Cazzeggi letterari

"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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sabato, marzo 31, 2007

CE L'HO. CE L'HO. MANCA...

Stavolta è mancato lui, Franco Cosimo Panini. Il suo nome non è legato solo alle figurine Panini, ma a MOLTO altro, per esempio agli straordinari libri d'arte della www.fcp.it , con produzioni di nicchia come i codici miniati (la Bibbia di Borso d'Este, eccetera).

Alla fine degli anni Ottanta, l'editore Franco Cosimo Panini decise di vendere la famosissima azienda delle figurine per dar vita a un'altra avventura editoriale: il gruppo editoriale Franco Panini, all'interno del quale  un settore importante è occupato dalla Franco Panini Ragazzi, la casa editrice rivolta alla fascia dei piccolissimi, da 0 a 8 anni (con la Pimpa di Altan, Giulio Coniglio eccetera), la testata Comix.

Con la Franco Panini ebbi a che fare nel 1995, ai tempi dell'assedio di Sarajevo, allorché l'editore accolse l'idea  di pubblicarenuvole1

 

 

 

 

 

 

 

una raccolta di racconti di venti autori per ragazzi (Piumini, Pitzorno, Ziliotto, Nanetti... e, tra i minori, anch'io) illustrati da altrettanti illustratori del settore. Tutti i proventi, naturalmente, attraversarono l'Adriatico...

Un ritratto dell'editore qui: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=167865  ("La figurina che ci mancherà di più").

postato da: Lioa alle ore 08:21 | link | commenti (3)
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venerdì, marzo 30, 2007

FIONDE, CASE SULL'ALBERO...

Il pericoloso libro delle cose da veri uomini

Finalmente una piccola casa editrice di nicchia trova il coraggio di pubblicare anche in Italia un libro in controtendenza:- )

Dall'ufficio stampa della Mondadori è stato diffuso il seguente comunicato:

IL PERICOLOSO LIBRO DELLE COSE DA VERI UOMINI
di Conn e Hal Iggulden

appena pubblicato da Mondadori ha vinto
il prestigioso British Book Awards
come miglior libro dell'anno
.
 

Il libro (titolo originale Book for Boys), appena arrivato anche nelle librerie italiane è un vero fenomeno editoriale in tutta la Gran Bretagna (ha venduto più di 500.000 copie ed è in testa alle classifiche).
Alla base del successo di questo libro, la nostalgia per i giochi d'infanzia: fionde, case sull'albero, dinosauri e mondi segreti da scoprire con la fantasia. Nell’era dei videogiochi e dei telefonini ecco un libro in controtendenza che insegna il sapore dell’avventura, la scoperta di notizie curiose e la soddisfazione di costruire le cose con le proprie mani. Si rivolge ai "ragazzi" di tutte le età, padri, figli e non solo… perché gli uomini e i ragazzi di oggi non sono molto diversi da quelli di ieri e da quelli di domani.

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Ma non è tutto:

Tra le novità c'è anche:

Lucio l'asinello

LUCIO L'ASINELLO, di AA.VV.

Un morbidissimo libretto da tenere al polso, con la storia di Lucio, il simpatico asinello.

(Fanculo!:- ) )

postato da: Lioa alle ore 08:18 | link | commenti (17)
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giovedì, marzo 29, 2007

IL VALZER DEGLI ADDII

VibrisseLibri170207-Giulio1

Da www.giuliomozzi.com del 27.05.05

«Care voi, cari voi. Due anni fa iniziavo a scrivere questo diario in rete. Oggi non mi sento come uno che interrompe: mi sento come uno che si sposta. Il primo post, due anni fa, s'intitolava: "Un inizio". Qusto post non si intitola: "Una fine", bensì: "Un termine". Cioè: "Un confine, un segnale". Questo post è un cartello che dice: "Guardate che mi sposto". Mi sposto innanzitutto in vibrisse: che dopo i tre anni di esistenza come bollettino via email, e un anno di pausa, nel dicembre scorso ho fatto risorgere come pubblicazione in rete, e finora non sono riuscito a curare come avrei voluto. Non dico "Addio", dunque, ma semplicemente: "Ci vediamo di là". Certo: vibrisse è una cosa diversa da giuliomozzi. Anch'io nel tempo divento diverso. Anche voi nel tempo diventate diversi. A volte succede di ridiventare ciò che si era una volta (non mi sta accadendo questo, peraltro). A volte si diventa così diversi da sé stessi da avere bisogno di un nome nuovo, di una città nuova, di un vestito nuovo. Ma. Ora sono in viaggio (non è una novità; sto scrivendo da un Internet Point sorprendentemente mattiniero). Ci vorrà qualche giorno perché vibrisse riprenda il fiato e parta. Ma non più di qualche giorno. Che dire? Magari nelle prossime settimane farò qualche lavoretto in questo diario, mi inventerò una pagina di rimandi e rinvii, cercherò di fare qualche lista di post che mi sembrino più o meno interessanti - in somma, farò ordine nella casa, in modo che comunque possa servire a qualcosa. Nel frattempo ho fatto una copia in carta di tutto - tutto, fino a ieri - e ho cominciato a rileggere. Mi sto stupendo di me stesso: di molte cose che ho scritto non mi è rimasto nessun ricordo. Ecco, vorrei organizzare la faccenda in modo che questo diario resti in qualche modo leggibile, al di là della possibilità di lettura per mesi che da sempre offre. Bene. Grazie per la compagnia, e scusate per le troppe chiacchiere. Ci vediamo di là.» (Posted by giuliomozzi at 27.05.05 07:22 ) 

Da www.nazioneindiana.com del 20 novembre 2006

«VibrisseLibri: la carta non è tutto, ma aiuta

Monday, November 20th, 2006

Pubblicando questo post, cogliamo l’occasione per salutare Giulio Mozzi, che inaugurando l’avventura di Vibrisse Libri, lascia la redazione di Nazione Indiana.»

1) Grazie. Da come è formulata la prima frase, il lettore potrebbe intendere che ci sia una relazione tra la mia decisione di “lasciare la redazione di Nazione indiana” e la “inaugurazione di vibrisselibri”. Il che non è (benché la coincidenza, lo capisco, possa suggerirlo). Buon lavoro. (Giulio Mozzi)

 2) Mi dissocio dai contenuti di questo comunicato, pur facendo parte di NI. Visto il commento qua sopra di Mozzi, mi piacerebbe sapere, così, per curiosità, perchè ci ha lasciati. Se non è per l’impegno di Vibrisse Libri allora, di grazia, perchè? A noi, in mailing list, ha semplicemente scritto: “Ciao, vi saluto”. Un po’ poco. NI non è una scarpa vecchia che si butta quando i piedi ci fanno male. A mio avviso. franz krauspenhaar . (

Più una frecciata indiana per me:

3) Come faccio a ricordare le tue stronzate, Lucio? Sono così tante e talmente grosse che la mia mente le seleziona immediatamente per la pattumiera. Tu sei uno dei tanti esempi di come scassare la minchia al prossimo in questo paese paghi. Tu hai scassato la minchia a tutti e ora ti sei fatto il tuo tornaconto [leggi: sei stato nominato coordinatore del comitato di lettura di Vibrisselibri, n.d.r.]franz krauspenhaar .»

Da http://www.vibrissebollettino.net/ di ieri 28.03.07

vibrisse chiude (tra un po') (per un po')

di giuliomozzi

«Tra un po' (giorni, settimane) vibrisse chiude. La chiusura durerà qualche settimana o qualche mese. Non chiuderanno gli annessi e connessi (Bottega di lettura, siti personali ecc.). Scopo della chiusura: ripensamento. Pubblicato da giuliomozzi alle 08:40 »

--- 

A integrazione di questo valzer degli addii, recupero un tenero post d'annata dello stesso  Giulio Mozzi, seguito da uno di quei miei "commenti-stronzata" che la mente di Franz Krauspenhaar seleziona immediatamente per la pattumiera:- )

Da: http://www.giuliomozzi.com:80/archives/2004/04/spiriti_di_giul.html

«Ieri sera. Le undici e mezza. Rientro in casa editrice. Portone, porta a vetri delle scale, porta. È tutto buio e deserto. Accendo un po’ di luci. Vado in cucina. Mangio un pezzetto di formaggio, un pacchetto di cracker. Bevo acqua. Nello studio di Massimiliano mi preparo il letto per la notte. Tolgo la copertura del pouf, un-dué-tré lo apro, prendo le lenzuola e la coperta in sgabuzzino, cerco il cuscino senza trovarlo, stendo le lenzuola e la coperta. Chiudo le imposte. Vado sul terrazzo con un bicchier d’acqua e una sigaretta. A mezzanotte e qualche minuto spengo le luci e mi accuccio. Mi addormento di colpo. Una luce improvvisa: si accende e si spegne. Non faccio in tempo ad aprire gli occhi, neanche a svegliarmi del tutto. Sento dei rumori. Capisco: sono le persone che fanno le pulizie. Hanno chiusa la porta dello studio di Massimiliano, mi hanno visto, hanno capito, e ora stanno pulendo gli altri uffici. Fanno il minimo indispensabile di rumore. Dormicchio. Mi rigiro. Comunque un po’ di ore le ho dormite. Ho ricuperato qualcosa della notte scorsa, che ho dormito un’ora e mezza in tutto (causa del non dormire: mal di pancia; causa del mal di pancia: impianto di condizionamento della Libreria Mondadori di Venezia). Dlon. Il campanello. Non capisco. Sono ancora più di là che di qua. Dlon. Il campanello ancora. Mi alzo. In mutande e maglietta vado verso la porta. Accanto alla porta ci sono le persone delle pulizie (un uomo e una donna, forse filippini, comunque orientali). Mi guardano imbarazzati. Guardo l’ora. Sono le sei. Non sapevano come fare a svegliarmi. Mentre l’uomo pulisce l’ufficio di Massimiliano (in due minuti ho ritrasformato il letto in un pouf) faccio una doccia. Mi vesto. Scendo al piano di sotto (la casa editrice occupa due piani e due pezzi di seminterrato). Rubo una cialda di caffè dal barattolo dell’Enrica. Cerco di farmi un caffè. La macchinetta è spenta. Cerco un interruttore. Non lo trovo. C’è una chiavetta. La giro. Non succede niente. Ci penso su. Rinuncio al caffè. Rimetto la cialda nel barattolo dell’Enrica. Sono le sei e mezzo, ho un sacco di tempo, il treno per Padova è alle nove meno cinque. Accendo il pc di Gianluca. Control+Alt+Canc, password. Sono pronto.» (Giulio Mozzi)

«Scusa, Giulio, non trovi controproducente, per l'IMMAGINE pubblica della Sironi, rappresentarla come luogo in cui si va a sgranocchiare un pezzetto di formaggio, a lavarsi i piedi e a stendere brande di fortuna in cui passare una notte sparagnina? Lo so che gli editori, visti da vicino, sono in genere brutti, squallidi, bitorzoluti, pieni di tic, ma perché distruggere così crudelmente le costruzioni dell'immaginario dei Giovani Autori Inediti? P.S. Non parlo per me, naturalmente, che non sono più né giovane, né inedito:-/» (Posted by: Lucio Angelini at 22.04.04 11:57 )

«Caro Lucio: AlphaTest/Sironi è una casa editrice dotata di tutti i comfort: foresteria, cucina self-service, terrazza-solarium, bagni con docce. Suona meglio, detta così?» (Posted by: giuliomozzi at 22.04.04 13:46 )

[Foto di Ezio Tarantino]

postato da: Lioa alle ore 06:12 | link | commenti (10)
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mercoledì, marzo 28, 2007

INVALIDITÀ AI GAY

Il 21 marzo scorso il senatore del Gruppo Verdi Pdci Gianpaolo Silvestri, vicepresidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato e responsabile per i diritti civili per la Federazione dei Verdi, dichiarò:

"È ormai improcrastinabile il riconoscimento alle donne e agli uomini omosessuali del nostro Paese dell' invalidità civile. A tal fine presenterò un ddl in concomitanza con il Family Day. Da tempo autorevoli e carismatiche voci si elevano per ricordare che gli omosessuali sono portatori 'insani' di malattie, devianze, morbi patologici, comportamenti contro natura, facitori di disordini moraliÈ tempo che il sistema sanitario nazionale senta queste grida e riconosca tale grave emergenza sociale. L'invalidità civile darà diritto ad un assegno mensile di mille - millecinquecento euro (metà per bisessuali e transgender), più, ovviamente, la relativa pensione. Per accedere all'albo dell'invalidità civile omosessuale, onde evitare la diffusione del pericoloso virus, farà testo l'autocertificazione. Compito del Ministero della salute è: nominare una commissione mista, composta da esponenti di 'Scienza e Vita' e dall' Arcigay, in collaborazione con le associazioni dei consumatori, perché veglino sui prevedibili numerosi abusi. Gli oneri previsti saranno coperti con la quota dell' otto per mille della Chiesa cattolica. Sono certo che la gerarchia vaticana sarà ben lieta di fare questo piccolissimo sacrificio economico per aiutare le famiglie, l'ordine morale ed evitare scandalosi atteggiamenti contro natura con terribili relativismi etici". 

(Da http://www.arcigaymilano.org/dosart.asp?ID=28370 )

Lunedì 26 marzo, invece, è uscita la seguente intervista di Daniele Nardini:

[Presentare al Governo un disegno di legge che consideri l'omosessualità al pari di qualsiasi altra patologia invalidante e che dia ai gay e alle lesbiche un contributo di Stato per lo svolgimento delle proprie attività. Sarebbe stata davvero una bella provocazione. Ma alla fine non se ne farà di nulla. «C'è il rischio che poi l'approvino sul serio senza però dare neanche un euro» ha detto a Gay.it il senatore dei Verdi Gianpaolo Silvestri, vicepresidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, che la scorsa settimana aveva annunciato di voler presentare quella proposta.]

Allora senatore, lo presenterà questo disegno di legge?
No non lo presenterò. La mia era soltanto una provocazione per portare alle estreme conseguenze chi sostiene che l'omosessualità sia una malattia. Se loro ritengono che i gay sono malati, perchè non presentano loro una proposta in tal senso?

Insomma, tutto era nato dopo le dichiarazioni della senatrice Binetti...
In realtà non c'è un riferimento diretto alla senatrice Binetti. Noto con dispiacere che c'è un ritorno di omofobia da parte della gerarchia cattolica. Il suo continuo considerare come innaturale l'omosessualità, ad esempio.

Ognuno fa il suo lavoro
Sì ma non c'è solo questo. Ad esempio vengono riportati continuamente casi di persone che prima erano gay e poi sono state "guarite". Gente che a dir loro è stata "convertita".

Come lo spiega? I casi delle cosiddette guarigioni riguardano persone reali. È una truffa?
Guardi la situazione dell'orientamento sessuale non è un qualcosa di stabile. Durante il corso della vita i desideri possono cambiare. Non si può escludere che qualcuno, dopo aver avuto esperienze con uomini, poi voglia farne qualcuna con le donne. Da un punto di vista genetico non siamo catalogabili. Spero solo che le pseudosette che sponsorizzano queste "guarigioni" non facciano leva sul senso di colpa.

E comunque succede anche l'inverso. Eterosessuali che hanno voglia di esperienze diverse
Ripeto, non siamo catalogabili geneticamente.

Può chiaririci una volta per tutte qual è la relazione fra malattia e omosessualità?
Non esiste nessuna relazione in merito. L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, ndr) ha già chiarito da moltissimo tempo questa questione. Il problema è un altro. L'omosessualità, non avendo scopo riproduttivo, è una funzione erotica autonoma. E al potere, che da sempre è impegnato a controllare il corpo della donna con la scusa della procreazione, questo non va bene. I gay e le lesbiche non possono essere controllati dal punto di vista del corpo.

Andrà al Family Day?
Io non andrò. Al di la della piattaforma, che ovviamente non condivido, le intenzioni dei promotori sono reazionarie. In quella manifestazione mancano parole d'amore, e io vado solo dove ci sono parole d'amore.

Approfitto di questa intervista per chiederle qual è l'attività della Commissione sanità in materia di AIDS.
Dunque, io sono riuscito a far passare in finanziaria il raddoppio dei fondi per la commissione sull'AIDS. Inoltre il Ministro si è impegnato a verificare l'attuale situazione della malattia e, dulcis in fundo, dalla prossima campagna informativa si tornerà a parlare di profilattici.

Ha sentito cosa ha detto Robert Gallo? Ha annunciato il vaccino contro l'AIDS entro 4 anni.
Io non sono un medico e quindi non lo saprei dire. Mi auguro che sia vero ma mi auguro anche che quel vaccino arrivi fino al Sud del Mondo. Le cause farmaceutiche, a causa dell'alto costo dei farmaci, hanno proclamato la pena di morte per milioni di persone. 

[Immagine da http://images-srv.leonardo.it/progettiweb/romaest/blog/gay%20football.jpg ]

postato da: Lioa alle ore 04:10 | link | commenti
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martedì, marzo 27, 2007

MALGRADO LA MIA ACCUSA

Pare che, malgrado l'accusa di flagrante anti-ariostismo avanzata nel mio post di ieri, il libro dei Wu Ming sia partito alla grande e solchi il cielo "come un missile sorridente" ("Pensate al razzo Egidio, l'amico della Pimpa", scrivono i Wu Ming nella newsletter appena diffusa, che ha per oggetto: "Manituana, presentazioni, cacce all'orso, Livello2 etc").

A proposito del Livello 2 (del sito www.manituana.com ), pensato per chi ha già terminato la lettura del romanzo, sarà pronto venerdì 30 e vi si accederà rispondendo a una domanda sul contenuto del libro. Con la mia mikebongiornesca impertinenza, vi rivelo in anticipo la domanda:

"Quale avverbio dell'uso parlato e popolare viene impiegato da Taw Waw Eben Kaladar II Imperatore dei Mohock di Londra e Westminster nella lettera inviata al Principe dei Mohock, Sua Altezza Joseph Brandt Teyandegea?"

Ed ecco la risposta:

"Per amor di chiarezza, diciamo subito che noi Mohock di Londra - a eccezione di chi Vi scrive - non abbiamo MANCO una goccia di sangue indiano nelle vene" (p. 313)

"Manco", appunto:- /

--

APPROFONDIMENTI. "Mica e manco: due avverbi dell'uso parlato e popolare".

[da http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=7052&ctg_id=93 ]

"... L’avverbio manco ha due accezioni principali, quella di ‘meno’ limitata all’italiano antico e popolare (ma non nel meridione dove prevale più poco) diffuso in forme composte come niente di manco, niente manco, non di manco, non manco attestato in scritti pratici o di genere popolare; e quella di ‘neanche’ come forma abbreviata da nemmanco, uno dei tanti avverbi che trovano il loro precedente nel latino NE… QUIDEM. La connotazione popolare appare confermata dalle prime attestazioni dell'avverbio e dal modo in cui è stato poi accolto nel Vocabolario degli accademici della crusca: nella banca dati del Tesoro della Lingua Italiana delle Origini che raccoglie testi anteriori al 1375 in italiano e nei vari dialetti, le prime occorrenze di manco (nella variante mancu) sono contenute in testi siciliani dei primi del Trecento; nel Vocabolario degli accademici della crusca la forma, nell'accezione di 'neanche', compare solo nella terza edizione (1691), aggiunta come terza accezione dopo quelle principali di 'ammanco' e 'meno' e non corredata da esempi d'autore a conferma del fatto che gli accademici l'hanno inserita come forma d'uso di cui non hanno trovato riscontri nelle opere letterarie. In questa stessa accezione di 'neanche' manco è stato condannato come neologismo da Rigutini (I neologismi buoni e cattivi, 1926, dove commenta: “Manco, avverbio, l’usano alcuni pessimi scrittori con senso negativo: «Son cose manco da dirsi; manco l’ho pensata», ecc. invece di «non son cose da non dirsi neanco; non l’ho neppur pensata», ecc. E la maniera «manco a dirlo», per «superfluo di dirlo, non c’è bisogno di dirlo», e simili"), anche se, in realtà, è di antica attestazione (da Jacopo Nardi a metà del ’500 a Caro, Caporali, Lippi, Algarotti) e rimane la forma dominante nel meridione, mentre il nord preferisce neanche. Nell’italiano contemporaneo resta forma quasi esclusiva del parlato e può comparire in scritture informali o che riproducono la forma parlata."

A cura di Raffaella Setti
Servizio Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

postato da: Lioa alle ore 08:01 | link | commenti (18)
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lunedì, marzo 26, 2007

I WU MING VS LUDOVICO ARIOSTO

Una prima accusa che si può muovere ai Wu Ming del recente, poderoso sforzo letterario è quello di essersi dimostrati assai poco ariosteschi. A pagina 156 di Manituana, infatti, i cinque promozionatissimi artigiani della narrativa fanno dichiarare a Joseph:

«Dicono che lo scalpo è l'essenza di un uomo. Ma io dico che l'essenza di un uomo è il fucile. La parte più intima del fucile è cava, vuota. L'anima dell'uomo è inafferrabile, imprendibile. Senza il fucile, sei solo un altro animale in lotta per mangiare. Il fucile, Peter, è il dono di Dio agli uomini dei boschi, che li ha resi signori sopra le bestie».

Alla fine del canto IX dell' "Orlando Furioso", invece, Ludovico Ariosto fa gettare a Orlando l'archibugio in fondo al mare, affinché nessuno possa più avvalersi di tale vile istrumento di origine infernale (poi, comunque, recuperato da un negromante).

«Come trovasti, o scelerata e brutta/ invenzïon, mai loco in uman core?/ Per te la militar gloria è distrutta,/ per te il mestier de l'arme è senza onore".

E anche:
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«"O maladetto, o abominoso ordigno,
che fabricato nel tartareo fondo
fosti per man di Belzebù maligno
che ruinar per te disegnò il mondo,
all'inferno, onde uscisti, ti rasigno."
Così dicendo, lo gittò in profondo.
Il vento intanto le gonfiate vele
spinge alla via de l'isola crudele.»
--
Ahi ahi, signori Wuminghi, mi siete caduti sull'archibugio! Non si può certo dire che abbiate fatto vostra la condanna dell'artiglieria leggera, così tipica della nobile tradizione cavalleresca:- )
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postato da: Lioa alle ore 19:34 | link | commenti (6)
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venerdì, marzo 23, 2007

EDITORI CARTACEI, A VOI!!!

Copertina_Nenio_definitiva
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«Oggi non hai pianto e hai obbedito: vuol dire che stai diventando grande. Vieni, ti insegno una cosa».
Mi sembrava davvero un miracolo. La sua voce si era fatta dolce e certamente, prima d’allora, Glauco non si era mai degnato di insegnarmi alcunché.
«Andiamo in cameretta».
Mi chiesi a che fare, visto che non era molto grande e ci si potevano fare giusto i compiti, oltre che dormire. Per giocare, invece, erano più adatte le terrazze o la sala o il tavolo della cucina. Ma non osai contraddirlo, nel timore che potesse arrabbiarsi di nuovo e mi costringesse a stare nel quadratino. Magari avremmo fatto insieme qualche disegno.
«Siediti sul tuo letto».
Obbedii senza fiatare. Essendo ancora estate, le finestre erano aperte con le persiane accostate per mitigare la calura del sole pomeridiano, che batteva proprio su quel lato della casa. Glauco le chiuse e si pose davanti a me, così vicino che non sarei potuto fuggire... 
-
(Da "Nenio", di EUGENIO DE MEDIO. Una proposta di Vibrisselibri.)
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Scarica e leggi il libro (pdf da 670 kb)

<<Vibrisselibri è un’associazione che ha lo scopo di pubblicare in rete opere letterarie e saggistiche e di promuoverne successivamente la pubblicazione in carta.

Vibrisselibri è quindi, contemporaneamente, una casa editrice (sia pure solo virtuale) e un’agenzia letteraria (che sceglie la pubblicazione in rete come strategia di promozione dei propri libri).

Vibrisselibri, in quanto associazione, non ha scopo di lucro. I proventi risultanti dalla cessione di diritti a terzi servono al finanziamento dell’attività.>>

(DA http://www.vibrisselibri.net/?page_id=5 ) 

postato da: Lioa alle ore 07:26 | link | commenti (9)
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giovedì, marzo 22, 2007

SILENZIO!!! PARLI LA MONTAGNA...

Eliski, motoslitte, quad, moto da trial, jeep: divertimento per pochi, danno per tutti. Salviamo le montagne dall'invasione motorizzata. 

MARMOLADA - STOP ELISKY
25 Marzo 2007

L’associazione MOUNTAIN WILDERNESS [ http://www.mountwild.it/mw/html/home.php ]chiede ai cittadini responsabili, a quanti amano la montagna, alle associazioni che intendono sostenerla in questo difficile percorso, agli alpinisti e scialpinisti, di partecipare in massa alla manifestazione che ha carattere nazionale, ma anche all’occupazione della vetta che è stata organizzata partendo da venerdi’ 23 marzo.

Manifestazione contro l'eliski. Tre giorni in tenda in cima alla regina delle Dolomiti, la Marmolada.

Venerdì 23 marzo. Fin dal mattino un gruppo di attivisti salirà in vetta (Punta Rocca) e metterà a dimora la Tenda gialla con striscioni di Mountain Wilderness (previste temperature fredde, neve nei giorni precedenti) e presidierà la vetta rimanendo a dormire.

Sabato 24 marzo. Presenza dei soci nella giornata. Ancora un pernottamento.  

DOMENICA 25 MARZO Passo Fedaia (alla diga)

Domenica 25 marzo scialpinisti ed escursionisti con le racchette da neve saliranno in vetta a Punta Rocca - Marmolada, per riaffermare il NO ad ogni pratica di eliturismo sulle montagne italiane.

Per gli scialpinisti
Ore 8.30 ritrovo a Passo Fedaia (diga).
Ore 9.00 partenza per la vetta.

Per chi utilizza le racchette
Ore 8.15 ritrovo a passo Fedaia (BL)
Ore 8.45 partenza lungo la pista

Con questa manifestazione si chiede alle autorità politiche della Provincia di Bolzano e del Veneto di liberare da subito la Marmolada ed il gruppo del Sella dal volo degli elicotteri che partono da Passo Gardena e da Monte Cherz (BL).
Mountain Wilderness inizia anche un nuovo percorso che dovrebbe portare il Parlamento nazionale a varare una legge che impedisca l’eliski e l’eliturismo.

Nei prossimi giorni troverete allegati documenti ed informazioni più dettagliate qui:

http://www.mountwild.it/mw/html/home.php

Per informazioni organizzative: Luigi Casanova 348.3592477
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"Lo sfruttamento della montagna non può continuare come se nulla fosse, spostandosi semplicemente più in alto, secondo una logica simile a quella del “taglia e brucia” dei primitivi.
L’alternativa – afferma Maria Pia Simonetti, Presidente del Circolo Valdostano di Legambiente - è valorizzare forme di turismo più soft come lo sci alpinismo, le racchette da neve, il Nordic Walking, anziché l’eliski, che disturba la fauna alpina in un momento delicatissimo come l’inverno.

Da sottolineare, infine, l’estremo elitarismo di questo tipo di turismo, destinato a pochi facoltosi, a danno invece dei molti che praticano la montagna cercando tranquillità e silenzio.
Qui si rischia di danneggiare economie locali basate su una tipologia di turismo incompatibile con l’Eliski.
L’invito è quello al confronto e al dialogo, per ragionare sulle modalità più adeguate per fare fronte comune alle sfide ambientali ed economiche del futuro, senza farci accecare dalla logica dell’interesse immediato."
[Da rete delle alternative - notizie ]
"La Marmolada, con i suoi 3342 metri è la cima più alta delle Dolomiti e per questo, oltre che per la sua imponente bellezza, è anche chiamata "La Regina delle Dolomiti".
Negli ultimi decenni le polemiche per la lotta sui confini tra i comuni di Rocca Pietore (Belluno-Veneto) e Canazei (Trentino), le denuncie di Mountain Wilerness per le grandi quantità di immondizie lasciate sul ghiacciaio e la guerra contro l'eliski, vale a dire la pratica dello sci con l'uso dell'elicottero, l'hanno fatta finire spesso sulle prime pagine dei quotidiani locali e nazionali.
Recentemente la funivia, che in tre tronconi porta da Malga Ciapela a Punta Rocca, è stata ristrutturata. Qualche mese fa, alla riapertura degli impianti sciistici, oltre alle nuove cabine, qualcuno ha avuto un'idea davvero illuminante, installando dei potentissimi fari che inondano di luce tutto il ghiacciaio e sono visibili fino a decine di chilometri di distanza."
postato da: Lioa alle ore 06:42 | link | commenti (6)
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mercoledì, marzo 21, 2007

SE QUELLA LUCE SI FOSSE SPENTA...

Tana
La tana - ci ricorda il Devoto-Oli - è “il covo o il nascondiglio sotterraneo di animali selvatici (per lo più mammiferi predatori), angusto e di difficile accesso.... Nei giochi infantili, il luogo in cui si corre a salvarsi quando si è rincorsi: fare, toccare tana; tana!”.
 
Nascondersi, dunque. Correre a salvarsi quando si è ancora un po' selvatici...
 
Io sono un brutto anatroccolo, la mia goffaggine esteriore, i miei vestiti riciclati e fuori moda, i mocassini impolverati, il grembiule sporchiccio e senza fiocco, i capelli a zazzera, mi contagiano dentro facendomi sentire goffa anche nelle movenze”,
 
scrive Monica rievocando la sua infanzia. Ma, parlando della figura della nonna, aggiunge:
 
La sua dépendance (stanza, bagno e ripostiglio) era un piccolo efficiente spicchio di mondo immune dal caos di casa. Era il mio rifugio.” 
 
Nel terzo capitolo, “Danza classica, piedi palmati”, il racconto delle due uniche fallimentari lezioni si conclude così:
 
“Dopo questo tentativo fallito le amiche chignon sono ormai irraggiungibili, e con loro tutta quella categoria di donne che incontro anche adesso, firmatissime, portamento elegante, colpi di sole, Mercedes Classe A, villa al Circeo, sempre gradevolmente abbronzate. Non sono così, sono arruffata, un’impostora nel loro pulito mondo di capelli lisci e chignon. Io sono quella che una volta giocavamo a nascondino a una festa di comunione e un bambino che non conoscevo mi ha vista, è corso all’albero e ha gridato “tana per la bambina con i capelli a ombrellone. (p. 16)
 
E l'ombrellone, naturalmente, ripreso nel titolo insolito e bellissimo, ci ricorda il mare. Magari un mare viola come quello da cui, nella copertina curata da Alessandro Simonato, erompono i Genesis, Guccini, il bassista dei Duran Duran, Jr della serie televisiva Dallas, gli Chic, Massimo Ranieri, Aldo Moro, De André, Piperita Patty, l'orologio della stazione di Bologna il giorno della strage... una piramide in cima alla quale svetta lei, la bambina con gli stivaloni delle sette leghe, che la porteranno oltre il dolore, oltre i soprusi, pronta ad alzare il giacchino nel vento come una vela, appunto, nel “mare dell’ansia di abbandono”.
 
La mamma è morta, finalmente. Dopo anni vissuti nella paura che sarebbe improvvisamente sparita senza ritorno, schiacciata sotto un camion, schiantata contro un muro, consumata da una malattia fulminante, caduta in un precipizio, alla fine una malattia di merda se l’è portata via. È finita, non ho più bisogno di spaventarmi formulando ipotesi angosciose, la realtà ha fatto diventare calmo il mare della mia ansia di abbandono e sono entrata in un porto triste ma protetto, sotto controllo. Meglio orfana che in attesa di diventarlo” (p. 98)
 
Quando, come membro e coordinatore del comitato di lettura di Vibrisselibri, ebbi completata la lettura del racconto di Monica, anziché una scheda in recensese preferii compilare una sorta di collage di lacerti pizzicati qua e là. Questa:
 
"Eravamo troppi. Otto figli, madre padre e suocera più animali domestici. La mamma ci voleva bene di sicuro. Papà ci odiava. I fratelli più grandi mi vogliono remissiva. Durante il riposo pomeridiano della mamma mi portano dal lato opposto della casa e si fanno masturbare, un po' l'uno e un po' l'altro. Una volta Pietro, il ringhioso coglione, mi obbliga a ciucciarglielo. Matteo, quello viscido con la testa a pera, quasi tutte le notti entra piano nella mia stanza e inizia ad accarezzarmi la schiena... La Nonna si rompe il femore e col suo osso si frantuma il mondo. A un certo punto le BR rapiscono Moro. La Cia ha lavorato bene in quegli anni, ha alzato la soglia della paranoia collettiva fino al livello dei ragazzini. Per un periodo inizio a pensare che forse mi riconosco più nel socialismo che nel comunismo... che ci sono libertà che il comunismo non tutela. Non sono pensieri veri e propri, sono sensazioni di pensiero, qualcosa che respiro, nel 1978, in terza media. Poi si ammala anche la mamma. Cancro al seno. Con Alice vado per la prima volta al Piper. Frequentiamo un giro pariolino. La strage della stazione di Bologna: ci sento ancora tutte le grida, i lamenti, il sangue, il fumo e le macerie, immaginati e visti. Un pomeriggio mi chiama Alice da una cabina, in lacrime. Mi grida: "hanno sparato a Luca". Glielo faccio ripetere quattro volte per cercare di negarlo. L'esecuzione porta la firma dei NAR. Anni di morte sottocasa. Giusva Fioravanti. Francesca Mambro. Walter Tobagi. I pariolini mi hanno davvero rotto, al contrario dei miei compagni di classe, coi quali condivido ideali politici e linguaggio sentimentale. La mamma è in un coma tranquillo adesso. Ha tutti i suoi tubi, ma non trema più. Filo chiede di fare lui la notte, da solo con lei. Ci chiama alle sei di mattina, per dire che è morta. Prima che finisca un mese dalla morte di mia madre, mio padre esce con un'altra. La nonna è poco più che una cartaccia di dolore appallottolata. Nessuno mi chiede conto di quello che faccio e di dove vado. Organizziamo la gita scolastica a Venezia. Papà Inizia a passare fuoricasa sei sere su sette, per fortuna. Il mio nuovo senso della vita: beccare il passaggio dei Duran su Video Music. Quindi passo la maturità e poi vado a stare a Londra qualche mese. Discutiamo argomentando se è più bella "There a light that never goes out" o "The boy with the thorn in his side". Io per me non ho dubbi in proposito: se quella luce si fosse spenta, col cazzo che ce la facevo".
Il privato e il politico. Il privato è il politico? Cosa resterà di quegli anni '70/'80?
Asciutto. Denso. Crudele. Tostissimo. Da pubblicare così com'è, finale compreso." 
 
Scrissi "finale compreso" perché qualcuno del comitato di lettura l’aveva trovato frettoloso. Monica stessa, sulle prime, era parsa convincersene: "Lo so, don't worry! Il finale è da riscrivere..."
 
Invece, in una mail privata che riproduco, la consolai:
 
"A me il finale piace moltissimo così com'è, con l'amletico dubbio su luce o spina:
 
«“Discutiamo argomentando se è più bella "There is a light that never goes out" o "The boy with the thorn in his side".»
 
Luce o spina, mica cotiche!
 
“Bellissimo explicit”, ribadii:
 
"Io per me non ho dubbi in proposito: se quella luce si fosse spenta, col cazzo che ce la facevo".
 
E azzardai:
 
“Quasi quasi aggiungerei il testo integrale del pezzo degli Smith o almeno una strofa + finalino ad libitum, tipo:
 
Take me out tonight
Where theres music and theres people
And theyre young and alive
Driving in your car
I never never want to go home
Because I havent got one
Anymore

Oh, there is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
 
Poi, per sua fortuna, le fu affiancato un editor meno balengo di me e non se ne fece niente:- )
                                                        (Lucio Angelini)
-
[Il testo è scaricabile gratuitamente da www.vibrisselibri.net
Il sito di Monica è www.monicaviola.it ]
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martedì, marzo 20, 2007

20 MARZO: GIORNATA NAZIONALE DI "MANITUANA"

L'argomento è di quelli che fanno cadere le palle lì per lì: l'inferiorità del violento e avido uomo bianco occidentale rispetto ai sorridenti, pacifici indianini d'America, tutti penne e squaw:- )

Scherzi a parte, ci hanno lavorato per anni e, a proposito di "Vanità di librità, tutto è novità" (mio post di ieri), la Novità per Antonomasia di oggi, 20 marzo 2007, è indiscutibilmente "Manituana", dei Wu Ming.

Pare che Iannozzi sia già a pagina 100 (dice a tutti così, anche a Colombati per "Rio", ieri in Vibrissebollettino.net) ma che sia di nuovo indeciso se i Wuming gli ricordino "più Piperno o Scarpa".

Chiunque osi riportare la sua opinione, in ogni caso, sarà punito nei termini di legge (quella fatta in casa da lui stesso, che nei momenti di minore sobrietà suole ripetere: "La loi c'est moi: dura lex sed lex"!), salvo che non abbia ottenuto un permesso scritto e si sia presentato accompagnato dai genitori.

Ma torniamo a bomba, ovvero al sito casualmente spuntato in concomitanza con il libro:

www.manituana.com

Vi si legge:

"1775, all'alba della rivoluzione che generò gli Stati Uniti d'America. Lealisti e ribelli si contendono l'alleanza delle Sei nazioni irochesi, la più potente lega indiana, forte di una Costituzione antica di secoli. Nella valle del fiume Mohawk, indigeni e coloni convivono da generazioni. Scelte laceranti travolgono il futuro di una comunità meticcia: il viaggio deve cominciare, fino alla capitale dell'Impero, e la via del ritorno è già sentiero di guerra."

I Wu Ming, per nostra fortuna, hanno evitato di complicarci la vita affidando il libro a www.lulu.com.

Si sono accorti che tale impresa mondiale di print on demand aveva già in catalogo qualche milione di libri "pubblicati senza mediazioni tra autori e lettori, bensì con abbraccio diretto tra gli stessi e i loro parenti più stretti" e hanno preferito pubblicarlo banalmente con Einaudi.

Immagino che qua a Venezia, dove i libri arrivano in gondola, "Manituana" non sarà comunque reperibile prima dell'autunno, ma siccome nel pomeriggio dovrò andare a Mestre, farò un salto alla Feltrinelli e me l'accatterò... così prima dell'alba sarò anch'io a pagina 100, come Giuseppe Iannozzi.

Contento, Robertino Bui?:- )

Un bacione e un in bocca al lupo.

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lunedì, marzo 19, 2007

VANITÀ DI LIBRITÀ. TUTTO È NOVITÀ

"Ogni giorno in Italia vengono pubblicati 170 nuovi titoli, ma il 35% della tiratura è destinato alla carta straccia, come in una gigantesca discarica di parole e pensieri. E in libreria di loro non resta traccia, non importa se belli o brutti, la legge è ormai questa, fare spazio sugli scaffali per le 'novità', così i libri di oggi divorano quelli di ieri, e sempre più frequentamente accade che sperduti tra chilometri di romanzi e saggi, tra migliaia di proposte e offerte, non si riesca a trovare quell'unico volume che stavamo cercando... "

"Migliaia di titoli vengono cannibalizzati da altri titoli, basti pensare che dal 1996 al 2005 sono usciti dalla circolazione 373.787 libri, e che ogni anno finiscono fuori catalogo oltre 40 mila volumi. Uscire fuori catalogo vuol dire scomparire, missing, perché per librai grandi e piccoli ormai il deposito è diventato un costo morto, una voce in perenne passivo"(Giuliano Vigini, esperto di editoria)

"La verità è che c'è un'invasione di novità insostenibili, e che spesso non vendono nemmeno una copia. A volte con una battuta dico che gli UNICI A FARE UN PO' DI SOLDI IN QUESTA INVASIONE DI LIBRI SONO SOLTANTO GLI AUTOTRASPORTATORI. GUADAGNANO INFATTI CONSEGNANDO I LIBRI, E GUADAGNANO DI NUOVO PORTANDO INDIETRO QUEI TITOLI COME RESA..." (Luca Nicolini, libraio e uno degli organizzatori del Festival della Letteratura di Mantova)

(Tutti e tre i passi sono tratti dall'articolo "Alla ricerca dei libri perduti. Quaranta giorni e sono già da buttare", di Maria Novella De Luca, pubblicato su 'la Repubblica' di giovedì 15 marzo scorso)

[Immagine da http://www.sertudine.it/macero.gif ]

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sabato, marzo 17, 2007

14 PASSI FACILI

 

Dopo altri scambi con Pamela Canali, sono andato a curiosare nel sito

http://www.veganhome.it/index.php

anche per colmare una mia vera e propria laguna, come diciamo noi veneziani. Confesso, infatti, che per me "vegan" era poco più che una parola.

Dal sito sopra citato sono passato a sgrezzarmi qui:

http://www.vegfacile.info/

avanzando per tutti e 14 i "passi facili", e mi si è spalancato un mondo di orrore:

Mostra "Campagne veg"



(Cliccare su ciascuna immagine)

 Non contento, mi sono spinto qui: 

http://www.saicosamangi.info/

e ho scaricato i terribili filmati di

http://www.saicosamangi.info/mostra.html:

 
Filmati

Be', credo che rifletterò a lungo su quanto visto. Fatelo anche voi. Meditate, gente, meditate...

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venerdì, marzo 16, 2007

ACCIDENS, MATAR PARA COMER

Evidenzio il commento n.3 al mio post di ieri. Lo firma Roberto Bui, uno degli uomini più intelligenti dell'Italia centrale, Marche comprese:- )
«Se posso dire la mia: questo problema va affrontato e spiegato da tutt'altro punto di vista, cioè quello dell'impatto ecologico globale del nostro eccessivo, smodato consumo di carne, oltreché dei costi sociali. Se partiamo da questioni di etica individuale, o se ci mettiamo a fare gerarchie su quali esseri viventi soffrano di più, perdiamo di vista il vero pericolo che stiamo correndo.
L'assurda, recentissima pretesa di avere sempre carne (e pesce) a disposizione, e in quantità potenzialmente illimitate, ha allargato a dismisura la nostra impronta ecologica, ci fa bruciare una quantità di risorse inimmaginabile, contribuisce alla devastazione del nostro mondo. Per mantenere all'incirca un miliardo e mezzo di mucche destinate a fornire (a noi Nord del mondo) carni rosse da consumo opulento, noi utilizziamo ogni anno il 48% dei cereali coltivati sul pianeta. Cereali che potrebbero sfamare esseri umani. Tra l'altro, la mucca è un pessimo "convertitore di energia", è dispendiosa, disperde quasi tutte le calorie che incamera. Per ottenere un chilo di carne, ne occorrone nove di cereali. Su 145 milioni di tonnellate di cereali dati da mangiare alle vacche, soltanto 21 tornano a essere disponibili per l'alimentazione umana sotto forma di carne, peraltro destinata a un'élite di consumo. Così, per portare una bistecca sulla tavola di un occidentale, si priva una famiglia del Sud del mondo del potenziale nutrimento di svariati giorni. L'industria zootecnica, poi, è tra i maggiori responsabili della deforestazione sistematica del pianeta: i boschi vengono abbattuti per convertire quei terreni a pascolo. Si calcola che il 24% della superficie del pianeta sia occupato in varia misura dall'industria zootecnica. Inoltre, pochissimi sanno che il 12% del metano (tra i principali responsabili dell'effetto-serra) rilasciato nell'atmosfera - pari a circa 60 milioni di tonnellate all'anno - è prodotto dalle deiezioni di questa colossale iper-mandria bovina a cui stiamo permettendo di consumare il nostro mondo, per mantenere il discutibile diritto di poter mangiare carne quando cazzo ci pare, costi quel che costi. E che dire dell'inquinamento delle falde e dei terreni dovuto ad allevamenti intensivi e mega-porcilaie? Mio fratello, che ha fatto un master su questi temi, mi ha detto che, in presenza di porcilaie, una città di cinquantamila abitanti inquina come una metropoli di un milione di persone. L'industria della pesca intensiva, priva di controlli e regolazioni, sta depopolando i mari: pare che negli ultimi vent'anni sia stato pescato il 50% dei pesci viventi. Io non pretendo che tutti diventino vegetariani come me (lo sono dal 1988), però vorrei che almeno i carnivori si rendessero conto di quanto è stato distrutto per produrre quello che mangiano. Certo, un aumento considerevole dei vegetariani a livello mondiale (tendenza che comunque si sta registrando da almeno trent'anni) è indispensabile per compensare il consumo stellarmente esagerato descritto sopra. Però sarebbe già bello se, con coscienza, chi mangia carne si documentasse su cosa sta accadendo e decidesse di mangiarne meno spesso. Lettura consigliata: Jeremy Rifkin, "Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne", Mondadori 2001. Vado, ché mi gira la testa. Scrivere con l'influenza non è sano, e ho ecceduto i dieci minuti di computer al giorno che a malapena riesco a sopportare, ma il tema mi infervora sempre... WM1»
Prometto, da oggi in poi,  di ridurre il mio consumo di carne, senza conversioni miracolistiche:-)
Aggiungo anche un link alle dichiarazioni di Martinelli e Garcia (l'articolo è pubblicato da Tiziano Scarpa) sull'astice da uccidere in scena a Milano per lo spettacolo "Accidens, matar para comer" . In quel caso condivido la protesta degli animalisti. Niente spettacolarizzazione della morte della bestiola, secondo me. Un astice di plastica sarebbe andato benissimo. Nella mia lontana infanzia inorridivo guardando mia nonna tirare il collo alle galline e appenderle a testa in giù, anche se poi, una volta arrosto, le mangiavo:-/
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giovedì, marzo 15, 2007

PECCATO CARNALE. SPACCATURE ALL'INTERNO DI VIBRISSELIBRI.NET

 Tonino

 

 

 

 

 

 

(Nella foto, al centro: Tonino Pintacuda)

Tra i Cinquanta Magnifici di www.vibrisselibri.net, capitanati da Giulio Mozzi, non c'è poi tutta quella coesione che si supporrebbe dall'esterno. Vi riporto, per esempio, in tutta segretezza (acqua in bocca, mi raccomando!), un recente scontro avvenuto nel nostro Wiki tra l'efferato Tonino Pintacuda (di www.bombasicilia.it ), attualmente a Montevideo per il giornale "Gente d'Italia", e la soave Pamela Canali, del nostro Comitato di Lettura. Tutto è iniziato quando, il 12 marzo, Tonino ci ha inviato la foto sopra riprodotta allegata a una mail che aveva per oggetto "Peccato carnale":

«Sono un carnivoro. Lo ammetto, adoro la carne. Mi piace tutta: bianca, rossa, a pois, cotta e cruda. Mi piace succulenta e sanguinolenta, rosolata, brasata, condita e speziata, scottata, saltata, steccata e lardellata, panata, marinata e pure bruciata. Mi fermo di fronte alle vetrine dei macellai come fossero gioiellieri (l'analogia del resto non si ferma qui): immagino come servirei quel bel filettone rosso rubino, appena scottato sulla piastra; e quei fegatini!, da far sciogliere in bocca con un dito di cognac, due foglie d'alloro e qualche bacca di ginepro; mi commuovo per la fiorentina, che se non tornerà più in A, tornerà comunque nel mio piatto. Volo con la fantasia al ricordo di quella chianina accanto ad un uomo, vista in foto anni fa: una mucca enorme, gigantesca - l'uomo le arrivava ai garretti - uno smisurato trionfo di ciccia ambulante, un dono del cielo per noi carnivori. Sant'Anselmo deve averla sicuramente considerata fra le prove dell'esistenza di Dio. Poi mi scuoto e torno al presente; riprendo i sensi e vedo il macellaio che mi fissa perplesso mentre appanno la vetrina con l'alito. Un filo di bava traballa pericolosamente dall'angolo delle labbra. Imbarazzante. Ma non ci posso fare niente, mangerei tutto ciò che cammina. Mentre faccio zapping, mi arresto su un documentario del National Geographic. Il solito ghepardo visto mille volte insegue la solita gazzella vista mille volte (credo che in realtà i documentaristi usino sempre lo stesso filmato). Lo scatto, due curve e poi i masseteri si rilasciano in una dilatazione misurata della mandibola (sì, pure quelli del ghepardo). Un bel morso secco e - oplà - la gazzella è servita. Vorrei essere lì anch'io, penso. Poi rifletto che è meglio di no, perché per festeggiare mangerei pure il ghepardo. Verso mezzogiorno, comincio anche un po' ad esagerare. I miei mi hanno proibito da tempo di vedere "Linea verde". Anche "La prova del cuoco" è assolutamente off limits. In realtà evito pure le trasmissioni di medicina: una volta si parlava di valvole cardiache e mentre scorrevano le immagini mi sono sorpreso a pensare alle frattaglie e ai carciofi con la coratella. Beh, certo, mancano i carciofi. Insomma, addentare una bistecca è un po' come addentare il gioioso valzer della vita. Siamo onnivori, mi si dice, ma credo che ciò sia vero solo per permetterci di finire il contorno. Dev'essere una di quelle meravigliose strategie della natura, finalizzata a mantenere in ordine l'intestino. I vegetariani dicono che mangiare carne rende aggressivi. Io quando mi lancio sui saltinbocca mi sento piuttosto tranquillo. Il vegano che ho di fronte invece ribadisce il concetto, guardandomi come fossi un perverito e digrignando i denti: "La carne fa mmaleeeeheheeee". A che, non me lo dice, ma sembra piuttosto irritato dal mio pasto. Credo che i nervi stiano venendo a lui e dunque non posso che concludere che i vegetariani debbano avere uno strano problema con l'aggressività (non ho capito se la loro o quella degli altri). Io, dal canto mio, mangio anche il pesce. Certo, prima di finire nel mio piatto e di lì nello stomaco (attraverso un essenziale stazionamento a stretto contatto con le papille gustative), non camminava. Non respirava nemmeno, in senso stretto. Comunque, cribbio, si muoveva, dunque è commestibile. E io me lo mangio. Crudele? Bah, mi viene in mente quel cartone animato in cui il pescetto viene mangiato da un pesce uguale a lui ma un po' più grande che viene mangiato da un pesce uguale a lui ma un po' più grande che viene mangiato da un pesce uguale a lui ma un po' più grande che viene mangiato da un pesce uguale a lui ma decisamente grosso. A quel punto penso che se così deve essere, meglio essere quest'ultimo. E se anche non lo fossi, beh, finché non mi mangiano almeno mi sazio io. Certo, essere mangiati non deve essere una grande esperienza - e se lo fosse poi non lo potresti raccontare, dunque non vale la pena comunque. Però non regge la teoria che non si debba mangiar carne perché l'animale soffre. Insomma, dimostratemi che una zucchina non soffre e forse possiamo discuterne. E poi suvvia, la cucina (della carne) è stato il primo atto culturale dell'uomo, prima ancora del meretricio (che quindi è il secondo mestiere più antico del mondo). Comunque tutto questo parlare mi ha messo fame, vado a cercare il gatto che si deve essere nascosto da qualche parte. micio micio micioooooooo.... [Gaston]»

Lucio Angelini:

Scusa, ma tu saresti quel bimbetto lì con le orecchie?:- )

Tonino:

Eh già Lucio, che t'aspettavi? Forse - come dice Maria - rimarranno solo le orecchie?

Pamela Canali:

Tonino crede di essere onnivoro, ma non lo è, lo testimoniano la sua dentatura e il suo apparato digerente. Ha un intestino troppo lungo perché possa mangiare carne di altri animali senza spiacevoli effetti collaterali. Egli è un frugivoro, si dovrebbe nutrire di frutta, altri vegetali, germogli, se vuole conservare la salute e vivere a lungo in buone condizioni fisiche. Gli consiglio di visitare qualche sito vegan, ad esempio
http://www.veganhome.it/index.php  ; http://www.viverevegan.org/ ; http://www.scienzavegetariana.it/
Per la questione del pesce piccolo mangiato dal pesce grande, sono sicura che molti pesci riescano a morire di vecchiaia, nel loro letto di alghe. Quanto alle zucchine che soffrono, penso che la sofferenza degli animali non può lasciare indifferenti persone dotate di una sensibilità media. Gli animali che uccidiamo per nutrircene hanno la stessa percezione del dolore che abbiamo noi, soffrono esattamente come soffriamo noi, chiunque abbia un cane, un gatto o un criceto lo può testimoniare e hanno paura come noi. Nell'industria della carne gli animali vengono torturati e mutilati, sottoposti a molti tipi di crudeltà, finché la morte non li libera. Ho letto molte cose terribili, che non riesco a riferire e naturalmente al consumatore vengono nascoste. Sinceramente, la sofferenza della zucchina mi risulta meno coinvolgente. Inoltre la zucchina non è un esempio valido, se non sbaglio è un frutto della pianta, casomai potrebbe essere una pianta sradicata a soffrire (e morire). Forse anche le pietre soffrono, a modo loro e per questo sconsiglio vivamente di cibarsene.

Tonino:

Pameluzza, ho perso in totale 30 chili in due round mangiando vagoni di insalata e tutte le verdure della campagna di Maria, comprese le cucuzze. La carne è sempre la carne, allora non vi racconto del ristorante El italiano sull'Oceano, pesci mai visti, buonissimi per solo 250 pesos uruguayani (10 dollari!) Essere vegetariani in Uruguay è follia: leggerò per voi una milanesa, l'asado, il chivito al pan (che è la prova dell'esistenza di Dio) Hasta luego...

Pamela Canali:

Sono sicura che anche l'Uruguay è pieno di vegetariani e vegan. Si può appagare pienamente il gusto  anche con  cibi vegetali, anzi probabilmente di più, visto che i vegetali sono il nostro  cibo naturale. Ti dirò che dopo un po' di tempo di vegetarianesimo viene la repulsione per i cibi animali, anche quelli che ti piacevano molto. Non ho bisogno di pensare ai polli che muoiono d'infarto per la paura in grande percentuale sui camion prima di arrivare al macello o  ai bufalini maschi appena nati che vengono lasciati morire d'inedia ai margini delle strade  perché non servono a niente,all'agonia lunghissima dei pesci tirati fuori dall'acqua. Ma anch'io, non sono stata sempre vegan e penso che ognuno abbia i suoi percorsi, anche se l'idea del silenzioso olocausto, di sofferenze inflitte ad animali tra i più miti e indifesi mi getta in depressione. Scusami Tonino, se ho colto l'occasione per dire queste cose, anzi scusatemi tutti, ma penso che persone che scrivono debbano sapere, avere le informazioni, perché scrivere è anche una grande responsabilità. Un abbraccio a tutti. Pamela


Tonino:

Allora non dico nulla sulla milanesa che ha incantato anche Bush...

Lucio Angelini

Io però ho letto un articolo anche sulla sensibilità dei vegetali... sono d'accordo sul fatto di non infliggere sofferenze inutili agli animali (che peraltro si mangiano senza tanti complimenti anche tra di loro), ma mantenendo i piedi per terra...

Tonino:

lucio, anche i vegetali hanno tutto il mio rispetto. Ma davvero qui è un motivo meramente economico: la carne costa l'equivalente di un euro al chilo! Ed è "molto migliore assai" di ogni singola proteina animale ho mangiato nella mia vita... Anche se ordini un insalata dentro c'è qualcosa che prima camminava... L'unico attacco di dissenteria l'ho avuto quando ho mangiato un'insalata SENZA CARNE nel locale più caro di MVD: Don Peperone. LA vendetta della Mano Verde? Basta, che poi il cazzeggio tracima...

Marco Candida

Ah, ma che divertente!

Pamela a Lucio

Mai avuto i piedi per terra, non so se è un difetto o un pregio. Un paio di giorni fa mi sono presa un po' di parolacce e qualche maledizione perché ho difeso un bambino piccolo che veniva schiaffeggiato dalla madre senza motivo, se mai c'è un motivo per picchiare i bambini. Tutti disapprovavano quella madre, ma nessuno interveniva, nessuno diceva una parola in difesa del bambino. Gli animali e i bambini mi stanno a cuore, le piante meno. Le piante sono il nostro cibo naturale e le mangio senza sentirmi troppo in colpa. Che ci sia una sofferenza nelle piante, non c'è ancora un'evidenza scientifica, ma io propendo a credere che ci sia. Per produrre un'unità di proteina carnea sono necessarie dieci unità di proteine vegetali, quindi la sofferenza inflitta al mondo vegetale è dieci volte minore, con un'alimentazione vegetariana. La sofferenza degli animali, dotati di un sistema nervoso simile al nostro, è invece provata ed è sotto i nostri occhi, se solo ci scomodiamo a guardare. La sofferenza e le torture degli animali esisteranno finché esisteranno le fabbriche della carne, dove si guarda solo al profitto. Io ci vado poco sui siti vegan, se non per le ricette di cucina, perché ogni volta scopro cose terribili. Non credo di essere più sensibile e "buona" degli altri, sono solo più informata. Le informazioni all'inizio mi sono arrivate per caso o per destino, poi me le sono andate a cercare, perché sono accuratamente nascoste dai media. Buona giornata a tutti.

Lucio a Pamela

>  Un paio di giorni fa mi sono presa un po' di parolacce e qualche maledizione perché ho difeso un bambino piccolo che veniva schiaffeggiato dalla madre senza motivo

Bene. Giusto. Ieri, invece, io avrei volentieri schiaffeggiato dei ragazzi che si divertivano a sputare dai finestrini dell'autobus sulle teste degli ignari ciclisti che passavano sotto.  

> La sofferenza e le torture degli animali esisteranno finché esisteranno le fabbriche della carne

Certo. Però ogni volta che lavi le lenzuola o i pavimenti uccidi senza pietà migliaia di acari della polvere. Quelli fanno meno compassione perché sono più piccoli? Dunque sono le dimensioni a fare la differenza?:- )

Pamela

Caro Decone, la spinosa questione degli acari mi lascia piuttosto fredda. Sarà perché sono allergica e condivido questa allergia con la mia gatta che, camminando rasoterra, ha molti più problemi di me. Sarà anche perché l'unica causa che ho perso è stata quella contro il mio condominio, il cui avvocato si chiama Vincenzo Acaro. Io mi regolo così: butto tutto il buttabile sul terrazzo, metto in casa essenze che allontanino gli insetti e quindi anche i perniciosi acari, scuoto tutto sui balconi sottostanti, in modo che le case dei vicini più odiati si riempiano di nuovi ospiti. Solo dopo queste operazioni preliminari, mi accingo a pulire. Quindi gli acari non li uccido, ma provvedo a trovare loro nuovi alloggi. Eseguo un procedimento analogo per le lumache che infestano le mie piante: le indirizzo gentilmente, con dei sentieri di erbacce umide e crusca (sono ghiotte di crusca), verso balconi più meritevoli. Forse un giorno, se mi passerà
l'allergia, trasformerò la mia casa in un rifugio per i randagi, respinti da tuttii: acari, piattole, pidocchi, zecche, emulando B.B.. A parte scherzi, faccio il possibile, ma non l'impossibile. Oltre a gechi e pipistrelli, ho salvato mosche, ragni e altri insetti,  ma preferisco non averli dentro casa. Non uso insetticidi, tra l'altro tossici anche per gli umani, ma essenze respingenti. Però il mio cuore è con altri animali, quelli che puoi guardare negli occhi.

 

postato da: Lioa alle ore 07:01 | link | commenti (6)
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mercoledì, marzo 14, 2007

PULSATILLA A VENEZIA

Lunedì 12 marzo alle 17.00 al Centro Culturale Candiani di Mestre ho assistito al secondo incontro della serie "Sessualità, amore, gioia e libertà: la liberazione sessuale attraverso i racconti delle donne".

Sono stati proposti due libri:
1) "Come cucinarsi il marito all'africana" di Calixthe Beyala ("un libro", ha detto la presentatrice Annalisa Bruni, "interessante per la scrittura, ma inquietante per il contenuto: una donna africana le studia tutte (le ricette) per 'prendere l'uomo per la gola', come dicevano le nostre nonne, e farsi impalmare da un classico porco maschio sciovinista, donnaiolo e sbruffone.")

2) "La ballata delle prugne secche" di Pulsatilla, presente all'evento.

Pulsatilla [Valeria Di Napoli, n.d.r.] ha raccontato per l'ennesima volta la storia del suo nickname (stava seguendo una terapia omeopatica a base di pulsatilla quando decise di sceglierlo), quella del blog www.pulsatilla.splinder.com (tuttora aperto) che nell'arco di tre anni raggiunse una tale visibilità da indurre l'editore Castelvecchi a metterla sotto contratto per un libro ancora tutto da scrivere (quello che poi, all'età di appena 25 anni, le avrebbe conferito il successo). ["Cazzo!", mi sono detto a quel punto, "ma allora c'è speranza anche per me, benché sia solo al secondo anno di blogariato!"]

"La ballata delle prugne secche", ha dichiarato l'autrice, "è una sorta di biografia non romanzata, anzi molto sincera, con digressioni su sesso, corpo, genitori, emigrazione, pubblicità, anoressia... ["e tante interessanti schede come nel Kamikaze d'Occidente di Scarpa", ha aggiunto la Bruni].

L'intervistatrice ha fatto notare a Pulsatilla come la sala fosse piena di femministe storiche (= ex sessantottine, ex settantasettine... ) ma vuota di giovani delle generazioni più recenti. La scrittrice ha ammesso che sì, le giovani d'oggi tendono a tamponare il proprio disagio con distrazioni e soddisfazioni prettamente medioborghesi (la discoteca, la palestra, la moda...). Purtroppo, ha precisato, i modelli di donna attualmente più in voga sono due: quella mascolinizzata, o "donna con le palle", - secondo un'espressione abusata e da lei aborrita - tutta protesa verso la carriera e gli obiettivi mutuati pari pari dai rivali maschi; e quella smutandata, assorbita dall'adeguamento ai dettami della moda: il tatuaggio, il piercing, la pancia in bella vista eccetera. "Bisognerebbe contemperare i due stereotipi", ha osservato Pulsatilla. "Battersi per l'emancipazione, ma conservando la propria femminilità."

Come contributo al problema della solidarietà femminile, la scrittrice ha dichiarato di essersi imposta di non avere più storie con uomini già impegnati perché "Se tutte facessimo così non ci sarebbero più donne cornute, tradite, umiliate".

L'intervistatrice le ha chiesto se il passaggio alla carta stampata abbia modificato il suo modo di rapportarsi al blog. Pulsatilla ha ammesso di essere diventata, dopo il successo letterario, molto meno disinvolta e più prudente o reticente di un tempo, conscia del fatto che la sua mail-box è presa puntualmente d'assalto ad ogni dichiarazione incauta, spesso usata contro di lei. E sicuramente, adesso che ha abbandonato la professione di pubblicitaria per dedicarsi alla scrittura, si è fatta molto meno assidua come blogger.

Barbara Tasca e Laura Tagliabue hanno concluso l'incontro con stimolanti letture dai due libri, accomunati da una "rappresentazione dell'universo maschile" non proprio esaltante...

P.S. Dimenticavo: Valeria parla con una divertente cantilena, ha un aspetto da ragazzina impertinente e un bel sorriso.

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martedì, marzo 13, 2007

GENNA-LULU: LA VENDETTA

vendetta

 

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Un paio di giorni fa scrissi su questo blog, rispondendo a Wu Ming 1:

"Penso di saper distinguere un fatto rivoluzionario da un fatto inane: se per una volta Giuseppe Genna rinuncia alle proprie royalties senza alcun reale vantaggio per l'acquirente (che paga il libro al solito prezzo tra gli 11 e i 16 euro), anzi con il fastidio aggiuntivo di doverlo ordinare all'estero (arriverà davvero? quando? e se non sei in casa al momento dell'arrivo può essere che torni indietro?) a me sembra un'operazione degna dell'Ufficio Complicazioni Affari Semplici."

Ed ecco che ieri, puntuale, anziché il libro, è arrivata via mail la VENDETTA di Lulu.com, per aver io dubitato della sua efficienza postale:

"We regret to inform you that there has been a problem fulfilling your order. You will receive a full or partial refund of your order, depending on how much of the order we can fulfill. If you have any questions, please go to your Order History and click the Need Help? link next to the order number. Regards, Lulu Support."

E subito dopo una nuova mail in italiano:

"Dear Lucio, 

C'è stato un problema con l'ordine, sei stato rimborsato e l'autore è stato avvertito. Ci scusiamo per l'inconveniente. Regards, Lulu Support "

"Cosaaaa????", ho esclamato tra me e me. "L'autore Giuseppe Genna è stato avvertito della mancata PRINT ON DEMAND e non si è precipitato a mandarmi nemmeno un semplice mazzo di salumi per scusarsi? Questa me la paga!!! Vendetta, tremenda vendetta!!!!!"

("... a meno che... a meno che... ", ho poi ragionato di lì a qualche secondo, "non sia stato proprio lui - permaloso com'è - a suggerire a Lulu di escludermi dalla lista dei beneficiari del suo impagabile... ehm... pagabile DONO!")

E pensare che mi ero dimostrato disposto a sborsare più di 15 euro per averlo!

Okay. Pazienza. Come disse la mucca appena munta: "Inutile piangere sul latte versato!". Non mi resta che accontentarmi della versione telematica di "Medium", manco fosse uno di quegli sfigatissimi sans papier attualmente accuditi dall'organizzazione culturale senza scopo di lucro "Vibrisselibri.net":- )

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lunedì, marzo 12, 2007

L'ABBRACCIO FUORI MERCATO TRA AUTORE E LETTORE

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Trovo questa immagine in www.mariastrofa.splinder.com

Pare che Maria Strofa, a sua volta, l'abbia ricevuta da Lostangel di http://l0stangel.splinder.com/

Ritengo, in ogni caso, che possa suggellare in maniera molto simpatica le recenti polemiche sull'abbraccio autore-lettore avvenute qui e in Lipperatura (commenti al post "Strade" del 7 marzo).

Autori, lettori... volemose bene!

postato da: Lioa alle ore 08:22 | link | commenti (4)
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sabato, marzo 10, 2007

BASTA, ANGELINI!

Della LULULATA di Genna ha parlato entusiasta la Lipperini nel post "STRADE" del 7.3.07:

Il suo progetto di “abbraccio fuori mercato fra autore e lettore” è bellissimo. Qui.

Mio commento:

Purtroppo l'iniziativa di Giugenna, lodevole in sé, è vanificata dalle spese di spedizione di Lulu, come ho evidenziato nel mio blog (mi riferisco al cartaceo, ovviamente). Meglio una sana edizione economica in libreria, a 'sto punto. Solo un esordiente assoluto potrebbe trovare conveniente rivolgersi a Lulu, che, priva di filtri com'è, pubblica [abbraccia!] cani e porci.

[Mi torna in mente il commento di EI-FU già riportato nel post 'Il cinico Angelini' del 6.3.07: "Ma quanto manca al giorno in cui ciascuno scriverà, pubblicherà, leggerà e rileggerà soltanto il proprio libro?"]

Commento di SECCATO:

E naturalmente Vibrisselibri è meglio. Basta, Angelini.

Okay, okay. Ho esagerato. Il tentativo di una rivoluzione da scrittore a lettore senza mediazioni è perfettamente riuscito. Lo scrittore Genna è uguale a ogni lettore [non fosse che ha un buon posto alla Mondadori e che, dopo questa estemporanea lululata, potrà tornare a scegliere - giustamente, dato il suo indiscusso talento -, l'editore che crede]. E 15 euro per un libro sono definitivamente un abbraccio fuori mercato.

P.S. "Lulu [di Franz Wedekind] è una giovane fioraia che si serve del suo fascino demoniaco come mezzo di ascesa sociale, conducendo alla perdizione e alla morte gli uomini che si innamorano di lei":- ). 

(da http://www.girodivite.it/antenati/xx1sec/_wedekin.htm )

[Immagine da http://www.tell-online.de/i-k-n-lulu.jpg ]

postato da: Lioa alle ore 08:06 | link | commenti (11)
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venerdì, marzo 09, 2007

GIUSEPPE GENNA E LE SPESE POSTALI

Bella iniziativa di Giuseppe Genna che, senza guadagnarci un centesimo, mette il suo libro MEDIUM su www.lulu.com dove, sostiene, lo si può ordinare - print on demand - per appena 6,97 euro ("i puri costi di stampa", dichiara). Peccato, però, che, ordinandolo, vengano aggiunti 8,10 euro di spese di spedizione, che portano il costo complessivo del volumetto a euro 15,07 (l'ho sperimentato personalmente, chiedendone una copia). Tanto valeva, a quel punto, comprarlo in libreria, dove forse il prezzo sarebbe stato più basso:-)
 
Giuseppe, che 'cce voi fa? Le nostre migliori intenzioni sono sempre vanificate da questi enti esosi e pachidermici, dalle prestazioni sconfortanti: le Poste, le Ferrovie... 
- 
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"Il libro sarà acquistabile in forma cartacea, avendo io deciso di rivolgermi a un servizio di qualità di print on demand, che stampa il libro, lo copertina in quadricromia come un normalissimo libro, e lo spedisce a casa di chi lo ha ordinato, alla cifra di 6,97 euro, che sono i puri costi di stampa, poiché io non ci guadagno un centesimo.
L'obbiettivo di vendita dichiarato è che il libro cartaceo, acquistabile a un prezzo tanto irrisorio, raggiunga trecento lettori entro dicembre 2007 e i mille entro dicembre 2008. Questi mille lettori avranno fisicamente in mano un libro che non vedrà mai la luce editoriale in Italia, presso qualunque editore, a meno di svolte karmiche impreviste. I mille eventuali lettori (che, vi garantisco, per l'esperienza che ho, sono tantissimi, è una cifra che probabilmente non sarà raggiunta mai, sarà tanto se in due anni si arriverà a un terzo...), assommati a coloro che leggeranno
MEDIUM in Rete o scaricandoselo e stampandoselo in ufficio o dovunque possano, condivideranno il mio processo di elaborazione del lutto e la mia privata dialettica d'amore con l'altro: che è il mondo, e quindi anche il lettore, la comunità dei lettori, per quanto limitata nei numeri essa sia (fuori dal mercato, che ci frega dei numeri? E tanto più dei grandi numeri? Essi saranno grandi soltanto nel futuro, eventualmente, se l'opera risulterà una variabile impazzita e valida, che intercetta ampiamente i tempi...). Non esisterà la benché minima differenza tra scrittore e lettore, quanto all'esperienza compiuta nel leggere il libro: ciò che deve essere spiegato, sarà spiegato, e il resto è un'àmbito esistenziale che è al tempo stesso personalissimo e universale.
Non ho notizia di autori che, pluripubblicati da grandi case editrici e tradotti all'estero, espongano in questo modo un libro inedito e denso, a cui tanto tengono. Ciò non significa nulla, non si cercano primati nella prospettiva qui assunta. Significa invece che la letteratura ha molti modi per potere deviare dai sentieri tracciati dall'attuale industria culturale. Significa che l'abbraccio è possibile, che una comunità, foss'anche di trecento persone, esiste."
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Il vero regalo resta il fatto che il romanzo possa essere letto gratuitamente on-line, capitolo dopo capitolo, qui:
(ma se Giugenna l'avesse affidato a noi di www.vibrisselibri.net gliel'avremmo impaginato meglio:-) )
postato da: Lioa alle ore 05:35 | link | commenti (12)
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giovedì, marzo 08, 2007

8 MARZO, GIORNATA MONDIALE DEL RENE

Come tutti sanno, la Federazione Internazionale delle Fondazioni del Rene (IFKF) e la Società Internazionale di Nefrologia (ISN) hanno lanciato l'8 marzo 2007 come Giornata Mondiale del Rene.

Queste le motivazioni per scalzare l'altra festa:- ) legata alla stessa data:

«"Nel mondo una persona su dieci ha un danno renale. Stanno bene i tuoi reni?". Questo lo slogan che l'8 marzo accompagnerà la Giornata mondiale del rene, ma questo anche il pesante bilancio delle malattie renali. Si calcola che, nella popolazione generale, tra il 7% e il 10% delle persone abbia un danno renale, molto spesso misconosciuto. Il rischio di un'evoluzione verso l’insufficienza renale è elevato ed è ancora maggiore quello di sviluppare, in concomitanza di un danno renale anche moderato, una malattia cardiovascolare invalidante o mortale.» (Da http://www.ilbisturi.it/story_3634.html )

Per non dimenticare del tutto le donne [poarete!!!], tuttavia,  voglio scegliere dalle sessanta schede contenute nel libro di Giacon-Scarpa "AMAMI", Mondadori editore, quella dedicata a Barbara Fossa, alle pgg. 42-43:

«Le violenze sulle donne sono fatte in casa. Sono i famigliari - il marito, il compagno, l'amore della propria vita - i nemici più pericolosi di una donna. Spesso le vittime subiscono in silenzio, perché si vergognano. È un disonore ammettere di essersi sbagliate nella scelta cruciale, non aver capito chi era veramente la persona con cui ci si è chiuse sotto lo stesso tetto. BARBARA FOSSA fa l'assistente sociale, di questi casi ne ha visti tanti. Lei sta per sposarsi con un uomo affettuoso e gentile. Si rende conto della fortuna che ha avuto, ce la mette tutta per dare una mano alle altre, usa la sua perspicacia professionale per scovare le situazioni scabrose dietro l'apparenza della normalità. Recentemente cercava di far confessare una sua assistita, aveva intuito che il marito la picchiava. Offeso dalle insinuazioni dell'assistente sociale, in un accesso d'ira l'uomo l'ha gonfiata di botte. Al suo futuro sposo, Barbara ha detto di essere scivolata per le scale. Cerca un consulente matrimoniale che la aiuti a dirgli la verità.»

[L'illustrazione di Giacon mostra un grosso uomo che, al grido di 'Amami', molla una tale sberla alla poverina da farle schizzare via un dente dalla chiostra, N.d.R.]

Su schede come questa il sempre polemico Iannozzi si è così pronunciato:

«Più che di vere e proprie short stories, io direi che sono delle vere e proprie puttanate, per giunta al limite, anzi oltre il limite della decenza: non sono né pornografia né trash, sono una schifezza e basta.» (Dai commenti al post 'Amami' apparso su vibrissebollettino.net il 23 febbraio scorso).

Invece Girolamo De Michele ha preferito parlare di jazz bianco:

«Il limite è il linguaggio: ben scritto, pulitino, ironico il giusto, con un sostanzialmente riuscito tentativo di ironica presa di distanza dal suo oggetto: ma descrittivo, enumerativo, mòno-tono (non ho detto monòtono). E, come nota Dell'Anna, con una (involontaria?) propensione all'enciclopedismo. Con una battuta: scrittura erotica maschile. Che è come dire, con un ossimoro di pari valore (salvo rare eccezioni): jazz bianco (NB: io sono un fan di Chet Baker, ma è una delle eccezioni, appunto). Il linguaggio della letteratura erotica non riesce quasi mai ad uscire dai limiti del suo fondatore e affossatore, Sade: analitico, descrittivo, ordinante e razionalizzante. E, alla fine, noioso: la descrizione dei corpi e degli atti esclude l'imprevisto (niente di nuovo, fin qui: il Foucault de "Le parole e le cose").»

Non l'avesse mai fatto! Tiziano, presto materializzatosi negli stessi commenti, ha subito cercato di rimetterlo in riga:

«E chi l’ha detto che Amami è letteratura erotica? È partendo da questo presupposto, del tutto forzato, che Girolamo De Michele ricava le sue valutazioni su questo libro (e lo porta a divagare su letteratura erotica maschile e femminile, dando per scontata una distinzione incredibilmente semplicistica). I testi di Amami sono brevissimi racconti-ritratti, incrociano il genere 'scheda clinica' con il genere 'annuncio matrimoniale': non hanno nulla a che fare con la letteratura erotica, non c’entrano niente con Sade e Melissa P. e Almudena Grandes e Histoire d'O e tutte quelle scritture che si propongono di costruire climax retorico-sessuali e mettono in scena la progressiva eccitazione del linguaggio, e lo fanno schiumare (“Si eccitò, e il suo linguaggio salì di un tono”, scrive Pierre Louys nel romanzo erotico “Figlie di tanta madre”). È come assistere a una partita di pallacanestro e giudicarla un incontro di rugby giocato male. Il limite culturale, il conservatorismo estetico professorale di De Michele, sta nell’auspicare una (pseudo)adeguatezza, una (pseudo)consonanza non “traditrice” fra testi e immagini (e lasciamo stare, poi, che giudichi lo stile di Massimo Giacon “anni 70” e “crumbiano”, sbagliando completamente). Se avessi scritto una raccolta di testi “dispersivi” e “rizomatici”, come vorrebbe De Michele, avrei ridotto il mio contributo a semplice divertissement. La compostezza stilistica dei miei testi è un chiaro indice retorico che quelle immagini sono state prese molto sul serio, che non sono state trattate come pornografia (mi spiace per il simpatico Iannozzi), e che le buffe iperboli oscene di Giacon, inquietantemente innocenti (perché non sono mai disegnate con un tratto realisticamente truce, ma fortemente stilizzato) a me comunicano dolore esistenziale. Nei disegni di Giacon ho sentito la sofferenza dei rapporti amorosi, lo sgomento per come è congegnata la vita, la disperazione relazionale, il grido di bisogno e di sopraffazione affettiva. De Michele non ha tenuto in debito conto che di questi personaggi Giacon ha disegnato non solo i volti e le azioni, depravate o disarmanti, ma anche le parole che dicono, anzi, LA parola fondamentale che pronunciano tutti: ha disegnato anche e soprattutto il loro ritornello: “amami”, mettendolo dentro una nuvoletta fumettistica in ciascuno di questi sessanta disegni.»

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Vabbè, mentre i maschietti Giuseppe, Girolamo e Tiziano litigano e se le danno letterariamente di santa ragione, lasciatemi avanzare una proposta illuminata: quella di dedicare l'8 marzo 2008, anziché allo sciocco RENE, alla COSTOLA... sì, la costola! (1)

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(1) Quella da cui fu tratta la donna, ovviamente:- )

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mercoledì, marzo 07, 2007

APRI FONDANELA, CHIUDI FONDANELA

<<Nella seconda puntata del DopoFestival di Sanremo condotto da Piero Chiambretti la cantautrice abruzzese Simona Cipollone, in arte Momo (nella foto) ha presentato il suo brano "Fondanela" che era stato scartato dalla commissione selezionatrice, un geniale e divertente balletto terapeutico d'ispirazione buddista scritto insieme alla pianista Alessandra Celletti.

Dopo aver ascoltato il brano, Piero Chiambretti si è innamorato della sua vena comica surreale e contagiosa. "Fondanela" è stata ispirata dal maestro Wang durante una pratica di Chi Kung o Qi Gong (il metodo buddista denominato Yi Jin Jing, che contiene elementi della medicina tradizionale cinese) ed è un ottimo esperimento di movimento del corpo e allo stesso tempo di sollevamento dello spirito ("mens sana in corpore sano" come dicevano gli antichi romani), tonificante, rilassante e divertente al tempo stesso.
Per prepararsi ad eseguire il balletto di "Fondanela" con Momo potete guardare il video che è già in circolazione su YouTube. Siamo pronti a scommettere che "Fondanela" sarà il ballo dell'estate 2007 insieme a "La paranza" di Daniele Silvestri.>>

(Da www.musicalnews.com )

ED ECCO IL LINK PER L'IMPERDIBILE VIDEO SU YOUTUBE:

Video di Fondanela (YouTube)

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martedì, marzo 06, 2007

IL CINICO ANGELINI ALL'OMBRA DI UN SAGUARO

 ARIZONA_

 

 

 

 

 

 

Il 2 marzo scorso Leonardo Colombati ha postato in Vibressebollettino.net  certe sue "Ruminazioni private in luogo pubblico" sulla trepidazione con cui si accinge a seguire le sorti del suo secondo libro: "Rio". Ne riporto tre passaggi:

1) Adesso comincia il momento del Terrore: che diranno? in quanti lo compreranno? chi sarà il primo a dire che mi sono svenduto sull'altare della grande editoria? saprò gestire il successo? e l'insuccesso? mi sarà data una terza opportunità?"

2) Anche stavolta, così come mi era successo con Perceber, sono notti che non dormo. Sogno ad occhi aperti il più clamoroso dei trionfi oppure il più sonoro dei fiaschi. La vanità - così presente in me, come (credo) in ognuno che esponga una sua opera al pubblico giudizio - la vanità, dicevo, è un vestito così scomodo da indossare! La sua stoffa è fatta anche di invidia, di risentimenti, e di una irrefrenabile paura.

3) Ieri passeggiavo in centro, a Roma. Dovevo andare a un appuntamento. All'improvviso mi sono reso conto che tutto ciò che il mio occhio e il mio orecchio stavano registrando veniva immagazzinato da quella parte del cervello in cui le sinapsi fanno andare in corto circuito vanità e creatività: stavo osservando il mondo come se fosse un buon soggetto di cui scrivere.

Il primo a commentare è stato Giulio Mozzi:

"Leonardo, non so cosa dirti. Pensieri di questa specie, io, non ne ho mai fatti. Non mi è mai importato nulla del successo o dell'insuccesso dei miei libri; e non ho mai pensato che, fatto un libro, fatti due libri, uno debba continuare a fare libri per sempre. E non ho mai pensato al mondo come a un soggetto di cui scrivere. Hai avuto il privilegio di prendere la parola in pubblico. Hai una responsabilità."

E una certa Ghega:

"Oh, povero, quante angosce, quante sensazioni a caldo… quanto astuto mestiere.
Scusa Leonardo, invidia a parte, che si appiccica a chiunque non appartenga al gotha di chi pubblica, a me questo libro pilota che plana sulla scrivania, questo bell’oggetto partorito che non ti appartiene più, questo prodotto frutto di fatica e mal di testa, sembra un liso luogo comune usato per una non troppo nascosta ricerca di accondiscendenza (ah, la ricerca della famiglia! Errore, la famiglia è il peggiore dei luoghi possibili). Forse ci meritiamo di più, forse è ora di esigere di più, come lettori, un po’ meno retorica dello scrittore e un po’ più di sensazioni non mediate dalla foga di apparire in prossimità della pubblicazione."

Livio Romano:

"Anch'io Leonardo condivido gran parte dei sentimenti che provi in questi giorni. Il mio terzo libro è uscito quais un mese fa, e io ne ero terrorizzato. Non m'era successo con gli altri due. Li avevo vissuti con molta più leggerezza. Che sia quel che sia, in fondo ho cominciato per gioco e un gioco deve restare, pensavo. Quanto all'aspetto "successo" e/o "vendite", poi, non non me ne preoccupavo affatto, non mi sfiorava proprio il problema. Stavolta invece ho messo dentro al libro, per citare Tobino, "la mia casa fatta di carne". Ok, mi dicevo. Alla fine è solo una commediola con happy end e retrogusto amaro. Ma quell'amaro sono le mie stramaledette angosce, cavolo. Hai voglia a dire che ci son sei gradi di separazione fra la storia scritta e l'autore. Mi pareva di diver andare a piazza del Popolo a Roma e di dover rimanere nudo per mesi e mesi finché i giornali non avessero smesso di parlarne e i distributori non avessero ritirato l'invenduto..."

Lucio Angelini:

Livio, Leonardo e Scrittori Tutti (Giulio no, che è superiore) se dovesse disegnarvi Massimo Giacon su scheda di Tiziano Scarpa, dalla vostra bocca uscirebbe invariabilmente una sola parola: "Amami":- )

Ma soprattutto EI-FU:

Gà, ma quanto manca al giorno in cui ciascuno scriverà, pubblicherà, leggerà e rileggerà soltanto il proprio libro? Il narcisismo finirà - gioco forza - per bastarsi...

Pubblicato da: ei fu - 05.03.07 11:18

--

P.S. Ricordo che al tempo in cui la El-Emme-Einaudi Ragazzi mi faceva giocare allo scrittore, mi divertivo a compilare su me stesso schede biografiche tipo questa:

«Pare che la sua vocazione di scrittore (particolarmente precoce e ossessiva) sia da collegarsi a un oscuro incidente occorsogli all'età di due anni (precipitò per tre metri a testa in giù da una tettoia). Ha tirato a campà fino a 35 anni facendo i mestieri più umili (l'insegnante di lettere, il traduttore letterario a un tot a cartella... ) prima di incontrare l'editore della sua vita (cfr. "Per ognuno c'è qualcuno sempre", cover italiana di "Everybody loves somebody sometime") ed essere finalmente pubblicato. Da quel momento in poi il suo tenore di vita è rimasto assolutamente identico al precedente. Da vecchio vorrebbe fare lo stagnino nel deserto dell'Arizona e trascorrere i momenti di ozio leggendo l'Ecclesiaste all'ombra di uno dei giganteschi saguari (i cactus dei fumetti) che crescono da quelle parti.»
.
[E non dimentichiamo l'epigrafe di Cazzeggi Letterari, per favore:
"Chi scrive libri, ammonisce Karl Kraus...   " ]
postato da: Lioa alle ore 07:17 | link | commenti (34)
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lunedì, marzo 05, 2007

GRANDE FABRIZIO

IL FENOMENO SAVIANO SI RIPETE NEL MONDO DELLA CANZONE CON LO STRAORDINARIO PEZZO DI FABRIZIO MORO. 
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(Clicca sull'immagine qui sopra per ascoltare "Pensa")

Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine
Appunti di una vita dal valore inestimabile
Insostituibili perché hanno denunciato
il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato
Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra
di faide e di famiglie sparse come tante biglie
su un isola di sangue che fra tante meraviglie
fra limoni e fra conchiglie... massacra figli e figlie
di una generazione costretta a non guardare
a parlare a bassa voce a spegnere la luce
a commententare in pace ogni pallottola nell'aria
ogni cadavere in un fosso
Ci sono stati uomini che passo dopo passo
hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno
con dedizione contro un'istituzione organizzata
cosa nostra... cosa vostra... cos'è vostro?
è nostra... la libertà di dire
che gli occhi sono fatti per guardare
La bocca per parlare le orecchie ascoltano...
Non solo musica non solo musica
La testa si gira e aggiusta la mira ragiona
A volte condanna a volte perdona
Semplicemente
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che sono morti giovani
Ma consapevoli che le loro idee
Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole
Intatte e reali come piccoli miracoli
Idee di uguaglianza idee di educazione
Contro ogni uomo che eserciti oppressione
Contro ogni suo simile contro chi è più debole
Contro chi sotterra la coscienza nel cemento
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che hanno continuato
Nonostante intorno fosse tutto bruciato
Perché in fondo questa vita non ha significato
Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato
Gli uomini passano e passa una canzone
Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione
Che la giustizia no... non è solo un'illusione
Pensa prima di sparare
Pensa prima dì dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Pensa.

 

[Immagine da http://www.rainews24.rai.it/ran24/immagini/fabriziomoro.jpg]

postato da: Lioa alle ore 03:44 | link | commenti (8)
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sabato, marzo 03, 2007

THERE IS A LIGHT THAT NEVER GOES OUT, NENIO...

 Copertina_Nenio_definitiva  

 

 

 

 

 

 

 

 

NENIO 1959

 

 

 

 

 

 

 

postato da: Lioa alle ore 07:26 | link | commenti (4)
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venerdì, marzo 02, 2007

UNA LETTERA DI MONICA VIOLA A VL

 

(The Smiths: "There is a light that never goes out") 

Care Vibrisse,
sono le cinque e mezza del mattino del primo marzo e sono sveglia da un paio d’ore. Prima di accendere il pc per scrivervi queste righe ho cercato conferma sul dizionario etimologico del fatto che la parola vibrissa sia un derivato del vibrare, e infatti lo è. Per cui ricomincio da capo:
Dear Good Vibrations,
da poche ore “Tana per la bambina con i capelli a ombrellone” è sul sito di VL e sento una grande urgenza di comunicare coralmente con voi. Per prima cosa la mia gratitudine. Ho ricevuto moltissimo da VL. Non mi riferisco solo alla pubblicazione, ma soprattutto al vostro apprezzamento e calore, che mi è arrivato sia direttamente da alcuni di voi che indirettamente tramite l’immensa Gaja, che senza fare né nomi né citazioni mi ha saputo trasmettere le vostre buone vibrazioni. “Tana” era stato già letto da un centinaio di persone prima di arrivare  a VL, prevalentemente gente che mi conosceva personalmente e che aveva affetto e/o curiosità verso la mia storia, e le risposte che avevo avuto erano state molto positive, in generale, soprattutto dalle lettrici donne. Molti uomini invece erano rimasti spiazzati; non credo solo dal fatto che mancasse una “storia” da seguire, e che il bildungsroman fosse incentrato più sull’emotività che non su degli accadimenti, ma penso piuttosto dall’immagine così meschina dell’universo maschile che emerge dalle mie pagine. È vero.
Come avrete certamente capito, la storia di Tana è la mia verissima storia personale, e purtroppo il mio imprinting della mascolinità è legato all’effrazione della mia integrità fisica e psichica. Ho scritto Tana perché volevo impartire, restituire a me stessa la dignità e il rispetto dei quali ero stata defraudata da bambina, e l’unico modo in cui pensavo di poterlo fare era questo: farne “letteratura”. Volevo che la mia bambina effratta riacquistasse dignità senza pietismi, uscendo da un ruolo di vittima o carnefice per essere un’unica cosa: se stessa, interamente.
La sto prendendo molto larga, forse troppo, scusate, ma questa premessa è necessaria per farvi capire quello che voglio comunicarvi con questa lettera: il fatto che i miei sostenitori dentro VL siano stati soprattutto degli uomini è fondamentale per me. Risarcisce, lenisce, cura, schiude chiavistelli, prende a spallate un muro di odio. Qualsiasi cosa succederà da ora in poi di questo romanzo – anche null’altro – , per me ha già completamente centrato il suo obiettivo: essere “letteratura”, andare oltre la sua storia. Grazie.
E grazie anche in particolare a chi ci ha lavorato così alacremente. Gaja che ha accettato di presentarvelo e si è fatta poi carico di mille altre cose con la capacità, intelligenza e affettività che la contraddistinguono e la rendono unica, Giulia che si è spesa senza alcun riserbo e grandissima serietà e professionalità nell’editing, regalandomi un’esperienza intensa e irripetibile. Giuseppe (mio fratello in pignoleria), che ha cercato il pelo nell’uovo come fosse l’arca perduta, Alessandro che ha fatto una copertina spettacolare ed è stato paziente e disponibile a farci un paio di aggiunte (Ale, sono tutti entusiasti del tuo lavoro!!), Manuela e Stefania che stanno alacremente lavorando sulla promozione.
E infine Mr. Giulio Carisma Debordante Mozzi, un uomo eccezionale e un grande scrittore che davvero davvero davvero dovevo conoscere.
E mentre il cielo si sta tingendo di un bellissimo viola vi assicuro che se mai questo romanzo dovesse avere successo, vi trascinerò con me con la stessa forza con cui voi mi avete trascinata.
Con affetto,
Monica Viola

INTANTO, UN PRIMO ARTICOLO SU "IL GIORNALE"
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=160829

Due romanzi sull’infanzia violata

 

di Redazione - venerdì 02 marzo 2007, 07:00

Dopo la pubblicazione del saggio di Demetrio Paolin Una tragedia negata e del romanzo di Andrea Comotti L’organigramma - due sguardi da due diversi punti vista sugli anni di piombo - ecco dunque Nenio di Eugenio De Medio, e Tana per la bambina coi capelli a ombrellone, di Monica Viola. Entrambi rientrano nella collana di narrativa Sans papier con due nuovi romanzi-verità pubblicati da vibrisselibri, la casa editrice «anfibia» nata da un’idea dello scrittore Giulio Mozzi. Anche in questo caso la scelta editoriale è stata quella di affrontare un unico tema - quello dell'infanzia violata e degli abusi familiari - utilizzando la doppia visione. Argomenti crudi, sensibili e nello stesso tempo coriacei, che però non si esauriscono nel racconto dell’«amore molesto», delle violenze subite tra le pareti domestiche. I due testi sono scaricabili gratuitamente dal sito www.vibrisselibri.net

postato da: Lioa alle ore 07:56 | link | commenti (14)
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giovedì, marzo 01, 2007

EUGENIO & MONICA

Molti hanno scritto chiedendo di vedere in faccia Eugenio De Medio: eccolo qui sopra!

e Monica Viola: eccola qui sotto!

violaflower

 

 

postato da: Lioa alle ore 08:46 | link | commenti (6)
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