
«Dobbiamo guardare dentro l'abisso della Shoah perché quanto è successo non debba mai più ripetersi", ha dichiarato il sindaco di Venezia Massimo Cacciari dal palco del teatro Goldoni il giorno della Memoria. "Per quanto si possa cercare di trovare una risposta a quanto successo, resta, comunque, un fatto storico difficilmente spiegabile. Una cosa però dev'essere chiara: non si trattò di una responsabilità esclusivamente nazista, ma fu paneuropea, perché non furono poche le complicità, nei paesi dell'est, ma anche in paesi come la Francia e la stessa Italia, che permisero l'organizzazione dello sterminio sistematico di milioni d'esseri umani».
E ha aggiunto: "La storia dell'uomo è segnata dalla lucida volontà di sterminare chi, per razza, religione o fede politica venga considerato il male da estirpare per salvare l'umanità. Proprio per evitare che ciò accada, bisogna guardarsi dall'ascoltare coloro che si fanno portatori di verità assolute. Credono di sapere dove stia il bene e dove il male, chi è il nemico e chi no, e chi viene visto come nemico dell'umanità deve essere eliminato. Ogni uomo agisce in modo politico, ma fare politica significa porsi in condizione di dialogare con l'altro, perché la politica non sta nello scontro, ma nella capacità di ascoltare chi ci sta di fronte e di accoglierne il pensiero».
Gli faceva eco, a qualche migliaio di chilometri di distanza, il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, sempre nel giorno della Memoria dell'Olocausto: "Israele sparirà molto presto".
Se in futuro, malauguratamente, dovesse verificarsi un nuovo tentativo di Shoah, i nostri posteri non potranno più acccontentarsi, dunque, dell'aggettivo "paneuropeo", per definire l'ambito geografico in cui dislocare le responsabilità della colpa dello stesso...
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Immagine da http://www.nietzscheana.com.ar/cacciarindex.jpg
La ragazza che corre nella copertina di "Mamma non mamma" è la mia amica CARLA FORCOLIN, single, 55enne, fondatrice dell'associazione "La gabbianella" (http://www.lagabbianella.org/ ). Venerdì scorso qui a Venezia c'è stata la presentazione del libro. Vi si racconta "il passaggio dal carcere alla vita normale di due fratellini nigeriani di tre anni staccati dalla mamma detenuta e dati in affidamento" a lei, il "loro dolore lenito ma non cancellato dal costituirsi di una tenera relazione con l'affidataria , l’incertezza del futuro in bilico tra una Nigeria temuta e sognata e l’Italia, familiare e rassicurante".
Qualche mese fa, mentre percorrevamo insieme la ferrata Michielli-Strobel, avevamo pensato al titolo "NEGRETTI PER CASO", che la Marsilio ha sostituito con quello attuale... I due gemellini sono nati a Venezia e parlano veneziano, ma la legge impedisce loro di ottenere la cittadinanza italiana.
Non ho ancora letto il libro, ma conosco molto bene l'impegno di Carla e, personalmente, anche i due deliziosi gemellini. Per il momento copio-incollo dal sito de "La gabbianella":
"Lunghe attese e colpi di scena del tutto imprevedibili si alternano in questa vicenda che è uno spaccato di vita la cui conclusione è legata alle scelte politiche del nostro paese in materia di immigrazione, affidamento, infanzia."
Per la giornata della memoria (domani 27 gennaio), eccovi una straordinaria Milva vintage. Cliccate sull'immagine qui sotto per ascoltare il pezzo:
"Ballade von der Judenhure Marie Sanders" [1940]
Testo: Bertolt Brecht
Musica: Hanns Eisler
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Scrive Teresa Buongiorno sull'ultimo numero di "Andersen" (mensile dedicato alla letteratura per ragazzi):
<<... Oggi che, grazie a internet, il problema del bullismo è venuto alla ribalta, abbiamo visto in tv psicologi e sociologi, psichiatri e filosofi, ma nessuno, mi pare (forse mi è sfuggito qualcosa?) ha pensato a chiamare in causa la narrativa per ragazzi, anche se persino Freud ha riconosciuto alla letteratura la capacità di sondare l'animo umano, tessere ipotesi e trovare soluzioni. Eppure i romanzi per ragazzi hanno documentato negli anni la reale vita dei bambini, dallo sfruttamento industriale ai soprusi pedagogici, dai giochi di guerra alle missioni umanitarie. Se gli adulti l'avessero frequentata, non si sarebbero chiesti con stupore come abbia potuto andare in frantumi l'immagine di un'infanzia innocente, il sogno illuminista di Rousseau. L'infanzia innocente non esiste, il male è dentro di noi fin dalla nascita, come avverte la Rowling e il suo giovane eroe, il denigrato Harry Potter, che ha sulla fronte la cicatrice lasciata da Voldemort, la forza oscura, deve fare i conti con se stesso prima di dover fronteggiare compagni crudeli e professori indegni del proprio ruolo... [cut]... perché i ragazzi sono proprio come gli adulti, avvertiva Janus Korczak, il grande pedagogista polacco, ucciso dai nazisti a Treblinka nel 1942, insieme agli orfani del collegio di Varsavia da lui diretto. "Tra i bambini ci sono tanti soggetti cattivi quanti ce ne sono tra gli adulti. Nel mondo infantile succede tutto quello che succede nel mondo sporco degli adulti. Vi troverai i rappresentanti di tutti i tipi umani e i campioni di tutte le azioni malvage. I bambini, infatti, imitano la vita, i discorsi, le tendenze degli ambienti in cui sono stati allevati, poiché in essi albergano in germe tutte le passioni", dice in Come amare il bambino, un testo della Emme del 1979, ormai intorvabile. E parlando delle colonie, Korczak osserva: "Mentre i bambini positivi nel nuovo contesto si guardano appena attorno, fanno conoscenza e si avvicinano tra di loro con un po' di paura e con riservatezza, la forza negativa è già riuscita a organizzarsi, a dare la sua impronta e a guadagnarsi la sottomissione degli altri". Insomma, Il Signore delle Mosche (William Golding, 1954) è tra noi, nella vita di ogni giorno.>>
Dall'articolo sul bullismo "VITTIME E CARNEFICI" , il cui sommario recita: "La narrativa per ragazzi ha documentato il bullismo prima che venisse alla ribalta, grazie a internet e alla vanità dei ragazzi cattivi. Ma pochi se ne sono accorti. Eppure, in un mondo privo di valori, è proprio nei romanzi che i ragazzi (e gli adulti) possono trovare punti di riferimento per la vita."
Nell'articolo sono citati anche: "L'uomo venuto dal nulla" di Mino Milani; "Ladre di regali" di Aidan Chambers; "La guerra dei cioccolatini", di Robert Cormier; "L'acchiappasogni" di Stephen King; "It" di Stephen King; "I topi ballano" di Jacqueline Wilson; "Tre metri sopra il cielo" di Federico Moccia; "Bang" di Sharon G. Flake; "La schiappa" di Gerry Spinelli;
(Rosa Romano)
Fra gli articoli che più mi hanno colpito di recente ce n'è uno di Massimo Fini intitolato "LA FOLLA INDECENTE NELLA CASA DEGLI ORRORI", uscito su "Il Gazzettino" del 19 gennaio scorso. Se volete leggerlo integralmente, visitate il sito ufficiale del giornalista (http://www.massimofini.it/ ), cliccate su "articoli" e poi sul titolo appena citato. Ne stralcio un pezzetto:
"... È la stessa folla che appena accade una tragedia, come quella del piccolo Tommaso Onofri, si precipita in massa a portare fiori, bigliettini strappalacrime, si fa intervistare dalle Tv scatenate ("è come se fosse morto mio figlio"), ma che cova in cuore gli stessi oscuri sentimenti degli uomini, delle donne, delle coppie, delle famigliole, dei ragazzi, delle ragazze che facevano ressa nella corte di Erba e che i carabinieri han fatto fatica a disperdere. La folla che si commuove per la propria commozione. Che vuole sentirsi buona, monda, pura, tanto diversa dagli Olindo e dalle Rosa Romano. E invece è uguale. Anzi peggio. Perchè non ha nemmeno quel bestiale coraggio. La sua ferocia è tutta nascosta. Il suo marciume è mascherato. È la folla che porta fiori e bigliettini svenevoli, che invoca la forca per gli assassini, ma che quando una ragazza viene stuprata nel pieno centro di una città gira la testa dall'altra parte e fa finta di nulla. È una folla di voyeurs, morbosi e vigliacchi, che credono di essere perbene e hanno il cuore nero come la pece. Che se appena potessero, se fossero sicuri di non essere scoperti, se ne avessero il coraggio e la forza, farebbero più o meno le stesse cose che han fatto Olindo e Rosa Romano che del resto, prima di palesarsi, erano esattamente come loro, dei bravi, buoni, onesti cittadini italiani. È la gente normale, che usa il cellulare, che guida la macchina, che guarda la Tv, che ha il compact, il Cd, il Dvd, che 'chatta' su Internet, che scrive nei blog, che spende lacrimucce per le telenovela e le soap opera. Siamo noi... "
Un altro articolo che mi ha molto colpito è "IL RAZZISMO DECLASSATO" di Umberto Galimberti, in "D", allegato a "La Repubblica" del 20 gennaio scorso. Ecco l'incipit:
"Io penso che il razzismo sia un sintomo che caratterizza le società sviluppate attraversate da processi interni di disgregazione che minacciano l'identità collettiva e le condizioni di benessere che, a causa della disgregazione, della mancanza di iniziativa e della corruzione dei costumi, non si sa come mantenere. E perciò, prima di identificare la propria patologia, accusa lo straniero di essere causa della propria dissolvenza. Per ragioni economiche, dovute al fatto che nessuno da noi fa più i lavori che affidiamo agli stranieri (primo sintomo della disgregazione di una società) accogliamo gli stranieri purché non si integrino (nonostante le chiacchiere che a questo proposito si fanno), perché la loro integrazione cancellerebbe le differenze socialmente percepibili tra Noi (che per difendere la nostra identità ci consideriamo superiori) e Loro (che accogliamo solo se si mantengono a un livello inferiore e subordinato). A ostacolare l'integrazione non sono tanto Loro, quanto Noi che ci sentiamo minacciati di declassamento se anche Loro hanno diritto a una casa, a un'assistenza medica, a una pensione, ai vantaggi di uno stato sociale che Noi, a differenza di Loro, abbiamo conquistato. Lo straniero è ritenuto "inferiore" per il timore che un innalzamento del suo livello di vita comporti per noi un precipitare al suo livello, fino a esserne sommersi, inglobati e risucchiati. L'ostilità verso lo straniero nasce allora dal terrore del nostro declassamento, le cui cause vanno invece ricercate nell'indolenza e nella scarsa capacità di sacrificio tipica delle società opulente... [cut]... il terrore del declassamento e della perdita della nostra superiorità non vale solo per lo straniero, ma anche per l'universo femminile, la cui emancipazione è vissuta dall'universo maschile come una minaccia... [cut]... alla base del razzismo c'è dunque sempre il timore di perdere i propri privilegi, guadagnati magari anche con grandi sacrifici nel corso della storia, e che oggi si vogliono mantenere senza sacrifici per il semplice diritto che ci deriva dall'essere stati i primi ad averli conquistati...".
Mio commento:
C'è del vero nelle due suggestive analisi riportate sopra, e tuttavia non farei di ogni "Erba" un fascio. Non credo che proprio chiunque, se solo fosse sicuro di non essere scoperto e ne avesse il coraggio e la forza, farebbe più o meno le stesse cose che han fatto Olindo e Rosa Romano (sgozzare bimbi di due anni e via dicendo). Certo, non esistono i Buoni in assoluto e i Cattivi in assoluto, ma tra i due estremi resta pur sempre una vasta gamma di temperamenti e individualità, e tra chi si sforza di dominare la pur comune matrice ferina e chi non lo fa c'è una bella differenza. Lo stesso dicasi per le considerazioni di Galimberti su Noi e Loro. Fermo restando il fatto che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, che tutti gli esseri umani sono dotati di ragione e di coscienza e dovrebbero agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza, non è che tra i Nostri ci siano solo indolenti, corrotti e razzisti e tra Loro solo onesti, energetici e disposti al sacrificio. L'umanità non è fatta di marmellate indistinte. In ogni gruppo e campo ci sono Uomini di Buona Volontà e Uomini di Cattiva volontà, per esempio...
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[Immagine da www.adnkronos.com]

LO SCIMUNITO
Benché l'inverno
fosse finito
girava ancora
munito di sci
(Immagine da http://www.mtolympus.co.nz/Forms/old%20logo%20skier.psd.jpg)
Che noia nascere vincenti, ricevere quasi quotidianamente notizia di premi che aspettano solo di essere riscossi (ieri ben 410.000 dollari, vedi sotto)... Però vorrei sapere chi cazzo fornisce a questi qui di Free Lotto International i miei dati... Io voglio restare perdente, capito? Perdente! Essere lasciato così, come una cosa posata in un angolo e dimenticata... Posso????????
Sempre dallo spam di ieri, un invito a incontrare dei VERI ultracinquantenni single & ruspanti... per giunta nella mia zona!
Ultracinquantenni a me??? A me che ho uno spirito da adolescente in boccio? Pfff! Figuriamoci!
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Infine un annuncio SERIO:
Silenzio! Fermiamo le motoslitte
Il rumore non conosce confini, così come la
protesta di chi ama la montagna e i suoi silenzi!
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DATE: January 18th, 2007
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Come sapete, da poche settimane mi sono trasferito da Venezia Centro Storico (Cannaregio, per l'esattezza) al Lido di Venezia, isola stretta e lunga che da un lato guarda il mare aperto (con l'Hotel des Bains di "Morte a Venezia", il turchesco Excelsior eccetera), dall'altro la laguna. Per andare in montagna, la domenica mattina, devo prendere il vaporetto n.52 delle 5.52 che mi porta a piazzale Roma (di dove partono auto e autobus) in poco meno di mezz'ora. Lì trovo, a seconda delle volte, il pullman del Cai o della Giovane Montagna o le auto degli amici con cui - in genere alle 6.30 precise - ci si muove verso le Dolomiti.
Ebbene, la prima volta che mi sono presentato all'imbarcadero di Santa Maria Elisabetta alle 5.52 del mattino, sono stato accolto dagli altri orofili dell'isola (dal greco oros = montagna) al grido di: "Ah, sei diventato LIDIOTA anche tu, adesso, eh?"
(Nel senso di lidense, ovviamente:- ) )
Confessavo - nei giorni scorsi - di essere soggetto a episodi di trance mistica prevalentemente in montagna, ma non solo... Prendiamo ieri mattina, per esempio: tutto lasciava pensare che il 16 gennaio sarebbe scivolato via come una normalissima giornata laico-feriale, tra dizionari, traduzioni, testi di Vibrisselibri da smaltire e l'editing di "Nenio" ancora in corso, quando all'improvviso mi telefona un amico di passaggio al Lido e mi invita a pranzo a Malamocco (sì, certo, l'antica Metamauco) (1). Ebbene, verso le 13.00 lo raggiungo alla trattoria Ponte di Borgo, in Calle delle Mercerie 27, e di colpo mi ritrovo circondato da piattoni di "canocete" lesse, canestrelli (ormai rarissimi), cappelonghe appena pescate, polipetti, seppioline, baccalà in umido... il tutto annaffiato da uno squisito bianco della casa.
Per farla breve: ho avuto un episodio di trance mistica anche lì:- )
Il locale ha un'atmosfera rustico-popolare. Il pesce è cucinato in maniera divina. Chi capita al Lido, non dovrebbe mancare di andare a sgranchirsi le mascelle in questo luogo paradisiaco, bazzicato da avventori pittoreschi, di cui è piacevolissimo orecchiare la conversazione...
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(1)"... E poi c’è Malamocco, l’antico capoluogo rivolto al mare, scorcio solitario di case veneziane del Cinquecento dai colori pastello con le finestre a bifora, affascinante appuntamento con il passato. È rimasta come allora, le barche in rimessaggio, il profumo del mare e le trattorie povere che servono pesci ricchi di sapore. Era il regno di Hugo Pratt che, nella sua casa con vista a perdita d’occhio sulla laguna, disegnava le storie di Corto Maltese e finiva le sue sere inevitabilmente alla trattoria Scarso dove sono esposti ancora suoi disegni. " (da http://www.turismo.veneto.it/mare/articolo-96.html )
Ieri, dopo aver letto i commenti di Giuseppe Iannozzi al mio post, ho digitato distrattamente le parole "Finding my religion" in Google e, oh meraviglia, è venuto fuori un racconto di Matteo B. Bianchi dallo stesso titolo:
http://www.matteobb.com/tina/issue000mat01.html
pubblicato nel lontano maggio del '96 sul numero zero di 'Tina, la rivistina - appunto - di Matteo B. Bianchi. Ne copio-incollo l'explicit:
"... I genitori della ragazzina, i suoi assistenti, le infermiere e tutte le persone che si trovavano nel corridoio si voltarono contemporaneamente quando Michael uscì dalla stanza.
Lui non li guardò neanche.
Cominciò a camminare verso la rampa di scale e scese velocemente giù in strada. Camminò instancabile per ore, attraversando la città senza mai fermarsi. Quando finalmente si arrese ai suoi passi, si trovava in una zona industriale abbandonata, al limitare della campagna.
Si guardò intorno, senza vedere nulla, e poi chiuse gli occhi.
Solo in quel momento riconobbe che quel formicolio che da settimane sentiva sulle scapole, così simile al dolore, era il segno delle ali che gli stavano spuntando."
La cosa più stupefacente è che il racconto - a detta dello stesso Matteo B. Bianchi - era stato ispirato dalla figura di quel Michael Stipe dei R.E.M che solo molti anni dopo avrebbe scritto la canzone "Losing my religion": la stessa di cui ieri ho linkato il video!
Ora, non si vorrà negare che dietro tutte queste prefigurazioni e coincidenze non può che celarsi un disegno divino, ma teso a che scopo? Che cosa può avere in mente il Grande Tessitore dei Destini Umani nel legare fra loro quattro personaggi eterogenei come Giuseppe Iannozzi, Matteo B. Bianchi, Michael Stipe e Lucio Angelini? E spunteranno le ali anche a me - già Angelini di cognome - come al personaggio di Matteo B. Bianchi?
Mah. Bah. Chissà.
Una sola cosa è certa: il mio post di ieri era solo apparentemente dettato dalle emozioni di una giornata trascorsa sulla neve del Pelmo... :- )

Ahimè, non sono un laico tutto d'un pezzo. Mi spiego. In genere, durante la settimana, sono abbastanza laico, ma quando, nei week-end, salgo in montagna (le Dolomiti sono a un tiro di schioppo da Venezia) e magari - come ieri - mi trovo in alto sulla neve, sotto un cielo blu, al centro di una corona di vette di imponente bellezza, provo un fortissimo senso di "gratitudine" ("Grazie, Signore, per tutto questo") e di felicità. Mentre sono lì che godo e palpito, spesso mi viene in mente la canzone dei R.E.M "Losing my religion", ma il titolo mi si riformula automaticamente così :"Finding my religion". Se un Dio c'è, voglio dire, a me parla attraverso la bellezza delle montagne. Ovviamente può anche trattarsi di mere farneticazioni, ma tant'è: i miei momenti "religiosi", se mai ne ho, coincidono appunto con queste sensazioni che sono, ripeto, da un lato di gratitudine, dall'altro di timore reverenziale per tanta bellezza...
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(Clicca sul video per ascoltare "Losing my religion")
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La foto mi è stata scattata ieri da Daniele Querini, vicepresidente della Giovane Montagna di Venezia. Sullo sfondo, l'Antelao.

(Lucio Angelini sulla tomba di Ignazio Silone... tanti anni fa)
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Per l'approfondimento:
16 Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. 17 Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome.
18 Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d'uomo; e il suo numero è seicentosessantasei.
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I codici a barre
I codici a barre che si trovano praticamente su ogni prodotto hanno tre caratteri di separazione (le barre più lunghe), che sono appunto tre 6. Anche se non si vedono, questi codici sono presenti nelle bande magnetiche di ogni "card", comprese carte di credito e bancomat. Questo è visto da alcuni come il compiersi della profezia secondo cui "nessuno avrebbe più potuto vendere o comprare" se non avesse avuto il Numero della Bestia. Più realisticamente, è probabile che gli ingegneri che hanno inventato il codice a barre si siano spiritosamente ispirati all'Apocalisse quando hanno dovuto decidere quali caratteri usare come separazione. Ciò non toglie che questo realizzi la profezia, ma ciò non deve stupire, perché è perfettamente normale che una profezia si autorealizzi. Ad esempio, la profezia legata alla sorte di Edipo fa sì che egli venga allontanato da piccolo perché avrebbe ucciso il padre. Egli poi ritorna da grande e uccide il padre senza sapere di esserne il figlio. Se non ci fosse stata la profezia, non sarebbe stato allontanato, e non avrebbe ucciso il padre molti anni dopo. Per fare un esempio legato ai giorni nostri, se una voce autorevole dice che le azioni della società XYZ aumenteranno molto di valore in breve tempo, tutti correranno a comprarle, e il loro valore crescerà davvero.
[da http://it.wikipedia.org/wiki/Numero_della_bestia ]
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Immagine da http://www.av1611.org/images/danger11.gif

(Il tipico sguardo libidinoso di Giuseppe Iannozzi)
Mi ha divertito leggere nei commenti al post "GLI AUTORI MONDO", di Christian Raimo, su NAZIONE INDIANA il 10 gennaio u.s., un contributo di tale Iannozzo Giuseppi, che copio-incollo, sperando che il quasi omonimo Giuseppe Iannozzi non ne abbia a male:-)
<<La poesia di Giuseppe Iannozzi qui riportata non è tra le più rappresentative della sua torrenziale produzione versificatoria. Ripesco e propongo quest’altra, del 2004:
DERRIDA
Se sei brutto ti tirano le pietre
e ogni tua riga è tutto il diario di Anna Frank,
bastardi!
Guardali, la loro vita
è solo incisione di pustole
per vedere sprigionarsi la sofferenza
è solo baccano e baccanale
sarcofagia fottuta,
essi sono i nuovi FASCISTI
e mi costringono ad urlare.
Sì, mi piace la figa,
ma questo non c’entra, adesso,
perché sto lottando per vivere
perché sto piantando le unghie nel muro
che arrampico indarno.
Eziandìo, sono vivo! Sono vivo! Sono vivo!
Non sono morto.
Il mio grido è fine del mondo
per questo mi cucio le labbra
perché per quanto schifoso
questo mondo è anche te,
zuzzurellina.
E io amo e ti amo e li odio,
e io rido e ti sorrido e li derido,
loro e i loro filosofi, le loro canzoni:
“Derrida, Derrida, Derrida,
tu falla ridere perché
Derrida, Derrida, Derrida,
ha pianto troppo insieme a me.”
E io piango e mi pungo e li compiango,
e io singhiozzo, Iannozzo,
singhiozzo
perché scivola via quel che facemmo
il 6 marzo 1988
sotto quel sole violento
al parco di Villa Pamphili
in una Roma fino allora solo immaginata.
Pestai una merda, quel giorno,
ma non m’importava,
le svastiche ancora non c’erano,
benché non fossero che dietro l’angolo.
Lo psichiatra gentile evitava di guardarmi,
gli infermieri si davano di gomito
quando, nei corridoi,
fornivo loro sorrisi tristi
di thorazina mai ingollata.
Quando cambiarono direttore
e nominarono Gianni Marucci
lui fece una piccola rivoluzione.
I nuovi dottori mi consigliarono
di aprire un blog dopo l’altro.
Non sarei guarito,
non sarebbero scomparse le svastiche,
ma mi sarei tenuto occupato.
Accadeva non troppo tempo fa
e ho tenuto fede all’impegno.
A volte ti sogno, bricconcina,
sogno di quando me la davi,
o almeno la promettevi,
o comunque alludevi.
Io oggi rido, grido, strido,
non più mi suicido
e sono Potenza pura ed eterna
Sposami, sarai regina
del mondo.
Sposami, mignotta!>>
Immagine da http://newshakespeare.altervista.org/_altervista_ht/iannox_by_Chatterly.jpg

(Alessandra Graziottin)
Su "Il Gazzettino" scrive, fra gli altri, Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica "San Raffaele Resnati", Milano; professore a.c. del Dipartimento di Ginecologia Università di Firenze; autrice di molti libri, fra cui "Il dolore segreto", Mondadori; nonché splendida donna. "Ci ha" pure un sito: www.alessandragraziottin.it
Ma veniamo al dunque. Proprio ieri è apparso sul quotidiano veneziano un suo pezzo intitolato "TV MAESTRA DI CATTIVI ESEMPI", che - da ex insegnante qual sono - mi ha interessato molto. Eccovelo:
Che cosa ha questa baby sitter a bassissimo costo che avvelena il cervello dei super piccoli?
In verità, il problema vale non solo per la televisione ma anche per molti film, anche "per bambini". Al punto che Paesi non certo con vocazione alla censura cinematografica, come Stati Uniti, Svezia e Germania hanno proibito a bambini di età inferiore a 8 anni film come "Harry Potter e il calice dl fuoco", mentre Norvegia e Svizzera, giusto per avere qualche confronto, hanno proibito ai minori di 11 e 10 anni, rispettivamente, anche il ben noto "Il signore degli anelli". Film che in Italia sono invece giudicati "per tutti". Anzi, il nostro Paese, che in passato aveva la censura facile, oggi dorme, anzi è in piena narcolessia, per quanto riguarda l'attenzione agli spettacoli che potrebbero essere molto negativi per bambini piccoli. Un allarme che è giusto condividere con molti genitori che si fidano dell'etichetta "per bambini" non valutando appieno l'immensa vulnerabilità del cervello dei loro piccoli.La questione è spinosa e delicata: che cosa rende i bambini così vulnerabili all'effetto nefasto di immagini in teoria pensate per farli divertire?
Le ragioni principali di vulnerabilità dei bambini di fronte a immagini e suoni sono almeno tre: innanzitutto, la presenza nel loro cervello dei sempre più famosi "neuroni specchio": cellule nervose deputate, letteralmente, a specchiare e filmare quanto il bambino vede, portandolo poi a rivivere mentalmente le emozioni e i comportamenti cui assiste, fino ad agirli in prima persona. Come se, impregnato di immagini, anche fantastiche, ma spaventevoli o francamente violente, finisse per assorbirle come una spugnetta, in una sorta di "identificazione" inconsapevole, di immedesimazione, fino ad agirle. L'antico detto latino "Verba volant, exempla trahunt" (Le parole volano, gli esempi trascinano) coglie bene, con saggezza antica, la persuasività intrinseca di un comportamento, tanto più, aggiungono i neuroscienziati che stanno studiando l'intelligenza sociale, se l'esempio è associato ad un'emozione intensa che va a colpire la parte antica del nostro cervello, la più primitiva e istintuale. Il vecchio consiglio: è importante che il genitore veda il film con il bambino, così lo può tranquillizzare spiegando le cose, resta valido per i piccoli dagli otto-dieci anni in su (a seconda del livello di maturità emotiva del bambino). Non è sufficiente per i più piccoli. La forza persuasiva e penetrativa delle forti emozioni associate ad immagini e suoni spesso terrificanti impregna il cervello senza che la parola possa costituire un filtro adeguato. Anche perché il bambino piccolo non ha ancora maturato quell'intelligenza dialogica che può essere invece un elemento prezioso di modulazione dell'impatto di contenuti e scene impressionanti nei bambini più grandi.Il secondo elemento di vulnerabilità sta nel particolare processo di crescita psicoemotiva del bambino: un processo che da un linguaggio essenzialmente emozionale (che interessa le considdette "vie basse", le più antiche del cervello) pian piano coinvolge sempre più la corteccia, con acquisizione sia di un linguaggio crescentemente appropriato, sia di una progressiva capacità di controllo dei comportamenti istintivi e impulsivi, tra cui, in primis, la collera, l'irritabilità, l'ansia e l'aggressività. L' esposizione precoce ad un mondo violento, ancorché virtuale, turba il processo di crescita e impregna il cervello emozionale di terremoti adrenalinici inquietanti che il bambino non riesce poi a decantare, e che gli inquinano anche il mondo onirico, terrificandolo con incubi.
Il terzo elemento di vulnerabilità riguarda il contesto in cui il piccolo vive, il livello di solitudine cui è esposto e l'atmosfera affettiva in famiglia. Se la coppia dei genitori è serena, e il resto del giorno il bambino è tranquillo, il danno è ancora limitato. Ma se anche in famiglia l'atmosfera è tesa, con violenti scontri verbali, urla o insulti, se non addirittura percosse, ecco che l'effetto sommatorio di quest'atmosfera drogata di emozioni non governate può diventare irrecuperabile. Al punto da creare una sorta di dipendenza proprio da stati emotivi sovraeccitati.
E allora? Suggerimenti pratici: più i bambini sono piccoli, più il "video spento" (inclusi i video giochi!) è un eccellente sistema di prevenzione primaria dall'intossicazione da emozioni troppo forti. Attenzione anche alle scene spaventevoli di film "per bambini": nel dubbio, è meglio aspettare per la visione che il bambino sia più grandicello. Fa crescere molto meglio i bambini il giocare con i coetanei (perché questo è il miglior mezzo per far sbocciare e allenare la loro intelligenza emotiva e sociale), con atmosfere emotive adeguate alla loro età. Non ultimo, è essenziale controllare, anche in casa, con un'attenta "autosupervisione", che l'atmosfera sia distesa e capace di esprimere anche le divergenze di opinioni senza trascendere nella rissa verbale, o peggio.
Molti bambini "difficili" lo sarebbero molto meno se non fossero esposti a emozioni violente, eccessive e precoci, reali e virtuali.>>
Alessandra Graziottin
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Immagine da
http://www.dermatologiagenitale.it/images/graziottin.jpg
(Rifugio Pradidali)
Splendida domenica di sole, ieri, nella sempre suggestiva val Canali (Pale di San Martino). Eravamo in pochi, ma buoni: Eros, Alvise, Francesco, Antonietta, Vittoria e io. Da Venezia a Fiera di Primiero e poi al Cant del Gal. Parcheggio. Risalita della val Pradidali fino al rifugio Pradidali (circa 1000 m. di dislivello): uno dei percorsi più "remunerativi" delle Pale. Pochissima neve (quindi niente ciaspe, ma solo scarponi da trekking). Luce sfolgorante. Il Sass Maor sopra di noi. Dopo la discesa, deliziosa cenetta nella pittoresca malga Canali, un must:
zuppa di porcini, polenta, crauti, salsiccia, stracotto d'asino. Grazie, befana, per la magnifica escursione. La prima di una lunga serie, mi auguro, nel 2007.
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Immagine da http://www.astromanu.it/astronomia/pale/03.jpg

Grande soddisfazione, ieri, tra i vibrisselibrai, per un articolo di Luca TELESE apparso su "IL GIORNALE".
Lo copio-incollo:
<<ANNI DI PIOMBO Quando il romanzo è più della cronaca>>
di Luca Telese
"Prescriptum: la prima cosa da dire del libro di cui stiamo per parlarvi è che è un libro che nessuno può comprare ma che chiunque può avere a patto che possieda un computer. Di più, forse è il primo di una nuova generazione di libri scritti, editati e confezionati e messi in rete via Internet a disposizione di chiunque. E dunque la prima cosa che dovete sapere è che quest’idea un po’ pazza che finora non era riuscita a nessuno, quella di trasformare i libri in un patrimonio digitale e internautico, è stata messa in atto da Giulio Mozzi e il suo sito vibrisselibri.net. Il primo di questi libri un po’ strani, un po’ transgenici si intitola Una tragedia negata e lo ha scritto Demetrio Paolin. È un saggio in attesa di lettori, ma anche di editori.
Finite le dovute precisazioni, si può parlare di questo libro che poi è un saggio letterario tutto particolare sugli Anni di piombo visti dall’unica prospettiva da cui ancora non erano stati osservati: quella della critica letteraria sulla narrativa. Il libro di Paolin, insomma, è una sorta di ipertesto, un’ispezione ai raggi X che prova a raccontare la lotta armata e la violenza degli anni Settanta sbirciando dal buco della serratura di chi ha già scritto scandagliando romanzi, saggi, reportage, inchieste, autobiografie e testimonianze come un motore di ricerca. Una tragedia negata è insomma allo stesso tempo la forma di scrittura più antica e più moderna per indagare una delle pagine più controverse della nostra storia: da un lato ha il passo lento e metodico della filologia, dall’altro il principio base della rete, quella che l’interconnessione dei reperti produce conoscenza. Scrive Paolin nel sottotitolo: «Il racconto degli Anni di piombo nella narrativa italiana». E poi aggiunge in ex ergo una frasetta del Dialogo di Tristano e di un amico di Giacomo Leopardi: «Perché in sostanza il genere umano crede sempre, non il vero, ma quello che è, o pare che sia, più a proposito suo».
E dunque, in questa confezione così raffinata, così paleomoderna, con i crediti degli editors subito dopo i titoli, Paolin infila una tesi netta, forte che qualcuno potrà anche contestare, ma che sicuramente è ben documentata e non meno interessante. Secondo il giovane critico, infatti, i libri e i romanzi ci dicono più della cronaca, raccontano più delle sentenze, spiegano più delle verità provvisorie e fragili che ci sono state consegnate dal nostro passato prossimo. E ci dicono ad esempio che le scritture degli ultimi due decenni - tutte - non hanno fatto altro che edulcorare, sdrammatizzare, rimuovere. Edulcorare la violenza, sdrammatizzare la realtà, rimuovere la memoria.
Certo, qualcuno dirà che il campione non è completo (molti libri sono usciti dopo la scrittura del saggio), qualcun altro aggiungerà che non è omogeneo, che somma cose diverse, pere e mele, che mette sullo stesso piano autori contemporanei e giovanissimi, che unisce le biografie e le scritture fantastiche in un unico oggetto di indagine. È vero. Però, l’idea forza del libro è potente e anche la capacità di cogliere il dettaglio. Ad esempio la notazione che in un libro forte come L’Italia nichilista di Corrado Stajano (Einaudi) il dramma del terrorismo è trasfigurato in un «dramma borghese». Ed aggiunge infatti Paolin: «I fondali non sono la piazza, l’università occupata, la sede dei gruppi extraparlamentari, il covo di qualche cellula terroristica, ma le carte da parati costose, il parquet di legno pregiato, i mobili, i tappeti». E aggiunge: «Gli attori che vi partecipano non hanno passamontagna calati sul viso, non alzano la mano mimando il simbolo della P38, ma indossano vestaglie di lusso, sono in pantofole e parlano all’amico del figlio».
Per chi non lo ricordasse, il libro di Stajano racconta la storia di Marco Donat Cattin, terrorista di Prima Linea, ex militante di Lotta Continua, ma soprattutto figlio di uno dei più importanti leader democristiani. E ha ragione Paolin, il leader in vestaglia è davvero il simbolo di un minimalismo che allontana sempre il peso della tragedia dalla narrazione degli Anni di piombo. La vestaglia di Donat Cattin è il simbolo della grande rimozione, di ciò che non si vuol dire, così come lo sono nel film di Bellocchio Buongiorno notte i canarini accuditi amorevolmente da Prospero Gallinari nel covo delle Brigate Rosse o i panni stesi e le faccende domestiche di Anna Laura Brachetti. E si potrebbe continuare con Il passato davanti a noi di Bruno Arpaia (Guanda) in cui i due protagonisti, quando parlano della lotta armata, affollano la loro conversazione di eufemismi in cui la scelta della clandestinità viene sostituita dal giro di parole «pochi, pochissimi, hanno deciso di fare come Angelo». Ed ancora: «Ma di che cosa parla?». E la risposta: «Di quando papà e mamma erano giovani».
Uno, due, tre, dieci esempi citati da Paolin funzionano come la raccolta degli indizi sulla scena del crimine. Le pagine dei nostri narratori e soprattutto le testimonianze degli ex protagonisti (in particolar modo gli ex terroristi) appaiono all’esame del critico letterario come una scena del delitto «ripulita» dalle prove all’ispettore di polizia. Paolin insegue i dettagli e ovviamente rimane colpito da Terroristi brava gente di Sergio Lambiase, che quando parla di un covo sembra che descriva il calore di una camera da letto: «Cercò anche da qualche parte le sue ciabatte e non trovandole, quella sua sensazione piacevole e tattile, che conosceva bene delle mattonelle calpestate a piedi nudi, come in una casa estiva, seguendo la danza del sole sul pavimento».
È davvero curioso che un critico letterario debba scoprire ciò che il nostro Paese ancora non riesce a capire. E cioè che quei dettagli scomparsi dalla scena del delitto sono esattamente la sostanza della nostra rimozione collettiva. Mancano le pistole, manca la polvere da sparo, manca il sangue, le morti sono sempre velate, le vittime trasfigurate, i cadaveri cancellati dalle dissolvenze e gli spari, le coltellate, l’armamentario dell’assassinio e dell’omicidio, eclissati nelle paroline di scorta. Alla cruda verità, si preferisce la scrittura delle emozioni. Ed ecco perché allora, appena finito di leggere questo articolo, potete fare una cosa molto semplice. Andare sul sito di Mozzi, scaricare il libro di Paolin, entrare in rete e magari scoprire una piccola grande verità. Certo, di questi tempi non è poco."

Da piccino, come molti altri miei coetanei, venni costretto a imparare a memoria la poesia "Il bove" di Giosuè Carducci. La ricordo ancora. Volete che ve la reciti? Eccola:
T'amo, o pio bove; e mite un sentimento
Di vigore e di pace al cor m'infondi,
O che solenne come un monumento
Tu guardi i campi liberi e fecondi,
0 che al giogo inchinandoti contento [figuriamoci! n.d.r.]
L'agil opra de l'uom grave secondi:
Ei t'esorta e ti punge, e tu co 'l lento
Giro de' pazienti occhi rispondi.
Da la larga narice umida e nera
Fuma il tuo spirto, e come un inno lieto
Il mugghio nel sereno aer si perde;
E del grave occhio glauco entro l'austera
Dolcezza si rispecchia ampio e quieto
Il divino del pian silenzio verde.
Ebbene, se Carducci fosse ancora vivo, probabilmente non gli avrebbe fatto piacere apprendere dalla stampa mondiale di ieri che insieme allo "spirto" (esalante dalla bovina "narice umida e nera"), ben più inquietanti effluvi sogliono perdersi nel "sereno aer": quelli emessi da pertugi non meno umidi e neri delle nari.
Udite:
L'inquinamento atmosferico è un problema serio e forse anche per questo in Gran Bretagna hanno deciso di non sottovalutare nulla. Tanto che il ministero dell'Ambiente ha avvertito gli allevatori: limitate le flatulenze delle vostre mandrie, oppure verrete multati. Le emissioni di gas metano dei bovini ammontano al 7% di quelli che provocano l'effetto serra, e oltre un terzo di tutta l'immissione di metano nell'aria.
Secondo David Milliband, il ministro per l'Ambiente, entro il 2020 l'industria dell'allevamento dovrà fare la sua parte per limitare le emissioni dannose, pena sanzioni.
Per Milliband, le flatulenze bovine possono essere limitate dando mangimi diversi agli animali, facendoli vivere più a lungo, o facendo sì che esse diventino combustibili nella forma di biogas. Nessuno, però, ha specificato se verrà introdotta una "tassa sul peto".>>
Da http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo342559.shtml
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Immagine da http://www.liberonweb.com/images/books/8851401985.jpg

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(Lucio Angelini, in basso a destra, col fratello maggiore e la mamma)
L'altro ieri è venuto a trovarmi Eugenio De Medio, l'autore di "NENIO" (scaricabile da Vibrisselibri.net a partire dal prossimo febbraio, credo). Scendeva da Lugano e mi ha regalato una deviazione, prima di riprendere la transumanza verso Pescara. Ieri, invece, è salita in treno da Fano la mia mamma ottantaquattrenne (nella foto - non recentissima - con me e mio fratello), desiderosa di verificare dove fossi finito dopo la separazione. Ha affrontato stoicamente i quattro piani senza ascensore per arrivare alla mia mitica mansarda ("parva, sed apta mihi") al Lido di Venezia, quindi ha visto, approvato e benedetto la nuova sede. Torna nelle Marche domani.
Già lungo l'elenco di nuovi visitor nella waiting list:- )

[Nessuno chiarisce se per "dare la metà di quello che si ha" si debba intendere un contributo una tantum (in tal caso, a che punto della vita?) o una prassi continua: prima la metà di quello che si ha, poi la metà della metà, poi la metà della metà della metà fino all'atomizzazione del patrimonio iniziale, n.d.r.].
Ha osservato tale Josè nei commenti:
<<Che senso ha questo testo? Dare metà di quello che si ha … Ma i militanti di ogni tempo, da Spartaco in avanti, non hanno sempre CONDIVISO ciò che avevano in piena solidarietà? Bisognava aspettare il Vangelo per saperlo? E proprio Spartaco non è finito in croce ben prima di un Cristo qualsiasi? E poi: vi ci vedete voi, poniamo a Genova nel 2001, chiedere ad uno sbirro: non maltrattarmi? Quante parole inutili … Tutto ciò è basato sul volontarismo … Ma se non c’è una forma giuridica che imponga a chi ha di dare, state freschi che costoro daranno: si terranno tutto per sé, alla faccia degli ultimi e degli sfigati. SI DEVE COSTRINGERE A CONDIVIDERE (è questo il senso delle rivoluzioni). Perché senza costrizione, ovvero quando tutto è lasciato alla buona volontà, nulla verrà dato, o solo le briciole... “Non è contro la proprietà privata” … E’ qui il problema: è la proprietà privata (dei mezzi di produzione, ovvio) la vera causa del disequilibrio presente (e delle ingiustizie e delle oppressioni). Se non sei contro, vuoi solo stemperarne gli effetti … E quindi, di nuovo, non puoi che rimetterti alla buona volontà … Meglio, davvero, un bell’atto di forza che imponga ai “padroni” di farsi i loro cazzi alla pari coi loro “schiavi” …
PS: Giovanni? Ah! Giovanni detto il Battista, ovvero: quello che finì decollato per mano della splendida Salomé (mandante: Erodiade)? Sì, è senza rimedio un corpo fatto a pezzi, un cencio umano. Meglio l’erotismo dispiegato di Mallarmé, là dove scrive: “lei (…) / evoca la bellezza / umana della vita – / che oltre non si vada” (Cfr. Le nozze di Erodiade). José Sar.>>
E Tashtego [unisco vari commenti, n.d.r.]:
"tovarich josè.... Le cose che dice [Centofanti] nel passo che citi, eticamente sono come la minestrina delle suore: acquetta buona per i fedelucci inginocchiati nella tua chiesa che sperano tanto che l’aldilà - con proprietà privata - che tu gli garantisci, esista... Ma non vi rendete conto di cosa andate cianciando dai vostri amboni? di quanto siete fuori del mondo, o meglio, di quanto ormai siete nel mondo solo per dare una mano ai più forti, ai più ricchi, ai più potenti, semplicemente facendo stare buoni i più poveri? sai bene cosa intendo dire quando parlo di fedeli inginocchiati: è la loro mente spalmata sull’irrazionalità religiosa che i professionisti della menzogna come te alimentano all’infinito galleggiandovi sopra, sfruttando l’umanissima paura della morte e del nulla.non ho niente contro chi crede. ho molto contro chi amministra e alimenta la loro fede."
A quel punto è intervenuto Franz:
"A me pare che il sig. Tashtego sia insufficiente. La sua sufficienza velenosa è insufficiente a una discussione come questa. E penso che abbia parecchi pregiudizi. Causati dal suo disprezzo. A me Centofanti piace (anche) perchè dice pane al pane (azimo, all’occorrenza) e vino al vino (santo)."
Replica di Tashtego:
"non disprezzo nessuno in particolare, caro franz, ma non puoi pensare che un blog letterario possa ospitare santini teisti senza che nessuno dica niente in direzione contraria. in questo caso quasi nessuno ha detto qualcosa, perché è del tutto evidente che all’atto pratico, l’agnosticismo la vince: solito vecchio vizio nostrano che fa sì che poi la nostra sia una società etero diretta dal dettato della chiesa cattolica: se a te e ai tuoi colleghi bloggers sta bene, niente da eccepire. in fondo è solo una questione di percezioni. lo spiritualismo, di questa come di altre leghe, è segnale che siete, e tu in particolare, franz, sei, in tutta evidenza a corto di idee e allora la pappina buonista dei credenti e dei sostenitori di padrepio/madreteresa/escrivà/eccetera può andarti bene per riempire un vuoto tematico ormai pauroso. ma non penserai che questo non si percepisca. esiste un principio fondamentale ed è il principio di scelta, è il saper/dover discriminare tra ciò che si include e ciò che, necessariamente si deve escludere dal proprio discorso, pena lo snaturamento del livello della discussione: sono principi elementari dell’insiemistica, ma a te e ai tuo amici sembra sfuggire che alcune cose non stanno bene assieme ad altre.buon anno a tutti."
Di nuovo Franz:
"Tashtego, dici stronzate: in questo lit-blog ci sono pezzi sui più svariati argomenti, come sempre è stato. La deriva spirtualista non esiste, da qualche tempo conosco Centofanti che è anche un poeta e uno scrittore (siamo in tema e siamo nel posto giusto) e pubblico certe sue cose senza nessun intento. Se non ti vanno certe cose tira dritto per la tua strada. Se vuoi criticare critica ma non dire cazzate, che è meglio. Tu sei come un tizio che conosco io: va allo stesso bar tutti i giorni, da anni e dice sempre che quel bar fa schifo... Poi( non ho finito) me le devi citare le pappine buoniste di cui straparli, le santeterese e i padripii. No, guarda, qui di buonisti non ce ne è neanche mezzo. Io mi incazzo di brutto, e in tutti i modi, se è necessario... E mi incazzo soprattutto con la tua arroganza da comunista fallito. Tu hai visto morire il tuo dio, è questo che ti rode... ah oh tashtego, una cosa notevole di questo blog è proprio il fatto (che a te, vecchio indottrinato comunista non piace, e comunisti, come fascisti - per me è lo stesso- si nasce e si muore) che c’è assoluta orizzontalità, e molteplicità di sguardi. Quello che quelli come te prendono per mancanza di argomenti e/o per confusione, non è altro che libertà. Non pensare che tra noi non si discuta, oh tastego, eh? non lo pensare o mi arrabbio di nuovo. E te lo faccio vedere, il Padre Pio. Eh, caro? Buon anno, e se per caso ti viene l’illuminazione di non tornare più qui a rompere, beh, ecco, segui l’illuminazione... Ah, “l’insiemistica” lo sai dove te la puoi attaccare, vero?
Tashtego:
"occorre precisare per chi non lo sa, come franz, che il comunismo non è un dio, né una religione, ma la massima e maggiormente operante utopia degli ultimi due secoli, generata dalle condizione umane instauratesi con l’avvento della Rivoluzione Industriale, e nata dal pensiero e dall’azione di milioni di uomini per i quali tali condizioni erano non-tollerabili. il fatto che il comunismo abbia sottratto fedeli alla chiesa non lo ha perciò stesso trasformato in una religione, ma ne conferma la forza come sistema di pensiero. tuttavia tu non conosci (se non per qualche accenno ad un mio “comunismo interiore” che non hai capito e non puoi capire) i miei rapporti, passati e presenti, col marxismo e col comunismo, dunque non eri, e non sei, autorizzato a scrivere una frase del genere, che ti qualifica esattamente per ciò che sembri, vale a dire una persona a corto di idee in qualsiasi campo, compreso quello delle fedi, politiche e non. posso solo aggiungere che mentre il pensiero socialista punta(va) all’emancipazione dell’uomo dalle condizioni di sfruttamento cui lo sottopone(va) il capitale, la chiesa a quello stesso uomo oggetto di sfruttamento suggerisce ora e sempre di abbozzare e di accontentarsi, come viene ribadito nei passi delle scritture citati dal prete con sindrome egotica, qui sopra.per me era ed è più interessante la prima ipotesi, la prima via, perché la seconda lascia le cose come stanno e le cose come stanno non mi piacciono.a te piacciono? stoppe & greetings.
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Ieri 2 gennaio Tashtego ha mitigato le sue posizioni tessendo le lodi (vabbè, sì, ironicamente... ) dell'IKEA nel suo blog http://www.tashtego.splinder.com/:
"L’errore della modernità marxista fu di porsi come obbiettivo l’abolizione di ogni male, invece del più realistico e ragionevole contenimento delle patologie economico-sociali più gravi. Il mito della Rivoluzione genera mostri. IKEA non intende rivoluzionare la tua vita, vuole solo darti un po’ di conforto. E ci riesce. Non è un caso che in una società dei consumi, corredata da morte-delle-ideologie, frammenti di giustizia sociale, di utopia dell’habitat, eccetera, ormai si possano manifestare solo in un centro commerciale e nei suoi prodotti."

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... VIBRISSELIBRI EDIZIONI, naturalmente:- )
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P.S. Il "2006" della bozza di copertina verrà cambiato.