Cazzeggi letterari

"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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martedì, ottobre 31, 2006

LA NOTTE DELLE STREGHE

Continua indefessa l'opera di selezione delle carte accumulate in casa negli ultimi anni, nel tentativo di eliminarne il più possibile in vista del trasloco di fine novembre al Lido di Venezia (vedi post del 27 ottobre). Ebbene, ieri sera mi è capitato tra le mani un vecchio foglio strappato a La Repubblica, accuratamente ripiegato e datato "Domenica 31 ottobre 1999". Contiene le pagine 21 e 22.

In quest'ultima il grosso dello spazio della metà superiore è occupato da un articolo a cinque colonne dal titolo: "Mezzo litro di vino al giorno può salvarci dall'infarto". Nella sesta colonna l'articoletto: "Nel Duemila a scuola a tre anni e nella tomba a centoventi" [Balle!, n.d.r.].

Nulla di così interessante da essere conservato per anni.

Passo alla metà inferiore della pagina: solo la pubblicità di Medecins Sans Frontieres/Medici senza frontiere, con immagine...

Giro il foglio e, sempre più impaziente di sapere perché diavolo l'abbia salvato dall'oblio, analizzo la pag. 21.

La metà superiore è occupata dall'articolo: "FUNERALI CON IL CRONOMETRO". Sottotitolo: "Treviso, il sindaco ordina: cerimonia e sepoltura in 85 minuti." Grande foto centrale + Riquadro a destra: "Fiori, spesa per 150 miliardi". 

Boh! Chi se ne frega!
 
Scendo con gli occhi nella metà inferiore  e scorro il nuovo titolo: "MA NELLE CITTA' DELLE LAPIDI PER I MORTI NON C'E' PIU' SPAZIO." (Una corrispondenza da Torino di Maurizio Crosetti).
 
E allora?
Mah!
Continuo a essere stupito.
Non mi resta che controllare le due colonnine di necrologi.
L'ultimo in basso a destra recita:
 
"NELLA NOTTE DI HALLOWEEN
LE EDIZIONI LIBRI MOLTO SPECIALI
RICORDANO LE STREGHE
FATUCCIA E FORESTANA
Venezia, 31 ottobre 1999"
 
Ah, adesso tutto è chiaro!
Alla fine del secolo scorso, evidentemente, covavo ancora giovanili rancori per Orietta Fatucci (editor di Einaudi Ragazzi, mia iniziale talent-scout, poi talent-killer) e Margherita Forestan (editor di Mondadori Ragazzi, altra nemica storica, oggi in pensione), entrambe protagoniste del mitico e ormai introvabile "L'incredibile storia della Fata Fatuccia e della Strega Forestana". ("Esiste la reincarnazione? E se esiste, che cosa facevano, nella vita precedente, Margherita Forestan e Orietta Fatucci? L'autore di questo divertissement letterario prova a immaginarselo... ".)
 
E tuttavia il tempo non è passato invano. Siamo al 31 ottobre del 2006, è di nuovo Halloween (contrazione di "All Hallows' Eve" = Vigilia di Ognissanti) ma, per mia fortuna, l'ira è ormai sbollita e non odio più nessuno... insomma posso affrontare con grande serenità d'animo questa nuova notte delle streghe:- ) 
 
P.S. Credo, peraltro, che il vero scopo dell'inserzione su La Repubblica fosse quello di procurare un cincinino di pubblicità occulta & a buon mercato alla mia piccola casa editrice... morta, essa sì!, e con mio grande dolore, nel frattempo. Sia pace all'anima sua.
--
[Immagini da www.kate.net e da www.lazerartworks.com ]
postato da: Lioa alle ore 02:47 | link | commenti
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lunedì, ottobre 30, 2006

TIZIANO È UN ATTORE SPLENDIDO

--
Sabato sera, finalmente, ho visto anch'io Tiziano Scarpa esibirsi a teatro in "Groppi d'amore nella scuraglia" (per il ciclo "Venezia NON è un pesce", al Centro Candiani di MESTRE, vedi nota 1). Mi ha lasciato a bocca aperta. Ho pensato "Tiziano è diventato un attore splendido". Poi, per associazione di idee, mi è tornato in mente il titolo di una favola da lui proposta nell'aprile 2005 su Nazione Indiana, come contributo al dibattito sulla Restaurazione: "La volpe è un animale splendido". Ecco, sì, magari la madre di tutti i buffi animali che affollano "Groppi d'amore" (lu pullu gallinaro, lu gattu gattaru, lu cane canaglio, lu rundunello, lu surciu pantacano, lu pepestrello) è proprio quell'invenzione lì, la volpe antirestaurativa. Copio-incollo la lettera di allora:
 
"Cari amici,
 
... [cut] scrittore, scrittrice, intellettuale, artista, in Occidente, in Italia possono diventarlo tutti. Ci vuole vocazione, talento, ostinazione, fortuna. Ci vogliono tutte e quattro queste cose. Queste figure (artista, intellettuale, scrittore, scrittrice) hanno un ruolo spirituale e civile irrinunciabile. Continuare a mettere in caricatura le persone che incarnano questo ruolo, tacciarle sistematicamente di “invidia”, “brama di successo”, “narcisismo”, “autoreferenzialità”, “mancanza di ironia”, “avidità di denaro”, insinuare che siano mosse da “risentimento”, che “fingano” di dissentire su un argomento mentre in realtà starebbero “vendicandosi” di un qualche sgarbo subìto, affermare che parlino sempre e soltanto per “mettersi in mostra”, per “farsi pubblicità” e “promuoversi”, che si uniscano in gruppo per “spalleggiarsi” e formare “combriccole”, “caste”, “camarille”, definire “linciaggio” o “rissa” una normale polemica culturale e altri argomenti simili, ottengono l’effetto di delegittimare non tanto quelle manchevoli e imperfette persone in carne e ossa, ma la funzione spirituale e civile di scrittore, scrittrice, intellettuale, artista. Significa consolidare l’idea che alla fine tutto si riduca a una questione di interessi egoistici, di schieramenti convenienti, di oziosa rissosità caratteriale. Questa retorica della delegittimazione secondo me è uno degli aspetti della restaurazione in atto oggi. La rete, per come è congegnata, per alcune sue caratteristiche che non sempre dipendono dalla malafede o dall’inettitudine degli individui, contribuisce spesso a dare man forte a quegli argomenti di restaurazione. Così, lo ripeto, si delegittimano non tanto le persone, ma il ruolo spirituale e politico di scrittore, scrittrice, intellettuale, artista.

Un giorno una volpe vide un grappolo d’uva. Gli acini rilucevano al sole, i raggi attraversavano la polpa gonfia, la facevano brillare. Piccoli uccelli rapinosi beccavano quel grappolo, gocce succulente cadevano dalle ferite. Alcuni acini erano già rinsecchiti e morti accanto a quelli mezzi guasti, squarciati; altri erano intatti, perfetti come biglie di vetro. La volpe era incantata dalla compresenza di gloria e disfatta in quel grappolo ancora attaccato al tralcio. Si avvicinò e appoggio le zampe sul tronco, mettendosi ritta per contemplare più da vicino il rigoglio che coabitava con la devastazione. Se ne andò meditando sulla vita e sulla morte.

Passava di lì un restauratore. Scrisse una favola che raccontava di quanto quella volpe fosse avida, ambiziosa, famelica, impotente, dissimulatrice, insincera con se stessa, bugiarda.

Ma la volpe è un animale splendido.

[Posted in vasicomunicanti on April 14th, 2005by tiziano scarpa]

A Tiziano rispose un certo Tonto (Lucio Angelini?):

Scusi, don Tiziano, io sono un po’ tonto. Lì per lì la sua parabola mi è sembrata senza capo né coda. Mi dica dove sbaglio:

1) l’uva risplendente al sole sarebbe la letteratura

2) i piccoli uccelli rapinosi sarebbero gli scrittori arrivati a “cuccarla” (= essere pubblicati?) in virtù delle loro ali

3) le ali, a loro volta, sarebbero le quattro cose da lei elencate (vocazione, talento, ostinazione, fortuna)

4) la volpe che ammira l’uva ma non arriva a gustarla sarebbe l’individuo senza ali [o a cui siano state TARPATE le ali, magari per superiori motivi di restaurazione?]

5) il restauratore è anch’egli uno scrittore, ma di favole. Nel senso di panzane?

Quello che non capisco, soprattutto, è perché la volpe sia un animale splendido. Perché se volesse potrebbe farsi spuntare le ali? Perché prende atto di non poter arrivare all’uva e si consola con la filosofia (= magari dicendosi: “Vanità, tutto è vanità, compresa la letteratura!”)? Ma soprattutto: in ogni decennio deve per forza nascere un nuovo Calvino? Non potrebbe darsi che tra gli uccelli rapinosi ci siano - in un certo periodo - più che altro pretensiose cornacchie, desiderose di salire ben più in alto che al semplice livello dei grappoli?

RESTAURAZIONE, poi, vuol dire ripristino di una situazione precedente. Quale, esattamente?... Dio, come mi sento tonto. Non capisco un cazzo. Le ricordo, però, che una vera favola (= distinta, in senso tecnico, dalla FIABA) si caratterizza per la morale esplicita. Si conclude, cioè, in genere, con un “La favola insegna che… ”
Che cosa insegna, esattamente, la sua favola?

Tiziano chiarì:

L’errore di Tonto è cadere nella logica dell’allegoria e della morale, che appartiene alla falsa favola appiccicata addosso alla volpe. La volpe voleva contemplare l’uva, ma qualcuno si inventa che se la volesse mangiare, e che l’avesse disprezzata solo perché non riusciva a raggiungerla. Qualcuno si inventa una favola, dove stravolge i fatti e trasforma un avvenimento in un dispositivo retorico favolistico, in cui ogni cosa deve avere un allegoria e una morale. Le volpi godono di cattiva stampa, ma sono animali splendidi.

E Tonto:

Ah, ho capito. La favola insegna che un conto è la realtà, un conto sono le favole:-)

Aiuto: ma è gravissimo! Don Tiziano, ma è sicuro di star bene? 

---

  • [Immagine da http://www.teatroallecolonne.it/upload/SPE21_186.JPG ]

  • postato da: Lioa alle ore 02:02 | link | commenti (2)
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    domenica, ottobre 29, 2006

    COMPITI PER IL WEEKEND

    Da WWW.SCRITTOMISTO.IT

    "In un anno (dal 5 giugno 2005 ai primi di giugno 2006) il lit-blog di Lucio Angelini "Cazzeggi Letterari", contraddistinto dall'epigrafe "Chi scrive libri - ammonisce Karl Kraus - lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo", ha raccolto circa 40.000 visite. È seguito da molti blogger e addetti ai lavori. Per "Scrittomisto" l'autore ha selezionato una serie di post più o meno divertenti che insieme tratteggiano il personaggio webbico scanzonato e ironico per il quale Lucio Angelini vorrebbe farsi passare, anche se nella vita vera è un lugubre signore decisamente incline alla macerazione dei pensieri e al ripiegamento interiore:- )

    Lucio Angelini

    Esprimi il tuo voto per Un compleanno in transumanza (è necessario registrarsi )

    Giudizio dei lettori

    ++++------
    Punteggio: 4.2, Voti: 101

    P.S. Attualmente il giochino che impazza in Scrittomisto.it è il seguente: ogni concorrente invita quanti più amici e conoscenti possibile a dargli 10, assegnando invece un bell' 1 ai concorrenti ritenuti più pericolosi, al fine di abbassarne la media. Per quanto mi riguarda, come vedete, sono già sceso ampiamente SOTTO LA SUFFICIENZA...

    Se nel weekend non avete di meglio da fare, inondatemi di voti dall'8 in su:- )

    postato da: Lioa alle ore 00:07 | link | commenti (5)
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    venerdì, ottobre 27, 2006

    L'ORDINE IN CASA CAMBIA LA VITA

    Quintali di carte, libri, oggetti da buttare via. Interi scatoloni di ritagli di giornali fra cui, appunto, uno intitolato "L'ORDINE IN CASA CAMBIA LA VITA", del lontano 27 febbraio 2002 (cronaca di "La Repubblica"). E la seguente scheda:

    "Lo SPACE CLEARING è l'arte di ripulire e illuminare gli spazi che ci circondano a casa e in ufficio. Nasce a Londra negli anni '90 sotto l'imprinting di Karen Kingston, prima studiosa del settore in Europa. La disciplina, una sorta di feng-shui occidentalizzato, ci offre la possibilità di rivisitare i nostri luoghi di vita e di lavoro, ripulendoli dalle cose vecchie e dalle energie negative. Nei libri della Kingston esistono anche cerimonie spirituali per la nostra pulizia interiore e per quella degli arredi che abbiamo in casa. L'occasione migliore per liberarsi del CLUTTER, vale a dire il ciarpame, è il TRASLOCO."

    Ebbene, sto appunto traslocando.  Dal 1° dicembre prossimo mi insedierò al Lido di Venezia. Se ieri ricordavo come negli anni '90 giocassi allo scrittore (be', un po' ancora adesso, a dire il vero), dal primo dicembre inizierò un altro gioco a lungo sognato: quello de LA BOHÈME.

    La bohème, la bohème
    Ça voulait dire on est heureux
    La bohème, la bohème
    Nous ne mangions qu'un jour sur deux

    Be', non fino a questo punto, mi auguro: mangerò tutti i giorni, credo:- ) Semplicemente, dal grande appartamento su canale veneziano in cui abito adesso mi restringerò in una mansarda di pochi metri quadri al quarto piano di una palazzina senza ascensore (nessun problema, sono un alpinista!) ma con un bel terrazzo al sole, in cui potrò mangiare - appunto - e lavorare al pc NON visto da nessuno, quindi anche in mutande, se ne avrò voglia. L'occasione di tutto ciò? Ehm, una separazione coniugale, unfortunately...

    Ma torniamo al nostro SPACE CLEARING. Un'illustrazione con spiegazioni, sempre nello stesso ritaglio di giornale, completa il quadro:

    "MOBILETTI O MOBILI. I cumuli disordinati di vecchie videocassette, dischi, CD, audiocassette e altri oggetti legano troppo al passato, anziché proiettarci nel futuro.

    MENSOLE SOVRACCARICHE. L'abbondanza di soprammobili, candelabri, piatti e posacere è sgradevole da vedere e crea ENERGIA NEGATIVA.

    MOBILE BAR. Se quando apriamo la porta della nostra casa, per prima cosa vediamo bicchieri spaiati o scheggiati, e bottglie di alcolici quasi vuote, verremo sopraffatti dallla confusione e dal disordine.

    TAVOLINI. Le montagne di riviste creano un'area centrale di energia stagnante che intorpidisce i frequentatori della casa.

    LIBRERIE. I libri rappresentano simbolicamente i NOSTRI GUSTI, le nostre IDEE. Se ce ne sono molti impolverati significa che ci stiamo adagiando troppo sulle nostre convinzioni. Vale la pena di liberarsene gradualmente."

    (Da "Ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa", di Mary Lambert, edizioni Corbaccio)

    Seguono altri riquadri con titoli quali "Tutti pazzi per lo 'space clearing': FA BENE ALL'ANIMA" o "Il disordine uccide perfino la creatività" (breve intervista a Oliviero Toscani che afferma: "Chi è disordinato non può essere un artista... l'ordine è come scrivere. Le parole le metti insieme per bene una dietro l'altra... bisogna accedere alle cose in modo semplice... Certo, ci vuole impegno, disciplina, fatica. Ma vale la pena. Quando vedo qualcuno con la scrivania piena di carte non provo fiducia. Il DISORDINE SOFFOCA, UCCIDE."

    Chi son? Sono un poeta.
    Che cosa faccio? Scrivo.
    E come vivo? Vivo.
    In povertà mia lieta
    scialo da gran signore
    rime ed inni d'amore.
    Per sogni e per chimere
    e per castelli in aria,
    l'anima ho milionaria.
    Talor dal mio forziere
    ruban tutti i gioelli
    due ladri, gli occhi belli.
    V'entrar con voi pur ora,
    ed i miei sogni usati
    e i bei sogni miei,
    tosto si dileguar!
    Ma il furto non m’accora,
    poichè, poichè v’ha preso stanza
    la speranza!
    Or che mi conoscete,
    parlate voi, deh! Parlate. Chi siete?
    Vi piaccia dir!

    ... Mi chiamano Mimì,
    il perchè non so.
    Sola, mi fo
    il pranzo da me stessa.
    Non vado sempre a messa,
    ma prego assai il Signore.
    Vivo sola, soletta
    là in una bianca cameretta:
    guardo sui tetti e in cielo;
    ma quando vien lo sgelo
    il primo sole è mio
    il primo bacio dell'aprile è mio!
    il primo sole è mio!
    Germoglia in un vaso una rosa...
    Foglia a foglia la spio!
    Cosi gentile il profumo d'un fiore!
    Ma i fior ch'io faccio, ahimè!
    i fior ch'io faccio, ahimè!
    non hanno odore.
    Altro di me non le saprei narrare.
    Sono la sua vicina che la vien
    fuori d'ora a importunate...

    (da Puccini, La Bohème)

    [Immagine da www.brumm.com ]

    postato da: Lioa alle ore 06:21 | link | commenti (9)
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    giovedì, ottobre 26, 2006

    COSA RESTERA' DI QUEGLI ANNI NOVANTA?

    La mattina mi alzo, faccio colazione, accendo il pc, guardo la posta, elimino lo spam, mi sgranchisco le gambe in giro per una dozzina di siti, fra cui www.carmillaonline.com.  Stamattina ho notato in alto a destra il sg riquadro:

    frecciabn.gif CARMILLA STORE
    carmillalibreriauniversitar.jpg
    Carmilla si è affiliata con libreriauniversitaria.it: potete cercare un titolo cliccando qui sotto o direttamente sui link dei titoli nei singoli articoli. Il ricavato per Carmilla è minimo e serve a coprire le spese del server. L'ottica è quella di offrire un servizio a tutti i carmilli.

    • CERCA UN LIBRO »

    Ho digitato il mio nome e, oh, meraviglia, sono usciti i sgg. titoli:

    I libri di Lucio Angelini nel reparto Libri Italiani.  Nuova ricerca

    Quella brutta cattiva della mamma
    Autore: Angelini Lucio
    Emme Edizioni, 1993 € 5.68

    Grande, Grosso e Giuggiolone
    Autore: Angelini Lucio
    EL, 1994  € 4.65

    Ramona, maga copiona, e il desiderio dei desideri
    Autore: Angelini Lucio
    EL, 1995  € 4.13

    Grande, Grosso e Giuggiolone
    Autore: Angelini Lucio
    Signum Scuola  € 4.05

    Tre racconti da Shakespeare: Sogno di una notte di mezza estate­, Come vi piace, ­La tempesta
    Autore: Angelini Lucio
    Loescher, 1996  € 5.8

    Quel bruttocattivo di papà Cacciari!
    Autore: Angelini Lucio
    Libri Molto Speciali, 1999  € 6.71

    Il babbo che credeva a Babbo Natale
    Autore: Angelini Lucio
    Libri Molto Speciali, 1999 € 11.36

    L' incredibile storia della fata Fatuccia e della strega Forestana. Allarme rosso per la letteratura giovanile
    Autore: Angelini Lucio
    Libri Molto Speciali, 2000 € 7.23

    L' "Orlando Furioso" raccontato ai ragazzi...

     Sì, insomma, gli anni Novanta, quando ancora giocavo a fare lo scrittore:- ) 

    postato da: Lioa alle ore 07:07 | link | commenti (4)
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    mercoledì, ottobre 25, 2006

    UNA CORSIA PIENA DI LEPRI

     
     
    Scrissi nel mio blog sabato 30 settembre u.s.:
     
    ***Per la Biennale TEATRO E PSICHIATRIA, IV festival internazionale del teatro attivo nel disagio psichico, ieri sera 29 settembre al teatro Verdi di PADOVA ho finalmente assistito a quello che è stato definito uno degli spettacoli più intensi degli ultimi anni: "MILVA CANTA MERINI"... (eccetera)*** 
     
    Ebbene, un paio di giorni dopo mi arrivò una mail straordinaria, che chiesi all'autrice il permesso di divulgare, anche se in forma anonima:
     
    <<Ti racconto un pezzo di una storia. 1.08.1998 è una data che mi si è cucita addosso come un tatuaggio, e riemerge di continuo. Dopo una serie di gravi problemi,  depressioni e molto oltre, dopo aver rifiutato il cibo per quasi due mesi, una mattina mia sorella e io non sapevamo più che fare ed abbiamo chiesto aiuto, da quel momento mi sono trovata immersa in un vortice di guai enormi.
     
    Riemergono di continuo alcune immagini, io seduta dentro l'ambulanza, che ho appena capito che il ricovero sarà immediato ed in psichiatria, piango a dirotto e mi soffio il naso nelle garze, cerco di valutare le alternative, ma nessuno mi aiuta. Arianna, mia sorella, è più piccola è confusa, mia madre non c'è, si è, diciamo liberata, di mio padre, quindi adesso sono io la prima linea, i parenti di mio padre stanno tutti in Sicilia e comunque sono tutti abbastanza stronzi ed anaffettivi.
     
    Il ricovero cominicia -  è la clinica del Prof. Cassano - ma l'Entità non si vedrà mai, è agosto sarà nella sua villa a Forte dei Marmi 0 su qualche panfilo...
     
    Ancora oggi ci sono pezzi interi di quei giorni che riemergono all'improvviso mentre guido, mentre mi lavo e nei sogni, più spesso.
     
    C'è una porta di metallo per entrare nel reparto, la cosa più dura è imparare a guardarsi intorno, perchè la tentazione sarebbe non farlo, concentrarti solo sul tuo problema, ma poi impari e non solo li guardi, li vedi, i volti, le mani, le smorfie, i movimenti che qualcuno ripete in maniera ossessiva, gli odori ed i puzzi della sofferenza, dell'abbandono, il vuoto, io andavo due volte al giorno, dopo i pasti, e non ho mai visto il barlume di un colore o di un'attività lì dentro, c'è questo spazio brutto, sporco, enorme, vuoto, fermo, dove non succede nulla
    e se già stai male, lì dentro starai di certo ancora peggio.
     
    Mi ricordo che con Arianna ascoltavamo le cose che papà ci raccontava, assurde, ci diceva che aveva pranzato a mensa con i suoi compagni di università, che la mattina in giardino c'era stata una festa di matrimonio, che lo zio era passato a restituirgli il borsello, e che il giardino e la corsia erano pieni di lepri. Le lepri me le sogno ancora, mi sogno persone ed altri animali che si trasformano in lepri mentre li guardo!!
     
    Mi mettevo a piangere di continuo anche davanti a lui, ma era così poco presente al mondo che non se ne accorgeva neppure, e poi piangevo per ore dopo, prima, nella pancia avevo una sorgente di lacrime, e mi dicevo finirà, mi abituerò, no per fortuna non finisce e non ci si abitua.
     
    E poi un giorno... Arianna era andata un po' al mare, era fusa, ed io ero sola a Pisa, andavo in ospedale in bicicletta, città deserta, caldo, anche io ero diventata un deserto nel frattempo, arrivo lì e chiedo agli infermieri se posso fare una passeggiata fuori con mio padre, strano! no?, mentre siamo fuori papà mi dice che ha parlato non so con quale esimio medico del cazzo, e che ha deciso di sottoporsi ad un ciclo di elettrochoc.
     
    Il tempo si è fermato, è una sensazione strana, io non ho mai avuto tanta paura, ho sentito la paura più grande della mia vita, ed ho avuto chiaro che se in quel preciso istante non avessi deciso avrei pagato per sempre.
     
    Ricordo il caldo, il giardino dell'ospedale, io e mio padre dentro una cabina con una scheda telefonica, lui in pigiama, disordinato e confuso, sicuramente non aveva chiaro nulla, forse nemmeno si ricorda adesso, ed io chiamavo... telefonavo, chiedevo aiuto, a qualcuno fuori, più grande di me, mi sono fatta venire in mente uno stronzetto di amministratore, amico del papà, amico di uno psichiatra, ero la più piccola di loro in tutti i sensi, ma ero la più grande, se mettessi solo un grammo della forza di quel giorno in tutto il resto... però forse l'ho finita tutta lì quel giorno, quella mattina.
     
    Alla fine l'ho fatto dimettere, li ho odiati tutti, li detesto ancora, lui stava male, chissà che farmaci prendeva e gli avevano fatto firmare un'autorizzazione ad un trattamento da "Guantanamo", avrebbero dovuto parlare con me, dovevano chiederlo a me. E non lo hanno mai fatto.
     
    Ricordo nei giorni successivi una specializzanda, era al liceo con me, io nella A lei nella B, un'idiota, che mi spiegava che anche lei all'inizio non poteva crederci, ma poi devi vedere, devi vedere come stanno bene dopo... una meraviglia pensavo io!
     
    A me viene ancora da vomitare quando penso a quei giorni.
     
    Dopo un po' siamo riuscite a farlo firmare... per fortuna ha preso solo troiai, farmaci.
     
    Poi quando sei fuori scopri che sei di nuovo solo, che pochi sul territorio ti aiutano, che l'Usl è un fango, un magma, pochi credeno in qualcosa, e sei solo tu, lui e la malattia. E questo nella civilissima Toscana.
     
    Se hai un tumore tutti si battono per te, raccolgono fondi, se sei attaccato ad una macchina, il mondo si divide tra chi ti vorrebbe donare il diritto di morire e chi ti spiega che NO la vita è un dono di Dio, pertanto è così prezioso e raro che non vorrai mica buttarlo via?
     
    Se hai un disagio psichico o un disagiato in casa, sei solo, non ne puoi parlare, e se trovi la forza di farlo pochi sono disposti ad ascoltarti e ad aiutarti.
     
    Se ti dicono che sei matto non è perchè nel tuo cervello mancano sostanze! Questo approccio è raccapricciante. Non siamo solo chimica, e ti assicuro che in quella clinica sono passati cento anni senza che nessuno se ne sia accorto, io non ho mai visto un manicomio, ma Cassano ha certamente costruito una clinica psichiatrica che almeno un po' gli somiglia.
     
    Mi ricordo un ragazzo giovane, inglese, aveva tentato il suicidio, la mamma era piccolina bionda, anzi aveva i capelli gialli con due mollette appuntate sempre buffe, gli portava dei fogli ed i pennarelli, e cercava di farlo disegnare, ci guardavamo tanto, ci sono dei silenzi lì dentro... e poi lei mi ha detto "ma qui dentro non gli fanno fare nulla".
     
    No, nessuno faceva fare nulla a nessuno, nessuno si prendeva cura di nessuno, una sera mio papà aveva la febbre ed era sporco in disordine, ed io me lo sono preso e portato in bagno, dove c'erano anche gli altri uomini del reparto, e cercavo di lavarlo un po', mi sono fatta la doccia vestita per lavare lui, e nessuno mi ha aiutato... ero così stanca, non avevo più nemmeno timore degli altri pazienti che entravano e uscivano curiosi come i bambini... impari col tempo ad avere paura dei dottori, degli infermieri. Quella paura l'ho ingurgitata, ancora oggi ho più paura di chi mi dovrebbe proteggere...
     
    Tutti questi sono pensieri in libertà, scusa, ma leggendo la pagina di sabato [su "Milva canta Merini"] sono affiorati ancora una volta. E scrivo per dirti che è bello che se ne parli. Grazie Lucio.
     
    io mi trovo spesso a chiedermi, e se succede a me? mi può succedere? sono come lui? e se avessi un figlio? potrebbe accadere a lui? e ti spaventi se provi troppo amore, troppo odio, troppa rabbia, ogni volta che esci dal binario hai paura di somigliargli un po'... anche se la maggior parte delle persone "molto ordinate" sono i veri matti secondo me... "dai diamanti non nasce nulla dal letame nascono i fiori..." no? un abbraccio>>
    --
    [Nell'immagine: "Ophelia", di Millais]
    postato da: Lioa alle ore 04:53 | link | commenti (3)
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    martedì, ottobre 24, 2006

    BATTIG DEI FANCULO

    Neogenesis  

    Il viandante telematico che in questi giorni transitasse per la webzine di Giulio Mozzi (www.vibrissebollettino.net ) noterebbe al posto d'onore, ovvero in alto a destra, la copertina dell'ultima fatica letteraria di Simone Battig: "Neogenesis". 
     
    "Simone Battig... chi era costui?", si domanderebbe lì per lì. Poi la risposta emergerebbe - forse - da brume lontane: "Ma sì, certo, quello dei FANCULO!"
     
    Rapida ricerca in Google ed eccoli ancora croccanti, i suoi fanculo d'antan, all'interno di un "Messaggio gretto ma diretto del più grande scrittore italiano vivente" (Ricordo che Aldo Busi, nel suo piccolo, si piccava di proporsi come "il più grande scrittore mai apparso dopo Lawrence Sterne". Battig, evidentemente, se la tira di meno.).
    Vediamone qualcuno:

    ‘Fanculo agli editor che non sanno fare il loro lavoro, perché se lo sapessero fare si licenzierebbero.

    ‘Fanculo a Feltrinelli Editore che ti dice che accetta di leggere solo i libri richiesti ma non dice com’è possibile che richieda proprio il tuo se nemmeno vuole sapere chi sei e cosa hai scritto.

    ‘Fanculo a Einaudi Stile Libero (Roma) e Einaudi Coralli (Torino).

    ‘Fanculo agli agenti letterari.

    ‘Fanculo a Mondadori e a tutti quelli che ci pubblicano con la scusa che prima o poi non sarà più di Berlusconi e prima non lo era. Vale anche per la mancata rivolta contro Mussolini quando governava l’Italia e prima che ci portasse in guerra e alla vergogna delle leggi razziali?

    ‘Fanculo ai dibattiti letterari in Italia, quelli che li fanno non hanno neanche una vaga idea di ciò che vanno dicendo, fingono l’idea di loro stessi.

    […]

    ‘Fanculo a Giulio Mozzi che vuol far credere di essere uno scrittore e un “operatore culturale” e invece è solo un omino piccolo piccolo che vive chiuso nella sua stanzetta, o nella stanzetta che qualcuno gli paga in giro, o nella stanzetta della casa editrice o nella sua stanzetta blog virtuale, ‘fanculo a Mozzi che non ha una parola ma tante parole vuote.

    [Che Giulio Mozzi se lo sia messo in alto a destra proprio per dimostrargli di non essere poi così piccolo?:- ), N.d.R.]

    ‘Fanculo a Minimum Fax e ai pariolini di merda.

    ‘Fanculo a Fazi Editore e alle puttanate che pubblica.

    ‘Fanculo ad Adelphi che ha il coraggio di un coniglio bagnato.

    ‘Fanculo a Giuseppe Genna che sembra l’altra faccia del salotto letterario e invece scopri che è l’ultima porta a destra: il cesso che tutti usano.

    ‘Fanculo a Davide Bregola che per pubblicare un libro si è venduto un amico.

    ‘Fanculo ai giornalisti, ai critici letterari che vengono pagati per scrivere bene di qualcuno e non si sognano nemmeno di cercare loro indipendentemente i libri da promuovere.

    ‘Fanculo ai Covacich, agli Ammaniti, ai Paolo Nori, alle Isabella Santacroce, alle Simona Vinci, alle Melissa P., ‘fanculo ai Tiziano Scarpa, agli Aldo Nove, ai Piersandro Pallavicini, alle Sara Beltrame, alle Silvia Ballestra, alle signore Marchi (Adelphi), a tutti quelli così, intellettuali radical-chic dei miei coglioni che predicano bene e razzolano malissimo impegnati come sono a difendere le loro meschine posizioni di potere e vanagloria.

    ‘Fanculo alla Holden e ai suoi allievi. Che camminano sulle uova marce, hanno la puzza sotto il naso (ma non sentono la loro) e tutti insieme faticano a mettere insieme un cervello.

    ‘Fanculo a Baricco e a tutti gli scrittori copy che scrivono quello che la gente lobotomizzata si aspetta di leggere e non producono un solo lettore in più.

    ‘Fanculo alle presentazioni dei libri, alle interviste, ai reading, al Festival dei piccoli editori di Mantova, al Salone del libro di Torino, ai premi letterari, a tutti questi ritrovi per pecore che servono agli intellettuali di prima per baciarsi il culo a vicenda e mostrare le collane di ossa rotte che si sono fatti facendo lentamente a pezzi il “rompicoglioni” di turno che minacciava il pensiero unico e la loro vuota individualità.

    ‘Fanculo ai gettoni di presenza per comparire ovunque e dire stronzate a chiunque.

    ‘Fanculo a quelli che contemporaneamente scrivono libri, tengono corsi di scrittura creativa, scrivono per i giornali, scrivono sceneggiature, scrivono per il teatro, scrivono per la TV, scrivono il loro blog personale, scrivono per le riviste, organizzano presentazioni, organizzano festival letterari, fanno gli editor, scrivono sulle riviste on-line, ma dove lo trovate tutto questo tempo e chi cazzo credete di essere?

    ‘Fanculo alla lobby dei romani e dei milanesi.

    ‘Fanculo a quelli che vogliono leggere tutto quello che hai scritto, se lo fanno mandare (compresi i libri già pubblicati) e poi spariscono: non ti dicono “Che schifo di roba che scrivi”, non ti dicono “Non l’ho letto”, non ti dicono “Ho perso i manoscritti”. Semplicemente non ti dicono più niente.

    ‘Fanculo alle regole del mercato, tutte cazzate, vengono regolarmente accantonate ogni volta che c’è un nuovo cortigiano leccaculo “che non si può non pubblicare” perché prima o poi, per reggere il sistema, il leccaculo tornerà utile.

    ‘Fanculo alle parentele, ai fidanzati, agli amanti e agli amici di amici.

    ‘Fanculo ai cantanti che pubblicano libri, perché si fanno usare e invece di contribuire a creare nuovi spazi di pubblicazione contribuiscono a chiudere quei pochi che già ci sono.

    ‘Fanculo all’esterofilia del cazzo dei nostri editori che pubblicano qualsiasi cosa basta che si paghino cari i diritti d’autore ad un’altra casa editrice straniera (vedi regole del mercato).

    ‘Fanculo ai signori delle case editrici che si riempiono la bocca di Bukowski e l’alcolismo, di Lou Reed, di Burroughs e l’eroina, di Ellis e tutte le droghe del mondo etc..etc.. e se appena appena ti prendi una sbronza seria in loro compagnia o ti fumi una canna nel loro ufficio diventano di salgemma, si sentono a disagio e cominciano a guardarti come un eroinomane perso indegno di considerazione.

    ‘Fanculo alla lobby dei gay.

    ‘Fanculo ai giovani scrittori, marionette che non cagano neanche.

    ‘Fanculo alla maggioranza dei lettori, beoti!

    E alla fine ‘fanculo a te, Simone Battig, che credi ancora che tutto questo sia superabile.

    [Posted by giuliomozzi che precisò: "Ho rimosso un paragrafo su richiesta della persona interessata. gm, 1.6.04, h 21.21"]. 

    Ed ecco, invece, una precisazione di Battig:

    "Questa è la mia ruvida verità, per chi avesse il coraggio di prenderne coscienza. Le persone e le entità citate nominalmente sono citate in quanto specchio del mondo dell’editoria nostrana, simulacri del propagarsi dell’infezione che attecchisce sul “ruolo sociale” assuntosi e finisce per intaccare l’individuo e i suoi stessi valori. Per comporre questo distintivo atto di accusa, intenzionalmente grezzo e sgraziato, mi sono avvalso dell’accurata osservazione di atti pubblici corroborata dalla mie esperienze personali (fin qui relegate in spazi privati e bilaterali di confronto per un mio difetto di carattere) strettamente connesse alle accuse e ai simulacri ivi citati. Grazie a tutti, a chi ascolterà e a chi ha fornito il materiale."

    Ma torniamo a bomba.

    Il viandante che cliccasse sulla copertina di "Neogenesis" in vibrissebollettino.net, vedrebbe apparire il sito di barberaeditore:

    http://www.barberaeditore.it/collane/radiolondra/battig.html 

    in cui leggerebbe:

    "Neogenesis non è un libro, è il Libro dei Libri. È il romanzo che indirizza e forma la letteratura del nuovo millennio. Simone Battig non è uno scrittore. È la scrittura."

    E anche:

    "Una storia come non ne avete mai sentite raccontare. Una storia che contiene tutte le storie...  È la prima storia dimenticata e l’ultima storia ritrovata. È la malia della dualità piegata fino a spezzarsi, per oltrepassare il Tre, dove risiede il passaggio al divino. Neogenesis è il primo Libro Magico che compare in questo secolo, il libro che risale la nostra memoria individuale per unire tutte le memorie e dare inizio ad una Nuova Genesi." 

    Il mio sospetto è che a quel punto, al povero viandante, potrebbero sicuramente cominciare a girare le palle:- )
    postato da: Lioa alle ore 03:55 | link | commenti (6)
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    lunedì, ottobre 23, 2006

    NIVES DELLE NEVI

    --
    Venerdì sera ho conosciuto e toccato con mano (ehm... stretto la mano a) Nives Meroi, invitata qui a Venezia dalla sezione locale del Cai.
    "Chi è Nives Meroi?", si domanderà forse qualcuno dei "miei 25 lettori" (cfr. Manzoni).
    Semplice: la prima donna al mondo ad aver conquistato 9 Ottomila su 14, (per i non addetti ai lavori: le cime oltre gli 8000 m sono in tutto 14). Ma il progetto di Nives è di completare - appunto - la collezione.
    La serata, alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, era dedicata alla presentazione del video sulla conquista del Dhaulagiri. Titolo del video: 
    "NIENT'ALTRO CHE DEL BIANCO CUI BADARE" (da un verso di Rimbaud).
    -
    "L’’Himalaya", scrive Nives nel suo sito http://www.nives.alpinizem.net/ , "è la dimora delle nevi, fonte di vita e di conoscenza. Da sempre queste montagne remote sono state il simbolo dell’aspirazione umana al divino perché su quelle cime coperte di ghiacci e avvolte dalle nuvole, gli uomini hanno sognato di poter trovare quel che non c’era nelle pianure: una risposta alle naturali domande dell’esistenza. Il DHAULAGIRI - mt. 8167 - si presenta come un imponente massiccio emergente dai profondi solchi del Kali Gandaki e del Mayangdi Khola, due affluenti del fiume Gange che scorrono attraverso la parte centrale del Nepal. Il suo antico nome sanscrito significa 'Montagna Bianca' , nome dato dalla grande quantità di neve che ricopre la montagna fino alla sua sommità...
    -
    2005 – Dhaulagiri, mt. 8167.  Il 5 maggio 2005 Romano, Nives e Luca raggiungono la quota di 8157 metri salendo fino ad un’anticima della montagna, di 10 metri più bassa della cima principale. Ostacolati dalle proibitive condizioni atmosferiche, che per tutta la stagione pre-monsonica hanno imperversato sulla catena himalayana, i numerosi tentativi effettuati per superare i pochi passi mancanti sono restati vani.

    2006 – Dhaulagiri, m. 8167 

    Il 17 maggio, Romano e Nives riescono a percorrere quell’ ultima manciata di metri della cresta sommitale, dove l’anno precedente si erano dovuti fermare per la presenza di pericolose cornici di neve. Luca, che solamente due giorni prima della partenza per la cima si è ammalato, è purtroppo costretto a rinunciare alla salita.

    Di Nives Meroi si è occupato anche Erri De Luca qui:

    Sulla traccia di Nives
    -
    Recita la presentazione del libro:  "Nives Meroi è un'alpinista che ha cominciato una gara appassionante: in competizione con una spagnola, vorrebbe diventare la prima donna a conquistare tutti e quattordici gli Ottomila del mondo. Nives scala con suo marito e con un giovane fotografo, senza portatori d'alta quota, senza usare ossigeno. Il loro rapporto con la montagna è di assoluta purezza. Erri De Luca, anch'egli arrampicatore appassionato, è amico di Nives e la segue da tempo nelle sue imprese. Fin dove può. Sotto la tenda, durante una tempesta, Erri e Nives parlano. Della montagna, della sfida, della fatica, della vita."
    -
    Il Gazzettino di ieri riportava parte dell'intervista di Riccardo Petito.

    - Signora Meroi , lei è un esempio impossibile da emulare per un semplice appassionato di montagna.

    «Siamo solo due donne al mondo, io ed un'alpinista austriaca, ad aver scalato nove cime su quattordici, oltre gli ottomila metri. E solo dodici uomini le hanno scalate tutte. È vero che è un mondo maschile, ma noi donne compensiamo alcune differenze fisiche con la volontà. È stata la passione a spingermi a salire, ho iniziato a 17 anni, dapprima sulle montagne di casa vicino a Tarvisio. È ovvio che la mia vita dedicata all'allenamento e le salite senza ossigeno non sono alla portata di tutti, ma quel che vorrei trasmettere è l'amore per il viaggiare. I nostri reportage filmati non affrontano mai l'aspetto puramente tecnico, ma illustrativo».

    - Quanto conta l'alimentazione?

    «Non molto, io e mio marito portiamo ad alta quota parmigiano, prosciutto e torrone, non barrette alimentari... di plastica. Cibi sani aiutano a mantenere un buon umore, necessario per affrontare le fatiche».

    - Quanto ne risente il fisico di imprese di questo tipo?

    «Spesso ci segue mia sorella, studiosa di neuroscienze: ci "usa" come cavie. In pratica, osserva come la carenza di ossigeno ci ... rimbambisca. Ovviamente ogni fisico reagisce in modo diverso a situazioni estreme, e conoscere tali reazioni aiuta a calibrare meglio futuri allenamenti»."

    Anch'io, nel mio piccolo, ho posto una domanda a Nives, dopo la proiezione:

    "Nel filmato, a un certo punto, si accenna all'essenzialità dello zaino, da cui deve essere eliminato ogni inutile peso. E tuttavia si ribadisce che un posto per un libro, in cui immergersi nelle lunghe ore d'attesa allorché si resta imprigionati nella tenda se le avverse condizioni meteorologiche non consentono di proseguire, c'è sempre... Di solito a un lettore forte si chiede 'Se dovessi portarti un solo libro in un'isola deserta, che cosa ti porteresti?'. Ebbene, a te domando: 'Che tipo di libri tende a portare con sé chi è in partenza per un Ottomila?'"  

    Nives, forte lettrice, ha risposto che si porta di tutto: romanzi, saggi, poi ognuno presta il proprio libro agli altri e si crea una sorta di minibiblioteca circolante, che alla fine viene lasciata alla base a beneficio di chi sopraggiungerà.
    "È così bello leggere lassù, isolati dal resto del mondo, magari con quaranta gradi sottozero all'esterno della tenda!", mi ha assicurato con gli occhi sfavillanti.
     
    "Ahimè", avrei voluto ribattere, "sono sensazioni che ormai dovrò rimandare alla mia prossima vita, eventualmente":- )
    -
    (La foto di Nives Meroi è tratta dal suo sito)
    postato da: Lioa alle ore 06:35 | link | commenti (2)
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    sabato, ottobre 21, 2006

    LA GUERRA E' GUERRA PER TUTTI

    MADRID. La Lollo si risposa a 79 anni. E con un Don Nessuno più giovane di lei di ben 34 anni, il barcellonese Javier Rigau Rifols. Non solo: la love story segreta va avanti da 22 primavere. E’ davvero una «exclusiva mundial» la chicca che ha pubblicato ieri «Hola!», la bibbia rosa spagnola: copertina più nove pagine, con la coppia immortalata nella sfarzosa villa romana sull'Appia Antica che possiede Gina Lollobrigida. «Javier è appassionato come tutti gli spagnoli. E questo mi incanta», assicura l’attrice vestita con un abito rosso fuoco. E conferma Luisa Giusti, assistente italiana della Lollobrigida: «Presto ne saprete di più». (da La Stampa-web del 19-10-06).

    Non so per quale strana associazione d'idee, ma a me è tornata in mente la nota barzelletta sulla nonna che, di fronte al rischio di uno stupro di guerra e alle urla del nipote "Nooo! La nonna no! E' vecchia!!!", reagisce: "Zitto tu, la guerra è guerra per tutti!":- )

    [Nell'immagine la copertina di «Hola» che annuncia la notizia delle nozze fra Gina Lollobrigida e Javier Rigau Rifols]

    postato da: Lioa alle ore 06:48 | link | commenti (4)
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    venerdì, ottobre 20, 2006

    LUCA E LA BALENA (2)

    (Aldo Nove con Giulio Mozzi)
    -
    [PER LA PRIMA PARTE, SI VEDA IERI]
     
    LAURA
    -
    > Rispondo alla reductio ad cortilem del mondo con un invito al viaggio...
    > Là, tout n'est qu'ordre et beauté/Luxe, calme et volupté 
    -
    oh, non è un problema, sbattere baudelaire in faccia a nove, perché lui stesso si rifà a campana, che voglio dire, per un verso o per un altro, siamo nel campo del maledettismo e della visione. insomma la linea è quella (ci puoi mettere anche rimbaud), e di mezzo ci sono state le avanguardie. nove sarebbe un poeta puro ma, date le premesse storiche, non può che stare dalla parte dell'impuro.
    per farla breve, l'esperienza è autentica ma, per poterla dire, si dispone di un linguaggio alienato (con effetto straziante). poi lui è un moralista ottimista e romantico che pensa veramente che il soggetto preceda e determini l'oggetto (questo ti dovrebbe piacere di più).
    > Laggiù, dice baudelaire, "tutto parlerebbe in segreto all'anima la sua dolce lingua natìa" (traduzione di Attilio Bertolucci).
    - 
    Il trionfo dell'immediatezza, del significato primo. no, no, non è così. non c'è più la lingua natìa. noi si è parlati.e non serve neppure attraversare la sedimentazione delle lingue che ci hanno costituito, bensì riappropriarci - ricreandoli - quegli idiomi per il modo in cui la nascital'amorelamorte vi hanno preso corpo (lo spiegano molto bene meneghello per il dialetto e mari per la letteratura).
    -
    DANDY ROLL
    -
    nove e i suoi lettori appartengono a quella funesta genìa di adulti sempre intenti a concuocere l'immondo pastrocchio, che poi l'aeroplanino col cucchiaio, e aaaumm, uno a te ma - soprattutto - uno a me, e poi s'imboscano in cucina a leccare il pentolino. come trattare con questi impiastri, questi che la pappa è buona, mangia la pappa, buona la pappa? che opporre a costoro se non l'eroica inappetenza o il rigurgito? perché l'infanzia è davvero finita, nel senso di spacciata, quando non ci si difende più dagli adulti, cioè da se stessi, e ci si acconsente, si passa dalla propria parte, l'adulto leccone, il cuciniere lallatorio indefesso, il nemico numero uno. quella sua broscia con tutte le proteine e vitamine e tabelle semantiche del caso - e in questo ha perfettamente ragione - è destinata a lui medesimo. ;-)
    LAURA
    -
    > perché l’infanzia è davvero finita
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    sì, è la posizione agostiniana. et ecce infantia mea olim mortua est et ego vivo. be', io sono d'accordo. guarda caso, però, agostino ha scritto sulla propria infanzia alcuni dei capitoli più belli della storia della letteratura occidentale. la verità è bambina discola. l'ha detto althusser (in un raro giorno di umore nietzscheano, suppongo). (poi, scusa, ma frequenti adulti dai costumi alimentari di-se-du-ca-ti-vi).
    -
    DANDY ROLL
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    > agostino ha scritto sulla propria infanzia alcuni dei capitoli più belli  della storia della letteratura occidentale.
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    ma non è affatto strano. anzi, forse è lì che vengono fuori le belle pagine. alcune le tengo pure care, nonostante il tema non mi sia particolarmente congeniale. 'dolori precoci' di kis, per dirne uno, è un magnifico librino. ora mi viene in mente il racconto del pogrom: quasi una kermesse, se le determinazioni morali della folla non si trasmettessero ai corpi in un parossismo cinetico del quale il narratore è insieme macchia cieca e fedele, inopinato sismografo, e da questi alle cose improvvisamente sonore, corrusche di orrenda grandvilliana vitalità, e infine l'inerzia, che dissimula l'acquisito mana degli oggetti, e il laconismo loro da cui muove ogni perduta loquacità della storia, come la scatola di conserva che, reliquia del saccheggio, il bambino si ritrova in mano senza volere alla fine di tutto. scritta a grandi lettere rosse, vi si legge una sinistra sentenza oracolare: "spaghetti alla bolognese". bello il racconto e bello il libro ('giardino, cenere' è uguale).
    -
    > la verità è bambina discola. l'ha detto althusser (in un raro giorno di umore nietzscheano, suppongo).
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    il trucco è sempre quello: distanz!
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    > (poi, scusa, ma frequenti adulti dai costumi alimentari di-se-du-ca-ti-vi).
     
    no, dài. gli adulti sono infrequentabili a prescindere. ;)
    -
    LUCA
    -
    quanto di letterario percepiamo in un testo è nove volte su dieci un riflesso, un risultato in certa misura magico (inspiegabile) prodotto, che so, dall'accostamento inatteso di due termini, dal suono di una parola, da una scena che sa di deja vu. Queste risonanze che il testo produce non hanno generalmente nulla a che vedere con i significati espliciti o impliciti del testo medesimo. Quando leggo "mi ritrovai per una selva oscura" posso certamente capire cosa Dante sta dicendo in quel punto: se mi fermo al livello letterale, ad esempio, capisco che sta collocando l'azione nello spazio; se tento una lettura allegorica capisco che allude a un disagio esistenziale, e così via. Fatto sta che non sono questi significati a far scattare in me la molla del "fulmineo abbagliamento", ma piuttosto il suono della locuzione "selva oscura" e l'immagine che essa evoca. [Ecco, nella balena di Nove, che ormai va svanendo nei meandri del thread, mi mancano le "selve oscure", non scattano molle, non si verificano abbagliamenti e di conseguenza viene meno il desiderio di ragionare sui "significati" desumibili dal testo.] Ed è proprio quella che un testo "autenticamente" letterario è in grado di far risalire in superficie per un attimo, il più delle volte senza volerlo. È il rumore di fondo dell'esistenza, la lallazione eterna, il borborigmo universale che non ha parole per esprimersi, ma solo il riso e il pianto drammaticamente reali che si ritrovano sul volto di materialissime persone in carne ed ossa. La letteratura ha il potere enorme di evocare quel riso e quel pianto, di alludervi per vie misteriose, ma non ha mai avuto e forse mai avrà il potere di dirlo con chiarezza. E quel rumore di fondo è anche ciò che si perde quando dalla lettura impressionistica, che vive di riflessi subìti, si passa a quella intellettuale, che vive di riflessioni attive. Quell' "esperienza autentica" è davvero quanto di più refrattario alla parola si possa immaginare (e su questo mi pare di capire che siamo d'accordo)… [cut]… La parola "è" parola, e nient'altro. Questo da un punto di vista strettamente "letterario", o meglio ancora "lettoriale". Per quanto un lettore si sforzi di trovare altro nei libri, infatti, all'atto pratico non troverà che parole: schiere di sostantivi, aggettivi, verbi, congiunzioni e simili "cose". Ora, è possibilissimo che questi enti "vogliano" dire qualcosa, che davvero "desiderino" riferirsi ad altro, che so: il mondo, la realtà, la vita. Non metto in dubbio che ci provino, per carità, ma non sono sicuro che ci riescano. Non possedendo la certezza assoluta che le parole significhino qualcosa, non posso nemmeno escludere, allo stato attuale delle mie letture, che qualcosa "sia" dove la parola manca. (Alla faccia del poeta, naturalmente, il quale peraltro sa benissimo che la parola aspira sì al ruolo di "mondo" o di "tutto", ma con nessuna possibilità di successo (anche perché diventerebbe inutile nell'attimo stesso in cui dovesse riuscirci, e il poeta resterebbe disoccupato). Insomma, per star bassi, credo che qualcosina di indicibile, a 'sto mondo, ci sia per davvero. Per contro, ho riscontrato più volte la capacità delle parole di dire involontariamente cose condivisibili, anche se di per sé ineffabili. Questa sera, ad esempio, un bambino di cinque anni ha pronunciato il seguente "discorso": "Il più grande correpiano arriva ultimo". che non "significa" alcunché, però "dice".
    -
    LAURA
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    le parole son strane bestie che hanno vita propria ogni tanto c'è qualche accoppiamento giudizioso ne diamo atto alla mano che le ha vergate, ma fan tutto loro. non c'è modo di ragionare, gli dài il dito, ti prendono il braccio. oltre tutto sono anche perverse polimorfe... quindi dico rigare dritto e in silenzio :)
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    LUCA A LAURA
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    E qui - mi consenta esimia collega - innesto una risposta trasversale al Ciropizza, il quale difende il ruolo deittico (dimostrativo, indicativo) della parola, la quale quindi, in virtù di questa sua funzione - quella di mostrare, appunto - si ritroverebbe già piena del proprio significato nel momento esatto della sua enunciazione. Il malinteso, credo, nasce dal fatto che il Ciropizza estende la funzione deittica della parola al testo letterario, mentre esso testo, a mio umile parere, ne rifugge inorridito. Il testo letterario non "è" parola, ma "usa" la parola, e ne usa in quantità. Se è vero che "Cavallo" può designare il cavallo an sich, ciò non vale gia più per "Cavallo di Troia", che è già retorica, discorso, e quindi letteratura. Cosa mostra il testo "cavallo di Troia"? qual è la "cosa in sé" corrispondente? … [cut]... Quello che vorrei dire (sta a vedere che sto cercando di dire una cosa indicibile) è che secondo me esiste la concreta possibilità che anche un'esperienza teoricamente "dicibile" (quindi conoscibile e suffragabile), sia in realtà Inesprimibile. Esempio: qualunque persona alfabetizzata sa esprimere *a parole* la gioia provata in occasione di una nascita, o il dolore in occasione di una morte. Ma siamo sicuri che *quelle parole* coincidano con *quella gioia* o con *quel dolore*? Esiste davvero l'espressione verbale *perfetta* delle "cose"? E se non esistesse, come potremmo continuare a dire che le parole effettivamente "significano" qualcosa? Cosa significherebbero? la parte "dicibile" dell'esperienza (mondo, realtà, vita o che so io)? Ma allora sarebbero pure e semplici tautologie, e non significherebbero altro che sé medesime, no?
    -
    LAURA

    [cut]... per finire con i cruciverbi, sai qual era la definizione preferita di perec? la devo scrivere in francese perché altrimenti è incomprensibile : "faire du neuf avec du vieux" (11 lettere) che, volendo, si può applicare alla letteratura. (non ti dò la soluzione, tiè).

    PECUCHETTA

    "faire du neuf avec du vieux" (11 lettere) 

    Oh, Laura, fantastica! Se Paolo la sa gli pago una cena. :)

    PAOLO BENEFORTI

    > Oh, Laura, fantastica! Se Paolo la sa gli pago una cena.

    nonagénaire.
    dove andiamo?

    DANDY ROLL

     > "faire du neuf avec du vieux" (11 lettere)

    fécondation

    (io però non c'entro, eh. la frase che hai trascritto in francese è il problema che si presenterà ad aldo nove quando, sbarazzatosi a fatica dell'omino della bialetti, cercherà infine di riprodursi. :P)

    PAOLO BENEFORTI

    la lettura mi evoca/risuscita un'esperienza aut. di quelle *comuni al genere umano*? in tal caso ok, bene, niente da dire. ma mica ci sono solo quelle cose lì, dentro un singolo lettore. ci sono pure le "corde" sue particulari e individuali; e a volte risuscitano anche quelle. ma in tal caso lo scrittore e l'opera ne sono causa fortuita. naturalmente si può allargare il "comuni al genere umano" fino a "culturalmente condivise"; e anzi, gli scrittori pescano in genere più in quella provincia condivisa culturalmente, più che nei grandi temi scritti nel DNA (a meno che non siano degli Shakespeare, quegli scrittori). ma la possibilità di ricondurre l'effetto evocativo di una lettura al valore dello scritto resta sempre circoscritta a quell'àmbito di cose condivise. se si va fuori da quelle (ed è possibile), lo scrittore non ha alcun merito (così come non ne ha l'autore di un cruciverba se io lo leggo fruttuosamente come un'opera letteraria)...[cut] indi non si può dire che è un bravo autore. al massimo che ha molto culo. e mi sto ripetendo: "non c'è niente di male nel sopravvalutare un autore che ci innesca belle cose. basta esserne consapevoli e, nel parlarne, dichiararlo... esiste la naïveté. un autore può scrivere cose culturalmente condivise senza saperlo. è evidente. ma il punto resta se scrive cose cult. cond., o parla delle sue pippe, o parla di cose che per un certo particolare lettore sono significative ma non sono cult. cond."  

    LAURA

    > parla delle sue pippe

    le quali mi paiono la cosa culturalmente più condivisa del mondo da occidente a oriente, da nord a sud (penso, eh).

    che ha molto culo

    certo. anche questo ci vuole. per essere letto, per essere pubblicato, per essere capito. tutta la storia della letteratura è piena di questi colpi di fortuna... la politica editoriale, specie in una piccola media casa editrice, consiste in un tizio che legge dei manoscritti e dice : questo mi piace, questo no, e se hai criteri di bellezza, mettiti in contatto (anche con case editrici medio-alto-galattiche), hai fatto fortuna... [cut]... sull'intenzionalità dell'atto estetico, non mi risulta essa sia sempre determinante (è una cosa su cui hanno lavorato fino allo sfinimento le avanguardie storiche. e vabbene). nel caso di nove, c'è. (basta leggere cos'ha scritto altrove)... un'opera mediocre può casualmente sembrare bellissima a un lettore? sì. non meno accattivante da analizzare per questo. ma che importa di chi sia il merito? (io ci stiro con il merito. anche con stira e ammira, ma meno).

    > shakespeare

    trovo sia più interessante rischiare sulla contemporaneità. qui, almeno. per la divisione che fai tu. prendi una casa editrice come fernandel. l'intento dichiarato è quello di pubblicare scrittori che condividono una provincia (a volte intesa proprio geograficamente) culturale (quella della generazione dei 25-35enni), e infatti buona parte della sua produzione è di questo tipo e a volte di qualità. ma ha pubblicato anche nori, che certamente rientra in quei criteri, però "intende" anche "pescare nei grandi temi del dna", e, cosa più importante, ci riesce.

    SERGIO GARUFI

    > la politica editoriale, specie in una piccola media casa editrice,  consiste in un tizio che legge dei manoscritti e dice : questo mi piace, questo no, e se hai criteri di bellezza, mettiti in contatto (anche con case editrici medio-alto-galattiche), hai fatto fortuna.

    lui e tassinari son così, gli piaccion le coordinate e le ascisse, le bilance, i misurini, i pesi, i calibri, tanto che quando ci discuti non sai mai se ti trovi al mercato ortofrutticolo o a una lezione di fisica (un corpo immerso in una lettura subisce una spunto...); e nonostante ciò ti sfianchi nel cercare di spiegargli l'ovvio; cioè che non c'è modo di stabilire matematicamente il valore del fatto estetico, e che l'unica oggettività possibile è quella intersoggettiva, basata sull'autorevolezza dell'estensore; che poi non è altro che il discorso sul canone che faceva steiner e che suscitò l'ilarità (inconsapevolmente comica) di luca.

    PAOLO BENEFORTI

    > la politica editoriale, specie in una piccola media casa editrice, consiste in un tizio che legge dei manoscritti e dice : questo mi piace, questo no

    mavalà. il tizio dice "questo lo vendiamo, questo no". almeno quando applica la politica editoriale.

    > e se hai criteri di bellezza, mettiti in contatto (anche con case editrici medio-alto-galattiche), hai fatto fortuna.

    ho criteri di bellezza e so bene (come chiunque) che le case editrici non se ne farebbero niente.

    postato da: Lioa alle ore 06:30 | link | commenti (4)
    categorie:
    giovedì, ottobre 19, 2006

    LUCA E LA BALENA (1)

     
     
    LUCA TASSINARI:
    -
    “Letto l'ultimo di nove. 'na palla... ”
    -
    PAOLO BENEFORTI
    io non l'ho letto e mi pare una palla uguale, guarda un po'.
    -
    LUCA
    -
    La più grande balena morta della lombardia sembrerebbe avere qualche attinenza con Mi ricordo di Matteo B .Bianchi, di cui parlasti estesamente qualche tempo fa: ricostruzione di luoghi e fatti che la memoria tende a smarrire, se qualcuno non si prende la briga di fissarli su carta. Del Nove in questione salvo il notevole lavoro di creazione di una lingua infantile adatta al personaggio-narratore bambino. Quanto ai contenuti, ahimè, confermo l'effetto sonno, compensato solo in piccola parte dal piacere di trovare tracce di ricordi che appartengono anche alla mia generazione.
    LAURA
    - 
    allora, prima, piccolo test. ti piacciono:

    1. pel di carota (jules renard)
    2. la scoperta dell'alfabeto (luigi malerba)
    3. libera nos a malo (luigi meneghello)
    4. io non ho paura (niccolò ammaniti)
    5. la settimana bianca (emmanuel carrère)
     
    se hai risposto almeno tre sì, devi spiegarmi tu perché non ti è piaciuto l'ultimo libro di nove.
    -
    LUCA
    -
    T'è dunque sfuggito il tipico costrutto deittico noviano? Pensa che è la sola cosa che mi è piaciuta di 'sta palla di revival tardoinfantile. Ciao
    - 
    LAURA
    -
    > Quanto ai contenuti, ahimè, confermo l'effetto sonno, compensato solo in piccola parte dal piacere di trovare tracce di ricordi che appartengono anche alla mia generazione.
    -
    ah, ma allora sei un insensibile! aspetta che indosso le maiuscole. Salvando "il notevole lavoro di creazione di una lingua infantile", salvi tutto. Perché non è solo lingua, è pensiero. E l'infanzia, qui, non è tema, è centro di una riflessione poetica. Il problema, con Nove, è che viene frainteso. Per esempio, le sue storie "cannibalesche", in Superwoobinda o in Puerto Plaza Market, sono state lette, dai numerosi fan, al primo grado.Quando i personaggi erano palesemente sfigati (uomini e donne di mezz'età, analfabeti delinquenti da centro commerciale, paninari rincoglioniti), venivano presi sul ridere (come fossero varianti di personaggi alla Culicchia o Benni). Altrimenti, addirittura, c'era chi si riconosceva nell'esaltazione iperbolica del ggiovane sopra le righe. In Superwoobinda c'è un testo straordinario su Marta Russo. Che però di Marta Russo non spiega niente. È Marta Russo che dice quello che è stato fatto di lei per noi. E la pietà nasce (perché in Nove c'è un furore sentimentale, selvaggio, che mai, e ancora mai, si espliciterà nel "deittico", per l'appunto - e per deittico, intendo l'autore che ti prende per mano e ti mostra pazientemente le pieghe psicologiche delle sue storie, ti illustra quello che devi sentire e pensare -, ma solo nel "mimetico", nel ricreare il sentire, le condizioni nelle quali esso si crea). Anzi diventa una vera e propria passione (in senso medievale), quella di una voce che dice io sono tutto questo per voi, cioè non sono nulla. Eppure sono morta. È la voce di una solitudine ontologica, di un corpo che è stato spogliato di tutto, e che non possiede neanche più la dignità del proprio annientamento e dell'anonimato universale. L'accessoriato epocale (gli oggetti degli anni Settanta) non è mai né decorativo, né nostalgico. Sono le marche, è la merce, il sogno della merce, che nel bambino è soprattutto sogno, e entra potentemente nel suo sistema fantasmatico. Che è sempre lo stesso, no? L'Edipo, il trauma, la paura, la dipendenza, la crudeltà, chessò. Il problema è: che forme prendono di volta in volta? e come muta antropologicamente l'uomo, e il suo cuore, e il suo corpo. Il dettato apparentemente semplice di Nove, poi, è frutto di sapienza, e anche di grazia (quella di quasi un ventennio di esercizio poetico). Chi non capisce Nove, non lo capisce perché:
    1. capisce poco in generale.
    2. rimuove, e sente disagio quando gli viene ricordato il percome e il perché si è costituito da soggetto.
    3. pensa che la cultura e l'arte siano fatti di grandi sentimenti e di paroloni.
    Luca Tassinari, ti metterei nella seconda categoria :-)
    (smentiscimi, eh).
    - 
    LUCA A LAURA
    -
    > Il problema, con Nove, è che viene frainteso.
    -Temo che questo, più che un problema, sia una caratteristica essenziale di tutta la letteratura, che è una cosa fatta di parole, e le parole sembrano fatte apposta per essere fraintese, dato che nascondono molto più di quello che rivelano. Nove, se davvero viene frainteso, dovrebbe esserne felice.  
    > L'Edipo, il trauma, la paura, la dipendenza, la crudeltà, chessò. Il problema è : che forme prendono di volta in volta? e come muta antropologicamente l'uomo, e il suo cuore, e il suo corpo.
    Qui mi ricordi un po' Genna (absit iniuria) quando deduce un intero sistema filosofico da un frammento di testo. Guarda tu stessa cosa riesce a ricavare da un innocente bambino che fa la cacca:
    http://www.miserabili.com/archives/014573.html (terzo capoverso). Celie a parte, il succo della questione è che se per leggere Nove devo dispormi a convertire ogni frammento in significati secondi, terzi o quarti, allora preferisco di no, e leggendo mi addormento. Mi manca il significato primo, quello al quale è bene non fermarsi, certo, ma che mi è indispensabile per leggere qualsiasi libro: se il testo "così com'è" non va in risonanza con qualche mia corda... mi addormento.
     
    >Il dettato apparentemente semplice di Nove, poi, è frutto di sapienza, e anche di grazia (quella di quasi un ventennio di esercizio poetico).
    Infatti, dicevo, lavoro linguistico più che apprezzabile.
    -
    > Luca Tassinari, ti metterei nella seconda categoria :-)
    Preferirei la prima. "Capire" cosa ha in mente un autore quando scrive le sue cose è davvero l'ultimo dei miei problemi. Se il testo riesce a dire qualcosa *a me*, bene, altrimenti...
    -
    LAURA A LUCA
    -
    > Nove, se davvero viene frainteso, dovrebbe esserne felice.
    gongola di sicuro :)
     
    >  mi ricordi un po' Genna (absit iniuria) quando deduce un intero sistema filosofico da un frammento di testo. Guarda tu stessa cosa riesce a ricavare da un innocente bambino che fa la cacca...
    uh, sì, l'avevo già letta. poteva farla più semplice. credo che abbia voluto contrapporre alla facilità del testo un'analisi iperbolicamente intellettuale per farne risaltare la dimensione.
     
    > Mi manca il significato primo, quello al quale è bene non fermarsi, certo, ma che mi è indispensabile per leggere qualsiasi libro: se il testo "così com'è" non va in risonanza con qualche mia corda... mi addormento.
    sì, molto giusto, e quello che non capisco, viste le premesse, è perché il testo così com'è non "va in risonanza". che cosa ti aspettavi? un romanzo e una raccolta leggera, divertente, giovanilista? invece c'è un testo insieme trasparente e enigmatico. il brano intitolato "Grande religione d'Occidente", (lo incollo qua sotto, è chiaro che si tratta di poesia in prosa) racconta come per un bambino il cortile sia l'universo mondo (e viceversa come l'universo mondo si riassuma in un cortile) ma anche perché, credente o meno, un italiano porti iscritta nella carne la religione cattolica.
     
    Grande religione occidentale
    Nel cortile che porta alla parte nuova della chiesa di Santo Stefano c'è il miglior odore d'incenso dell'Occidente. Tutti quelli che ci passano dopo avere ascoltato Lucio Battisti, quando gli adulti fumano tante sigarette al bar, sentono quell'odore e si fermano. Nessun rumore arriva più, prima delle campane e della messa c'è silenzio. Il silenzio si ingrandisce, è pieno come un uovo della storia di Gesù Cristo, il sole, è rosso. Dal rosso del sole escono tutti i giorni che devono ancora arrivare, e poi la morte, e i giorni che devono arrivare dopo la morte, se devono arrivare, come un'esplosione di pianeti, quando suonano le campane, e quello che le nuvole portano via. Le nuvole portano via tutto, c'è un pettirosso, io ho un fazzoletto che mi ha regalato mia nonna, passo veloce pensando alle cose normali.”
    (Aldo Nove, "La più grande balena morta della Lombardia", Torino, Einaudi, 2004, p. 182)
    -
    La chiesa, si sa, è monumento della geografia insieme celeste e terrena. E la sua piazza, il luogo liminare dove sacro e profano si mescolano. Il fumo è quello delle sigarette al bar e dell'incenso, il rumore è la canzone di battisti e quello delle campane, il silenzio è quello della chiesa e degli spazi infiniti (per dirla con pascal - infatti, in pascal, trovo ogni tanto un tono da enfant prodige imbronciato). (l'espressione comune "pieno come un uovo" viene interpretata alla lettera dal bambino e ne discende una visione cosmologica: il rosso dell'uovo, il sole, l'essere protetti, inclusi, compresi. ma, poi, l'uovo si rompe). l'ultimo paragrafo sembra quasi gozzaniano, ma è bellissima la chiusa (aldo nove ha il genio delle chiuse piatte, così piatte da risultare sghembe, spiazzanti e perfette). il breve momento di estasi quotidiana si dissipa, anzi il bambino non ci pensava, solo il suo corpo l'ha assorbito. se viene usata la paratassi (eh già...), è quella del bambino, che appiccicando le cose in coda una all'altra, ne trae una causalità meravigliosa (nel senso etimologico: inquietante e stupenda).
    -
    CIROPIZZA
    -
    > Mi manca il significato primo, quello al quale è bene non fermarsi, certo, ma che mi è idispensabile per leggere qualsiasi libro: se il testo "così com'è" non va in risonanza con qualche mia corda... mi addormento.
     
    però credo, non so tu, che ai terzi o quarti significati ci si arriva per la via dritta, che la rifai alla fine tornando indré passo passo per dire, ohé, ci sono arrivato passando per qui, qui e qui. - insomma, in risonanza ci vai per i quarti significati, mica per il primo. o magari funzioni a gettoni, tu, e ogni sorriso ti esce a mo' di palline del distributore. [c'è da infilarlo in un racconto, il rumore che fa quel distributore: sotto casa ce n'è uno con i portachiavi di winnie pooh nelle tutine di gomma che sto spendendo un euro al giorno finché non mi esce l'asino, ma oh, non mi esce. mai. ed anche il rumore delle palline, specie che per aprirle le infili in bocca e ti otturano la cavità orale: escono di quei guh-guh, santapolenta.]
    -
    LUCA A CIROPIZZA
    -
    'spetta, che ti spiego.
    Hai presente quando leggi un libro e a un certo punto hai come l'impressione che nella tua cameretta c'è qualcuno che ti sta dicendo una cosa molto bella? Non è che hai "capito" esattamente cos'ha detto, però pensi "sòrbole, quanto ha ragione!" e nella tua testa si formano pensieri molto gratificanti che ti fanno sentire già un po' più grande. Non che tu "capisca" esattamente i tuoi pensieri, però alla fine dici "che cosa meravigliosa!" e ti sembra di aver imparato una cosa nuova. Quella cosa lì, quella molto bella che ti è sembrato che nella tua cameretta ci fosse qualcuno che la diceva, se non c'è, mi viene sonno. L'ho chiamato significato primo, ma non mi offendo se qualcuno mi spiega che è un po' più giù in classifica. Passano gli anni, vai all'università, e lì ci trovi Guido Guglielmi che ti fa:
    «È vero che quando leggi un testo ti poni in una disposizione ricettiva, ma solo se cerchi di capirlo giungi a goderlo. La ricezione è importante quando diventa produttiva, cioè produce la critica. Anche il produttore, il poeta, è d'altra parte ricettivo.»
    «Il fatto è che la produzione è ricettiva e la ricezione è produttiva: non ci si può fermare all'uso impressionistico del testo. Cominci a capire in profondità quando cominci a riflettere, a mettere in gioco le tue  categorie culturali.»
    «Si può leggere un testo, come spesso ci accade, per puro intrattenimento: ma se lo riapriamo, comincia il pensiero, comincia la critica: e tutto questo non è più ricezione.»
    "Ma come cazzo parli, Guglielmi?" - pensi nel tuo stile giovanilistico cannibalesco anni ottanta - però non sai dargli torto, a Guglielmi, anche se parla strano. Ripensi a te che leggevi nella tua cameretta e a un certo punto avevi avuto l'impressione (sì, proprio *impressione*) che c'era uno lì con te che ti diceva delle cose importanti, e capisci cos'ha in mente Guido Guglielmi quando parla di uso *impressionistico* del testo. Allora riapri quel libro, e da lì comincia il pensiero, ma tu sai benissimo che se hai sentito il desiderio di riaprirlo e di rifletterci un po' su è proprio per via di quell'impressione che hai provato quando ancora non "capivi". Adesso che te l'ho spiegato, hai "capito"?
     
    LUCA A LAURA
    -
    > uh, sì, l'avevo già letta. poteva farla più semplice. credo che abbia voluto contrapporre alla facilità del testo un'analisi iperbolicamente intellettuale per farne risaltare la dimensione.
     
    Ehm, propendo per la tipica deriva logorroica di Genna, l'ente più immune al senso del ridicolo che la rete abbia mai prodotto (apposta ho messo l'absit iniuria). Comunque la questione dell'analisi intellettuale c'entra: come dicevo al Ciropizza in altro post, nella mia prassi lettoriale l'intelletto (la riflessione, il pensiero) entra in gioco in seconda battuta, se e solo se preceduto da impressioni emotive. Mi pare peraltro che questa cronologia sia presente in gran parte dell'esperienza: non si sarebbe formato il concetto di "contundenza", ad esempio, se nessun essere umano avesse mai ricevuto una botta in testa.
    -
    > che cosa ti aspettavi? un romanzo e una raccolta leggera, divertente, giovanilista? invece c'è un testo insieme trasparente e enigmatico.
    Non mi aspettavo alcunché. Non conoscevo Nove prima di leggere questa sua balena, quindi non avevo pregiudizi specifici su di lui. È vero però che il lettore non è quasi mai libero da pregiudizi generali, quelli che per sottrarsi alla meritatissima accusa di intolleranza esso lettore chiama "gusti", aggiungendo sprezzantemente che di loro non est disputandum. Fra i miei gusti c'è la richiesta prepotente della storia, quella che un tuo compaesano illustre chiama diegesi. Il Nove della balena rinuncia alla storia per disperdere il suo talento narrativo, che pure non manca, in decine di frammenti "esemplari", ciascuno dei quali richiede un procedimento di interpretazione a lui dedicato (e indipendente dall'interpretazione del "tutto"). Riconosco naturalmente a Nove il diritto di scrivere quello che vuole come vuole, ma riservo a me medesimo quello di annoiarmi.
    -
    > il brano intitolato "Grande religione d'Occidente
    Troppo, troppo intelletto! (con faccine a profusione, neh!). Rispondo alla reductio ad cortilem del mondo con un invito al viaggio (al viaggio lettoriale nel mare magnum librorum, va da sé). Gioco sporco, è vero, perché sbattere Baudelaire in faccia a Nove o a chiunque altro è quanto di meno politically correct un gentiluomo possa escogitare. Uso la sua e tua lingua madre (che, me tapino!, posso solo orecchiare), in segno di profondo rispetto per la tua appassionata difesa dei significati ultimi della prosa poetica noviana. Laggiù, dice Baudelaire, "tutto parlerebbe in segreto all'anima la sua dolce lingua natìa" (traduzione di Attilio Bertolucci). Il trionfo dell'immediatezza, del significato primo.
    -
    /L'Invitation au voyage/
    -
       Mon enfant, ma soeur,
       Songe à la douceur
    D'aller là-bas vivre ensemble !
       
    Aimer à loisir,
       Aimer et mourir
    Au pays qui te ressemble !
       Les soleils mouillés
       De ces ciels brouillés
    Pour mon esprit ont les charmes
       Si mystérieux
       De tes traîtres yeux,
    Brillant à travers leurs larmes
    Là, tout n'est qu'ordre et beauté,
    Luxe, calme et volupté.
       Des meubles luisants,
       Polis par les ans,
    Décoreraient notre chambre ;
       Les plus rares fleurs
       Mêlant leurs odeurs
    Aux vagues senteurs de l'ambre,
       Les riches plafonds,
       Les miroirs profonds,
    La splendeur orientale,
       Tout y parlerait
       À l'âme en secret
    Sa douce langue natale.
    Là, tout n'est qu'ordre et beauté,
    Luxe, calme et volupté.
       Vois sur ces canaux
       Dormir ces vaisseaux
    Dont l'humeur est vagabonde;
       C'est pour assouvir
       Ton moindre désir
    Qu'ils viennent du bout du monde.
       - Les soleils couchants
       Revêtent les champs,
    Les canaux, la ville entière,
       D'hyacinthe et d'or;
       Le monde s'endort
    Dans une chaude lumière.
    Là, tout n'est qu'ordre et beauté,
    Luxe, calme et volupté.
    Ciao
    (CONTINUA)
    -
    (Da it.cultura.libri di meroledì 14 Aprile 2004)
    postato da: Lioa alle ore 05:50 | link | commenti (11)
    categorie:
    mercoledì, ottobre 18, 2006

    VETRINETTA E' LA MORTE SUA?

    CUBANO
    - 
    ho parecchi libri che naturalmente mi s'impolverano.Qual è il miglior sistema per spolverarli? un panno seta, cotone, lana, umido, un pennello? grazie
    (Gio 8 Apr 2004 12:54 in it.cultura.libri )
     
    GIOVANNI TISO
    -
    Questa è la domanda più bella che abbia mai visto fare su questo ennegì. S'impone il sondaggio. Chiamate Agaito che ci fa la tabella: io segno subito un punto a favore del piumino. (Provato col cento gradi, un disastro). ... e sono tanto invidioso di quelli con le vetrinette. Vetrinetta è la morte sua. Avendoci i soldi e l'arredamento in stile.
    -

    LUCA TASSINARI

    Benno dell'Ikea, a trenta euro il pezzo. Quella è la morte sua, anche se quegli stolti svedesi lo vendono come porta-Cd.

    CUBANO

    forse ho sbagliato ng ma sempre di libri si tratta. però forse il piumino no, perchè la polvere vola e si rideposita; se hai una libreria guardaci bene e di polvere ne troverai tanta. se uso un panno umido potrebbe poi formarsi muffa, forse il miglior modo è un panno che raccolga la polvere ma non so di che materiale. hasta luego

    SEVERINO

    > se uso un panno umido potrebbe poi formarsi muffa

    umido, strizzatissimo, settimanalmente. è una corvée, ma dovuta. la vetrina di tiso è una boutade - chimera!, delirio di grandezza!

    FRANCESCO GIANNICI

    > umido, strizzatissimo, settimanalmente.

    Strizzatissimo quanto vuoi, ma sempre umido è. E a lungo andare?Autodeterminazione dei popoli. Autopulizia dei volumi. Se sono fetenti, si uccideranno da sé.

    ("Consala como vuoi, sempre cucuzza è")

    SEVERINO

    > Strizzatissimo quanto vuoi, ma sempre umido è. E a lungo andare?

    non ci sono eredi.

    [i libri che erediterò io (secundum ordinem), trattati alla stessa stregua, godono ottima salute. virtù anche d'alcol - s'intende - sapientemente strofinato su aree patinate, plastificate o idoneamente incartacee]

    [ma poi, tanto, quelli se li vende in blocco mio cognato]

    [i miei no. li suicido con me]

    > Autodeterminazione dei popoli.

    liberi e-lettori in libere e-brezze.

    > Autopulizia dei volumi.

    ma tu credi daddovero nei forni-gatto, quei che si leccano da sé?

    > Se sono fetenti, si uccideranno da sé.

    ottimismo trascendentale. oltranzismo provvidenziale. introdurrei una categoria dello spirito apposita: la 'gianniciata'. 

    PECUCHETTA

    Per spolverarli io passo straccetto in microfibra appena umida sui dorsi - per pulizia sommaria; aspirapolvere con accessorio s/m (striglia/molcisci) uno per uno - per  pulizie profonde, ma capita che la faccenda duri due-tre giorni, essendo che apro un libro ogni quattro e mifermo a leggere in piedi su una sedia, con asta dell'aspirapolvere in mano. Immemore.

    MARIA STROFA

    > (Tisetto)... e sono tanto invidioso di quelli con le vetrinette. Vetrinetta è la morte sua. Avendoci i soldi e l'arredamento in stile.

    > (Gonnellone diabolico) > passo straccetto in microfibra appena umida

    [Questi due sono pazzi. Vetrinetta per i libri? Ma non lo sanno che può formarsi la condensa in particolari condizioni atmosferiche? Non sanno che l'umidità rovina i libri molto più di un salutare strato di polvere che li isola? Ma nella libreria a vetri hanno un termostato per regolare la temperatura? Ma sanno che bisogna cambiare spesso l'aria dentro i vetri? Ma d'ando cazzo spuntano 'sti due?]

    PECUCHETTA

    > [Questi due sono pazzi. Vetrinetta per i libri? Ma non lo sanno che può formarsi la condensa in particolari condizioni atmosferiche?]

    La casa è riscaldata e antisismica.

    > Non sanno che l'umidità rovina i libri molto più di un salutare strato di polvere che li isola?

    E' vero, ma ci sono anche simpatici cosini -da mettere dentro- che assorbono l'umidità e profumano, financo.
    > Ma nella libreria a vetri hanno un termostato per regolare la temperatura? Ma sanno che bisogna cambiare spesso l'aria dentro i vetri?
    Lei è come il mio libraio che dice che i libri sono come le piante, si fanno la loro vita, ma ci devi star dietro. A prop, il libraio dice che di Rulfo-oltre ai due romanzi c'era una raccolta di racconti, del '79, di una casa editrice piccina che ora non ricordo (abbastanza sconosciuta), ma non seppe dirmi altro.
    GIOVANNI TISO

    > Ma d'ando cazzo spuntano 'sti due?]

    Orsù, secondo te se ci ho soldi per la vetrinetta non aggiungo due lire per
    l'igrometro? Ammesso che non ne abbia rubato uno a Brera, che con tutto che
    tengono un custode per stanza è talmente imbesuito dalla noia di vivere che te lo porti via come niente (l'igrometro, non il custode) facendolo su in un Piero della Francesca.
    -
    MARIA STROFA
    -
    > Non sanno che l'umidità rovina i libri molto più di un salutare strato di polvere che li isola?
    >E' vero, ma ci sono anche simpatici cosini - da mettere dentro - che assorbono l'umidità e profumano, financo.
    -
    Ma lei è pazza, no, adesso non lo dico per scherzare. Lei è pazza! Ecchecazzo? Cosini per profumare i libri? Ma d'ando cazzo spunta 'sta qui? Ma lei non si fa le strisciate di cocacellulosa? Non apre il libro e, avvicinandolo al viso, aspira profondamente il profumo della carta mentre la pagina sinistra e destra le accarezzano le rispettive guance? Cosini per profumare il libro? Ma io mando a caga' il mi' babbo severino e mi faccio adottare da Mastro Giannici! Cosini per profumare i libri? Profumarli? Toglierne il profumo naturale? Ma d'anzo cazzo spunta 'sta qui?
    -
    PECUCHETTA
    -
    > Ecchecazzo? Cosini per profumare i libri?
    -
    Non profumano i libri, no. Si calmi. Mi guardi, ascolti. Anche io mi faccio dell'odore della carta e pure al tatto ho qualche estasi. I cosini che dico io, santocielo, tolgono l'odore di umidità-muffa, e non aggiungono nessuna 'profumazione artificiale' ai libri. Oh. Sono perfino allergica, io, ai profumi, capirà. non me li metto addosso, vado a metterli ai libri?!
    -
    > Non apre il libro e, avvicinandolo al viso, aspira profondamente il profumo della carta mentre la pagina sinistra e destra le accarezzano le rispettive guance?
    - 
    Eccome: annuso, annuso, accarezzo, accarezzo. E se becco l'odore giusto mi innamoro. Mi hanno messo da parte un Lermontov con queste parole 'puzza così tanto che te lo puoi prendere solo tu'.
    -
    MARIA STROFA
    -
    > I cosini che dico io, santocielo, tolgono l'odore di umidità-muffa, e non aggiungono nessuna 'profumazione artificiale' ai libri.
    -
    Aveva detto 'cosini per PROFUMARE i libri'. Hanno letto tutti. Tutti! 'desso quando arriva severino mi sente, oh, se mi sente! Tutti hanno letto: 'cosini per profumare i libri'. Tutti hanno letto. Tutti.
    -
    > io, santocielo, tolgono l'odore di umidità-muffa
    -
    Cazzo, questa non l'avevo letta. TOLGONO ODORE DI UMIDITA'-MUFFA? Ma ci sono profumi di cellulotica antiquaria che non vanno corretti da gadget artificiali, consumistici e a la page o a la pagina. E che odore restituiscono mai, dopo avere tolto l'odore di umidità-muffa consolidatosi nel Tempo? Ma lo senti? Lo senti che il gonnellone diabolico mette la soletta Divor Odor nei libri? Ma no, no, no. No! No! No! No! No! Adesso mi dica pure che d'estate le sudano le mani e non usa i guantichirurgici! Lei lo sa che d'estate si usano i guanti chirurgici per leggere soprattutto i libri con sovracopertina porosa? LO SA O NO? Eh?
    -
    PECUCHETTA
    -
    > Adesso mi dica pure che d'estate le sudano le mani e non usa i guanti chirurgici!
    -
    E lei la mette la cuffietta per contenere le gocce di sudore che potrebbero cadere dalla fronte? Potrebbero, sì o no, se la lettura è coinvolgente? E
    appoggia il libro sul telo verde? Lei lo contamina con l'ambiente circostante, sconsiderata!
    -
    MARIA STROFA
    -
    > E lei la mette la cuffietta per contenere le gocce di sudore che potrebbero
    cadere dalla fronte? Potrebbero, sì o no, se la lettura è coinvolgente?
    -
    La cuffietta la metta lei: io son donna e non sudo dalla fronte.
    -
    > E appoggia il libro sul telo verde?
    -
    Telo verde? [Ma che cosa fa 'sta qui coi libri? Ci gioca a domino?]
    -
    > Lei lo contamina con l'ambiente circostante, sconsiderata!
    -
    Lei perde il sonno quando un suo prezioso henry james cade e PAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAM le si incagna uno spigolo? Lo perde il sonno sì o no? Eh?
    -
    SEVERINO
    -
    > La cuffietta la metta lei: io son donna e non sudo dalla fronte.
    - 
    cfr. 'sebben che siamo donneee paura non abbiamooo...' 
    -
    >Telo verde? [Ma che cosa fa 'sta qui coi libri? Ci gioca a domino?]
    -
    ci gioca al dottore, coi libri, madame. era un telino sterile, figliola.
    -
    >Lei perde il sonno quando un suo prezioso henry james cade e PAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAM le si incagna uno spigolo?
    giusto cielo - quant'è cruda, la mi' figliola. ricordate quella scena celebre, al cinema, del punteruolo d'int'all'uocchie? tal quale.
    -
    PECUCHETTA
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    > La cuffietta la metta lei: io son donna e non sudo dalla fronte.
    -
    Mai mai? Oh, che aplomb. A me alle volte capita, invece, di traspirare.
    -
    > Lei perde il sonno quando un suo prezioso henry james cade e PAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAM le si incagna uno spigolo?
    -
    Non succede mai: i miei James hanno le gambine, sa?, e due piccole braccia... si arrangiano da soli, loro: vanno, vengono, si sistemano al posto giusto -sono cresciuti autonomi, fin da piccoli, nel kibbutz-gonnellone, lei mi capisce. Ma capita solo a me di avere queste personcine in giro per casa? Prenda un libro e lo tenga alto, poi lo faccia cadere (beh, metta un cuscino sotto, per forza). Se vede in controluce  un movimento automatico di gambe e braccia che si avvicinano come per aggrapparsi, ecco, significa che il libro ha paura di cadere: è il riflesso di Moro, appartiene alle creature viventi (e parliamo di sistema nervoso)
    -
    ELISABETTA MARCOVICH
    -
    > ho parecchi libri che naturalmente mi s'impolverano. Qual è il miglior sistema per spoilverarli?un panno seta ,cotone, lana, umido, un pennello
    bene, a casa mia si aprivano una alla volta e si richiudevano sbattendo, così i libri facevano Eccì e la polvere volava via e chi li spolverava faceva pure Eccì respirando la polvere suddetta. Se stanno in vetrinetta coi cristalli ( ma non respirano bene)  ci dovrebbe essere poca polvere. Hai pensato ai piccoli aspirapolveri portatili a batteria, tipo automobile? li usava una mia amica bibliotecaria, così almeno diceva. Il panno magico umido è buono per le copertine plastificate. Immagino ci siano ricette della nonna per i libroni antichi rilegati in pelle.
    -
    ASOCIALE
    -
    > ho parecchi libri che naturalmente mi s'impolverano.Qual è il miglior sistema per spolverarli? un panno seta, cotone, lana, umido, un pennello
    Buona sera, secondo me i libri non vanno spolverati. Quando ne devi usare uno lo apri circa a metà e lo richiudi di colpo. Asòciao. Ciao
    postato da: Lioa alle ore 08:02 | link | commenti
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    martedì, ottobre 17, 2006

    FARA' FURORE NEL 2007

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    Guardate questa bozza di copertina. Memorizzate il nome dell'autore e il titolo del romanzo. L'editore verrà comunicato appena possibile. Il titolo, bellissimo, fa pensare sia a una dolcissima nenia, sia a "El Niño"...

    Mi fermo qui, ma sappiate che avete appena ricevuto una ghiottissima anticipazione:- )

    postato da: Lioa alle ore 07:42 | link | commenti (7)
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    lunedì, ottobre 16, 2006

    LA MIA VITA E' UN VAJONT

    Uno dei pezzi forti della raccolta "UN COMPLEANNO IN TRANSUMANZA" (Best-off dal presente blog), con la quale partecipo al concorso di www.scrittomisto.it, è la mia "particolare" intervista a Giuseppe Genna apparsa giovedì 4 maggio 2006, in occasione dell'uscita del suo Dies Irae. La riproduco per autolesionismo (attualmente il gioco che impazza in Scrittomisto Punto It è assegnarsi e farsi assegnare da amici e parenti quanti più 10 possibile, con la preghiera di spargere in giro quanti più 1 possibile ai concorrenti dai punteggi più pericolosi, onde abbassarne la media. Insomma, come in tutti i concorsi online, entrerà nella rosa dei finalisti chi riuscirà a mobilitare il maggior numero di amici e parenti, dopodiché la patata bollente passerà a una illustre - e finalmente serenissima - giuria:-)

    http://www.scrittomisto.it/un-anno-in-transumanza  

    <<LA MIA VITA È UN VAJONT
    (LUCIO ANGELINI INTERVISTA GIUSEPPE GENNA)*
     
    Prima di iniziare l'intervista, l'emozione è tale che sono costretto a chiedere a Giuseppe Genna di poter fare pipì. Il suo bagno mi sorprende. Non c'è un'imitazione di una jacuzzi, come mi attendo. C'è una vasca a filo di pavimento, enorme, perfettamente circolare, divisa a metà da una parete di ceramica ondulata, uno ying e uno yang perfetti. 
    Fossi un personaggio di Pynchon, di De Lillo, di Foster Wallace, di Vollmann, di Palahniuk, di Eggers, di Erickson, infilerei senza esitazione la testa nel water. Fossi un personaggio di Ellroy, cacherei nella tazza di Genna e non tirerei lo sciacquone. Fossi un personaggio di Lobo Antunes, incendierei il bagno. Fossi un personaggio di McEwan o di Auster o di Amis o di Coe non farei nulla. Fossi un personaggio di Bret Easton Ellis, mi tirerei una riga di coca allineata sulla porcellana del lavandino... ma sono solo Lucio Angelini e non mi resta che tornare ad accoccolarmi - ancora un po' tremebondo - davanti all'Autore:- ).
    "Giuseppe", esordisco, "i critici che finora si sono occupati di Dies Irae vi hanno rinvenuto tracce di Pynchon, De Lillo, Foster Wallace, Vollmann, Palahniuk, Eggers, Erickson, Ellroy, Lobo Antunes, McEwan, Auster, Amis, Coe, Breat Easton Ellis e tanti altri... "
    "A chi mi accusa di aver scimmiottato Pynchon, De Lillo, Foster Wallace, Vollmann, Palahniuk, Eggers, Erickson", risponde Giuseppe, "non esiterei a infilare la testa nel water. A chi mi accusa di aver copiato da Ellroy, cacherei nella tazza senza tirare lo sciacquone."
    "E a chi ti accosta a Lobo Antunes?"
    "Incendierei senz'altro il bagno."
    "Ma a chi, allora, non faresti nulla?"
    "Semplicemente a chi mi ha apparentato a McEwan o Auster o Amis o Coe o equipollenti."
    "Ti va di raccontarmi la genesi del libro?"
    "La prima idea del libro fu una sorta di cazzata alla Peter Kolosimo."
    "In che senso cazzata?"
    "Avevo appena otto anni, capisci? E pensai alla storia di una futura colonizzazione di Marte nell'arco esatto di due secoli, inventata di sana pianta."
    "Vuoi dirmi che l'idea di Dies Irae risale nientemeno che alla tua fanciullezza?"
    "Esattamente. Primi scrissi la storia, poi decisi di fare lo scrittore. Mi spiego: ricordo che, quando ebbi completato il lavoro, andai da mia madre e le raccontai che avevo in mano questa specie di dossier elaborato sulle indicazioni di un progetto reale della Nasa, che avevo reperito da qualche parte... Dissi così per rendere il tutto più credibile, più verisimile. Fu l'inizio. Ma anche la fine. Se qualcuno mi chiede quando ho iniziato a pensare di fare lo scrittore, rispondo che fu lì, in quel momento: non quando stesi il progetto, ma quando mentii a mia madre, portandole orgoglioso il dossier scritto a biro."
    "Un dossier sulla colonizzazione di Marte, hai detto. Qualche dettaglio?"
    "Si trattava, nello specifico, di un progetto per la conversione ad habitat terrestre del pianeta... con tanto di schede tecniche desunte dai libri delle elementari di classi più avanti della mia. Era la descrizione ipotetica del viaggio di un equipaggio di sei astronauti, tre uomini e tre donne, provenienti da tutti i continenti. Sbarco su Marte. Costruzione di una zona serra per produzione di ossigeno. Più spedizioni, navi robot che calavano sul pianeta, automi che costruivano centrali di inquinamento per aumentare l'effetto serra... Inquinavano il pianeta per renderlo abitabile, capisci? Installazione di altiforni per bruciare anidride e convertire chimicamente ossigeno secondo un progetto che avevo denominato Clorofilla. Studi per scoprire l'eventuale esistenza di specie entomologiche aliene, bacilli o eventuali virus congelati ai poli di Marte. Test sul sistema osseo, sul sistema immunitario. Dopo due secoli, i primi innesti vegetali, fabbriche in cui idrogeno e ossigeno venivano combinati per la produzione d'acqua. Aumento climatologico di piogge e stratonembi. Primi insediamenti collettivi a scopo abitativo. Ripopolamento del pianeta.... "
    "Sì, ma con quale tesi di fondo?"
    "La tesi di fondo era che noi, la specie, i bipedi mammiferi, venivamo di lì. Eravamo migrati avendo previsto un'immane catastrofe, probabilmente una cometa non deviabile. Eravamo sbarcati sul pianeta in formazione, ricco di acque, che già utilizzavamo quale laboratorio, appendice per un habitat alieno, extramarziano. Qualcosa non funzionò, forse gli esiti dell'impatto su Marte ebbero effetti sulla Terra. Ricominciò tutto daccapo. La tormentata indefinita pena evolutiva. I metabolismi iniziarono nuovamente a chiedere energie disponibili. Predazione. Fecondazione. La vita allo stato basale. Eccetera."
    "Interessante. Però, poi, nel corso di questa lunghissima gestazione, il progetto iniziale è andato assumendo caratteristiche diverse... "
    "Sì, certo. Ho cominciato a pensare un'opera priva di ogni carattere di leggibilità, non una storia ma una vicenda, a pena decrittabile, la storia della specie e della sua trasformazione e della sua infinita migrazione verso altre galassie, le mie Argonautiche che nessuno potesse comprendere, apparizioni fantasmatiche in luoghi immersi in un buio assoluto, il primo attraversamento di un buco nero sfruttando il lancio di una nana rossa, un'opera frammentaria composta all'infinito... pagine e pagine lasciate prive di guida, senza accompagnamento per l'eventuale lettore, se un lettore ci fosse mai stato, e il titolo dell'opera sarebbe stato, appunto, Dies Irae, il giorno dell'ira che non sarebbe più dovuto essere un giorno, ma anni luce catapultati nelle curvature del tempo e dello spazio, e un'ira trasformata, non il veleno psichico che vomitavo qui e ora da ogni poro, un'ira immensa, universale, che coincidesse con la manifestazione tutta della materia, questo regno instabile e pesantissimo, denso e impenetrabile, interpenetrato da vibrazioni angeliche e demoniache, che i nostri attuali apparati percettivi non erano al momento in grado di intercettare, e il giorno in cui l'avrebbero fatto avrebbero di fatto varcato un limite per arrestarsi a un nuovo limite, poiché l'occhio non vede se stesso e questa dimensione non è definitiva."
    "Giuseppe, ma tornando ai tuoi otto anni... com'eri tu da fanciullo?"
    "Io ho sempre avuto la sensazione di essere ai limiti del consorzio sociale, di essere tagliato fuori. Di essere pazzo. Ho passato periodi di tremore e di terrore. Fosfeni e granuli fluorescenti sospesi nella stanza buia dove stavo chiuso. L'ansia nel petto che preme il cuore gonfiandolo contro la cavità ossea. Ma non visioni. Non allucinazioni. Noi siamo la specie che allucina, ma che allucina in un modo che è dato, e condiviso. Le allucinazioni assumono una stabilità, sono percezioni condivise."
    "Ora ti tendo un tranello, attento."
    "Prego, fai pure."
    "Sapresti darmi hic et nunc, a freddo, una definizione di anno-luce?"
    "Perché?"
    "Perché secondo certi critici maligni tu non avresti ancora capito che l'anno-luce non è un'unità di tempo, malgrado il tuo romanzo L'anno luce."
    "Si sbagliano di grosso. So perfettamente che l'anno luce è un'unità di lunghezza, corrispondente alla distanza percorsa dalla luce o da altra radiazione elettromagnetica nel vuoto in un anno. In pratica, considerando che la luce viaggia alla velocità di circa 300 mila km al secondo, un anno-luce dovrebbe equivalere grosso modo a 9460,5 miliardi di chilometri."
    "Esatto. Ma i critici, lo sai meglio di me, spesso hanno il dente avvelenato."
    "Non mi stupirei che questa bassa insinuazione fosse partita da quel rosicone di Giuseppe Iannozzi... "
    "Conosco Iannozzi. Ce l'ha a morte con Riccardo Pedrini dei Wu Ming... A proposito dei Wu Ming. In un'intervista che ha fatto il giro della rete, Roberto Bui - ovvero Wu Ming 1 - ha sostenuto che di biopic sui Grandi e Grandissimi Artisti, la loro Ispirazione, la loro Superiore Sensibilità, il Titanismo, l'Ego che si espande fino a invadere ogni spazio, il loro essere maudits /incompresi/ribelli/irregolari/martiri della creazione, vissi d'arte vissi d'amore, live fast die young ecc. ce ne sono già fin troppi; che si potrebbe scrivere un romanzo in cui la Musa , stanca di essere tirata per la giacchetta di questo mondo, manda l'eroico Autore a fare in culo."
    "Ha solo in parte ragione. La letteratura sa essere pericolosa, ha un arco di durata più lungo di ogni altro medium o prodotto, una carica di memorabilità che sul lungo periodo straccia quello di cui sono capaci film e tivù. L'Autore a cui allude Wu Ming 1 è consapevole di questa potenza. La utilizza come un'arma. E' sfrontato. E' dissociato: in difesa rannicchiato dietro lo scudo, va all'attacco sfrontatamente sventolando questa spada di cartapesta che è la letteratura..."
    "E quindi?"
    "E quindi, a questo livello, mai più la voce della finzione, mai più un racconto della verità finta, questa festa da idioti in pieno - chessò io? - hinterland milanese, con personaggi carichi delle loro esperienze e delle loro pene e dei loro entusiasmi, la finzione dell'ascolto, dell'empatia, della comprensione e del diniego, solo un'osservazione che testimonia della sconfitta, questo sguardo gelido che suppone di essere testimoniale e non lo è."
    "Roberto Bui sostiene che la vera fatica sia quella del minatore, di chi spalma il catrame sulle strade, raccoglie i pomodori, lega gli innesti alle piante, tira il risciò, scarica i camion, passa le giornate sulle impalcature, ha i piedi gonfi per aver passato undici ore al semaforo proponendosi per lavare i parabrezza. Sei d'accordo su questo?"
    "Conosco il passo a memoria: 'Non bisogna credere a chi esalta troppo i Tormenti del Creare, il Peso dell'Arte ecc..Raccontare una storia, limare un verso, far suonare la lingua e le parole è senz'altro più divertente che spalare la neve all'alba a metà gennaio per conto del Comune.' Ma Roberto Bui aggiunge: 'Però, anche scrivere è un lavoro, con strumenti, tecniche, tempo da dedicare, routines da eseguire, parametri da verificare, collaborazioni da rodare'... E tuttavia - malgrado il fascino delle teorie wuminghiane - mi consta che parecchi scrittori abbiano comunque sentito inquietanti 'presenze invisibili', latrati di cane e pianti di neonato. Hanno avuto l'impressione di essersi trasformati in altre entità, non umane... E in proposito sono state formulate due contrapposte scuole di pensiero. Secondo quella medico-razionale lo scrittore inevitabilmente 'dissocia psichicamente' , soprattutto se costretto a vivere in totale e stressante assenza di gravità, sotto il bombardamento di forti flussi magnetici e radioattivi e per giunta in un silenzio assoluto. La seconda ipotesi, in linea con l'ufologia, considera quelle enigmatiche allucinazioni il risultato di comunicazioni reali da parte di specie aliene."
    "Ma così si ritorna alla Musa insufflatrice, che - quindi - non sarebbe possibile mandare definitivamente affanculo."
    "Tu l'hai detto:- )"
    "A pag. 84 di Dies Irae si legge esattamente: 'Giuseppe Genna è uno scrittore di serie B'. Hai davvero una così modesta opinione di te stesso?"
    "Conosco i miei buchi neri, uno per uno. Conosco la loro forza di attrazione, che per anni è stata un'attrattiva. Non dispongo di forza interiore né di debolezza interiore. Mi piaceva, anni fa, occuparmi di complotti... utilizzavo il complotto per costruire la favola verosimile, secondo le modalità con cui strascicava la propria esistenza un popolo stracciato con il cervello generalmente in pappa, e che si preparava all'avvento della stagione pneumatica e indecente che avrebbe trionfato proprio in diretta sul medium di massa, quello che il condizionamento mentale l'aveva irradiato con allegro libertinismo politico: la televisione... Poi ho capito che la mente non riesce a fermarsi se non nell'ebetudine disperata. Sono l'indiziato, il colpevole, il condannato, il martoriato, il massacrato, l'ucciso, il cadavere indecomposto. Io, l'uomo della colpa. Io, l'uomo dell'esaurimento. Io, l'uomo senza merito che si rimuove, e che rimuove. Non so a chi chiedere aiuto e ogni parola mi pare banale e il conforto non giunge da nessuna parola, nessuno pronuncia la parola del conforto. Nessuno mi abbraccia, non chiedo nessun abbraccio. Il mondo esiste, e crudamente. Fa' che... Cerca di... Abbracciami, Lucio, ti prego... "
    "In Dies Irae parli spesso, oltre che di buchi & buchi neri, trombe-delle-scale e pozzi, anche di specchi. Ti leggo un passo: 'Mi guardai nello SPECCHIO. Non si possono fissare contemporaneamente entrambe le pupille. L'occhio non vede se stesso, infine. Meditazione su questo limite intrinseco, personale e universale, intimo e mondano, il nostro teorema di Gödel in formato tascabile, verificabile in ogni istante. L'immenso buco nero che limita l'espansione indefinita, l'autocoscienza completa."
    "E dunque?"
    "In quale personaggio del tuo libro ti pare di poterti specchiare in maniera più dolorosa?"
    "Nel paziente di pagina 84, quello citato subito dopo essermi definito scrittore di serie B."
    [Vado a verificare e leggo a voce alta: '
     
    "E il paziente sempre seduto, mai appoggiato allo schienale, chino, nella comunità B, che dondola avanti e indietro e fuma una sigaretta dietro l'altra, si accende quella nuova con il mozzicone della precedente, e dondola e sussurra sempre le stesse parole, da anni le stesse parole, sempre quelle stesse medesime parole da più di dieci anni, non si sa da dove viene, da quando è lì, senza parenti, in fronte un buco impressionante, il volto contorto, gonfio per il Serenase, a volte si piscia addosso e lei lo deve pulire."]
     
    "Ecco", dice Giuseppe, "quello, secondo me, è il personaggio chiave del romanzo."
    "Un'ultima domanda", pigolo prima di congedarmi. "Potremmo definire Dies Irae 'LIBRO DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA'?"
    "Che fai", ridacchia Giuseppe Genna, "alludi al defunto blog www.miserabili.com ? Ripeto: Dies Irae è pura finzione, perché le cose càpitano, accadono, travolgono. La mia storia è un Vajont, come quella di tutti del resto... "
    ----
    (*) Le risposte di Giuseppe Genna all''intervista - puramente immaginaria - sono state confezionate con brani tratti direttamente da Dies Irae, in particolare dalle pagg. 49-50, 54, 55, 63-64, 64-65, 71, 79, 84, 93, 98, 103, 497. La citazione di Wu Ming1 proviene, invece, da http://www.ilpostodeilibri.it/joyce_31.htm
     
    postato da: Lioa alle ore 07:01 | link | commenti (5)
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    sabato, ottobre 14, 2006

    CON ROBERTO SAVIANO

    (Roberto Saviano)
    --
    Il 18 maggio ultimo scorso, tra i commenti al pezzo "DAI BLOG AL BOOK. E CHE BOOK!!!" ("Roberto Saviano a Gomorra"), trovai il seguente, laconico:
     
    “grazie Lucio, per le belle parole. Rs” (18 Maggio 2006 - 09:10 )
     
    Risposi:
     
    “Grazie a te per quello che fai! Tutta la mia ammirazione. Un abbraccio.” (18 Maggio 2006 - 12:07)>> 
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    Ripropongo ora il POST di giovedì 25 maggio 2006
     
    <<COMANDARE LE PAROLE, COMANDARE LE COSE>>.
     
    "... Mio padre adorava Giovanni Paolo II, il fascino di quell'uomo che faceva baciare a tutti la sua mano lo esaltava. Come era riuscito senza palesi ricatti e chiare strategie a raggiungere quel potere immenso d'ascolto, lo intrigava. Tutti i potenti si inginocchiavano davanti a lui. Per mio padre questo bastava per ammirare un uomo... "
     
    ***
     
    "Robbe', cos'è un uomo senza laurea e con la pistola?"
    "Uno stronzo con la pistola."
    "Bravo. Cos'è un uomo con la laurea senza pistola?"
    "Uno stronzo con la laurea..."
    "Bravo. Cos'è un uomo con la laurea e con la pistola?"
    "Un uomo, papà!"
    "Bravo, Robertino!"
     
    ***
     
    "Quando andavamo a mangiare fuori, nei ristoranti si sentiva infastidito dal fatto che spesso i camerieri servivano, anche se entravano un'ora dopo di noi, alcuni personaggi della zona. I boss sedevano e dopo pochi minuti ricevevano tutto il pranzo. Mio padre li salutava. Ma tra i denti strideva la voglia di avere il loro medesimo rispetto. Rispetto che consisteva nel generare eguale invidia di potenza, eguale timore, medesima ricchezza. 'Li vedi quelli. Sono loro che comandano veramente. Sono loro che decidono tutto! C'è chi comanda le parole e chi comanda le cose. Tu devi capire chi comanda le cose, e fingere di credere a chi comanda le parole. Comanda veramente solo chi comanda le cose.'"
     
    ***
     
    "... La dittatura di un uomo nei clan è sempre a breve termine, se il potere di un boss durasse a lungo farebbe levitare i prezzi, inizierebbe a monopolizzare i mercati irrigidendoli, investirebbe sempre negli stessi spazi di mercato non esplorandone di nuovi. Invece che divenire un valore aggiunto all'economia criminale diverrebbe ostacolo agli affari. E allora appena un boss raggiunge il potere, dopo poco emergeranno nuove figure pronte a prenderne il posto con la volontà di espandersi e camminare sulle spalle dei giganti che loro stessi hanno contribuito a creare... In questo senso ogni arresto, ogni maxiprocesso, sembra piuttosto un modo per avvicendare capi, per interrompere fasi, piuttosto che un'azione capace di distruggere un sistema di cose."
     
    ***
     
    "Andai sulla tomba di Pasolini non per un omaggio, neanche per una celebrazione. Pier Paolo Pasolini. Il nome uno e trino, come diceva Caproni, non è il mio santino laico, né un Cristo letterario. Mi andava di trovare un posto. Un posto dove fosse ancora possibile riflettere senza vergogna sulla possibilità della parola. La possibilità di scrivere dei meccanismi del potere, al di là delle storie, oltre i dettagli. Riflettere se era ancora possibile fare i nomi, a uno a uno, indicare i visi, spogliare i corpi dei reati e renderli elementi dell' architettura dell'autorità. Se era ancora possibile inseguire come porci da tartufo le dinamiche del reale, l'affermazione dei poteri, senza metafore, senza mediazioni, con la sola lama della scrittura... [cut] mi avvicinai a questo quadrato con al centro due lastre di marmo bianco, piccole, e vidi la tomba. 'Pier Paolo Pasolini (1922-1975)'. Al fianco, poco più in là, quella della madre. Mi sembrò di essere meno solo, e lì iniziai a biascicare la mia rabbia, con i pugni stretti sino a far entrare le unghie nella carne del palmo. Iniziai a articolare il mio io so, l'io so del mio tempo. Io so e ho le prove. Io so come hanno origine le economie e dove prendono l'odore. L'odore dell'affermazione e della vittoria. Io so cosa trasuda il profitto. Io so. E la verità della parola non fa prigionieri perché tutto divora e di tutto fa prova. E non deve trascinare controprove e imbastire istruttorie. Osserva, soppesa, guarda, ascolta. Sa. Non condanna in nessun gabbio e i testimoni non ritrattano. Nessuno si pente. Io so e ho le prove. Io so dove le pagine dei manuali d'economia si dileguano mutando i loro frattali in materia, cose, ferro, tempo e contratti. Io so. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in buche sotto terra. Non ho video compromettenti in garage nascosti in inaccessibili paesi di montagna. Né possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabli perché parziali, riprese con le iridi, raccontate con le parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni. Io vedo, trasento, guardo, parlo, e così testimonio, brutta parola che ancora può valere quando sussurra: 'È falso' all'orecchio di chi ascolta le cantilene a rima baciata dei meccanismi di potere. La verità è parziale, in fondo se fosse riducibile a formula oggettiva sarebbe chimica. Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità."
    - 
    (da "GOMORRA", di Roberto Saviano) 
    -
    (Immagine da http://www.vivipiacenza.it/foto/4695.jpg )
    postato da: Lioa alle ore 01:53 | link | commenti (4)
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    venerdì, ottobre 13, 2006

    DI OGNI ALBERO UN FASCIO

     
     Product Cover
    Da
    "UN COMPLEANNO IN TRANSUMANZA"
    di Lucio Angelini
     
    <<Giovedì, 9 giugno 2005. Premetto che 'L'arpa d'erba' di Truman Capote è da sempre il mio libro di culto. Lo considero un romanzo perfetto. Nell'originale, tuttavia, gli strampalati protagonisti si arrampicano e vanno ad abitare su un "China Tree", ovvero su un esemplare di Melia Azebarach o Albero dei Rosari o dei Padrenostri o dei Paternostri. Il pur bravissimo traduttore Bruno Tasso, invece, li fa arrampicare su un "sicomoro", l'albero dell'evangelico Zaccheo. Certo, in italiano "sicomoro" suona bene, ma perché fare di ogni albero un fascio? E adesso che ci penso: quand’è che ho sentito parlare per la prima volta de "L'arpa d'erba"? Forse molto tempo prima di quell'autunno in cui lessi "Il Barone Rampante" (ho sempre pensato che Calvino fece arrampicare sugli alberi il suo Cosimo Piovasco di Rondò dopo aver letto Truman Capote). So solo che a tutt'oggi, se fossi costretto a scegliere un solo libro da portare con me in un'isola deserta, non prenderei la Bibbia, né "Quella bruttacattiva della mamma!", né "Il Giovane Holden", né "Grande, Grosso e Giuggiolone", né "Il Giovane Törless", ma... "L'Arpa d'erba"! Sì! Ne conosco a memoria l'incipit: “Quando ho sentito parlare per la prima volta dell'arpa d'erba? Molto tempo prima di quell'autunno in cui andammo ad abitare sul sicomoro. In un autunno molto remoto, dunque; e certo fu Dolly a parlarmene, perché nessun altro avrebbe pensato a quel nome: l'arpa d'erba".>>
     
     
    Non dimenticate di REGISTRARVI, prima di assegnarmi il vostro 10:- )
     
    P.S. La procedura non è semplicissima. Cliccate su registrarsi, aspettate nella vostra mail-box il comunicato di Scrittomisto, cliccate sul link che vi viene spedito, ricompilate il nuovo modulo mettendo una NUOVA password (più semplice di quella assegnatavi), ri-cliccate su 'I libri in concorso' e scorrete fino a "Un compleanno in transumanza" (best-off dal presente blog) e selezionate il voto da assegnare all'opera. Vi ricordo che potete votare una sola volta per ognuna delle 106 opere in concorso o anche limitarvi a votare per una sola di esse: la mia.
     
    postato da: Lioa alle ore 07:53 | link | commenti (2)
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    giovedì, ottobre 12, 2006

    FARA' FURORE NEL 2007...

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    Guardate questa bozza di copertina. Memorizzate il nome dell'autore e il titolo del romanzo. L'editore verrà comunicato appena possibile. Il titolo, bellissimo, fa pensare sia a una dolcissima nenia, sia a "El Niño"...

    Mi fermo qui, ma sappiate che avete appena ricevuto una ghiottissima anticipazione:- )

    postato da: Lioa alle ore 21:48 | link | commenti
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    ANCORA SANGUE...

    (Santa Teresina di Lisieux)

    -
    "Dopo essere rimasta al Sepolcro fino a mezzanotte, rientrata in cella, ebbi  appena il tempo di posare il capo sul cuscino che avvertii un fiotto che saliva, saliva gorgogliando fino alle labbra. Non sapevo che cosa fosse, pensavo che forse stavo morendo e la mia anima era inondata di gioia... Tuttavia, poiché la lampada era spenta, mi dissi che avrei dovuto attendere fino al mattino per accertarmi della mia felicità, perché mi sembrava che fosse sangue quello che avevo vomitato. Il mattino non si fece attendere a lungo, svegliandomi, pensai subito che avevo qualche cosa di gaio da conoscere e, avvicinandomi alla finestra, potei constatare che non mi ero sbagliata..."

    [Santa Teresina di Lisieux, Manoscritto "C" indirizzato a Madre Maria di
    Gonzaga.]

    SANTA CRISTINA DI BOLSENA

    "CRISTINA, della nobile famiglia romana degli Anicii, visse e subì il martirio a Bolsena, agli inizi del IV secolo, durante l'ultima grande persecuzione di Diocleziano. Undicenne, abbracciò la fede cristiana contro il volere del padre Urbano, prefetto del municipio romano di Volsinii (Bolsena), allora città opulenta e popolosa. Egli cercò invano di rimuoverla dal suo proposito. Sdegnato, la fece rinchiudere in carcere, percuotere con verghe e distendere su una ruota infuocata, ma nulla riuscì a scalfirne minimamente la volontà. Urbano ordinò allora che fosse gettata nel lago, ma la pesante pietra legata al collo della santa, anziché sommergerla, le servì per navigare tranquilla verso la riva. Il padre Urbano quella stessa notte, nel rivederla sana e salva, morì. Seguirono nella carica di prefetto prima Dione e poi Giuliano, che continuarono a perseguitarla. Cristina fu immersa in una caldaia di olio bollente, ma vi entrò orante come in un bagno di fresca rugiada; fu gettata in una fornace, ma gli angeli, con il loro sbatter d'ali, tennero lontano il fuoco dal suo corpo verginale; furono aizzate contro il suo corpo vipere e serpi, ma anche queste, alle preghiere della santa, divennero mansuete come agnelli e ne asciugarono le lacrime con le lingue. Disperato per l'ennesima sconfitta, Giuliano la fece trascinare per le vie della città fino all'anfiteatro dove, dopo averle fatto recidere le mammelle e la lingua, ordinò che fosse legata a un palo e fatta bersaglio di un nugolo di  frecce. Cristina cadde trafitta il 24 luglio di quell'anno imprecisato."

    SANTA RITA DA CASCIA. UN PROMETTENTE INIZIO...

    "Così è stata descritta da Agostino Trapè, il più recente e prestigioso biografo agostiniano di santa Rita, figura tra le più popolari della storia cristiana. Rita nacque a Roccaporena, uno dei verdi castelli soggetti a Cascia, nel 1370-1371 da Antonio Lotti e Amata (il cognome non è noto), che la battezzarono nella chiesa di santa Maria della Plebe a Cascia col nome di Margherita. Crebbe sotto le attente cure dei genitori, ma soprattutto del Signore, come attesta il miracolo delle api: mentre i genitori lavoravano nell'orto, la culla incustodita di Rita fu presa di mira da uno sciame di api, che, stranamente, entrarono ed uscirono dalla bocca della piccola senza pungerla..."

    postato da: Lioa alle ore 08:31 | link | commenti
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    mercoledì, ottobre 11, 2006

    NELLA CAVERNA DEL COSTATO DI CRISTO

    (S. Caterina da Siena, Andrea Vanni)
    -
    Ricordo che, ai tempi del liceo, impazzivo per le lettere di Santa Caterina da Siena, in particolare per quelle che propongono con insistenza il motivo del sangue e che hanno spinto molti critici a usare aggettivi quali "bruciante", "irta", a proposito della sua scrittura, o a parlare di "vertigine di linguaggio". La memoria del Cristo sanguinante, del suo sangue incessantemente e abbondevolmente ruscellante giù dalle piaghe del suo costato l' accompagnò per tutto il suo itinerario spirituale, fino alla morte.

    "Mi voglio vestire di sangue, e spogliarmi ogni vestimento ch'io avessi avuto per fine a qui. Io voglio sangue; e nel sangue satisfò e satisferò all 'anima mia", scrisse a Frate Raimondo da Capua, suo confessore dall' età di 24 anni in poi. E in un'altra lettera: "Annegatevi nel sangue di Cristo Crocifisso; bagnatevi nel sangue: saziatevi di sangue; inebriatevi di sangue; vestitevi di sangue: doletevi di voi nel sangue; rallegratevi nel sangue: crescete e fortificatevi nel sangue; perdete la debilezza e cechità nel sangue dello immacolato Agnello".

    "Nascondiamoci nella caverna del costato di Cristo crocifisso", soleva ripetere alle amate consorelle. E a Monna Bartolomea di Domenico: "Bagnatevi, bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso; andate leccando il sangue di Cristo crocifisso". Ma com'è bella, fra tutte, la lettera in cui Caterina racconta la decapitazione di un giovane perugino, Niccolò di Tuldo, condannato ingiustamente. Il giovane "teneva el capo suo in sul petto mio. Io sentiva uno giubilo e uno odore di sangue, e non era senza l'odore del mio, el quale io aspetto di spandere per lo dolce sposo Gesù". Al momento dell'esecuzione, Caterina si pone giù e distende il collo sul ceppo, invocando Maria. Poi
    giunge Niccolò, "come uno agnello mansueto", che, vedendola, comincia a sorridere. "Giuso! Alle nozze, fratello mio dolce! Che tosto sarai alla vita durabile". Lo aiuta a distendere il collo, rammentandogli il sangue dell' Agnello: "e così dicendo ricevetti el capo nelle mani mie". E allora, come si vedesse la chiarità del sole, apparve Dio-e-Uomo: stava aperto e riceveva il sangue di Niccolò e l'anima sua, che mise nella "bottiga aperta" del suo costato. Le spoglie del giovane vengono portate via, ma Caterina resta "in tanto odore di sangue" da non poter sostenere di levarsi il sangue, che le era venuto addosso, di lui. "Rimasi nella terra con grandissima invidia", conclude.

    Che cosa consiglia, in definitiva, Caterina a chi ha sete di verità?
    1) Recarsi alla bottiga (sempre aperta) del costato di Cristo crocifisso (o, che è lo stesso, alla botte del corpo suo);
    2) riempire il proprio vasello (dopo averlo ben ripulito d'ogni passione sensitiva) del sangue ivi abbondantemente elargito;
    3) abbeverarsene, tuffarvisi, annegarvisi addirittura, se possibile.

    E quali gli effetti? Presto detti: la cechità ne è vinta, le tenebre ne sono squarciate, la nuvola dell'amor proprio dissipata, il Nostro Fine lì davanti a noi, raggiante d'un Amore irresistibile (subito controbilanciato, per mistico contagio, dal nostro nei suoi confronti). Ogni problema esistenziale è allora risolto o quantomeno ridimensionato di un bel po'. Il sangue, infatti, è il solo alimento capace di saziare l'appetito dell' uomo. Qunad'anche possedesse il mondo intero, ricorda Caterina, l'uomo non potrebbe saziarsene, perché le cose del mondo sono meno di lui, non possono soddisfarlo. Solo il sangue di Cristo ci riesce, impastato com'è con la deità eterna, Natura Infinita, quella sì maggiore dell'uomo, sola capace di saziarlo. Sangue, peraltro, non privo di fuoco, di cui è anzi ben intriso (il fuoco della divina carità), fuoco che consuma la ruggine della colpa e insieme uccide il vermine che corrode la coscienza. Sangue e fuoco sono dati a tutti, ma non tutti ne approfittano. Non certo per difetto del sangue, ma della mano che maneggia il coltello a due tagli (la mano del libero arbitrio), quella che può anche decidere di non recidere l'amore di sé per accondiscendere invece al mondo. Come si possa, però, decidere di non andare a fare bagno nel sangue di Cristo, e meno che mai di annegarvisi, a Caterina pare davvero inconcepibile: bisogna proprio essere matti o ignoranti e duri, che è come dire amatori di sé medesimi.

    Vogliamo elencarle rapidamente, queste conclamate proprietà terapeutiche del sangue di Cristo, spuntandole via via dalla raccolta delle sue lettere? Eccole. Il sangue: inebria, fortifica, scalda, allumina l'anima della verità, toglie la debilezza, manifesta che tutte le cose prospere e avverse ci sono concesse da Dio con fuoco d'amore; fa apparire dolci le cose amare e leggieri i grandi pesi; fa trarre la rosa dalle spine e triboli; annega e uccide ogni perversa volontà sensitiva; fa gittare sé fuori di sé; rende visibile l'invisibile; toglie ogni timore, negligenzia e cechità d'ignoranzia; fa acquistare un amore ineffabile verso Dio; mostra la natura umana unita con la divina; è per noi bagno e unguento da porre sopra le ferite nostre; dona refrigerio e consolazione; è uno unguento odorifero che spegne la puzza della nostra iniquità; è uno lume che tolle la tenebra grossa del peccato mortale (ma anche quella della disordinata confusione); lava, annega, uccide il vermine che rode nella coscienza; lava e consuma la ruggine della colpa; ci è colore che fa vermiglia la faccia dell'anima, la quale era tutta impallidita per la colpa di Adam; ricopre la nostra nudità e la riveste di Grazia; distrugge il ghiaccio e riscalda la tepidezza dell'uomo; è beveraggio a chi 'l vuole; dona un desiderio insaziabile di sostenere e portare la croce per Cristo; offre ogni riposo e abitazione; fa gustare l' arra di vita eterna; dona la sopravesta vermiglia che copre la corazza di chi combatte contro il mondo, la carne e il dimonio; fa fuggire il dimonio come la mosca dalla pignatta che bolle; trasforma l'anima in lucerna ardente che rende lume a se stessa e all'altre creature; fa trapassare ogni avversità con vera pazienzia e amare la prosperità con santo timore, come cosa prestata e non come cosa nostra; consuma e arde ogni tentazione e illusione del dimonio; ingrassa l'anima del cibo dell'onore di Dio; la spinge a satollarsi d'obbrobrii per amore di Cristo; rischiara la voce di colui che beve; letifica l'anima e il cuore; lava l'anima dalle immondizie sue; fa diventare odorifero anche il peccato; unisce i discordanti, veste li nudi, pasce li affamati e notrica i parvoli; dissolve la durizia dei nostri cuori; toglie ogni sordezza; aiuta i denti a schiacciare il pane muffato e duro delle molte tribolazioni (basta intingerlo in esso); fa stare nel mare tempestoso come si avesse bonaccia; fa acquistare smisurate ricchezze con vile e piccola mercanzia; essendo stracciati e dilaniati dal mondo, più perfettamente fa raccogliere e unire in Dio; fa trovare la gloria nelle umiliazioni...
     
    Anneghiamoci, dunque, nel sangue di Cristo crocifisso, bagnamoci nel sangue, dogliamoci di noi nel sangue, rallegriamoci nel sangue, cresciamo e fortifichiamoci nel sangue, perdiamo debilezza e cechità nel sangue e corriamo, come virili cavalieri, a cercare l'onore di Dio, il bene della santa chiesa e la salute dell'anima nel sangue.
    -
    Si legge nel "Transito di Santa Caterina", di Barduccio Caigiani:
     
    "Poco dopo [l'estrema unzione], tutta si cominciò a cambiare et a fare diversi atti, col volto et con le braccia, mostrando d'avere grandissimo assedio di dimonia. Et stette con loro in crudelissima battaglia più d'una ora et mezza, facendo diversi et oscuri atti con gli occhi, et con tutto el capo...[cut]... in uno punto tutta si trasmutò la faccia sua, et con tanto dilettevole serenità che grande gaudio era a guardarla. Gli occhi che in prima parevano penosi et spenti, tutti si rischiararono, diventando lucidi et allegri. Et parbe bene che ella fusse escita d'uno grande pelago; la quale cosa mitigò il dolore degli aghiadati cuori de' figliuoli che tutti le stavano da torno, afflitti quanto ognuno può pensare... e così si venne appressando al tanto desiderato fine, perseverando continuo nella sua orazione et dicendo 'Signore, tu chiami me che io venga da te, et io vengo da te non con miei meriti, ma solo con la tua misericordia, la quale misericordia io t'adimando in virtù del sangue dolcissimo del tuo Figliuolo'. Et in ultimo più volte chiamò 'Sangue, sangue '. Et così dolcemente dicendo... inclinato capite, emisit spiritum."
    postato da: Lioa alle ore 02:25 | link | commenti (4)
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    martedì, ottobre 10, 2006

    OGGI KARAOKE

    E VAI CON I RAGAZZI DELL'ESTATE (CHE NON CI SONO PIU') !!!...

     

    80's
    Tags:
    Don   Henley   The   Boys   Of   Summer   music
    Added: 7 months ago   in Category: Music
    From: CheapCanDrinker
    -
    (clicca sul titolo della canzone per ascoltarla)
    (da www.youtube.com, naturalmente, che google vorrebbe tanto inglobare:-) )
     
    THE BOYS OF SUMMER
    (di Don Henley e Mike Campbell, 1984)
     
    Nobody on the road
    (Nessuno sulla strada)
    Nobody on the beach
    (Nessuno sulla spiaggia)
    I feel it in the air
    (Lo sento nell'aria)
    The summer’s out of reach
    (L'estate è fuori tiro)
    Empty lake, empty streets
    (Lago vuoto, strade vuote)
    The sun goes down alone
    (Il sole tramonta da solo)
    I’m drivin’ by your house
    (Passo in macchina davanti casa tua)
    Though I know you’re not at home
    (Anche se so che non ci sei)

    But I can see you-
    (Ma posso vederti)
    Your brown skin shinin’ in the sun
    (La tua pelle abbronzata che splende al sole)
    You got your hair combed back and your sunglasses on,
    baby
    (i capelli pettinati all'indietro, gli occhiali da sole indosso, baby)
    And I can tell you my love for you will still be strong
    (e posso dire che il mio amore per te sarà ancora forte)
    After the boys of summer have gone
    (dopo che i ragazzi dell'estate se ne sono andati)

    I never will forget those nights
    (Non dimenticherò mai quelle notti)
    I wonder if it was a dream
    (Mi chiedo se fosse un sogno)
    Remember how you made me crazy?
    (Ricordi come mi facevi impazzire?)
    Remember how I made you scream
    (Ricordi come ti facevo strillare?)
    Now I don’t understand what happened to our love
    (Adesso non capisco cosa sia successo al nostro amore)
    But babe, I’m gonna get you back
    (Ma, babe, ho intenzione di riaverti)
    I’m gonna show you what I’m made of
    (ti dimostrerò di che stoffa sono fatto)

    I can see you-
    (Posso vederti)
    Your brown skin shinin’ in the sun
    (La tua pelle abbronzata che splende al sole)
    I see you walkin’ real slow and you’re smilin’ at everyone
    (Ti vedo mentre incedi davvero lenta e sorridi a tutti)
    I can tell you my love for you will still be strong
    (Posso dire che il mio amore per te sarà ancora forte)
    After the boys of summer have gone
    (Dopo che i ragazzi 'estate se ne sono andati)

    Out on the road today, I saw a black flag sticker on a cadillac
    (In strada oggi, ho visto un adesivo del [gruppo hardcore punk] Black Flag [Bandiera Nera] su una cadillac)
    A little voice inside my head said, "don’t look back. you can never look back."
    (Una vocina nella mia testa diceva: 'Non guardare indietro, non puoi mai guardare indietro')
    I thought I knew what love was
    (Pensavo di sapere cos'era l'amore)
    What did I know?
    (Ma che sapevo?)
    Those days are gone forever
    (Quei giorni se ne sono andati per sempre)
    I should just let them go but-
    (Dovrei semplicemente lasciarli andare ma)

    I can see you-
    (Posso vederti)
    Your brown skin shinin’ in the sun
    (La tua pelle abbronzata che splende al sole)
    You got that top pulled down and that radio on, baby
    (Ti sei scoperta i seni e hai acceso la radio, baby)
    And I can tell you my love for you will still be strong
    (E posso dire che il mio amore per te sarà ancora forte)
    After the boys of summer have gone
    (Dopo che i ragazzi dell'estate se ne sono andati)

    I can see you-
    Your brown skin shinin’ in the sun
    (vedi sopra)
    You got that hair slicked back and those wayfarers on, baby
    (I capelli lisciati indietro e gli occhiali da sole indosso, baby)
    I can tell you my love for you will still be strong
    After the boys of summer have gone
    (vedi sopra)
     
    [Traduzione Google/Traduci:-) ]:
     
    Nessuno sulla strada  Nessuno sulla spiaggia  La ritengo nell'aria  Estate fuori mano  Lago vuoto, vie vuote  Il sole va giù da solo  Sono drivin' dalla vostra casa  Benchè sappia non siete nel paese    Ma posso vederlo  Il vostro shinin marrone della pelle' al sole  Avete ottenuto i vostri capelli pettinati indietro ed i vostri sunglasses sopra, bambino  E posso dirgli che il mio amore per voi ancora sia forte  Dopo i ragazzi dell'estate sono andato    Non dimenticherò mai quelle notti  Mi domando se fosse un sogno  Ricordar che di come lo avete reso pazzesco?   Ricordar di come gli ho reso il grido  Ora non capisco che cosa è accaduto al nostro amore  Ma babe, sto andando ottenerlo indietro  Sto andando mostrargli di che cosa sono fatto    Posso vederlo  Il vostro shinin marrone della pelle' al sole  Vedo che voi walkin' reale ritardare e voi siete smilin' a tutto  Posso dirgli che il mio amore per voi ancora sia forte  Dopo i ragazzi dell'estate sono andato    Fuori sulla strada oggi, ho visto un autoadesivo della bandierina nera su un cadillac  Una voce piccola all'interno della mia testa detta, “non guardare indietro. potete non guardare indietro mai. „ La I ha pensato che conoscessi che cosa l'amore era  Che cosa ho conosciuto?   Quei giorni sono andati per sempre  Dovrei appena li ho lasciati andare ma    Posso vederlo  Il vostro shinin marrone della pelle' al sole  Avete ottenuto che parte superiore tirata in giù e che radio sopra, bambino  E posso dirgli che il mio amore per voi ancora sia forte  Dopo i ragazzi dell'estate sono andato    Posso vederlo  Il vostro shinin marrone della pelle' al sole  Avete ottenuto che i capelli slicked indietro e quei wayfarers sopra, bambino  Posso dirgli che il mio amore per voi ancora sia forte  Dopo i ragazzi dell'estate sono andato]
     
    Completiamo il tutto con una ghiotta notizia prelevata qui:
    http://news2000.libero.it/noi2000/np32.html
     
     
    il personaggio 
     
     
     
     
    Mai più flirt estivi !!!

    Flavia Vento: «Con un calciatore? Se studiasse...»

    Di flirt estivi Flavia Vento non ne vuol sentir parlare, fanno parte del suo passato da ragazzina. Oggi l'ex Dea della Fortuna, la ragazza immagine del programma "Libero" con Teo Mammucari ha il cuore impegnato.

    «Ho una storia con un ragazzo che ho conosciuto a Roma e potrebbe nascere un grande amore. Non voglio però dire nulla sul suo conto».

    postato da: Lioa alle ore 06:53 | link | commenti
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    lunedì, ottobre 09, 2006

    UN PICARO PATAVINO

    <<Il protagonista è un giovane accattone sempre affamato che si guadagna da vivere con mille astuzie, al servizio via via di un cieco, di uno scudiero squattrinato, di un frate che fa commercio di bolle pasquali, di un pittore di tamburelli, finché diventa banditore di vini per conto di un arciprete di cui sposerà la serva, dividendo poi la moglie con il padrone in cambio di una certa tranquillità economica. Lazarillo è l'antieroe di un'epoca di retorica imperiale e di gusto sostanzialmente aulico o predicatorio, così come il protagonista del romanzo di Giulio Mozzi "Fantasmi e fughe" è l'antieroe di un'epoca di nuove retoriche. Lazarillo anticipa il romanzo picaresco spagnolo del XVII secolo (di cui non ha tuttavia le preoccupazioni moralistiche, né il gusto barocco della caricatura). I suoi tratti (la risoluta presenza di un io narrativo che introduce la finzione autobiografica con asciuttezza quasi cronachistica, la limpida e razionale ironia, l'autonomia che vi acquista la narrazione della vita quotidiana e stracciona; una narrazione libera da ogni preoccupazione didascalica e moraleggiante) sono anche in "Fantasmi e fughe" di Giulio Mozzi... >>

    Il resto qui.

    postato da: Lioa alle ore 05:51 | link | commenti
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    venerdì, ottobre 06, 2006

    UN CIMITERO NEL CASSETTO

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    Molto probabilmente in giornata abbatterò il muro delle
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                                  50.000 visite!!!
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    (non lo dico per presunzione, ma sulla base delle medie giornaliere registrate negli ultimi tempi). Per favorire il raggiungimento di tale confortante traguardo (se nessuno mi visitasse, mi sentirei inevitabilmente come Onan), recupero adesso uno dei post più esilaranti mai archiviati da google/groups (per l'esattezza il 29 Apr 2000 alle ore 09:00)
     
    Premessa. Come sapete, non c'è italiano che non abbia non dico un lungo romanzo, ma almeno uno straccio di poesia nel cassetto. Da quando esiste la rete, poi, la tentazione di tirarla fuori e di esibirla in un niusgruppo, in un blog...  nella speranza di suscitare l'agognata dose di ammirazione, per molti si è fatta irresistibile. Non è raro, tuttavia, che - come al programma televisivo "La corrida" - le reazioni del pubblico telematico non siano esattamente quelle sperate...
    La poesia che "riesumo" oggi non ha un titolo allegro: "Cimitero". Molto più allegra, in compenso, è l'analisi semiotica che ne operò il tremendissimo p. bianchi (quello di it.cultura.libri, non il digiunatore della Salani), che non si peritò di prendere bonariamente per i fondelli il povero autore, per sua fortuna trincerato dietro il nick "Giardino Putrido".
     
    Ecco il componimento:
     
    CIMITERO
     
    "Calpesto l'eternità nella sua più diffamante illusione.
    Mi muovo su un percorso alienante all'interno di un microcosmo che pare
    volermi chiamare a se.
    Forse vuole solo che io ascolti; che io rimanga per qualche attimo in
    contemplazione delle grandi verità ignote all'uomo che, come un sentiero
    buio e percorso, si apre davanti al mio sguardo.
    Immerso nella tenebra che mi avvolge, circondato da tenui lucori, occhi che
    mi osservano, attendo che sensazioni straniere penetrino il manto coscente
    che ricopre lo spirito.
    Il silenzio dipana i rumori, la notte investe violentemente una luce che
    pareva oziare, albergata dalla vita mentre la Parola attende il momento
    favorevole a farsi udire.
    Fermo, circondato dalla profondità della morte, attendo che quei corpi
    consumati da anni di dimenticanza possano rivivere.
    Sento crescere, lentamente, la consapevolezza.
    Odo finalmente la voce amara di languore della non-Vita a vanificare
    ideologie, a distruggere imperi a dissolvere ogni cosa incontri.
    Non rimane più nulla dentro di me; solo Oggi, solo Domani.
    Il Tempo.
    Il Tutto."
    --
     
    Ed ecco l'analisi di p. bianchi:
     
    > Calpesto l'eternità nella sua più diffamante illusione.

    Dal subject apprendiamo che il poeta passeggia in un cimitero, dove si sta dopo morti, dopo morti si è morti per sempre (eternità), il cimitero cristiano illude (illusione) che un giorno si risorga, questo è falso (diffamante).
    > Mi muovo su un percorso alienante all'interno di un microcosmo che pare volermi chiamare a se.
    -
    I vialetti del cimitero sono a zig-zag, si diventa matti a trovare la strada (alienante), si rischia di inciampare e cadere su una tomba (il microcosmo cimiteriale ti chiama). 
     
    > Forse vuole solo che io ascolti; che io rimanga per qualche attimo in contemplazione delle grandi verità ignote all'uomo che, come un sentiero buio e percorso, si apre davanti al mio sguardo.

    Sarà capitato anche a voi, entrando in un cimitero,  di produrvi vostro malgrado in qualche riflessione metafisica. 
     
    > Immerso nella tenebra che mi avvolge, circondato da tenui lucori, occhi che mi osservano, attendo che sensazioni straniere penetrino il manto coscente che ricopre lo spirito.

    Il guardiano non ha ancora acceso i lampioni, le foto smaltate dei defunti guardano rigorosamente in macchina, la sensibilità e l'ortografia sono due doni di natura, chi tropp e chi minga. 
     
    > Il silenzio dipana i rumori, la notte investe violentemente una luce che pareva oziare, albergata dalla vita mentre la Parola attende il momento favorevole a farsi udire.

    Cessando il brusio di fondo diurno (-20-30 dB = silenzio) ogni rumore ne risulta amplificato (dipanato) della corrispondente quantita' di decibel. La luce che di giorno non serviva a un c. (oziava) di notte serve a non fare incidenti agli incroci (investire violentemente), da cui possiamo dire che la luce è vita, se ci fosse un incidente risuonerebbe di molto turpiloquio ("la Parola"). Anche la sintassi BTW
    ha i suoi limiti.
     
    > Fermo, circondato dalla profondità della morte, attendo che quei corpi consumati da anni di dimenticanza possano rivivere.

    Il poeta, che è rimasto abusivamente nel cimitero oltre l'orario di chiusura, è ora al centro del medesimo, e sulla scorta di quanto evidentemente appreso dalle pagine di "Mezzanotte con zio Tibia" (Uncle Creepy) (oscar Mondadori, fuori commercio) (peccato), attende pazientemente che i morti si facciano vivi.
     
    > Sento crescere, lentamente, la consapevolezza.

    Passando il tempo e aumentando l'umidità, il poeta inizia a sospettare di aver preso un'inculata. 
     
    > Odo finalmente la voce amara di languore della non-Vita a vanificare ideologie, a distruggere imperi a dissolvere ogni cosa incontri.

    La moglie del poeta, che non si chiama Vita bensì Carmela (non-Vita), e sa di aver sposato un ciula, da un po' lo sta chiamando incazzatissima a gran voce (voce amara), lui se ne accorge solo adesso (finalmente), si sa che le donne sono terra terra (dissolvere ideologie, distruggere imperi ecc.), praticamente il poeta si riscuote 
     
    > Non rimane più nulla dentro di me;

    Il poeta soddisfa un bisogno fisiologico 
     
    > solo Oggi, solo Domani.

    ma che ora è, è già passata mezzanotte? 
     
    > Il Tempo.

    Miii, è tardissimo! 
     
    > Il Tutto.

    e torna a casa (si ipotizza un errore nel manoscritto, la lettura corretta sarebbe tetto, tetto=casa). Questo bozzetto, così naivemente ossianico, illustra poeticamente l'antico adagio: chi muore giace e chi vive si dà pace. Purtroppo la sede di pubblicazione, molto squalificata, lo espone a ogni sorta di pernacchia e deprezzamento. Da cui il consiglio: per favore non venite su internet, semmai pubblicate a vostre spese. B.
    --- 

    Il poeta, ovviamente, protestò:

    Mah! Io forse ho sbagliato NG. Ma tua mamma tempo fa ha commesso un errore ben più grave del mio! Sei solo un saccente ed arrogante qualunquista e la tua "critica" è indegna e senza rispetto.

    E p. bianchi:

    Scusa, ma non avevo capito che facessi sul serio. Un pezzo cimiteriale firmato "putrido" mi sembrava una gag di goliardia horror-trash. Il tuo pezzullo era velleitario, confuso, turgido di sensazioni ma scarso di senso. Queste cose si scrivono a 17 anni per vedere di fissare sulla carta il casino che c'è in testa, ma poi si ha il buon gusto di tenerle nel cassetto per intenerirsi (o incazzarsi) quando si rileggeranno sei o sette anni dopo. Tieni presente che nei tuoi cassetti nessuno metterà becco, mentre su Internet ti esponi fatalmente ai fischi di ogni merlo di passaggio... [cut]...  ti lascio la piacevole sensazione di considerarti moralmente superiore. Ciao

    [Immagine da http://www.latelanera.com/leggendemetropolitane/images/cimitero.jpg ]

    postato da: Lioa alle ore 00:25 | link | commenti (8)
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    giovedì, ottobre 05, 2006

    UNA GRANDE CALMA SI IMPADRONIRA' DI VOI

    The Doors of PerceptionPsychedelic Experience: A Manual Based on the Tibetan Book of the Dead (Citadel Underground)

    Detesto raccontare balle e quindi NON starò a dirvi che ero nei guai, che avevo perso il lavoro, che non sapevo più a che santo votarmi eccetera, finché un mattino...
    In realtà NON me la passavo affatto male, NON avevo debiti,  NON ero disperato... Più semplicemente, un giorno (ehm, l'altro ieri, a dire il vero) mi arriva una mail che lì per lì scambio per puro SPAM, ma che poi, chissà perché, leggo.  

    "NON CI CREDO!", è la mia prima reazione. Ma poi decido di provare lo stesso. Tanto, al massimo, ci rimetto due minuti di tempo. PER GIOCO, insomma, accetto di GIOCARE. E il gioco si rivela insospettatamente interessante.
    Non ci credete? GIOCATE ANCHE VOI, allora,  e ce la sapremo ridire!
    Ecco le istruzioni da seguire (in TRE PASSI):

    - PRIMO PASSO. Portatevi sul sito
    www.scrittomisto.it

    - SECONDO PASSO. Registratevi con un nick qualsiasi. Cliccate su "I libri in concorso". Scorrete l'elenco per un bel po', fino a incappare nel titolo "UN COMPLEANNO IN TRANSUMANZA". Votate, selezionando un voto non inferiore al 10.

    - TERZO PASSO. Copia-incollate le suddette istruzioni e inviatele via E-MAIL a un numero di destinatari a vostra scelta, purché non inferiore a 10, e attendete...
    Ebbene, NON APPENA I VOSTRI "CONTATTI" AVRANNO RIPETUTO LA VOSTRA STESSA VOTAZIONE, una grande calma si mpadronirà di voi e inizierete a provare delle sensazioni impensate, psichedeliche, colorate, sinestesiche, non troppo dissimili da quelle descritte da Aldous Huxley nel famoso "Le porte della percezione"...

    Be', io ve l'ho detto. A voi decidere se osare o no lanciarvi oltre the doors of perception, seguendo il link: 

    http://www.scrittomisto.it/un-anno-in-transumanza

    postato da: Lioa alle ore 00:14 | link | commenti (5)
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    mercoledì, ottobre 04, 2006

    MICROFALLIA E POTERE

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    Ogni tanto, con largo gesto da seminatore, spargo qualche chicco del mio grano anche fuori da questo blog (in altre parole, la faccio fuori dal vaso). Sono già stato ospitato più volte, per esempio, in www.carmillaonline.com, la miglior rivista webbica di LETTERATURA, IMMAGINARIO, CULTURA D'OPP0SIZIONE. L'ultima volta con il post "ALDO BUSI, SCRITTORE INORGANICO", ancora leggibile qui:
     
    http://www.carmillaonline.com/archives/2006/09/001946.html
     
     
    Da quel post, anzi direttamente dal libro di Busi in esso segnalato, "estrapolo" adesso un frammentino apparentemente di puro gossip storiografico, in realtà additante un'interessante ipotesi sul rapporto tra microfallia e potere: la descrizione del medico inglese Henry delle parti virili di NAPOLEONE:
     
    "Come si sa, Napoleone non raggiungeva il metro e sessanta di altezza, ma essere piccoletto non era il suo solo difetto, difetto oggettivo almeno per lui, visto quanto se ne tormentava e quanto amava troni e pedane e plantari e destrieri e ogni illusoria prospettiva di superiorità: ne aveva un altro, a parte la sua megalomania furibonda e la perdita di capelli, che spiega gli amanti delle due mogli e la solerte indifferenza sessuale delle altre nei suoi confronti - un amplesso dell'imperatore non comportava altro che girarsi mussolinianamente more ferarum i secondi necessari a una sua eiaculazione precoce -, non godeva nemmeno della Legge di Compensazione (cazzo, ecco quello che gli manca ai tiranni e ai fanatici religiosi, sono tutti uguali 'sti potenti, dicono che non hanno tempo ma invece non hanno cazzo!). Mentre il medico corso Antonmarchi ne sistemò le spoglie dopo l'autopsia, il medico inglese Henry non poté non sorprendersi nel constatare quanto mirabilmente minuscolo fosse il sesso dell'imperatore e, per togliersi dall'impaccio - e, secondo me, per non tradire la segreta soddisfazione dell'anonimo sicofante che si sente vendicato dall'ultima bassezza nascosta del Glorioso Unto del Signore venuta inesorabilmente alla luce a portare le spiegazioni richieste e mai date, a renderne intelligibile la causa profonda, meschinella, di spicciola umanità, che presiede ogni disegno di totalizzante e coercitivo culto della personalità - ne stese il referto in latino: 'Partes viriles exiguitatis insignis, sicut pueri' - era un piccolo che ce l'aveva piccolo, 'come un bambino', voilà, da grande come da bambino. E, al di là della sua propria agiografia, Napoleone Bonaparte aveva pur tentato da giovane, ma non sapeva scrivere: scrittore fallito, che gli restava se non diventare un Papa o un Imperatore o, salma imbalsamata traslata da un secolo all'altro, un impresario televisivo alla testa di una nazione con una masnada incensante di ventriloqui decollati?" (da Aldo Busi, Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo, Mondadori editore)

    postato da: Lioa alle ore 06:54 | link | commenti (4)
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    martedì, ottobre 03, 2006

    UN MONDO DI P. BIANCHI

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    Si erano appena concluse le quattro giornate dedicate alla "Titanomachia de' noantri" (= l'epico scontro letterario fra Maria Strofa e P. Bianchi - giganti del periodo aureo di it.cultura.libri, newsgroup oggi scaduto a livelli infimi), che trovo il seguente quesito nei commenti alla puntata n. 3, quella su Bibliofilia & Pedofilia: "è lo stesso pbianchi che fa lo sciopero della fame "in difesa degli autori seri"?
     
    Seguo il link per verificare e leggo:
    "Diario del digiuno - primo giorno.

    01/10/2006.
    Da mezzanotte di ieri sera ho iniziato il mio digiuno di protesta. Le ragioni sono elencate qui sopra, basta leggere gli ultimi interventi nella sezione "Tutta la stanza". Sto raccogliendo i commenti di solidarietà e anche le critiche. Stamattina niente colazione, solo un succo di fruttà e un caffè. La mia consulente ufficiale è la dottoressa Anna Felcher. Mi ha suggerito di assumere molti liquidi, in particolare tisane e tè, per espellere le tossine che l'organismo tenderà ad accumulare in seguito all'astinenza da cibo. Inoltre, potrò lavorare a un ritmo ridotto e dovrò limitare sprechi di energia e tensioni. Credo che rimarrò quasi sempre in casa. Chiunque voglia passare a salutarmi è benvenuto. Ci ritroviamo comunque qui, in via virtuale, per gli aggiornamenti.  

    2 ottobre - secondo giorno - mattina.

    Un po' debole, grazie, ma bene. Sono anche andato alla posta e ho fatto quaranta minuti di fila. Adesso mi metto a scrivere una lettera ad alcuni critici che dopo dieci anni e cinque libri non si sono ancora ufficialmente accorti della mia esistenza. Per esempio quello del Corriere. Vediamo se almeno risponde... "
     
    Subito, conoscendo bene la caratura morale (= l'uomo dietro lo scritto!) del mio p.bianchi,  mi affretto a rispondere al mio commentatore:
     
    "Assolutamente no, temo... "
    --
    Poi torno al P. Bianchi di www.pbianchi.it e apro la sezione "Tutta la stanza", dove il digiunatore in crisi d'abbandono letterario raccoglie gli articoli sulla propria iniziativa, e leggo:
     
    "Riporto l'articolo pubblicato dal quotidiano “Libero” di martedì 19 settembre 2006, pag. 33. Aggiungo la "Preghiera" di Camillo Langone, pubblicata dal Foglio di giovedì 21 settembre, e la nota "Digiuno anch'io" di Marcello Baraghini, editore di Stampa Alternativa, inviatami il 25 settembre.

    1) La protesta. “Il mio digiuno per ribellarmi in difesa degli autori seri”, di Anna Tagliacarne:

    "Ha scelto un metodo insolito per dire la sua. Paolo Bianchi, giornalista e scrittore, ha deciso di fare uno sciopero della fame. L’autore del recentissimo “la cura dei sogni” (Salani), romanzo sulla vacuità dei sentimenti e sul mondo delle illusioni nel quale vivono i trentenni, inizierà la sua personalissima dimostrazione il 1° di ottobre, San Francesco. L’obiettivo? Combattere lo “strapotere delle gnocche”. “Più che uno sciopero della fame sarà un digiuno di protesta,” precisa. Il modello? “Gandhi: infatti non sono previste azioni violente”. Bianchi vuole dimostrare che “esistono meccanismi censori che fanno sì che alcune idee non abbiano diritto di cittadinanza presso i media italiani. Però questi stessi media sono dispostissimi aad ospitare giovani fanciulle. I meccanismi di comunicazione sono talmente regolati da parametri di voyeurismo che chi si presta a fare la ninfetta del caravanserraglio culturale ha buone possibilità di bucare il video Protesterò perché sono escluso dai premi letterari ai quali peraltro non attribuisco alcuna rilevanza. Allo stesso modo sono tagliato fuori dalle pagine culturali dei grossi quotidiani. Lo stesso vale per i programmi culturali televisivi e radiofonici del servizio pubblico, che dovrebbero parlare di tutti e invece parlano solo dei soliti quattro gatti, e poi delle fanciulle di turno. E non è che ce l’abbia con loro Ma non vorrei dover fare Platinette per vendere i miei libri. Preferirei fare l’autore. Una volta Claudio Sabelli Fioretti mi disse: ‘Le tue opinioni non vengono riportate perché non sei famoso. Devi fare qualcosa di stupido e vedrai che i giornali si accorgeranno di te’. Le stesse cose, con altre parole, me le disse Massimo Fini.” Un digiuno che sarà un j’accuse: “Gli autori seri devono cominciare a pensarsi come una nazione colonizzata da un’orda barbarica, i detentori del potere radio-televisivo-giornalistico che parlano di cultura con gli strumenti semantici della pubblicità”.
     
    2) "Preghiera" di Camillo Langone:

    "Qualcuno avvisi Paolo Bianchi, lo scrittore in procinto di fare lo sciopero della fame perché non gli hanno recensito l’ultimo libro, che sta sbagliando tutto. Bianchi ha dichiarato a Libero che il suo modello è Gandhi e il suo metodo la non-violenza. Sciopero della fame? Gandhi? Crederà mica di essere negli anni Settanta. Se non vuole morire davvero deve lasciar perdere le proteste vintage e sintonizzarsi con lo spirito del tempo, trovare altri autori delusi (non gli sarà difficile) e tutti insieme bruciare in piazza un fantoccio di Nico Orengo, calpestare ululando l’effigie di Antonio D’Orrico e minacciare una fatwa contro Riccardo Chiaberge, incolpandolo dello sfruttamento minorile attuato dai proprietari di filande al tempo della rivoluzione industriale. Otterrà pronte scuse, recensioni di risarcimento, un invito in Campidoglio da Veltroni e il prossimo romanzo glielo pubblicherà Einaudi, la casa editrice maso che sta per lanciare gli storici arabi delle Crociate e il manifesto islamista di Tariq Ramadan.

    3) "DIGIUNO ANCH’IO" di Marcello Baraghini:

    <E come potrei non condividere i motivi che spingono Paolo Bianchi a iniziare il suo digiuno? Ho assistito, come lui, al degrado dell’informazione in Italia. Da giornalisti diversamente motivati e con diversa formazione ideologica e politica, ma fondamentalmente onesti, abbiamo visto l’affermarsi di giornalisti fondamentalmente disonesti e corrotti, di destra, di sinistra o di centro, asserviti alla proprietà e al potere, senza più dignità e tantomeno professionalità. Una razza ben descritta da Paolo nel suo e nostro libro "La repubblica delle marchette", di servi, vassalli e marchettari, appunto. Perciò ho deciso un giorno di digiuno, il 1° ottobre, con Paolo Bianchi. E invito chiunque abbia a cuore quel poco che c’è rimasto di onesta informazione a esprimere solidarietà a Paolo, magari con uno o più giorni di digiuno. Intanto, do a Paolo e non solo a lui la notizia, per riaffermare la mia volontà di lotta e di provocazione, che sarà presto costituito il “Comitato Antifondazione Luciano Bianciardi”, con il suo spazio di libertà in rete denominato “Riaprire il fuoco”.>
    ---
    Allora mi sono ricordato del fatto che Loredana Lipperini, nel suo blog di ieri, più che di STRAPOTERE DELLE GNOCCHE, parlava di DONNE CHIUSE, citando Ida Magli: 
    -
    “Il termine di infibulazione (dal latino fibula ossia spilla) si riferisce alla chiusura, tralasciando di menzionare la mutilazione perché il vero scopo è la chiusura: si fa sul piano concreto quello che si vuole raggiungere sul piano metafisico, ossia che la donna sia chiusa. E' stata imposta la verginità, che è una forma di chiusura quasi altrettanto forte dell' infibulazione, perché è stata spesso accompagnata dalla condanna a morte in caso di mancanza da parte delle donne. Lévi-Strauss osserva che anche il silenzio è richiesto come una forma di chiusura: La donna sia muta, o sia otturata in alto perché è aperta in basso. In realtà della donna aperta si teme il sopraggiungere del male per eccellenza: la morte. Questa chiusura dunque è perseguita con tutti i mezzi possibili, e le giustificazioni che di volta in volta ne sono state date non riescono a spiegare la logica di una operazione le cui conseguenze sono del tutto negative”.
     
    Ho azzardato:
    "Loredana, posso chiederti se Paolo Bianchi ti sembra un autore serio e se sei d'accordo sullo strapotere delle gnocche?:-)"
     
    E Loredana:

    "Lucio, ho già detto quanto avevo da dire nel post 'What a beautiful day for an exorcism', dove si è manifestato Bianchi medesimo, peraltro."

    Invece il commentatore Zizania Palustris ha osservato (sempre a proposito dello strapotere delle gnocche, oggetto degli strali di P. Bianchi):

    "Come minimo mi sembra che il suo immaginario sia sessualmente limitato. Se darla via è il prezzo da pagare per essere pubblicati o recensiti, perché non allargare lo sguardo ai culetti dati via (non ci sono editori/recensori gay?), alle bottiglie di lambrusco offerte in regalia (non ci sono editori/recensori astemi?), agli sconti sulla cura per il reimpianto dei capelli (non ci sono editori/recensori calvi), alle dichiarazioni di solidarietà per adriano sofri (non ci sono editori/recensori che snobbano il salotto di daria bignardi?), e via elencando..."

    Non mi è rimasto che scrivere direttamente a P. Bianchi di www.pbianchi.it per sapere se il P. Bianchi della mia titanomachia letteraria era per caso lui. Risposta:

    "No. Ma chi è quel P. Bianchi?"

    E io (smettendo di fare il finto tonto):

    "E' un bravissimo medico col pallino della letteratura. Frequentava il newsgroup it.cultura.libri nel periodo aureo (ng oggi scaduto a livelli infimi... [aridajeee:-)]). Ho tentato invano di cooptarlo come scrittore in un collettivo editoriale che verrà presentato alla stampa a metà novembre. Si è schermito dichiarandosi non adatto a scrivere e a leggere sotto scadenza e ha aggiunto: 'Amami ugualmente,  il mondo è pieno di talenti incompiuti, io ho solo facilità di espressione, una cosa fine a se stessa e di cui non ho merito. Il lavoro editoriale richiede applicazione e traspirazione, una fatica che mi intimorisce, se penso a Thomas Mann che a vent'anni scrive i Buddenbrook mi vengono le vertigini.'. Figurati se non lo amo ugualmente!"
    --
     
    Ma vi fu un tempo in cui mi arrovellavo senza pace, setacciando la rete palmo a palmo, intorno alla misteriosa P del "p.bianchi"  che postava in it.cultura.libri. Di quel periodo riporto, anzi, due miei goffi quanto vani tentativi di identificare lo spumeggiante iciellino. Il primo è di giovedì 26 ottobre 2000, ore 22:15 (Post "P. Bianchi: "Africa"):
     
    "Ho scoperto l'esistenza di una rivista che si chiama 'Africa'. E' gestita da certi - non meglio identificati - 'Padri Bianchi'. Il sottotitolo, anzi, è proprio: 'La rivista dei Padri Bianchi'. Che mi stia avvicinando alla soluzione del mistero della famosa "p"?
     
    Il secondo è di venerdì 7 dicembre 2001 10:53 (Post "Censimento degli Icler più illustri: p. bianchi"):
     
    "Si legge come un romanzo. L'ho sempre detto che era uno scrittore nato! Bianchi Paolo, Conte Dario, Gastroenterologia, Masson, collana: Manuali economici di medicina, 1991. Prezzo: L. 56.000."  

    Federico Platania commentò:

    "PAOLO! SI CHIAMA PAOLO! Ecco finalmente svelato il mistero che si celava dietro quella P capziosa e surrettizia. Il disvelamento del terzo segreto di Fatima mi ha emozionato meno, lo confesso." (1)

    E Isabella Z., laconica:

    > PAOLO! SI CHIAMA PAOLO!

    No.

    [In effetti Paolo è ***solo una parte*** del nome esteso di p. bianchi (quello di it.cultura.libri) ... non dico di più:-), n.d.r.]

    MORALE: hai voglia tu a sperare di diventare famoso come P. Bianchi. Ce ne sono una caterva!

    --

    (1) Platania non sapeva ancora che il terzo mistero di Fatima ("il vescovo di Roma vestito di bianco che cade a terra colpito"), a partire proprio dagli appunti di papa Albino Luciani, riguardava non già il suo successore, ma lui stesso, almeno secondo il libro di Luis Miguel Rocha "La morte del papa" recensito da Giuseppe Genna proprio oggi su Carmilla...

    postato da: Lioa alle ore 01:03 | link | commenti
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    lunedì, ottobre 02, 2006

    BIBLIOFILIA (4)

    -
    (clicca sulla foto di "Schopee" per ingrandirla)
    -
    IV E ULTIMA PUNTATA
    Maria Strofa a P. Bianchi
    -
    > gaudente, gaudente... si scopava le serve... se era gaudente si scopava le contesse. Gia' le dirimpettaie le buttava dalle scale, poi gli toccava risarcirle (Obit anus, abit onus, ahahah).
    Guarda, non ho ancora letto tutto. Poi ti rispondo. Ma ho avuto un brivido leggendo questo tuo riferimento assolutamente vero. Controverso se fosse una sua "fiamma" o soltanto una dirimpettaia che faceva rumore. E Schopee [= Schopenhauer, n.d.r.] odiava i rumori. Comunque la buttò effettivamente dalle scale e, per chi non sa il latino "obit anus, abit onus" significa "morta la vecchia, estinto il debito". Grande, grande. Il tuo personaggio si fa sempre più consistente. Tu disprezza i più grandi, ma conoscendoli, o sollecitatore impareggiabile di dibattiti. Coltiva questo tuo vezzo snobistico, ché qui ce n'è grande bisogno. Anche le piramidi sono state costruite con la morte di milioni di lavoratori. Dunque: tutti coloro che vanno in Egitto da Cheope sono conniventi con il crimine? Ti incalzerò e ti incalzettonerò (con i calzettoni rossi). A dopo, a dopo. maria strofa
    -
    [più tardi]
    > Questo l'ho notato accadere quasi regolarmente nei forum librari, più che in quelli dedicati ad altri temi, come se il libro fosse, più degli altri media, un pretesto per parlare di noi e instaurare rapporti umani. Il che è bello ma, nella misura in cui "funziona", finisce per mettere in ombra il libro stesso.
    Mi sembra giusto e in linea con il bianchi-pensiero. L'importante non sono Seneca o Schopenhauer, ma il modo brillante e polemico con cui il personaggio postataro li stronca. Questo vagheggiare l'impersonalità del forum come un naturalismo flaubertiano mi suona incolpevolmente ipocrita. Senza anima i post non comunicano niente. L'entusiasmo di una lettura o la stroncatura vanno comunicate con passione. Lasciamo che mittenti anonimi e anodini facciano altro. Questo non è solo un NG dove si parla di libri: questo è un NG dove si parla anche di chi parla di libri. Se così non fosse, sarebbe una grave violazione della netiquette non scritta.
    > Il resto - femmina, puttanona e  calzettonica - è dunque vero? Ohi personaggio "forte" :-). pensa che io avrei detto il contrario: le tue poesie le tocco con mano, sul resto c'è solo la tua parola.
    Eh... Anche sul fatto che è esistito Garibaldi c'è la parola soltanto degli storici. Tu l'hai conosciuto di persona? Di qualche parola bisogna pur fidarsi, perché con mano (tranne in casi di autoerotismo) si tocca sempre poco.
    > Ma io sono convintissimo che Seneca sia un professionista della morale, gli tributo i piu' ampi inchini e omaggi, mi rifiuto solo di amarlo.
    Benissimo.
    > Come tali non mi chiedo se l'artista era devoto ma solo se era bravo.
    Segnati questa frase che hai scritto tu, eh?
    -
    > Poi la regola è sempre stata che gli artisti  erano trasgressivi mentre i  moralisti erano integrati al sistema.
    Va be': comincio a capire che la tua insofferenza riguarda filosofi morali e non artisti, dal momento che l'artista, e tu stesso lo ammetti, ha da essere soltanto bravo. Niente da eccepire. Tu fatti i moralisti tuoi.
    > Ho scritto tre righe (sincere). Se non le scrivo qui, dove le scrivo? Giudicatemi male, io non ho la pretesa di essere profondo.
    Paradosso wildiano di gran classe. Solo le persone profonde non guardano alla superficie.
    -
    > Ok: ma se dietro la pagina non intravedo l'uomo, con la pagina mi ci posso pulire il culo. Mi interessa l'uomo, non la pagina. Ad accozzare frasi +/- riesco anch'io, è una tecnica o un dono che nulla toglie e nulla aggiunge. Sfruttandola bene ci si potrebbe magari anche campare, ma es. io campo gia' altrimenti, quindi non mi.
    Questo lo accetto se restringi il discorso alla filosofia morale: hai appena detto più sopra che l'artista deve essere soltanto bravo. Se è bravo non devi guardare l'uomo che c'è dietro. Se poi vuoi guardarci, guardaci pure.
    > Se il pensiero sotto allo stile brillantino è debole, è proprio perché la prosa è solo la glassa sul bignè. Noi siamo abituati a pensare che se uno scrive in modo dialetticamente convincente, debba avere ontologicamente ragione ed essere una mente.
    Questo tuo positivismo è molto datato. Non esiste verità riscontrabile dal punto di vista scientifico (o falsificabile alla Popper) nelle opere d'arte o anche in quelle di filosofia. E se non esiste un metodo rimaniamo nel campo delle preferenze e delle convinzioni. Ma vedo che stiamo confondendo sempre filosofia e letteratura. Ti posso dare ragione sul fatto della filosofia. Ma non è affatto vero che per essere grandi romanzieri si debba essere "intelligenti". Lungo spiegare perché la penso così. Dirò soltanto che secondo Flaubert il vero romanziere doveva essere un idiota. Di  talento ma idiota.
    > Questo perché la cultura è sempre stata umanistica, e parola e verità coincidevano.
    Filosofia e morale non sono esperimenti riproducibili in laboratorio. L'esperimento meno fallato lo si metterà in piedi in ambito scientifico. Nessun laboratorio, nessun progresso scientifico sarà in grado di stabilire quanta più ragione avesse Platone di Spinoza o di Plotino (nomi a caso).
    > Il fascino della parola, per quel tanto che va a toccare gli stessi centri del godimento musicale, funziona ancora, oggi come ai tempi di sofocle, che esaltava le folle. Ancor oggi Sgarbi irretisce, la Fallaci aizza, Serra incanta, Baricco ammalia: parole parole parole. Mille opinionisti e pezzullatori di colore ci dovrebbero insegnare invece che (vado col mio refrain) scrivere bene non significa pensare bene, e pensare bene non significa pensare "giusto".
    Questo è vero se si fa il giornalista. Dostoevskij era il più grande reazionario che ci sia stato. Inattendibile quando scriveva di politica: il più grande scrittore di tutti i tempi nei romanzi. (Puoi distruggerlo nel tuo prossimo post ma mi farà piacere rileggerne il nome: non temere). Anche Alfiuccio mio adorato ci ha provato. Dostoevskij non pensava bene dal punto di vista politico: dal punto di vista artistico e (udite udite), il solo punto di vista più alto anche di quello scientifico (oh, yes) è stato uno dei massimi pensatori.
    -
    > No vah a Cervantes lo perdoniamo, non era un mutilato di guerra?
    Sì, era un mutilato di guerra. Ti ringrazio per la tua clemenza. Perdoniamolo.
    > Il pedofilo "probabile" (teorico, potenziale, platonico, contemplativo) non frega ad alcuno. Frega se si incula i ragazzini, perché traumatizza e rovina il nostro futuro. E' lo stesso motivo per cui nessuno finisce in galera per feticismo, essendosi masturbato su una ciabatta (attivita', imho, piu' innaturale della pedofilia, ma socialmente meno dannosa).
    Sì, sono gradevoli paradossi. Non so se Carroll sodomizzò qualcuno. Ma adesso non si può spostare il dibattito fra colpa e intenzione. Ma va bene ciò che hai detto.
    -
    > Nel maggio del 1999 un signore, dandomi del lei, ha argomentato esattamente come te a proposito di un mio commento su Sven Hassel … Non si è più collegato e non gli ho potuto rispondere. Eri tu?
    Assolutamente no: hai la mia parola. Anzi: solo la mia parola.
    > BTW - Chi ha deciso che codesto saintbeuve aveva perso la disputa e codello prust aveva vinto?
    Nessuno: chi l'ha deciso? Io l'ho deciso per me. Tu l'hai deciso per te. Per me è evidente che abbia vinto Proust.
    > Ma brutta troia (interiezione!!!),
    Se una è troia è troia: niente problemi.
    > e i discorsi morali li fa Seneca (che poi faceva l'occhietto e ci marciava) va bene, se li faccio io (che sono infimo ma sincero e faccio come dico) non va bene? È un'ingiustizia pero'. Significa che vige sempre il motto gesuitico: fate-come-dico e non fate-come-faccio. Significa che al mondo la dichiarazione resta più importante del comportamento. Significa che siamo sempre l'eterno paese degli Acchiappa-Citrulli, chi è in buona fede va in galera, i furboni fuori e riveriti. Malinconiiia!
    Se si tratta di un politico sono d'accordo con te. Se si tratta di un filosofo morale o di un artista, continuo a pensare che il disattendere il suo insegnamento nella vita privata (ammesso sia davvero dimostrabile una cosa come questa) non costituisca alcun problema. Il tuo è un problema di etica politica. Io non ho di questi problemi. Leggo un filosofo, un artista. Se è convincente (per me) se sa il fatto suo lo leggo e lo reputo un grande. La biografia mi interessa per verificare quanto meschine siano tutte le creature, non certo per svalutare l'opera. 
    -
    [Immagine da www.schopenhauer-online.de/310305gruettner.htm ] 
    postato da: Lioa alle ore 08:45 | link | commenti (1)
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