

Escono oggi in www.vibrisselibri.net
"Tana per la bambina con i capelli a ombrellone" di Monica Viola, e "Nenio" di Eugenio De Medio. Che la forza sia con voi e con Vibrisselibri tutta, ragazzi!

Scrivevo lunedì 19 settembre 2005 nel post "Appello ad Andrea Barbieri affinché apra un blog tutto suo":

(Johnny Dorelli)
Che bello. Adesso che ho un blog posso affiancare anch'io la mia modestissima analisi a quella dei sanremologi ufficiali sulla "tenuta" del fenomeno San Remo.
Domanda: <<Perché San Remo è San Remo?>>
Risposta: <<Ebbene, San Remo è San Remo perché è un microcosmo che ripete il macrocosmo, un piccolo mondo particolare in cui si riflettono elementi e dinamiche più generali, appartenenti alla vita stessa degli individui. Il fatto che al piccolo mondo sanremese si acceda a "colpi di canzonette" (in modo, cioè, apparentemente futile e giocoso) spiega solo in parte le sorprendenti percentuali di ascolto, per la comprensione delle quali occorre tenere presente anche la fortissima valenza metaforica della gara. Varcata la soglia del piccolo mondo festivaliero vi si ritrovano, infatti, anche se in formato ridotto e innegabilmente trash, quisquilie quali: la lotta per l'esistenza, la lotta per l'evidenza (artistico-professionale), la lotta per la sopravvivenza della suddetta evidenza, i vincenti e i perdenti, i travolti e i salvati, il talento vero e il talento fasullo, la giustizia e l'ingiustizia (nell'assegnazione dei riconoscimenti), gli stereotipi, il finto nuovo e il vero nuovo, la professionalità e l'improvvisazione, il carisma e il grigiume... e chi più ne ha più ne metta. Ogni spettatore si identifica nei propri beniamini (o nei pezzi in cui scorge riflessi in modo più convincente i propri gusti o le proprie emozioni) e ne segue lo sforzo per imporsi all'attenzione. Verifica insieme ai propri favoriti (lui comodamente seduto, quelli penando veramente) le capacità di ottenere consensi e prevalere sugli altri. Poi tutto finisce e non ci si pensa più, ovvero... si riprende a vivere e a lottare per l'esistenza, per l'evidenza, per la sopravvivenza dell'evidenza, per l'attenzione, per l'apprezzamento... eccetera. Certo, ai bei tempi c'erano cantanti del calibro di Milva, Al Bano, Nada, Johnny Dorelli, Marcella Bella... Per l'edizione 2007, invece, ahinoi!, chissà che mezze tacche... Aspettate, ora controllo sul giornale...
(suspence)
(suspence)
(suspence)
(suspence)
(suspence)
(suspence)
Ah, ecco qua i nomi dei nuovi big. Cosa?????
Milva,
Al Bano,
Nada,
Johnny Dorelli,
Marcella Bella...
.
Mio Dio, ma di quand'è 'sto quotidiano?>>
--
P.S. Però la canzone di Milva l'ha scritta un giovane autore promettente: Faletti:- )
[Immagine da http://qn.quotidiano.net/2007/01/07/cuts/img220478.jpg ]

«Una settimana dopo l'uscita di Manituana in libreria (20 marzo 2007), manituana.com si sdoppierà in due livelli.
Il livello-base è quello che stai navigando ora, espressamente rivolto a chi non ha ancora letto il libro. Niente "spoiler", niente eccesso di anticipazione, nessuna sorpresa rovinata.
Il secondo livello sarà accessibile con una password che si evincerà dalla trama del romanzo, e accoglierà chi avrà già terminato la lettura. Non un livello di mero "approfondimento", bensì un tentativo di espandere l'universo del libro, arricchire l'esperienza di chi vi si è addentrato (e vuole proseguirne l'esplorazione), far incontrare autori e lettori in un modo non banale. Più luoghi, più testi, più immagini, più suoni, più link, domande e risposte, progetti transmediali.
Comunicare col pubblico in tutti i modi è una fatica d'amore.
Charles Dickens»
[da http://www.manituana.com/section/83 ]
Ma le fatiche d'amore sono già cominciate in www.vibrissebollettino.net, dove, nei commenti al post "Tiziano Scarpa, Massimo Giacon: Amami" di Graziano Dell'Anna, Wu Ming 1 ha dichiarato:
«... sopra si menziona "Manituana" in relazione a Giuseppe Iannozzi. Non ho capito il riferimento, ma posso dire questo: spero che il maggior numero possibile di persone, non escluso alcuno dei presenti, apprezzi il romanzo, e spero che tale apprezzamento non rappresenti un dis/crimine agli occhi di nessuno. Uno scrittore non può avere aspettative diverse da questa, e in cuor suo nessuno scrive per questo o quello schieramento. Giuseppe Iannozzi ha avuto parole molto belle per "Giap!" e per "New Thing", parole per cui a suo tempo l'ho ringraziato e tuttora gli sono grato. Negli anni ho imparato ad attendere con trepidazione e anche a temere il suo parere, espresso sempre in modo icastico e tagliente. Resto ragionevolmente certo che leggerà "Manituana" senza paraocchi, come del resto è sua abitudine :-) »
Secondo me Roberto e Giuseppe potrebbero costituire una divertente coppia di fatto, con tanto di Dico. Tiziano Scarpa e Massimo Giacon potrebbero dedicare loro un'irresistibile vignetta in "Amami 2":- )

Già Wladimir Propp nel 1928, in "Morfologia della fiaba", aveva individuato 31 "costanti" o elementi comuni a tutte le fiabe del mondo, presenti, passate e future, e delineato 8 tipi di personaggi ricorrenti.
Oggi, se si cerca su www.amazon.com
"The Seven Basic Plots: Why We Tell Stories " di Christopher BOOKER ("Le Sette Trame di Base: Perché raccontiamo storie") ("Ecco le madri di tutte le storie, solo sette trame, da Omero alla tv", titolò La Repubblica quando ne segnalò l'apparizione) la cosa divertente è che nella stessa pagina si riceve la seguente informazione:
***CUSTOMERS WHO BOUGHT THIS ITEM ALSO BOUGHT*** (= I CLIENTI CHE HANNO COMPRATO QUESTO ARTICOLO HANNO COMPRATO ANCHE):
20 Master Plots: And How to Build Them by Ronald B. Tobias
(Venti trame fondamentali: e come costruirle)
(36 situazioni drammatiche)
(45 personaggi fondamentali: modelli mitici per creare personaggi originali)
(Architetto In Struttura di storie: Guida dello scrittore per la costruzione di situazioni drammatiche e personaggi avvincenti )
(La Guida completa dello scrittore agli eroi e alle eroine)
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Vi parlavo qualche giorno fa del concorso Arpino (quello a cui inviare 25 copie della propria opera!). Adesso mi è giunta notizia di un nuovo concorso dal titolo simpaticissmo
"Toilet – racconti brevi e lunghi a seconda del bisogno"
Ebbene, se non avete già pronto nel cassetto un buon soggetto da inviare, potreste ordinare e divorare la succitata bibliografia per affilare le armi, quindi accingervi alla redazione di un racconto adatto alla bisogna, anzi al bisogno. Ne divulgo il bando:
ANONIMA SCRITTORI
presenta
(r)esistenza 2007- manuale di storie contemporanee
Seconda Edizione
ANONIMA SCRITTORI prende a pretesto la ricorrenza emblema della Repubblica per far raccontare come uomini e donne debbano lottare ancora ogni giorno per la loro libertà e la loro dignità. Storie con la “s” minuscola, combattute individualmente ma che sono storie e lotte che riguardano tutti. Storie che già sono la Storia d’Italia.
LA RESISTENZA QUOTIDIANA IN 8000 BATTUTE
Lavoro precario, immigrazione, diritti negati, la scuola, l’università, la vita nelle città. la dignità calpestata, in tutte le suo forme luoghi e tempi. La Narrativa al servizio della Storia.
REGOLAMENTO
1. I racconti dovranno avere come tema la resistenza umana in ogni settore della vita quotidiana, un unico vincolo temporale: dal dopoguerra al futuro più lontano.
2. I racconti dovranno essere avere una lunghezza massima di 8000 battute (spazi inclusi).
3. Sono ammessi solo racconti inediti e che non abbiano vinto in altri concorsi letterari, pena l’esclusione.
4. I lavori dovranno essere inviati in formato .doc o .rtf all’indirizzo resistenza@anonimascrittori.it entro la mezzanotte del 25 marzo 2007.
L’allegato alla mail, contenente l’opera e il titolo, dovrà essere inviato in forma rigorosamente anonima; le generalità dei partecipanti, nome cognome età indirizzo e l’indicazione di un indirizzo di posta elettronica, dovranno essere contenute solo nel testo di accompagnamento della mail.
Si dovrà inoltre precisare che: il racconto è opera inedita dell’autore il quale autorizza, a titolo gratuito, la redazione del concorso (r)esistenza - manuale di storie contemporanee SECONDA EDIZIONE alla stampa, pubblicazione, divulgazione e diffusione in tutte le sue forme.
L’autore si assume la responsabilità integrale dei contenuti della sua opera liberando espressamente la redazione del concorso (r)esistenza - manuale di storie contemporanee SECONDA EDIZIONE da ogni responsabilità civile e penale.
L’autore, che resta in ogni caso proprietario del racconto pubblicato riservandosi il diritto di cederlo anche a terzi, ai sensi e per gli effetti del decreto legislativo n. 196/03 e successive modificazioni e integrazioni, dichiara di autorizzare espressamente la redazione del concorso al trattamento dei propri dati sensibili, sia in forma cartacea che elettronica, dichiarando sin da ora di liberare da qualsivoglia responsabilità la redazione del concorso (r)esistenza - manuale di storie contemporanee SECONDA EDIZIONE.
5. La giuria sarà composta da Antonio Pennacchi, scrittore, Lorenzo Pavolini, scrittore, caporedattore di Nuovi Argomenti, Luciano Lanna, direttore responsabile de Il secolo d’Italia, Umberto Pannunzio, editore, Clemente Pernarella, attore e regista.
6. La giuria valuterà i racconti pervenuti e premierà - tra tutti quelli ammessi alla selezione finale - i 3 lavori ritenuti migliori, che verranno presentati in una iniziativa pubblica in occasione del 25 Aprile, anniversario della Liberazione.
7. Il primo classificato verrà pubblicato su “ Toilet – racconti brevi e lunghi a seconda del bisogno” – editore: 80144 edizioni.
8. Gli autori dei racconti selezionati per la premiazione saranno contattati dalla redazione del concorso entro il 15 aprile 2007.
9. I racconti verrano pubblicati on line sul sito www.anonimascrittori.it (in formato PDF).
10. Per contatti e info:
www.anonimascrittori.itresistenza@anonimascrittori.it
specificare nell’oggetto (R)esistenza 2007- manuale di storie contemporanee - Seconda Edizione
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AGGIORNAMENTO:
Carla Forcolin: "MAMMA NON MAMMA"

(Guido Ceronetti)

MEMENTO, BLOGGER, QUIA PULVIS ES ET IN PULVEREM REVERTERIS...

Ecco, per esempio, cosa resterà di anni e anni di LIPPERATURA...

Ed ecco cosa resterà della Wumingfoundation (qui sopra) o della BLOGOSFERA tutta (qui sotto)...



Venezia. Dato che è Martedì Grasso, vi scelgo due chicche. La prima di natura etimologica (così rivaleggio con la Strofa che questa, di sicuro, non la sa). Quest'anno il carnevale veneziano è dedicato a Carlo Goldoni, ma pochi sanno perché, a Venezia, dare a qualcuno del "goldone" sia un po' come dargli del "coglione". Ebbene, l'origine di tale insulto non si perde nella notte dei tempi, ma solo nelle notti dell'ultima guerra: pare che i soldati americani presenti in Veneto facessero grande uso di un preservativo la cui marca era "Gold One"... Non tutti i ragazzotti nostrani, purtroppo, sapevano che "One" (Uno) andava letto "uàn". A furia di scandirlo esattamente come lo vedevano scritto, trasformarono presto la parola "goldòne" in un sinonimo di "preservativo" (la marca per il prodotto), poi, per estensione, anche in un insulto. Ovviamente ai tempi dell'illustre commediografo il cognome Goldoni non aveva ancora connotazioni così poco spirituali.
La seconda chicca è un appuntamento. Tra gli eventi minori di questo carnevale ce n' è uno molto carino in programma proprio per questa sera alla Galleria A+A, ore 22.00. L'artista messicano Gaston Ramirez Feltrin mescolerà acqua, lievito e farina per dare forma ad una sagoma umana, un cadavere di pane dalla forte carica simbolica che sarà offerto al pubblico insieme al vino. (Cfr. "Prendete e mangiatene tutti"). Martedì grasso, infatti, segna la fine del Carnevale e l'inizio del periodo quaresimale, e il rito mortuario - ripreso dal Dia de muertos messicano - omaggerà il defunto consentendo una simpatica elaborazione del lutto:-)
Gaston Ramirez Feltrin è messicano, ma laureato allo Iuav di Venezia. La performance sarà curata da Francesca Colasante.
"Il mangiare il cadavere, per fortuna simbolico, ha il significato di introiettare lo spirito del morto, di creare un legame con il mondo dell'aldilà. Per questo il giorno dei morti in Messico è un giorno d'allegria, dove la gente si ritrova a festeggiare attorno a tavole imbandite. Lo aveva già immortalato il regista Sergej M.Ejzenstejn nel suo capolavoro del 1930, 'Que viva Mexico'... La sagoma sarà cotta nei forni della ditta Rizzo e l'evento è organizzato in collaborazione con la Galleria Michela Rizzo, presso la quale, dal prossimo 23 al 25 marzo, sarà proiettato il filmato di questa performance. Mercoledì prossimo 21 febbraio, giorno delle ceneri, sempre alla A+A, ma alle ore 18, Ramirez sarà presente alla conferenza di Francesco D'Elia, etnologo e musicista, sul tema "L'abbondanza della morte - Il rituale funebre e i carnevali tradizionali italiani". Verranno proiettati video provenienti dalla Fonoteca di Bologna. Per martedì sera è obbligatoria la conferma telefonica: 0412770466. [Così il Gazzettino di ieri].
Buon Carnevale a tutti!
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Immagine in alto da http://www.thaneeya.com/16-dia-de-los-muertos-day-o.jpg
Come si fa a non andare a vedere un film che promette di svelare «le origini del male»? (Il titolo inglese, a dire il vero, è più semplicemente «Hannibal rising»). Come è ormai noto, il quarto Hannibal Lecter non è un sequel, ma un prequel, nel senso che dà l'antefatto di tanta adulta malvagità. Da piccolo, infatti, Hannibal vive esperienze talmente devastanti (per dirne una: gli mangiano la sorellina) che quando, da grande, lo vediamo dare la caccia ai cattivi della sua infanzia e masticarne goduriosamente le guance (in un caso in forma di spiedino con funghi, in altri casi strappate a morsi e divorate nature) quasi quasi ci fa simpatia. In un mondo dove l'ingiustizia trionfa quasi regolarmente, a chi non è capitato di sospirare: «Ah, non sarebbe male se il male tornasse davvero a boomerang contro chi l'ha scatenato», oppure: «Ah, come sarebbe bello se davvero chi di spada ferisce di spada perisse!». Invece niente. Il grosso dei delitti rimane impunito e non si riesce a dare certezza della pena nemmeno ai pochi colpevoli individuati e condannati:- /
Tornando al film, una domanda finale angoscia lo spettatore: sì, certo, Hannibal, da bambino, era buono, poi da adulto diventa malvagio (nientepopodimeno che uno psichiatra antropofago) per via dei gravi traumi subiti nell'infanzia, ma... ma... e le origini del male di tutti gli altri cattivi?
Come dire che, a dar retta al ragionamento, dopo il prequel di Hannibal, bisognerebbe girare tanti altri prequel quanti i malvagi da lui sterminati, e non basterebbe ancora, perché a loro volta anche i nuovi perpetuatori di violenza avrebbero diritto a dei prequel che ne giustificassero la malvagità (e via con altri traumi infantili!). In pratica, bisognerebbe andare talmente indietro, di generazione in generazione, che prima o poi si finirebbe per ipotizzare il solito, banalissimo Peccato Originale... e sai che novità!
Chiedersi quali siano le origini del male, voglio dire, è un po' come chiedersi se sia nato prima l'uovo o la gallina...
Ma un punto chiave del film, secondo me, è quello in cui Gong Li (l'affascinante Lady Murasaki Shibuku) dice ad Hannibal: «Adesso fermati, perdonali!». Fiato sprecato, naturalmente. Le turbe nella mente del povero Hannibal sono ormai andate troppo avanti...
In casi meno patologici, però, la soluzione del perdono (concesso, come dice la parola, PER DONO), è forse la sola capace di spezzare la catena del male, come diceva quel tale... ah, sì, Gesù Cristo.
Di link mentale in link mentale, mi è venuto in mente un passo di "Nenio", il romanzo di Eugenio De Medio che Vibresselibri.net sta per pubblicare come terzo titolo del proprio catalogo [EDITORI CARTACEI, PRENOTATELO IN TEMPO!!!].
L'architetto Eugenio De Medio, infatti, in "Nenio", racconta la storia di un bambino violato che cresce tra mille terrori, non ultimo quello di poter diventare a sua volta un 'violatore'. A differenza di Hannibal, tuttavia, Nenio trova il modo di preservare intatta la mitezza originaria, elaborando l'esperienza subita e facendosi aiutare da uno psicanalista. Questo il passo:

«Mi terrorizzava, inoltre, il fatto che quasi sempre le atrocità dei violentatori venissero spiegate come iterazioni di violenze subite in giovane età. Si era dunque condannati a perpetuare il male ricevuto trasformandosi a propria volta, divenuti adulti, in violentatori? Pensavo che, se mai avessi provato un impulso simile, avrei preferito uccidermi, piuttosto che soddisfarlo. Fortunatamente, non mi era mai capitato di avvertire tentazioni del genere. Non avrei mai potuto far patire ad altri il dolore che avevo provato io. Lo sfatare quella che era spesso considerata una certezza quasi matematica diventò, a poco a poco, il vero obiettivo della mia vita, più importante del progettare case e palazzi. Sì, sarei dovuto diventare soprattutto l’architetto di me stesso.»
Ecco, sono stato contento, all'uscita dal cinema, di poter contrapporre nella mia mente alla figura del bambino Hannibal - destinato alla malvagità - il bambino Nenio, capace di suturarsi le ferite e di spezzare la catena del male.
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Approfondimenti
1) COME TUTTO EBBE INIZIO. Qui: http://www.hanniballecter.it/
2) «Firmato da Peter Webber, il film, prequel sullo psichiatra antropofago più famoso della celluloide, si assume il difficile compito di spiegare come Hannibal si trasformò appunto in The Cannibal, diventando uno dei personaggi più coinvolgenti, tanto malvagio quanto brillante, del genere thriller. E il libro è firmato ancora una volta da Robert Harris [THOMAS, in realtà, n.d.copia-incollatore!], che arriva così al capitolo numero quattro della saga: dopo Il silenzio degli innocenti, Hannibal e Red Dragon arriva questa conturbante pellicola a fare luce sulle origini del male, a fare spazio nell’infanzia e nell’adolescenza di Lecter.» (da http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=43932 )
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Nota Bene: la copertina di «Nenio», ideata dall'autore stesso del libro, è provvisoria. Alessandro Simonato, dell'Ufficio Grafica di VIBRISSELIBRI, ne sta preparando una nuova di zecca.
Maria Strofa a Shelidon: Shelidon, io ti ringrazio ma in me c'è molto più divertimento che preoccupazione. E preoccupazione di cosa, poi? Ho registrato il fatto e il blog che ne ha dato notizia. Però posso dirti che Diliberto lo conosco personalmente e che era stato avvisato da me con telefonata che il titolo era uguale. tra l'altro diliberto teneva un blog con questo titolo:
http://www.emilianet.it/Sezione.jsp?&titolo=I%20LIBRONAUTI&idSezione=48&idSezioneRif=46
quando vidi il blog, gli telefonai perché preannunciava l'uscita del libro. Diliberto era nel comitato di redazione della casa editrice che ha pubblicato il mio secondo romanzo. che poi, lui, nonostante il mio memento telefonico, abbia messo lo stesso titolo, si vede che può farlo, ma non me ne preoccupo. per il momento leggo con attenzione tutti i commenti (brianzolitudine in primis) e poi vedo...
e più giù:
il presidente della casa editrice (del secondo libro) era... Oliviero Diliberto.
e.l.e.n.a. a Maria Strofa: un'applicazione del comunismo editoriale?!? quel che è mio è tuo e quel che è tuo è mio?!?
sono allibrita!!!
Letizia Miciu a Maria Strofa: L'editore che copia l'editato...ma è una roba [cit.]
cassiodorov a Maria Strofa: avrà pensato che tra i mille lire l'unico memorabile è quello di epicuro - uno sgarbo a baraghini, quindi, e anche alla rivoluzione, se vogliamo - è un gesto che farà male a lui (Diliberto) e bene a Strofa
Paolo Ferrucci ha recensito I libronauti qui.
[Immagine creata da Gabryella di http://senzaqualita.splinder.com]
Esiste un copyright per i titoli dei libri?
Me lo chiedo perché nel 1994 MARIA STROFA, sotto lo pseudonimo Carlo Berselli, pubblicò per Millelirepiù (Collana di autori italiani diretta da Marcello Baraghini)
«I LIBRONAUTI», Edizioni Stampa alternativa Nuovi Equilibri.
Recitava la quarta di copertina:
«È possibile salvare Madame Bovary dal suicidio? Impedire a Don Chisciotte di scagliarsi contro i mulini a vento? Uccidere Don Rodrigo per impedirgli di ostacolare Renzo e Lucia? Costretto da una terribile forza magnetica a entrare nel libro che stava leggendo, un critico scopre che la fantasia letteraria è molto più rigida della realtà e non tollera facilmente l'intrusione di corpi estranei. Dopo aver a lungo peregrinato tra le pagine in un susseguirsi di avventure tragicomiche, il critico sarà inesorabilmente espulso nell'Infinito Margine Bianco, l'universo abitato dai Libronauti: come farà ad uscirne e a ritrovare la sua identità?»
[Il lettore che non rispetta le ferree leggi narratologiche del testo è espulso dal libro e scagliato nell'Infinito Margine Bianco, dove è quasi sempre destinato a morte sicura, anche perché una pioggia torrenziale di pesantissimi best seller stritola i pochi sopravvissuti. Le squadre di soccorso dei Libronauti riescono a stento a salvare cinque naufraghi al mese. Il protagonista di questo libro, Gino Chiesgale, è fortunatamente tra questi. Passerà il resto del suo tempo sul pianeta Libro a cercare di capire come far ritorno sull'agognata terra.]
A distanza di 13 anni Oliviero Diliberto le ciula disinvoltamente il titolo, anche se, per fortuna, non il contenuto:-/
«Oliviero Diliberto, I libronauti, edizioni Aliberti.»
Un volonteroso ne ha postato in it.cultura.libri (Thread "Andar per librerie" del 15.2.07) l'intera prefazione di Umberto Eco. Ecco alcuni passaggi:
«Esistono varie guide delle librerie antiquarie. Ce n'è una ottima per Parigi, alcune dedicate a un intero paese come Driff's Guide to all the Secondhand & Antiquarian Bookshops o Sheppard's Book Dealers in the British Isles, altri che coprono un continente, come Librairies d'occasion européennes. Per l'Italia ricorderei la Guida alle librerie antiquarie e d'occasione d'Italia, di Claudio Messina, arrivata ormai a non so quale riedizione sempre più aggiornata...[cut]... Ambizione di tutte queste guide è di essere complete: anche quando l'autore ha delle preferenze, può manifestarle al massimo attraverso l'assenza di commento, limitandosi alla pura e semplice menzione, ma la libreria deve essere citata. Diversa è questa periegesi di Diliberto. Già il fatto che essa riguardi l'intero pianeta (pensavate mai che valesse la pena di visitare una libreria a Tripoli?) ci dice che questo libro non è né un elenco telefonico né un Baedeker e di queste pubblicazioni non ha le ambizioni. Esso registra solo le librerie note all'autore e immagino che tra le tante che ha conosciuto l'autore abbia selezionato solo quelle che ha amato... [cut]... Spero però che I Libronauti invogli a viaggi di scoperta anche neofiti, ovvero giovani che si avviano al collezionismo, ai quali in alcuni miei scritti ho sempre ricordato che collezionare libri è certo una passione costosa, ma che si può soddisfarla anche avendo pochi soldi, e cioè fissandosi mete accessibili... Eccetera.» (Umberto Eco)
(Per inciso: al solo leggere il nome di Claudio Maria Messina, amico di Baraghini e di Diliberto, e che ebbe rapporti di lavoro sia con il suddetto "Carlo Berselli" - di cui uscì per le edizioni Robin «Rotolibro d'autore» - sia con il sottoscritto, mi sono venuti i brividi... e non certo brividi di piacere... ma... boccaccia mia statte zitta!)

Copio-incollo e diffondo dal sito del Comune di Venezia:
http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3533
Da "Scrivete, scrivete, qualcuno pubblicherà" di Antonio Armano:
"Paola Gallo (Einaudi) riceve 2000 manoscritti l’anno. L’Einaudi ha dei lettori professionali pagati a una tariffa base lorda di 25 euro a manoscritto (prima erano 50mila lire, cambio perfetto per una volta!). In molti casi ci si ferma alle prime pagine, non vale la pena di andare avanti. Ma il conto è fatto: 25 euro per 2000 manoscritti fa 50mila euro l’anno. Con 50mila euro si possono comprare i diritti di un autore straniero di grido. E cosa conviene fare?... [cut]... Ma se pubblicare non è impossibile, il difficile è continuare a farlo dopo il secondo o terzo libro. Questo porta movimento nel mercato. Ci sono autori che passano da un editore all’altro, da un piccolo a un grande editore e viceversa. «Io non posso permettermi di pubblicare tre libri l’anno di Tiziano Scarpa!» dice la Gallo. «Mi è costato lacrime e sangue farglielo capire ma ora lui ha anche altri sbocchi editoriali ed è contento così».
[Da http://www.vibrissebollettino.net/archives/2007/02/scrivete_scrive.html#more]
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di Daniela Bandini
Amami è una geniale raccolta di profili psicologici impietosamente tracciati dal fumettista e illustratore Massimo Giacon, su testo di Tiziano Scarpa. La trama è assolutamente intrigante. Poniamo il caso che vi troviate o abbiate a che fare con una situazione che non prevede le solite rapide scorciatoie antidepressive a base di nutella o margaritas e decidiate di affidarvi a uno specialista. Ciò che di sicuro vi spaventerà maggiormente è la non certezza della pena che una psicoterapia vi propone, ovvero sapere da dove si comincia ma non intravederne mai la fine. E la prospettiva di pagare, se vi va bene, un mutuo ultradecennale a tassi di interesse variabile...
IL RESTO QUI:
"Un indirizzo improprio"
Nelle Brevi di cronaca dell'edizione di ieri, per un increscioso errore, nell'annuncio del congresso provinciale della Sinistra giovanile è comparso un indirizzo improprio . Ci scusiamo con gli organizzatori della manifestazione e con tutti i lettori."
Incuriosito, ho recuperato il giornale del giorno prima e individuato l'improprietà. Eccola:
NELLA SEDE DEI DS
Sinistra giovanile oggi al congresso provinciale
Con il 2007 è iniziato il lungo percorso congressuale della Sinistra Giovanile e dei Democratici di Sinistra. Nell'annunciare l'odierno congresso, in programma alle 15 nella sede dei ds in via del cazzo, il segretario provinciale Giorgia Cestonaro sottolinea l'importanza del rinnovamento anche all'interno dei Ds veneziani anche in vista della nascita del Partito Democratico."
Non ci credete? E' ancora qui:
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Immagine da http://media.qne.it.esperia.com/images/643-thumb-big.jpg

Erostratos/Dandy Roll, l'autore di questa splendida LOCANDINA (ispirata all'amore telematico di Giuseppe Iannozzi per Gaja Cenciarelli, la capo-redattrice di Vibrisselibri), è il tipo che se Linnio Accorroni borbotta:
"Una volta bisognerebbe puranco parlare del sottile discrimine che esiste - se esiste - fra bibliofilia e bibliomania"
subito ribatte:
"buttandola più sull'antropologico, ci sarebbe pure la bibliofagia. per esempio, se prendi 'kannibalismus' di ewald volhard, tagli tutta la prima parte idiografica (essendo scarsamente credibile che nel delta del niger o in melanesia ci si sbafi il calepino col brossurato di contorno), ma la seconda, quella nomotetica, torna buonissima e tutto quaglia. c'è la bibliofagia profana o alimentare, robetta per genti lurche non che leccarde, lectio sub specie cuppediae con gran pompa di aggettivi gastronomici prelibato sapido gustoso, lettore che vuol godere di panza e di papilla - e ce n'è un fracco, vero. c'è la bibliofagia giuridica o punitiva, tipo quello che spunta le letture, alé, fuori dai coglioni, avanti un altro. e qui ci incisterei pure l'astioso che vagheggia di legger "tutti i libri", ché per leggerli tutti (non che una qualche inclinazione alla coprofagia, s'intende) bisogna averci chiaro il sentimento della natura ostile e inimichevole del libro, bisogna sapercelo che i libri sono una minaccia per la nazione per la morale per l'economia per tutto, e allora sbarazzarsene. leggerli tutti, via, soluzione finale. c'è poi la bibliofagia magica o appropriativa, latria del libro utile illuminante, del libro che serve, che ti accresce e ti arricchisce, tipo che ti leggi platone integrale e poi fai il mazzo a tutti, non ce n'è per nessuno, ti aggiri per le vie come godzilla. gulliver studiato, estingui incendi pisciandoci sopra. oppure, volendo, ti estingui da te sotto il fico di casa e accedi a filosofica famiglia, t'incieli nel nirvana di color che sanno. c'è infine la bibliofagia rituale o funeraria, identificativa quant'altre mai, roba all'avanguardia, meglio della dieta del fantino. il meccanismo è semplice ma ingegnoso: stante che sono i morti simbolicamente a pasteggiare, ingozzi tu ma ingrassa dostoevskij. no, dico." (Dal thread "La deriva bibliofila", in it.cultura.libri, 19 marzo 2004)
Insomma uno che sa il fatto suo. Maria Strofa, peraltro, ne ha pubblicato anche diversi pregevoli disegni e schizzi nel suo blog www.mariastrofa.splinder.com .
Con questa locandina, tuttavia, che potete ammirare più in grande
qui ,
Erostratos sta esilarando non solo i quattro diretti interessati (Cenciarelli/Iannozzi = Essa & Isso; Angelini = o Prevete; Ferrucci = o Malamente), ma anche tutti coloro che si stanno appassionando alla vicenda e ne commentano via via gli sviluppi. Ha promesso, per esempio, Luca Tassinari, l'8 febbraio nel blog di Maria Strofa:
"Dirò di Iannox in un metesmo tratto
cosa non detta in prosa mai, né in rima:
che per amor venne in furore e matto.
E aggiunto:
"Gaja nei panni di Angelica ce la vedo benissimo! :-)"
Come dargli torto?

LE ARANCE DEL SIGNOR RADICCHIO
di Lucio Angelini
"Il signor Radicchio, veneziano per scelta (condizione che gli appariva decisamente più meritoria dell’esserlo per nascita) salì sul vaporetto a Piazzale Roma. Si era iscritto a un corso di nuoto alla piscina di Sacca Fisola, l’isola vicina all’inceneritore, e non vedeva l’ora di arrivare. Aveva con sé uno sgargiante borsone con dentro il suo bravo accappatoio, le sue brave ciabatte di gomma, la sua brava cuffietta di plastica e, ovviamente, anche il suo bravo liquido doccia-sciampo. Si stava domandando se, dopo la prima dozzina di lezioni, l’istruttore di nuoto avesse notato dei miglioramenti nella sua tecnica. Certo, la prima volta il poverino era stato messo a dura prova. Il signor Radicchio, infatti, non aveva potuto nascondergli la sua paura dell’acqua e c’era voluto del bello e del buono perché il pazientissimo giovane riuscisse a convincerlo a immergersi. Ancora adesso il signor Radicchio aveva degli improvvisi e irrazionali ritorni di panico, in cui temeva di poter affogare miseramente, anche se l’acqua della piscina gli arrivava appena al torace. Stava ripensando a tutte queste cose quando il controllore, sopraggiunto con passo felpato, gli toccò una spalla... "
Il resto qui:
(Gaja Cenciarelli)
Invece di farvela lunga con la segnalazione dell'appuntamento di oggi pomeriggio a Torino (al Circolo dei Lettori, alle ore 18.30, saranno presentati i primi libri pubblicati da Vibrisselibri: la prima parte del romanzo "L'organigramma" di Andrea Comotti e il saggio "Una tragedia negata" di Demetrio Paolin; interverranno Giulio Mozzi, Demetrio Paolin, e Marco Revelli, professore di scienza della politica all’Università del Piemonte Orientale, sociologo ed economista) la butto sul pettegolezzo.
Dunque: la nostra redattrice-capo è Gaja Cenciarelli ("sora Cencia"), autrice del recente:

Ebbene, Giuseppe Iannozzi di http://biogiannozzi.splinder.com/
benché non l'abbia mai vista di persona né toccata con mano, se ne è ugualmente invaghito visitando il sito http://www.sinestetica.net
Ecco, per esempio, che cosa le ha scritto il 31 dicembre scorso:
"Suzanne, bella Suzanne dagli occhi verdi e i capelli rossi... Ti immagino come una gran bella donna, sensuale, che agitata s'inalbera, che tira su un mezzo vaf*****, sortendo come tutto risultato di risultare ancora più eccitante. Credo bene che l'operatore ha continuato a conversare [Gaja si era lamentata dell'assistenza Telecom che tardava a sistemarle l'ADSL, n.d.r.] piuttosto che risolverti il problema: ti ha sentita sensuale, calda, e lui qui a Torino dove la nebbia la tagli col coltello e fa un freddo micidiale, prova a metterti un po' nei suoi panni, di uomo però... diciamo che si è eccitato... [cut]... Voglio andare a vivere in campagna. Vieni con me? #^_____^# Poi mandiamo un sms a quell'operatore, gli diciamo di noi, e lo facciamo schiattare dall'invidia. Che ne dici? ^____* Bacioni, Bella Suzanne"
La nostra roscia di fuego ha risposto:
"Joseph, io con tutti i complimenti che mi fai, oltre a essere rossa di capelli divento di un rosso incandescente pure di viso #^__^# Ecco, io non sono proprio una gran bella donna, (anzi, sono piuttosto piccola di statura) e poi quando traduco anche io sono rachitica... sto sempre curva sulla scrivania... se mi vedessi adesso cambieresti opinione!:)) Ehm... vabbè, si sente che sono imbarazzata, eh? Bacioni anche a te :* P.S. Hai ragione: i casini capitano a PIOGGIA proprio quando hai da fare..."
Per rassicurarla, mi sono messo di mezzo io:
"Tranquilla, Gaja. Con Iannozzi non sfiguri. Lui è un puro naso con un po' di contorno..."
Non l'avessi mai fatto! Iannozzi, a cui le Muse - ogniqualvolta gli venga in mente di scomodarle - non negano davvero nulla, ha inseguito Gaja nei commenti al mio post di ieri su Pino Prati, per esclamare, pazzo di gelosia:
"Ridammi Gaja, cattivo Lucignolo!"
Non contento, ha composto per me la seguente invettiva in versi, divulgata sia nel suo blog, sia in quello di Gaja:
Ho da poco ritrovato una mia vecchia lettera a ***:
"Premetto che mi sono sempre interessato di psicologia e psicanalisi, e che ho meditato spesso sui meccanismi della simbolizzazione, della riconversione, dello spostamento, sulle misure fobiche e controfobiche, sui dinamismi della rimozione e compagnia bella, pur mantenendo un sano atteggiamento di distacco rispetto all'efficacia di certi lunghi e costosissimi trattamenti. Ebbene, stanotte mi è capitato di avere un incubo, nel corso del quale sognavo di stare scappando, inseguito da una figura orribilmente minacciosa. Alla fine le mie possibilità di fuga si sono ridotte a una sorta di inghiottitoio a spirale che si restringeva sempre più e in cui avrei sicuramente finito per restare intrappolato/soffocato, se solo mi ci fossi calato. Allora mi sono voltato indietro e ho dovuto fronteggiare la figura che mi inseguiva. Curiosamente, in una sorta di “sogno dentro il sogno”, ho avuto il sangue freddo di domandarle con voce artatamente tediata: "Scusa, e tu di che cosa vorresti essere il simbolo? Dai, togliti la maschera, tanto lo so che voi personaggi dei sogni non siete che mere simbolizzazioni, utili solo a trasporre in forma narrativa le nostre più recondite paure o desideri!" Tu non ci crederai, ma alle mie parole la minacciosa figura è scoppiata letteralmente a ridere, come sentendosi scoperta. E si è presto dissolta. Ma il colmo è stato che, svegliandomi, mi sono ritrovato in uno stato di assoluta grazia..."
Immagine da mysite.freeserve.com

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Sono cresciuto orfano. Mio padre precipitò con l'aereo da lui stesso pilotato quando avevo pochissimi anni di età. Anche i figli di Filippo Raciti cresceranno orfani di padre, ma questa volta il destino non c'entra. C'entra quella vera e propria malattia sociale che spinge dei perfetti adulti, magari sposati e con prole, ad autodecerebrarsi nel week-end, cercando il morto per sentirsi vivi, come a Catania ieri. Morire per frapporsi a due tifoserie di ultras autodecerebrati non è giusto. Che si scannino tra di loro, i cosiddetti violenti del calcio, chiusi in appositi stadi. Senza né giocatori né portatori sani di un tifo sano, ovviamente.
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[Immagine da http://www.repubblica.it/]

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Visto il successo dei PENSIERINI sui gatti del post di ieri, non mi resta che alzare il tiro cimentandomi oggi in un vero e proprio TEMINO sul cane. Eccolo:
IL CANE
Il cane è considerato l'amico dell'uomo, ma l'uomo, spesso, lo tratta come un cane. Se il cane, esasperato, lo morde, non fa notizia. ‘Uomo morde cane’, invece, sì. Il cane rende le cose intense, così si hanno il freddo cane, il male cane e, nel caso più esteso, il mondo cane. Ai cani tira un poco la pelle: appena alzano una zampa, infatti, fuoriesce uno schizzo. Guai se un cane non è di razza, gli danno subito del bastardo! Ma nemmeno quelli col pedigree costituiscono una garanzia per i propri nati: per ben che vada loro, restano sempre dei figli d'un cane. Certi cani si fanno condizionare un sacco, come il cane di Pavlov. Quando il cane è contento, agita la coda, ma mai quella dell'occhio. Se poi è proprio su di giri, può scatenarsi in un autentico can-can. Il cane può essere più o meno sfortunato, ma se entra in chiesa, allora è proprio nera. I cani più noiosi sono i barbacani. I più ostinati quelli che si ac-caniscono a tutti i costi. Quando un cane si trascura e dorme dove capita, diventa un vero barbone. Anche i cani sono soggetti a decadenza: i più vecchi, per esempio, non sfuggono alla can-izie. A furia di stare con l'uomo, certi cani non si accontentano più di un semplice nome: vorrebbero anche un cagnome. "Can che abbaia non morde", dice il proverbio, ma questo vale solo finché si è inseguiti: appena ci raggiunge, infatti, il cane può benissimo affondarci i canini in una natica. I cani hanno le loro banche, specializzate nel Fido-bancario. Molti raccomandano di non svegliare il can che dorme. Ma che senso avrebbe svegliare un cane già sveglio?Per quanto docile e paziente possa essere, il cane non accetta mai proprio tutto dal padrone. Quello di città, per esempio, non ne vuole sapere di farsi menare per l'aia. Particolarmente inane, poi, resta la pretesa umana di voler raddrizzare le zampe ai cani. So di un cane che era andato a fare meditazione in India. Voleva trovarsi un can-guru, ma poi gli consigliarono l'Australia. I cani non amano i discorsi fumosi. L'atteggiamento più corretto, con loro, è quello di dire cane al cane. In politica, parecchi cani non si iscrivono ad alcun partito, preferendo restare cani sciolti. Il personaggio storico che più detestano, ovviamente, è Castruccio Castracani. Ci sono tanti tipi di cane: il levriero, lo spaniel, il Chow-Chow, il cane da pagliaio (specializzato nella ricerca degli aghi). Un'interessante ibridazione è il porco-cane, evocatissimo nelle imprecazioni. Il più crudele di tutti, invece, è il Boia-can! Non sempre i cani sono socievoli: alcuni ti guardano orribilmente in cagnesco. E non tutti i cani sono umili. So di un bassotto tartaro che si era messo in testa di diventare Gran-Can. La morte non è mai bella, ma la peggior cosa è morire come un cane. Chi, però, non vuole defungere tutto solo, può anche optare per una morte di gruppo e morire come le mosche:-/
- Immagine da http://www.dogssale.net/wp-content/img/thumb-funny.jpg