Cazzeggi letterari

"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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giovedì, maggio 31, 2007

ARE YOU GOIN' TO SCARBOROUGH FAIR?

Portrait of Charlotte Bronte

(Portrait of Charlotte Brontë)

Visto che, con giugno, maturo un paio d'anni di anzianità di servizio come blogger e un fatturato medio ormai assestato intorno alle 250 visite al giorno, da oggi in poi mi permetterò di riciclare, di quando in quando nel corso dell'estate, qualche vecchio post ancora capace di fare la sua figuretta:- )

Inizio con Simon & Garfunkel e le Brontë Sisters...

Scrivevo il 5 giugno 2005:

«Eccomi di ritorno dallo Yorkshire, dove ho coronato l'antico sogno di visitare il Brontë Parsonage Museum (la canonica in cui vissero le sorelle Brontë, fiancheggiata da un plumbeo cimitero) ad Haworth, sotto la  brughiera omonima. BronteParsonageHo osservato il divano su cui, appena trentenne, tirò gli ultimi Emily Brontë ("Cime Tempestose"), cui erano già morte la madre (di  cancro), le sorelline Maria ed Elisabeth (11 e 10 anni) e il fratello oppiomane Branwell (31 anni). Emily aveva preso freddo, appunto, al funerale di Branwell. Ho visto la stanza riservata alle amatissime oche Adelaide e Victoria e quella in cui dormiva Charlotte, la più longeva (morì a ben 39 anni). La terza sorella scrittrice, Anne Brontë, malata anch'essa, era stata invano, nel frattempo, portata al mare a Scarborough (ricordate la canzone di Simon & Garfunkel?

Are you goin' to Scarborough Fair? Parsley, sage, rosemary and thyme
Remember me to one who lives there, she once was a true love of mine
)

dove era morta a 29 anni. La sua tomba è fuori la chiesa di St. Mary, sotto il castello di Scarborough. Ho visitato anche quella... »

(La tomba di Anne Brontë a Scarborough)

(La baia di Scarborough)

postato da: Lioa alle ore 06:27 | link | commenti
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mercoledì, maggio 30, 2007

UMORE ALLE STELLE ALLA VIBRISSELIBRI

Verso la metà di maggio una membra del comitato di lettura di VL dichiarò: "Sento che sta per accadere qualcosa di grosso. Non ho i numeri, ma il transito: urano (avvenimento improvviso, fulmine a ciel sereno) trigono a sole, luna, marte e urano natali, nonché positivo a cuspidi varie. L'ultima volta che ho avuto questo transito ho vinto tre concorsi, adesso mi aspetto almeno tre libri vibrissici pubblicati su carta di pregio..."

Pare non fosse lontanissima dalla verità. A presto un paio di annunci ufficiali:-) :- ) :- ) :- ) :-:-) :- ) :-) :- ) :-) :- ) :-) :- ) :-) :- ) :-) :- ) :-) :- ) :-) :- ) :-) :- ) :-) :- ) :-) :- ) :-) :- ) :-) :- ) :-) :- ) :-) :- ) :-) :- ) :-) :- )

[Immagine da http://www2.radio24.ilsole24ore.com/oche/guardami/stelle/stelle.jpg ]

postato da: Lioa alle ore 03:45 | link | commenti (19)
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martedì, maggio 29, 2007

TEMA: COME HO PASSATO LA DOMENICA

 
 
Agli inizi del Novecento il medico condotto di Mezzocorona, Tullio Giovanelli, segnalò all’autorità la bellezza naturale del percorso nella selvaggia forra a circa 1,5 km a ovest del paese, chiedendo nel contempo un finanziamento per dotarlo di funi metalliche e scale.
All'alba di domenica scorsa una dozzina di veneziani, fra cui il titolare di questo blog, sfidava le pessime previsioni meteorologiche per raggiungere Mezzocorona e portarsi all'attacco del sentiero attrezzato dedicato, appunto, a Tullio Giovanelli. 
Cielo grigio, qualche modesta spruzzata di pioggia, ma impavida e immarcescibile la sporca, anzi ancora pulita dozzina (si sarebbe infangata solo cammin facendo) decideva  comunque di affrontare la risalita del canyon, in uno scenario reso particolarmente sturmundranghico dalla livida luce. Tanto ardimento sarebbe stato premiato un paio d'ore più tardi, all'uscita nella faggeta, dall'apparizione del sole.
Colazione al sacco alla baita dei Manzi, ripresa della marcia fino alla località Monte e - dopo un'ora di meritato relax - ridiscesa a Mezzocorona per il sassoso, panoramico sentiero 500.
[Immagine da http://www.comune.mezzocorona.tn.it/img/pag_interne/turismo/burrone.jpg]
postato da: Lioa alle ore 06:22 | link | commenti (5)
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lunedì, maggio 28, 2007

PICCOLE DIVINITÀ FUORI MISURA

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(
Giuseppe Iannozzi, autore dell'utilissimo "Amanti nel buio di una stanza", Editrice Nuovi Autori, 1994, ha definito "inutile" - nel suo blog http://www.biogiannozzi.splinder.com/ - l'esordio letterario di Marco Candida:- )
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"Comunque è così [= attraverso contatti e invii di testi on line, n.d.r.] che ho conosciuto i miei unici interlocutori possibili – così chiamo le persone che scrivono e hanno prodotto testi interessanti e che parlano il macrolinguaggio della scrittura. Li ho anche invitati qui, dove vivo, a Tortona, per conferenze o corsi di narrazione, e, senza volere, ma trovandomici poco per volta, ho cominciato a osservarli, e li ho sempre osservati, tutti quanti, devo dire, come piccole divinità. Quando si dice che una persona che scrive crea un mondo si usa la stessa espressione che si usa anche per il divino. Soltanto il divino può //creare un mondo// e se si dice che una persona che scrive crea un mondo, allora, almeno quando crea il mondo, si sta dicendo anche che è una piccola divinità.

Ma: come sono queste piccole divinità? Sono arruffate, malconce, particolarissime. Tutte le piccole divinità che ho osservato, comunque sia, mi sono sembrate fuori misura; o troppo basse o troppo alte o troppo simpatiche o troppo antipatiche: sempre, però, con qualcosa di troppo. Dico queste cose perché non sto parlando di uomini, ma di divinità, anche se piccole, e una divinità si tende a rappresentarla bella e della giusta misura (direi: della bellezza e della misura esemplari): un incanto. Quando leggiamo il libro di un autore, la sua voce ci incanta, e quando vediamo la fotografia dell’uomo che ha la voce che ci ha incantati per il tempo della lettura del libro, rimaniamo quasi sempre delusi: pensiamo – parlo al plurale perché penso questa un’esperienza comune – che il suo viso non si addica alla sua voce (come quando parliamo al telefono con una persona senza averla incontrata prima e, quando la incontriamo, la persona ci dice: “Dalla voce ti immaginavo più bello”). Quando alle presentazioni dei libri o durante un’intervista vediamo l’autore, di solito rimaniamo delusi dal suo comportamento schivo e straniante. Noi lo osserviamo, come una piccola divinità, che ha scavato la forma di un mondo, e ci immaginiamo che abbia il viso sfolgorante e gli occhi penetranti – ci diciamo, in un secondo momento, che no, che non può essere così, che quello è solo un uomo, e noi lo sappiamo, lo abbiamo sempre saputo, e che non siamo degli ingenui, ci aspettavamo un uomo e questo abbiamo trovato: un uomo; ma, in un primo momento, in un angolo irrazionale, il pensiero di incontrare una piccola divinità, e con tutte le sembianze della piccola divinità, quel pensiero, in fondo, noi lo facciamo… "

(Marco Candida, La mania per l'alfabeto, Sironi editore, pp. 213-14)

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[Immagine da www.intercom.publinet.it/.../GIUSEPPE.gif ]

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sabato, maggio 26, 2007

EMOTION: HO TOCCATO CON MANO UN WUMINGO!

Altro che senza nome e senza volto! Adesso posso dirvi per filo e per segno come è fatto un Wumingo. Quello che ho conosciuto e toccato con mano io qui a Venezia si chiama Giovanni Cattabriga, è piccoletto, semplice, affabile, ha i capelli neri rasati che fanno pensare a una cuffia aderentissima e le orecchie vagamente marziane, ovvero un po' appuntite e interamente sotto il livello della linea degli occhi. L'incontro con Wu Ming 2 era programmato per le 15.30 di giovedì 24 maggio al Patronato ai Frari di Venezia, sul tema: "Percorsi di pace attraverso la rete". Appena ha aperto bocca, si è capito subito che Giovanni è un superbravo. Ci ha intrattenuti con grande disinvoltura e competenza sulla necessità di un DISARMO CULTURALE, ha citato Panikkar, Huntington, Aime, C. Geertz, Dal Lago, Heyerdhal eccetera, e insistito, in particolare, sull'urgenza di una MEDIA EDUCATION, data l'importanza dei media nel modellare il nostro punto di vista sul mondo, al fine di rendere "mediattivi" e "mediaconsapevoli" quanti più adolescenti possibili. Ci ha consigliato anche vari siti, per esempio www.medmediaeducation.it , www.ilmediario.it , www.glocalyouth.net , www.henryjenkins.org .

Terminata l'apprezzatissima lectio magistralis, non ho resistito alla tentazione di approcciarlo (mi sono spacciato per amico di Roberto Bui, che in realtà conosco solo per interposti elettroni:-) ) e di complimentarmi con lui. Gli ho detto che aveva esposto idee meravigliose... ma che mi restava un interrogativo, modellato sul vecchio "chi controlla i controllori?", ovvero "chi forma i formatori?".  Giovanni ha convenuto sul fatto che era appunto quello lo scoglio maggiore, ma che moltiplicando gli incontri con genitori, insegnanti, educatori eccetera e sfruttando le possibilità della rete qualcosa potrebbe muoversi.

A integrazione del presente veloce resoconto, aggiungo un paio di link con interviste a Giovanni Cattabriga risalenti al tempo dell'uscita del suo libro come single 'Guerra agli umani'.

http://www.wumingfoundation.com/italiano/guerra_agli_umani/venerdi.html

 www.gocard.org/LIBRERIE/?pag=16235&id=484

Dio, che intelligente Wu Ming2. Mi ha fatto anche un po' paura:- )

postato da: Lioa alle ore 07:32 | link | commenti (6)
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venerdì, maggio 25, 2007

LA MANIA PER L'ALFABETO (3)

 
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La terza parte del romanzo di Candida si intitola “LA FAMIGLIA”. Dapprima vi si rivanga la fanciullezza di Michele, che “ha cominciato a scrivere con continuità dai dodici anni circa”, senza aver preso da nessuno. E qui segnalo una contraddizione. Precisa, infatti il 130° post-it (p. 223): “Nessuno in famiglia (sua madre, suo padre o suo fratello, maggiore di due anni) legge libri (e tanto di meno li scrive)”. L'affermazione è subito smentita dal post-it successivo (il 131°) in cui Michele attribuisce proprio alla visione fascinatrice di sua madre che legge l’attrazione per i libri: “La madre di Michele si sedeva su una di queste panchine [del parco del Castello di Tortona, n.d.r.] e mentre Michele e il fratello di Michele[,] [virgola errata. n.d.r.] tiravano fuori un pallone da calcio plastificato… lei tirava fuori dalla borsetta (molle; e di color verde acido) un libricino Selezione… Michele, però, ogni tanto, mentre giocava, si fermava e osservava leggere sua madre. Sua madre reggeva il libricino bianco con le tre dita della destra con le unghie smaltate di rosso… Perché sua madre rivolgeva la sua attenzione – la sua bellezza – al libro? Che cosa ci stava dentro?... forse per un atto di imitazione – si imita solo quel che si ama (non si può imitare, pensa Michele, senza amare l’oggetto che si sta imitando) -, Michele ha cominciato a curiosare dentro i libri, per vedere se per un caso non riuscisse a scoprire – o almeno così a lui piace pensare – che cosa, in quei pomeriggi, sul Castello, avesse catturato tanto l’attenzione – e la bellezza – di sua madre.”
Nel 137° post-it si ribadisce che “la famiglia non ha mai accettato fino in fondo che Michele si chiudesse nella sua stanza e si concentrasse sui libri per leggerli o per scriverli”. Seguono vari racconti, inseriti con pretesti ad hoc. Se, per esempio, Michele estrae un plico di fogli dal penultimo cassetto, subito dopo, inesorabile, appare il “RACCONTO NEL PENULTIMO CASSETTO” (che ci ragguaglia su varie fanciulle amate in successione da Michele prima di Savemi, al ritmo di una tira l'altra).
Nel 143° post-it Michele pensa che “è per causa della scrittura se sta lì inscatolato nella sua stanza: la scrittura ha non allargato ma amputato il suo mondo, il mondo del fantasma, come Savemi lo chiama, e il fantasma adesso esce da tutti i cassetti, si allunga per tutta la casa, si è insediato anche nell’ultimo cassetto della scrivania del suo ufficio: è il fantasma che gli ha fatto perdere il lavoro…”
Il racconto più suggestivo si intitola “Gli insetti grossi. Psicotrauma”, quello meno accattivante “Il racconto in sei lingue”, dove, peraltro, l’aggettivo "incredibile" viene erroneamente tradotto in inglese come unbeliveable [la grafia corretta è "unbelievable", n.d.r.]. Un terzo racconto, “Desideria si chiede”, parla di una sorta di Zelig in gonnella che osserva, introietta e riproduce senza sosta comportamenti altrui.
E intanto, tra un inserto e l’altro, siamo arrivati a pag. 272, dove inizia la tirata secondo me più bella del romanzo, con la splendida invenzione del fantasma che si materializza: e qui devo assolutamente complimentarmi con Marco Candida. Il 29 ottobre 2004 Savemi se ne va. Il giorno dopo Michele svita la torretta del computer ed ecco che, nemmeno avesse scoperchiato il vaso di Pandora, dalla torretta cominciano a fuoriuscire e a sparpagliarsi per tutta la casa frotte di “esserini ritorti e gommosi, particolarissimi, grandi un pollice” [viene in mente il film "Gremlins", n.d.r.]. Seguono varie pagine di acrobazie dei suddetti esserini finché... accade il prodigio, sul quale non mi effondo ulteriormente per non spoilerizzare del tutto la lettura di questa magnifica trovata.
“Dopo tanti anni”, sospira Michele [di nuovo in prima persona, anziché per interposto narratore onnisciente, n.d.r.], “se non altro dopo tanti anni che mi sentivo dire che i miei scritti non avrebbero dato forma a niente, adesso, adesso che si erano incastrati e avevano dato forma a qualcosa, a una cosa, sia pure anche solo quella cosa, e anche se sospettavo che dietro quella cosa non ci fosse proprio niente, questo, comunque, mi faceva soddisfazione… Poi, però, come dicevo, mi è venuta la paura… Che cosa era quello se non il mio fantasma? Che cos’era se non una cosa che aveva preso forma, e proprio davanti ai miei occhi, attraverso cose che io avevo fabbricato, sia pure indegnamente?”. Ripeto: invenzione narrativa di prim'ordine. Bello anche l'avverbio "indegnamente".
Il romanzo si chiude con la mamma che dice a Michele: “E cerca di capire che nessuno qui in casa ti tocca le tue cose e che nessuno ce l’ha con te e che puoi fare tutto quello che vuoi, basta che lavori, e che pensi al tuo futuro… sennò ci tocca mantenerti per tutta la vita, e questo non lo vogliamo, cioè fosse per noi, lo vorremmo anche, ma noi lo diciamo per te, perché siamo i tuoi genitori, Michele, e ti vogliamo bene, e adès… ‘sta sità”.
Nel terzultimo post-it Michele riprende a lavorare, nel penultimo assistiamo al rientro in pista di Savemi, The Saviour:-) mentre nell’ultimo, appena prima di congedarsi da noi, il protagonista ripete lo stesso identico gesto di 157 post-it prima, ovvero quello con cui si apriva il romanzo, affinché il circolo narrativo si chiuda... 
Ciao, Marco. Sono contento che tu non te la sia presa per i miei bonari cazzeggi. Ti ho già spiegato che Madre Natura, purtroppo, mi ha condannato a essere un critico solo semiserio. Posso comunque dirti che, nel complesso, il tuo romanzo d'esordio non mi è dispiaciuto, a parte qualche tediosità. Giuro che mi aspettavo mooolto, ma mooolto peggio:- )))
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[Immagine da http://www.flickr.com/photos/42309101@N00/ ]
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giovedì, maggio 24, 2007

LA MANIA PER L'ALFABETO (2)

(Marco Candida).
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La seconda parte di La mania per l'alfabeto si intitola "IL LAVORO" e comprende i post-it dal 57° al 128°, se si vuole continuare a chiamarli così, trattandosi in realtà, come ormai si è ampiamente intuito, di normalissimi paragrafi: è un po’ come la storia degli spazzini diventati improvvisamente "operatori ecologici":-)
Ma è subito flash-back. Ci viene rivelato che il 5 novembre 2002 (Candida, chissà perché, preferisce la formulazione “al 5 novembre 2002”) Michele era stato assunto come impiegato di terzo livello a tempo determinato, ovvero fino al 4/11/2003, dalla Stradesicure S.p.A.
A questo punto, per dare polpa al libro, l'autore inserisce vari materiali: l’intero contratto di lavoro, l’organigramma aziendale, la lista delle commesse commerciali attive in data 30 settembre 2004 [un deferente omaggio all'omerico Catalogo delle Navi nel II libro dell’Iliade? Mah. Bah. Chissà. N.d.r.], eccetera. Il lettore, ovviamente, salta a piedi pari tutto ciò.
La ditta che ha cooptato Michele produce conglomerato bituminoso, also known as "asfalto". Vengono descritti vari colleghi di lavoro. Non succede granché fino al 102° post-it, in cui leggiamo: “Se ogni Ufficio della ditta è un Mondo, e se ogni Impiegato è l’Abitante di un Mondo, allora Michele in questo momento viene squadrato da Fantini come un Invasore, come un Alieno proveniente da un Altro Mondo”.
La situazione peggiora nel 108° post-it, che puntualizza: “Michele, che è la persona solitaria e silenziosa delle serate con Savemi, è per questo il candidato ideale a essere il bersaglio de La Ditta”. Viene, infatti, presto considerato frocio (“non omosessuale, no, proprio frocio”) e soprannominato Michele Rick (da “ricchione”, si immagina), poi sospettato di essere, con un rovesciamento di prospettive, “chiavatore oppure grande scopatore", instancabile stallone, poi ancora "un genio o una mente superiore", infine, con pari esagerazione, un ritardato. Di tanto in tanto (Candida dice "ogni qualche volta”) a Michele cadono di tasca dei foglietti e il post-it n. 125 ne riporta uno per intero contenente "IL RACCONTO DEL FOGLIETTO CADUTO" (appunto). Sono circa una decina di pagine [all'anima del foglietto!, n.d.r.] di copia-incolla di una lunga recensione tratta da Internet, grazie alla quale Candida doppia elegantemente il traguardo di pagina 200 e si porta in tal modo a un solo terzo dalla fine.
Il 128° post ci regala un’interessante convinzione di Michele, che adesso parla e si espone in prima persona, rinunciando alle prestazioni del narratore onnisciente, mandato improvvisamente in ferie:
“Penso che il libro verrà quando avrò sofferto abbastanza e avrò trovato il modo di esprimere questa sofferenza. Quando si scrive bisogna dar voce a una diversità, e la diversità, molto spesso, sta sprofondata nella sofferenza. Bene, se è così allora mi chiedo: io sono in grado di dar voce a una nuova diversità?... È la scrittura la sofferenza: è la scrittura la diversità.”
Subito dopo viene inserito un nuovo racconto: “Il FOGLIO”, frutto di un seminario sulla narratologia alla Facoltà di Lettere, seguito da tre interrogativi:
1)      Perché allora scrivere se scrivere è diversità, sofferenza, solitudine?
2)      Perché scrivere se scrivere è fornire una rappresentazione infettata?
3)      Perché scrivere se scrivere è pretendere di curarsi con la propria malattia?
ai quali Candida-Michele dà la seguente risposta:
“Perché la scrittura è un demone e davanti a un demone non si può fare molto”.
Ovviamente siamo molto lontani da dichiarazioni wuminghiane del tipo: “Di ‘biopic’ sui Grandi e Grandissimi Artisti, la loro Ispirazione, la loro Superiore Sensibilità, il Titanismo, l'Ego che si espande fino a invadere ogni spazio, il loro essere maudits /incompresi/ribelli/irregolari/martiri della creazione, vissi d'arte vissi d'amore, live fast die young ecc. ce ne sono già fin troppi. Si potrebbe scrivere un romanzo in cui la Musa, stanca di essere tirata per la giacchetta di questo mondo, manda l'eroico Autore a fare in culo”. (http://www.ilpostodeilibri.it/joyce_31.htm )
E a proposito di pena e sofferenza, nella stessa intervista chiesero a Wu Ming 1:
"Per voi scrivere un libro non è mai un piacere, quindi? C’è sempre una buona dose di fatica, di 'pena' . Si può dire, così?"
La risposta fu:  
"No. La vera fatica è quella del minatore, di chi spalma il catrame sulle strade [Wu Ming 1 prefigurava i conglomerati bituminosi di Candida? n.d.r.], raccoglie i pomodori, lega gli innesti alle piante, tira il risciò, scarica i camion, passa le giornate sulle impalcature, ha i piedi gonfi per aver passato undici ore al semaforo proponendosi per lavare i parabrezza. Non bisogna credere a chi esalta troppo i Tormenti del Creare, il Peso dell'Arte ecc.. Raccontare una storia, limare un verso, far suonare la lingua e le parole è senz'altro più divertente che spalare la neve all'alba a metà gennaio per conto del Comune. Però, anche scrivere è un lavoro, con strumenti, tecniche, tempo da dedicare, routines da eseguire, parametri da verificare, collaborazioni da rodare."
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(Continua)
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[Immagine da static.flickr.com/38/116747315_d450c235e1_m.jpg ]
postato da: Lioa alle ore 06:33 | link | commenti (17)
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mercoledì, maggio 23, 2007

IL ROMANZO D'ESORDIO DI MARCO CANDIDA (1)

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Il risvolto di copertina recita: "La mania per l’alfabeto è un romanzo drammatico e paradossale, frutto di un ***genio*** che trabocca di storie". 
“Me cojjoni!” esclama subito il lettore. "Speriamo non se lo sia detto da solo."
E inizia a scorrere le pagine. Il primo interrogativo che lo squassa è come faccia il narratore onnisciente ad appuntare testi così lunghi nello spazio notoriamente ristretto dei foglietti chiamati post-it (nel romanzo, peraltro, meticolosamente numerati da 1 a 158).
La situazione iniziale, comunque, è questa: il suddetto osservatore annota in singoli post-it non solo ciò che fanno, ma, essendo onnisciente, anche ciò che pensano il venticinquenne Michele e la sua compagna Savemi [C'è forse un richiamo all'invocazione inglese "Save me!", "Salvami!"? Mah. Bah. Chissà. N.d.r.]
Vediamo nello specifico:
Michele si è messo in testa di scrivere non già “un” libro, ma “il” libro (il libro per antonomasia, si suppone), mentre Savemi proprio non ce la fa ad adorarlo in silenzio per tutto il tempo. Così accade che, mentre Michele sugge avidamente il latte della sua immaginaria Musa, già nel secondo post.it  il narratore onnisciente annoti: “Quasi sempre Savemi si addormenta per il ticchettio regolare delle dita di Michele sulla tastiera”.
Nel terzo post.it la tastiera viene chiamata senza mezzi termini “lei” (in corsivo), anziché "essa": “davanti a lei gli oggetti intorno [compresa l’altra “lei”, la compagna-oggetto Savemi, evidentemente, n.d.r.] non ci sono più”.
Si tratta, per farla breve, di un cupo caso di grafomania compulsiva. Michele, infatti, non ha in testa alcuna storia da raccontare. Gli basta ammucchiare noiosissimi dettagli sul proprio ombelico, sulla durata cronometrica dei propri gesti, anche i più banali, con tanto di relativi grafici, e così via. E quando proprio non sa più che pesci pigliare, attinge a piene mani da pensierini registrati in vecchi quaderni di scuola, da  lettere alla mamma (“Per te, mamma, vorrei scalare la montagna più alta…”), da mail inviate per accertare quali regali di Natale sarebbero più graditi, da altre mail inviate per avere conferma che i regali elargiti siano stati effettivamente molto graditi, da un brogliaccio con abbozzi di idee da sviluppare in futuri racconti, eccetera.
Nel quarto post-it il narratore annota: “In certe occasioni Savemi considera Michele come un malato da assecondare”. Il tredicesimo post-it spazza via ogni residuo dubbio:  “Savemi ha imparato che… Michele è ossessionato da un fantasma – che Michele chiama il libro.”
Nel quattordicesimo post-it  leggiamo che Savemi “sa che Michele possiede una parte bianca e una parte nera… la parte bianca è l’angelo, la parte nera [ovviamente, n.d.r.] il diavolo”. Come dire che, malgrado tutto, anche in lui c'è del buono e del cattivo.
Nel diciassettesimo post-it Michele vede uscire dalla bocca di Salemi “sempre pietre preziose, diademi e stoffe di seta come alla fanciulla nella favola di Perrault”.
Su come dovrà essere il libro alla cui composizione Michele dedica tante energie troviamo cocenti interrogativi alle pgg. 28-29:
“Dovrà essere di duecentodieci pagine o di trecentoquindici? Centodiciassette o quattrocentonovanta? Settecentoventi? O milleduecentotrentasei? E dovrà avere capitoli e sottocapitoli? Oppure nessun capitolo? E se avrà capitoli, quanti capitoli? Dieci capitoli? Dodici capitoli? Oppure centoventi capitoletti? (… detto fuori dai denti non ho mai capito il senso dei capitoletti…)? E se nessun capitolo, dovrà esserci una riga bianca tra un non-capitolo e l’altro, e se sì quanto frequenti queste righe bianche? E le frasi dovranno essere lunghe oppure corte?...” Eccetera (le domande proseguono imperterrite per svariate pagine).
Nel ventitreesimo post-it Savemi capisce che "la loro storia non può continuare.” [E ‘tte credo!, n.d.r.]
Nel venticinquesimo post-it il ménage precipita: “Da almeno due mesi Michele e Savemi non vanno da nessuna parte: stanno a casa oppure vanno al cinema.” (Andare al cinema, evidentemente, è equiparato al non andare da nessuna parte, con buona pace del Mereghetti). 
Nel trentaquattresimo post-it si afferma che “il macrolinguaggio è la lingua condivisa da tutti gli scrittori e da tutti i poeti in ogni tempo, è la lingua condivisa dagli scrittori ottimi e dagli scrittori mediocri in ogni tempo…” e più giù: “Saper scrivere è conoscere il macrolinguaggio”. Fa niente, quindi, se si è scrittori mediocri. Tanto sempre di macrolinguaggio si tratta.
A pagina 125 Savemi dice a Michele: “Non riesci neanche a concludere una serata come questa: figurati una cosa complessa come un romanzo o un libro di racconti!”
(L’identificazione del lettore in Savemi, a quel punto, è totale.)
A pag. 133 si legge la considerazione: “Quando la persona amata ci lascia, muore. Naturalmente la persona amata non muore, ma per noi e per il nostro mondo la persona amata è morta”. Ma nel cinquantaseiesimo post-it Michele dice a Savemi che lasciarlo “significa sgretolare tutta la sua vita”. Si deduce che, in realtà, a morire sarà lui.
La prima parte del romanzo si conclude con Savemi che ammonisce il fidanzato, ormai irrecuperabilmente affetto da sì grave forma di tabe pseudo-letteraria, con le parole: “La scrittura, sono certa, ti causerà anche altri problemi: non solo me che ti lascio”.
Michele alza uno sguardo supplice [come a dirle: "Save me! Save me!", n.d.r.], ma questa volta le vede uscire di bocca “pietre nere, aghi arrugginiti, fazzoletti di carta bagnati”.
Nulla, ormai, fa più immaginare che Savemi salverà Michele...
(Continua) 
postato da: Lioa alle ore 07:12 | link | commenti (10)
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martedì, maggio 22, 2007

TEMA: COME HO PASSATO LA DOMENICA

kranjska.

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Domenica scorsa, just for a change rispetto alle solite, comunque amatissime ferrate, ho aderito a una biciclettata di gruppo in Slovenia, lungo la Sava: da Rateče, subito oltre il valico di Fusine, a Mojstrana, passando per Kranjska Gora e ritorno. Estremamente piacevole la pista ciclabile tra prati e boschi, lontana dalle auto, ai piedi di magnifiche cime. Nei dintorni di Mojstrana, peraltro, siamo andati a visitare la cascata di Pericnik, alta 60 metri, che un sentiero semicircolare permette di gustare anche da dietro (avete mai buttato l'occhio nel "backstage" di una cascata?). All'andata la pista è in lieve, costante discesa, per un dislivello totale di 200 metri. Il ritorno, ovviamente, è un cincinino più faticoso. Chilometri percorsi: una cinquantina. Per usare un tipico explicit infantile "siamo tornati stanchi ma felici".

(Kranjska Gora)

A proposito, domenica prossima Sergio e io guidiamo l'escursione della GM veneziana al Burrone Giovanelli nei pressi di Mezzocorona: è un facile sentiero attrezzato che risale un selvaggio canyon. Se qualcuno vuole aggregarsi, (ovviamente munito di casco e imbragatura), me lo faccia sapere entro venerdì:- )

 [Immagine da www.europe-active.com/ex/images/810_slovenie-...]

postato da: Lioa alle ore 04:53 | link | commenti (10)
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lunedì, maggio 21, 2007

L'INFINITO È UNA GOCCIA DI PIPÌ

(Giacomo Leopardi)

Evidenzio uno scambio di vedute avuto nei commenti al post dell'altro ieri -sabato 19 - con tal "maestro Mario".

Lucio Angelini

«Come avrà insegnato ai suoi scolaretti, ogni processo di comunicazione implica necessariamente un mittente, un messaggio (testo), un destinatario. Se manca uno solo dei tre elementi, la comunicazione abortisce. Scrivere (anche un blog) non può non reggersi sullo stesso impianto. Se non avessi almeno qualche visita al giorno, sicuramente chiuderei bottega. Aggiungere un pezzo ogni giorno costa una certa fatica, ma il feedback dei commenti rilancia piacevolmente la comunicazione. La voglia di intrattenere/divertire un po' anche se stessi, oltre gli altri, resta in ogni caso una delle molle di fondo di ogni blogger (e di ogni scrittore, e di ogni attante della comunicazione):- /»

Mario

«Io ai miei scolaretti non dico affatto che quando si scrive ad esempio una lettera c’è bisogno di un mittente e di un destinatario. Voglio dire: uno scrittore di lettere può anche essere un tale che non le scrive a nessuno (o in ogni caso non ha la minima intenzione di imbucarle) le lettere. Alla fine esiste solo il testo. E ai miei scolaretti insegno che questo è il segreto della poesia. In genere faccio l’esempio dell’Infinito di Leopardi (che i miei bambini sanno tutti a memoria). Questo straordinario idillio non ha un mittente (perché lo scrittore è completamente dissolto nel testo), non ha un destinatario perché tutti i destinatari sono solubili nel testo. Testo e mondo coincidono. Tutto il resto (compresi gli uomini) rimane escluso. Questo credo che sia il segreto della poesia.»

Lucio Angelini

«Certo, può succedere che mittente e destinatario coincidano (scrivere per se stessi, per chiarire il proprio pensiero), ma se Leopardi avesse composto e subito dopo distrutto "L'infinito", senza farne leggere i versi a nessuno, il problema dell'arte come atto di comunicazione - per quel componimento - non si porrebbe nemmeno. Suona tautologico, ma è così. Un attore può anche recitare magnificamente un monologo davanti allo specchio, ma il suo talento espressivo ha senso - secondo me - solo nel momento in cui riesce ad accendere delle reazioni negli altri. Un artista può anche NON porsi il problema di chi fruirà della sua arte, nel momento in cui si esprime, ma senza un qualche destinatario (presente, futuro o addirittura postumo) la sua arte si ridurrebbe a un atto puramente masturbatorio... Il senso di ogni attività espressiva - ripeto, almeno secondo me - nasce dal riscontro suscitato negli altri.

P.S. In totale disaccordo sull'affermazione: "Questo straordinario idillio non ha un mittente (perché lo scrittore è completamente dissolto nel testo), non ha un destinatario perché tutti i destinatari sono solubili nel testo. Testo e mondo coincidono". Il mittente resta Leopardi, il messaggio "L'infinito", i destinatari noi che leggiamo e apprezziamo il testo. Non mettere a parte i tuoi scolaretti di "segreti della poesia" fumosi come quelli che hai indicato a me:- )»

Mario

«Io sono in totale disaccordo col tuo disaccordo, forse perché come tutti i maestri elementari che fanno questo lavoro con passione, non riesco più a essere d’accordo con un adulto su nulla, nemmeno sul colore della carta (che per i genitori dei miei bambini è bianca e per noi che la teniamo nelle cartelle è “color quaderno”). Forse non sono un insegnante perfetto, e magari il fatto che i miei scolari siano molto contenti di me non è un vero fatto, ma, se così posso dire, l’evaporazione di un fatto: una specie di fumosità poetica che spargo nella mia classe e che a contatto degli scolaretti diventa una felicità incomprensibile dall’esterno. Il effetti il Direttore mi guarda con un sospetto ormai ventennale.
Dicevo… non sono un insegnate modello ma tutti i miei bambini scrivono bene, molto meglio dei loro coetanei. E non solo: credono che la poesia sia la forma più naturale di esprimersi. D’altra parte sono convinto che i bambini sono molto più “capillari” degli adulti (nel loro sentire). Loro afferrano senza sforzo il concetto di “impersonalità della cosa poetica”. Cioè capiscono molto bene che l’autore (mettiamo di un idillio straordinario) è solo una parte di mondo che riconosce se stessa. Io spiego loro che Leopardi confidava nella “naturalezza della poesia”. Alberto, un bambino sensibilissimo, ha scritto che “L’infinito è come una foglia di rosa o di verza, come una goccia d’acqua o di pipì”.
Io credo che la Poesia non sia molto diversa da una scoperta scientifica. Il fatto che sia stato Leopardi a comporre (o meglio a ri-comporre) L’Infinito conta poco. Certo Carducci non avrebbe mai potuto farlo (io insegno ai miei scolaretti – attirandomi l’ira del Direttore – che Carducci non è assolutamente un poeta, come non è un poeta il Pascoli ecc. ecc.), ma molti poeti (tutti i poeti del mondo) potrebbero scrivere L’infinito. Anzi, lo hanno già scritto senza saperlo.»

Lucio Angelini

«Vabbè, se vuoi menare il can per l'aia, menalo. Poesia può essere tutto e niente. Poeti possono essere tutti e nessuno. E bla bla bla. Mia madre, secondo me, è una grande poetessa dei cappelletti alla fanese. Il livello è lo stesso di Shakespeare. Epperò Shakespeare è Shakespeare, mentre tutto il saper del cuoco finisce "in quel loco". “L’infinito è come una foglia di rosa o di verza, come una goccia d’acqua o di pipì” sarà anche una bella frase poetica di per sé; ognuno sarà anche libero di riverberare come meglio sente e crede ciò di cui fruisce, e se tu dici: "Tutti i poeti del mondo potrebbero scrivere 'L'infinito'", l'affermazione, in qualche modo, sarà anche vera, ma io - che sono refrattario alle fumisterie - preferisco continuare a dare a Leopardi quel che è di Leopardi e ad Alighieri quel che è di Alighieri.»

Mario

«In realtà non capisco perché abbiamo parlato di poesia. Forse perché i miei scolaretti parlano in versi e mi hanno convinto che questo è il linguaggio delle scuole elementari. I discorsi più belli, comunque, li fa davvero Alberto (che è un bambino per metà marocchino). Io considero quasi liturgico il lavoro del cuoco. E anche “quel loco” è una specie di confine poetico. In ogni caso è un passaggio dal dentro al fuori. Alcuni spiriti scivolano da lì verso il basso. I suffumigi, le fumisterie, i vapori… sono in un certo qual modo curativi. Oppure indicano un arrosto che può esserci o esserci stato.»

Lucio Angelini [NUOVO COMMENTO]

«Invito il maestro Mario a scorrere l'intervista ai Wu Ming, ai quali lo sento molto vicino, qui:

http://www.aib.it/aib/editoria/n14/02-06wuming.htm

compresa la premessa:

"... Wu Ming, 'colui che non ha nome', autore di 54, è un nome collettivo che ben rappresenta le intenzioni degli autori che lo sostanziano. I loro nomi anagrafici infatti non sono un segreto, basta tra l'altro aprire il sito www.wumingfoundation.it  per conoscerli, semplicemente non hanno alcuna importanza: ciò che Wu Ming vuole evidenziare con la sua scelta è che l'accento va posto su "ciò che è scritto" piuttosto che sulle individualità di "chi scrive". L'autore è, più che altro, un "riduttore di complessità" in quanto esemplifica e rappresenta idee e contenuti che appartengono a tutti e che l'intera società contribuisce a produrre. In questo senso è assurdo applicare il concetto di proprietà privata alla cultura e non è giusto impedire o limitare la riproduzione di opere letterarie e artistiche. Perciò sui libri firmati dal gruppo è detto a chiare lettere che ne è consentita la riproduzione."»

[Ciò non toglie che i proventi delle vendite dei libri dei Wu Ming non vadano ai lettori o "a tutti", ma agli autori o "riduttori di complessità" (o comunque li si voglia chiamare). Come dire che, copy left a parte, "Plus ça change, plus c'est la même chose":-), n.d.r.]

postato da: Lioa alle ore 08:19 | link | commenti (58)
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sabato, maggio 19, 2007

CINQUE BUONI MOTIVI PER TENERE UN BLOG

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Mi chiedeva il visitatore Mario nei commenti al post di ieri:

"Dottor Angelini, mi piacerebbe che mi spiegasse che cosa è un blog. Ad esempio il suo raccontino è molto bellino, ma perché lei lo scrive proprio qui? si aspetta dei commenti? Cioè che gli dicano “mi piace o non mi piace”?

Rispondo:

«Egregio dottor Mario, in tutta la lit-blogosfera proprio in questi giorni imperversa il tormentone "Cinque buoni motivi per tenere un blog". La stessa Loredana Lipperini in "Lipperatura" ha indicato i propri:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/05/five.html#comments

Nei commenti al suo post ho segnalato i miei, che le riporto. Ovviamente sono esposti tra il serio e il faceto, il registro a me più congeniale. Eccoli:

1) Tengo il blog 'Cazzeggi Letterari' soprattutto come forma di volontariato culturale. Cioè cazzeggio "a gratis" a beneficio dell'umanità. A volte ho come interlocutori persino degli psichiatri:- )

2) Spero segretamente che Orietta Fatucci mi legga, si penta di avermi cacciato da El-Emme-Einaudi Ragazzi e autorizzi il FUMER tutto (Fronte Unito Megere Editoria per Ragazzi) a riaprirmi i cancelli editoriali.

3) Spero segretamente che qualche editore per adulti, affascinato dal mio blog, mormori tra sé e sé: "Ma quale scrittore per ragazzi! Questo è un fior di scrittore per adulti! Mo' me lo metto sotto contratto".

4) Con i miei cazzeggi, desidero intrattenere un po' anche me stesso, oltre l'umanità blogghica in generale.

5) Spero segretamente, infine, di affascinare sia Babsi Jones - nella speranza che mi coopti per i suoi giochini (ma quella non mi fila manco per il caz... ehm, manco per caso:- )-, sia Luca Di Meo aka WM3 (che fin adesso ha sintetizzato le sue impressioni su di me nel poco incoraggiante gemito: "Povero Angelini, davvero povero povero!" (in realtà un po' lo capisco, adesso che ha fatto i soldi con Manituana):- / »

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venerdì, maggio 18, 2007

AGGIORNAMENTO ADNKRONOS SU MONICA VIOLA

invito_tana.jpg  

http://www.adnkronos.com/IGN/Cultura/?id=1.0.955954077

"Il romanzo e' la storia di una ragazzina affamata d'amore e d'accettazione in una famiglia romana troppo numerosa e caotica per saziarla. E' la storia di una generazione ibrida e rimossa: quella di chi era troppo giovane per il '77 e troppo vecchio per gli anni Ottanta. E' la storia di una Bambina con i Capelli a Ombrellone cresciuta a cavallo dei due decenni, inciampando nelle spine piu' aguzze della vita: le molestie dei fratelli, la malattia e la morte della madre, l'indifferenza del padre. E' la storia di un'Italia prima insanguinata e impaurita, poi d'improvviso futile e leggera.

''Questa storia vuole anche essere, con poche pretese -spiega l'autrice- la cronaca di una generazione senza identita': troppo giovane per il '77 e troppo vecchia per gli anni 80. Generazione ibrida che ha fatto da ponte tra due estremi, sotto l'ombra lurida degli anni di piombo e delle stragi di Stato. Una generazione rimossa di cui non parla mai nessuno, assente anche dall'immaginario cinematografico. E pero' eravamo tanti, scuole con le sezioni fino alla lettera T. Dove siete, tutti?''.

OGGI A PADOVA. CAFE' AU LIVRE. ORE 18.00

postato da: Lioa alle ore 09:40 | link | commenti
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CARAMELLE DA UNO SCONOSCIUTO

  
[Nella vignetta si gioca con i termini 'sweets' (caramelle) e suites (salotti), n.d.r.].
          
                 CARAMELLE DA UNO SCONOSCIUTO
                                          di
                                Lucio Angelini
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C'era una volta un bambino a cui la mamma diceva continuamente: “Mi raccomando, non accettare mai caramelle da uno sconosciuto”.
"Che strani gli adulti," pensava il bambino. "Si mettono in testa delle cose incredibili. Non mi è mai successo che qualche sconosciuto mi offrisse delle caramelle. Magari mi succedesse!"
Ed ecco che, un brutto giorno, il fatto successe davvero.
“Ciao, carino. Vuoi delle caramelle?”
Il bambino, che si chiamava Michele, si girò e capì di avere a che fare con il famoso Sconosciuto.
In pochi secondi nella sua testa vorticarono varie possibili risposte, raggruppabili nei due insiemi (a scuola l'ultima supplente - supplente di una supplente - era fissata con l'insiemistica):
a) "No, grazie."
b) "Volentieri, grazie."
Il risultato fu che Michele guardò fisso lo Sconosciuto senza proferire motto. Si studiarono a lungo. Lo Sconosciuto aveva una piccola luce cattiva in fondo alle pupille, ma le caramelle che protendeva avevano un'aria eccellente.
"Che sia un piedofilo (1)?", si domandò Michele, che aveva sentito pronunciare quella parola in televisione. E gli guardò i piedi, ma senza ricavarne alcuna informazione utile. "Forse no", si rispose, "mi sembra che abbia dei piedi assolutamente normali".
Aveva una voglia matta di tentare la sorte e di fidarsi del tizio, ma nello stesso tempo sentiva martellargli in testa la voce petulante di sua madre: "Mi raccomando, non accettare mai caramelle da uno sconosciuto".
“Lei è famoso?” gli domandò d'un tratto.
“No”, rispose il tizio, abbastanza sorpreso. “Perché?”
“Perché ho l'ordine di non accettare caramelle da sconosciuti. Se proprio ci tiene a regalarmene un po', dovrebbe prima sforzarsi di diventare una celebrità.”
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(1) Il termine corretto è 'pedofilo' e designa un adulto che prova un'insana attrazione fisica per i minorenni.
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giovedì, maggio 17, 2007

IL MISERABILE ANDERSEN

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Violinista 

 

 

 

 

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È un bel pezzo che non vi parlo di Andersen romanziere, mio vecchio cavallo di battaglia. Ricordo che quando Giuseppe Genna era ancora giocherellone, ovvero prima che perdesse definitivamente il senno per la civetta Lulu, che frascheggia con tutti, pubblicò uno spassoso articolo su www.miserabili.com , il giornale telematico di "letteratura e mondo" da lui fondato nel 2002.

Mo' ve lo recupero. È qui:

http://www.miserabili.com/2005/05/26/christian_andersen_curato_da_l.html

«Christian Andersen curato da Lucio Angelini»

di SILVANA MORASSO
[dal "Bollettino della Società di Italianistica Tridentina", aprile 2005]

«Nel 1879 uscì in Italia un romanzo di Christian Andersen scritto nel 1836 e adesso, nel 2005, esce ancora. È  l'ostinata determinazione del curatore e traduttore Lucio Angelini a fare emergere dall'oblio questo importante pezzo di letteratura. Non deve essere stato semplice ricordarsi di un libro del 1879, la memoria fa degli scherzi, ma la competenza no, l'amore vince tutto. Angelini ama Andersen come un Parente la Mamma. Aveva a disposizione, Angelini, un vasto spettro di inediti del grande danese, favole che i bambini d'oggi hanno sostituito con la Playstation e non sanno nemmeno quanto belle sono e cosa si perdono a non leggerle. Favole inedite come La pustola e la spugna, Il convolvolo di Korsør, Il roditore di ebano dell'isola di Fionia, La mendicante antipatica del ponte di Belt, I tre zuzzurelloni di Sejerskovvej, La storia triste di Bastian Contrario, L'acciarino di Fyrtøjet, Lo scemo del villaggio di Århus, La guerra dei sessantadue mondi, Mønsted Kalkgrube e l'albero di Santa, Il raccoglitore di spigole va al Nordsømuseet, Liberi stalloni adorni di vischio, Zampanò e Zampasì. In questo bendidio che fa la gioia di ogni filologo danese, Lucio Angelini, che danese non è, sceglie invece il tristissimo ma educativo romanzo di Christian Andersen, Solo un violinista (pp. 363, euro 16,50), assedia l'importante imprenditore elide Edilo Fazi, glielo fa pubblicare e restituisce a noi tutti dall'oblio una sorta di Jude l'oscuro che si svolge in Danimarca e che potrebbe intitolarsi Christian lo sfortunato, culmine della tradizione che da Remi arriva a Peline.

Lo sapevamo tutti che la traduzione del 1879 era pessima. Quella lingua italiana faceva acqua da tutti gli avverbi. Era meglio morire da piccoli che crescere ottentotti, o essere danesi che si facevano tradurre da Annibal Caro redivivo. Tutti quei termini desueti: ambagie, imperocché, pitto, Enzo, cavèi, emiciclo, ei, dominiddio. Lucio Angelini, consapevole di questa devastazione linguistica che si faceva beffe della comparatistica, ripara al vergognoso torto perpetrato nei confronti del danese in quel 1879, anno peraltro in cui nacque Albert  Einstein. Messosi di buzzo buono, in forza di una straordinaria e memorabile esperienza consumata nell'editoria per ragazzi, essendo da sempre severo censore di Roberto Piumini e Bianca Pitzorno, Lucio Angelini riporta l'idioma danese ai suoi antichi splendori, permettendoci di leggere tutte quelle ø, Æ, Å finalmente al loro giusto posto.
La trama. Il protagonista si chiama Christian come l'autore, il che dice molto sui protocolli di mimesi e autobiografismo in Danimarca. Christian nasce in una famiglia umile, come del resto l'altro Christian: l'acqua la si va a prendere al pozzo, è sempre gelida perché siamo in Danimarca, la scena dell'abluzione ascellare a gennaio è straziante. andersen.jpgChristian ha una vita amorosa lineare: qualunque donna lo rifiuta, proprio come l'altro Christian, che però era bisessuale, a differenza di questo Christian. Del resto per Andersen era difficile trovare una donna o un uomo, presentandosi come Leopardi pettinato da Gil Cagné e vestito come Lady Oscar (vedi la fotografia qui a sinistra). Christian ama Noemi, riamato, ma hanno solo sei anni e, quando cresce, Noemi non lo ama più.
Questa, la trama.
Fu intorno a questo romanzo che si scatenò la nota querelle tra Andersen e il suo coetaneo Soren Kierkegaard. Il filosofo, il quale prima promise ad Andersen una più accurata e più positiva recensione di quelle ottenute sino ad allora, finì per cambiare idea e per pubblicare un vero e proprio pamphlet contro di lui, intitolato Dalle carte di uno ancora in vita (oggi disponibile nelle edizioni Morcelliana, pp. 144, euro 8,26). Andersen, scrisse Kierkegaard, “scocciato e scontento com’è del mondo reale, cerca di avere nell’avvilimento delle sue proprie creature poetiche quasi un risarcimento per il suo”: frase complessa, che va riletta più volte, sembra uscita dall'edizione del 1879. Giudizio al vetriolo che poi lo scrittore di Odense ricambiò scrivendo la commedia En Comedie i det Gronne (1840), nella quale compare un filosofo terribilmente confuso e impacciato.
Come ha scritto
Alberto Melis, comunque, "la bellezza di questo romanzo, per quanto alcune critiche non fossero forse del tutto fuori luogo, come mette in risalto lo stesso Lucio Angelini, va colta soprattutto all’interno delle contraintes, delle regole-costrizioni “d’ingaggio”, proprie del periodo del Romantisme. Alle quali le controverse vicende di Christian e Noemi – stupende le pagine dedicate al loro amore bambino -, così come gli squisiti affreschi sul popolo degli tzigani o la drammatica descrizione di quello che realmente fu l’ultimo pogrom contro gli ebrei di Danimarca, non potevano certo sottrarsi". Frasi che vanno meditate più volte, da molto non si leggeva qualcosa di tanto notevole sulle contraintes del Romantisme.
Sia come sia, Noemi è una figura indimenticabile e infatti, nonostante fosse apparsa per la prima e ultima volta in Italia nel 1879, Angelini non l'ha dimenticata e ce la ripropone in questo imperdibile assolo di violino che è questo sesto romanzo di Christian Andersen, che abbiamo scoperto oggi essere bisessuale.
Del resto, gli stessi danesi hanno un fulminante e brachilogico proverbio per descrivere una situazione come questa: "I kalkgruberne overvintrer mere end 5000 flagermus. De fleste er vandflagermus, men der er også mange af de ellers så sjældne damflagermus. Om foråret og i sommermånederne spiser flagermusene sig fede i insekter over Jylland. Hunnerne lever sammen i 'sommerkolonier', hvor de føder deres unger, men allerede i løbet af august mødes flagermusene igen i Mønsted, hvor de parrer sig, før de går i dvale. I de første vintermåneder gemmer de fleste flagermus sig i løs kalk eller sprækker. Som foråret nærmer sig, og de fleste flagermus har været en tur uden for gruberne for at se om det stadig er vinter, hænger alle flagermusene efterhånden på vægge og lofter i gruberne og afventer forårets kommen".

Pubblicato da Giuseppe Genna , il giovedì 26 Maggio 2005»
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Ovviamente il duo Morasso-Genna celiava giovanilmente, perché il romanzo è bellissimo. Compratelo insieme all'altro, sempre di Andersen, da me tradotto l'anno dopo ancora per Fazi editore: "O.T. Un romanzo danese".

La formula, purtroppo, resta: prendi due, paghi due:- / 

postato da: Lioa alle ore 07:10 | link | commenti (5)
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mercoledì, maggio 16, 2007

PRISCO MAZZI ALLA MIA TAVOLA:- )

Dopo le tonnellate di falsi avvisi targati  @poste.it  (ma non c'è nessuno che fermi questi farabutti?) qualche ora fa ho ricevuto due mail dal sedicente capitano di polizia PRISCO MAZZI, peraltro in malinconico itagliese: 

«Avviso
Sono capitano della polizia Prisco Mazzi. I rusultati dell.ultima verifica hanno rivelato che dal Suo computer sono stati visitati i siti che trasgrediscono i diritti d.autore e sono stati scaricati i file pirati nel formato mp3. Quindi Lei e un complice del reato e puo avere la responsabilita amministrativa.

Il suo numero nel nostro registro e 00098361420.

Non si puo essere errore, abbiamo confrontato l.ora dell.entrata al sito nel registro del server e l.ora del Suo collegamento al Suo provider. Come e l.unico fatto, puo sottrarsi alla punizione se si impegna a non visitare piu i siti illegali e non trasgredire i diritti d.autore.

Per questo per favore conservate l.archivio (avviso_98361420.zip parola d'accesso: 1605) allegato alla lettera al Suo computer, desarchiviatelo in una cartella e leggete l.accordo che si trova dentro.

La vostra parola d'accesso personale per l'archivio: 1605

E obbligatorio.

Grazie per la collaborazione.»

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Ovviamente si tratta di una nuova bufala, non ancora inserita nemmeno nel sito di Paolo Attivissimo

http://www.attivissimo.net/antibufala/index.htm

Credo, oltretutto, di essere uno dei pochi italiani a non aver mai scaricato MP3 dalla rete. Mi raccomando, non cadete nel tranello e non gridate "CAPITANO, MIO CAPITANO!", ma cancellate immediatamente la mail.

postato da: Lioa alle ore 03:29 | link | commenti (18)
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martedì, maggio 15, 2007

UNO PSICHIATRA ALLA MIA TAVOLA

(Guido Gozzano)
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Nemmeno due mesi fa Nedo Vannini entrò nei commenti al mio blog quasi in punta di piedi:
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"... ma se io capito qui per caso e non so neanche di che parlate posso intervenire?

Risposi:
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"Ma prego: hai degli aspirapolvere da promozionare? Sei della Folletto?"

Nedo:

"Veramente faccio lo psichiatra, ma mi occupo anche di trattori d'epoca. Ho una baracca (non proprio un garage) dietro l'ambulatorio. Lì faccio esperimenti con un Landini del 1923."

Lucio Angelini:
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"Ti occupi di trattori d'epoca? Divertente. Me ne presti uno per andare su e giù per Venezia?"

Nedo:

"In realtà mi occupo principalmente di psichiatria. Voglio dire che ho un ambulatorio ben avviato con quei 4 o 5 pazienti che mi danno da vivere (come si sa le cure sono all'incirca eterne). Dietro l'ambulatorio ho una baracca (tra l'altro con un tetto di eternit) che mi serve come sala d'attesa e come laboratorio per gli esperimenti trattoristici. Una parte di questa baracca (che è 300 mq) è adibita a museo. Più che altro colleziono Landini, ma anche Same, Fiat, Hurliman, Agrifull, Massey Ferguson. Diciamo che in sé il trattore non mi interessa nemmeno tanto. È il motore diesel applicato al lavoro di sterramento che mi affascina. Si tratta per così dire di uno scavo psichiatrico motorizzato. Credo sia una mia scoperta. In ogni caso dà buoni frutti, e i miei pazienti sono soddisfattissimi. Dottor Nedo Vannini"

Lucio Angelini

"Sempre più interessante. In che zona abiti? Se vengo a trovarti magari improvvisamente salta fuori una motosega? (Cfr. il tranquillo psichiatra della porta accanto). E a proposito, trovi adatto il mio racconto "Pavor nocturnus" per il Family Day?:- )"
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Nedo:
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"Ogni compressa di Tavor Nocturnus da 1,0 mg contiene :
Lorazepam mg 1,0.
Eccipienti : lattosio; cellulosa microcristallina; polacrilin potassio;
magnesio stearato; idrossipropil metilcellulosa E15; polietilen glicole
6000; titanio biossido; talco.
Il racconto omonimo (anamnesico-reminiscenziale) è molto ipnotico (come tutte le cose ciclicamente perfette cioè pasticchiformi). È ovvio che certe pasticche sono semplici imitazioni delle ruote di un Landini in miniatura. E in effetti, appena ingollata la ruota di un trattore, non riconosco nemmeno i miei 4-5 pazienti. Addirittura l'incertezza sul numero (cioè se sono 4 o 5) diventa lacerante proprio come una motosega."
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Lucio Angelini:
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"Sicuro, almeno, di non essere tu uno dei 4-5?:-) "

Tale Don Lurio:

"ho avuto la sfortuna di "frequentare" il dott. (?) Vannini per qualche mese, e mi sento in dovere di fare qualche precisazione:

1- lo studio non è in campagna come parrebbe: trattasi di uno squallido monolocale senza bagno in cui il dott. vegeta, ricavato dal sottopassaggio della stazione vecchia delle corriere di Viareggio. appena condonato, il Van. si è allargato un paio d'anni fa con una baracca abusiva in cui riceve i pochi clienti. la baracca insomma è il vero e proprio (?) studio.

2- ai tempi, l'innovazione di cui si vantava era aver sostituito il classico lettino con una sedia a sdraio (traballante). quando poi gli prese la mania dei trattori, forzò i pazienti a trasferirsi sul Landini.

3- lì io interruppi il trattamento.

4- che io sappia, di pazienti ne ha ancora solo due, miss Sacher e mr. Baghetta. E' tutto. Don Lurio"


Lucio Angelini:

"Sempre più intrigante. Quasi quasi gli dedico un post... "

Nedo:

"Lo sapevo che Lurio mi avrebbe seguito anche qui. È un omuncolo volgare e intrigante ma balla bene. Lo sa Dio come fa! È questo piroettare incontrollato e quasi autistico che lo fa rotolare dove ci sono io. Lui viene qui, mi guarda con due occhietti da tartufo bigio e comincia a dileggiarmi mentalmente. Sì, non dice un sola parola, ma lo sento che misura lo studio non in metri ma in "piedi danesi". Naturalmente i conti non gli tornano mai (perché lui il danese non lo conosce affatto) e allora gli viene in mente (magari in buona fede) che il mio studio è un bugigattolo e che io sono un mentecatto. E più che altro che i miei 4 - 5 pazienti si restringono in proporzione. Gli viene in mente che il piatto forte del mio pazientado è la Pasticciera Sacher (una donnona oligofrenica che ha ammazzato il marito soffocandolo nel sonno con una siringa per la panna). Gli viene in mente che tra i miei pazienti non c'è la Contessina Bianca da Brodo (che invece c'è dal momento che è un'oca assolutamente ubiqua). L'unica cosa vera è che Lurio è stato per 17 anni mio paziente. Un paziente naturalmente senza speranza. Anzi, nell'ultimo lustro di trattamento la sua bassezza morale aveva raggiunto una profondità così abissale che simulava la vertigine dell'altezza. In effetti ballava sul filo del bucato mostrando il sedere alla Contessina da Brodo che un giorno sì e uno no mi sveniva tra le braccia. Che fare se non praticargli un interruzione coatta del trattamento???
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Nedo Vannini di nuovo:
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Noto con grande dolore che manca una a: "un(a) sola parola".E  manca l'apostrofo: "un(') interruzione". La presenza di refusi nei miei discorsi mi rende folle di rabbia. E allora comincio a gridare e a rotolarmi a rotolarmi e a gridare... La colpa comunque è di Lurio che mi esaspera e mi fa sbagliare. Credo che berrò una tanica di gasolio e di me non sentirete più parlare.
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Tale Baghetta
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"il mio incontro col Vannini risale a 17 anni fa: ero in vacanza con la famiglia ai Bagni Angela di Viareggio, e il Vannini prometteva terapie brevi convenzionate coi Bagni stessi. Mi pareva un'idea valida, anche perché veniva lui all'ombrellone (non c'erano ancora i marocchini). La cosa si è rivelata prima un pacco, e poi una palla al piede da cui non riuscivo più a. risultato: da 15 anni a questa parte ho rinunciato alle vacanze in Versilia."

Tale Ocadabrodo

"Il dottor Vannini mi ha detto che era capitato qui per serendipità, e che qui aveva trovato, sempre per serendipità, una ragazza dal profilo un po' etrusco che si chiama Lioa. Naturalmente sono stata un po' gelosa. Anche perché, per serendipità, tanti anni fa aveva trovato me... Non che il Vannini sia proprio uno zoofilo, ma insomma... corteggiare mi corteggiava. E un po' allungava le mani..."

Lucio Angelini:
Blogger: Lioa

"Tranquilla, Ocadabrodo. La 'ragazza dal profilo un po' etrusco' è in realtà il Principe dei Gigli del palazzo di Cnosso, che il signorino Lioa ha scelto come avatar."
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Nedo:
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"Ecco, io salto come una cavalletta da un post(o) all'altro, cercando di capire che cos'è un blog(olo). Ero venuto qui - lo confesso - con animo messianico. Mi pareva di essere atteso... e che insomma... la Trattorizia avesse in sé qualcosa di sublime, o almeno di liturgico. Non che mi senta male accolto (o deriso), questo no, però non mi sento affatto compreso. Forse è meglio che ritorni tra i miei 4 - 5 pazienti che mi amano molto e per farmi piacere mi spolverano anche i trattori con un bellissimo pennacchio di struzzo."

Lucio Angelini:

"Ti sbagli. Ho apprezzato subito il tuo umorismo. Se fossi Tony Dallara ti direi:

'Non partir, non partir,
tu sei chiuso nel mio cuor, lo sento,
questo amore è tutto il mio tormento.
Non partir, non partir.

Forse tu, forse tu
vai lontano per cercar l'oblio,
vuoi lasciarmi senza dirmi addio,
forse tu... "
(Eccetera)

(N.B. E' una canzone d'epoca come i tuoi trattori)"

Nedo:
.
"Umorismo? Uno entra qui prima per caso, poi per disperazione. Voi non potete capire che significa essere incerti sul numero (perfino limitato) dei pazienti. Poi non sapete che tormento avere la testa tutta piena di trattori, e trattori di un'altra epoca, e che parlano tutti insieme un altro linguaggio. Insomma, io andavo accolto, qui, come un tarlo celeste, come una ciste destinata a esplodere, ma solo per spalmare chiarezza sulle tenebre del Blogolo. Si perché ormai mi è chiaro che i blogoli sono luoghi tenebrosi, dove i commentatori sono quasi tutti defunti (o in limine). E io non saprei come vivere qui senza nessuno che guarda la mia collezione di trattori e dice "oh meraviglia!".

Lucio Angelini:

"Nedo, è la prima volta che lo dico a un uomo: ti amo!"

Nedo:

"È primavera Lioa, pensa come sarebbe bello andar per albicocche susine e ciliegie. Purtroppo capisci bene che il mio cervello è tutto un rumore di iniettori e di cingoli. E non solo. Enormi pagine di manualistica mi stormiscono nell'encefalo. Basta che dica "albicocca" e mi si apre una finestra sul lobo temporale:

'I trattori da frutteto e vigneto devono avere dei buoni sistemi idraulici in quanto molte delle attrezzature che utilizzano, richiedono l'uso di uno o più distributori idraulici, per l'innesto o il disinnesto di determinati comandi. E' il caso dei muletti applicati ai trattori, oppure delle falciatrici, o delle botti azionate idraulicamente, e via dicendo. Si capisce quindi come il sistema idraulico di questi trattori sia un elemento molto importante nella valutazione del trattore.'.

Insomma, parlare d'amore con me è come parlare di benzina verde con un trattore. Gasolio, solo gasolio."

Lucio Angelini:

"OK. Mi arrendo, prostrato dalle fatiche del corteggiamento."

Utente anonimo:

"Favola oscura, nespola dura,
la paglia e il tempo te le matura."

Nedo:

"Incantevole Lioa,
permettetemi intanto di darvi del Voi perché io sono un uomo all'antica. Questa è, credo, l'ultima lettera che vi scrivo (dunque il Voi sottolinea il distacco). Vedete bene che i miei nemici mi hanno raggiunto. Non permettono che trovi un angolino nel quale rasserenarmi. Credo lo facciano per demenza, piuttosto che per invidia. Lurio, se non fosse così malato, sarebbe perfino un piacevole compagno di giochi. Anche lui - ne sono certo - ama i trattori. D'altra parte, signorina Lioa, come potemmo non amare delle creature così infantili, così legate alla crostosa fragilità della terra? Il Landini del 1925, ad esempio, si può dire che è nato in una stalla ed è stato allevato con i vitelli. Insomma, incantevole Lioa, vedete bene che questa mia passione non è insana. Sarà un delirio agreste (come diceva il meccanico Scardanelli). Mah. Non so che dirvi, anche perché l'amore mi ha confuso l'Es, e mi sento, al vostro misterico cospetto, quasi incapace di intendere e di volere. In effetti non voglio nulla. Nemmeno restare in questo Blogolo nel quale, me ne rendo conto, sono un perfetto estraneo, anzi: un Estraneo Imperfetto, dato che qui (anche qui!) mi hanno seguito i miei nemici, e qui, la loro delazione in un certo qual modo mi delimita. Sì, signorina Lioa, voi pensate che Nedo sia uno spazio chiuso tra le brutali rivelazioni di Lurio (che si finge il Baghetta) e le complesse pannosità della Sachertortessa. Ci sono addirittura dei pazzi (probabilmente amici dei miei sparuti pazienti) che mi danno del "lupo solitario"!!! Io che temo perfino i barboncini e che cambio immediatamente marciapiede se intravedo un carlino!!!
Ma ho divagato, Lioa, volevo solo dirvi che il vostro possibile amore mi scalderebbe come una candeletta di preaccensione. E forse, con voi al mio fianco, io potrei aprire qui una modesta (ma dignitosa) succursale del mio ambulatorio. Potrei perfino estendere il mio pazientado. E insomma: nuovi clienti, aria fresca. Sì, la lugubre psicosi di Lurio non dà respiro. A volte me ne sento perfino contagiato; e il mio meccanico Scardanelli mi guarda fisso con due occhietti che sembrano due rivetti zincati e mi dice: "Sei pazzo, Nedo.". Io non so che rispondergli, ma davvero mi sento le ruote artigliate al posto dei piedi, e sono così rigido che avrei voglia di ungermi le giunture con un delicatissimo grasso di litio (che tra l'altro è un'assurdità per un tetragono trattore). Purtroppo continuo a divagare. E questo mi fa capire che il nostro amore è impossibile. Anzi, che tutti gli amori sono impossibili per uno psichiatra di provincia. Allora è bene che sparisca. Certo non so come fare. Ieri ho bevuto una tanica di gasolio (10 litri) e dopo stavo meglio di prima. Potrei stendermi dietro il Landini e dare la soddisfazione a Lurio di ingranare la retromarcia. Ma questo mi pare un po' immorale. E, come mi fa notare Scardanelli:

Non si abbandonano i pazienti
alla furia perversa
dei loro torbidi destini
Né si abbandonano i Landini
alla perfida leggerezza
dei nani ballerini.

Lucio Angelini:

"Nedo, tesoro, preparati a un duro colpo: non sono una signorina, ma un signorino, per giunta over50. A volte mi firmo Peter Lioa, è vero, ma just for a change. Il mio nome e cognome sono esattamente quelli che precedono l' indirizzo con splinder.com. Adesso potrai ben dire, con Gozzano: "Non amo che le rose che non colsi". Un bacio."

Nedo:

"Incantevole Lioa,
smettete vi prego di fingervi un maschio, e soprattutto non citate mai più
Guidino. Voi naturalmente non lo sapete, ma ci sono nomi che io non posso udire senza un attacco di bile. È una cosa familiare. Il mio bisnonno Efisio tutte le volte che in casa nominavano Domenico Modugno correva a stendersi sui binari del treno (naturalmente mio nonno Gigino ce lo levava)."

Lucio Angelini:

"Nedo, creatura, il ricordo dei vostri nonno & bisnonno ha risvegliato in me quello di due tenerissime figure: nonna Speranza e l'amica Carlotta, ritratte nei celebri versi di Guidino:

"Le amiche - bambini, fate pian piano! -
le amiche provano al piano un fascio di musiche antiche:

motivi un poco artefatti nel secentismo fronzuto
di Arcangelo del Leuto e di Alessandro Scarlatti;

innamorati dispersi, gementi il "core" e "l'augello",
languori del Giordanello in dolci bruttissimi versi:

...caro mio ben
credimi almen,
senza di te
languisce il cor!
il tuo fedel
sospira ognor
cessa crudel
tanto rigor!

Carlotta canta, Speranza suona. Dolce e fiorita
si schiude alla breve romanza di mille promesse la vita."

mr. B

"Penso e ripenso: - che mai pensa l'oca
gracidante alla riva del canale?
Pare felice! Al vespero invernale
protende il collo, giubilando roca.
Salta starnazza si rituffa gioca:
né certo sogna d'essere mortale
né certo sogna il prossimo Natale
né l'armi corruscanti della cuoca.
- O papera, mia candida sorella,
tu insegni che la Morte non esiste:
solo si muore da che s'é pensato.
Ma tu non pensi. La tua sorte è bella!
Ché l'essere cucinato non è triste,
triste è il pensare d'esser cucinato.

(Guido Ocozzano)"

--

Immagine da en.wikipedia.org/wiki/Guido_Gozzano

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lunedì, maggio 14, 2007

TUTTI A PADOVA!!!

TUTTI A PADOVA VENERDI' 18 MAGGIO

A INCONTRARE

MONICA VIOLA

AL CAFE' AU LIVRE,

CON GIULIO MOZZI E GIULIA TANCREDI.

(CE VADO PURE IO).

Nell'attesa, potete ascoltare alcuni audio-clip dal romanzo qui:

http://www.monicaviola.it/audioclip.html

postato da: Lioa alle ore 07:28 | link | commenti (8)
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sabato, maggio 12, 2007

FAMILY PRIDE

<B>Paolo Rossi e Travaglio show<br>"Salviamo la Costituzione e la tv"</B>

(Marco Travaglio)

Gli esseri umani nascono liberi e uguali. Essi sono naturalmente dotati di orifizi e appendici. Tendono, inoltre, a procurarsi episodi di piacere. Tra i loro divertimenti c'è, per esempio, quello di infilare o farsi infilare questa o quell'appendice corporea in questo o quell'orifizio. Benissimo. Affari di ognuno. La legge ha da tempo deciso di rispettare tali peculiarità di comportamento a patto che non vi sia coercizione o coinvolgimento di minori. Alcuni individui preferiscono "fare sesso" (come è curiosamente denominato lo sport) cambiando continuamente partner, altri interagendo con una sola persona per periodi più o meno lunghi (formula: "l'amore è eterno finché dura"), se non addirittura PER TUTTA LA VITA, in modo da averla sempre a portata di mano. Benissimo. Affari di ognuno. Il divertimento, tuttavia, può avere un suo serio risvolto: procurare gravidanze. Benissimo. Se le gravidanze sono desiderate, non c'è problema. Nasceranno dei piccini rispetto ai quali la legge prevede giusti obblighi di cura e di mantenimento da parte dei generanti. Se le gravidanze, invece, non sono desiderate, il discorso si complica notevolmente, ma questo non succederebbe se ciascuno di noi si desse la briga  di imparare, prima di darsi allo sport dell'infilare proprie appendici in altrui orifizi (o di offrire proprie cavità ad altrui convessità), come si faccia non tanto a generare figli, quanto a separare l'attività ludico-ricreativa da quella riproduttiva, in modo da poter decidere in modo consapevole se offrire un contributo personale alla perpetuazione della specie  (e, oggi, al sovraffollamento del pianeta) o rinunciare a farlo. Affari di ognuno.

Veniamo, adesso, alle unioni affettivo-coabitative: esistono forme di convivenza impostate sullo schema uomo+donna+eventuali figli, magari sancito da un particolare rituale religioso, ma anche schemi combinatorii più creativi, magari aborriti da questo o quel credo religioso. Benissimo. Affari di ognuno.

Proprio oggi, in Italia, si è deciso di celebrare il Family Day, col preciso intento di rimarcare la presunta superiorità dello schema uomo+donna+figli+benedizione cattolica rispetto a tutti gli altri tipi di unione: una sorta di (Catholic) Family Pride.  OK. Liberi di presumerlo. Ma non di pretendere l'accaparramento in esclusiva di tutta una serie di diritti da cui escludere chi la pensa diversamente.

Tutto qui. Anzi no. Aggiungo un documento. La

"Lettera di Marco Travaglio al cardinale Camillo Ruini"

«Eminenza reverendissima cardinale Camillo Ruini,

.... [cut]... 

come lei sa, hanno aderito all'iniziativa [Family Day, n.d.r.] moltissimi politici così affezionati alla famiglia da averne due o tre a testa. Come Berlusconi, che ha avuto due mogli, senza contare le giovani e avvenenti attiviste di Forza Italia con cui prepara il Family Day nel parco di villa Certosa. Le cito qualche altro esempio da un bell'articolo di Barbara Romano su Libero. Vediamo la Lega, che fa fuoco e fiamme per la sacra famiglia. Bossi 2 mogli. Calderoli 2 mogli (la seconda sposata con rito celtico) e una compagna. Castelli, una moglie in chiesa e l'altra davanti al druido. Poi c'è l'Udc, l'Unione democratico cristiana, dunque piena di separati e divorziati. Divorziato Casini, che ha avuto due figlie dalla prima moglie e ora vive con Azzurra. Divorziati l'ex segretario Follini e il vicecapogruppo Giuseppe Drago, mentre la vicesegretaria Erminia Mazzoni sta con un divorziato. D'Onofrio ha avuto l'annullamento dalla Sacra Rota. Anche An è ferocissima contro i Dico. Fini ha sposato una divorziata. L'on. Enzo Raisi ha detto: "Io vivo un pacs". Altro "pacs" inconfessato è quello tra Alessio Butti e la sua compagna Giovanna. Poi i due capigruppo: alla Camera, Ignazio La Russa, avvocato divorzista e divorziato, convive; al Senato, Altero Matteoli, è divorziato e risposato con l'ex assistente. Adolfo Urso è separato. L'unico big in regola è Alemanno: si era separato dalla moglie Isabella Rauti, ma poi son tornati insieme. Divorziati gli ex ministri Baldassarri (risposato) e Martinat (convivente). La Santanchè ha avuto le prime nozze annullate dalla Sacra Rota, poi ha convissuto a lungo. E Forza Italia? A parte il focoso Cavaliere, sono divorziati il capogruppo alla Camera Elio Vito e il vicecapogruppo Antonio Leone. L'altro vice, Paolo Romani, è già al secondo matrimonio: «e non è finita qui», minaccia. Gaetano Pecorella ha alle spalle una moglie e "diverse convivenze". Divorziati anche Previti, Adornato, Vegas, Boniver. Libero cita tra gli irregolari persino Elisabetta Gardini, grande amica di Luxuria, che ha un figlio e (dice Libero) convive con un regista. Frattini, separato e convivente, è in pieno Pacs [Oggi 'Dico', n.d.r.]. Risposàti pure Malan, D'Alì e Gabriella Carlucci, mentre la Prestigiacomo ha sposato un divorziato. E al Family day ci sarà pure la Moratti col marito Gianmarco, pure lui divorziato. Ecco, Eminenza, personalmente sono convinto che ciascuno a casa sua sia libero di fare ciò che vuole. Ma è difficile accettare l'idea che questi signori, solo perché siedono in Parlamento, abbiano dal ‘93 l'assistenza sanitaria per i conviventi more uxorio e vogliano negarla a chi sta fuori. E che lei Eminenza non abbia mai tuonato contro i Pacs parlamentari. Ora però non vorrei che qualche Onorevole Pacs disertasse il Family Day per paura di beccarsi una scomunica. Perciò mi appello a lei: se volesse concedere una speciale dispensa almeno per sabato, ne toglierebbe d'imbarazzo parecchi. Potrebbe pure autorizzarli a sfilare ciascuno con tutte le sue famiglie, magari entro e non oltre il numero di 3. Per far numero. Ne guadagnerebbe la partecipazione. Si potrebbe ribattezzare l'iniziativa Multifamily Day. Marco Travaglio »

(Da http://www.anarkismo.net/newswire.php?story_id=5583 )

[Immagine da www.repubblica.it/.../stor_4134640_01510.jpg ]

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venerdì, maggio 11, 2007

A CIASCUNO IL SUO SESSANTOTTO

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Nel 1998 Alberto Giovanni Biuso pubblicò il volume "CONTRO IL SESSANTOTTO", Guida Editore. Ecco la quarta di copertina:

«Stretto fra nostalgia e oblio, il '68 rischia di perdere una delle sue caratteristiche decisive: l'aver costituito un'antropologia utopica di enorme fascino e quindi di sicura vittoria. A questa antropologia Contro il Sessantotto rivolge una critica serrata e documentata. Con la vivacità di una indagine storica che non rimane una semplice ricostruzione di avvenimenti, è un libro che intende pensare il '68. Ma è anche un libro che tenta di cimentarsi con il presente, con i frutti ambigui di quella stagione, nel mondo della scuola. La conclusione è sorprendente: l'erede del '68 abita dove meno lo si cerca, fra le fila della Destra televisiva»

Contro il "Sessantotto", Guida, Napoli 1998, pagine 108, £ 18.000    (Vincitore del premio Erewhon per la saggistica 1998)
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Quest'anno, invece, il 2007, ALESSANDRO BERTANTE ha pubblicato il volume: "CONTRO IL '68", Agenzia X editore.
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 copertina
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Ecco la quarta di copertina:
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"Con questo pamphlet amaro e provocatorio Alessandro Bertante, figlio di quella generazione, solleva contro il mito del ’68 i dubbi, le critiche e i rancori di chi si è trovato a fare i conti con una realtà molto distante dalle favole compiaciute che i contestatori di un tempo si ostinano a rievocare.".
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Nel 1999 era comunque uscito:
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"SCOPPI IN ARIA: SCHOPENHAUER E I PINK FLOYD A VENEZIA", di Anonimo Veneziano, Edizioni Libri Molto Speciali, Venezia. Eccone un passo:.
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«... Tre giorni dopo le prime lapidarie spiegazioni sul Sessantotto, era stato suo padre a riprendere il discorso: "Vedi", gli aveva chiarito, "da sempre i figli, giunti a una certa età, hanno prima messo tra parentisi i genitori, quindi sono entrati in aperta polemica con loro e infine hanno rifiutato il loro mondo. Se ogni generazione accettasse tali e quali i modelli culturali di quella che l'ha preceduta, l'evoluzione culturale sarebbe esasperantemente lenta o non si realizzerebbe affatto. Il conflitto generazionale non è uno strano sbaglio della natura, tutt'altro! Anzi, è uno dei tratti più qualificanti della società umana. Certo, adesso la condizione giovanile si è fatta sconcertante e contraddittoria. Da un lato il bambino, cresciuto in un ambiente ricchissimo di stimoli e di informazioni, si crede presto adulto e comincia a quattordici anni a maneggiare motori, a compiere scelte autonome... ". La voce gli vacillò per un attimo (forse pensava a Guiscardo), ma riprese: “Dall'altro l'ambiente, proprio per la sua complessità, esige da lui una lunghissima, insopportabile preparazione, che nei casi limite può arrivare fino a trenta-trentacinque anni, prima di rilasciargli la patente di membro della società. È una condizione terribile, di cui gli anziani devono rendersi conto prima di condannare ribellioni e intemperanze. Con questo non voglio dire che tutte le forme di protesta siano da accettarsi come proficue, tuttavia... " 
E poi gli aveva raccontato dei Beatles ("We all live in a yellow submarine, yellow sumarine, yellow submarine!"), del Vietnam, di Mao... 
Anche a Costante era venuta una gran voglia di ribellarsi, come ai sessantottini di allora.
"Purtroppo a te", gli aveva ricordato suo padre con un sorriso sornione, "è toccato essere giovane proprio negli anni del RIFLUSSO!"».
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Ieri 9 maggio 2007 Valerio Evangelisti in www.carmillaonline.com ha replicato a Bertante con l'articolo:
 
"MI DISPIACE, IL '68 FU TUTT'ALTRO!"
Questo il link
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http://www.carmillaonline.com/archives/2007/05/002231.html#002231
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Nei commenti al post su Bertante in  Lipperatura dell'8 maggio scorso, tale SESSANTOTTINO DOC aveva ironicamente precisato:
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"Caro Bertante, troppo comodo dare la colpa ai padri. Noi ex sessantottini ci siamo fatti un culo così per fare il '68. Adesso tocca a voi: fatevi il 2007, o il 2008, se preferite, ma lasciateci godere in santa pace le nostre meritatissime baby-pensioni...  La ricetta di dare la colpa ai padri resta vecchia, ma qualcuno disposto a trovarla comunque originale lo si trova sempre... La realtà è che, da un lato, la rivoluzione deve essere permanente, dall'altro bisognerà pure che chi ha già dato passi il testimone. O si vuole sempre la pappa pronta?"
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[http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/05/contro_il_68_1.html#comments]
postato da: Lioa alle ore 00:46 | link | commenti (1)
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giovedì, maggio 10, 2007

UN MORSO DI SERPENTE SUL PREPUZIO

Sono gli stessi Wu Ming, nell'ultimo numero di Giap

http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap11_VIIIa.htm

a segnalare il divertente articolo:

http://noantri.splinder.com/post/12081312,

da cui:

"... la cosa veramente figa dell'essere Wu Ming oggi è che se scrivi un libro che si preannuncia monumentale come "Manituana" (e che io, coglione che sono, non leggerò mai, perché l'argomento mi appassiona come un morso di serpente sul prepuzio) te lo recensisce sull'Espresso niente meno che Roberto Saviano.

Roberto SavianoIl che è il non plus ultra del gggiovanissimo e del frizzante, parliamoci chiaro, Saviano che recensisce i Wu Ming è come sesso sfrenato tra quindicenni: già sei Wu Ming e ci manca poco che Elisabetta Canalis si metta in coda per spompinarti aggratis, in più scrivi un libro, dopo diversi anni dall'ultimo, che si preannuncia un capolavoro, un libro che c'ha tutto un sottotesto che continua su Internet (ora c'è questa grandissima moda che uno scrive un libro che però c'ha tutto un sottotesto che continua su Internet e tu ti puoi collegare a un sito Web che ha il nome del libro e dove ci trovi delle cose fichissime, fantasiosissime, tipo delle musiche, la colonna sonora, il trailer, il TRAILER del libro!, dei bonus track nascosti, oppure il making of dell'opera con foto, sofferenza dell'autore e testi, al punto che il libro non è più soltanto un libro, l'opera letteraria non è più soltanto un'opera letteraria, ma è qualcosa di oltre, una sorta di installazione artistica che fonde diverse aree dello scibile e del creabile, così che tu, miserrimo lettore, quando hai finito di leggere il libro in questione, in realtà, non è che l'hai finito proprio di leggere) e, insomma, fatemi tornare a bomba, dicevo che già sei Wu Ming, già sei fico a tal punto, in più succede che scrivi "Manituana" e, ka-boom!, te lo recensisce il più famoso e bravo scrittore italiano emergente, Roberto Saviano quello-della-prima-puntata-di-Biagi, e dove?, sull'Espresso, l'Espresso, cazzo!, che è di sicuro il miglior settimanale d'inchiesta e approfondimento che ci abbiamo in Italia. Wow, che gran figata!... (eccetera)"

postato da: Lioa alle ore 07:22 | link | commenti (14)
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mercoledì, maggio 09, 2007

ALESSIO PAŠA, CHI ERA COSTUI?

Alessio Paša, Appuntamento con il notaioIl

 

 

 

 

Scarica e leggi il libro

(ultimo nato di

Vibrisselibri)

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Malgrado il cognome di origine dalmata (suo padre si trasferì in Italia negli anni ’30), Alessio Paša (pronuncia “pascia”) è nato e vive a Genova. Dal 1974, anno del diploma di maturità scientifica, ha sempre lavorato in campo commerciale, marketing e acquisti. Dal 1985 al 2003 è stato prima direttore commerciale, poi amministratore di una azienda commerciale di proprietà famigliare. Da alcuni anni svolge l’attività di consulente in proprio e si occupa prevalentemente di formazione collaborando con importanti aziende italiane che operano in vari settori. Possiede un background come alpinista che, con l’età, si è trasformato in attività di specialista in ultramaratone di montagna. E’ sposato con una conosciuta psicopedagogista genovese, dalla quale ha avuto due figli, che adesso hanno 18 e 20 anni. “Appuntamento con il notaio” e “Paura della notte” sono la sua prima pubblicazione.
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postato da: Lioa alle ore 05:10 | link | commenti
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martedì, maggio 08, 2007

LO SCRITTORE CERCA UN EDITORE

Silent, please

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CLICCA SULL'IMMAGINE E GODITI IL DELIZIOSO CORTO DI GRENAR.

BUONA VISIONE.

postato da: Lioa alle ore 04:39 | link | commenti
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lunedì, maggio 07, 2007

OFFICINA ITALIA E IL QUARTO SESSO

Clicca per ingrandire 

(Antonio Scurati)

"Il bravo Antonio Scurati organizza (con Alessandro Bertante) un festival dedicato alla creatività artistica italiana e convoca i migliori scrittori italiani a leggere in anteprima i brani delle opere che stanno creando (da cui il titolo «Officina Italia», dal 3 al 5 maggio alla Palazzina Liberty di Milano). Il bravo Antonio Scurati, divenuto famoso per aver attaccato Bruno Vespa in diretta tv mentre ritirava il Premio Campiello (edizione 2005, vinto con Il sopravvissuto) e che fece parlare di sé per l’invettiva contro Federico Moccia (definito «un nemico della civiltà letteraria»), invita al suo festival molti bei nomi: Roberto Saviano, Alessandro Baricco, Luciano Canfora, Alessandro Piperno, Carlo Lucarelli, Maurizio Maggiani e Gabriele Salvatores (che non è uno scrittore, ma parlerà del ruolo del libro in una civiltà dominata dalla cultura visuale - altra ossessione di Scurati, che ce l’ha a morte con la televisione per poi accorrere ogni volta che lo chiamano...). Bei nomi, niente da eccepire. Ma le donne? Possibile che non ci sia in Italia una donna abbastanza creativa per il bravo Scurati? Ahi ahi, molto politicamente scorretto. Ahi ahi, e adesso chi le sente Hillary e Ségolène? Però il bravo Scurati ha una risposta per tutto. Alla domanda: come mai non c’è una donna al suo festival? sapete cosa ha detto? «Me ne scuso. Il progetto è nato in fretta. Comunque il prossimo anno sarà tutto dedicato alle donne e ai transgender»..."  (Caterina Soffici su Il Giornale, 1° maggio 2007)

(Il resto qui: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=174838

"Gentile Caterina Soffici,
nel suo sferzante corsivo di martedì scorso mi biasima per non aver invitato nessuna donna a «Officina Italia», la manifestazione dedicata alla letteratura e alla creatività culturale italiana che aprirà i battenti domani a Milano. Ci sono alcune inesattezze nel suo articolo. Per esempio, non ho mai annunciato di voler dedicare l'edizione dell'anno venturo alle donne e ai transgender, come lei scrive, ma, eventualmente, «al secondo e al terzo sesso», che mi pare una nozione più inclusiva, interessante e meno provocatoria... " (Scurati su Il Giornale del 3 maggio 2007)

Il resto qui: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=175139

"Caro Antonio, voglio essere sincera così come lo sei stato tu ieri, scusandoti pubblicamente di fronte alla «grave mancanza» che incombe sulla prima edizione della tua officina letteraria... A titolo di parziale rimedio, infatti, ci informi che l’edizione dell’anno prossimo sarà «eventualmente» dedicata «al secondo e terzo sesso». La notizia non mi consola. Nemmeno mi intriga. Per me, l’altra metà del cielo siete voi. Tutto è relativo, ma sino a un certo punto: il secondo sesso non fa per me. Parliamoci chiaro: o è nato prima l’uovo o è nata prima la gallina. A metterla in termini agonistici (e siamo in tema, mi pare) sono entrambi farina del sacco nostro... e a proposito di sesso. Ho anche io una specie di presentimento. E cioè che oltre il secondo e oltre il terzo, cioè oltre il transgender, stia acquattato un quarto sesso. Quello degli uomini che la pensano un po’ come noi donne. Che si sentono più a loro agio in un pollaio che in un’arena per galli da combattimento. Per loro, come per noi, la letteratura non è competizione, ma passione. Elena Loewenthal"

La lettera integrale qui: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=175389 

Si veda anche Manuela Perrone qui:

http://blogodot.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1469781

"... Tra gli illustrissimi autori incaricati di scuotere la grigia gabbia invecchiata della cultura nostrana non c'è neppure una donna. Allora, già affranti ma non vinti, cerchiamo disperatamente nell'articolo sul Corriere uno straccio di scrittrice, un nome, soltanto un nome, anche del passato, pure straniero, una citazione a mezza penna, un'evocazione mitica. Niente di niente. Tranne la giornalista, autrice del pezzo. Che parte dai maschi protagonisti dell'Officina Italia per individuare i tre  gruppi maschi del potere letterario emergente: quello milanese (Scurati docet), quello romano (la scuola di Nuovi Argomenti) e quello "cannibale", a suo dire emarginato (Ammaniti, Scarpa&Co). Ci chiediamo se non sia lo specchio di un Paese intero. Questa è la cultura? Questa è l'avanguardia di cui siamo capaci?"

[Le ho ricordato nei commenti: "Be', a Vibrisselibri.net, se ti può consolare, abbiamo Gaja Cenciarelli a capo della redazione, Stefania Nardini a capo dell'Ufficio Stampa, con Manuela Perrone come braccio destro... più un sacco di lettrici nel comitato di lettura:- ) ]

Ha dichiarato Giuseppe Genna qui:

http://www.carmillaonline.com/archives/2007/05/002223.html#002223 

"... quello che càpita a Milano, nel giro di pochi anni càpita a tutta Italia..."

Be', - e mi picco di parlare a nome del quarto sesso - speriamo di no:- )

(Immagine da http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=175389 )

postato da: Lioa alle ore 00:18 | link | commenti (9)
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sabato, maggio 05, 2007

TENETE D'OCCHIO VIBRISSELIBRI

Silent, please 

Pare che, tra diversi giorni, in Vibrisselibri ne esploderà una davvero fragorosa.

Al momento, un crescendo di inquietanti crepitii premonitori...

Tenete d'occhio il sito:

www.vibrisselibri.net

Silent, please

postato da: Lioa alle ore 09:17 | link | commenti (3)
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venerdì, maggio 04, 2007

IL BLOG COME OSSESSIONE

……………….

Sono le quattro e mezza del mattino. Un quarto d'ora fa mi sono svegliato con in bocca la parola serendipity, residuato di chissà quale sogno, ma anche con l'improvvisa amnesia del suo significato. Allora mi sono alzato, ho acceso il pc e consultato la fida (ehm, a volte anche infida) wikipedia, che ha chiarito:

"Serendipità è un neologismo ancora poco usato nella lingua italiana mentre è assai più diffuso nel mondo anglosassone. Proviene infatti dal vocabolo inglese serendipity, parola coniata nel 1754 dal letterato Horace Walpole il quale, rimanendo colpito dal racconto dei "Tre principi di Serendippo" di Cristoforo Armeno, ne estrasse un personalissimo principio.

Serendipità è dunque - filosoficamente - lo scoprire una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un'altra. Ma il termine non indica solo fortuna: per cogliere l'indizio che porterà alla scoperta occorre essere aperti alla ricerca e attenti a riconoscere il valore di esperienze che non corrispondono alle originarie aspettative.

Oltre ad essere spesso indicata come elemento essenziale nell'avanzamento della ricerca scientifica (spesso scoperte importanti avvengono mentre si stava ricercando altro), la serendipità può essere vista anche come atteggiamento, e - come tale - viene praticata consapevolmente più spesso di quanto non si creda. Ad esempio tutte le volte che si smette di arrovellarsi nel ricordare un nome, nella speranza che l'informazione emerga da sé dalla memoria, in realtà ci si sta affidando alla serendipità.

Una famosa frase per descrivere la serendipità è del ricercatore biomedico americano Julius H. Comroe: «la serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino»."

"Forse mi stavo solo arrovellando in sogno alla ricerca inconscia di un nuovo spunto per il blog", mi sono detto. "E così, in maniera perfettamente serendipica, ovvero con tecnica di creatività accidentale, nel sogno stesso devo essermi risposto: 'Serendipity'."

Elementare, Watson!

Soddisfatto, adesso me ne torno a letto.

[Si confronti: "La notte dei blogger viventi"]

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[Immagine da www.intelligence-creative.com ]

postato da: Lioa alle ore 04:38 | link | commenti (8)
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giovedì, maggio 03, 2007

LA PUBBLICITÀ È IL COMMERCIO DELL'ANIMA

mirci.

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Oggi ospito un mini-racconto di MAURO MIRCI (1) 

"LA PUBBLICITÀ È IL COMMERCIO DELL'ANIMA"

«Mi trovavo lì, sac à poche in mano, inanellando una frittella via l'altra, tutto ricoperto di farina e zucchero a velo, quando la mia signora entra in laboratorio e fa: "Mauro, corri, che c'è qualcosa di strano". Nella zona vendita dozzine di clienti nuovi, gente mai vista, e chi voleva il buccellato, e chi voleva la pasta di mandorla, chi il biscotto delle 24 ore (che non c'entra nulla con l'omonima valigetta), chi chiedeva ricette, chi rassicurazioni sulla genuinità dei prodotti.
Cosa strana, quasi tutti gli avventori avevano un libro. In mano, o nella borsa (spigoletto fuori a fare capolino), in tasca (solo tascabili), nel cappello (solo cappellabili), sotto l'ascella. Un paio leggevano copie in A4 di testi scaricati da Internet.
E un signore con il cappello alla tirolese, addirittura, leggeva direttamente on line da un portatile wireless. Ognuno diceva una cosa e la gente era tanta. C'era un bel po' di baccano, insomma.
"Facciamo un po' di silenzio?"
Quando ero nell'esercito mi chiamavano il Pavarotti delle piazze d'armi.
Quiete riconquistata.
"Allora, cosa sta succedendo?"
Il cappello alla tirolese ha alzato il dito.
"Permettete?"
L'adunanza ha annuito.
"Ci manda Giulio Mozzi," dice Cappello alla Tirolese.
"Che fa, scherza?"
"No no. Guardi lei stesso."
"Dove?"
Lui mi porge il portatile.
"Ecco, qui
http://www.vibrisselibri.net "»

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(1) di http://www.dolciumizingale.com/ e http://www.vibrissebollettino.net/bottegadilettura/ :

[La foto di Mauro Mirci è tratta da http://www.fantasymagazine.it/imgbank/ARTICOLI/mirci.jpg ]

 

postato da: Lioa alle ore 05:03 | link | commenti (3)
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mercoledì, maggio 02, 2007

PAVOR NOCTURNUS

Fake di Angelini:-)
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(Ritratto dell'artista da giovane)
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                          PAVOR NOCTURNUS
 
C'era una volta un bambino che, di notte, tutto all'improvviso, si agitava nel sonno, gridava, balzava a sedere sul letto con gli occhi sbarrati, faceva dei gesti come di difesa e non riconosceva più i propri familiari. In genere erano episodi di breve durata, seguiti da un sonno tranquillo. Al suo risveglio, il mattino dopo, il bambino non ricordava più nulla. Poiché quelle manifestazioni si ripetevano con una certa frequenza, i genitori decisero di rivolgersi a un pediatra.
«Ebbene, che cos'ha il nostro giovanotto?», domandò l'esperto con affabilità.
«Be', vede», esordì il padre del bambino, «nostro figlio, a volte, di notte, si sveglia tutto all'improvviso, si agita, grida, balza a sedere sul letto con gli occhi sbarrati, fa dei gesti come di difesa e non ci riconosce più. Certo, sono episodi di breve durata, seguiti da un sonno tranquillo. La cosa curiosa è che il mattino dopo, al suo risveglio, non ne serba alcun ricordo.»
«Ho capito», sentenziò il pediatra dopo aver riflettuto per qualche secondo. «Vostro figlio è sicuramente affetto da Pavor Nocturnus. "Pavor" è solo un termine latino che allude al tremare per la paura o l'ansia o una forte emozione. "Nocturnus", ovviamente, significa "notturno". Questo "Pavor Nocturnus" si manifesta con episodi di spavento improvvisi. Il bambino, che sta dormendo, si agita, grida, balza a sedere sul letto con gli occhi sbarrati, presenta gesti di difesa e non riconosce più i propri familiari. Sono manifestazioni, in genere, di breve durata, seguite da un sonno tranquillo. Al risveglio, il mattino dopo, il bambino non ne serba alcun ricordo. Ma non c'è da preoccuparsi: sono crisi che tendono a scomparire con la pubertà.»
«Come ha detto che si chiama, scusi, il disturbo?»
«Pavor nocturnus», scandì di nuovo il pediatra. «Da un termine latino che significa spavento, agitazione, tremore... »
«Ah, benissimo», esclamò il marito, lanciando un'occhiata d'intesa alla moglie. «Finalmente sappiamo di che cosa soffre nostro figlio. È consolante poter chiamare le cose con i nomi appropriati!»
Poi, volgendosi di nuovo al dottore:
«Capirà che non era piacevole, per noi, vedere nostro figlio svegliarsi nel cuore della notte, balzare a sedere sul letto con gli occhi sbarrati, fare gesti di difesa e non riconoscere più i propri familiari.»
«Per fortuna», si intromise sua moglie, «sono episodi di breve durata, in genere seguiti da un sonno tranquillo. Al suo risveglio, il mattino dopo, il bambino non ricorda più nulla.»
«Ad averlo saputo prima, dottore, ci saremmo risparmiati un bel po' di preoccupazione. Pensi che mia moglie, per l'angoscia, da qualche tempo tende a svegliarsi di notte. Tutto all'improvviso balza a sedere sul letto con gli occhi sbarrati e non mi riconosce nemmeno più.»
«Strano», osservò sua moglie, irrigidendosi. «Pensavo che certi episodi a insorgenza notturna capitassero solo a te e a nostro figlio. Meno male che al mattino, poi, non ne serbate più alcun ricordo.»
Dopo aver ringraziato il pediatra e saldato il conto della visita, i due genitori uscirono dallo studio perfettamente tranquillizzati.
                                               (Lucio Angelini )
 
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martedì, maggio 01, 2007

PROPOSTA INDECENTE A WM3

(Valter Binaghi)

Oggi la butto sul pettegolezzo erotico. Dunque:

Luigi Mascheroni ha inserito Valter Binaghi tra i Sette Autori Più Promettenti per il futuro riscatto delle patrie lettere, "cavalieri senza Moccia e senza paura".

["A costo di irritare scrittori, lettori e critici - militanti o smobilitati che siano - noi vogliamo scommettere su un gruppo di autori giovani (editorialmente, non anagraficamente) i quali, uno: sanno non solo raccontare il mondo in cui viviamo, ma provano addirittura a dargli una forma (la lingua) e un contenuto (la sostanza)."]

Questa la scheda allegata all'articolo del Domenicale, ripreso qui:

http://satisfiction.blog.kataweb.it/satisfiction/

"Valter Binaghi, 49 anni, ieri irregolare e contestatario militante dell'autonomia fricchettona (“Sono cresciuto in mezzo a due generazioni, la sessantottina e la settantasettina, quelle del Vogliamo tutto e subito, quelle del principio di piacere contro il principio di realtà, quelle che mangiavano pane e Marcuse a pranzo e pane e Baudrillard a cena...”) oggi compassato insegnante di storia e filosofia nei licei dell'Altomilanese, gli stessi luoghi dove ha ambientato I tre giorni all'inferno di Enrico Bonetti cronista padano (Sironi), ottimo romanzo di genere (meglio: de-genere, nel senso che con i generi ci gioca e li scavalca) uscito con l'imprimatur di Giulio Mozzi, editor di Sironi, e di Tullio Avoledo, scrittore del quale Binaghi è in qualche modo, anche qui, fratello de-genere.  In passato, oltre a firmare su Re Nudo e tradurre per primo in Italia le canzoni dei Pink Floyd, ha scritto Robinia Blues (Flaccovio, 2004) e La porta degli Innocenti (Flaccovio, 2005). Binaghi scrive - come si dice - con stile, sa intrecciare e sciogliere una trama e sa qual è la differenza tra letteratura e intrattenimento, senza confondere i piani. Pratica il “genere”, ma la sua è una produzione artigianale. Come le gelaterie: ce sono moltissime in giro, ma solo due e tre sanno fare il gelato buono."

Fermiamoci sull'aggettivo COMPASSATO.  Ebbene, ai visitatori di Lipperatura non è apparso esattamente tale, a dire il vero. Nei commenti al post "Inquietudini: aggiornamenti" del 28 aprile scorso

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/04/inquietudini_ag.html#comments

dopo uno scambio di salaci battute con il rissoso, irascibile Luca Di Meo dei non più anonimi Wu Ming (= WM3, per la precisione), gli ha addirittura indirizzato la sfida:

"@wm3
Mettiti a 90 gradi che provvediamo"

Scritto da: valter binaghi | 30/04/07 a 14:46

La Lipperini, esterrefatta, è intervenuta con un secco:

"Basta così. Subito."

E appena un certo Curioso ha commentato:

"Ma che, se volevano inculà?"
Scritto da: Curioso | 30/04/07 a 15:05

gli ha cancellato il messaggio.

Non si sa se in privato WM3 abbia raccolto la PROPOSTA INDECENTE di Binaghi. Ufficialmente, almeno finora, no.

In ogni caso:

Lavoratori delle Patrie Lettere, buon Primo Maggio a tutti!

(Immagine da http://www.darioflaccovio.it/images/db.php?tipo=autore_foto&id=95 )

postato da: Lioa alle ore 07:22 | link | commenti (29)
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