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[Fano, un fanese a caso - Lucio Angelini - davanti alla fontana della Fortuna]
Leggo sull'ultimo Giap
Giap #15, VIIIa serie - Negli arcobaleni - 30 ottobre 2007
LA STELE NEL SOGNO
Cari WM, nello scorso anno scolastico il sottoscritto giapster ha lavorato con la propria classe (IC del Liceo Scientifico "Torelli" di Fano-PU-) ad un piccolo progetto di scrittura collaborativa che ha prodotto un racconto ambientato dalle nostre parte sei-sette secoli prima di Cristo. Se il tutto è partito dalla mia esperienza di lettore dei vostri romanzi (e qualche alunno ha già cominciato ad annusare la copertina di "Q"), i ragazzi hanno condito il tutto con un entusiasmo incredibile, con momenti di scambio-discussione-rissa in aula informatica veramente notevoli. Quando e se ne avrete il tempo date un'occhiata nella sezione "Didattica" del sito della scuola:
www.liceotorelli.it
Grazie Ermanno, 16/10/2007
Il racconto, a dire il vero, non è un granché, ma è il pensiero (didattico) che conta:- )
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[Foto di Francis Loney]

Nel pezzullo "INTERNO GIORNO" del 26 ottobre scorso Valter Binaghi enumera diversi amori della propria vita, a cominciare da uno sbocciato in un giardino (d'infanzia):
"La prima ragazza di cui mi sono innamorato si chiamava Betty. Lei aveva quattro anni e mezzo, io cinque, lei una coccinella come contrassegno sul grembiulino dell’asilo, io la bandiera italiana, il che non ha fatto di me un gran patriota."
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/10/26/interno-giorno-di-valter-binaghi/
Più avanti negli anni, gliene capitò un altro:
"Io, deluso dalla letteratura, scoprivo l’epica delle autoreggenti con una donna più grande, ma poi conobbi suo marito (gran giocatore di scacchi) e finii per passare più tempo con lui."
Purtroppo, nei commenti, non ho resistito alla tentazione di una battuta di spirito. In fondo ero su 'La poesia e lo spirito'...
"Lucio Angelini Says:
October 27th, 2007 at 7:52 am
> ma poi conobbi suo marito (gran giocatore di scacchi) e finii per passare più tempo con lui.
Tu att o pass?"
Il Binaghi, che deve odiarmi di un odio feroce quanto immotivato (fino a pochi mesi fa manco sapevo che esistesse), ha risposto così:
vbinaghi Says:
October 27th, 2007 at 12:40 pm
Tu passivo sicuro. Spari la tua cazzata, poi ti metti a novanta gradi ad aspettare la punizione desiderata: “Mi picchiano, quindi esisto”.
È seguito un classico, breve flame:
Lucio Angelini Says:
October 27th, 2007 at 12:58 pm
Hai il sense of humour di un ornitorinco, vedo. Ma va a cagher.
vbinaghi Says:
October 27th, 2007 at 1:24 pm
Ecco, appunto, sono indisponibile e indisponente. Indisponibile alle tue stronzate, indisponente di conseguenza. Regolati.
Lucio Angelini Says:
October 27th, 2007 at 1:33 pm
È una questione di registri. A battuta scherzosa rispondi da fascistello piccato nella virilità. Fuori registro e fuori anche dai miei coglioni, di conseguenza. Adieu.
hag reijk Says:
October 27th, 2007 at 3:33 pm
Le stanze dei commenti sono sempre più le occasioni per gli scazzi privati - senza pubbliche virtù. Le stesse firme si rincorrono qui e là, sempre le stesse, sempre e solo quelle cui si presta orecchio in attesa di stoccare, provocare e sopratutto togliere la voglia di leggere e di intervenire al non-facente-parte-della-sempiterna-combriccola. Una delle regole è senz’altro l’evitare che qualche cosa possa essere un malinteso: l’insulto più o meno diretto, velato a volte da una scrittura che vorrebbe essere colta, è molto più pratico e rivela una maschia voglia di essere qualcuno. Che noia. Quanto al raccontino, mi pare un compito a casa (- non te la prendere Binaghi, è solo un’opinione, personale e non cedibile, proprio come il biglietto del tram)...
vbinaghi Says:
October 27th, 2007 at 5:52 pm
@Hag Rejk. Mi vanno bene le critiche al pezzuolo (che è solo un pezzuolo, e nulla pretende di Celine) e anche le lezioni di netiquette. Tu però mi devi spiegare perchè esiste Angelini.
hag reijk Says:
October 27th, 2007 at 6:13 pm
... Continuo a trovare incredibile che si continui ad usare l’aggettivo “fascista” ad es., per tentare di zittire (o di provocare): dimostrazione di povertà intellettuale, culturale e morale - nonché politica. Ma mi fermo qui.
Lucio Angelini Says:
October 27th, 2007 at 8:14 pm
E io trovo incredibile che tu nulla sappia di certe ideologie omofobiche fasciste, perfettamente echeggiate nella risposta di Binaghi, qui più grottesco del federale Romolo Catenacci (Giorgio Bracardi, Alto Gradimento).
hag reijk Says:
October 27th, 2007 at 9:11 pm
@ lucio angelini. eh… si fa presto a dire “pirla”… quello che tu (non) credi io sappia non penso ti riguardi in modo particolare. Ai miei tempi (sic) e nei miei luoghi d’altra parte l’insulto più grosso non era “fascista” ma "socialdemocratico”: il primo era più facile da dire, era una sorta di medievale maledizione quasi (per alcuni poi, ucciderli non era nemmeno reato); il secondo più difficile da giustificare - ma lì bisognava discutere. Ma tutto questo non c’entra molto col testo di Binaghi - con cui mi scuso.
Lucio Angelini Says:
October 27th, 2007 at 9:14 pm
Bravo Hag. Scusati con Binaghi. Lui adora giocare a master & slave.
hag reijk Says:
October 27th, 2007 at 9:17 pm
@ lucio angelini. Master and Servant si chiamava quello dei Depeche Mode. Ma occorre una certa cultura per apprezzarlo.
Lucio Angelini Says:
October 27th, 2007 at 9:20 pm
Allora niente da fare, Hag. Non mi sembra tu ne abbia a sufficienza.
vbinaghi Says:
October 28th, 2007 at 3:07 am
Angelini, nessuno qui ha spirito a sufficienza per apprezzarti. Perchè non trasmigri in qualche blog ultraprogressista, magari dalla parte delle bambine?
Lucio Angelini Says:
October 28th, 2007 at 6:56 am
Catenacci, fai bene a parlare “a nome di tutti”. In te si riassumono, in effetti, tutta la poesia e tutto lo spirito del blog. E sarebbe un vero peccato se trasmigrassi tu, magari dalla parte dei tromboni.
A QUEL PUNTO SI È MESSO DI MEZZO DON FABRIZIO CENTOFANTI, responsabile del blog:
fabry2007 Says:
October 28th, 2007 at 7:58 am
alla prossima litigata andate tutti e due dietro la lavagna.
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(Immagine da http://www.feltrinellieditore.it/SchedaAnticipazioni?id_volume=5000924 )

In genere gli appassionati di montagna si danno convegno e discutono dei propri problemi nel newsgroup it.sport.montagna, nel quale il 23 ottobre scorso un certo FlyRobby ha postato il seguente appello:
"Dalle ultime discussioni noto che i consigli tecnici vengono elargiti non solo abbondantemente, ma soprattutto con approfondimenti molto specifici, circostanziati e con generosa pertinenza. Sono perciò sicuro che, esponendovi il mio problema, avrò di che risolverlo. Praticamente non riesco mai ad imbroccare la mutanda giusta quando metto l'imbrago per fare vie lunghe. Il peso dell'attrezzatura mi fa scivolare in basso l'imbrago e insieme ad esso le mutande, con conseguente disagio nel sentire la MIA 'ferramenta' ballare la tarantella. Ho provato con slip aderentissimi, ma sudore, cintura dell'imbrago e ossa spigolose mi provocano la quasi macerazione dei fianchi; ho provato con boxer attillatissimi, ma con l'imbrago che scende, quando devo fermarmi a far pipì è un casino riuscire ad abbassare il boxer per... tirarlo fuori (che già è un casino riuscire a farlo passare tra moschettoni, corde, e fettucce varie); ho provato con mutande normali, ma ritorniamo al problema della macerazione dei fianchi, oltre al fatto che non essendo aderentissime lasciano un po' troppa... allegria alla 'ferramenta'; ho provato con boxer classici (quelli belli larghi per intenderci), ma è stato il peggio del peggio: LUI scivolava di lato fino a fuoriuscire dalla braghetta dei boxer e andarsi a infilare sotto la fettuccia del cosciale con dolorosissimi strizzamenti di 'testa' ogni volta che facevo il movimento di alzare la gamba. Non oso pensare ad arrampicare senza mutande: temo di non riuscire a controllare i vari sbattimenti, e non posso passare il tempo a stare attento a come è messo o a rimetterlo in posizione ogni secondo; senza contare poi che la concentrazione deve essere tutta rivolta all'arrampicata, non a quello che succede dentro alle mutande. Insomma, voi come vi comportate? Cosa utilizzate per tener ferma la 'ferramenta'? Vi prego aiutatemi... Bye. FlyRobby"
Ha risposto Buzz:
"Hai scritto tutta sta pippa per lasciar intendere che ce l'hai grosso? Vergogna."
E Soilrock:
"Direi il contrario. Se fosse grosso riempirebbe le mutande."
FlyRobby:
"Esatto, e non andrebbe ad infilarsi sotto la fettuccia dei cosciali ;-P"
Valentina:
"Prendi un cordino in kevlar, la lunghezza dipende da quella della 'ferramenta'. Fai un nodo autobloccante sulla ferramenta stessa (bloccante mono o bidirezionale dipende dai tuoi gusti personali, come il numero di spire), colleghi un piccolo moschettone al cordino; facendo leggera trazione fai passare cordino, moschettone e ferramenta fra le gambe verso 'il retro', poi infili le mutande che vuoi. Per comodità ed avere le mani libere, se ti garba, mentre infili le mutande tenendo la ferramenta ben ferma in posizione, puoi agganciare il moschettone ad uno spit, o se sei un purista ad un chiodo tradizionale. Infilate le mutande, avendo ovviamente cura che parte del cordino e il moschettone fuoriescano dalle mutande stesse (il c.d. 'effetto coda'), completi l'abbigliamento, indossi l'imbrago e infine agganci il moschettone alla parte posteriore dell'imbrago... et voila, la ferramenta non si muove più! (Tratto dal manuale 'Alpinismo e masochismo', vol. II)"
Eccetera:-)
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[Immagine da www.montagna.org/.../
«Da settimane sono lontana dalla rete. Per ragioni di salute, soprattutto: banalmente, abito in un appartamento dove la connessione Internet non c’è, e sono poche le giornate in cui ho la voglia o le forze di alzarmi dal letto e raggiungerne una. In ogni caso, non mi pesa: questa “malattia” è arrivata nel momento giusto, nel momento in cui mi sono chiesta che senso avesse continuare a tenere un taccuino pubblico...»
Il resto qui:
http://slmpds.net/babsi/2007/10/22/la-reinvenzione-del-silenzio-post-di-commiato/
Auguri di pronta guarigione, Babsi. And take it easier...
"Mi domanda se io sono la straniera che è venuta per parlare al mondo intero delle cose sconvolgenti di cui è stata testimone... " (p. 15)
"Mi porge quel centinaio di fogli stampati e rilegati che si intitola Amleto: in un alfabeto che non conosce. Ne strappa una pagina all'improvviso, prima che io possa compiere un solo movimento. La accetto. Mi ripulisco l'interno cosce fino ai polpacci, il buco del culo, le grandi e piccole labbra, il perineo. Il foglio non assorbe e scivola. Le macchie lo hanno solo sporcato: una tabella di Rorschach. Accoccolata fra le donne, declamo: «Dimmi perché il tuo corpo benedetto, deposto nella bara, si è levato e ha strappato il sudario? Chi ha forzato la pesante mandibola di marmo della tua tomba, dove ti ho lasciato che riposavi, quieto, e ti ha sputato ancora tra di noi? Perché spargi orrore nella notte? Perché torni ai raggi della luna?» Chissà se Shakespeare avrebbe mai immaginato che il suo capolavoro venisse usato per nettare le altrui vergogne. Declamo ancora, quasi recito: «.... Perché imponi a noi, poveri nani, a noi, tremanti zimbelli di natura, dei pensieri a cui la nostra mente non arriva? Perché? Che prova è? Che cosa vuoi?» Tutto questo è completamente assurdo. L'Umanitaria sbadiglia, stringe i pugni destandosi. «Chi vuole cosa?» domanda intorpidita. «Dobbiamo andare a sud e trovare anche della carta igienica» rispondo mentre la Straniera sillaba «... ddei penzie-ri acu i i illa noshtra mente no arrh-ivh-aa», tenendo il foglio con due dita davanti a sé, a distanza, per non sporcarsi." (pp. 136-137)
fabrizio (17-10-2007)
mamma mia. a 20 anni mi sarebbe piaciuto, forse. adesso lo trovo un libro assolutamente inutile. pretenzioso. noioso, noiosissimo.
Voto: 2 / 5
Michele (16-09-2007)
Letto in un giorno: capolavoro. CAPOLAVORO.
Voto: 5 / 5
[Da http://www.internetbookshop.it/code/9788817017657/jones-babsi/sappiano-mie-parole.html ]
Che la verità stia nel mezzo?:- )
Ieri, mentre ciacolavo via email con Gaja Cenciarelli,
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dal lutulento fondo della mia memoria è affiorato il lacerto poetico "questa d'ottobre così GAIA giornata" (tu chiamale, se vuoi, associazio-o-o-o-ni... *) [*d'idee, n.d.r..]. Dopo essermi scervellato a lungo per risalire al nome dell'autore, mi sono poi affidato all'insostituibile Google, che ha così sentenziato:
Giovanni Cena "Pace D'Ottobre"
Mamma, questa d'ottobre così gaia
giornata sembra d'una primavera
ultima. Senti? Rondinelle a schiera
empiono di bisbigli la grondaia.
Senti? Tutto è brusio. Biondo nell'aia
il sol, tiepido ancora. Ma l'intera
famiglia è qui d'intorno, e prega e
spera
che dalla casa il reo morbo
scompaia.
Oggi si spilla il vino e si ripone
il grano turco; a noi il buon Signore
nulla di queste cose diede, mamma.
Pur siamo lieti; poiché il buon
Signore
ancor ci appresta molte cose buone,
la tua salute, il tuo sorriso, mamma.
E non ditemi che non vi si è spezzato il cuore:- ) )
Ma non era finita. Un'ulteriore ricerca sull'autore in wikipedia ha inaspettatamente risposto an lenga piemontèisa:
GIOVANNI CENA
«Poeta e scritor an lenga italian-a.
Giovanni Cena a l'era nassù a Montanar ai 12 ëd gené dël 1870, da na famija pòvra: amis dël pitor Giuseppe Pellizza ëd Volped, soens a podìa nen ëscrivie o andelo a trové përchè ch'a-j mancavo ij sòld.
A l'ha studià a la facoltà ëd litre dl'Università ëd Turin, anlev d'Arturo Graf, e a le lession dij saba (j'ansidite sabatin-e) ëd Graf, ëd tansantan Cena a lesìa dij sò vers.
A l'é stàit për vàire agn cap-redator dl'arvista Nuova Antologia, a Roma, anté ch'a l'avìa tramudà e a stasìa con soa morosa Sibilla Aleramo.
Cena a l'é mòrt ëd polmonìa a Roma, dlë dzèmber 1917.
Mario Vugliano a l'ha dilo ël poeta dël dolor.
Euvre
Ant ël 1928-1929, cudìe da Eugenia Balegno e Terenzio Grandi, a son ëstàite publicà a Turin soe euvre complete, an sinch volum, dont soa ciadeuvra, ël romanz sossial Gli ammonitori.»
Non ci credete? Guardate qua:
http://pms.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Cena
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[Immagine di G. Cena dal sito sopra citato, in cui si precisa:
"Questa immagine è stata creata in Italia ed è ora di pubblico dominio poiché il suo copyright è scaduto. Secondo la Legge 22 aprile 1941 n. 633, modificata dalla legge 22 maggio 2004, n. 128 articolo 87 e articolo 92, le foto generiche e prive di carattere artistico divengono di pubblico dominio a partire dall'inizio dell'anno solare seguente al compimento del ventesimo anno dalla data di pubblicazione".
Foto di G. Cenciarelli a cura di E. Tarantino]

Per andare ad ascoltare il distillato di una vita quale quella dell'alpinista austriaco Kurt Diemberger, ieri sera si è mossa persino l'Ada Tondolo (vedi post precedente). L'appuntamento era per le 20.30 alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista qui a Venezia.
Kurt Diemberger è l’unico alpinista vivente ad aver scalato due ottomila in prima assoluta: il Broad Peak nel 1957, senza portatori e senza respiratori d’alta quota ed il Dhaulagiri nel 1960, sempre senza respiratori. Oggi Kurt ha 75 anni, ma quasi ogni anno parte ancora per nuove ascensioni o esplorazioni, attratto com'è non solo dalle montagne, ma anche dalle foreste, dai deserti di ghiaccio e di sabbia e da tutto ciò che riserva un fascino ignoto. È anche conferenziere, cineasta, scrittore di libri di montagna in cui racconta le proprie esperienze e le proprie emozioni. È stato, per esempio, l'ultima persona a vedere l'alpinista austriaco Hermann Buhl in vita, prima che cadesse da una cornice rocciosa durante la loro ascesa alla vetta del Chogolisa.
Recitava il comunicato stampa del Cai di Venezia:
«... Non a caso la serata si intitolerà “Passi verso l’ignoto”: la vita e la carriera di Kurt sono proprio questo, una continua, quasi ossessiva ricerca di qualcosa più in là, non necessariamente più su... Questa pulsione Kurt la dimostra sin dagli inizi con l’integrale della nord del Gran Zebrù, meringa compresa. Per i pochi che non lo sapessero era detta meringa un’immensa costruzione di ghiaccio e neve (ora crollata) che coronava da millenni quella cima.»
Purtroppo, accanto alla soddisfazione delle conquiste, anche il dolore e il rimpianto per le persone che la montagna non restituì. Sintetizza, per esempio, wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Kurt_Diemberger ):
«Nel 1986 un'altra tragedia lo coinvolge. Il 4 agosto, Diemberger e la sua compagna Julie Tullis stanno affrontando il K2. Riescono a raggiungere la sommità, ma ad un'ora gia avanzata. Poco dopo l'inizio della discesa Julie scivola trascinando con se Diemberger. Fortunatamente riescono a fermarsi ma sono costretti a trascorrere la notte in un bivacco ad oltre 8.000 metri. Il giorno seguente riescono a raggiungere il campo IV dove però sono costretti a rifugiarsi in una tenda con altri sei alpinisti che erano stati sorpresi da una violenta bufera. Il bivacco forzato si rivelerà fatale per Julie, probabilmente deceduta a causa del mal di montagna, e per altri cinque alpinisti del gruppo. Solo Diemberger ed altri due alpinisti riusciranno a salvarsi.»
"Addio Julie, dunque. Te ne sei andata opponendo il tuo dolcissimo e composto silenzio - quello di chi ha compreso tutto - all'urlo inumano della bufera degli ottomila. La saggezza estrema di chi sa di fronte alla furia di ciò che è soltanto cieco. Hai scelto, forse, di scendere dal versante dei sogni: dove la neve è alta e soffice, accompagna e non tradisce, dove i crepacci riposano in fondo stretti uno all'altro. Un versante amico che si tiene stretto ossigeno abbondante, che non si fa pensare, proprio come la vita che ti dà; e amico anche del puro cobalto del cielo, libero dunque dall'ostilità delle nubi. Il Grande Cristallo è alle tue spalle, come a proteggerti, potresti scendere senza neppure guardarlo, ma non è così, naturalmente, perché Lui ti chiama ormai con la voce chiara dell'immagine e non ti vorrebbe più. Non ti stancheresti di scendere, da questo tuo versante, perché è facile e bello e anche riposante - neppure i ramponi ti sono più chiesti, qui. Eppure anche lui avrà fine, nessuna montagna si scende per l'eternità, dovrai riposare, sarà giusto che sia cosi anche per te. Ma non prima di essere giunta a Tashigang, l'ultimo villaggio della valle e il primo per te, da questa tua parte. Perché c'è tanto verde, là, che si prenderà in seno il candore accecante ed estenuante dei ghiacciai da troppo tempo incombenti; e così questo ritorno sarà festa, rinascita, nuova illuminazione. Ampio e dolce sarà il sorriso di prati e campi, la foresta è poco discosta, come in attesa di offrire la sua ricchezza. Il verde è il colore della prima e più antica vita, quella che non teme di abbracciare i monti di ghiaccio e di risalirli per provarsi fin dove può: fino al Campo Base, per esempio, dove il piccolo criceto -ricordi? - contava scrupoloso le foglioline prima di divorarle ... E così, Julie, nulla ti è più negato: la Grande Montagna si fa pura visione e perenne apparizione che sovrasta il mondo dall'alto del tempo; e la vita che non sa di soffrire ti accoglierà quietamente e senza invidia. Fermati dunque e riposa, non pensare al tempo che è ancora nostro, il tuo viaggio va bene anche per noi. Addio Julie, e grazie per averci fatto comprendere così tanto senza sapere tutto.»
(Da http://www.cigv.it/ilviaggio/k2.html )

(Kurt Diemberger. Foto da http://www.keda.ovh.org/wyjazdy/2005explorers/3.jpg )
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Il viandante che la sera del 20 ottobre scorso si fosse trovato ad attraversare il sagrato della chiesa dei santi Maria e Donato, nell'isola di Murano, alzando gli occhi avrebbe improvvisamente visto calarsi giù dal campanile diverse coppie di rocciatori in corda doppia. Se, tuttavia, superato lo sgomento iniziale, avesse chiesto spiegazioni a qualcuno dei numerosi spettatori radunati lì attorno, avrebbe appreso che si trattava semplicemente della cerimonia di chiusura del cinquantenario della fondazione del gruppo muranese "I GRANSI" (granchi), quelli del sito citato anche ieri (www.gruppogransi.it). Allora si sarebbe unito ai festeggiamenti, avrebbe accettato un piatto di pasta e fagioli e brindato col vino distribuito a tutti gli intervenuti, mentre su uno schermo lievemente agitato dal vento scorrevano le foto della splendida mostra allestita per l'occasione a palazzo Da Mula.
Vi ho più volte accennato alla costante presenza, durante le escursioni con la Giovane Montagna di Venezia, dell'ottantacinquenne Ada Tondolo, che ancora oggi smaltisce senza batter ciglio dislivelli di oltre 1000 metri. Ebbene, anche Ada appartiene al gruppo fondatore de "I gransi". Ada è una sorta di leggenda vivente: campionessa olimpionica di ginnastica artistica, sestogradista storica (ha arrampicato con i più bei nomi dell'alpinismo italiano in tempi in cui la presenza in cordata di una donna era decisamente rara), contraddice con la propria allegria ed energia tutto quello che Massimo Fini scrive sulla vecchiaia nel suo recente libro.
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(Ada Tondolo oggi)

(Ada Tondolo nel 1946, tra i seracchi della Marmolada)
Sintetizzando: se nel 1939 era stato giusto, per il gruppo di rocciatori di Cortina d'Ampezzo, chiamarsi "Gli scoiattoli", altrettanto giusto fu, diciotto anni più tardi, per i rocciatori della laguna di Venezia ispirarsi - nella scelta del nome dell'associazione - a un animaletto totemico più locale, anch'esso capace di arrampicarsi, benché in genere solo sugli scogli. E pare che l'idea fu suggerita proprio da Ada Tondolo, che da bambina veniva spesso chiamata "gransio" dagli amici di sua sorella:-)
Di recente un "gransio" della nuova generazione, Stefano Ferro, con la moglie Roberta Di Lorenzo e gli amici Marina Mion e Pippo Zoroni, aprendo una via nuova sulla Cordillera Blanca ha deciso di denominare la cima raggiunta (m. 5.408, inviolata fino a quel momento) "Cima 50° del gruppo Gransi".
Per quanto mi riguarda, come sapete, sono un semplice escursionista/ferratista. Mi sono avvicinato troppo tardi alla montagna perché potessi avere un futuro come rocciatore, ma giuro che se la cicogna dovesse calarmi di nuovo da queste parti, la prossima volta che nasco, non esiterò a farmi "gransio" anch'io:- /
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(Foto del campanile di Luca Fusaro, del CAI di Venezia; foto di Ada Tondolo dal sito www.gruppogransi.it)

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Il percorso ARTENATURA di Arte Sella è collocato lungo una strada forestale della Val Sella e si snoda per circa 3 km nel bosco. Ci sono sorprendenti sculture arboreo-vegetali e la passeggiata è davvero remunerativa. Come ci si arriva? Da Borgo Valsugana in provincia di Trento si imbocca la strada a sud verso Olle e Sella. Dopo qualche chilometro si arriva ad ArteSella (ben segnalata). Il percorso è riprodotto qui:
http://www.artesella.it/spazi_percorso.htmlit
Nella foto in alto sono accanto a un finto lupo quasi-vero.
Qui sotto:

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al centro di un magico cerchio in compagnia dell'85enne Ada Tondolo, sestogradista storica del gruppo di rocciatori veneziani
'I GRANSI" (www.gruppogransi.it ).
Qui:
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nell'occhio di un sole vegetale (per la serie "sole nel sole":- ) ) .
Qui, infine, davanti a una strabiliante cattedrale arborea:
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Una gita domenicale davvero insolita, ieri, mentre voi oziavate scioccamente sul divano davanti alla tivù:- )
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[Foto di A. Bianchi]

«Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.»
Il resto qui: http://www.beppegrillo.it/2007/10/la_legge_levipr.html
Vedi anche http://www.vibrisselibri.net/?p=275
Come ho già scritto in un commento al post di Loredana Lipperini sull'argomento:
"Insomma i politici, che dovrebbero risolvere i problemi collettivi, ce la mettono sempre tutta a complicare e peggiorare la vita della gente, ’sti brutti fijji de ’na mignotta (mi assumo la responsabilità storica ed editoriale dell’interiezione). I miei innocentissimi ‘cazzeggi letterari’ equiparati all’editoria seria… suvvia!"
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/10/19/roc-around-the-clock/#comments

(Laura Panini, al timone dell'azienda Franco Cosimo Panini Editore dopo la scomparsa del padre il 30 marzo scorso)
Ieri giovedì 18 ottobre 2007, alle ore 18.00 a Venezia, Casinò Municipale, Ca' Vendramin Calergi, Salone delle Feste, la Franco Cosimo Panini Editore ha avuto il piacere (così l'invito) di annoverare la S.M. (signoria mia, n.d.r.) alla presentazione in anteprima dell'edizione in facsimile de:
"IL LIBRO DELLE SORTI" di Lorenzo Spirito Gualtieri (1422-1496).
Bisogna sapere, infatti, che negli ultimi anni la Franco Cosimo Panini Editore si è legata al "varo di due iniziative editoriali di eccezionale valore scientifico e culturale: la pubblicazione di edizioni in facsimile di preziosi codici miniati, iniziata con la realizzazione della celebre Bibbia di Borso d’Este, e la nascita della collana Mirabilia Italiae, la più completa ed esauriente serie di volumi mai dedicati ai principali monumenti del nostro patrimonio artistico... "
"La realizzazione dei facsimili è una mirabile fusione di sofisticate tecnologie di elaborazione delle immagini con le tecniche artigianali più tradizionali che ricreano insieme quella magia che si avverte davanti all’originale. Il manoscritto prima di essere riprodotto spesso viene smontato per consentire ai tecnici di verificare lo stato di conservazione e predisporre gli opportuni restauri. La riproduzione fotografica è fatta negli stessi ambienti climatizzati dove si conserva il codice." (Da http://www.fcp.it/ita/facsimile/home.html ).
Dopo l'introduzione di Gianfranco Malafarina (direttore responsabile di "Alumina. Pagine Miniate", la più importante rivista internazionale specializzata sull'argomento) che ha brevemente accennato al "sogno realizzato" della Biblioteca Impossibile da parte di Franco Cosimo Panini, la parola è passata al padrone di casa, l'avvocato Mauro Pizzigatti, direttore del Casinò di Venezia. Nel lodare l'iniziativa editoriale e ricordare come il Casinò, oltre che luogo di perdizione, sia diventato anche luogo d'incontri culturali, Pizzigatti ha accennato al fatto che, in tempi non propriamente recenti, faceva anche lui come tanti collezione di figurine Panini, di cui purtroppo non riusciva mai a completare gli album. Malafarina gli ha ricordato l'esistenza di uno specifico servizio online per ovviare a tale tipo di inconveniente:- )
Il prof. Massimo Cacciari ha illustrato la concezione sottesa a discipline umanistiche e neoplatoniche quali la divinazione, l'astrologia, la sticomanzia (apertura di libri a caso per ottenere illuminazioni), tarocchi & company, a torto definite irrazionalistiche: l'universo costituisce un ordine solidale, olistico, in cui tutti gli enti si relazionano tra loro per vincoli di filia. È un tutto che si presenta come molteplicità, sotto l'apparenza della quale il mago ha il compito di cogliere e manifestare (non creare) l'universale. E non c'è distinzione tra animato e inanimato. Il mago svela la relazione che coniuga (da coniungere) gli enti.
Subito dopo è intervenuta Susy Marcon, curatrice dei manoscritti della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, alla quale il codice facsimilato dalla Panini appartiene (Codice It. IX, 87 = 6226, fondo Farsetti). È autrice, insieme a Silvia Urbini, del volume di Commentario allegato all'opera. Fra le altre cose, la Marcon ha ricordato l'indole insolente di Lorenzo Gualtieri, proprio per questo soprannominato "Spirito" (nel senso di "spiritaccio") e che fu anche scomunicato per vilipendio del clero.
Silvia Urbini dell'università di Bologna ha narrato come nel 2004 alla Fiera di Francoforte approcciò Franco Cosimo Panini proponendogli la facsimilazione del Libro delle Sorti di Gualtieri e dell'immediato entusiasmo riscontrato nel raffinato editore, notoriamente bibliofilo. Si è poi diffusa sulla rarità di opere simili, " libri d'uso" e pertanto refrattari alla tesaurizzazione nelle biblioteche, per giunta in seguito inseriti anche nell'Indice dei libri proibiti.
Spesso, in una stessa famiglia, coesistevano il Libro d'Ore (come quello di Bonaparte Ghisilieri) per rivolgersi a Dio, e il Libro delle Sorti (per giocare alle domande e alle risposte sul futuro). Ovviamente ci si riferisce alle grandi famiglie nobili (i Visconti, gli Sforza, i Medici, i Montefeltro, gli Estensi, i Gonzaga, i Farnese...), le sole a potersi permettere di raccogliere biblioteche preziose e di chiamare al lavoro i migliori amanuensi e miniatori del tempo.
La storia della Franco Cosimo Panini Editore è sintetizzata qui:
http://www.fcp.it/ita/chisiamo/chisiamo.html
La realizzazione dei Facsimili qui:
http://www.fcp.it/ita/facsimile/arkvolume.html
La scheda del Libro delle Sorti è questa:
"Da sempre l’uomo si interroga sul proprio futuro. Che cosa sarà di me? A chi rivolgermi per avere una risposta che mi aiuti ad affrontare con fiducia il destino? Proprio per rispondere a queste esigenze il perugino Lorenzo Spirito Gualtieri (1426-1496) ideò e scrisse di suo pugno, per il diletto di una nobile famiglia perugina (forse i Braccio da Montone), un gioco di società - il Libro delle Sorti - che comprendeva le domande e le risposte che più di frequente potevano assillare gli uomini del tempo: la felicità, il matrimonio, la nascita di un figlio, il momento della morte, l’esito di una guerra o il successo negli affari. Il manoscritto, conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, fu accolto con particolare favore e in poco tempo divenne un grande successo editoriale, con decine di edizioni a stampa sia in Italia che all’estero.
Il Libro delle Sorti, ultimato dal suo autore nel 1482, comprende cinque sezioni - ruota della fortuna, re, simboli astrologici, sfere celesti, profeti - ognuna delle quali fu illustrata nel primo decennio del XVI secolo da pittori umbri gravitanti nell’orbita di Pietro Perugino e del giovane Raffaello. Uno splendido corredo di miniature, ravvivato da tocchi d’oro, che nel suo insieme rappresenta una sintesi della cultura figurativa centro-italiana del tempo.

Le caratteristiche dell’opera
• Riproduzione integrale del Codice It. IX, 87 (=6226) della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia.
• Un tomo di 128 pagine di formato 17,4 x 24,4 cm.
• Stampa con speciale retino stocastico e riproduzione dell’oro in lamina e in polvere.
• Legatura artigianale con quinterni cuciti a mano.
• Copertina in pergamena con incisioni in oro.
• Tiratura di 980 copie numerate e certificate.
• Volume di Commentario rilegato con sovraccoperta.
• Manuale d’uso con regole e testo del gioco.
• Elegante cofanetto in mogano pregiato con scansie per il facsimile, il commentario, il manuale d’uso e i tre dadi in dotazione."
(Da http://www.fcp.it/fcp/scripts/viewsel.asp?ID_Opera=9788882907822 )
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Sempre dal librino di Massimo Fini (111 pagine in tutto):
«Dai Salesiani andavo a giocare a pallone perché avevano l'unico campo della zona dove abitavo. Lì ho visto giocare anche Berlusconi che era un interno, alle ultime classi: benché piccolo di statura pretendeva di fare il centravanti, era pessimo, non passava mai la palla, era un "faso tuto mi", un "Venezia", come si diceva allora, chissà perché*.»
* Era pessimo anche a scuola. Pier Quinto Cariaggi, l'imprenditore musicale, che fu suo compagno di classe, mi raccontava che il giovane Berlusconi "non passava i compiti e leccava il culo ai preti".
[Massimo Fini, Ragazzo, Marsilio editori, 2007, pp. 50-51]
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(Immagine da http://www.paulsite.net/weblog/uploaded_images/berlusconi-t_240342c-740051.jpg )

Dopo aver ricordato il pauroso incidente capitatogli da giovane, in cui per poco la sua Volkswagen Scirocco non finì travolta da un grosso camion, Massimo Fini svolge le seguenti riflessioni:
"Se fossi morto quel giorno, a trent'anni, mio figlio non sarebbe nato, non sarei diventato un giornalista noto, non avrei scritti dei libri, non avrei avuto delle relazioni sentimentali importanti. Ma non credo che sarebbe stato decisivo. L'essenziale l'avevo già capito, da tempo: la mancanza di senso... [cut]... Se quell'incidente sull'Autosole fosse andato in modo diverso sarei morto ragazzo, sarei semplicemente morto un po' prima degli altri, senza sapere, al pari degli altri, perché avevo vissuto, ma mi sarei risparmiato gli insulti e la decadenza della vecchiaia. Sarei morto nello splendore della giovinezza. Nella pienezza della salute. Sarei morto in bellezza. «Caro agli Dei è chi muore giovane» canta Menandro. Ma forse ad essere baciati in fronte dagli Dei sono solo coloro che non sono mai nati. Perché una volta che ci sei dentro, nella vita, non hai più scampo, non puoi più evitare il torturante confronto col Tempo. Sei entrato nel Tempo e non ne puoi più uscire. Nemmeno la Morte può cancellare il fatto che sei nato. E finché ci sei te la devi giocare questa partita col Tempo... [cut]... Ora la vecchiaia è qui. Mi circonda. Mi assedia. Guardo la mia mano. Non ci sono ancora le macchie che deturpano la pelle dei vecchi. Il sangue pulsa generosamente nelle vene. Nulla di veramente essenziale mi è, per il momento, impedito. Ma come Antonius Blok, il Cavaliere del Settimo Sigillo, io so che sto giocando a scacchi con la Morte. E che siamo alle ultime mosse." (Da Massimo Fini, Ragazzo, Marsilio Editori 2007)
Che dire? Probabilmente, se Massimo Fini avesse visto anche il film The meaning of life (Il senso della vita) dei Monty Python, oltre al Settimo Sigillo di Bergman, sarebbe rimasto folgorato dal primo sketch della parte VII, in cui un gruppo di snob inglesi e americani, riunito in uno sperduto casolare, riceve la visita del Tristo Mietitore (la morte). In conseguenza di essa, tuttavia, tutti giungono felicemente in Paradiso, dove è NATALE tutto l'anno:- )
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[Immagine da Il settimo sigillo]

«Ho compiuto da non molto sessant'anni. Qualcuno mi ha detto che è troppo presto per scrivere della vecchiaia. Non lo credo affatto. In ogni caso, proprio perché mi ha agguantato da poco, penso e spero di conservare ancora quel tanto di lucidità, prima che mi inghiotta definitivamente, per descriverla così com'è, senza infingimenti, senza autoinganni, senza autoillusioni e, anche, senza pietà... I Romani fissavano la fine dell'infanzia a quattordici anni, quella della giovinezza a quarantasei e l'inizio della vecchiaia, che chiamavano anche extrema aetas, a sessanta. Sotto quest'aspetto nulla è cambiato. Ora come allora la vecchiaia inizia, ancora e sempre, a sessant'anni, come sa chiunque abbia compiuto questo fatidico compleanno e non voglia mentire a se stesso. È vero invece che la vita si è allungata. Non nei termini clamorosi propagandati da una comunità scientifica e medica, interessata e mendace, che ci fa credere che gli uomini delle epoche che hanno preceduto la nostra vivessero, in media, trent'anni o poco più. Basta rifletterci un attimo, e fare alcune osservazioni elementari, per capire che si tratta di una fola... Oggi in Italia, ma il dato è più o meno omologo in tutto il mondo occidentale, l'aspettativa di vita (che, data la bassa mortalità natale e perinatale, tende a corrispondere alla vita media) è di settantasette anni per gli uomini e di ottantatre le donne. Abbiamo guadagnato una decina d'anni. Ma poiché la vecchiaia comincia, ancora e sempre, a sessanta, abbiamo semplicemente raddoppiato il tempo da vivere in questa età atroce.» (Da Massimo Fini, Ragazzo, Marsilio Editori 2007)
[CONTINUA]
Suvvia, Massimo, fratello e coetaneo, al momento i sessant'anni non sono poi così atroci. Guarda me:-)



(Tommaso Cacciari)
Ieri pomeriggio qui a Venezia alla Scoleta dei Calegheri in campo San Tomà ho assistito alla proiezione del filmato anti-Mose "Quando perseverare è diabolico", il cui trailer è stato già immesso in YouTube. Erano presenti il regista Rossi, l'ingegnere Cristiano Gasparetto di Italia Nostra, Tommaso Cacciari (nipote del sindaco) dell'Assemblea Permanente NoMose e vari cittadini interessati ad approfondire il discorso sugli inquietanti destini che si profilano per Venezia...
"Il grande equivoco avallato dai media" ha dichiarato l'ing. Gasparetto, "è stato far credere che i lavori per la costruzione delle dighe mobili abbiano raggiunto un tale stadio di avanzamento da scoraggiare o rendere inutile ogni ulteriore forma di resistenza. In realtà quelle realizzate finora sono solo le cosiddette opere complementari al Mose, in sé non ancora avviato. Basterebbero esse, comunque, a motivare una decisa ribellione da parte della cittadinanza veneziana, se solo venisse resa consapevole della follia del progetto. Con la loro imponenza, infatti, si sono già rese responsabili di clamorosi mutamenti nel gioco delle correnti, così vitale per il ricambio delle acque della laguna... "
L'ing. Gasparetto ha poi evidenziato l'illiceità dei lavori in corso, portati avanti malgrado il negativo esito della Valutazione di Impatto Ambientale effettuata nel 1998, poi annullata per vizio di forma e mai più ripetuta.
[Qui una sintesi del documento: file pdf ]
Informazioni dettagliate sono reperibili nel sito: www.nomose.org
Cliccando nel rettangolino qui sotto potete visionare il trailer del film di Rossi,
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Il mose si deve arrestare. Trailer del documentario no mose....mose venezia nomose assemblea venice venise grandi opere
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Copio-incollo da http://eddyburg.it/article/articleview/9568/0/247/.
Un video: Venezia e il MoSE. Quando perseverare è diabolico.

Data di pubblicazione: 27.08.2007
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in 45 minuti, nove interviste e molte immagini le ragioni per cui il MoSE è inutile, rischioso, devastante, costosissimo
Video su DVD - Durata 45 minuti. Suddiviso in n. 8 capitoli liberamente utilizzabili per scopi didattici e divulgativi. Particolarmente adatto per studenti delle scuole medie superiori.
E' stato autoprodotto da Multi Media Records S.A.S. di Fiesso d'Artico(VE) in collaborazione con l'Assemblea Permanente No Mose di Venezia.
Elenca in modo sistematico tutte le ragioni per le quali l'Assemblea No Mose, anche in riferimento alle osservazioni dei qualificati esperti interpellati, chiede al governo italiano l'immediato blocco totale dei lavori, e la riconsiderazione dei progetti tecnici alternativi, ritenuti più economici, più rispettosi degli equilibri ambientali, più corrispondenti alle esigenze produttive attuali e future del sistema lagunare.
E possibile chiederlo direttamente alla E -Mail del produttore: multimediarecords@alice.it al prezzo di €8 + €2 per spese di spedizione. Pagamento alla consegna al corriere postale.
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[Un espressivo primo piano di Loredana Lipperini allo Iuav di Venezia, ieri:-) ]
Ieri mattina a Venezia nell'Aula Magna della Facoltà di Architettatura si è tenuto il convegno tematico 'Il valore della cultura per la crescita del Paese'.
Aveva anticipato Loredana Lipperini in Lipperatura:
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/10/09/la-venexiana/
"[Insieme a Veltroni e Franceschini, il ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli e il sindaco di Venezia Massimo Cacciari saranno chiamati a concludere un dibattito arricchito tra gli altri dai contributi di Carmen Consoli, Giorgio Barberio Corsetti, Valerio Magrelli, Carlo Mazzacurati, Piergiorgio Odifreddi. Sono previsti interventi di giovani operatori che hanno avviato interessanti attivita’ culturali nel Paese. AdnKronos]
«Augurandosi che il terrificante raffreddore di cui ai post precedenti la lasci respirare, la vostra eccetera andrà a raccontare un po’ di cose (sui blog, sul copyleft, sul fandom, quel che già sapete insomma). Poi vi dico tutto, promesso.»
In un commento avevo minacciato: "Quasi quasi vengo a guardonarvi°-*"
E così ho fatto. Ebbene: Rutelli non è venuto, la Lipperini, diligentemente, sì. E quale non è stata la mia sorpresa, mentre si effondeva con le ben note vivacità e competenza sulle meraviglie del web (un giovane scrittore che si fa luce in Nazione Indiana con contributi sulla camorra e poi diventa Roberto Saviano!, i ragazzi dei fandom e della fanfiction, la libera circolazione dei saperi, il copyleft che non deprime, bensì esalta il diritto d'autore eccetera) nel sentirla nominare anche l'esperienza di www.vibrisselibri.net?
Confesso che sono arrossito di piacere. Cara, cara Loredana, grazie a te adesso anche Walter Veltroni (era seduto in prima fila, n.d.r.), leader carismatico del costruendo Partito Democratico, sa di noi:- ).
Celie a parte, la mattinata è stata davvero interessante. Il rettore dello Iuav ha ricordato l'ammonimento agli studenti "Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza!". Felicita Platania [l'accento sulla i, n.d.r.] l'esperienza di Zo [vd www.zoculture.it ]; Luca Fois quella di zona Tortona (agglomerato di ex fabbriche a dieci minuti dal Duomo di Milano) e di design-Italia alla Bovisa; Cacciari la liberazione dal mito del programma (eh???): "Molto più importante è stato riuscire a definire la collocazione del Partito Democratico nel sistema politico italiano", ha precisato, gongolando: "Ma il Rubicone è stato passato!". Giorgio Todde ha parlato del festival di Gavoi (in Barbagia) e dell'imminente forum nazionale sulla lettura; Franceschini del fatto che i cinesi potranno copiare e taroccare ogni sorta di prodotto, ma non certo l'Italia in sé con tutte le sue bellezze e le sue risorse storico-culturali, su cui il nuovo partito dovrà saper investire e puntare. Fra le proposte concrete: la costruzione della più lunga pista ciclabile italiana al posto dell'ottocentesca e obsoleta ferrovia adriatica che, correndo a pochi metri dal mare tra Pesaro e Termoli, inibisce la valorizzazione dei litorali. Odifreddi ha contestato l'esaltazione cacciariana della con-fusione tra laici e cattolici (= voci diverse all'interno di uno stesso contenitore) per auspicare una forte rappresentanza del pensiero laico; Giorgio Barberio Corsetti la necessità di guardare con fiducia alla nuova intrapresa politica, che ha invitato a moltiplicare gli spazi culturali e le esperienze di decentramento anche teatrale: "Un film lo si può gustare anche da soli, ma il teatro no", ha precisato Corsetti. "Il teatro ha senso solo se fatto CON il pubblico!". Carmen Consoli (applauditissima) ha deprecato lo stato di abbandono in cui versa l'immenso patrimonio etnico-musicale italiano. "Dobbiamo riscoprire diversità e molteplicità, attingendo alle ricchissime tradizioni regionali, mentre attualmente la musica autorale o di nicchia viene tristemente negletta". Lo scrittore Valerio Magrelli ha dichiarato che se mai la letteratura dovesse morire, questo sarebbe sicuramente il momento meno opportuno: l'importante è che all'ispirazione si sostituisca sempre più l'inspirazione (ovviamente dal reale e dal sociale). A Veltroni il compito di tirare le conclusioni. Ha dichiarato che la politica è, almeno in teoria, la più nobile delle attività umane, giacché mira alla soluzione dei problemi collettivi e alla composizione dei conflitti. "Senza la mediazione della politica in ogni situazione di contrapposizione finirebbero per trionfare i più forti e prepotenti". "Ovviamente", ha precisato, "la vera politica non ha nulla a che vedere con la sua forma aberrata di costruzione di carriere individuali." Citando la dichiarazione di un ragazzo sulla lettura ("Guardare la tivù non costa fatica perché le immagini scorrono da sole davanti agli occhi, mentre leggere un libro sì, perché in quel caso bisogna far scorrere gli occhi sulle righe delle pagine!") ha esaltato la capacità degli individui di trasformarsi in forze motrici, contro ogni tentazione di passività. "Un politico - ha aggiunto - ha il dovere di essere ottimista. Il senso critico non deve mai tradursi in disfattismo e autodistruttività". Quanto ai giovani d'oggi, li ha definiti eroi costretti a combattere in un mondo di futilità, dove una politica che si occupi di loro, delle loro energie e della loro creatività è quasi completamente assente. Il nuovo Partito Democratico dovrà saper invertire tale sconfortante tendenza, arginando i tristi fenomeni registrati sinora: fuga all'estero dei migliori cervelli italiani & compagnia bella.
P.S. Dimenticavo: il sito dei tempi nuovi è www.lanuovastagione.it :-/
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La più bella ciclabile del mondo corre lungo i Murazzi qui al Lido di Venezia. Si è a ridosso degli scogli e del mare, ci si riempie i polmoni di iodio, si va avanti per chilometri e chilometri fino agli Alberoni (dove - volendo - si può caricare la bici sul traghetto per l'isola successiva, Pellestrina, e allungare il percorso fino a Chioggia). Ci si può fermare dove si vuole per un bagno, o a prendere il sole, e, last but not least, si possono anche ammirare splendidi esempi di ARTE POVERA come questo coleridgiano "ancient mariner":
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o questi "struzzi di mare":
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o questo affettuoso cagnetto:
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Roba da far schiattare d'invidia gli artisti ufficiali della Biennale d'Arte Contemporanea, non trovate?
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[Foto di A. Bianchi]
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«Care amiche,
è necessario e urgente organizzare quanto prima una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne e so che siamo in molte a pensarlo.
La legge contro la violenza sulle donne è al palo da molti mesi, mentre la vita di molte ragazze e di molte donne continua a essere spezzata, le loro capacità intellettive e affettive brutalmente compromesse. Il femminicidio per 'amore' di padri, fidanzati o ex mariti è una vergogna senza fine che continua a passare come devianza di singoli. Il tema continua a essere trattato dai mezzi di informazione come cronaca pura, avallando la tesi che si tratti di qualcosa di ineluttabile, mentre stiamo assistendo impotenti ad un grave arretramento culturale, rafforzato da una mercificazione senza precedenti del corpo delle donne.
I numeri, lo sappiamo tutte, sono impressionanti:
- Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita.
- La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) o dall'ambito familiare
- Oltre il 90% non è mai stata denunciata. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto, mentre si abbassa l'età media delle vittime:
- Un milione e 400mila (il 6,6% del totale) ha subito uno stupro prima dei 16 anni.
- Solo il 18,2% delle donne è consapevole che quello che ha subito è un reato, mentre il 44% lo giudica semplicemente 'qualcosa di sbagliato' e ben il 36% solo 'qualcosa che è accaduto. (dati Istat)
La violenza sulle donne è accettata storicamente e socialmente. Viene inflitta senza differenza di età, colore della pelle o status ed è il peggiore crimine contro l'umanità. Quello di una parte contro l'altra. La politica e le istituzioni d'altro canto continuano a ignorare il tema pubblicamente.
Senza una battaglia culturale che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo, non sarà possibile attivare un nuovo patto di convivenza tra uomini e donne che tanto gioverebbe alla parola civiltà.
Credo che una grande manifestazione nazionale dove tutte le donne possano scendere di nuovo in piazza a fianco delle donne vittime di violenza e per i diritti delle donne, possa e debba riportare il tema al centro del dibattito culturale e politico. Ma è importante sapere quante siamo, perché per farci sentire dovremo essere in molte.
Vi prego di diffondere quanto più possibile questo appello ad amiche e associazioni e di inviare le adesioni.
controviolenzadonne@gmail.com <mailto:controviolenzadonne@gmail.com+>
controviolenzadonne2@gmail.com <mailto:controviolenzadonne2@gmail.com+>
Un caro saluto a tutte
Monica Pepe*»
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*Capo ufficio stampa dell’Università Roma 3
[Immagine da www.spotanatomy.info/
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.Attingo nuovamente da it.cultura.libri. È un post del 23 settembre scorso, si intitola "Perché l'editoria va a remengo" ed è firmato da tale ROBERTO.
«possedendo le opere complete di borges, ma non piacendomi alcuna traduzione, ho comunque acquistato "discussione" e le due "storie" pubblicate da adelphi. orbene, in "storia dell'eternità", ne "l'arte dell'insulto" e precisamente a pag. 130, sesto rigo, c'è un errore: il fulmine scagliato da Vergas Vila non lascia il bersaglio "immorale", come assurdamente riporta adelphi, bensì "immortale". l'omissione di questa "t" mi ha amareggiato. ancora di più mi ha amareggiato la risposta di adelphi alla mia giusta lamentela: non solo si rifiutano di correggere l'errore perché, dicono, borges avrebbe apprezzato la variazione, ma mi accusano anche di nazismo grammaticale ed onanismo. con ilare sfrontatezza mi hanno confessato che una "t" in meno su cinquemila copie, il risparmio di cinquemila "t", è l'unica cosa che gli permette di andare avanti: che certe opere vengono prodotte costantemente in perdita, che non si rientra dei costi se non risparmiando sulle "t", che è poi la consonante meno necessaria di tutto l'alfabeto. dalle loro statistiche risulta che, ad oggi, solo due persone hanno lamentato l'assenza delle "t", e loro preferiscono perdere due clienti che [aggiungere?] milioni e milioni di "t". io mi chiedo se tutto questo sia giusto, se sia umano, se sia morale. ho sempre avuto in odio quel calasso, ne ho sempre sospettato, e continuavo a comprare i suoi libri solo per il giusto spessore della carta... ma adesso basta.»
Riccardo Ferrazzi, I nomi sacri (romanzo). Scaricabile gratuitamente.
«... Non sai che dal punto di vista erotico le donne si dividono in due categorie?».
«Ah sì? E quali sarebbero?».
«Ma come! Le infermiere e le parrucchiere, no?».
Giorgio, con i gomiti puntati sui ginocchi e la testa fra le mani, si lasciò scappare uno sbuffo di riso. Alberico lo guardò come se fosse un minorato psichico.
«Si vede che non hai mai avuto una storia con un’infermiera, altrimenti non rideresti come un cretino. L’infermiera, caro mio, non dovrebbe mai mancare nell’educazione sentimentale di un bravo ragazzo. Per l’infermiera il sesso è qualcosa di concreto: lei cerca la quantità e non perde tempo con le sfumature. Ci si butta con entusiasmo e non ha schifo o vergogna di niente. È convinta che per ottenere sensazioni forti ci vogliano stimoli forti. E ciò che la eccita sono soprattutto il gusto, il tatto e l’odorato. Per capirci: l’infermiera è l’equivalente della cucina emiliana».
Giorgio rise ancora, con la testa china e le spalle che sussultavano, ma il tono di Alberico, e la sua espressione, non avevano niente di allegro.
«Il rovescio della medaglia è che l’infermiera è prosaica, ha poca fantasia. Se le proponi una stravaganza non è che si tiri indietro, però non ci mette entusiasmo, collabora senza passione, senza inventiva. È come un’attrice che non entra nella parte».
Giorgio alzò la testa e sentì un brivido in fondo alla nuca. Il vapore distorceva la faccia di Alberico in una maschera oscena. Si rese conto, con notevole fastidio, che quello era il volto che immaginava da bambino quando gli raccontavano storie di orchi. Il volto di suo padre quando lo picchiava.
«All’estremo opposto, agli antipodi, c’è la parrucchiera. Per lei il sesso è mistero e fantasia. Si eccita a base di immagini e parole, perché la sua sessualità è cerebrale e si esalta soprattutto con le provocazioni. Il suo gioco preferito è trasgredire un divieto e pretendere di non averlo fatto. Adora rotolarsi nella libidine per poi proclamarsi casta e pura: gran signora in pubblico e puttana a letto. L’infermiera preferisce la nudità esibita? La parrucchiera vuole essere spogliata con la violenza o con l’inganno. Le piace soffrire e far soffrire. Per l’infermiera il sesso è un piacere naturale e andrebbe fatto al sole, en plein air; per la parrucchiera è un tormento artificiale e va praticato a luci basse, in una cella insonorizzata e chiusa a chiave. Capisci? Infermiera e parrucchiera sono il giorno e la notte, la realtà e la fantasia, la vita e la morte».
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Il resto qui:
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.(Lucio a Urbino)
Intanto Urbino, dove molti anni fa conseguii le mie prime due lauree (una in lettere, l'altra in lingue e letterature straniere) è magnifica e vale comunque un viaggio. Poi avevo con me l'amico inglese Francis Loney che si era dichiarato subito entusiasta alla proposta di seguirmi nella città di Raffaello e così, dopo le soste di rito lungo la Romea (= abbazia di Pomposa, San Vitale a Ravenna, Sant'Apollinare in Classe) abbiamo raggiunto in auto l'economicissimo "I canonici" reperito in rete. A dire il vero il suddetto B & B si è rivelato un po' perso nelle campagne, ma in compenso accogliente e pulito. A Francis è piaciuta molto la ruralità della location.
La prima delle Tre Giornate, venerdì 28, è iniziata con la cosiddetta "Accoglienza" dei partecipanti, che si sono ritrovati ammassati in un budello di corridoio al piano E nel sottosuolo di Magistero Nuovo, con la preoccupazione di doversi iscrivere a ben 6 seminari diversi a testa, al ritmo di un partecipante ogni quarto d'ora. Per fortuna è stato l'unico momento di caos. La sorpresa maggiore, per me, è stata sentirmi chiedere, al momento in cui ho dovuto dichiarare il mio nome: "Un omonimo del blogger di Cazzeggi Letterari?"
Come non arrossire di piacere?
"No, il blogger in carne e ossa!" ho risposto con fierezza, mentre tra me e me mi dicevo: "Era dal lontano anno in cui fui intervistato da Tele Alpi Apuane che non mi sentivo così famoso!" (Ero stato mandato a Pontremoli da Orietta Fatucci di Einaudi Ragazzi a ritirare il premio Bancarellino per conto della vincitrice Sheila Gordon, impossibilitata a farlo di persona. Ero il traduttore del suo "Aspettando la pioggia".)
Alle 14.30, comunque, traduttori, editori, editors, studenti di lingue eccetera sono affluiti nell'aula magna del piano E ad ascoltare l'introduzione dell'attivissima Ilide Carmignani e il saluto del rettore dell'università, l'insigne francesista Giovanni Bogliolo, che ha ricordato come fin dalla giovinezza tenga per proprio divertimento uno stupidario in cui annota i più esilaranti strafalcioni commessi dai traduttori. Ha ammesso, tuttavia, di trovare sempre meno materiale da aggiungere alla propria collezione man mano che gli anni passano, segno evidente di una tendenza all'innalzamento del livello di qualità delle traduzioni:- /
L'altro dei due organizzatori, Stefano Arduini, ha poi evidenziato quanto pesantemente l'italiano dei traduttori influenzi - nel bene e nel male - la lingua italiana di oggi, considerando che due libri su tre sono opere tradotte.
Alle 15 e 30 c'è stata la conferenza in lingua estone di Peeter Torop, interrotta ogni tre parole dalla traduzione simultanea di un mestissimo Bruno Osimo. Pare che 'sto Torop sia un'eminenza internazionale nel campo della traduttologia, ma devo confessare di non avere mai letto i suoi saggi. Grande spreco di termini quali "interlinguistico", "intralinguistico", "intersemiotico", in ogni caso.
È seguita la premiazione di Yasmina Melaouah, traduttrice di Pennac, cui non è parso vero di poter leggere un interminabile pistolotto sui tormenti e sulle estasi dei traduttori, paragonati di volta in volta a velieri, piloti, esploratori e via discorrendo. Comunque molto tenera e molto applaudita.
Sicuramente più caustica di lei si è rivelata, effondendosi sullo stesso mestiere, Marisa Caramella. A quanti volevano sapere come si diventi "traduttori" ha risposto che nel suo caso, guardacaso, aveva fatto tutto il Caso. Sempre per caso si era poi ritrovata promossa dall'umile ruolo iniziale di traduttrice a quello di redattrice e infine di potente editor della Mondadori, incaricata di acquistare i libri da assegnare in traduzione. Eccheccaso! Il suo seminario si intitolava, appunto, "Come affrontare una prova di traduzione per un editore". Tra i suoi consigli, innanzitutto, quello di inviare curricula brevi e di facile lettura, ma anche stuzzicanti e concreti. Il candidato traduttore, se invitato ad affrontare una prova di traduzione, deve evitare come la peste i cosiddetti "false friends" (= non deve tradurre "ape" come "ape", anziché come "scimmia", "ostrich" come "ostrica", anziché come "struzzo", "actually" come "attualmente" e così via) in modo da non dare l'impressione di essere talmente pigro da non controllare nemmeno il significato delle varie parole sul dizionario. In caso di contestazioni da parte della redazione, inoltre, non deve mai mettersi in posizione di eccessiva difesa, e ancora meno di offesa. Un errore fatto, ha mormorato la Caramella sulla falsariga della Gertrude Stein di "Una rosa è una rosa è una rosa", è un errore un errore un errore, inutile menare il can per l'aia. Il bravo traduttore, infine, deve evitare per quanto possibile di cadere nel cosiddetto "traduttorese": nessun giovane d'oggi "si reca" in discoteca, semplicemente ci "va". Tradurre, secondo la Caramella, è un "prendere decisioni" (di natura traduttoria, ovviamente), lasciandosi un po' guidare dalla primordiale incoscienza di quando si è ancora digiuni di teorie della traduzione:- )
Il giorno dopo è stata la volta di Susanna Basso, traduttrice di Ian Mc Ewan, K. Ishiguro, Angela Carter, Tobias Wolfe, Jane Austin, Wilson Harris, Dominic Cooper, Alice Munro. Per essere concreta la Basso, che si era ornata il polso destro di un finto garofano (l'ho appurato andandolo a toccare alla fine della lecture), ha distribuito fotocopie con passi di opere di Donal McLaughlin, Ian McEwan (da "Saturday", per l'esattezza) e altri. Ci ha narrato le angosce di quando si trovò a dover tradurre due tonalità di verde in un contesto di abbigliamento degli anni '50: il "lime green" (verde limetta, improponibile alla lettera: nessun italiano avrebbe mai parlato di un abito color verde limetta, a quei tempi) e l' "avocado green" (altrettanto improponibile se tradotto alla lettera: nessun italiano avrebbe mai parlato di un abito verde avocado, per il quale nell'originale si intende - peraltro - non già il colore della scorza, bensì quello della polpa). Alla fine, nella sua traduzione, il verde limetta diventò "verde pistacchio" ("Non suona un po' pacchiano?" ho obiettato io) e il verde avocado "verde Chartreuse", su suggerimento di sua sorella. Pistacchio o non pistacchio, comunque, Susanna Basso mi è parsa estremamente colta, profonda e raffinata. Una traduttrice con i fiocchi.
Ena Marchi di Adelphi (nulla a che vedere con Vanna Marchi, a parte la pettinatura, tengo a precisare) ha parlato soprattutto di "revisione di una traduzione". Questi i suggerimenti essenziali per una buona revisione:
1) Restaurare l'integrità dell'originale. Anche al miglior traduttore accade di saltare non solo delle parole, ma persino intere frasi.
2) Restaurare, nella misura del possibile (e nel caso in cui il traduttore l'abbia arbitrariamente anziché giudiziosamente alterata) la punteggiatura dell'originale e la scansione dei paragrafi; tenendo conto, tuttavia, che ogni lingua ha regole peculiari di punteggiatura che non sempre vanno riprodotte.
3) Verificare che il traduttore non abbia indebitamente sinonimizzato le ripetizioni laddove queste rappresentino una consapevole scelta stilistica dell'autore.
4) Snidare implacabilmente i calchi della lingua di partenza, i faux-amis e le espressioni idiomatiche che il traduttore non abbia riconosciuto come tali.
5) Verificare le scelte sintattiche del traduttore. La struttura sintattica di una lingua è idiomatica e non va riprodotta nella lingua d'arrivo, la quale ne ha una sua propria.
6) Verificare costantemente la tenuta del registro linguistico del testo di arrivo.
7) Eliminare allitterazioni, omoteleuti e cacofonie sfuggiti alla rilettura del traduttore.
8) Controllare scrpolosamente citazioni, nomi di personaggi, di luoghi, di opere, date, unità di misura, insomma tutti quei dettagli che spesso il traduttore non ha il tempo o la possibilità di controllare.
La Marchi mi è parsa vivace, decisa, temperamentosa, ma mi sono dimenticato di chiederle chi le abbia messo quello strano nome (Ena):- )
Alessandra Bazardi ha illustrato in modo piacevolissimo e spigliato i requisiti del traduttore delle collane Harmony, di cui è responsabile. Innanzitutto, ha detto, è bene che si liberi dei pregiudizi e provi un fondamentale rispetto per il genere. Dal 1981 in poi il romanzo rosa si è arricchito di produzioni sempre più articolate: Jolly, Destiny, Temptation, Top Historical, Extreme Noir eccetera, spaziando dal romantico al passionale, dal lievemente piccante al ricco di suspence e così via, per un totale di 650 nuovi titoli l'anno, quasi tutti importati dall'America e dal Canada e parallelamente tradotti in ogni parte del mondo. Il venduto mensile in Italia è di circa 130.000 copie, per una media di 12.000 a titolo. Il settore maggiormente in crescita è quello dei grandi romanzi storici, soprattutto di quelli ambientati nel periodo Regency. Il romanzo rosa o d'amore deve essere facile, intrigante, veloce da leggere (in due ore circa), rassicurante (LUI e LEI, alla fine, dovranno stare insieme), capace di far immedesimare e sognare la lettrice. Il canovaccio è fisso: incontro (o reicontro), innamoramento, passione, ostacolo (di varia natura: sociale, economico, legato a una differenza d'età eccetera), superamento, lieto fine. Al traduttore si chiede di essere un po' anche redattore, capace di "adattare" gli originali alle esigenze e alle aspettative delle lettrici italiane, tagliando o semplificando o sintetizzando dove occorre eccetera.
L'ultimo seminario che ho seguito è stato quello di Delfina Vezzoli, traduttrice di DeLillo, Pirsig, Nin, Rhys, Ginsberg, Golding, Brodkey, Vonnegut, McGrath, Theroux, Ballard… sulla voce narrante. Mascolina, un po' incazzosa, anche la Vezzoli come la Basso ha distribuito fotocopie con passi su cui discutere. Uno di questi si intitolava "I feel bad about my neck". "Come lo tradurreste?", ci ha domandato. Dopo aver dato un'occhiata al contesto, ho azzardato "Il complesso del collo". Non è parsa entusiasta. Un altro uditore ha proposto "Problemi di collo". Le è piaciuto abbastanza. Una terza "Tra-collo": l'entusiasmo di Delfina è salito alle stelle.
Quindi siamo passati al James Salter di "A sport and a pastime". Delfina ci ha chiesto di tradurre la frase: "It seems these luminous days will never end". Ho buttato là senza riflettere: "Questi giorni luminosi paiono non avere mai fine". Delfina è scattata in piedi come un pupazzo a molla e mi ha dato del pascoliano puro. "'Paiono' è arcaico, non si usa più!", ha gridato. "A me PARE che il verbo parere si usi ancora", ho ribattuto. "Non certo alla terza persona plurale del presente indicativo", ha insistito lei. E si è talmente alterata che ho dovuto darle ragione. "Okay, mi arrendo", ho concluso. "Il verbo 'sembrare' è senz'altro più indicato". ("Ubi maior, il minore è un cesso", diciamo qui al Lido di Venezia nel tipico dialetto locale:-) ).
A proposito, come vi paiono questi miei appunti? Un po' raffazzonati, vero? Be', forse non avete tutti i torti...
P.S. Mi sono dimenticato di dire che, durante un intervallo, ho chiesto a Elena Dal Pra, bella ragazzona incaricata di rappresentare Mondadori Reference (= il settore dizionari), come mai non fosse venuta anche la pur annunciata Margherita Forestan. "Perché, la conosce?", mi ha domandato a sua volta. "Certo, è un mio personaggio!", le ho risposto. "Me la saluti. Anzi no. Potrebbe picchiarla... "
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[Foto di Francis Loney]
(Urbino)
Eccomi di ritorno dalle Giornate della Traduzione Letteraria e quindi da Urbino, ancora un po' frastornato dal viaggio. Posso dire che, nel complesso, ne è valsa la pena. Ho seguito con vivo interesse i seminari di Susanna Basso (Einaudi), Marisa Caramella (Mondadori), Ena Marchi (Adelphi), Alessandra Bazardi (Harmony), Delfina Vezzoli (Feltrinelli), l'intervento finto-demenziale di Paolo Nori (autore e traduttore), la premiazione di Yasmina Melaouah (traduttrice di Pennac), la conferenza di Peeter Torop con traduzione simultanea di Bruno Osimo, le tavole rotonde con Renata Colorni, Elena Dal Pra, Enrico Ganni, Martina Testa, Mario Cannella, Maurizio Trifone eccetera. L'impressione generale è stata che, nelle case editrici e in particolare nell'ambito della traduzione letteraria, lavori gente con i controcoglioni.
Assenti, purtroppo, Alberto Rollo e Margherita Forestan. La battuta più bella è stata quella di Renata Colorni. Ha raccontato che, dopo aver dedicato sette interi anni della propria vita alla traduzione e alla cura dell'opera omnia di Freud, sentendosi chiedere dall'editore di ripetere lo sforzo per Jung rispose: "Eh, no. Non faccio la puttana di professione!"
Ma ora ho fretta. Aggiungerò altri dettagli nei prossimi giorni:-)