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"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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sabato, giugno 30, 2007

POLIAMORI E MULTIPASSIONI

Ieri pomeriggio, ai Magazzini del Ferro nel complesso monumentale dell'Arsenale di Venezia, si è svolto un incontro con Tiziano Scarpa, Walter Siti (uno dei miei scrittori di culto) e Laura Pugno, "Poliamori e multipassioni", il quarto dedicato ai territori dell'erotismo, della pornografia e dell'amore nel contesto del 5° Festival Internazionale di Danza Contemporanea, a sua volta dedicato - quest'anno - a "Body & Eros".

Walter Siti ha raccontato di come l'ossessione, provata fin da giovanissimo, per "corpi del desiderio" quali quelli dei culturisti americani sia progressivamente diventata la base della sua scrittura e della sua ricerca stilistica. Ha ricordato i tempi in cui, nelle edicole di Modena, cercava le prime riviste specializzate (Tomorrow Men e simili), con le immagini di corpi concreti e nello stesso tempo astratti, naturali ma anche artificiali, in quanto potenziati con additivi chimici ed esercizi mirati, costruiti magari - in una prima fase - per raggiungere un fine pratico (per esempio vincere una gara di sollevamento pesi) per poi diventare semplicemente fini a se stessi, nel costante e mai soddisfatto inseguimento di un modello eroico ideale a cui ispirare la propria tensione di ricerca: il culturista, quindi, non come narciso, ma come perseguitore del sacro, volto a riprodurre figure mitiche, ad assomigliare ad Ercole per farlo scendere tra gli uomini e trascinarlo nel quotidiano.

 [clicca sulla foto per ingrandirla:- ) ]

Così la scrittura di Siti ha cercato di rendersi "muscolare", "scolpita", volta ad evidenziare ogni fascio e innervatura stilistica, divenendo - al pari di quei corpi - concreta e astratta ad un tempo; scrittura come preghiera che evoca il corpo assente; ossessione dei corpi per dedicare la scrittura all'adorazione - appunto - di corpi perfettamente reali ma anche perfettamente allegorici ("Scuola di nudo", "La magnifica merce", "Troppi paradisi"). Siti ha poi mostrato su schermo alcune foto di nudi che sta utilizzando per il romanzo attualmente in cantiere, "Autopsia dell'ossessione",  foto in cui fondamentalmente - ha ricordato - si fissa lo scontro fra tre poteri: quello del fotografo, quello del modello utilizzato e quello del committente (lui stesso, in veste di regista). Spesso, tuttavia, le foto non fanno vincere nessuno... La tradizione, ha aggiunto, indagava quasi esclusivamente il corpo femminile, cercando Dio nella creatura fatta a sua immagine e somiglianza. Lo scandalo della mia scrittura nasce forse dalla sostituzione del corpo maschile a quello femminile, dalla ricerca di un "Beatrice uomo":- )

A proposito di "scandalo", Tiziano Scarpa, autore, fra altre opere, di "Corpo" [in cui "si sbalordisce di avere polsi, ginocchia, orecchie, capezzoli... e attraversa il proprio corpo come un esploratore incantato"], ha sottolineato come si tenda a considerare l'arte una sorta di recinto separato in cui tutto sia possibile e accettabile, ma a patto che ogni provocazione rimanga nei contesti ad essa deputati. "Lo scandalo - ha confermato Siti - non nasce dalla cosa esibita nel recinto appropriato, con la sua precisa etichetta, ma dal formale che entra nel quotidiano sconvolgendolo, dal surreale che si fa realismo assoluto".

Laura Pugno ha accennato ai meccanismi della dominazione, presenti anche nel suo romanzo "Sirene", in cui propone corpi decisamente alternativi: quelli di sirene rivestite di "smegma madreperlaceo", per giunta in un futuro dalle tinte apocalittiche. [Il romanzo si svolge a Underwater, una città immaginaria costruita sotto l’oceano per sfuggire ai raggi del sole, diventati letali a causa del buco nell’ozono. L'esposizione alla luce del giorno ha scatenato un'epidemia di cancro nero. Sotto l’egida della yakuza – una sorta di mafia governativa e ipertecnologica che domina le coste di Underwater – gli uomini scoprono l’esistenza delle sirene, ferocissime e sensuali creature sottomarine che, ridotte in breve a un innocuo stato di cattività, vengono utilizzate come carne da macello o come amanti nei bordelli per oligarchi. Samuel, quadro mancato della yakuza e addetto alle vasche di allevamento, cerca di ingravidare clandestinamente una bellissima sirena per poi restituire Mia, il frutto dell’accoppiamento – forse il prototipo di una nuova specie – alle acque dell’oceano". Ha scritto Nicola La Gioia ne 'Il riformista': "Ecco che seguiamo le avventure di Samuel e Mia braccati dagli sgherri della yakuza, ma tutto questo mentre scopriamo la fisiologia delle sirene (sentiamo il loro canto, condividiamo le loro abitudini alimentari, ci addentriamo nell’oscura fascinazione della loro sessualità…), mentre sperimentiamo il decorso del cancro nero (la progressiva degenerazione della pelle che si dischiude su una sorta di candore primordiale che precede la morte nel più straziante dei modi), mentre respiriamo chiaramente l’atmosfera da dopobomba in cui la civiltà è precipitata".]

In serata mi sono spostato al teatro Malibran, dove il coreografo venezuelano Javier de Frutos, nuovo direttore del britannico Phoenix Dance Theatre, mi ha ampiamente ripagato della delusione patita per il 'Messiah Game'. Il suo "NOPALITOS", ispirato al Giorno dei Morti messicano, la festa gioiosa che celebra nel ricordo dei defunti la continuità della vita, ha deliziato sensi e pensiero degli spettatori (La Biennale di quest'anno si intitola, appunto: "Pensa con i sensi, senti con la mente"). De Frutos ha dedicato un intero trittico a Body & Eros, ma soprattutto in Nopalitos ha attinto a piene mani al "lussureggiante e barocchissimo immaginario latino-americano", strizzando l'occhio all'iconografia pop e alludendo a un mondo di riti misteriosi. Straordinari e struggenti i canti di Lila Downs mentre in un padiglione decorato con ritratti di amanti e un paio di scheletri spiritosi si susseguivano lottatrici di wrestling in stile camp, giovani fanciulle dotate di maschera antigas, ondeggianti processioni funebri, fiestas all’insegna dell’eccesso... : una fantasia che il critico del Guardian Judith Mackrell ha definito "meravigliosamente bizzarra e imprevedibilmente selvaggia”. 

[Immagine del body-builder da i54.photobucket.com/.../BodyBuilder.jpg ]

postato da: Lioa alle ore 08:43 | link | commenti (15)
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venerdì, giugno 29, 2007

OLOCAUSTO E NEGAZIONE

Ieri alle 18.00 allo SpazioEventi della libreria Mondadori di San Marco 1345 è stato presentato il libro di Giancarlo Elia Valori dal titolo "Antisemitismo, olocausto, negazione. La grande sfida del mondo ebraico nel ventunesimo secolo." All'incontro, oltre allo stesso Valori, hanno partecipato Massimo Cacciari, Vittorio Levis, Raffaello Vignali, l'ambasciatore Ben Gurion, il presidente della Corte Costituzionale della Repubblica Baldassarre, il direttore del Gazzettino Roberto Papetti, moderatore del dibattito. Sala gremita. Tanti militari e guardie del corpo. Tutti i nomi che contano della comunità ebraica veneziana. La domanda attorno a cui è ruotato il dibattito è stata, al solito: "La Shoah è paragonabile ad altri genocidi storici, massacri, fenomeni analoghi?".  La risposta unanime, compresa quella di Cacciari, è stata: "No". Tutti hanno convenuto sulla sua assoluta straordinarietà, unicità, inconfrontabilità con qualunque altro tipo di sterminio storico. Cacciari, anzi, ha opposto alla "banalità del male", l'insondabilità di un male come la Shoah. Baldassarre si è chiesto come si possa da un lato disprezzare l'antisemitismo e dall'altro non dichiararsi amici di Israele. Cacciari ha ribattuto che si può tranquillamente contestare il sindaco di Venezia senza per questo avere nulla contro Venezia, anzi che si possano ritenere esecrabili certe politiche di Israele proprio perché, di fatto, estremizzano i sentimenti antisemiti ben presenti nel mondo arabo.

Quanto ai rimedi, l'accento è stato posto inevitabilmente sul binomio: Memoria & Educazione.

Un vero passo avanti, secondo me, lo si potrà fare solo quando le grandi religioni del mondo, compresi i tre importanti monoteismi, saranno diventate un mero fatto privato, svincolato da ogni sorta di potere terreno e pertinente solo alla coscienza di ciascuno. Quando si sarà chiarito fino in fondo, cioè, l'equivoco che tra l'uomo e la supposta Trascendenza NON servono mediatori, caste sacerdotali, apparati, sacri testi "ispirati direttamente da Dio" - in cui magari qualche popolo venga definito eletto e qualche altro no -, pretese di detenere in esclusiva la benevolenza di Dio e via discorrendo. Ma queste sono solo le mie idee:- )

Su Giancarlo Elia Valori c'è una lunga, sorprendente scheda in più puntate qui:

http://www.societacivile.it/focus/articoli_focus/focus_2.html

da cui estraggo:

"L’unica donna della sua vita, la madre Emilia, per la quale fa celebrare una grande messa ogni anno, il 15 novembre 1998 ha ottenuto l’onore di avere un albero (un ulivo) piantato nel Giardino dei Giusti, a Gerusalemme, dove sono ricordati i non ebrei che hanno aiutato il popolo ebraico. Motivazione: Emilia Valori durante la Resistenza salvò dalle deportazioni numerose famiglie ebraiche. Durante la cerimonia a Gerusalemme, Shimon Peres in persona ha sottolineato «il grande ruolo che Giancarlo Valori ha svolto nel riconoscimento reciproco tra Israele e la Cina»"

[http://www.societacivile.it/focus/articoli_focus/Valori_6.html ]

Per stemperare l'inquietudine dell'incontro, in serata sono poi andato a dare un'occhiata alla festa "de San Piero de Castèo" (San Pietro di Castello): affollatissime le tavolate dei banchettanti, mentre i Batistococo (da "Batti 'sto cocco") cantavano "Tatiana", il cui tormentone fa: "Ti ta morti, ti t'ha tatuà 'na teta" ("Mortacci tuoi, ti sei tatuata una tetta"). O tempora, o mores...:- /

postato da: Lioa alle ore 07:27 | link | commenti
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giovedì, giugno 28, 2007

DOMANI WALTER SITI, TIZIANO SCARPA E LAURA PUGNO A VENEZIA

Biennale Danza  5. Festival Internazionale di Danza Contemporanea - Body & Eros  Conversazioni sull'eros.  

Il programma del 5. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, Body & Eros, include un ciclo di conversazioni sull’eros che si svolgono ai Magazzini del Ferro, all’Arsenale.

L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
 
29 giugno ore 17.00
Poliamori e multipassioni
conversazione con Walter Siti, Tiziano Scarpa, Laura Pugno, Laura Pugno
postato da: Lioa alle ore 14:30 | link | commenti (2)
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CONFESSO CHE HO PECCATO...

 

(Una scena da MESSIAH GAME, Biennale Danza 2007)

Ebbene sì, confesso che ieri sera non ho resistito alla tentazione di peccare, ovvero di andare ad assistere al più controverso degli spettacoli in cartellone per la Biennale Danza di Venezia: quel "MESSIAH GAME" che, insieme alla mostra bolognese "La Madonna piange lacrime di sperma", negli ultimi giorni ha scatenato reazioni non propriamente divertite da parte di varie organizzazioni religiose.

Arrivato davanti all'ingresso, ho sentito qualcuno recitare al megafono il santo rosario, a espiazione delle turpitudini in atto. Una fanciullona in calzette bianche e viso compunto alla Maria Goretti mi ha messo in mano il seguente volantino:

«VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA PER QUESTO SPETTACOLO BLASFEMO finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, anche con il denaro dei Cristiani con il benestare del sindaco Cacciari [che stava mangiando tramezzini al chioschetto e si sarebbe poi seduto in prima fila, n.d.r.] CRISTIANI RIBELLATEVI A QUESTE PORCHERIE.

E sotto un'immagine del Crocefisso:

"PADRE, PERDONA LORO PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO (Mc. 15, 3)"

(Movimento con Cristo per la vita Schio - VI. Regina dell'amore sezione di Treviso)»

-

Lo spettacolo, ovviamente SOLD OUT in pochi giorni forse proprio grazie al clamore mediatico scatenato dalle minacce di scomunica per chi fosse andato a vederlo, è iniziato con una ventina di minuti di ritardo. Al ritmo di una musica techno-ossessiva, vari giovanotti e giovanotte in abiti casual si sono messi a correre come pazzi sulla scena, scontrandosi, aggrappandosi gli uni agli altri, divincolandosi, esplodendo in scatti convulsivi, buttandosi di tanto in tanto a terra e poi rialzandosi... eccetera.

Fin qui, niente di scandaloso.

Circa mezz'ora più tardi, dopo una pausa, gli stessi ballerini si sono ripresentati completamente nudi. Ancora corse, scatti convulsivi, alternanza di ritmi frenetici e studiate immobilità. Manco l'ombra di una volgarità.

È seguita una sorta di colorata orgia in costumi più o meno sgargianti.

Nella parte finale, dopo una stilizzata scena di flagellazione, una ballerina, rimasta sola, ha dato aria ai capelli ponendosi fra due ventilatori.

Tutto qui.

Il sindaco Cacciari e la pittrice Serena Nono si sono alzati all'istante e si sono dileguati. Molti spettatori hanno iniziato ad applaudire convinti, altri sono parsi più perplessi.

Mie considerazioni: senza QUEL TITOLO e le spiegazioni del depliant, probabilmente pochi avrebbero potuto cogliere una qualsiasi allusione al Vangelo. Lo spettacolo, tutto sommato composto e nemmeno particolarmente innovativo, non mi ha "regalato" (come dicono le casalinghe) grandi emozioni. In certi momenti, anzi, mi ha un tantino annoiato. Fossero davvero tutti così i peccati che ammorbano il mondo, non ci sarebbe davvero di che preoccuparsi.

Mio voto complessivo: 6+.

Ma vediamo una descrizione più tecnica, tratta dal sito dello spettacolo:- )

“Ruckert prende in prestito alcuni episodi del Nuovo Testamento - il Battesimo, la Tentazione, l’Ultima Cena, la Crocifissione, la Resurrezione - e ne dissolve l’iconografia lasciando trasparire il punto che gli sta a cuore: il rapporto ambiguo e dialettico, simbolizzato dalla figura di Gesù Cristo, tra dominio e sottomissione, tra devozione e possesso/potere. Tutte le relazioni tra i ballerini, che interpretando a turno la figura centrale, sono infatti governate emotivamente e fisicamente da giochi di potere: Felix Ruckert mostra quanta devozione ci possa essere nel dominio e quanta forza nella sottomissione mettendo in gioco sessualità e spiritualità, carne e fede”. E ancora: “Un’interpretazione audace, discutibile e talvolta inaccettabile, che pesca tra l’immaginario della tradizione giudaico-cristiana e le pratiche del sadomasochismo, tra ciò che è considerato eredità della cultura ufficiale e ciò che invece è confinato in una subcultura. Ruckert e la sua compagnia si azzardano a portare sulla scena una poetica del dolore e una passione dei corpi che riecheggiano nel fondo oscuro e arcaico dell’animo umano”.

Aggiungo, infine, un articolo di Enrico Tantucci apparso su 'La Nuova Venezia'. Titolo: "SOSPENDETE MESSIAH GAME".

«Anche il Patriarca di Venezia Angelo Scola chiede alla Biennale di sospendere Messiah game, rivisitazione sadomaso della passione di Cristo firmata dal coreografo tedesco Felix Ruckert, nel cartellone della Biennale Danza in prima italiana il 27 e 28 giugno nelle Tese dell’Arsenale. Il comunicato del Patriarcato ispirato dal cardinale Scola non lascia dubbi sul giudizio nei confronti dello spettacolo dell’ex danzatore di Pina Bausch che rivisita a suo modo alcuni episodi del Vangelo, trasformando l’Ultima Cena in un’orgia dissacrante.
«Di fronte all’esplicita intenzione provocatoria e offensiva della fede cristiana - si legge nella nota della Curia - da parte dello spettacolo Messiah Game, è opportuno interrogarsi sulla consistenza di tale iniziativa». La Biennale aveva già replicato alcuni giorni fa alla neonata Lega Cattolica Antidiffamazione, che aveva chiesto di annullare lo spettacolo. «Una simile decisione - aveva dichiarato il Consiglio della Biennale, presieduto da Davide Croff e di cui è vicepresidente il sindaco Massimo Cacciari - mai verificatasi nella lunga storia di questa istituzione, minerebbe alle radici il principio di autonomia e di libertà d’espressione sia della Fondazione La Biennale, sia del direttore artistico. Ogni giudizio di tipo etico, morale o religioso è pertanto lasciato alla coscienza del pubblico». Ma per il cardinale Scola «l’identificazione degli intenti provocatori e offensivi con la libertà di espressione sembra nascondere un’incapacità di trovare e proporre nuovi linguaggi artistici che rispondano realmente alla sensibilità contemporanea. Quanto alla questione dell’eventuale censura preventiva è importante ricordare che lo spettacolo proposto risponde ad una scelta precisa da parte della direzione della Biennale Danza. Tale scelta di fatto non ha tenuto in considerazione il contesto sociale e culturale, veneziano e internazionale, che conta una rilevante presenza di cristiani per i quali un tale spettacolo risulta oggettivamente offensivo».
 L’invito del Patriarca alla Biennale è perentorio: «Ci si augura, quindi, che lo spettacolo sia sospeso, come già successe a Strasburgo. Sarebbe triste constatare nell’arte contemporanea una deriva provocatoria ed offensiva. Essa lederebbe la società plurale in cui viviamo, società chiamata a vivere laicamente, cioè nella conoscenza e nel rispetto reciproci, evitando l’irrisione dell’identità e dei valori altrui». Anche la Lega Nord interviene, sollecitando l’intervento della magistratura e chiedendo le dimissioni del presidente della Biennale. In una mozione presentata al Consiglio comunale, la Lega Nord chiede anche l’intervento della Regione e del Governo. «Vergognoso - dice il capogruppo del Carroccio Alberto Mazzonetto - impiegare i soldi dei cittadini per mettere in scena un volgare insulto alla nostra religione. In Messiah Game vengono messe in scena rappresentazioni pornografiche della vita di Gesù. Sappiamo bene che alcuni ci additeranno come bigotti e codini, ma è un rischio che corriamo, quando la libertà di espressione di sedicenti’artisti’ diventa alibi per offendere la sensibilità umana e religiosa di altre persone». Lo spettacolo è stato anche oggetto di un’interrogazione parlamentare dell’onorevole Luca Volontè (Udc) e ha provocato reazioni indignate in ambienti cattolici e della comunità ebraica. Commenta il consigliere della Biennale Franco Miracco, portavoce di Giancarlo Galan: «Non capisco questa presa di posizione del Patriarca, perché qui si tratta di giudicare uno spettacolo - che si annuncia di qualità - sul piano artistico e non religioso. Se fosse osceno e blasfemo, si qualificherebbe da sé, ma la Biennale non può negare la sua storia autocensurandosi».
(20 giugno 2007)

[Immagine da http://www.korazym.org/news1.asp?Id=23737 ]

postato da: Lioa alle ore 00:22 | link | commenti (12)
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mercoledì, giugno 27, 2007

BEST OFF 2005: "LA MADELEINE DI MICHELE MARI"

 
«II y avait déjà bien des années que, de Combray, tout ce qui n'était pas le théâtre et le drame de mon coucher, n'existait plus pour moi, quand un jour d'hiver, comme je rentrais à la maison, ma mère, voyant que j'avais froid, me proposa de me faire prendre, contre mon habitude, un peu de thé. Je refusai d'abord et, je ne sais pourquoi, me ravisai. Elle envoya chercher un de ces gâteaux courts et dodus appelés Petites Madeleines qui semblent avoir été moulés dans la valve rainurée d'une coquille de Saint-Jacques. Et bientôt, machinalement, accablé par la morne journée et la perspective d'un triste lendemain, je portai à mes lèvres une cuillerée du thé où j'avais laissé s'amollir un morceau de madeleine. Mais à l'instant même où la gorgée mêlée des miettes du gâteau toucha mon palais, je tressaillis, attentif à ce qui se passait d'extraordinaire en moi. Un plaisir délicieux m'avait envahi, isolé, sans la notion de sa cause. II m'avait aussitôt rendu les vicissitudes de la vie indifférentes, ses désastres inoffensifs, sa brièveté illusoire, de la même façon qu'opère l'amour, en me remplissant d'une essence précieuse : ou plutôt cette essence n'était pas en moi, elle était moi. J'avais cessé de me sentir médiocre, contingent, mortel. D'où avait pu me venir cette puissante joie ? Je sentais qu'elle était liée au goût du thé et du gâteau, mais qu'elle le dépassait infiniment, ne devait pas être de même nature. D'où venait-elle ? Que signifiait-elle ? Où l'appréhender?... »
 
(Marcel Proust, À la recherche du temps perdu. Du côté de chez Swann, 1913)
.
.
 "Da piccolo credevo che le albicocche secche fossero orecchie, e mi domandavo a quali infelici fossero state tagliate. Quando fui costretto ad assaggiarne una, prelevandola da una composizione natalizia di datteri e frutta candita, mi dissi: 'Di questo dunque sanno le orecchie' " 
.
.
(Michele Mari, "Tu, sanguinosa infanzia", Mondadori, 1996)
--
Post del 24 novembre 2005.
Immagine da www.mensfitnessmagazine.co.uk/images/library_...
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martedì, giugno 26, 2007

MERITEREBBERO UNA DURA LEZIONE

Mercoledì 20 giugno mi è arrivata da "Intesa San Paolo" una mail con il sg oggetto:

Racolta fondi per i bambini dell'terzo mondo [sic]

«Gentile Cliente,

Noi crediamo nella possibilità di costruire rapporti di reciproco scambio di idee ed esperienze con le imprese e le persone socialmente sensibili. Proponiamo ai clienti della banca un modo molto semplice di aiutare i bambini dell terzo mondo con un contributo a suo piacere per sostenere l’associazione Onlus.

Per un'offerta scatti il colegamento [sic] qua sotto.

https://privati.internetbanking.bancaintesa.it/AreaPrivata/au/safety/racoltafondi/Safety.do?SAFETY_MENU_NAME=NIB_sic_email

Cordiali Saluti
Banca Intesa.»

Di solito mi limito a cancellare lo spam, ma stavolta mi ha così turbato il pensiero di individui capaci di speculare ANCHE sulla fame dei bambini del Terzo Mondo pur di aumentare il proprio SUPERFLUO, per giunta ammantandosi di nobili intenzioni, che ho inoltrato la mail alla polizia di stato, trascrivendo anche le cosiddette 'proprietà':

Return-Path: <prova@ima.udg.edu>
Received: from vsmtp9.tin.it (192.168.70.185) by ims4a.cp.tin.it (7.2.072.1)
        id 466F01690046BC3D for *
****@tin.it; Wed, 20 Jun 2007 22:06:16 +0200
Received: from imeil2.udg.es (84.88.128.10) by vsmtp9.tin.it (7.3.122)
        id 46766BA2008AE635 for *****.
it; Wed, 20 Jun 2007 22:06:16 +0200
Received: from mailima.udg.edu (mailima.udg.edu [84.88.162.217])
 by imeil2.udg.es (8.13.1/8.11.1/otb) with ESMTP id l5KK6FUY019890
 for <*****
@tin.it>; Wed, 20 Jun 2007 22:06:15 +0200
Received: from mailima.udg.edu (localhost [127.0.0.1])
 by localhost (Postfix) with ESMTP id E088A10FC97
 for <*****
@tin.it>; Wed, 20 Jun 2007 22:06:13 +0200 (CEST)
Received: from xsima.udg.edu (xsima.udg.edu [84.88.162.127])
 by mailima.udg.edu (Postfix) with ESMTP id 374E61107FD
 for <*****
@tin.it>; Wed, 20 Jun 2007 21:44:59 +0200 (CEST)
Received: by xsima.udg.edu (Postfix, from userid 678840748)
 id 0E879B5DFA; Wed, 20 Jun 2007 21:43:53 +0200 (CEST)
To: *****
@tin.it
Subject: Racolta fondi per i bambini dell'terzo mondo
Message-ID: <
1182368633.13533.qmail@intesasanpaolo.it>
From: "Intesa SanPaolo" <
info@intesasanpaolo.it>
Content-Type: text/html
Date: Wed, 20 Jun 2007 21:43:53 +0200 (CEST)

Il 22 giugno mi è arrivata la sg risposta:

«La sua segnalazione è stata inoltrata alla Sezione competente del Servizio della Polizia Postale e delle Comunicazioni per gli accertamenti del caso. Ringraziandola per la fattiva collaborazione le porgiamo distinti saluti.»
 
Risposta a cura della Redazione del Commissariato di PS on line (www.commissariatodips.it).
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Mi auguro vivamente che gli infami speculatori sulla fame di tanti piccoli innocenti vengano individuati e puniti come meritano.
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P.S. Ovviamente la vera Banca Intesa non c'entra nulla.
postato da: Lioa alle ore 05:36 | link | commenti (1)
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lunedì, giugno 25, 2007

QUATTRO GIORNI DI FESTEGGIAMENTI

tomaselli

 

 

 

 

 

 

(Il neosessantenne in una pausa sulla Tomaselli)

Per festeggiare i miei primi sessant'anni, mi sono regalato quattro giorni di montagna: giovedì scorso ferrata Tomaselli con due formidabili amici di Bologna, Paolo (44 anni) e Matteo (31 anni); venerdì ferrata Piazzetta fino al Piz Boè sul Sella (durissima!!!), sempre con Paolo e Matteo; sabato mattina: salita a Punta Penia sulla Marmolada attraverso il ghiacciaio, debitamente incordato con altri tre, e ferratina in alto (nuova di zecca) sulla Schiena de Mul. Ieri, domenica, infine, con la Giovane Montagna di Venezia, salita per aspro e ripido sentiero  (1300 metri di dislivello) al monte Pizzon o Piz de Mezodì, massima cima dei Monti del Sole, "cuore selvaggio" delle Dolomiti bellunesi. 

Oggi dò tregua alle gambe, così festeggiano anche loro:- )

postato da: Lioa alle ore 08:18 | link | commenti (5)
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giovedì, giugno 21, 2007

LA SINGOLARE MALEDIZIONE DEL GIOVANE EVANGELISTI

 

«... In quegli anni ero colpito da una singolare maledizione. Se una ragazza mi attraeva troppo, subito la idealizzavo all’eccesso. Smetteva, cioè, di avere ai miei occhi connotati carnali. Diventava eterea, priva di attrattive sessuali. Da adorare ma non da toccare. Fu il caso della persona in questione. Di attrattive fisiche ne aveva fin troppe, però non mi ci soffermavo (a volte sì, ma con un sentimento di vergogna). Riservavo i miei “bassi” istinti a ragazze che offrivano fisicità e nient’altro. Con loro mi trovavo a meraviglia. Lei, invece, aleggiava nell’aere. Non c’era felicità maggiore che esserle vicino, che parlare con lei. Il resto non contava. D’altra parte era intelligentissima e, in sua compagnia, non c’era modo di annoiarsi. Peccato che fosse sostanza aerea, almeno per me. L’idea di masturbarmi pensando a un tale angelo non mi sfiorava nemmeno... »

(Dal racconto "L'angelo azzurro" di Valerio Evangelisti)

Il testo integrale qui:

http://www.carmillaonline.com/archives/2007/06/002281.html


postato da: Lioa alle ore 02:36 | link | commenti (1)
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mercoledì, giugno 20, 2007

LA POESIA E LO SPIRITO (DI P. BIANCHI)

Best off 2006: "Un cimitero nel cassetto", del 6 ottobre.

«... recupero adesso uno dei post più esilaranti mai archiviati da google/groups, it.cultura.libri, per l'esattezza il 29 aprile 2000 alle ore 09:00

 
Premessa. Come sapete, non c'è italiano che non abbia non dico un lungo romanzo, ma almeno uno straccio di poesia nel cassetto. Da quando esiste la rete, poi, la tentazione di tirarla fuori e di esibirla in un niusgruppo, in un blog...  nella speranza di suscitare un gridolino di ammirazione, per molti si è fatta irresistibile. Non è raro, tuttavia, che - come al programma televisivo "La corrida" - le reazioni del pubblico telematico non siano esattamente quelle sperate... La poesia che "riesumo" oggi non ha un titolo allegro: "Cimitero". Molto più allegra, in compenso, è l'analisi semiotica che ne operò il tremendissimo p. bianchi (quello di it.cultura.libri, non il digiunatore della Salani), che non si peritò di prendere bonariamente per i fondelli il povero autore, per sua fortuna trincerato dietro il nick "Giardino Putrido".
 
Ecco il componimento:
 
CIMITERO
"Calpesto l'eternità nella sua più diffamante illusione.
Mi muovo su un percorso alienante
all'interno di un microcosmo che pare
volermi chiamare a se.
Forse vuole solo che io ascolti;
che io rimanga per qualche attimo
in contemplazione delle grandi verità
ignote all'uomo che,
come un sentiero buio e percorso,
si apre davanti al mio sguardo.
Immerso nella tenebra che mi avvolge,
circondato da tenui lucori,
occhi che mi osservano,
attendo che sensazioni straniere
penetrino il manto coscente
che ricopre lo spirito.
Il silenzio dipana i rumori,
la notte investe violentemente una luce
che pareva oziare, albergata dalla vita
mentre la Parola attende il momento
favorevole a farsi udire.
Fermo, circondato dalla profondità della morte,
attendo che quei corpi
consumati da anni di dimenticanza
possano rivivere.
Sento crescere, lentamente, la consapevolezza.
Odo finalmente la voce amara di languore della non-Vita
a vanificare ideologie, a distruggere imperi
a dissolvere ogni cosa incontri.
Non rimane più nulla dentro di me;
solo Oggi, solo Domani.
Il Tempo.
Il Tutto."
--
 
Ed ecco l'analisi di p. bianchi:
 
> Calpesto l'eternità nella sua più diffamante illusione.

Dal subject apprendiamo che il poeta passeggia in un cimitero, dove si sta dopo morti, dopo morti si è morti per sempre (eternità), il cimitero cristiano illude (illusione) che un giorno si risorga, questo è falso (diffamante).
> Mi muovo su un percorso alienante all'interno di un microcosmo che pare volermi chiamare a se.
-
I vialetti del cimitero sono a zig-zag, si diventa matti a trovare la strada (alienante), si rischia di inciampare e cadere su una tomba (il microcosmo cimiteriale ti chiama). 
 
> Forse vuole solo che io ascolti; che io rimanga per qualche attimo in contemplazione delle grandi verità ignote all'uomo che, come un sentiero buio e percorso, si apre davanti al mio sguardo.

Sarà capitato anche a voi, entrando in un cimitero,  di produrvi vostro malgrado in qualche riflessione metafisica. 
 
> Immerso nella tenebra che mi avvolge, circondato da tenui lucori, occhi che mi osservano, attendo che sensazioni straniere penetrino il manto coscente che ricopre lo spirito.

Il guardiano non ha ancora acceso i lampioni, le foto smaltate dei defunti guardano rigorosamente in macchina, la sensibilità e l'ortografia sono due doni di natura, chi tropp e chi minga. 
 
> Il silenzio dipana i rumori, la notte investe violentemente una luce che pareva oziare, albergata dalla vita mentre la Parola attende il momento favorevole a farsi udire.

Cessando il brusio di fondo diurno (-20-30 dB = silenzio) ogni rumore ne risulta amplificato (dipanato) della corrispondente quantità di decibel. La luce che di giorno non serviva a un c. (oziava) di notte serve a non fare incidenti agli incroci (investire violentemente), da cui possiamo dire che la luce è vita, se ci fosse un incidente risuonerebbe di molto turpiloquio ("la Parola"). Anche la sintassi BTW ha i suoi limiti.
 
> Fermo, circondato dalla profondità della morte, attendo che quei corpi consumati da anni di dimenticanza possano rivivere.

Il poeta, che è rimasto abusivamente nel cimitero oltre l'orario di chiusura, è ora al centro del medesimo, e sulla scorta di quanto evidentemente appreso dalle pagine di "Mezzanotte con zio Tibia" (Uncle Creepy) (oscar Mondadori, fuori commercio) (peccato), attende pazientemente che i morti si facciano vivi.
 
> Sento crescere, lentamente, la consapevolezza.

Passando il tempo e aumentando l'umidità, il poeta inizia a sospettare di aver preso un'inculata. 
 
> Odo finalmente la voce amara di languore della non-Vita a vanificare ideologie, a distruggere imperi a dissolvere ogni cosa incontri.

La moglie del poeta, che non si chiama Vita bensì Carmela (non-Vita), e sa di aver sposato un ciula, da un po' lo sta chiamando incazzatissima a gran voce (voce amara), lui se ne accorge solo adesso (finalmente), si sa che le donne sono terra terra (dissolvere ideologie, distruggere imperi ecc.), praticamente il poeta si riscuote 
 
> Non rimane più nulla dentro di me;

Il poeta soddisfa un bisogno fisiologico 
 
> solo Oggi, solo Domani.

ma che ora è, è già passata mezzanotte? 
 
> Il Tempo.

Miii, è tardissimo! 
 
> Il Tutto.

e torna a casa (si ipotizza un errore nel manoscritto, la lettura corretta sarebbe tetto, tetto=casa). Questo bozzetto, così naivemente ossianico, illustra poeticamente l'antico adagio: chi muore giace e chi vive si dà pace. Purtroppo la sede di pubblicazione, molto squalificata, lo espone a ogni sorta di pernacchia e deprezzamento. Da cui il consiglio: per favore non venite su internet, semmai pubblicate a vostre spese. B.
--- 

Il poeta, ovviamente, protestò:

Mah! Io forse ho sbagliato NG. Ma tua mamma tempo fa ha commesso un errore ben più grave del mio! Sei solo un saccente ed arrogante qualunquista e la tua "critica" è indegna e senza rispetto.

E p. bianchi:

Scusa, ma non avevo capito che facessi sul serio. Un pezzo cimiteriale firmato "putrido" mi sembrava una gag di goliardia horror-trash. Il tuo pezzullo era velleitario, confuso, turgido di sensazioni ma scarso di senso. Queste cose si scrivono a 17 anni per vedere di fissare sulla carta il casino che c'è in testa, ma poi si ha il buon gusto di tenerle nel cassetto per intenerirsi (o incazzarsi) quando si rileggeranno sei o sette anni dopo. Tieni presente che nei tuoi cassetti nessuno metterà becco, mentre su Internet ti esponi fatalmente ai fischi di ogni merlo di passaggio... [cut]...  ti lascio la piacevole sensazione di considerarti moralmente superiore. Ciao »

[Immagine da http://www.latelanera.com/leggendemetropolitane/images/cimitero.jpg ]

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martedì, giugno 19, 2007

RICCO E LUNGO WEEKEND:- )

schnurer

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Come sapete, le ferrate sono i miei giocattoli preferiti, un po' come i trattori per Nedo Vannini, per intenderci. Ebbene, giovedì e venerdì prossimi ne aggiungerò un paio di veramente mitiche alla mia collezione. Ecco che cosa mi aspetta fino a domenica:

Giovedì 21 giugno, ferrata Tomaselli:

Venerdì 22 giugno, ferrata Piazzetta:

(Attacco della ferrata Piazzetta)

Sabato 23 giugno: salita a Punta Penia, Marmolada (progressione su ghiacciaio in preparazione della salita al Monte Rosa del 6-8 luglio)

Domenica 24 giugno, salita al Pizzon, Monti del Sole:

Immagini da:

http://www.firn.ee/db/konkurss/VP/06/1851c-algus.jpg

http://www.bergsteigerschule.com/images_2007/klettersteig9.jpg

http://www.sandrodetoni.it/immagini/000015.jpg

http://www.dolomitipark.it/grafix/monti-sole1.jpg

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lunedì, giugno 18, 2007

BEST OFF 2005. L'ANNO LUCE.

Leggo in www.giugenna.com di venerdì 8 Giugno 2007 :

Come annunciato con mia somma felicità, il Saggiatore ha deciso di mettere in catalogo, nella collana economica L'anno luce, sul quale si sta lavorando perché ne venga tratto un film (si è in fase avanzata e delicata, che è la discussione coi produttori - nel caso arrivassero buone notizie, ne darò entusiasticamente conto...). Ora L'anno luce è disponibile in libreria e nei bookstore. Il prezzo di copertina ammonta a € 8, ma qui è acquistabile a € 6,40 (uno sconto del 20%).
Come già fatto, ringrazio lo staff del saggiatore e i lettori che, non avendola fatta in precedenza, vogliano compiere l'esperienza! :)

Poiché considero L'anno luce il miglior libro del 2005, ripropongo la recensione che ne feci il 3 e 4 novembre di quell'anno.

3 novembre:

ERA UNA VOLTA STATA... 
 
Ebbene sì, sto leggendo ‘L’anno luce’ di Genna di cui vi dirò domani. Per adesso mi hanno colpito due dettagli: 1) La frase d'inizio del cap. I a pag. 17: "Era una volta stata, questo di cui si parla, una persona amabile… ". Mi domando se si tratti di una tortuosità di costruzione voluta. 2) Le materializzazioni del narratore onnisciente per spiattellare al lettore rivelazioni quali: "Il racconto costringe ora a deviare momentaneamente dalla drammatica situazione in cui.... per introdurre a SORPRESA un nuovo protagonista della vicenda". (p. 57).
Non fa pensare a Simona Ventura?:- )
--
4 novembre
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Ho capito perché il primo capitolo de L’anno luce inizia con “Era una volta” (vedi ieri). Ma certo! Per richiamare il classico incipit delle fiabe: “C’era una volta”. E di una fiaba, ancorché metafisica e per adulti, in effetti si tratta.
Mesi fa dichiaravo in rete che Giuseppe Genna, al di là di certi suoi vezzi adolescenziali e di certi nostri scazzi nello spazio-commenti di Lipperatura, era un “giovanottino promettente”. Be’, oggi 4 novembre (commemorazione della vittoria sulle truppe austro-ungariche) sono felice di aggiungere che il giovanottino ha ampiamente mantenuto la promessa e che, come direbbe Armando Diaz “i resti dei suoi giovanilismi risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”. 
 
Ho acquistato il libro con una certa diffidenza alla Mondadori di Venezia (vicinissima a San Marco). Avevo chiesto: “È arrivato L’anno luce di Genna’?”. Risposta: “Sì, è tra i gialli”.  Cazzo, adesso che l’ho letto mi domando perché diavolo mai un libro del genere dovesse essere collocato proprio lì, anziché, chessò io?, nel settore “Filosofia”. 
 
La trama-pretesto (pura cornice esteriore) è ormai nota: il Mente, un manager malato di potere (“il più potente antidoto contro l’angoscia dell’effimero”, asseriva giorni fa Maria Rita Parsi al Telecom Future Centre di Venezia) torna a casa e trova la moglie Maura all’apparenza morta, in realtà solo sprofondata in un “coma psichico transitorio”, dovuto a uno shock devastante. Se “giallo” c’è, tale tinta si esaurisce nella ricerca della risposta alla domanda: “Quale shock?”. Ma il libro è ben più di questo. Via via che lo scorrevo, “allo sconcerto è seguita la curiosità. Alla curiosità è subentrata la brama. Alla brama si è sostituita la concentrazione. Alla concentrazione l’incanto. Dall’incanto, male compreso, sono trapassato nella seduzione. Per farla breve, quando ho iniziato L’anno luce ero un uomo. Quando l’ho terminato ero un altro uomo”:- )…sì, è vero, sto rielencando le progressive reazioni dell’insegnante Maura, la moglie del Mente, al “Capolavoro Misterioso” propinatole da uno dei suoi allievi, il talentuoso diciassettenne scrittore (in cui non va ravvisato in alcun modo Leonardo Colombati, autore di tutt’altro  capolavoro misterioso,  a cui un anno fa Genna dedicò una serie di considerazioni sul suo sito I Miserabili.
 
«“Hai scritto un romanzo?” sorride Maura e gli carezza la nuca, come un’insegnante carezza la nuca a un allievo, e quella carezza non è tale e di qui fluisce il futuro tutto.» (p. 137). 
 La qualità della scrittura de L’anno luce è davvero alta, a parte qualche ripetizione (eccessiva frequenza di termini quali “allucinare”, “beanza” e soprattutto lo svarione “presentisce” di p. 155) e qualche ridondanza o digressione più o meno tediosa. Ma proprio come Maura che scorre il Capolavoro Misterioso, il lettore de L’anno luce ha sempre più la sensazione di trovarsi davanti a un libro importante… diciamo un quasi-capolavoro (il prudenziale “quasi” è dovuto alle recenti polemiche sul dilagante capolavorismo). Non sto scherzando. L’Anno-luce è un’opera di grande compattezza stilistica e costruttiva sulla vita, sulla frode, sul tradimento, e nello stesso tempo un violento assalto a quelle che Genna chiama “le aspettative inculcate”. Certo, i personaggi del libro sono finti, ma anche veri. Accadono fatti sincronici, coincidenze, presagi, tumescenze, visioni in sogno, allucinazioni, esagerazioni, improbabilità in cui tuttavia vibrano enormemente il passato, il presente e il futuro. (Mi sto divertendo a recensire il libro di Genna con le parole stesse di Genna). E come non riconoscersi, alla MIA età (non necessariamente anagrafica:- ) ), in un passo come questo: “Del resto, sopraggiunge un’età (non necessariamente anagrafica) in cui commettere errori non importa più. Siccome non importa più, non si commettono errori. Sembra un miracolo. Si hanno in mente altri fini, altre fini. Si sopporta l’imperfezione del mondo e di se stessi con malcelata ironia. Alle spalle, agli òmeri fisici, fanno contrappunto spalle interiori: si allargano. La stanchezza che si sperimenta maturando è un sovrappiù di potenza, il legittimo fastidio che aumenta il desiderio del corpo – che non siamo noi – a seguire i voli dell’ideale. È un segno di salute. Il dramma sfuma, il teatro del mondo si manifesta per quello che è: non mondo, ma teatro.” (p. 155).
A parte questo tema squisitamente shakesperiano ("All the world's a stage,/And all the men and women merely players", As you like it), Giuseppe Genna ne affronta con chirurgica precisione molti altri: quello dell’ideale, quello del fallimento, quello della nostalgia di una patria più vasta, quello della composizione di un androgino, ovvero dell’unità spirituale, quello dell’ “oggettività in forma di sogno”, quello della cultura/natura e via discorrendo. 
 
“Il potere”, dice a p. 194, “è antievolutivo: esercitandolo, manteniamo in allenamento gesti primordiali, che hanno permesso alla specie di diventare cosa è ora: cioè la stessa specie di prima, caverne eccetera, con qualche apparato culturale a occultare la propria natura bruta. Tutta la saga del potere si riassume in questo pugno, in questa violenza cieca, sistemativa, liberatoria, scatenata nella parodia della natura, nel parco metropolitano che simula giungla pluviale da cui la specie emerse e prese coscienza di sé… siamo produttori di atti di dissimulazione che abbiamo battezzato ‘cultura’. La cultura è la natura che va in maschera al carnevale. Le cose non tendono né all’ordine né al caos. Le cose sono buddhiche e indifferenti alle cazzate astratte della cultura umana. La cultura è un culto. L’innaturalità è una maschera apposta sul volto buddhico della natura.” 
 
E poco più giù: “Il potere è questa difesa fuori del tempo: la forza isterica e preternaturale della sopravvivenza. Ci illudiamo di essere cultura e siamo natura… gli ominidi restano tali. I loro denti non modulano fricative, sono zanne”, p. 195. (Vedi Quasimodo, “Uomo del mio tempo”) 
 
E le speranze comuniste? Niente da fare nemmeno su quel fronte: 
 
“Comunismo significa cieca fede nell’emozione. Per i comunisti, l’emozione è salvifica, ma in realtà le cose non vanno così.”
 
E tuttavia, dopo che il Faccendiere (la controparte di Mente) ha sistemato tutto e “vinto su tutti i fronti”, - zanne in luogo dei denti -,  “avverte una pena all’altezza dello sterno. La cosiddetta pena nel cuore”. Cioè, wow!, riaffiora l’emozione. Capisce che la sua “è stata una sconfitta.”  
 
E allora “ovunque esplodono, puntinati, i momenti veri. Verità più vere della verità assalgono i protagonisti della nostra storia, i protagonisti delle storie.” (p. 199) 
 
Ma di nuovo, a pag. 204: “L’amore è la cultura con cui si maschera la forza bruta della sopravvivenza. È qui trasportata dalla reazione della specie: la corrente cieca della vita che vuole erompere, che vuole aprire gli occhi, non paga del sonno di beanza in cui è immersa finché non nasce.” 
 
Insomma, romanticismo o no? 
 
“Noi che abbiamo superato i sessant’anni siamo romantici. Lo siamo sempre stati. A differenza di voi, anche se ci sono eccezioni. Il romanticismo, questo romanticismo di cui parlo, è la chiave. Romanticamente abbiamo conosciuto il mondo. Senza romanticismo voi sopravvivete. Non si sopravvive, verrete travolti”, aveva detto il Faccendiere a Maura a p. 159. 
 
A Wu Ming 1 verrà di sicuro un coccolone. 
 
Sia come sia, alla fine del libro un bimbo nasce e anche se non è il figlio del tizio a cui sua madre si illude di poterlo attribuire, “il mondo - annuncia l’autore con algido sorriso - è rinnovato”.
Come se non bastasse, nel finale lo stesso cardinale che a pag. 173 ci aveva mostrato un minuscolo modello di chiesa sotto cui si allargava uno spazio gigantesco (un’astronave immensa), diviene papa. Affinché i destini si compiano? E quali?
 
Questi, forse. Udite: 
 
“Profezie confuse e offuscate, che non lasciano però adito a dubbi… Gli angeli esistono. Anche gli arcangeli. E i troni, le dominazioni… ascenderemo, andremo nei cieli, solcheremo le atmosfere, addormentati in un sinodo criogenizzato, negli immensi sarcofaghi bianchi e oculari che ci terranno a temperatura fissa, in un sonno da cui ci risveglieremo quando avremo raggiunto le mete previste, che la tradizione chiama ‘giardino’ o ‘eden’.” (p. 174)
 
Pietà, dunque, non l’è morta. Giove e oltre l’infinito. Kubrick. Odissea nello spazio. O anche Shining, volendo… 
 
Be’, non voglio farvela più lunga di così. Ma se non avete ancora comprato e letto “L’anno luce”, affrettatevi a farlo. Questa volta Giuseppe è stato davvero “bravo bravissimo”. E potrebbe tranquillamente evitarci tutti quegli inutili pop-up del suo sito. Il libro camminerà da solo. 
 
P.S. Troppo scolastico, a mio avviso, il titolo (“L’anno luce”). Qualche riserva anche sulla copertina.
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sabato, giugno 16, 2007

PRIMA CANDELINA PER VIBRISSELIBRI

 

Se l'11 giugno scorso è stato il mio compleanno, ieri 15 giugno ha "spento la sua prima candelina", come direbbero certe zie zuccherose, Vibrisselibri, la casa editrice anfibia partorita dal sempre-incinto (letterariamente) Giulio Mozzi nel fiore dei suoi anni [a metà giugno 2006 non ne aveva compiuti nemmeno cinquanta, nd.r.].

Ricordo che in una mail inviata alla lista appositamente creata per le comunicazioni interne fra quanti si erano associati all'iniziativa, chiesi : "A proposito, Giulio, in che ruolo mi vedresti? Seminatore di zizzania?:- )" [Da anni, in rete, mi sono conquistato una mia specifica fama di rompicojjjoni, n.d.r.]
Giulio, probabilmente commosso dalla mia veneranda età rispetto a quella media degli altri componenti, rispose: "No, quello è un ruolo che non serve. Ti vedrei, Lucio, a fare il decone del Comitato di lettura".

E subito dopo: "...... volevo dire il decano. Mannaggia. g."

Ma il refuso piacque e rimase. Decone fui e, curiosamente, dopo un anno, nessuno mi ha ancora rimosso dall'incarico:- )

Cinque titoli sono usciti nel frattempo, centinaia di testi attendono pazientemente di essere esaminati dal comitato di lettura che coordino, ma l'entusiasmo cresce, considerando anche che presto due nostri autori conosceranno il brivido della pubblicazione su carta. Insomma, pare che tutto proceda per il meglio. Buon compleanno, dunque, Vibrisselibri. Che le vibrisse continuino a vibrare a lungo, soprattutto ogni volta che avvertiranno il caratteristico odore del talento incompreso:- /

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venerdì, giugno 15, 2007

GIUSEPPE GENNA IN TIVÙ

Scriveva ieri Giuseppe Genna in www.giugenna.com:

"Questa sera corono un sogno. Non quello di andare in tv a sproloquiare di chissaché: già fatto, in anni grotteschi narrati nel Dies Irae. Piuttosto quello di essere stato invitato da Pietrangelo Buttafuoco a partecipare alla trasmissione Otto e Mezzo, uno dei tre programmi più degni della nazione, su La 7, stasera dalle 20.30 alle 21.30. In realtà, nemmeno questo è il sogno che viene coronato: è invece quello di potere avere un contraddittorio con Rocco Buttiglione, un desiderio che covavo da anni. la7.jpgSi parlerà di scuola e bullismo, partendo dal caso dell'insegnante sicula che ha comminato a un bulletto un'antica punizione, cioè quella di scrivere per cento volte "Sono un idiota". L'insegnante è andata a processo. La discussione a Otto e Mezzo non sarà patafisica. Ringrazio chi vorrà sostenermi a distanza, avvertendolo che osserverà il sottoscritto nella sua forma meno fotogenica e performativa, ché non sono un soggetto televisivo ideale... "

Intanto la frase contestata era "Sono un DEFICIENTE"... ed è costata una condanna a 2 mesi di carcere e 25.000 euro di multa alla profe di Palermo che l'ha inflitta. Cos'era successo? Il bulletto di turno aveva impedito a un compagno di classe di usare il gabinetto dei maschi accusandolo di essere gay, per cui il poverino si era dovuto rassegnare a quello delle femmine: una emblematica prepotenza farcita di ignoranza che la professoressa non poteva certo lasciar correre, ma per la quale avrebbe dovuto escogitare un provvedimento magari un cincinino più corretto dal punto di vista formale. Buttafuoco ha evidenziato lo stato di sgarrupamento in cui versa attualmente la scuola: presidi picchiati, insegnanti derisi e aggrediti, genitori sempre e comunque schierati dalla parte dei propri figli... Lo scrittore Niffoi ha insistito sulla necessità di disincaprettamento [sic] della scuola dalla politica; l'insegnante deve riconquistare autorevolezza, contrastare lassismo e permissivismo, essere liberato dall'overdose di compiti burocratici e scartoffie e, last but not least, godere di una retribuzione che gli consenta un recupero di decoro sociale. Ha asserito che si è buttato tutto il 'vecchio nuovo' per un 'nuovo vecchio'... L'insegnante fiorentina Antonella Landi, autrice del libro "La profe", ha offerto un quadro più rassicurante: non bisogna generalizzare, ci sono ottimi insegnanti e ottimi studenti sinceramente desiderosi di apprendere. Nel caso specifico avrebbe parlato a tu per tu con lo studente colpevole di bullismo, cercando di farlo ragionare e di convincerlo a parlare a sua volta a tu per tu con il ragazzo offeso, fuori dalle dinamiche di branco. Ha asserito che i ragazzi vanno trattati con rispetto. Se ricevono rispetto, a loro volta rispettano anche gli insegnanti, che la motivazione è tutto e i ragazzi avvertono subito la differenza tra un insegnante che ha voglia di dare loro qualcosa e un insegnante che porta in classe solo le proprie frustrazioni. Il senatore Buttiglione ha contribuito al dibattito asserendo che sul tema della scuola non si salva nessuno. Sono state delegittimate le parole autorità e autorevolezza, (da augere > far crescere, ha precisato) e tradizione (da tradere > consegnare > consegnare alla nuova generazione ciò che la precedente ha sperimentato come vero sul piano dei valori e della preparazione alla vita); passo dopo passo, si è arrivati all'attuale crisi della funzione educativa, a una scuola parcheggio ormai deposito elettorale di futuri voti per la sinistra.

A quel punto, finalmente, c'è stato il collegamento con Milano ed è apparso sullo schermo il divino Giuseppe Genna, in giacca e cravatta, sorridente ma fermo: ha ricordato a Buttiglione che per una cinquantina d'anni si sono susseguiti ministri della pubblica istruzione esclusivamente democristiani o cattolici o comunque tutt'altro che di sinistra; che si è fatto il possibile per smantellare la scuola pubblica a favore di quella privata cercando di mettere quest'ultima in competizione con quella statale; che si è sostituita la vecchia scuola umanistica e formativa con una scuola preparatoria a un lavoro che poi non ci sarà; che se solo si pensava ai valori associati al recente family day si poteva facilmente capire la confusione di valori nella testa di molti ragazzi; ha però aggiunto che non era sua intenzione trasformare il programma Otto e Mezzo in Rocco e Mezzo...

Buttiglione ha ribattuto che dal '68 in poi la cultura e la scuola sono state di fatto inondate e condizionate da valori e pratiche provenienti dalla sinistra, che il garantismo ha fatto sì che sia diventato difficile rimuovere persino un insegnante pedofilo o inadatto in maniera conclamata all'insegnamento, che è ora di introdurre una rigorosa meritocrazia tra gli insegnanti e cacciare quelli inadeguati; infine, ultima perla, ha dichiarato che "l'educatore è un dono di Dio". Genna, nel frattempo, scuoteva la testa, voglioso di contestare tali affermazioni, ma, ahimè, la puntata era ormai finita e non gli è rimasto che fare ciao ciao con la manina agli spettatori.

Che interessanti questi dibattiti televisivi. Soprattutto quando vengono mozzati sul più bello:- /

AGGIORNAMENTO

Un resoconto completo è adesso apparso nel blog stesso di Giugenna:

www.giugenna.com

[Immagine da http://www.thrillermagazine.it/imgbank/RUBRICHE/giuseppegenna.jpg ]

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giovedì, giugno 14, 2007

CORNELIA LIPPA DIFENDE I SUOI GIOIELLI

(La matrona romana Cornelia Lippa)

Cornelia Lippa, madre di Roberto, Valerio e Biondillo Gracco, fu una donna coltissima e di animo forte. Si racconta che un giorno, a una matrona che ostentava le sue pietre preziose, scandì chiaro e forte: "Ecco i miei gioielli", mostrando i suoi figli.

Un altro giorno, suo figlio Biondillo Gracco, che si piccava di essere un autorevole scrittore, osò inviare una lettera all'altezzoso tribuno Vittorio, di cui tutti temevano gli sgarbi, perché gli procurasse finanziamenti per la manifestazione culturale "Biblioteca in giardino", in cui era stato casualmente invitato a fare sfoggio di sé soprattutto come pianta grassa:

"Le parlo non come scrittore ma come cittadino..."

Cornelia Lippa, commossa e fiera, la fece incidere nel proprio pubblico bloggo marmoreo. Si levarono voci di protesta, fra cui quella dell'invidioso Dario Borso:

"Sembra la lettera di una drag queen. Sarebbe stata perfetta se fosse stata firmata: Biondillette"

Cornelia Lippa, indignata, reagì:

"Borso, ti chiedo cortesemente di commentare, d'ora in poi, altrove" [Formula educata del più plebeo 'Levati dai coglioni e vaffanculo', n.d.r.].

In età più tarda le fu eretta una statua nel Foro romano con l'epigrafe "Cornelia Lippa, madre dei Gracchi".

[I dettagli qui:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/06/i_dubbi_di_bion.html#comments ]

postato da: Lioa alle ore 07:56 | link | commenti (9)
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mercoledì, giugno 13, 2007

ULTIM'ORA

Ehi, accipicchia, appena doppiata la quota di 100.000 visite. Grazie a tutti:- )
postato da: Lioa alle ore 10:49 | link | commenti (1)
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A PROVA DI MORTE, MA NON DI DONNA

Ieri pomeriggio ho visto Grindhouse - A Prova di Morte, di Quentin Tarantino. Ora vi spiattello la trama per cui, se non volete conoscerla, interrompete immediatamente la lettura di questo post...

Dunque. Nel primo episodio uno stuntman psicopatico e misogino punisce con la morte - ottenuta con un ben congegnato frontale tra la sua auto sapientemente truccata (a prova, appunto, di morte) e la loro - tre ragazzine intraprendenti e vogliose di sesso: Julia perde una gamba  e muore dissanguata, Arlene riceve il parafango dell'auto in faccia e muore per l'urto, Shanna finisce stritolata tra le ruote. Il cattivo vince. 

Nel secondo episodio, che potremmo intitolare 'La vendetta' , lo stuntman con la sua auto mirabolante prende di mira altre tre adolescenti vogliose di canne, cazzi e non solo: Zoe, per esempio, adora anche giocare allo "Ship's Mast", che consiste nel posizionarsi sul cofano di un'auto lanciata a folle corsa, unicamente assicurata ad esso con due cinture. Nell'episodio l'auto utilizzata è una Dodge Challenger R/T bianca del 1970 con motore 440 da 375 cavalli, la stessa che il mitico Kowalski guidava nel cult-movie Vanishing Point ["Punto zero", n.d.r. Ma tutto il film abbonda di citazioni, falsi trailer e allusive strizzate d'occhio].

Stuntman Mike, il Lupo Cattivo, sorprende le tre squinternate Cappuccetto Rosso proprio mentre sono intente allo Ship's Mast. Eccitato, si frega le mani pregustando sadiche emozioni che stavolta, ahilui, non proverà: una delle tre scimunite, infatti, è anche pistol-munita e di carattere piuttosto vendicativo. Dopo qualche violento cozzo a suo favore, Mike verrà buttato fuori dall'auto, sonoramente bastonato con un grosso tubo di metallo e infine sottoposto alla penitenza, guarda caso, della morte.

Naturalmente a Quentin Tarantino non interessa affatto illustrare il proverbio "Chi la fa, l'aspetti". Ben altri sono i temi che gli stanno a cuore: il cinema in sé con tutti i suoi generi e sottogeneri (horror, splatter, slasher e via discorrendo) e magari anche l'eterna e sempre in corso lotta per il primato fra altri due generi: quello maschile e quello femminile.

Le rappresentanti del genere femminile, nei due episodi, non sono isolate, ma si muovono in gruppi di tre, sono amiche e solidali fra loro. Il rappresentante del genere maschile, invece, agisce da solo, è mentalmente disturbato, solcato in viso da una metaforica cicatrice e inesorabilmente destinato alla sconfitta. 

Come dire: mala tempora currunt per l'ex sesso forte:- )

Ahinoi, quand'è che si comincerà a concepire/rappresentare una pacifica convivenza fra i due generi, finalmente liberati dall'ossessione di dover a tutti i costi prevalere uno sull'altro?

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Informazioni utili prelevate da Wikipedia:

1) Per Grindhouse si intende un cinema che principalmente presenta film d'exploitation; spesso gli stessi film d'exploitation vengono chiamati "grindhouse". Le grind-house sono note per le maratone non-stop di B-movie, di solito con due film mostrati di seguito, della stessa serie... Iniziato nei tardi anni sessanta e specialmente durante i primi anni settanta, il fulcro dei film d'exploitation mostrati in questi cinema spesso include scene di sesso esplicite, violenza, trama bizzarra o addirittura perversa, e altri contenuti taboo. Molte grind-house mostravano esclusivamente pellicole pornografiche.

2) )... A mano a mano che Planet Terror prendeva forma, Tarantino sviluppò la trama di A prova di morte, basata sul fatto che egli era affascinato dal modo in cui gli stuntman possedessero - nei film - un'auto "a prova di morte". Per quanto potessero essere scarsi a guidare, potevano sbattere la loro auto in testacoda contro un muro a 120 km/h e sopravvivere. Questo ispirò Tarantino a creare uno slasher su uno stuntman in pensione che inizia a seguire e uccidere ragazze giovani e sensuali con la sua auto "a prova di morte".[6] Tarantino ricorda, "Ho capito che non avrei potuto fare un semplice slasher, perché con l'eccezione degli women-in-prison films, non c'è nessun altro genere più rigido dello slasher. E se cerchi di cambiarne le regole, il film perde di consistenza. Sarebbe inorganico, così capii che dovevo prendere la struttura di uno slasher e farci quello che volevo. La mia versione è questa: somiglia ad uno slasher, ma solo secondo te".[5]

3) Il genere denominato slasher (dall'inglese "To slash", ferire profondamente con un arma affilata) si riferisce a quel gruppo di film horror in cui protagonista indiscusso è un maniaco omicida (spesso mascherato) che da la caccia ad un gruppo di persone (spesso giovani) in uno spazio più o meno delimitato...

Nel film slasher la scoperta conflittuale del sesso, caratteristica di molti adolescenti, trovava una perfetta catarsi: i giovani, incuriositi e desiderosi di praticare sesso, sono puniti con la morte dal maniaco, che incarna tutti quei tabù e convenzioni sociali puritane che qualificano il sesso come una cosa "sporca e immorale". Nel finale, tuttavia, il mostro/maniaco muore sempre, simboleggiando la vittoria della nuova "way of life" affermatasi negli anni settanta, più libertaria e tollerante. D'altro canto, questo accanimento contro il sesso ha fatto etichettare lo slasher come "genere più puritano dell'horror", con conseguenti sospetti di sessuofobia.

4) Un film splatter o gore è un tipo di film horror che decide di concentrarsi su aspetti grafici della violenza. Questi film, nonostante l'uso di effetti speciali, sangue e tonnellate di budella, tendono a mostrare al pubblico l'estrema fragilità del corpo umano.

5) Indice

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martedì, giugno 12, 2007

BUONO FIN DALL'INIZIO:- )

kid-middle-finger

 

 

 

 

 

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Per riposarmi dalle fatiche del compleanno, anche oggi me la cavo con un ripescaggio (della serie autocelebrativa "Best off 2005"). Una mia struggente, filosofica poesia, già ammannita il 9 giugno 2005:

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"EVIL-MINDED FROM HIS YOUTH?" 

L'uomo

è cattivo

fin dall'inizio?

Per quel che mi riguarda

potrei dire

senz'altro

di no

Da piccolo

- anzi -

ero talmente buono

da essere

scambiato

spesso

per un bambino

coglione.

[Immagine da www.myspacecomedy.com/.../kid-middle-finger.jpg ] 

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GENESI 8, 21-22

"Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull'altare. 21 Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: «Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo, perché l'istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto."

[Immagine da http://www.nostreradici.it/colloqui-ebrcris.htm ]

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lunedì, giugno 11, 2007

"LO SAI CHE I PAPAVERI...

ppapaveri 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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(Eugenio De Medio, "Papaveri")

son alti alti alti?" chiedeva la canzone.

A me, a dire il vero, non sembrava. Non così alti, almeno. Forse perché non ero una papera, ma un bambino decisamente più alto di un papavero. E tuttavia, da sempre, i papaveri sono i miei fiori preferiti. Davanti a un campo rosseggiante di papaveri potrei facilmente impaperarmi, se non addirittura cadere in uno stato di mistica trance.

Ebbene, oggi 11 giugno 2007 è il mio compleanno ed Eugenio De Medio, straordinario pittore, oltre che autore del romanzo "Nenio" [Vibrisselibri editore, n.d.r.] me ne ha regalati appunto undici: quelli del quadro in alto.

Grazie, Eugenio. Ti auguro di diventare un pittore famoso come Claude Monet, al quale i papaveri non dispiacevano affatto:

(Claude Monet, Papaveri)

[L'immagine qui sopra è tratta da http://klimt77.altervista.org/_altervista_ht/agosto_2005/papaveri.jpg ]

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sabato, giugno 09, 2007

UN GIARDINO IN RIVA AL MARE

 

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Abito al Lido di Venezia solo da pochi mesi, ma non ho perso tempo a comprarmi una bicicletta con la quale scorrazzo in lungo e in largo per l'isola (ci sono sorprendenti itinerari che collegano tra loro stupende ville liberty), tra zaffate di trachelospermum

e di altri arbusti profumati. Molto spesso percorro anche la straordinaria ciclabile che costeggia i Murazzi verso gli Alberoni e le sue dune: si è a pochi metri dall'acqua e ci si inebria di iodio, lontani dalle auto. Proprio in fondo, dove la pista finisce e inizia la spiaggia degli Alberoni, in genere si è raggiunti da musiche indo-celestiali. Si scruta tra le canne e si scopre un misterioso cancelletto: quello del circolo culturale "ENERGY DARSHAN". Un cartello invita ad entrare per meditare o anche semplicemente per bere una birra. Data la mia allergia alle pratiche orientaleggianti, finora non avevo mai osato varcare la soglia tentatrice. Fermavo la bici e mi limitavo ad assorbire le esotiche musiche che fuoriuscivano dalle verzure.

Quando, però, all'imbarcadero di Santa Maria Elisabetta ho letto in una locandina che, proprio all'Energy Dashran, nella serata di ieri si sarebbe tenuto il concerto del cantautore Andrea Evangelisti (mai sentito nominare prima, a dire il vero), preceduto da un buffet vegetariano, mi sono detto: "Ecco la scusa per andare a curiosare".

Per prepararmi alla serata ho pure fatto una ricerca in rete e ho trovato una quantità di informazioni. Questo il primo link:

http://www.oshoyatrilandvenezia.com/it.html

subito integrato da una scheda su Osho qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Osho_Rajneesh

Verso le 20.00 ho varcato il cancelletto, pagato i 10 euro per la tessera d'iscrizione all'Energy Darshan (circuito di promozione sociale Conacreis), assaggiato i gustosi stuzzichini vegetariani del buffet, girellato per il fantastico giardino disseminato di divanetti e recinti di raccoglimento, e infine ascoltato il concerto di Andrea Evangelisti, un divertente romanaccio de' Roma che canta cose tipo: "Non volevi Giovanni Verga, ma la verga di Giovanni" [sic] o declama poesie in cui si definisce non mussulmano, non cristiano, non buddista eccetera ma solo luterano: un giorno l'utero, un giorno l'ano [sic]. "Ahi ahi ahi.", mi sono detto. "Se solo lo sentisse Osho Rajneesh!".

Insomma me so 'ccavato 'sta curiosità.

Tornato a casa, ho scoperto che Evangelisti ci ha pure un sito in cui è possibile ascoltare diversi pezzi del suo repertorio:

http://www.vitaminic.it/artist/evan/

Per sentire le canzoni basta premere play nel sound player in alto a destra.

Buon ascolto. E buona meditazione trascendentale:- )

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venerdì, giugno 08, 2007

BEST OFF 2005

Il 5 luglio 2005 pubblicai su questo spettabile blog la seguente poesia:


IL BACIO
 

E finalmente
i palpitanti orli
delle fessure
d'ingresso
dei loro
tubi
digerenti
aderirono
saldamente
nella luce
purpurea
del crepuscolo
--
Un certo Daniele commentò: "Complimenti per la somma poetica! Sei il solito rigurgito gastrointestinale di romanticismo... "

Vediamo se, a distanza di due anni, i miei versi commuovono ancora:- )
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E a proposito di versi, c'è una bella poesia di Tashtego nel suo blog:
si intitola "Il cazzone". Comincia così:
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Il cazzone sta seduto
Col gessato nerboruto
Palestrato... [cut]
...
Con il pacco bene in vista
Luma attorno senza sosta...
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Il resto qui:
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http://www.tashtego.splinder.com/post/12545743#comment
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giovedì, giugno 07, 2007

VALERIO SCATENATO

Valerio Evangelisti su Manituana

Ditemi se avete mai visto Valerio Evangelisti più beato, sorridente e in pace col mondo di come appare nella foto qui sopra, divulgata con l'ultimo Giap:

http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap12_VIIIa.htm

Sembra reduce dalla Prima Comunione. Eppure...

Ma andiamo con ordine. So già che Iannozzi monterà su tutte le furie nel sentirmi citare di nuovo i Wu Ming , per cui mi affretto a placarlo con la seguente considerazione: quando ho letto che gli Imitabili (e/o Clonabili) Cinque hanno già messo mano a un nuovo romanzo ammmericano (stessi anni Settanta del XVIII secolo, stesso sfondo storico di Manituana: la guerra d'indipendenza americana), è stato come se un serpente mi avesse morso ancora una volta il prepuzio (vedi mio post del 10 maggio scorso). Mi ero illuso di aver quasi convinto Roberto Bui a concentrarsi finalmente sulla stazione di Dogato, comune di Ostellato, provincia di Ferrara, e invece manco po 'o cazz... Vabbè. Peggio per lui & loro.

Torniamo a bomba, ovvero all'ultimo numero di Giap. Scrivono i Wu Ming:

"All'uscita di Manituana abbiamo deciso all'unanimità e senza rimorsi di NON fare presentazioni a Bologna, per il profondo disamore che abbiamo maturato nei confronti della città... [Si vedano Alberto Sordi e Carosone: "Tu vuo' ffa l'ammericano, 'mericano, 'mericano!!!", n.d.r.] Abbiamo deciso di incontrare i lettori nei comuni e paesi limitrofi, dove si respira aria un po' meno pesante. Abbiamo parlato a San Lazzaro di Savena, a Castenaso e a Rastignano (comune di Pianoro). Prossimamente: Castel S. Pietro Terme, 15 giugno, h.21, biblioteca comunale, e Harrisburg, Pennsylvania, stazione delle corriere.

                    Accerchiare Bologna es la consigna...

Purtroppo, proprio alla biblioteca comunale di Rastignano, la sera del 31 maggio doveva introdurci  Valerio Evangelisti , ed è lì che è accaduto il fattaccio: Valerio, spiazzandoci totalmente, si è messo a inveire contro il nostro libro e a dirne peste e corna. Sono volate parole pesanti, a partire da:

'Ho preso in biblioteca il libro Manituana e dopo 10 pagine ho smesso di leggerlo. Secondo me è solo spazzatura comunista...'

Le riproponiamo su manituana.com (in streaming o da scaricare). L'intervento, ripulito di alcune scomposte imprecazioni in lingua quechua, contaminate dal tipico intercalare bolognese 'socmel', dura 20:54 minuti, mp3 a 160 k. "

Qui il download:

Scarica l'mp3 dell'intervento (24 mbytes)

Nello stesso numero di Giap c'è, infine, il testo di una mail ricevuta in data 01/06/2007:

"Ho sentito dire da una mia amica che il libro Manituana di Wu Ming, cui vi fa riferimento [sic], e molto bello. Ora prima di acquistarlo vorrei sapere se, come tutta la pappa che ci passa l'editoria comunista, si tratta solo di un libro a sfondo comunista oppure se gli scrittori sono imparziali. Questa mia mail deriva dal fatto che reputo disonesti a priori tutti gli appartenenti alla sinistra (la peggiore sciagura dell'umanità). Saluti, Federica."

Non occorre essere degli Scerloc Olms per capire che dietro il nick 'Federica' si cela, in realtà, la velenosa Loredana Lipperini...

[Vatte a fidà degli amici!, n.d.r.]

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mercoledì, giugno 06, 2007

WILLIAM WILSON, FIGLIO DI VOLONTÀ

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Per la selezione estiva di post apparsi nel primo biennio di "Cazzeggi letterari" ("Best off...", "Del mio meglio",  o, se preferite, "Del mio meno peggio"), ripropongo un'analisi del racconto di Edgar Allan Poe Figlio di volontà, da me tradotto e inserito nel volume "Pietà di me, per amor di Dio, mi salvi dalla distruzione! (lettere del giovane Edgar al padre adottivo John Allan)", edizioni Libri Molto Speciali, Venezia, 1999. Il post era già apparso il 27 giugno 2005.

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«Figlio di volontà, più noto come William Wilson, è un racconto sulla dualità della natura umana e di quella di Poe in particolare. Narra la storia di un un giovane malvagio perseguitato da un doppio buono, sempre pronto a sventarne le scelleratezze. Ma il WW cattivo ucciderà in duello quello buono. La quarta di copertina evidenzia la frase rantolata dal William buono morente tra gli spasmi dell'agonia:

"Tu hai vinto, e io soccombo, ma tu pure, da questo momento, sei morto... sei morto al Mondo, al Cielo, alla Speranza! In me tu esistevi, e ora, nella mia morte, in questa immagine che è la tua, guarda come hai definitivamente assassinato te stesso!"

Il racconto è stato inserito nel volume per varie ragioni: perché è parzialmente autobiografico e pertanto contribuisce a completare il quadro delle esperienze giovanili dell'autore, gettando luce anche sul rapporto tra Edgar Allan Poe e il padre adottivo così come emerge dalle lettere a lui inviate tra i diciassette e i ventiquattro anni. Ma soprattutto perché riguarda quei conflitti irrisolti, quella mancata integrazione fra le diverse componenti della personalità che segnarono per sempre la vita e, di riflesso, anche l'opera di Edgar Allan Poe. Naturalmente il titolo italiano "Figlio di volontà" è anche la traduzione letterale del cognome inglese "Wilson", ma non è certo questa la ragione per cui decisi di usarlo come tale. Nessun traduttore meno che imbecille si sognerebbe mai di tradurre i cognomi dei personaggi, se non in presenza di una ragione del tutto particolare. E comunque, a parte il titolo, anche nel testo italiano il protagonista del racconto continua a chiamarsi tranquillamente William Wilson come nell'originale.

C'è un passo-chiave all'inizio del racconto in cui il narratore afferma, parlando della propria infanzia: "Divenni ostinato, dedito ai più sfrenati capricci e preda delle più incontrollabili passioni... a un'età in cui pochi figli hanno già abbandonato le proprie dande mi ritrovai alla mercé della mia stessa volontà, divenendo in tutto, fuorché nel nome, il padrone delle mie stesse azioni."

Attiro la vostra attenzione su quel "fuorché nel nome": sia il nome che il cognome del protagonista del racconto contengono il termine WILL: volontà. Il cognome Wilson contiene anche son (figlio), quindi: "figlio di volontà". Will, naturalmente, è anche l'ipocoristico di William, il cui lontano etimo onomastico è il germanico Willihelm, composto di wilja (volontà) e helma (elmo, protezione): "elmo della volontà", "volontà che protegge" (così in Dizionario dei nomi italiani di Emidio De Felice, alla voce "Guglielmo"). Ma tanta volontà - come abbiamo anticipato - non funge affatto da elmo per il povero William, né da sua guida o protezione. Lo trascina, invece, in un "deserto di errore", rendendo il cognome Wilson "oggetto di sdegno, di orrore e di abominio" per la sua stirpe di cui "i venti hanno sparso fino alle più remote regioni del globo l'ineguagliata infamia". Nel racconto William Wilson, ripeto, il tema della volontà, sviluppato come opposizione tra essere padroni della propria volontà (Willmaster) o solo figli della stessa (Wilson), ovvero tra l'essere responsabili o irresponsabili delle proprie azioni e del loro corso, è centrale. Ed è un'opposizione che rimanda immediatamente a un'altra: quella tra l' essere artefici del proprio destino o meri automi predeterminati/giocati dallo stesso. Lo scopo del racconto - premette il narratore - è proprio quello di spingere chi legge a pensare che William Wilson non fu così totalmente colpevole della propria infame condotta, ma, almeno in piccola parte, preda di circostanze particolarmente sfavorevoli, vittima di tentazioni al di sopra dell'umano controllo. "Nessuno era mai stato tentato così prima di me!" Quanto a lui, precisa, farebbe volentieri a meno di raccontare le proprie vicende, se non fosse spinto dal desiderio di indurre chi legge a individuare qualche possibile oasi di fatalità, in mezzo a tanto deserto di errore, proprio per ammorbidire il giudizio di infamia rimasto appiccicato al suo nome ed evidenziare quante più possibili attenuanti. "I miei genitori", racconta Wilson, "erano irresoluti e minati da debolezze analoghe alle mie. Non poterono fare che poco, di conseguenza, per arginare le malvage tendenze che andavo manifestando". E fu così che il giovane William si ritrovò troppo presto alla mercé della propria volontà, padrone delle proprie stesse azioni, fin troppo libero di sceglierne il corso, ovvero di seguire i dettami del freudiano principio di piacere, anziché essere indirizzato ad adeguarsi progressivamente al principio di realtà, quando compito dei genitori sarebbe proprio quello di proteggere i figli non solo dai pericoli del mondo esterno, ma anche da quelli derivanti dalle loro stesse tendenze.

Alla fine del racconto, il narratore dichiara che cercò invano di fuggire dall'ostinato persecutore perché il suo cattivo destino ("evil destiny") lo inseguì dovunque, fino alle estreme regioni della terra, come trionfante. L'altro Wilson, il suo doppio, il persecutore è, dunque, identificato esplicitamente con il destino. Fin allora, dice Wilson, "mi ero sempre passivamente sottomesso al suo imperio"("I succumbed supinely to this imperious domination"), ma poi mi feci sempre più insofferente ("more and more impatient of control"): iniziai a opporre resistenza. Con l'aumentare della mia fermezza, parve diminuire quella del mio tormentatore".

Alla fine del racconto, Wilson decide di non accettare più di essere schiavizzato ("to be enslaved") dal proprio doppio e tenta di ucciderlo, ma nel duello finale scopre - carramba che sorpresa! -, che il misterioso persecutore, ovvero il destino, ha i suoi stessi lineamenti... che il destino è lui stesso! Il messaggio del racconto, a questo punto, esplode in tutta la sua positività (a dispetto di quanti considerarono le opere di Poe profondamente immorali e corruttrici): siamo noi stessi il nostro destino. Non è il destino a plasmarci, ma noi a plasmare lui. Dipende da noi, da una nostra eventuale lotta coraggiosa, la possibilità di costruirci una vita migliore. Come nelle fiabe, anche nei racconti di Poe la vittoria (o la sconfitta) finale non è mai sugli altri, ma solo su se stessi e sulla propria componente di malvagità. Se non vogliamo, come Wilson, morire alla speranza, restare lacerati e distrutti dalle nostre ambivalenze, è necessario che le integriamo per rinascere a un livello superiore di maturazione.»

(Lucio Angelini)

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martedì, giugno 05, 2007

NO BUSH NO WAR DAY

Ricevo e diffondo:

«9 giugno No Bush No War Day

Contro la guerra globale permanente di Bush
Contro l’interventismo militare del governo Prodi

Il presidente Usa, George Bush verrà in Italia il 9 giugno, su invito del governo Prodi per ribadire in questo modo la convinta alleanza militare e politica dell’Italia con gli Stati Uniti. Oggi il presidente Bush ha contro la maggioranza del popolo degli Stati Uniti ma mantiene l’appoggio delle lobbies militari, petrolifere e dell’industria delle armi. Bush è l’estremo interprete della volontà di egemonia mondiale delle classi dominanti statunitensi, volontà che porta da decenni gli USA, indipendentemente dall’alternanza dei governi, ad intervenire militarmente ovunque, con truppe, colpi di stato, stragi e attentati.

Questa volontà di dominio, che fa della guerra una vera e propria strategia politica con la capacità di esportare conflitti dall’Africa all’Asia, dall’America latina alla stessa Europa, produce sudditanza politica e culturale... »

ALTRE INFORMAZIONI QUI:

http://www.informationguerrilla.org/

«Verso il 9 giugno. Il No Bush No War Day scalda i motori

A una settimana dalla manifestazione nazionale del 9 giugno, crescono in tutta Italia le spinte alla partecipazione. Un segnale importante nonostante gli allarmismi strumentali messi in campo dal Ministro degli Interni Amato e dagli apparati di sicurezza intorno alla visita di Bush e alle manifestazioni che ne contesteranno la presenza in Italia. Intendiamo denunciare con forza il ripetersi sistematico da un anno a questa parte della criminalizzazione delle manifestazioni, tentativi che cercano di creare artatamente un clima di allarme sistematicamente smentito dai fatti (vedi le manifestazioni di Vicenza e Novara).

E' inquietante che si cerchi di schiacciare la giornata di mobilitazione del 9 giugno nella logica dei buoni in una piazza e dei cattivi nel corteo. Ci saranno due manifestazioni perché agisce una contraddizione tra due piattaforme diverse tra loro rispetto alla visita di Bush, al ruolo degli Stati Uniti e alle responsabilità del governo italiano nella guerra permanente, responsabilità che in questi mesi sono state condivise dai partiti di governo su scelte decisive come la missione militare in Afghanistan, la base Usa a Vicenza, l'incremento delle spese militari, l'adesione in segreto dell'Italia allo Scudo missilistico USA, l'assemblaggio in Italia dei caccia F 35 statunitensi.

Questa divaricazione di contenuti è stata esplicitata dall'appello di convocazione della manifestazione del 9 giugno dei movimenti No War, una manifestazione pacifica, di massa e determinata, che partirà da Piazza della Repubblica per concludersi in Piazza Navona e dallo striscione che aprirà la manifestazione "NoBush-No War-No alla politica di guerra del governo Prodi".

Quella del 9 giugno è la manifestazione dei movimenti contro la guerra che in questi anni si sono battuti contro l'intero sistema di guerra e non solo contro Bush.

Segnaliamo con forza la volontà di depotenziare e impedire con ogni mezzo la partecipazione di migliaia di persone nelle manifestazioni autorganizzate, sia attraverso allarmismi infondati da parte del ministero dell'interno, sia attraverso la decisione perentoria di Trenitalia di respingere ogni proposta di tariffe accessibili per l'uso delle Ferrovie dello Stato, tesa a consentire la partecipazione popolare e giovanile a eventi politici di massa che non abbiano l'ipoteca degli apparati di partiti e sindacati.

E' decisamente singolare che tale atteggiamento di chiusura si stia manifestando in questi mesi e non si fosse manifestato durante il governo precedente.

Per questo motivo lanciamo invece un appello alla massima partecipazione e a raggiungere Roma il 9 giugno con ogni mezzo. Diamo appuntamento, a tutte e a tutti coloro che non saranno in condizione di utilizzare altri mezzi, alle stazioni ferroviarie delle principali città e snodi ferroviari tra la sera di venerdi 8 giugno e la mattina di sabato 9 giugno per poter raggiungere sabato il concentramento di Piazza della Repubblica.

Intendiamo con questo ribadire che il diritto all'agibilità politica e a manifestare non attiene solo alla piazza e al percorso della manifestazione ma comincia già dalle città di partenza.

A tale scopo il comitato promotore della manifestazione del 9 giugno convoca martedì 5 giugno alle ore 12.00 una conferenza stampa alla Stazione Termini e invita tutte le realtà, attivatesi nelle varie città per la manifestazione, a prendere la medesima iniziativa nella stessa giornata.

Alla conferenza stampa un esponente del comitato promotore e un esponente del presidio permanente No Dal Molin di Vicenza illustreranno i contenuti e le caratteristiche della manifestazione ai giornalisti. Nella stessa occasione verrà fornito il quadro aggiornato delle adesioni pervenute (più di duecento da tutto il paese). Nei prossimi giorni sia a Roma che in altre città ci saranno iniziative di informazione per preparare la manifestazione del 9 giugno e per sintonizzarsi con le manifestazioni in corso a Rostock contro il vertice del G 8.

Comitato 9 giugno
info:
9giugnonobush@libero.it »

[Immagine da www.swaage.com/NO%20BUSH%20lightblue.jpg ]

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lunedì, giugno 04, 2007

EMILY BRONTË E IL LIVELLO 2

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Ho sempre trovato stroaordinaria l’analisi di “Cime Tempestose” operata da David Cecil e ripresa da Mario Praz nella sua “Storia della letteratura inglese” (Sansoni Editore, 1968), splendido manuale su cui a suo (mooolto suo:-) ) tempo preparai alcuni esami. L'ho recuperata per voi. Eccola:
 
“La filosofia, se così vuol chiamarsi, che s’incarna in Wuthering Heights è che tutto il creato, animato o inanimato, fisico e psichico, è espressione di certi vivi princìpi spirituali: da un lato quel che può definirsi il PRINCIPIO DELLA TEMPESTA – l’aspro, lo spietato, il selvaggio, il dinamico – dall’altro il PRINCIPIO DELLA CALMA – il dolce, il clemente, il passivo, il mansueto. I due principi sono in contrasto, e insieme compongono un’armonia. Così osserva David Cecil (Early Vctorian Novelists, Londra, 1934), e può aggiungersi che a questo modo la concezione della vita di Emily Brontë appare straordinariamente vicina a quella di William Blake, l’unico artista inglese, anch’egli un isolato, a cui la Brontë, che forse non ne seppe neanche il nome, rassomiglia. La tigre – l’agnello: quel contrasto che è il motivo centrale del Blake lo è pure della Brontë. Ancora: la vita degli uomini e quella della natura sono per lei sullo stesso piano; un uomo irato e un cielo irato non sono simili metaforicamente, ma essenzialmente, manifestazioni di un’unica realtà spirituale. Ai personaggi della Brontë non è applicabile l’ordinaria antitesi tra bene e male. Essi non cercano di por freno alle loro passioni devastatrici, non si pentono dei loro atti di distruzione; ma siccome quegli atti e quelle passioni non sgorgano da impulsi di natura distruttiva, bensì da impulsi che son distruttivi solo perché stornati dal loro corso naturale, essi non sono ‘cattivi’. Inoltre la loro ferocia e la loro spietatezza hanno, nel loro ambito naturale, una parte da rappresentare nel disegno del cosmo, e come tali devono accettarsi. Il punto di vista di Emily Brontë non è immorale, ma premorale. Sicché il conflitto cui assistiamo nel suo libro non è quello consueto dei romanzi vittoriani, tra bene e male; è piuttosto un contrasto tra simile e dissimile. Se non si tien presente questo sostrato filosofico della Brontë, se invece di pensare all’ ‘enantiotropia’ di un Eraclito, pensiamo all’imperativo categorico di Kant, l’amore di Catherine, tra l’altro, diventa incomprensibile, ché, a giudicarlo coi canoni ordinari, il lettore non intende che cosa la donna trovi d’attraente in Heathcliff, né perché il marito di lei non dovrebbe prendere offesa della sua passione per costui. In verità, il sesso ha poco a che fare coi personaggi della Brontë: l’amore di Catherine è esente da sensualità come la forza che attrae la marea alla luna, il ferro alla calamita, e non ha più tenerezza che se fosse odio. A quell’amore par si addica il nome di ‘ira’ che i nostri antichi davano all’ardore dell’appetito: ‘destandos’ira la qual manda fuoco’ (Guido Cavalcanti, canzone ‘Donna mi prega’). Ira e umiltà, tigre e agnello: ecco i termini del cosmo della Brontë. Da un lato Wuthering Heights, la terra della tempesta, su nell’arida brughiera, nuda all’assalto degli elementi, naturale dimora della famiglia Earnshaw, indomiti figli della tempesta. Dall’altro, protetta dalla frondosa valle sottostante, Thrushcross Grange, l’appropriata dimora dei figli della calma, i gentili, i passivi, timidi Linton (il paesaggio, piuttosto che direttamente descritto, è costantemente presente nelle parole, nelle allusioni dei personaggi; così la Brontë ha compiuto il miracolo del massimo effetto di scenario col minimo dei mezzi). Ciascuno di quei due gruppi, seguendo la natura nella sua sfera, cospira a comporre un’armonia cosmica. È la distruzione (a opera di Heathcliff) e la restaurazione di quest’armonia che, secono l’analisi del Cecil che abbiamo seguita, forma il tema del racconto. Che è molto complesso: c’è infatti una seconda generazione in cui la netta distinzione tra i figli della tempesta e i figli della calma s’è smussata; essi partecipano d’entrambe le nature; ma con questa differenza, che Hareton (figlio di Hindley Earnshaw) e Catherine (cioè la seconda Catherine, o Cathy, la figlia di Catherine Earnshaw e di Edgar Linton ) sono figli dell’amore, e così combinano le qualità positive dei loro genitori, la gentilezza e la costanza della calma, la forza e il coraggio della tempesta; Linton, invece (il figlio di Isabella e di Heathcliff) è figlio dell’odio, e combina le qualità negative dei propri genitori: la viltà e la debolezza della calma, la crudeltà e la spietatezza della tempesta. Tale lo schema del romanzo, logico come il profilo d’una fuga musicale, per adoperare la felice similitudine di Cecil: schema da poema epico e da tragedia più che da romanzo.”
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[Immagine in alto da www.lowryjames.com/lowry/images/items/1664.jpg ]
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A "Cime tempestose" - divenuto più volte sceneggiato televisivo e film -qualche anno fa si ispirò anche la cantante KATE BUSH per il suo  hit "Wuthering Heights", così adempiendo anzitempo alle profezie dei Wu Ming sul LIVELLO 2, "il luogo dove i contenuti di un romanzo vengono amplificati, estesi, messi in risonanza":- )

Out on the wiley, windy moors
We'd roll and fall in green.
You had a temper like my jealousy:
Too hot, too greedy.
How could you leave me,
When I needed to possess you?
I hated you. I loved you, too.

Bad dreams in the night
You told me I was going to lose the fight,
Leave behind my wuthering, wuthering
Wuthering Heights.

Heathcliff, it's me, your Cathy, I've come home. I´m so cold,
let me in-a-your window

Heathcliff, it's me, your Cathy, I've come home. I´m so cold,
let me in-a-your window.

Ooh, it gets dark! It gets lonely,
On the other side from you.
I pine a lot. I find the lot
Falls through without you.
I'm coming back, love,
Cruel Heathcliff, my one dream,
My only master.

Too long I roamed in the night.
I'm coming back to his side, to put it right.
I'm coming home to wuthering, wuthering,
Wuthering Heights,

Heathcliff, it's me, your Cathy, I've come home. I'm so cold,
let me in-a-your window.

Heathcliff, it's me, your Cathy, I've come home. I'm so cold,
let me in-a-your window.

Ooh! Let me have it.
Let me grab your soul away.
Ooh! Let me have it.
Let me grab your soul away.
You know it's me--Cathy!

Heathcliff, it's me, your Cathy, I've come home. I´m so cold,
let me in-a-your window
Heathcliff, it's me, Cathy, I've come home. I´m so cold,
let me in-a-your window.

Heathcliff, it's me, your Cathy, I've come home. I'm so cold.
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sabato, giugno 02, 2007

CARLA FORCOLIN SU CHIESA E PEDOFILIA

Ieri pomeriggio sono andato a vedere il film Breakfast on Pluto [titolo che si è avuto cura di non tradurre in italiano: "Colazione su Plutone" suona un po' burino, n.d.r.]. Sala vuota. Io unico spettatore. Ho trovato irritante il doppiaggio (soprattutto la voce in falsetto del trans 'Gattina', figlio occulto di un prete e della sua giovane perpetua); belle le canzoni; abbastanza improbabile - anche se a suo modo capace di intrattenere - il mix di bombe (nell'Irlanda degli anni'70)/ ricerca e ritrovamento della mamma inghiottita dalla grande metropoli/ peripezie di Patrick finito in un corpo sbagliato.
Tornato a casa, ho trovato una mail di Carla Forcolin (l'autrice di "Mamma non mamma", Marsilio, e presidente della fondazione La Gabbianella), sul servizio passato l'altra sera in tivù da Santoro. Faccio notare che il conduttore si è più volte premurato di ribadire: "STIAMO PARLANDO DI SINGOLI EPISODI, NON VOGLIAMO FARE GENERALIZZAZIONI SU CASI A SÉ NEL MONDO ECCLESIASTICO"...
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Ecco la lettera di Carla:
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"Ieri sera ho visto quasi per caso il programma di Santoro e il filmato sui preti pedofili. Ho sentito le testimonianze di persone che sono state abusate per anni (una donna dai 10 ai 25 anni!) senza riuscire a ribellarsi per l’insieme di pressioni psicologiche, di vergogna, di abuso di potere, di connivenze, esercitato su di loro. Ho sentito cose orrende: bambine costrette a rapporti orali spacciati per cose simili all’eucarestia, bambini additati dai coetanei come 'spose' del prete, trasferimenti continui dei preti pedofili da parte delle autorità ecclesiastiche, anziché loro immediata sospensione e denuncia ai tribunali ordinari. Non posso fare a meno di pensare che l’Italia, dove il potere della Chiesa è più grande di quello di qualsiasi partito, subisce in continuazione la volontà sessuofoba della chiesa in tutte le questioni di coscienza e di cura dell’infanzia: siamo l’unico paese, tra quelli europei che hanno un osservatorio sull’infanzia, a non permettere l’adozione ai single, costringiamo le coppie sterili ad andare all’estero per farsi aiutare nel concepimento, le coppie divorziate non possono avvicinarsi all’eucarestia, le comunità religiose continuano ad ospitare i bambini senza famiglia, ricevendo laute rette, senza che ci si impegni veramente nel riformare la legge sull’adozione e a varare l’affidamento famigliare, l’insegnamento della religione cattolica è d’obbligo nelle scuole e la materia alternativa è sempre stata una cenerentola, eccetera. Tutto ciò non per colpa della chiesa, ma perché i politici di tutti gli schieramenti vogliono i voti cattolici. Io non ho mai visto un prete buono e sano essere sessuofobo, ma la chiesa lo è ed è causa di sessuofobia nel paese. Pochi giorni fa, sentendo che la sottoscritta, come single, aveva preso due volte in affidamento dei bambini, un giornalista mi ha chiesto: “Ma lei è eterosessuale?”. Come se essere non sposata significasse essere omosessuale, come se il matrimonio fosse l’attestato della 'normalità'. Purtroppo equazioni che nascono da menti malate si fanno in continuazione ed allora, come 'single' potrebbe essere sinonimo di omosessuale, l’omosessualità viene scambiata con la pedofilia. Solo menti malate possono pensare questo, mi sono sempre detta: ora è chiaro che certi diktat che fanno a pugni con il sentire comune vengono proprio dalla stessa chiesa che copre i preti pedofili. Da quella chiesa (non marginale) che preferisce mantenere intatto il proprio potere piuttosto che consegnare i pedofili esistenti al proprio interno alla giustizia. Spero che i politici se ne ricordino alla prossima occasione in cui ci si troverà a dover combattere con il cosiddetto 'partito trasversale' fedele alla rigida morale cattolica, che tutti predicano quando si deve votare e pochi rispettano, a partire da chi la predica." 
(Carla Forcolin)
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Segnalo anche l'articolo: "L'immunità sull'altare del peccato", di Slavoj Zizek, su www.carmillaonline.com e le riflessioni di Luca Tassinari ("Dei delitti e delle pene ecclesiastiche") su www.letturalenta.net (post del 1° giugno).
postato da: Lioa alle ore 06:17 | link | commenti (1)
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venerdì, giugno 01, 2007

L'ANGELO DELLA TEMPESTA

The moors
The dark moors around Haworth feature in much of the Brontë's work
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Mi riattacco al post di ieri per aggiungere che quando, da adolescente, lessi per la prima volta il romanzo "Villette" di Charlotte Brontë (doppio volumetto B.U.R., primi anni Sessanta, nella traduzione di Marcella Pavolini Hannau), mi trovavo in collegio e di conseguenza adoravo i romanzi di ambiente collegiale. In quella prima traduzione italiana il romanzo si intitolava, guarda caso, Collegio Femminile. Già allora l'angelo della tempesta - angel of tempest - del capitolo conclusivo mi lasciò una suggestione tutta particolare: annullava la melassa di "Fauborg Clotilde" (con la sua casina piccina picciò, in cui tutto era lindo e carino), dava un'eccitante frastornata al lettore, restituiva la protagonista Lucy Snowe alla truce visione del mondo che le competeva (non si cresce invano a ridosso di un cimitero tra le brughiere dello Yorkshire, sotto un cielo perennemente corrusco e in un susseguirsi di malattie e funerali!) e soprattutto - ci si augurava - alla sua sana battaglia contro gli stereotipi in cui più d'un uomo, per tacere della società nel suo complesso, avevano preteso di irrigidirla (si dice che con Lucy Snowe, eroina che "si emancipa", entri nel Romanzo nientemeno che la donna moderna, pronta a girare al mittente - maschile - gli schemi di comportamento allora ritenuti appropriati per un'esponente del suo sesso, per giunta nelle sue condizioni). Non immaginavo, allora, che molti anni dopo Aldo Busi, direttore della collana Classici Classici della Frassinelli, mi avrebbe affidato una nuova traduzione dell'opera, quella che uscì nel 1997 con il titolo: "L'ANGELO DELLA TEMPESTA". Curai anche una postfazione e una nota biografica in cui scrissi: «... Le ragazze Brontë tentarono di guadagnarsi da vivere dedicandosi all'insegnamento. Charlotte fu la prima a cercare d'uscire dalla ristretta cerchia familiare. Nel 1835 andò come istitutrice alla Roe Head School (della quale era stata a suo tempo allieva), poi pensò di aprire con Emily una scuola per proprio conto, a cui non si iscrisse nessuna allieva. Nel 1842 le due sorelle si recarono a Bruxelles per otto mesi al Pensionnat Héger, la scuola di Monsieur Constantin Héger (il collerico ma mentalmente possente ispiratore della figura di Paul Emanuel in Villette), allo scopo di completare la conoscenza delle lingue. Le richiamò a casa la morte della zia materna, Mrs Branwell, che le aveva allevate. La vita familiare a Haworth procedette sotto l'incubo della degradazione fisica e morale di Patrick Branwell, che morì alcoolizzato. Nel 1845 Charlotte scoprì le poesie di Emily e la persuase a pubblicarle insieme alle proprie e a quelle di Anne (Poems by Currer, Ellis e Acton Bell). Se ne vendettero solo due copie. Il primo romanzo di Charlotte, The Professor, del 1846, venne respinto dagli editori. Nel 1847 Charlotte ci riprovò con Jane Eyre, e questa volta con maggior successo. Nello stesso anno Emily pubblicò Wuthering Heights e Anne Agnes Grey. Nel 1848 Emily si spense. Pochi mesi dopo, a Scarborough, trapassò anche Anne, che fu sepolta là. Charlotte compose altri due romanzi: Shirley (1849) e Villette (1853), quest'ultimo suggerito dall'esperienza belga (a Bruxelles Charlotte, straniera e anti-cattolica, aveva conosciuto sia un nuovo tipo di sfida, sia un nuovo senso di straniamento). Nel 1854 Charlotte sposò l'aiutante del padre reverendo A.B. Nicholls, ma morì l'anno dopo all'età di 39 anni, senza aver dato alla luce il figlio che aspettava. Solo nel 1857 The Professor, il suo primo romanzo così tenacemente rifiutato dagli editori, uscì postumo con una prefazione del marito. Nello stesso anno fu pubblicata anche la biografia di Elizabeth Gaskell The Life of Charlotte Brontë
 
Avrei potuto intitolare il post di ieri "Breve la vita infelice delle sorelle Brontë". Molto più lunga e felice, in compenso, sarà sicuramente quella delle loro opere.
postato da: Lioa alle ore 07:37 | link | commenti (4)
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