Cazzeggi letterari

"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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martedì, luglio 31, 2007

UNA SHORT STORY INVOLONTARIA DI PAMELA CANALI

Estraggo (o estrapolo?) dai commenti al mio post di ieri un miniracconto involontario di Pamela Canali, uscitole di getto di tastiera dopo la sollecitazione di Gaja Cenciarelli: "Lucio, hai letto i libri di Castaneda? Adòroti!:*"

Eccolo:

«Molti anni fa conobbi un uomo che aveva letto Castaneda. Disse che voleva andare in Sudamerica a conoscere gli stregoni. Cominciò a risparmiare. Se qualcuno in pizzeria ordinava una birra media anziché piccola o un supplì di troppo sbiancava, visto che nel gruppo di amici era in uso dividere il conto. Imparò lo spagnolo. Lasciò il lavoro. Lasciò la casa. Partì.
Lo incontrai per caso, un anno dopo. Era un altro uomo. Aveva fatto crescere la barba, era diventato più alto e magro, gli occhi erano magnetici.
"Hai incontrato gli stregoni?" chiesi.
"Si, è stata dura, ho dovuto attraversare mezzo continente, inerpicarmi su montagne impervie, sotto un sole implacabile, soffrendo sete e fame."
"Cosa ti hanno detto?"
"Niente, non parlavano spagnolo, ma un dialetto locale per me incomprensibile."»
.
Agli immediati complimenti miei e di Gaja, Pamela ha chiarito:
"Sono contenta che vi sia piaciuto, ma il merito è del protagonista a me ben noto. Non ho inventato niente, ho solo omesso dei particolari, per non renderlo troppo riconoscibile.".
Che dire? Non c'è fiction come la realtà! :- ) 

[ Immagine da www.toltecayotl.org/.../castaneda/mvc-008s.jpg ]

[Il sito di Pamela è qui: http://pamelacanali.blog.dada.net/ ]

postato da: Lioa alle ore 07:01 | link | commenti (11)
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lunedì, luglio 30, 2007

FORME DI MISTICISMO INDOTTE CHIMICAMENTE

Una figura fondamentale della mia infanzia fu quella di mia nonna Celerina, una mistica minore del Novecento, soggetta a visioni, voci interne eccetera. Divenuto grandicello, mi laureai in Lettere Moderne con una tesi su "Forme di misticismo indotte chimicamente" (LSD, peyote e compagnia bella). Ricordo che, a quei tempi, scrissi anche una poesia da poco ritrovata. L'avevo confezionata con frammenti tratti da "The doors of perception" di Aldous Huxley. Ve la propongo, con tutto il suo sapore d'antan:- )

ADALBERTO HANNIGER (1)

Poi
fu travolto
da una nube
fiammeggiante
e capì
quasi subito
che il fuoco
era dentro di lui
(ma che fatica
tutto sommato
una ricerca
del genere!
Non era meglio
volare
più bassi
tessere una vita
di relazioni
disimpegnate
e simpatiche?)
e ondate
alte dieci metri
lo percossero
gettandolo
in un vortice
di orrore
(ma capì
quasi subito
che tutto quell'orrore
era dentro di lui
anche prima)
La vita
la morte
il destino
erano grossi
temi
su cui bisognava
indagare
con spirito
forse
meno
pionieristico...
D'un tratto
fluttuando
in un vuoto
si sentì
trasferire
in una plaga
estremamente
angosciosa
e rapprendere
in un essere
contrattile
e bieco
ma non disperò
...il mysterium
tremendum
mysterium fascinans
majestas...
poteva levarsi
ancora
e proprio di lì
magari
(con un po' di fortuna!)
regalargli
una vera e
propria
cognitio
Dei
experimentalis.

--

(1)Noto - nel suo condominio - come sperimentatore di forme di misticismo indotte chimicamente.    

--

[Immagine da farm1.static.flickr.com/207/460469768_4e0f3eb... ]   

postato da: Lioa alle ore 08:32 | link | commenti (10)
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sabato, luglio 28, 2007

"DICONO CHE POSI" IN LPELS

09938d859f63a0063f2fdeeda30561d3.jpg

C'è chi considera LPELS (www.lapoesiaelospirito.wordpress.com ) il blog letterario più trendy del momento. C'è chi lo trova un contenitore eccessivamente eterogeneo, in cui ognuno dei numerosissimi collaboratori infila quello che vuole, con buona pace della "linea" editoriale. C'è chi sussurra che siano in cantiere grandi ristrutturazioni. Comunque stiano le cose, dopo la pubblicazione del mio racconto "La Madonna del Latte", il buon Franz Krauspenhaar ha deciso di dare in pasto ai lepelsiani [la prima "e" è puramente eufonica, n.d.r.] anche il mio vecchio hit "Dicono che posi", con il seguente chiarimento:

«Un Angelini particolarmente “cinico” [il riferimento subliminale è al direttore d'orchestra Cinico Angelini, anni 50 e primi Sanremo o giù di lì, n.d.r.], mai come stavolta da bar-zizza [il riferimento subliminale è al direttore d'orchestra Pippo Barzizza, rivale di Cinico Angelini, n.d.r.]. Un uomo solo al comando della corsa: il suo nome è Cazzeggio Letterario. Angelini è der Mann fuer alle Faelle, l’Harald Junkhe della letteratura italiana: cosmopolita-n (Arianna), charmant alla Tod in Venedig mit Maler (senz’h) irresistibile brrrrrrr Branka branka branka (Menta) leon leon leon alle krusade in Ade e anche piùsssù (cfr. Renato Zero). Uno scrittore che non brancola mai nel buio, dunque non è un poliziotto. Un vilain? Giammai. GaJJaxxx lo chiamerebbe “adorobile”. Una specie di adorazione mobile segue il Noster Pader Padanum lungo picchi e scogliere, fino a Dover, fino a Lindenberger, fino a Calvè. Lucio Angelini: un nome, una garanzia, ormai un marchio.»

Gaja Cenciarelli si è affrettata a confermare: "Angelini? Adórolo" [in realtà adora tutti, e "Adóroti" è diventato una sorta di suo chioccio intercalare, n.d.r.]. Diversi altri hanno espresso il proprio divertimento. Confortato da tante manifestazioni di solidarietà, ho risposto:

«Grazie a tutti per esservi chiesti, dopo aver letto la mia poesia: “Potrà questa bellezza rovesciare il mondo? [È l'epigrafe di LPELS, n.d.r.]”. »

Con il P.S. "Non oso immaginare le vostre risposte:- ) "

Questo il pezzo.

"DICONO CHE POSI"

di Lucio Angelini 

Alcuni
dicono
che posi
solo perché
qualche volta
mi hanno visto
trasfigurare
il volto
imporre
alle narici
travagli
estenuanti
roteare
gli occhi
digrignare
i denti
urlare
e mandare
la voce
fuori registro
aggrapparmi
a cuscini
e tendaggi
scivolare
fremente
lungo
i muri
e
infine
arruffarmi
i capelli
con inorridite
mani…

(Nella foto: l’Autore)

postato da: Lioa alle ore 09:10 | link | commenti (17)
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venerdì, luglio 27, 2007

IL QUARTO PONTE SUL CANAL GRANDE

(Il quarto ponte sul Canal Grande, definito da alcuni "Ponte di luce", da altri "Ponte Inutile")

La popolazione di Venezia si riduce e invecchia paurosamente. Da anni, per giunta, circola a livello mondiale la leggenda per cui  Venezia sarebbe la città ideale in cui trascorrere la vecchiaia (ehm, purtroppo c'è del vero nella diceria!), così agli anziani locali si aggiungono continuamente rinforzi da ogni continente (un esempio recente: Elton John). I prezzi degli appartamenti, di conseguenza, sono saliti alle stelle. I giovani nativi - compresi quelli che appartengono alla "fascia alta della povertà" (impiegati, professori...):- ) - proprio non ce la fanno a mettere su casa in centro storico per conto proprio. Nemmeno con anni di sacrifici. Possono solo rassegnarsi a una delle seguenti alternative: 1) permanere in seno alla famiglia d'origine fino a tarda età; 2) migrare in terraferma. Se provano a chiedere al Comune un contributo per l'acquisto della prima casa, la risposta è desolante: "L'ultimo bando fu emanato nel 2003. Non ci sono più finanziamenti!". Epperò i soldi per fare - chessò io? - il ponte di Calatrava, di cui i giovani veneziani potrebbero fare tranquillamente a meno, sono stati trovati, e quanti! Tra ritardi, errori progettuali eccetera i costi del manufatto sono diventati impressionanti. Con gli stessi soldi si sarebbero potuti acquistare centinaia di appartamenti per i giovani veneziani...

Proprio in questo week-end il traffico sul Canal Grande verrà interrotto per consentire il transito e il posizionamento delle due spalle di ponte, in attesa del completamento della struttura con la posa dell'arco centrale.

Nel sito del Comune ci sono un paio di video, regolarmente reperibili in YouTube, che segnalo ai più curiosi.

Simulazione video del trasporto dei conci lungo il Canal Grande

Genesi di una scultura architettonica

(I due video da: http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/10197 ;

l'immagine del ponte di Calatrava da http://www.turismovenezia.it/leo/images/pontevetroFEB02.jpg )

postato da: Lioa alle ore 07:59 | link | commenti (6)
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giovedì, luglio 26, 2007

"LA MADONNA DEL LATTE" SU LPELS

immagine 2 piccola

 

 

 

 

 

 

 

 

(llustrazioni di Sandra Moldi)   
            
 LA MADONNA DEL LATTE            
 (Infanzia di un mistico)

In principio era il Verbo, poi ci fu una grossa esplosione: il Big Bang. La testa di Dio (la ‘D’) volò da una parte, tutto il resto da un’altra, sbriciolandosi in una miriade di piccoli, affannati ‘io’ condannati alla ricerca dell’Unità perduta...

[IL RESTO QUI:

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/07/25/la-madonna-del-latte-di-lucio-angelini/ ]

Ha commentato Fabrizio Centofanti:

fabry2007 Says:

grazie a Lucio e a Franz. [Krauspenhaar, che ha gentilmente pubblicato il racconto, n.d.r.]
sì, bisogna ritrovare quella D, se no è un gran casino.
fabry

postato da: Lioa alle ore 08:32 | link | commenti (7)
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mercoledì, luglio 25, 2007

XXY. I DOLORI DELLA GIOVANE ALEX.

(La locandina del film XXY, di Lucia Puenzo)

«XXY è stata la rivelazione di Cannes 2007, dove ha vinto il Gran premio della Settimana della critica, il Prix de Jeunesse e il Rail d'Or. Anche perché tocca, con maestria e delicatezza, un argomento complesso come la scoperta della sessualità e il rapporto con il mondo di un "diverso", un ermafrodita quindicenne, Alex (la 22enne Ines Efron, che sarà nel prossimo film di Lucretia Martel), considerata dal mondo esterno come una ragazzina, la "figlia eccentrica e un po' scostante" di un protettivo biologo marino venuto da Buenos Aires. Tra i guai dei teenager il più rognoso è proprio fare i conti con il proprio corpo, e con l'obbligo sociale di incorporarsi in un ruolo specifico, o "maschio" o "femmina". Ci si innamora, si hanno le prime esperienze sessuali, i turbamenti, le confusioni, gli edipi impazziti... Alla creatività e fantasia della natura purtroppo non corrisponde un'umanità altrettanto disinvolta, gioiosa nella metamorfosi e di doppie identità... » (Roberto Silvestri, Da Il Manifesto, 22 giugno 2007 )

«Ovidio racconta il mito della ninfa Salmacide, che, in una fontana presso Alicarnasso, si avvinghia al corpo del  giovinetto amato per non esserne mai più separata, dando luogo ad una nuova creatura, l'Ermafrodito appunto: nella fiaba la metamorfosi appare come l'esito di una situazione reale senza  sbocco, l'esito di una intollerabile separazione. Narra dunque Ovidio (Metamorfosi, IV) di questo giovinetto, allevato dalle Naiadi, "cuius erat facies, in qua materque paterque cognosci/ possent; nomen quoque traxit ab illis."(vv 290-291) che aveva un aspetto così bello, che potevano esservi riconosciuti il padre e la madre, e che trasse anche il nome da loro (Ermafrodito dal greco Hermaphròditos, figlio di Hermès e Aphrodites). A quindici anni, abbandonati i monti natii, presso uno specchio d'acqua nel paese dei Cari, venne scorto dalla ninfa Salmacide :
             "puerum vidit visumque optavit habere" (v 316). 
Il giovane, ignaro dell'amore, rifiutò le esplicite richieste della ninfa che, infiammata d'amore, si gettò a sua volta nelle acque in cui il giovinetto si era immerso, avvinghiandosi strettamente a lui e, abbarbicata come l'edera al tronco, malgrado la resistenza di lui, pregò gli dei di non essere mai separata dall'amato: 

"...et istum nulla dies a me nec me deducat ab isto.
"
(vv 372-73).
Accolsero gli dei i suoi voti: i due corpi uniti si fusero, annullandosi in un'unica figura: 
"vota suos habuere deos; nam mixta duorum corpora iunguntur, faciesque inducitur illis una.
( vv 374-76) " nec duo sunt et forma duplex, nec femina dici nec puer ut possit, neutrumque et utrumque videntur".(vv 378-379)

Così non furono più due, ma un essere ambiguo, né donna né uomo, con l'aspetto di ambedue e di nessuno dei due. Ermafrodito è
 un essere nuovo dalla doppia natura insieme maschile e femminile...  L’ermafrodito non è raro in natura: non è una via di mezzo tra il maschio e la femmina, né tantomeno un mezzo maschio e una mezza femmina, bensì è un maschio e una femmina perfettamente efficienti, riuniti insieme nello stesso essere...[cut] Nell’episodio di Ermafrodito il doppio appare come condizione di equilibrio e completezza, come raggiungimento della condizione ideale primordiale proposta da Platone nei suoi Dialoghi dove si legge:

"In principio tre erano i sessi del genere umano, e non due come ora, maschile e femminile, ma ve ne era anche un terzo comune ad entrambi, di cui è rimasto il nome, mentre esso è scomparso; questo era allora il genere androgino, e il suo aspetto e il suo nome partecipavano di entrambi, del maschile e del femminile, mentre ora non è rimasto che il nome che suona per dileggio... la forma di ogni uomo era tutta rotonda... e due facce sopra il collo rotondo, in tutto simili; e su entrambe le facce, orientate in senso opposto, un’unica testa, e quattro orecchi, e due sessi... il maschio traeva origine dal sole, la femmina dalla terra, e quello che partecipava di entrambi i generi dalla luna, dal momento che la luna partecipa del sole e della terra".»

(da
http://www.sperimentaleleonardo.it/itinerari/ipertestodoppio/mito_di_ermafrodito.htm

"Ma Zeus e gli Dei erano gelosi della loro felicità, e si riunirono a consiglio: non potendo annientarli come avevano fatto con i giganti, né lasciarli vivere a quel modo, Zeus decise di spaccarli in due. Avrebbero camminato eretti, su due gambe. Ma quando l’organismo umano fu diviso in due, ciascuna metà cercava la propria e cercavano di tornare di nuovo insieme. (Da

«X indica il cromosoma della femmina, XY quello del maschio. XXY può indicare il sesso incerto o doppio dell'ermafrodito, creatura che presenta organi genitali di tutti e due i sessi. "XXY" è anche il titolo del primo film che Lucia Puenzo, argentina. figlia del regista de La storia ufficiale, ha tratto da un racconto di suo marito Sergio Bizzio. Nata ermafrodita, una adolescente argentina di 15 anni è stata portata a vivere sulla costa dell'Uruguay dai genitori, timorosi che l'anomalia della figlia potesse suscitare curiosità maligne. Le suscita comunque. Una famiglia di amici arriva da Buenos Aires in visita: il padre chirurgo potrebbe operare la ragazza; il figlio adolescente s'innamora e viene da lei sodomizzato... » (Lietta Tornabuoni, l'Espresso, 5 luglio 2007)

«... il dramma dell' ermafrodito che non potrà forse mai inserirsi nel contesto della società diventa una metafora del male di vivere di cui soffrono i diversi di qualsiasi specie. Potrebbe essere Cechov il modello remoto da cui l' autrice ha mutuato lo sguardo che la fa osservare con tanta intensità e serietà, con tanto strazio per lo più taciuto, un gruppo di esseri umani volontariamente isolati dal resto del mondo e in difficoltà nel rapportarsi gli uni con gli altri... » (Tullio Kezich, Il Corriere della Sera, 22 giugno 2007 )

«La meraviglia di questo film dal tema tanto delicato e tanto inedito al cinema, è nella mano leggera con cui s'addentra nei meandri della confusione, dell'ambiguità, della scoperta della vita, del sesso, dell'amore da parte di un essere umano che la natura ha messo in una posizione difficilissima, la cui giovinezza è caricata di un peso insopportabile. Una dinamica magistralmente espressa attraverso gli incontri, anche ravvicinati, di Alex con i tre coetanei presenti nella storia: il figlio degli ospiti, l'amico e l'amica del cuore.
Il film della Puenzo si propone anzitutto come un apologo di grande sensibilità sulla libertà individuale. Ma indirettamente finisce per diventare anche un oggetto di dibattito e di studio in una società che sta vivendo, come segnala la regista, "un periodo di transizione giuridica e culturale" riguardo a questo come ad altri temi connessi alla sessualità e ai sentimenti.» (Paolo D'Agostini, La Repubblica, 22 giugno 2007)

«Se i bambini si trovassero sotto i cavoli o li portasse davvero la cicogna e non ci fosse la sessualità (= l'impulso - spesso disordinato e ossessivo - a ficcare un pezzetto del nostro corpo in qualche cavità del corpo di un altro, o a farci ficcare da un altro un pezzetto del suo corpo in qualche cavità del nostro corpo, o, per inglobare anche la masturbazione, a soffregarci autonomamente certe parti del corpo a scopo di ozioso diporto) la vita sarebbe perfettamente vivibile lo stesso. Anzi, forse sarebbe molto meno complicata... » (Lucio Angelini, qui: http://www.lucioangelini.splinder.com/archive/2006-08 )  

postato da: Lioa alle ore 07:23 | link | commenti
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martedì, luglio 24, 2007

IL MAIALE

Come sapete, oltre che ex insegnante, ex traduttore, ex scrittore per ragazzi, ex tante altre cose, sono anche ex poeta. Lo dimostra questo mio vecchio cavallo, anzi maiale, di battaglia, che ripropongo:

IL MAIALE

Il maiale 
è un animale 
a forma 
di grosso 
salvadanaio, 
ma senza 
la fessura 
sul dorso, 
o se ce l'ha, 
è comunque 
ben dissimulata 
sotto le sue 
(per certi versi 
antiestetiche) 
setole.
Anche la gamba 
del maiale,
vista dal basso,
è strana: 
dapprima corta 
e piuttosto esile, 
si allarga 
improvvisamente 
in un vero e proprio 
prosciutto.
A volte 
il maiale 
si incanta 
ed è così 
che fa il salame.
Se si smonta 
un maiale, 
infatti, 
si scopre 
che è pieno 
di insaccati. 
La parte 
del maiale 
preferita dai ladri 
è il piede di porco.
I maiali sono anche
un po' razzisti: 
guai a parlare loro 
di Negroni.
Il maiale 
prende i suoi pasti 
in uno strano recipiente 
detto truogolo 
e poi fa 
una cosa strana: 
grufola. 
Insomma 
gli piacciono 
le parole sdrucciole.
Se un maiale 
resta troppo al sole 
gli viene un curioso 
eritema commestibile: 
il fungo porcino. 
Il maiale 
non è sempre 
paziente, 
a volte 
gli girano 
proprio i rognoni.
Alcuni dicono che, 
quando dorme, 
il maiale faccia 
dei versacci, 
in realtà 
è sveglio. 
Il maialetto 
giovane 
è un vero 
nottambulo: 
non andrebbe 
mai-a-letto.
Ma se 
nelle sue avventate
peregrinazioni 
notturne 
si caccia 
imprudentemente 
tra i rovi, 
rischia di trasformarsi 
in porco-spino.
Se un maiale 
ha il vizio 
del fumo, 
tende a mettere su 
pancetta affumicata.
Se a un maiale 
si porta via 
la coppa o 
il capocollo, 
ci resta 
di strutto.
Il maiale, 
di norma, 
non si siede, 
ma se lo fa, 
preferisce 
le comuni sedie 
alle poltrone 
a braciole.
Il porco, 
nel complesso, 
è un generoso, 
ci dà tutto 
di sé e, 
last but 
non least, 
all'uomo serve 
anche per fare 
le imprecazioni. 
Ma il maiale 
detesta 
sentire esclamare 
"porco cane!"
perché preferirebbe 
che non si mischiassero 
cani e porci.

(Lucio Angelini)

[Immagine da www.indcjournal.com/archives/pig-3.jpg]

postato da: Lioa alle ore 00:12 | link | commenti (12)
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lunedì, luglio 23, 2007

ELENA F. RICCIARDI NON È UNA NOSTRA INFILTRATA

(Elena F. Ricciardi?)

Libro dopo libro, Elena F. Ricciardi sta leggendo - e recensendo su "La poesia e lo spirito" - tutto il nostro (= di Vibrisselibri) catalogo. Ma nessuno di noi la conosce. Non è una nostra infiltrata. Fa tutto da sola:- )

"... I ricordi affiorano come bolle dalle profondità dell'inconscio e spesso, come accade nei racconti fatti in famiglia procedono a grappoli, s'inseguono interrompendosi per poi riprendere la linea retta che va dai tre anni al tempo della maturità.Il climax che prepara la tragedia è ben dissimulato dallo scorrere apparentemente normale della vita in casa del bambino; i racconti servono per disseminare qua e là con maestria i tasselli che renderanno incredibilmente possibile l'orrore dello stupro: i favoritismi del padre per il primo figlio maschio della seconda moglie, Glauco dall'anima nera a dispetto del nome, l'assenza perennemente distratta della madre che pure si occupa con grande attenzione dei "casi disperati della parrocchia" e non ha tempo da dedicare al più debole, a chi non ha voce per chiedere per sè neppure il bacio della buonanotte... "

(Da
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/07/21/nenio/#more-2168 )

"La rabbia del racconto lascia il posto a squarci di struggente lirismo, quando la luce della memoria si posa su piccoli cammei che pennellano in lievi tratti il desiderio di rapporto con la madre, una "madre da mangiare", che l'ansia e la paura di perdere mantengono inesorabilmente lontana: la paura che muoia, la malattia rifiutata, mai guardata in faccia nella sua gravità, la tenerezza di una madre forse troppo buona, sfociano in una delle parti più belle, il capitolo trentaquattro, l'incontro con la madre che vuole dire il bene mai detto alla figlia; ma il peso del perdono e dell'amore materno si rivelano insostenibili al senso di colpa della ragazzina, che scopre di non avere più tempo per dirle ti amo: è qui che il lirismo che tocca le vertigini del cuore, eppure lei sa solo dire: "che lei muoia è impossibile: è come cristallo che vola dal decimo piano e si sfracella. È così semplice da capire". La difficoltà di crescere in un mondo di maschi prepotenti e violenti si dipana per tutto il racconto, fino allo scioglimento paradossale di tutte le ansie... "

(Da http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/07/22/2178/#more-2178 )

"Testo insolito quanto a forma e procedimento narrativo. Nervoso, inquieto, inquietante. Un film in cui tutto sembra accadere nel pensiero. Non si riesce a distinguere il narrare, l'accadere e il vivere dei personaggi che entrano ed escono fulminei da un fermo immagine fisso degli occhi del lettore che vede vivere, raccontare, accadere, con distacco quasi psicotico, un turbinare-immobile di personaggi... "

(Da http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/07/18/appuntamento-con-il-notaio/#more-2150 )

[Immagine da www.foxnews.com/images/224744/0_61_shadow.jpg]

postato da: Lioa alle ore 06:58 | link | commenti (7)
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venerdì, luglio 20, 2007

ANTONELLA PIZZO SU "NENIO"

Nenio
romanzo di Eugenio De Medio

http://www.vibrisselibri.net/?p=24

Nenio, protagonista del libro, o meglio  Nazareno, viene inchiodato alla croce dal peccato come duemila anni fu inchiodato il Nazareno. Nenio è innocente, e viene violentato, brutalmente e costantemente, dal fratello maggiore Glauco, nel cui nome leggiamo il colore verde e celeste ma che di verde e di celeste non ha proprio un bel niente, è nero Glauco ed è cattivo.  Sprezzante, arrogante, senza un briciolo di coscienza, malato di sesso. Nenio è un piccolo bambino, ha solo sei anni e subisce impassibile le violenze perché sa che ribellarsi non serve, e la ribellione potrebbe scatenare ancora di più la violenza nei suoi confronti. La violenza sui minori è una grande piaga, e fa soffrire, e fa soffrire ancora di più quando si pensa che spesso le violenze vengono perpetrate in famiglia. La famiglia di Nenio è una famiglia normale, va a messa, guarda la tv, va al mare, fa pranzi, festeggia le feste comandate, ha amici, parenti, vicini di casa, padrini e madrine. Una famiglia normale dunque, come tante, ma dentro questa famiglia si alleva una serpe. Nenio è angosciato dai sensi di colpa, non sa neppure come confessare il suo peccato quando deve fare la prima comunione, inoltre, a causa delle sua ignoranza nei riguardi dei fatti di sesso, crede a ciò che il violentatore gli dice: Nenio resterà incinto a causa del semino. Nenio è un bravo bambino  e decide di tenersi il bambino che gli nascerà, bambino  che naturalmente poi non vedrà mai la luce e che Nenio capisce, dalle spiegazioni avute da un uomo con una grossa pancia, che gli uomini non posso avere bambini. Nel romanzo si legge una grande pena, Nenio viene isolato, vive in un mondo suo in cui non c’è spazio per gli altri in cui lui non trova spazio negli altri. A letto si rannicchia in posizione fetale, vive in un quadratino di carta, in cui versa e riversa il suo dolore, la sua innocenza perduta...

IL RESTO QUI:

Nenio di Eugenio De Medio - lettura di Antonella Pizzo

postato da: Lioa alle ore 06:34 | link | commenti (3)
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giovedì, luglio 19, 2007

LIDO DI VENEZIA E PELLESTRINA

Oggi, giovedì 19 luglio, alle ore 18 presso la Sala Visconti

morteavenezia

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dell'Hotel Des Bains al Lido di Venezia

l'amica Daniela Simionato presenterà il suo libro "Lido di Venezia e Pellestrina - Guida delle due isole maggiori della Laguna Sud di Venezia", edito da Vianello Editore, redatto con la collaborazione di Maria-Elena Putz e, per la parte fotografica, con la collaborazione di Bruno Romanelli e Dina Vianello.

Siete tutti invitati:- /

P.S. Una curiosità: di recente l'isola di Pellestrina si è aggiudicata il record del "merletto a tombolo più lungo del mondo": 435 metri, ottenuto con 368.400 metri di filo e la collaborazione di 386 persone.

postato da: Lioa alle ore 06:14 | link | commenti
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mercoledì, luglio 18, 2007

DIAMOCI DEL DU (BEST OFF 2006)

O.T. Un romanzo danese
Nella postfazione a Il violinista (Fazi editore), ricordavo i sei interessantissimi romanzi scritti da Andersen. Benché la sua fama sia ormai universalmente legata al corpus delle fiabe, fu proprio con un romanzo che il giovane Hans Christian, fuggito quattordicenne dalla natia Odense a Copenaghen in cerca di gloria e di fortuna, cominciò a farsi un nome: L’improvvisatore, di ambientazione italiana (Roma, Napoli, Venezia), pubblicato nel 1835. L’anno dopo seguí - appunto - O.T., e nel 1837 Il violinista. I tre romanzi, spiegavo nella suddetta postfazione, costituiscono una sorta di trilogia dedicata alla rappresentazione della "vita in Italia" (un argomento prediletto da pittori e scrittori dal periodo romantico in poi) e della "vita in Danimarca". Di altro tenore gli altri tre, usciti, rispettivamente, nel 1848 (Le due baronesse), nel 1857 (Essere o non essere) e nel 1870 (Peer fortunato). A dire il vero, c’è chi considera un romanzo, anzi "il primo romanzo di Andersen" (uscí nel gennaio del 1829), anche lo stravagante arabesco letterario Viaggio a piedi dal canale di Holmen alla punta orientale di Amager negli anni 1828 e 1829", di cui ripropongo l’incipit:
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"La sera dell’ultimo dell’anno del 1828 me ne stavo tutto solo nella mia stanzetta e spaziavo con lo sguardo oltre i tetti delle case vicine coperti di neve. In quel momento lo spirito del male, noto col nome di Satana, si introdusse in me e mi suggerí il pensiero peccaminoso di diventare scrittore…"
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Nel febbraio 1837 Andersen confidò al poeta B.S. Ingemann:
"In O.T. avevo un preciso piano narrativo, anteriore alla stesura, da seguire. Con Il violinista, invece, lascio che tutto proceda secondo la volontà del Signore."
E qual era questo preciso piano? In breve: raccontare la storia di due amici, uno dei quali vorrebbe spingere il rapporto alla massima confidenzialità, ovvero fino a darsi del tu, mentre l’altro non se la sente e, cortesemente, respinge la proposta. Tutto qui? Solo in apparenza, perché la questione del "darsi del tu" in Andersen, personaggio eternamente in lotta con le proprie tendenze omofile, ha un significato ben più profondo. Sappiamo che la grande passione della sua vita fu Edvard Collin, figlio del suo protettore e benefattore Jonas Collin. Proprio a Edvard, dall’Italia, Andersen osò inviare una lettera con l’audace richiesta del "diamoci del tu", che nelle sue intenzioni, significava probabilmente "spingiamo la nostra amicizia un po’ più in là". Edvard, che gli voleva bene ma era inequivocabilmente eterofilo, accampò le giustificazioni che riportiamo sotto e non solo non ricambiò il suo amore, ma sposò regolarmente la bella Henriette Thyberg. La cocente delusione dettò ad Andersen "La sirenetta" (destinata, come lui, a non sposare il principe) e, in parte, anche O.T., dove il tema del "Du o De" affiora nel rapporto fra Vilhelm e Otto negli stessi termini e, probabilmente, con gli stessi sottintesi con cui si era delineato nella realtà. Naturalmente in O.T. sono presenti anche altre ossessioni (tutte con relativi rimandi biografici), in particolare quella del ritorno di un passato (metaforizzato nel marchio delle iniziali O. T.) di cui Andersen, assiduo frequentatore di nobili e principi, si vergognava e che preferiva seppellire. Come il giovane barone Otto Thostrup, anche Andersen, inoltre, temeva la riapparizione di una sorella (Karen-Marie, finita prostituta), di cui non è difficile individuare il riscontro nella figura di Sidsel.
In O.T. il motivo dell’ambiguità sessuale tocca il suo acme nella memorabile scena del ballo studentesco, in cui la vista dell’amico Vilhelm in abiti femminili suscita in Otto un profondo turbamento... [cut]...
Oggi in Danimarca ci si rivolge tranquillamente l’un l’altro con il Du (tu) anche in mancanza di una vera familiarità o intimità, mentre in passato era molto sentita la differenza tra il formale De (voi) e l’amichevole Du... [cut]... Nel luglio 1835, mentre soggiornava nella tenuta di Lykkesholm in Fionia, Andersen scrisse a Edvard:
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"Se guardaste nel fondo della mia anima, comprendereste appieno la fonte del mio desiderio e… avreste pena di me. Persino il lago aperto, trasparente ha le sue ignote profondità che nessun tuffatore può sondare."
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In quel periodo si sentiva interiormente spinto ad esprimere in qualche modo quanto non gli era permesso di manifestare in modo socialmente e sessualmente esplicito. Dalla distanza di sicurezza della Fionia redasse una lettera in cui si rivolgeva a Edvard nella forma intima che gli era stato proibito di usare, ovvero con il "Du":
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"Mio caro, fedele Edvard, quante volte ti penso e in che modo aperto la tua anima non si dispiega davanti a me! [cut]..." 
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Andersen non spedì mai quella lettera, ma l’averla scritta gli procurò un notevole sollievo. In compenso, poco dopo aver lasciato Lykkesholm, ne preparò e spedì una seconda versione più formale, in cui invitava la fidanzata di Edvard a parlare per lui; a dirgli ‘ti amo’ da parte sua, visto che lei era libera di usare il ‘Du’. Ma alla fine di agosto, mentre progettava il suo nuovo romanzo O.T’, non seppe resistere alla tentazione di inviare a Edvard una lettera d’amore che dimostra come egli continuasse a esprimere i suoi inquieti sentimenti attraverso il romanzo:
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"Ti desidero, sì, in questo momento ti desidero come se tu fossi una bella ragazza di Calabria, dagli occhi bruni e dallo sguardo seducente. Non ho mai avuto un fratello, ma se l’avessi avuto, non avrei potuto amarlo come amo te, e tuttavia… tu non ricambi i miei sentimenti! Questo mi addolora, o forse è proprio questo ciò che mi salda ancora più strettamente a te... "
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[Dall'Introduzione a "O.T. Un romanzo danese", di Hans Christian Andersen, da ieri in libreria e anche in www.ibs.it :- ).]
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[Il post era già apparso in questo blog il 17 febbraio 2006]
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martedì, luglio 17, 2007

DANZE SUFI SOTTOCASA

Una volta era tutto più semplice e definito. In Oriente c'erano le orientalerie e in Occidente le occidentalerie. Le nostre nonne ballavano la mazurka e se i nostri nonni avessero detto loro:

Voglio vederti danzare
come i Dervisches Tourners
che girano sulle spine dorsali
o al suono di cavigliere del Katakali...

avrebbero risposto basite: "Ma che, sei tutto scemo?"

Oggi, invece, Oriente e Occidente sono un unico minestrone. Vai al supermercato Billa e come niente trovi il papiretto finto-egiziano da appendere in salotto, oppure inforchi la bicicletta per una pedalata intorno a casa, qui al Lido, e ti può capitare di assistere a una danza sufi...

È successo a me sabato sera. Arrivo zigzagando in bicicletta davanti all'ex Casinò e che 'tte vedo? Una ventina di omaccioni con tanto di alto cappello tubolare di lana e sottanona bianca che girano come matti sulle spine dorsali... sì, proprio loro, i Dervisches Tourners, la stessa sera del venezianissimo Redentore!

"A'n vedi questi! Ma che, me venite a roteà sottocasa?", ho esclamato incredulo.

Eh, sì, signora mia, so ' ttempi de granni rimescolamenti... tempi moderni!

Scherzi a parte, le cose erano andate così. Al PalaGalileo del Lido di Venezia si era tenuto il Congresso internazionale "La pace tra due mondi", in cui erano state messe  a confronto le posizioni di guide spirituali di buddismo, islamismo, cristianesimo e induismo sul tema del dialogo interreligioso come condizione primaria per la pace. L'incontro era stato anche l'occasione per rendere ufficiale l'istituzione di un tavolo internazionale di pace, aperto a tutti i credo religiosi, che proprio a Venezia, città ponte fra Oriente e Occidente, potrebbe trovare una sede ideale. A conclusione dei lavori, per la sera alle 21 era stata programmata la suddetta danza sufi, con i famosi dervisci rotanti e la loro mistica musica diffusa dagli altoparlanti:- )

L'assessore comunale alla Produzione culturale e al Centro Pace, Luana Zanella aveva dichiarato: "Il Comune di Venezia è impegnato nella promozione di azioni e progetti concreti di pace, come quelli rivolti a Israele e Palestina e i concerti in favore di Emergency [Franco Battiato, appunto, e Peter Gabriel in piazza San Marco, nel giugno scorso, n.d.r.], solo per citarne alcuni. Inoltre tra poco sarà inaugurata a Palazzo Ducale la mostra 'Venezia e Islam. 1000 anni di arte'."

Per chi voglia approfondire, un link:

www.yogarmonia.it

Quanto a Franco Battiato, l'autore di "Voglio vederti danzare", si legge in rete: «Da anni fedele praticante del sufismo o tasawwuf, la corrente più esoterica e mistica della religione islamica, nata a partire dal XI sec. in prevalenza tra i sunniti. "Il mio avvicinamento al sufi fa parte di un mio personale percorso verso il misticismo, incluso quello occidentale. Credo che sia un sollievo e un conforto per tutto ciò che quotidianamente ci accade intorno". Il sufi, chiamato così da suf, in arabo "lana" (per indicare le grezze e umili tuniche dei primi mistici musulmani), e definito la via del cuore, il sentiero che conduce alla comunione spirituale ("walaya") con la divinità, si nutre di poesia e musica. Inneggia al rispetto per l'essere umano, per la natura e per tutte le religioni.»

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lunedì, luglio 16, 2007

BEST OFF 2006. "LETTERE A ORIETTA FATUCCI"

(Orietta Fatucci)

ORIETTA FATUCCI: IL MIO PRESIDE MEISLING
 
Il 17 aprile 2006 Sergio Garufi scrisse su Nazione Indiana:

Chi ha talento ma è privo di un Grigorovic che lo sproni e lo sponsorizzi, il più delle volte è obbligato a mendicare ascolto e attenzioni a un mondo, quello editoriale, spesso freddo e indifferente con chi ne è escluso. Una delle testimonianze più amare di queste lamentazioni clandestine è probabilmente Lettere a nessuno di Antonio Moresco, diario di un penoso e interminabile calvario consumato fra redazioni, editor e grandi firme milanesi, in cui la supplica si evince meno dal tono, a tratti anzi risentito e forastico, che dall’assiduità delle richieste di ascolto.”

Risposi nei commenti:

"Se “Lettere a nessuno” ha trovato un editore, e abbastanza presto nella vita del mittente delle stesse, non ha molto senso definire il calvario di Moresco “interminabile”. Sul tema del genio incompreso il miglior romanzo resta “Il violinista” di H.C. Andersen:-/"

Rileggendo la nuova puntata de "Il fantasma di Andersen" appena uscita su

http://www.carmillaonline.com/archives/2006/04/001758.html#001758

ho  ripensato adesso non tanto alle MIE personali "Lettere a nessuno" (dozzine e dozzine, a partire dal fatidico 1995, anno della mia cacciata dal paradiso editoriale), quanto a quelle da me inviate nell'ultimo decennio alla editor Orietta Fatucci di EinaudiRagazzi/EL/Emme, dapprima mia talent-scout, poi talent-killer.

Le mie "LETTERE A ORIETTA FATUCCI" costituirebbero un documento ben più straziante - e nello stesso tempo trombonescamente tragicomico - di quelle di Moresco. Eccone qualche esempio abbastanza recente:

27 aprile 2004

Oggetto: ATTO DI DOLORE

"Eccelsa Orietta Fatucci,
mi pento e mi dolgo con tutto il cuore del mio peccato di insubordinazione, perché peccando ho meritato i Suoi castighi, e molto più perchè ho offeso Lei, infinitamente buona e giusta, e degna di essere amata sopra ogni cosa. Mi propongo con il Suo santo aiuto di non offenderLa mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signora, Misericordia, mi perdoni
."

Nessuna pietà. La sventurata non rispose.

29 aprile 2004

"Cara Fatucci,

le edizioni EL-Emme-Einaudi Ragazzi sono la casa in cui sono nato come scrittore. Dieci anni fa lei mi buttò fuori di casa per uno stupido capriccio. Ora basta. La smetta di fare la megera e mi riapra la porta. VOGLIO TORNARE A CASA MIA!!!!!!!!!!!!!! Uccida il VITELLO GRASSO per il mio rientro. Guardi che potrebbe morire tra un giorno, tra un mese, tra un anno... e finire arrostita sulle graticole dell'inferno, se non si sarà tolta in tempo dalla coscienza il peso del mio assassinio letterario:-> Cordialità. Lucio Angelini"

Macché. Manco uno sputo in un occhio.

Il 7 maggio successivo tornai alla carica citando l'autorevole Cacciari:

Oggetto: PIETÀ PER LA FATUCCI

"Scrive Massimo Cacciari su Repubblica: 

'Pietà per i torturatori. Non solo perché non sanno quello che fanno e si fanno. Pietà anche per la nostra natura che in loro si disvela secondo la più perfetta misura della sua miseria. Essa consiste essenzialmente nel credere che la propria superiorità (e perciò la propria stessa sicurezza) si  esprima nella capacità di ***abbassare l'altro, di umiliarlo***. Che la nostra vittoria consista nella totale sconfitta di chi ci ha affrontato. In questa fede trova fondamento il nostro male radicale. I torturatori di Abu Ghraib non sanno che la tortura innalza, invece, la vittima; che il terrore che infliggono non rifletterà, alla fine, che la loro stessa angoscia impotente.'"

(Intendevo, naturalmente, innalzarmi agli occhi dell'inflessibile editor come vittima del suo angoscioso mobbing editoriale. Niente da fare. Nemmeno questa volta l'interessata reagì.)

Allora, giacché stavo scrivendo "Il fantasma di Andersen", le espressi quanto segue:

"Gentile dott.sa Fatucci, per curare l'edizione italiana de 'Il violinista' di Andersen, pubblicata da Fazi editore, ho dovuto rileggere anche la sua autobiografia 'La fiaba della mia vita'. Mi ha colpito, in particolare, la figura del preside Meisling, che fece il possibile per ***ostacolare*** e ***irridere*** il talento di uno degli autori oggi più celebrati del mondo. Dovendo recarmi come autore presso una quarta elementare del padovano, ho riletto dopo tanti anni anche 'Grande, Grosso e Giuggiolone', che lei ha crudelmente espunto dai suoi cataloghi. Ebbene, non ho potuto non paragonarla (si parva licet componere magnis) alla figura del preside Meisling. A che serve che lei pubblichi Anna Frank e Margarete Buber-Neumann se, nella sostanza, si è dimostrata una tale spietata Meisling nei miei confronti? Cordialità. Lucio Angelini"

***

P.S. Nella puntata di oggi su Carmilla, accanto al ricordo del preside Meisling, anche due interessanti brani su VENEZIA, paragonata da Andersen a un CIGNO MORTO...

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[Il post apparve su questo blog il 28 aprile 2006]

[Nell'immagine in alto a sinistra - naturalmente - il ritratto del preside Meisling:-)] 

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sabato, luglio 14, 2007

IL BALLO DELLA TARANTA E I FOGHI DEL REDENTORE

canzonieregrecanicosalentino

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Molto bravi i ragazzi del Canzoniere Grecanico Salentino visti e ascoltati ieri sera alla Giudecca, Corte dei Cordami, nell'ambito del Festival musicale Redentore Ettnic@. Titolo del concerto-festa: "Il ballo della Taranta". Ed effettivamente i moltissimi giovani intervenuti non hanno esitato a lasciarsi contagiare dai ritmi salentini, tarantolandosi in un liberatorio ballo collettivo.

Stasera, invece, alle ore 23.00 nel bacino di San Marco inizierà il tradizionale spettacolo pirotecnico, quest'anno, per la prima volta, piro-musicale. Copio-incollo dal sito del comune:

«Il Redentore è tra le festività più sinceramente sentite dai veneziani, in cui convive anche l'aspetto turistico, grazie al fantasmagorico spettacolo pirotecnico notturno che attrae migliaia di visitatori.

Cade la terza domenica del mese di luglio, giornata in cui si svolgono le sante messe, la funzione solenne presieduta dal Patriarca e la processione religiosa.
 
Redentore 2007, per la prima volta i fuochi piro-musicali.
Anche una radio per ascoltare in diretta la "Notte famosissima"
Sarà la più grande novità del Redentore 2007: i fuochi, sparati dalle chiatte in Bacino di San Marco, saranno accompagnati da una colonna sonora sincronizzata. Botti quindi contenuti, per salvaguardare le delicate strutture architettoniche che si affacciano nell'area marciana. Ma la musica, che circonderà il Bacino e creerà atmosfere magiche, come all'ultimo Capodanno o a Carnevale, promette uno spettacolo ancor più affascinante.» (Da www.comune.venezia.it )

[Immagine da www.comune.venezia.it/.../redentore3.jpg ]

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venerdì, luglio 13, 2007

CI HO UN GROSSO RAZZISTA DENTRO, IO...

Mi è stato segnalato ieri, con discreto ritardo, un post di tale Vincenzoni Attiliux, altrimenti noto in rete come p. bianchi. Il 28 maggio scorso Moritz Benedikt di it.arti.cinema aveva avviato il thread "Ma che ci vuole per ammettere... " e domandato, nel concreto: "Ma che ci vuole per ammettere ... che i gruppi di discussione e i forum NON MODERATI non hanno futuro?"

Ebbene, il 4 giugno seguente il suddetto Vincenzoni/p. bianchi rispose:

«I niusgruppi sono un organismo vivo, fatto di cellule che si formano, fioriscono, reclutano altre cellule, appassiscono e si stufano. Hanno i loro momenti di fulgore e le loro involuzioni, il tutto più o meno ciclico oppure irreversibile, ma comunque non sono entità statiche, sono legati alla gente che li frequenta. In generale uno ha un certo corredo di opinioni e conoscenze, le profonde nel niusgruppo, e quando finisce il repertorio, inizia a ripetersi. E lì si passa dall'età aurea al manierismo, dal manierismo alla parodia, dalla parodia alla decadenza. Il massimo comunque è successo in it.cultura.libri: andava dignitosamente finché è arrivato un utente provocatore, morpher parossistico e offtoparo indefesso [cioè io, Lucio Angelini, n.d.r.]. Ha innescato una supernova che è durata un paio d'anni, al termine del quale sono scappati tutti ed è rimasto un buco nero.  Adesso l'offtoparo si aggira per le macerie del ng., postando nel suo blog stralci degli antichi thread e rimpiangendo ciò che lui stesso ha demolito. Molto pittoresco: lì è bastato un (1, one , ein) utente sbagliato per rovinare un intero newsgroup e allontanare dozzine di utenti propositivi. Per dire quanto sono precari gli equilibri della sociologia telematica.»

Ho risposto:

«Caro Vincenzoni/Bianchi, leggo solo ora la tua demenziale ricostruzione dei fatti. Semplicemente alla stagione dei niusgruppi è seguita quella dei blog. Tutte le menti migliori di it.cultura.libri si sono spostate nella lit-blogosfera. Il mio personale blog ha raggiunto 107.000 visite. Garufi, Tassinari, Maria Strofa eccetera sono, sì, scappati da it.cultura.libri, ma solo perché ormai frequentato da gente squallidissima. In compenso sono ben presenti in rete. Basta cercarli nei luoghi deputati. Luca Tassinari collabora con me a www.vibrisselibri.net . Con affetto. Lucio Angelini»

Tale AP mi ha subito accusato di stupidità e narcisismo, ribadendo che P. Bianchi, secondo lui, aveva solo "fotografato la situazione".

«Sì, certo, col distorsore d'immagini», ho ribattuto io. E aggiunto:

«Comunque, se la spiegazione di Bianchi ti appaga (un solo offtoparo demolisce un intero ng, i cui componenti storici sono comunque tutti in rete e hanno quasi tutti OTTIMI RAPPORTI con me!!!), non c'è problema. Ognuno si soddisfi come può, anche facendosi seghe.»

Poiché il mio messaggio era firmato Luan (acronimo di Lucio + Angelini), il postatore Frick si è, invece, premurato di accertare:

«dal nick, sei albanese o sodomita?»

E io:

«in ogni caso non fascista e oscurantista come te. Vedo che nei ng gli stereotipi - soprattutto quelli carichi di affettività negativa - vanno per la maggiore. È stato bello, ma ora addio.» 

E Frick:

«rotfl, lo stereotipato non sarai forse tu, che a sentirti chiedere se sei albanese (luan=leone) o sodomita (luan=crema anestetica) per prima cosa pensi ti si voglia insultare? c'hai un grosso razzista dentro, tu»

OK. Ci avrò pure un grosso razzista dentro, io. Però mi sono detto: "Che stronzino, il mio amato p. bianchi, ad attaccarmi sbarellando in questo modo!".

Verso sera, per colmo dei colmi, lo stesso Vincenzoni Attiliux si è materializzato con la seguente puntualizzazione:

«Caro Lucio, avrai notato che avevo posto grande cura nel non far nomi, e francamente avrei ritenuto il thread più interessante se fosse riuscito a mantenere il tono allusivo, senza scadere nelle solite beghe da comari con cognomi e soprannomi. Tu poi sei sempre stato gentile con me, anche quando ti ho segnalato all'abuse, e posso immaginare che questo messaggio ti sia sembrato una pugnalata alle spalle. Tuttavia: in punto di fatto mi sento di riconfermare la mia valutazione, fino all'ultima virgola. Fatti: che tu abbia esordito come provocatore a tempo pieno (= "di professione") è negli annali di google gruppi-DéjaVu , basta cercare fin da quando ti firmavi ow-ouch (cazzo! culo! merda! ouch!). Che tu sia un morpher parossistico è qui da vedere, io rispondo a "Decone" mentre subito dopo altri hanno risposto a "Luan". Lupo, pelo, vizio. Offtoparo è una mia considerazione e un mio rimpianto,  l'unico post tuo memorabilmente in topic è stato quello su Poe, che ricordo ancora perché era magnifico. E anche perché è stato il solo. Per il resto -ammettilo- eri più interessato alla sociologia del gruppo che al topico del gruppo. Non ho detto che tu da solo hai strangolato a mani nude un intero niusgruppo. Ho detto che tu, tu da solo, proprio tu e non altri, hai _innescato_ la bomba. La bomba è poi andata come doveva andare per conto suo, ma se faccio mente locale, io ritengo di poter identificare un turning point nelle dinamiche del gruppo, dallo stato di quiete allo stato eccitato instabile, e il turning point ha coinciso con il tuo arrivo, e non con l'arrivo, per esempio, di Bart di Monaco o di Maria Strofa. A mio avviso, tuo, e non della pur esagitata maria strofa, è stato il battito d'ali di farfalla a tokio che ha provocato il terremoto in america. Rallegratene, non è da tutti e hai segnato una stagione. Dopodiché è chiaro che uno può fare queste cose perché le dinamiche del gruppo erano precarie di loro, si basavano su una miscela di personalismi (io so che tu sai, tu sai che io so ecc.) assolutamente delicata, che era poi la conclusione del mio post ("per dire quanto sono delicati gli equilibri di un ng"). Mentre se uno provasse a turbare ng come quelli dedicati alle arti "tecniche"  e agli scambi di competenze (cucina, fai da te, elettronica ecc.) potrebbe sbattere tutte le farfalle del mondo, senza innescare nessun patatrac. Ma ICL era a rischio, come è a rischio permanente il qui presente IAC, che anch'esso si basa su esibizioni di cultura filmica. Il giorno che qui il Persico si scazza, il ng va a picco, lui è Angelini e Maria Strofa messi assieme. C'è pure Moritz Benedikt che fa la parte che fu del Garufi!

> Semplicemente alla stagione dei  niusgruppi è seguita quella dei blog. Tutte le menti migliori di it.cultura.libri si sono spostate nella lit-blogosfera. Il mio personale blog ha raggiunto 107.000 visite. Garufi, Tassinari, Maria Strofa eccetera sono, sì, scappati da it.cultura.libri...

Quello che c'era da dire ce lo siamo detto, il repertorio era vasto ma non infinito, la stagione è stata divertente ma adesso come giustamente dici tu si va a caccia di uditori in spazi più ampi di quelli del ng, nella blog e nella websfera, senza reducismi e senza rimpianti.

> ma solo perché ormai frequentato da gente squallidissima.

La gente squallidissima è arrivata dopo, come i rom che invadono le fabbriche dismesse dove non batte più il maglio del lavoro e lo scazzo virile della contesa sindacale.

> [Sei sempre stato un po' malevolo... ]

Sono sempre stato un po' stronzo.  Per questo, una volta, mi amavi. ciao VA.»

MIA RISPOSTA:

«A differenza dei morpher seri, ho sempre fatto in modo di essere perfettamente riconoscibile, proprio perché il mio era un morphing parodistico. Ow-ouch era un mio delizioso pupazzo, che piaceva a molti, persino a Giulio Mozzi. Per poter postare in it.arti.cinema sono dovuto passare dal mio indirizzo google, poi dal mio privato. Di qui il doppio nick. Ma mi sono ben fatto riconoscere, COME SEMPRE.

> L'unico post tuo memorabilmente in topic è stato quello su Poe, che ricordo ancora perché era magnifico.

Smentisco. Quella del mio essere ***sempre e comunque off topic*** è una leggenda telematica. Mai sentito parlare del "capro espiatorio"? Addossare la responsabilità di ogni male... eccetera

> Ma ICL era a rischio, come è a rischio permanente il qui presente IAC, che anch'esso si basa su esibizioni di cultura filmica.

Il rischio non è mai dato dalla presenza di un solo postatore poco gradito. In genere, peraltro, si dispiace solo ad alcuni, non a TUTTI indistintamente.

> Sono sempre stato un po' stronzo.  Per questo, una volta, mi amavi.

In it.cultura.linguistica.inglese, a tale Squash che aveva  ripreso il tuo post, Anna Martini ha risposto: "Via, Squash, non ti pare che attribuire al solo lucangel la demolizione di icl equivalga a giving him too much credit? ;)"

E Squash: "Hai ragione; solo, mi ha divertito leggere quest'osservazione da parte di P.P. Bianchi, l'unico a cui Angelini abbia mai professato costante, incondizionata ammirazione e che per l'occasione è stato tuttavia subito declassato a demente."

Ho risposto:

"Confermo l'ammirazione per il talento scrittorio di P. Bianchi , purtroppo associato a una certa acidità d'animo, degna dello zitellone - ormai passato di cottura - che è."

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giovedì, luglio 12, 2007

BEST OFF 2005. "LETTERATURA È VITA?"

 
LETTERATURA È VITA?
 
Ricordo che anni fa, al tempo in cui ero ancora perverso e polimorfo e di conseguenza praticavo spudoratamente il morphing in rete (con gran “dispitto” del leggendario Peltio, che tentava invano di educarmi alla netichetta), un giorno, presso una certa comunità telematica, mi spacciai per tale Prezzemolina2000. Volevo tastare il polso alla comunità stessa sul tema: “Letteratura è vita?”. 
Riproduco il testo: 
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«Da bambina mi colpì da morire la fiaba "Prezzemolina" e in particolare la frase con cui la protagonista (Prezzemolina, per l'appunto) rispondeva sdegnosa a Memè, il cugino delle fate, ogni volta che questi le chiedeva un bacio:
"Preferisco dalla Fate esser mangiata/
Piuttosto che da un uomo esser baciata."
Purtroppo, quando - divenuta più grandicella - il mio primo ragazzo mi chiese un bacio, quasi senza volerlo pensai: "Preferisco dalle fate esser mangiata/piuttosto che da un uomo esser baciata." E lo allontanai da me. Da allora questa mia piccola tragedia personale si è ripetuta puntualmente ad ogni analoga richiesta successiva. Per farla breve, benché non sia più giovanissima, ho continuato e continuo a respingere ogni sorta di aspiranti alla mia mano e soprattutto alla mia... bocca, condizionata da quello che è diventato nella mia mente una sorta di slogan ossessivo: "Preferisco dalle Fate ecc.". Posso, quindi, dire a ragion veduta che se la letteratura, da un lato, rispecchia la vita, può anche succedere che la vita, dall'altro, rifletta fortemente la letteratura. A voi è mai successo di comportarvi come i personaggi di qualche opera letteraria?»
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Tale Mario Giagnori rispose:
«A me succede una cosa strana, vedo che qualche personaggio di opere letterarie si comporta come me. Sarà che la mia vita è un romanzo? :-D»
E una non meglio identificata Pikkiatella:

«Come Pinocchio ogni tanto. Mia madre me lo dice spesso, che ho la testa di legno.»
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Bartleby:
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«ci avrei l'istinto di barbablù, ma mia moglie è di altro avviso, 'azz.»

Andrea Laforgia:

«Me ne vergogno un po` ma devo ammettere di sì. Ricordo di aver letto, una volta, una storia ambientata in un circo.  Il nano gay Perspinacio, uno degli artisti del circo, si era follemente innamorato di un domatore molto bello. Costui aveva un aspetto statuario, un corpo muscoloso e possente e menava la frusta come un dio. Un giorno Perspinacio, nel vedere che il suo innamorato si piegava per allacciarsi una scarpa (le tipiche scarpe da domatore), gli corse da dietro, preso dalla voglia sfrenata di sfogare la sua furia sessuale.  L'uomo, che aveva intuito tutto, si girò di scatto e gli disse: "No! preferisco dal leone esser mangiato! che dal nano impalato!". Da quel giorno nessuno ci crede, quella frase mi è rimasta talmente impressa che io rispondo così a tutti quelli che vogliono sottopormi a un rapporto anale.»

Eccetera.  

Di recente, per la precisione il 22 settembre 2005, tale MoS (giuro che NON sono io!) ha scritto in it.cultura.libri:
 
«Salve a tutti,
sono un ragazzo  di quasi 27 anni che si accorge di non avere affermato del tutto una propria spiccata personalità e che spesso si riconosce e si vede comportare nella vita come in "quella situazione" farebbe un'altra persona che in quel momento è per me un esempio di comportamento (uno simpatico, uno che ci sa fare con le donne, uno sicuro di sé o in quello che crede dovrebbe essere l'atteggiamento migliore per "quel caso"…). E questo può accadere in un approccio con una ragazza, nel modo di ridere in alcune situazioni, di esprimersi, di rapportarsi agli altri o altro e non necessariamente in situazioni "importanti", ma anche banali. Immagino che trovi in alcune persone dei modelli da seguire (si tratta di amici o comunque persone con cui sono spesso a contatto perlopiù), ma credo anche di avere molte doti (al tempo stesso sono assolutamente convinto della AUTENTICITÀ dei rapporti che stabilisco con le persone che sono DAVVERO a me vicine) e che non mi manchi nulla per poter essere me stesso in quelle situazioni e non appoggiarmi a qualcun altro e questo provoca in me un dissenso interiore. Mi piacerebbe aiutarmi in questo percorso attraverso delle letture anche perché l'argomento mi incuriosisce molto e credo mi sarebbe molto utile. Avete qualche consiglio da darmi? Grazie comunque a tutti.»
Voi che cosa gli avreste risposto? Che un conto è la vita, un conto la letteratura?
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[Il post era già stato pubblicato in questo blog il 27 settembre 2005]
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lunedì, luglio 09, 2007

UNA FOTO, UN RIGO APPENA...

Monte Rosa 001

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eccomi di ritorno dal Monte Rosa, perfettamente soddisfatto.  Abbiamo avuto la fortuna di salire alla mitica Capanna Margherita sotto un cielo azzurrissimo. Ma ho solo il tempo di postare questa foto scattata da Daniele Querini, vicepresidente della Giovane Montagna di Venezia, senza aggiungere alcuna descrizione, perché devo ripartire per Fano, ombelico del mondo. A presto.

(Nella foto ho le ghette azzurre e guardo verso di voi:-) )

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venerdì, luglio 06, 2007

SALIR, SEMPRE SALIR...

 Punta Gnifetti 

 

 

 

 

 

 

 

(Monte Rosa, Punta Gnifetti)

(La Capanna Margherita, il rifugio più alto d'Europa, 4554 m )

Ciao a tutti, compresi i mattacchioni del mio fan-club (vedi post di ieri). Parto per il Monte Rosa. La Capanna Margherita e lo spettro di Brocken mi attendono... Spero di non finire in un crepaccio. Buon weekend a tutti.

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(Immagini da http://www.itsportmontagna.it/raduni/raduno%20rosa/pic/19994.jpg 

e http://www.castfvg.it/articoli/clima/images/margherita_01.jpg ]

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giovedì, luglio 05, 2007

IL MIO PRIMO FAN CLUB

cengialucio

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[Lucio Angelini sulla cengia alpina a lui intitolata:-) ]

Proprio ieri un tenerissimo buontempone di Alberobello, reso evidentemente un po' ci-trullo dalle tipiche abitazioni del suo paese, oltre che dal caldo afoso di questi giorni, mi ha dedicato il primo fan club della mia vita:

http://lucioangelinifanclub.wordpress.com/

Perché l'ha fatto? Un po' per celia, un po' per non morire al primo incontro, suppongo, ma quando me ne ha dato l'annuncio via mail non mi è rimasto che commentare:

«Grazie, è il mio primo fan(cul) club e l'emozione è semplicemente indescrivibile, per cui non la descrivo.

P.S.

Sempre a pijjà per culo... 'sti ragazzini senza più rispetto:- )»

Quando la notizia ha raggiunto la lista interna di Vibrisselibri, un vibrisselibraio ha commentato:

«Fantastico! Sarebbe bello che ci fosse una rubrica che raccogliesse i più bei flame del nostro, con un titolo come "Il Decone contro tutti" o qualcosa del genere (e per link un'immagine thumbnail di Maciste).»

E io:

«Flame? Ma se sono più pacifico dell'oceano omonimo!»

(Spero solo non abbiano scoperto che lo sboccato scavezzacollo Ow Ouch, che si divertiva a postare messaggi farciti di "Ow! Ouch! Merda! Fanculo!" in it.cultura.libri , ero io: sì, proprio io, l'insospettabile, grave e compassato decone di oggigiorno... )

A proposito di flame: sempre ieri il satanico Giuseppe Iannozzi, non contento di aver definito "inutile" l'esordio narrativo di Marco Candida, ne ha provocato la chiusura del blog con una spruzzatina di parole velenose. In uno scatto d'ira, infatti, il sironesco maniaco dell'alfabeto ha annunciato:

"... Bene.
Quanto basta.
Chiudo il blog.
Adesso. Subito.
Ah, no. Non posso farlo da me.
Devo farlo fare a Mozzi.
Un minutino e fine per sempre.
FINE".

[Qui: http://www.vibrissebollettino.net/marcocandida/  ] (1)

Gli ho scritto:

«Va là, sciocchino. Dormici sopra!»

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(1) Troppo tardi. Il blog riposa ormai sotto un bianco sudario o, se preferite, sotto una candida coltre di neve...

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mercoledì, luglio 04, 2007

ANCORA SULLO SPETTRO DI BROCKEN

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.Ho posto nel newsgroup it.sport.montagna il quesito:

"Qualcuno ha già visto lo spettro di Brocken? Mi anticipa qualcosa rispetto a quanto riportato il 2 luglio 2007 nel mio blog? Grazie"

Ecco le risposte:

BUZZ: si diverse volte, ma la luna non è necessaria. si verifica quando il sole proietta la tua ombra su una coltre di nubi (banco di nebbia) ovviamente devi essere fra il sole e il banco di nebbia e fra te e il sole deve esserci una schiarita mentre davanti deve essere più fitto. non accade spessissimo, ma nemmeno troppo infrequentemente.

BENEDETTO: All'inizio degli anni 80 salivo con un amico al bivacco Savoia, sopra Ollomont, in val d'Aosta. Era una giornata nuvolosa con qualche raggio di sole, nei primi giorni di novembre. D'un tratto scorgemmo, ad una quota di circa 2400 metri, sulla nostra destra, proiettate su un muro di nuvole, le nostre ombre, ben definite, circondate da una cornice formata dai colori dell'arcobaleno.
Ci muovevamo, agitavamo le braccia e i nostri movimenti venivano riprodotti in quella cornice. Ricordo che proseguimmo per il bivacco e quando al ritorno ci ritrovammo nello stesso posto il fenomeno si ripeté, tanto che ci fermammo a lungo ad osservarlo. Non avevamo la macchina fotografica, da allora la portai sempre nel sacco ma il fenomeno non l'ho più rivisto. Si chiama appunto spettro del Brocken (il Brockental è una valle tedesca), chiamato in Piemonte "svaina".
Dopo qualche tempo uscì un articolo con fotografia su "Lo Scarpone", l'arcobaleno circondava l'ombra di una persona. Un escursionista l'avevo visto e fotografato nei pressi del piccolo San Bernardo, sulla Lancebranette. Pare che sia stato scorto anche da Whymper durante la discesa nella sfortunata prima ascensione del Cervino, così almeno vengono interpretate alcune righe del suo racconto, quando dice di aver visto "due grandi croci poste all'estremità di un arco immenso che improvvisamente si disegnò nel cielo". In quell'articolo che segnali si parla di Luna, ma il fenomeno per quel che ne so avviene di giorno.

FRANCESCO DAVINI: È bellissimo! Quando mi capitò di vederlo non ne conoscevo l'esistenza. Uscivo all'alba dal Bivacco Battaglione Monte Ortler in Vallombrina, incoglionito di sonno dopo una notte tormentata, mezzo congelato ed anche n po'incazzato per una serie di traversie della sera prima. È stata una specie di visione mistica che mi ha riconciliato col mondo....

HELIS: Ne parlavamo giusto ieri al Quintino Sella, dove lo vidi 3 anni fa. Era la seconda volta ed entrambe le volte sono riuscita a fotografarlo.... emozionante :)
Buona fortuna!

BUCK: In tanti anni di assidua frequentazione della montagna in tutte le stagioni, mi è capitato solo una volta di vederlo, peraltro molto distintamente, e fotografarlo. Credo quindi che sia un evento piuttosto raro... comunque un'esperienza molto bella, ero solo su una cima con la mia ombra e lo spettro colorato proiettato sulle nuvolaglie poco sotto!

WILLIAM SHAKESPEARE: La prima volta che lo incontrai, come ho narrato in Hamlet, Atto I, esclamai:

"Stay, illusion!
If thou hast any sound, or use of voice,
Speak to me:
If there be any good thing to be done,
That may to thee do ease and grace to me,
Speak to me:
If thou art privy to thy country's fate,
Which, happily, foreknowing may avoid, O, speak!
Or if thou hast uphoarded in thy life
Extorted treasure in the womb of earth,
For which, they say, you spirits oft walk in death,
Speak of it: stay, and speak!"

(Fermati, illusione. Se hai voce e puoi usarla parlami. Se opera buona può far sì che a te dia pace e a me salute parlami. Se conosci il destino del regno e saperlo può farlo evitare parla! O se nella vita hai nascosto tesori estorti nel ventre della terra, per cui voi spiriti, come dicono, vagate spesso nella morte, parlamene, fermati e parla.)

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Be', spero proprio che sabato prossimo, giorno della mia ascensione alla Capanna Margherita, lo spettro di Brocken appaia anche a me...

P.S. Una delle 6 testimonianze sopra riportate è stata introdotta surrettiziamente. Vediamo se indovinate quale:-)

[Immagine da www.glorie.de/Brockengespenst/images/img-0004.jpg ] 

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martedì, luglio 03, 2007

VITA DA EDITORE


(Giulio Mozzi guarda editorialmente lontano in una foto di Ezio Tarantino )
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Il 25 giugno scorso Giulio Mozzi ha riaperto Vibrissebollettino.net (distinto da Vibrisselibri.net ) con il seguente messaggio d'intenti:
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«Riprendo la pubblicazione di vibrisse. La cosa che vorrei fare con vibrisse nei prossimi mesi, diciamo nel corso del prossimo anno, è: tentare una descrizione del campo letterario italiano contemporaneo. Si tratta di un'intenzione quanto mai velleitaria. Per "campo letterario italiano contemporaneo" intendo: l'insieme delle relazioni che sono in atto tra i soggetti che hanno che fare con la letteratura, in Italia, oggi: lettori, scrittori, editori, funzionari editoriali, agenti letterari, critici, giornalisti, tipografi, autori di programmi televisivi, librai, grossisti, promotori, insegnanti di ogni ordine e grado, vetrinisti, dirigenti di catene di librerie, eccetera. Scrivo "eccetera" perché mi sembra il caso di essere, almeno all'inizio, inclusivi piuttosto che esclusivi... »
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Il resto qui:
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http://www.vibrissebollettino.net/archives/2007/06/unintenzione_qu.html#more

Penso di offrire un interessante contributo alla descrizione del suddetto campo citando un brano tratto da "Canti del caos" di Antonio Moresco.

"Succede sempre così, non appena scoprono che sono un editore. Dovunque vada, in qualunque posto. Mi fermano per strada, mi rifilano un dattiloscritto mentre sono fermo a un incrocio col finestrino dell'auto abbassato, buttandolo dentro da una macchina ferma di fianco, allo stesso incrocio. Sono già seduto sopra la tazza, in un cesso pubblico, quando l'inserviente bussa alla porta. 'Dottore, ha dimenticato la carta!' dice gentilmente da fuori. Saltello a piedi uniti e coi calzoni abbassati fino alla porta, metto fuori la mano, prendo il segmento di carta ripiegato tre o quattro volte. Lo apro: c'è sopra l'epopea romanzata di un venditore porta a porta di fon per le orecchie...scritta in soli tre giorni e in stato di trance, si assicura nella premessa, dopo aver subito l'amputazione di un papilloma al glande."

(Antonio Moresco, Canti del caos)
Aggiungo, infine, la MIA personale esperienza nel settore, come sintetizzata nei commenti al post di Paola Borgonovo, editor di Sironi, qui:
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http://www.vibrissebollettino.net/archives/2007/06/il_vero_problem.html#comments

«Avrei preferito che ci raccontassi come sei diventata editor di Sironi. Che cosa si faccia da "scrematori" lo si sa già abbastanza. Anch'io - nel mio piccolo (= coordinatore del comitato di lettura di Vibrisselibri) -, aiuto a scremare, soprattutto i testi che iniziano con un personaggio che si risveglia ("Il sole era già alto quando..." e simili), credo l'incipit più gettonato in assoluto.
Quanto alla mia storia di scrittore, fui rifiutato da EL-Emme-Einaudi Ragazzi, poi accolto come traduttore, poi ancora pubblicato anche come scrittore (come dire che una vera attenzione la ottenni solo dopo essere entrato in qualche modo nel recinto). Infine, come ho più volte raccontato, il F.U.M.E.R. (Fronte Unito Megere Editoria per Ragazzi), decise di lasciarmi languire inattivo dopo alcuni scazzi interpersonali, un po' come Carmen La Sorella alla Rai, per dire...
Insomma l'editoria è un mondo in cui anche gli umori, le meschinità, i rancori, la diplomazia, le simpatie hanno la loro importanza, accanto a un talento che, ovviamente, deve pur esserci, magari preso a prestito dal ghost writer di turno, nel caso in cui si sia personaggi televisivi o comunque noti per altre ragioni:-/ »

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lunedì, luglio 02, 2007

LO SPETTRO DI BROCKEN

brocken

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Non vedo l'ora che arrivi venerdì, quando partirò per il Monte Rosa e salirò alla Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto del mondo (4554 m), a Punta Gnifetti, fra maestosi ghiacciai. Di lassù la vista è sensazionale, non solo per la vicinanza di Zumstein, Dufour e Nordend, ma anche per l'angolazione con cui si può ammirare il Lyskamm e la sua parete nord. Inconfondibile, anche se più lontano, il Cervino.

Mi domando, inoltre, se mi apparirà lo spettro di Brocken... :- )

Copio incollo da www.monterosa4000.it/rifugio2.htm :

«Banale, ma alquanto insolito e curioso, è il fenomeno detto appunto Spettro di Brocken (o anche Spettro di Broken), che si può verificare al termine del tramonto, ovviamente dalla parte opposta. La luna è già comparsa nel cielo; più in basso, appare un'immagine proiettata dagli ultimi raggi del sole sul grande schermo rappresentato dalla foschia serale. Una grossa piramide, una figura squadrata sulla sua sommità ed alla destra un... Sono le sagome della Punta Gnifetti, della Capanna Margherita e dello "spettatore" che, incredulo, si muove per avere la certezza di essere "in scena".»

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«Un'altra particolarità della Capanna Regina Margherita, è quella di essere sede di una biblioteca. Il 6 agosto 2004, infatti, è stato inaugurato il distaccamento della Biblioteca Italo Grassi, intitolato al maestro di sci e guida alpina Emilio De Tomasi scomparso nel 2002. Al momento dell'inaugurazione, grazie al prezioso contributo di alcune Case Editrici, la biblioteca più alta d'Europa disponeva di ben 160 libri e riviste specializzate.»

(da http://www.monterosa4000.it/rifugio2.htm )

 

[Immagine da http://www.monterosa4000.it/spettrobrocken.htm ]

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