Non è chi non veda la crescente attenzione con cui gli editori cartacei seguono i moti di rotazione e di rivoluzione della blog-sfera e le celesti armonie qualche volta prodotte - non si sa bene se accidentalmente o consapevolmente - dal blog-cazzeggio, soprattutto dopo il successo di Pulsatilla (Valeria Di Napoli), splinderista come me. La sua "La ballata delle prugne secche" (Castelvecchi editore) è stata ampiamente lodata da Natalia Aspesi nelle pagine centrali di Repubblica il giorno di ferragosto ("Pulsatilla, ragazza cattiva"). Nulla di paragonabile, naturalmente, al successo che potrebbe riportare il mio "Un compleanno in transumanza" (= best off dal presente blog) se solo riuscisse a sbaragliare gli insidiosi avversari selezionati per il concorso di Scrittomisto.it (per l'elenco dettagliato, si veda il sito), non fosse che in genere, nelle votazioni on line, finisce quasi sempre per prevalere chi riesce a mobilitare il maggior numero di amici e parenti:- )
Ma torniamo alla ballata di Pulsatilla e assaggiamone un paio di brani scelti a cazzo... ehm, a caso:
1) "La mia lunga gavetta di chat mi aveva insegnato che Internet è una piazza che si bazzica anche, se non principalmente, con finalità di copula, o nella più ingenua delle ipotesi è un teatro dove tutti si imbellettano per sembrare un po' meglio. Il delfino venticinquenne di Milano è spesso un vecchietto di Caronno Pertusella, e l'ammaliante monsieur del sesso di Ventimiglia è facilmente un invalido di Trapani. Come questi baldi giovani siano alfine riusciti a trascinarmi nelle coltri del loro letto, rimane un mistero: l'ipotesi più accreditata sostiene che abbiano fatto leva su dei punti molli del mio narcisismo e che io abbia, naturalmente, abboccato. Il luogo comune secondo il quale i blogger sono narcisisti è infatti assolutamente fondato: oltre ad essere io stessa un esempio da manuale di narcisismo globale, il tasso di narcisisti in cui sono incappata è di fatto pari al numero di blogger incontrati. Le persone che amano solo se stesse sono spesso non pienamente ricambiate - da se stesse, ovviamente - a causa della loro residua intelligenza, che gli fa capire che trascorrere la vita in libidinosa contemplazione del proprio ombelico è cosa contraria al giusto diritto delle genti. Ergo, sono dannate a piacersi e detestarsi, piacersi e detestarsi, piacersi e detestarsi, in loop. Gli esiti possibili sono sostanzialmente due: quello monastico, nel quale prevale il senso critico, per cui la punizione e la mortificazione della carne diventano l'ultima frontiera del narcisismo; o quello edonistico, in cui si ottunde l'intelligenza a forza di sostanze chimiche, o di concentrazione sul reality del momento, o di speculazioni flosofiche assolutamente infondate, e ci si masturba fino alla consunzione. Inutile che vi sto a dire che ho incontrato solo soggetti del secondo tipo. Segaioli persi." (pp. 147-48)
2) Dal capitolo "Gita al fallo":
"Come vi sarete accorti, ormai ho accumulato un certo expertise sugli uomini e sulla loro appendice, pertanto posso permettermni una breve digressione in proposito...[cut] In questo capitoletto parliamo di cazzi di varia foggia... [cut] Il mito del cazzo è un mito un po' del cazzo. Tutti ne fanno una questione di vita o di morte, quando in realtà è un accessorio come un altro, sarebbe come fare continuamente una questione sugli ombrelli. Voglio dire, puoi andare fiero del tuo ombrello il giorno che te lo sei comprato, ma non puoi passare la vita a menartela con l'ombrello. E poi, esattamente come si vive senza ombrello, si vive anche senza cazzo, ma questo nessuno lo dice perché altrimenti crollerebbe il castello di carte su cui si fonda la galassia... [cut] Il catalogo genitale maschile è ampio e diversificato. C'è un sacco di blablà sul come usarlo, ritorna sempre questo come, come, come, ma nessuno mai che entri nel merito della morfologia, del cosa, del chi, del quantum, che a mio modesto avviso è la vera trippa della faccenda. Dunque - come direbbe il Dongiovanni - il catalogo è questo.
Cazzo standard (pisillus vulgaris)... [omissis]
Cazzo circonciso... [omissis]
Cazzo spilungone... [omissis]
Cazzo tarchiato... [omissis]
Cazzo lungo e largo... [omissis]
Cazzo a sparizione... [omissis]
Cazzo colorato... [omissis]
E ora, ok, ok.
Parliamo di questi maledetti cazzi piccoli.
Il cazzo piccolo (pisillus humilis) è una specie molto rara di animaletto che si annida dentro ai boxer (raramente anche dentro gli slip: è il caso dell' humilis masochisticus). Schivo, cagionevole e vegetariano, si nutre di alghe di piccola taglia, che generalmente passano lì per errore. Infatti i pizzi dove cresce il cazzo piccolo sono generalmente gli stessi dove regna il cazzo veramente grande (pisillus sorprendentis), dal momento che entrambe le specie midificano presso uomini di bassa statura. L'ideale sarebbe saperlo con anticipo se il nano in questione possiede un animale del primo o del secondo tipo. Non che l'humilis sia necessariamente da scartare, ma arrivare impreparati è sempre sconveniente. Mentre infatti agli altri cazzi più o meno ci si adatta in fretta, vedersi davanti un cazzo piccolo senza preavviso provoca un piccolo lutto, che va elaborato. Meglio farsi una mappatura preliminare, sebbene spannometrica... [cut] L'esperienza più eclatante che ho avuto riguarda Manu Chao, così soprannominato perché indossava originali cappellini e andava in giro gobbo con le mani in tasca. Simpatico. Si occupava di fotografia, pittura, un sacco di cose. Tornammo a casa barcollando dopo una serata carina, dove per carina si intende una serata che sin dal primo minuto sai dove sta andando a parare, infatti esci con la borsa piccola. Arrivammo sotto il portone reggendoci l'un l'altra, ridendo: io con la rosa tra i denti, lui con il mento in su, borbottando un tango, salimmo guancia a guancia la rampa che portava dritta al mio appartamento.
Mai avrei sospettato che dietro quel torrido gnomo latino si potesse nascondere un pisillus humilis. Infatti i miei vestiti volarono impeccabili, wooooom, wooom, pezzo a pezzo, sulla sedia, mentre lui si contorceva in pose lascive, occhi rovesci, unghie affondate nel divano, cosce aperte, tutto perfetto, finché si sfilò i boxer e oplà, si rizzò tremando questa specie di mignolo paralitico. mi portai una mano alla fronte e cominciai a ridere, complice l'ubriachezza. Visibilmente piccato, mi chiese cosa c'era che non andava. Niente, niente, e biascicai qualche idiozia sul fatto che andare a letto con un amico è una cattiva idea. Gesticolando verso il suo mignolo eretto, lui mi lasciò intendere che, insomma, non potevo abbandonare la nave proprio adesso. Con affetto fraterno mi chinai su di lui e decisi di mettere la parola fine a quell'incredibile vicenda con un bel pompino. Fallii. Dopo due secondi mi sembrò di avere in bocca un'oliva da cocktail e cominciai a ridere a singhiozzi come una iena. Non li ho più rivisti, né lui né il suo tenero scubidù, ma da qualche parte conservo ancora la rosa." (pgg. 162-67).