"... Un piccolo sommovimento attraversa nell´ultimo paio d´anni il mondo dell´editoria e il suo nome è book trailer, piccolo video promozionale modello cinema veicolato essenzialmente dalla rete (leggi: YouTube). «Letteralmente un trascinatore di libri», come ama definirlo Grenar, nome d´arte di un filmaker e narratore di Mola di Bari [il nome vero è Gianfranco Recchia, n.d.r.]che, ad esempio, ha realizzato la prima recensione video di un libro, La tana della bambina con i capelli a ombrellone [In realtà: Tana per la bambina con i capelli a ombrellone, n.d.r.](romanzo prima nella versione online di Vibrisselibri. net e, poi, acquisito dalla Rizzoli). I pugliesi hanno da subito sentitamente aderito a questo trailer per libri, realizzando anche il primato: il primo book trailer originale di un libro di poesie. L´opera in questione è L´incanto delle macerie (Icaro) di Rossano Astremo, 'filmata' da Giovanni Currado su musiche di Francesco Giannico. «Il mio book trailer - racconta il poeta di Grottaglie - è stato mandato online sette mesi dopo l´uscita del libro. Ha dato nuova attenzione al libro, anche in termini di vendita. Lo porto sempre con me, lo propongo prima delle presentazioni perché amo superare le barriere tra le forme espressive e non sono per la poesia pura». Il book trailer mostra una coppia imprigionata a letto e quasi affacciata sui disastri del mondo ed anche sul proprio stare, soli e 'mediatizzati', senza gioia. In sovrimpressione, i versi. Infatti, imprescindibile è l´accostare la parola scritta e/o recitata alle immagini.
Tra i pionieri nella sezione narrativa in Italia bisogna ricordare il leccese Nino D´Attis che per il suo Montezuma airbag your pardon (Marsilio editore) ha voluto un trailer, firmato C-Music, d´impatto dove l´uomo è, come un cane, legato alla catena. «Sia che paghi, sia che rubi/ la gente è la merce» si ribadisce dal filmato.
E Uomini e cani (Isbn) è il titolo di libro e book trailer dello scrittore di Manduria, Omar Di Monopoli. «In realtà ho realizzato un book trailer cannibalizzando immagini, informazioni e musiche prese in giro. Lo trovo uno strumento molto importante, lo uso a tutte le presentazioni perché comunica qualcosa in più, immerge nell´atmosfera del testo. Trovo strano, piuttosto, che la televisione non si sia ancora impadronita di questo strumento». Molto televisivo e commerciale è invece il book trailer della Cambusa (Rizzoli) di Tommy Di Bari e Fabio Di Credico. Brevissimo (29 secondi appena) e molto più vicino a uno spot, un consiglio per gli acquisti con un montaggio veloce di estratti dalle recensioni e copertina in ampia evidenza.
Mentre mocciano, quasi amatoriale, quello che accompagna l´uscita di Non è più tempo della salentina Martina Gentile (Luca Pensa editore) con due ragazzi mano nella mano. Al book trailer si sono recentemente affidate anche altre due case editrici locali. La Besa per Millenovecentosettantasette fantasmi armati di Roberto Saporito e firmato da Nick Tambone nel quale si privilegia la riproposizione della copertina e si monta con immagini di repertorio. Palomar promuove Tutto procede in perfetto disordine del massafrese Gianluca Antonacci, lavoro molto vicino a un pezzo di videoarte con ampi bagni in atmosfere techno.
Un discorso a parte merita il book trailer dedicato al romanzo Otranto, pubblicato da Roberto Cotroneo nel ´97. Francesca Fantini e Francesca Nestola, le due autrici, ne hanno fatto la propria tesi di laurea. In questo caso con buona capacità visiva, trasformando in immagini le suggestioni meridiane contenute nel libro, dal martirio degli idruntini nel 1480 al mistero del mosaico della cattedrale.
Tornando, infine, a Grenar, anche autore di un saggio sui book trailer e sulle loro diverse forme (www. grenar. info). «La possibilità di contatto del book trailer è enorme - conclude - Con budget minimo di poche centinaia di euro è possibile realizzare un video che totalizza anche centomila visioni, in tutto paragonabile a uno spot che va in televisione e certamente più redditizio per le case editrici di un giro di presentazioni dell´autore». Autore del romanzo Signori briganti, in finale al premio Calvino e in attesa di editore, sta per realizzare un "trascinatore" del libro Una tragedia negata di Demetrio Paolin, in uscita a gennaio per le edizioni Il maestrale. Mentre la sua videorecensione indipendente di Tana per la bambina dai capelli a ombrellone di Monica Viola è stata richiesta dalla Rizzoli in occasione del lancio del romanzo all´inizio del 2008."
EUGENIO DE MEDIO, come sapete, è l'autore di "NENIO" :
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ma, come forse non sapete, è anche un notevole pittore. Altre sue opere qui:
Se vi volete 'bbene, ma proprio 'bbene 'bbene, regalatevi un suo quadro per Natale:- )
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."Non era la prima la Spantégala & C. ma la terza casa editrice alla quale Nicotrain prestava i suoi preziosi e rabdomantici servigi di correttore di bozze prima e di redattore poi. Correttore, redattore, due mansioni e due nomi astrusi, esoterici ai più. Il nome annebbia la funzione. Un po' come oggi si eufemizza, si aulicizza, e l'antico e bonario bidello si insigna della targhetta di operatore scolastico e il buon vecchio spazzino o netturbino - ma guarda un po' che bell'etimologia, pulitore dell'urbe - di operatore ecologico, e magari il lavacessi assurgerà prima o poi al soglio di operatore urino-coprico e il lavapiatti a quello di operatore posato-stoviglico, mavalà... Nel fondo sostanziale, al di là della prosopopea nominalistica, il correttore di bozze emendava (emenda anche oggi?) i testi dagli errori di stampa umanamente fisiologici nel passaggio dal foglio battuto a macchina dall'autore alla bozza storchiata dalle righe ribattute in piombo dal tastierista della linotype (l'affascinante antenata meccanica del computer). In un ipotetico argot dei diretti interessati, il ruolo del correttore sarebbe meglio identificato, tolta la tara delle etichette e venendo all'osso netto, come mondariso, trovapulci, robespierre dei punti neri. Il redattore invece aveva - e non sarebbe fuori luogo scomodare Cartesio per toglierci dal dubbio se ancora ce l'ha - la delicata missione di darci il giusto taglio e piega ai discorsi degli autori (che non di rado hanno i capelli ribelli e spesso con le doppie punte) per cui, sempre in un realistico argot, il suo lavoro sarebbe semplicemente quello di raddrizzabanane, taglia-e-cuci, imbastitore di pezze (anche al culo, perché no?, ma con rammendo quasi invisibile) o anche, per gli snob o i più intellettualini, branoterapeuta, dove c'è anche il gusto del calembour."
(Andrea Comotti, L'organigramma, Vibrisselibri editore, pp. 14-15)
Scarica e leggi il libro (file Pdf da 3.320 kb).
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(Il coordinatore del comitato di lettura di Vibrisselibri nella sala riunioni dell'associazione)
Vi piace leggere? Volete dare una mano al comitato di lettura di Vibrisselibri? È un'occasione imperdibile: NON SI GUADAGNA NIENTE e - in più - chi collabora come lettore non può parallelamente proporsi anche come autore. Il bando è qui:
http://www.vibrisselibri.net/?p=302#more-302
Scrivete fiduciosi, dunque, a
comitatodilettura.vibrisselibri@gmail.com
Se sarete sufficientemente sfortunati, nel giro di pochissime ore potrebbe arrivarvi tra capo e collo un manoscritto da valutare:- /
(Italo Calvino)
Nel 1989, quando la sede torinese de "L'INDICE" era ancora in via Andrea Doria 14, la giuria del Premio Calvino - paradossalmente - non premiò il racconto "L'elefangelo", che lo stesso Italo Calvino aveva ispirato allo scrittore Vitalino Calò nel corso di una seduta di scrittura medianica.
Qui i dettagli:
http://www.carmillaonline.com/archives/2007/11/002448.html
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[Immagine da www.anisn.it/.../
Dopo l'analisi mariopraziana del Beowulf letterario [vd post di ieri], passiamo oggi alle novità introdotte dal regista Zemeckis, sperimentatore inesausto e implementatore di un progetto «al centro del quale c'è la consumazione, la metamorfosi e di fatto la fine del "corpo" dell'attore», come osserva il mio critico cinematografico di fiducia Roberto Pugliese sul Gazzettino del 19 novembre scorso. «Si badi», precisa Pugliese, «del "corpo", non della "presenza", che anzi viene ricalcata, esaltata, enfatizzata proprio attraverso la tecnica apparentemente più "antiumanistica". Lo scopo ultimo è riflettere crucialmente sulla "falsificazione" del reale e sulla sua manipolazione (potremmo in tal senso definire Zemeckis il più wellesiano dei registi americani di oggi), e più drasticamente ancora sull' "impostura" stessa del cinema, facendone però risaltare con tutte le risorse disponibili anche le possibilità imaginifiche e fantastiche.»
La premessa era stata:
«Robert Zemeckis è sicuramente il regista che meglio di chiunque altro, oggi, ha presente la crisi evolutiva del cinema (sia per quanto riguarda i suoi supporti tradizionali che le forme produttive) e la trasformazione radicale delle sue leggi di fruizione. Dunque ha scelto di percorrere la strada più rischiosa: quella del massimo di sperimentazione, di laboratorialità, strettamente connesse al massimo di intrattenimento e di spettacolo.»
Ma vediamo che cosa ROBERTO PUGLIESE dice del film:
«... [Beowulf] è un personaggio archetipico, dove si fondono Sigfrido e Artù, miti nordici e leggende trobadoriche, influssi celtici e pulsioni protocristiane: si tratta di una materia avventurosa, magica e cavalleresca cui si abbevereranno in tanti, dal Wagner del "Ring" al Tolkien del "Signore degli anelli". Draghi e dèmoni, spade invincibili (da Excalibur a Notung...) e vergini da salvare, oscuri antri dove scovare i mostri e vette innevate da un inverno senza fine. La sceneggiatura del fumettista inglese Neil Gaiman e del canadese Roger Avary convoglia questa materia in una sintesi antologica di situazioni, puntando però diritto all'enunciazione del vero cuore del mito: il marinaio svedese Beowulf (Ray Winstone), un po' smargiasso un po' incosciente, che ha accettato di difendere il popolo dell'anziano e bonario re danese Hrothgar (Anthony Hopkins) dagli orripilanti assalti del dèmone Grendel (irriconoscibile Crispin Glover, già padre di Michael J.Fox nel primo "Ritorno al futuro"), è in realtà un "impostore" non a caso malvisto da Unferth, consigliere spirituale del re (John Malkovich), ed è un uomo che - succeduto al trono al vecchio Hrogarth e marito non proprio fedele dell'infelice regina Wealthow (Robin Wright Penn) - ha millantato una leggenda non vera. Infatti non ha affrontato e ucciso la madre di Grendel (Angelina Jolie), affascinante e insieme orrida sirena del male, ma se ne è lasciato sedurre, generando in lei un figlio che si rivelerà alla fine il Drago-Nemico ultimo da affrontare, combattere e distruggere. Lasciando tuttavia dietro di sè incertezza e ambiguità, perché anche il fedelissimo Wiglaf (Brendan Gleeson), suo compagno di mille battaglie, soccomberà forse al fascino perverso della sirena malefica. In altre parole Beowulf è qui un personaggio alle prese con i propri dèmoni interiori (l'ambizione, la vanità, la lussuria, il potere), quindi tutt'altro che un titano dell'audacia o un sanguinario virtuoso del combattimento. La rilettura del personaggio è dunque radicale e critica, pur consapevole dell'enorme popolarità di cui esso gode tra gli amanti del fantasy, anche grazie a serie fumettistiche e fortunati videogames. Siamo cioè distanti anni luce dal mediocrissimo precedente cinematografico del '99 a firma di Graham Baker con Christopher Lambert (già Highlander), mentre sarebbe invece interessante conoscere la più recente (2005) versione realizzata in Islanda da Sturla Gunnarsson, "Beowulf & Grendel", dove il protagonista è interpretato da quel Gerard Butler che subito dopo sarà Leonida nel ribollente e truce "300" di Zack Snyder. Il riferimento a quest'ultimo e al suo successo nel filone "dark-cartoon-fantasy-storico", serve per capire meglio le scelte di Zemeckis. La tecnica della performance capture, ovvero girare dal vero con gli attori collegati a centinaia di sensori per poi rimodellarne fattezze ed espressioni in sede digitale, è necessaria per concedersi una libertà di movimento e una stupefazione di sguardo ed effetti che in "Polar Express" erano appena accennati. Si veda, qui, l'assalto iniziale di Grendel al castello di Hrogarth, dieci minuti di "splatter" iperbolico da togliere il fiato, o le evoluzioni compiute dalla macchina per evitare le zone "proibite" del nudo integrale di Winstone durante la sua lotta col mostro, o ancora la battaglia volante finale con il drago. Ma la riproposizione computerizzata di volti noti (e corpi, a cominciare da quello nudo e dorato della Jolie, con tacchi altissimi al posto dei talloni) anche se corre i suoi rischi ad esempio impedendo ai personaggi di guardarsi negli occhi, sembra paradossalmente rivolta ad un approfondimento psicologico, malinconico e fatalistico che si riallaccia direttamente alla natura originaria della fonte letteraria. Certo, "Beowulf " andrebbe visto in versione originale (nell'adattamento italiano di Marco Mete, ad esempio, il personaggio di Grendel alterna il doppiato ad alcune parole in inglese arcaico...) e con i supporti necessari alla percezione dell'immagine tridimensionale (possibile solo nelle sale dotate del sistema Imax 3D); tuttavia anche una visione "normale" ne marca la differenza col cinema parallelo, per genere e argomento, improntato ad un bellicismo "dark", gioiosamente efferato e sostanzialmente mortuario, di cui il pur pregevole "300" è il manifesto. Anche se sembra garantire tutti gli ingredienti classici del genere (a cominciare dalla partitura musicale altisonante e corale del fedelissimo Alan Silvestri) "Beowulf " è in altri termini la storia adulta e piena di rimpianto di un eroe in declino, il cui mito dovrà presto cedere il posto ai martiri dell'era cristiana, come viene osservato in una non casuale battuta che rivela anche l'imprinting lucidamente laico, storicistico e antispiritualista di Zemeckis: il guerriero vichingo venuto dal mare è un uomo che ha ingannato tutti tranne se stesso, e il cui destino ci viene tramandato attraverso un ulteriore travestimento, quello reso possibile dalle tecnologie digitali più sofisticate, che sicuramente ne modificano, amplificandola, la naturalezza del "corpo" ma altrettanto certamente ne restituiscono in filigrana i turbamenti dell'anima.»

«Il monumento più importante della letteratura anglosassone, e al tempo stesso il più antico poema epico tramandatoci nelle letterature germaniche, è BEOWULF (composto alla metà dell'VIII sec. da un anglo, trascritto, per la copia che possediamo - MS Cotton Vitellius A XV, dell'ultima parte del X sec. - da amanuensi del Wessex), che allude ad avvenimenti del V e del VI secolo: l'Inghilterra non vi è nominata affatto. Scandinavo per contenuto, il poema è però caratterizzato da quell'attenuazione dei lati più violenti della saga che è tipica dei rimaneggiamenti anglosassoni dovuti a ecclesiastici. Il tono prevalentemente malinconico, il colorito crepuscolare, circonfondono d'un vago pessimismo la gesta eroica, quasi a mostrare la vanità d'ogni cosa terrena. Il poema, in poco più di tremila versi di cospicua magnificenza barbarica (la cui tecnica è a suo modo raffinata come quella della gioielleria anglosassone dell'epoca) narra come Beowulf, nipote del re dei Goti, venisse in aiuto del re di Danimarca, la cui reggia era infestata dal mostro Grendel, uccidesse il mostro e sua madre; come cinquant'anni dopo, in un simile conflitto con un drago, l'eroe, pur vittorioso, perdesse la vita. Il punto culminante del poema è la decapitazione di Grendel e la discesa di Beowulf alla caverna dei mostri; la battaglia col drago non appartiene al nucleo originario del racconto; il tema essenziale della seconda parte è un'elegia per la morte d'un eroe. Delle inserzioni di materiale non pertinente, la più dannosa all'economia del poema è quella che contiene l'episodio di Finn, ma certe contraddizioni e variazioni di stile sono insufficienti a giustificar la teoria che l'autore del poema fosse un mero compilatore. È pure da escludersi (per la forma dei nomi propri e pel carattere cupo e solenne della narrazione) che si tratti di versione dall'antico norvegese, né si può affermare che certe vaghe simiglianze di trattamento con l'Eneide implichino necessariamente conoscenza e tanto meno deliberata imitazione del poema virgiliano. Più preciso è l'influsso dell'epos classico sulla Battaglia di Maldon, poema della fine del sec. X, che per il soggetto (la morte del prode guerriero Byrhtnoth nella battaglia contro i Danesi a Malton nell'Essex, nel 991) ha un'aria di famiglia con la Chanson de Roland, benché da questa si distingua per l'assenza di trasfigurazione leggendaria. Paragonato con Beowulf, questo poema ci mostra quanta strada avessero fatto nel frattempo i sentimenti cristiani; mentre Beowulf in punto di morte si rallegra di non aver mai commesso tradimento e di non esser mai venuto meno al suo popolo, Byrhtnoth si raccomanda alla mercé di Dio, senza pensare ai propri meriti.» (Da "Storia della letteratura inglese", di Mario Praz, Sansoni editore 1968, pp. 10-11)
Scriveva ieri Loredana Lipperini in Lipperatura
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/11/22/pillole/#comments:
«La domanda del giorno viene da un ragazzo intorno ai diciassette:
“Va bene tutto: ma perchè non volete più mettere la minigonna dopo aver tanto lottato per poterla indossare?"»
Non ho resistito alla tentazione di commentare:
«Anche la tenuta di Angelina Jolie in Beowulf di Zemeckis non è male, malgrado sia la cattiva della situazione (cfr. il detto del tempo degli eroi in Danimarca: "Chi dice donna, dice danno":-) )»
Ovviamente il film Beowulf ha ben poco a che spartire con il poema dell'VIII secolo, ma visto con gli occhialetti 3D ha un suo innegabile appeal:- )
Volete risentirne la musica? Visitate il sito ufficiale:
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[Immagine da http://nymag.com/images/2/daily/entertainment/07/11/16_jolie_lgl.jpg ]
(Gianfranco Recchia)
«Nel tempo antico la Madonna viaggiava per conoscere il Creato. Si era unita a una carovana di zingari colorati. Aveva imparato le loro arti: lanciava pugnali e suonava il violino con la stessa abilità, preparava tisane per guarire i malati, fabbricava giocattoli di legno che poi venivano venduti nelle fiere. Per tenere lontani i maschi si comportava da lupa che sottomette i mariti: portava pantaloni di fustagno retti da bretelle, una camicia appena aperta sul petto, pugnali sia in bella vista che nascosti. Trattava male tutti, ma tutti la adoravano. La chiamavano Madonna Lupa, e lei andava fiera di quel nome. Un giorno si scatenò una terribile tempesta. Gli zingari in viaggio dovettero fermarsi e far cerchio coi carri. Erano vicinissimi a uno strapiombo lungo la costa, ma non vedevano il pericolo poiché il cielo era nero. Uno zingaro, uscito sotto la bufera per ascoltare l’urlo del mare, a un tratto lanciò un grido d’allarme: nel mare c’era un vascello che le onde stavano sfasciando; uomini e donne aggrappati ai legni lottavano per sopravvivere.
– Affogheranno tutti! Aiutiamoli! –, gridò qualcuno.
Nessuno disse: “È una follia!”.
Nessuno disse: “Il loro destino è segnato, stiamocene al sicuro”.
Il primo zingaro si spogliò in un lampo e si tuffò. Volò per molti metri e riuscì a scansare le rocce appuntite. Dopo qualche bracciata sparì per sempre sotto le onde.
– C’è una bambina con loro!
Questo bastò al secondo e al terzo zingaro per tuffarsi. Anche loro scansarono le rocce, anche loro affogarono. Andò così anche per gli altri. Intanto la Madonna Lupa pregava, ma gli zingari affogavano. Piangeva, ma gli zingari morivano. Allora la Madonna Lupa cominciò a piangere sangue, un torrente di sangue che scese lungo lo strapiombo, si solidificò e diventò roccia, creò appigli, sentieri di rocce nere grazie ai quali la gente del vascello trovò la salvezza. Quindi la Madonna Lupa trasformò tutti i morti in santi; per rispettare la loro natura di girovaghi di mare e terra li fece protettori delle carovane. I naufraghi erano strani. Pelle, occhi, colori, lingua, tutto in loro veniva da lontano. La Madonna Lupa li benedisse. Sapeva che la loro stirpe avrebbe molto sofferto. Sorrise alla creatura più piccola, una bimba ancora in fasce, dagli occhi grandi e color caffè, bellissima. Subito alla bimba spuntarono alcuni dentini. I sopravvissuti si unirono, mescolarono il sangue, tant’è vero che poco lontano dal luogo del disastro fondarono Gorka. Nel corso degli anni riuscirono a costruire una piccola chiesa incastrata nello strapiombo, che fu dedicata a Nostra Signora delle Rocce Nere. Lei, la Salvatrice, continuò il suo viaggio. Poiché vasto era il creato, ma tondo, tutti sapevano che sarebbe tornata prima o poi sotto altre forme. Come zingara lupa, forse, o come angelo delle notti, o come bambina bellissima e dagli occhi color caffè.»
(Da Gianfranco Recchia, SIGNORI BRIGANTI, finalista al Premio Calvino di quest'anno, in attesa di un Grosso Editore).
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[Immagine di Grenar da www.bombasicilia.it/
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La Madonna, in teoria, dovrebbe essere una sola, in pratica se ne contempla e prega un'infinità di Varianti: di Fatima, di Lourdes, di Loreto, di Mediugorje, del Pilar, di Guadalupe, del Cammino, del Rosario, della Neve, della Misericordia e chi più ne ha più ne metta.
Quella che si festeggia oggi qui a Venezia ha un nome impegnativo:
MESOPANDITISSA
(grosso modo: "Mediatrice di Pace"): è la Madonna Nera collocata all'interno della Chiesa di Santa Maria della Salute. Proviene da Creta e fu portata a Venezia dal doge Francesco Morosini nel 1670 quando dovette cedere l'isola ai Turchi.
[Altre Madonne Nere in Italia qui: http://www.astercenter.net/Madonne_Nere.htm ]
La basilica veneziana, progettata dal Longhena, sorse come ex voto per la liberazione della città dalla pestilenza che tra il 1630 e il 1631 si portò via quasi cinquantamila abitanti, un po' come era avvenuto in precedenza per la chiesa del Redentore, legata alla peste del 1576.
Altri dettagli storici qui:
http://www.veniceguide.net/salute.htm
Il cantautore veneziano Alberto D'Amico
ha accennato più volte, nelle sue canzoni, alla peste e alla Madonna della Salute. Si veda l'album-capolavoro «ARIVA I BARBARI» con il noto excursus storico e la canzone "Mama Madona dei venessiani".
Cito una strofa da "Venessia patria mia diletta":
"Scampemo scampemo che 'riva la peste
rancura le robe dentro le seste
coversi el fio con un pano de lana
canta Luisa che fassa la nana
canta che i angeli buta 'na corda
che se tiremo su da 'sta merda
dormi bambin che 'ndemo su le stele
domani la Madona te da le caramele."
Il verso "Mama Madona salva Venessia" è stato ripreso anche dal Comitato de Salute Pubblica contro el sachejo e dirocamento de Venessia:- )
"Mama Madona, salva Venessia! Solo da Ti, nel Nome de To Fio, nialtri venessiani podemo sperar salvessa come tante volte nei Secoi passai... "
http://www.ourvenice.org/index.php?hlangs=ve
Anche quest'anno i veneziani potranno percorrere il tradizionale ponte di barche eretto sul Canal Grande e andare ad accendere una candelina alla Madonna della Salute: qualcuno per fede, qualche altro per non-si-sa-mai. Chi non ha una segreta peste, infatti, da cui sperare di essere liberato? Ed è così distensivo giocare ad "esprimere un desiderio". Esempio: "Deh, o Panditissa, mediatrice di pace, dona a noi la pace!":- )
Per i bambini, in ogni caso - davanti e di fianco alla basilica - una allettante certezza: tante colorate bancarelle con dolcetti, zucchero filato e palloncini a volontà:- )

«Il mercato italiano dei libri per ragazzi è stato nell'ultimo decennio un filone fecondo, da arare avidamente anche se, come spesso avviene, con poca accortezza. Mentre basta sfogliare i libri di testo delle elementari per scoprire che tutto è rimasto come quarant'anni fa: e che mentre fior di intellettuali ci rassicuravano sul fatto che le donne sono ricche e vincenti come le amiche di Sex and the City, nella maggior parte dei casi le figure femminili proposte a bambine e bambini continuano a essere maestre, segretarie, infermiere. Non conta, si dirà. Non conta, si diceva trent'anni fa, quando si sottolineava che, senza l'azione sul mito e sui simboli, una stagione di riflessioni, di battaglie, di entusiasmi, sarebbe rifluita via come l'acqua. E infatti, anche se non si usano più i grembiulini, è ancora ROSA il mondo delle bambine. Rosa la loro Playstation, i loro telefonini, le copertine dei loro magazine, i capelli delle Ninja dei cartoni animai, rosa i blog delle dodicenni, rosa la letteratura usa e getta delle sorelle appena più grandi (anche se ora utilizza, certo giocosamente, la definizione di chick lit, letteratura per pollastrelle). Da quelle piccole esperienze quotidiane si è distolto lo sguardo: e al loro interno sono riaffiorati gioiosamente gli stereotipi e i pregiudizi.» (Loredana Lipperini, Ancora dalla parte delle bambine, Feltrinelli, pag. 57)
Peccato solo che l'editoria giovanile italiana degli ultimi anni sia stata quasi tutta gestita da donne (Orietta Fatucci, Margherita Forestan, Laura Panini, Beatrice Masini, Valeria Raimondi, Donatella Ziliotto, Maria Chiara Bettazzi e via discorrendo)...
E per passare dal generale al personale, ricordo che il mio piccolo, ironico contributo femminista:
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deliziosamente illustrato da Federico Maggioni, finì quasi subito fuori catalogo, ad opera di una delle maggiori esponenti del FUMER (Fronte Unito Megere Editoria per Ragazzi):- )
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(La Coco Loco Hockey Team di Padova)
Bella partita, ieri, tra la Coco Loco di Padova e gli Skorpions di Varese. Hanno vinto gli Skorpions, naturalmente. Da due anni, infatti, sono campioni d'Italia. Ma devo dire che anche i ragazzi della Coco Loco ce l'hanno messa tutta. Non avevo mai assistito a una partita di Wheelchair Hockey o Hockey su carrozzina elettrica, finora: è stata un'autentica boccata d'entusiasmo e di aria pura, rispetto ai miasmi che si levano da ben più importanti campi da gioco...
«Il Wheelchair Hockey o Hockey su carrozzina elettrica ha avuto origine in Olanda circa 20 anni fa, grazie ad un gruppo di giovani affetti da Distrofia muscolare che, seguendo già da tempo alcuni loro amici disabili impegnati in altre discipline, volevano rendersi anche loro protagonisti di uno sport adatto alle loro particolari esigenze. Già da diversi anni è uno sport praticato in molti paesi europei ed anche negli U.S.A., Canada ed Oceania... »
Se volete saperne di più sul Wheelchair Hockey, la storia è qui:
http://digilander.libero.it/uildmpadova/hockey.htm

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P.S. Cosa? Perché diavolo mai ieri a un alpinista della domenica come me è venuto in mente di andare a Padova, anziché in montagna? Be', diciamo che la nuova allenatrice della Coco Loco - in rosa nella foto in alto - è una mia parente molto stretta:- )

Esattamente un anno fa, il 16 novembre 2006, l'iniziativa editoriale senza scopo di lucro VIBRISSELIBRI, ideata da Giulio Mozzi, fu tenuta a battesimo al Caffè Fandango di Roma alla presenza di un folto gruppo di giornalisti.
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Come vibrisselibraio posso dire che ci ho creduto e ci credo ancora. Mi spiace per gli autori non ancora paperizzati (penso a "Nenio", soprattutto), mentre sono felicissimo per quelli già passati alla sponda cartacea. Bellissima cosa, il volontariato culturale. Magari risulterei più utile se mi dedicassi ai malati terminali, ai tossicones, o a qualche altro campione d'umanità bisognoso di aiuto, ma ognuno fa quello che può e per cui si sente maggiormente portato. Anche la cultura ha la sua importanza, e ogni forma di lotta contro l'imperante logica del profitto - secondo me - è meritoria. Grazie a Giulio, dunque, per avermi scelto come coordinatore del comitato di lettura, e grazie agli splendidi compagni con cui ho condiviso l'avventura. E quale miglior modo di festeggiare il primo anniversario se non pubblicando in www.vibrisselibri.net , proprio oggi, un nuovo libro?

Scarica gratuitamente il libro (pdf da 406 kb).
Leviamo in alto i calici, dunque, e il Caliceti. Buon compleanno, Vibrisselibri!
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[Foto in alto di Ezio Tarantino. Al tavolo, da sx a dx, Gaja Cenciarelli, Lucio Angelini, Giulio Mozzi, Demetrio Paolin]
[Immagine con la torta di Tonino Pintacuda]
[La copertina del libro di Caliceti e il poster di buon compleanno sono di Alessandro Simonato]
"Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso... Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere... Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia."
Leggi il resto del documento qui:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/outtakes.html
"Ad Arezzo uno sconsiderato agente di polizia esplode un colpo di pistola che uccide il tifoso Gabriele Sandri... Ultras laziali e romanisti si scatenano contro le forze dell’ordine, assaltano caserme, la sede del Coni e lo stadio Olimpico, producendo danni ingentissimi [a cui, purtroppo, si dovrà rimediare con soldi versati anche dai non-violenti, n.d.r.]. Un dirigente di un commissariato viene colpito al fegato da una spranga di ferro durante gli incidenti alla caserma del reparto volanti di via Guido Reni. Altri agenti delle forze dell’ordine restano feriti dal lancio di oggetti, contusi nel tentare di respingere gli ultras... " [Collage dai quotidiani del 12 nov. scorso]
La logica, come si legge nel documento "Il triangolo nero" [che sta facendo il giro dei blog e che ho sottoscritto anch'io, n.d.r.] - , è sempre quella:
"Colpevole uno, colpevoli tutti".
Per chi è colpevole di odio e razzismo, ovviamente...
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[Immagine da http://farm1.static.flickr.com/179/378204724_dc2f77de18_o.jpg ]
Tra i consociati di www.vibrisselibri.net ce n'è uno bravissimo che risponde al nome di Gianfranco Recchia, in arte Grenar, dal multiforme ingegno. Ci ha pure un sito tutto suo:
http://www.grenar.info/cgi-bin/default.asp
È autore di un'opera straordinaria, "SIGNORI BRIGANTI", arrivata in finale all'ultimo premio Calvino, ma ancora in attesa dell'editore giusto. Signori editori, su da bravi, smuovete le chiappe finché siete in tempo, altrimenti finisce che il Grenar ce lo pubblichiamo da soli - noi di Vibrisselibri -, anche se una regola interna lo vieterebbe. (Cfr. il detto: "I panni puliti si indossano in casa propria, solo quelli sporchi si lavano in piazza"). Ho letto il romanzo di Grenar in pvt e ne sono entusiasta. Mi ha fatto pensare a Neruda, a Borges, a Ludovico Ariosto, ai pupi siciliani, alla frutta candita, alle pale dei fichidindia, a Cent'anni di Solitudine...
Le coordinate spazio-temporali sono da fiaba
"Fu nel tempo in cui eravamo zingari... in un luogo che ora non esiste più"
ma il sapore è di assoluta contemporaneità.
L'opera è divisa in stilizzatissimi siparietti quasi sempre tenero-crudeli. Assaggiatene uno:
"Notte stellata, nel fitto del bosco. Il guercio siede su un masso. La sua donna riposa su un letto d'erba.
- Non mi hai mai amata con tanta passione come stanotte. Ora rifiuti le mie carezze. Cosa ti turba?
- Taci.
- Mi hai già resa muta quando hai massacrato la mia famiglia.
- Fammi toccare i tuoi fantasmi e te li ucciderò ancora.
- Non ero io la donna che domavi. Pensavi a lei. L'ho vista. È bella. È giovane. Accadrà questa notte?
- Ho voglia di bere, non di uccidere.
- C'è qualcosa davanti a cui ti fermi?
- Sì. C'è un fagottino. Due occhi tondi hanno sconfitto il mio, due mani piccole come un'unghia mi hanno disarmato.
- Dove è finito il terribile guercio, l'assassino spietato? Adesso hai voglia di giocare con le bambole e pulire i pannolini?
- Se non stai zitta ti stacco la lingua. E se non la smetti di guardarmi ti scrivo il mio amore sulla faccia. Lo vedi il coltello? Brava, con la bocca chiusa sei ancora più bella. E piantala con la gelosia: all'alba saremo già oltre i monti."
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[La prova di copertina è tratta da http://www.grenar.info/cgi-bin/images.asp?id=1 ]

In vita mia non ho mai vinto nemmeno cinque lire a premi o scommesse di alcun tipo, azzeccato fortunate combinazioni di numeri (anni fa giocavo settimanalmente una cartellina da 1 euro al Superenalotto) e ancora meno ereditato alcunché.
Figuriamoci, quindi, se daranno a me i 5.000 euro in palio al Premio Teramo:- )
dove, tuttavia, figuro tra i finalisti. Qualche giorno fa, infatti, ho ricevuto la sg lettera:
«Caro Lucio,
Ho il piacere di comunicarLe che il Suo dattiloscritto è stato inserito nella rosa dei 24 racconti segnalati dei 350 pervenuti a questa Segreteria per la XL edizione del "Premio Teramo per un racconto inedito". Sarà mia cura informarLa e avvertirLa con adeguato anticipo qualora dovesse risultare compreso nella terna finalista di una delle tre sezioni previste. Le comunico, inoltre, che la Cerimonia di Premiazione si svolgerà a Teramo il prossimo 17 novembre alle ore 17, nella sala San Carlo dei Musei Civici Teramani. La Sua presenza sarà comunque particolarmente gradita.»
Il racconto inviato ai "bravi guaglioni" (la definizione è di Tiziano Scarpa) del premio Teramo si intitola "Wilma" e ha per sottotitolo: "Cosa resterà di quegli anni Sessanta afferrati già scivolati via?" (Un calco sui versi della nota canzone di Raf "Cosa resterà degli anni Ottanta?").
Ebbene, miei cari compagni che dai campi e dalle officine prendeste la falce e portaste il martello (per scendere in piazza & affossare il sistema, of course), non essendoci più tempo, ormai, per il summenzionato "adeguato anticipo" della comunicazione finale, depongo le speranze e concludo che dei mitici anni Sessanta - afferrati già, scivolati via - mi resteranno, sì, tanti caleidoscopici e rutilanti ricordi, ma - ahimè - non il gruzzoletto del Premio Teramo:- )
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[Immagine da http://www.pontediferro.org/public/sessantotto01.jpg]
«A quindici anni ho raggiunto la certezza
che mia madre fosse la vessatrice
e tu la vittima incolpevole.
Eri in viaggio e dopo cena la mamma
stirava ballando lenta una vecchia canzone.
Non gli lasci spazio, lo costringi sempre nell’angolo,
non ascolti quello che dice, lo tratti come un cameriere.
La mamma mi ha guardato con gli occhi acquosi,
senza rispondermi, né smettere di stirare né di ballare.»
Il resto di "Figlia" qui:
http://www.nazioneindiana.com/2007/11/10/da-appuntamento-con-il-notaio/#more-4743
Ha commentato un lettore a caso:
"Ma è un autore scoperto da Vibrisselibri! Tanto di cappello, allora:- )"
[Lucio Angelini Posted 10 Novembre 2007 at 09:14 Permalink ]
L’intero libro scaricabile gratuitamente dal sito di vibrisselibri.
A proposito del post di ieri, l'amico Valerio Evangelisti mi ha scritto:
«Caro Lucio,
secondo me trascuri un dettaglio importante. Noi siamo ricchi PERCHÉ gli altri sono poveri. Vengono da noi PERCHÉ Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale ecc. impongono politiche economiche che un paese soffocato dai debiti non può reggere. In compenso siamo noi che andiamo da loro, a comperare carne umana a buon mercato o a rubare materie prime. Se non ci danno queste ultime, facciamo una guerra e così ci attiriamo altre masse di disperati. Ciao! Valerio»
Parole sacrosante. Valerio ha ragione da vendere, così come era perfettamente condivisibile il suo contributo dell'8 novembre:
http://www.carmillaonline.com/archives/2007/11/002437.html
Però, forse, nel mio caso, si è ingenerata una certa confusione tra le Domande dell'intervista (da attribuire alla Parte Illuminata di Ciascuno di Noi) e le Risposte fornite dalla Parte Oscura. La prima domanda contiene le testuali parole "affamati un po' per la loro arretratezza e un po' per colpa nostra". La reazione finale della Parte Illuminata è:
"Vade retro, Parte-oscura-di-ciascuno-di-noi! Mi dissocio TOTALMENTE dalle tue dichiarazioni. Preferisco di gran lunga il mio Io-cosciente. Lui è convinto, infatti, che le cosiddette nazioni abbiano fatto il loro tempo. Il mondo è uno solo e chiunque dovrebbe potervi circolare liberamente… magari sottostando ai dettami di una democratica 'Costituzione mondiale' ancora tutta da scrivere... "
Restano sul campo, purtroppo, tutte le contraddizioni connesse a fenomeni imponenti come le migrazioni di massa a cui stiamo assistendo, e le segrete paure che, a livello individuale, possono inquietare anche gli animi di quanti, a livello razionale, si sforzano di essere da un lato il più politically correct possibile, dall'altro anche un cincinino realistici.
Interessante, in tal senso, il commento n.1 al mio post di ieri:
"Quello che m'incuriosisce è che ci siano valanghe di persone in cui, per come difendono l'ideologia, sembra che la parte oscura coincida con quella cosciente. Già, ma vallo a sapere... E POI CHE OSCURITÀ SAREBBE?"
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(Immagine di V. Evangelisti da http://www.horrormagazine.it/imgbank/NEWS/evangelisti.nb.jpg )
(Vlad III Dracula)
Mi unisco al grido di dolore che si leva da più blog sulla caccia al rumeno (www.carmillaonline.com ; www.giugenna.com ; newsletter Giap di www.wumingfoundation.com ; www.lipperatura.it eccetera) riproponendo una mia vecchia intervista apparsa qui il 14 novembre 2005:
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(Tiziano Scarpa e Giovanni Montanaro al teatro Fondamenta Nove)
Titolava ieri il Gazzettino di Venezia: "NARRATORI NORDEST, la carica dei ventenni". E nel sottotitolo: "Arrivano insieme in libreria 'Lontano da ogni cosa' del rodigino Mattia Signorini (27) e 'La croce Honninfjord' del veneziano Giovanni Montanaro (24).
Di Mattia Signorini scriverò un altro giorno [frequentava It.cultura.libri negli anni d'oro e sono certo che si ricorda di me, n.d.r.]. Di Giovanni Montanaro, invece, non sapevo nulla, ma dall'articolo del Gazzettino ho appreso che è stato uno dei finalisti dell'ultimo Premio Calvino, un po' come anche il nostro bravissimo vibrisselibraio Gianfranco Recchia, con la differenza che a Giovanni ha subito telefonato Jacopo De Michelis (curatore della nuova collana Marsilio X), mentre il povero Gianfranco è ancora lì che attende fiducioso qualche prospettiva concreta per il suo "Signori briganti". [Della serie 'Non tutti ce l'hanno' (il culo, n.d.r.:- )].
Devo confessare, infatti - e qui apro una digressione - che sulle prime mi fa sempre un po' incazzare leggere che un giovane autore abbia ottenuto, già al primo tentativo, e senza soffrire nemmeno un po', l'attenzione di un editore importante, mentre altri, magari non meno bravi, debbano penare un'intera vita... però mi placo immediatamente se vedo che il fortunato di turno è anche talentuoso. Hans Christian Andersen ha scritto un romanzo esemplare ('Il violinista', n.d.r.) sull'importanza dell'abbinata 'Fortuna & Talento'. Il talento da solo non basta. Ci vogliono anche le Circostanze Favorevoli...
Torniamo a bomba. Sergio Frigo, nel Gazzettino, ha scritto: "Nel caso di Giovanni Montanaro è prematuro dire che è nato uno scrittore. Possiamo invece dire, senza tema di smentite, che per il momento è nato un avvocato: il 24enne veneziano si è infatti appena laureato in legge a Padova col massimo dei voti. E ha intenzione di provare a fare il legale o il magistrato, più che il letterato. Intanto, però, si gode il successo del suo primo romanzo, 'La croce Honninfjord', appena pubblicato da Marsilio (€ 16.50) e già salutato da molte recensioni positive e soprattutto dall'entusiasmo degli amici, che si sono prestati a organizzare insieme a lui lo spettacolo-presentazione di stasera alle 19 al Teatro Fondamenta Nove".
E alle Fondamenta Nove mi sono appunto recato ieri sera per assistere all'evento sintetizzato in questo comunicato: "Due attori e due musicisti si alternano sulla scena per dare vita alle quattro storie che si intrecciano nella narrazione, in un crescendo di emozioni e colpi di scena, echi musicali e salti cronologici lunghi un millennio. Una mezz'ora di suggestione per affascinarsi a una storia che è fatta di tante storie. Alberto Cucca sarà Bjorn Korning, il protagonista principale. Al suo fianco, Savino Liuzzi impersonerà altri personaggi del libro: il monaco benedettino Nicolas, il musicista Honninfjord-Dervinskij, Nani Fenier. Il violino di Stefano Bruni, la musica di Lorenzo Mason e il misterioso Requiem di Honninfjord-Dervinskij li accompagneranno e intermezzeranno, sottolineandone le parole. A seguire, Tiziano Scarpa presenterà l'autore".
Mi aspettavo, a dire il vero, uno spettacolino di livello amatorial-parrocchiale, ma ho dovuto ricredermi completamente, di fronte all'assoluta bravura e disinvoltura di tutti. Tiziano Scarpa, poi, nell'incontro con Montanaro che ha costituito la seconda parte dell'evento, è stato addirittura magnifico. A proposito della prima frase pronunciata da Alberto Cucca-Bjorn Korning ("Sono il figlio di un nazista e di una partigiana...") ha osservato che a volte sono proprio le condizioni più problematiche a far nascere gli esiti più interessanti. Spesso "ci siamo" anche perché le cose non sono andate del tutto bene... Si è poi complimentato con Giovanni per l'invenzione narrativa dell'archivio [quello che nella cittadina norvegese di Ingenting contiene tutta la musica del mondo, n.d.r.]. L'archivio allude alla memoria e alla sua capacità di ritornare sotto forma di accadimento, di far essere il presente. Da un lato la musica già scritta è lì, apparentemente inerte, dall'altro, ogni volta che venga eseguita, fa continuamente succedere cose grandi e nuove. Lo spartito musicale metaforizza il passato che fa cambiare il presente.
Tiziano ha poi chiesto a Giovanni se la polifonia [nell'opera, ricca di salti temporali, il monaco benedettino Hoisbald di Askert, nell'883, sfidando l'ortodossia della Chiesa, dà avvio alla rivoluzione della musica polifonica, destinata a trasformare in profondità il canto gregoriano, n.d.r.] fosse già un suo preciso interesse prima di scrivere il romanzo.
Giovanni ha risposto di no: anzi, proprio a causa del suo pessimo orecchio e della sua crassa ignoranza in campo musicale si è dovuto documentare appositamente, tuttavia divertito dal fatto che lo scrivere lo conducesse a esplorare ambiti lontanissimi dalla sua sfera di esperienze e curiosità. E anche la polifonia, ha ribattuto Scarpa, nel romanzo ha valenza metaforica: allude a un mondo fatto di tante voci diverse, che solo insieme possono produrre barbagli o approssimazioni di verità.
Scarpa ha poi osservato che se, da un lato, Montanaro è indiscutibilmente un "giovane autore", dall'altro è ora di finirla di associare a tale definizione connotazioni quali "inesperto, di serie B, o ancora incapace di padroneggiare la materia narrativa". Scrittori a pieno titolo si può essere indipendentemente dall'età, già bravissimi a vent'anni come in altri casi solo a quaranta o sessanta. A differenza di Sergio Frigo, Scarpa non trova affatto prematuro dire che "è nato uno scrittore". Anzi, ne è convintissimo. "E il libro di Montanaro, peraltro, - ha rimarcato - non è affatto un libro giovanilista, né per tematiche, né per stile".
Montanaro ha fatto presente che da veneziano innamorato della propria città non ha resistito alla tentazione di utilizzare l'ingrediente Venezia nell'opera d'esordio, ma anche in questo, secondo Scarpa, è stato originale: l'ha fatta raccontare da un norvegese, attraverso i cui occhi straniati e stranianti ha saputo rinnovare lo sguardo su quelle pietre che sono ormai quasi più consunte dalle infinite descrizioni accumulatesi su di esse che dall'usura del tempo:-)
Per quanto mi riguarda: non ho ancora letto il romanzo, ma, a giudicare dall'incontro tenutosi alle Fondamenta Nove, il suo autore mi è sembrato un personaggio di notevole levatura, da tenere senz'altro d'occhio. E il Montanaro, oé, ha solo iniziato a cantare...
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(Foto di A. Bianchi)
.(Folco Terzani)
Ormai di mestiere fa il figlio di Tiziano Terzani, ha un'aria un po' invasata, però non è antipatico e schiva le banalità sempre in agguato per chi, in genere, si volge all'Oriente da Occidente. Guardate questi due video: uno, il più recente, contiene l'ospitata da Daria Bignardi alle 'Invasioni Barbariche' de La7, l'altro il passaggio da Fabio Fazio a 'Che tempo che fa':
1) http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=invasioni&video=5304 (oppure cliccare sull'immagine di Fosco qui sopra)
2) http://www.raidue.rai.it/Static/video/10/FolcoTerzani_18mar06_1.ram
Che bello fare il giro delle sette chiese:- )
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(Il Campanile di Val Montanaia)
Quando - molti anni fa - Ada Tondolo, oggi ottantacinquenne, decise di ritirarsi dall'arrampicata, scelse la guglia del Campanile di Val Montanaia come salita di commiato. I compagni di cordata che erano con lei la lasciarono per qualche minuto sola lassù, a far rintoccare a morto la campanella che corona la vetta...
Alla celebre via di roccia sono legati anche alcuni suoi malinconici ricordi sentimentali di gioventù, e insomma è stato con grande emozione che ieri mattina, insieme al gruppo veneziano di Trekking Italia, Ada si è portata al doppio spettacolare Belvedere sul Campanile. L'abbiamo raggiunto con il ripido sentiero352 che dai pressi del rifugio Pordenone, in fondo alla val Cimoliana, si inerpica per un bosco di faggi e betulle.

Sulla via del rientro a Venezia, ci siamo fermati in un bar di Cimolais, dove abbiamo visto esposto (e acquistato per lei) il libro: "Addio al campanile", di Spiro Dalla Porta Xydias, Luca Visentini Editore. Scrive Mauro Corona nella presentazione: "Addio è parola triste. Addio non lascia scampo, significa mai più, per l'eternità. Anche se pronunciata in un contesto allegro o a mo' di battuta spiritosa, è un suono che non concede speranza, né ritorno. C'è questa parola nel quarto libro di Spiro - Addio al Campanile si intitola - dedicato alla sua amata guglia, all'urlo pietrificato del Montanaia. Significa che il grande vecchio dell'alpinismo non tornerà più al suo amato Campanile. Gli ha detto addio. Del resto Spiro non si fa illusioni, soprattutto sa contare. Il numero dei suoi anni non gli è favorevole per tornare lassù, sulla vetta del Montanaia. Allora lo saluta a modo suo, per l'ultima volta... Pochi alpinisti hanno rispettato la montagna come il vecchio Spiro... È un uomo intelligente, creativo, sensibile, non poteva non innamorarsi di una guglia come il Campanile di Val Montanaia. Lo ha amato per tutta la vita e oggi, alla soglia dei novant'anni, lo ama ancora di più perché il missile di pietra è decollato, è andato lontano. L'età allontana le cose, ce le rende distanti, le disperde - come scriveva Herman Hesse - nelle azzurre lontananze. Questo è il libro più forte di Spiro, quello più autentico."
E Spiro stesso, nell'explicit:
"Non credo di avere detto tutto: è stato troppo luminoso per me. Mi ha dato il concetto della bellezza nella montagna. Ha rappresentato l'ideale, non solo alpino. Mi ha insegnato che la terra tutta - e noi con essa - tende al cielo. Nella sua magica e drammatica solitudine ho specchiato la mia incomunicabilità. Nel suo slancio verso l'alto, ha chiarito l'insostenibile necessità dell'etica e della fede. Con la sua irripetibile bellezza ha significato l'idea platonica del Bello. Mi ha concesso, toccando la sua vetta, la somma felicità di chi raggiunge il sogno. Ha espresso per me tutto il senso più elevato dell'alpinismo. Mi ha rivelato la sublime verità di Dio."
Naturalmente, nella dedica ad Ada, abbiamo scritto: "Non addio, ma arrivederci alla prossima escursione":-)
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[Foto in alto da www.abcdolomiti.com/.../
Foto di Ada e Lucio di A. Bianchi]
«La canapa indiana può essere coltivata in piccole 'piantagioni' domestiche per essere venduta come pianta ornamentale. Lo dice la Cassazione che ha confermato l'assoluzione di un uomo che vendeva, sistemate in vasetti, piantine di marijuana prodotte in casa e 'allevate' nella vasca da bagno. In particolare la Corte ha respinto il ricorso presentato dalla Procura di Genova contro l'assoluzione di un uomo nella cui abitazione erano state trovate cinque piante di canapa, l'ultima delle quali ancora 'a dimora' nella vasca da bagno.»
[Dal Gazzettino di giovedì 1 novembre]
(L'uomo, un savonese di 57 anni, ornava con le piantine l’interno di vasetti di vetro che, riempiti di paraffina e muniti di stoppino, venivano messi in commercio come lumini, n.d.r.)
Commenta tale Ceppox qui:
http://www.ivg.it/2007/11/01/la-marijuana-si-puo-coltivare-come-pianta-ornamentale/
Ceppox scrive:
1 Novembre 2007 alle 09:36
"di sentenze stupide ne ho sentite ma questa… quindi se io dimostro che ho un Kg di cocaina e la tengo come sabbia del presepe non mi possono far nulla perchè è ornamentale?? E se tengo un bazooka in casa su caminetto idem???"
Ma Gianpaolo Silvestri dei Verdi su la Repubblica dello stesso giorno:
«È bello sapere che anche la Cassazione ama la natura.»
Per chi fosse interessato a un uso alternativo della propria vasca da bagno, comunque, esiste il sito:
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[Immagine da http://www.substrali.at/Bilder/Pflanzen/hanf.JPG ]

«Avete voglia di manifestare il vostro dissenso nei confronti della classe politica come hanno fatto gli autori di quest’antologia? Scrivete la vostra lettera a uno o più politici della terra e partecipate al concorso “I nostri ponti hanno un’anima, voi no”
con una email (max 2000 caratteri) e inviatela a
lettereaipolitici@fazieditore.it
entro e non oltre il 15 novembre 2007. Le migliori saranno lette dagli autori stessi in occasione della presentazione dell’antologia che si terrà l’8 dicembre 2007 alla Fiera Più libri più liberi a Roma e pubblicate sul sito della casa editrice. Gli autori riceveranno inoltre 10 libri in omaggio dal catalogo Fazi Editore. Perché qualcuno lassù smetta di pensare che quaggiù ci va sempre tutto bene, come in un gregge.»
I MITTENTI: Simona Baldanzi | Cinzia Bomoll | Arianna Giorgia Bonazzi | Cesare Cremonini | Emma Dante | Federica De Paolis | Stefano Di Leo | Giorgio Falco | Giulia Fazzi | Alberico Giostra | Arnaldo Greco | Cristina Guarducci | Franz Krauspenhaar | Simone Laudiero | Chiara Marchelli | Giovanni Martini | Sergio Nazzaro | Clara Nubile | Maria Serena Palieri | Paolo Ricchiuto | Viola Rispoli | Giordano Tedoldi | Ortensia Visconti | Pietro Vizpara
I DESTINATARI: Antonio Bassolino | Ségolène Royal | Giorgio Almirante | Stjepan Mesic | Giorgio Napolitano | Giulio Andreotti | Aldo Moro | Amarilli Caprio | Massimo D’Alema | Fidel Castro | Kim Il Sung | Pol Pot | Condoleezza Rice | Karol Wojtyla | Fabio Mussi | Antonella De Giusti | Roberto Formigoni | Giuseppe Mazzini | Clemente Mastella | Badshah Khan | Giorgio Rosa | Vladimir Putin | Marco Pannella | Ai politici tutti
Tutto ciò è qui:
Ed ecco la lettera di dissenso di Franz Krauspenhaar, già leggibile in rete. Qui:
http://www.nazioneindiana.com/2007/10/29/lemozione-della-politica/
Destinatario: GIORGIO ALMIRANTE ["perché qualcuno lassù in cielo smetta di pensare che quaggiù in terra ci va sempre tutto bene, come in un gregge:- )].
Qualche stralcio:
"Caro onorevole, sono passati quasi vent’anni da quando lei si dimise dal Tutto. Era estate, me lo ricordo. Un brutto agire, ricordare la morte al morto... Sono passati vent’anni e mi ricordo ben poco. Strappi della memoria, spizzichi, bocconi appena accennati, d’assaggio. Se non, nettamente, un servizio del TG, con la bara che esce dalla chiesa portata a spalla da camerati che piangono come vitelli neri. E anch’io, sì che sono lì – mi ricordo davanti al televisore, mio padre incredulo –, incollato al video, piangente a calde lacrime per la sua morte... Non piansi per Moro, che finì dentro quella Renault 4 rossa, trovato lì, come un cadavere di morto ammazzato qualsiasi, assassinato dalle Brigate della morte d’ogni dignità... Mentre per lei buttai fuori dagli occhi lacrime di dolore autentico, che vennero via sgorganti come se lei fosse stato un parente stretto, uno di famiglia... Com’era possibile che lei, fascista che mai aveva rinnegato il fascismo, parlasse tranquillamente di pace, di vita civile, di non belligeranza? Forse ci prendeva tutti in giro?... basta rileggere "Autobiografia di un fucilatore” e vi troviamo cose che soltanto parecchi anni dopo furono dette e ridette da tutti, come prescrizioni naturali, di buon senso, ma che soltanto allora lei aveva avuto il coraggio di dire e ribadire nel vuoto quasi totale di consensi..."
Eccetera.
Gli ha fatto notare Tashtego nei commenti:
"Certo chi non ha visto Almirante e il fido Caradonna dare ordini ai suoi per meglio rompere le teste, completamente a freddo, di studenti inermi assiepati sulla scalinata della facoltà di lettere a Roma, 1968, si può pure fare l’idea che fosse un politico, invece che un volgare picchiatore come i suoi adepti…"
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GLI ANTECEDENTI ILLUSTRI:
1) «Nel 1968 suscitò non poco scalpore il clamoroso intervento di Pierpaolo Pasolini "Il Pci ai giovani!!", con cui attaccava il gruppo dirigente del Pci e difendeva i poliziotti d’origine proletaria contro gli studenti, figli di borghesi e piccolo-borghesi che si erano scontrati a Villa Giulia... "Quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli dei poveri... A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri"
Scriverà poi Pasolini, a proposito della notorietà che quelle parole raggiunsero: "quei miei versi, che avevo scritto per una rivista per pochi, Nuovi Argomenti, erano stati proditoriamente pubblicati da un rotocalco, L'Espresso (io avevo dato il mio consenso solo per qualche estratto): il titolo dato dal rotocalco non era il mio, ma era uno slogan inventato dal rotocalco stesso, slogan (Vi odio, cari studenti) che si è impresso nella testa vuota della massa consumatrice come se fosse cosa mia." »
[Da http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Valle_Giulia ]
http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=invasioni&video=4373