Continua indefessa l'opera di selezione delle carte accumulate in casa negli ultimi anni, nel tentativo di eliminarne il più possibile in vista del trasloco di fine novembre al Lido di Venezia (vedi post del 27 ottobre). Ebbene, ieri sera mi è capitato tra le mani un vecchio foglio strappato a La Repubblica, accuratamente ripiegato e datato "Domenica 31 ottobre 1999". Contiene le pagine 21 e 22.
In quest'ultima il grosso dello spazio della metà superiore è occupato da un articolo a cinque colonne dal titolo: "Mezzo litro di vino al giorno può salvarci dall'infarto". Nella sesta colonna l'articoletto: "Nel Duemila a scuola a tre anni e nella tomba a centoventi" [Balle!, n.d.r.].
Nulla di così interessante da essere conservato per anni.
Passo alla metà inferiore della pagina: solo la pubblicità di Medecins Sans Frontieres/Medici senza frontiere, con immagine...
Giro il foglio e, sempre più impaziente di sapere perché diavolo l'abbia salvato dall'oblio, analizzo la pag. 21.
La metà superiore è occupata dall'articolo: "FUNERALI CON IL CRONOMETRO". Sottotitolo: "Treviso, il sindaco ordina: cerimonia e sepoltura in 85 minuti." Grande foto centrale + Riquadro a destra: "Fiori, spesa per 150 miliardi".
Un giorno una volpe vide un grappolo d’uva. Gli acini rilucevano al sole, i raggi attraversavano la polpa gonfia, la facevano brillare. Piccoli uccelli rapinosi beccavano quel grappolo, gocce succulente cadevano dalle ferite. Alcuni acini erano già rinsecchiti e morti accanto a quelli mezzi guasti, squarciati; altri erano intatti, perfetti come biglie di vetro. La volpe era incantata dalla compresenza di gloria e disfatta in quel grappolo ancora attaccato al tralcio. Si avvicinò e appoggio le zampe sul tronco, mettendosi ritta per contemplare più da vicino il rigoglio che coabitava con la devastazione. Se ne andò meditando sulla vita e sulla morte.
Passava di lì un restauratore. Scrisse una favola che raccontava di quanto quella volpe fosse avida, ambiziosa, famelica, impotente, dissimulatrice, insincera con se stessa, bugiarda.
Ma la volpe è un animale splendido.
[Posted in vasicomunicanti on April 14th, 2005by tiziano scarpa]
A Tiziano rispose un certo Tonto (Lucio Angelini?):
Scusi, don Tiziano, io sono un po’ tonto. Lì per lì la sua parabola mi è sembrata senza capo né coda. Mi dica dove sbaglio:
1) l’uva risplendente al sole sarebbe la letteratura
2) i piccoli uccelli rapinosi sarebbero gli scrittori arrivati a “cuccarla” (= essere pubblicati?) in virtù delle loro ali
3) le ali, a loro volta, sarebbero le quattro cose da lei elencate (vocazione, talento, ostinazione, fortuna)
4) la volpe che ammira l’uva ma non arriva a gustarla sarebbe l’individuo senza ali [o a cui siano state TARPATE le ali, magari per superiori motivi di restaurazione?]
5) il restauratore è anch’egli uno scrittore, ma di favole. Nel senso di panzane?
Quello che non capisco, soprattutto, è perché la volpe sia un animale splendido. Perché se volesse potrebbe farsi spuntare le ali? Perché prende atto di non poter arrivare all’uva e si consola con la filosofia (= magari dicendosi: “Vanità, tutto è vanità, compresa la letteratura!”)? Ma soprattutto: in ogni decennio deve per forza nascere un nuovo Calvino? Non potrebbe darsi che tra gli uccelli rapinosi ci siano - in un certo periodo - più che altro pretensiose cornacchie, desiderose di salire ben più in alto che al semplice livello dei grappoli?
RESTAURAZIONE, poi, vuol dire ripristino di una situazione precedente. Quale, esattamente?... Dio, come mi sento tonto. Non capisco un cazzo. Le ricordo, però, che una vera favola (= distinta, in senso tecnico, dalla FIABA) si caratterizza per la morale esplicita. Si conclude, cioè, in genere, con un “La favola insegna che… ”
Che cosa insegna, esattamente, la sua favola?
Tiziano chiarì:
L’errore di Tonto è cadere nella logica dell’allegoria e della morale, che appartiene alla falsa favola appiccicata addosso alla volpe. La volpe voleva contemplare l’uva, ma qualcuno si inventa che se la volesse mangiare, e che l’avesse disprezzata solo perché non riusciva a raggiungerla. Qualcuno si inventa una favola, dove stravolge i fatti e trasforma un avvenimento in un dispositivo retorico favolistico, in cui ogni cosa deve avere un allegoria e una morale. Le volpi godono di cattiva stampa, ma sono animali splendidi.
E Tonto:
Ah, ho capito. La favola insegna che un conto è la realtà, un conto sono le favole:-)
Aiuto: ma è gravissimo! Don Tiziano, ma è sicuro di star bene?
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Ma torniamo a "Groppi d'amore", di cui tutti sanno ormai quasi tutto: che è un poema eroicomico scritto in una lingua inventata di sana pianta, ma comprensibilissima (una specie di improbabile koiné campano-abruzzese, che fa pensare - anche se non c'entra nulla - al primo Abbatantuomo, quello di Eccezziunale veramente; che narra della trasformazione di un paesino dell'Italia centromeridionale in una discarica di rifiuti, con la benedizione dell'autorità locale (un sindaco che ricorda, in qualche modo, le autorità siloniane di "Fontamara"); che vi sono due uomini innamorati della stessa donna e che, come in tutte le opere di Tiziano, sesso e sensualità sono componenti importantissime (in questo caso anche divertentissime).
Il foglio di presentazione della serata recitava:
"Tiziano Scarpa legge e agisce in maniera molto movimentata questo monologo con notevole tenuta scenica e una carica espressiva che utilizza diverse modulazioni, dall'invettiva tonante alla carezza sonora.".
Tutto vero alla lettera. Sottoscrivo in pieno, per ogni aspetto della performance: gestualità, vocalità, mimica facciale eccetera. Aggiungo, anzi, che se "Groppi d'amore" passasse in tivù, magari scoppierebbe un nuovo caso Paolini... Ma l'Einaudi cosa aspetta a vendere libro & video (di una registrazione dal vivo) insieme?
P.S. A un'amica che mi chiedeva il perché dell'abruzzese, ho risposto: "Forse in omaggio a sua nonna, che, se non ricordo male, era abruzzese".)
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NOTA 1.
MESTRE - Prende il via "Venezia non è un pesce". Un convegno al Candiani e lo spettacolo "Groppi d'amore nella scuraglia" di Tiziano Scarpa sono i primi due appuntamenti del progetto organizzato da "Questa Nave" con la collaborazione di Regione, Provincia e Comune. "Venezia non e' un pesce - Una riflessione con i piedi per terra" è il titolo dell'incontro in programma oggi, con inizio alle 15, nella sala congressi del Candiani. Si alterneranno relatori che hanno lavorato sulla Terraferma: uomini politici, artisti, studiosi. I due filoni di riflessione saranno uno storico-politico, l'altro culturale, col grosso nodo irrisolto dell'identità della Venezia di terra. Si susseguiranno gli interventi "1926: una data sconosciuta" di Michele Casarin, storico e autore del libro "Venezia Mestre Mestre Venezia". Sarà poi la volta di "C'è voglia di piazza. Ma quale piazza?" una riflessione unitaria delle Municipalità della Terraferma. Seguiranno "Terraferma meticcia" di Gianfranco Bonesso dell'assessorato alle Politiche sociali, "L'identità della Terraferma: fatta o da fare?" di Gianfranco Bettin, "L'ispirazione si trova a Mestre" di Riccardo Caldura e "Faccio l'attore. Bello Ma di lavoro?" di Pierluca Donin. Chiude il convegno Tiziano Scarpa . È proprio dalla sua fortunata guida "Venezia è un pesce" che ci si è ispirati, capovolgendo il concetto, per il titolo della rassegna. Tiziano Scarpa , alle 21, presenterà "Groppi d'amore nella scuraglia"... Il progetto preseguirà con una serie di spettacoli prodotti dalle compagnie della terraferma e che riguardano la terraferma. Si inizia martedì 31 ottobre, alle 21, al Candiani con "Il racconto del villaggio" della compagnia Questa Nave. Giovedì 9 novembre, alle ore 21, nell'auditorium di Favaro Veneto sarà la volta di "Dubbi sull'esistenza di Mestre e prove della sua inesistenza" di Piero Brunello a cura della compagnia Questa Nave. Il 10 novembre, alle 21, al Teatro Aurora di Marghera "Indigena" di Josephine Cre(A)zioni, domenica 12 novembre, alle 21, sempre all'Aurora "Città poco comune" con Paola Brolati e i Lagunablé. Infine il 14 novembre, alle 21, nell'auditorium del liceo scientifico Morin alla Gazzera ancora "Dubbi sull'esistenza di Mestre e prove della sua inesistenza" di Piero Brunello. [Da Il Gazzettino del 28 ottobre 2006
[Immagine da http://www.teatroallecolonne.it/upload/SPE21_186.JPG ]
"In un anno (dal 5 giugno 2005 ai primi di giugno 2006) il lit-blog di Lucio Angelini "Cazzeggi Letterari", contraddistinto dall'epigrafe "Chi scrive libri - ammonisce Karl Kraus - lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo", ha raccolto circa 40.000 visite. È seguito da molti blogger e addetti ai lavori. Per "Scrittomisto" l'autore ha selezionato una serie di post più o meno divertenti che insieme tratteggiano il personaggio webbico scanzonato e ironico per il quale Lucio Angelini vorrebbe farsi passare, anche se nella vita vera è un lugubre signore decisamente incline alla macerazione dei pensieri e al ripiegamento interiore:- )

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Giudizio dei lettori










P.S. Attualmente il giochino che impazza in Scrittomisto.it è il seguente: ogni concorrente invita quanti più amici e conoscenti possibile a dargli 10, assegnando invece un bell' 1 ai concorrenti ritenuti più pericolosi, al fine di abbassarne la media. Per quanto mi riguarda, come vedete, sono già sceso ampiamente SOTTO LA SUFFICIENZA...
Se nel weekend non avete di meglio da fare, inondatemi di voti dall'8 in su:- )
Quintali di carte, libri, oggetti da buttare via. Interi scatoloni di ritagli di giornali fra cui, appunto, uno intitolato "L'ORDINE IN CASA CAMBIA LA VITA", del lontano 27 febbraio 2002 (cronaca di "La Repubblica"). E la seguente scheda:
"Lo SPACE CLEARING è l'arte di ripulire e illuminare gli spazi che ci circondano a casa e in ufficio. Nasce a Londra negli anni '90 sotto l'imprinting di Karen Kingston, prima studiosa del settore in Europa. La disciplina, una sorta di feng-shui occidentalizzato, ci offre la possibilità di rivisitare i nostri luoghi di vita e di lavoro, ripulendoli dalle cose vecchie e dalle energie negative. Nei libri della Kingston esistono anche cerimonie spirituali per la nostra pulizia interiore e per quella degli arredi che abbiamo in casa. L'occasione migliore per liberarsi del CLUTTER, vale a dire il ciarpame, è il TRASLOCO."
Ebbene, sto appunto traslocando. Dal 1° dicembre prossimo mi insedierò al Lido di Venezia. Se ieri ricordavo come negli anni '90 giocassi allo scrittore (be', un po' ancora adesso, a dire il vero), dal primo dicembre inizierò un altro gioco a lungo sognato: quello de LA BOHÈME.
La bohème, la bohème
Ça voulait dire on est heureux
La bohème, la bohème
Nous ne mangions qu'un jour sur deux
Be', non fino a questo punto, mi auguro: mangerò tutti i giorni, credo:- ) Semplicemente, dal grande appartamento su canale veneziano in cui abito adesso mi restringerò in una mansarda di pochi metri quadri al quarto piano di una palazzina senza ascensore (nessun problema, sono un alpinista!) ma con un bel terrazzo al sole, in cui potrò mangiare - appunto - e lavorare al pc NON visto da nessuno, quindi anche in mutande, se ne avrò voglia. L'occasione di tutto ciò? Ehm, una separazione coniugale, unfortunately...
Ma torniamo al nostro SPACE CLEARING. Un'illustrazione con spiegazioni, sempre nello stesso ritaglio di giornale, completa il quadro:
"MOBILETTI O MOBILI. I cumuli disordinati di vecchie videocassette, dischi, CD, audiocassette e altri oggetti legano troppo al passato, anziché proiettarci nel futuro.
MENSOLE SOVRACCARICHE. L'abbondanza di soprammobili, candelabri, piatti e posacere è sgradevole da vedere e crea ENERGIA NEGATIVA.
MOBILE BAR. Se quando apriamo la porta della nostra casa, per prima cosa vediamo bicchieri spaiati o scheggiati, e bottglie di alcolici quasi vuote, verremo sopraffatti dallla confusione e dal disordine.
TAVOLINI. Le montagne di riviste creano un'area centrale di energia stagnante che intorpidisce i frequentatori della casa.
LIBRERIE. I libri rappresentano simbolicamente i NOSTRI GUSTI, le nostre IDEE. Se ce ne sono molti impolverati significa che ci stiamo adagiando troppo sulle nostre convinzioni. Vale la pena di liberarsene gradualmente."
(Da "Ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa", di Mary Lambert, edizioni Corbaccio)
Seguono altri riquadri con titoli quali "Tutti pazzi per lo 'space clearing': FA BENE ALL'ANIMA" o "Il disordine uccide perfino la creatività" (breve intervista a Oliviero Toscani che afferma: "Chi è disordinato non può essere un artista... l'ordine è come scrivere. Le parole le metti insieme per bene una dietro l'altra... bisogna accedere alle cose in modo semplice... Certo, ci vuole impegno, disciplina, fatica. Ma vale la pena. Quando vedo qualcuno con la scrivania piena di carte non provo fiducia. Il DISORDINE SOFFOCA, UCCIDE."
Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d'amore.
Per sogni e per chimere
e per castelli in aria,
l'anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioelli
due ladri, gli occhi belli.
V'entrar con voi pur ora,
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei,
tosto si dileguar!
Ma il furto non m’accora,
poichè, poichè v’ha preso stanza
la speranza!
Or che mi conoscete,
parlate voi, deh! Parlate. Chi siete?
Vi piaccia dir!
... Mi chiamano Mimì,
il perchè non so.
Sola, mi fo
il pranzo da me stessa.
Non vado sempre a messa,
ma prego assai il Signore.
Vivo sola, soletta
là in una bianca cameretta:
guardo sui tetti e in cielo;
ma quando vien lo sgelo
il primo sole è mio
il primo bacio dell'aprile è mio!
il primo sole è mio!
Germoglia in un vaso una rosa...
Foglia a foglia la spio!
Cosi gentile il profumo d'un fiore!
Ma i fior ch'io faccio, ahimè!
i fior ch'io faccio, ahimè!
non hanno odore.
Altro di me non le saprei narrare.
Sono la sua vicina che la vien
fuori d'ora a importunate...
(da Puccini, La Bohème)
[Immagine da www.brumm.com ]
La mattina mi alzo, faccio colazione, accendo il pc, guardo la posta, elimino lo spam, mi sgranchisco le gambe in giro per una dozzina di siti, fra cui www.carmillaonline.com. Stamattina ho notato in alto a destra il sg riquadro:
Ho digitato il mio nome e, oh, meraviglia, sono usciti i sgg. titoli:
Quella brutta cattiva della mamma
Autore: Angelini Lucio
Emme Edizioni, 1993 € 5.68
Grande, Grosso e Giuggiolone
Autore: Angelini Lucio
EL, 1994 € 4.65
Ramona, maga copiona, e il desiderio dei desideri
Autore: Angelini Lucio
EL, 1995 € 4.13
Grande, Grosso e Giuggiolone
Autore: Angelini Lucio
Signum Scuola € 4.05
Tre racconti da Shakespeare: Sogno di una notte di mezza estate, Come vi piace, La tempesta
Autore: Angelini Lucio
Loescher, 1996 € 5.8
Quel bruttocattivo di papà Cacciari!
Autore: Angelini Lucio
Libri Molto Speciali, 1999 € 6.71
Il babbo che credeva a Babbo Natale
Autore: Angelini Lucio
Libri Molto Speciali, 1999 € 11.36
L' incredibile storia della fata Fatuccia e della strega Forestana. Allarme rosso per la letteratura giovanile
Autore: Angelini Lucio
Libri Molto Speciali, 2000 € 7.23
L' "Orlando Furioso" raccontato ai ragazzi...
Sì, insomma, gli anni Novanta, quando ancora giocavo a fare lo scrittore:- )
‘Fanculo agli editor che non sanno fare il loro lavoro, perché se lo sapessero fare si licenzierebbero.
‘Fanculo a Feltrinelli Editore che ti dice che accetta di leggere solo i libri richiesti ma non dice com’è possibile che richieda proprio il tuo se nemmeno vuole sapere chi sei e cosa hai scritto.
‘Fanculo a Einaudi Stile Libero (Roma) e Einaudi Coralli (Torino).
‘Fanculo agli agenti letterari.
‘Fanculo a Mondadori e a tutti quelli che ci pubblicano con la scusa che prima o poi non sarà più di Berlusconi e prima non lo era. Vale anche per la mancata rivolta contro Mussolini quando governava l’Italia e prima che ci portasse in guerra e alla vergogna delle leggi razziali?
‘Fanculo ai dibattiti letterari in Italia, quelli che li fanno non hanno neanche una vaga idea di ciò che vanno dicendo, fingono l’idea di loro stessi.
[…]
‘Fanculo a Giulio Mozzi che vuol far credere di essere uno scrittore e un “operatore culturale” e invece è solo un omino piccolo piccolo che vive chiuso nella sua stanzetta, o nella stanzetta che qualcuno gli paga in giro, o nella stanzetta della casa editrice o nella sua stanzetta blog virtuale, ‘fanculo a Mozzi che non ha una parola ma tante parole vuote.
[Che Giulio Mozzi se lo sia messo in alto a destra proprio per dimostrargli di non essere poi così piccolo?:- ), N.d.R.]
‘Fanculo a Minimum Fax e ai pariolini di merda.
‘Fanculo a Fazi Editore e alle puttanate che pubblica.
‘Fanculo ad Adelphi che ha il coraggio di un coniglio bagnato.
‘Fanculo a Giuseppe Genna che sembra l’altra faccia del salotto letterario e invece scopri che è l’ultima porta a destra: il cesso che tutti usano.
‘Fanculo a Davide Bregola che per pubblicare un libro si è venduto un amico.
‘Fanculo ai giornalisti, ai critici letterari che vengono pagati per scrivere bene di qualcuno e non si sognano nemmeno di cercare loro indipendentemente i libri da promuovere.
‘Fanculo ai Covacich, agli Ammaniti, ai Paolo Nori, alle Isabella Santacroce, alle Simona Vinci, alle Melissa P., ‘fanculo ai Tiziano Scarpa, agli Aldo Nove, ai Piersandro Pallavicini, alle Sara Beltrame, alle Silvia Ballestra, alle signore Marchi (Adelphi), a tutti quelli così, intellettuali radical-chic dei miei coglioni che predicano bene e razzolano malissimo impegnati come sono a difendere le loro meschine posizioni di potere e vanagloria.
‘Fanculo alla Holden e ai suoi allievi. Che camminano sulle uova marce, hanno la puzza sotto il naso (ma non sentono la loro) e tutti insieme faticano a mettere insieme un cervello.
‘Fanculo a Baricco e a tutti gli scrittori copy che scrivono quello che la gente lobotomizzata si aspetta di leggere e non producono un solo lettore in più.
‘Fanculo alle presentazioni dei libri, alle interviste, ai reading, al Festival dei piccoli editori di Mantova, al Salone del libro di Torino, ai premi letterari, a tutti questi ritrovi per pecore che servono agli intellettuali di prima per baciarsi il culo a vicenda e mostrare le collane di ossa rotte che si sono fatti facendo lentamente a pezzi il “rompicoglioni” di turno che minacciava il pensiero unico e la loro vuota individualità.
‘Fanculo ai gettoni di presenza per comparire ovunque e dire stronzate a chiunque.
‘Fanculo a quelli che contemporaneamente scrivono libri, tengono corsi di scrittura creativa, scrivono per i giornali, scrivono sceneggiature, scrivono per il teatro, scrivono per la TV, scrivono il loro blog personale, scrivono per le riviste, organizzano presentazioni, organizzano festival letterari, fanno gli editor, scrivono sulle riviste on-line, ma dove lo trovate tutto questo tempo e chi cazzo credete di essere?
‘Fanculo alla lobby dei romani e dei milanesi.
‘Fanculo a quelli che vogliono leggere tutto quello che hai scritto, se lo fanno mandare (compresi i libri già pubblicati) e poi spariscono: non ti dicono “Che schifo di roba che scrivi”, non ti dicono “Non l’ho letto”, non ti dicono “Ho perso i manoscritti”. Semplicemente non ti dicono più niente.
‘Fanculo alle regole del mercato, tutte cazzate, vengono regolarmente accantonate ogni volta che c’è un nuovo cortigiano leccaculo “che non si può non pubblicare” perché prima o poi, per reggere il sistema, il leccaculo tornerà utile.
‘Fanculo alle parentele, ai fidanzati, agli amanti e agli amici di amici.
‘Fanculo ai cantanti che pubblicano libri, perché si fanno usare e invece di contribuire a creare nuovi spazi di pubblicazione contribuiscono a chiudere quei pochi che già ci sono.
‘Fanculo all’esterofilia del cazzo dei nostri editori che pubblicano qualsiasi cosa basta che si paghino cari i diritti d’autore ad un’altra casa editrice straniera (vedi regole del mercato).
‘Fanculo ai signori delle case editrici che si riempiono la bocca di Bukowski e l’alcolismo, di Lou Reed, di Burroughs e l’eroina, di Ellis e tutte le droghe del mondo etc..etc.. e se appena appena ti prendi una sbronza seria in loro compagnia o ti fumi una canna nel loro ufficio diventano di salgemma, si sentono a disagio e cominciano a guardarti come un eroinomane perso indegno di considerazione.
‘Fanculo alla lobby dei gay.
‘Fanculo ai giovani scrittori, marionette che non cagano neanche.
‘Fanculo alla maggioranza dei lettori, beoti!
E alla fine ‘fanculo a te, Simone Battig, che credi ancora che tutto questo sia superabile.
[Posted by giuliomozzi che precisò: "Ho rimosso un paragrafo su richiesta della persona interessata. gm, 1.6.04, h 21.21"].
"Questa è la mia ruvida verità, per chi avesse il coraggio di prenderne coscienza. Le persone e le entità citate nominalmente sono citate in quanto specchio del mondo dell’editoria nostrana, simulacri del propagarsi dell’infezione che attecchisce sul “ruolo sociale” assuntosi e finisce per intaccare l’individuo e i suoi stessi valori. Per comporre questo distintivo atto di accusa, intenzionalmente grezzo e sgraziato, mi sono avvalso dell’accurata osservazione di atti pubblici corroborata dalla mie esperienze personali (fin qui relegate in spazi privati e bilaterali di confronto per un mio difetto di carattere) strettamente connesse alle accuse e ai simulacri ivi citati. Grazie a tutti, a chi ascolterà e a chi ha fornito il materiale."
Ma torniamo a bomba.
Il viandante che cliccasse sulla copertina di "Neogenesis" in vibrissebollettino.net, vedrebbe apparire il sito di barberaeditore:
http://www.barberaeditore.it/collane/radiolondra/battig.html
in cui leggerebbe:
"Neogenesis non è un libro, è il Libro dei Libri. È il romanzo che indirizza e forma la letteratura del nuovo millennio. Simone Battig non è uno scrittore. È la scrittura."
E anche:
"Una storia come non ne avete mai sentite raccontare. Una storia che contiene tutte le storie... È la prima storia dimenticata e l’ultima storia ritrovata. È la malia della dualità piegata fino a spezzarsi, per oltrepassare il Tre, dove risiede il passaggio al divino. Neogenesis è il primo Libro Magico che compare in questo secolo, il libro che risale la nostra memoria individuale per unire tutte le memorie e dare inizio ad una Nuova Genesi."
2006 – Dhaulagiri, m. 8167
Il 17 maggio, Romano e Nives riescono a percorrere quell’ ultima manciata di metri della cresta sommitale, dove l’anno precedente si erano dovuti fermare per la presenza di pericolose cornici di neve. Luca, che solamente due giorni prima della partenza per la cima si è ammalato, è purtroppo costretto a rinunciare alla salita.
Di Nives Meroi si è occupato anche Erri De Luca qui:
- Signora Meroi , lei è un esempio impossibile da emulare per un semplice appassionato di montagna.
«Siamo solo due donne al mondo, io ed un'alpinista austriaca, ad aver scalato nove cime su quattordici, oltre gli ottomila metri. E solo dodici uomini le hanno scalate tutte. È vero che è un mondo maschile, ma noi donne compensiamo alcune differenze fisiche con la volontà. È stata la passione a spingermi a salire, ho iniziato a 17 anni, dapprima sulle montagne di casa vicino a Tarvisio. È ovvio che la mia vita dedicata all'allenamento e le salite senza ossigeno non sono alla portata di tutti, ma quel che vorrei trasmettere è l'amore per il viaggiare. I nostri reportage filmati non affrontano mai l'aspetto puramente tecnico, ma illustrativo».
- Quanto conta l'alimentazione?
«Non molto, io e mio marito portiamo ad alta quota parmigiano, prosciutto e torrone, non barrette alimentari... di plastica. Cibi sani aiutano a mantenere un buon umore, necessario per affrontare le fatiche».
- Quanto ne risente il fisico di imprese di questo tipo?
«Spesso ci segue mia sorella, studiosa di neuroscienze: ci "usa" come cavie. In pratica, osserva come la carenza di ossigeno ci ... rimbambisca. Ovviamente ogni fisico reagisce in modo diverso a situazioni estreme, e conoscere tali reazioni aiuta a calibrare meglio futuri allenamenti»."
Anch'io, nel mio piccolo, ho posto una domanda a Nives, dopo la proiezione:
"Nel filmato, a un certo punto, si accenna all'essenzialità dello zaino, da cui deve essere eliminato ogni inutile peso. E tuttavia si ribadisce che un posto per un libro, in cui immergersi nelle lunghe ore d'attesa allorché si resta imprigionati nella tenda se le avverse condizioni meteorologiche non consentono di proseguire, c'è sempre... Di solito a un lettore forte si chiede 'Se dovessi portarti un solo libro in un'isola deserta, che cosa ti porteresti?'. Ebbene, a te domando: 'Che tipo di libri tende a portare con sé chi è in partenza per un Ottomila?'"

MADRID. La Lollo si risposa a 79 anni. E con un Don Nessuno più giovane di lei di ben 34 anni, il barcellonese Javier Rigau Rifols. Non solo: la love story segreta va avanti da 22 primavere. E’ davvero una «exclusiva mundial» la chicca che ha pubblicato ieri «Hola!», la bibbia rosa spagnola: copertina più nove pagine, con la coppia immortalata nella sfarzosa villa romana sull'Appia Antica che possiede Gina Lollobrigida. «Javier è appassionato come tutti gli spagnoli. E questo mi incanta», assicura l’attrice vestita con un abito rosso fuoco. E conferma Luisa Giusti, assistente italiana della Lollobrigida: «Presto ne saprete di più». (da La Stampa-web del 19-10-06).
Non so per quale strana associazione d'idee, ma a me è tornata in mente la nota barzelletta sulla nonna che, di fronte al rischio di uno stupro di guerra e alle urla del nipote "Nooo! La nonna no! E' vecchia!!!", reagisce: "Zitto tu, la guerra è guerra per tutti!":- )
[Nell'immagine la copertina di «Hola» che annuncia la notizia delle nozze fra Gina Lollobrigida e Javier Rigau Rifols]

[cut]... per finire con i cruciverbi, sai qual era la definizione preferita di perec? la devo scrivere in francese perché altrimenti è incomprensibile : "faire du neuf avec du vieux" (11 lettere) che, volendo, si può applicare alla letteratura. (non ti dò la soluzione, tiè).
PECUCHETTA
> "faire du neuf avec du vieux" (11 lettere)
Oh, Laura, fantastica! Se Paolo la sa gli pago una cena. :)
PAOLO BENEFORTI
> Oh, Laura, fantastica! Se Paolo la sa gli pago una cena.
nonagénaire.
dove andiamo?
DANDY ROLL
> "faire du neuf avec du vieux" (11 lettere)
fécondation
(io però non c'entro, eh. la frase che hai trascritto in francese è il problema che si presenterà ad aldo nove quando, sbarazzatosi a fatica dell'omino della bialetti, cercherà infine di riprodursi. :P)
PAOLO BENEFORTI
la lettura mi evoca/risuscita un'esperienza aut. di quelle *comuni al genere umano*? in tal caso ok, bene, niente da dire. ma mica ci sono solo quelle cose lì, dentro un singolo lettore. ci sono pure le "corde" sue particulari e individuali; e a volte risuscitano anche quelle. ma in tal caso lo scrittore e l'opera ne sono causa fortuita. naturalmente si può allargare il "comuni al genere umano" fino a "culturalmente condivise"; e anzi, gli scrittori pescano in genere più in quella provincia condivisa culturalmente, più che nei grandi temi scritti nel DNA (a meno che non siano degli Shakespeare, quegli scrittori). ma la possibilità di ricondurre l'effetto evocativo di una lettura al valore dello scritto resta sempre circoscritta a quell'àmbito di cose condivise. se si va fuori da quelle (ed è possibile), lo scrittore non ha alcun merito (così come non ne ha l'autore di un cruciverba se io lo leggo fruttuosamente come un'opera letteraria)...[cut] indi non si può dire che è un bravo autore. al massimo che ha molto culo. e mi sto ripetendo: "non c'è niente di male nel sopravvalutare un autore che ci innesca belle cose. basta esserne consapevoli e, nel parlarne, dichiararlo... esiste la naïveté. un autore può scrivere cose culturalmente condivise senza saperlo. è evidente. ma il punto resta se scrive cose cult. cond., o parla delle sue pippe, o parla di cose che per un certo particolare lettore sono significative ma non sono cult. cond."
LAURA
> parla delle sue pippe
le quali mi paiono la cosa culturalmente più condivisa del mondo da occidente a oriente, da nord a sud (penso, eh).
> che ha molto culo
certo. anche questo ci vuole. per essere letto, per essere pubblicato, per essere capito. tutta la storia della letteratura è piena di questi colpi di fortuna... la politica editoriale, specie in una piccola media casa editrice, consiste in un tizio che legge dei manoscritti e dice : questo mi piace, questo no, e se hai criteri di bellezza, mettiti in contatto (anche con case editrici medio-alto-galattiche), hai fatto fortuna... [cut]... sull'intenzionalità dell'atto estetico, non mi risulta essa sia sempre determinante (è una cosa su cui hanno lavorato fino allo sfinimento le avanguardie storiche. e vabbene). nel caso di nove, c'è. (basta leggere cos'ha scritto altrove)... un'opera mediocre può casualmente sembrare bellissima a un lettore? sì. non meno accattivante da analizzare per questo. ma che importa di chi sia il merito? (io ci stiro con il merito. anche con stira e ammira, ma meno).
> shakespeare
trovo sia più interessante rischiare sulla contemporaneità. qui, almeno. per la divisione che fai tu. prendi una casa editrice come fernandel. l'intento dichiarato è quello di pubblicare scrittori che condividono una provincia (a volte intesa proprio geograficamente) culturale (quella della generazione dei 25-35enni), e infatti buona parte della sua produzione è di questo tipo e a volte di qualità. ma ha pubblicato anche nori, che certamente rientra in quei criteri, però "intende" anche "pescare nei grandi temi del dna", e, cosa più importante, ci riesce.
SERGIO GARUFI
lui e tassinari son così, gli piaccion le coordinate e le ascisse, le bilance, i misurini, i pesi, i calibri, tanto che quando ci discuti non sai mai se ti trovi al mercato ortofrutticolo o a una lezione di fisica (un corpo immerso in una lettura subisce una spunto...); e nonostante ciò ti sfianchi nel cercare di spiegargli l'ovvio; cioè che non c'è modo di stabilire matematicamente il valore del fatto estetico, e che l'unica oggettività possibile è quella intersoggettiva, basata sull'autorevolezza dell'estensore; che poi non è altro che il discorso sul canone che faceva steiner e che suscitò l'ilarità (inconsapevolmente comica) di luca.
PAOLO BENEFORTI
> la politica editoriale, specie in una piccola media casa editrice, consiste in un tizio che legge dei manoscritti e dice : questo mi piace, questo no
mavalà. il tizio dice "questo lo vendiamo, questo no". almeno quando applica la politica editoriale.
ho criteri di bellezza e so bene (come chiunque) che le case editrici non se ne farebbero niente.

LUCA TASSINARI
Benno dell'Ikea, a trenta euro il pezzo. Quella è la morte sua, anche se quegli stolti svedesi lo vendono come porta-Cd.
CUBANO
forse ho sbagliato ng ma sempre di libri si tratta. però forse il piumino no, perchè la polvere vola e si rideposita; se hai una libreria guardaci bene e di polvere ne troverai tanta. se uso un panno umido potrebbe poi formarsi muffa, forse il miglior modo è un panno che raccolga la polvere ma non so di che materiale. hasta luego
SEVERINO
umido, strizzatissimo, settimanalmente. è una corvée, ma dovuta. la vetrina di tiso è una boutade - chimera!, delirio di grandezza!
FRANCESCO GIANNICI
> umido, strizzatissimo, settimanalmente.
Strizzatissimo quanto vuoi, ma sempre umido è. E a lungo andare?Autodeterminazione dei popoli. Autopulizia dei volumi. Se sono fetenti, si uccideranno da sé.
("Consala como vuoi, sempre cucuzza è")
SEVERINO
> Strizzatissimo quanto vuoi, ma sempre umido è. E a lungo andare?
non ci sono eredi.
[i libri che erediterò io (secundum ordinem), trattati alla stessa stregua, godono ottima salute. virtù anche d'alcol - s'intende - sapientemente strofinato su aree patinate, plastificate o idoneamente incartacee]
[ma poi, tanto, quelli se li vende in blocco mio cognato]
[i miei no. li suicido con me]
> Autodeterminazione dei popoli.
liberi e-lettori in libere e-brezze.
> Autopulizia dei volumi.
ma tu credi daddovero nei forni-gatto, quei che si leccano da sé?
> Se sono fetenti, si uccideranno da sé.
ottimismo trascendentale. oltranzismo provvidenziale. introdurrei una categoria dello spirito apposita: la 'gianniciata'.
PECUCHETTA
Per spolverarli io passo straccetto in microfibra appena umida sui dorsi - per pulizia sommaria; aspirapolvere con accessorio s/m (striglia/molcisci) uno per uno - per pulizie profonde, ma capita che la faccenda duri due-tre giorni, essendo che apro un libro ogni quattro e mifermo a leggere in piedi su una sedia, con asta dell'aspirapolvere in mano. Immemore.
MARIA STROFA
> (Tisetto)... e sono tanto invidioso di quelli con le vetrinette. Vetrinetta è la morte sua. Avendoci i soldi e l'arredamento in stile.
> (Gonnellone diabolico) > passo straccetto in microfibra appena umida
[Questi due sono pazzi. Vetrinetta per i libri? Ma non lo sanno che può formarsi la condensa in particolari condizioni atmosferiche? Non sanno che l'umidità rovina i libri molto più di un salutare strato di polvere che li isola? Ma nella libreria a vetri hanno un termostato per regolare la temperatura? Ma sanno che bisogna cambiare spesso l'aria dentro i vetri? Ma d'ando cazzo spuntano 'sti due?]
PECUCHETTA
> [Questi due sono pazzi. Vetrinetta per i libri? Ma non lo sanno che può formarsi la condensa in particolari condizioni atmosferiche?]
La casa è riscaldata e antisismica.
> Non sanno che l'umidità rovina i libri molto più di un salutare strato di polvere che li isola?
> Ma d'ando cazzo spuntano 'sti due?]

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Guardate questa bozza di copertina. Memorizzate il nome dell'autore e il titolo del romanzo. L'editore verrà comunicato appena possibile. Il titolo, bellissimo, fa pensare sia a una dolcissima nenia, sia a "El Niño"...
Mi fermo qui, ma sappiate che avete appena ricevuto una ghiottissima anticipazione:- )

Uno dei pezzi forti della raccolta "UN COMPLEANNO IN TRANSUMANZA" (Best-off dal presente blog), con la quale partecipo al concorso di www.scrittomisto.it, è la mia "particolare" intervista a Giuseppe Genna apparsa giovedì 4 maggio 2006, in occasione dell'uscita del suo Dies Irae. La riproduco per autolesionismo (attualmente il gioco che impazza in Scrittomisto Punto It è assegnarsi e farsi assegnare da amici e parenti quanti più 10 possibile, con la preghiera di spargere in giro quanti più 1 possibile ai concorrenti dai punteggi più pericolosi, onde abbassarne la media. Insomma, come in tutti i concorsi online, entrerà nella rosa dei finalisti chi riuscirà a mobilitare il maggior numero di amici e parenti, dopodiché la patata bollente passerà a una illustre - e finalmente serenissima - giuria:-)
http://www.scrittomisto.it/un-anno-in-transumanza



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Guardate questa bozza di copertina. Memorizzate il nome dell'autore e il titolo del romanzo. L'editore verrà comunicato appena possibile. Il titolo, bellissimo, fa pensare sia a una dolcissima nenia, sia a "El Niño"...
Mi fermo qui, ma sappiate che avete appena ricevuto una ghiottissima anticipazione:- )

(Santa Teresina di Lisieux)
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"Dopo essere rimasta al Sepolcro fino a mezzanotte, rientrata in cella, ebbi appena il tempo di posare il capo sul cuscino che avvertii un fiotto che saliva, saliva gorgogliando fino alle labbra. Non sapevo che cosa fosse, pensavo che forse stavo morendo e la mia anima era inondata di gioia... Tuttavia, poiché la lampada era spenta, mi dissi che avrei dovuto attendere fino al mattino per accertarmi della mia felicità, perché mi sembrava che fosse sangue quello che avevo vomitato. Il mattino non si fece attendere a lungo, svegliandomi, pensai subito che avevo qualche cosa di gaio da conoscere e, avvicinandomi alla finestra, potei constatare che non mi ero sbagliata..."
[Santa Teresina di Lisieux, Manoscritto "C" indirizzato a Madre Maria di
Gonzaga.]
SANTA CRISTINA DI BOLSENA
"CRISTINA, della nobile famiglia romana degli Anicii, visse e subì il martirio a Bolsena, agli inizi del IV secolo, durante l'ultima grande persecuzione di Diocleziano. Undicenne, abbracciò la fede cristiana contro il volere del padre Urbano, prefetto del municipio romano di Volsinii (Bolsena), allora città opulenta e popolosa. Egli cercò invano di rimuoverla dal suo proposito. Sdegnato, la fece rinchiudere in carcere, percuotere con verghe e distendere su una ruota infuocata, ma nulla riuscì a scalfirne minimamente la volontà. Urbano ordinò allora che fosse gettata nel lago, ma la pesante pietra legata al collo della santa, anziché sommergerla, le servì per navigare tranquilla verso la riva. Il padre Urbano quella stessa notte, nel rivederla sana e salva, morì. Seguirono nella carica di prefetto prima Dione e poi Giuliano, che continuarono a perseguitarla. Cristina fu immersa in una caldaia di olio bollente, ma vi entrò orante come in un bagno di fresca rugiada; fu gettata in una fornace, ma gli angeli, con il loro sbatter d'ali, tennero lontano il fuoco dal suo corpo verginale; furono aizzate contro il suo corpo vipere e serpi, ma anche queste, alle preghiere della santa, divennero mansuete come agnelli e ne asciugarono le lacrime con le lingue. Disperato per l'ennesima sconfitta, Giuliano la fece trascinare per le vie della città fino all'anfiteatro dove, dopo averle fatto recidere le mammelle e la lingua, ordinò che fosse legata a un palo e fatta bersaglio di un nugolo di frecce. Cristina cadde trafitta il 24 luglio di quell'anno imprecisato."
SANTA RITA DA CASCIA. UN PROMETTENTE INIZIO...
"Così è stata descritta da Agostino Trapè, il più recente e prestigioso biografo agostiniano di santa Rita, figura tra le più popolari della storia cristiana. Rita nacque a Roccaporena, uno dei verdi castelli soggetti a Cascia, nel 1370-1371 da Antonio Lotti e Amata (il cognome non è noto), che la battezzarono nella chiesa di santa Maria della Plebe a Cascia col nome di Margherita. Crebbe sotto le attente cure dei genitori, ma soprattutto del Signore, come attesta il miracolo delle api: mentre i genitori lavoravano nell'orto, la culla incustodita di Rita fu presa di mira da uno sciame di api, che, stranamente, entrarono ed uscirono dalla bocca della piccola senza pungerla..."

E VAI CON I RAGAZZI DELL'ESTATE (CHE NON CI SONO PIU') !!!...
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<<Il protagonista è un giovane accattone sempre affamato che si guadagna da vivere con mille astuzie, al servizio via via di un cieco, di uno scudiero squattrinato, di un frate che fa commercio di bolle pasquali, di un pittore di tamburelli, finché diventa banditore di vini per conto di un arciprete di cui sposerà la serva, dividendo poi la moglie con il padrone in cambio di una certa tranquillità economica. Lazarillo è l'antieroe di un'epoca di retorica imperiale e di gusto sostanzialmente aulico o predicatorio, così come il protagonista del romanzo di Giulio Mozzi "Fantasmi e fughe" è l'antieroe di un'epoca di nuove retoriche. Lazarillo anticipa il romanzo picaresco spagnolo del XVII secolo (di cui non ha tuttavia le preoccupazioni moralistiche, né il gusto barocco della caricatura). I suoi tratti (la risoluta presenza di un io narrativo che introduce la finzione autobiografica con asciuttezza quasi cronachistica, la limpida e razionale ironia, l'autonomia che vi acquista la narrazione della vita quotidiana e stracciona; una narrazione libera da ogni preoccupazione didascalica e moraleggiante) sono anche in "Fantasmi e fughe" di Giulio Mozzi... >>
Il resto qui.
Il poeta, ovviamente, protestò:
Mah! Io forse ho sbagliato NG. Ma tua mamma tempo fa ha commesso un errore ben più grave del mio! Sei solo un saccente ed arrogante qualunquista e la tua "critica" è indegna e senza rispetto.
E p. bianchi:
Scusa, ma non avevo capito che facessi sul serio. Un pezzo cimiteriale firmato "putrido" mi sembrava una gag di goliardia horror-trash. Il tuo pezzullo era velleitario, confuso, turgido di sensazioni ma scarso di senso. Queste cose si scrivono a 17 anni per vedere di fissare sulla carta il casino che c'è in testa, ma poi si ha il buon gusto di tenerle nel cassetto per intenerirsi (o incazzarsi) quando si rileggeranno sei o sette anni dopo. Tieni presente che nei tuoi cassetti nessuno metterà becco, mentre su Internet ti esponi fatalmente ai fischi di ogni merlo di passaggio... [cut]... ti lascio la piacevole sensazione di considerarti moralmente superiore. Ciao
[Immagine da http://www.latelanera.com/leggendemetropolitane/images/cimitero.jpg ]
Be', io ve l'ho detto. A voi decidere se osare o no lanciarvi oltre the doors of perception, seguendo il link:


"Lucio, ho già detto quanto avevo da dire nel post 'What a beautiful day for an exorcism', dove si è manifestato Bianchi medesimo, peraltro."
Invece il commentatore Zizania Palustris ha osservato (sempre a proposito dello strapotere delle gnocche, oggetto degli strali di P. Bianchi):
"Come minimo mi sembra che il suo immaginario sia sessualmente limitato. Se darla via è il prezzo da pagare per essere pubblicati o recensiti, perché non allargare lo sguardo ai culetti dati via (non ci sono editori/recensori gay?), alle bottiglie di lambrusco offerte in regalia (non ci sono editori/recensori astemi?), agli sconti sulla cura per il reimpianto dei capelli (non ci sono editori/recensori calvi), alle dichiarazioni di solidarietà per adriano sofri (non ci sono editori/recensori che snobbano il salotto di daria bignardi?), e via elencando..."
Non mi è rimasto che scrivere direttamente a P. Bianchi di www.pbianchi.it per sapere se il P. Bianchi della mia titanomachia letteraria era per caso lui. Risposta:
"No. Ma chi è quel P. Bianchi?"
E io (smettendo di fare il finto tonto):
Federico Platania commentò:
"PAOLO! SI CHIAMA PAOLO! Ecco finalmente svelato il mistero che si celava dietro quella P capziosa e surrettizia. Il disvelamento del terzo segreto di Fatima mi ha emozionato meno, lo confesso." (1)
E Isabella Z., laconica:
No.
[In effetti Paolo è ***solo una parte*** del nome esteso di p. bianchi (quello di it.cultura.libri) ... non dico di più:-), n.d.r.]
MORALE: hai voglia tu a sperare di diventare famoso come P. Bianchi. Ce ne sono una caterva!
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(1) Platania non sapeva ancora che il terzo mistero di Fatima ("il vescovo di Roma vestito di bianco che cade a terra colpito"), a partire proprio dagli appunti di papa Albino Luciani, riguardava non già il suo successore, ma lui stesso, almeno secondo il libro di Luis Miguel Rocha "La morte del papa" recensito da Giuseppe Genna proprio oggi su Carmilla...