
(Loredana Lipperini)
Com'era triste la Lipperini in questa foto. Molto meno triste, comunque, di come doveva sentirsi ieri mattina dopo "la notte della blogger" (ovvero dopo la buggeratura a Roma del piacione Rutelli). Talmente triste da affidare il suo stato d'animo al video "Tomorrow belongs to me", tratto dal film CABARET, in un post intitolato "DISSOLVENZA AL NERO":
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/04/29/dissolvenza-al-nero/
Loredana, che esagerazione! A volte mi pare davvero che tu abbia gli occhi foderati di prosciutto… Forse, dopo la lettura di “Hitler”, vedi anche tu lupi Fenrir dappertutto. Ma non è così. Quel che è successo a Roma è solo il naturale e prevedibile corollario di quanto già successo a livello nazionale. La gente non ne può più di buonismi e parole rassicuranti a cui non segue mai alcun fatto concreto. Per questo - ogni tanto - si prende lo sfizio di sberlottare i teorici vaniloquenti.
Un anonimo mi ha ricordato:
Maurizio Gasparri: “Ora disinfesteremo le piazze”.
Ho ribattuto:
L’aveva promesso anche Rutelli, a dire il vero, anche se con parole più forbite. Magari si riuscisse davvero a circolare per le piazze senza più pericolo di essere borseggiati, aggrediti, stuprati…:- / Qua in Veneto hanno appena scarcerato una ventina di criminali per decorrenza dei termini di custodia cautelare. In sei mesi la giustizia non era riuscita a celebrare nemmeno l’udienza preliminare. Come stupirsi di sì vasta esasperazione popolare?
E una certa Zauberei:
Ieri quando ho visto che ha vinto Alemanno, ho temuto esattamente quello che teme la Loredana. Oggi arrivo sul bog di Loredana, leggo il post e dico, esagerata. No, il paragone non mi sembra congruo. Poi leggo i commenti, in specie quello di Lucio Angelini e penso che Angelini ha tortissimo, e le sue argomentazioni mi fanno di nuovo temere che Loredana non abbia tutti i torti.
Chiamato in causa, ho tentato di replicare a Zauberei:
@ zauberei. Prego, io non ho argomentato alcunché. Ho solo trovato esagerato l'implicito raffronto tra la Germania pre-nazista (il video) e la vittoria dell'Alemanno (per ironia della sorte c'è un che di germanico anche in questo cognome) su Rutelli. Dopodiché, accodati pure all'anti-angelinismo imperante. Pur essendo convintamente di sinistra, ho avuto il torto [agli occhi della Lipperini, n.d.r.] di non svenire di meraviglia alla lettura del saggio di Wuming1 su se stesso e di nutrire profonde riserve verso l'Hitler di Genna. Per me la sola opera in qualche modo neo-epica degli ultimi quindici anni è Gomorra, non a caso è anche l'unica ad aver lasciato un segno profondo. E Robertino Saviano è anche l'unico a non essersi sborrato addosso con dissertazioni sulla propria - peraltro REALE - innovatività. 'Manituana', per me, avrebbe potuto tranquillamente non esserci.
Invano. Il soprastante commento è subito SCOMPARSO.
(Vi prego di rileggerlo. Contiene delle semplici opinioni. Replicava a un intervento che mi riguardava... )
Come vi spiegavo l'altro ieri, insomma, anche se in genere la Lipperini è buona e cara, appena le si toccano i suoi cocchi (Evangelisti, Genna, Wuming) perde il lume della ragione, si dimentica di essere democratica e progressista, calza stivaloni e frusta e più che al film Cabaret pare ispirarsi al film "Helga, la belva delle SS". Invano ho tentato di ripostare la suddetta replica. Appariva un istante e veniva subito napalmizzata.
Allora ho deciso di cambiare nick (avevo in mente il classico Domenica Melalavo, ma poi ho optato per il semplice "Domenica"), tanto per vedere se la situazione si sbloccava. Questo il messaggio:
Trovo che la Lipperini sia una sorta di emblema delle condizioni della sinistra attuale. Al pari di quella, racchiude in sé le ragioni della sconfitta con i suoi comportamenti concreti. Domenica.
Il commento è stato risparmiato, ma solo per giustificare il seguente scatto di nervi:
Davvero Domenica/angelini (cazzo, Lucio, un po’ di pudore, almeno). E quali sarebbero i miei comportamenti concreti? Cancellare i commenti di un personaggio che da MESI spamma su questo blog, e che continua ad IMPEDIRE la discussione?
Mia risposta (subito CENSURATA anch'essa):
@ Lipperini. Ancora con questa storia dello spam??? Ma quanto sei in malafede? Hai già censurato la mia replica a questo tipo di accusa più volte e non ci riprovo. Il mio solo torto è esprimere opinioni diverse dalle tue, che non accetti. Questi sono i tuoi comportamenti concreti. Democratica all'apparenza, intollerante nella sostanza.
Ho ripostato il commento più volte, ma invano. La Lipperini era sempre lì col machete alzato. Allora le ho scritto in privato:
Stavolta mi hai rotto i coglioni. Mi chiedi pubblicamente: "E quali sarebbero i miei comportamenti concreti?" Io rispondo e tu mi cancelli? Ma quanto sei diventata STRONZA???
Per tutta risposta, la Lipperini ha depennato il mio blog dalla lista dei suoi LINK (per la serie: "Dalla parte delle bambine capricciose").
Nel frattempo era intervenuto tale Rodolfo:
La nostra classe politica sta dimostrando grande senso di responsabilità nel tenere sotto controllo la grande urgenza e domanda di dittatura che sale dalle masse popolari italiche. Senso di responsabilità dovuto non a proprie convinzioni democratiche ma all’impossibilità di essere regime nel contesto geografico e storico in cui si trova l’italia.
Mio commento:
Bella cazzata. Quella che sale dalle masse è ben altra domanda. (Leggi in fretta perché presto la Lippa mi cancellerà).
E in effetti la Lippa mi ha subito cancellato, impedendomi ogni confronto con Rodolfo. Non contenta, da quell'istante in poi mi ha addirittura e definitivamente BANDITO DAL SUO BLOG, a cui mi ha interdetto l'accesso. Come dire che se la blogger Lipperini avesse del potere politico, staremmo freschi... noi zingari della rete. Altro che Alemanno o Borghezio o Calderoli. Ne vedremmo delle belle!!! Quanto all'accusa di "IMPEDIRE LA DISCUSSIONE", andate a controllare che fior di dibattito è potuto sbocciare dopo la mia DEFENESTRAZIONE...
P.S. Che ci sia davvero un(a) FASCISTA sempre in agguato anche dentro i più democratici di noi?
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[Immagine tratta dal blog della Lipperini]
Un quotidiano, secondo me, dovrebbe finanziarsi da sé. Se non vende, chiude. Punto. Ma lo scandalo maggiore, sempre secondo me, sta nel fatto che il Sistema Italia finanzi i quotidiani non già in base alle copie effettivamente vendute, bensì a quelle effettivamente stampate. Come dire che più copie si stampano (non importa se per mandarle direttamente al macero) più contributi si ricevono. A proposito del "secondo referendum" (l’abolizione di un miliardo di euro all’anno di finanziamento pubblico all’editoria) sostenuto con il V2 Day, Beppe Grillo scrive:
"Ferrara, Polito, Feltri, Padellaro non esisterebbero senza le vostre tasse. Loro non vendono i giornali: li stampano. Più ne stampano più prendono contributi. Stiamo disboscando l’Amazzonia per stampare milioni di copie di giornali invenduti. Abbiamo giornalisti che prendono ordini dai Partiti, che non danno alcuna importanza alla verità, al lettore. Dalla fine della seconda guerra mondiale il numero di copie di quotidiani in Italia è rimasto lo stesso, ma ci sono dieci milioni di italiani in più. Le nostre tasse finanziano persino Il Corriere della Sera e Il Sole 24 ore quotati in Borsa. I presunti campioni del liberismo che fanno tutti i giorni le pulci alla Casta."
Sul tema, copio-incollo un interessante articolo di qualche tempo fa:
«Storia di un giornale di partito e di una "bella famiglia come le altre", raccontata dal Direttore del Corriere d'Italia, Mauro Montanari
Il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più. Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur. L’Udeur, in quanto partito votato dall’1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico. Si chiama "Il Campanile", con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa cinquemila copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano al collega Marco Lillo dell’Espresso, che ha fatto un’inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un altro nei pressi di Largo Arenula. Dice ad esempio il primo: "Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!". A che serve allora -direte voi- un giornale come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa. Ogni anno Il Campanile incassa un milione e 331mila euro. E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro? insisterete ancora voi. Che fara? Anzitutto l’editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40mila euro all’anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all’Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete. Che c’entra? Se è bravo… non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche. Ma andiamo avanti. Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98mila euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell’ordine. Tra l’altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di Formula Uno di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull’aereo di Stato? L’esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile? Gli ultimi biglietti d’aereo (con allegato soggiorno) l’editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell’Udeur. Siamo nell’aprile del 2006. Da allora -assicura l’editore- non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile. Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l’inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui! Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141mila euro per rappresentanza e 22mila euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti. Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta. Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per duemila euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l’angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell’ubiquità. La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l’Inail, e a quanto è stata affittata all’editore, Clemente Mastella. Chi l’ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d’assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.»
[Da Mauro Montanari-Corriere d'Italia/News ITALIA PRESS ]
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(Il vanaglorioso Lucio Angelini baciato da un raggio di sole all'uscita dal buio Vaio Stretto)
Per dimenticare le strettoie in cui sabato scorso mi aveva cacciato la Lipperini (eccellente ragazza, salvo quando le si toccano i suoi "cocchi": potrebbe uccidere) ieri mi sono regalato un'escursioncella al Vaio Stretto, suggestiva spaccatura fra due pareti verticali oltre la quale si profila la cima del Monte Cornetto. [Il sentiero per il Vaio Stretto inizia poco prima dell' Ossario del Pasubio, n.d.r.]. Be', ragazzi, il vaio in questione si è rivelato effettivamente molto stretto. Pensate che, nel punto più stretto del Vaio Stretto, per non restare incastrato tra le rocce mi sono dovuto addirittura togliere lo zaino e girare di fianco... nemmeno fossi un superobeso o un modello di Botero (peso appena 90 chili).
Le strettoie della Lipperini, dicevamo. OK. Vi aggiorno sul contenzioso in atto. Ebbene, sempre nei commenti all'ormai celebre post sul NIE
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/04/23/new-italian-epic/#comments
una certa Spettatrice aveva osservato:
Lucio, mi stai simpatico e difendo il tuo diritto a pigliare per i fondelli chiunque, nonché a delirare quanto e come vuoi. Sinora ho ascoltato solo l’intervento di WM1 in inglese. Non mi è sufficiente per avere un’idea precisa di quello che intende dire. Difendo anche il suo diritto a inquadrare lo scenario letterario italiano come preferisce e a battezzarlo come gli pare. A me interessano i libri e solo marginalmente le inquadrature. A volte seguo i dibattiti e mi piace leggere critiche e disamine mirate e intelligenti. Questa è una di quelle volte. So che hai una preparazione ottima e che oltre alla versione di pierino che ti offre la realtà sei anche in grado i fare utili sintesi e dare versioni non scontate delle cose letterarie e non. Quindi ti chiedo, cortesemente, di provare a smontare la teoria di Roberto Bui a prescindere dall’attributo ‘epico’(o dal fatto che tu la interpreti come bufala), semplicemente per quello che dice. una cosina dialettica che ci arrichirebbe tutti. thanks
Postato Sabato, 26 Aprile 2008 alle 3:13 pm da spettatrice
Avevo risposto:
@ Spettatrice. Tesoro, devo preparare lo zaino per l'escursione di domani. In fretta: 1) Se ne parla Roberto Bui, Loredana applaude allo “sguardo obliquo” sulle cose. Se sono io a rivolgere uno sguardo obliquo al saggio di Roberto Bui, lei si incazza come una iena e mi guarda in obliquo (o di traverso, che è lo stesso). Ti sembra giusto???
2) Riguardo alla storia del NIE: non esisteva NESSUNA CORRENTE NEO-EPICA finché non se l’è inventata Roberto Bui mettendoci dentro i cuginetti che più gli stavano simpatici. Perfetto. Ma detto fra noi: che c’entra Gomorra con Federico Moccia? Cosa? Dici che Moccia non è stato inserito tra i paladini della nuova armata abbrancaleoni?… Perfetto. Epperò una certa neo-epicità, se si getta uno sguardo veramente obliquo al lampione con i Lucchetti dell’Amore, la si rinviene comunque… Sono sicuro che se mettessi a confronto due autori presi assolutamente a caso (che ne so? Sveva Casati Modignani con il “povero” Luca di Meo… - sì, quello che mi chiama sempre “il povero Angelini”- :- ) ) alla lunga qualche elemento comune lo troverei. Sotto il Molteplice c’è pur sempre l’Uno, no?, diceva quel tale. Ma l’invenzione più spettacolare del saggio di Bui è senz’altro quella dell’allegoritmo: tirata fuori apposta per spaventare i letterati in genere deboli in matematica. Che ci posso fare se io non mi spavento nemmeno se qualcuno mi traccia sotto il naso la derivata della relativa ottenuta estraendo la radice quadrata del minimo comune multiplo innalzato tra i cateti dell’ipotenusa? Mio scetticismo a parte, se a te l’idea che nelle Librerie Feltrinelli da oggi in poi si provvederà a creare degli appositi reparti con le novità della Neoepica italiana ben allineate una accanto all’altra è di qualche conforto, ne sono contento per te. Per me è tutto come prima.
3) Sono davvero convinto che quella del NIE sia una provocazione mediatica in stile Luther Blissett prima maniera. Ho troppo stima di Roberto Bui per supporre che creda davvero ai propri esercizi di fumisteria.
Postato Sabato, 26 Aprile 2008 alle 5:36 pm da Lucio Angelini
E Loredana:
Ho provato a replicare:
Anche questa accusa della vanagloria è stereotipata e pretestuosa, se permetti, insieme all'altra tipica di "rosicume" con cui nei lit-blog in genere si tenta di tappare la bocca a chi non condivide i gusti del titolare. Non me ne può fregare di meno di attirare l'attenzione su di me, credi. Quando qualcosa mi entusiasma, sono davvero felice di comunicarlo al mondo intero. Spero di poterlo fare presto con Bui, da cui mi aspetto moltissimo. E ora aggiungimi pure nel registro dei cattivi.
Ma lei, che non sopporta di essere contraddetta, ha subito CANCELLATO il commento, una censura che, a mio avviso, non le fa onore. Vabbè. Pazienza. Certo, se volessi rabbonirla, saprei come fare. Basterebbe che le dicessi: "Guarda, ho riletto il saggio di WuMing1 e ho capito che avevi ragione tu. È effettivamente straordinario!". Purtroppo, nella mia insalubre vanagloria, non riesco mai a dire quello che NON penso... :-/
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[Immagine in alto da http://www.caitrecenta.it/Album_06/slides/DSC06907%20(Medium).html
Immagine in basso, con Lucio Angelini all'uscita dal Vaio Stretto, di M. Benedetti ]

[In ordine sparso i cinque CAVALIERI DELLA NIE (NEW ITALIAN EPIC): Roberto Bui alias Wu Ming 1, Giovanni Cattabriga alias Wu Ming 2, Luca Di Meo alias Wu Ming 3, Federico Guglielmi alias Wu Ming 4 e Riccardo Pedrini alias Wu Ming 5 .]
Nella letteratura italiana stava accadendo qualcosa. Gli ex Luther Blissett, ora Wu Ming, erano quasi riusciti a convincere un discreto gruppo di internettuali dell'esistenza della "NEW ITALIAN EPIC" (un fantomatico movimento letterario in cui si erano premurati di inserire se stessi e una manciata di loro amici personali: Giuseppe Genna, Valerio Evangelisti, Babsi Jones, Carlo Lucarelli, Girolamo Di Michele eccetera, prima di mettersi a suonare la grancassa) quando il noto flagello della rete Lucio Angelini ruppe loro le uova nel paniere.
Aveva riflettuto a lungo, il cinico Angelini, sulla fumosità del saggio:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/WM1_saggio_sul_new_italian_epic.pdf
chiedendosi come fosse possibile che una mente sagace quale quella di Roberto Bui potesse credere davvero a baggianate del tipo "una diversa tonalità emotiva rispetto al postmoderno", "uno spiccato senso dell'equilibrio tra complessità narrativa e fruibilità", "una manifesta capacità di esplorazione di punti di vista obliqui", "una manifesta voglia di "ucronia potenziale" eccetera, che affratellerebbero libri "in apparenza diversi", e diversi anche al di là delle apparenze:- )
D'un tratto, come il principe Gautama Buddha sotto il fico sacro a Bodh Gaya, l'Angelini intuì almeno una delle Quattro Ignobili Verità sulla NIE ( "Ce stanno a pijjà per culo") e la burleschità dell' Ottuplice Sentiero millantato da Roberto Bui.
Ma andiamo con ordine. Nella beffa della fantomatica NIE erano già caduti il Massachussets Institute of Technology di Boston, da cui Roberto Bui era riuscito a farsi invitare con uno stratagemma (aveva sollecitato presso Apogeo editore la traduzione italiana di "Convergence Culture", di Henry Jenkins, direttore del dipartimento di studi sui media); la giornalista Loredana Lipperini, (sempre pronta a megafonare le goliardate dei Cinque Cinesi de Noantri); l'intera redazione culturale de laRepubblica (che il 23 aprile 2008 aveva dedicato all'inesistente CASO un articolo intitolato "LO SCRITTORE SI DÀ ALL'EPICA").
Poi i WuMing avevano esagerato. Per apparire più epici che mai, avevano pubblicamente dichiarato:
"Noi stessi, fin dall´esordio con Q, siamo New Italian Epic dai metatarsi al telencefalo. Il mondo ci vide passare, come Nettuno ammirò l´ombra d´Argo, e ne restò intrigato."
Troppo comico per essere vero:-)

A quel punto il cinico Angelini contattò la Lipperini in rete (Lipperatura):
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/04/23/new-italian-epic/
"Loredana, non c’è New Epic come la Old Epic, e la sola idea che qualcuno abbia tutta questa fretta di autoinserirsi in un preteso siffatto filone mi dà l’orticaria."
La Lipperini, stizzosa e viperesca:
"L’aggettivo 'epico' ti disgusta talmente dall’impedirti la lettura del documento, e devo dunque pensare che i tuoi commenti vengono scritti a priori, senza aver letto in dettaglio quel che si intende con l’aggettivo medesimo".
Il cinico Angelini, serafico:
@ Loredana. Ho letto perfettamente il testo e il nuovo senso attribuito al termine “epico”. Volendo, però, chiunque può prendere un qualsiasi termine, per esempio “bicchiere”, aggiungere un “neo” davanti e decidere che da quel momento in poi per lui “neo-bicchiere” significherà “insalata”. Ma non è questo il punto. Secondo me, per raggruppare e incasellare la produzione letteraria, bisogna che passino periodi più lunghi. Non si fa storia della letteratura scandendola lustro per lustro, ma ripeto, solo secondo me. Se uno vuole, può inventare e archiviare movimenti letterari anche di settimana in settimana. Ciao.
Si mise di mezzo lo stesso Girolamo Di Michele (uno dei supposti niù epici):
"Lucio, francamente non capisco il tuo puntiglio, Wu Ming identifica almeno OTTO* caratteristiche che permettono di parlare di un insieme narrativo.
*(l' OTTUPLICE SENTIERO riportato qui: http://lucioangelini.splinder.com/post/16728956 , n.d.r.]
E il cinico Angelini:
@Girolamo. Se le caratteristiche sono del tipo “che cosa sarebbe accaduto se…”, ho già scritto nel mio blog che il detto “Se mia nonna avesse avuto le ruote, sarebbe stata una carriola” esiste da molto prima dei wuming. Ciao.
Poi, d'un tratto, il risveglio spirituale:
Illuminazione! Illuminazione! Illuminazione! Ho capito tutto ripensando a Luther Blissett:
“In Italia, tra il 1994 e il 1999, il cosiddetto Luther Blissett Project (un network più organizzato all’interno della comunità che adotta l’identità “Luther Blissett”) diviene un fenomeno molto popolare e riesce a diffondere una leggenda, la reputazione di un eroe folk. Questo Robin Hood dell’era dell’informazione ingaggia una guerriglia dentro/contro un’industria culturale in via di radicale trasformazione (siamo ai primordi del web), organizza eterodosse campagne di solidarietà a vittime della censura o della repressione, e - soprattutto - ***orchestra elaborate beffe mediatiche come forma d’arte, rivendicandole sempre e spiegando quali difetti del sistema ha sfruttato per far pubblicare o trasmettere notizie false.***Blissett è attivo anche in altri paesi, soprattutto in Spagna, Germania e Regno Unito. ”
[da http://www.wumingfoundation.com/italiano/biografia.htm#1 ]
Solo che, stavolta, nella BEFFA mediatica della new epic è caduta persino la Lippa:-/
P.S. Mattacchione di un Roberto! Lo dicevo io che eri GENIALE!
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[ Immagine da http://www.lenghe.net/img_articles/blisset.jpg ]

(Gianni Vattimo)
«Un'indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese è in corso. A dirigerla e orchestrarla sono governi e organi di stampa più che mai decisi ad avallare il martirio interminabile del popolo palestinese e sempre pronti a scatenare e appoggiare guerre preventive come quella che in Irak ha già comportato centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi. Si agita la bandiera dell'indipendenza (talvolta camuffata da «autonomia») del Tibet, ma se questo obbiettivo venisse conseguito, ecco che la medesima parola d'ordine verrebbe lanciata anche per il Grande Tibet (un'area tre volte più grande del Tibet propriamente detto) e poi per il Sinkiang, per la Mongolia interna, per la Manciuria e per altre regioni ancora... Mentre proclama di essere alla testa della lotta contro il fondamentalismo, l'Occidente trasfigura nel modo più grottesco il Tibet del passato (fondato sulla teocrazia e sulla schiavitù e sul servaggio di massa) e si prosterna dinanzi a un Dio-Re, impegnato a costituire uno Stato sulla base della purezza etnica e religiosa... »
[GIANNI VATTIMO sul Corriere della Sera. Il testo integrale qui: www.italiatibet.org/notizie/rassegna/2008/Vattimo.pdf ]
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«L’Italia è davvero il paese dei paradossi! Mentre gli intellettuali e gli artisti di tutto il mondo si mobilitano a sostegno del diritto del popolo tibetano alla sopravvivenza (perché subisce da 60 anni una colonizzazione genocida) e dei diritti umani in Cina, gli intellettuali italiani, seguendo il cattivo esempio dei politici nostrani, fanno finta di niente, nicchiano, tacciono, sono troppo assorbiti dagli impegni personali, o addirittura, come nel caso dell’”ex filosofo” (ora è diventato un opinionista) Gianni Vattimo, sottoscrivono appelli deliranti in difesa di uno dei regimi più tirannici e sanguinari del pianeta, o ancora, in modo più subdolo, altri “illustri” editorialisti, come Sergio Romano (sul Corriere della Sera del 10.04.08), liquidano la questione tibetana come un’inesorabile conflitto tra la modernità (la Cina contemporanea) e il conservatorismo arcaico (la civiltà tibetana), trascurando completamente la questione dei più elementari diritti umani, che trascende qualsiasi dialettica tra modernità/passatismo. E anche se fosse vera l’identificazione della Cina con la modernità, allora dovremmo considerare legittima l’imposizione della “modernità” con le armi? Concetto ancora più inquietante dell’idea di esportare al “democrazia” con le armi. Allora dovremmo dire che anche coloro che sterminano gli Indios in Amazzonia, per costruire strade o appropriarsi di terreni o risorse naturali, rappresentano la “modernità”. Questi illustri editorialisti ci dovrebbero però spiegare in cosa si differenzia la “modernità” dalla “barbarie”. Anche gli sportivi “puri”, rivendicando l’estraneità di un evento sportivo come le olimpiadi rispetto alle questioni socio-politiche, incorrono in un paradosso etico: l’idea fondante dell’Olimpiade è quella di portare, sublimare, l’agonismo, la rivalità e la conflittualità tra gli uomini sul piano di un leale confronto ludico. Quindi un modello etico che vuole superarre i conflitti tra popoli e tra individui creando le condizioni di un sano confronto simbolico dei talenti. Ma è pur vero che oggi, come scrive il poeta Erri De Luca anche le olimpiadi non sono altro che “fiere quadriennali del professionismo sportivo”. Più semplicemente, dietro queste affermazioni che nel migliore dei casi si potrebbero definire ciniche, si nasconde una grossolana (e volontaria) ignoranza nel merito della storia della questione tibetana.. Per questo mi pare utile limitarmi ad elencare schematicamente ciò che i tibetani hanno subito dall’invasione cinese del 1950 sino a oggi, quest’elenco non è ovviamente il frutto di fantasie o di propaganda ma riferisce fatti accaduti, accertati da molteplici organizzazioni umanitarie, da viaggiatori e giornalisti di tutto il mondo. Lascio a ciascun lettore il commento e la valutazione se sia lecito restare indifferenti o farsi addirittura complici silenziosi di fronte alla “lista degli orrori” di quanto è accaduto e accade.
- Divieto a giornalisti , turisti e agli stessi tibetani, di circolare liberamente nel territoriotibetano
- Divieto dell’uso e del possesso della bandiera tibetana tradizionale,
- divieto di possesso e distribuzione delle immagini del Dalai Lama, guida religiosa e politica dei tibetani,
- perseguitate le preghiere e gli atti devozionali come pratiche reazionarie e superstiziose,
- centinaia di monasteri, anche molti antichi, saccheggiati e distrutti (quasi sempre costringendo gli stessi monaci e devoti a distruggerli) i blocchi di legno matrici dei testi religiosi usati come legna da ardere, le statue in terracotta distrutte, quelle in metalli comuni fuse, quelle preziose trasportate in Cina,
- i monasteri non distrutti trasformati in tribunali politici, stalle, magazzini di merci, solo nei casi più rinomati in musei,
- monache sverginate in modo pianificato con l’uso di manganelli. Monaci e monache costretti ad avere rapporti sessuali in pubblico.
- i tibetani costretti a imparare a memoria le citazioni del Libretto rosso di Mao Zedong, e, a partire dagli 8 anni, confessare come crimine qualsiasi ostilità o indifferenza all’ideologia del Partito Comunista cinese, molte confessioni vengono estorte con la tortura e molti condannati vengono giustiziati,
- esecuzioni capitali pubbliche di oppositori tibetani, alle quali i tibetani sono costretti ad assistere, le famiglie devono pagare il prezzo delle pallottole per riavere i corpi dei congiunti.
- ad alcuni oppositori tibetani condannati a morte viene tagliata la lingua prima dell’esecuzione per impedir loro di morire gridando “Tibet libero”,
- nei campi di prigionia, tibetani costretti a lavori forzati pesantissimi, con pochissimo cibo e costretti a mangiare nei contenitori dei loro escrementi.
- tortura costante e feroce di tutti i prigionieri “politici”,
- imposta statale sul grano che ha affamato la popolazione autoctona, mentre la collettivizzazione forzata era tutta orientata a sottrarre il prodotto i contadini tibetani in favore dei cinesi, provocando continue carestie. Vecchi e bambini costretti a lavorare, contadini retribuiti con un cucchiaio di cibo al giorno. Molti tibetani costretti a mangiare carogne di animali per sopravvivere o morti di fame o indotti al suicidio. Molti loro cadaveri usati per concimare il terreno.
- chiusura delle attività commerciali tibetane a vantaggio di quelle cinesi,
- trasferimento coatto dei tibetani dalle loro case e dalle loro zone d’origine,
- trasformazione dell’assetto geologico e urbanistico delle aree naturali e degli insediamenti tibetani,
- distruzione di quasi tutte le foreste e della fauna del Tibet, costruzione di edifici per i coloni cinesi nei parchi della capitale,
- costruzione di una fabbrica di armi nucleari nella zona del lago Kakonor,
- scarico di scorie radioattive nelle montagne himalayane del Tibet,
- Impossibilità di muoversi per i tibetani sul proprio territorio o di espatriare senza autorizzazione cinese. Divieto di riunirsi in più di 3 persone nei luoghi pubblici, anche solo per mangiare o bere,
- divieto di insegnamento nelle scuole della lingua e della cultura tradizionale tibetana, i bambini sono strappati alle famiglie ed educati secondo i modelli cinesi. Ai giovani tibetani è insegnata la derisione e il disprezzo della cultura autoctona e parlano tutti cinese.
- i vestiti e le acconciature tradizionali tibetani sono proibiti,
- controllo spietato delle nascite dei tibetani, che in molte zone si è tradotto nella
sterilizzazione forzata e di massa delle donne, in altri casi in stupri delle donne tibetane da parte dei cinesi.
- parti clandestini con pericolo di vita per madri e figli. Separazioni forzate fra madri e figli neonati,
- colonizzazione cinese di massa dei Tibet fino all’attuale riduzione della popolazione locale a minoranza demografica…
- eccetera, eccetera
La lista potrebbe continuare e incrociarsi con quella delle atrocità imposte agli stessi cittadini cinesi che rivendicano libertà civili e democratiche (non scordiamoci Tien Amen, per favore) ma mi fermo, nella convinzione che sia già più che sufficiente a destare disgusto in qualsiasi persona, indipendentemente dalle convinzioni religiose, filosofiche e politiche, dotata di un minimo senso etico. Il problema è che tale indignazione non è sufficiente, la Cina è ormai divenuta la principale potenza economica del mondo, con una forza espansiva dei suoi prodotti e della sua popolazione senza precedenti, il suo processo di democratizzazione è oggi quindi, più che mai, un problema internazionale e una questione che riguarda tutti noi.
Vi invito a firmare, diffondere, se volete integrando, questo documento nella Rete e in tutti i veicoli mediatici possibili.»
(Andrea Balzola, drammaturgo e docente universitario, Roma)
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[Immagine da http://www.girodivite.it/IMG/jpg/gianni_vattimo.jpg ]
.jpg)
Dati i tempi, ripropongo la mia vecchia
INTERVISTA IMMAGINARIA ALLA PARTE OSCURA DI CIASCUNO DI NOI. (1)
A proposito del post di ieri, l'amico Valerio Evangelisti mi ha scritto:
«Caro Lucio,
secondo me trascuri un dettaglio importante. Noi siamo ricchi PERCHÉ gli altri sono poveri. Vengono da noi PERCHÉ Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale ecc. impongono politiche economiche che un paese soffocato dai debiti non può reggere. In compenso siamo noi che andiamo da loro, a comperare carne umana a buon mercato o a rubare materie prime. Se non ci danno queste ultime, facciamo una guerra e così ci attiriamo altre masse di disperati. Ciao! Valerio»
Parole sacrosante. Valerio ha ragione da vendere, così come era perfettamente condivisibile il suo contributo dell'8 novembre:
http://www.carmillaonline.com/archives/2007/11/002437.html
Però, forse, nel mio caso, si è ingenerata una certa confusione tra le Domande dell'intervista (da attribuire alla Parte Illuminata di Ciascuno di Noi) e le Risposte fornite dalla Parte Oscura. La prima domanda contiene le testuali parole "affamati un po' per la loro arretratezza e un po' per colpa nostra". La reazione finale della Parte Illuminata è:
"Vade retro, Parte-oscura-di-ciascuno-di-noi! Mi dissocio TOTALMENTE dalle tue dichiarazioni. Preferisco di gran lunga il mio Io-cosciente. Lui è convinto, infatti, che le cosiddette nazioni abbiano fatto il loro tempo. Il mondo è uno solo e chiunque dovrebbe potervi circolare liberamente… magari sottostando ai dettami di una democratica 'Costituzione mondiale' ancora tutta da scrivere... "
Restano sul campo, purtroppo, tutte le contraddizioni connesse a fenomeni imponenti come le migrazioni di massa a cui stiamo assistendo, e le segrete paure che possono inquietare anche gli animi di quanti, a livello razionale, si sforzano di essere da un lato il più politically correct possibile, dall'altro anche un cincinino realistici.
Interessante, in tal senso, il commento n.1 al mio post di ieri:
"Quello che m'incuriosisce è che ci siano valanghe di persone in cui, per come difendono l'ideologia, sembra che la parte oscura coincida con quella cosciente."
[Clicca sull'immagine ]

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(Il monte Kailash)
Mercoledì 23 aprile alle ore 21.00 all'hotel Amadeus in Lista di Spagna qui a VENEZIA, la prof.sa FRANCA ANGELINI (veterana di "Avventure nel mondo") proietterà una serie di diapositive commentate sul TIBET OCCIDENTALE (la parte più selvaggia), sul KORA (periplo) del sacro monte KAILASH (6714 m.) e sull'Asia centrale. (La serata è a cura della sezione veneziana della "Giovane Montagna").
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Non vorrei sembrare irriverente, ma la sconfitta della sinistra mi ha ricordato da vicino quella di Pippa Bacca, la performer milanese che voleva attraversare territori pericolosi armata semplicemente di un abito da sposa, di un sorriso e di fiducia nel prossimo. Nobilissimi ideali, squisita forma d'arte, peccato solo che, a volte, l'arte resti pura arte, e la realtà, appunto, realtà.
Quando l'arte di governare, per esempio, si riduce a una mera enunciazione di princìpi da sogno, senza fattivamente contribuire al miglioramento della realtà, alla lunga la gente si disamora... "Artistico" e non concreto deve essere parso a molti elettori, in qualche modo, l'atteggiamento della sinistra riguardo ai gravi e non lunari problemi del paese (il bisogno di sicurezza, lo sfascio della giustizia, la mancanza di case-lavoro-prospettive per i giovani, l'euro passato dal valore iniziale di 2000 lire a quello di 200 lire [con un euro oggi ci si va a pisciare in un gabinetto pubblico, n.d.r.], le porte del paese spalancate a chiunque, benintenzionati e malintenzionati... e via discorrendo). Il boom del voto alla lega, a mio avviso, va letto proprio come espressione di questo tipo di esasperazione. Ha scritto Giacomo Brunoro, ieri, nei commenti al post sulla Lippa:
"Ci risiamo: il lupo perde il pelo ma non il vizio. I commenti della Lipperini e il testo di Berardi sono l'ennesima dimostrazoine che questa sinistra è incapace di prendere coscienza della realtà. Inutile, neanche 'sta volta hanno capito: lo scenario più verosimile è quello di restare all'opposizione per altri 200 anni (e già sono buono, visto che per ora neanche all'opposizione sono...). Eppure questa volta era tutto chiaro, palese, cristallino. Ma loro niente, dritti per la loro strada. Evidentemente non gli basta toccare il fondo, hanno voglia di iniziare a scavare..."
Nel suo blog http://zonasansiro.blogspot.com/ Giacomo ha riportato il commento di MURMUR al pezzo di Filippo Facci apparso su Macchianera: "Perché non mi voti, razzista di merda?":
http://www.macchianera.net/2008/04/16/perche_non_mi_voti_razzista_di.html#comment-827660.
Lo riproduco anch'io per il suo valore di sfogo, benché lo condivida solo in parte:
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Caro diario, ieri la maestra Loredana mi ha sgridato senza motivo e io ci sono rimasto male, ma forse aveva solo le paturnie. Si sa che le maestre sono imprevedibili. Ti racconto come sono andate le cose... Dunque, lei aveva chiesto alla classe di commentare un testo di Franco Bifo Berardi sulle elezioni, e l'aveva intitolato "ORIZZONTE":
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/04/16/lorizzonte/
Io l'ho letto e mi è sembrato un po' troppo catastrofista. Per esempio iniziava così:
"Non c’è di che rallegrarsi. Il Novecento fu un secolo tremendo di violenza e di guerra, ma aveva per lo meno un orizzonte al quale guardare, una speranza da coltivare. Oggi non vi è più nessun orizzonte, solo paura dell’altro e disprezzo di sé..."
e allora mi sono permesso di commentare (in assoluto candore, lo giuro):
"Per carità, delusissimo anch’io, ma col catastrofismo ci si fa poco…"
Un altro ragazzo, Torgul, ha subito osservato:
"Lucio, lungi da me contraddirti, che sappiamo tutti come reagisci, ma a me sembrava che il catastrofismo non c’entrasse un cazzo, qui, anzi, sembrava ben più una chiamata all’azione, ma evidentemente sono io che sono vecchio…"
E la maestra Loredana, di rincalzo:
"Torqul mi precede di un istante... ad interpellare Lucio, con il quale mi sembra che il commentarium dimostri una pazienza infinita, che non sempre viene ricambiata."
Ho provato a reagire:
"1) Lippa, fammi un esempio di pazienza ***infinita*** (???) dimostrata dal commentarium nei miei confronti. Mi pare che chi ha voluto attaccarmi, ha sempre potuto farlo senza problemi e senza tante cerimonie.
2) Semplicemente, davanti a frasi del tipo “Il Novecento fu un secolo tremendo di violenza e di guerra, ma aveva ***per lo meno*** un orizzonte al quale guardare, una ***speranza*** da coltivare. Oggi non vi è più nessun orizzonte, solo paura dell’altro e disprezzo di sé”, resto basito. O devo pensare per forza che ogni speranza è morta?"
E la maestra Loredana:
"Lucio, potrei fartene tremila. Penso a tutte le volte che posti solo per invitare a guardare il tuo blog: sei l’unica persona che lo fa, e l’unico a non essere stato mandato a quel paese per questo [non è vero da almeno moltissimi mesi; l'avviso solo in pvt se ho qualche post che potrebbe interessarle, n.d.r.]. Ma la chiudo qui, e non intendo proseguire su questo punto. E sono seria. Per quanto riguarda Bifo: le frasi con cui conclude il suo intervento sono le frasi chiave. Il territorio della ricostruzione culturale e della dissoluzione delle illusioni di questi anni è quello in cui occorre muoversi. È difficile quanto indispensabile: e non vedo traccia di catastrofismo su questo punto."
Io:
"1) Sono molti di più i casi in cui dal mio blog dirotto i miei lettori qui da te, ***se c’è vicinanza di argomenti***. Anche tu dirotti quasi quotidianamente i tuoi lettori ad altri blog. E allora?
2) Tra le frasi da te indicate come chiave, mi inquieta: “Non possiamo combattere quella guerra sul piano della violenza, ***per la semplice ragione che la perderemmo***. Gli altri generici inviti finali contraddicono l’inequivocabile (mi astengo dall’usare l’aggettivo “neo-epico”) catastrofismo della prima parte."
Poi Torgul mi ha invitato pubblicamente a visitare il suo blog (senza che la maestra gli dicesse niente) e io gli ho risposto:
"@Torgul. Sfido le ire della Lippa (che la mena con ’sta vecchia storia della pubblicità parassitaria SOLO quando la contraddico) e vengo a visitarti. Però qui non siamo ancora alla feroce dittatura birmana, se permetti… qualche spazietto per rifarci di una fastidiosa batosta elettorale dovremmo ancora trovarlo, con un po’ di pazienza, senza gridare “Pietà l’è morta” o rimpiangere il secolo delle due guerre mondiali."
A quel punto è intervenuto Nautilus, un altro ragazzo pettegolo:
"Ha ragione la Lipperini, personalmente ho una pazienza infinita con Lucio: è spesso acuto e sempre simpatico, perchè non dovremmo averla?"
Io:
"Per me la pazienza puoi anche finirla. Poco mi cambia."
Nautilus:
"Cazzo, aveva ragione la Lipperini ! E io ci ho ironizzato su… e invece... se non li conosce lei i suoi polli... "
Io:
"Nautilus, hai la condiscendenza di Calderoli quando parla degli zingari. Va’ a cagare." [COMMENTO CANCELLATO]
Lipperini:
"Ho cancellato un commento perchè, come mi pare di aver precisato più volte, non ammetto gli insulti personali. E mi pareva anche di aver detto che le questioni personali erano da considerarsi inadatte a questa discussione. Grazie."
Mio replay:
"Nautilus. Hai la condiscendenza di Calderoli quando parla degli zingari. Va’ dove ti porta il cuore (versione edulcorata della precedente, rimossa)."
Un certo Luca:
"Non si possono dipingere questi scenari e poi meravigliarsi se i ragazzi muoiono perchè si fanno qualsiasi cosa passi sotto il loro naso, o si rincoglioniscono su myspace/facebook, o se si vendono via webcam, o se si schiantano in macchina al sabato sera. Mi sembra che il risultato di queste elezioni abbia autorizzato tutti a fare proclami catastrofici, a dipingere scenari apocalittici, a dire che l’Italia è fottuta, che finiremo tutti in mezzo a una strada, che fra un po’ si useranno gli zingari e gli albanesi come bersagli al poligono di tiro, che saremo governati dalla mafia… L’intervento di Bifo Belardi sembra preso da 1984… "
(Come dire che ANCHE LUI ci vedeva del catastrofismo, ma la Lippa non lo ha sgridato. Lei sgrida solo me. Non è giusto, non è giusto. Lei ce l'ha solo con me. Ih ih ih ih ih ih. Cattiva maestra! Cattiva maestra!)
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[Immagine presa dalla rete]
«Ci eravamo capitati per caso a Pantelleria. In quattro: Momo, Franz, Wallas e io, dopo un "lavoro" a un supermercato. Con diecimila euro in saccoccia, ci pareva il minimo passare un'estate da ricconi. Alla fine saltò fuori un dammuso per quattro persone, tremila euro per quindici giorni. Altri quattrocento a testa di aereo e la vacanza era prenotata. Non conoscevo quell'isola, più Tunisia che Italia per la distanza. Nessuno di noi la conosceva. Sapevamo solo che doveva essere un gran bel posto, specialmente per quattro di Marghera che da troppo tempo vedevano solo il Lido, a quaranta minuti da casa. Alex, purtroppo per lui, sfacchinava in un cantiere quell'estate. Anita e tutto il giro dell'Associazione difesa migranti presidiavano la città, che si sarebbe svuotata di residenti e riempita di viaggiatori senza permesso di soggiorno, come ogni estate. Alla fine eravamo rimasti noi quattro. Prima di partire per Pantelleria consegnammo a Maia, un'inquilina delle case occupate, una busta con un bel po' di soldi. "Ci avanzano, mettili nella cassa del collettivo". Partire così, più leggeri di soldi ma contenti, non era male. D'altronde il colpo era andato liscio come l'olio e la fortuna andava sempre ringraziata...»
(Luca Casarini, La parte della fortuna, Mondadori Strade Blu, pp. 35-36)

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Aveva scritto Luca Tassinari l'11 aprile scorso qui:
http://letturalenta.net/2008/04/al-voto-al-voto/
«Il succo delle campagne antiastensioniste in corso è più o meno questo: “Se ti astieni e Berlusconi vince sarai tu il colpevole del disastro della nazione”. Questa frase è molto, troppo simile a quest’altra: “Se ti masturbi fai piangere Gesù”.»
Avevo commentato:
«Dici: “Se ti astieni e Berlusconi vince ***sarai tu*** il colpevole del disastro della nazione”. Manca un “anche”: “Sarai ANCHE tu” (tra i portatori d’acqua alle destre). E Gesù, che è di sinistra, non potrà che piangerne.»
Ieri pomeriggio, appena si è delineata la vittoria del Cavaliere, il commentatore Nautilus ha fatto osservare a Wu Ming 1 nei commenti al post sulla Neo-epica:
"Non litighiamo caro Wu, avremmo perso comunque, questo è un paese di dx, non c’è Zapatero dietro l’angolo, c’è sempre il fascio, ora televisivo."
Wu Ming 1, che, come si diceva, in questo periodo riflette molto sull'UCRONIA e sul WHAT IF ("Se mia nonna avesse le ruote, sarebbe una carriola"), ha risposto, tradendo un certo nervosismo: "Stai zitto, che cazzo vuoi?"
Comunque quel che è fatto è fatto. Inutile piangere sul latte versato, come disse la mucca appena munta. Le elezioni le ha vinte Berlusconi, le ruote la nonna proprio non le ha, per giunta il tempo è grigio e piove. Ma la speranza è l'ultima a morire. Nel programma elettorale di Berlusconi c'era un PIANO CASA per i giovani. Io ho giust'appunto due figli giovani a cui non potrò MAI regalare un appartamento. Voglio proprio vedere se, adesso, ci pensa LUI...
P.S. Il nuovo post di Luca Tassinari si intitola
"Scoop! Hanno vinto i comunisti!"
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[Illustrazione di Sandra Moldi ]
A scrivere un libro sono buoni tutti. C'è riuscita persino Simona Ventura ("Crederci sempre, arrendersi mai", Mondadori). Molto più complicato è farsi includere da Wu Ming 1 tra i neo-epici italiani (ha in cantiere un saggio sull'argomento). Lui non è il tipo da darla a tutti (la patente di neo-epico), ma solo a quelli colti in flagrante possesso di OTTO ben precisi requisiti. Se si vuole appartenere di diritto alla New Italian Epic, infatti, bisogna avere:
1) una diversa tonalità emotiva rispetto al postmoderno;
2) uno spiccato senso dell'equilibrio tra complessità narrativa e fruibilità;
3) una manifesta capacità di esplorazione di punti di vista "obliqui" e inconsueti (dal "sovraccarico" dell'io narrante alla "media algebrica" del punto di vista di moltitudini fino alla trasformazione del "discorso libero indiretto" nella simulazione dello "sguardo" di luoghi, oggetti inanimati e addirittura flussi immateriali);
4) una manifesta voglia di "ucronia potenziale" (= di interrogarsi su cosa sarebbe successo se [anche se la storia, a detta di alcuni, non si fa "con i se e con i ma", n.d.r.]; NOTA BENE: il "what if" può anche essere non esplicito;
5) una manifesta disponibilità a parlare non soltanto di Italia [Chisto è 'o paese do sole, n.d.r.], di italiani [pizza-mafia-spaghetti-mandolino, n.d.r.] e della storia nazionale ["Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba" eccetera, n.d.r.], ma ad ambientare le proprie storie ovunque [Es.: "C'era una volta in un lontano paese", n.d.r.];
6) una congrua fregola di sperimentazione, non importa se dissimulata come "cucitura invisibile" nel linguaggio e nello stile;
7) un'atletica tendenza al superamento dell'ormai banale "contaminazione dei generi", per costruire oggetti narrativi non-identificati [o NUFO, narrative unidentified flying obiects, n.d.r.]
8) una vallanzaschesca capacità di evasione dalla forma-libro con narrazioni che diventano partecipate e/o "transmediali", nel senso che proseguono su diverse piattaforme, con diversi linguaggi, con l'apporto di più persone [qui Wu Ming 1 non allude a meri "adattamenti" da un medium all'altro, come il film tratto dal romanzo, ma a pezzi di storie che vengono narrati altrove e in altro modo e spesso da altre persone, n.d.r.];
Il bando per l'inclusione nel suo saggio è consultabile qui:
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/04/11/a-proposito/#comments
a partire da un mio scherzoso commento al post della Lippa "A PROPOSITO DI ITALIAN EPIC":
"Posso dirlo? Nessuno si incazza? Ebbene, finiamola con ’sta storia dell’epica applicata a tutto. Fra un po’ è Italian Epic anche il racconto dell’operazione alla prostata subita dal bisnonno di Bruno Vespa. L’epica, secondo me, è “Cantami o diva del pelide Achille [pelide e peloso, mica come il divo Costantino dal petto glabro della De Filippi!] & quella roba lì. Punto e basta."
P.S.
I più volonterosi possono anche prestare orecchio a:
http://www.wumingfoundation.com/suoni/audiotheque.htm#allegorithms
dove Bob Bui si esibisce in elegante anglo-bononiano:-)

«... poi la mia vita improvvisamente cambiò. Scoprii il punk, sia come attitudine che come genere musicale. Come per incanto mi sentii molto più a mio agio. Per dirla tutta non so cosa sarebbe stato di me se non fosse intervenuto il punk a salvarmi. Bands come Dead Kennedys, Crucifix, Million of Dead Cops avevano un suono aggressivo e vibrante e un tipo di prospettiva politica radicale. Mi piaceva, preferivo tutto ciò a un approccio puro della politica. Così lasciai perdere la scrittura e mi dedicai alla musica. Passai più di vent’anni su un furgone scalcinato camminando con la mia band per centinaia di chilometri al giorno, suonando ogni volta per il solo rimborso delle spese e anche meno, dormendo sui pavimenti delle case occupate e incidendo dischi sempre più rabbiosi. Quando mi sembrò di avere qualcosa da raccontare su quegli anni ritornai con la mente ai vecchi tempi dell’utopia anarchica e scrissi “La città è quieta… ombre parlano”, un romanzo- autobiografia sullo stile di “Costretti a sanguinare” di Marco Philopat e “I ragazzi del mucchio” di Silvio Bernelli. Qui (http://www.lovehate80.it/storie/cannella.html ) potete leggerne un breve estratto. Poi accadde un’altra cosa importante. Un giorno lasciai tutto e mi trasferii a Leiden, in Olanda. Era il 2005, avevo una storia in mente e volevo scriverla... »
IL RESTO QUI:
(Tra parentesi: volevo lasciare un commento al pezzo, ma, come sapete, il tromboncello Franz Krauspenhaar mi ha interdetto per omnia saecula saeculorum l'accesso al sito )
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[Immagine da http://www.punk4free.it/images/reviews/affluente_-_tsol.jpg ]
[Clicca sull'immagine per ascoltare "YMCA" dei VILLAGE PEOPLE. Ricordate? "It's fun to stay at the y-m-c-a, It's fun to stay at the y-m-c-a..." ]
[YMCA = Young Men's Christian Association, http://www.ymca.net/ n.d.r.]
«... Se si pensa che per una manciata di voti il petroliere Bush Jr. ha prevalso sull’ecologista Al Gore, e ha fatto così la catastrofica guerra all’Irak allevando generazioni di terroristi islamici, il contributo individuale alle elezioni assume una responsabilità da brividi. Scrivo queste frasi il giorno in cui appaiono dichiarazioni sconvolgenti di Bossi, Berlusconi e del suo delfino Dell’Utri. Se vincono loro, dice quest’ultimo, cambieranno i libri di Storia delle scuole per cancellare la Resistenza antifascista (lui la dice con la erre minuscola, per disprezzo); e che il mafioso Mangano, già stalliere di Arcore, fu un eroe, perché è morto in galera senza aver fatto mai il nome di Berlusconi. Ecco, le elezioni possono verosimilmente mandare al governo queste persone. Cari astensionisti, se davvero vi sentite neutrali di fronte a questa concreta eventualità, allora avete già scelto, e il mio voto sarà anche contro di voi."»
[Beppe Sebaste qui:
http://beppesebaste.blogspot.com/2008/04/contro-gli-astensionisti.html
e qui:
http://www.nazioneindiana.com/2008/04/10/contro-gli-astensionisti/ ]
«... Io penso così, lo dico sinceramente: davanti all'ennesima riemersione della strategia eversiva di una certa parte politica, che – di nuovo, non è una novità – mira a picconare le già traballanti istituzioni democratiche, rifiutarsi di andare a votare è un atto di pura imbecillità. So bene che la politica parlamentare con tutte le sue brutture, le sue chiusure e il suo vergognoso decadimento, costituisce solo una piccola porzione della politica. Quasi tutto si gioca altrove, alle spalle di quei politici (molte volte oggettivamente impresentabili) che oggi mass media e demagoghi d'accatto additano alla pubblica riprovazione con il preciso scopo di allontanare i nostri sguardi e la nostra indignazione dai "mandanti" reali. Eppure, un segmento della gestione della polis continua a passare anche per il parlamento: perciò, senza farmi illusioni e ben sapendo che il mio voto non avrà nulla di cui andare fieri, dico che oggi anche il voto è una necessità. Non mi aspetto niente. Nello scegliere presterò certamente un'attenzione particolare ai temi dell'ambientalismo (quello vero, non quello che chiama sviluppo sostenibile il ritorno al nucleare, la TAV, gli inceneritori e la cementificazione del territorio), dell'antimilitarismo, della difesa della laicità, della lotta al precariato e per l'estensione dei diritti civili. Ma non mi aspetto niente...»
[Sergio Baratto qui:
http://www.ilprimoamore.com/testo_878.html ]
"Non ho mai votato e non ho intenzione di farlo adesso. Non vado a perdere il mio tempo così. Sono contro il sistema italiano, bisognerebbe risistemare la Costituzione. Io non faccio politica, ma arte, e non mi risulta che l'arte abbia mai influito sulla politica, mentre pare ultimamente che la politica stia influendo sull'arte."
[Patty Pravo, in occasione del suo sessantesimo compleanno, su "SORRISI E CANZONI TV" di lunedì 7 aprile 2008] [Dovrebbe farsi un giretto tra i lavoratori schiavi in Birmania, secondo me. N.d.r.]
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(Carlo Cannella)
Indubbiamente la citazione da "Tutto deve crollare" riportata nel mio post di ieri era pesantuccia da digerire, tanto che il postatore Vincenzoni di it.cultura.libri ha scritto:
"Lucio non ti riconosco più. Tu non eri così una volta."
Ho ribattuto:
"Il mio parere integrale è qui: http://www.vibrisselibri.net/?p=357
«Tutto deve crollare è una sorta di greve noir che fin dalla prima pagina prende il lettore per le budella, mettendolo davanti a un'atroce scena di stupro. La vittima è una povera bimba dell'Amazzonia, reificata con cattiveria da un personaggio che porta lo stesso nome e cognome dell'autore: Carlo Cannella, narratore in prima persona. E qui occorre aprire subito una digressione. In genere, da un autore che chiami un personaggio con il proprio stesso nome e cognome, ci si aspetta che lo tratteggi in modo da fargli conquistare la complicità o l'identificazione del lettore dotandolo - vecchio e collaudato espediente - di qualche invidiabile caratteristica o capacità d'iniziativa. Invece questa volta no: il Carlo Cannella personaggio viene dipinto a tinte così fosche che il Carlo Cannella autore non potrebbe renderlo più detestabile: cinico, perverso, demoniaco, superomista, nazisteggiante, pedofilo. Insomma il peggio del peggio. Per comodità d'esposizione chiamerò, dunque, di qui in poi, Cannella A l'autore del libro, Cannella P il suo ripugnante personaggio. Ebbene, nella prima parte del romanzo Cannella P - quel Cannella P che, ribadisco, è solo un'invenzione letteraria di Cannella A e non va assolutamente confuso con lui -, sbatte in faccia al lettore una filosofia di vita talmente rozza, animalesca e inaccettabile da rendere autoevidenti le reali intenzioni del romanzo: stomacare a tal punto il lettore, attraverso un continuo accumulo di orrori, da rendergli continuamente desiderabile, benché in absentia ovvero senza quasi mai materializzarglielo davanti, un contropersonaggio dalle caratteristiche opposte, una sorta di ghost-character o controcannella che rimetta al giusto posto le scale di valori così odiosamente irrise dal protagonista. Di qui la paradossale eticità del romanzo. La rappresentazione dell'orrore, della mancanza d'aria, della reificazione dell'essere umano ha sostanzialmente il compito - secondo me - di spingere il lettore a evocare-invocare continuamente, dentro di sé, gli ignorati valori della fratellanza e del rispetto della dignità di ognuno. L'unico personaggio improntato a tali positive caratteristiche è quello di Sergio Labruna, l'amico di gioventù e dei perduti ideali di Cannella P, se vogliamo il dottor Jekyll che il nostro novello Edward Hyde ha soffocato e represso dentro di sé. Ma a Sergio - e secondo me tutt'altro che a caso - Cannella A riserva uno spazio inversamente proporzionale a quello della sua grandezza morale. Lo incontriamo in due capitoli e poi mai più, proprio perché l'intento prevalente dell'autore, ripeto, è quello di condurre per mano il lettore non già nel Paese dei Balocchi, bensì alla Fiera degli Incubi e degli Orrori, fargliene fare una tale scorpacciata da rendergli detestabili per sempre i principi di vita in cui Cannella P si è illuso di trovare la propria pacificazione. Cannella A, dunque, immerge il lettore in una notte dello spirito così abominevole e plumbea, costantemente permeata di tanfo di orina, sudore e sperma, solo per ripetere il gioco utilizzato da Marco Ferreri nel film La grande abbuffata, in cui l'ingestione ossessiva di cibo diventa metafora per una critica feroce alla società del benessere e dei consumi. Anche lì "tutto deve crollare" e la società dei consumi finisce per distruggere se stessa. Nel film, infatti, uno dei personaggi muore nel tentativo di liberarsi dei gas intestinali, un altro in seguito alle contrazioni di una digestione impossibile, un terzo continuando a mangiare tra gli ululati dei cani e i camerieri della macelleria che portano ancora cibo. Da un lato la notte di Tutto deve crollare è abitata da ogni sorta di possibile mostro che il più deprecabile Sonno della Ragione possa generare, dall'altro, dall'incubo di una parabola così cupa il lettore per fortuna emerge solo con una rinnovata voglia d'aria pura."
Tale Phil Free, invece, ha commentato:
"Riporto dal sito www.vibrisselibri.net un estratto della presentazione:
*[...] Con uno stile piano e curato, la cui pacatezza è in forte contrasto con la violenza del racconto [...]* .
Mi scapperebbe un *Esticazzi*, ma mi trattengo...
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NOTA BENE. Lo scrittore Carlo Cannella è, sì, il cantante del gruppo hardcore AFFLUENTE, ma non ha nulla a che vedere con l'omonimo presidente dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione del lancio AGI di ieri:
«Il presidente dell'Inran, Carlo Cannella ha chiarito che per raggiungere la soglia di diossina raccomandata dall'Oms "bisognerebbe mangiare in un giorno sette chilogrammi di mozzarella tutta assieme"; i consumatori possono quindi stare tranquilli perché il sistema di sicurezza - ha aggiunto Cannella - "ha funzionato egregiamente".» (AGI)
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«... c’è nella profanazione un senso di sorprendente affermazione del potere umano, e quando dico umano dico anticristiano, dico il rifiuto della pietà, dico potere mio, una volontà di potenza che si concretizza nell’abuso del debole, nella certezza dell’impunità, nel riso beffardo e nell’orgia. C’è una filosofia feroce, diocane, nei miei venti centimetri di cazzo, e la spingo giù nel culo verminoso di questa bimbetta col moccio al naso. E vieni Cristo a proteggere gli schiavi, i derisi e gli umili; impiccami, se ci riesci. Ti rido in faccia, impotente!»

(Carlo Carrà, La Musa metafisica)
C'è chi pensa che l'ispirazione non esista, che la scrittura sia solo tecnica e artigianato. E allora leggete questa lettera pubblicata sull'inserto Salute di "laRepubblica" il 20 marzo scorso:
"Ho 94 ani e riesco ad essere autosufficiente, però alcuni mesi fa mi è venuta una piccola ischemia e il neurologo mi ha prescritto Zyprexa 2,5 mg e Cardirene da 75 mg, ma tuttora non ho avuto miglioramenti. Mi capita che se non ricordo il nome di una persona che conosco sto male e ci penso per delle ore. Se mio figlio porta a casa un avviso di un supermercato, devo comprare qualcosa anche se non ho nulla da acquistare. Inoltre ogni tanto DEVO SCRIVERE DEI NOMI O DELLE COSE CHE NON HANNO NESSUN SIGNIFICATO E CHE A ME NON INTERESSANO, EPPURE DENTRO DI ME C'È QUALCOSA CHE MI DICE DI FAR COSÌ. Vorrei sapere che cosa mi succede e se c'è qualche altro farmaco che possa aiutarmi a stare meglio." (Amelia Rossi, Reggio Emilia)


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Il post di ieri [con i riferimenti alle cinque puntate su "HITLER" apparse in questo blog tra il 4 e l'11 marzo 2008] ha indotto Giuseppe Genna a un chiarimento e a una chiacchierata on line, che riporto.
Giuseppe Genna:
«Lucio, nientissimo di personale, ma se collochi la presa per il culo nel tuo blog, va bene. Io vorrei un discorso un poco più alto. Preferivo una stroncatura in una puntata, non ha assolutamente senso che io faccia specchio a cinque tuoi post. A me "Hitler" è costato metaforicamente molto sangue. Non sto a questionare sulle stroncature, anche se avrei da dire sulla percezione della lingua enfatica. Se scrivi una stroncatura seria, figurarsi, te la pubblico immediatamente, come ho fatto con tutte le stroncature! Ma non mi va per niente di scherzare su "Hitler". Anche il cappello di Roberto lo misinterpreti: Bui sta dicendo che esiste un kitsch enfatico, che è catalogato come umanismo (Wagner), che parzialmente Hitler ha distorto. Ora, esattamente questa cosa, con quale lingua la rappresenti? "La caduta" è un film la cui sceneggiatura era stata scritta da Fest, che ha poi ritirato la firma: è Fest che, dopo anni di studi, per tentare di rispettare Lanzmann, ho usato, proprio perché è il più vicino a una rappresentazione di questo fenomeno. Non è che disdegni le prese per il culo, ma qui mi sconcerta l'assenza di dibattito, e non intendo sul mio libro. Pensa a Littell: dicono o che è brutto o che è bello, ed è finita lì, mentre è un libro che merita la discussione sulla "cosa", e infatti lo stesso Roberto ci ha fatto praticamente un saggio. Perciò non lamentarti - non contesto in nulla la caricatura, ma non chiedermi di metterla sul sito. Se fai una critica con le categorie di cui disponi, per carità, la pubblico all'istante con la risposta che posso dare...»
Lucio:
«Parli di sconcertante "assenza di dibattito". A dire il vero un po' di dibattito tra le pieghe della mia miniserie ci sarebbe. Scelgo a caso dalla quinta puntata:
"Mi preme un CHIARIMENTO: nella mia personale concezione della STORIA, ciò che mi atterrisce davvero non è tanto la periodica insorgenza di personalità trascinatrici più o meno forti o persino deliranti (e non me ne frega nulla di etichettarle persone o non persone), quanto il fatto che, puntualmente, milioni e milioni di altri individui se ne lascino beotamente soggiogare. Certo, esiste un'attenuante: il sempre efficace ricatto del TERRORE. Ancora oggi bastano poche centinaia di malintenzionati disposti a tutto (a incendiarti il negozio, a scioglierti i figli nell'acido e via discorrendo) perché intere città di onesti cittadini si lascino passivamente sottomettere e tenere in scacco... Lì sta il busillis, secondo me, più che nella non-persona...»
Genna:
«Certo che ci sono riflessioni, Lucio, ma un conto è se tu mi opponi, argomentando, che secondo te il libro è sbagliato perché lascia l'ottica sociologica e non mette al centro quello che gli storici chiamano "il problema del consenso". Altro conto è se queste riflessioni stanno in un protocollo caricaturale, legittimissimo, ma che a me non interessa mettere sul sito. Se questa riflessione critica, che priva di fondamento la prospettiva del libro, fosse più estesa, è un pezzo che sicuramente inserirei, fermo restando che si tratta di due impostazioni diverse, la tua e la mia. A me interessava la specificità metafisica di Hitler a partire dalla teologia della Shoah - è una prospettiva non unica, che chiama in
correo gli scrittori, invitandoli a fornire altre prospettive rappresentative. Non è mancanza di rispetto nei tuoi confronti, ti sono grato per avere letto il libro e per avere espresso un giudizio. Ciò che mi preme non è però me o il mio libro o la mia scrittura, ma il fatto che di Hitler la letteratura se ne è fregata. È la "cosa" che mi interessa. La domanda che ti farei, a partire dalle tue considerazioni, è: dunque non esiste nulla di specifico che distingue Hitler dagli altri carnefici della storia umana?»
Lucio:
«Dici che la letteratura se ne è fregata di Hitler. In realtà la letteratura sulla Shoah è amplissima: contano i milioni che hanno sofferto, appunto, e i milioni che hanno taciuto o assecondato. Il ruolo "Hitler" può essere interpretato da chiunque, magari su scala semplicemente famigliare (Olindo & Rosa), se appena appena la luce della ragione, o del Superego, si spegne: l'importante è che aumenti il numero delle persone di buona volontà disposte a vigilare sulla volontà di dominio di certi singoli. Alla domanda se non esista nulla di specifico che distingua Hitler dagli altri carnefici della storia umana rispondo che, secondo me, di specifico ci sono soprattutto le condizioni storiche in cui egli ha potuto operare e l'ampiezza della fascinazione collettiva di cui ha potuto giovarsi. Il problema, ripeto, non è mai una singola NON PERSONA, che può ucciderne dieci, cento, due milioni (Pol Pot), sei milioni (Hitler), sedici milioni (Stalin), e via discorrendo, ma la capacità di controllo che INTERE MASSE di sedicenti PERSONE possono esercitare nei confronti dell'onnipresente tensione superomistica (sentirsi come Dio e bla bla bla)... »
Genna:
«Questa a cui accenni è la posizione storicista: perché non è mai stato scritto un romanzo su Hitler in questa prospettiva? La nozione di "non-persona", a mio parere, ha fondamenti e implica retoriche fastidiose (per esempio, la mimesi non identificativa rispetto a Hitler: l'utilizzo del kitsch desunto dalla cultura occidentale, cioè la maschera verbale dietro cui si nasconde il nulla). Per me il problema è che una specificità in Hitler c'è: nessun carnefice, prima, ha pensato di annichilire TOTALMENTE un popolo additandolo come "fuori dell'umano". Ciò che Hitler porta con sé è una volontà di nulla che, come vedeva Fackenheim, è in linea con il percorso dell'Occidente. Sono due prospettive diverse: per te il carnefice diventa il contenitore proiettivo e il catalizzatore delle masse che si fanno esse stesse carnefici (Littell è perfetto in questo); a me, qui, interessava proprio quel catalizzatore, cioè cosa sia questo catalizzatore. E perché questo catalizzatore, in forma di Mito del Male (nozione peraltro metafisica), è questo catalizzatore e non un altro (penso a Mann che si attendeva l'Olocausto, ma in Francia). Le masse si muovono, lui è storicamente congelato. Studiarlo è impressionante: le stesse parole sempre, sempre le stesse formule, dall'inizio alla fine, mai l'amore, l'empatia. Questo trapassa: il mondo, oggi, è per me espressione di una vittoria postuma di Hitler. Ma è UNA prospettiva, che non si pretende assoluta e unica. Il problema mi slitta dunque sul piano retorico. Eliminata la soluzione mitologica (poiché l'uso di Fenrir è consapevolmente ironico: non c'è il Ragnarok, non c'è il Grande Inquisitore, non c'è il Demone che invade Hitler: c'è la parodia di tutto questo, Fenrir è parodistico), io ho provato la mimesi, che di solito porta all'identificazione tra lettore e personaggio. Quindi, per me, ma solo per me, il risultato si misura su questo: Hitler esce accresciuto o no dal libro? Ne esce mitologizzato? Oppure è diminuito? Non è questione estetica, è questione retorica, cioè psichica, che è ciò che ho tentato tra molti tentativi che si potevano fare...»
Lucio:
«Domandi: "Perché non è mai stato scritto un romanzo su Hitler in questa prospettiva?". In realtà, romanzi con Hitler sullo sfondo ce ne sono eccome, ma trattandosi di personaggio storico recente, poco si presta alla fictionizzazione. C'è ben poco da favoleggiare su certi personaggi. Meglio accumulare saggi o testimonianze o DOCUMENTI REALI per qualche decennio ancora. Dici, inoltre, che nessun carnefice, prima di lui, ha pensato di annichilire TOTALMENTE un popolo additandolo come "fuori dell'umano". Ti ricordo che da sempre la tecnica del CAPRO ESPIATORIO consiste proprio nel porre fuori dall'umano o dalla collettività "buona" il portatore (individuale o collettivo) del Male. Nel Cacciatore di Aquiloni, per fare un esempio letterario recente, il ragazzo hazara non deve contaminare il suo amico afgano pashtun... Affermi che Hitler porta con sé una volontà di nulla. Più che di nulla, a me risulta che portasse con sé una volontà pangermanistica. Quanto alle masse che si fanno esse stesse carnefici, per par condicio, avresti dovuto chiamarle non-masse... Non sono d'accordo, infine, nel definire il mondo di oggi "espressione di una vittoria postuma di Hitler". Il mondo, secondo me, evolve molto lentamente e in maniera non sempre lineare. Spesso, anzi, involve... Sull'uso "consapevolmente ironico" o "parodistico" di Fenrir, aggiungo che, se di ironia si tratta, mi pare la colga solo tu. La scelta che balza agli occhi di tutti è quella di un registro pericolosamente epico-alto e nient'affatto ironico. Mi chiedi, infine, se a mio parere Hitler esca accresciuto o mitologizzato. Ebbene, direi proprio di sì... anche se la sua storia ha una morale positiva. Insegna, come da proverbio, che "chi troppo vuole, alla fine nulla stringe".»
Genna:
«Ecco, queste sono legittimissime opinioni circa il testo. Non è vero che la parodizzazione della spiegazione mitologica la colgo solo io: altri lettori la colgono o l'hanno intercettata. Se il Lupo deputato all'Apocalisse non entra o invade o riempie di male il bambino Hitler, ma dice che si riempirà di lui, questo rovesciamento non può non essere parodistico, ma proprio secondo leggi retoriche.»
Lucio:
«Mi pare che l'ex bambino Hitler si riempia di male comunque, se non erro... »
Genna:
«La retorica epico-alta è esattamente la maschera enfatica del nulla che abolisce l'empatia. Ciò che accadeva nei discorsi, che molti tacciarono come "ipnotici", di Hitler stesso. Essa spezza l'empatia e la sostituisce con il condizionamento. Per questo, per andare in mimesi, ho utilizzato una resistenza interna, che sono le ripetizioni che stancano, che annoiano. Comunque, se non è còlto, non è còlto.»
Lucio:
«Da che mondo è mondo, l'assassino se ne impipa dell'assassinato. La storia del rimorso o della pietà per le vittime è una vecchia panzana. Guarda con che empatia le autorità cinesi seguono attualmente la lotta dei tibetani... »
Genna:
«Altra cosa. Tu vedi Hitler mitizzato, altri lettori lo vedono come un cretino, a parte i dieci anni di geniale andreottismo parlamentare.»
Lucio:
«Ma quale cretino! Parlerei piuttosto di "lucida e organizzatissima follia".»
Genna:
«Le reazioni al libro sono molto diverse, a dire il vero. Gran parte dei lettori che mi hanno contattato via mail o che ho sentito dal vivo non hanno ricavato la percezione tua o di Bonura o di Andrea o di D'Orrico. Sulle non-masse: la non-persona non è una nozione esportabile così, sul piano quantitativo. Ripeto: il tuo piano di lettura è storicistico, e io mi auguro che escano romanzi che impegnano questa prospettiva; il piano intenzionale mio è metafisico... »
Lucio:
«A tratti anche patafisico... »
Genna:
«... ma non mi aspetto, qui e ora, che si realizzi cosa sia la metafisica, prassi interiore che è stata tradita dal decadimento dell'interpretazione e dalla cristallizzazione interpretativa, da Kant in poi. Ti dico, Lucio: le due posizioni sono diverse, e come non c'è oggettività in ciò che intendo, così non c'è oggettività in ciò che percepisci.»
Lucio:
«Che non ci sia oggettività in ciò che percepisco va senza dire.»
Genna:
«Autore e lettore si spartiscono la responsabilità dell'atto di abbraccio testuale, a mio modo di vedere. Poi il tempo dirà se un libro aveva o meno una capacità veritativa.»
Lucio:
«Diamo, dunque, tempo al tempo. A proposito, posso riportare questa chiacchierata chiarificatrice nel mio blog? Se ti secca, non fa niente.»
Genna:
«Lucio, a me va bene - ma se tieni il tono serio delle osservazioni che mi hai fatto e non mi fai le battute tipo "metafisica/patafisica". È esattamente ciò che mi è sembrato tremendo del pezzo di D'Orrico. Si parla di Hitler: la tua posizione è fondatissima, assai supportata da molta storiografia e hitlerologia, io credo che sia utile fare vedere i limiti del libro ed esprimere dissenso. Credo tuttavia che lo si debba fare in modo serio, dato l'argomento, dati i milioni di morti. Circa l'empatia: io credo che il fatto che Hitler per primo abbia concepito la Bomba e gli americani l'abbiano tirata abbia fatto compiere alla nostra specie un salto ontologico. Un conto è l'empatia tra carnefice e vittima, un altro è toccare gli assoluti di quella che Heidegger chiamava "metafisica della tecnica" (ciò valga anche per la fordizzazione dello sterminio nei campi). Sui tibetani, mi sorprende la tua posizione rispetto a questo: stiamo parlando di una tradizione metafisica che va a evaporare. A mio parere è proprio la malattia dell'Occidente: non si capisce più cosa sia l'attività metafisica, la si elimina, si pensa sia filosofia. Perfino Heidegger, a mio parere, sebbene parli correttamente dal punto di vista della tradizione filosofica moderna di metafisica, non coglie il punto: la metafisica è una prassi operativa interiore, che può appoggiarsi a simboli o meno. Quando la politica si innerva nella metafisica, succede un disastro - sempre. Ma il discorso sarebbe davvero lungo, come immagini.»
Lucio:
«Sostieni che la bomba abbia fatto compiere un salto ontologico alla nostra specie. A me, a dire il vero, sembra più convincente la visione di Quasimodo: "Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo...T’ho visto: eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora, come sempre, come uccisero i padri, come uccisero gli animali che ti videro per la prima volta..." ... Ma la poesia di Quasimodo, per fortuna, è meno disperante di quanto i primi versi non lascino immaginare, perché contiene un importante invito finale: "DIMENTICATE, O FIGLI, LE NUVOLE DI SANGUE, DIMENTICATE I PADRI". Ecco, vorrei esprimere, se posso, lo stesso augurio: che le nuove generazioni imparino davvero a dimenticare i padri e le loro tragiche nuvole di sangue; e inizino a "persuadere" la scienza esatta non più allo sterminio, ma a un progressivo addolcimento dei costumi e delle condizioni dell'umana convivenza...»
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[LA CHIACCHIERATA È STATA EFFETTIVAMENTE RIPRESA DA GENNA ("LO SVENTURATO RISPOSE!") NEL SUO BLOG:
http://www.giugenna.com/hitler_romanzo/conversazione_con_lucio_angeli.html ]
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[Il fotomontaggio è opera di Giuseppe Iannozzi]

"Ma che musica che musica che musica maestro
Hai trovato la via giusta per la celebrità
Ma che musica che musica che musica maestro
Questa bella sinfonia il mondo canterà"
(Raffaella Carrà: "Ma che musica maestro!")
Ogni tanto vado a dare una sbirciatina al sito di Giuseppe Genna (www.giugenna.com) per vedere se nel frattempo l'autore di "HITLER" si sia deciso a riportare, oltre quella del mio compaesano Giuseppe Bonura e tante altre, anche la mia recensione in cinque puntate del romanzo col frego tirato sopra, ma, ahimè, resto puntualmente deluso. Il birbantello, infatti, che ormai pensa solo alla Daria Bignardi, non mi caca proprio. E dire che l'avevo scritta solo per amor suo, la miniserie, perché a me di torturarmi il cervello per chiedermi se Hitler fosse una persona in carne e ossa o non piuttosto una non-persona [= discesa di cielo in terra, insieme al lupo Fenrir, a mitologia mostrare, n.d.r.] in realtà fregava abbastanza poco, anzi, a dirla tutta, d'istinto appoggerei senz'altro la prima ipotesi. In compenso, scartabellando fra le analisi che GIU-GIUgenna ha GIU-GIUdicato più ostensibili della mia, ho trovato interessante il cappello posto in testa alla rece di WU MING 1 «Spàrati, Adolf. Spàrati adesso»:
http://www.giugenna.com/hitler_romanzo/wu_ming_1_su_lunita_sul_romanz.html
"Non riesco ad ascoltare Wagner tanto a lungo. Dopo un po' mi viene voglia di invadere la Polonia". È una celebre battuta di Woody Allen, densa e folgorante. L'allusione è chiara: la musica di Richard Wagner - colonna sonora prediletta dei crimini nazisti - è stata per molto tempo proibita in Israele. Nel 2001 il pianista e direttore d'orchestra Daniel Barenboim ruppe il tabù e le reazioni furono violente, si discusse a lungo, si riaprì il dibattito su "Wagner precursore del Terzo Reich". Intervennero intellettuali prestigiosi, Edward Said difese la scelta di Barenboim e scrisse che la musica di Wagner ("ricca e straordinariamente complessa") andrebbe in parte separata dal suo compositore ("personaggio oggettivamente ripugnante"). Vecchio e irrisolvibile dilemma, il rapporto tra autore e opera. Oggi possiamo apprezzare un'ouverture di Wagner senza patemi d'animo, ma nel mondo tedesco fin-de-siècle le sue opere, miscelate ad altri reagenti, ebbero un effetto politico e mitopoietico, contribuirono ad alterare la chimica della mente sociale. Lo stesso Adolf Hitler, com'è noto, era un grandissimo fan di Wagner. A conquistarlo era la titanica teatralità di Wagner. Si esaltava per la rappresentazione maestosa, andava in trance per la grande e percussiva messa in scena. Wagner calza scarpe chiodate, parte alla carica, ti assalta e frastorna finché non ti domina totalmente. Francis Ford Coppola si riferiva a questo quando, in Apocalypse Now, mostrò gli elicotteri USA calare sui villaggi vietnamiti al suono della Cavalcata delle Walkirie... "
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[Immagine da http://solomonsmusic.net/HitloH.gif ]
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(Lucio Angelini di ritorno dal mondo delle ombre)
Che sciocco, ieri, il mio webmaster. Si è dimenticato di precisare che vi lasciavo, sì, ma solo per qualche ora: il tempo di una capatina in montagna. Eccomi di ritorno fra voi, infatti, immarcescibile come sempre. Spero non abbiate versato troppe lacrime. So che Iannozzi, lì per lì, aveva deciso di farsi bruciare vivo dall'orrendo foco della mia pira come un tempo solevano fare le vedove indiane, ma poi deve aver pensato che sarebbe bastata la dolcezza del suo canto, al pari di quella di Orfeo, a indurre i signori dell'Ade a restituirgli il suo Eurilucio...
Ancora più grossa del mio webmaster, a dire il vero, l'hanno combinata quelli di
che in occasione del 1° aprile hanno messo all'asta su Ebay il non ancora completato ponte di Calatrava:
http://www.venessia.com/Immagini/ebay.jpg
VENDESI PONTE ORIGINALE DI ARCHITETTO FAMOSO
SUL CANAL GRANDE A VENEZIA CAUSA INUTILIZZO
IL PONTE È NUOVO MA NON ANCORA COLLAUDATO
Prezzo di partenza Euro 99,99

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[Immagine da http://www.ansa.it/webimages/large/1636/re211ybfX_20070811.jpg ]
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Lucio Angelini, il conduttore di questo blog, ci ha lasciati qualche ora fa.
(Il webmaster)
Angelini. io non mi “incazzo come una iena”, o vipera, come hai avuto la bontà di definirmi sul tuo blog, perché tu stai criticando il saggio. Ti faccio semplicemente notare che tutti i tuoi interventi sono pretestuosi, vanagloriosi, volti esclusivamente ad attirare l’attenzione su di te. E con questo commento intendo chiudere la questione. Se qualcuno ha qualcosa da dire sul saggio, lo faccia pure. Se qualcuno ha intenzione di commentare le teorie di Angelini, il pensiero di Angelini, il risentimento di Angelini, lo faccia, cortesemente, sul blog di Angelini, non qui.
Postato Sabato, 26 Aprile 2008 alle 5:59 pm da La Lipperini