
Scrive Valerio Evangelisti qui:
http://www.carmillaonline.com/archives/2008/01/002526.html
«La settimana scorsa è andato in onda su Rai Tre un "Ballarò speciale" che aveva tra i protagonisti Mario Calabresi, corrispondente da New York de La Repubblica, figlio del commissario Luigi Calabresi e autore del libro di grande successo Spingendo la notte più in là, Mondadori, 2007. Posto che è giusto che un figlio difenda la memoria del padre, certe affermazioni, come quella relativa all'assenza di Luigi Calabresi dalla stanza da cui cadde, il 15 dicembre 1969, il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli - incolpato della strage di Piazza Fontana, di cui era innocente - sono più controverse di quanto la trasmissione facesse trasparire. Ecco, per esempio, la testimonianza resa a suo tempo dall'anarchico Pasquale Valitutti, arrestato con Pinelli [...].
[La testimonianza di Valitutti su www.carmillaonline.com ]
Conclude Valerio Evangelisti:
«... Spero in un futuro "Ballarò Speciale" che intervisti le figlie di Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, innocente delle accuse, trattenuto illegalmente in questura dal suo amico Calabresi, colto da "malore attivo", caduto come un peso morto da una balaustra che gli arrivava quasi al petto. Spero, ma una vocina mi dice che un "Ballarò" così non lo faranno mai.»

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Approfondimento:
"Ballarò è il più antico mercato di Palermo, frequentato giornalmente da centinaia di persone di tutte le razze, animato dalle cosiddette abbanniate cioè i chiassosi richiami dei venditori che, con il loro caratteristico e colorito accento locale, cercano di attirare l'interesse dei passanti." (WIKIPEDIA)
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VENEZIA, Carnevale 2008. La vincitrice del Primo Drag Queen Contest ieri sera a piazza San Marco. Si è esibita in "LIGHT MY FIRE". Altre concorrenti qui sotto:

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[Foto di A. Bianchi]

[Continua da ieri]
Giovanna Zucconi ha poi chiesto a Corrado Augias come regolarsi nella scelta dei libri senza annegare nel gran mare di novità oggi disponibile. Augias ha risposto che sì, è vero, si produce un overplus di titoli, il 95% dei quali passa quasi direttamente dalla tipografia al macero senza colpo ferire, ma che per selezionare il poco nel troppo in fondo si hanno dei precisi punti di riferimento: 1) l'affidabilità dell'editore, a parziale garanzia della decorosità di un prodotto. (A questo proposito ha citato con divertimento il caso di un editore italiano che, ispirato dal successo del titolo straniero "Jesus The Magician" (Gesù il mago), ha predisposto per il mercato nostrano il meno pretensioso "Il mago Silvan"); 2) l'affidabilità di un autore (quando conosciuto) o comunque la presenza di paratesti (quarte di copertina, risvolti, bandelle e compagnia bella) da cui lasciarsi guidare nel caso di autori meno noti; 3) l'affidabilità di qualche recensore o critico. Tutto ciò, ha chiarito, vale ovviamente solo per i libri a stampa [il tapino ignora, evidentemente, l'esistenza di Vibrisselibri, n.d.r., :-)].
Marino Sinibaldi ha contestato tali parametri riferendo come, di recente, si sia dovuto occupare di libri per ragazzi e abbia scoperto che: 1) il nome dell'editore può lasciare tranquillamente al buio un lettore (Topi Pittori??? Orecchio Acerbo??? e che roba è?); 2) il nome di certi autori per ragazzi può risultare sconosciuto anche dopo la pubblicazione di una trentina di libri; 3) è quasi impossibile trovare recensioni per quel tipo di prodotto letterario.
Michele Serra ha aggiunto che i criteri di selezione sono eminentemente soggettivi. Nel suo, anzi nel loro caso, era probabile che la maggior parte dei titoli arrivasse direttamente a casa a cura degli uffici stampa degli editori... il che poteva avere non solo vantaggi, ma anche svantaggi. Sicuramente, però, in libreria, non avrebbe mai preso in mano un volume dal titolo respingente quale
"COME CONVIVERE CON GLI ANIMALI SINANTROPICI".
Invece, avendolo ricevuto in omaggio, l'ha aperto con beneficio d'inventario e vi si è trovato immerso con imprevisto piacere e soddisfazione. Cercare libri in un megastore - ha aggiunto Serra - può risultare più straniante che rivolgersi alla libreria-bottega sottocasa, dove si è rassicurati dalla figura del libraio-virgilio. "Ma il megastore - gli ha obiettato Corrado Augias - può far scoprire più facilmente il titolo accanto a quello cercato, se un libro è stato posto tra i cugini giusti!".
Marino Sinibaldi, anche lui tra i privilegiati che ricevono le novità direttamente a casa, ha comunque segnalato la propria frequente sensazione che gli editori non gli mandino soprattutto i titoli che preferirebbe ricevere, per una sorta di meccanismo di dislocamento in avanti del desiderio... il che conferma che il POSTO DEI LIBRI resta per eccellenza la libreria.
La conversazione è poi scivolata su temi più generali, quali "libri e televisione". Augias ha ricordato le discussioni avute con il direttore di Rai3 Guglielmi, secondo il quale la televisione non è un mezzo (con cui veicolare libri) ma un linguaggio! E lui giù a ribattere che la televisione è, sì, un linguaggio, ma anche un servizio e, in quanto tale, tenuto a dirci anche quali libri siano usciti di recente. Il più scalcagnato dei programmi - ha ricordato Augias - ha pur sempre almeno mezzo milione di ascoltatori, e la televisione è pertanto il mezzo più potente per la diffusione dei libri, insieme alla grande distribuzione o distribuzione di massa. Certo, tra un programma con signorine che sgambettano e un programma interamente dedicato ai libri, in genere un teleutente non esita...
Michele Serra ha citato, a quel punto, il programma di Fabio Fazio "Che tempo che fa", che ha registrato ottimi ascolti anche con Sanguineti, Rigoni Stern eccetera. Non sempre, quindi, il teleutente scappa quando si parla di libri, se lo si sa fare in maniera gradevole e accessibile a tutti. C'è, eccome, anche un mercato per la cultura! Si può fare cultura e vendere libri senza necessariamente morire di fame...
[CONTINUA]
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P.S. Approfondimento per i più volonterosi: "Gli animali sinantropici sono quelli che vivono con l'uomo e nei suoi ambienti artificiali, ma senza mai diventare domestici. Sono i nostri ospiti indesiderati: piccioni e gabbiani sui tetti, pidocchi nelle scuole, meduse sulle spiagge, mosche e zanzare nelle case eccetera." (Da http://bellacopia.splinder.com/ )
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Il quadro dietro il tavolo degli oratori è ovviamente "Le nozze di Cana" del Veronese, anzi il suo FACSIMILE, vista l'indisponibilità della Francia a restituire l'originale. La riproduzione, ottenuta con le più moderne tecnico foto-tipografiche, è stata collocata esattamente nel contesto per il quale il dipinto era stato concepito: l'ex refettorio o cenacolo del convento dei benedettini nell'isola di San Giorgio, Venezia.
[Si veda:
http://www2.cini.it/italiano/attivita/mostre/mostra.php?idmostre=74 ]
Venerdì 25 gennaio scorso, comunque, ho stazionato per ore in quella sala non tanto per ammirare l'efficacia del facsimile, quanto per ascoltare gli oratori della giornata conclusiva dell'ormai tradizionale Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri (Messaggerie Italiane S.p.A.), un appuntamento a cui partecipa assolutamente TUTTA l'editoria italiana (l'invito continua ad arrivare persino a me, ex responsabile delle defunte micro-edizioni Libri Molto Speciali). Quest'anno Inge Feltrinelli, per dirne una, era in viola:- )
Questo il programma:
Ore 9.30 Previsioni dell'economia italiana nel 2008, con Angelo Tantazzi.
Ore 10.15 IDEE PER LA LETTURA. Come far leggere. Dove mettere i libri, con CORRADO AUGIAS, MARINO SINIBALDI, MICHELE SERRA coordinati da GIOVANNA ZUCCONI.
Ore 11.45 Possono le regole aiutare a vivere meglio? Con Gherardo Colombo e Eva Cantarella.
Ore 13.45 Predrag Matvéjevic: Omaggio a Venezia
Ore 15.30 I libri che attraversano una vita, con Albert Manguel.
A metà giornata, un'eccellente colazione:- )
Riassumo il dibattito delle 10.15:
Augias ha raccontato di essersi avvicinato alla lettura grazie alla bravura del suo professore di ginnasio, che gli fece capire cosa potesse nascondersi dietro dei versi di Foscolo. Poi ha citato una lettera pervenuta di recente alla sua rubrica su laRepubblica in cui una madre lamentava come il proprio figlio, malgrado il buon esempio di due genitori entrambi forti lettori , fosse del tutto insensibile alla lettura, attratto/distratto da tutt'altro tipo di piaceri. Piuttosto che leggere, anzi, preferiva decisamente anche solo girarsi i pollici. Tale mamma doveva aver poi mostrato la lettera - una volta pubblicata sul quotidiano - al proprio figlio il quale, scosso nell'orgoglio, si era finalmente tuffato in Harry Potter, divorandone in un sol giorno un intero volume. (La stessa signora si era premurata di riferirlo ad Augias qualche giorno dopo.). Insomma, ne ha concluso l'oratore, la lettura può cominciare da un corto circuito, da occasionali e disparatissime spinte eccentriche, ma quali esattamente? Non aveva ricette da suggerire o indicazioni che potessero funzionare in tutti i casi.
Anche Marino Sinibaldi ha confessato di non avere alcuna risposta alla domanda "COME FAR LEGGERE". Secondo lui, oggi, tutto sembra congiurare contro la lettura, cui vengono spesso anteposte attività alternative ritenute - a torto o a ragione - più gratificanti. Quanto al vecchio stereotipo sull'importanza di avere due forti lettori per genitori, considera molto più importante, per un giovane, avere piuttosto un compagno che legge (coetaneo). Resta dell'idea che la lettura, con la sua capacità di accendere l'IMMAGINAZIONE e innescare l'IMMEDESIMAZIONE, sia un'attività ben più proficua della fruizione di prodotti multimediali. Le rappresentazioni che saturano tutti i sensi, infatti, non lasciano molto spazio all'immaginazione. A lui capitò di immedesimarsi nell'eroina di Guerra e Pace solo leggendo il libro (prestò segretamente alla Natascia letteraria il volto di una compagnuccia di scuola), mentre nemmeno il viso splendido di Audrey Hepburn (la Natascia cinematografica) riuscì a comunicargli lo stesso senso di appagamento. Ha aggiunto che, forse, è bene desacralizzare il libro e farlo diventare un oggetto banale, reperibile ovunque.
Nemmeno Michele Serra ha dichiarato di avere alcuna risposta precisa alla domanda "COME FAR LEGGERE?". Sicuramente il problema, a suo dire, non è tanto "come far leggere" quanto "come far amare la lettura". Per scherzo si potrebbe rispondere "Minacciando il giovane renitente alla lettura con un randello". Ma la costrizione non funziona mai. Fosse stato denunciato lui da sua madre in una lettera indirizzata a laRepubblica, per ripicca si sarebbe rifiutato di leggere PER SEMPRE. Come dire: a parità di stimolo, i risultati possono essere i più imprevedibili. E "a parità di genitori", Serra ha semplicemente riferito il proprio caso personale di padre di due figli: una è una forte lettrice, l'altro un "giratore di pollici". Nemmeno crescere in una casa piena di libri può essere determinante. Il pericolo che venga compromesso ogni senso di conquista è sempre in agguato... Quanto alla banalizzazione dell'oggetto-libro, rischia semplicemente di aggiungersi alla banalizzazione di tutto il resto. Serra ha evidenziato come LEGGERE sia UN'ATTIVITÀ INNATURALE E FATICOSISSIMA, per il grado di concentrazione che richiede. Non a caso lui, da giovane, leggeva solo quando era disperato (senza compagni, senza altre possibilità di intrattenimento alternativo). Forse i giovani di oggi, iperstimolati e costretti a giornate troppo piene di ogni sorta di diversivi, devono prima riattraversare il vuoto, la noia, l'assenza di ogni attività intrusiva, per poter arrivare a desiderare di aprire un libro...
[Continua domani]
P.S. Fossi stato io uno degli oratori, avrei senz'altro letto il mio racconto-saggio: "IL FANTOMATICO PIACERE DELLA LETTURA (Dialogo tra un Appassionato di Libri e un Giovane Alitterato[1])", contenuto nella raccolta: "Quel bruttocattivo di papà Cacciari!", edizioni Libri Molto Speciali, Venezia.
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[1] Calco sul neologismo inglese aliterate (persona poco abituata a leggere o a cui non piace leggere), a sua volta coniato su illiterate, che indica colui che non sa leggere, che è analfabeta.
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(Foto di A. Bianchi)
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Una volta c'era... 2/4
di Lucio Angelini
IL RESTO QUI:
http://www.carmillaonline.com/archives/2008/01/002521.html
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[Immagine da www.children-of-the-night.com/
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Babsi Jones ha fatto scuola. Adesso un sacco di scrittori, nei loro blog, ogni qualche parola ne mettono una con il frego tirato sopra, come a significare: "Vedete? È tutto talmente fresco e genuino che non ci ho ancora manco avuto il tempo di eliminare le correzioni". Esempio:
il romanzo Hitler a 'Fahrenheit'
dedicata al romanzo e all'autore.
la stesura del romanzo Hitler
leggere questo romanzo per aprire gli occhi
(Scherzo, naturalmente. Sono io, in realtà, che non ci ho ancora avuto il tempo di leggere il romanzo Hitler ):-)
«I fanatici della Westboro Baptist Church faranno un picchetto al funerale di Ledger. L'intenzione è protestare per il ruolo che l'attore ha interpretato nel film Brockeback Mountain.»
«Dio odia i gay e chiunque li sostiene! Ergo, Dio odia quel secchio di melma conosciuto come Brokeback Mountain - e odia tutte le persone che hanno avuto a che fare con quel film. Heath Ledger - ha proseguito il reverendo - adesso è all'inferno e la sua sentenza è già scritta.»
Questa - e altre tragiche stronzate - qui:
http://www.gay.it/channel/attualita/24026/Dio-odia-i-gay-Proteste-al-funerale-di-Ledger.html
Secondo me Dio odia il reverendo Fred Phelps, se gli fa fare queste figuracce... La mia parola contro la sua.
Ma comunque:
«VAFFANCULO, REVERENDO FRED PHELPS.
E ALL'INFERNO VACCI TU.»
[Heath Ledger alla mostra del cinema di Venezia nel settembre scorso]
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[Prima immagine dal sito citato; immagine di Ledger a Venezia da www.labiennale.org/
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L'amore fu una forza della natura. Altre montagne, altri pascoli, ora, per l'indimenticabile cow boy dello Wyoming...

Sostiene Barbara Garlaschelli qui:
http://barbara-garlaschelli.splinder.com/post/15291659/sfidaproposta
«Amo i racconti. La mia carriera di scrittrice è cominciata con un libro di racconti. Faulkner sosteneva che scrivere racconti è la cosa più difficile dopo la poesia. E più il racconto è breve, più le difficoltà crescono. È difficile raccontare una storia in poche righe. Una storia compiuta, intendo. Ci vuole ritmo, scrittura, equilibrio, intensità, disciplina. La sfida/proposta è questa: scrivete UN SOLO racconto che non superi le 30 righe (la classica cartella 30 x 60 ovvero 1800 battute) riguardante un episodio della vostra vita che ritenete significativo quindi deve essere un racconto autobiografico o di fantasia ma comunque in prima persona. Mandatelo via mail a questo indirizzo cortosipuofare@gmail.com. Le giurate siamo io e Daniela Losini. La scadenza? Entro il 31 gennaio.
Importante! I racconti DEVONO essere INEDITI su carta (se un domani troviamo un editore non ci possono essere problemi di diritti). Quindi possono essere stati pubblicati su blog (meglio sarebbe di no. Un inedito inedito sarebbe perfetto!).»
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Sulle prime volevo mandare il mio storico
GROSSO EDITORE
«Tutti dicono che pubblicare è difficile, che gli editori sono schizzinosi, che ci sono più scrittori che lettori o, se mi consentite la metafora, "più santi che nicchie". E allora spiegatemi perché, per me, le cose sono state così facili: non faccio in tempo a completare la mia prima "fatica letteraria" ("Come farsi pubblicare al primo colpo da un grosso editore") che subito ricevo una proposta di pubblicazione da un grosso editore. Sarà solo fortuna o magari anche genio? C'è chi deve aspettare decenni prima di trovare uno straccio di editore. Io invece, al mio primo tentativo, ho subito trovato un grosso editore. Vi pare poco? Correte, dunque, festosi ad acquistare il mio primo lavoro. Si intitola "Come farsi pubblicare al primo colpo da un grosso editore", Grosso Editore.»
Poi ci ho ripensato e ho scelto un altro "corto":-/
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[Immagine da is3.okcupid.com/.../
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Qualche sera fa l'ho incontrato a quattr'occhi al circolo "Tralaltro" di Padova in occasione della presentazione della versione cartacea di "Una tragedia negata", Il Maestrale editore.
Al Tralaltro Paolin mi ha rivelato, tra l'altro, che
[metto lo spoiler alert se no i potteriani della ML di Evangelisti si incazzano come iene, n.d.r.]
Se mi vedete così poco energeticamente riverso nella neve (= colto di sorpresa in un momento di ripiegamento interiore) nei pressi di Forcella Federa (1899 m), al termine di una domenicale salita in ciaspole nello zoldano, compatito da altre gitanti, è perché avevo dormito pochissimo. Ero uscito di casa, infatti, al Lido di Venezia, alle 5.30 del mattino, dopo esservi rientrato all'una di notte e solo, udite udite, grazie all'aiuto dei pompieri. Vi spiego. Nel pomeriggio di sabato avevo lasciato l'appartamento senza ricordarmi di sfilare le chiavi dalla parte interna della serratura della porta. Alle 20 ero andato al teatro Malibran per assistere al one woman show di Mariangela Melato
. "SOLA ME NE VO PER LA CITTÀ"
["L'idea e il tema dello spettacolo - ricordano le note di regia di Giampiero Soleri - sono lei, la sua sensibilità, i suoi ricordi, la sua immaginazione, la sua ironia, e una grande voglia di giocare con se stessa". In scena Mariangela balla, dialoga con il pubblico, cita testi teatrali di Brecht, Gaber, Shakespeare, Tennesee Williams, canta: per esempio la canzone "In cerca di te" di Sciorilli-Testoni, il cui primo verso dà il titolo allo spettacolo: "Sola me ne vo per la città/passo tra la folla che non sa/che non vede il mio dolore/cercando te, sognando te, che più non ho./ Ogni viso guardo e non sei tu/ogni voce ascolto e non sei tu/Dove sei perduto amore?/Ti rivedrò, ti troverò, ti seguirò...",
ma anche "Creola" (adattata in "Creolo"), "Ti parlerò d'amor" (vestita da Wanda Osiris) e persino "Marieta monta in gondola" (forse inserita per le sole rappresentazioni veneziane). Il testo è firmato da Vincenzo Cerami, Giampiero Solari, Riccardo Cassini e dalla stessa attrice che, nel corso dello spettacolo, conquista continui e meritatissimi applausi.]
Torno al Lido e scopro di non avere le chiavi di casa. Recupero quelle di scorta prudentemente affidate a persona degna di stima, ma niente, la porta non si apre. Come trovare un fabbro in the heat of the night? Impresa disperata. Dopo un'ora di inutili e sempre più spazientiti armeggi, compongo il mitico 115 al cellulare e vengo soccorso da una squadra di pompieri disposti a raggiungere la mia terrazza al quarto piano con le loro scale telescopiche. Ma non ce n'è bisogno, per fortuna. La porta si apre con più semplici manovre e strumenti in loro dotazione. Ringraziati e congedati i pompieri (una delle più geniali invenzioni umane) preparo lo zaino, metto la sveglia alle 4.55 e finalmente mi abbandono alle braccia di Morfeo per una fugace sessione di riposo di appena 3-4 ore...
[Foto di Lucio nella neve: Manuela Benedetti; foto di Mariangela Melato: da www.teatrionline.com/
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Da http://www.carmillaonline.com/archives/2008/01/002514.html
Una volta c'era... 1/4
di Lucio Angelini
[In realtà, questa "fiaba sui simboli di una fiaba" di Lucio Angelini sarà suddivisa in tre parti. La quarta sarà rappresentata da una postfazione al racconto-saggio di Angelini scritta da Tiziano Scarpa.]
Una volta c’era l’abitudine di iniziare le fiabe con la formula “C’era una volta”. A dire il vero l’usanza resiste ancora oggi, ma un po’ perché sono fatto a modo mio, un po’ perché sono convinto che, di tanto in tanto, introdurre un cambiamento nei cliché narrativi non guasti, vorrei iniziare la mia fiaba invertendo i due termini: “Una volta c’era”.
Ebbene, amici lettori, dovete sapere che UNA VOLTA C’ERA un principe poverissimo. “Ma come?”, obietterete subito voi. “Se era poverissimo che razza di principe era?”
...
IL RESTO QUI:
http://www.carmillaonline.com/archives/2008/01/002514.html
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[Immagine da http://www.pinholeresource.com/e_gallery/photos/cinderella_charming.jpg ]

Il manifesto, la cui immagine è ripresa da una campagna dello stato del Quebec, verrà affisso in tutti i luoghi pubblici della Regione per sensibilizzare l'opinione pubblica. Verrano stampati anche pagine pubblicitarie, cartoline, depliant e saranno prodotti anche degli spot.»
Da http://www.gay.it/channel/attualita/23580/Essere-gay-non-e-una-scelta-parola-di-bambino.html
AVVOCATURA PER I DIRITTI LGBT
RETE LENFORD
in collaborazione con PERSONA E DANNO
con il patrocinio della Regione Toscana
Evento formativo riconosciuto dall’Ordine degli Avvocati di Firenze
«Que c’est triste Venise au temps des amours mortes
Que c’est triste Venise quand on ne s’aime plus»
cantava Aznavour qualche anno fa. Chissà se anche l'inquisitore Nicolas Eymerich aveva qualche amore morto nell'armadio, ma nemmeno a lui Venezia sembrava molto allegra:
"Vi piace Venezia, magister?" chiese Bagueny, forse già pregustando la risposta.
"E a chi mai potrebbe piacere una fogna a cielo aperto, con acque puzzolenti che scorrono ovunque?" Eymerich fece una smorfia. "Chi ha fondato questa città doveva avere sangue di ratto, per pensare di vivere su una cloaca."
E più giù:
"In effetti, dal mare e dai canali giungevano effluvi sgradevoli, e tuttavia il sole rendeva lo scenario di rara bellezza, per occhi che non fossero stati quelli dell'inquisitore... [cut]... Ora Eymerich, di fronte alla basilica di San Marco (ai suoi occhi di una bruttezza unica, tanto grondava fronzoli), attendeva di scoprire se la sua frode fosse andata a segno..."
Valerio Evangelisti colloca la scena (pag. 55 del recente "La luce di Orione") il 20 giugno 1366.
Qualche secolo più tardi sarebbe capitato in laguna anche il mio amatissimo Hans Christian Andersen, che così si sarebbe espresso nella sua autobiografia:
"Già Goethe aveva descritto il senso funereo suscitato dalla gondola veneziana, velocissima cassa funebre natante, nera, con frange, nastri e tendine nere. Salii su una di esse presso Fusina e arrivai nella città silenziosa tra file continue di pali. L’impressione che mi fece fu quella di un cigno morto sull’acqua fangosa... [cut] Nei canali sporchi galleggiavano torsi di cavolo, foglie d’insalata e rifiuti d’ogni genere. Dalle crepe delle case uscivano i ratti d’acqua, e il sole ardeva tra i muri. Fui lieto di fuggire da quell’umida tomba. "
(Andersen, La fiaba della mia vita")
A proposito di crepe, è stata da poco allestita ai Magazzini del Sale (Punta della Dogana) la mostra "VENEZIA CREPA":
«Venezia città intermittente, che si riempie di giorno di pendolari che portano il loro lavoro in città, di studenti e precari che vi vengono a studiare, a produrre e a vivere animando campi ed università. Venezia città intermittente, che si svuota di notte perché le case sono troppo care per abitarle e conviene di più trasformarle in Bed&Breakfast per il turista “mordi e fuggi” di una notte. Venezia in vendita per l’economia globalizzata e per il turismo poco compatibile, che crea profitti immediati per pochi, ma che rischia di non lasciare nulla ai posteri. Venezia che ancora resiste perché attira sogni, creatività materiale e immateriale di nuovi e antichi cittadini che si possono riappropriare della città e della sua laguna, della sua cultura materiale ed immateriale volta all’equilibrio tra acqua, terra, attività umane ed ambiente.»
[Da http://territorioveneto.it/venezia-crepa-le-mani-sulla-citta2019-e-sulla-laguna ]
E la Venezia del futuro?
«Non tanto una Disneyland per tutti, quanto un Club Med esclusivo, dove chi potrà permetterselo si comprerà il suo pezzo di Venezia. Gerardo Ortalli il futuro della città d'acqua lo vede così. Lo storico, professore di Ca' Foscari, punto di riferimento di Italia Nostra in città, non si stanca di mettere in guardia da una deriva che sta uccidendo la città Venezia per trasformarla in qualcosa di diverso... C'è il problema delle grandi navi; quello dello scavo dei canali portuali che arriveranno a 12 metri, con la questione collegata dello smaltimento dei fanghi nocivi... Il problema della residenza, in particolare, sta uccidendo Venezia. Non c'è un solo progetto che non corra dietro alla deriva turistica, e questa gestione della città a pezzetti, che segue tutta una serie di interessi particolari, sta portando alla paralisi di una politica di salvaguardia. Una volta pensavo che il destino sarebbe stato Disneyland, ora penso piuttosto ad un Club Med di alto prestigio. Qui infatti non potranno mai essere accolti i tre milioni di cinesi vagheggiati a suo tempo. Non c'è lo spazio materiale. Invece, attraverso questo passaggio per Disneyland, avverrà un'ulteriore selezione verso una realtà in cui chi ha i soldi si comprerà il suo pezzetto di Venezia: chi la galleria d'arte, chi lo scenario per un flirt romantico, chi quello per le sue contemplazioni estetiche. Insomma avremo sempre il solito terziario turistico, ma meno di massa, più selezionato. I muri anche resteranno, ma la città sarà morta. Purtroppo salti del genere la cultura amministrativa non li riesce a fare. Qui non hanno ancora capito che il turismo è una risorsa, ma come tutte le risorse non può essere sfruttata oltre il compatibile».
(Da "Il Gazzettino" del 16 gennaio 2008)
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[Immagine da http://www.fiorellagallery.com/gayjacket/Real/Doge.JPG ]
Ecco la copertina studiata da Rizzoli per la versione cartacea del romanzo di Monica Viola, in uscita in libreria il prossimo 23 gennaio, già pubblicato in rete l’anno scorso da vibrisselibri.
Ed ecco quella originaria, creata dal nostro eccellente grafico Alessandro Simonato:
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Appena due giorni dopo, il 25 gennaio, uscirà in versione cartacea per Il Maestrale il saggio di Demetrio Paolin "Una tragedia negata", anch'esso pubblicato in rete lo scorso anno da www.vibrisselibri.net :
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La copertina originaria, come si ricorderà, era questa:
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Il libro di Demetrio Paolin verrà presentato questa sera al circolo ArciGay "TRALALTRO" di PADOVA, in corso Garibaldi 41, alle ore 21.00. Sarà presente l’autore. Nella serata si parlerà anche, in generale, di editoria elettronica e dell’esperienza di vibrisselibri. L'edizione cartacea di "Una tragedia negata. Il racconto degli anni di piombo nella narrativa italiana" è stata riveduta e aumentata rispetto a quella vibrisselibrica.
La scheda del libro in vibrisselibri.
Il booktrailer di Una tragedia negata.
Il sito del circolo Tralaltro.
Il sito delle edizioni Il Maestrale.
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[Immagine della copertina rizzoliana da http://www.24sette.it:80/contenuto.php?idcont=1330 ]

(Enrico Pentolaio, in inglese Harry Potter)
It's been a hard day's night ... dovrei cantare stamattina: sì, la notte di un giorno difficile, paragonabile per angoscia forse solo a quella dell'Innominato manzoniano, se posso esagerare un tantino. La notte del blogger, azzarderebbe invece Loredana Lipperini.
Dopo il mio post di ieri mattina, infatti, e le minacce di DENUNCIA che si sono susseguite per tutto il pomeriggio sia in pubblico (nei commenti al post), sia in privato, come avrei potuto chiudere occhio?
A un certo punto, anzi, stanco di rivoltarmi in un letto che mi pareva di spine, fra lenzuola che mi parevano sudari, mi sono alzato con la testa (rapata) tutta scarmigliata, gli occhi allucinati e grandi "come le macine di un mulino" (Andersen, L'acciarino magico), ho acceso il computer e controllato che i miei Nuovi Nemici Telematici, nel crescendo del loro delirio, non fossero arrivati a estendere le loro mire di ritorsione anche contro i miei parenti più prossimi (da macerare in apposite vasche di acido). Per fortuna no. Forse la notte aveva portato loro coniglio... ehm, consiglio. Allora ho cliccato sul niusgruppo it.cultura.linguistica.inglese (lo stesso in cui anni fa la mia supposta flippancy suscitò i primi, accesissimi odi) e verificato se Enrico il Pentolaio (nick di non so chi) avesse risposto al messaggio che gli avevo indirizzato qualche ora prima (thread intitolato, appunto: "Per Enrico il Pentolaio").
Guardo e trovo ben due risposte interessanti. La prima, di una certa masgar14, (me le) suona così:
«Anche se non ti conosco, una tiratina d'orecchi te la devo dare.
Se spoi(?)li [spoilerizzi?, n.d.r.], fallo bene:
s
p
o
i
l
e
r
a
l
e
r
t
il principe azzurro è nella favola di Biancaneve! Cenerentola sposa il figlio del re, un principe qualsiasi, come ne trovi tanti altri. Masgar.»
Vacca boia, che umiliazione!
Tutta colpa di Walt Disney...
In più wikipedia dà ragione a me:
http://it.wikipedia.org/wiki/Principe_Azzurro
Enrico il Pentolaio, invece, trillava:
«Uelà, che onore! Un thread tutto per me! :-)
> Fai come la Rowling con Harry Potter. Lo fai sposare e gli fai fare tre bambini. Un inno alla famiglia tradizionale, insomma.
ROTFL! :-D
Ciao, Enrico il Pentolaio.»
Come dire che non tutti reagiscono a una battuta come se fossero stati morsi dalla tarantola.
Riprendo, per concludere, la mia sintesi del dibattito già postata ieri:
«Mi pare di capire - dai commenti complessivi - che siano emerse due scuole di pensiero. Secondo la prima (posso chiamarla "angeliniana"?) siete ridicoli voi della ML (o meglio, quelli di voi che hanno preso così a male una mia innocente battuta in lista); per la seconda scuola di pensiero, il ridicolo sarei io. Perfetto. Non fa una piega... Mi pare che i bolognesi, peraltro, abbiano già nel loro passato una contesa di analoga imponenza: "La secchia rapìta" o qualcosa del genere. Per mal che vada, potremmo magari invitare Valerio a mobilitare l'inquisitore Eymerich: solo lui è all'altezza di un caso tanto inquietante. Per vostra fortuna, oltretutto, questa volta non sono in grado di spoilerarvi il finale. Vabbè. Fa niente. Chi vivrà vedrà... »
Qui mi fermo. Buona giornata e buon weekend a tutti. Vi terrò informati sugli sviluppi dell'azione legale, se ce ne saranno. Domani, intanto, andrò in montagna. Al mio ritorno, magari, scoprirò che le acque di questa ennesima tempesta in un bicchiere si saranno calmate da sole:- /
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[Immagine da http://static.flickr.com/38/82712394_eabbc5651b.jpg ]
Qualche settimana fa ho avuto l'incauta (ben conoscendo le antipatie che tendo a suscitare nei niusgruppi) idea di iscriverni alla mailing list ( http://www.eymerich.com/mailing_list.htm ) di Valerio Evangelisti, scrittore geniale e persona squisita (lui, non necessariamente i suoi fan).
A un certo punto Valerio osserva in lista che il destino del suo ultimo romanzo ("La luce di Orione") è curioso, stando a Internet Bookshop:
http://www.internetbookshop.it/code/9788804572992/evangelisti-valerio/luce-orione.html
A qualcuno, infatti, piace, ad altri fa schifo. Da un lato tutte le recensioni "ufficiali" sono state molto positive (le si può leggere su www.eymerich.com ), dall'altro le reazioni dei lettori lo inducono a chiedersi se valga la pena fare agire ancora Eymerich o se non sia preferibile lasciarlo perdere.
Con in mente il pezzo di Roberto Denti da me citato in questo blog il 2 gennaio scorso, rispondo, incautamente scherzoso:
"Fai come la Rowling con Harry Potter. Lo fai sposare e gli fai fare tre bambini. Un inno alla famiglia tradizionale, insomma."
Non l'avessi mai fatto. Una potteriana incallita (evidentemente) salta su e mi dice senza mezzi termini: "Chiunque tu sia sei un vero coglione".
Un altro ancora:
"Cattiveria veramente gratuita e inutile."
Tento di giustificarmi
"Giuro. Nessuna cattiveria o quantomeno NON in malafede. Mi era parso divertente e paradossale applicare ad Eymerich, che non c'entra assolutamente nulla con HP, l'explicit della Rowling, notissimo da un pezzo. Nessuna intenzione di offendere gli enrichivasai italiani o di spoilerare il piacere della lettura a nessuno. Tutto è nato dall'impulso di un secondo. Ma forse è meglio che mi tolga dalla lista in cui sono apppena entrato, data la mia tendenza a parlare senza soppesare a fondo le multiformi reazioni altrui. Chiedo scusa. Bye. Lucio Angelini"
Interviene Valerio in persona. Mi assicura che non c'è ragione di abbandonare la lista, anche se la vita in essa può essere difficile perché, non essendo quasi moderata (per sua scelta), a volte le reazioni appaiono un po' brutali. Aggiunge che c'è chi è stato trattato molto peggio di me ed è ancora lì...
Un altro rincalza:
"SPOILER ci voleva, grullo !"
Ribatto (sempre tra lo scherzoso e l'incauto):
"Che colpa ne ho io se i potteriani di questa ML - a decine di ore dall'uscita del libro - non se lo erano ancora letto?"
Nuovi insulti tutt'altro che scherzosi e cauti.
Mio chiarimento (ancora tra lo scherzoso e l'incauto):
"Sicuramente non ho pensato che i fan di Eymerich potessero amare di pari e/o maggiore amore Harry Potter. Non mi pareva vi fosse un nesso, e lo dico a favore di Evangelisti. La mailing list, oltretutto, riguarda Eymerich, non Harry Potter. La mia spoilerizzazione era minima e ***risaputa***. Nemmeno una parola su M***E & R**********E del personaggio (un plagio dai Vangeli?). Come dire che, avessi citato Madame Bovary, mi sarei forse lasciato sfuggire con la stessa imprudenza il dettaglio dell'arsenico nell'agnizione della vicenda... senza lontanamente immaginare il dolore così arrecato a certi listaroli:- )
E in un post scriptum (di nuovo tra lo scherzoso e l'incauto):
"Ah, un'ultima cosa, da autore per ragazzi quale sono. Per chi non lo sapesse, Cenerentola alla fine sposa il Principe Azzurro... tiè."
Evidentemente ho ecceduto.
"Perchè continui a mandare messaggi in lista in cui professi la tua ***superiorità*** rispetto a chi legge HP?"
Rispondo:
"Mai detta una parola sulla qualità letteraria di HP, se non nel mio blog. Nella mia battuta iniziale ho solo ripreso un parere di Roberto Denti su una delle ***mille*** trovate della Rowling."
Mi si obietta che sto facendo una differenza del tutto arbitraria e soggettiva tra letteratura di buona qualità e di cattiva qualità. La domanda è: "Su che basi?"
Rispondo:
"Questo lo sai tu, visto che immagini cose che non ho detto."
I listaroli non ne possono ormai più. Osservano che la mia non è semplice malizia, ma la brama del saputello, del sotuttoio, dello scolaretto invidioso che non si diverte a giocare, così rovina i giochi degli altri. Che non c'è da sorprendersi se l'Angelini è un invidiosello che adora essere detestato, sempre che lo si consideri, ma che fa solo sbadigliare. Poi un consiglio da amico: "I secchioni saccenti e invidiosetti non piacciono a nessuno, ma fanno pena a tutti. Io preferirei passare in sordina, che suscitare pena..."
A quel punto decido di non poterne più io e sbotto:
"Io preferisco mandarti a cagare, visto che il malizioso sei tu."
Interviene un'altra listarola dicendomi che sì, ognuno si regola come crede, ma solo fino a che non va a rompere i coglioni al prossimo e a violare una serie di norme che tutti osservano e rispetto alle quali per qualche ragione io mi sento superiore. Chiede scusa al moderatore se è intervenuta nonostante il suo invito ad interrompere il flame, ma l'arroganza da quattro soldi la irrita troppo.
Mi difendo:
"Insomma: tu saresti libera di accusarmi di 'arroganza da quattro soldi', gli altri di rivolgermi ***insulti veri e propri*** in conseguenza di una mia innocentissima battuta, mentre io dovrei solo abbozzare. Non ci sto. Moderatore, fa il piacere, toglimi da 'sta lista. Mi sono già rotto. Adieu."
Il moderatore (ben distinto da Valerio Evangelisti, che, noto estimatore della cultura d'opposizione, non si adonterebbe MAI per così poco!, n.d.r.) chiarisce che no, non mi fa il piacere di togliermi dalla lista, bensì HA il piacere di cacciarmi con ignominia (niente popò di meno!). Che della mia partecipazione alla lista se ne potrà riparlare solo quando sarò entrato almeno nell'età puberale: non pretende molto di più di quello, perché sarebbe chiedere troppo!
Questa volta gli rispondo in privato, visto che non posso più postare in lista:
"Senti, bello, se a te piace giocare alla caccia al rumeno, il problema è soprattutto tuo. Conosco molto bene le dinamiche di branco, ehm, di gruppo. Buona vita, e vedi di crescere soprattutto tu."
Ahimè, che sgradevole vicenda webbica, tutto sommato.
E che dire se non, con Shakespeare, much ado about nothing?
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[Immagine da http://www.sciforums.com/encyclopedia/Moderator ]
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A distanza di anni da "Quella bruttacattiva della mamma!", edizioni EL, Trieste, 1993, scrissi il racconto "Quel bruttocattivo di papà Cacciari!", edizioni Libri Molto Speciali, Venezia, 1999. Terminava così:
«... La cosa più bizzarra fu che, svegliatosi di soprassalto, il signor Luchino avvertì un inequivocabile dolore al cranio, come dopo una effettiva caduta a testa in giù.
"E lei... e lei, allora?", balbettò sconcertato. "Perché non si è sposato? Perché non ha messo al mondo dei figli, con quella sua perfetta faccia da Barbapapà?"
| SCAPOLO D’ORO |
| Cacciari: «Perché non mi sono mai sposato? Faccio fatica a pensare anche solo a me stesso» |
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Nel primo quarto del cammin di mia vita (più o meno l'età della foto qui sopra), mi ritrovai smarrito nella selva oscura della joke poetry. Ricordo che - quasi quotidianamente - dedicavo un vergognoso amount di energie alla composizone di jewels quali i seguenti:
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IL SALAME ALLA CACCIATORA
Il salumiere
teneva moltissimo
a far assaggiare
il suo salame
alla cacciatora,
così decise
di telefonarle
per invitarla a cena.
Lo fece,
ovviamente,
con voce
affettata.
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LA STIRATRICE
La stiratrice
picchiava il ferro
con cattiveria.
"Ma che fa?!!!"
si lagnò
la signora Rossi.
"È ammattita?"
La stiratrice
non si scompose.
"Oh bella!
Batto il ferro
finché è caldo..."
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UNA PROBOSCIDE PICCOLA COSÌ
Quando ebbero finito
di segargli le zanne,
il povero elefantino
restò con un palmo
di naso.
Pazienza per le zanne,
ma un palmo di naso
era davvero
troppo ridicolo
come proboscide.
Lele Fante,
il suo compagno
di branco,
lo avrebbe preso
terribilmente in giro. .
(Lucio Angelini)
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Poi vennero altre e più crude stagioni, in cui la Musa si accanì ad insufflarmi veri e propri novels ("Dora Squarcialenzuola", "Il lupo di maggio" ecccetera), ma abbastanza presto, per mia fortuna, trovai anche un lavoro serio, quello di insegnante:- )

(Carlo Cannella, l'autore di "TUTTO DEVE CROLLARE")
Qui le anticipazioni:
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(Ada Tondolo al Lido di Venezia nel 1950)
Il primo gennnaio 2008 ha compiuto 85 anni Ada Tondolo, ex campionessa di ginnastica artistica, grande alpinista e rocciatrice in tempi in cui rarissime donne si dedicavano alla specialità e tuttora membro attivo della Giovane Montagna di Venezia (http://www.gmvenezia.it/ ), oltre che del Cai e di Trekking Italia. Alla sua età, nelle continue e spesso impegnative escursioni della sezione, smaltisce senza battere ciglio dislivelli di oltre mille metri.
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(Ada Tondolo qualche mese fa al passo del Palughet)
Ecco un brano tratto dalla sua collezione di articoli pubblicati su riviste di alpinismo dal 1949 in poi, "Racconti di salite in montagna", che mi ha prestato di recente:
«IL MIO PRIMO SESTO GRADO
Ho fatto una prima ripetizione di 6° grado! Vorrei gridarlo ai quattro venti! No, non per farmene vanto, ma perché sono tanto, tanto felice, e quando sono felice vorrei dirlo a tutti. Sì, è vero, lo spigolo S.E. del Sass Maor non è duro come tanti sesti gradi, ma è sempre una via di sesto grado! E poi, quella paretina di 25 metri, tutta estremamente difficile, Vittorino dice che... ma procediamo con ordine. Dunque, per tre sabati consecutivi Vittorio Penzo partiva con un compagno per fare questo benedetto spigolo. Ma ogni volta il brutto tempo impediva la salita. Forse il buon Dio era dalla mia parte e voleva serbare per me questa grande gioia. Venerdì primo agosto: il tempo promette bene, ma questa volta Vittorio è senza compagni. In mancanza di un gambero, è buona anche una zampa... e così egli fece a me la proposta... Mamma mia! Io arrampicare con Vittorio! Fare una prima ripetizione di sesto grado! [lo spigolo S.E. del Sass Maor, alto 700 metri, era stato vinto il 26 luglio 1934 da E. Castiglioni e B. Detassis, n.d.r.] No, non poteva essere vero. Le mie aspirazioni alpinistiche arrivavano al sesto grado solo nei sogni. Avrei gettato le braccia al collo a Vittorio, per via della salita e per la fiducia che egli, con questa proposta, mi dimostrava. Confesso che quel venerdì sera stentai a prendere sonno. 6° grado! 6° grado! La mia mente era tutta occupata da queste due parole. Avrei voluto gettar via le lenzuola e correre verso il Sass Maor.
Sabato, partenza con un tempo splendido... Arrivo di corsa in un casolare di Villa Welsberg sotto una pioggia torrenziale. L'amico lancia gentili 'moccoli' e io, sebbene allegra in apparenza, avrei voglia di piangere. Ma, ohibò, dopo un'oretta il cielo, quasi all'improvviso, è completamente stellato. Riconciliati con la vita, allegri, riprendiamo la salita. Buffe le scene per rintracciare il sentiero verso Malga Pradidali, al lume di candela, perché privi di mezzi d'illuminazione meno primitivi. Ma eccoci in malga. C'è un po' di paglia. Ci intrufoliamo nei nostri sacchi da bivacco e buona notte. Alle 4 e mezzo sveglia. Il cielo è ancora tutto stellato ed un sottile spicchio di luna illumina le crode. L'aria è fresca (anche troppo, veramente) e noi la respiriamo con tutta l'anima, mentre gli occhi guardano lassù, verso la nostra cima... Verso le 5 lasciamo il nostro asilo e ci incamminiamo per il sentiero. Eccoci alla base dello zoccolo, alto 400 metri. Lo risaliamo per facili rocce, pendii erbosi e mughi che ti fanno ricuperare la lingua, fino ad una grande terrazza ghiaiosa. Qui c'è il vero attacco. Perdiamo quasi un'ora per mangiare, riposarci e prepararci per la salita, e verso le 9 iniziamo l'arrampicata. L'attacco dovrebbe essere qui: camino strapiombante. Ma, per dindirindina, questo è un tetto bello e buono, impossibile a salirsi. E se lo dice Vittorio, che di sesti gradi se ne è mangiati, deve essere proprio vero. Difatti, ecco più a sinistra il vero attacco. Cominciamo a salire per rocce non certo molto facili. Coraggio, Ada, lo dovevi pur sapere che una via di sesto grado non si fa con le mani in tasca! Vittorio attraversa verso destra e sparisce alla mia vista. Deve essere giunto in un passaggio molto duro e sento che invano cerca di conficcare un chiodo nella roccia. Ma finalmente un bel canto mi dice che il chiodo sta entrando. Siamo giunti al primo passaggio di sesto grado. Ed ora tocca a me. Coraggio, Ada e... su le orecchie!... Ed eccomi, afferrata con la mano sinistra ad un appiglio, i piedi in pressione sulla liscia parete, mentre con tutta la mia forza e l'ira messe assieme dò colpi all'impertinente chiodo, che non vuol mollare la roccia. È il primo chiodo che tolgo in vita mia e sono un po' emozionata. Una cosa semplicissima, ma per un po' essa rappresenta un rito. Finalmente il chiodo se ne esce. Sono molto stanca, lo confesso, ma per fortuna la mano sinistra è ancora capace di sostenere il corpo e non volo. Con fatica raggiungo tutta felice il compagno, il quale, dopo una lode che mi entra nel più profondo del cuore, prosegue... »" (Ada Tondolo, da "Le Alpi venete, primavera 1949).
(Sass Maor, via Castiglioni-Detassis)
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[L'immagine del Sass Maor è tratta da www.sassbaloss.com/
la foto di Ada al Palughet è di Daniele Querini]
Ci si lamenta sempre della tivù, eppure ogni tanto qualcosa di buono può ancora capitare di vedere. Ieri sera, per esempio, ho seguito con grandissimo interesse una puntata di "Amore criminale" su Rai Tre. Storie vere di donne perseguitate, maltrattate, spesso anche uccise da partner profondamente inadeguati e insicuri [così li ha definiti Gianrico Carofiglio, magistrato e scrittore, ospite della puntata]; personaggi ambigui, che cercano di crearsi un'identità compensativa, anche se malata, istituendo un rapporto di potere e sopraffazione nei confronti di soggetti fragili o incapaci per varie ragioni di sottrarsi al loro assoggettamento. Del tutto "malate" e "inadeguate" (ad assicurare la necessaria protezione) anche le leggi attualmente in vigore, laddove la malcapitata di turno trovi la forza di denunciare il proprio carnefice o molestatore o stalker ("cacciatore"). La povera Deborah della puntata di ieri, per esempio, aveva accumulato più di sette inutili denunce contro l'uomo-incubo che poi l'ha uccisa a coltellate...
«La prima storia accade a Cossato (Biella). È la mattina del 22 novembre 2005: Deborah Rizzato, 25 anni, sta andando a lavorare quando Emiliano Santangelo le tende un agguato e la uccide con 7 coltellate. Sono trascorsi più di dieci anni dal loro primo incontro, e dalla violenza sessuale subìta da una Deborah appena tredicenne che considerava Emiliano il suo principe azzurro. Anni in cui quella breve storia tra adolescenti si trasforma in una vera e propria persecuzione, con minacce, appostamenti, telefonate ossessive, registrate dalla stessa Deborah. Fino all'omicidio. A nulla sono servite le continue denunce di Deborah nei confronti di Emiliano. Nessuno ha potuto fermare quella mano omicida.
Frida, invece, è una giovane donna di Roma. Dopo anni di violenze fisiche e ricatti psicologici subìti tra le quattro mura di casa, dopo un ultimo, brutale pestaggio che la porta al confine tra la vita e la morte, riesce a mettersi in salvo e a denunciare il suo compagno. Oggi vive in un centro antiviolenza.» (Sintesi rai dell'ottava puntata).
Copio-incollo dal sito rai
http://www.amorecriminale.rai.it/category/0,1067207,1067002-1071112,00.html
«In Italia l'amore continua ad uccidere... Una contabilità di sangue che non si arresta. E che uccide una donna ogni tre giorni. Ognuna delle vittime conosceva bene il proprio assassino. Era il fidanzato, il marito, il compagno di una vita. L'uomo che un giorno ad ognuna di loro aveva detto "ti amo" e che le ha uccise non potendo sopportare l'abbandono, la separazione, il rifiuto... Sono ragazze, mogli e madri normali. Ognuna col proprio bagaglio di sogni e desideri. Accomunate dallo stesso tragico destino. Tutte si sono innamorate di un uomo che diceva di amarle più di ogni cosa al mondo. Tutte sono rimaste vittima di un solo sentimento: il possesso. A tutte il proprio assassino ha ripetuto: “se non sarai mia non sarai di nessun altro”. E per questo sono morte.»
A condurre il programma è la bravissima Camila Raznovich. Ogni puntata è dedicata al ricordo di una donna uccisa. E «in un percorso narrativo che va dall'amore alla morte, la puntata ricostruisce la vita della vittima: dall'inizio della storia d'amore fino al tragico epilogo dell’omicidio. Il linguaggio usato è un linguaggio misto che si avvale di fiction, materiale documentaristico, repertorio e testimonianze dirette.»
Sulla figura dello "stalker", si veda anche:
http://www.crimine.net/wp/?p=67
«La traduzione letterale di “stalker” è “colui che segue furtivamente la preda”. Si tratta di una categoria di criminali fin troppo sottovalutata. Sono quelle persone (soprattutto uomini) che seguono la gente (soprattutto donne), si appostano, aspettano sotto casa o fuori dal lavoro, fanno telefonate anonime. Di solito si tratta di ex che non si rassegnano alla fine di un rapporto, ma spesso sono veri e propri maniaci che hanno sviluppato un’ossessione nei confronti di una persona e hanno deciso di diventare la sua ombra. A volte dall’ombra scivolano fuori, passano ai fatti e aggrediscono la “preda”. La rapiscono e/o la violentano, qualche volta la uccidono. Ricordo il caso di Debora Rizzato, 23 anni, uccisa dal proprio persecutore in un parcheggio nel novembre dello scorso anno. Da anni e anni la molestava, e le denunce erano solo servite a fargli scontare un (evidentemente) troppo breve periodo di detenzione. Che ovviamente era scattata solo quando l’individuo era passato ai fatti, violentandola che era ancora ragazzina. Una denuncia contro una persona che si “limita” a importunare, purtroppo, non serve praticamente a niente. In Italia non ci sono vere e proprie leggi contro lo stalking. Rassicurante, no?»
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[L'immagine di Camila Raznovich è tratta da www.sosiapistoia.it/
[La Costellazione di Orione]
"Cinque porte permettevano di entrare nel castello: la porta di Orione, della Scrima, di San Rocco, dei Codardi e della Valle".
Tanto ho ricavato da una ricerca webbica effettuata ieri dopo una terribile figuraccia, solo paragonabile a quella dell'impiegato che, nella novella "Lo starnuto" di Cechov, una sera a teatro spruzza involontariamente di moccio il capo del suo capo:- ).
La citazione con la "porta di Orione" è tratta dal sito www.ciociariaturismo.it ("Benvenuti in Ciociaria") e precipuamente dall'articolo "Il castello dei conti d'Aquino, Monte San Giovanni Campano":
http://www.ciociariaturismo.it/index.php?option=com_content&task=view&id=405&Itemid=364
Ma facciamo un passo indietro, come nei romanzi d'antan.
Ieri mattina leggo in Lipperatura
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/01/03/manhattan
che il critico Filippo La Porta, mentre mangiava insalata di manzo in un locale di Manhattan con Liesl Schillinger (critica militante della New York Times Book Review ) le aveva dichiarato:
«Gli autori italiani sono squisiti stilisti o furbi intrattenitori, per cui
“la moralità è un optional”.»
Mi torna in mente la recensione al recente volume di Valerio Evangelisti e con un folgorante copia-incolla mi insedio nel commento n. 1:
«Sempre La Porta ha esclamato, recensendo La porta di Orione:
“Benedetti scrittori italiani, proprio non riuscite a evitare di parlare di mamme, nonne, nipoti, tinelli famigliari, o di figli unici con io dolorante e verboso? Va bene, questa è la prosaica realtà che vive ciascuno di noi. Ma non viene mai la voglia di evadere? Nel nostro paese letteratura fantastica e romanzo d’avventura hanno vita grama. Sarà per quella dispotica centralità della famiglia. Così quando capita di leggere un capitolo della saga di Valerio Evangelisti ci sembra di prendere una boccata d’aria. Evangelisti cattura il lettore - naturalmente anche con effettacci, trovate da fumetto, illusionismi, falsa e vera erudizione (1) - ma il lettore non si sente peggiore come gli accade invece con il 99 per cento della narrativa di genere. Perché qui troviamo sempre un filo di interrogazione morale che trascende la serialità del genere.
(1) Di norma tutti i riferimenti storici e letterari di Evangelisti sono autentici. (N.d.r.) »
Dopo la dotta citazione trillo:
«Visto che un filo d’interrogazione MORALE c’è? :- )»
Non ancora contento aggiungo in un fatale Post Scriptum:
"La Porta che recensisce La Porta (di Orione)… ih ih ih".
Più avanti nella giornata, purtroppo, mi viene fatto notare:
"Troppo ansioso di fare la battuta non si è accorto che il titolo è "La LUCE di Orione" non "La PORTA di Orione"...
Vorrei sprofondare. Sono costretto a tornare in Lipperatura per un terzo commento:
"Che figura! Mi sotterro. Ah, l’Alzheimer… "
Intanto nella mia testa mulina senza soste la frase "Eppure esiste! Eppure esiste! [la porta di Orione, n.d.r.]" , un inconscio calco sul galileiano "E pur si muove", probabilmente.
Digito "La porta di Orione" in Google e ne ho subito la conferma: la Porta di Orione esiste e si trova in Ciociaria!
Non mi resta, a quel punto, che ripetere col Parini:
«Quando Orion dal cielo
declinando imperversa
e pioggia e nevi e gelo
sopra la terra ottenebrata versa,
me spinto ne la iniqua
stagione, infermo il piede,
tra il fango e tra l'obliqua
furia de' carri la città gir vede;
e per avverso sasso
mal fra gli altri sorgente
o per lubrìco passo
lungo il cammino stramazzar sovente.»
[Dall'ode "LA CADUTA (di Angelini)"]
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[Immagine da http://www.caicarpi.it/cms/media/photo/cost_orione.gif ]
La fregatura delle raccolte di Natale è che, passato Natale, nessuno se le fila più. Lo sanno bene gli editori cartacei: ben più scaltri di noi, essi inondano le librerie di proposte natalizie con due mesi di anticipo sull'evento, alcuni fin da subito dopo ferragosto... mica come Vibrisselibri, che fa uscire SI STA COME A NATALE quasi in contemporanea con la nascita di Gesù Bambino:- )
http://www.vibrisselibri.net/?p=319
Per fortuna - a differenza degli editori cartacei - Vibrisselibri non teme le rese (che, come Annibale, sono sempre alle porte!):- )
Scambio di battute con Tiziano Scarpa:
"Complimenti, Lucio, ho visto che il tuo bel racconto apre la raccolta."
"Certo, in rigoroso ordine ALFABETICO:-)"

"Non meritavi questa fine, povero Harry". È questo il titolo di un articolo a firma ROBERTO DENTI apparso sul più recente numero di Tuttolibri. Come è noto, infatti, a mezzanotte del 4 gennaio prossimo uscirà in Italia il settimo e ultimo volume della serie del maghetto: «Harry Potter e i doni della morte». La vera magia di Harry Potter - inutile ricordarlo - è stata quella di trasformare una casalinga squattrinata come la Rowling nella 91° persona più ricca al mondo.
Copio-incollo la parte finale dell'articolo di Roberto Denti, visto che - per quanto mi riguarda - difficilmente troverò la forza di infliggermi tutte queste nuove pagine (oltre settecento):-)
«... Per i lettori che ne hanno decretato il successo è certamente scattato il processo di identificazione, come accade da quando si ascoltano le fiabe nella prima infanzia quando un romanzo è particolarmente affascinante (per le vecchie generazioni Sandokan insegna). Come Cenerentola, Harry Potter è un protagonista perseguitato che alla fine della storia trova il suo riscatto. Questo avviene per i giovani lettori ma anche per quelli adulti, così numerosi che in Inghilterra, anche per l'ultimo volume, si sono stampate due edizioni di formato diverso: una rilegata per ragazzi, una tascabile per i "grandi". Siamo quindi al finale che più che altro è un epilogo, diciannove anni dopo la morte e la resurrezione del maghetto. Harry ha sposato Ginny e ha tre bambini, Ron ed Hermion anche loro sposati e Draco si trovano di nuovo al binario 9 e ¾ dove tutto è cominciato per accompagnare i rispettivi figli al treno per Hogwarts. Fra tutte le possibili previsioni e relative scommesse, un finale così convenzionale era difficilissimo da prevedere. Dopo tutto quello che è accaduto ad un protagonista segnato (anche in fronte) da un destino così complesso e intricato, la famiglia tradizionale era l'ultima cosa che ci si potesse aspettare. Immeritata fine!»
Gli ha fatto eco, naturalmente, Papa Ratzinger rivolgendosi via video alle famiglie riunite a Madrid per il "Family day" spagnolo:
«Saluto i partecipanti all'incontro delle famiglie che si sta svolgendo questa domenica a Madrid, e i cardinali, i vescovi e i sacerdoti che li accompagnano. Contemplando il mistero del Figlio di Dio che è venuto al mondo circondato dall'affetto di Maria e Giuseppe, invito le famiglie cristiane a sperimentare la presenza amorosa del Signore nelle loro vite. Allo stesso tempo le esorto affinché, ispirandosi all'amore di Cristo, diano testimonianza davanti al mondo della bellezza dell'amore umano, del matrimonio e della famiglia. Questa, fondata sull'unione indissolubile tra uomo e donna, costituisce l'ambito privilegiato in cui la vita umana viene accolta e protetta, dal suo inizio fino alla fine.» (Adnkronos, 30 dicembre)

Benché sappia perfettamente come mai a Sydney il Capodanno arrivi prima che da noi, anche ieri pomeriggio alle 14.00, all'annuncio radio-televisivo che gli australiani erano già trasmigrati nel 2008 e noi ancora fermi - imbottigliati per ore - al 31 dicembre 2007, ho provato la solita momentanea, fastidiosa sensazione di spiazzamento intellettuale. Nell'età della globalizzazione, non sarebbe meglio che l'universo mondo entrasse nell'anno nuovo tutto insieme, nella sua globalità? :- )
In mattinata, peraltro, una quasi-rissa alla Coop. Un tizio ha iniziato a insultarmi accusandomi di aver spinto il mio carrello troppo a ridosso del suo. Roba da matti! L'accusa, ovviamente, era del tutto infondata e il tizio come minimo fuori di testa.
Diluvio di messaggini al cell subito dopo mezzanotte. Tra i più graditi, il seguente:
"Il mio augurio è di riconoscere il prezioso che è nelle vostre mani, prezioso che a volte diamo per scontato... di realizzare i vostri progetti un passo alla volta... di farvi cullare dalla magia della speranza... buon 2008".
Una citazione? Boh. Non ho riconosciuto la fonte, ma ve lo riciclo lo stesso. Buon 2008 a tutti!
Valerio Evangelisti, da par suo, nel rivolgersi agli iscritti della sua mailing list, se l'è cavata con un più rude: "Branco di canaglie, pendagli da forca, banda di bruti, che il 2008 vi veda finalmente penzolare da una corda, come meritate! Demonio d'un demonio, due volte porco!":- )
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[Immagine da http://www.flyyy.com/flyweb/cards/28281002.jpg ]