
LA MESSA DI JOHN TILBURY A VENEZIA
Magari non avrei fatto centinaia di chilometri per andarlo a sentire, ma visto che si disturbava lui ad esibirsi sottocasa (= al teatro Fondamenta Nuove di Venezia) per la ragionevolissima cifra di una dozzina di euro, mi sono dato la briga di prenotare un biglietto, tanto più che la scheda di presentazione era alquanto promettente. Eccola:
"Il trio Looper, insieme a uno dei più straordinari pianisti contemporanei, John Tilbury, presenta una performance audiovisiva di indimenticabile espressività. Intensa riflessione sulla religione e la sua immagine, Mass unisce un ipnotico sovrapporsi di immagini a un ambiente sonoro in lenta trasformazione. Il materiale visivo di Mass è formato da immagini religiose raccolte da siti internet di argomento religioso, indipendentemente dalla religione. Queste immagini sono sovrapposte e animate con un lento movimento pendolare. Il materiale audio contrappunta il contenuto visivo in termini di strisce di suono costanti, lunghe e sottili, alternate con morbidi accordi e silenzi. Alena Alexandrova si è così espressa su "MASS": "Mass ci pone di fronte a un'immagine che trema e impercettibilmente inizia a cambiare. Un’immagine che confonde e non offre nulla di particolare da vedere. Mass utilizza diversi media per illustrare la paradossale condizione dell’immagine contemporanea post-moderna, post-concettuale, post-religiosa che si trova a sopravvivere alla fine dell’arte.
Vera e propria all-star della musica di ricerca, il trio Looper unisce il violoncellista Nikos Veliotis [che è anche autore della parte visuale], un esploratore del sassofono come Martin Küchen, le percussioni di Ingar Zach, cui si aggiunge, per questo progetto, il pianoforte di John Tilbury.
Mass è un progetto collettivo intermediale che integra suoni e immagini per raggiungere un livello concettuale più profondo che pone domande aperte sul pensiero e le credenze umane.
Mass esplora la complessità della semplicità, coinvolgendo la figura nella sua assenza, in un tentativo quasi utopico di trasformare la religione – nozione concreta espressa da regole specifiche – in estetismo astratto. Cerca in qualche modo di rimuovere la religione dalla sua ossessione per una verità assoluta. Piuttosto di cercare una specifica conclusione si fa emergere la confusione sottostante. Complessa attraverso il minimale nel suo sviluppo, la parte visiva di Mass cancella l’aspetto religioso dell’immagine individuale. Paradossalmente, comunque, il risultato mantiene una certa risonanza religiosa. I musicisti sono coinvolti in un dialogo in cui possono produrre un sottile ambiente sonico, fornendo allo spettatore una situazione sospesa in cui immergersi, dislocandolo dalla casuale percezione del tempo e dello spazio."
Nikos Veliotis costruisce tessiture visive complesse e stratificate, attraverso la sovrapposizione di immagini trovate in siti internet di argomento religioso.
Il risultato è un’immagine altamente ambigua che si trasforma in un lento movimento pendolare e invita lo sguardo a scivolare su una superficie che mostra una molteplicità di aspetti fantasma, senza mai divenire chiaramente percettibile.
Così, questa immagine polifonica, ipersaturata, sospende cautamente la possibilità di divenire astratta. Al contrario, queste immagini private del loro contesto originale e rese anonime producono uno spazio radicalmente indeterminato che risuona con i nostri ricordi e i nostri sogni.
Oltre a essere non ambiguamente iconoclasta, Mass si fonda su una profonda instabilità dell’immagine che la apre ai suoi stessi abissi, alla propria auto-iconoclastia. Un’immagine che uccide se stessa? In effetti Mass evidenzia un paradosso da cui né l’occhio né l’artista contemporaneo possono sfuggire: più immagini vengono prodotte, più ci rendono ciechi. E d’altro lato, più cerchiamo di sbarazzarci delle immagini, di disciplinare il loro uso o cancellarle, più affermiamo la loro indistruttibilità. In altre parole, Mass non solo si interroga sull’insoddisfabile esigenza di verità che pongono le immagini religiose, si interroga sulla stessa iconoclastia utilizzando nient’altro che altre immagini. Mass costruisce un palinsesto video, un’immagine polifonica che non ci mostra nulla di particolare: nessuna cancellatura è possibile e nessuna verità finale si può rivelare."
Bla bla bla a parte, posso dire che il concerto (un atto unico di circa un'ora) mi ha affascinato abbastanza, soprattutto nel momento in cui - da una specie di quieta-inquietante sordina fitta di echi e sgocciolii (la punta del sax veniva periodicamente immersa in una bacinella d'acqua) - si è passati a un'improvvisa, concitatissima esplosione pianistica. Ognuno, ovviamente, era libero di cogliere in ciò che video-udiva non solo "la complessità della semplicità" e il "tentativo quasi utopico di trasformare la religione in estetismo astratto", ma esattamente il cazzo che voleva:- )
Francesco FUSCA
POESIA L'E' MORTA?
(MA NO, STA BENISSIMO!)
C'è chi dice che la poesia sia morta e chi più semplicemente che non stia molto bene. In realtà essa vive un momento di grande ed esaltante fermento. Dopo la poetessa new age Marcella Boccia, segnalo oggi il poeta Francesco Fusca che, sotto il nick FuscaPoesia.it, il 27 aprile ultimo scorso ha postato un interessante messaggio nel niusgruppo it.cultura.libri. Eccolo:
"È indetta l'Edizione 2006 del Concorso Nazionale di Poesia "Ibrahim Kodra" organizzata dal Portale FuscaPoesia.it e dall'Associazione Culturale MeEduSA, con la supervisione di Francesco FUSCA. La partecipazione al concorso è gratuita ed è aperta a tutti. Scadenza 5 giugno 2006.
Per leggere il Regolamento Ufficiale ed avere notizie precise sulle modalità di invio delle poesie, visita www.fuscapoesia.it oppure contatta fuscapoesia.it@libero.it. Partecipate e diffondete il Bando."
Vado su FuscaPoesia.it e leggo:
Il Portale raccoglie una serie di informazioni inerenti Francesco Fusca, la sua vita e le sue opere. Ci si occupa, inoltre, di iniziative a carattere culturale, con preferenza per quelle attinenti alla Poesia e alla cultura minoritaria arbëreshe."
"Arbëreshe?", mi stupisco lì per lì. "E che è?". Poi mi sovvengo e mi rispondo: "Ma certo! La nota parlata alloglotta albanese diffusa nel meridione!" ("Lingua minoritaria, ma con pari dignità e diritto alla conservazione di qualsiasi altra!", aggiungo mentalmente)
Sempre più avido di notizie su Francesco Fusca, mi fiondo in Google e trovo un prezioso link:
http://www.poetilandia.it/pagineautori/francescofusca.html
Vi si dice, fra l'altro: "Francesco FUSCA è autore di libri e saggi di natura pedagogica-didattica; è inoltre, autore di libri e di saggi di natura letteraria. Ama - sopra tutti i saperi possibili - la Poesia, che, a ben vedere, percorre e permea tutta la sua opera.Con Pierfranco Bruni ha fatto una ricerca sui Poeti calabresi dal 1945 in poi (Grafosud, Rossano, 1987); ha pubblicato sin dal 1974 vari volumi di poesie ("Riflessione", Ed. Salentina - Galatina di Lecce; "poesie per Mamma", tre volumetti, Tecnostampa - Corigliano C., ecc). E' direttore della collana "canzonieri d'Amore", nella quale sono già usciti 5 volumi, per i tipi di Studio Zeta di Rossano Calabro."
"Cazzarola!", trasecolo. "Un altro famoso vate dell'Isola dei Fumosi:- )"
Apro il BANDO e l'occhio mi cade sugli articoli 5 - 6:
➢ ART. 5: i temi ammessi al Concorso riguardano: A) Bellezza della Natura nei suoi vari aspetti; B) i Sentimenti come l'amore, l'amicizia; C) il Senso della Vita. Le liriche “fuori tema” saranno escluse;
➢ ART. 6: sono ammesse esclusivamente poesie in lingua italiana o arbëreshe; queste ultime devono obbligatoriamente essere corredate di traduzione su foglio separato;
"Bellezza della natura nei suoi vari aspetti? Un tema davvero originale, ma insidioso", commento tra me e me. "L'art. 5, infatti, vieta implicitamente che la si possa considerare brutta (la natura). Si andrebbe inesorabilmente fuori tema. E tuttavia l'idea di accettare anche componimenti in arbereshe è lodevole. Son tutte belle le lingue del mondo, e hanno pari dignità... "
Pari dignità? Vado a guardare i premi in palio.
I premi verranno così distribuiti:
Poesie in italiano
– I premio: euro 400,00 più attestato;
– I I premio: euro 250,00 più attestato;
– I II premio: euro 150,00 più attestato;
Poesie in arbëreshe
– I premio: euro 100,00 più targa commemorativa;
– I I premio: premio speciale conferito dalla giuria;
– I II premio: premio speciale conferito dalla giuria.
"Insomma, da un lato si è liberi di parlare della bellezza della natura (mari azzurri, verdeggiar di fronde, cime immacolate al sol...) sia in italiano, sia in arbereshe", borbotto, "dall'altro, se lo si fa in arbereshe, si vince di meno... Meglio arabescare in italiano!"
Ma a chi spedire le 6 copie di massimo 3 poesie inedite di lunghezza non superiore ai 30 versi? ("Se no sai che palle la povera giuria!", deve essersi detto Fuscapoesia.it).
Al “Concorso Nazionale di Poesia Kodra 2006”, naturalmente.
A quale indirizzo? Questo:
"Francesco Fusca, Via Togliatti, 57. 87065 Corigliano Calabro Scalo (CS)"
GIURO CHE, SE PARTECIPA MARCELLA BOCCIA, TIFO PER LEI!!! (Per la mia "Il DRAMMA ECOLOGICO", citata dal caro "wlapoesia" nei commenti al post dell'altro ieri, non c'è speranza:- ) )

(Orietta Fatucci)
“Chi ha talento ma è privo di un Grigorovic che lo sproni e lo sponsorizzi, il più delle volte è obbligato a mendicare ascolto e attenzioni a un mondo, quello editoriale, spesso freddo e indifferente con chi ne è escluso. Una delle testimonianze più amare di queste lamentazioni clandestine è probabilmente Lettere a nessuno di Antonio Moresco, diario di un penoso e interminabile calvario consumato fra redazioni, editor e grandi firme milanesi, in cui la supplica si evince meno dal tono, a tratti anzi risentito e forastico, che dall’assiduità delle richieste di ascolto.”
Risposi nei commenti:
"Se “Lettere a nessuno” ha trovato un editore, e abbastanza presto nella vita del mittente delle stesse, non ha molto senso definire il calvario di Moresco “interminabile”. Sul tema del genio incompreso il miglior romanzo resta “Il violinista” di H.C. Andersen:-/"
Rileggendo la nuova puntata de "Il fantasma di Andersen" appena uscita qui
http://www.carmillaonline.com/archives/2006/04/001758.html#001758
ho ripensato adesso non tanto alle MIE personali "Lettere a nessuno" (dozzine e dozzine, a partire dal fatidico 1995, anno della mia cacciata dal paradiso editoriale), quanto a quelle da me inviate nell'ultimo decennio alla editor Orietta Fatucci di EinaudiRagazzi/EL/Emme, dapprima mia talent-scout, poi talent-killer.
Le mie "LETTERE A ORIETTA FATUCCI" costituirebbero un documento ben più straziante - e nello stesso tempo trombonescamente tragicomico - di quelle di Moresco. Eccone qualche esempio abbastanza recente:
27 aprile 2004
Oggetto: ATTO DI DOLORE
"Eccelsa Orietta Fatucci,
mi pento e mi dolgo con tutto il cuore del mio peccato di insubordinazione, perché peccando ho meritato i Suoi castighi, e molto più perchè ho offeso Lei, infinitamente buona e giusta, e degna di essere amata sopra ogni cosa. Mi propongo con il Suo santo aiuto di non offenderLa mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signora, Misericordia, mi perdoni."
Nessuna pietà. La sventurata non rispose.
29 aprile 2004
"Cara Fatucci,
le edizioni EL-Emme-Einaudi Ragazzi sono la casa in cui sono nato come scrittore. Dieci anni fa lei mi buttò fuori di casa per uno stupido capriccio. Ora basta. La smetta di fare la megera e mi riapra la porta. VOGLIO TORNARE A CASA MIA!!!!!!!!!!!!!! Uccida il VITELLO GRASSO per il mio rientro. Guardi che potrebbe morire tra un giorno, tra un mese, tra un anno... e finire arrostita sulle graticole dell'inferno, se non si sarà tolta in tempo dalla coscienza il peso del mio assassinio letterario:-> Cordialità. Lucio Angelini"
Macché. Manco uno sputo in un occhio.
Il 7 maggio successivo tornai alla carica citando l'autorevole Cacciari:
Oggetto: PIETA' PER LA FATUCCI
"Scrive Massimo Cacciari su Repubblica:
'Pietà per i torturatori. Non solo perché non sanno quello che fanno e si fanno. Pietà anche per la nostra natura che in loro si disvela secondo la più perfetta misura della sua miseria. Essa consiste essenzialmente nel credere che la propria superiorità (e perciò la propria stessa sicurezza) si esprima nella capacità di ***abbassare l'altro, di umiliarlo***. Che la nostra vittoria consista nella totale sconfitta di chi ci ha affrontato. In questa fede trova fondamento il nostro male radicale. I torturatori di Abu Ghraib non sanno che la tortura innalza, invece, la vittima; che il terrore che infliggono non rifletterà, alla fine, che la loro stessa angoscia impotente.'"
(Intendevo, naturalmente, innalzarmi ai suoi occhi come vittima del suo angoscioso mobbing editoriale. Niente da fare. Nemmeno questa volta l'inflessibile reagì.)
Allora, giacché stavo scrivendo "Il fantasma di Andersen", le espressi quanto segue:
"Gentile dott.sa Fatucci, per curare l'edizione italiana de 'Il violinista' di Andersen, pubblicata da Fazi editore, ho dovuto rileggere anche la sua autobiografia 'La fiaba della mia vita'. Mi ha colpito, in particolare, la figura del preside Meisling, che fece il possibile per ***ostacolare*** e ***irridere*** il talento di uno degli autori oggi più celebrati del mondo. Dovendo recarmi come autore presso una quarta elementare del padovano, ho riletto dopo tanti anni anche 'Grande, Grosso e Giuggiolone', che lei ha crudelmente espunto dai suoi cataloghi. Ebbene, non ho potuto non paragonarla (si parva licet componere magnis) alla figura del preside Meisling. A che serve che lei pubblichi Anna Frank e Margarete Buber-Neumann se, nella sostanza, si è dimostrata una tale spietata Meisling nei miei confronti? Cordialità. Lucio Angelini"
***
P.S. Nella puntata di oggi su Carmilla, accanto al ricordo del preside Meisling, anche due interessanti brani su VENEZIA, paragonata da Andersen a un CIGNO MORTO...
[Nell'immagine in alto a sinistra - naturalmente - il ritratto del preside Meisling:-)]
PERNACCHIE DIGITALI SULL'ANIMA:- )
Ieri mattina, mentre riempivo di messaggi eliminati il bidone della spazzatura webbica (messaggi spam ormai nell'ordine di circa duecento al giorno), resto colpito dal seguente oggetto: "COMUNICATO STAMPA ON LINE". Apro e leggo:
Intervista a Marcella Boccia
di Francesca Tanzj
Incontriamo la poetessa Marcella Boccia nella sua meravigliosa casa di Baia e Latina, nell’alto casertano. La villa è immersa nel verde, un enorme giardino, un laghetto con le anitre dalla testa verde, una grande vasca con i pesci rossi, Gandhi, un Rottweiler, che ci accoglie abbaiando dal suo recinto, in cui Marcella lo tiene per questioni di sicurezza quando riceve ospiti. L’interno è incantevole: l’arredamento, di stile indiano, ci accoglie in un’atmosfera mistica. Sembra la casa delle fate...
Cattivello come sono, subito rispondo:
R: E’ un racconto, un lavoro giovanile. Lo scrissi di getto quando avevo diciannove anni. Mi ero appena trasferita a Roma per proseguire i miei studi. Ero in un periodo buio della mia vita, andavo alla ricerca della mia identità, ero disorientata. Per sublimare quello stato d’animo, scrissi un racconto divertente, con dei personaggi stranissimi che combinano tanti guai!"
Mentre sono lì che mi domando angosciato come possa essermi sfuggito un successo di sì vaste proporzioni, già mi arriva la contro-risposta di Comunicati stampa on line. Eccola:
"LA CIVILTA' E' UNA FIBRA SOTTILE... ",
ricorda Hans Magnus Enzensberger nel saggio appena uscito per i tipi dell'editore Suhrkamp. Copio-incollo la sintesi di Andrea Tarquini apparsa su 'la Repubblica' di ieri:
"I terroristi suicidi dell'integralismo islamico rispondono a una particolare tipologia criminale: sono uomini che si sentono dei perdenti senza appello, degli sconfitti radicali. Il perdente è una figura della nostra epoca. Non un semplice perdente, uno dei tanti sconfitti dalla società capitalistica con la sua logica competitiva. No: il perdente radicale si sente perdente e basta, senza appello. Perde così l'istinto di conservazione, come accade ai suicidi. La sua è innanzitutto una metamorfosi interiore: si trasforma nel terrorista 'dormiente'. La sua esteriorità non tradisce nulla, ma nell'animo egli aspetta il momento del sanguinoso regolamento dei conti. Nell'animo del perdente radicale agisce una miscela esplosiva di VOGLIA DI DISTRUZIONE E DI AUTODISTRUZIONE, di aggressione e di autosuggestione. Il perdente radicale raggiunge il massimo del suo potenziale distruttivo quando si unisce a un'entità collettiva che condivide la sua voglia di totale annientamento. Tale spinta maniacale alla distruzione e all'autodistruzione, secondo l'intellettuale tedesco, ebbe il suo esempio più spaventoso nel nazismo. Oggi, le società arabe forniscono un nuovo sfondo al perdente radicale. Al loro interno è infatti diffusa la sensazione di essere società perdenti sulla scena mondiale. Una sensazione unita alla convinzione che la colpa di questa sconfitta ricada su altri, per lo più sull'Occidente. La colpa della sconfitta assegnata agli altri consente di adagiarsi comodi nello status di perdenti radicali. E il terrorismo islamico porta la condizione del perdente radicale alle sue devastanti estreme conseguenze. Perché punta a trasformare in perdente anche tutto il resto del mondo. La realtà del terrorista anti-occidentale quale crimninale tipologizzato sembra indurre Enzensberger a lanciare ancra una volta uno dei suoi moniti contro le illusioni del nostro tempo. Tra queste, anche la certezza dell'impulso e della forza trainante della civiltà, perché la civiltà è una fibra sottile. Al di sotto della quale si agitano le inesauribili energie della Distruzione."
(E' evidente che la figura di Bush corrisponde solo in parte alla tipologia delineata da Enzensberger, non miscelandosi la sua smisurata VOGLIA DI DISTRUZIONE all'altra pur necessaria componente: la 'voglia di autodistruzione').
[Immagine da http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/04_Aprile/25/olimpio.shtml]

LETTERATURA DI GENERE: LA FANTARELIGIONE
"Nel 1978 uscì un'antologia di racconti pubblicata da Urania, la celebre rivista di fantascienza. Essi avevano tutti come denominatore comune la religione, o meglio, la fantareligione. Già nel 1974 aveva fatto scalpore il racconto di Robert Silverberg "Buone notizie dal Vaticano" nel quale un futuro conclave aveva eletto papa un computer. La seconda raccolta di racconti uscita quattro anni dopo riprendeva il tema senza creare scandalo. Ma la notizia dov'è? Nel titolo. La raccolta si intitolava "Il dilemma di Benedetto XVI", lo stesso nome del papa attuale. Che i curatori della rivista di trent'anni fa abbiano avuto una premonizione, o che Ratzinger sia stato in passato un lettore di SF?"
(dal numero di aprile 2006 della rivista "Andersen")
Giuseppe Genna, invece, nel 2005 ebbe una post-monizione.
La riporto come esca per Iannozzi:- )
"Il nuovo Papa parla e dice: "Vi amo". Dice: "Amo". Mistero dell'amore. La folla lo investe con un nuovo carisma e lui scioglie le membra e si trasforma. Diventa beanza. Nessuno nella piazza, duecentomila persone, capisce cosa significhi: "Amo". E' oltre le equazioni. Non riescono a definirlo, a contrarlo in forma. Colui che mi ama non pronuncia le mie parole: le osserva. Il Papa Benedetto solleva la mano nella gratitudine che invita... " ("L'anno luce", p. 250)
(Immagine da http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/foto/a14635.jpg)

DIES IRAE: LA COLONNA SONORA INTEGRALE
p. 154 "Rasta ringrazia per la mancia grassa e se ne va, mentre esplodono le note di Tomorrow People di Ziggy Marley, un astro da classifica planetaria."
p. 155 "Prima ha ascoltato la hit del ragazzino creato da Cecchetto, un carissimo amico di carissimi amici, ha preso questo ragazzino e se lo è letteralmente inventato, lanciandolo nella stratosfera, la canzone è Go Jovanotti Go ed è subito entrata in classifica, perché anche Cecchetto fa parte di questo grande splendido gruppo di scintillanti menti che hanno costruito il decennio più iridescente di un Paese di merda qual era l'Italia ante 1981".
p. 156 "Si sta alzando la voce lievemente arrochita di Betti Villani, De nuevo tu. Possiamo permetterci di trattare la Spagna come una penisola remota ed esotica, arretrata e divertente."
p. 161 "Risuonava Nick Kamen. Tell me. Una voce morbida, insinuante. Nick è vincente oggi, ma non esprime la carica voluttuosa del vincente sul lungo periodo... Non c'è futuro per la sua voce femminea. Sfrutta il momento, ma non conosce l'eternità del momento, il tesoro che loro hanno dissepolto."
p. 186 "A me piace la lambada, ma non ho capito il gruppo, non sono andato a prendere il disco."... "La lambada è dei Kaoma."
p. 186-187 "Comunque l'ultimo che ho preso è Salvi, C'è da spostare una macchina." Segno: Francesco Salvi. C'è She drives me crazy dei Five Young Cannibals, ma questo compra Salvi. Gli mancano i Milli Vanilli, i sovrani della farloccheria. Il futuro è loro. La loro politica delle vendite di copie (a centinaia di migliaia) e la vendita di una politica che io sento avere un futuro, si sta spalancando. Trionfa inarrestabile il duo dei Milli Vanilli. Centinaia di migliaia di copie di Blame it on the rain. Non soltanto in Italia - in tutto il mondo.... i due finti travesta nelle loro canzoni ci mettono solo la faccia, la voce è in realtà di un trio di cantanti dietro le quinte, i Milli Vanilli muovono solo la bocca (la notizia diventerà pubblica di qui a qualche mese, lo scandalo che ne segue provoca un forte esaurimento nervoso a uno dei due componenti del duo, che di lì a poco preferirà il suicidio alla vergogna. Tristi storie fine Ottanta).
p. 215 "... capannelli di giovani che usano i Kraftwerk per figurarsi una musica messianica che è esplosa, la loro rivoluzione che non muterà niente del mondo, la loro rivoluzione che è una distrazione, nessuna corrente comune tra un corpo e l'altro, soltanto vibrazioni elettroniche in cui fondersi."
p. 216 "Lotte è letteralmente fuori di testa per i Kraftwerk. Hanno ridato uno stile alla Germania... i Kraftwerk impongono uno stile essenziale, robottico, la loro musica nasce soltanto da modificazioni di nuove strumentazioni elettroniche, che si costruiscono da soli nel tempio inviolabile del loro studio, il leggendario Kling Klang... il rumore è diventato musica, il mondo, nella sua prosaica messa in scena rumorosa, è pop, è facile, è ascoltabile. Annullamento del pensiero. Gli orpelli definitivamente estinti. Monoliti neri impiantati su Marte."
p. 217-18. "Anni prima i Kraftwerk si esibivano accompagnati da manichini che erano la loro perfetta copia, ogni membro stampato nei caratteri somatici della plastica di uno dei quattro manichini. Manichini immobili da esaltare sul palco al ritmo di The Robots, la hit che ha sfondato dopo Radioactivity, il pezzo che i Grünen hanno interpretato come un'esaltazione del nucleare, costringendo i Kraftwerk a modificare il testo... Questa non è musica: è roba.... Tutta l'Europa vibra in questa sinfonia che è Trans Europe Express."
p. 257 "Un pubblicitario dice Duran Duran e un ragazzino vestito di merda, impossibile essere vestiti di merda all'Hollywood, dice che era compagno al Berchet della tizia che scrisse il canto dell'epoca (un anno: un'epoca), Sposerò Simon Le Bon.... i Duran Duran, quando sbarcano a Milano, sono ospiti di Armani all'Hollywood. Si dice che sfruttino strani privé attorno a Corso Como. Partecipano a feste ambigue."
p. 258 "... la musica batte altissima, una sfera di vibrazioni vocali ambigue e un tema inafferrabile, Personal Jesus dei Depeche."
p. 265 "... il ragazzino è totalmente assorbito dalle movenze del corpo grigiastro, che rasenta la fisionomia della tossicodipendente bellissima, di questa cubista che interpreta Express Yourself di Madonna come un battito di tamburi in un rito santero..."
p. 266-67 "... e Madonna chiede che cosa accade quando sei fuori dal letto e asserisce che meriti il meglio dalla vita... mentre Madonna impartisce l 'ordine di provocare il maschio affinché egli si mostri, e la cubista di colpo schianta con le ginocchia sul cubo... aderire al comandamento di Madonna che è di esprimersi, esprimere quello che da dentro può fuoriuscire... mentre sopra la voce in calando di Madonna iniziano a sovrapporsi le note innaturalmente prolungate, artificiali e slittanti della Batdance di Prince... Baaatman"
p. 297 "Posto per universitari: svuotato. Sono tutti a Berlino. Il concerto dei topi umani che stridono e stridono. Scorpions e Rostropovich. Rock & cello. Stridii dell'arte resa vicaria dagli eventi."
p. 375 "Mr Spray si era alzato, era andato dietro alla consolle e aveva messo su un remix di X-Dream, Trip to Trancesylvania, un lento trascinarsi di sonorità in sonorità, un liquido ritmare da desumersi per differenze tonali e strumentali..."
p. 380 "Mr Spray urla: "Trance!"... tutti all'unisono, una folla estatica, chimica o non chimica, riservata a una zona di fall out umano, questa è la rivoluzione silenziosa che reclama la sua pace priva di nigredo, l'onda lunga e placida e distesa che seppellirà il grunge e ogni altro genere di consumo e ricaverà nicchie e bolle di godimento pacifico e incondizionato, il culmine dell'elettronica ideata in Germania dai Kraftwerk..."
p. 381 "... sulle note acide col ph ricorretto del capolavoro targato KLF, What Time Is Love, nel loro medesimo rifacimento, The Original Pure Trance... corpi sudati nella calura malaisiana ricreata con lo spin off acustico, fianco a fianco, sguardo che incrocia sguardo e si apre a ogni seduzione e a nessun atto... le benedizioni sonore dei Cabaret Voltaire, i rifacimenti progressivi delle intuizioni medianiche degli Psychic Tv, i pattern ritmici e proteiformi dei Front 242..."
p. 382 "We Came in Peace ripete il monocorde sutra vocale di Dj Dag e Jam El Mar, We Came In Peace, siamo venuti in pace, è pace..."
p. 446 "... alla consolle c'è Wim, promosso a irradiare nuove onde acustiche, sta fondendo Age of Love nel mix di Paul Van Dyk, l'essenza mariana che è la Grande Madre di tutto, la Trance, nella copertina che Wim, sudatissimo, sta innalzando con fare sacerdotale..."
p. 478 "Si lava i genitali nel catino di ruggine e ceramica. Ascolta Battiato, i testi di Fleur Jaeggy."
p. 496 "Ascolto Battiato, i testi di Fleur Jaeggy..."
p. 636 "Questo paese appartiene a un consorzio guidato dall'ex comico e chansonnier e presentatore televisivo Umberto Smaila. Uomo famoso a ripetizione. Partecipò a una devastante stagione comica, quella di un quartetto noto come i Gatti di Vicolo Miracoli..."
p. 639 "Adriano Galliani e Gino Paoli intonano, sudatissimi, Sapore di mare..."
p. 744 "Il riscaldamento avviene in varie fasi mentre una musica noiosa e New Age, lenta, semiestatica mi annoia e mi leva ogni forza."
DANIELA MARCHESCHI VERSUS LUCIO ANGELINI


E' una vita che lotto contro il FUMER (Fronte Unito Megere Editoria per Ragazzi). Alla mia collezione di megere si aggiunge adesso DANIELA MARCHESCHI, che ne "Il Sole 24 ore" del giorno di Pasqua mi lancia un paio di accuse del tutto peregrine.
[Si veda: Daniela Marcheschi, "Un barone tatuato per la vita", Il Sole 24 ore del 16/4/2006, p. 32]
(Palazzo Barbaro-Curtis sul Canal Grande a Venezia)
«I barbari sono in pieno possesso della città e si trema al pensiero di quel che ne possono fare. Dal momento che vi si arriva, ci si rende conto che Venezia quasi non esiste più come città, che esiste soltanto come consunto spettacolo volgare e bazar. C'era un'orda di tedeschi selvaggi accampati in Piazza, e il loro chiasso rimbombava nel Palazzo Ducale e all'Accademia...».
Così scriveva Henry James nel lontano 1882, quando forse una decina di persone formava l'orda di tedeschi di cui sopra. "Ma come tutti i grandi scrittori, James vide il futuro di massa della nostra città, senza peraltro che questo gli impedisse di subire il fascino di Venezia e di parlarne in saggi, racconti, romanzi". Ce lo ha ricordato ieri Rosella Mamoli Zorzi alla Mondadori di Venezia, in occasione della presentazione del volumetto "IN VENICE AND IN THE VENETO WITH HENRY JAMES", da lei curato per le edizioni Supernova.
Vi vengono costruiti sei "itinerari" nella città, più altri cinque nelle isole e nell'entroterra, sulla scorta di accattivanti citazioni da vari testi jamesiani. Lo scrittore descrisse la città nella sua povertà ottocentesca, ma anche nello splendore dei suoi palazzi. Fra questi, Palazzo Barbaro sul Canal Grande, dove James fu più volte ospite dei Curtis. Già nel luglio 2005 all'Isola di San Servolo la Henry James Society e il Dipartimento di Americanistica, Iberistica e Slavistica dell'Università Ca' Foscari di Venezia avevano tenuto il Congresso internazionale "Tracing Henry James". 
Si legge in http://www.aidanews.it/articoli.asp?IDArticolo=5292 :
Nell'ottobre 2004, inoltre, si era tenuta la mostra marciana "Gondola Days", di cui si legge qui:
"Per secoli dimora di una illustre famiglia veneziana, palazzo Barbaro (il nobile edificio che sorge sul Canal Grande, vicino al Ponte dell'Accademia) - come tanti altri in quell'epoca - fu venduto nell'Ottocento a speculatori e passò di mano in mano, spogliato di parte dei quadri famosi che lo ornavano.
Chi salvò il palazzo dalla rovina fu una coppia di Boston, Daniel Sargent Curtis e Ariana Wormeley Curtis che, il 3 dicembre 1885, lo acquistarono dopo avervi abitato come inquilini dal 1881.
Insieme al figlio Ralph, pittore, essi ne fecero un centro di vita artistica e intellettuale: lo frequentavano artisti e scrittori americani ed europei tra i quali John Singer Sargent, James McNeill Whistler, Anders Zorn, Henry James, Robert Browning e più tardi Claude Monet. John Singer Sargent dipingeva nello studio dell'amico Ralph Curtis e vi eseguì il dipinto A Venetian Interior che ritrae i proprietari. Henry James fu spesso ospite a Palazzo Barbaro e vi ambientò il romanzo The Wings of the Dove.
Gondola Days è il titolo di un libretto di saggi su Venezia del pittore F. Hopkinson Smith, anch'egli parte del gruppo.
Dal 1884, Isabella Stewart Gardner animò questa vivace cerchia di artisti, scrittori, mecenati e musicisti europei e americani che lì si riunivano. La sontuosa eleganza degli interni e la raffinata architettura del palazzo ebbero grande influenza su Isabella, che assieme al marito - Jack Gardner - lo prendeva in affitto durante le frequenti visite a Venezia e che al palazzo si ispirò, un secolo fa, per la creazione del suo personale museo, il palazzo in stile veneziano di Boston, noto come Fenway Court.
Palazzo Barbaro è la fonte d'ispirazione per la mostra marciana: "Gondola Days". Isabella Stewart Gardner e il suo mondo a Palazzo Barbaro-Curtis, curata da Alan Chong, Richard Lingner, Anne McCauley, Rosella Mamoli Zorzi e organizzata dalla Biblioteca Nazionale Marciana insieme all'Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, aperta al pubblico dall'8 ottobre all'8 dicembre nelle sale della Libreria Sansoviniana, inserite nel percorso integrato dei Musei di Piazza San Marco.
La mostra mette in luce l'intensa vita artistica ed intellettuale della cerchia di Palazzo Barbaro e l'influenza da essa esercitata, alla fine dell'Ottocento, sull'arte, la letteratura, l'architettura del tempo. A questo scopo riunisce una significativa scelta di dipinti, acquerelli, pastelli, stampe e disegni, fotografie, lettere ed altre testimonianze di visitatori e ospiti.
La mostra è stata inaugurata il 7 ottobre 2004 nella sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale, con interventi di Giandomenico Romanelli, direttore dei Musei civici Veneziani, Marino Zorzi, Ann Hawley, direttore dell'Isabella Stewart Gardner Museum (ISGM) di Boston, e dei curatori della mostra Alan Chong (ISGM) e Rosella Mamoli Zorzi dell'Università degli Studi di Venezia."
GIUSEPPE GENNA: "Non ce la faccio a farcela".

"[Non ce la faccio più] A scrivere. Scrivere è diventato produrre, lavorare, scalpellare, ornamentare, consegnare una scatola di finte meraviglie. Non riesco a distinguere un mio libro da una calcolatrice, da un manuale di algebra. E' una somma di equazioni. La suspence soprattutto. Non odio la suspence, la suspence significa "sospensione", ed è la sospensione che io cerco. Ma loro no, loro cercano una sospensione che non lo sia, che finga di essere sospensione. Vogliono l'ombra del coltello sul telo della doccia in Psycho. Vogliono il fiato mozzo, ma con la certezza di riprendere a respirare. Sfuggono il buco nero, dove è certo che non respiri e soffochi e muori, congelato a -273 gradi... [cut] Loro vogliono che si imiti la vita per esorcizzare la morte, l'assenza certa, completa e duratura di fiato, di respiro..." (pp. 90-91)
"Loro chi?"
"Gli scrittori. I committenti. E i lettori che si sono abituati a questa disciplina unica, monomandataria. Loro vogliono un concepimento, un parto, un'evoluzione, i fatti che diventano i segreti di chiunque, vogliono la narrazione, che questa maturi, raggiunga uno o più apici, poi vogliono la conclusione. L'unica forma di morte che accettano è l'ultima pagina, quando la voltano e sanno che non riapriranno più quel libro, ma tanto ne apriranno altri. Un'opera indecrittabile, che abbia più forme (ma le abbia, queste forme), un'opera che non immaginano, che levi il sospiro e stacchi il filo del respiro, nessuna concessione al mozzamento di fiato. E c'è da stare attenti, perché loro, gli scrittori, si evolvono. Ultimamente credono di riuscirci, riempiono tutto, immagini che inducono stupore, le accalcano, non c'è spazio, non c'è respiro, non c'è prospettiva, non c'è antichità. Credono di fare a meno dell'antichità. Stanno lontano da quel fuoco dove gli ominidi ascoltavano il più anziano, i cuccioli si addormentavano prima che la storia fosse finita, non gli importava della coerenza del racconto. Di lì, Cicerone. Questi fanno a meno di Cicerone. E' un tempo confuso, questo. Non si vogliono fare leggere, ma pubblicano, pubblicano in continuazione, un volmito di parole, di elogi. E' l'isola dei non famosi. Mi disgusta." [cut] ... "Ho infati dovuto imparare, per lunga e logorante esperienza, che, nella presente imperfetta condizione del mondo, l'autore deve ingannare il lettore, io dovrei ingannare la piccola donna dal passato buio che ho di fronte, altrimenti... Altrimenti... " (pp. 91-92)
"Sotto il letto è lo scatolone con i fogli del Dies Irae, l'opera di una mente instabile, inutile, non riconducibile a una linearità, indecrittabile, la Stele di Rosetta cartacea a uso privato di Giuseppe Genna. Il faldone in cui stipo documenti e articoli di astrofisica, di antropologia, di futurologia, di quantistica. Scrivo per assenza di desiderio, il desiderio è congelato, congelatamente sono nella disperazione che rettifica e irrigidisce, terrorizzato sulla soglia della stanza dove dormì decenni prima mio padre con i suoi fratelli, senza riscaldamento. Scrivo spinto da un sogno che non reca in sé tracce di desiderio. Argonautiche in forma di Cosmonautiche incomprensibili, senza mappa, ogni criterio evaso per ostacolare la glaciazione del desiderio. Brucio i criteri e le regole e con quel fuoco mi scaldo mentre ovunque avanzano ghiacciai ciclopici e all'interno sono stalagmitico, inorganico, disperato." (pp. 147-148)
[da "DIES IRAE", Rizzoli 2006]

(Antonio Moresco, "Gli esordi", Feltrinelli)
(Immagine da http://www.juancarlosgarciaweb.com/ascension.jpg )
"Incomprensibile ma divertente, la recensione di Igino Domanin", a detta degli stessi WuMing. "Infatti abbiamo risposto con la finta recensione di Deleuze".
Inevitabile, a questo punto, un update al mio post di ieri, copia-incollando da qui:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/freekarmafood/deleuze.htm





Il giorno dopo, però, il crudele Luca Tassinari chiarì:
" http://www.lafeltrinelli.it/Feltrinelli/FL_Prodotto/1,1302,1940903,00...
Ciao. Luca"
Dissi a Luca:
"Brutto asino guastafeste:-)... E va bene, ECCO LA STORIA: ieri sera ero indeciso se andare ad ascoltare Daniel Pennac all'Ateneo Veneto (in conversazione con Irene Bignardi e con presente in sala Claudio Bisio, amico di Pennac) o se leggere i Leprotti di Bart, appena arrivatimi. Alla fine - dopo lungo travaglio - ho optato per Pennac (sala stracolma, serata deliziosa), ma per prendere tempo (e per giocare un po') ho applicato la scheda di "Ecco la Storia", che peraltro calzava come un guanto:-) al volumetto di Bademona. Per farmi perdonare, prometto che nel giro di pochi giorni leggerò veramente il libro di Bart e mi esprimerò in merito. A proposito, Bart, ho inviato la seconda copia dei Leprotti a Maria Strofa come promesso. Sono certo che ti ricorderà nella sue preghiere. Tu, intanto, ricordami nelle tue. Un abbraccio. E mi raccomando, stai al gioco:-) "
Bart finse di perdonarmi, in realtà non c'è mai riuscito del tutto. Rinnovo oggi la supplica:
"Bart, ti prego! Perdonami! Giuro che non lo faccio più:- ) "
Ma perché, vi chiederete voi, rivangare adesso tutto questo? Semplice. Ho ripensato - appunto - a tutto questo leggendo ieri su www.carmillaonline.com la recensione di Igino Domanin al volume di WuMing5, in particolare il seguente passo:
"... La struttura di Free Karma Food sembra restituire il piacere delle storie e del loro interminabile gioco a incastro. Gli episodi si succedono come nello snodo di misterioso gomitolo, nella cornice di una cronologia delirante di date e di segnali fosforescenti di un futuro prossimo e invasivo; ma si offrono, pure, come schegge d’immaginario esploso e frattale che il lettore dovrà attivamente ricomporre nel mosaico del grande racconto. Se in Viaggio allucinante Raquel Welch si miniaturizzava e circolava come un virus nell’esplorazione delle profondità del corpo, lo scrittore contemporaneo deve calarsi all’interno dei tracciati neuronali per appuntare la cartografia psichica del grande ammasso di merci immateriali che appare nell’orizzonte della società dello spettacolo. Wu Ming 5 ha riportato alla luce un pezzo di questa mappa."
P.S. Maddai, sto scherzando, non voglio farmi odiare anche da lui!:- )

DEDICATA AI PATITI DELLE CHAT E DELLE CAM:- )
(Artist: Daniele Stefani
Album: Amanti Eroi
Year: 2003
Title: Virtuale Complice )
Daniele Stefani Lyrics
P.S. Il sito di Daniele > http://www.danielestefani.com/

Come sono contento! No, non per il risultato elettorale, ci mancherebbe. Mi aspettavo ben altro scossone... ma perché Federico Platania, prestigiosa firma di it.cultura.libri (periodo aureo) esce per Fernandel. Congratulazioni vivissime, Federico. Ordinerò il tuo libro.
Federico Platania
"BUON LAVORO. DODICI STORIE
A TEMPO INDETERMINATO"
(Edizioni Fernandel, 160 pagine, € 13,00)
Scheda: "Non sempre il posto fisso è la soluzione a tutti i problemi. I protagonisti di questo libro scoprono a loro spese che un contratto a tempo indeterminato può trasformarsi in una trappola claustrofobica, senza alcuna possibilità di crescita professionale e umana. Buon lavoro racconta di questo appiattimento, mettendo in scena vicende d’ufficio che si svolgono in anonimi palazzi aziendali e che inesorabilmente scivolano verso conclusioni inquietanti. È il racconto di una nuova generazione di 'colletti bianchi', che delinea un quadro sconfortante e grottesco della vita impiegatizia contemporanea."
IN LIBRERIA DALL’11 APRILE 2006
“BUON LAVORO” TOUR 2006
ROMA - mercoledì 26 aprile al Melbook Store di Roma Via Nazionale 254 - 255 alle ore 18.00,
Federico Platania presenta Buon lavoro. Dodici storie a tempo indeterminato. Introduce Michele
Governatori.
BOLOGNA - martedì 2 maggio alla Libreria Librincontro in Via san Vitale alle ore 18.00, Federico
Platania presenta Buon lavoro. Dodici storie a tempo indeterminato. Introduce la giornalista di
Radio Città del Capo Arianna Cameli.
MILANO - mercoledì 3 maggio alla Libreria Il Libraccio in Via Solferino 22 (ingresso via Balzan)
alle ore 18.00, Federico Platania presenta Buon lavoro. Dodici storie a tempo indeterminato.
Introduce Piersandro Pallavicini.
BARI - venerdì 19 maggio alla Feltrinelli in via Melo, 119 alle ore 19.00, Federico Platania
presenta Buon lavoro. Dodici storie a tempo indeterminato. Introduce il giornalista di la Repubblica
Ignazio Minerva
ROMA - sabato 27 maggio presso la Libreria Croce in Corso Vittorio di Corso Vittorio Emanuele
II, 156, I LIBRI IN TESTA propongono un incontro con Buon lavoro. Dodici storie a tempo
indeterminato. Con letture a margine. (Per info: www.ilibrintesta.it).
* * * L’autore sarà presente anche al SALONE DEL LIBRO di TORINO nei giorni 6-7 maggio 2006.

La chiave dei segreti,
Panorama travel,
1/4/2006
[dettaglio]
Che cosa significano le misteriose iniziali O. T. tatuate sulla schiena del giovane barone? Che segreto gli nasconde sua madre? Chi è e che cosa vuole quell’infido individuo che sostiene di conoscere il suo passato? Prima di dedicarsi interamente alle fiabe, il grande scrittore danese, in grado di immaginare qualsiasi cosa, trasforma in letteratura la sua dolorosa infanzia, il suo coraggio, i suoi difetti.
IL DOMENICALE:
Andersen e l'amore fallimentare di O.T., Il Domenicale, 1/4/2006 Clicca qui per scaricare il file |

COLLAGE DA
"FREE KARMA FOOD"
"Lo sbirro scosse il capo. Il Vecchio non sembrava arrabbiato. Wang sudò freddo. Joonz se la legò al dito. Sonny si era beccato sei anni. Brewner fece l'appello. Il Vecchio imprecò tra i denti. Ananda, alla guida, mosse appena la testa. Il bastardo si dirigeva verso la macchina. Joonz crollò come un manichino. Sonny X vibrò un colpo di sfollagente. Wang sferrò un calcio a uno dei bastardi. Sandeep Pandit agitò la mano per scacciare un insetto. Wang guardò i cadaveri, nasi e orecchie mozzati, seminudi. Il grasso Ananda guardò fuori del vetro sporco. Sandeep Pandit ruttò. Blanca scoppiò in una risata isterica. John Smith Jones passò le dita sul collo della donna. Il corpo del samoano cadde con un tonfo. L'attendente chiuse il cassetto con un calcio ben assestato. Il tenente Shin Dawei guardò il cestino della carta straccia. Gli occhi dell'uomo erano quelli di un uccello da preda. Shin calò l'asso. Il magnate guardò lontano. Justin Bomboko girò sui tacchi. Felipe Maxìm detestava l'odore dei corpi ammassati in un luogo chiuso. Loomis si alzò dalla poltrona in pseudovacchetta. Malik Thomas trasudava competenza. Shvartz fece spallucce. Wilfredo Gomez aveva lo sguardo del maschio alfa. Il negro Bomboko grattò il capo rasato. Henry W. Brewer pensava all'acqua di rado. Matleena Meyer entrò nella rimessa. McBee deglutì. Lucius Cobb estrasse il corpo dal metallo e dalla resina. Il volto di Blight si contorse in un ghigno sarcastico. Bonnemain aveva cambiato canale. Harry era avvolto in un montone afgano. Justin fu percorso da un lampo di consapevolezza. Eldridge W. Holmes guardò la fuga delle nuvole. L'Eroe Marziale girò il capo. Harry the Mod fermò lo scooter. John Smith Jones deglutì. Gli scagnozzi infilarono nell'auto il corpo smisurato dell'Ultima Speranza. Lo sbirro aveva l'aria delusa. Il signor Jnana cambiò canale. Mc Fadden decise. De Chiesa passò la mano tra i capelli artificiali. Kupper sorrise. Loomis aprì le braccia. Bomboko imprecò. Matleena mormorò un'imprecazione. Wang teneva il negro sotto tiro. Il signor Jnana cambiò canale. Il signor Jnana premette sul telecomando. Il signor Jnana cambiò canale. Il signor Jnana spense il televisore. Bert Dasgupta scese dallo scooter. Sonny X rise. L'ammazzacarne esitò. Il bastardo nella rimessa aveva centrato la testa di Harry the Mod. John Smith Jones non levò il capo dalla caffettiera. Augustus Miller, a dispetto del nome da negro, era bianco. Justin sentì i peli sulla schiena drizzarsi. Augustus Miller si grattò la testa. Ananda sudava come un porco. Sandeep Pandit entrò nella rimessa. JSJ rantolò. Alti sull'orizzonte, immensi cumulonembi preannunciavano pioggia... "
[Aiuto! Ma chi è tutta 'sta gente? In chi dovrei identificarmi?:- )]
[P. 210 > Il pneumatico anteriore... (meglio: LO pneumatico!)]
P.S. Wu Ming 5 è nato ad Ankara nel secolo scorso. Vive a Bologna dove si occupa di arti marziali e lotta per la sopravvivenza. Questo è il suo terzo romanzo.
(Immagine da http://www.iskcon-london.org/images/karma.jpg )

FALLIMENTO!!!
Ricevo e diffondo
Fai questa prova:
1) accedi alla homepage di Google http://www.google.it
2) scrivi la parola "Fallimento"
3) invece di cliccare su "Cerca con Google", clicca su "Mi sento
fortunato"
4) fatti una risata
5) adesso scrivi "Failure"
6) invece di cliccare su "Cerca con Google", clicca su "Mi sento
fortunato"
7) fai circolare questa email, prima che Google si accorga di questa cosa!
Ciao!
(Immagine tratta da www.liberoblog.it)





DOV'ERA DIO... ?
Nei commenti al contributo di Garufi pubblicato su Nazione Indiana ieri, Tashtego ironizza:
"*E Cioran era troppo intelligente per essere irreligioso, sapeva bene che fra il Nulla e Dio vi è un vincolo strettissimo.* Mi piace questa frase. Per tre motivi. Il primo è che da del cretino, non direttamente of course, a chi non è religioso. Il secondo è che fa intendere che il religioso è più 'profondo' del suo contrario. Il terzo è che dire che tra 'Dio e il Nulla (con la maiuscola, mi raccomando) vi è un vincolo strettissimo' non significa niente, ma fa scena."
Replica Garufi:
"L’espressione 'teologo ateo', che fu adoperata da Sciascia per Borges e da Savater per Cioran, non voleva essere solo un bizzarro ossimoro, ma esemplificare un vincolo, la curiosità metafisica che spesso contraddistingue chi professa un nichilismo radicale. Vi sono figure storiche, come Federico II, di cui si narra che esalò l’ultimo respiro dicendo 'post mortem nihil', che furono ossessionati dalla ricerca trascendente. Il puer apuliae pesava i condannati a morte prima e dopo il decesso per verificare se vi era una perdita di peso che potesse corrispondere alla consistenza dell’anima (i famosi 21 grammi del film con Sean Penn). Di più, credo che la stessa passione per l’arte e la letteratura testimoni in fondo un’ansia di assoluto, una qualche forma di religiosità che trova riscontro perfino nel lessico (”la vocazione”) comune ai credenti. Rothko, che io amo molto, sognava di disseminare il territorio di cappelle laiche piene di quadri, ove potessero sostare in raccoglimento i pellegrini dell’arte. E Rothko, fra parentesi, quando si tolse la vita aveva come livre de chevet 'Storia e utopia' di Cioran (volume che compare pure negli ultimi fotogrammi de Le invasioni barbariche, come testamento spirituale e culturale del protagonista appena deceduto)."
Aggiungo di mia iniziativa la lettera di tale Ludo Gavazzi apparsa il 12 gennaio 2006 nella rubrica di Repubblica curata da Corrado Augias:
"Caro Augias, Dio ci guarda! Il Sommo Pontefice ci informa che il Dio dei cattolici è presente a ogni concepimento e veglia su ogni feto dall'attimo della sua fecondazione. Il fatto che un essere pensante, onnisciente, che tutto può, ci sia accanto e ci osservi nei momenti critici della nostra esistenza è confortante. Sapere che qualcuno sta a guardare mentre quel feto diventa un bambino down, cieco o un nascituro in lande desolate dove mancano cibo, acqua e pace, evidentemente a qalcuno dà conforto. Mi guarderà anche mentre contraggo l'aids, la sifilide, il cancro, l'epatite, la malaria, la febbre aviaria, la tubercolosi, mentre patisco la fame. Mi guarderà mentre annego in uno Tsunami. Mentre la mia anima viene frantumata da un terremoto. La mia casa distrutta dalla tempesta. Mentre mi godo una carestia. Oltre a osservare cos'altro saprà fare, forse esercitare il suo libero arbitrio e il suo diritto all'indifferenza? Pensare che questi doni naturali ci siano concessi solo per essere osservati da un Essere onnipotente e indifferente non diminuisce la mia angoscia, anzi la fa aumentare."
Rispose Corrado Augias:
"Questa lettera resuscita un problema molto antico, balenato perfino in certe religioni primitive. Chi di noi non si è sentito vicino a Ivan quando, ne I fratelli Karamazov di Dostoevskij, egli si ribella al Dio della Bibbia, non potendo accettare che la divinità permetta la sofferenza di un bambino innocente? Il filosofo Leibniz ha riassunto la questione nel termine 'teodicea' (1710), parola che potremmo parafrasare così: dottrina della giustificazione di Dio rispetto al male presente nel creato. Nel 'Poema sul disastro di Lisbona' (1756) Voltaire criticava gli ottimisti e la provvidenza che permette l'esistenza di mali gratuiti e orribili. Il 1° novembre 1755, giorno dei Santi, un tremendo cataclisma aveva squassato la capitale portoghese. Onde alte sedici metri s'erano abbattute sulla città seminando la morte, molti fedeli riuniti in preghiera nella cattedrale erano rimasti schiacciati sotto le macerie, due bambini erano stati uccisi dalla caduta d un crocefisso. Il filosofo Theodor W. Adorno ha scritto: 'Il terremoto di Lisbona bastò a guarire Voltaire dalla teodicea'. Più di recente, in forma ancora più tragica, lo stesso problema s'è proposto con l'Olocausto. Dov'era Dio, ci si è chiesti, mentrre i bambini ebrei venivano torturati per settimane, oggetto di esperimenti 'medici' di incredibili crudeltà? Il filosofo Hans Jonas nel suo saggio 'Il concetto di Dio dopo Auschwitz' ha scritto che dopo la Shoah dobbiamo rinunciare o all'idea della benevolenza di Dio o a quella della sua onnipotenza. Tutta una corrente di pensiero sostiene che in realtà fin dal tempo dei tempi, Dio, di chiunque si tratti, condivide il suo potere con Satana e con lui contende e lotta in un'eterna battaglia che forse non avrà mai fine. Anche in questa ipotesi, come si vede, si profila un immenso problema teologico che francamente un profano come me non sa né può affrontare. La sola cosa che so è che alle domande poste rudemente nella lettera del signor Gavazzi, nessuno ha finora saputo trovare una risposta soddisfacente. Il che dà, anche a me, parecchia angoscia."
Ricordo che un giorno, percorrendo un'autostrada, vidi la scritta "DIO C'E'" campeggiare a caratteri cubitali sul solito cavalcavia. Qualcun altro, però, aveva aggiunto - appena sotto - l'irriverente interrogativo "O ci fa?".
Quanto all'"eterna battaglia che forse non avrà mai fine", non resisto alla tentazione di citare una delle mie resistibilissime mini-poesie:-)
E SE DIO
E se Dio
- per dare
il buon esempio -
facesse
pace
con Satana?
INFINE, SEMPRE MESCOLANDO SACRO E PROFANO, SEGNALO AGLI ASSETATI DI VERITA' IL LINK:
(Immagine tratta da www.diodopointernet.it )
Scrive Sergio Garufi su Nazione Indiana di oggi ("Ama nesciri") a proposito di CIORAN:
"Il weltschmerz, l’irredimibile dolore del mondo, è il centro della sua riflessione filosofica, e solo la musica, a tratti, è capace di fargli intravedere una speranza di salvezza, un barlume di significato e trascendenza. In un sorprendente appunto su Mozart del 27/5/61 scrive: “Il Requiem. Vi aleggia il soffio dell’aldilà. Dopo un simile ascolto, com’è possibile credere che l’universo non abbia alcun senso? Deve averne uno. Che tanta sublimità si risolva in niente, il cuore - così come l’intelletto - si rifiuta di ammetterlo. Deve pur esserci qualcosa da qualche parte, deve esserci un briciolo di realtà in questo mondo”. Tranne che in questi rari momenti, in genere prevale l’idea che un comune destino di cenere presieda all’uomo e all’universo. Ciononostante, rinchiudere ogni volta Cioran nella comoda etichetta del “nichilista” tout court resta riduttivo e fuorviante, perché equivale a negare che il nulla sia “un territorio fecondo che si riempie di senso”; come ha fatto notare Castronuovo in un brillante saggio sul rumeno apparso sulla rivista Belfagor. E Cioran era troppo intelligente per essere irreligioso, sapeva bene che fra il Nulla e Dio vi è un vincolo strettissimo. La sua meditazione metafisica era più lucida proprio perché scevra da dogmi di fede; non a caso Carnap asserì che “i veri metafisici sono musicisti privi del dono musicale”. Il desiderio di Cioran è quindi quello di sondare le profondità di questa assenza di contenuto, di sprofondarvi completamente assieme a tutte le false credenze."
Mi torna in mente un vecchio post di Maria Strofa (epoca d'oro del newsgroup it.cultura.libri), in cui - dopo aver letto un mio libro - si poneva un'interessante domanda. Ecco il post (pieno di lodi esagerate nei miei confronti, cui avrebbero presto fatto seguito - data l'"umoralità" della Strofa - altrettanto esagerate insolenze):
"Premetto che la mia simpatia e il mio affetto per Lucio Angelini (Lucangel), di cui vado a tessere le lodi, rendono questa mia recensione molto di parte. Mi sono chiesta spesso perché il Magno Lucio sia così scriteriato nei gnusgruppi e così rassicurante e saggio nei suoi libri: poi ho capito che lui usa Icl come una palestra narrativa. Lui qui fa il bambino, deliberatamente o meno non importa. Noi siamo i "topini" dei suoi esperimenti. Nel libro *Quel brutto cattivo di papà Cacciari* (edizioni Libri Molto Speciali) c'è un racconto che DOVREBBE essere inserito di diritto nelle antologie che raccolgono contributi di Pennac, di Sklovskij, Steiner, e di tutti quelli che hanno parlato della lettura. Il racconto si chiama "Il fantomatico piacere della lettura". Tutti i genitori sani di mente, che desiderino inoculare il virus della lettura nei loro figli, sanno adesso dove rivolgersi. Ma la cosa in assoluto più interessante, e che mi lascia ancora dubbiosa, dopo avere letto Angelini, è questa: può esistere un Cioran per bambini? Lucangel sostiene che gli scrittori per ragazzi devono essere sempre positivi, e lo argomenta con un'abilità straordinaria, "destrutturando e decomponendo" favole in cui fa diventare simpatico il *lupo* e antipatica e cattiva la *pecora*. Lucio sei un grande. Però, pur restando affascinata da lui, come sempre, mi chiedo: ma davvero non può esistere un "Cioran per bambini"? La speranza va sempre stimolata? Non è questa una forma di censura? E' un interrogativo magistrale, comunque si voglia rispondere. Non me l'ero mai posta. Non fosse che per questo, se lo avessi di fronte, lo
bacerei una quindicina di volte (astenersi dal chiedere se "con lingua in bocca o meno"). Si concordi o meno con Lucio (io sospendo il giudizio), segnalo a questa affezionata platea di lettori, un racconto divertente e istruttivo (recuperando la banalità di questa coppia di aggettivi), una riflessione teorica sulla lettura condotta da un grandissimo affabulatore. Lucangel è un grande scrittore che qui, su Icl, non si prende sul serio, mai, e fa il bambino che si beffa degli adulti. Nei libri è una mente lucida, pacata, affascinante, colta, e mai pedante. maria strofa." (Icl, 7 gennaio 2002).
Rispose il grande Federico Platania: "Interessante davvero l'idea di mettere al mondo dei poveri disgraziati (che in genere non hanno il cattivo gusto di chiedere né di nascere né di essere concepiti) per poi affrettarsi a insegnare loro qualche efficace tecnica di suicidio, in considerazione del fatto che tanto la vita è una schifezza :-) "
"Roma - «Ho troppa stima per l'intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse». A dare del «coglione» agli italiani che voteranno a sinistra è il presidente del consiglio Silvio Berlusconi (■ Guarda il video) che, intervenendo a Confcommercio aggiunge: «Scusate il linguaggio rozzo ma efficace...». Parlava, il premier, di lavoro. E ai commercianti spiegava la sua proposta di utilizzare «le Poste che è la più grande banca italiana, per concedere microcrediti con garanzie dello Stato. Lo faremo in uno dei primi Cdm perchè, sono sicuro, saremo ancora lì»." (Da http://www.corriere.it )
Per aggiornamenti, si veda anche il blog:
Aggiornamento delle mie foto in rete:
IERI

OGGI






Eh eh, si ride e si scherza, ma intanto - come diceva sempre quel gran mattacchione di Francesco Petrarca - la vita fugge e non s'arresta un'ora. Presto dovranno transennarmi
:- )
La vita fugge e non s’arresta un’ora
La vita fugge e non s’arresta un’ora,
e la morte vien dietro a gran giornate,
e le cose presenti, e le passate
mi dànno guerra, e le future ancóra;
e ’l rimembrare e l’aspettar m’accora
or quinci or quindi, sí che ’n veritate,
se non ch’i’ ho di me stesso pietate,
i’ sarei già di questi pensier fòra.
Tornami avante s’alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo; e poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;
veggio fortuna in porto, e stanco omai
il mio nocchier, e rotte àrbore e sarte,
e i lumi bei, che mirar soglio, spenti.

(Tommaso Onofri)
"Il pianto del neonato è la prima forma di comunicazione col mondo e serve per attirare su di se' l'attenzione dei genitori o per mettersi in comunicazione con chi si prende cura di lui o per scaricare un momento di tensione... Nella prima infanzia, sotto i tre anni, il bambino non è ancora in grado di esprimere verbalmente le sue emozioni, per questo mette in scena pianti lunghi ed estenuanti." (da www.bimboflap.it)
Ciao, Tommaso. Nato, come tutti, senza macchia e senza colpa... Spetterebbe a noi adulti indurre i cuccioli d'uomo a virare verso l'altra loro modalità espressiva, il sorriso.

LO "STAMBECCO" TIZIANO SCARPA
Bene ha fatto Marco Lodoli a lodol... ehm, a lodare pubblicamente Tiziano Scarpa su Repubblica di ieri 1° aprile nei seguenti inequivocabili termini:
"Tiziano Scarpa ha una testa scintillante: e ovviamente non alludo alla sua bella crapa pelata, ma alla vivacità e alla chiarezza di quello che ci sta dentro. Batticuore fuorilegge, il suo ultimo libro appena pubblicato da Fanucci, è una raccolta di testi già apparsi su riviste o in Rete, soprattutto sul sito di Nazione Indiana - rivista online fondata e poi abbandonata dallo scrittore veneziano - ed è la dimostrazione più evidente di come la letteratura non si debba ridurre soltanto all'ingordissimo genere del romanzo. Il Novecento italiano è stato ricchissimo di scrittori di prose d'ogni tipo, poetiche o bizzarre, incantate o pungenti, che oggi farebbero una fatica immensa a trovare una collocazione e un'attenzione in un mercato dominato fino alla tirannia dalla narrativa. "I 'narrificatori', come li definisce Scarpa, "sono quelli che riducono tutto a una narrazione, che prendono un'idea, uno spunto e lo sviluppano fino a ottenere sempre e comunque un racconto, secondo le regole dell'arte del racconto". La letteratura ha invece altre possibilità, l'apologo filosofico, il dialoghetto platonico, la fiaba furbetta, la divagazione, il poemetto grottesco o didascalico, la pagina di diario vero o inventato, l'invettiva, e Scarpa si rivela un piccolo maestro nel passare da un registro all'altro, come uno stambecco che salti tra spunzoni poco frequentati, lontano dalla pianura poco fertile del romanzetto obeso. La sua musa è l'ironia, quasi mai bonaria, quasi sempre tagliente. Scarpa in fondo è un autore del Settecento trapiantato nei giorni nostri: dal secolo dei Lumi eredita il gusto della dissacrazione, il materialismo che scansa ogni romantica consolazione, il libertinaggio dei sensi e della mente, il piacere del gioco e dello sconquasso, l'intelligenza aguzza che ama l'analisi più che le sintesi poetiche. Leggere le sue pagine è come assistere a una partita a scacchi, dove i pezzi si muovono leggeri ma sempre obbedienti a una strategia dettata dall'intelligenza. A volte non capiamo dove andrà a parare, perché mai ha spinto in avanti quel pedone o quel cavallo, ma alla fine tutto torna in uno scacco matto inesorabile. Il primo testo, "L'uomo con l'impermeabile", è una sorta di strabliante elogio dell'esibizionismo, inteso proprio come improvvisa esposizione del sesso di fronte allo stupore o all'orrore di chicchessia. Può apparire come una provocazione, ma non è così. In realtà è una dichiarazione di poetica: l'uomo con l'impermeabile è TEATRO AMBULANTE, spettacolo studiato a lungo ma che accade senza agganciarsi a un prima e a un dopo, è il gesto di un attimo, possente, inevitabile, antinarrativo, che interrompe il flusso prevedibile degli eventi. E' soprattutto l'esposizione totale, fisica e psichica, di un individuo. E' il modo in cui Scarpa, amante del rischio e dell'agguato estetico, intende la letteratura. Di sicuro non scriverà mai il romanzo premio Strega o Campiello dell'anno, non andrà generosamente incontro alle attese di chi desidera sempre e comunque "belle storie", però, - e di questo dobbiamo essergli grati -, sarà fino alla fine un elemento di disturbo, un baro e un truffatore, uno scrittore capace sempre di rompere in un attimo le regole noiose del gioco. A me sembra che il suo supremo modello sia il Leopardi delle Operette Morali, da lui ha appreso il piacere e il dovere di mantenersi fedele alla verità, senza aggiungere zucchero e senza togliere godimento. Leggete questo libro: non ci sono serial killer né lacrimucce di fidanzati, non c'è pace, ma c'è la forza della letteratura, che sa inventarsi mille strade per parlare alla coscienza dei lettori."
Tiziano, che altro aggiungere? E' un ritratto perfetto. E sono davvero felice, credi, che ti siano state rivolte parole tanto precise e lusinghiere, alle quali mi associo senza riserve. Quanto al TEATRO dell'uomo con l'impermeabile, ti confesserò che anch'io, qualche giorno fa, osservando i veri e finti mendicanti dislocati con strategica sapienza in ogni angolo del centro cittadino veneziano (= uno ai piedi di ogni ponte eccetera) e le varie tecniche con cui ciascuno di loro si ingegna a scatenare la pietà del passante o del turista... ho pensato che sì, in fondo anche la loro è una forma di teatro vagante. Così mi è tornata in mente una mia vecchia poesia, che ti recupero:- )
"IL MENDICANTE DI FIDUCIA" Con tutti questi
mendicanti ambigui
questi falsi profughi
questi sedicenti zingari
e il racket della carità
quando voglio sentirmi
buono, per mia fortuna
dispongo di un bravo
mendicante di fiducia:
storpio da sempre
(da tempi - voglio dire -
non sospetti) lo trovo
puntuale al proprio posto
buttato ai piedi del ponte
dei SS. Apostoli
il moncherino bene in vista
a riprova d'ineccepibile
serietà professionale ...
Oggi segnalo il link di
ARCOIRIS:
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