostita sulle graticole dell'inferno, se non si sarà tolta in tempo dalla coscienza il peso del mio assassinio letterario:-> Cordialità. Lucio Angelini"

Macché. Manco uno sputo in un occhio.

Il 7 maggio successivo tornai alla carica citando l'autorevole Cacciari:

Oggetto: PIETA' PER LA FATUCCI

"Scrive Massimo Cacciari su Repubblica: 

'Pietà per i torturatori. Non solo perché non sanno quello che fanno e si fanno. Pietà anche per la nostra natura che in loro si disvela secondo la più perfetta misura della sua miseria. Essa consiste essenzialmente nel credere che la propria superiorità (e perciò la propria stessa sicurezza) si  esprima nella capacità di ***abbassare l'altro, di umiliarlo***. Che la nostra vittoria consista nella totale sconfitta di chi ci ha affrontato. In questa fede trova fondamento il nostro male radicale. I torturatori di Abu Ghraib non sanno che la tortura innalza, invece, la vittima; che il terrore che infliggono non rifletterà, alla fine, che la loro stessa angoscia impotente.'"

(Intendevo, naturalmente, innalzarmi ai suoi occhi come vittima del suo angoscioso mobbing editoriale. Niente da fare. Nemmeno questa volta l'inflessibile reagì.)

Allora, giacché stavo scrivendo "Il fantasma di Andersen", le espressi quanto segue:

"Gentile dott.sa Fatucci, per curare l'edizione italiana de 'Il violinista' di Andersen, pubblicata da Fazi editore, ho dovuto rileggere anche la sua autobiografia 'La fiaba della mia vita'. Mi ha colpito, in particolare, la figura del preside Meisling, che fece il possibile per ***ostacolare*** e ***irridere*** il talento di uno degli autori oggi più celebrati del mondo. Dovendo recarmi come autore presso una quarta elementare del padovano, ho riletto dopo tanti anni anche 'Grande, Grosso e Giuggiolone', che lei ha crudelmente espunto dai suoi cataloghi. Ebbene, non ho potuto non paragonarla (si parva licet componere magnis) alla figura del preside Meisling. A che serve che lei pubblichi Anna Frank e Margarete Buber-Neumann se, nella sostanza, si è dimostrata una tale spietata Meisling nei miei confronti? Cordialità. Lucio Angelini"

***

P.S. Nella puntata di oggi su Carmilla, accanto al ricordo del preside Meisling, anche due interessanti brani su VENEZIA, paragonata da Andersen a un CIGNO MORTO...

[Nell'immagine in alto a sinistra - naturalmente - il ritratto del preside Meisling:-)] 

postato da: Lioa alle ore 00:09 | link | commenti (15)
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giovedì, aprile 27, 2006

Una poetessa di grande successo

PERNACCHIE DIGITALI SULL'ANIMA:- )

 

Ieri mattina, mentre riempivo di messaggi eliminati il bidone della spazzatura webbica (messaggi spam ormai nell'ordine di circa duecento al giorno), resto colpito dal seguente oggetto: "COMUNICATO STAMPA ON LINE". Apro e leggo:

Intervista a Marcella Boccia  

di Francesca Tanzj 

 

   Incontriamo la poetessa Marcella Boccia nella sua meravigliosa casa di Baia e Latina, nell’alto casertano. La villa è immersa nel verde, un enorme giardino, un laghetto con le anitre dalla testa verde, una grande vasca con i pesci rossi, Gandhi, un Rottweiler, che ci accoglie abbaiando dal suo recinto, in cui Marcella lo tiene per questioni di sicurezza quando riceve ospiti. L’interno è incantevole: l’arredamento, di stile indiano, ci accoglie in un’atmosfera mistica. Sembra la casa delle fate...  

Cattivello come sono, subito rispondo:
"Prego risparmiarmi in futuro campioni di prosa così squallidi. Grazie."
Poi, però, non resisto alla tentazione di cliccare su:
 
 
Fra le altre domande e risposte leggo: 
 
D: Il tuo libro “Impronte digitali sulla mia Anima” ha avuto molto successo, lo hai presentato in tutta Italia lo scorso anno. Il prossimo luglio uscirà il tuo libro “Welcome a Baia giuliva”. Di cosa si tratta?

R: E’ un racconto, un lavoro giovanile. Lo scrissi di getto quando avevo diciannove anni. Mi ero appena trasferita a Roma per proseguire i miei studi. Ero in un periodo buio della mia vita, andavo alla ricerca della mia identità, ero disorientata. Per sublimare quello stato d’animo, scrissi un racconto divertente, con dei personaggi stranissimi che combinano tanti guai!"  

Mentre sono lì che mi domando angosciato come possa essermi sfuggito un successo di  sì vaste proporzioni, già mi arriva la contro-risposta di Comunicati stampa on line. Eccola: 

PRRRRRRRRRRRRRR :-)
 

postato da: Lioa alle ore 04:14 | link | commenti (34)
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martedì, aprile 25, 2006

LA CIVILTA' E' UNA FIBRA SOTTILE

 

"LA CIVILTA' E' UNA FIBRA SOTTILE... ",

ricorda Hans Magnus Enzensberger nel saggio appena uscito per i tipi dell'editore Suhrkamp. Copio-incollo la sintesi di Andrea Tarquini apparsa su 'la Repubblica' di ieri:

"I terroristi suicidi dell'integralismo islamico rispondono a una particolare tipologia criminale: sono uomini che si sentono dei perdenti senza appello, degli sconfitti radicali. Il perdente è una figura della nostra epoca. Non un semplice perdente, uno dei tanti sconfitti dalla società capitalistica con la sua logica competitiva. No: il perdente radicale si sente perdente e basta, senza appello. Perde così l'istinto di conservazione, come accade ai suicidi. La sua è innanzitutto una metamorfosi interiore: si trasforma nel terrorista 'dormiente'. La sua esteriorità non tradisce nulla, ma nell'animo egli aspetta il momento del sanguinoso regolamento dei conti. Nell'animo del perdente radicale agisce una miscela esplosiva di VOGLIA DI DISTRUZIONE E DI AUTODISTRUZIONE, di aggressione e di autosuggestione. Il perdente radicale raggiunge il massimo del suo potenziale distruttivo quando si unisce a un'entità collettiva che condivide la sua voglia di totale annientamento. Tale spinta maniacale alla distruzione e all'autodistruzione, secondo l'intellettuale tedesco, ebbe il suo esempio più spaventoso nel nazismo. Oggi, le società arabe forniscono un nuovo sfondo al perdente radicale. Al loro interno è infatti diffusa la sensazione di essere società perdenti sulla scena mondiale. Una sensazione unita alla convinzione che la colpa di questa sconfitta ricada su altri, per lo più sull'Occidente. La colpa della sconfitta assegnata agli altri consente di adagiarsi comodi nello status di perdenti radicali. E il terrorismo islamico porta la condizione del perdente radicale alle sue devastanti estreme conseguenze. Perché punta a trasformare in perdente anche tutto il resto del mondo. La realtà del terrorista anti-occidentale quale crimninale tipologizzato sembra indurre Enzensberger a lanciare ancra una volta uno dei suoi moniti contro le illusioni del nostro tempo. Tra queste, anche la certezza dell'impulso e della forza trainante della civiltà, perché la civiltà è una fibra sottile. Al di sotto della quale si agitano le inesauribili energie della Distruzione."

(E' evidente che la figura di Bush corrisponde solo in parte alla tipologia delineata da Enzensberger, non miscelandosi la sua smisurata VOGLIA DI DISTRUZIONE all'altra pur necessaria componente: la 'voglia di autodistruzione').

[Immagine da http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/04_Aprile/25/olimpio.shtml]

postato da: Lioa alle ore 08:30 | link | commenti (1)
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lunedì, aprile 24, 2006

25 APRILE A VENEZIA
 
Il 25 aprile è un giorno di triplice festa per i veneziani che celebrano contemporaneamente la festa del patrono della città, San Marco, il compleanno del 'paron de casa', ossia il campanile di San Marco, e - come tutti gli Italiani - , l'anniversario della Liberazione.
In questa giornata è usanza che tutti gli uomini di Venezia, giovani e non, regalino 'el bocolo' (una rosa in bocciolo, di colore rosso ardente) alla propria amata.
 
"E' una tradizione che si rifà ad una romantica storia d'amore e di morte, di origine sicuramente popolare, perché non suffragata da alcun puntello storico.
Vuole questa tradizione che l'usanza abbia avuto origine dallo sfortunato amore di una nobildonna Maria Partecipazio, figlia di un patrizio veneto (o addirittura di un Doge), soprannominata Vulcana, per un trovatore di nome Tancredi. Tra i due giovani l'amore è contrastato per la diversità di casta. Per superare l' ostacolo che impedisce le nozze, Vulcana trova un espediente: convince Tancredi a partire per la guerra che l'Imperatore Carlo Magno combatte contro i mori di Spagna. Il giovane si distingue per il suo valore e la fama delle sue imprese giunge anche a Venezia; tutto sembra volgere al meglio, ma uno sfortunato giorno, durante una battaglia, Tancredi è ferito a morte e cade sopra un roseto che si tinge di rosso con il suo sangue. Prima di morire egli coglie un boccolo e prega Orlando di portarlo alla sua amata a Venezia. Il paladino di Carlo, fedele alla sua promessa fatta al moribondo, parte ed arriva nella Serenissima la veglia del giorno di S.Marco e consegna il fatale pegno d'amore a Vulcana che lo riceve senza lacrime, impassibile. La sera, la fanciulla si ritira nelle sue stanze. La mattina seguente, trovano Vulcana morta con il bocciolo rosso posato sul cuore. Da quel giorno, prosegue la leggenda, il "bocolo" simbolo dell' amore che sta per aprirsi alla vita, viene offerto dagli uomini veneziani alle loro amate."
(Testo da: http://www.motoclubspinea-ve.com/mondodueruote04.html )
***
Se Giuseppe Iannozzi abitasse a Venezia, sono certo che non lesinerebbe un bel bocolo rosso ardente ai Wu Ming e a Genna, così come io ne regalo un intero mazzo virtuale a Orietta Fatucci, Margherita Forestan e tutte le altre "membre" del Fumer* [*Fronte Unito Megere Editoria per Ragazzi]:- )
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Immagine da http://www.cultureitaly.com/index.asp?target=prodotto&language=IT&id=795 ]
postato da: Lioa alle ore 09:48 | link | commenti (10)
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sabato, aprile 22, 2006

Ratzinger e la letteratura di genere

 

LETTERATURA DI GENERE: LA FANTARELIGIONE

"Nel 1978 uscì un'antologia di racconti pubblicata da Urania, la celebre rivista di fantascienza. Essi avevano tutti come denominatore comune la religione, o meglio, la fantareligione. Già nel 1974 aveva fatto scalpore il racconto di Robert Silverberg "Buone notizie dal Vaticano" nel quale un futuro conclave aveva eletto papa un computer. La seconda raccolta di racconti uscita quattro anni dopo riprendeva il tema senza creare scandalo. Ma la notizia dov'è? Nel titolo. La raccolta si intitolava "Il dilemma di Benedetto XVI", lo stesso nome del papa attuale. Che i curatori della rivista di trent'anni fa abbiano avuto una premonizione, o che Ratzinger sia stato in passato un lettore di SF?"

(dal numero di aprile 2006 della rivista "Andersen")

Giuseppe Genna, invece, nel 2005 ebbe una post-monizione.

La riporto come esca per Iannozzi:- )

"Il nuovo Papa parla e dice: "Vi amo". Dice: "Amo". Mistero dell'amore. La folla lo investe con un nuovo carisma e lui scioglie le membra e si trasforma. Diventa beanza. Nessuno nella piazza, duecentomila persone, capisce cosa significhi: "Amo". E' oltre le equazioni. Non riescono a definirlo, a contrarlo in forma. Colui che mi ama non pronuncia le mie parole: le osserva. Il Papa Benedetto solleva la mano nella gratitudine che invita... " ("L'anno luce", p. 250)

(Immagine da http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/foto/a14635.jpg)

postato da: Lioa alle ore 08:56 | link | commenti (1)
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venerdì, aprile 21, 2006

DIES IRAE: C'E' DA SPOSTARE UNA MACCHINA!

diesirae

DIES IRAE: LA COLONNA SONORA INTEGRALE

p. 154 "Rasta ringrazia per la mancia grassa e se ne va, mentre esplodono le note di Tomorrow People di Ziggy Marley, un astro da classifica planetaria."

p. 155 "Prima ha ascoltato la hit del ragazzino creato da Cecchetto, un carissimo amico di carissimi amici, ha preso questo ragazzino e se lo è letteralmente inventato, lanciandolo nella stratosfera, la canzone è Go Jovanotti Go ed è subito entrata in classifica, perché anche Cecchetto fa parte di questo grande splendido gruppo di scintillanti menti che hanno costruito il decennio più iridescente di un Paese di merda qual era l'Italia ante 1981".

p. 156 "Si sta alzando la voce lievemente arrochita di Betti Villani, De nuevo tu. Possiamo permetterci di trattare la Spagna come una penisola remota ed esotica, arretrata e divertente."

p. 161 "Risuonava Nick Kamen. Tell me. Una voce morbida, insinuante. Nick è vincente oggi, ma non esprime la carica voluttuosa del vincente sul lungo periodo... Non c'è futuro per la sua voce femminea. Sfrutta il momento, ma non conosce l'eternità del momento, il tesoro che loro hanno dissepolto."

p. 186 "A me piace la lambada, ma non ho capito il gruppo, non sono andato a prendere il disco."... "La lambada è dei Kaoma."

p. 186-187 "Comunque l'ultimo che ho preso è Salvi, C'è da spostare una macchina." Segno: Francesco Salvi. C'è She drives me crazy dei Five Young Cannibals, ma questo compra Salvi. Gli mancano i Milli Vanilli, i sovrani della farloccheria. Il futuro è loro. La loro politica delle vendite di copie (a centinaia di migliaia) e la vendita di una politica che io sento avere un futuro, si sta spalancando. Trionfa inarrestabile il duo dei Milli Vanilli. Centinaia di migliaia di copie di Blame it on the rain. Non soltanto in Italia - in tutto il mondo.... i due finti travesta nelle loro canzoni ci mettono solo la faccia, la voce è in realtà di un trio di cantanti dietro le quinte, i Milli Vanilli muovono solo la bocca (la notizia diventerà pubblica di qui a qualche mese, lo scandalo che ne segue provoca un forte esaurimento nervoso a uno dei due componenti del duo, che di lì a poco preferirà il suicidio alla vergogna. Tristi storie fine Ottanta).

p. 215 "... capannelli di giovani che usano i Kraftwerk per figurarsi una musica messianica che è esplosa, la loro rivoluzione che non muterà niente del mondo, la loro rivoluzione che è una distrazione, nessuna corrente comune tra un corpo e l'altro, soltanto vibrazioni elettroniche in cui fondersi."

p. 216 "Lotte è letteralmente fuori di testa per i Kraftwerk. Hanno ridato uno stile alla Germania... i Kraftwerk impongono uno stile essenziale, robottico, la loro musica nasce soltanto da modificazioni di nuove strumentazioni elettroniche, che si costruiscono da soli nel tempio inviolabile del loro studio, il leggendario Kling Klang... il rumore è diventato musica, il mondo, nella sua prosaica messa in scena rumorosa, è pop, è facile, è ascoltabile. Annullamento del pensiero. Gli orpelli definitivamente estinti. Monoliti neri impiantati su Marte."

p. 217-18. "Anni prima i Kraftwerk si esibivano accompagnati da manichini che erano la loro perfetta copia, ogni membro stampato nei caratteri somatici della plastica di uno dei quattro manichini. Manichini immobili da esaltare sul palco al ritmo di The Robots, la hit che ha sfondato dopo Radioactivity, il pezzo che i Grünen hanno interpretato come un'esaltazione del nucleare, costringendo i Kraftwerk a modificare il testo... Questa non è musica: è roba.... Tutta l'Europa vibra in questa sinfonia che è Trans Europe Express."

p. 257 "Un pubblicitario dice Duran Duran e un ragazzino vestito di merda, impossibile essere vestiti di merda all'Hollywood, dice che era compagno al Berchet della tizia che scrisse il canto dell'epoca (un anno: un'epoca), Sposerò Simon Le Bon....  i Duran Duran, quando sbarcano a Milano, sono ospiti di Armani all'Hollywood. Si dice che sfruttino strani privé attorno a Corso Como. Partecipano a feste ambigue."

p. 258 "... la musica batte altissima, una sfera di vibrazioni vocali ambigue e un tema inafferrabile, Personal Jesus dei Depeche."

p. 265 "... il ragazzino è totalmente assorbito dalle movenze del corpo grigiastro, che rasenta la fisionomia della tossicodipendente bellissima, di questa cubista che interpreta Express Yourself di Madonna come un battito di tamburi in un rito santero..."

p. 266-67 "... e Madonna chiede che cosa accade quando sei fuori dal letto e asserisce che meriti il meglio dalla vita... mentre Madonna impartisce l 'ordine di provocare il maschio affinché egli si mostri, e la cubista di colpo schianta con le ginocchia sul cubo... aderire al comandamento di Madonna che è di esprimersi, esprimere quello che da dentro può fuoriuscire... mentre sopra la voce in calando di Madonna iniziano a sovrapporsi le note innaturalmente prolungate, artificiali e slittanti della Batdance di Prince... Baaatman"

p. 297 "Posto per universitari: svuotato. Sono tutti a Berlino. Il concerto dei topi umani che stridono e stridono. Scorpions e Rostropovich. Rock & cello. Stridii dell'arte resa vicaria dagli eventi."

p. 375  "Mr Spray si era alzato, era andato dietro alla consolle e aveva messo su un remix di X-Dream, Trip to Trancesylvania, un lento trascinarsi di sonorità in sonorità, un liquido ritmare da desumersi per differenze tonali e strumentali..."

p. 380 "Mr Spray urla: "Trance!"... tutti all'unisono, una folla estatica, chimica o non chimica, riservata a una zona di fall out umano, questa è la rivoluzione silenziosa che reclama la sua pace priva di nigredo, l'onda lunga e placida e distesa che seppellirà il grunge e ogni altro genere di consumo e ricaverà nicchie e bolle di godimento pacifico e incondizionato, il culmine dell'elettronica ideata in Germania dai Kraftwerk..."

p. 381 "... sulle note acide col ph ricorretto del capolavoro targato KLF, What Time Is Love, nel loro medesimo rifacimento, The Original Pure Trance... corpi sudati nella calura malaisiana ricreata con lo spin off acustico, fianco a fianco, sguardo che incrocia sguardo e si apre a ogni seduzione e a nessun atto... le benedizioni sonore dei Cabaret Voltaire, i rifacimenti progressivi delle intuizioni medianiche degli Psychic Tv, i pattern ritmici e proteiformi dei Front 242..."

p. 382 "We Came in Peace ripete il monocorde sutra vocale di Dj Dag e Jam El Mar, We Came In Peace, siamo venuti in pace, è pace..."

p. 446  "... alla consolle c'è Wim, promosso a irradiare nuove onde acustiche, sta fondendo Age of Love nel mix di Paul Van Dyk, l'essenza mariana che è la Grande Madre di tutto, la Trance, nella copertina che Wim, sudatissimo, sta innalzando con fare sacerdotale..."

p. 478 "Si lava i genitali nel catino di ruggine e ceramica. Ascolta Battiato, i testi di Fleur Jaeggy."

p. 496 "Ascolto Battiato, i testi di Fleur Jaeggy..."

p. 636 "Questo paese appartiene a un consorzio guidato dall'ex comico e chansonnier e presentatore televisivo Umberto Smaila. Uomo famoso a ripetizione. Partecipò a una devastante stagione comica, quella di un quartetto noto come i Gatti di Vicolo Miracoli..."

p. 639 "Adriano Galliani e Gino Paoli intonano, sudatissimi, Sapore di mare..."

p. 744 "Il riscaldamento avviene in varie fasi mentre una musica noiosa e New Age, lenta, semiestatica mi annoia e mi leva ogni forza."

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giovedì, aprile 20, 2006

FRONTE UNITO MEGERE...

DANIELA MARCHESCHI VERSUS LUCIO ANGELINI

O.T. Un romanzo daneseO.T. Un romanzo daneseO.T. Un romanzo daneseE' una vita che lotto contro il FUMER (Fronte Unito Megere Editoria per Ragazzi). Alla mia collezione di megere si aggiunge adesso DANIELA MARCHESCHI, che ne "Il Sole 24 ore" del giorno di Pasqua mi lancia un paio di accuse del tutto peregrine. 

[Si veda: Daniela Marcheschi, "Un barone tatuato per la vita", Il Sole 24 ore del 16/4/2006, p. 32]

Dunque la suddetta DANIELA da un lato titola la recensione al romanzo anderseniano da me curato: 
"O.T., storia di un nobile con un passato da carcerato innocente. Un romanzo esemplare sul destino e la sua forza insondabile."
 
Dall'altro, nella parte finale della recensione, afferma:
"...Stimato da Strindberg un maestro, Andersen è un narratore impareggiabile, di aperture sperimentali e consapevolezza delle varie implicazioni formali della scrittura. Si pensi al suo Viaggio a piedi dal canale di Holmen fino alla punta di Amager [peraltro da me ricordato nell'Introduzione, n.d.r.], opera d'esordio divagante e alla Stern nel segno di una tradizione internazionale che lascia molti segni in O.T.  ***non colti da Angelini nelle note***; alle Poesie (1830) dove è Lo Spettro prima prova del fiabesco, e ancora O.T. in cui è più di un riferimento alla narrativa e alle sue regole strutturali. Nella Parte Prima Andersen dichiara di non seguire passo passo i pratagonisti, "bensì ... proporre i momenti salienti delle loro vite", i soli a rendere "più degno di contemplazione il quadro complessivo". Maupassant dirà qualcosa di simile in Pierre et Jean (1888), mettendo in luce gli avvenimenti essenziali capaci di cogliere la verità da rappresentare: ma Balzac aveva già mescolato quotidiano e magia, ritratti di eroi falliti e elementi melodrammatici. Pertanto ***è riduttivo il curatore nel ribadire (l'aveva già fatto per Il Violinista), l'omosessualità di Andersen, spiegandone la scelta del fiabesco con il bisogno di esprimerla senza inibizioni.*** Se un tale sentire ha avuto risvolti d'ordine psicologico sull'uomo e sullo scrittore, l'esperienza letteraria di Andersen è però sempre in tensione conscia fra spinte individuali e soggettive e complessità della cultura: e proprio ciò ne fonda l'esemplarità."
Dunque:
PRIMA ACCUSA: non avrei registrato nelle note i molti segni che "la tradizione internazionale" lascia in "O.T.".
Be', perché avrei dovuto farlo, visto che si tratta di mere note esplicative?
SECONDA ACCUSA: avrei spiegato la scelta del fiabesco da parte di Andersen con il suo bisogno di esprimere senza inibizioni l'omofilia repressa. Ma quando mai???  Ho semplicemente affermato: "La cocente delusione [= per il diniego oppostogli da Edvard Collin, grande passione della sua vita, che non volle saperne di spingere il loro rapporto *un po' più in là* e sposò regolarmente Henriette Thyberg] dettò ad Andersen La sirenetta (destinata, come lui, a non sposare il principe) e, in parte, anche "O.T.", dove il tema del Du o De affiora nel rapporto fra Vilhelm e Otto negli stessi termini e, probabilmente, con gli stessi sottintesi con cui si era delineato nella realtà."
Certo, più avanti ho anche citato Hans Mayer che "nel libro I diversi propone un'interessante analisi delle fiabe di Andersen come proiezione della sua omosessualità. Interpreta, per esempio, Il brutto anatroccolo come la storia di un coming out, scoprendo che funziona magnificamente ANCHE così!" (e sottolineo ANCHE), ma senza alcuna intenzione di spiegare la SCELTA DEL FIABESCO - di tutto il fiabesco anderseniano - come mero bisogno di esprimere delle tendenze omofile represse. Sulla scelta del fiabesco in Andersen è già stato detto tutto e di più, soprattutto nel corso del 2005, anno del bicentenario della nascita del danese (www.hca2005.com ) e di mille convegni e studi sul favolista. Il mio contributo, sia con "Il violinista", sia con "O.T." , è stato puramente quello di ricordare ai lettori italiani l'esistenza di un [fino a un paio di anni fa] abbastanza dimenticato Andersen romanziere, accanto a quella del perfettamente ricordato autore di fiabe.
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mercoledì, aprile 19, 2006

HENRY JAMES A VENEZIA

(Palazzo Barbaro-Curtis sul Canal Grande a Venezia)

«I barbari sono in pieno possesso della città e si trema al pensiero di quel che ne possono fare. Dal momento che vi si arriva, ci si rende conto che Venezia quasi non esiste più come città, che esiste soltanto come consunto spettacolo volgare e bazar. C'era un'orda di tedeschi selvaggi accampati in Piazza, e il loro chiasso rimbombava nel Palazzo Ducale e all'Accademia...».

Così scriveva Henry James nel lontano 1882, quando forse una decina di persone formava l'orda di tedeschi di cui sopra. "Ma come tutti i grandi scrittori, James vide il futuro di massa della nostra città, senza peraltro che questo gli impedisse di subire il fascino di Venezia e di parlarne in saggi, racconti, romanzi". Ce lo ha ricordato ieri Rosella Mamoli Zorzi alla Mondadori di Venezia, in occasione della presentazione del volumetto "IN VENICE AND IN THE VENETO WITH HENRY JAMES", da lei curato per le edizioni Supernova.

Vi vengono costruiti sei "itinerari" nella città, più altri cinque nelle isole e nell'entroterra, sulla scorta di accattivanti citazioni da vari testi jamesiani. Lo scrittore descrisse la città nella sua povertà ottocentesca, ma anche nello splendore dei suoi palazzi. Fra questi, Palazzo Barbaro sul Canal Grande, dove James fu più volte ospite dei Curtis. 

Già nel luglio 2005 all'Isola di San Servolo la Henry James Society e il Dipartimento di Americanistica, Iberistica e Slavistica dell'Università Ca' Foscari di Venezia avevano tenuto il Congresso internazionale "Tracing Henry James".   

Si legge in  http://www.aidanews.it/articoli.asp?IDArticolo=5292 :

"Venezia è stata la città amata dal grande scrittore americano fin dalla sua prima visita nel 1869, quando si immerse nella bellezza della pittura del Tintoretto, il maestro veneziano da lui più adorato, visitando la città sulle orme di Ruskin, e liberandosi solo col passare degli anni, dalle "proibizioni" ruskiniane riguardanti architettura e pittura del Sei e del Settecento; fino all'ultima visita del 1907, quando ritornò nella città e nel palazzo su cui aveva costruito il suo palazzo di parole, quel Palazzo Leporelli modellato su Palazzo Barbaro, dove la protagonista di "Le ali della colomba" (1902) decide di vivere quel poco di vita che le resta nell'arte e nella bellezza. James ritornò più volte a Venezia: nel 1881, in una pensione sulla Riva degli Schiavoni (ora Pensione Wildner), tentò di finire Ritratto di signora, distratto dal chiacchiericcio sulla Riva e dalla vista delle navi che passavano; da Palazzo Barbaro, nel 1887, inviò all'editore l'ultima parte del Carteggio Aspern, una sorta di "giallo" psicologico, ambientato a Venezia, in cui il narratore cerca di impossessarsi di preziose lettere: il luogo-modello, questa volta, è Palazzo Cappello a Rio Marin. Sempre ospite dal 1887 in poi dei Curtis a Palazzo Barbaro, James cercò (molto debolmente) un pied-à-l'eau, che mai in realtà veramente potè desiderare, incantato come era dallo splendore di Palazzo Barbaro. Solo nel 1894 alloggiò nella modesta Casa Biondetti, quando, suicidatasi l'amica scrittrice Constance Fenimore Woolson, dovette, come esecutore testamentario, sistemarne, ed eliminarne, le carte: un episodio molto doloroso per James, che si sentì (ingiustamente) in colpa per il suicidio dell'amica. Ma da questa morte, da questo mondo di dolore, - oltre che da molte altre esperienze precedenti - nacque il capolavoro "Le ali della colomba".

Nell'ottobre 2004, inoltre, si era tenuta la mostra marciana "Gondola Days", di cui si legge qui:

"Per secoli dimora di una illustre famiglia veneziana, palazzo Barbaro (il nobile edificio che sorge sul Canal Grande, vicino al Ponte dell'Accademia) - come tanti altri in quell'epoca - fu venduto nell'Ottocento a speculatori e passò di mano in mano, spogliato di parte dei quadri famosi che lo ornavano.
Chi salvò il palazzo dalla rovina fu una coppia di Boston, Daniel Sargent Curtis e Ariana Wormeley Curtis che, il 3 dicembre 1885, lo acquistarono dopo avervi abitato come inquilini dal 1881.

Insieme al figlio Ralph, pittore, essi ne fecero un centro di vita artistica e intellettuale: lo frequentavano artisti e scrittori americani ed europei tra i quali John Singer Sargent, James McNeill Whistler, Anders Zorn, Henry James, Robert Browning e più tardi Claude Monet. John Singer Sargent dipingeva nello studio dell'amico Ralph Curtis e vi eseguì il dipinto A Venetian Interior che ritrae i proprietari. Henry James fu spesso ospite a Palazzo Barbaro e vi ambientò il romanzo The Wings of the Dove.
Gondola Days è il titolo di un libretto di saggi su Venezia del pittore F. Hopkinson Smith, anch'egli parte del gruppo.

Dal 1884, Isabella Stewart Gardner animò questa vivace cerchia di artisti, scrittori, mecenati e musicisti europei e americani che lì si riunivano. La sontuosa eleganza degli interni e la raffinata architettura del palazzo ebbero grande influenza su Isabella, che assieme al marito - Jack Gardner - lo prendeva in affitto durante le frequenti visite a Venezia e che al palazzo si ispirò, un secolo fa, per la creazione del suo personale museo, il palazzo in stile veneziano di Boston, noto come Fenway Court.

Palazzo Barbaro è la fonte d'ispirazione per la mostra marciana: "Gondola Days". Isabella Stewart Gardner e il suo mondo a Palazzo Barbaro-Curtis, curata da Alan Chong, Richard Lingner, Anne McCauley, Rosella Mamoli Zorzi e organizzata dalla Biblioteca Nazionale Marciana insieme all'Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, aperta al pubblico dall'8 ottobre all'8 dicembre nelle sale della Libreria Sansoviniana, inserite nel percorso integrato dei Musei di Piazza San Marco.

La mostra mette in luce l'intensa vita artistica ed intellettuale della cerchia di Palazzo Barbaro e l'influenza da essa esercitata, alla fine dell'Ottocento, sull'arte, la letteratura, l'architettura del tempo. A questo scopo riunisce una significativa scelta di dipinti, acquerelli, pastelli, stampe e disegni, fotografie, lettere ed altre testimonianze di visitatori e ospiti.

La mostra è stata inaugurata il 7 ottobre 2004 nella sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale, con interventi di Giandomenico Romanelli, direttore dei Musei civici Veneziani, Marino Zorzi, Ann Hawley, direttore dell'Isabella Stewart Gardner Museum (ISGM) di Boston, e dei curatori della mostra Alan Chong (ISGM) e Rosella Mamoli Zorzi dell'Università degli Studi di Venezia."

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martedì, aprile 18, 2006

Giuseppe Genna,

GIUSEPPE GENNA: "Non ce la faccio a farcela".

"[Non ce la faccio più] A scrivere. Scrivere è diventato produrre, lavorare, scalpellare, ornamentare, consegnare una scatola di finte meraviglie. Non riesco a distinguere un mio libro da una calcolatrice, da un manuale di algebra. E' una somma di equazioni. La suspence soprattutto. Non odio la suspence, la suspence significa "sospensione", ed è la sospensione che io cerco. Ma loro no, loro cercano una sospensione che non lo sia, che finga di essere sospensione. Vogliono l'ombra del coltello sul telo della doccia in Psycho. Vogliono il fiato mozzo, ma con la certezza di riprendere a respirare. Sfuggono il buco nero, dove è certo che non respiri e soffochi e muori, congelato a -273 gradi... [cut] Loro vogliono che si imiti la vita per esorcizzare la morte, l'assenza certa, completa e duratura di fiato, di respiro..." (pp. 90-91)

"Loro chi?"

"Gli scrittori. I committenti. E i lettori che si sono abituati a questa disciplina unica, monomandataria. Loro vogliono un concepimento, un parto, un'evoluzione, i fatti che diventano i segreti di chiunque, vogliono la narrazione, che questa maturi, raggiunga uno o più apici, poi vogliono la conclusione. L'unica forma di morte che accettano è l'ultima pagina, quando la voltano e sanno che non riapriranno più quel libro, ma tanto ne apriranno altri. Un'opera indecrittabile, che abbia più forme (ma le abbia, queste forme), un'opera che non immaginano, che levi il sospiro e stacchi il filo del respiro, nessuna concessione al mozzamento di fiato. E c'è da stare attenti, perché loro, gli scrittori, si evolvono. Ultimamente credono di riuscirci, riempiono tutto, immagini che inducono stupore, le accalcano, non c'è spazio, non c'è respiro, non c'è prospettiva, non c'è antichità. Credono di fare a meno dell'antichità. Stanno lontano da quel fuoco dove gli ominidi ascoltavano il più anziano, i cuccioli si addormentavano prima che la storia fosse finita, non gli importava della coerenza del racconto. Di lì, Cicerone. Questi fanno a meno di Cicerone. E' un tempo confuso, questo. Non si vogliono fare leggere, ma pubblicano, pubblicano in continuazione, un volmito di parole, di elogi. E' l'isola dei non famosi. Mi disgusta." [cut] ... "Ho infati dovuto imparare, per lunga e logorante esperienza, che, nella presente imperfetta condizione del mondo, l'autore deve ingannare il lettore, io dovrei ingannare la piccola donna dal passato buio che ho di fronte, altrimenti... Altrimenti...  " (pp. 91-92)

"Sotto il letto è lo scatolone con i fogli del Dies Irae, l'opera di una mente instabile, inutile, non riconducibile a una linearità, indecrittabile, la Stele di Rosetta cartacea a uso privato di Giuseppe Genna. Il faldone in cui stipo documenti e articoli di astrofisica, di antropologia, di futurologia, di quantistica. Scrivo per assenza di desiderio, il desiderio è congelato, congelatamente sono nella disperazione che rettifica e irrigidisce, terrorizzato sulla soglia della stanza dove dormì decenni prima mio padre con i suoi fratelli, senza riscaldamento. Scrivo spinto da un sogno che non reca in sé tracce di desiderio. Argonautiche in forma di Cosmonautiche incomprensibili, senza mappa, ogni criterio evaso per ostacolare la glaciazione del desiderio. Brucio i criteri e le regole e con quel fuoco mi scaldo mentre ovunque avanzano ghiacciai ciclopici e all'interno sono stalagmitico, inorganico, disperato." (pp. 147-148)

[da "DIES IRAE", Rizzoli 2006]

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sabato, aprile 15, 2006

 
COME ASCENDERE
 
"Sono passati già quaranta giorni...", constatò Gesù. "Mi tocca ascendere."  Il sentiero cominciava a salire, non si poteva guardare dalla parte di Betania...
Uno degli apostoli gli si era accostato, gli stava dicendo qualcosa, sottovoce.
"Sapevo da sempre che questa battuta sarebbe stata pronunciata...", mormorò Gesù passandosi una mano sulla fronte....
Erano ormai arrivati quasi in cima.
"Come posso tenerle, le mani?", si ricordò di chiedersi Gesù. "Non tutte e due incrociate sul petto come un bambolotto, ma neppure stecchite lungo i fianchi... A tenerle tutte aperte e allargate ai lati della testa assumerei un aspetto insopportabilmente pretenzioso durante l'ascensione... Ecco... potrei forse tenerle dietro la schiena, con le dita intrecciate, la testa leggermente inclinata da una parte, le spalle un po' strette... Potrei grattarmi d'un tratto un angolo della bocca, o di un occhio, volendo, per minimizzare un po' la cosa..."
Non sentiva già più il terreno sotto i piedi, gli apostoli dovevano già arrovesciare la testa per vederlo, sulla cima del colle che oscillava.
"Forse non ci sarà più nessuno ad aspettarmi...", si disse ancora Gesù, "troverò tutto vuoto e deserto, abbandonato, le luci spente, cartacce che volano, sedie rovesciate..."

(Antonio Moresco, "Gli esordi", Feltrinelli)

(Immagine da http://www.juancarlosgarciaweb.com/ascension.jpg )

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venerdì, aprile 14, 2006

Dammi i tuoi stati vissuti...

"Incomprensibile ma divertente, la recensione di Igino Domanin", a detta degli stessi WuMing. "Infatti abbiamo risposto con la finta recensione di Deleuze".  

Inevitabile, a questo punto, un update al mio post  di ieri, copia-incollando da qui:

http://www.wumingfoundation.com/italiano/freekarmafood/deleuze.htm 

 

  • DAMMI I TUOI STATI VISSUTI, IO TI RESTITUIRO' DEI FANTASMI

    di GILLES DELEUZE

     


    Di fronte al modo in cui le nostre società si decodificano, in cui i codici scappano da tutti i buchi, Free Karma Food non tenta di fare delle ricodificazioni. Egli dice: questo non va ancora abbastanza lontano, voi non siete ancora dei bambini – l’eguagliamento dell’uomo è oggi il grande processo irreversibile: si dovrebbe accelerarlo ancora. Al livello di ciò che scrive e pensa, Free Karma Food persegue un grande tentativo di decodificazione, non nel senso di una decodificazione relativa, che consisteva nel decifrare i codici antichi, presenti e a venire, ma di una decodificazione assoluta- fare qualcosa che non sia decodificabile, bruciare tutti i codici.. Bruciare tutti i codici, ciò non è facile, anche al livello della più semplice scrittura e del linguaggio.
    E’ questo lo stile come politica. Più in generale, in che cosa consiste lo sforzo di Free Karma Food, che pretende di far passare i suoi flussi al di sotto delle leggi, rifiutandole, al di sotto delle relazioni contrattuali, smentendole, al di sotto delle istituzioni, parodiandole?
    Dammi i tuoi stati vissuti, io ti restituirò dei fantasmi. Si tratta di empatia o di identificazione? E’ sicuramente più complesso. Il solo equivalente concepibile è forse “l’essere imbarcati con”. Una specie di zattera di Medusa, ci sono le bombe che cadono attorno alla zattera, e questa va verso fiumi torridi, l’Orinoco, il Rio delle Amazzoni, delle persone remano assieme, persone che si presume non si piacciano, che si picchiano, che si mangiano. Remare assieme è condividere qualcosa fuori da ogni contratto, da ogni istituzione. E’ un movimento di deriva, Free Karma Food.
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    giovedì, aprile 13, 2006

    Uno scherzo a IGINO DOMANIN:-)

    UNO SCHERZO DI IGINO DOMANIN:- )
     
    Ricordo che nel lontano 2003, in un accesso di flippancy (la stessa che - nel tempo - ha provocato la mia caduta in disgrazia presso l'establishment editoriale), feci uno scherzo a Bartolomeo Di Monaco. Lo scherzo non aveva nessuna malizia, ma fu comunque recepito come perfido. In che cosa consistette? Udite: a quel tempo frequentavamo entrambi il newsgroup letterario it.cultura.libri . Ebbene, il 27 ottobre postai una finta recensione a "La rivolta dei leprotti", recente parto di Bart, che recitava:
     
    "Straordinario melange di realtà e finzione,"La rivolta dei leprotti"è l'unione di più storie, alcune inventate alcune vere, che nel loro intrecciarsi cercano di dare conto del processo creativo. Così, la scelta di un dittatore fittizio di assumere un sosia s'interseca con i diversi ruoli che lo scrittore assume mentre crea una storia. E un personaggio inventato può lentamente fluire verso una persona reale, o viceversa, che regalerà dei tratti al personaggio; e il personaggio, a propria volta, si modificherà ancora in questo continuo, inevitabile incrocio tra realtà e fantasia. Solo la sensibilità letteraria di Bartolomeo Di Monaco, l'arte di narrare e la capacità di comprendere e compatire l'umano potevano dare un frutto così compiuto e insieme radicalmente innovativo. "La rivolta dei leprotti" è un romanzo composito per i temi e la struttura, aperto per la molteciplità di punti di vista che si snodano in una narrazione insieme sinuosa ed avvincente dove finzione e autobiografismo, invenzione e vissuto si legano e si intrecciano in uno scambio continuo. Dal tema del sosia a quello della comunicazione usenettiana, è una riflessione sui ruoli, sulla vita come beffardo gioco di maschere, come vano inseguimento di una identità. Ma è anche un raffinatissimo metaromanzo, riflessione del romanzo su se stesso, sugli imponderabili fattori che contribuiscono alla nascita dei personaggi e delle storie."
     
    In realtà avevo solo copia-incollato e adattato la quarta di copertina di "Ecco la storia" di Daniel Pennac, Feltrinelli editore.
     
    Bart non mangiò la foglia e rispose:
    "Che posso dirti? Che sei un grande, come ho sempre pensato. Hai saputo leggere il libro nei suoi intrecci e nei suoi vari significati. Grazie di averlo saputo fare così bene. Un anno fa maria strofa scriveva su "Celeste" (la storia vera di una rondine, che ha vinto un  premio speciale come  opera di alto contenuto umano e sociale. Il 16 novembre mi consegneranno il premio). Oggi tu che mi dài la soddisfazione di una lettura attenta della mia Rivolta. Devo dirti che ammiro anche il tuo coraggio di scriverne qui così apertamente, viste le nascoste ostilità. Ciao, Lucio. Con ammirazione e rinnovata stima. Bart"

    Il giorno dopo, però, il crudele Luca Tassinari chiarì:

    "  http://www.lafeltrinelli.it/Feltrinelli/FL_Prodotto/1,1302,1940903,00...

    Ciao. Luca"

    Dissi a Luca:

    "Brutto asino guastafeste:-)... E va bene, ECCO LA STORIA: ieri sera ero indeciso se andare ad ascoltare Daniel Pennac all'Ateneo Veneto (in conversazione con Irene Bignardi e con presente in sala Claudio Bisio, amico di Pennac) o se leggere i Leprotti di Bart, appena arrivatimi. Alla fine - dopo lungo travaglio - ho optato per Pennac (sala stracolma, serata deliziosa), ma per prendere tempo (e per giocare un po') ho applicato la scheda di "Ecco la Storia", che peraltro calzava come un guanto:-) al volumetto di Bademona. Per farmi perdonare, prometto che nel giro di pochi giorni leggerò veramente il libro di Bart e mi esprimerò in merito. A proposito, Bart, ho inviato la seconda copia dei Leprotti a Maria Strofa come promesso. Sono certo che ti ricorderà nella sue preghiere. Tu, intanto, ricordami nelle tue. Un abbraccio. E mi raccomando, stai al gioco:-) "

    Bart finse di perdonarmi, in realtà non c'è mai riuscito del tutto. Rinnovo oggi la supplica: 

    "Bart, ti prego! Perdonami! Giuro che non lo faccio più:- ) "

    Ma perché, vi chiederete voi, rivangare adesso tutto questo? Semplice. Ho ripensato - appunto - a tutto questo leggendo ieri su www.carmillaonline.com  la recensione di Igino Domanin al volume di WuMing5, in particolare il seguente passo:

    "... La struttura di Free Karma Food sembra restituire il piacere delle storie e del loro interminabile gioco a incastro. Gli episodi si succedono come nello snodo di misterioso gomitolo, nella cornice di una cronologia delirante di date e di segnali fosforescenti di un futuro prossimo e invasivo; ma si offrono, pure, come schegge d’immaginario esploso e frattale che il lettore dovrà attivamente ricomporre nel mosaico del grande racconto. Se in Viaggio allucinante Raquel Welch si miniaturizzava e circolava come un virus nell’esplorazione delle profondità del corpo, lo scrittore contemporaneo deve calarsi all’interno dei tracciati neuronali per appuntare la cartografia psichica del grande ammasso di merci immateriali che appare nell’orizzonte della società dello spettacolo. Wu Ming 5 ha riportato alla luce un pezzo di questa mappa."

    P.S. Maddai, sto scherzando, non voglio farmi odiare anche da lui!:- )

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    mercoledì, aprile 12, 2006

    Virtuale complice

    DEDICATA AI PATITI DELLE CHAT E DELLE CAM:- )

    "Virtuale Complice"

    Daniele Stefani lyrics

    "Posso stare qui ancora un pò
    so che è tardi ma ci sto
    Non conosci la verità
    ma ti affascina lo so
    Giochi d'azzardo ma
    comodi sai
    nasce proprio così la connessione tra noi.
    Dimmi che cosa c'è
    complicità e pazzia
    perchè sto bene con te
    Lasciami credere
    che possa esistere
    anche realtà tra di noi.
    Posso chiederti solo di
    digitare ancora un pò
    non conosco il tuo volto ma
    la tua voce è limpida
    e c'è distanza, vero però
    a mio rischio e pericolo
    io ci investirò
    Dimmi che cosa c'è
    virtuale complice
    perchè ti vorrei con me

    Lasciami credere
    che possa esistere
    anche realtà tra di noi.
    ma se questo destino
    ambiguo e insicuro
    ha scelto un incontro
    il nostro
    so che, giusto o sbagliato, io ti cercherò..
    Dimmi se tu ci sei
    virtuale complice
    svelami la tua realtà
    senza nasconderti
    senza più limiti
    senza la virtualità.
    Vivi ogni giorno un attimo
    e quell'attimo saprà
    scoprire la verità."

    (Artist: Daniele Stefani
    Album: Amanti Eroi
    Year: 2003
    Title: Virtuale Complice )

    Daniele Stefani Lyrics

    P.S. Il sito di Daniele > http://www.danielestefani.com/

    postato da: Lioa alle ore 00:08 | link | commenti (2)
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    martedì, aprile 11, 2006

    Platania

    Come sono contento! No, non per il risultato elettorale, ci mancherebbe. Mi aspettavo ben altro scossone... ma perché Federico Platania, prestigiosa firma di it.cultura.libri (periodo aureo) esce per Fernandel. Congratulazioni vivissime, Federico. Ordinerò il tuo libro.

    Federico Platania

    "BUON LAVORO. DODICI STORIE

    A TEMPO INDETERMINATO"

    (Edizioni Fernandel, 160 pagine, € 13,00)

    Scheda: "Non sempre il posto fisso è la soluzione a tutti i problemi. I protagonisti di questo libro scoprono a loro spese che un contratto a tempo indeterminato può trasformarsi in una trappola claustrofobica, senza alcuna possibilità di crescita professionale e umana. Buon lavoro racconta di questo appiattimento, mettendo in scena vicende d’ufficio che si svolgono in anonimi palazzi aziendali e che inesorabilmente scivolano verso conclusioni inquietanti. È il racconto di una nuova generazione di 'colletti bianchi', che delinea un quadro sconfortante e grottesco della vita impiegatizia contemporanea."

    IN LIBRERIA DALL’11 APRILE 2006 

    “BUON LAVORO” TOUR 2006 

     

     

    ROMA - mercoledì 26 aprile al Melbook Store di Roma Via Nazionale 254 - 255 alle ore 18.00,

    Federico Platania presenta Buon lavoro. Dodici storie a tempo indeterminato. Introduce Michele

    Governatori.    

    BOLOGNA - martedì 2 maggio alla Libreria Librincontro in Via san Vitale alle ore 18.00, Federico

    Platania presenta Buon lavoro. Dodici storie a tempo indeterminato. Introduce la giornalista di

    Radio Città del Capo Arianna Cameli.   

    MILANO - mercoledì 3 maggio alla Libreria Il Libraccio in Via Solferino 22 (ingresso via Balzan)

    alle ore 18.00, Federico Platania presenta Buon lavoro. Dodici storie a tempo indeterminato.

    Introduce Piersandro Pallavicini.   

    BARI - venerdì 19 maggio alla Feltrinelli in via Melo, 119 alle ore 19.00, Federico Platania

    presenta Buon lavoro. Dodici storie a tempo indeterminato. Introduce il giornalista di la Repubblica  

    Ignazio Minerva

    ROMA - sabato 27 maggio presso la Libreria Croce in Corso Vittorio di Corso Vittorio Emanuele

    II, 156, I LIBRI IN TESTA propongono un incontro con Buon lavoro. Dodici storie a tempo

    indeterminato. Con letture a margine. (Per info: www.ilibrintesta.it).

    * * *

    L’autore sarà presente anche al SALONE DEL LIBRO di TORINO nei giorni 6-7 maggio 2006.

    postato da: Lioa alle ore 08:42 | link | commenti (2)
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    lunedì, aprile 10, 2006

    Andersen romanziere

    O.T. Un romanzo danese

    La chiave dei segreti,
    Panorama travel,
    1/4/2006

    [dettaglio]

    Che cosa significano le misteriose iniziali O. T. tatuate sulla schiena del giovane barone? Che segreto gli nasconde sua madre? Chi è e che cosa vuole quell’infido individuo che sostiene di conoscere il suo passato? Prima di dedicarsi interamente alle fiabe, il grande scrittore danese, in grado di immaginare qualsiasi cosa, trasforma in letteratura la sua dolorosa infanzia, il suo coraggio, i suoi difetti.

    IL DOMENICALE:


    Andersen e l'amore fallimentare di O.T.,
    Il Domenicale,
    1/4/2006

    Clicca qui per scaricare il file

    postato da: Lioa alle ore 07:32 | link | commenti (4)
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    domenica, aprile 09, 2006

    COLLAGE DA

     "FREE KARMA FOOD"

    "Lo sbirro scosse il capo. Il Vecchio non sembrava arrabbiato. Wang sudò freddo. Joonz se la legò al dito. Sonny si era beccato sei anni. Brewner fece l'appello. Il Vecchio imprecò tra i denti. Ananda, alla guida, mosse appena la testa. Il bastardo si dirigeva verso la macchina. Joonz crollò come un manichino. Sonny X vibrò un colpo di sfollagente. Wang sferrò un calcio a uno dei bastardi. Sandeep Pandit agitò la mano per scacciare un insetto. Wang guardò i cadaveri, nasi e orecchie mozzati, seminudi. Il grasso Ananda guardò fuori del vetro sporco. Sandeep Pandit ruttò.  Blanca scoppiò in una risata isterica. John Smith Jones passò le dita sul collo della donna. Il corpo del samoano cadde con un tonfo.  L'attendente chiuse il cassetto con un calcio ben assestato. Il tenente Shin Dawei guardò il cestino della carta straccia. Gli occhi dell'uomo erano quelli di un uccello da preda. Shin calò l'asso. Il magnate guardò lontano. Justin Bomboko girò sui tacchi.  Felipe Maxìm detestava l'odore dei corpi ammassati in un luogo chiuso. Loomis si alzò dalla poltrona in pseudovacchetta.  Malik Thomas trasudava competenza. Shvartz fece spallucce. Wilfredo Gomez aveva lo sguardo del maschio alfa. Il negro Bomboko grattò il capo rasato. Henry W. Brewer pensava all'acqua di rado. Matleena Meyer entrò nella rimessa. McBee deglutì. Lucius Cobb estrasse il corpo dal metallo e dalla resina. Il volto di Blight si contorse in un ghigno sarcastico. Bonnemain aveva cambiato canale. Harry era avvolto in un montone afgano. Justin fu percorso da un lampo di consapevolezza. Eldridge W. Holmes guardò la fuga delle nuvole. L'Eroe Marziale girò il capo. Harry the Mod fermò lo scooter. John Smith Jones deglutì. Gli scagnozzi infilarono nell'auto il corpo smisurato dell'Ultima Speranza. Lo sbirro aveva l'aria delusa. Il signor Jnana cambiò canale. Mc Fadden decise. De Chiesa passò la mano tra i capelli artificiali. Kupper sorrise. Loomis aprì le braccia. Bomboko imprecò. Matleena mormorò un'imprecazione. Wang teneva il negro sotto tiro. Il signor Jnana cambiò canale. Il signor Jnana premette sul telecomando. Il signor Jnana cambiò canale. Il signor Jnana spense il televisore. Bert Dasgupta scese dallo scooter. Sonny X rise.  L'ammazzacarne esitò. Il bastardo nella rimessa aveva centrato la testa di Harry the Mod. John Smith Jones non levò il capo dalla caffettiera.  Augustus Miller, a dispetto del nome da negro, era bianco.  Justin sentì i peli sulla schiena drizzarsi. Augustus Miller si grattò la testa. Ananda sudava come un porco. Sandeep Pandit entrò nella rimessa. JSJ rantolò. Alti sull'orizzonte, immensi cumulonembi preannunciavano pioggia... "

    [Aiuto! Ma chi è tutta 'sta gente? In chi dovrei identificarmi?:- )]

    [P. 210 > Il pneumatico anteriore...  (meglio: LO pneumatico!)]

    P.S. Wu Ming 5 è nato ad Ankara nel secolo scorso. Vive a Bologna dove si occupa di arti marziali e lotta per la sopravvivenza. Questo è il suo terzo romanzo.

    (Immagine da http://www.iskcon-london.org/images/karma.jpg )

    postato da: Lioa alle ore 00:10 | link | commenti (22)
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    sabato, aprile 08, 2006

    Fallimento

    FALLIMENTO!!!

    Ricevo e diffondo

    Fai questa prova:
    1) accedi  alla homepage di Google
    http://www.google.it
    2) scrivi la  parola "Fallimento"
    3) invece di cliccare su "Cerca con  Google", clicca su "Mi sento
    fortunato"
    4) fatti una  risata
    5) adesso scrivi "Failure"
    6) invece di cliccare su "Cerca con Google", clicca su "Mi sento
    fortunato"
    7) fai circolare questa email, prima che  Google si accorga di questa cosa!

    Ciao!

    (Immagine tratta da www.liberoblog.it)

    postato da: Lioa alle ore 07:35 | link | commenti
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    venerdì, aprile 07, 2006

    Fra il Nulla e Dio

    DOV'ERA DIO... ?

    Nei commenti al contributo di Garufi pubblicato su Nazione Indiana ieri, Tashtego ironizza:

    "*E Cioran era troppo intelligente per essere irreligioso, sapeva bene che fra il Nulla e Dio vi è un vincolo strettissimo.* Mi piace questa frase. Per tre motivi. Il primo è che da del cretino, non direttamente of course, a chi non è religioso. Il secondo è che fa intendere che il religioso è più 'profondo' del suo contrario. Il terzo è che dire che tra 'Dio e il Nulla (con la maiuscola, mi raccomando) vi è un vincolo strettissimo' non significa niente, ma fa scena."

    Replica Garufi:

    "L’espressione 'teologo ateo', che fu adoperata da Sciascia per Borges e da Savater per Cioran, non voleva essere solo un bizzarro ossimoro, ma esemplificare un vincolo, la curiosità metafisica che spesso contraddistingue chi professa un nichilismo radicale. Vi sono figure storiche, come Federico II, di cui si narra che esalò l’ultimo respiro dicendo 'post mortem nihil', che furono ossessionati dalla ricerca trascendente. Il puer apuliae pesava i condannati a morte prima e dopo il decesso per verificare se vi era una perdita di peso che potesse corrispondere alla consistenza dell’anima (i famosi 21 grammi del film con Sean Penn). Di più, credo che la stessa passione per l’arte e la letteratura testimoni in fondo un’ansia di assoluto, una qualche forma di religiosità che trova riscontro perfino nel lessico (”la vocazione”) comune ai credenti. Rothko, che io amo molto, sognava di disseminare il territorio di cappelle laiche piene di quadri, ove potessero sostare in raccoglimento i pellegrini dell’arte. E Rothko, fra parentesi, quando si tolse la vita aveva come livre de chevet 'Storia e utopia' di Cioran (volume che compare pure negli ultimi fotogrammi de Le invasioni barbariche, come testamento spirituale e culturale del protagonista appena deceduto)."

    Aggiungo di mia iniziativa la lettera di tale Ludo Gavazzi apparsa il 12 gennaio 2006 nella rubrica di Repubblica curata da Corrado Augias:

    "Caro Augias, Dio ci guarda! Il Sommo Pontefice ci informa che il Dio dei cattolici è presente a ogni concepimento e veglia su ogni feto dall'attimo della sua fecondazione. Il fatto che un essere pensante, onnisciente, che tutto può, ci sia accanto e ci osservi nei momenti critici della nostra esistenza è confortante. Sapere che qualcuno sta a guardare mentre quel feto diventa un bambino down, cieco o un nascituro in lande desolate dove mancano cibo, acqua e pace, evidentemente a qalcuno dà conforto. Mi guarderà anche mentre contraggo l'aids, la sifilide, il cancro, l'epatite, la malaria, la febbre aviaria, la tubercolosi, mentre patisco la fame. Mi guarderà mentre annego in uno Tsunami. Mentre la mia anima viene frantumata da un terremoto. La mia casa distrutta dalla tempesta. Mentre mi godo una carestia. Oltre a osservare cos'altro saprà fare, forse esercitare il suo libero arbitrio e il suo diritto all'indifferenza? Pensare che questi doni naturali ci siano concessi solo per essere osservati da un Essere onnipotente e indifferente non diminuisce la mia angoscia, anzi la fa aumentare."

    Rispose Corrado Augias:

    "Questa lettera resuscita un problema molto antico, balenato perfino in certe religioni primitive. Chi di noi non si è sentito vicino a Ivan quando, ne I fratelli Karamazov di Dostoevskij, egli si ribella al Dio della Bibbia, non potendo accettare che la divinità permetta la sofferenza di un bambino innocente? Il filosofo Leibniz ha riassunto la questione nel termine 'teodicea' (1710), parola che potremmo parafrasare così: dottrina della giustificazione di Dio rispetto al male presente nel creato. Nel 'Poema sul disastro di Lisbona' (1756) Voltaire criticava gli ottimisti e la provvidenza che permette l'esistenza di mali gratuiti e orribili. Il 1° novembre 1755, giorno dei Santi, un tremendo cataclisma aveva squassato la capitale portoghese. Onde alte sedici metri s'erano abbattute sulla città seminando la morte, molti fedeli riuniti in preghiera nella cattedrale erano rimasti schiacciati sotto le macerie, due bambini erano stati uccisi dalla caduta d un crocefisso. Il filosofo Theodor W. Adorno ha scritto: 'Il terremoto di Lisbona bastò a guarire Voltaire dalla teodicea'. Più di recente, in forma ancora più tragica, lo stesso problema s'è proposto con l'Olocausto. Dov'era Dio, ci si è chiesti, mentrre i bambini ebrei venivano torturati per settimane, oggetto di esperimenti 'medici' di incredibili crudeltà? Il filosofo Hans Jonas nel suo saggio 'Il concetto di Dio dopo Auschwitz' ha scritto che dopo la Shoah dobbiamo rinunciare o all'idea della benevolenza di Dio o a quella della sua onnipotenza. Tutta una corrente di pensiero sostiene che in realtà fin dal tempo dei tempi, Dio, di chiunque si tratti, condivide il suo potere con Satana e con lui contende e lotta in un'eterna battaglia che forse non avrà mai fine. Anche in questa ipotesi, come si vede, si profila un immenso problema teologico che francamente un profano come me non sa né può affrontare. La sola cosa che so è che alle domande poste rudemente nella lettera del signor Gavazzi, nessuno ha finora saputo trovare una risposta soddisfacente. Il che dà, anche a me, parecchia angoscia." 

    Ricordo che un giorno, percorrendo un'autostrada, vidi la scritta "DIO C'E'" campeggiare a caratteri cubitali sul solito cavalcavia. Qualcun altro, però, aveva aggiunto - appena sotto - l'irriverente interrogativo "O ci fa?".

    Quanto all'"eterna battaglia che forse non avrà mai fine", non resisto alla tentazione di citare una delle mie resistibilissime mini-poesie:-)

    E SE DIO

    E se Dio

    - per dare

    il buon esempio -

    facesse

    pace

    con Satana?

    INFINE, SEMPRE MESCOLANDO SACRO E PROFANO, SEGNALO AGLI ASSETATI DI VERITA' IL LINK:

    http://www.invideoveritas.tk/

    (Immagine tratta da www.diodopointernet.it )

    postato da: Lioa alle ore 08:51 | link | commenti (2)
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    giovedì, aprile 06, 2006

    UN COMUNE DESTINO DI CENERE

    Scrive Sergio Garufi su Nazione Indiana di oggi ("Ama nesciri") a proposito di CIORAN:

    "Il weltschmerz, l’irredimibile dolore del mondo, è il centro della sua riflessione filosofica, e solo la musica, a tratti, è capace di fargli intravedere una speranza di salvezza, un barlume di significato e trascendenza. In un sorprendente appunto su Mozart del 27/5/61 scrive: “Il Requiem. Vi aleggia il soffio dell’aldilà. Dopo un simile ascolto, com’è possibile credere che l’universo non abbia alcun senso? Deve averne uno. Che tanta sublimità si risolva in niente, il cuore - così come l’intelletto - si rifiuta di ammetterlo. Deve pur esserci qualcosa da qualche parte, deve esserci un briciolo di realtà in questo mondo”. Tranne che in questi rari momenti, in genere prevale l’idea che un comune destino di cenere presieda all’uomo e all’universo. Ciononostante, rinchiudere ogni volta Cioran nella comoda etichetta del “nichilista” tout court resta riduttivo e fuorviante, perché equivale a negare che il nulla sia “un territorio fecondo che si riempie di senso”; come ha fatto notare Castronuovo in un brillante saggio sul rumeno apparso sulla rivista Belfagor. E Cioran era troppo intelligente per essere irreligioso, sapeva bene che fra il Nulla e Dio vi è un vincolo strettissimo. La sua meditazione metafisica era più lucida proprio perché scevra da dogmi di fede; non a caso Carnap asserì che “i veri metafisici sono musicisti privi del dono musicale”. Il desiderio di Cioran è quindi quello di sondare le profondità di questa assenza di contenuto, di sprofondarvi completamente assieme a tutte le false credenze."

    Mi torna in mente un vecchio post di Maria Strofa (epoca d'oro del newsgroup it.cultura.libri), in cui - dopo aver letto un mio libro - si poneva un'interessante domanda. Ecco il post (pieno di lodi esagerate nei miei confronti, cui avrebbero presto fatto seguito - data l'"umoralità" della Strofa - altrettanto esagerate insolenze):

    "Premetto che la mia simpatia e il mio affetto per Lucio Angelini (Lucangel), di cui vado a tessere le lodi, rendono questa mia recensione molto di parte. Mi sono chiesta spesso perché il Magno Lucio sia così scriteriato nei gnusgruppi e così rassicurante e saggio nei suoi libri: poi ho capito che lui usa Icl come una palestra narrativa. Lui qui fa il bambino, deliberatamente o meno non importa. Noi siamo i "topini" dei suoi esperimenti. Nel libro *Quel brutto cattivo di papà Cacciari* (edizioni Libri Molto Speciali) c'è un racconto che DOVREBBE essere inserito di diritto nelle antologie che raccolgono contributi di Pennac, di Sklovskij, Steiner, e di tutti quelli che hanno parlato della lettura. Il racconto si chiama "Il fantomatico piacere della lettura". Tutti i genitori sani di mente, che desiderino inoculare il virus della lettura nei loro figli, sanno adesso dove rivolgersi. Ma la cosa in assoluto più interessante, e che mi lascia ancora dubbiosa, dopo avere letto Angelini, è questa: può esistere un Cioran per bambini? Lucangel sostiene che gli scrittori per ragazzi devono essere sempre positivi, e lo argomenta con un'abilità straordinaria, "destrutturando e decomponendo" favole in cui fa diventare simpatico il *lupo* e antipatica e cattiva la *pecora*. Lucio sei un grande. Però, pur restando affascinata da lui, come sempre, mi chiedo: ma davvero non può esistere un "Cioran per bambini"? La speranza va sempre stimolata? Non è questa una forma di censura? E' un interrogativo magistrale, comunque si voglia rispondere. Non me l'ero mai posta. Non fosse che per questo, se lo avessi di fronte, lo
    bacerei una quindicina di volte (astenersi dal chiedere se "con lingua in bocca o meno"). Si concordi o meno con Lucio (io sospendo il giudizio), segnalo a questa affezionata platea di lettori, un racconto divertente e istruttivo (recuperando la banalità di questa coppia di aggettivi), una riflessione teorica sulla lettura condotta da un grandissimo affabulatore. Lucangel è un grande scrittore che qui, su Icl, non si prende sul serio, mai, e fa il bambino che si beffa degli adulti. Nei libri è una mente lucida, pacata, affascinante, colta, e mai pedante. maria strofa." (Icl, 7 gennaio 2002).

    Rispose il grande Federico Platania: "Interessante davvero l'idea di  mettere al mondo dei poveri disgraziati (che in genere non hanno il cattivo gusto di chiedere né di nascere né di essere concepiti) per poi affrettarsi a insegnare loro qualche efficace tecnica di suicidio, in considerazione del fatto che tanto la vita è una schifezza :-) "

    postato da: Lioa alle ore 09:20 | link | commenti (2)
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    i have a dream...

    I HAVE A DREAM...

    sogno

    postato da: Lioa alle ore 08:50 | link | commenti
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    mercoledì, aprile 05, 2006

    Coglione anch'io

    COGLIONE ANCH'IO:- )

    "Roma - «Ho troppa stima per l'intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse». A dare del «coglione» agli italiani che voteranno a sinistra è il presidente del consiglio Silvio Berlusconi (Guarda il video) che, intervenendo a Confcommercio aggiunge: «Scusate il linguaggio rozzo ma efficace...». Parlava, il premier, di lavoro. E ai commercianti spiegava la sua proposta di utilizzare «le Poste che è la più grande banca italiana, per concedere microcrediti con garanzie dello Stato. Lo faremo in uno dei primi Cdm perchè, sono sicuro, saremo ancora lì»." (Da  http://www.corriere.it )

    suggerisce:
     
    "Non trovi più nessun motivo valido per votare ancora Berlusconi?
    Terrorpilot ti dà una mano! Fissa per almeno 5 minuti il video sottostante. L’effetto è miracoloso, un nuovo miracolo italiano!"
    postato da: Lioa alle ore 08:26 | link | commenti (9)
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    martedì, aprile 04, 2006

    Coming out

    Aggiornamento delle mie foto in rete:

    IERI

    Fake di Angelini:-)

     

     

     

     

     

    OGGI

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    Eh eh, si ride e si scherza, ma intanto - come diceva sempre quel gran mattacchione di Francesco Petrarca - la vita fugge e non s'arresta un'ora. Presto dovranno transennarmi

    :- )

    La vita fugge e non s’arresta un’ora

    La vita fugge e non s’arresta un’ora,
    e la morte vien dietro a gran giornate,
    e le cose presenti, e le passate
    mi dànno guerra, e le future ancóra;
          e ’l rimembrare e l’aspettar m’accora
    or quinci or quindi, sí che ’n veritate,
    se non ch’i’ ho di me stesso pietate,
    i’ sarei già di questi pensier fòra.
          Tornami avante s’alcun dolce mai
    ebbe ’l cor tristo; e poi da l’altra parte
    veggio al mio navigar turbati i vènti;
          veggio fortuna in porto, e stanco omai
    il mio nocchier, e rotte àrbore e sarte,
    e i lumi bei, che mirar soglio, spenti.

    postato da: Lioa alle ore 00:05 | link | commenti (12)
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    lunedì, aprile 03, 2006

    Il bambino piangeva

    (Tommaso Onofri)

    "Il pianto del neonato è la prima forma di comunicazione col mondo e serve per attirare su di se' l'attenzione dei genitori o per mettersi in comunicazione con chi si prende cura di lui o per scaricare un momento di tensione... Nella prima infanzia, sotto i tre anni, il bambino non è ancora in grado di esprimere verbalmente le sue emozioni, per questo mette in scena pianti lunghi ed estenuanti." (da www.bimboflap.it)

    Ciao, Tommaso. Nato, come tutti, senza macchia e senza colpa... Spetterebbe a noi adulti indurre i cuccioli d'uomo a virare verso l'altra loro modalità espressiva, il sorriso.

    postato da: Lioa alle ore 09:23 | link | commenti (3)
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    domenica, aprile 02, 2006

    Una testa scintillante

    LO "STAMBECCO" TIZIANO SCARPA

    Bene ha fatto Marco Lodoli a lodol... ehm, a lodare pubblicamente Tiziano Scarpa su Repubblica di ieri 1° aprile nei seguenti inequivocabili termini:

    "Tiziano Scarpa ha una testa scintillante: e ovviamente non alludo alla sua bella crapa pelata, ma alla vivacità e alla chiarezza di quello che ci sta dentro. Batticuore fuorilegge, il suo ultimo libro appena pubblicato da Fanucci, è una raccolta di testi già apparsi su riviste o in Rete, soprattutto sul sito di Nazione Indiana - rivista online fondata e poi abbandonata dallo scrittore veneziano - ed è la dimostrazione più evidente di come la letteratura non si debba ridurre soltanto all'ingordissimo genere del romanzo. Il Novecento italiano è stato ricchissimo di scrittori di prose d'ogni tipo, poetiche o bizzarre, incantate o pungenti, che oggi farebbero una fatica immensa a trovare una collocazione e un'attenzione in un mercato dominato fino alla tirannia dalla narrativa. "I 'narrificatori', come li definisce Scarpa, "sono quelli che riducono tutto a una narrazione, che prendono un'idea, uno spunto e lo sviluppano fino a ottenere sempre e comunque un racconto, secondo le regole dell'arte del racconto". La letteratura ha invece altre possibilità, l'apologo filosofico, il dialoghetto platonico, la fiaba furbetta, la divagazione, il poemetto grottesco o didascalico, la pagina di diario vero o inventato, l'invettiva, e Scarpa si rivela un piccolo maestro nel passare da un registro all'altro, come uno stambecco che salti tra spunzoni poco frequentati, lontano dalla pianura poco fertile del romanzetto obeso. La sua musa è l'ironia, quasi mai bonaria, quasi sempre tagliente. Scarpa in fondo è un autore del Settecento trapiantato nei giorni nostri: dal secolo dei Lumi eredita il gusto della dissacrazione, il materialismo che scansa ogni romantica consolazione, il libertinaggio dei sensi e della mente, il piacere del gioco e dello sconquasso, l'intelligenza aguzza che ama l'analisi più che le sintesi poetiche. Leggere le sue pagine è come assistere a una partita a scacchi, dove i pezzi si muovono leggeri ma sempre obbedienti a una strategia dettata dall'intelligenza. A volte non capiamo dove andrà a parare, perché mai ha spinto in avanti quel pedone o quel cavallo, ma alla fine tutto torna in uno scacco matto inesorabile. Il primo testo, "L'uomo con l'impermeabile", è una sorta di strabliante elogio dell'esibizionismo, inteso proprio come improvvisa esposizione del sesso di fronte allo stupore o all'orrore di chicchessia. Può apparire come una provocazione, ma non è così. In realtà è una dichiarazione di poetica: l'uomo con l'impermeabile è TEATRO AMBULANTE, spettacolo studiato a lungo ma che accade senza agganciarsi a un prima e a un dopo, è il gesto di un attimo, possente, inevitabile, antinarrativo, che interrompe il flusso prevedibile degli eventi. E' soprattutto l'esposizione totale, fisica e psichica, di un individuo. E' il modo in cui Scarpa, amante del rischio e dell'agguato estetico, intende la letteratura. Di sicuro non scriverà mai il romanzo premio Strega o Campiello dell'anno, non andrà generosamente incontro alle attese di chi desidera sempre e comunque "belle storie", però, - e di questo dobbiamo essergli grati -, sarà fino alla fine un elemento di disturbo, un baro e un truffatore, uno scrittore capace sempre di rompere in un attimo le regole noiose del gioco. A me sembra che il suo supremo modello sia il Leopardi delle Operette Morali, da lui ha appreso il piacere e il dovere di mantenersi fedele alla verità, senza aggiungere zucchero e senza togliere godimento. Leggete questo libro: non ci sono serial killer né lacrimucce di fidanzati, non c'è pace, ma c'è la forza della letteratura, che sa inventarsi mille strade per parlare alla coscienza dei lettori."

    Tiziano, che altro aggiungere? E' un ritratto perfetto. E sono davvero felice, credi, che ti siano state rivolte parole tanto precise e lusinghiere, alle quali mi associo senza riserve. Quanto al TEATRO dell'uomo con l'impermeabile, ti confesserò che anch'io, qualche giorno fa, osservando i veri e finti mendicanti dislocati con strategica sapienza in ogni angolo del centro cittadino veneziano (= uno ai piedi di ogni ponte eccetera) e le varie tecniche con cui ciascuno di loro si ingegna a scatenare la pietà del passante o del turista... ho pensato che sì, in fondo anche la loro è una forma di teatro vagante. Così mi è tornata in mente una mia vecchia poesia, che ti recupero:- )

    "IL MENDICANTE DI FIDUCIA"

    Con tutti questi
    mendicanti ambigui
    questi falsi profughi
    questi sedicenti zingari
    e il racket della carità
    quando voglio sentirmi
    buono, per mia fortuna
    dispongo di un bravo 
    mendicante di fiducia:
    storpio da sempre
    (da tempi - voglio dire -
    non sospetti) lo trovo
    puntuale al proprio posto
    buttato ai piedi del ponte
    dei SS. Apostoli
    il moncherino bene in vista
    a riprova d'ineccepibile
    serietà professionale ...
     

    postato da: Lioa alle ore 00:10 | link | commenti (5)
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    sabato, aprile 01, 2006

    Welcome to Arcoiris Web TV 

    Oggi segnalo il link di

    ARCOIRIS:

    http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=12

    Che cos'è Arcoiris? Udite:

    "Arcoiris (www.arcoiris.tv) è una televisione accessibile gratuitamente da Internet.

    A differenza di una Tv tradizionale lo spettatore può decidere cosa vedere in qualsiasi momento, senza più vincoli d'orari e palinsesto. L'offerta di titoli è costantemente aggiornata e proviene sia da filmati che giriamo noi direttamente che da contributi esterni.

    Usare Arcoiris Tv è molto semplice: si entra nel sito, si cerca un filmato tra le
    categorie presenti e si sceglie il tipo di connessione adeguata al vostro modem (ADSL per le connessioni a larga banda, 56K per i modem analogici).

    La visione inizia immediatamente, senza tempi d'attesa visto che gli attuali lettori di file video (Real Player e Windows Media Player) consentono l’utilizzo della tecnologia detta “streaming”. Chi non avesse sul proprio computer il lettore adatto può scaricarlo dalla nostra stessa home page gratuitamente
    con pochi “click”.

    In alternativa è possibile scaricare anche la versione .mp3 (per chi volesse solo l'audio) e la versione in Alta Risoluzione (per la creazione di DVD, VHS o per la ritrasmissione televisiva).

    Con Arcoiris Tv sei tu che scegli cosa vedere e quando, e soprattutto hai l'occasione di vedere interviste a personaggi o servizi giornalistici che normalmente in una televisione tradizionale non vedresti per motivi di censura o perché ritenuti non remunerativi.

    I filmati sono indicizzati per categorie; in ogni categoria troverete un indice con il titolo del filmato, una piccola scheda di presentazione, l’eventuale link di riferimento e un’immagine tratta dal filmato stesso.
    Per ogni filmato sono disponibili anche altre informazioni come la durata, la fonte, la data di realizzazione e quante volte il filmato è stato visto.

    Abbiamo inoltre anche un servizio di newsletter che utilizziamo per informare gli iscritti sull'inserimento di nuovi filmati o di comunicazioni a nostro avviso utili e divertenti.

    Nella home page del sito troverete anche alcune simpatiche vignette ed i banner di siti internet a nostro avviso interessanti e meritevoli di essere visitati.

    Chiunque può collaborare con Arcoiris Tv con filmati o idee. Per comunicare con noi scrivi a questo indirizzo email
    comunicazioni@arcoiris.tv "

    C'è pure un appello da firmare. Eccolo:

    Vorremmo che tutto l'archivio della RAI fosse sempre disponibile
    gratuitamente via internet
    In questo modo ognuno di noi potrebbe scegliere da solo
    cosa vedere e quando
    firma l'appello (14566) commenta leggi i commenti (277)

    postato da: Lioa alle ore 01:18 | link | commenti
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