
Estraggo (o estrapolo?) dai commenti al mio post di ieri un miniracconto involontario di Pamela Canali, uscitole di getto di tastiera dopo la sollecitazione di Gaja Cenciarelli: "Lucio, hai letto i libri di Castaneda? Adòroti!:*"
Eccolo:
[ Immagine da www.toltecayotl.org/.../
[Il sito di Pamela è qui: http://pamelacanali.blog.dada.net/ ]

Una figura fondamentale della mia infanzia fu quella di mia nonna Celerina, una mistica minore del Novecento, soggetta a visioni, voci interne eccetera. Divenuto grandicello, mi laureai in Lettere Moderne con una tesi su "Forme di misticismo indotte chimicamente" (LSD, peyote e compagnia bella). Ricordo che, a quei tempi, scrissi anche una poesia da poco ritrovata. L'avevo confezionata con frammenti tratti da "The doors of perception" di Aldous Huxley. Ve la propongo, con tutto il suo sapore d'antan:- )
ADALBERTO HANNIGER (1)
Poi
fu travolto
da una nube fiammeggiante
e capì
quasi subito
che il fuoco
era dentro di lui
(ma che fatica
tutto sommato
una ricerca
del genere!
Non era meglio
volare
più bassi
tessere una vita
di relazioni
disimpegnate
e simpatiche?)
e ondate
alte dieci metri
lo percossero
gettandolo
in un vortice
di orrore
(ma capì
quasi subito
che tutto quell'orrore
era dentro di lui
anche prima)
La vita
la morte
il destino
erano grossi
temi
su cui bisognava
indagare
con spirito
forse
meno
pionieristico...
D'un tratto
fluttuando
in un vuoto
si sentì
trasferire
in una plaga
estremamente
angosciosa
e rapprendere
in un essere
contrattile
e bieco
ma non disperò
...il mysterium
tremendum
mysterium fascinans
majestas...
poteva levarsi
ancora
e proprio di lì
magari
(con un po' di fortuna!)
regalargli
una vera e
propria
cognitio
Dei
experimentalis.
--
(1)Noto - nel suo condominio - come sperimentatore di forme di misticismo indotte chimicamente.
--
[Immagine da farm1.static.flickr.com/
C'è chi considera LPELS (www.lapoesiaelospirito.wordpress.com ) il blog letterario più trendy del momento. C'è chi lo trova un contenitore eccessivamente eterogeneo, in cui ognuno dei numerosissimi collaboratori infila quello che vuole, con buona pace della "linea" editoriale. C'è chi sussurra che siano in cantiere grandi ristrutturazioni. Comunque stiano le cose, dopo la pubblicazione del mio racconto "La Madonna del Latte", il buon Franz Krauspenhaar ha deciso di dare in pasto ai lepelsiani [la prima "e" è puramente eufonica, n.d.r.] anche il mio vecchio hit "Dicono che posi", con il seguente chiarimento:
«Un Angelini particolarmente “cinico” [il riferimento subliminale è al direttore d'orchestra Cinico Angelini, anni 50 e primi Sanremo o giù di lì, n.d.r.], mai come stavolta da bar-zizza [il riferimento subliminale è al direttore d'orchestra Pippo Barzizza, rivale di Cinico Angelini, n.d.r.]. Un uomo solo al comando della corsa: il suo nome è Cazzeggio Letterario. Angelini è der Mann fuer alle Faelle, l’Harald Junkhe della letteratura italiana: cosmopolita-n (Arianna), charmant alla Tod in Venedig mit Maler (senz’h) irresistibile brrrrrrr Branka branka branka (Menta) leon leon leon alle krusade in Ade e anche piùsssù (cfr. Renato Zero). Uno scrittore che non brancola mai nel buio, dunque non è un poliziotto. Un vilain? Giammai. GaJJaxxx lo chiamerebbe “adorobile”. Una specie di adorazione mobile segue il Noster Pader Padanum lungo picchi e scogliere, fino a Dover, fino a Lindenberger, fino a Calvè. Lucio Angelini: un nome, una garanzia, ormai un marchio.»
Gaja Cenciarelli si è affrettata a confermare: "Angelini? Adórolo" [in realtà adora tutti, e "Adóroti" è diventato una sorta di suo chioccio intercalare, n.d.r.]. Diversi altri hanno espresso il proprio divertimento. Confortato da tante manifestazioni di solidarietà, ho risposto:
«Grazie a tutti per esservi chiesti, dopo aver letto la mia poesia: “Potrà questa bellezza rovesciare il mondo? [È l'epigrafe di LPELS, n.d.r.]”. »
Con il P.S. "Non oso immaginare le vostre risposte:- ) "
Questo il pezzo.
"DICONO CHE POSI"
di Lucio Angelini
Alcuni
dicono
che posi
solo perché
qualche volta
mi hanno visto
trasfigurare
il volto
imporre
alle narici
travagli
estenuanti
roteare
gli occhi
digrignare
i denti
urlare
e mandare
la voce
fuori registro
aggrapparmi
a cuscini
e tendaggi
scivolare
fremente
lungo
i muri
e
infine
arruffarmi
i capelli
con inorridite
mani…
(Nella foto: l’Autore)

(Il quarto ponte sul Canal Grande, definito da alcuni "Ponte di luce", da altri "Ponte Inutile")
La popolazione di Venezia si riduce e invecchia paurosamente. Da anni, per giunta, circola a livello mondiale la leggenda per cui Venezia sarebbe la città ideale in cui trascorrere la vecchiaia (ehm, purtroppo c'è del vero nella diceria!), così agli anziani locali si aggiungono continuamente rinforzi da ogni continente (un esempio recente: Elton John). I prezzi degli appartamenti, di conseguenza, sono saliti alle stelle. I giovani nativi - compresi quelli che appartengono alla "fascia alta della povertà" (impiegati, professori...):- ) - proprio non ce la fanno a mettere su casa in centro storico per conto proprio. Nemmeno con anni di sacrifici. Possono solo rassegnarsi a una delle seguenti alternative: 1) permanere in seno alla famiglia d'origine fino a tarda età; 2) migrare in terraferma. Se provano a chiedere al Comune un contributo per l'acquisto della prima casa, la risposta è desolante: "L'ultimo bando fu emanato nel 2003. Non ci sono più finanziamenti!". Epperò i soldi per fare - chessò io? - il ponte di Calatrava, di cui i giovani veneziani potrebbero fare tranquillamente a meno, sono stati trovati, e quanti! Tra ritardi, errori progettuali eccetera i costi del manufatto sono diventati impressionanti. Con gli stessi soldi si sarebbero potuti acquistare centinaia di appartamenti per i giovani veneziani...
Proprio in questo week-end il traffico sul Canal Grande verrà interrotto per consentire il transito e il posizionamento delle due spalle di ponte, in attesa del completamento della struttura con la posa dell'arco centrale.
Nel sito del Comune ci sono un paio di video, regolarmente reperibili in YouTube, che segnalo ai più curiosi.
(I due video da: http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/10197 ;
l'immagine del ponte di Calatrava da http://www.turismovenezia.it/leo/images/pontevetroFEB02.jpg )

(llustrazioni di Sandra Moldi)
LA MADONNA DEL LATTE
(Infanzia di un mistico)
In principio era il Verbo, poi ci fu una grossa esplosione: il Big Bang. La testa di Dio (la ‘D’) volò da una parte, tutto il resto da un’altra, sbriciolandosi in una miriade di piccoli, affannati ‘io’ condannati alla ricerca dell’Unità perduta...
[IL RESTO QUI:
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/07/25/la-madonna-del-latte-di-lucio-angelini/ ]
Ha commentato Fabrizio Centofanti:
fabry2007 Says:
July 26th, 2007 at 12:06 am
grazie a Lucio e a Franz. [Krauspenhaar, che ha gentilmente pubblicato il racconto, n.d.r.]
sì, bisogna ritrovare quella D, se no è un gran casino.
fabry
(La locandina del film XXY, di Lucia Puenzo)
«XXY è stata la rivelazione di Cannes 2007, dove ha vinto il Gran premio della Settimana della critica, il Prix de Jeunesse e il Rail d'Or. Anche perché tocca, con maestria e delicatezza, un argomento complesso come la scoperta della sessualità e il rapporto con il mondo di un "diverso", un ermafrodita quindicenne, Alex (la 22enne Ines Efron, che sarà nel prossimo film di Lucretia Martel), considerata dal mondo esterno come una ragazzina, la "figlia eccentrica e un po' scostante" di un protettivo biologo marino venuto da Buenos Aires. Tra i guai dei teenager il più rognoso è proprio fare i conti con il proprio corpo, e con l'obbligo sociale di incorporarsi in un ruolo specifico, o "maschio" o "femmina". Ci si innamora, si hanno le prime esperienze sessuali, i turbamenti, le confusioni, gli edipi impazziti... Alla creatività e fantasia della natura purtroppo non corrisponde un'umanità altrettanto disinvolta, gioiosa nella metamorfosi e di doppie identità... » (Roberto Silvestri, Da Il Manifesto, 22 giugno 2007 )
«Ovidio racconta il mito della ninfa Salmacide, che, in una fontana presso Alicarnasso, si avvinghia al corpo del giovinetto amato per non esserne mai più separata, dando luogo ad una nuova creatura, l'Ermafrodito appunto: nella fiaba la metamorfosi appare come l'esito di una situazione reale senza sbocco, l'esito di una intollerabile separazione. Narra dunque Ovidio (Metamorfosi, IV) di questo giovinetto, allevato dalle Naiadi, "cuius erat facies, in qua materque paterque cognosci/ possent; nomen quoque traxit ab illis."(vv 290-291) che aveva un aspetto così bello, che potevano esservi riconosciuti il padre e la madre, e che trasse anche il nome da loro (Ermafrodito dal greco Hermaphròditos, figlio di Hermès e Aphrodites). A quindici anni, abbandonati i monti natii, presso uno specchio d'acqua nel paese dei Cari, venne scorto dalla ninfa Salmacide :
"puerum vidit visumque optavit habere" (v 316).
Il giovane, ignaro dell'amore, rifiutò le esplicite richieste della ninfa che, infiammata d'amore, si gettò a sua volta nelle acque in cui il giovinetto si era immerso, avvinghiandosi strettamente a lui e, abbarbicata come l'edera al tronco, malgrado la resistenza di lui, pregò gli dei di non essere mai separata dall'amato:
"...et istum nulla dies a me nec me deducat ab isto." (vv 372-73). Accolsero gli dei i suoi voti: i due corpi uniti si fusero, annullandosi in un'unica figura:
"vota suos habuere deos; nam mixta duorum corpora iunguntur, faciesque inducitur illis una. ( vv 374-76) " nec duo sunt et forma duplex, nec femina dici nec puer ut possit, neutrumque et utrumque videntur".(vv 378-379)
Così non furono più due, ma un essere ambiguo, né donna né uomo, con l'aspetto di ambedue e di nessuno dei due. Ermafrodito è un essere nuovo dalla doppia natura insieme maschile e femminile... L’ermafrodito non è raro in natura: non è una via di mezzo tra il maschio e la femmina, né tantomeno un mezzo maschio e una mezza femmina, bensì è un maschio e una femmina perfettamente efficienti, riuniti insieme nello stesso essere...[cut] Nell’episodio di Ermafrodito il doppio appare come condizione di equilibrio e completezza, come raggiungimento della condizione ideale primordiale proposta da Platone nei suoi Dialoghi dove si legge:
(da http://www.sperimentaleleonardo.it/itinerari/ipertestodoppio/mito_di_ermafrodito.htm
«X indica il cromosoma della femmina, XY quello del maschio. XXY può indicare il sesso incerto o doppio dell'ermafrodito, creatura che presenta organi genitali di tutti e due i sessi. "XXY" è anche il titolo del primo film che Lucia Puenzo, argentina. figlia del regista de La storia ufficiale, ha tratto da un racconto di suo marito Sergio Bizzio. Nata ermafrodita, una adolescente argentina di 15 anni è stata portata a vivere sulla costa dell'Uruguay dai genitori, timorosi che l'anomalia della figlia potesse suscitare curiosità maligne. Le suscita comunque. Una famiglia di amici arriva da Buenos Aires in visita: il padre chirurgo potrebbe operare la ragazza; il figlio adolescente s'innamora e viene da lei sodomizzato... » (Lietta Tornabuoni, l'Espresso, 5 luglio 2007)
«... il dramma dell' ermafrodito che non potrà forse mai inserirsi nel contesto della società diventa una metafora del male di vivere di cui soffrono i diversi di qualsiasi specie. Potrebbe essere Cechov il modello remoto da cui l' autrice ha mutuato lo sguardo che la fa osservare con tanta intensità e serietà, con tanto strazio per lo più taciuto, un gruppo di esseri umani volontariamente isolati dal resto del mondo e in difficoltà nel rapportarsi gli uni con gli altri... » (Tullio Kezich, Il Corriere della Sera, 22 giugno 2007 )
«La meraviglia di questo film dal tema tanto delicato e tanto inedito al cinema, è nella mano leggera con cui s'addentra nei meandri della confusione, dell'ambiguità, della scoperta della vita, del sesso, dell'amore da parte di un essere umano che la natura ha messo in una posizione difficilissima, la cui giovinezza è caricata di un peso insopportabile. Una dinamica magistralmente espressa attraverso gli incontri, anche ravvicinati, di Alex con i tre coetanei presenti nella storia: il figlio degli ospiti, l'amico e l'amica del cuore.
Il film della Puenzo si propone anzitutto come un apologo di grande sensibilità sulla libertà individuale. Ma indirettamente finisce per diventare anche un oggetto di dibattito e di studio in una società che sta vivendo, come segnala la regista, "un periodo di transizione giuridica e culturale" riguardo a questo come ad altri temi connessi alla sessualità e ai sentimenti.» (Paolo D'Agostini, La Repubblica, 22 giugno 2007)
«Se i bambini si trovassero sotto i cavoli o li portasse davvero la cicogna e non ci fosse la sessualità (= l'impulso - spesso disordinato e ossessivo - a ficcare un pezzetto del nostro corpo in qualche cavità del corpo di un altro, o a farci ficcare da un altro un pezzetto del suo corpo in qualche cavità del nostro corpo, o, per inglobare anche la masturbazione, a soffregarci autonomamente certe parti del corpo a scopo di ozioso diporto) la vita sarebbe perfettamente vivibile lo stesso. Anzi, forse sarebbe molto meno complicata... » (Lucio Angelini, qui: http://www.lucioangelini.splinder.com/archive/2006-08 )
Come sapete, oltre che ex insegnante, ex traduttore, ex scrittore per ragazzi, ex tante altre cose, sono anche ex poeta. Lo dimostra questo mio vecchio cavallo, anzi maiale, di battaglia, che ripropongo:
IL MAIALE
Il maiale
è un animale
a forma
di grosso
salvadanaio,
ma senza
la fessura
sul dorso,
o se ce l'ha,
è comunque
ben dissimulata
sotto le sue
(per certi versi
antiestetiche)
setole.
Anche la gamba
del maiale,
vista dal basso,
è strana:
dapprima corta
e piuttosto esile,
si allarga
improvvisamente
in un vero e proprio
prosciutto.
A volte
il maiale
si incanta
ed è così
che fa il salame.
Se si smonta
un maiale,
infatti,
si scopre
che è pieno
di insaccati.
La parte
del maiale
preferita dai ladri
è il piede di porco.
I maiali sono anche
un po' razzisti:
guai a parlare loro
di Negroni.
Il maiale
prende i suoi pasti
in uno strano recipiente
detto truogolo
e poi fa
una cosa strana:
grufola.
Insomma
gli piacciono
le parole sdrucciole.
Se un maiale
resta troppo al sole
gli viene un curioso
eritema commestibile:
il fungo porcino.
Il maiale
non è sempre
paziente,
a volte
gli girano
proprio i rognoni.
Alcuni dicono che,
quando dorme,
il maiale faccia
dei versacci,
in realtà
è sveglio.
Il maialetto
giovane
è un vero
nottambulo:
non andrebbe
mai-a-letto.
Ma se
nelle sue avventate
peregrinazioni
notturne
si caccia
imprudentemente
tra i rovi,
rischia di trasformarsi
in porco-spino.
Se un maiale
ha il vizio
del fumo,
tende a mettere su
pancetta affumicata.
Se a un maiale
si porta via
la coppa o
il capocollo,
ci resta
di strutto.
Il maiale,
di norma,
non si siede,
ma se lo fa,
preferisce
le comuni sedie
alle poltrone
a braciole.
Il porco,
nel complesso,
è un generoso,
ci dà tutto
di sé e,
last but
non least,
all'uomo serve
anche per fare
le imprecazioni.
Ma il maiale
detesta
sentire esclamare
"porco cane!"
perché preferirebbe
che non si mischiassero
cani e porci.
(Lucio Angelini)
[Immagine da www.indcjournal.com/
(Elena F. Ricciardi?)
Libro dopo libro, Elena F. Ricciardi sta leggendo - e recensendo su "La poesia e lo spirito" - tutto il nostro (= di Vibrisselibri) catalogo. Ma nessuno di noi la conosce. Non è una nostra infiltrata. Fa tutto da sola:- )
"... I ricordi affiorano come bolle dalle profondità dell'inconscio e spesso, come accade nei racconti fatti in famiglia procedono a grappoli, s'inseguono interrompendosi per poi riprendere la linea retta che va dai tre anni al tempo della maturità.Il climax che prepara la tragedia è ben dissimulato dallo scorrere apparentemente normale della vita in casa del bambino; i racconti servono per disseminare qua e là con maestria i tasselli che renderanno incredibilmente possibile l'orrore dello stupro: i favoritismi del padre per il primo figlio maschio della seconda moglie, Glauco dall'anima nera a dispetto del nome, l'assenza perennemente distratta della madre che pure si occupa con grande attenzione dei "casi disperati della parrocchia" e non ha tempo da dedicare al più debole, a chi non ha voce per chiedere per sè neppure il bacio della buonanotte... "
(Da http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/07/21/nenio/#more-2168 )
"La rabbia del racconto lascia il posto a squarci di struggente lirismo, quando la luce della memoria si posa su piccoli cammei che pennellano in lievi tratti il desiderio di rapporto con la madre, una "madre da mangiare", che l'ansia e la paura di perdere mantengono inesorabilmente lontana: la paura che muoia, la malattia rifiutata, mai guardata in faccia nella sua gravità, la tenerezza di una madre forse troppo buona, sfociano in una delle parti più belle, il capitolo trentaquattro, l'incontro con la madre che vuole dire il bene mai detto alla figlia; ma il peso del perdono e dell'amore materno si rivelano insostenibili al senso di colpa della ragazzina, che scopre di non avere più tempo per dirle ti amo: è qui che il lirismo che tocca le vertigini del cuore, eppure lei sa solo dire: "che lei muoia è impossibile: è come cristallo che vola dal decimo piano e si sfracella. È così semplice da capire". La difficoltà di crescere in un mondo di maschi prepotenti e violenti si dipana per tutto il racconto, fino allo scioglimento paradossale di tutte le ansie... "
(Da http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/07/22/2178/#more-2178 )
"Testo insolito quanto a forma e procedimento narrativo. Nervoso, inquieto, inquietante. Un film in cui tutto sembra accadere nel pensiero. Non si riesce a distinguere il narrare, l'accadere e il vivere dei personaggi che entrano ed escono fulminei da un fermo immagine fisso degli occhi del lettore che vede vivere, raccontare, accadere, con distacco quasi psicotico, un turbinare-immobile di personaggi... "
(Da http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/07/18/appuntamento-con-il-notaio/#more-2150 )
[Immagine da www.foxnews.com/images/

Nenio
romanzo di Eugenio De Medio
http://www.vibrisselibri.net/?p=24
Nenio, protagonista del libro, o meglio Nazareno, viene inchiodato alla croce dal peccato come duemila anni fu inchiodato il Nazareno. Nenio è innocente, e viene violentato, brutalmente e costantemente, dal fratello maggiore Glauco, nel cui nome leggiamo il colore verde e celeste ma che di verde e di celeste non ha proprio un bel niente, è nero Glauco ed è cattivo. Sprezzante, arrogante, senza un briciolo di coscienza, malato di sesso. Nenio è un piccolo bambino, ha solo sei anni e subisce impassibile le violenze perché sa che ribellarsi non serve, e la ribellione potrebbe scatenare ancora di più la violenza nei suoi confronti. La violenza sui minori è una grande piaga, e fa soffrire, e fa soffrire ancora di più quando si pensa che spesso le violenze vengono perpetrate in famiglia. La famiglia di Nenio è una famiglia normale, va a messa, guarda la tv, va al mare, fa pranzi, festeggia le feste comandate, ha amici, parenti, vicini di casa, padrini e madrine. Una famiglia normale dunque, come tante, ma dentro questa famiglia si alleva una serpe. Nenio è angosciato dai sensi di colpa, non sa neppure come confessare il suo peccato quando deve fare la prima comunione, inoltre, a causa delle sua ignoranza nei riguardi dei fatti di sesso, crede a ciò che il violentatore gli dice: Nenio resterà incinto a causa del semino. Nenio è un bravo bambino e decide di tenersi il bambino che gli nascerà, bambino che naturalmente poi non vedrà mai la luce e che Nenio capisce, dalle spiegazioni avute da un uomo con una grossa pancia, che gli uomini non posso avere bambini. Nel romanzo si legge una grande pena, Nenio viene isolato, vive in un mondo suo in cui non c’è spazio per gli altri in cui lui non trova spazio negli altri. A letto si rannicchia in posizione fetale, vive in un quadratino di carta, in cui versa e riversa il suo dolore, la sua innocenza perduta...
IL RESTO QUI:

Oggi, giovedì 19 luglio, alle ore 18 presso la Sala Visconti

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dell'Hotel Des Bains al Lido di Venezia

l'amica Daniela Simionato presenterà il suo libro "Lido di Venezia e Pellestrina - Guida delle due isole maggiori della Laguna Sud di Venezia", edito da Vianello Editore, redatto con la collaborazione di Maria-Elena Putz e, per la parte fotografica, con la collaborazione di Bruno Romanelli e Dina Vianello.
Siete tutti invitati:- /
P.S. Una curiosità: di recente l'isola di Pellestrina si è aggiudicata il record del "merletto a tombolo più lungo del mondo": 435 metri, ottenuto con 368.400 metri di filo e la collaborazione di 386 persone.


Una volta era tutto più semplice e definito. In Oriente c'erano le orientalerie e in Occidente le occidentalerie. Le nostre nonne ballavano la mazurka e se i nostri nonni avessero detto loro:
Voglio vederti danzare
come i Dervisches Tourners
che girano sulle spine dorsali
o al suono di cavigliere del Katakali...
avrebbero risposto basite: "Ma che, sei tutto scemo?"
Oggi, invece, Oriente e Occidente sono un unico minestrone. Vai al supermercato Billa e come niente trovi il papiretto finto-egiziano da appendere in salotto, oppure inforchi la bicicletta per una pedalata intorno a casa, qui al Lido, e ti può capitare di assistere a una danza sufi...
È successo a me sabato sera. Arrivo zigzagando in bicicletta davanti all'ex Casinò e che 'tte vedo? Una ventina di omaccioni con tanto di alto cappello tubolare di lana e sottanona bianca che girano come matti sulle spine dorsali... sì, proprio loro, i Dervisches Tourners, la stessa sera del venezianissimo Redentore!
"A'n vedi questi! Ma che, me venite a roteà sottocasa?", ho esclamato incredulo.
Eh, sì, signora mia, so ' ttempi de granni rimescolamenti... tempi moderni!
Scherzi a parte, le cose erano andate così. Al PalaGalileo del Lido di Venezia si era tenuto il Congresso internazionale "La pace tra due mondi", in cui erano state messe a confronto le posizioni di guide spirituali di buddismo, islamismo, cristianesimo e induismo sul tema del dialogo interreligioso come condizione primaria per la pace. L'incontro era stato anche l'occasione per rendere ufficiale l'istituzione di un tavolo internazionale di pace, aperto a tutti i credo religiosi, che proprio a Venezia, città ponte fra Oriente e Occidente, potrebbe trovare una sede ideale. A conclusione dei lavori, per la sera alle 21 era stata programmata la suddetta danza sufi, con i famosi dervisci rotanti e la loro mistica musica diffusa dagli altoparlanti:- )
L'assessore comunale alla Produzione culturale e al Centro Pace, Luana Zanella aveva dichiarato: "Il Comune di Venezia è impegnato nella promozione di azioni e progetti concreti di pace, come quelli rivolti a Israele e Palestina e i concerti in favore di Emergency [Franco Battiato, appunto, e Peter Gabriel in piazza San Marco, nel giugno scorso, n.d.r.], solo per citarne alcuni. Inoltre tra poco sarà inaugurata a Palazzo Ducale la mostra 'Venezia e Islam. 1000 anni di arte'."
Per chi voglia approfondire, un link:
www.yogarmonia.it
Quanto a Franco Battiato, l'autore di "Voglio vederti danzare", si legge in rete: «Da anni fedele praticante del sufismo o tasawwuf, la corrente più esoterica e mistica della religione islamica, nata a partire dal XI sec. in prevalenza tra i sunniti. "Il mio avvicinamento al sufi fa parte di un mio personale percorso verso il misticismo, incluso quello occidentale. Credo che sia un sollievo e un conforto per tutto ciò che quotidianamente ci accade intorno". Il sufi, chiamato così da suf, in arabo "lana" (per indicare le grezze e umili tuniche dei primi mistici musulmani), e definito la via del cuore, il sentiero che conduce alla comunione spirituale ("walaya") con la divinità, si nutre di poesia e musica. Inneggia al rispetto per l'essere umano, per la natura e per tutte le religioni.»

(Orietta Fatucci)
“Chi ha talento ma è privo di un Grigorovic che lo sproni e lo sponsorizzi, il più delle volte è obbligato a mendicare ascolto e attenzioni a un mondo, quello editoriale, spesso freddo e indifferente con chi ne è escluso. Una delle testimonianze più amare di queste lamentazioni clandestine è probabilmente Lettere a nessuno di Antonio Moresco, diario di un penoso e interminabile calvario consumato fra redazioni, editor e grandi firme milanesi, in cui la supplica si evince meno dal tono, a tratti anzi risentito e forastico, che dall’assiduità delle richieste di ascolto.”
Risposi nei commenti:
"Se “Lettere a nessuno” ha trovato un editore, e abbastanza presto nella vita del mittente delle stesse, non ha molto senso definire il calvario di Moresco “interminabile”. Sul tema del genio incompreso il miglior romanzo resta “Il violinista” di H.C. Andersen:-/"
Rileggendo la nuova puntata de "Il fantasma di Andersen" appena uscita su
http://www.carmillaonline.com/archives/2006/04/001758.html#001758
ho ripensato adesso non tanto alle MIE personali "Lettere a nessuno" (dozzine e dozzine, a partire dal fatidico 1995, anno della mia cacciata dal paradiso editoriale), quanto a quelle da me inviate nell'ultimo decennio alla editor Orietta Fatucci di EinaudiRagazzi/EL/Emme, dapprima mia talent-scout, poi talent-killer.
Le mie "LETTERE A ORIETTA FATUCCI" costituirebbero un documento ben più straziante - e nello stesso tempo trombonescamente tragicomico - di quelle di Moresco. Eccone qualche esempio abbastanza recente:
27 aprile 2004
Oggetto: ATTO DI DOLORE
"Eccelsa Orietta Fatucci,
mi pento e mi dolgo con tutto il cuore del mio peccato di insubordinazione, perché peccando ho meritato i Suoi castighi, e molto più perchè ho offeso Lei, infinitamente buona e giusta, e degna di essere amata sopra ogni cosa. Mi propongo con il Suo santo aiuto di non offenderLa mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signora, Misericordia, mi perdoni."
Nessuna pietà. La sventurata non rispose.
29 aprile 2004
"Cara Fatucci,
le edizioni EL-Emme-Einaudi Ragazzi sono la casa in cui sono nato come scrittore. Dieci anni fa lei mi buttò fuori di casa per uno stupido capriccio. Ora basta. La smetta di fare la megera e mi riapra la porta. VOGLIO TORNARE A CASA MIA!!!!!!!!!!!!!! Uccida il VITELLO GRASSO per il mio rientro. Guardi che potrebbe morire tra un giorno, tra un mese, tra un anno... e finire arrostita sulle graticole dell'inferno, se non si sarà tolta in tempo dalla coscienza il peso del mio assassinio letterario:-> Cordialità. Lucio Angelini"
Macché. Manco uno sputo in un occhio.
Il 7 maggio successivo tornai alla carica citando l'autorevole Cacciari:
Oggetto: PIETÀ PER LA FATUCCI
"Scrive Massimo Cacciari su Repubblica:
'Pietà per i torturatori. Non solo perché non sanno quello che fanno e si fanno. Pietà anche per la nostra natura che in loro si disvela secondo la più perfetta misura della sua miseria. Essa consiste essenzialmente nel credere che la propria superiorità (e perciò la propria stessa sicurezza) si esprima nella capacità di ***abbassare l'altro, di umiliarlo***. Che la nostra vittoria consista nella totale sconfitta di chi ci ha affrontato. In questa fede trova fondamento il nostro male radicale. I torturatori di Abu Ghraib non sanno che la tortura innalza, invece, la vittima; che il terrore che infliggono non rifletterà, alla fine, che la loro stessa angoscia impotente.'"
(Intendevo, naturalmente, innalzarmi agli occhi dell'inflessibile editor come vittima del suo angoscioso mobbing editoriale. Niente da fare. Nemmeno questa volta l'interessata reagì.)
Allora, giacché stavo scrivendo "Il fantasma di Andersen", le espressi quanto segue:
"Gentile dott.sa Fatucci, per curare l'edizione italiana de 'Il violinista' di Andersen, pubblicata da Fazi editore, ho dovuto rileggere anche la sua autobiografia 'La fiaba della mia vita'. Mi ha colpito, in particolare, la figura del preside Meisling, che fece il possibile per ***ostacolare*** e ***irridere*** il talento di uno degli autori oggi più celebrati del mondo. Dovendo recarmi come autore presso una quarta elementare del padovano, ho riletto dopo tanti anni anche 'Grande, Grosso e Giuggiolone', che lei ha crudelmente espunto dai suoi cataloghi. Ebbene, non ho potuto non paragonarla (si parva licet componere magnis) alla figura del preside Meisling. A che serve che lei pubblichi Anna Frank e Margarete Buber-Neumann se, nella sostanza, si è dimostrata una tale spietata Meisling nei miei confronti? Cordialità. Lucio Angelini"
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P.S. Nella puntata di oggi su Carmilla, accanto al ricordo del preside Meisling, anche due interessanti brani su VENEZIA, paragonata da Andersen a un CIGNO MORTO...
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[Il post apparve su questo blog il 28 aprile 2006]
[Nell'immagine in alto a sinistra - naturalmente - il ritratto del preside Meisling:-)]

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Molto bravi i ragazzi del Canzoniere Grecanico Salentino visti e ascoltati ieri sera alla Giudecca, Corte dei Cordami, nell'ambito del Festival musicale Redentore Ettnic@. Titolo del concerto-festa: "Il ballo della Taranta". Ed effettivamente i moltissimi giovani intervenuti non hanno esitato a lasciarsi contagiare dai ritmi salentini, tarantolandosi in un liberatorio ballo collettivo.
Stasera, invece, alle ore 23.00 nel bacino di San Marco inizierà il tradizionale spettacolo pirotecnico, quest'anno, per la prima volta, piro-musicale. Copio-incollo dal sito del comune:

«Il Redentore è tra le festività più sinceramente sentite dai veneziani, in cui convive anche l'aspetto turistico, grazie al fantasmagorico spettacolo pirotecnico notturno che attrae migliaia di visitatori.
Cade la terza domenica del mese di luglio, giornata in cui si svolgono le sante messe, la funzione solenne presieduta dal Patriarca e la processione religiosa.
Redentore 2007, per la prima volta i fuochi piro-musicali.
Anche una radio per ascoltare in diretta la "Notte famosissima"
Sarà la più grande novità del Redentore 2007: i fuochi, sparati dalle chiatte in Bacino di San Marco, saranno accompagnati da una colonna sonora sincronizzata. Botti quindi contenuti, per salvaguardare le delicate strutture architettoniche che si affacciano nell'area marciana. Ma la musica, che circonderà il Bacino e creerà atmosfere magiche, come all'ultimo Capodanno o a Carnevale, promette uno spettacolo ancor più affascinante.» (Da www.comune.venezia.it )
[Immagine da www.comune.venezia.it/.
Mi è stato segnalato ieri, con discreto ritardo, un post di tale Vincenzoni Attiliux, altrimenti noto in rete come p. bianchi. Il 28 maggio scorso Moritz Benedikt di it.arti.cinema aveva avviato il thread "Ma che ci vuole per ammettere... " e domandato, nel concreto: "Ma che ci vuole per ammettere ... che i gruppi di discussione e i forum NON MODERATI non hanno futuro?"
Ebbene, il 4 giugno seguente il suddetto Vincenzoni/p. bianchi rispose:
«I niusgruppi sono un organismo vivo, fatto di cellule che si formano, fioriscono, reclutano altre cellule, appassiscono e si stufano. Hanno i loro momenti di fulgore e le loro involuzioni, il tutto più o meno ciclico oppure irreversibile, ma comunque non sono entità statiche, sono legati alla gente che li frequenta. In generale uno ha un certo corredo di opinioni e conoscenze, le profonde nel niusgruppo, e quando finisce il repertorio, inizia a ripetersi. E lì si passa dall'età aurea al manierismo, dal manierismo alla parodia, dalla parodia alla decadenza. Il massimo comunque è successo in it.cultura.libri: andava dignitosamente finché è arrivato un utente provocatore, morpher parossistico e offtoparo indefesso [cioè io, Lucio Angelini, n.d.r.]. Ha innescato una supernova che è durata un paio d'anni, al termine del quale sono scappati tutti ed è rimasto un buco nero. Adesso l'offtoparo si aggira per le macerie del ng., postando nel suo blog stralci degli antichi thread e rimpiangendo ciò che lui stesso ha demolito. Molto pittoresco: lì è bastato un (1, one , ein) utente sbagliato per rovinare un intero newsgroup e allontanare dozzine di utenti propositivi. Per dire quanto sono precari gli equilibri della sociologia telematica.»
Ho risposto:
«Caro Vincenzoni/Bianchi, leggo solo ora la tua demenziale ricostruzione dei fatti. Semplicemente alla stagione dei niusgruppi è seguita quella dei blog. Tutte le menti migliori di it.cultura.libri si sono spostate nella lit-blogosfera. Il mio personale blog ha raggiunto 107.000 visite. Garufi, Tassinari, Maria Strofa eccetera sono, sì, scappati da it.cultura.libri, ma solo perché ormai frequentato da gente squallidissima. In compenso sono ben presenti in rete. Basta cercarli nei luoghi deputati. Luca Tassinari collabora con me a www.vibrisselibri.net . Con affetto. Lucio Angelini»
Tale AP mi ha subito accusato di stupidità e narcisismo, ribadendo che P. Bianchi, secondo lui, aveva solo "fotografato la situazione".
«Sì, certo, col distorsore d'immagini», ho ribattuto io. E aggiunto:
«Comunque, se la spiegazione di Bianchi ti appaga (un solo offtoparo demolisce un intero ng, i cui componenti storici sono comunque tutti in rete e hanno quasi tutti OTTIMI RAPPORTI con me!!!), non c'è problema. Ognuno si soddisfi come può, anche facendosi seghe.»
Poiché il mio messaggio era firmato Luan (acronimo di Lucio + Angelini), il postatore Frick si è, invece, premurato di accertare:
«dal nick, sei albanese o sodomita?»
E io:
«in ogni caso non fascista e oscurantista come te. Vedo che nei ng gli stereotipi - soprattutto quelli carichi di affettività negativa - vanno per la maggiore. È stato bello, ma ora addio.»
E Frick:
«rotfl, lo stereotipato non sarai forse tu, che a sentirti chiedere se sei albanese (luan=leone) o sodomita (luan=crema anestetica) per prima cosa pensi ti si voglia insultare? c'hai un grosso razzista dentro, tu»
OK. Ci avrò pure un grosso razzista dentro, io. Però mi sono detto: "Che stronzino, il mio amato p. bianchi, ad attaccarmi sbarellando in questo modo!".
Verso sera, per colmo dei colmi, lo stesso Vincenzoni Attiliux si è materializzato con la seguente puntualizzazione:
«Caro Lucio, avrai notato che avevo posto grande cura nel non far nomi, e francamente avrei ritenuto il thread più interessante se fosse riuscito a mantenere il tono allusivo, senza scadere nelle solite beghe da comari con cognomi e soprannomi. Tu poi sei sempre stato gentile con me, anche quando ti ho segnalato all'abuse, e posso immaginare che questo messaggio ti sia sembrato una pugnalata alle spalle. Tuttavia: in punto di fatto mi sento di riconfermare la mia valutazione, fino all'ultima virgola. Fatti: che tu abbia esordito come provocatore a tempo pieno (= "di professione") è negli annali di google gruppi-DéjaVu , basta cercare fin da quando ti firmavi ow-ouch (cazzo! culo! merda! ouch!). Che tu sia un morpher parossistico è qui da vedere, io rispondo a "Decone" mentre subito dopo altri hanno risposto a "Luan". Lupo, pelo, vizio. Offtoparo è una mia considerazione e un mio rimpianto, l'unico post tuo memorabilmente in topic è stato quello su Poe, che ricordo ancora perché era magnifico. E anche perché è stato il solo. Per il resto -ammettilo- eri più interessato alla sociologia del gruppo che al topico del gruppo. Non ho detto che tu da solo hai strangolato a mani nude un intero niusgruppo. Ho detto che tu, tu da solo, proprio tu e non altri, hai _innescato_ la bomba. La bomba è poi andata come doveva andare per conto suo, ma se faccio mente locale, io ritengo di poter identificare un turning point nelle dinamiche del gruppo, dallo stato di quiete allo stato eccitato instabile, e il turning point ha coinciso con il tuo arrivo, e non con l'arrivo, per esempio, di Bart di Monaco o di Maria Strofa. A mio avviso, tuo, e non della pur esagitata maria strofa, è stato il battito d'ali di farfalla a tokio che ha provocato il terremoto in america. Rallegratene, non è da tutti e hai segnato una stagione. Dopodiché è chiaro che uno può fare queste cose perché le dinamiche del gruppo erano precarie di loro, si basavano su una miscela di personalismi (io so che tu sai, tu sai che io so ecc.) assolutamente delicata, che era poi la conclusione del mio post ("per dire quanto sono delicati gli equilibri di un ng"). Mentre se uno provasse a turbare ng come quelli dedicati alle arti "tecniche" e agli scambi di competenze (cucina, fai da te, elettronica ecc.) potrebbe sbattere tutte le farfalle del mondo, senza innescare nessun patatrac. Ma ICL era a rischio, come è a rischio permanente il qui presente IAC, che anch'esso si basa su esibizioni di cultura filmica. Il giorno che qui il Persico si scazza, il ng va a picco, lui è Angelini e Maria Strofa messi assieme. C'è pure Moritz Benedikt che fa la parte che fu del Garufi!
> Semplicemente alla stagione dei niusgruppi è seguita quella dei blog. Tutte le menti migliori di it.cultura.libri si sono spostate nella lit-blogosfera. Il mio personale blog ha raggiunto 107.000 visite. Garufi, Tassinari, Maria Strofa eccetera sono, sì, scappati da it.cultura.libri...
Quello che c'era da dire ce lo siamo detto, il repertorio era vasto ma non infinito, la stagione è stata divertente ma adesso come giustamente dici tu si va a caccia di uditori in spazi più ampi di quelli del ng, nella blog e nella websfera, senza reducismi e senza rimpianti.
> ma solo perché ormai frequentato da gente squallidissima.
La gente squallidissima è arrivata dopo, come i rom che invadono le fabbriche dismesse dove non batte più il maglio del lavoro e lo scazzo virile della contesa sindacale.
> [Sei sempre stato un po' malevolo... ]
Sono sempre stato un po' stronzo. Per questo, una volta, mi amavi. ciao VA.»
MIA RISPOSTA:
«A differenza dei morpher seri, ho sempre fatto in modo di essere perfettamente riconoscibile, proprio perché il mio era un morphing parodistico. Ow-ouch era un mio delizioso pupazzo, che piaceva a molti, persino a Giulio Mozzi. Per poter postare in it.arti.cinema sono dovuto passare dal mio indirizzo google, poi dal mio privato. Di qui il doppio nick. Ma mi sono ben fatto riconoscere, COME SEMPRE.
> L'unico post tuo memorabilmente in topic è stato quello su Poe, che ricordo ancora perché era magnifico.
Smentisco. Quella del mio essere ***sempre e comunque off topic*** è una leggenda telematica. Mai sentito parlare del "capro espiatorio"? Addossare la responsabilità di ogni male... eccetera
> Ma ICL era a rischio, come è a rischio permanente il qui presente IAC, che anch'esso si basa su esibizioni di cultura filmica.
Il rischio non è mai dato dalla presenza di un solo postatore poco gradito. In genere, peraltro, si dispiace solo ad alcuni, non a TUTTI indistintamente.
> Sono sempre stato un po' stronzo. Per questo, una volta, mi amavi.
In it.cultura.linguistica.inglese, a tale Squash che aveva ripreso il tuo post, Anna Martini ha risposto: "Via, Squash, non ti pare che attribuire al solo lucangel la demolizione di icl equivalga a giving him too much credit? ;)"
E Squash: "Hai ragione; solo, mi ha divertito leggere quest'osservazione da parte di P.P. Bianchi, l'unico a cui Angelini abbia mai professato costante, incondizionata ammirazione e che per l'occasione è stato tuttavia subito declassato a demente."
Ho risposto:
"Confermo l'ammirazione per il talento scrittorio di P. Bianchi , purtroppo associato a una certa acidità d'animo, degna dello zitellone - ormai passato di cottura - che è."

Andrea Laforgia:
«Me ne vergogno un po` ma devo ammettere di sì. Ricordo di aver letto, una volta, una storia ambientata in un circo. Il nano gay Perspinacio, uno degli artisti del circo, si era follemente innamorato di un domatore molto bello. Costui aveva un aspetto statuario, un corpo muscoloso e possente e menava la frusta come un dio. Un giorno Perspinacio, nel vedere che il suo innamorato si piegava per allacciarsi una scarpa (le tipiche scarpe da domatore), gli corse da dietro, preso dalla voglia sfrenata di sfogare la sua furia sessuale. L'uomo, che aveva intuito tutto, si girò di scatto e gli disse: "No! preferisco dal leone esser mangiato! che dal nano impalato!". Da quel giorno nessuno ci crede, quella frase mi è rimasta talmente impressa che io rispondo così a tutti quelli che vogliono sottopormi a un rapporto anale.»
Eccetera.

Eccomi di ritorno dal Monte Rosa, perfettamente soddisfatto. Abbiamo avuto la fortuna di salire alla mitica Capanna Margherita sotto un cielo azzurrissimo. Ma ho solo il tempo di postare questa foto scattata da Daniele Querini, vicepresidente della Giovane Montagna di Venezia, senza aggiungere alcuna descrizione, perché devo ripartire per Fano, ombelico del mondo. A presto.
(Nella foto ho le ghette azzurre e guardo verso di voi:-) )
(Monte Rosa, Punta Gnifetti)

(La Capanna Margherita, il rifugio più alto d'Europa, 4554 m )
Ciao a tutti, compresi i mattacchioni del mio fan-club (vedi post di ieri). Parto per il Monte Rosa. La Capanna Margherita e lo spettro di Brocken mi attendono... Spero di non finire in un crepaccio. Buon weekend a tutti.
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(Immagini da http://www.itsportmontagna.it/raduni/raduno%20rosa/pic/19994.jpg
e http://www.castfvg.it/articoli/clima/images/margherita_01.jpg ]

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[Lucio Angelini sulla cengia alpina a lui intitolata:-) ]
Proprio ieri un tenerissimo buontempone di Alberobello, reso evidentemente un po' ci-trullo dalle tipiche abitazioni del suo paese, oltre che dal caldo afoso di questi giorni, mi ha dedicato il primo fan club della mia vita:
http://lucioangelinifanclub.wordpress.com/
Perché l'ha fatto? Un po' per celia, un po' per non morire al primo incontro, suppongo, ma quando me ne ha dato l'annuncio via mail non mi è rimasto che commentare:
«Grazie, è il mio primo fan(cul) club e l'emozione è semplicemente indescrivibile, per cui non la descrivo.
P.S.
Sempre a pijjà per culo... 'sti ragazzini senza più rispetto:- )»
Quando la notizia ha raggiunto la lista interna di Vibrisselibri, un vibrisselibraio ha commentato:
«Fantastico! Sarebbe bello che ci fosse una rubrica che raccogliesse i più bei flame del nostro, con un titolo come "Il Decone contro tutti" o qualcosa del genere (e per link un'immagine thumbnail di Maciste).»
E io:
«Flame? Ma se sono più pacifico dell'oceano omonimo!»
(Spero solo non abbiano scoperto che lo sboccato scavezzacollo Ow Ouch, che si divertiva a postare messaggi farciti di "Ow! Ouch! Merda! Fanculo!" in it.cultura.libri , ero io: sì, proprio io, l'insospettabile, grave e compassato decone di oggigiorno... )
A proposito di flame: sempre ieri il satanico Giuseppe Iannozzi, non contento di aver definito "inutile" l'esordio narrativo di Marco Candida, ne ha provocato la chiusura del blog con una spruzzatina di parole velenose. In uno scatto d'ira, infatti, il sironesco maniaco dell'alfabeto ha annunciato:
"... Bene.
Quanto basta.
Chiudo il blog.
Adesso. Subito.
Ah, no. Non posso farlo da me.
Devo farlo fare a Mozzi.
Un minutino e fine per sempre.
FINE".
[Qui: http://www.vibrissebollettino.net/marcocandida/ ] (1)
Gli ho scritto:
«Va là, sciocchino. Dormici sopra!»
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(1) Troppo tardi. Il blog riposa ormai sotto un bianco sudario o, se preferite, sotto una candida coltre di neve...
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.Ho posto nel newsgroup it.sport.montagna il quesito:
"Qualcuno ha già visto lo spettro di Brocken? Mi anticipa qualcosa rispetto a quanto riportato il 2 luglio 2007 nel mio blog? Grazie"
Ecco le risposte:
BUZZ: si diverse volte, ma la luna non è necessaria. si verifica quando il sole proietta la tua ombra su una coltre di nubi (banco di nebbia) ovviamente devi essere fra il sole e il banco di nebbia e fra te e il sole deve esserci una schiarita mentre davanti deve essere più fitto. non accade spessissimo, ma nemmeno troppo infrequentemente.
BENEDETTO: All'inizio degli anni 80 salivo con un amico al bivacco Savoia, sopra Ollomont, in val d'Aosta. Era una giornata nuvolosa con qualche raggio di sole, nei primi giorni di novembre. D'un tratto scorgemmo, ad una quota di circa 2400 metri, sulla nostra destra, proiettate su un muro di nuvole, le nostre ombre, ben definite, circondate da una cornice formata dai colori dell'arcobaleno.
Ci muovevamo, agitavamo le braccia e i nostri movimenti venivano riprodotti in quella cornice. Ricordo che proseguimmo per il bivacco e quando al ritorno ci ritrovammo nello stesso posto il fenomeno si ripeté, tanto che ci fermammo a lungo ad osservarlo. Non avevamo la macchina fotografica, da allora la portai sempre nel sacco ma il fenomeno non l'ho più rivisto. Si chiama appunto spettro del Brocken (il Brockental è una valle tedesca), chiamato in Piemonte "svaina".
Dopo qualche tempo uscì un articolo con fotografia su "Lo Scarpone", l'arcobaleno circondava l'ombra di una persona. Un escursionista l'avevo visto e fotografato nei pressi del piccolo San Bernardo, sulla Lancebranette. Pare che sia stato scorto anche da Whymper durante la discesa nella sfortunata prima ascensione del Cervino, così almeno vengono interpretate alcune righe del suo racconto, quando dice di aver visto "due grandi croci poste all'estremità di un arco immenso che improvvisamente si disegnò nel cielo". In quell'articolo che segnali si parla di Luna, ma il fenomeno per quel che ne so avviene di giorno.
FRANCESCO DAVINI: È bellissimo! Quando mi capitò di vederlo non ne conoscevo l'esistenza. Uscivo all'alba dal Bivacco Battaglione Monte Ortler in Vallombrina, incoglionito di sonno dopo una notte tormentata, mezzo congelato ed anche n po'incazzato per una serie di traversie della sera prima. È stata una specie di visione mistica che mi ha riconciliato col mondo....
HELIS: Ne parlavamo giusto ieri al Quintino Sella, dove lo vidi 3 anni fa. Era la seconda volta ed entrambe le volte sono riuscita a fotografarlo.... emozionante :)
Buona fortuna!
BUCK: In tanti anni di assidua frequentazione della montagna in tutte le stagioni, mi è capitato solo una volta di vederlo, peraltro molto distintamente, e fotografarlo. Credo quindi che sia un evento piuttosto raro... comunque un'esperienza molto bella, ero solo su una cima con la mia ombra e lo spettro colorato proiettato sulle nuvolaglie poco sotto!
WILLIAM SHAKESPEARE: La prima volta che lo incontrai, come ho narrato in Hamlet, Atto I, esclamai:
"Stay, illusion!
If thou hast any sound, or use of voice,
Speak to me:
If there be any good thing to be done,
That may to thee do ease and grace to me,
Speak to me:
If thou art privy to thy country's fate,
Which, happily, foreknowing may avoid, O, speak!
Or if thou hast uphoarded in thy life
Extorted treasure in the womb of earth,
For which, they say, you spirits oft walk in death,
Speak of it: stay, and speak!"
(Fermati, illusione. Se hai voce e puoi usarla parlami. Se opera buona può far sì che a te dia pace e a me salute parlami. Se conosci il destino del regno e saperlo può farlo evitare parla! O se nella vita hai nascosto tesori estorti nel ventre della terra, per cui voi spiriti, come dicono, vagate spesso nella morte, parlamene, fermati e parla.)
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Be', spero proprio che sabato prossimo, giorno della mia ascensione alla Capanna Margherita, lo spettro di Brocken appaia anche a me...
P.S. Una delle 6 testimonianze sopra riportate è stata introdotta surrettiziamente. Vediamo se indovinate quale:-)
[Immagine da www.glorie.de/Brockengespenst/

Penso di offrire un interessante contributo alla descrizione del suddetto campo citando un brano tratto da "Canti del caos" di Antonio Moresco.
«Avrei preferito che ci raccontassi come sei diventata editor di Sironi. Che cosa si faccia da "scrematori" lo si sa già abbastanza. Anch'io - nel mio piccolo (= coordinatore del comitato di lettura di Vibrisselibri) -, aiuto a scremare, soprattutto i testi che iniziano con un personaggio che si risveglia ("Il sole era già alto quando..." e simili), credo l'incipit più gettonato in assoluto.
Quanto alla mia storia di scrittore, fui rifiutato da EL-Emme-Einaudi Ragazzi, poi accolto come traduttore, poi ancora pubblicato anche come scrittore (come dire che una vera attenzione la ottenni solo dopo essere entrato in qualche modo nel recinto). Infine, come ho più volte raccontato, il F.U.M.E.R. (Fronte Unito Megere Editoria per Ragazzi), decise di lasciarmi languire inattivo dopo alcuni scazzi interpersonali, un po' come Carmen La Sorella alla Rai, per dire...
Insomma l'editoria è un mondo in cui anche gli umori, le meschinità, i rancori, la diplomazia, le simpatie hanno la loro importanza, accanto a un talento che, ovviamente, deve pur esserci, magari preso a prestito dal ghost writer di turno, nel caso in cui si sia personaggi televisivi o comunque noti per altre ragioni:-/ »

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Non vedo l'ora che arrivi venerdì, quando partirò per il Monte Rosa e salirò alla Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto del mondo (4554 m), a Punta Gnifetti, fra maestosi ghiacciai. Di lassù la vista è sensazionale, non solo per la vicinanza di Zumstein, Dufour e Nordend, ma anche per l'angolazione con cui si può ammirare il Lyskamm e la sua parete nord. Inconfondibile, anche se più lontano, il Cervino.
Mi domando, inoltre, se mi apparirà lo spettro di Brocken... :- )
Copio incollo da www.monterosa4000.it/rifugio2.htm :
«Banale, ma alquanto insolito e curioso, è il fenomeno detto appunto Spettro di Brocken (o anche Spettro di Broken), che si può verificare al termine del tramonto, ovviamente dalla parte opposta. La luna è già comparsa nel cielo; più in basso, appare un'immagine proiettata dagli ultimi raggi del sole sul grande schermo rappresentato dalla foschia serale. Una grossa piramide, una figura squadrata sulla sua sommità ed alla destra un... Sono le sagome della Punta Gnifetti, della Capanna Margherita e dello "spettatore" che, incredulo, si muove per avere la certezza di essere "in scena".»
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«Un'altra particolarità della Capanna Regina Margherita, è quella di essere sede di una biblioteca. Il 6 agosto 2004, infatti, è stato inaugurato il distaccamento della Biblioteca Italo Grassi, intitolato al maestro di sci e guida alpina Emilio De Tomasi scomparso nel 2002. Al momento dell'inaugurazione, grazie al prezioso contributo di alcune Case Editrici, la biblioteca più alta d'Europa disponeva di ben 160 libri e riviste specializzate.»
[Immagine da http://www.monterosa4000.it/spettrobrocken.htm ]
Lo incontrai per caso, un anno dopo. Era un altro uomo. Aveva fatto crescere la barba, era diventato più alto e magro, gli occhi erano magnetici.
"Hai incontrato gli stregoni?" chiesi.
"Si, è stata dura, ho dovuto attraversare mezzo continente, inerpicarmi su montagne impervie, sotto un sole implacabile, soffrendo sete e fame."
"Cosa ti hanno detto?"
"Niente, non parlavano spagnolo, ma un dialetto locale per me incomprensibile."».