Cazzeggi letterari

"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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lunedì, dicembre 31, 2007

L'ANNO NUOVO HA DICIANNOVE ANNI...

<B>Bilawal, lo studente di Oxford<br>che non era interessato alla politica</B>

L'anno nuovo ha diciannove anni e si chiama Bilawal. "Mia madre ha sempre detto che la democrazia è la miglior vendetta" ha dichiarato il figlio di Benazir Bhutto, appena nominato presidente del Partito popolare pachistano (Ppp).  Bilawal ha giurato di vendicare la morte di sua madre lottando per la democrazia. Buon anno, dunque, Bilawal. E buon anno anche a te, democrazia. Se ci sei, batti un colpo dove il dente fondamentalista duole...

SURRISCALDATI E REFRIGERATI

«Una società corrotta, divisa tra il miraggio di un modello occidentale e la tradizione indo-musulmana, una divisione che si traduce in un’obbligata e cinica scelta tra povertà quasi assoluta e corsa senza scrupoli alla ricchezza: poiché le strade cadono a pezzi o vivi nella polvere o ti procuri una Land Cruiser, e poiché le scuole sono piene di fondamentalisti ignoranti devi cercare soldi per studiare all’estero. O ti lasci vessare da poliziotti corrotti o ti fai proteggere da guardie private. Superbe sono le pagine in cui Mohsin Hamid fa esporre a un personaggio la teoria per la quale, socialmente, il Pakistan avrebbe due sole classi: le masse vaste e sudate da un lato e un’élite che controlla l’aria condizionata. La distinzione, tutt’altro che peregrina, tra una parte di persone che vive in un mondo artefatto e refrigerato, e opera per mantenerlo, e una folla di surriscaldati esseri che rimangono esclusi... » 


[Da http://www.diario.it/home_diario.php?page=cn03051704 ]

--

[Immagine di Bilawal da http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/pakistan-2/scheda-bilawal/scheda-bilawal.html ]

postato da: Lioa alle ore 05:35 | link | commenti
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domenica, dicembre 30, 2007

BACIO COLLETTIVO A VENEZIA

Immagine che rappresenta l'iniziativa LOVE 2008

LOVE 2008: il Capodanno di Venezia

Copio-incollo dal sito del comune di Venezia:

www.comune.venezia.it

«Vieni a baciarti a Venezia! Migliaia di persone si danno appuntamento in Piazza S. Marco dalle 22 per cominciare l'anno nuovo con un gesto di amore, pace, fratellanza. Migliaia di baci invaderanno Venezia e da Venezia invaderanno il mondo intero.

Per saperne di più sul Capodanno di Venezia 2008...  »

A me sembra tutta una colossale baggianata, tanto più che, in tempi non sospetti (6 luglio 2005), pubblicai  su questo stesso blog la poesia:

IL BACIO.

E finalmente
i palpitanti orli
delle fessure
d'ingresso
dei loro
tubi
digerenti
aderirono
saldamente
nella luce
purpurea
del crepuscolo

ma visto che in piazza San Marco sono attese decine di migliaia di persone per la notte del 31 dicembre, potrebbe anche finire che un salto ce lo faccia anch'io:- ))

Per l'evento, ideato e artisticamente diretto da Marco Balich, sono state assoldate 200 coppie che, a più riprese, dovranno baciarsi per dare il buon esempio a tutte le altre. Su un tavolo lungo 50 metri sotto la loggia di Palazzo Ducale 15 camerieri offriranno un bicchiere del celebre cocktail Bellini a tutti i baciatori che affolleranno la piazza e sulle cui teste, a mezzanotte, sei cannoni spareranno una pioggia di cuoricini di carta. Seguirà un minuto di fuochi pirotecnici anch'essi a forma di cuore. Il bacio collettivo sarà immortalato dall’alto da Massimo Vitali: la sua “foto simbolo” farà poi il giro del mondo con il duplice compito di diffondere poeticamente il suddetto messaggio di amore-pace-fratellanza e di attirare a Venezia, più prosaicamente, i capitali di investitori italiani e stranieri...

Questo, comunque, il sito ufficiale del capodanno dell'amore:

http://www.venezialove2008.it

E questo il messaggio di fine anno, già debitamente youtubato, del nostro sindaco filosofo:

Sindaco Cacciari - messaggio di fine anno
postato da: Lioa alle ore 00:10 | link | commenti (2)
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sabato, dicembre 29, 2007

PROGETTI PER L'ANNO NUOVO

Pare che nel giugno del 2008, se tutto andrà come spero, insieme agli amici della Giovane Montagna di Venezia potrò salire in vetta all'Olimpo, in Grecia. Mi domando se, lassù, mi sentirò a casa mia:- )

Olimpo (Grecia)
Olimpo
Olimpo

--

[Immagini da wikipedia.deejay.it/wiki/Monte_Olimpo ]

postato da: Lioa alle ore 07:10 | link | commenti (6)
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venerdì, dicembre 28, 2007

NEOPLASIE DELLO SPIRITO: FANATISMO, FONDAMENTALISMO, INTEGRALISMO...

"Io spero con tutto il cuore di poter cambiare il destino del mio paese... " (Benazir Bhutto)

---

(Immagine da http://www.voceditalia.it/public/foto/1069.jpg )

postato da: Lioa alle ore 00:01 | link | commenti
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martedì, dicembre 25, 2007

MASSACRO DI NATALE

GIOCO AL MASSACRO DI NATALE:

"Valutate i valutatori"

21 valutatori di Vibrisselibri si sono cimentati per voi nell'insidiosa prova del "racconto di Natale". Fateli a pezzi, spaccate loro le reni narrative, giocate a valutare i valutatori. Attendiamo i vostri crudelissimi commenti!:- )

«Quella del Racconto di Natale - dichiara Giulio Mozzi - è una tradizione pericolosa. Ci si sono cimentati, e magari divertiti, molti Grandi Scrittori: da [Hans] Christian Andersen, Charles Dickens e Lev Tolstoj fino a – tanto per stare a casa nostra – Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Dino Buzzati, Italo Calvino. Senza contare le Poesie di Natale: ci hanno provato, tanto per dire, Guido Gozzano (la famigerata «Il campanile scocca / lentamente le sei», e le sette, le otto, le nove, eccetera), Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti... »

IL RESTO DELLA PRESENTAZIONE [E IL LIBRO DA SCARICARE] QUI:

http://www.vibrisselibri.net/?p=319--

[Immagine da http://www.vahistorical.org/cole/i_massacre01b.jpg]

postato da: Lioa alle ore 07:28 | link | commenti (2)
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lunedì, dicembre 24, 2007

ECCO IL REGALO

postato da: Lioa alle ore 15:21 | link | commenti
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NATALE NON SARÀ NATALE SENZA REGALI

«Christmas won't be Christmas without any presents, grumbled Giulio Mozzi, lying on the rug.

It's so dreadful to be poor! sighed Gaja Cenciarelli, looking down at her old dress.

I don't think it's fair for some girls to have plenty of pretty things, and other girls nothing at all, added little Ramona Corrado, with an injured sniff.

We've got Vibrisselibri, and each other, said Lucio Angelini contentedly from his corner.

The four young faces on which the firelight shone brightened at the cheerful words... »  (Louisa May Alcott).

--

Provo ad aggiustare:

[«Natale non sarà Natale senza regali, brontolò Jo, stesa sul tappeto.

È davvero terribile essere poveri! sospirò Meg, abbassando gli occhi sul suo vecchio abito.

Non penso sia giusto che alcune ragazze abbiano un mucchio di cose belle e altre nemmeno una, aggiunse la piccola Amy, tirando su col naso imbronciata.

Abbiamo papà e mamma e ognuna di noi ha le altre sorelle, disse Beth con aria contenta dal suo angolo.

I quattro giovani visi su cui risplendeva il fuoco del camino si illuminarono a quelle gaie parole.»..

.

Però un regalo di Natale ai propri aficionados VIBRISSELIBRI lo farà. Nelle prossime ore tenete d'occhio il sito:

www.vibrisselibri.net

--
[Immagine in alto da www.globusz.com/ebooks/LittleWomen/cover.gif
Immagine in basso da www.myfonts.com/.../gallofonts/smiling-faces.gif ]
postato da: Lioa alle ore 11:43 | link | commenti (2)
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domenica, dicembre 23, 2007

THE BEEP BEEP SONG

 Audi R8

Sì, lo ammetto. La canzone della pubblicità dell'Audi R8 ha acchiappato anche me. Si chiama "The Beep Beep Song" e la canta Simone White.

Questo il testo:

Beep beep beep beep beep beep beep
go the horns in the cars in the street
we walked away from the lover's leap
opposite directions
synchronised feet
wait wait wait wait wait wait wait
for the time it takes a heart to mend a break
how many moons are reflected in the lake
can you wait forever if time is all it takes
despite all the warnings
I landed like
a fallen star
in your arms
beat beat beat beat beat beat beat
goes my heart on the side of my sleeve
whispering something I can hardly believe
let me take the lead
cos love is all we need

(Bip bip bip bip bip bip bip
fanno i clackson delle auto nella strada
siamo scappati dal Salto dei Suicidi per Amore 
In direzioni opposte
I piedi sincronizzati
Aspetta aspetta aspetta aspetta aspetta aspetta aspetta
il tempo che un cuore ci mette a ricucire uno strappo 
Quante lune si riflettono nel lago
Si può aspettare per sempre, se è solo il tempo quello che serve
Nonostante tutti gli avvertimenti
Sono atterrato tra le tue braccia
come una stella caduta 
Tum tum tum tum tum tum tum
batte il cuore senza più nascondersi 
Sussurrando qualcosa a cui stento a credere
Lascia fare a me
perché è l'amore tutto ciò di cui abbiamo bisogno.)

La volete sentire?

Cliccate qua: 

The Beep Beep Song 

Ed ecco i dati sulla pubblicità Audi R8 2007, piccolo capolavoro:

Musica: The Beep Beep Song - Simone White, dall'album "I Am The Man (2007)"
Regia: Olivier Gondry;
Agenzia: Bartle Bogle Hegarty; Direzione creativa: Andy Clough - Richard McGrann; Casa di produzione: Partizan

postato da: Lioa alle ore 00:15 | link | commenti (2)
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sabato, dicembre 22, 2007

ALL'ESORCISTA NON FAR SAPERE...


Tornando sul tema del demoniaco e dell'ossessione per Satana (vd recensione di ieri), copio-incollo:

1) un articolo di Daniela Boresi apparso sul Gazzettino del 10 dicembre scorso;

2) il commento di un lettore (psichiatra) pubblicato il giorno 15 dello stesso mese nella rubrica "La parola ai lettori".

«Il demonio ... » di Daniela Boresi

«Il demonio è il terrorista più temibile. Dove s'insinua distrugge e semina odio. Ma abbiamo mezzi per combatterlo». Padre V. è un alto prelato, esorcista da anni, dopo un periodo di sacerdozio all'estero, dove "il demonio aveva la faccia della fame e della miseria". Chiede l'anonimato: «Non siamo in molti a fare questo servizio e già non riusciamo a dare risposta alle centinaia di persone che ci contattano». In Italia gli esorcisti sono circa 300, nel Nordest meno di una trentina.

Padre, che cosa è un esorcismo?

«La parola vuol dire cacciare il demonio. Ci sono esorcismi maggiori ed esorcismi minori che sono molto validi per liberare le persone e anche le abitazioni dal maligno».

È per questo che i sacerdoti benedicono le case?

«Anche, si libera dalla presenza di satana e dalle cattiverie demoniache».

Ad esempio?

«C'è una universale, indurre le persone alla disobbedienza verso Dio, che se è consumata diventa peccato».

Ma chi è il demonio?

«Secondo la fede e la rivelazione di Dio, ma anche l'esperienza, è una potenza maligna dove si concentra tutto l'odio possibile verso Dio e verso gli uomini. Sono angeli decaduti perché hanno disobbedito a Dio ai quali il creatore ha conservato l'intelligenza e la potenza, ma ha tolto l'amore. Con gli uomini sono potentissimi e sono anche intelligentissimi».

Come si manifesta il maligno?

«In forma crescente. Si parte dalle infestazioni: la presenza maligna sui luoghi di abitazione o di lavoro che si compie in una infinità di fenomeni: colpi di notte, finestre che si aprono e porte che si chiudono da sole, elettrodomestici che si bruciano pur essendo buoni, lampadine che scoppiano simultaneamente, materassi di lattice che si bucano in forma perfetta secondo una particolare simmetria, auto che impazziscono e non rispondono ai comandi, attrezzi di lavoro che si rompono, ma in forma sistematica».

E verso l'uomo, come si manifesta il diavolo?

«Con le vessazioni, con i tormenti. Quando queste persone arrivano da me solitamente hanno già effettuato un lungo percorso, sono andati dal medico, dallo psicologo, dallo psichiatra. Hanno magari dolori misteriosi che la medicina non comprende. Dolori che girano per il corpo o prendono la mente. Ho visto persone che hanno perso la memoria: giovani universitari che non riescono più a laurearsi. O professionisti che hanno idee fisse e si lasciano andare alla bestemmia ricorrente. Ma la vessazione può toccare la parte affettiva della persona: rotture inspiegabili di amori tra fidanzati, magari per inezie. Ma corrode anche l'amore coniugale e sempre per motivi futili. Discordie in famiglia fra genitori e figli. Vessazioni anche di tipo lavorativo, non si riesce a trovare lavoro. Oppure il diavolo attacca la parte economica e commerciale: il negozio non vende più».

Sono molte le persone che richiedono il suo aiuto?

«Sono centinaia che fanno la coda. Ma non posso vederne più di due al giorno. Ma molti di questi fenomeni possono essere affrontati anche dai fedeli».

In che modo?

«Con la fede, la preghiera e con l'uso dei sacramentali: acqua benedetta o esorcizzata, sale benedetto e esorcizzato e olio di oliva benedetto. O portando addosso oggetti sacri e benedetti».

È sufficiente?

«Se si chiede aiuto a Dio e ci si crede, sì. È Lui che opera non le cose, altrimenti saremo nella magia. È Lui che fa attraverso la sua misericordia e la nostra fiducia».

Ma si arriva anche alla possessione diabolica

«È l'ultima tappa. Questa non è così tanto frequente come alcuni credono, ma neppure poco frequente come pubblicano i mezzi di comunicazione che tendono a minimizzare, forse per non spaventare. Vediamo molti fenomeni di possessione e abbiamo criteri per capire se si tratta di maligno o di malattia».

Come fate?

«Con l'ascolto della persona e l'aiuto di specialisti, psicologi e psichiatri, che ci aiutano. Questa situazione richiede quello che noi chiamiamo esorcismo maggiore, che deve essere fatto solo da sacerdoti autorizzati dal proprio vescovo».

Attraverso quali criteri un vescovo autorizza un sacerdote ad essere esorcista?

«Ci sono alcune condizioni. Devono essere sacerdoti maturi, di provata esperienza pastorale, di fede, ci sono qualità che il codice canonico ben precisa. Il vescovo non dà il potere, i sacerdoti in virtù della loro formazione sono tutti esorcisti, però è un potere che rimane bloccato dalla Chiesa e per esercitarlo occorre che il vescovo autorizzi».

Come avviene un esorcismo maggiore?

«È un atto liturgico, quindi come tale è disciplinato dalla Chiesa. Ha i propri libri, le modalità tipiche delle azioni che si compiono nel nome della Chiesa e non personali. Ci sono preghiere comuni, litanie dei santi, lettura di un brano del Vangelo, imposizione delle mani sul capo, benedizione con la croce, rinnovazione delle promesse battesimali. Per chiudersi con due preghiere più specifiche che sono una invocativa e l'altra imperativa: si domanda a Dio di cacciare il demonio e al demonio si chiede di andarsene».

E se ne va?

«Questi esorcismi maggiori non sono sempre così efficaci da cacciare il demonio in forma immediata. Lo si indebolisce e ci vuole tempo, anche anni in cui si prega e ad un certo punto si vede che tutto si appiana».

Dove viene fatto l'esorcismo?

«In forma riservata. Di solito la famiglia non vuole che si sappia, un po' per pudore in po' per evitare forme morbose di curiosità. Di solito si chiede la presenza di gente che prega. Ma ho trovato famiglie che non vogliono neppure quello. E occorrono persone di servizio, che tengono fermi i posseduti, Si agitano molto».

Un film molto visto, l'Esorcista, ha alzato il velo sul fenomeno. Quanto c'è di vero nella pellicola?

«L'ho visto. La verità non è lì. Per alcuni aspetti la possessione è peggiore, per altri è minore. Non avviene ad esempio alcuna trasformazione, o almeno non in forma così brutale. Le persone cambiano voce, questo sì, e hanno una forza tremenda. Poi c'è chi bestemmia, minaccia. Dobbiamo avere forza, sentirci più forti del demonio».

Perché prendono una persona precisa?

«C'è un principio generale: dove c'è amore lì c'è Dio, dove c'è odio lì c'è il demonio. Quando diminuisce la fede, aumenta la superstizione e viceversa. Le persone che hanno poca fede facilmente cadono nell'odio e nel rancore verso Dio e verso il prossimo. Diminuisce la fiducia e quindi arrivano alla superstizione. Il diavolo è nel mondo dei maghi E delle cartomanti, dello spiritismo e dell'occultismo in generale».

Ma perché prende anche persone che pregano?

«Ci sono anche misteri che sono nelle mani di Dio. Non sempre le persone che vengono prese da qualsiasi forma di influenza maligna sono colpevoli. Le cause possono essere esterne».

Una persona può chiamare il demonio su un'altra?

«Certo, sono frequenti molti casi. Ricordo un caso accaduto in Alzazia dove due fratellini sono stati posseduti dal demonio e una volta cacciato il maligno ha detto di essere stato chiamato dalla madre che li aveva maledetti».

Anche i sacerdoti possono essere vittime del demonio?

«Ci sono stati tanti santi vessati da satana e posseduti. Padre Pio, ad esempio, San Giovanni Bosco e altri. Dio lo permette per purificarci attraverso sofferenza».

Chi viene da lei?

«Chiunque, forse più donne. Meno i giovani e gli anziani, il ceto sociale è indifferente. Molta gente è colta. Manteniamo l'anonimato e il segreto. E' gente equilibrata e consapevole. Studiamo il loro caso, li mandiamo dallo psichiatra, o dal medico. A volte una buona confessione mette a posto tante cose: qualcuno ha confermato che è la prima forma di esorcismo».

Quando si arriva all'esorcismo maggiore?

«Ci sono vessazioni così violente per cui si usa l'esorcismo maggiore. Per i casi più difficili abbiamo bisogno di persone che ci aiutino a tenere ferma la persona: quando imponiamo le mani si agitano molto, a volte ci picchiano».

Ma il maligno colpisce solo i cristiani?

«Nelle religioni pagane lui è già dentro. L'opera del demonio è multipla, non colpisce solo il singolo. Spinge governi a fare azioni contrarie a Dio, come le guerre o leggi scellerate».

Perché secondo lei è in crescita?

«Perché l'Europa sta abbandonando la fede e il demonio ha il sopravvento. C'è odio verso la chiesa, si eliminano i crocifissi, i presepi. Quanto i giovani non vanno più a messa: ci sono ruberie, autorità incapaci di governare, manca lo Spirito Santo. La nostra è una società in disfacimento. Una delle manifestazioni più eclatanti della intelligenza del demonio è farci credere che non c'è. E' il più grande terrorista che esiste».

Se ha tante richieste, con che criterio sceglie chi aiutare?

«Domando al Signore che mi aiuti a scegliere. Anche l'insistenza delle persone è un buon criterio».

L'esorcismo più strano?

«Tutti sono strani, il maligno ha molta fantasia. Ci sono persone che non mangiano più e non si tratta di anoressia. Non si alzano dal letto per mesi e se pregano vengono sbattuti a terra con violenza».

Come ci si difende da satana?

«Con la preghiera. Le famiglie che pregano insieme, che vivono nel sacro vincolo del matrimonio, si difendono da sole».

Lo ha mai visto?

«Negli esorcismi, vediamo le sue manifestazioni. Qualche fastidio me lo ha dato. Mi porta via le chiavi, fa i dispetti. E' una forza tremenda, ma dove c'è amore e Dio trova pochi spazi».

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Ed ecco il commento del lettore psichiatra:

«Desidero intervenire in merito all'articolo, a firma di Daniela Boresi sul Gazzettino del 10/12, nel quale "Padre V. un alto prelato esorcista da anni" risponde alle domande della giornalista con delle affermazioni che, se non altro, richiederebbero ulteriori spiegazioni. Ad esempio, alla domanda su come si manifesti il maligno verso l'uomo, l'ineffabile sacerdote risponde: "Con le vessazioni, con i tormenti. Quando queste persone arrivano da me solitamente hanno già effettuato un lungo percorso, sono andati dal medico, dallo psicologo, dallo psichiatra: hanno magari dolori misteriosi che la medicina non comprende: dolori che girano per il corpo o prendono la mente. Ho visto persone che hanno perso la memoria: giovani universitari che non riescono più a laurearsi: o professionisti che hanno idee fisse... Ma la vessazione può toccare la parte affettiva della persona: rotture inspiegabili di amori tra fidanzati... Ma corrode anche l'amore coniugale...". Poiché da 35 anni lavoro a Venezia come psichiatra posso ben dire di avere una certa esperienza su "dolori che girano per il corpo o prendono la mente", avrei da dire qualcosa sui disturbi della memoria, ho trattato vari casi di "universitari che non riescono a laurearsi"... e anche le "idee fisse" e le vicissitudini amorose non mi sembrano fuori del mio campo di attività... ma non vorrei correre il rischio di invadere il campo dell'esimio prelato, al quale, se non volesse mantenere l'anonimato, chiederei anche di rendere noti i nomi dei colleghi psicologi e psichiatri che lo aiutano a distinguere il maligno dalla malattia e ad individuare i casi da sottoporre a esorcismo... potrei così chiedere "lumi" a loro.» (Francesco Favaretti Camposampiero - Venezia)

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[Immagine da www.cun-veneto.it/images/satana.jpeg ]

postato da: Lioa alle ore 06:07 | link | commenti (4)
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venerdì, dicembre 21, 2007

A VOLTE RITORNANO:- )

.«Nicolas Eymerich, l’inquisitore, è come l’erpes. Prima o poi ritorna sempre. A un quinquennio dalla sua ultima disavventura, eccolo di nuovo in libreria ne “La luce di Orione” (Mondadori, 336 pagg), nono romanzo dedicato all’allucinante domenicano. L’autore, come sempre, è il grandissimo Valerio Evangelisti. BooksBlog l’ha intervistato.

“La luce di Orione”, come i grandi romanzi storici italiani, parla di un’infinità di cose. Persino del sesso degli angeli. Lei - personalmente - che idea s’è fatto sull’argomento?

Nessuna idea, il tema non mi interessa per nulla. Io riporto solo dibattiti tra teologi bizantini del XIV secolo.

“La luce di Orione” descrive anche future degenerazioni belliche.

Prima o poi i soldati finiscono, specie se una guerra si prolunga per 150 anni. Ecco perché, nel mio romanzo, da una parte si mettono in campo cadaveri, e dall’altra allucinazioni.

E non sarebbe un progresso per l’umanità mandare in guerra cadaveri e allucinazioni piuttosto che ragazzi della working class vivi e vegeti?

Allora diciamo che sarebbe meglio giocare coi soldatini oppure a Risiko. I miei cadaveri e le mie allucinazioni hanno per obiettivo la popolazione civile.»

(Da http://www.booksblog.it/post/2183/la-luce-di-orione-intervista-a-valerio-evangelisti )

Una recensione del libro è uscita ieri su L'Unità:

«Si narra che, mentre i turchi s'apprestavano a espugnare Costantinopoli, i teologi bizantini continuassero, noncuranti del pericolo incombente, a discettare sul sesso degli angeli. L'aneddoto è stato eletto a cliché indicante ogni diatriba inutile e cavillosa. All'"imperatore" di tutti i luoghi comuni, Valerio Evangelisti ha dedicato La luce di Orione, ultimo, attesissimo capitolo dell'epopea di Nicolas Eymerich, inquisitore domenicano del secolo XIV. Non siamo nel 1453, bensì nell'anno 1366, al tempo della crociata guidata da Amedeo di Savoia. Tuttavia, l'Impero d'Oriente ha già imboccato il viale d'un mesto tramonto. È una Bisanzio disfatta e in rovina, oscura e perversa, quella in cui si muovono l'Inquisitore e il suo fedele pard, frate Pedro Bagueny, nel tentativo di risolvere il mistero delle orrende creature che emergono dalle acque del Corno d'Oro. Conviene non dire altro, per preservare il piacere d'un congegno narrativo in cui tutto torna con puntualità. Perfino una certa debolezza dei moventi iniziali, percepibile nell'attacco, finisce per trovare la sua giustificazione. Comunque, una maggiore drammatizzazione dell'incipit ci poteva anche stare. La luce di Orione è un tributo alla potenza degli stereotipi, a cominciare dal problema dello statuto e della "consistenza" delle intelligenze intermedie in rapporto alle gerarchie onto-teologiche. Che la questione appaia superflua, innanzi all'avanzare degli eserciti del Sultano, è solo un punto di vista: inevitabilmente relativo. In realtà, questo tema - a Oriente come a Occidente, nella filosofia scolastica e nella teologia bizantina - è d'importanza cruciale. Dietro l'angelologia, sul rovescio della concezione degli enti spirituali, cresce la teoria del demoniaco e cova l'ossessione per Satana. Più che nelle credenze popolari, è nella Summa di Tommaso che andrebbero cercate le cause della paranoia repressiva chiamata «Caccia alle streghe». Ma Evangelisti non si limita a collocare le origini del maligno nel cuore della più raffinata e sottile "scienza" di dio. Fa di più, spingendosi fino a una sistematica demolizione dei miti semplificativi che ispirano le rappresentazioni dello «scontro di civiltà». Così, la guerra tra Cristianesimo e Islam si scompone in una struttura a tre elementi. Il
conflitto con gli infedeli passa in secondo piano rispetto alla battaglia tra credo latino e credo ortodosso. E non è detto che il turco sia il male peggiore. Si tratta d'un tema delicato, eppure decisivo per comprendere le pratiche vessatorie con cui, dall'estremo lembo d'Europa al Mezzogiorno d'Italia, gli esponenti della chiesa di Roma cancelleranno l'"anomalia greca". È un racconto rimosso, estirpato dalla memoria collettiva, che riguarda l'organica eliminazione d'una remota sapienza, di un intero apparato iconografico e di una religiosità antica. Nella protervia dei frati fanatici ci pare di ritrovare la stessa ferocia con cui architetti e predicatori al servizio dei vescovi romani spazzeranno via, nell'arco dei secoli, le vestigia d'un mondo accarezzato dal Mediterraneo orientale.
Sono passati tredici anni da quando la collana Urania pubblicò Nicolas Eymerich, inquisitore. Se il "genere" italiano ha manifestato sovente la sua incapacità di misurarsi con gli impegni della cadenza seriale, Evangelisti rappresenta una delle più felici smentite di quest'ennesimo luogo comune. La saga di Eymerich è il frutto dell'ambiziosa partita col Tempo, la Storia e con le loro più intime corrispondenze che lo scrittore bolognese continua a giocare: in barba alla supposta linearità del continuum e alle regole "strette" delle poetiche. «Davvero pensate che schiacciare il fiore che ho in mano potrebbe provocare, in un tempo indeterminato, la caduta di un'intera città?», chiede l'Inquisitore nel sesto capitolo del romanzo. Poco importa che l'interlocutore, il poeta Francesco Petrarca, risponda di no. I lettori di Evangelisti risponderanno convinti: «Sì, certo. E molte altre cose». 

(Tommaso De Laurenzis, L'Unità del 20.12.07)



postato da: Lioa alle ore 09:25 | link | commenti
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giovedì, dicembre 20, 2007

TUTTO DEVE CROLLARE

Ioelombra.

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«Tutto deve crollare è una sorta di greve noir che fin dalla prima pagina prende il lettore per le budella, mettendolo davanti a un’atroce scena di stupro. La vittima è una povera bimba dell’Amazzonia, reificata con cattiveria da un personaggio che porta lo stesso nome e cognome dell’autore: Carlo Cannella, narratore in prima persona...»

IL RESTO QUI:

http://www.vibrisselibri.net/?page_id=36

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[Foto di Matteo Gherardi]

postato da: Lioa alle ore 08:42 | link | commenti
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mercoledì, dicembre 19, 2007

ORNELLA VANONI E LO SCUDO DI FERRO

Ieri pomeriggio parevo l'asino di Buridano, quello che, posto tra due fasci uguali di fieno, finì per morire di fame. Non sapevo decidermi, infatti, se andare al Centro Culturale Candiani di Mestre per la presentazione della rivista  "Il primo amore. Giornale di sconfinamento

(http://www.ilprimoamore.com/testo_719.html )

con Gianfranco Bettin, Tiziano Scarpa, Antonio Moresco e Carla Benedetti, o alla Biblioteca di via Miranese, sempre a Mestre, featuring Marco Travaglio in "Prima Lezione di... giornalismo: quando i fatti scompaiono". 
 
Se fossi andato al Candiani di sicuro Tiziano Scarpa mi avrebbe presentato Carla Benedetti, che poi non avrebbe esitato a fare di me una star della letteratura... (ehm, sono occasioni che si presentano una volta sola nella vita:-) ). Inoltre avrei potuto far venire le bave alla bocca dall'invidia al fanciullone webbico Andrea Barbieri, raccontandogli di aver toccato con mano la sua adorata SACRA TRIMURTI al completo.

Marco Travaglio, d'altro lato, garantiva una sana ossimorica dose di amare risate...

Alle 16.00 ero ancora lì che titubavo tra i due corni dell'alternativa quando, buttando l'occhio sul calendario, mi accorgo che per le 18.00 avevo preso da tempo un altro impegno: sarei dovuto andare ad aprire la sede veneziana della Giovane Montagna per poi presidiarla fino alle 19.30...

Com'è finita?

È finita che ho dovuto rinunciare sia a Carla Benedetti, sia a Marco Travaglio, naturalmente, dato il forte senso del dovere che mi contraddistingue. In compenso, finito il turno di servizio alla GM, come premio di consolazione mi sono regalato un posto in piccionaia al teatro Goldoni, dove si esibiva Ornella Vanoni, in tour con il suo "Una bellissima ragazza". Adoro, infatti, andare a controllare come se la cavano in scena le nostre glorie d'antan. Ebbene, devo ammettere che Ornella se l'è cavata benissimo. La voce è ancora robusta e squillante, malgrado i 73 anni suonati, e la presenza scenica di tutto rispetto. Fisicamente, inoltre, è davvero una bellissima ragazza, almeno vista dal IV ordine di palchi:- )

Ornella ce l'ha messa tutta a fare bella figura nella sua "città d'elezione" (ha preso casa a Venezia anche lei), intrattenendo il pubblico fino quasi alle 23.30 con canzoni vecchie e nuove, tutte applauditissime. Divertenti anche gli intermezzi parlati sul contenuto dei vari fagotti che ingombravano la scena.

Si è congedata con il pezzo di Bardotti e Cammariere "L'AZZURRO IMMENSO", che ha definito "una resa per chi crede, e per chi non crede... cavoli suoi!" (pare che di recente abbia avuto una crisi religiosa). Ecco il testo:

Ti voglio, mi vuoi
I miei occhi aprirai
Un filo di luce
Come un’alba lontana
E disegnerai un cammino che va
Dalle rovine in alto fino a te
Poserò, poserò questo scudo di ferro
Volerò, volerò in quell’azzurro immenso su di me
Segreti e bugie io li lascerò qui
Guerriero di luce tutto d’oro e d’argento
E mi arrenderò al tuo amore che dà un’altra vita
Un’altra libertà
Poserò, poserò questo scudo di ferro
Lascerò dietro me il tempo dei pensieri e dormirò
Poserò, poserò questo scudo di ferro
Volerò fino a te che sei l'azzurro immenso su di me.

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[Immagine da festival.blogosfere.it/images/vanoni-thumb.jpg ]

postato da: Lioa alle ore 02:26 | link | commenti
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martedì, dicembre 18, 2007

HO VINTO UN NATALE DA SOGNO CON COIN!!!

L'acquirente che faccia acquisti da Coin per almeno 50 Euro entro il 20 dicembre di quest'anno partecipa di diritto all'iniziativa "VINCI UN NATALE DA SOGNO!" . Come dire che, una volta alla cassa, si vede consegnare dalla commessa una cartolina con un codice per giocare.

Per quanto mi riguarda venerdì scorso ho speso, del tutto ignaro della suddetta Grande Opportunità,  oltre 200 euro. E quale non è stata la mia sorpresa, digitando al cell il codice ricevuto, nel veder lampeggiare un SMS di risposta con la notizia che avevo vinto uno dei numerosi premi istantanei? Recitava, infatti, il messaggio di Coin:

"HAI VINTO UN BIGLIETTO PER IL CINEMA. PORTA SCONTRINO E QUESTO SMS DOVE HAI EFFETTUATO L'ACQUISTO."

Vagamente infastidito dalla risibilità della vincita, mi reco all'ufficio Coin e ricevo un buono per la visione del film "La bussola d'oro".  Interesse per il film: zero. "Sempre meglio che un calcio negli stinchi", borbotto comunque. Scopro, tuttavia, che in tutta VENEZIA (Lido compreso), la città in cui abito, non c'è nessun cinema convenzionato con la Hollywood Movie Money (conditio sine qua non perché il biglietto sia accettato) e che nel retro del buono è scritto:

"Ingresso valido solo con l'acquisto contestuale di un biglietto intero".

Ma vaffanculo, Coin, e vaffanculo anche al tuo Natale da sogno! Certe vincite pelose sarebbe meglio non prometterle, no?

Che miserabili:- )

postato da: Lioa alle ore 06:39 | link | commenti (6)
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domenica, dicembre 16, 2007

AFFERRATI GIÀ SCIVOLATI VIA

sixties
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ÀÀÀ.
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afferrati già scivolati via?" (Wilma)

di Lucio Angelini

[Racconto finalista all'ultima edizione del Premio Teramo]

Premetto che attraversavo un periodo di fastidiosa depressione. La militanza politica non aveva risolto certe mie esigenze espressive, e il gruppo da me fondato, la SI.RA, si era presto dissolto, anziché consolidarsi e raccogliere proseliti. Stavo, tuttavia, con un compagno non ancora in crisi, gran confezionatore di bombe, che era arrivato alla lotta armata clandestina dopo la solita parentesi orientaleggiante. Nessuno vi ha mai parlato dei tre gradi dell'ascesi mistica classica? A quel tempo, a me, ancora no. Cristo (così lo chiamavano, a causa di un suo intercalare) mi assicurò che il percorso altro non era che un continuum cogitatio-meditatio-contemplatio, o qualcosa del genere. Che lui l'aveva attraversato tutto, ma che, deluso, alla fine si era dato alla lotta armata. Piazzava ordigni dappertutto: ai grandi magazzini, dentro i confessionali, sotto le pantere della polizia, e non riuscivano mai a pizzicarlo...

IL RESTO QUI:

http://www.carmillaonline.com/archives/2007/12/002473.html

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[Immagine da www.rockspot.com/images/sixties.jpg ]

postato da: Lioa alle ore 08:52 | link | commenti (5)
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sabato, dicembre 15, 2007

CE L'AVETE PICCOLO? TRANQUILLI...

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È la pubblicità di una banca tedesca. Dice: "Ci occupiamo dei vostri affari anche se sono piccoli":- )

postato da: Lioa alle ore 07:25 | link | commenti
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giovedì, dicembre 13, 2007

IL PIÚ BEL LIBRO DELL'ANNO

 

Come sapete, da qualche tempo il TG 1 invita gli ascoltatori a votare per il più bel libro dell'anno mandando una mail qui:

tg1libri@rai.it

dopo la campagna Benjamin testimonializzata da Roberto Benigni:

Rai.tv - TG1 - A Benjamin Benigni e i libri dell'anno

Volete sapere per chi ho votato io?

Ebbene sì, lo confesso, ho giocato sporco. Per uno dei libri in catalogo qui:

http://www.vibrisselibri.net/?page_id=13

Non so nemmeno se il voto verrà considerato valido, a dire la verità, dato che Vibrisselibri produce solo libri webbici, ma tant'è. Per quel che mi è costato mandare una mail:- )

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[Immagine da www.digitalhit.com/row/benigni.jpg ]

postato da: Lioa alle ore 21:53 | link | commenti
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ESPLORATORI VENEZIANI

Giancarlo Ligabue

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«... Dopo il dottorato di ricerca in Paleontologia presso la Sorbona di Parigi ha ricevuto quattro lauree honoris causa: a Modena in Scienze Naturali (1981), a Venezia in Lettere e Filosofia (1991), a Lima (Perù) in archeologia (1992), ad Asgabat (Turkmenistan) in storia ed archeologia (1992)... Ha visitato e studiato alcune etnie in via di estinzione nei territori più importanti del Pianeta e ha scoperto due popolazioni nuove che non avevano mai avuto contatti con l'uomo bianco, ed inoltre una decina di giacimenti di dinosauri alcuni dei quali portano il suo nome, e alcuni siti contenenti fossili di ominidi.. »

Altre notizie biografiche qui:

http://www.istitutoveneto.it/iv/presentazione/soci/biografia_socio.php?id=6

Di chi parlo?

Di GIANCARLO LIGABUE, naturalmente.

Perché ne parlo?

Perché ieri pomeriggio, nella sala del Piovego di Palazzo Ducale, è intervenuto alla presentazione del volume: "Sulla via delle oasi" (Tesori dell'Oriente Antico), edizioni Il Punto. Cito dall'introduzione dei curatori:

«Dopo "Bactria" e "Dea Madre", con questo volume il Centro Studi Ricerche Ligabue fa il punto su un altro tema archeologico molto dibattuto che sta entusiasmando ricercatori, studiosi, appassionati: l'individuazione del "motore" che ha assicurato dal III al I millennio le interrelazioni culturali tra il mondo mesopotamico-elamita, la Valle dell'Indo, il Golfo Persico e il Mediterraneo. Dopo le numerose testimonianze di arte battrio-margiana raccolte negli ultimi vent'anni, gli archeologi si sono chiesti se queste appartenessero ad una nuova civiltà o a una cultura di confine o, ancora, se fossero la conseguenza della diffusione in Asia centrale di civiltà stabili già note avvenuto attraverso un sistema di interscambi capillari. Ma da parte di chi? Si è risposto a questi interrogativi sia immaginando l'esistenza di una Civiltà dell'Oxus (l'equivalente occidentale del russo Bactrian Margian Archaelogical Complex) sia opponendovisi, sia, ancora, ipotizzando l'intervento di una cultura-ponte alimentata sprattutto dal traffico carovaniero che si snodava lungo una via delle Oasi che qui cercheremo di documentare. Una cultura che, dopo diciotto anni di esperienze in Margiana che rappresentano la naturale continuazione di una lunga tradizione di scavo già maturata in Iran e in Oman, noi abbiamo pensato di chiamare "CULTURA DELLE OASI"... »

Alla presentazione del volume, oltre al sindaco Massimo Cacciari, amico personale di Giancarlo Ligabue, erano presenti Agnès Benoit, conservateur en chef al Département des Antiquités du Musée du Louvre, Gabriele Rossi-Osmida, uno dei curatori del volume, Renata Codello, soprintendente ai Beni Architettonici, Giandomenico Romanelli, direttore dei Musei Civici veneziani, e Alberto Angela (della ditta televisiva Piero & Alberto Angela), che Giancarlo Ligabue ha praticamente visto crescere e, di recente, anche nominato direttore della sua prestigiosa rivista "LIGABUE MAGAZINE".

Splendida la sala, commovente la testimonianza dell'ormai 76enne Giancarlo Ligabue e delizioso pure il rinfresco che ha concluso l'evento (immagino a cura della Ligabue Catering: vd www.ligabue.it ). Confesso di aver ingurgitato almeno una ventina di tartine con gamberetto e mirtillo:- )

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[La foto di Ligabue è tratta da www.aidanews.it ]

postato da: Lioa alle ore 08:28 | link | commenti
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mercoledì, dicembre 12, 2007

TROPPA GRAZIA SANT'ANTONIO!

(Padova, Basilica del Santo: reliquario con la lingua di Sant'Antonio)

Come sapete, Vibrisselibri si è abbastanza consolidata nel corso del primo anno di vita. Siamo stati alluvionati di manoscritti e, dato l'esiguo tempo che alcuni valutatori interni hanno a disposizione per continuare a lottare contro la logica del profitto editoriale (quella che induce gran parte degli editori cartacei a considerare pubblicabile solo ciò che ha una discreta speranza di vendita, senza badare troppo alla qualità), di recente abbiamo deciso di allargare il comitato di lettura. Sia www.vibrissebollettino.net, sia www.vibrisselibri.net hanno pubblicato un appello di Giulio Mozzi intitolato:

Volete diventare lettori di vibrisselibri?

Ebbene, hanno risposto in più di settanta, che ovviamente dovranno comprovare le proprie attitudini alla valutazione letteraria con la concreta redazione di schede. Parlando con altri vibrisselibrai, mi è scappato di bocca il commento: "Troppa grazia sant'Antonio!". Poi mi è sorto il dubbio di aver usato un'espressione poco nota o poco comprensibile, così l'ho cercata in Google e mi sono rassicurato. Ho scoperto, infatti, che esiste effettivamente e che la si usa quando si riceve più di quanto si desidera. Pare derivi dalla storiella di un tale che, non riuscendo a salire a cavallo, dopo ripetuti sforzi invocò il santo, ma solo per ritrovarsi, al nuovo energico tentativo, addirittura steso a terra dall'altra parte dell'animale. Fu allora che esclamò:«Troppa grazia sant'Antonio!».

Anche Jacopo Fo - segnala Google - nel suo blog ha un post che si intitola "Troppa grazia Sant'Antonio". Qui: http://www.jacopofo.com/?q=node/1730

Lo riporto:

«Troppa grazia, Sant'Antonio

Charles Lennon, 68enne di Rhode Island, si era fatto impiantare una protesi nel pene per risolvere il suo problema di impotenza. A causa di un malfunzionamento del sistema, da una decina di anni ha un' erezione permanente. Adesso il sesso va bene, ma l'uomo ha comunque fatto causa alla società produttrice e ha ottenuto 400mila dollari di risarcimento danni, soldi che si è portato via senza usare le mani... » (Fonte: Tgcom)

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martedì, dicembre 11, 2007

UMBERTO ECO NON CREDE AI COMPLOTTI

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(Lucio Angelini prima dell' 11 settembre 2001: le Torri Gemelle sono ben visibili sullo sfondo)

Recupero una bustina di Minerva di UMBERTO ECO da L'espresso del 1° novembre scorso:

«Com'è noto sull' 11 SETTEMBRE circolano molte teorie del complotto. Ci sono quelle estreme (che si trovano in siti fondamentalisti arabi o neonazisti), per cui il complotto sarebbe stato organizzato dagli ebrei, e tutti gli ebrei che lavoravano alle due torri sarebbero stati avvisati il giorno prima di non presentarsi al lavoro - mentre è noto che circa 400 cittadini israeliani o ebrei americani erano tra le vittime; ci sono le teorie anti-Bush, per cui l'attentato sarebbe stato organizzato per potere poi invadere Afghanistan e Iraq; ci sono quelle che attribuiscono il fatto a diversi servizi segreti americani più o meno deviati; c'è la teoria che il complotto era arabo fondamentalista, ma il governo americano ne conosceva in anticipo i particolari, salvo che ha lasciato che le cose andassero per il loro verso per avere poi il pretesto per attaccare Aghanistan e Iraq (un poco come è stato detto di Roosvelt, che fosse a conoscenza dell'attacco imminente a Pearl Harbour ma non avesse fatto nulla per mettere in salvo la sua flotta perché aveva bisogno di un pretesto per iniziare la guerra contro il Giappone); e c'è infine la teoria per cui l'attacco è stato dovuto certo ai fondamentalisti di Bin Laden, ma le varie autorità preposte alla difesa del territorio statunitense hanno reagito male e in ritardo dando prova di spaventosa incompetenza. In tutti questi casi i sostenitori di almeno uno tra questi complotti ritengono che la ricostruzione ufficiale dei fatti sia falsa, truffaldina e puerile. Chi voglia avvere una idea circa queste varie teorie del complotto può leggere il libro a cura di Giulietto Chiesa e Roberto Vignoli, "Zero. Perché la versione ufficiale sull'11/9 è un falso", edizioni Piemme, dove appaiono alcuni nomi di collaboratori di tutto rispetto come Franco Cardini, Gianni Vattimo, Gore Vidal, Lidia Ravera, più numerosi stranieri. Ma chi volesse ascoltare la campana contraria ringrazi le edizioni Piemme perché, con mirabile equanimità (e dando prova di saper conquistare due settori opposti di mercato) hanno pubblicato un libro contro le teorie del complotto, "11/9. La cospirazione impossibile", a cura di Massimo Polidoro, con collaboratori di altrettanto rispetto come Piergiorgio Odifreddi o James Randi. Il fatto che ci appaia anch'io non va né a mia infamia né a mia lode perché il curatore mi ha semplicemente chiesto di ripubblicare in quella sede una mia Bustina che non era tanto sull'11 settembre quanto sull'eterna sindrome del complotto. Tuttavia, siccome ritengo che il nostro mondo sia nato per caso, non ho difficoltà a ritenere che per caso o per concorso di varie stupidità vi avvenga la maggior parte degli avvenimenti che l'hanno tormentato nel corso dei millenni, dalla guerra di Troia ai giorni nostri, e quindi sono per natura, per scetticismo, per prudenza, sempre incline a dubitare di qualsiasi complotto, perché ritengo che i miei simili siano troppo stupidi per concepirne uno alla perfezione. Questo anche se - per ragioni certamente umorali, ma per impulso incoercibile - sarei propenso a ritenere Bush e la sua amministrazione capaci di tutto. Non entro (anche per ragioni di spazio) nei particolari degli argomenti usati dai sostenitori di entrambe le tesi, che possono parere tutti persuasivi, ma mi appello soltanto a quello che io definirei la "prova del silenzio". Un esempio di prova del silenzio contro quelli che insinuano che lo sbarco americano sulla Luna sia stato un falso televisivo. Se la navicella americana non fosse arrivata sulla Luna c'era qualcuno che era in grado di controllarlo e aveva interesse a dirlo, ed erano i sovietici; se pertanto i sovietici sono rimasti zitti, ecco la prova che sulla Luna gli americani ci sono andati davvero. Punto e basta. Per quanto riguarda complotti e segreti l'esperienza (anche storica) ci dice che: 1. Se c'è un segreto, anche se fosse noto a una sola persona, questa persona, magari a letto con l'amante, prima o poi lo rivelerà (solo i massoni ingenui e gli adepti di qualche rito templare fasullo credono che ci sia un segreto che rimane inviolato); 2. Se c'è un segreto ci sarà sempre una somma adeguata ricevendo la quale qualcuno sarà pronto a svelarlo (sono bastati qualche centinaio di migliaia di sterline in diritti d'autore per convincere un ufficiale dell'esercito inglese a raccontare tutto quello che aveva fatto a letto con la principessa Diana, e se lo avesse fatto con sua suocera [la regina Elisabetta, n.d.r.] sarebbe bastato raddoppiare la somma e un gentiluomo del genere l'avrebbe ugualmente raccontato). Ora per organizzare un falso attentato alle due torri (per minarle, per avvisare forze aeree di non intervenire, per nascondere prove imbarazzanti, e così via) sarebbe occorsa la collaborazione se non di migliaia almeno di centinaia di persone. Le persone utilizzate per queste imprese non sono mai di solito dei gentiluomini, ed è impossibile che almeno uno di questi non abbia parlato per una somma adeguata. Insomma, in questa storia manca la Gola Profonda(Umberto Eco, da L'Espresso del 1° nov. 2007)

Luciograve(3).

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(Lucio Angelini, di colpo invecchiatissimo, dopo l' 11 settembre 2001)

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lunedì, dicembre 10, 2007

I SETTE DOLORI DI MARIA

Santuariocorona.

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Cosa ho fatto il giorno dell'Immacolata? Ma un pellegrinaggio, che diamine!

Dove? Al santuario della Madonna della Corona sul Monte Baldo. A dire il vero a me, che ho un modo tutto mio di vivere le cosiddette emozioni religiose, interessava soprattutto il sentiero di avvicinamento, con i suoi 1500 gradini scavati nella roccia. Sono anni che dall'autostrada Modena Brennero, all'imbocco della Valdadige, vedo il santuario a mezza costa e così ho approfittato di una gita della Giovane Montagna di Venezia per arrampicarmi fin lassù.

http://www.magicoveneto.it/Baldo/SMCorona/sentiero1.htm

Il dislivello non è gran cosa: appena 600 metri in continua alternanza tra gradini selciati e tratti di sentiero, a partire dal paese di Brentino, sulla destra dell'Adige. Una parte del percorso è scolpita in verticale sul fianco del monte Cimo e nella lunga scalinata finale si incontrano i sette caratteristici capitelli che richiamano - ricordava il foglietto di presentazione della gita - i SETTE DOLORI DI MARIA.

Mentre salivamo, ho provato a interrogare i miei compagni di escursione per vedere se qualcuno di loro sapeva anticiparmeli a memoria. Invano.

E voi che mi state leggendo, sapreste forse snocciolarmeli uno dietro l'altro?

Immagino di no. Grande è l'ignoranza delle cose religiose sotto il cielo...

Eppure avrete ben visto da qualche parte una qualche immagine di Maria trafitta dalle SETTE SPADE!

Vabbè, eccovi un utile link per colmare le vostre lacune:

http://www.preghiereagesuemaria.it/rosari/rosario%20dei%20sette%20dolori%20di%20maria.htm

Nel primo Dolore si contempla Maria Santissima che presenta Gesù Bambino al Tempio e incontra il santo vecchio Simeone che le profetizza la «spada» del dolore:

Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, se­gno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima» (Lc 2, 34-35).

Nel secondo Dolore si contempla Maria Santissima che fugge in Egitto per salvare Gesù Bambino dalla morte:

Un angelo del Signore ap­parve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nel­la notte e fuggì in Egitto. (Mt 2, 13-14). Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te il bam­bino e sua madre e va' nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». (Mt 2, 19-20).

Nel terzo Dolore si contempla Maria Santissima alla ricerca di Gesù ritrovato nel Tempio a Gerusalemme:

Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cer­cavamo». (Lc 2, 43-44, 46, 48).

Nel quarto Dolore si contempla Maria Santissima che incontra il Figlio Gesù sulla via del Calvario:

Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore. (Lm 1, 12). «Gesù vide sua Madre lì presente» (Gv 19, 26).
 
Nel quinto Dolore si contempla Maria Santissima Addolorata presente sul Calvario alla Crocifissione e Morte di Gesù :
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Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla Croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei» (Lc 23, 33; Gv 19, 19). Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Magdàla. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E, chinato il capo, spirò. (GV 19, 30). E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. (Gv 19, 25-27)..
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Nel sesto Dolore si contempla Maria Santissima Addolorata che riceve tra le braccia Gesù deposto dalla Croce.
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[Ehm, il Vangelo non lo dice, almeno non in maniera esplicita, n.d.r.]
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Nel settimo Dolore si contempla Maria Santissima che vede seppellire Gesù morto nel sepolcro:
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Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò co­raggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove ve­niva deposto. (Mc 15, 43, 46-47). 

PREGHIERA: Santa Madre deh! Voi fate Che le Piaghe del Signore Ed i Vostri Gran Dolori Siano impressi nei nostri cuori.

P.S. Accanto ai sette dolori, bisogna ricordare che Maria ebbe anche sette gioie e sette virtù. Clicca qui:

Le Sette gioie di Maria
Le sette virtù di Maria

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[Foto in alto di A. Bianchi]

postato da: Lioa alle ore 05:50 | link | commenti (2)
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venerdì, dicembre 07, 2007

A MASSIMO CACCIARI PIACCIONO LE GRANDI PALLE DI FUOCO

Chi pensa che un filosofo goda esclusivamente quando può sprofondare in abissi di pensiero si sbaglia di grosso. È stato chiesto a Massimo Cacciari quali siano le cinque CANZONI della sua vita. Non ha esitato a indicare, in prima posizione:

1) Great balls of fire (Jerry Lee Lewis)

[con il commento: "Se non avete mai ballato in vita vostra, è il brano giusto per cominciare. Con quella canzone potrei perfino propormi come insegnante di ballo."]

Le altre sue quattro favorite sono nell'ordine:

2) Sittin' on the dock of the bay (Otis Redding),

3) Me & Bobby McGee (Janis Joplin),

4) Angie (Rolling Stones),

5) Ne me quitte pas (Jacques Brel).

La fonte di 'sì ghiotte notizie è il Corriere del Veneto (allegato al Corriere della Sera) di ieri.

Qui il video della favorita di Cacciari:

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Questo il testo:

You shake my nerves and you rattle my brain
Too much love drives a man insane
You broke my will, oh what a thrill
Goodness gracious great balls of fire

I learned to love all of Hollywood money
You came along and you moved me honey
I changed my mind, looking fine
Goodness gracious great balls of fire

You kissed me baba, woo.....it feels good
Hold me baba, learn to let me love you like a lover should
Your fine, so kind
I'm a nervous world that your mine mine mine mine-ine

I cut my nails and I quiver my thumb
I'm really nervous but it sure is fun
Come on baba, you drive me crazy
Goodness gracious great balls of fire

Well kiss me baba, woo-oooooo....it feels good
Hold me baba
I want to love you like a lover should
Your fine, so kind
I got this world that your mine mine mine mine-ine

I cut my nails and I quiver my thumb
I'm real nervous 'cause it sure is fun
Come on baba, you drive me crazy
Goodness gracious great balls of fire

I say goodness gracious great balls of fire...oooh...

["Ti agitare il mio nervi e il mio cervello si sonaglio
Troppo amore spinge un uomo matto
Lei ha rotto la mia volontà, o ciò che un brivido
Bontà graziosa grande palle di fuoco

Ho imparato ad amare tutti i soldi di Hollywood
Siete venuti insieme e mi avete spostato il miele
Ho cambiato la mia mente, cercando bene
Bontà graziosa grande palle di fuoco

Lei lo ha baciato Baba, woo ..... si sente bene
Mi Baba, imparare a permettetemi ti amo come un amante dovrebbero
Il tuo bene, così gentile
Sono nervoso mondo che il tuo miniera miniera miniera mine, dobbiamo

Ho tagliato le unghie e quiver mio pollice
Sono molto nervoso, ma di sicuro è divertente
Vieni su Baba, è guidare pazzesco
Bontà graziosa grande palle di fuoco

Bene bacio Baba, woo - oooooo .... si sente bene
Mi Baba
Voglio ti amo come un amante dovrebbero
Il tuo bene, così gentile
Ho ottenuto questo mondo che la vostra miniera miniera miniera mine, dobbiamo

Ho tagliato le unghie e quiver mio pollice
Sono davvero nervoso 'causa di sicuro è divertente
Vieni su Baba, è guidare pazzesco
Bontà graziosa grande palle di fuoco

Dico bene grazioso grandi palle di fuoco ... oooh ...

[Traduzione a cura di http://translate.google.com/translate_t] 

P.S. Una curiosità. Nel film del 1939 Gone with the Wind [Via col vento] , Scarlett O'Hara (interpretata da Vivien Leigh) esclama con frequenza: "Great balls of fire!"

P.P.S. Il titolo italiano del film del 1989 "Great balls of fire", che racconta la vita di Jerry Lee Lewis,  è "VAMPATE DI FUOCO" [???]

[http://www.repubblica.it/trovacinema/scheda_film.jsp?idContent=116758 ].

P.P.P.S. Pare che l'interiezione "Great Balls of fire" (ritenuta blasfema da alcuni cristiani) derivi dalla Bibbia e alluda al momento in cui lo Spirito Santo, nella Pentecoste, si manifesta in forma di lingue di fuoco [wikipedia].

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[Immagine da www.robertodamiani.it/content/images/Massimo%]...

postato da: Lioa alle ore 07:17 | link | commenti
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giovedì, dicembre 06, 2007

ASPETTANDO CARLO CANNELLA...

(Il prof. Carlo Cannella)

Vedete il Carlo Cannella della foto [il primo che esca digitando "carlo cannella" in Google, n.d.r.] ? Be', la scheda del sito della Rai riferisce che insegna Scienza dell'Alimentazione nella prima Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università La Sapienza di Roma, dove è anche Direttore dell’Istituto di Scienza dell’Alimentazione e della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione... come dire che non c'entra nulla con il Carlo Cannella scoperto da Vibrisselibri e la cui opera, "TUTTO DEVE CROLLARE", non mancherà di rivoltare più di qualche stomaco o di squarciare più di qualche budello (letterario). Il nostro Carlo Cannella vive in Olanda, è stato appena visitato da due inviate speciali di Vibrisselibri (Giulia Tancredi e Gaja Cenciarelli: vd http://www.sinestetica.net/Amsterdam) e, a suo tempo, insieme al manoscritto, ci fece pervenire la seguente nota biografica

«Mi chiamo Carlo Cannella, sono nato ad Ascoli Piceno 44 anni fa, e sono laureato in sociologia.  Ho fatto un mucchio di mestieri: il venditore di bibbie porta a porta, il cavatore, l’operaio manutentore, l’impiegato di concetto, l’agente assicurativo, il commerciante di videogiochi. A parte questo non avrei molto altro da raccontare, se non che ho passato gran parte degli ultimi 25 anni a cantare in gruppi hardcore-punk. Contrariamente ai vecchi punk degli anni ’80 sono rimasto sulla “scena” fino ad oggi, e quel che è peggio non ho nessuna intenzione di mollare la presa. In ossequio alla vecchia pratica dell’autoproduzione, ho pubblicato lo scorso anno per mio conto “La città è quieta… ombre parlano”, un romanzo-autobiografia sullo stile di “Costretti a sanguinare” di Marco Philopat e “I ragazzi del mucchio” di Silvio Bernelli. Nel giugno 2004 sono stato eletto consigliere comunale ad Ascoli Piceno, ma dopo aver visto la politica da vicino ho rassegnato le dimissioni e sono fuggito a Leiden, in Olanda, dove vivo attualmente. Nel dicembre 2006 è uscito “Libera fame”, l’ultimo cd degli Affluente, il gruppo in cui ho cantato negli ultimi 14 anni.»

In attesa che in www.vibrisselibri.net esca "TUTTO DEVE CROLLARE", copio-incollo un'intervista apparsa qui:

Da http://www.audiodrome.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=1138

AFFLUENTE | Carlo Cannella [inter]view
 

Trovarsi oggi di fronte ad un album come Libera Fame porta inevitabilmente a fare i conti con le profonde differenze che separano l’attitudine hardcore originaria con l’attuale tendenza (almeno in certi ambiti o più precisamente nell’immaginario diffuso) a considerare questa forma espressiva come un mero genere musicale e non anche una vera e propria presa di posizione attitudinale e ideologica. Ci è sembrato, quindi, giusto interpellare Carlo Cannella, cantante degli Affluente, per tentare di comprendere con il suo aiuto quali siano le differenze principali tra le due contrapposte visioni e fino a che punto i mutamenti avvenuti nella società e nei mezzi di comunicazione abbiano giocato un ruolo fondamentale in tutto questo.


Ciao Carlo, innanzitutto complimenti per il nuovo lavoro, un disco ottimo sotto molti punti di vista. Comincerei la nostra chiacchierata dalla decisione di incidere un nuovo album a sei anni di distanza dal precedente TSOL. Cosa vi ha spinto ad aspettare tanto tempo, cosa è successo in questi anni agli Affluente?

Carlo Cannella: Per la verità gli anni di distanza sono stati ben dieci, perché anche se TSOL uscì nel 2000 in realtà fu registrato nell'estate del ‘96. In quel tempo l'idea era di farlo uscire su Profane Existence, ci furono dei contatti in tal senso, ma purtroppo non se ne fece niente. Probabilmente il disco non piacque abbastanza. Per dirla tutta nessuno sembrava interessato a quella roba e alla fine decidemmo di farlo uscire per la mia etichetta personale. Nel frattempo il gruppo stava attraversando un momento critico, io ero appena uscito per problemi di lavoro, altri lo stavano facendo, insomma niente lasciava presagire un futuro per gli Affluente. Invece TSOL riuscì col tempo a guadagnarsi una certa considerazione, si può dire che sia ormai diventato un piccolo culto, ma quanta fatica... L'estate scorsa, dieci anni dopo, ho ritrovato il gruppo nelle stesse condizioni di allora: sull'orlo dello scioglimento. Incredibilmente non avevano più inciso nessuna canzone in tutto questo tempo. Frankie era il più abbattuto, suonava in 3 gruppi diversi e si erano sciolti tutti nel giro di qualche settimana. Così gli ho detto: ''dai, coraggio, facciamo un nuovo disco''. Detto, fatto. Abbiamo raccattato un bassista e un batterista e siamo tornati alla carica. ''Libera Fame" è stato preparato più o meno in un mese. Io sono tornato dall'Olanda per cantarlo senza averne mai provato i pezzi e senza testi. Sono rimasto in Italia una settimana. Di giorno scrivevo le parole, di notte registravo la voce. Sembra incredibile, ma questo disco l'abbiamo davvero improvvisato. 

L'album è uscito per la SOA di Paolo Petralia, una persona che proprio come te si sbatte da anni per dare voce alla musica meno stereotipata e dozzinale e con cui già avevate collaborato in passato. Come è nata questa nuova collaborazione e come è stato ritrovarsi a lavorare insieme?

Paolo aveva già tirato fuori il nostro primo ep "Logica Dominante" nel ‘93, roba da preistoria, e l'anno dopo aveva co-prodotto con Applequince "Moltitudine Suina". Poi i rapporti si erano allentati, ognuno aveva proseguito per la propria strada, e anche nel migliore dei modi, devo dire. Quando tre mesi fa gli dissi che gli Affluente avevano un nuovo disco pronto, lui replicò che se era bello quanto TSOL ci avrebbe messo le mani sopra. E così è stato.

Libera Fame si pone come un album crudo e violento, decisamente poco incline al compromesso e dal taglio di un documentario spietatamente realistico su questo inizio millennio. Credi dunque che la musica possa ancora servire a far riflettere le persone? Pensi che le nuove generazioni - abituate ad un approccio decisamente più manieristico all'hardcore - siano in grado di apprezzare un album così "politico" e non filtrato?

Non so se la musica può servire, di sicuro non servono i giornali e le televisioni. È incredibile quanto in profondità sia ormai giunta l'omologazione di contenuti e stili espressivi della stampa e dei circuiti audiovisivi. Più gli eventi sono drammatici più ci si diverte a "pensare americano" e a trovarsi immersi nella più allarmante americo-dipendenza. È tempo di passare al di là dello specchio, dei luoghi comuni, della propaganda, d'un certo semplicismo ottimistico che fa credere che tutto quello che è "occidentale" è "buono" o "migliore", è tempo di chiamare le guerre scatenate per il predominio di certe aree asiatiche o per il controllo delle loro risorse col loro vero nome, non nascondendole dietro buone, giuste o sante cause. Mi sembra che il far vendetta e chiamarla giustizia, il far deserto e chiamarlo pace, il far duramente i propri interessi e chiamarlo libertà siano altrettante mistificazioni dalle quali dobbiamo liberarci se davvero vogliamo capire il mondo, cercando al contempo di comprendere quale e quanto grande sia la nostra parte di responsabilità. E questo è tutto. E se qualcuno, giovane o vecchio che sia, crede che queste cose non c'entrano niente con l'hardcore, beh, allora ‘fanculo.

Restando in tema nuove generazioni, ho notato che oggi come oggi l'hardcore rischia sempre più di essere relegato alla ripetizione di un sound ben preciso e stereotipato, perdendo per strada le mille componenti che una volta lo rendevano un genere sfaccettato e non classificabile. Non credi che si rischi di scordare proprio la libertà espressiva che permetteva di considerare hardcore gruppi distanti come Bad Brains e Hüsker Dü, Cro Mags e Bad Religion, TSOL e Minutemen, senza parlare della scuola italiana che aveva una miriade di sfaccettature e una personalità invidiata in tutto il mondo?

Penso soprattutto che oggi si tenda a considerare l'hardcore come un qualunque genere musicale, togliendogli così la sua carica eversiva. È roba riverniciata e messa a nuovo, fortemente edulcorata nell'atteggiamento, nell'impatto visivo e in definitiva poco pericolosa per il sistema. Insomma niente a che vedere con i gruppi che hai appena citato. Come dice abbastanza bene Gigi Keller nelle note interne alla ristampa del materiale Youngblood, negli anni '80 nei testi imperversava il "loro", gli altri... una terza persona impersonale dove ci stava dentro tutto (la gente comune, lo stato...), una zona grigia indefinita e lontana e allo stesso tempo una presenza invadente e oppressiva. Su questo concetto si basavano tante delle decisioni prese allora. Questo distacco, appunto il "loro" e il "noi", con il tempo si è modificato e mentre per una parte di scena i "nemici" hanno acquistato un nome preciso (e gli "amici" o i compagni anche), per un'altra parte il distacco si è andato assottigliando talmente che a un certo punto non è diventato più discriminante. La rabbia e la distanza sono venute meno e così anche il significato di una opposizione alla vita "comune" e ai suoi controllori. In qualche modo è stata imboccata la strada per l'accettazione delle regole democratiche e della vita "normale", con tutti i disastri a livello di pacificazione sociale e creatività musicale.  

Voi definite la vostra attitudine "fondamentalismo hardcore", cosa significa di preciso? Dobbiamo ritenerla una dichiarazione di intenti e una scelta ben precisa o è solo una frase provocatoria?

Solo una provocazione di un certo tipo. Vedi, quando il gruppo si formò, nel 1993, impazzavano sulla scena i NOFX, i Green Day e gli Offspring. Era il periodo in cui l'hardcore entrava ufficialmente nel mercato, l'attitudine si trasformava in opportunità e certa gente con i capelli sparati in testa vendeva milioni di dischi. E' tutto abbastanza chiaro, no? 

Nel tuo libro descrivi la scena marchigiana e le problematiche legate al risiedere in una provincia tranquilla e poco incline al cambiamento. Quanto credi che ciò abbia influenzato gli Affluente (e prima ancora gli Stige e i Dictatrista)? Te lo chiedo perché mi sono sempre trovato a riflettere sulla possibilità che il vivere in provincia e al di fuori dei grossi fermenti che animano le grandi città, oltre ai lati negativi possa fungere anche da scudo per l'originalità, evitando l'uniformarsi ad un pensiero unico e massificante (vedi la poliedricità delle band del midwest americano ad esempio). Pensi ci sia un fondo di verità in questa mia ipotesi?

Non sei il primo a ragionare su queste cose. C'è ad esempio una bellissima riflessione di Sergio Milani dei Kina che mi piace citare testualmente: "non so perché, ma ho sempre pensato che i gruppi punk delle metropoli non avessero le stesse carte da giocare di quelli che provenivano dalla provincia. Forse perché in questi ultimi mi ci sono sempre riconosciuto per la loro semplicità e la loro onestà di fondo, ben distante da certi atteggiamenti presuntuosi e arroganti dei punk metropolitani". Condivido in pieno. Vivere al di fuori dei grandi circuiti, inoltre, aiuta a mantenere costante l'attenzione su di sé, a riflettere su quello che si sta facendo, a essere più in sintonia con se stessi e con le idee che fra mille problemi si portano avanti. In poche parole a nutrire un'attitudine ben precisa. E se vogliamo è una fortuna.  

Oggi ci troviamo di fronte ad una contrapposizione (Occidente contro il blocco comunista allora, Occidente contro l'Islam oggi), per molti versi simile a quella che portò alla nascita della prima ondata hardcore e molte band sentono nuovamente il bisogno di tornare a gridare forte la propria opinione sui più importanti temi sociali. Vedi un collegamento tra queste situazioni o si tratta solamente di una coincidenza, soprattutto vedi le basi per una nuova presa di posizione dopo l'apparente pacificazione avvenuta negli anni Novanta, periodo in cui l'attenzione dei gruppi si era spostata dal piano esterno a quello interiore e personale?

Per quanto riguarda la prospettiva politica penso che sia improbabile un confronto fra la guerra fredda e l'ipotetico scontro di civiltà fra islam e occidente. Preso atto che ogni epoca ha prodotto le proprie vocazioni all'egemonia politica e gli strumenti intellettuali per cercare di imporle, quel che appare inedito nell'attuale scenario è il prefigurarsi di una sola egemonia e, nel contempo, la capacità degli apparati culturali di porre fuori gioco le potenziali insidie al suo dispiegarsi senza che vi sia bisogno di ricorrere all'impiego di mezzi coercitivi basati sulla forza fisica. Il sogno di un dominio perfetto basato sull'adesione costante e convinta dei governati alle decisioni dei governanti, si approssima ormai alla realtà. Perché possa fare ulteriori progressi sono necessarie però altre sperimentazioni. La fine della storia preconizzata da Fukuyama non è ancora dietro l'angolo e un certo numero di fattori di resistenza sono tuttora attivi. In epoca di globalizzazione delle comunicazioni e di contatti in tempo reale in ogni angolo della terra, l'autentica egemonia non può che essere planetaria, le mentalità collettive devono essere influenzate ovunque dai medesimi paradigmi. È questa la filosofia su cui si fonda la predicazione dei "diritti dell'uomo": un'unica specie, un unico modo di pensare e di comportarsi, un'unica religione civile senza una ben individuabile divinità, ma con Tavole della Legge la cui infrazione destina ai più atroci castighi. Il clima psicologico dell'emergenza è il terreno ideale per sperimentare le nuove capacità di espansione del progetto di occidentalizzazione del mondo, che dell'egemonia ideologica liberale è il veicolo. Si spiega così perché dal 1989 in poi, dopo la caduta del muro di Berlino, si siano moltiplicate le avventure belliche giustificate in nome dei valori occidentali e condotte con grandi sforzi di contenimento delle opinioni dissenzienti. Politici e intellettuali si sono spartiti i compiti. Ai primi è toccato di saldare una coalizione che avallasse la tesi della minaccia terroristica planetaria. I secondi hanno spianato il terreno all'accettazione della guerra da parte dell'opinione pubblica dei rispettivi paesi proseguendo sulla falsariga della demonizzazione degli avversari. Saddam Hussein e Osama Bin Laden hanno dunque preso posto accanto alle altre figure di spicco della galleria degli orrori anti-occidentale e l'epiteto "barbaro" ha cominciato di nuovo a risuonare. Il risultato è uno stato di guerra permanente, che ha lo scopo di normalizzare l'intolleranza verso l'islam e l'accaparramento sistematico delle sue risorse. Sotto l'aspetto musicale voglio essere sincero: non vedo in giro molti gruppi in grado di affrontare queste tematiche e di dare un contributo alla riflessione.

Negli anni Ottanta ci si scambiavano demo in cassetta e prosperavano le ‘zine ciclostilate/fotocopiate, oggi ci si scambiano file mp3 e fioriscono i blog sulla rete. Credi che l'attitudine e il modo di fruire della libera circolazione delle informazioni sia la stessa? O al contrario c'è il rischio che la facilità con cui oggi si ha accesso alle informazioni e al materiale, possa in qualche modo alterare il gusto dell'ascoltare/sapere in favore di una logica dell'avere di stampo materialista (devo possedere tutta la discografia della tal band, mi scarico tutti i dischi usciti nel tal anno o prodotti dalla tal label)?

Dipende. Per certi versi le cose non sono cambiate granché. Conoscevo un tale, ad esempio, che era letteralmente posseduto da una patologia accumulatrice. Ti sto parlando di un periodo intorno alla fine degli '80. Questa persona era entrata nell'ottica di dover possedere tutti i dischi hardcore, grind o che avessero comunque una qualche familiarità col rumore editi a partire dal 1979. Accumulava ogni tipo di porcheria, e naturalmente era sempre insoddisfatto, perché per quanti sforzi facesse c'erano sempre dei dischi che non riusciva ad avere, o perché erano talmente rari da costare una fortuna, o perché non si trovavano proprio. Be’, un giorno mi telefona e dice: "ho dato via tutta la mia collezione per un centinaio di dischi dance degli anni '80, che ne pensi?" Io penso che questa mania di possedere le cose c'entri poco con la disponibilità che oggi offre la rete, è più una questione di vuoto interiore che si deve riempire in qualche modo. Chi sta bene con se stesso difficilmente si lascerà prendere dalla voglia di accumulare, tenderà più ad approfondire sulle singole cose piuttosto che portare il proprio cervello all'ammasso.  

Tornando a parlare di Libera Fame, so che la band sta suonando dal vivo, ma tu ora vivi fuori dall'Italia, come vi siete organizzati per fronteggiare questa situazione e cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?

La situazione è abbastanza complicata. Gli Affluente stanno suonando molto dal vivo in questo periodo, ma la formazione attuale è per 3/5 diversa da quella che ha registrato Libera Fame. Questo non vuol dire, come mi è capitato di sentire in giro, che il gruppo "fa solo cover degli Affluente". I due chitarristi hanno fatto parte della formazione fin dalle origini, hanno registrato tutti i dischi e hanno scritto tutto il materiale, escluse naturalmente le parti vocali. Il batterista ha già suonato negli Affluente per gran parte del nuovo secolo, e in pratica solo il bassista e il cantante sono elementi entrati nel gruppo di recente. Probabilmente l'idea che danno dal vivo in questo momento può essere un po' diversa da quella impressa su disco, perché il timbro vocale del cantante e la sua maniera di interpretare i pezzi è naturalmente diversa dalla mia, ma penso che questo incida poco nell'economia della nostra storia e del discorso che portiamo avanti da così tanti anni. Poi è normale che qualcuno possa pensarla in maniera diversa.

Grazie mille per il tuo tempo, ti lascio spazio per dire in libertà ciò che vuoi a chi ci legge...

Beh, va di moda parlare di terrorismo. Parlerò di terrorismo. Si sbaglia a considerarlo uno strumento dei deboli. E' soprattutto l'arma dei potenti. Quando si sostiene il contrario, ciò avviene unicamente perché i potenti controllano anche gli apparati ideologici e culturali che consentono di far passare il terrore per qualcosa di diverso.

::Affluente su Audiodrome. Libri e musica::

A cura di: Michele Giorgi [michele.giorgi@audiodrome.it]

Gruppo: Affluente
Intervistato: Carlo Cannella


Data intervista: 29/1/2007

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[Immagine in alto da http://www.rai.it/Contents/societa/2600/Anziani_cannella_rispostaesperto.jpg ]

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mercoledì, dicembre 05, 2007

IL FIGLIO DI BABBO NATALE

IL FIGLIO DI BABBO NATALE

Due bambini litigavano animatamente.

“Come fai a credere ancora a Babbo Natale?”, stava dicendo il primo con aria saputa. “Non hai ancora capito che Babbo Natale è il tuo babbo?”

“Appunto!”, rispose stizzito il secondo.

“Appunto che cosa?”

“Appunto!”, si limitò a ripetere il secondo. E si allontanò.

Si trattava, in effetti, proprio del figlio di Babbo Natale. Aveva capito da un pezzo, di conseguenza, che Babbo Natale era il suo babbo.

(Lucio Angelini)

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[Immagine da www.marchidigola.it/.../2006/12/Santa-Claus2.gif ]

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martedì, dicembre 04, 2007

STERMINATO TIBET; TIBET STERMINATO

(Tibet. Il monte Kailash)

Bell'articolo di Luigi Zanzi sul numero di novembre-dicembre 2007 de "LA RIVISTA" del Club Alpino Italiano. Ne stralcio qualche passo:

«Sono tornato da poco da una spedizione che ho fatto con Claudio Schranz in Tibet, con l'intento di visitare, un po' per fare alpinismo, un po' per ragioni di studio, e un po' anche in spirito di personale pellegrinaggio, talune montagne attorno a quella che viene ritenuta la più sacra del 'Tetto del mondo' - la 'kora' del monte Kailash e oltre - (già visitata da Giuseppe Tucci, Fosco Maraini e, più recentemente, più volte da Reinhold Messner); nonché con l'intento di esplorare talune regioni del versante settentrionale della catena dell'Himalaya dove ancora sopravvivono gli ultimi nomadi d'alta quota... [cut]... ho potuto constatare come in Tibet, nello sterminato silenzio delle terre quasi desertiche che s'inoltrano fino alla soglia dei colossi ghiacciati più elevati del mondo, sta avvenendo propriamente uno sterminio, tragico e crudele, che condurrà in breve tempo all'estinzione di quei popoli montanari e della loro civiltà, una delle culture più ricche di una risorsa spirituale di cui il resto dell'umanità sembra aver perso le tracce ormai da tempo. Sterminato Tibet, Tibet sterminato. Sterminato Tibet: terra senza confini, dove ogni valle conduce al valico verso un'altra valle, con un incessante richiamo successivo, senza fine, di valle in valle, di colle in colle, un richiamo che trova voce nel vento, in cui sventolano volatili e risplendenti di vari colori le preghiere di seta annodate alle rupi come ragnatele; terra montana dove le montagne innevate, alte all'orizzonte, sembrano nuvole chimeriche che costellano un cielo d'un blu quasi nero, teso a mezz'aria come una sostanza eterea in cui vive il respiro degli déi, più che mai presenti ancorché invisibili... [cut]... Tibet sterminato... questo paese che andrebbe salvato intatto così com'è, con la sua natura e con le sue genti a dimostrazione unica di uno 'stile di vita' inventato dagli uomini, che appare sempre più come una meraviglia della natura; questo paese meraviglioso sta per essere del tutto sterminato in tutt'altro senso della parola, nel senso terribile dello sterminio che l'uomo, di tanto in tanto, pratica per odio etno-culturale come se fosse in preda a una furia devastante di cui è inconsapevole, teso soltanto a distruggere, senza riserva alcuna, il retaggio culturale del proprio passato, come se avesse in odio se stesso nella sua stessa storia evolutiva. Sterminato Tibet; Tibet sterminato: nel silenzio complice degli affaristi che intessono traffici con la Cina, nella tacita trascuratezza degli indifferenti a ogni sorte umana diversa dalla propria, la terra del Tibet è in questi anni teatro di una devastazione freddamente precalcolata e perpetrata dalla polizia cinese con incessante persecuzione di quella popolazione montanaro-nomade che sola, da secoli, si è fatta cura di 'abitare' queste montagne perse in una solitudine estrema, facendone la 'nicchia' di uno 'stile di vita' inventato da quella gente con un'arditezza che appare vicina alla follia... [cut]... sterminio di un popolo mite e solitario di pastori ad opera di una macchina militare che persegue soltanto l'interesse strategico-territoriale di trasformare il Tibet in un'area deserta...» (Eccetera).

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Da http://www.amitaba.net/I%20viaggi%20di%20Amitaba/Tibet/720%20Il%20monte%20Kailash.htm

«KORA DEL MONTE KAILASH
.
Il Kailash è venerato in oriente come il punto di congiunzione tra la dimensione del mondo umano e le sfere pure degli esseri superiori. Le religioni d'oriente concepiscono questo luogo con riferimento alle proprie simbologie e visioni cosmologiche: per gli induisti questo è il trono di Shiva, per i jainisti di Tirthankara, per i bön quello di Tonpa Shenrab e per i buddisti tibetani della forma buddica di Chakrasamvara, espressione della chiara luce della mente onnisciente. Tutti i pellegrini che compiono con devozione la circumambulazione del monte (kora) ritengono, grazie alla particolare connessione che questo luogo avrebbe con i piani di esistenza puri, di ottenere una profonda purificazione del proprio karma. La tradizione afferma che se una persona riuscisse ad eseguire in una vita 108 kora in modo corretto conseguirebbe la completa purificazione di tutte le negatività accumulate nel corso del proprio incommensurabile ciclo di trasmigrazione. In un nostro viaggio abbiamo incontrato uno yogi indiano che stava cercando di fare questo nel corso di una sola stagione estiva; in settembre era arrivato a circa 80 kora! Il sentiero che segue il circuito attorno al monte Kailash parte da Darchen, un brutto e sporco paesino posto a circa 4600 metri di quota, ed è lungo circa 54 chilometri. Viene percorso in senso orario, la direzione che offre una progressione di salita graduale fino al passo di Dolma, da tutti eccetto che dai seguaci della religione bön. Riempie il cuore di commozione percorrere il sentiero sacro attorno al monte osservando a volte delle anziane donne tibetane o dei bimbi, che senza porsi troppi problemi avanzano con calma recitando dei mantra calzando delle scarpe da tennis! Il tempo impiegato varia: i pellegrini tibetani spesso partono alle prime luci del giorno e proseguono ininterrottamente il cammino fino alla fine del percorso, mentre i pellegrini che eseguono il kora con le prostrazioni impiegano alcune settimane. Normalmente gli occidentali utilizzano due giorni e mezzo, ponendo un primo campo a Dirapuk a circa 5000 metri di quota ai piedi della parete nord, per affrontare da lì nel giorno successivo il passo di Dolma, dove si arriva a circa 5600 metri di altezza, ponendo un secondo campo verso Zutrulpuk nella valle orientale; da qui si raggiunge poi Darchen. Per alleviare la fatica alcuni scelgono di andare con la jeep da Darchen fino a Tarboche, nella valle occidentale, e di essere poi raccolti all’uscita della valle orientale dopo Zutrulpuk, risparmiando qualche ora di cammino. Chi avesse dei timori potrebbe però in alternativa noleggiare un cavallo a Darchen, e completare così l’intero circuito tradizionale... »

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[Immagine da www.sacredsites.com/.../mt-kailash-500.jpg ]

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lunedì, dicembre 03, 2007

LA ROMANINA VOLANTE

La pace dei sensi.

Che Gaja Cenciarelli sia volata ad Amsterdam non è più un mistero per nessuno. L'ha anticipato lei stessa in www.sinestetica.net nel post "L'angolo del narcisismo" del 25 novembre scorso.

"... Io penso al mio prossimo viaggio ad Amsterdam insieme a Giulia Tancredi (motivo: incontrare l'autore del libro che verrà pubblicato da vibrisselibri, e avviare l'editing del suo romanzo)."

Mi ero sentito tenuto a raccomandare loro nei commenti:

"Attente, non avventuratevi da sole, mie ingenue LittleRedRidingHoods: l'autore di un libro così violento minimo minimo vi stupra, vi squarta e poi vi getta in un canale di scolo:- /"

E lei:

"ANGELICO, :-DDD GRAZIE PER L'INCORAGGIAMENTO! Serberò nel mio cuoricino queste tue parole rasserenanti quando sarò nei meandri della Città della Perdizione, evitando accuratamente il Red Light District (visto che siamo LittleRedRidingHoods... potremmo essere arruolate ad honorem! ARGH! che battutacciaaaa :-DDD) Ti manderò un sms per tranquillizzarti!:-D adòroti, eh!:P"

Per fortuna ieri un messaggio in lista ha effettivamente confermato che alle ragazze non è ancora accaduto nulla di grave, tanto che hanno potuto persino visitare il museo Van Gogh. La nostra capo-redattrice si è scherzosamente firmata:

"LA DONNA DELLA MIRA LANZA"

Speriamo davvero che il nostro crudelissimo autore - di stanza in Olanda -, tenga a freno le proprie pulsioni sadiche anche nei prossimi due giorni, si astenga dall'usare la motosega e ci restituisca perfettamente intatte le nostre due preziose collaboratrici...

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[Immagina da www.sinestetica.net ] 

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sabato, dicembre 01, 2007

Technorati

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UN POMERIGGIO STIMOLANTE: ANDASZ, BEATLES E MILVA.

nuovoH

 

 

 

 

 

 

 

 

(L'inviato del blog Cazzeggi Letterari all'interno della grande piazza-hall del Nuovo Ospedale di  Mestre)

Aggregato a un drappello di ingegneri, ieri pomeriggio alle 14.30 ho iniziato la visita al mirabolante (architettonicamente) Nuovo Ospedale di Mestre, che diventerà operativo all'inizio del 2008.

http://www.nuovospedalemestre.it/Home.php

Ha un volume cinque volte superiore a quello del Palazzo Ducale di Venezia e distribuisce ogni giorno un'energia pari a quella che alimenta un comune di 10.000 abitanti. Una suggestiva e ormai famosa vela vetrata (7 mila metri quadrati sorretti da 22 puntoni e costituita da 1100 tasselli di vetro, ognuno diverso dall'altro per rispettare la curvatura della facciata convergente) protegge la piazza-giardino sul lato anteriore. L'ambiente fa l'effetto di una gigantesca serra, arricchito com'è di palme e altra lussureggiante vegetazione. Nell'ospedale i trasporti interni sono interamente automatizzati: 13 carrelli-robot spostano cibi, attrezzature sanitarie, biancheria per pesi fino a 400 chilogrammi, mentre un sistema di valigie su monorotaia elettrificata permette di muovere pesi più leggeri - provette, farmaci, cartelle cliniche... - lungo un percorso di 1500 metri su 9 piani con 28 stazioni di ricevimento e di spedizione. Le finestre delle stanze della degenza sono state realizzate con vetrate ventilate attive ("intelligenti") che garantiscono la temperatura e la luminosità desiderate. Eccetera.

Accanto all'ospedale vero e proprio sorge la sede della Fondazione Banca degli Occhi, con i laboratori per le cellule staminale corneali. Si tratta di un edificio triangolare che racchiude la filosofia architettonica dell'architetto argentino Emilio Ambasz: il VERDE sopra il GRIGIO. Vi si accede attraverso due grandi pareti inclinate - anch'esse ricoperte di piante - che si incontrano ad angolo scoprendo un ingresso che idealmente accompagna il visitatore all'interno di un occhio. L'edificio, sviluppato su cinque livelli, contiene anche un asilo nido aziendale e un auditorium da 400 posti. In futuro verrà realizzato il Centro protonico per la cura dei tumori con terapie d'avanguardia.

Sempre a Mestre, ma per le 21.00, avevo prenotato un posto al teatro Toniolo per assistere allo spettacolo "La variante di Luneborg"con MILVA. Come occupare le quattro ore che mi separavano dall'evento senza tornare a Venezia, stante anche lo sciopero dei mezzi pubblici? 

L'occhio mi cade sulla locandina del film "ACROSS THE UNIVERSE", il musical ricavato dalle più note canzoni dei Beatles (da Hey Jude a All you need is love, da Lucy in the sky with diamonds a I'm the Walrus e via discorrendo). Perfetto! Ecco subito riempite due ore e mezzo con momenti di festa per gli occhi alla Jodorovskij e altri di piacevole ascolto musicale. La regista del film è Julie Taymor (autrice di «Frida» e del musical «Il re leone»). I giovani innamorati Jude e Lucy sono prima divisi da forze fuori dal loro controllo, poi inesorabilmente destinati a ritrovarsi al grido di: "She loves you ye ye ye!!!"

Nel film anche un cameo di Bono degli U2, che vi interpreta il «Dr. Robert». «È un musical non una ricostruzione degli anni ’60 - riferì la Taymor in conferenza stampa dopo la proiezione del film alla Festa del Cinema di Roma - volevo fare un film che indagasse gli anni sessanta solo attraverso le canzoni dei Beatles».

Intervallo per spuntino, vagabondaggi al Feltrinelli Store all'ultimo piano del centro commerciale Le Barche, ed eccomi pronto per l'amatissima Milva. Come è noto "La variante di Luneborg", caso letterario del 1993, racconta gli orrori della Shoah attraverso la metafora del gioco degli scacchi.

La versione teatrale ha coinvolto lo stesso Maurensig in una riscrittura del testo e nell'approntamento di una serie di suggestive canzoni affidate, appunto, all'interpretazione di Milva. La voce recitante era quella di Walter Mramor. Sul palco anche la soprano solista Franca Drioli e il Coro ArsAtelier, oltre all'orchestra. Lunghi e calorosi applausi finali, ma, se proprio devo essere sincero, ho trovato la povera Milva ormai abbastanza sfiatata, malgrado il temperamento ancora agguerrito. Ahimè, tutto passa, purtroppo, e, anche le voci più robuste conoscono l'usura del tempo...

Sono uscito dal teatro comunque contento e finalmente, a notte fonda, ho potuto concedermi il meritato riposo al Lido di Venezia, dopo un pomeriggio di 'sì estenuanti fatiche:- )

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[Foto in alto di A. Bianchi, le altre due tratte dalla rete]

postato da: Lioa alle ore 07:55 | link | commenti
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