Cazzeggi letterari

"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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giovedì, novembre 30, 2006

BETTY WRONG aka ELISABETTA SGARBI

(Elisabetta Sgarbi)

Ieri 29 novembre, alle ore 18.00 al Telecom Future Centre di VENEZIA, ultimo appuntamento del ciclo condotto da Philippe Daverio sui vizi e le virtù. L'incontro era dedicato a "Informazione - Sapere è potere". Insieme a Daverio, partecipavano:
Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale della casa editrice Bompiani e regista;
Emilio Giannelli, disegnatore satirico (vignettista del Corriere della Sera);
Sara Cristaldi, caporedattore Mondo&Mercati - Il Sole 24 Ore.
 
Daverio, osservando il gigantesco anello che rosseggiava al dito di Elisabetta Sgarbi, ne ha preso spunto per domandarle se contenesse il veleno da somministrare agli autori colpevoli di non aver venduto almeno 6.000 copie.
Poi le ha chiesto se, nella sua posizione,  si sentiva potente. Elisabetta ha chiarito di essere inserita in una grande struttura in cui non è possibile detenere alcuna forma di potere assoluto, essendo il potere di ciascuno inevitabilmente condizionato da quello degli altri componenti lo staff che manda avanti la macchina editoriale.
Daverio ha evidenziato come i tre interlocutori si rapportassero al tempo in modo diverso. Lunghi tempi di gestazione per i libri, tempi di qualche ora per l'articolo di giornale, tempi più immediati, spesso ridotti all'intuizione di un attimo e alla sua rapida realizzazione, per Giannelli. La Cristaldi si è diffusa sul concetto di "urgenza e tempestività" evocando la sera in cui, alle 20 e 30, con il giornale del giorno dopo ormai impostato, dovettero essere rivoluzionate interamente le prime tre pagine per la caduta del muro di Berlino. Elisabetta ha ricordato, invece, come attualmente sia impegnata nella programmazione delle uscite addirittura del 2008: quello è il suo tipo di "urgenza". Ha comunque sottolineato di mettercela tutta a non lasciarsi "inquadrare", a difendere fin dove possibile il suo diritto alla libertà di pensiero e di scelta, proponendo anche libri a volte guardati con sospetto "in riunione". Ben 60.000 copie, ad esempio, per la versione italiana di "Buongiorno pigrizia. Come sopravvivere in azienda lavorando il meno possibile", di Corinne Maier, da lei fortemente voluto:- )  
Daverio ha rivelato come Giannelli, prima di diventare vignettista, fosse un normalissimo e onesto avvocato, responsabile dell'ufficio legale del Monte dei Paschi di Siena.
"Sono nato nel 1936", ha dichiarato Giannelli, "troppo giovane allorché si trattò di prendere parte alla Resistenza, troppo vecchio al tempo in cui c'era da fare il '68". Di qui, forse, la voglia di contribuire comunque alla battaglia politica... a suon di sberleffi satirici.
Sara Cristaldi ha asserito che dal suo particolare tipo di potere, quello di influenzare le opinioni della gente, trae soddisfazione soprattutto quando le informazioni fornite si rivelano utili ai lettori...
Altre considerazioni, quali "Oggi, spesso, informa più una vignetta satirica che un articolo di giornale" e infine l'aperitivo in una delle corti dello splendido ex-convento.
 
Appunto nel dopo-conferenza ho approcciato brevemente Elisabetta per accennarle all'iniziativa Vibrisselibri (Iannozzi adora che io ne parli tutti i giorni:-) ), ricordandole come il gruppo sia alla ricerca di interlocutori nel cartaceo. Elisabetta è stata gentilissima e mi ha chiesto di salutarle Giulio Mozzi.
Per Elisabetta regista, vedi:
http://www.bettywrong.com/
--
Immagine da:
http://bompiani.rcslibri.corriere.it/forum/admin/template/17-sgarbi/elisabettasgarbi.jpg
postato da: Lioa alle ore 06:01 | link | commenti
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mercoledì, novembre 29, 2006

REGALONE DAI WU MING


Il viandante webbico che si dirigesse verso

http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap5_VIIIa.htm#vibrisselibri

troverebbe il seguente articolo:

EDITORIA E COPYLEFT: EPPUR SI MUOVONO

L'epigrammista Lucio AngeliniBuoni ultimi, ma solo per questioni tecniche, salutiamo il nuovo progetto di editoria anfibia Vibrisselibri. Perché "anfibia"? Perché vive in due ambienti, sopra e sotto il pelo dell'acqua. Saggi e romanzi vengono letti da un comitato di redazione - di cui fanno parte persone che stimiamo, primi inter pares il poeta Rossano Astremo e lo scrittore per ragazzi Lucio Angelini (right on, brother!) - e selezionati per la pubblicazione on line (in copyleft).
La scommessa a breve-medio termine è che editori lungimiranti e non codardi si facciano avanti per pubblicarli anche su carta. La sfida a lungo termine è dimostrare - in un modo diverso da come lo abbiamo dimostrato noi - che download gratuito e acquisto in libreria possono frequentare, da buoni amici, lo stesso circolo virtuoso.
Finora gli editori italiani si sono mostrati riluttanti a pubblicare testi già apparsi in rete, a meno che non si trattasse di antologie ragionate (come la nostra Giap! del 2003) o di blog che diventavano libri (e in quest'ultimo caso, si è trattato quasi sempre di progetti editoriali nati ad hoc, non di case editrici già operanti e affermate).
Basti dire che il nostro amico Lello Voce non è riuscito a far ripubblicare il suo romanzo d'esordio Eroina perché il file era già scaricabile dal suo sito [oggi Eroina è parte del romanzo Il cristo elettrico, una trilogia in un unico volume].
In attesa che
Vibrisselibri apra nuovi sentieri, resta valido quanto affermavamo nell'intervista collettiva inclusa nel libro di Antonella Beccaria Permesso d'autore:
"La stragrande maggioranza degli editori continua a ritenere [il download dei libri] una bizzarria. Capita addirittura che editori, parlando di noi, liquidino sbrigativamente il copyleft definendolo 'marketing' o 'una furbata'. Ma certo che è anche marketing, che discorsi. Noi con le royalties ci campiamo. La contraddizione, infatti, non è questa, bensì il fatto che un editore, il quale in teoria sarebbe un imprenditore, di fronte a un esempio di marketing che non soltanto ha successo ma crea comunità, lo disprezzi con toni 'puristici' (!) anziché prendere esempio. Quanto all'essere furbi: ma perché, è meglio essere stupidi? Boh."

postato da: Lioa alle ore 05:01 | link | commenti (18)
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martedì, novembre 28, 2006

PERCHÉ TU MI DICI: POETA?

Da http://www.filastrocche.it/contempo/angelini/poesie_it.asp

La pelle

lì dove
finiamo noi
e comincia
il resto del mondo...

Il dramma ecologico
Il mare 
era così sporco
che invece
della risacca
c'era
la ricacca

Buoni tutti
"Adesso"
disse la mamma,
"ti leggerò
una fiaba
in cui gli orchi
sono buoni,
le fate
sono buone,
le streghe
sono buone,
il protagonista
è buono,
l'antagonista
è buono... "
Ma il bambino
sbadigliava
di già.

Horror
Datemi tanti viscidi
squamosi trucidi 
verdastri orribili 
(ma riconoscibili!
ma affrontabili!)
bavosi mostriciattoli
perché io possa 
attribuire volti
e assestare colpi
ai fantasmi informi 
che mi porto dentro

Il ragazzo animalato
Aveva il naso rincagnato
il sorriso equino
il labbro leporino
il collo taurino
due occhi di lince
altri di pernice 
(alle dita dei piedi)
un vitino di vespa
l'elefantiasi alle gambe
uno stomaco di struzzo
una fame da lupo
e - non contento -
diceva un sacco di bestialità.

Il ragazzo ortofruttato
Aveva la testa a pera
il naso a patata 
...
(continua tu)

Il ragazzo oggettato
Aveva le orecchie a sportello
le spalle a imbuto
...
(continua tu)

Il lupo pignolo
Il lupo pignolo 
perde il pelo 
ma non il vizio 
di cercarlo 
nell'uovo.

Mi sono specchiato
Bene
le orecchie.

Il bravo e il cattivo ragazzo
Il primo era 
un ragazzo posato:
aveva i piedi per terra
la testa sul collo
(senza traccia di grilli)
il sorriso sulle labbra
lo sguardo franco.
Eppoi era 
tutto d'un pezzo.
Diceva pane al pane
e vino al vino.
Sapeva il fatto suo
e soprattutto
sapeva stare 
al suo posto.

Il secondo era 
un ragazzo sospeso.
Aveva i piedi per aria
la testa sotto il collo
(invasa dai grilli)
il sorriso sul naso
lo sguardo giuseppe.
Era diviso in più pezzi.
Diceva pane al cane
e vino al pino.
Sapeva il fatto altrui
e soprattutto
fregava continuamente
il posto agli altri.

Scherzi di natura
C'era una volta 
un brutto cigno. 
Poveretto, 
aveva il collo 
taurino! 
Un giorno 
incontrò un toro 
assai ridicolo: 
poveretto, 
aveva un collo 
da cigno! 
Il cigno 
lo guardò 
con aria arcigna, 
poi prese il toro 
per le corna 
e disse: 
"Madre Natura 
si è divertita 
alle nostre spalle... "
"Mi pare evidente",
convenne il toro, 
con aria scornata.
"Be'", 
disse il cigno. 
"Non prendiamocela. 
Non ne vale la pena. 
In fondo 
siamo solo 
degli innocenti 
scherzi di natura!"

Melena
Pare che
"malinconia"
venga 
da "melena":
emissione
di feci
nere
come la pece.
Io sono 
tanto 
triste
e faccio
la solita
cacca
marrone

La mamma è depressa 
Guarda
in vestaglia
le vettovaglie
sulla tovaglia.

L'orso esibizionista
Si metteva 
continuamente 
a orso nudo.

Cattivo fin dall'inizio?
L'uomo
è cattivo
fin dall'inizio?
Per quel che 
mi riguarda
potrei dire
senz'altro
di no.
Da piccolo 
- anzi -
ero 
talmente buono
da essere 
scambiato 
spesso
per un bambino
coglione.

Solo
Se sono solo
parlo tra me

Se siamo in due
tra me e me

Se siamo in tre
tra me e me e me...

La mucca positiva
"Inutile piangere 
sul latte versato!"
sospirò la mucca 
appena munta.

Una colomba
Una colomba 
titubò 
un bel po'
incerta 
se tubare 
o no. 

Ragazzo con uovo
Un ragazzo 
in canottiera 
mangiava 
un uovo 
in camicia.

Lettera a un pulcino mai nato
La gallina 
decise 
di fondare 
un movimento 
per la vita: 
le faceva 
orrore 
l'idea 
che le strapazzassero 
le uova 
prima ancora 
che ne fosse uscito 
il pulcino. 
Scrisse 
anche un libro 
sull'argomento: 
Lettera 
a un pulcino 
mai nato, 
ma fece 
una gran fatica, 
data la sua 
scrittura 
da gallina. 
Sì, insomma, 
dovette sudare 
le classiche 
sette uova 
in camicia. 
Ma il peggio 
doveva ancora 
arrivare. 
Un giorno 
venne agguantata 
da una massaia 
crudele 
che le tirò 
il collo, 
la spennò, 
la sventrò, 
la farcì 
e la infilò 
in un forno, 
ove, 
insieme a lei, 
inaridì per sempre 
anche il sogno 
di un movimento 
per la vita.

Uno spazzino
Faccio
lo spazzino
nella città
di Raffaello
ovvero 
il nett-Urbino.

Le sorelle Enne
C'erano una volta 
due sorelle, 
le sorelle Enne. 
La più grande 
era maggior Enne, 
la più piccola 
ancora 
minor Enne. 
Inutile dire 
che erano figlie 
di Enne Enne.
Il colore
dei loro capelli,
ovviamente,
non era naturale,
ma ottenuto
con l'Hennè.

                      (Lucio Angelini)

--

Nell'immagine: Sergio Corazzini:- )

postato da: Lioa alle ore 04:50 | link | commenti (5)
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lunedì, novembre 27, 2006

VERSO PASCOLI NUOVI

--
A pochi giorni dalla chiusura del concorso lanciato da www.scrittomisto.it, mi ritrovo scavalcato da oltre 50 concorrenti. Caduto anch'io, dunque, insieme all'amico Luca Tassinari (che partecipa al concorso con l'opera "Letturalenta"), sotto i colpi del plotone d'esecuzione degli unisti (= cecchini che assegnano 10 a se stessi e 1 ai concorrenti ritenuti più pericolosi, per abbassarne la media, n.d.r.). Il che la dice lunga sull'affidabilità dei concorsi in rete. Chi ha più cugggini, o meglio, chi riesce a mobilitare il maggior numero di cugggini, in genere vince...
(Scherzo, ovviamente. Si sa che i votanti hanno scaricato e valutato attentamente tutte e 106 le opere in concorso e assegnato punteggi commisurati alla qualità letteraria onestamente rinvenuta in ciascuna di esse.)
 
Poiché alla fine verranno salvati solo i primi 30 lavori tra i 106 in lizza, non c'è più speranza che "Un compleanno in transumanza" possa rientrare nel gruppo ristretto da cui la Sacra Trimurti (Dazieri, Lipperini, Sinibaldi) estrarrà le tre opere ritenute "migliori". 
 
Non mi è rimasto che andarmi a consolare, ieri domenica 26 novembre, in Alpago, al raduno degli amici con cui nel giugno scorso condivisi l'esaltante esperienza della transumanza più alta d'Europa, dalla val Senales all'Austria attraverso i ghiacci del Giogo Alto. Ricordo che, mentre salivo a 3000 metri con pecore, agnellini e pastori, SENTIVO che ***quella escursione*** era perfettamente simbolica, alludeva a una mia transizione  esitenziale verso pascoli nuovi e, mi auguravo, più sereni. Così, effettivamente, è stato. Al diavolo Scrittomisto:-)
--
Immagine da http://www.fiaf-net.it/cirmof/2004_im_2/ga_ma02.jpg
postato da: Lioa alle ore 05:06 | link | commenti (8)
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sabato, novembre 25, 2006

UNA PRECISAZIONE DI MONICA MAZZITELLI

 

«Non sarei mai stato capace di immaginarmi Vibrisselibri - spiega Mozzi - senza l’esperienza dei Wu Ming (e del conseguente I Quindici), senza tutto ciò che è avvenuto nel mondo della musica ecc. Il suo brodo di cultura è Internet, luogo che grazie a blog, siti letterari, forum ha portato alla luce un’esigenza nuova di scrittura e di fruizione letteraria. Questa “anfibia” nasce dall’esigenza di trovare un nuovo spazio nel mondo dei libri, collocandosi in un’area intermedia tra l’editoria “industriale” e gli editori medio-piccoli; di dar voce a testi di valore continuando a credere che, comunque, i libri veri restino cartacei...». Ergo: AAA, Mondadori o Manni, Feltrinelli o Marcos y Marcos, se ci siete battete un colpo.

(Fonte: Tuttolibri-La Stampa, in edicola sabato 25 novembre 2006)

"Una precisazione: molte persone in questi giorni mi scrivono supponendo che questo progetto [quello di Vibrisselibri, n.d.r.] mi 'dispiaccia' e che sia una sorta di 'concorrenza sleale' nei confronti de iQuindici, una scopiazzatura e altro ancora... Mi sembra utile usare questa colonna per rispondere un po' anche a chi mi scriverà in futuro che questo progetto editoriale NON è simile affatto a quello de iQuindici perché il nostro non è decisamente un progetto editoriale ma un progetto di accoglienza di manoscritti inediti basato sull'etica del dono. Le attività che facciamo di promozione e pubblicazione di un testo sono solo la punta estrema di un iceberg di tutt'altra natura. Detto ciò, come molti di voi sanno, nonostante leggiamo moltissimo siamo anni luce indietro con le letture, con circa 500 romanzi e altrettanti racconti ancora da smaltire (ci vorranno almeno due anni..), quindi se ci fosse un altro progetto come il nostro saremmo ben contenti! Del resto la bontà di una cosa è sempre certificata dai suoi tentativi di imitazione, come la Settimana Enigmistica:-). In effetti, la differenza tra noi e un qualsiasi altro progetto editoriale o agenziale è che noi cerchiamo sempre di leggere TUTTO un manoscritto, per quanto malscritto, palloso o con contenuti lontanissimi dalla nostra etica. Se così non fosse, non avremmo tutto questo arretrato. In genere infatti se un manoscritto è da "scartare" -editorialmente parlando - si capisce dalle prime dieci pagine, mentre noi cerchiamo di leggerle tutte e spiegare all'autore cosa non funziona e perché. Oltre a ciò, difficile non rallegrarsi anche che un personaggio importante come Giulio Mozzi si sia convinto della validità del copyleft, della diffusione in rete e della promozione 'dal basso'. Non dico certo che sia tutto merito di Wu Ming de iQuindici, ma sicuramente il nostro lavoro è stato importante. Quindi noi siamo contanti così!

(Monica Mazzitelli - de "iQuindici" - qui:

http://www.iquindici.org/forum_viewtopic.php?12.37087 )

Approfitto per invitare quanti non l'avessero ancora fatto a visionare il video di Monica Mazzitelli sul copy-left, qui:

 

postato da: Lioa alle ore 09:10 | link | commenti (8)
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venerdì, novembre 24, 2006

ALLO SBANDO

(Angelini in doppiopetto)

1) "... I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza." (Da Armando Diaz, "Bollettino della Vittoria"del 4 Novembre 1918, ore 12)

2) [I resti di quello che fu uno dei più gloriosi niusgruppi di usenet (it.cultura.libri)...] "... Basta osservare il comportamento di uno e si capisce subito cosa legge. parlo con cognizione di causa, e di gente che conosco. il beneforti, per dire, non pronuncia la 'o'. sono maligno? è solo una scelta lessicale? sì, ma poi l'ho sentito presentarsi al vocativo: "piacere, paule", e allora dico che canna proprio la 'o', sistematicamente (no, non la 'e'. se canni la 'e' non puoi scassare la uallera con la netiquette. c'è del metodo nella follia). ma prendiamo bart [Bartolomeo Di Monaco, n.d.r.]. a voi sembra una persona normale, ma bart (che è sempre ciucco da far paura) ha già tentato più volte di vendere sua moglie a marinai di passaggio. lo so perché ci ha provato anche con me. damiano [Zerneri, n.d.r.] lo si vede girare per navigli stirato dentro un barchino e come morto, la coperta tirata fino al naso. e il platania [Federico Platania, n.d.r.]? dice che era *scioccamente* al lavoro [in www.letturalenta.net, n.d.r.]. ma quale lavoro! ormai non esce più di casa. se ne sta al buio in un cantuccio, nudo come un verme, tutto annodato stile bondage alla sua sedia a dondolo. sì, lavoro... luca tassinari, non so se si può dire, ecco... la moglie l'ha messo alla porta. capirai, tutto il giorno al bar a giocare a sbaraglino. la notte, poi, che ti ciabatta per la casa in panni curiali, apostrofando questo e quello, amici suoi... ma dai, ma come si fa? non dico altro, ma almeno dormire! e lucio angelini, che si crede una sirenetta? impazza su e giù per la laguna, s'infila sotto le chiglie spaventando i gondolieri. oppure se ne sta appollaiato su una bitta, che sembra di sasso. e sergio garufi, che si è fatto fare un tuttocittà in scala 1:1? pesa due tonnellate. ormai esce solo col rimorchio. e che dire di alfiuccio [Alfio Squillaci, n.d.r.]? ha messo su una farmacia, d'accordo, ma questo è niente. si mormora piuttosto di imbarazzanti commerci con un suo pappagallo amatissimo che si è fatto impagliare e se lo tiene in casa more uxorio. hai capito, il farmacista? quanto a mariù [Maria Strofa, n.d.r.].. non vorrei che la cosa avesse conseguenze penali, ma insomma... se siete delle vecchie carampane, piccolette, un po' taccagne... ecco, girate al largo!" (Da un commento di EROSTRATOS - aka Dandy Roll - al post "Cervantite" in www.mariastrofa.splinder.com, il 22 novembre 2006)

3) "Mi piace questo Angelini in doppiopetto che viene a darci lezioni dopo che per un anno e passa ha sparso merda sulla colonna dei commenti di Nazione Indiana 1.0.... Angelini, tu sei uno dei tanti esempi di come scassare la minchia al prossimo, in questo paese, paghi. Tu hai scassato la minchia a tutti e ora ti sei fatto il tuo tornaconto... Personalmente non mi sono fatto una buona idea di Vibrisselibri, e questo esula, ovviamente, dal suo possibile successo. E adesso tante belle cose, puoi anche andare." (Franz Krauspenhaar su Nazione Indiana, nei commenti al post  “VibrisseLibri: la carta non è tutto, ma aiuta”, del 20 novembre).

4) Addio Alle Arti Says:

"Il Mozzi doveva andarsene prima da NI: quando per NI ha iniziato a non far più un beato nulla (ossia al momento della prima scissione e della nascita di NI 2.0, mi pare), non quando ha avviato il “suo” VL. Si va via quando non si ha più nulla da dare. Quando non ci si riconosce più in quel che si fa o con chi lo si fa (che porta a re/stare non facendo, come nel caso di Mozzi), non quando (con tempismo perfetto) si ha certezza di dare/avere/iniziare da un’altra parte..."

(Dai commenti al post  “VibrisseLibri: la carta non è tutto, ma aiuta”, del 20 novembre).

5) Il magnifico (e)rettore Says:

"... Ho tante cose che mi danno sui nevvi, anzi, alcune mi stanno pvopvio sui coglioni, vappvesentano quanto di più pvofondamente abovvo. Le faccio un solo esempio, spevando che incvontvi anche la sua di vepulsione: alludo a qvella selva di scudievi e valvassovi che sempve civconda un 'pvincipe', a qualunqve livello il di costui poteve si manifesti; a qvel nugolo di mezze seghe e qvacqvavaccà sempve pvonto a covveve in aiuto del 'signove', anche quando nessuno lo minaccia; a qvella miviade di leccaculo senza vitegno sempve pvonta a gvidave al pvofumo di violetta non appena il 'nobile' evompe in una piccola scoveggia. Ecco, come vede, il peso che incombe sulla nostva fvagilità ha tante e ben divevse cause."

(Sempre dai commenti al post  “VibrisseLibri: la carta non è tutto, ma aiuta”, in Nazione Indiana)

--

Immagine da http://www.teatrostabiletorino.it 

postato da: Lioa alle ore 06:27 | link | commenti (12)
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giovedì, novembre 23, 2006

UN RIASSUNTO D'AUTORE

violinista

Qualche giorno fa Dario Borso, il traduttore di "Dalle carte di uno ancora in vita (edite contro il suo volere da Søren Kierkegaard)" e, udite udite!, l'autore de "Il giovane Cacciari!" (Millelire Stampa Alternativa edizioni, 1994) è venuto a trovarmi nei commenti al post "Il sole cossigava calmo e placido al passaggio" del 18 novembre. Era stato, peraltro, appena cacciato dallo spazio commenti di Nazione Indiana, dove non sempre la cortesia regna sovrana (ieri, ad esempio, lo scontroso Franz Krauspenhaar, al termine di un'amabilissima discussione, mi ha congedato con queste parole: "Personalmente non mi sono fatto una buona idea di Vibrisselibri, e questo esula, ovviamente, dal suo possibile successo. E adesso tante belle cose, puoi anche andare") (" 'Puoi anche andare' dillo a tua sorella!", avrei voluto rispondere, ma poi la mia innata squisitezza mi ha fatto optare per la solita carineria:-) )

Ma torniamo al nostro Dario Borso, splinderista anche lui (vd http://ubicue.splinder.com/ ).

La sua visita mi ha fatto molto piacere perché, ai tempi in cui traducevo "Il violinista" di Andersen per Fazi editore, fra i molti testi che andavo consultando c'era anche quello kierkegaardiano citato sopra, edito da Morcelliana nel 1999. Ebbene, in esso, nella nota 75 di pag. 129, così Dario Borso sintetizza "Il violinista" di Hans Christian Andersen:

"Qui forse è il momento di dare un riassunto di ' NIENT'ALTRO CHE UN SUONATORE AMBULANTE' [questa la traduzione corretta del titolo originale "Kun en Spillemand", ma la scelta del titolo italiano - si sa -compete all'editore, n.d.r.] (impresa ardua, al limite impossibile, con tutte le peripezie, gli svelamenti continui... ). Christian è bambino poverissimo che segue una sua vocazione musicale in situazioni quantomai avverse: il padre parte soldato, vien dato per morto mentre in effetti si fa frate; la madre si risposa e poi in un incendio muore il patrigno; il padrino si rivela un serial-killer, padre naturale di Naomi, la fanciulla ebrea compagna di giochi, che però deve partire dopo l'incendio della casa sua... Quando si ritrovano adolescenti, lei fa già l'emancipata, e gli organizza una fuga per il vasto mondo: ma Christian recede all'ultimo, e Naomi intanto, di cui è segretamente ed eternamente innamorato, s'incapriccia di un cavallerizzo zingaro, Ladislaus, e fugge sul serio. A Christian restano solo un'amicizia fiacca con Luzie, una ragazza del villaggio, e il violino. Ma più in là di diventar maestro privato non va, mentre per un processo lento di declino fisico e morale, divien malato cronico e pietista. Naomi, invece, fa la bella vita, rocambolescamente gira per l'Europa, sino a diventare marchesa parigina, con un marito libertino che, però, la tradisce e umilia. Finché i due decidono di fare un giro per la Danimarca, dove giungono al villaggio di Christian, nell'istante esatto in cui viene tumulato."

Subito dopo Dario Borso precisa:

 "Nella parte che riguarda infanzia e adolescenza almeno, il romanzo ha parecchi risvolti dichiaratamente autobiografici. La versione tedesca, dell'inizio 1838 (a cura di G.F. Jenssen), recava in appendice una diffusa biografia di Andersen che il Kjøbenhavns Morgenblad riprende nei numeri 22-29 luglio 1838, sicché i lettori stessi, danesi o tedeschi che fossero, potevano procedere ai riscontri. Nell'autobiografia Andersen lo dirà 'scaturito interamente dalle sofferenze che affrontai nella dura battaglia tra la mia natura di scrittore e l'ambiente troppo ostile. Avevo pur compiuto un passo avanti, comprendevo meglio me stesso e il mondo, ma stavo per abbandonare ogni speranza che in patria apprezzassero in qualche modo ciò che Dio mi aveva dato: doveva emergere in un altro mondo, e con quel mondo dovevo cercare di consolarmi'."

Già che ci sono, segnalo anche l'articolo redatto dal glorioso Bartolomeo Di Monaco e ancora consultabile qui:

http://www.marcovalerio.org/index.php/Il_violinista

I più volonterosi, infine, possono recuperare l'unico articolo che Nazione Indiana mi abbia mai pubblicato, tra asperrime perplessità, in un momento di (loro) debolezza:

http://www.nazioneindiana.com/2005/04/20/nascere-da-un-uovo-di-cigno/ 

postato da: Lioa alle ore 06:52 | link | commenti (17)
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mercoledì, novembre 22, 2006

C' ERAVAMO TANTO ARMATI...

(Filippo La Porta)
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"Mi sono chiesto spesso come mai la nostra narrativa non abbia saputo raccontare in modo adeguato la stagione del terrorismo. Certo, esistono innumerevoli romanzi, saggi, reportage, inchieste, autobiografie, testimonianze, biografie, ecc., ma è come se la verità più profonda venisse sistematicamente elusa. Ad esempio, nella nostra letteratura non si incontra un personaggio della intensità straziante di Merry, la figlia disadattata e terrorista di Seymour Levov, lo 'svedese', bello, atletico, vincente, in Pastorale americana di Philip Roth. Il terrorismo americano legato alla contestazione del periodo e alla guerra nel Vietnam ha avuto in quel paese un impatto traumatico, sanguinoso (i Weathermen), ma è rimasto un fatto abbastanza isolato, non si è intrecciato come da noi alla storia della società e della cultura, a stili di vita e ideologie diffuse. Eppure Roth ha saputo raccontare – dal punto di vista del suo alter ego Zuckerman, amico dello 'svedese', e attraverso Merry, ragazza balbuziente e obesa, ribelle e fragilissima, prima terrorista (con un attentato ammazza due persone) poi marginale e barbona, allo sbando, seguace di sette esoteriche – il cupo stravolgimento del sogno americano. Non ci saranno conciliazioni. I figli non torneranno più a casa e i padri resteranno soli. In Italia invece il racconto degli anni di piombo non è mai riuscito ad andare oltre una superficie rassicurante e piuttosto autoconsolatoria. Perché? Una spiegazione ce la dà questo bel libro di Demetrio Paolin, Una tragedia negata, disponibile in rete (su www.vibrisselibri.net), ampia e meditata ricognizione su almeno una ventina di libri che hanno trattato quell’argomento: i romanzi di Baliani, Culicchia, Doninelli, De Luca, Lambiase, Moresco, Villalta, ecc., i racconti in prima persona degli ex terroristi (Braghetti, Morucci, Peci), le inchieste di Stajano…
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Una tragedia negata
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La tesi di Paolin, svolta con ammirevole coerenza dentro ogni pagina, si riassume in ciò: in questa vasta letteratura si incontrano anche pagine straordinarie però c’è una decisiva rimozione e negazione della tragedia. Per riprendere le sue parole, tale negazione si esprime «proibendo alcune voci, trasformando gli scenari tragici in interni di casa borghese, anestetizzando la violenza agìta ed eclissando la figura del nemico ». Su un tema del genere naturalmente si potrebbe anche sviluppare una riflessione più ampia – letteraria e filosofica –, che riguarda la modernità stessa, con i suoi processi di secolarizzazione e demitizzazione. Ad esempio, George Steiner ha dedicato pagine memorabili, in anni lontani, al deperimento del genere tragico proprio in quell’Occidente che lo aveva inventato (La morte della tragedia, 1961). Si potrebbe anche dire che l’intera modernità, avendo eliminato l’idea di Dio e del destino, si fonda proprio sulla cancellazione del tragico, su una fiducia nella capacità umana di plasmare l’esistenza, di dominare il caso, di rendere ogni esperienza comodamente reversibile. E sappiamo quanto micidiale sia stata una illusione del genere. Cadute le magnifiche sorti e le dialettiche ascendenti (non a caso le pagine di Paolin sono aperte da una citazione di Leopardi) ci ritroviamo invece con il senso doloroso dei limiti e della nostra impotenza... " (Filippo La Porta, Prefazione a "Una tragedia negata", di Demetrio Paolin, Vibrisselibri). Gratuitamente scaricabile qui:
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http://www.vibrisselibri.net/testi/tragedia.pdf
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Una domanda a Paolin:
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Lucio: "Posso chiederti come mai nel tuo saggio hai accuratamente evitato di citare 'Formidabili quegli anni' di Mario Capanna?"
Demetrio: "Nel saggio non sono previsti, se non di sfuggita, libri di 'memorie', ma soltanto opere d'invenzione. È una scelta come è stata una scelta, discutibile forse, ma ponderata, escludere i testi di Cesare Battisti." 
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PER UNA VISIONE D'INSIEME DEL PERIODO, SUGGERISCO UNA VISITA QUI:
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http://www.tifonet.it/empoli/rangers/1968.html
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da cui:

"Brigate Rosse

Organizzazione terroristica clandestina di estrema sinistra, attiva in Italia negli anni Settanta e Ottanta. I brigatisti si proponevano, tra l'altro, di inasprire le lotte sociali, separare il Partito comunista, giudicato imborghesito, dalla sua base e ostacolare la politica di alleanza tra PCI e DC (il "compromesso storico"). Esordirono con una serie di spettacolari sequestri ai danni di magistrati e personalità del mondo imprenditoriale e sindacale, per poi passare a ferimenti "dimostrativi" e infine a una lunga catena di omicidi di giudici, politici, giornalisti, esponenti delle forze dell'ordine. Il fondatore, Renato Curcio, venne arrestato nel settembre del 1974. Evaso l'anno seguente grazie a un raid compiuto dai suoi compagni nella prigione in cui era detenuto, fu nuovamente catturato dopo pochi mesi. Tra le azioni più clamorose messe a segno dall'organizzazione vi furono il rapimento e l'uccisione del segretario della Democrazia cristiana Aldo Moro (1978) e il rapimento del generale statunitense Dozier (1981), di stanza alla base NATO di Verona, che fu però liberato. Moro, invece, fu assassinato. Con questa uccisione cominciò il declino delle Brigate Rosse, di lì a poco falcidiate (1979-1981) da una lunga catena di arresti, favoriti dalle rivelazioni dei "pentiti", imputati spinti a collaborare con la giustizia in cambio di forti riduzioni di pena."

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martedì, novembre 21, 2006

LA PAURA DEL PLAGIO

(La redazione di Vibrisselibri)

Era un venerdì 17. L'ultimo scorso, per la precisione. Maria Strofa, appena riemersa dalle nebbie telematiche in cui sileva (latinismo da 'silÄ“re') occultata da diverso tempo (adora apparire e sparire, è una patita del gioco del cucù:-) ) intitolava il terzo post del suo blog nuovo di zecca:

"INVETTIVA CONTRO GLI ASPIRANTI SCRITTORI MANOSCRITTARI",

corredandolo di una suggestiva immagine astrale, a sua volta intitolata "Nuova via lattea formata dalle bave manoscrittare".

Cito i passi salienti:

"Tra le cose più grottesche della psicologia giovanile letteraria (italiana di certo, europea o mondiale non so) c'è proprio questa preoccupazione dell'aspirante scrittore.

Che va da un notaio a registrare il manoscritto.

O chiede lumi per iscriversi alla SIAE.

Alla SIAE!

Oppure, come ha sentito raccomandare da certi filosofi arguti, il manoscrittaro spedisce il manoscritto a casa sua, a sé stesso, con raccomandata A.R.
E non deve più aprire la busta, mi raccomando. Deve lasciarla chiusa a vita!

Ma è una roba...

Per dimostrare che cosa? A chi? Quando? Dove? Come?

Nella storia letteraria hanno plagiato duro solo Cervantes, che si sappia, ma Cervantes aveva già pubblicato!

Ammesso che un manoscritto sia prima letto e infine preso in considerazione, l'editore sarà ben contento di pubblicarlo e di investire sull'aspirante geniale scrittore: che, se ne ha scritto uno, ne scriverà di certo un secondo.

Ma supponiamo pure che un editore, in improbabile fregola di plagio, pubblichi il manoscritto trovando un prestanome... [cut]... che cosa c'è di più desiderabile, per un aspirante scrittore, che fare causa all'incauto plagiante, dimostrando che il vero autore è stato defraudato?

Evviva. Arrivano i nostri!

Fatta la denuncia, non resterà che incatenarsi davanti alla casa editrice con tanto di cartello, amorosamente circondato da amici e famigliari che portano la merenda, le bevande, e agitano il manoscritto in segno di solidarietà.

Studio Aperto vorrà subito fare un'intervista.

E se si è fortunati arriverà perfino il Gabibbo.

Un colpo da Iperenalotto! Che sogno...

Ma è ora di svegliarsi: nessuno ruberà né plagerà alcun manoscritto.

Mai.

Ma proprio mai!

Aspiranti scrittori, manoscrittari forsennati: spedite, intasate, allegate, create un'altra via lattea con le vostre bave manoscrittare: ma evitate il notaio, l'idea di iscrivervi alla SIAE, di spedire a voi stessi, con atto di supremo onanismo, il vostro manoscritto." 

A un commentatore Maria Strofa chiarì:

"Cioran sosteneva che il destino delle società opulente e declinanti (parlava della Francia di anni fa, figurati ora in Italia) lo si registra quando tutti i cittadini vogliono diventare scrittori. Io credevo fosse una mia scelta, poi ho capito (troppo tardi) che è una malattia sociale. Quello che dici tu è vero: se tutti gli scrittori leggessero almeno un libro, non ci sarebbe crisi dell'editoria."

Sempre nei commenti, Alfio Squillaci de "La Frusta" incalzò:

"... Quanto alla tua ironia sulla paura dei plagi è come al solito succulenta. I miei manoscritti viaggiavano nel marasma delle Poste senza dispositivi di sicurezza. Sellerio mi rimandò un volumetto di racconti dopo 4 anni. Non lo riconobbi più: stupito, mi chiesi chi fosse questo autore sconosciuto. E mi misi a... rileggermi. Unico lettore di me stesso. Poi abbandonai tutto alla critica roditrice dei topi... e non ci pensai più... "

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Ebbene, dopo l'annuncio della nascita del collettivo editoriale

www.vibrisselibri.net 

sono subito cominciate a piovere all'indirizzo della redazione decine e decine di proposte in allegato file, tanto che Giulio Mozzi in www.vibrissebollettino.net si è sentito in dovere di dedicare al fenomeno il post "Alla cieca".

Per quanto mi riguarda, a un timoroso che precisava: 

"Prima di procedere all'invio di un mio romanzo avrei da porre il seguente quesito: 'In caso della non selezione dell'opera inviata, in quale modo codesta Redazione  intende garantire lo scrittore sui diritti di autore sull'opera inviata?' " non ho resistito alla tentazione di rispondere:
 
"Ti consiglio di consultare il post di venerdì 17 novembre in
www.mariastrofa.splinder.com ".
-
Davvero poco professionale, da parte mia, lo so. E infatti l'uomo si è offeso da morire.
Se potessi tornare indietro, non lo rifarei, ma ahimè, ormai è successo. Come rimediare?
Prometto di sforzarmi di diventare - da oggi in poi - il più diplomatico e asettico possibile dei vibrisselibrai in forza alla VIBRISSELIBRI.
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[Immagine da http://www.simagsrl.it/images/pareti_ufficio.jpg :-) ]
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lunedì, novembre 20, 2006

FLO SANDON'S E IL NEGRO ZUMBON

Scriveva nel 2004 Moni Ovadia su L'UNITÀ del 4 settembre:

"Francamente mi pare che non valga lo sforzo leggere le alte parole di certi autorevoli opinionisti per capire dove vogliano andare a parare sempre e comunque, basta ricordarsi una vecchia canzonetta di quando eravamo bambini che se non ricordo male ci diceva che di ogni sbaglio o abbaglio, ha colpa il ballo del bajon [in Veneto si continua tuttora a dire "Tuta colpa del bajon", n.d.r.]. A me piace la parte del bajon, molto meglio del leccato minuetto di corte. Per questo ho scelto di fare l'imbrattacarte 'radicale' di questo giornale che me lo ha chiesto. Di sostenere con il mio modestissimo contributo le sue idee pervertitrici, sono sempre più fiero ogni giorno che passa."

Al bajon ho ripensato l'altro giorno leggendo:

Roma, 17 nov . - (Adnkronos) - La cantante Flo Sandon's, nome d'arte di Mammola Sandon, è morta a Roma all'età di 82 anni. Vinse il festival di Sanremo con ''Viale d'Autunno'' nel 1953.

Nella mia testa, tuttavia, la sua voce restava collegata a qualcosa che aveva a che fare col bajon e con i "negri", benché di sapore fortunatamente non razzista.

Una rapida ricerca in rete mi ha segnalato:

I singoli più venduti del 1953

  1. Eternamente (Arlecchinata) (Limelight) - Nilla Pizzi [1953/54]
  2. El Negro Zumbon (Anna) - Flo Sandon's [1952/53]

Ah, ecco!!! Tra i grandi misteri della mia infanzia c'era, appunto, quello della figura de "il negro Zumbon", vagamente demenziale, certo, ma che attenuava la mia paura dell' uomo nero, collegata a minacce del tipo: "Attento, ché se fai i capricci poi viene l'uomo nero e ti porta via!". Il negro Zumbòn, poveretto, arrivava anche lui, sì, ma solo per ballare allegramente il bajon, senza rapire nessun bambino.

"ARRIVA IL NEGRO ZUMBON
CHE BALLA ALLEGRO IL BAJON
LA NUOVA DANZA
CHE FA FURORE"
NEL BRASIL"

Ricordo che un giorno, più grandicello, mi chiesi se i bambini neri non provassero paure opposte, derivate da minacce del tipo: "Attento, ché se fai i capricci poi viene l'uomo bianco e ti porta via!", in quel caso ancestralmente più fondate, data la portata storica di orrori quali la tratta degli schiavi ...

Comunque sia, ecco il testo originale di "El negro Zumbon". Va proprio a Mammola Sandon il merito di averlo reso familiare in Italia.
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Ya viene el negro zumbon
Bailando alegre el baion
Repica la zambomba
Y llama a la mujer

Ya viene el negro zumbon
Bailando alegre el baion
Repica la zambomba
Y llama a la mujer

Tengo gana de bailar el nuevo compás
Dicen todos cuando me ven pasar
"¿Chica, dónde vas?"
"¡Me voy a bailar, el baión!"

Tengo gana de bailar el nuevo compás
Dicen todos cuando me ven pasar
"¿Chica, dónde vas?"
"¡Me voy a bailar, el baión!"

Ya viene el negro zumbon
Bailando alegre el baion
Repica la zambomba
Y llama a la mujer

Ya viene el negro zumbon
Bailando alegre el baion
Repica la zambomba
Y llama a la mujer

Tengo gana de bailar el nuevo compás
Dicen todos cuando me ven pasar
"¿Chica, dónde vas?"
"¡Me voy a bailar, el baión!"

Tengo gana de bailar el nuevo compás
Dicen todos cuando me ven pasar
"¿Chica, dónde vas?"
"¡Me voy a bailar, el baión!"
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P.S. Le ricerche in internet sul baion hanno fatto affiorare un altro testo non meno demenziale del precedente: quello di "Romanina del bajon",  un successo di Claudio Villa.
 
Lo dedico a Gaja Cenciarelli, appena conosciuta a Roma al caffè Fandango:- )
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"Come sei bella Nina
Trasteverina
tu che sei nata all'ombra
del Cupolon
sembri una muchacita
dell'Argentina
quando con tutta la passion
balli l'ultimo
bajon
col fuoco nelle vene
e la febbre in cuore
danzi pur coi rintocchi
del Campanon
sei nata per ballare
e per far l'amore
Romanina del bajon
Romanina del bajon
Lasciatela passar
fisarmoniche e chitarre
innamorate
lasciatela passar
è la bella Romanina del Bajon"
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domenica, novembre 19, 2006

SILENZIO. PARLA MOZZI...

Foto ricordo della conferenza stampa del 16 novembre al caffè Fandango di Roma.  Da sinistra a destra: Gaja Cenciarelli, Lucio Angelini, Giulio Mozzi, Demetrio Paolin.

La foto è stata scattata da Ezio Tarantino.

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sabato, novembre 18, 2006

IL SOLE COSSIGAVA CALMO E PLACIDO AL PASSAGGIO

L'Organigramma

Aiuto! Dopo il successo della conferenza stampa di presentazione di Vibrisselibri (l'ufficio stampa capitanato da Stefania Nardini ce l'ha messa davvero tutta!), e l'eco che se ne sta diffondendo nei media, stanno già arrivando le prime valanghe di testi. Il rischio è di restarne travolti:- )

Pare ieri che il mago Giulio estraeva dal cappello "L'organigramma" di Andrea Comotti e diceva al nucleo iniziale: "Ecco un primo libro da valutare" (quello oggi scaricabile gratuitamente dal sito www.vibrisselibri.net ). Chi andasse a pag. 18 non potrebbe non restare colpito dalla frase "Il sole cossigava a picco e anche la sete di Nicotrain picconava apicalmente" (a significare che Nicotrain aveva caldo e sete:-) ). Ci fu, anzi, una nostra scherzosa mail interna che aveva per oggetto "Il sole cossigava calmo e placido al passaggio... ". Ma Comotti è così, o lo si accetta, o lo si rifiuta. La sua è una barocca giocosità, o, se preferite, una giocosa barocchità...

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venerdì, novembre 17, 2006

THE DAY AFTER. I RINGRAZIAMENTI

Ieri, alla AFFOLLATISSIMA conferenza stampa di presentazione di VIBRISSELIBRI al caffè Fandango di Roma, ho esordito così:

"Vibrisselibri è figlia del sogno di una notte di mezza estate di Giulio Mozzi... "

E avrei voluto aggiungere, continuando a scespireggiare:

"... almeno a quanto ne so io, perché magari nella sua testa Vibrisselibri è stata concepita in pieno inverno, forse addirittura LA DODICESIMA NOTTE, che è come dire la notte dell'Epifania. Ebbene, noi di Vibrisselibri ci sentiamo un po' come se Giulio sia stato la nostra BEFANA e ci abbia portato un magnifico dono. Ne approfitto, quindi, per esprimere un pubblico ringraziamento a nome di tutti."

Poi ho pensato che la frase, in quel contesto, sarebbe sembrata ruffiana... e inoltre, suvvia, dare a Giulio pubblicamente della befana... magari si sarebbe pure incazzato:- )

E così sono venuto direttamente al dunque, cioè a parlare di "Nenio" di Eugenio De Medio e dei racconti in versi di Alessio Paša (cognome di origine dalmata, da pronunciarsi "Pascia"), visto che di Andrea Comotti e di Demetrio Paolin si erano già occupati Filippo La Porta, Giulio Mozzi e Paolin medesimo. 

Adesso, però, che la musica è finita, che tutti quei simpatici amici e giornalisti se ne sono andati, almeno qui nell'intimità del mio blog posso dire grazie a Giulio per averci fatti entrare nel suo sogno, grazie a Stefania Nardini e a tutto l'ufficio stampa per lo splendido lavoro svolto, grazie a Mauro Mongarli e a tutto l'ufficio grafica, grazie a Gaja Cenciarelli e a tutta la redazione, grazie a Fabio Fracas e a tutto l’ufficio web, grazie a Francesca Dello Strologo e a tutto l'ufficio commerciale & legale, grazie al tesoriere Bartolomeo Di Monaco, solerte custode del nostro... ehm, [ancora per poco] miserabile budget, grazie ai bravissimi membri del Comitato di Lettura che inviano a me e a Luca Tassinari, "profeta italiano del lentismo" (così La Stampa del 9 novembre), le loro preziosissime schede di lettura. Grazie a tutti, insomma, di cuore. GRAZIE PER TUTTO IL PESCE, come direbbe Douglas Adams. E dopo quest'ultima dotta citazione (il riferimento è alla "Guida galattica per gli autostoppisti", naturalmente), la smetto di sfoggiare la mia bignamesca cultura e chiudo con l'augurio: "Che la forza sia con noi e con Vibrisselibri!"

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giovedì, novembre 16, 2006

È RI-NATA UNA STELLA!

MariaStrofa 

Uccidiamo il vitello grasso!

Maria Strofa, la leggenda di it.cultura.libri dei tempi d'oro (ma anche di it.arti.trash, it.arti.scrivere, it.arti.poesia eccetera) è tornata ed è qui:

http://www.mariastrofa.splinder.com/

Carramba che sorpresa! Linkarla è un must per tutti.

Esordisce con un pezzo simpaticamente funereo:

IL CIMITERO LETTERARIO ovvero IL FUTURO DELL'EDITORIA

SEPPELLIRE È SEMIPUBBLICARE... 

« Lei conosceva il romanzo defunto?»

« Sono il padre » risposi facendo cenno all’anziana signora di parlare sottovoce. Avevo troppa gente intorno; nessuno mi conosceva ancora, ma erano tutti lì per farmi le condoglianze e se mi avessero identificato mentre ero in coda, avrei dovuto perdere troppo tempo a salutarli uno per uno.

« Lei è il padre? » bisbigliò obbediente la signora     « Oh, ma che onore… E’ la prima volta, da quando vado ai funerali dei romanzi, che mi capita di incontrare il genitore del defunto, prima della cerimonia. Il più delle volte, il genitore, lo si vede soltanto da lontano quando pronuncia il discorso funebre. E alla fine così tanta gente gli si accalca attorno per stringergli la mano e porgergli il proprio ricordino, che per riuscire a dirgli qualcosa bisognerebbe perdere tutta la giornata. Mi permetta di farle le mie sentite condoglianze» disse, porgendomi la mano destra ricoperta da un guanto di pelle bianca.

«Molto gentile, grazie.» Avrei voluto aggiungere che le sue condoglianze erano davvero sentite ora che le avevo sentite, ma decisi che non era il caso di giocarsi la prefica per una battuta.

« Anche lei ha un caro che riposa qui? »

Impostai la domanda con la faccia più di circostanza che potevo.

« Oh sì, certo... L’ho seppellito due anni fa. Era un romanzo storico. Un attimo che le do il ricordino. »...

IL  RESTO QUI:

http://www.mariastrofa.splinder.com/

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(Sto partendo per Roma > caffè Fandango > ore 11.30 > conferenza stampa di presentazione di VIBRISSELIBRI, la prima casa editrice anfibia, quella di "LA CARTA NON E' TUTTO, PERO' AIUTA":

Clicca qui per sapere tutto sulla Marisa

(CLICCA SULL'IMMAGINE, ALZA IL VOLUME E ATTENDI)

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mercoledì, novembre 15, 2006

DOMANI TUTTI A ROMA!

COMOTTI.jpgPAOLIN.jpg

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ROMA, 16 NOVEMBRE  2006


Il 16 novembre 2006, alle ore 11.30, a Roma presso il Caffè Fandango (Piazza di Pietra 32/33), si svolgerà la conferenza stampa di presentazione di

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vibrisselibri. Partecipano: Lucio Angelini, responsabile del Comitato di lettura; Gaja Cenciarelli, responsabile della redazione; Giulio Mozzi, ideatore di vibrisselibri; Demetrio Paolin, autore del saggio 'Una tragedia negata', pubblicato da vibrisselibri; Filippo La Porta, critico letterario; Loredana Lipperini, giornalista.

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martedì, novembre 14, 2006

A CACCIA DI LIBRI MOSTRUOSI

(Giulio Mozzi, l'apparentemente mite ideatore di
 www.vibrisselibri.net )
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["Uscito dalla folla cittadina
un uomo, un picciol punto
s’avvia per la collina.
Chi sarà? chi sarà?
E come sarà giunto?
che dirà? che dirà?"]
     (Puccini, Madama Butterfly)
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                IL DISCORSO DELLA COLLINA 

"Il mondo editoriale italiano è una realtà stranissima, dove più un'azienda è grande, meno risorse ha a disposizione per Ricerca & Sviluppo. Perché i Grandi Editori Italiani non fanno (o fanno fare ad altri ecc.) quello che intendiamo fare noi? Perché, semplicemente, non hanno le risorse (i soldi) per farlo.
Nessun Grande Editore Italiano sarebbe in grado di:
    - assumere uno scrittore democristiano  [come ha il vezzo di autodefinirsi Giulio Mozzi: un po' per celia (secondo alcuni), un po' per far morire al primo incontro (secondo altri), n.d.r.],
    -  costruire attorno allo scrittore democristiano un progetto di comunicazione pluriennale che preveda la pubblicazione di suoi libri con l'indirizzo di casa, la creazione di una quantità di corsi e laboratori di scrittura, l'avvio di un bollettino da spedire via posta elettronica, la trasformazione dello stesso in un sito dinamico,
   - costruire, attraverso tutte queste attività, una comunità di persone che "si ritengono implicate - da varie angolazioni - in un discorso sulla letteratura in Italia";
   -     istituire (e pagare) un gruppo operativo di circa 60 persone, tutte appartenenti a tale comunità, unicamente destinato alla ricerca di nuovi talenti nella letteratura italiana, 
   -      decidere, attraverso questo gruppo, di tentare un'azione di valorizzazione di alcune opere letterarie apparentemente prive di valore commerciale ma nelle quali un valore commerciale può essere implementato attraverso una serie di azioni inventive, eccetera.
L'unica cosa che saprebbe fare, un Grande Editore Italiano, di tutto questo che ho scritto qui sopra, è usare il verbo "implementare".
Non sto scherzando. Noi non siamo "fuori" dal mondo editoriale. Siamo "dentro". Ci sono gli editori industriali, o Grandi Editori, che fanno quel che fanno: campano di classici e di puttanate (pensateci un mmento: il Più Grande Editore, cioè Mondadori, campa di Classici - gli Oscar - e di Puttanate). Ci sono gli editori di ricerca, che fanno il lavoro di portare alla luce qualcosa che gli editori industriali (troppo impegnati a mungere le due vacche dei classici e delle puttanate) non possono vedere, ma che una volta che sia loro mostrato, possa apparire ai loro occhi come Potenziale Classico o Potenziale Puttanata: quindi qualcosa da investirci su. Questo sistema binario, cioè questo tran-tran, ha funzionato qualche anno fa. Adesso non funziona più. Perché? Perché il mercato, a forza di rimpinzarlo di Classici e Puttanate, Potenziali Classici e Potenziali Puttanate, è diventato un luogo nel quale se non vendi quattromila copie di tutto sei morto. (Prevengo la domanda: Sironi non vende quattromila copie di tutto, ma Sironi ha una storia - anche aziendale - del tutto anomala). Inoltre, l'editore industriale ha cambiato prodotto. Non vende più Libri Classici e Libri Puttanate, ma Autori Classici e Autori Puttanate. Quindi l'editore industriale chiede all'editore di ricerca non più di trovargli un libro che sia un Potenziale Classico o una Potenzial Puttanata, ma di trovargli un autore che sia un Potenziale Autore Classico o Autore Puttanata. E (visto che le risorse sono sempre di meno, in quanto si chiede che il profitto sia sempre di più) gli chiede non solo di trovarlo, l'Autore C. o P., ma anche di testarlo. Di fargli vedere, se è davvero così Potenziale Classico o Potenziale Puttanata come sembra. Se, quindi, un tot (non tanti) di anni fa l'editore industriale teneva d'occhio quegli editori di ricerca che facevano buoni libri, oggi l'editore industriale tiene d'occhio quegli editori di ricerca che riescono a fare notizia. Pensate alla traiettoria. Dieci anni fa: Castelvecchi mette a soqquadro la letteratura italiana pubblicando Aldo Nove. Oggi: Castelvecchi ha un sacco di articoli nei giornali pubblicando Pulsatilla. Per fare notizia ci vuole tutta un'altra professionalità, che quella dell'editore capace di trovare Libri o Autori Potenziali Classici. Mentre se uno sa scovare Libri o Autori Potenziali Puttanate, in genere a fare notizia se la cava: perché oggi, nei mezzi di comunicazione di massa, la Puttanata si porta molto.
A questo punto arriviamo noi. Che siamo ben lieti, se ci si riesce, di fare profitti (da reinvestire) e di remunerare equamente la nostra fatica: ma non abbiamo lo stesso bisogno di profitto - immenso - che ha un editore industriale, e neanche la stessa difficoltà di sopravvivenza - enorme - che ha un editore di ricerca.  C'è un campo libero. Quello dei Libri Potenziali Classici. Quello è il nostro campo, per quello lo facciamo: perché, se non lo si fa noi, non lo fa nessuno. Un Libro Classico è quel libro che ha dettato legge così bene, che oggi a rileggerlo ci pare un libro dotato di straordinaria normalità. Molti Libri Classici, quando apparvero, sembrarono mostruosi. La via maestra per trovare Libri Potenziali Classici è, quindi, andare a caccia di Libri Mostruosi. Senza esagerazione: cercare Libri Classici non significa cercare Libri Normali; ma piuttosto cercare Libri Innovativi. Questo volevo dire."
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(Da un'arringa - ovviamente top-secret - di Giulio Mozzi a noi fedeli vibrisselibrai, «Piccini, mogliettini, olezzi di verbena», i nomi che ci dava al suo venire.)
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ALTRE NOTIZIE QUI: 
http://guide.dada.net/scrittura_creativa/interventi/2006/11/276143.shtml
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lunedì, novembre 13, 2006

GIULIO MOZZI, LO SCIENZIATO PAZZO

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“Immaginiamo che comincino a essere concepiti in grandi quantità umani molto deformi. Con la testa al posto del culo, ad esempio. Immaginiamo che questi umani siano dotati anche di un'altra deformità, per quanto meno visibile: un sistema immunitario di eccezionale potenza. Ora, è probabile che molti di questi umani deformi non vengano nemmeno fatti nascere, a causa della deformità evidente. Quelli che nascessero, difficilmente riuscirebbero a riprodursi (voi ci fareste del sesso, con uno o una così?). I fratelli e le sorelle dei deformi – basta che qualcuno si alzi in piedi a dire: «Forse queste deformità hanno un'origine genetica», e ci sarà qualcuno che si alzerà in piedi a dirlo – saranno molto, molto cauti nel riprodursi: nel dubbio si asterranno, adotteranno, si cloneranno, compreranno semi e ovuli, prenderanno in affito uteri.

Immaginiamo che uno scienziato pazzo e i suoi altrettanto pazzi collaboratori, in un laboratorio costruito in gran segreto da qualche parte nella foresta amazzonica, allevino, allo scopo di studiarli, un certo numero di umani deformi, fornendo loro una similvita con discreti agi e piacevoli piaceri (loro, naturalmente, nulla sanno del mondo vero: il loro mondo è il laboratorio, la tenuta annessa, lo scienziato pazzo e i suoi collaboratori altrettanto pazzi). E immaginiamo, finalmente, che questo scienziato pazzo e i suoi collaboratori altrettanto pazzi scoprano l'eccezionale potenza del sistema immunitario di questi umani, e decidano di fare il possibile perché ne venga del «bene» a tutta la specie umana.

Ecco: io sono lo scienziato pazzo, i vibrisselibrai sono i collaboratori altrettanto pazzi, vibrisselibri è il laboratorio perduto nella foresta amazzonica, i testi che pubblichiamo sono gli umani deformi, la pubblicazione in formato elettronico è la similvita con discreti agi e piacevoli piaceri.

Qual è la deformità palese dei testi che pubblichiamo? È la deformità più vergognosa che si possa immaginare, ancora peggio che avere i genitali in faccia e la bocca al posto del buco del culo: sono testi ritenuti privi di potenzialità commerciale. E qual è la deformità nascosta? Sono letteratura.

L'unica differenza è questa: i nostri testi sanno perfettamente che là fuori c'è il mondo vero. E ci vogliono andare." (da un discorso di Giulio Mozzi ai vibrisselibrai)

Si veda, anche:

http://www.vibrisselibri.net/?page_id=2 

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sabato, novembre 11, 2006

CYBERSQUATTING

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Benché le edizioni LIBRI MOLTO SPECIALI abbiano interrotto l'attività, sono ancora proprietario del dominio
 
Record created on 2000/3/22
Record expired on 2007/3/22
 
Mesi fa, tuttavia, sospesi l'hosting con ***di Torino.
Scopro, adesso, che cliccando sull'indirizzo appaiono contenuti ABUSIVI (non miei), tanto che sono tentato di ripristinare l'hosting con qualche agenzia che offra il servizio a prezzi convenienti e reinserire il pre-esistente, ovvero le copertine dei libri tuttora acquistabili presso IBS.
Ho chiesto a un amico:
"Come può essere che qualcuno carichi contenuti suoi su un dominio non suo???"
La risposta è stata:
"Si chiama Cybersquatting, è capitato anche a noi di ***.net 
Aspettano che scadano domini molto cliccati e li comprano prima del nostro rinnovo.

Qui maggiori dettagli
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http://www.interlex.it/nomiadom/foglian2.htm

Se continuano a cliccare il tuo vecchio dominio il cybersquatting non si fermerà mai."
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Il problema è che la proprietà del mio dominio non è affatto scaduta. Scadrà nel 2007. Che faccio? Adisco le vie legali?
Qualcuno ha qualche saggio consiglio da dare?
postato da: Lioa alle ore 03:05 | link | commenti (4)
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venerdì, novembre 10, 2006

LUCA TASSINARI SUPERSTAR

(Luca Tassinari)

Sfortunatamente Google/Immagini non offre foto più recenti di LUCA TASSINARI, finissimo autore, finissimo blogger (www.letturalenta.net ), vice-decone della nascente Vibrisselibri e balzato ieri agli onori della cronaca (p. 29 de "La Stampa", articolone di Fabio Sindici dedicato allo SLOW READING ) come "PROFETA ITALIANO DEL 'LENTISMO' ".

Ecco un profilo di Luca tratto da Grenar:

http://www.grenar.info/cgi-bin/articles.asp?id=25

<<Profilo d’Autore - Luca Tassinari

Con le sue parole:

"Mi chiamo Luca Tassinari, sono nato nel 1962 e abito a Bologna. Sono anche marito di una moglie, padre di due figli maschi, custode di due gatti maschi. Mi piace molto leggere libri, passioncella di cui parlo in vario modo anche sul mio blog letturalenta. Scrivo di tanto in tanto recensioni dei libri che leggo, sparse attualmente fra il newsgroup it.cultura.libri, il mio blog e "La Frusta" (www.lafrusta.net), rivista on line curata da Alfio Squillaci."

Con le mie parole [= di Grenar, n.d.r.]:

Letturalenta è un osservatore che incide la realtà in movimento. E ne fa sgorgare il sangue. Ama la lentezza come virtù (e si inserisce in una lunga tradizione, che in questi tempi oscuri trova espressione massima in sir Bertrand Russell). Se non avessero inventato la penna a sfera, scriverebbe in cuneiforme su travertino. Ma lui se lo può permettere.

Dubbiosi? Provatelo:
http://letturalenta.net/ >>

E ora copio-incollo il post apparso ieri sul  blog stesso di Luca:

"Interrompiamo la normale programmazione (leeeeeeenta) del presente blog per segnalare un evento destinato a restare un hapax nella storia del medesimo presente blog: esso blog oggi è stato citato in un articolo del quotidiano torinese La Stampa dedicato allo slow reading e firmato da Fabio Sindici.

Qualche tempo fa il giornalista mi aveva rivolto alcune domande sulla lettura lenta, in preparazione dell’articolo. Per ovvi motivi di spazio non ha potuto riportare integralmente né le domande né le risposte, che per onorare il motto del blog sono ovviamente chilometriche. Dato che qui problemi di spazio non ce ne sono, riporto qui sotto la nostra conversazione.

Quando hai cominciato ad interessarti di slow reading, anche se nella maniera autoironica che mi accennavi e ad interessarti di precursori come Fletcher?

La lentezza è una mia cifra caratteristica, e non solo nella lettura: mi sono laureato a trentasei anni, ho avuto il primo figlio dopo dieci anni di matrimonio, ho comprato il mio primo forno a microonde due settimane fa e so già che acquisterò il mio primo lettore mp3 non prima del 2012. Date queste premesse, ti lascio immaginare la mia velocità di lettura. Ho saputo dell’esistenza di Lance Fletcher e del suo manifesto dello ’slow reading’ dopo l’apertura del blog ‘letturalenta’. Ma molto prima di sapere di Fletcher ho avuto i miei numi tutelari in questo campo. Ne cito solo due: Luciano Anceschi - che fu maestro di Guido Guglielmi, mio professore di letteratura italiana all’università - e Carlo Ginzburg, che ho avuto la fortuna di avere come professore di storia moderna, ormai più di vent’anni fa.

Francine Prose in una sua intervista ha fatto un riferimento diretto allo slow food di Petrini indicandolo come un modello da trasportare in un movimento per la la lettura lenta dei romanzi. Che ne pensi?

Conosco lo slow-food solo per sentito dire, ma da quel poco che so mi sembra che il parallelo con lo slow-reading non sia sbagliato. Alla base di entrambi c’è la volontà di rallentare, di degustare anziché trangugiare, di opporsi alla logica del consumo fine a sé stesso.

In Italia si legge poco e, probabilmente, si legge male. Credi che proposte (e cataloghi) più ragionati da parte degli editori possano aiutare una crescita quantitativa e qualitativa dei lettori (senza per questo rinunciare per forza a Dan Brown e simili)?

Credo che in Italia si legga poco ‘perché’ si legge male e si legge male perché manca una vera e propria educazione alla lettura. Gli editori arrivano buoni ultimi a proporre libri scadenti a lettori che in casa non hanno mai visto un adulto leggere e a scuola sono stati massacrati da letture antiquate ed esauste dei classici. Se a questo aggiungi certa “critica” da rotocalco che suddivide i libri in ‘facili’ e ‘difficili’, il gioco è fatto. Certo, questo non vuol dire che gli editori non abbiano la loro parte di responsabilità, ma credo che se da domani nessuno pubblicasse più Dan Brown e simili, il risultato più probabile sarebbe il fallimento di un buon numero di case editrici, non certo un miglioramento qualitativo della lettura.

Va anche detto che l’offerta di qualità non manca. In Italia si pubblicano anche ottimi libri, non solo spazzatura. E qui secondo me entra in gioco la responsabilità dei lettori, che dovrebbero prendersi il tempo di scegliere con più cura quello che leggono, evitando di buttarsi a corpo morto sul best-seller del momento. Certo, anche questo richiede educazione, tempo e, visto che siamo in tema, una buona dose di sana lentezza.

Assaporare le parole, metabolizzare lentamente le pagine, leggere e rileggere.. Un elogio classico che si fa a un libro è: si legge tutto di un fiato. Sbagliato? Superato? Da prendere con le molle? Valido per un giallo di Agatha Christie o per Stephen King ma inadatto a Proust o Mircea Eliade?

La lettura lenta non dipende da quello che si legge, ma da come lo si legge. Un fan di Stephen King che legge tutti i suoi libri, li confronta, stila una classifica di preferenze, analizza le differenze tematiche fra un libro e l’altro, è un lettore lento al pari di chi legge e rilegge Proust fino ad assaporarne i dettagli più raffinati. Questo non significa che King e Proust pari sono e che fra i due non ci sono differenze qualitative, beninteso, ma solo che la lettura lenta è applicabile a entrambi. Inoltre credo che leggere lentamente sia un mezzo, non un fine: leggere un libro tutto d’un fiato non è peccato.

Detto questo, è anche vero che ci sono scritture che non tollerano letture veloci. Quest’anno ricorre il trentennale della morte di Antonio Pizzuto, uno dei più grandi autori italiani del Novecento e probabilmente anche il meno letto. Gianfranco Contini disse di lui che era «incalzato dalla necessità di scrivere con estenuante lentezza» e questa sua scrittura lenta, musicale, fondata su una sintassi mai vista e un lessico tutto suo, rifiuta a priori una lettura veloce e distratta. Ecco, guarda, tornando per un attimo alla domanda precedente, credo che inserire Pizzuto nei programmi scolastici sarebbe un buon modo per migliorare la qualità della lettura in Italia.>>

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giovedì, novembre 09, 2006

LA NUVOLA. LA PROFEZIA

NENIO+copertinajpg
“Il vento si era finalmente deciso a disegnare con maestria, nel cielo limpidissimo, una bianca penna d'oca, grande, perfetta, con la punta rivolta verso il basso, la rachide ben definita e le barbe lievemente ondeggianti. Pareva quasi pronta a scrivere chissà quale lapidaria frase sulla candida pagina della mia vita…(cut)… Mi chiedevo come mai mia sorella non avesse visto quello che per me era stato così evidente, lassù, davanti ai nostri occhi. Forse si era trattato di un segno divino indirizzato solo a me, come quello apparso a San Paolo di cui ci avevano parlato alla dottrina la settimana prima. In fondo non sognavo di diventare papa?... Ma forse no, forse sarei dovuto diventare soltanto uno scrittore. Ecco, sì, uno scrittore! E non certo prima di avere raggiunto la stessa età del mio papà, che era corrispondente dell'ANSA, in modo da avere il tempo di accumulare sufficienti argomenti di cui scrivere. Archiviai la faccenda tutto felice per quello che avevo interpretato come un inequivocabile messaggio rivolto espressamente a me, da tenere segreto...”
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Ed effettivamente Eugenio De Medio è dovuto arrivare alla cinquantina d’anni prima di trovare il coraggio di approfittare dei dolorosi “argomenti" accumulati, secondo la profezia ricevuta da bambino...
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mercoledì, novembre 08, 2006

OMOGNIMI

 
[Romano, Carlo e Tiziano Scarpa]
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"Come mi hanno soffiato mia moglie"
di Tiziano Scarpa


   "Vi voglio raccontare come mi hanno soffiato mia moglie. Ma prima vi devo descrivere la mia situazione.
   Dunque, io mi chiamo Tiziano Scarpa.
   A Venezia ci sono molti Scarpa. Occupiamo tre pagine dell'elenco telefonico. A Pellestrina, un'isola della laguna di Venezia, c'è addirittura un intero quartiere denominato Scarpa, tutto abitato da gente che di cognome fa Scarpa. Si racconta che, un tempo, l'isola di Pellestrina avesse una squadra di calcio con undici Scarpa. Tutte Scarpe, dal portiere al numero 11. Sul serio.

   Una volta, quindici anni fa, ho lavorato al censimento, dovevo inserire i dati nei terminali del mio Comune. Così ho fatto una ricerca e ho scoperto che avevo sette omonimi registrati all'anagrafe. 7! Sette altri Tiziani Scarpa che girano nella mia città. Scoprire di non essere unici a questo mondo è un'esperienza formativa. Un trauma narcisistico molto salutare. Già da bambino, la prima volta che avevo visto tutti quegli Scarpa sull'elenco del telefono, avevo imparato che io non sono merce rara. Ora ne avevo l'ennesima conferma: non valevo niente, sul mercato ne esistevano altri sette che offrivano il mio stesso io. Aggiungete che ho un cognome che si presta alle battute più umilianti. A calcio, "essere una scarpa" vuol dire non saper giocare. E fin dalla prima elementare è stato tutto un trionfo di Vecchio Scarpone, Ciabatta, Pantofola, Babbuccia… Anche questo mi ha insegnato ad abbassare la cresta.

   Comunque, quando un cognome è così diffuso, non è improbabile che qualcuno che si chiama come te sia riuscito a farsi un nome. È statistico. E così, la domanda più ricorrente che mi fanno quando mi presento è: "…Parente?" Così, con i puntini di sospensione prima.
   Ormai lo so già che si riferiscono a uno dei due Illustri Scarpa della mia cognomerìa (che termine si usa per gli omonimi di cognome? Omògnimi? Omognòmi?).
   Illustre Scarpa n.1 è Carlo, uno dei più importanti architetti italiani del Novecento.
   Illustre Scarpa n.2 è Romano, uno dei più importanti disegnatori italiani di fumetti del Novecento: l'inventore di parecchi personaggi Disney, fra cui Trudy e Paperetta Yè Yè.
   Nessuno dei due è (era: sono morti entrambi) mio parente.

   Una sera, a Roma, stavo per andare in scena a fare una delle mie letture teatrali. "Tra il pubblico c'è anche Famosa Attrice, è venuta apposta per sentirti!" mi bisbiglia una voce in un orecchio.
   "Venuta apposta per me? Ma se nemmeno ci conosciamo!", cinguetto io lusingato... " 

IL RESTO QUI: http://www.ilprimoamore.com/testo_292.html

[Immagini da: stp.ling.uu.se , www.artwebcenter.nethttp://www.italialibri.net/grafica/autori/scarpa_t-200.gif ]

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martedì, novembre 07, 2006

I GUSTI LETTERARI DI ANNAMARIA MANNA

Immagino sarete tutti curiosi di conoscere likes & dslikes letterari di Annamaria Manna, responsabile di

http://guide.supereva.com/scrittura_creativa/

e membro del comitato di lettura di una griffe editoriale che sarà presto sulla bocca di tutti (dal 16 novembre in poi, intendo):-)

Ebbene, da un documento segreto (ma che sono stato autorizzato a condividere con i miei eminentissimi lettori) estrapolo quanto segue:

"Amo:
- romanzi storici che illuminino il presente
- narrativa contemporanea con sguardo umorisistico sull'uomo e le sue vicende
- la fantascienza alla Bradbury
- racconti spiazzanti alla O'Connor
- storie in cui tutti i personaggi siano tratteggiati finemente.
- storie che mi fanno vedere e sentire ciò che raccontano. Quindi trasponibili a teatro o al cinema.
- legal thriller e polizieschi ma non quelli tutto trama e azione e niente paesaggi, personaggi o cornice sociale e politica.
- romanzi alla Tom Wolf o come 'Infinite Jest' (meglio se fosse stato più breve!)
- romanzi come 'La pace come un fiume' di Leif Enger che però mi è difficile incasellare in un genere (approfitto sempre per fare propaganda a questo libro e alla sua grande traduttrice Laura Pugno).
- storie la cui ambientazione mi faccia conoscere e amare paesaggi, usanze e modi di pensare di altri popoli.

Non apprezzo:

- romanzi e narrativa in cui l'autore in maniera spudorata fa la ruota su quanto è bravo a scrivere e poi alla fine non racconta niente tranne se stesso.
- i romanzi in cui si decanta l'amore come dipendenza alla quale non c'è rimedio e che porta all'annientamento (ma vale anche per altre forme di dipendenza tipo sesso, perversioni patologiche,cibo ecc.). Penso che quasi tutto sia già stato scritto al riguardo. E poi questa prevalenza delle tematiche occidentali mi ha stancato. C'è tutto un mondo da conoscere oltre il nostro di ricchi viziati occidentali!
- storie in cui la violenza è fine a se stessa.
- storie di depressione dall'inizio alla fine. Ce n'è fin troppo in giro.
- storie che si leggono con difficoltà. In particolare non perdono libri che abbiano un brutto inizio (inizi troppo studiati, ad effetto o per converso
banali, autoreferenziali o che si dilunghino troppo alla fine." (Annamaria Manna)

Certo, non è semplice trovare romanzi - e ancora meno canzoni! - in cui non si tratteggi l'amore come dipendenza ("se mi lasci, non vivo più")...

Di recente, Annamaria Manna è rimasta favorevolmente colpita da questo libro:

.Napoli sul mare luccica 

che ha così recensito:
 
"È possibile scrivere di Napoli cercando di dribblare i luoghi comuni, il folklore, il giudizio infamante, il pietismo, il piangersi addosso o il fatuo orgoglio?
 
Ebbene, Antonella Cilento ci è riuscita! Come? Con la forza di uno sguardo che si nutre di conoscenza approfondita della storia, della cultura e della vita di questa città. Con uno sguardo che attraversa in modo diacronico e sincronico Napoli e i suoi abitanti, con la forza che può avere una madre che ama il suo figlio pur malato e deforme. In questa città mille volte filtrata attraverso lenti fosche e pessimiste o a colori folkloristici di bassa qualità Antonella Cilento ci vede, eccome, e ci restituisce, in questa “guida contromano” commissionata dall’editore Laterza, una visione ricca smagliante e terribile di una città che è cresciuta su se stessa inglobando storia vecchia e nuova che, se soltanto i suoi giovani potessero possederla davvero, donerebbe loro quella consapevolezza della propria storia, argine indispensabile alla discesa verso la barbarie. Solo chi ha dentro di sé radicato il senso del proprio valore e della propria storia rimane sensibile alla bellezza, non ha bisogno della nuova mitologia della camorra e rimane impermeabile all’edonismo consumistico come agli effimeri paradisi artificiali.
 
Non è nuova Antonella a questa mission. Da anni tiene corsi di scrittura nelle scuole di Napoli e della sua periferia, all’interno di progetti per contrastare il disagio sociale. Otre alla scuola di scrittura creativa, Lalineascritta, tiene stage di scrittura che si dipartono dai luoghi storici di Napoli e dai suoi musei ricchi di tesori d’arte.
 I suoi libri più noti, da La lunga notte, a Non è il paradiso, Neronapoletano e L’amore quello vero parlano questa lingua creativa e ricca eppur “vera” di una napoletana quanto mai consapevole, che non si arrende e continua a rendere un’impagabile servizio.
 
Da napoletana che vive a Trento da quasi vent’anni ho letto questo libro, che regalerò con piacere sia ai miei amici trentini che ai meridionali “fuoriusciti”, con la commozione di chi incontra una lettura a tutto tondo, così rara oggi, di una realtà complessa e contraddittoria come Napoli. Un libro breve e intenso, scritto con mano lieve e felice che può essere assunto ad esempio di come far conoscere una realtà urbana.
 
Parte del libro è, infatti, frutto di un rimaneggiamento di articoli e dossier comparsi, sempre a firma di Antonella Cilento, nel periodo tra il 2004 e il 2005 sul quotidiano di Napoli Il Mattino. Questo materiale è però rilavorato e intrecciato con una lettura di Napoli come di un corpo vivente e contemporaneamente simbolico, esplorato attraversando vie d’acqua, di fuoco, d’acqua e d’aria, i quattro elementi alla base della creazione del mondo mai veramente separati l’uno dall’altro, così come non possono essere separate la bellezza e la bruttezza, la storia e l’inciviltà, l’architettura e l’umanità di una qualsiasi città del mondo, l’attaccamento alla propria città di una scrittrice e il suo scriverne." 
 
Potete leggere un brano di questo libro cliccando QUI e l’intervista rilasciata da Antonella Cilento a Fahrenheit QUI
 
 Annamaria Manna, guida in SuperEva per l'argomento Scrittura Creativa 
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lunedì, novembre 06, 2006

IL CAZZO MECCANICO E I VIP IN TIVÙ


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"Un polline di felicità mi avvolge alla presenza ubiqua dei vip; i nostri semidei, figli di una mortale e del tubo catodico, o di un uomo e della Fortuna ('amo svortato', come dice Costanzo alla sua compagnia di giro nei momenti di euforia). Chiamasi 'vip' non chi ha realizzato qualcosa di importante ma chi viene regolarmente invitato in televisione; i vip vivono tra loro, anche nella vita normale si conoscono quasi tutti, vanno alle stesse feste e si danno del tu; il gossip ci garantisce che, pur stando incommensurabilmente più in alto di noi, sono pieni di difetti e non sarebbe difficile essere al loro posto. Anzi, li potremmo perfino superare ed essere noi a ricoprire il ruolo prestigioso, un giorno, degli 'ospiti d'onore'. Cazzeggiano e sono sempre contenti, perché l'essere invitati regolarmente in televisione è per se stesso motivo di contentezza; la situazione è il messaggio, l'evidenza è lo spettacolo; non devono esibirsi in ciò che li ha resi noti, che so, cantare recitare o guidare la moto, devono solo divertirsi tra loro, testimoniare la piacevolezza del vivere. Parlano del loro matrimonio, del loro piatto preferito, del loro cane, e ascoltandoli siamo sicuri che la quotidianità più semplice può risplendere della luce delle stelle. Ogni tanto c'è qualche new entry e di qualcuno, decotto, non si sente più parlare: normale ricambio nel fiume della divinità, che assicura quaggiù l'alternarsi delle stagioni... [cut] la televisione procede per salti, ogni immagine si accumula alle altre ma si sottrae un attimo prima di diventare dolorosa; più che la singola trasmissione conta l'effetto di moltiplica, l'enorme ipnotico programma di cui si può godere con l'uso accorto (o anche distratto) del telecomando. Come un cazzo meccanico che entri in un numero X di buchi, compiacendosi dell'operazione più che del rapporto.
 
Ho notato che il fascino della televisione viene esaltato dalla solitudine; come per i film pornografici, basta essere in due (non amanti) e l'emozione si trasforma in imbarazzo o in riso. Scatta l'ironia, la battuta dissacrante. Ci si vergogna di proiettare impulsi libidici su 'Casa Vianello' o su 'Alle falde del Kilimangiaro'. Quando si è soli, invece, la masturbazione televisiva consiste proprio nel miracolo di provare, liofilizzati, tutti i sentimenti - e come per la masturbazione sessuale, non funziona se non ammettendo un proprio stato di bisogno, di miseria e di profonda umiltà. Quanto più i programmi sono spazzatura, quindi, tanto meglio scatta il meccanismo. Si prova gratitudine per quella folla di amici che ti portano il mondo in casa, e come i preti ti coccolano di più se sei stupido, o malato. Solo le trasmissioni coi comici si possono vedere in compagnia; e i film buoni, se è per questo. Ma appunto siamo al cinema e al cabaret, non più alla televisione; la forza della tivù sta nella sua debolezza, nell'essere informe e nell'avere quindi relazioni più ingenue con l'inconscio."
(da Walter Siti, "Troppi paradisi", Einaudi 2006, pp.11-12)
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sabato, novembre 04, 2006

L' "ACQUA GRANDA" DEL 4 NOVEMBRE 1966

 
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 "Il grido d'allarme sulle sorti di Venezia è stato lanciato così spesso che quasi nessuno pare farci più caso", aveva sospirato la signorina Dabalà, al rientro dalle vacanze natalizie. E ne aveva approfittato per ricordare alla classe l'inondazione del 4 novembre 1966, l'anno dell'acqua granda, della catastrofe. Era piovuto a dirotto per giorni e giorni su tutta l'Italia, aveva detto. Alle dieci di sera del giorno 3 una prima ondata di marea aveva sommerso il centro di Venezia. I veneziani, come d'abitudine, avevano montato le passerelle, chiuso i varchi all'acqua perché non entrasse nelle case e nei negozi. Sapevano che alle 5 del mattino la marea, scendendo, avrebbe svuotato la laguna. Invece, alle cinque del mattino, la marea non se n'era affatto andata. Un vento fortissimo aveva trattenuto le acque in laguna e quando, a mezzogiorno, queste avevano ripreso a crescere per il nuovo ciclo, era stata la fine. All'idrometro di punta della Salute il mare aveva toccato il punto più alto mai raggiunto: 194 centimetri sopra il livello medio. Era parso che si stesse avverando l'antica e popolare profezia di una Venezia nata dal mare e nel mare destinata a scomparire, come nel famoso dipinto del Tintoretto, con la città spazzata via dalla burrasca. Le onde si erano infrante direttamente contro le mura del Palazzo Ducale. Tesori immensi, dagli arredi a intere biblioteche, erano andati perduti in poche ore. A Malamocco, a Pellestrina e a San Pietro in Volta il mare, gonfio di pioggia e sospinto da uno scirocco che soffiava a oltre cento chilometri all'ora, aveva travolto i murazzi. Gli abitanti si erano dovuti arrampicare sui tetti delle case o rifugiare nei barconi da pesca per non farsi portare via dalle ondate. Una delle statue della Salute era caduta a terra, sotto la furia del vento. Lo choc nel mondo intero era stato immenso, anche se passeggero. L'apocalisse di quella lontana mattina di novembre aveva portato di colpo alla luce tutti i problemi irrisolti e gli errori commessi nella gestione della città, le conseguenze degli ingenui entusiasmi e dei calcoli sordidi, dell'inesperienza e dell'avidità. Era crollato anche l'orrendo mito di una Venezia industrial-manchesteriana, con il retroterra tutto fabbriche e opifici fumanti, come non avrebbe voluto nemmeno il futurista Filippo Tommaso Marinetti, di cui lei stessa, tempo prima, aveva letto alla classe il 'Proclama ai Veneziani' del 1910. Con la violenza straripante della natura si era dovuta maledire anche l'insipienza degli uomini che avevano continuato a trastullarsi per decenni, dacché il progresso aveva consentito di pensare ad affrontarlo realisticamente, con un problema che il buon Dio aveva cacciato loro tra i piedi probabilmente a sconto di tante meravigliose bellezze elargite."
(da "Scoppi in aria: Schopenhauer e i Pink Floyd a Venezia", di Anonimo Veneziano, Edizioni Libri Molto Speciali, Venezia, p. 17-18)
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[Immagine da http://www.savonanotizie.it/foto/6539.jpg ]
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venerdì, novembre 03, 2006

RICCO EREDITIERO ANCH'IO

Finalmente anch'io potrò fregiarmi dell'ambito titolo di "ricco ereditiero".

E pensare che ieri stavo quasi per cancellare la seguente mail destinata a cambiarmi la vita:

"My name is Mrs.Hannah Jack Williams I am a dying woman who have  decided to donate what I have to you/Organization."

Mi chiamo Hannah Jack Williams, sono una donna in fin di vita che ha deciso di donare ciò che ha a te/all'organizzazione"

I am 59 years old and I was diagnosed for cancer about 2 years ago,immediately after the death of my husband, who had left me everything he worked for.

Ho 59 anni e mi è stato diagnosticato un cancro circa due anni fa, subito dopo la morte di mio marito, che mi aveva lasciato tutto quello per cui aveva lavorato.

I have been  touched by God to donate from what I have inherited from my late  husband to you for the good work of God than allow my relatives to  use  my husband hard earned funds ungodly.

E' stato Dio a suggerirmi di donare quanto ho ereditato dal mio povero marito a te per opere pie, piuttosto che lasciare usare empiamente dai parenti le sostanze duramente guadagnate da mio marito.

Please pray that the good Lord forgive me my sins. I have asked God  to forgive me and I believe he has because He is a merciful God.

Ti invito a pregare affinché il buon Signore perdoni i miei peccati. Ho chiesto a Dio di perdonarmi e credo che l'abbia fatto perché Lui è un Dio misericordioso.

I will be going in for an operation tomorrow morning I decided to  WILL/donate the sum of $3,500,000(Three million five hundred thousand  dollars) to you/Organization for the good work of the lord, and also to help the  motherless and less privilege and also for the assistance of the  widows according to (JAMES 1:27).

Domani mattina sarò operata. Ho deciso di lasciare in testamento la somma di 3.500.000 dollari (tre milioni e cinquecentomila dollari) a te/all'organizzazione per opere pie, per aiutare gli orfani e i meno fortunati e anche per un sostegno alle vedove, come da Giacomo 1:27.

At the moment I cannot take any telephone calls right now due to the fact that my relatives are around me and my health status.  I have  adjusted my WILL and my Executor is aware I have changed my will, you  and him will arrange the transfer of the funds from the Private  Finance company to your humble self.This decision was taking after going through your personal profile.

Al momento non posso ricevere telefonate perché ho intorno i miei parenti e per il mio stato di salute. Ho modificato il mio TESTAMENTO e il mio esecutore è al corrente dei cambiamenti, tu e lui vi accorderete per il trasferimento dei fondi dalla Finanziaria privata alla tua umile persona. Questa decisione è stata presa dopo aver valutato il tuo profilo personale.

I wish you all the best and may the good Lord bless you abundantly

Con i migliori auguri, e che il buon Signore possa ricoprirti di abbondanti benedizioni.

Please use the funds well and always extend the good work to others.

Per favore usa bene i fondi ed estendi sempre agli altri la tua pia opera.

Contact my Executor BARRISTER EDWARD HAYES with this specified  Email: ****

Contatta il mio esecutore testamentario, avvocato Edward Hayes a questo specifico indirizzo elettronico ****

with your full names contact telephone/fax number and your full address and tell him that I have WILLED($3,500,000.00) to you and I have also notified him that I am WILL-IN that amount to you for a specific and good work. Thanks and God bless.

indicando nome, cognome, numeri di telefono e di fax e digli che ho destinato nel mio testamento 3.500.000 dollari  a te e gli ho notificato che desidero lasciarti quella somma specificamente per opere pie. Grazie, che Dio ti benedica.

NB: I will appreciate your utmost confidentiality in this matter until the task is accomplished as I dont want anything that will Jeopardize my last wish.And Also I will be contacting with you by email as I dont want my relation or anybody to know because they are always around me.

N.B. Ti sarò grata della massima riservatezza in proposito finché l'operazione non si sarà conclusa perché desidero che nulla possa mettere a repentaglio la mia ultima volontà. Ti contatterò via email perché non voglio che alcun parente o altri sappia nulla, visto che mi stanno sempre attorno.

Regards,
Mrs.Hannah Jack Williams

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CHE FACCIO? EMAILO O NON EMAILO?

E se lo fanno anche tutti gli altri UNDISCLOSED RECIPIENTS della mail?:-)

[Immagine da http://www.coral-reef.it/public/imgSchede/testamento.jpg ]

postato da: Lioa alle ore 06:41 | link | commenti (2)
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giovedì, novembre 02, 2006

LA FASCIA ALTA DEI MORTI DI FAME

"Come dipendente statale a stipendio fisso (fisso, ma abbastanza solido da consentirmi il superflo), non sono mai stato obbligato a scelte energiche, o a stress emotivi legati al denaro; a ogni fine del mese, circa sette milioni si accumulano sul mio conto corrente - questo basta a garantirmi una base di sicurezza per ipotetiche emergenze, protesi dentarie o malattie dei genitori. Mi faccio ospitare dagli amici nelle loro ville in Sardegna o a Pugnochiuso, e siccome mi concedo qualche avventura stravagante mi illudo di godere una qualità della vita anche migliore della loro, senza riflettere che apparteniamo in realtà a due classi nettamente distinte: loro hanno i soldi veri mentre io mi accontento del luccichio limitato del lusso. (Appartengo, come dice un mio amico editor, alla 'fascia alta dei morti di fame')."

(Walter Siti, "Troppi paradisi", Einaudi, 2006, pp. 5-6).

Diciamo che l'espressione "fascia alta dei morti di fame" potrà anche risultare simpatica (nella sua scoperta iperbolicità), ma che la condizione economica di un docente universitario oggi in Italia (considerando, oltretutto, anche l'indotto: consulenze, pubblicazioni eccetera) davvero non ha NULLA A CHE VEDERE con la fascia dei morti di fame, né alta, né media, né bassa:-/

Fao, fame nel mondo | Foto Ansa

RAPPORTO DELLA FAO: «Troppa fame nel mondo»

(30 ottobre 2006)

Sono 854 milioni gli affamati. Presentati oggi i dati sullo Stato di Insicurezza Alimentare. Lontano l'obiettivo di dimezzarli per il 2015. I vertici dell'Agenzia: «È una triste verità» / PDF: rapporto (in inglese) / LEGAMBIENTE: «Clima non aiuta»

"Al mondo ci sono 854 milioni di persone che soffrono la fame. E questo numero non è mai calato dal 1990-1992. È la Fao a lanciare l'allarme con il Rapporto annuale sullo Stato di Insicurezza Alimentare nel mondo (Sofi), presentato oggi nella sede romana dell'agenzia delle Nazioni Unite. Le ultime rilevazioni della Fao si riferiscono al periodo 2001-2003 e tracciano un quadro a tinte fosche: sono ancora 854 i milioni di persone sottoalimentate nel mondo, di cui 820 milioni vivono nei Paesi in via di sviluppo, 25 milioni nei Paesi in transizione e 9 milioni nei Paesi industrializzati. Nel 1996, oltre 180 capi di Stato e di Governo avevano firmato la Dichiarazione di Roma in cui era contenuto l'ambizioso obiettivo di riuscire a dimezzare il numero degli affamati entro il 2015 e portarlo a 412 milioni.

«A dieci anni di distanza, ci confrontiamo con una triste verità, non c'é nessun progresso verso quell'obiettivo», ha ammesso Jaques Diouf, direttore generale della Fao. Il calo da 823 a 820 milioni di persone localizzati nei Paesi in via di sviluppo «é da attribuire ad un errore statistico», ha aggiunto Diouf. Nessun progresso, dunque, anzi, se possibile, un peggioramento della situazione rispetto a dieci anni fa e le tendenze più recenti non lasciano spazio all'ottimismo, sottolinea la Fao che ha registrato un aumento di 26 milioni di persone sottoalimentate nel periodo 1995-1997 e 2001-2003, a seguito, invece di un netto calo di 80 milioni durante gli anni '80. Timido ottimismo quello di Diouf, secondo il quale «il mondo di oggi è più ricco di quello di 10 anni fa e le risorse alimentari sono più abbondanti - ha detto Diouf - manca la volontà politica di mobilitare queste risorse in favore degli affamati». A quattordici anni dal fatidico 2015, la Fao riconsidera le stime sul numero degli affamati, prevedendo che l'obiettivo del millennio potrebbe essere mancato, perché per quella data saranno ancora 582 i milioni di persone sottoalimentate, contro i 412 previsti.

«Questa pubblicazione – ha sottolineato Diouf – ha evidenziato la discrepanza fra che cosa potrebbe e dovrebbe essere fatto e che cosa realmente si sta facendo per milioni di gente che soffre dalla fame». A preoccupare di più è la situazione dell'Africa, «la sfida più grande da affrontare», in particolare quella sub-Sahariana, dove il numero di persone sottoalimentate è passato da 169 milioni nel 1990-92 a 206.2 milioni nel 2001-03. Nell'Africa sub-Sahariana, l'Aids, le guerre e le catastrofi naturali sono stati ostacoli alla lotta contro il fame, in particolare nel Burundi, in Eritrea, in Liberia, in Sierra Leone e nella Repubblica democratica del Congo, Paese per cui si registrano le maggiori preoccupazioni dell'agenzia poiché dall'1998 al 2002 c'é stata una guerra e il numero di affamati é triplicato passando da 12 a 37 milioni di persone, cioé il 72% della popolazione.

Per cambiare la situazione, la Fao insiste sull'esigenza di aumentare gli investimenti in agricoltura e nelle zone rurali, dove la fame si concentra. L'Africa centrale, poi, registra una punta di 46.8 milioni di persone sottoalimentate nel 2001-03, cioé il 56% della popolazione (la percentuale era del 36% nel 1990-92). L'Asia ed il Pacifico, così come l'America latina ed i Caraibi sono le uniche zone, secondo il rapporto Sofi, che hanno registrato una riduzione del numero e della percentuale assoluti di persone sottoalimentate.

Se c'é una via d'uscita per questa situazione, secondo la Fao, è da ricercare nello sviluppo dell'agricoltura delle zone rurali, «il settore agricolo è spesso il motore dello sviluppo per le economie rurali – si legge nel rapporto – e l'aumento del rendimento agricolo può aumentare le derrate alimentari, ridurre il loro prezzo ma anche il mobilitare l'economia locale generando la richiesta di beni e servizi». Il rapporto, infine, pone l'accento sul "circolo vizioso della fame e della povertà», affermando che la fame non è solo una conseguenza
della povertà ma è anche una delle cause, perché «nuoce gravemente alla salute ed al produttività delle persone».

[Da www.lanuovaecologia.it ]

postato da: Lioa alle ore 08:18 | link | commenti (5)
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mercoledì, novembre 01, 2006

GIULIO, WALTER e la FICTION

Troppi paradisi

"Gentile lettrice, gentile lettore, ho raccolto in questo libro ["FICTION", n.d.r.] alcune storie vere e parecchie non vere. La differenza mi sembra irrilevante poiché tutte, essendo raccontate, sono diventate fiction. Mi è parso giusto, tuttavia, permettere al lettore di districarsi, soprattutto quando le storie pur essendo vere sembravano non vere. Così mi sono preso la libertà di affiancare a molti pezzi (narrazioni, lettere, pubblici appelli, memoriali, orazioni funebri, dichiarazioni rese in tribunale) delle appendici (note, lezioni, ritagli di giornale, testimonianze) che forniscano ulteriori informazioni... [cut] E' inevitabile domandarsi se sia giusto raccontare storie non vere. La nostra tradizione culturale assegna alla narrazione di cose non vere il compito - e l'opportunità - di rivelare verità nascoste e superiori. Ne deduco che, tra le storie raccolte in questo libro, probabilmente quelle vere sono le meno importanti, le meno rivelatrici di verità. Cordialmente, Giulio Mozzi". (Risvolto di copertina di "Fiction", di Giulio Mozzi, Einaudi, 2001)

[Ehm, sì, Giulio Mozzi ammise di aver mentito *persino* nell'apparato paratestuale di 'Fiction' (risvolti, quarta di copertina, introduzione, note) attribuendo ad altri racconti in realtà suoi.]

"Anche in questo romanzo ["Troppi paradisi", n.d.r.] il personaggio Walter Siti è da considerarsi un personaggio fittizio: la sua è una autobiografia di fatti non accaduti, un  fac-simile di vita. Gli avvenimenti veri sono immersi in un flusso che li falsifica; la realtà è un progetto, e il realismo una tecnica di potere. Come nell'universo mediatico, anche qui più un fatto sembra vero, più si può stare sicuri che non è accaduto in quel modo. Compaiono nel libro molti nomi di persone note (i cosiddetti vip); tali nomi e cognomi hanno una pura funzione segnaletica, e le biografie delle persone che essi designano sono volutamente e palesemente falsificate. All'opposto di quanto accade nei romanzi-a-chiave, dove i fatti veri sono attribuiti a personaggi 'in maschera', qui a persone reali, indicate con nome e cognome, si attribuiscono fatti esplicitamente fittizi. Così funziona la post-realtà, nel regno dell'immagine, dove il prezzo da pagare per la notorietà è di essere trasformati in personaggi quasi-veri, condensatori di fantasmi. A proposito di leggende metropolitane, la maggior parte di 'nomi di vip' si affolla, nel romanzo, là dove si mima il gossip, l'atroce pettegolezzo da bar o da palestra. Il gossip non ha senso, ovviamente, se non esercitato su nomi noti; ma anche in questo caso si è cercato di confondere le piste, attribuendo a un nome un pettegolezzo che riguardava un altro nome, e ricorrendo talvolta agli asterischi - gli asterischi non sostituiscono un nome preciso, ma sono dei 'marcatori funzionali' per sottolineare la sostanziale intercambiabilità dei nomi del mercato delle notizie: una 'tronista' vale l'altra, se il protettore politico non fosse X sarebbe Y. Tutto l'impianto realistico, insomma, è un gigantesco soufflé pronto ad afflosciarsi in una poltiglia di finzione; punta estrema, forse, del quesito paradossale che regge la mia trilogia romanzesca: se l'autobiografia sia ancora possibile, al tempo della fine dell'esperienza e dell'individualità come spot." (Dall'AVVERTENZA premessa a 'Troppi paradisi', di Walter Siti, Einaudi 2006)

postato da: Lioa alle ore 04:29 | link | commenti (1)
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