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(Da sinistra a destra: gli orfanelli Lucio, Franca e Mauro Angelini)
Ieri mattina nel cimitero di Fano sono stati estumulati i resti di una delle figure centrali della mia infanzia: la si' Netta. Vi spiego. Quando mio padre morì (giovanissimo) in Perù, precipitando con l'aereo da lui stesso pilotato, mia madre dovette cercarsi un lavoro per mantenere noi tre piccolini che, di giorno, in casa restavamo quasi tutto il tempo con la nonna Celerina e sua sorella Annetta, detta "Netta", cieca da un occhio. [Praticamente un'infanzia alla Truman Capote:-), nd.r.]. Mia nonna era rimasta vedova due volte. Il secondo marito era stato un carabiniere. Anche la zia Annetta, o si' Netta - era rimasta vedova: di un calzolaio che l'aveva lasciata in miseria. Benché la nostra situazione economica non fosse per niente rosea, Celerina l'aveva comunque accolta in famiglia. E fu così che io, mio fratello e mia sorella, trascorremmo la fanciullezza all'ombra di tre vedove: mia madre, mia nonna Celerina (una delle mistiche minori del Novecento, soggetta a visioni) e la pazientissima Netta, a cui facevamo bambineschi dispetti, perfettamente consapevoli della sua infinita capacità di perdono. Quando le chiedevamo come avesse perso l'occhio (quello ridotto a una sorta di pallina biancastra e orribile a vedersi), la si' Netta ci raccontava che una volta, da piccola, si era addormentata in un prato e al risveglio l'aveva trovato così: "Mi avrà punto un insetto", ipotizzava.
Ieri mattina, dicevo, alle 10.00 c'è stata la riesumazione delle sue spoglie. A quarant'anni dalla morte, infatti, il comune voleva indietro il loculo in cui era giaciuta fin allora. Sono andate ad assistere all'operazione mia madre (oggi quasi 86enne) e mia sorella. Ebbene, mi hanno riferito che all'apertura della cassa la cosa che le ha colpite di più è stata la vista di un'enorme dentiera splendente tra i resti. "Ti ricordi quando le rimanevano attaccati dei pezzi di insalata tra i denti?", mi ha domandato al telefono mia sorella.
Ma io non ho risposto, troppo commosso all'idea di quell'ultimo segnale: prima di traslocare definitivamente nella fossa comune, la si' Netta aveva voluto lasciarci il suo sorriso.
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«... Alla scadenza della concessione, il Comune rientra nella disponibilità dell’ara e provvede alla liberazione dei resti mortali e al loro collocamento in ossario comune o a richiesta in ossarietto.» (Dal Regolamento comunale di Polizia Mortuaria, Comune di Fano, art.33, Sepolture private e inumazione.)
«Quando mi chiedono di leggere il futuro, mi trovo in imbarazzo. Non mi piace sentirmi un fenomeno perché so che non ho meriti: è qualcosa che mi piove dall'esterno, passa da me e ritorna in qualche luogo imprecisato. Il procedimento è semplice: mi metto davanti a una Madonna, e prego. Raggiungo un'intensità fuori della norma e sopraggiunge la risposta... »
«... si sa che il destino del veggente è leggere la vita di tutti tranne che la propria. Così quel giorno, sulla strada per Ancona, non avrei mai immaginato che una BMW scura serie sette mi sarebbe corsa incontro come il più nero dei futuri, senza che potessi averne il minimo sentore, né mi piovesse nulla dall'esterno, senza madonne per pregare, né estasi da accogliere o ceri da accendere. Non ricordo nulla dello schianto. So solo che, in questo angolo di eterno, c'è qualcosa di molto più arduo della lettura del domani ed è la riconquista del passato, delle mie radici, di tutto ciò che ha bisogno di tempi eterni per essere guarito.»
Niente male, vero?
Sono rispettivamente l'incipit e l'explicit del racconto "Dialoghi tra la terra e il cielo", tratto dalla raccolta "GUIDA PRATICA ALL'ETERNITÀ", Effatà Editrice, 9 euro.
L'autore?
Don Fabrizio Centofanti, sacerdote diocesano a Roma dal 1996.
Lo conosce bene chi frequenta LA POESIA E LO SPIRITO
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/
uno dei tanti blog da cui sono stato cacciato:- )
http://lucioangelini.splinder.com/post/16524299/UN+TROMBONE+SI+AGGIRA+PER+LA+R
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[La foto di don Fabrizio è tratta da LPELS]
(Valerio Evangelisti)
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Nel saggio New Italian Epic Wu Ming 1 segnala vari esempi di mockbiopic, cioè biografie deviate e alternative rispetto ai fatti storici. Curiosamente, non fa il minimo cenno al racconto - in tal senso FONDANTE (ma anche, volendo, SFONDANTE) - dello scrittore TRIPELEFF
«UN'AVVENTURA GALANTE DEL CONTE DI CAVOUR»
edito da STAMPA ALTERNATIVA nel 1992 (collana MILLELIRE).
Questo il WHAT IF del volumetto:
«Può uno scrittore amare un celebre personaggio storico del nostro Risorgimento al punto di immaginarsi un congiungimento carnale con lui, anzi un vero atto d'amore caldo e raffinatissimo? In fondo è quanto è successo all'autore di questo piccolo capolavoro d'erotismo sentimentale, che osa trasmetterci il corpo d'amore addirittura di Camillo Benso conte di Cavour, padre della Patria. Sì, perché ha un bel da fare il narratore a spingere nel calore dell'alcova il giovane Brusati, in realtà il vero amante del nostro conte nazionale è lui. Questo scrittore sottile conosce tutti i meandri intellettuali della letteratura erotica e si rivela appassionato cultore di un genere che, quando è felice come in questo caso, può farci provare le sensazioni fisiche della più pura carnalità, quelle che sono il vero senso - purtroppo quanto rimosso! - del vivere.»
Ed ecco alcuni passaggi:
«... La passione segreta, anzi segretissima, del conte Camillo erano gli uomini. Gli piacevano molto, sin da quando, ancora ragazzo, era entrato all'Accademia Militare del Regno. Qui, tutto un mondo di nuove, sorprendenti, entusiasmanti esperienze gli si era improvvisamente dischiuso. Così intensamente soddisfacenti erano state per lui queste sue prime esperienze che da allora il giovane Cavour vi si era buttato con passione. A quell'età Camillo Benso era un gran bel ragazzo, un po' piccolo forse, ma ben fatto, piuttosto atletico e con una tonda faccia simpatica... [cut]... Com'è inevitabile in tali casi, le sue prestazioni private si erano sempre più diradate, e in un certo modo, impoverite. Ormai i suoi unici momenti di “piacere” si erano ridotti allo stanzino da bagno nel suo palazzo di Torino. Quivi il suo domestico privato, Tommaso Caudano, un vero servitore d'antico stampo, rispettoso, fedele e austero, poco più che trentenne, uomo di poche parole e d'aspetto ammodo, aveva frequentemente notato come il conte Camillo si lasciasse insaponare volentieri in quelle parti. Con molta discrezione e delicatezza il solerte Tommaso aveva cominciato ad insaponare ogni volta sempre più a fondo, sempre più a lungo, così che aveva finito col rispettosamente masturbare il signor conte ogni volta che questi prendeva un bagno. Non v'era mai stato alcun commento e il tutto finiva nel silenzio più assoluto, come se non accadesse proprio nulla. Qualche rara volta era pur capitato che il conte Camillo approfittasse dell'evidente turgore che si poteva osservare sul fedele Tommaso mentre questi debitamente lo insaponava in partibus illis, e aveva allungato la mano con una certa nonchalance. Il domestico aveva discretamente sempre lasciato fare. Non si era mai andati più in là... [cut]... Il contino Giovanni era ben fatto, con un membro diritto e fermo, abbastanza lungo, coronato da un glande grazioso dall'orlo pronunciato, a forma quasi di fungo prataiolo. Il colorito era roseo e sapeva di giovinezza. Il conte Camillo ne fu soddisfatto e mostrò la sua soddisfazione con un cortese movimento della mano chiusa, su e giù per quel gambo già un po' vibrante, mentre con l'altra mano esplorava quietamente i testicoli del ragazzo. Sempre in silenzio, il contino si accodò al movimento e cominciò a dimenare un poco i fianchi avanti e indietro, all'unisono col moto di quella mano che stava manipolando il suo onor di maschio. Tuttavia poco dopo il conte Camillo si fermò e gli disse sottovoce in francese: "Viens, mon gar, on va dans ma chambre. On y sera plus confortables, tous les deux"... [cut]... Non gli rimaneva ora che spogliarsi lui stesso, ciò che fece rapidamente davanti al caminetto acceso. Quando per ultimi si tolse gli occhiali da miope, la bonomia del volto scomparve, per lasciar posto ad un'espressione più risoluta e virile, quasi più giovane. Aveva il corpo tutto peloso ma ancor vigoroso, dominato però da un addome rotondo e da due seni pesantemente pieni, i cui grossi capezzoli stavano ora eretti e ben tesi dalla concupiscenza. Il sottobosco denso e scuro che si spargeva per tutto il torso villoso e giù per le pieghe dell'addome continuava anche sulle spalle e dietro le larghe cosce. Dove il bosco sembrava ancor più denso e scuro, si poteva veder alzato, anche se leggermente ad arco, un membro sodo, piuttosto grosso, ma non eccessivo. Il glande era tutto tondo e pieno, senz'alcun orlo, di color roseo anch'esso, e i riflessi rosseggianti del caminetto lo facevano stranamente splendere... [cut]... Il ragazzo e l'uomo si guardarono un momento in silenzio, poi il conte si avvicinò al letto e cominciò a baciare il giovane corpo del contino leggermente, sistematicamente, sul viso, sul collo, sul petto. Lavorò i capezzoli con le labbra e con la punta dei denti, facendo fremere Giovanni. Poi si concentrò sull'ombelico rosa, per scendere sempre più giù, finché si dedicò interamente al pezzo forte del suo repertorio, mostrando tutta la sua bravura nel far provare al ragazzo le esperienze più diverse e inaspettate. Le reazioni pressoché estatiche del contino, che gli affondava le dita tra i capelli o le spalle pelose, spesso succhiandosi il respiro e gorgheggiando rocamente nei momenti di maggior piacere, eccitavano sempre più il conte. Si lanciò in un lungo e furioso massaggio di tutto ciò a cui poteva arrivare con dita, labbra, lingua, faccia, denti, finché sentì il ragazzo che con voce strozzata gli diceva che stava venendo... [cut]... Nel cuor della notte, Giovanni fu svegliato dal ventre del conte Camillo che premeva con insistenza contro il fondo della sua schiena. Senza bisogno di parole, capì immediatamente cosa il conte avesse in mente. Girandosi verso di lui il contino bisbigliò:
"Non l'ho mai fatto. Mi dispiace, ma non so neppure come si fa. Fa male?".
"Non ti preoccupare. No, non fa male. E poi, starò attento io a non farti alcun male. Vòltati."
Ubbidiente, il contino si voltò. Il conte prese a umettarlo ben bene con la saliva e si preparò ben bene anche lui. Delicatamente poi penetrò nel ragazzo, che all'inizio fece una smorfia di dolore, finché si accorse che di dolore non ne sentiva granché. Il conte prese ad ansimare sistematicamente premendo sul dorso del ragazzo con tutto il peso del suo addome. Temendo poi di schiacciarlo troppo, si fermò, lo rivoltò, gli sollevò le gambe, se le mise sulle spalle, una di qua e l'altra di là, e lo ripenetrò con maggior sicurezza e con maggior piacere dal davanti, appoggiandosi con le sue grosse braccia pelose al petto glabro del giovane aristocratico novarese... [cut]... Questa volta l'orgasmo finale fu degno di uno spettacolo pirotecnico. Col sudore che brillava colando tra il suo vello selvaggio, dimenandosi e muggendo come un toro ferito, rosso in volto e con gli occhi quasi fuor dell'orbita, il conte Camillo accelerò sempre di più, arrivando ad un parossismo furioso, tanto che il ragazzo quasi temette un colpo apoplettico. Invece, con un improvviso irrigidimento di tutti i muscoli e con uno schianto fragoroso, il conte si abbatté pesantemente, incapace di muoversi. Giovanni si sentì tutto posseduto e non osò spostarsi per lungo tempo. Solo quando il grosso corpo peloso che lo schiacciava riprese il respiro normale e cominciò a russare leggermente, Giovanni scivolò fuori con delicatezza e, prima di addormentarsi a sua volta, rifletté quasi divertito su come era stato facile perdere la sua verginità...»
Il racconto di TRIPELEFF si conclude con un Post Scriptum:
«P.S. Non v'è alcuna documentazione attendibile sulle preferenze sentimentali del conte di Cavour. Le fonti contemporanee tendono a tacere al riguardo. Moderni quasi-studiosi hanno ora preteso di scovare carteggi amorosi o relazioni extraconiugali per il nostro grande statista, ma l'esame dei documenti portati a comprova di ciò rivela queste scappatelle essere ben poca cosa, inconcludenti e artefatte perlopiù. Danno proprio la sensazione d'essere uno schermo, astuto, sottile, efficiente. Chi sia stato in verità il conte di Cavour non lo possiamo proprio dire. Tuttavia… Tuttavia mio nonno, a Novara, usava raccontarmi come il suo vecchio nonno Giovanni, ancora in vita all'inizio di questo secolo sebbene ormai decrepito non solo per gli anni ma anche per un'arteriosclerosi galoppante, borbottasse qualche volta delle cose un po' strane a questo proposito. Ma poca gente lo stava ad ascoltare e di quei pochi nessuno gli credette. Peccato.»
[IL RACCONTO COMPLETO QUI ]
P.S. Ho appena scoperto che TRIPELEFF ha anche un raffinato sito ricco di altri oggetti narrativi perfettamente identificabili, al pari di quelli citati nel saggio di WM1:
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[Immagine da http://www.giustiniani.info/cavour.jpg ]
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Raccontava l'altro giorno il mio amico Alberto G.:
«Poi Wu Ming 1 ha detto che il postmoderno è finito da un pezzo perché è finita la postmodernità, intendendo con ciò che sarebbe il caso di passare tutti quanti al neo-epico seguendo la pista così intelligentemente aperta da lui stesso e dai suoi amici. Ho ribattuto che l'importante era che in ogni epoca, COMPRESA QUESTA, ognuno restasse libero di scrivere COME voleva e CIÒ che voleva (anziché allinearsi alle sue direttive). Mi pareva di aver espresso un'opinione rispettabilissima, ma la Lipperini, purtroppo, deve averla trovata di nuovo idiota e così l'ha censurata senza pietà.»
http://lucioangelini.splinder.com/post/17209512/LOREDANA+LIPPERINI%3A+STRANGOLAR
Ebbene, Livio Borriello, per dirne una, ha scelto di scrivere un libro di AFORISMI e ANNOTAZIONI DIARISTICHE. Poco neo-epico? E chissenefrega?
Spiega l'autore: «Il titolo MICA ME allude al tentativo dell'io scrivente di compiere un percorso dal sé al non sé, partendo dalle schegge psicologiche delle prime due sezioni, per arrivare attraverso l'eros de La sciamana, e il movimento eccentrico che esso produce, alla scrittura fenomenologica delle ultime due, dove i pensieri diventano Sovrappensieri, discorsi impersonali da cui si lascia attraversare un io allentato.»
Vediamo qualche perla:
«AL MAFIOSO
tu mi vuoi uccidere?
ma se muoio chi saprà mai che la seconda parte di e penso a te (quella che fa ba ba ba ba ba) non mi piaceva?»
[è evidente l'influsso di Roberto Saviano:- ), n.d.r. ]
«26.5
come capita nei romanzi russi dell'ottocento e in quelli edificanti per la gioventù di tutti i tempi, stasera ho incontrato dei ragazzi che avevano tramortito un topo e lo tormentavano: tentavano di dargli fuoco coll'accendino, addirittura lo prendevano a calci come un pallone. il topo era vivo, e un po' arrancava, un po' quasi mi sembrava esprimere una specie di dubbio sul senso della vita dei topi, non so se soffriva, ma sì, soffriva, non so in che modo. ebbene, nessuno dei presenti, me compreso, s'è mosso in sua difesa, tutti aspettavano un'iniziativa dell'altro, o forse del topo. ma la cosa che getta la luce più cruda sull'episodio è che, se esso mi ha inquietato o forse anche angosciato al punto che ho dovuto raccontarlo, non è stato a causa delle sorti e le sofferenze del topo, di cui, in fondo, non m'interessa un'acca, e comunque non al punto che fra due giorni non me ne sarò dimenticato, ma delle mie nel mondo, incapace come sono di difendere un topo»
«fino al cristianesimo il rango sociale è stato assegnato in base alla Forza, nell'età borghese in base al Danaro, nell'attuale società mediatica viene attribuito in base al Successo. Il nuovo Signore - ritenendo rischiosa e poco remunerativa l'eliminazione fisica del concorrente, disponendo di quantità di denaro che eccedono tutte le sue necessità - ha bisogno di una forma di appagamento più profonda e radicale: egli deve colonizzare la psiche altrui, occupare col suo nome e il suo volto lo spazio delle altrui esistenze, propagarsi nelle infinite retine, trombe di eustachio e neuroni del mondo»
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Livio Borriello presenta "MICA ME" proprio oggi 26 maggio a Benevento - Sala Conferenze - Piazza Arechi II - Primo piano - Dipartimento Pemeis - alle ore 18.00 . Università degli Studi del Sannio.
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(Lucio Angelini alla mostra "VENEZIA CREPA", isola di San Servolo, Venezia, dal 24 maggio al 7 giugno 2008, tutti i giorni dalle ore 10 alle 19)
Guardate che razza di bestioni transitano ogni giorno davanti a San Marco!
«Queste mega navi da crociera sono incompatibili per dimensioni con la laguna e la città antica. Producono
- inquinamento atmosferico (polveri sottili PM10 e PM2,5, CO2, anidride solforosa);
- distruzione dei fondali, delle rive e delle fondamente;
- lesioni alle strutture murarie e ai monumenti;
- inquinamento elettromagnetico (radar) nelle aree urbane prossime al porto.
GRANDI NAVI DA CROCIERA A VENEZIA, MA FUORI DALLA LAGUNA!
DOMENICA 25 MAGGIO
ORE 17.00 ALLE ZATTERE
HAPPENING DI PROTESTA»
(Dal volantino del Coordinamento cittadino contro le grandi navi, Associazione Ambientevenezia)
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[Foto di A. Bianchi]
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Ieri sera, di ritorno dalla Fiera Campionaria di Padova, ho trovato la seguente mail dell'amico Alberto G.:
«Ciao, Lucio. Ho da poco avuto anch'io un imbarazzante scambio con Loredana Lipperini a proposito del post "Diary" in cui citava Afferrare Proteo, di Girolamo De Michele. Nel commentarium la blogger si era così espressa:
"Da ormai dieci giorni la stessa persona continua a cambiare nick per postare gli stessi, riconoscibilissimi commenti. La stessa persona continua a sostenere, vergognosamente, che la sottoscritta mette in moderazione ogni voce dissenziente sul NIE. Ovviamente no. la sottoscritta mette in moderazione le battutine idiote, non le argomentazioni serie."
Postato Lunedì, 19 Maggio 2008 alle 10:46 am da lalipperini
Mi sono permesso di osservare, utilizzando il nick Milarepa:
"Lipperini, ma di chi parli? Sicura di quel che dici? Sicura che non faccia comodo a tanti agganciarsi allo stesso carro (trainante e vincente) di Roberto Saviano per poter brillare della sua luce riflessa? Lo scrivo per vedere se è vero che censuri i pareri sfavorevoli ai sedicenti Innovatori."
Postato Lunedì, 19 Maggio 2008 alle 3:26 pm da Milarepa
Lei ha tenuto il commento per un paio d'ore a bagno Maria Moderatrice, poi si è decisa a pubblicarlo, ma solo per dire:
"Come vedi, Milarepa, non sei moderato, anche se non concordo con quello che dici."
Postato Lunedì, 19 Maggio 2008 alle 4:02 pm da lalipperini
A quel punto ho aggiunto:
"Benissimo. Allora l’unico idiota che censuri sarà senz’altro il PROTEIFORME da cui ti dichiari bersagliata. Un bel compito davvero, afferrare e censurare Proteo."
Questa volta, anche se non ero moderato, il commento è stato censurato.
Dopo un po' è intervenuto Wu Ming 1, che si è messo a wumingare come al solito. Ho scritto:
"Oh Madonna. Ma quando la finirà, 'sto qua, di additare la via, la verità e la luce?"
Il commento è stato prontamente censurato. Evidentemente per la Lipperini, (come qualche tempo fa hai rilevato tu), Wu Ming 1 deve essere stato concepito senza macchia e senza peccato, tipo la vergine Maria.
Poi Wu Ming 1 ha detto che il postmoderno è finito da un pezzo perché è finita la postmodernità, intendendo con ciò che sarebbe il caso di passare tutti quanti al neo-epico seguendo la pista così intelligentemente aperta da lui stesso e dai suoi amici. Ho ribattuto che l'importante era che in ogni epoca, COMPRESA QUESTA, ognuno restasse libero di scrivere COME voleva e CIÒ che voleva (anziché allinearsi alle sue direttive). Mi pareva di aver espresso un'opinione rispettabilissima, ma la Lipperini, purtroppo, deve averla trovata di nuovo idiota e così l'ha censurata senza pietà. Avrei voluto scriverle: "Lipperini, fai cadere le palle!", poi ho optato per un più blando: "Lipperini, vuoi smetterla di censurare, patetica?". E figuriamoci se il commento è apparso!
Dopo un altro po', WM1 ha ironizzato cialtronescamente (ovvero ben sapendo che la Lipperini non avrebbe tollerato repliche alla sua affermazione):
"Ah, dimenticavo: su questo blog non è permessa la discussione, c’è una dittatura, vige la censura, è vietato il confronto. Ve ne siete accorti anche voi, vero?"
Postato Mercoledì, 21 Maggio 2008 alle 7:57 pm da da Wu Ming 1
Firmandomi "TRASPARENZA E ONESTÀ" (devo pur proteizzarmi e cambiare nick ad ogni nuova censura, se non voglio restare bloccato) ho provato a rispondere:
@ WM1. Ovvio che la censora non censura te, spirito di patate.
Postato Mercoledì, 21 Maggio 2008 alle 9:47 pm da Trasparenza e onestà
L'osservazione, purtroppo, è stata filtrata lo stesso e - savasondìr - censurata. Eccetera. Ciao. Alberto.»
Gli ho risposto:
«Caro Alberto, dal giorno in cui ho ardito dubitare della serietà dei parametri indicati da Wu Ming 1 nel recente saggio su se stesso e i suoi amici (baggianate fumose del tipo "sguardo obliquo", "ucronia" e via discorrendo) la Lipperini, come direbbe Ariosto, "venne in furore e matta, da donna che sì saggia era stimata prima". Pensa che, con melodrammatico cipiglio, dapprima mi ha inibito l'accesso al commentarium del suo blog, poi, non ancora contenta, si è presentata in mail box scortata dai pizzardoni Genna e Bui per invitarmi a uscire dalla sua vita. Puoi immaginare, dunque, lo stato di prostrazione in cui verso e la mia scarsa voglia di ingerirmi anche nella TUA personale polemica con lei. Se Loredana ti ha censurato degli interventi, pazienza. Lasciala perdere. Non è la prima volta che qualcuno si professa democratico solo a parole. In più Loredana ha ogni diritto di selezionare i commentatori in base a quello che le suggerisce l'estro del momento e soprattutto al grado di acquiescenza al verbo genna-wuminghiano che di volta in volta riesce a ipotizzare nell'interlocutore. In fondo, come disse Gertrude Stein a suo tempo, "Un lit-blog è solo un lit-blog solo un lit-blog solo un lit-blog... ". Lascia che se la cantino e se la suonino tra di loro, quindi. E se ti fa tristezza saperla così WM1-dipendente - malgrado il suo recente libro contro la dipendenza del femminile dal maschile -, fattene una ragione, pensa a qualcos'altro, cerca di distrarti. Per esempio è appena uscito il nuovo libro di LIVIO BORRIELLO "Micame", edizioni OXP, Napoli... Un abbraccio. Lucio»
P.S. Anche Tiziano Scarpa ha accusato i sedicenti guerriglieri del NIE di aver scoperto l'acqua calda: http://www.ilprimoamore.com/testo_920.html
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Immagine da http://www.flickr.com/photos/68561240@N00/1861482198/sizes/s/ ]










Avendo capito subito che Roberto Saviano ci aveva l'X Factor [a proposito, ADORO Mara Maionchi, n.d.r.] e avendone amato profondamente il libro molto prima che diventasse il best & long-seller che tutti sanno (si veda:
http://lucioangelini.splinder.com/post/8062198
http://lucioangelini.splinder.com/post/8142441/MESSAGGIO+SCRITTO+SULLA+CARNE
http://lucioangelini.splinder.com/post/8165158/COMANDARE+LE+PAROLE%2C+COMANDARE )
ero impaziente di assaggiarne la trasposizione cinematografica. Ebbene, ho trovato il film asciutto e rigoroso, sì, ma di livello non paragonabile a quello del libro. Le mie impressioni, in sostanza, concordano con quelle di Andrea Tarabbia che citerò nell'ultima parte del post. Mi preme dare la precedenza, infatti, alla bella analisi di Carla Benedetti da poco apparsa nel blog Il Primo Amore. La Benedetti evidenzia le QUATTRO FORZE che rendono il libro un unicum [a mio avviso a sua volta NON PARAGONABILE e NON CONFONDIBILE con gli altri testi citati nel saggio di WM1 sul fantomatico New Italian Epic]:
«L'atto di parola che compie l'autore di Gomorra somma in sé quattro forze. Provo a descriverle per mezzo di quattro enunciati, ognuno lanciato implicitamente da chi parla, nel momento stesso in cui racconta quelle cose.
Ecco il primo: "Ciò che io Roberto Saviano ti sto raccontando non è solo il frutto di un'inchiesta, ma anche quello che ho vissuto e di cui porto tracce profonde dentro di me, essendo nato e cresciuto in questo ambiente". Chiamiamolo l'enunciato dell'intimità con il territorio. Buona parte della forza del libro discende da questa posizione di intimità. Quando ad esempio ci vengono descritte le ragazze dei giovani gangster, i miti e i sogni dei ragazzini dei clan e altri dettagli simili, avvertiamo un senso di partecipazione, di conoscenza intima delle forze che agiscono dentro al mondo descritto, e di cui l'autore stesso subisce la fascinazione. Questa immedesimazione è appunto ciò che rende Gomorra qualcosa di più di un reportage, andando a toccare tasti che è più facile vedere attivati nella cosiddetta letteratura che non nel giornalismo d'inchiesta.
Secondo enunciato implicito: "Per il fatto stesso di intraprendere questo racconto chi scrive si è sottratto alle leggi di quell'ambiente. Il mio atto di parola è infatti per me rischioso, e potrei pagarne le conseguenze". È l'enunciato del raccontare come ribellione.
Terzo enunciato implicito: "Nonostante il rischio, ho scelto di raccontare invece di tacere, ho scelto la parola piuttosto che il silenzio, il vincolo della verità invece che quello dell'opportunità, perché ciò che racconto doveva essere detto." È l'enunciato della necessità del dire. La forza del libro di Saviano discende anche dalla percezione che il lettore ha di questa necessità di dire che presiede al racconto, non solo dall'abilità narrativa di chi scrive.
Infine, per poter spiegare fino in fondo il funzionamento di questo atto di parola, dobbiamo tener presente una quarta caratteristica del libro. Nel periodo in cui Gomorra è stato scritto il noir era il genere di maggior successo in Italia. Già alla fine degli anni '90 il "noir italiano" era diventato un fenomeno notevole, riconosciuto anche dalla critica. Non più ritenuto un genere di serie B, ormai pienamente "nobilitato", e anzi persino considerato da molti il genere narrativo più adatto a raccontare l'Italia di oggi, con le mafie, la criminalità piccola e grande, e addirittura anche il più "impegnato" da un punto di vista controinformativo, e tale da consentire, persino meglio del giornalismo d'inchiesta, una denuncia forte dei mali che devastano la nostra società . .. [cut]... non si può entrare nel merito di un libro come Gomorra e del suo incredibile successo di pubblico, senza toccare un problema misconosciuto dalle ideologie tardomoderne: quello dell'avere o non avere forza, più che dell'essere o no finzione. Si tratta appunto della forza agente della letteratura: forza di verità, forza eversiva, forza rigenerante della parola. Qualità "chimiche" che non si possono ricondurre né a una questione di genere, né di abilità narrativa, né di tema ma ad altre cose di cui non si parla più, e che quasi non si sa più nominare: ispirazione, coraggio, libertà, grandezza, invenzione.»
[CARLA BENEDETTI qui: http://www.ilprimoamore.com/testo_922.html ]
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Vediamo, adesso, le impressioni di Andrea Tarabbia sul film tratto da Gomorra:
Il Trailer
Ritratto della camorra e della criminalità contemporanea nella città di Napoli. »
«... Non si parla di un'opera partendo da quello che non c'è, lo so. Però non ci sono nemmeno i boss, in questo film. Non dico le loro ville hollywoodiane, le scene degli arresti, dei funerali. Semplicemente loro. Ce ne sono un paio, ma non sono molto diversi da quelli di un film medio anni Settanta - e questo francamente non mi basta, non mi dà la cifra reale della tragedia pacchiana di questo Stato. Non ci sono i corpi dei cinesi che piovono dai container nel porto di Napoli, non c'è don Peppino, non ci sono i visitors, non c'è quasi niente di quello che rende Gomorra un'opera che scava dentro il Sistema, dandone dei particolari anche comici che altrove non avremmo trovato. Non c'è - se posso - lo stesso grado di verità e di vita che ci sono nello sguardo di Roberto. Qui tutto è nudo, e procede per sottrazione; il film è comunque bello, dominato da un senso dell'ineluttabile che lo attraversa dall'inizio alla fine. Ma tutto quello che rendeva il libro realmente tragico, disumano e insieme "normale" è stato tolto, evidentemente per una scelta precisa che però non arrivo a capire fino in fondo.»
[ANDREA TARABBIA qui: http://www.ilprimoamore.com/testo_921.html ]
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«... Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità, ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell'affrontarlo, il valore nostro. Pertanto, quando il nemico non ci sta, occorre costruirlo. Si veda la generosa flessibilità con cui i naziskin di Verona eleggevano a nemico chiunque non appartenesse al loro gruppo, pur di riconoscersi come gruppo... Un diverso per eccellenza è lo straniero. Già nei bassorilievi romani i barbari appaiono come barbuti e camusi, e lo stesso denominativo di barbari come è noto allude a un difetto di linguaggio e quindi di pensiero. Tuttavia sin dall'inizio vengono costruiti come nemici non tanto i diversi che ci minacciano direttamente (come sarebbe il caso dei barbari), bensì coloro che qualcuno ha interesse a rappresentare come minacciosi anche se non ci minacciano direttamente, così che non tanto la loro minacciosità ne faccia risaltare la diversità, ma la loro diversità diventi segno di minacciosità... Allargando a una intera etnia le caratteristiche di alcuni suoi membri che vivono in una situazione di marginalizzazione, si sta oggi costruendo in Italia l'immagine del nemico rumeno, capro espiatorio ideale per una società che, travolta in un processo di trasformazione anche etnica, non riesce più a riconoscersi. La visione più pessimistica in proposito è quella di Sartre in Huis clos. Da un lato possiamo riconoscere noi stessi solo in presenza di un Altro, e su questo si reggono le regole di convivenza e mansuetudine. Ma più volentieri troviamo quest' Altro insopportabile perché in qualche misura non è noi. Così che riducendolo a nemico ci costruiamo il nostro inferno in terra.» (Umberto Eco, L'arte di denigrare l'avversario, La Repubblica del 16 maggio 2008)
«È di 22 morti e 250 arresti il bilancio di un'ondata di attacchi xenofobi che sta infiammando la periferia di Johannesburg, in Sudafrica. Bersaglio delle violenze gli immigrati di Zimbabwe, Mozambico e altri Paesi africani, accusati di sottrarre posti di lavoro e di portare criminalità. Decine di immigrati sono stati cosparsi di benzina e dati alle fiamme o costretti a fuggire dalle loro baracche incendiate dagli aggressori.» (http://www.agi.it/estero/notizie/200805191239-est-rt11061-art.html )
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(Immagine da http://www.writespirit.net/authors/desmond_tutu/mandela_tutu )
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Gaja Cenciarelli (1) tra Carlo Cannella (in camicia bianca) e Lucio Angelini. La foto è stata scattata da Giulio Mozzi alla libreria Kaosmosi di Padova la sera del 3 maggio scorso, in occasione della presentazione di "TUTTO DEVE CROLLARE".
Scarica gratuitamente il libro (pdf da 821 kb)
«Come ho già detto tante volte, non sono sempre stato il porco fascista a cui anche dopo morto gli uomini gentili si divertono a fare il verso nei salotti della borghesia illuminata, sorseggiando caffè rigorosamente senza zucchero e leggendo pagine di Alessandro Baricco al suono dei violoncelli e delle chitarre acustiche, come se parlare dell’inferiorità femminile fosse il più riprovevole dei peccati e non un’evidenza inconfutabile. Anch’io ho coltivato il grande sogno dell’amore universale. Certo, è passato un sacco di tempo, a ripensarci adesso mi sembra impossibile, mi fa perfino ridere, ma le cose stavano proprio in quel modo lì: ero imbottito di baggianate filosofiche e vedevo nell’emancipazione delle donne un’ipotesi di società egualitaria. Probabilmente ero solo un piccolo idiota che credeva ancora nelle favole e coltivava banali e noiose inclinazioni, tipo distruggersi gli occhi sui libri durante la notte e preparare attentati con la dinamite per dare sfogo alle proprie frustrazioni, ma allora non la pensavo così. Solo dopo essere finito a consumarmi i polmoni in una miniera di ferro in Brasile, ormai lontano dalle farneticazioni sull’ingiustizia sociale e sul caos economico nella produzione capitalista, cominciai a guardarmi dentro e ad avere un quadro logico della situazione. Stavo sprecando la mia vita in un angolo sperduto del mondo, passando dodici ore al giorno a piedi scalzi nel fango acido delle scorie, con la voce arrochita dal veleno e la pelle bruciata da porcherie chimiche. A cosa mi serviva la fede anarchica? La verità era che stavo consumando il mio tempo dietro a stupide ciance che non mi avrebbero portato a niente, se non a spezzarmi la schiena e a morire di sfinimento. Ero disperato. Non riuscivo a pensare ad altro, e più ci pensavo più mi dicevo che dovevo fare qualcosa. Ero in uno stato di prostrazione fisica e di annichilimento intellettuale molto prossimi alla rassegnazione, ma fortunatamente trovai la forza di reagire e di salvare così la mia vita. Fu in questo modo che il grande amore per gli oppressi e i diseredati finì in qualche angolo nascosto della mia anima, in attesa di inaridire la sua sorgente e di spegnersi completamente...»
(Carlo Cannella, Tutto deve crollare, pp. 118-119)
«Il primo bordello lo misi su in un centro minerario sulla sponda occidentale del Rio Negro. Avevo frequentato un numero sufficiente di prostitute per rendermi conto di cosa avevano bisogno gli uomini che si stavano catapultando in Amazzonia alla ricerca di oro e di diamanti. Niente di sofisticato, naturalmente, solo qualcosa di perverso e peccaminoso. Quella era gente che non ci avrebbe pensato due volte a spendere un anno di lavoro pur di avere fra le mani una bambina e poterne disporre a piacimento per un paio d’ore. Sapevo anche che una prostituta procurava un guadagno superiore a quello della droga e delle armi, perché certi articoli li puoi vendere una sola volta, una donna invece puoi rivenderla migliaia di volte, fino a quando muore di malattie, impazzisce o si uccide.» (ivi, p. 120)
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1) Buon compleanno, Gaja. Benvenuta tra gli Anta:- )

Ce l'avete, voi, un sindaco che almeno un paio di volte al mese intrattiene gratuitamente la cittadinanza sui temi più disparati con conferenze ad altissimo livello? Noi veneziani sììììììì!!! L'altro ieri, per esempio, abbiamo potuto sentirlo su Savonarola nella chiesa di San Giacomo dall'Orio, qui a Venezia alle ore 21.00. Era in forma splendida ("una montata lattea eccezionale", avrebbe commentato a suo tempo Camilla Cederna sull'Espresso). Ancora lucidissimo, nero-zazzeruto e nero-barbuto come a vent'anni (della serie "eterni ragazzi" alla Gianni Morandi), peraltro. Probabilmente di fare il sindaco non ne può più, ma quando è in vena oratoria, decisamente incanta l'uditorio...
Dunque, nel decennale di CHORUS, associazione chiese di Venezia da lui presieduta:
http://www.chorusvenezia.org/web/page.asp?id_page=76
Massimo Cacciari ha introdotto la rappresentazione di Carlo Rivolta "Nisi Dominus aedificaverit domum", incentrata sulla predica tenuta a Firenze in lingua fiorentina da Girolamo Savonarola nell'anno 1498. Il tutto accompagnato dalle musiche dell'organista Bernardo Lupo Pasini.
Cacciari ha tratteggiato il contesto della predica, parlando di "tempo dell'apocalisse" (= rivelazione delle cose nascoste), di crisi dell'umanesimo che non era riuscito a diventare "reformatio", ma solo "renovatio" (= nuova arte, ma niente uomo nuovo). E ri-formare, ha precisato Cacciari, significa appunto voler tornare alla forma originaria. Savonarola non era né l'integralista dello stereotipo che lo riguarda né un visionario disarmato, anzi era piuttosto smaliziato. Voleva rifare Firenze come città di Dio grazie alla potenza politica della fede e della religione. Aveva studiato la costituzione veneziana ed era perfettamente conscio del momento storico in cui operava. In tutta la sua predica martella il leit-motif "È tempo... è tempo... è tempo...". Fu mandato al rogo come eretico nel 1498, pochi mesi dopo la sua aspra requisitoria: "troppa veemenza nelle sue parole, troppo ardore profetico per non scatenare la reazione di Papa Alessandro VI e dei gruppi aristocratici" ricorda Carlo Rivolta, magnifico interprete del frate, nel suo sito http://www.carlorivolta.it , da cui prelevo l'intera scheda sulla rappresentazione:
«Nella predica "Nisi Dominus aedificaverit domum" il frate domenicano Girolamo Savonarola denuncia a Firenze, sua città natale, i pericoli insiti nella decadenza delle istituzioni, invocando con veemenza la pace come unico mezzo per dirimere ogni discordia. Sei conclusioni circa la reforma della vostra città costituiscono il primo monito che il Frate rivolge ai cittadini, una premessa per l'edificazione del Tempio di Gerusalemme: "È tempo ora di riedificare la casa di Dio" tuona Girolamo. Respinge ogni obiezione che i tempi non siano maturi per una reformazione: "E io ti dico che Dio vuole che tu la faccia e bisògnati rinnovare la tua Città e rinnovare lo Stato". Si richiama alle visioni allegoriche di San Giovanni nell'Apocalisse (i quattro cavalli) e alla parabola del profeta Aggèo. Quel che più sorprende nelle parole del Savonarola è la vitalità di un messaggio che non conosce epoca e che sembra adattarsi in modo singolare ai tempi cupi che tutti viviamo: "Vedi che non ci è più spirito, non ci è più bontà, non ci è più carità tra le persone" incalza la voce del Frate fiorentino contro il mal di vivere. Ma il tono si alza e si fa accorato e potente nell'ammonire i cittadini a perseguire concordia, amicizia e pace universale, perché la pace non piace ai demonii che vorrebbero invece ingiustizia e discordia. "Fare la pace viene dalla virtù della magnanimità, fare all'opposto la guerra viene da pusillanimità, che è vizio!", ammonisce Girolamo. S'invoca un lume nuovo, un lume di verità che pur in mezzo a tante tribolazioni comincia a rendersi manifesto. Il cavallo pallido di San Giovanni mostra lo stato dei tiepidi e dei falsi cittadini. Credi che possa durare per sempre? domanda aspro il predicatore al popolo.»
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ALLEGATI
1) 8. Psalmus IV: "Nisi Dominus", a 10 voci
(Psalmus 126)
Nisi Dominus aedificaverit domum:
in vanum laboraverunt qui aedificant eam.
Nisi Dominus custodierit civitatem:
frustra vigilat qui custodit eam.
Vanum est vobis ante lucem surgere:
surgite postquam sederitis
qui manducatis panem doloris.
Cum dederit dilectis suis somnum:
ecce haereditas Domini filii
merces fructus ventris.
Sicut sagittae in manu potentis:
ita filii excussorum.
Beatus vir
qui implevit desiderium suum ex ipsis:
non confundetur cum loquetur
inimicis suis in porta.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto:
Sicut erat in principio, et nunc, et semper,
Et in saecula saeculorum. Amen.
2) Prossima conferenza con Cacciari:
«Ci saranno anche Tony Negri e Massimo Cacciari a discutere di arte e mercato nella tre giorni organizzata ai Magazzini del Sale dal gruppo Sale Docks. Da domani a domenica l'evento "Multiversity, ovvero l'arte della sovversione" presenterà un lavoro congiunto di Uni.Nomade e S.a.L.E. (Signs and Lyrics Emporium). Ci si concentrerà sull'arte contemporanea, affrontata su tre livelli. Il primo è quello del ruolo centrale che beni immateriali e saperi, creatività e affetti, attitudini relazionali e comunicative vengono ad assumere per le forme contemporanee del modo di produrre. Il secondo è quello del rapporto tra produzione culturale e metropoli, dove l'intreccio tra urbanistica e architettura, moda e design, arte e letteratura. Il terzo è quello del rapporto tra mercato dell'arte e capitale finanziario. Verrà inoltre affrontato il nodo del ruolo che la formazione universitaria, per un verso, e le reti della comunicazione, per un altro, svolgono all'interno della più complessiva organizzazione del lavoro nella "fabbrica della cultura". Domani alle 17 a parlare di "Arte e attivismo" ci saranno Marco Baravalle, Claire Fontaine, José Pérez de Lama (Osfa), Brian Holmes, Marko Stamenkovic. Alle 21 la performance: Margine Operativo. Sabato alle 9.30 la seconda sessione con Marco Scotini, Giovanna Zapperi, Judith Revel, Maurizio Lazzarato. Alle 14 a parlare di "Arte e mercato" saranno Adam Arvidsson, Chiara Bersi Serlini, Anna Daneri, Matteo Pasquinelli, Pier Luigi Sacco e Angela Vettese. Alle1 7.30 intervento in videoconferenza di Hans Ulrich Obrist, alle 18 "Arte e moltitudine" con Antonella Corsani, Adam Arvidsson e alle 21 performance con Dj Stra. Domenica alle 9.30 la seconda sessione di "Arte e moltitudine" vedrà gli interventi di Tony Negri, Alberto de Nicola, Gigi Roggero, Pascal Niolas le Strat. Alle 18 Massimo Cacciari terrà una "lectio" su: "Brodway Boogie-Boogie? di Piet Mondrian. One: Number 31?" di Jackson Pollock.)» (Dal Gazzettino del 15 maggio scorso)
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(Lucio Angelini incontra Lawrence d'Arabia tra le dune della spiaggia degli Alberoni, Lido di Venezia)
.«Ricetta per la confezione di un romanzo neo-epico: si prenda un grosso fatto storico (qualche rivoluzione da qualche parte, qualche battaglia coloniale tipo Adua o El Alamein), oppure un qualche fatto di cronaca che abbia colpito l’immaginazione popolare: Cogne, Vermicino…) oppure un grosso personaggio storico (Hitler, Lawrence d’Arabia e simili), si cerchino un po’ di materiali in rete o in qualche archivio, si centrifughi il tutto con stile neo-pomposo e si avrà bell’e pronto un romanzo neo-epico, che ovviamente lascerà del tutto intatta la cruda realtà del presente.»
Postato Lunedì, 5 Maggio 2008 alle 9:38 am da Gargantua QUI
(L'audiolibro tratto dalla trilogia di Andrea Comotti )
[ http://www.goodmood.it/libri-in-auto/catalog/show/75 ]
Scrive Giulio Mozzi su Vibrissebollettino:
"Due mesi di lavoro in studio di registrazione ci son voluti per trasformare in voci suoni e musiche il romanzo L'Organigramma di Andrea Comotti. Ecco il racconto dell'avventura, scritto di proprio pugno da Nino Rota detto Nicotrain, protagonista del romanzo. Altri articoli su questo libro "
[ http://www.vibrissebollettino.net/archives/2008/05/la_registrazion.html ]
Nel testo di Nicotrain, gli elogi al sottoscritto, di cui lo ringrazio sentitamente:
«... No, lo mettiamo in buone ottime mani... c’è il nostro decone... il gran capo del comitato lettura (1) di vibrisselibri, Lucio Angelini... ch’è un angelo davvero... la trova lui la parolina dolce che gliela indora e platina la pillola a quello là ... Lucio lui ce l’ha la lingua a tono, non ce l’ha mai tagliente, neanche quando dovrebbe... e poi Lucio è del mestiere... l’unico di noi che c’ha l’esperienza dell’editing... anche quello brutale... quello della reductio ad unum di quello che è a dir poco dieci... Lucio farà la sceneggiatura, Lucio porterà alla luce il nuovo Organigramma libro-in-autato... sarà Lucio Caronte il traghettatore all’incontrario... Sì come il treno azzurro del Paoloconte... speriamo di trovarcelo noi un prete che lo benedica a quello là... [...] Sentite sentite... sono parole sue una volta finita la buriana del bonsaimento... ovverossia "la disumana fatica di adattare i tre volumi del romanzo fiume di Andrea Comotti ad audiodramma rigagnolo, trasformando un'opera di circa 1.600.000 caratteri in un copione di appena 300.000, al grido di Tajjja ch'è rrrosso! Niente bisturi di precisione, quindi, ma un rude coltellaccio da angurie... Si tenga presente che, ad ogni affondamento della lama, il cuore dell'autore - con cui procedevo a stretto contatto -, sanguinava copiosamente". Essì, il caro allettato autore aveva voglia a far finta che a lui di quella roba lì non gliene poteva fregà de meno... a ogni mio quotidiano resoconto dell’iter dei lavori della sartoria lucioangeliniana gli prendeva ‘n attacco di... sindrome di dimidiamento... manco fosse passato lui anima e corpo sotto le lame di Luciedward mani-di-forbice... »
IL RESTO QUI:
http://www.vibrissebollettino.net/archives/immagini/la_registrazione.pdf
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(1) Fino all'11 giugno 2008, giorno in cui darò ufficialmente le dimissioni da Vibrisselibri e probabilmente chiuderò anche questo blog.

Dicevo ieri che mossi i primi passi in rete nel niusgruppo it.cultura.libri, mia prima palestra di cazzeggio e confronto letterario. Tra i frequentatori di icl, uno dei più caustici nei miei confronti (e nei confronti della comunità in generale) era, appunto, il già citato P. Bianchi. Dopo essermi a lungo scervellato su quella P con il punto, alla fine un po' per scherzo, un po' per evidenziare la componente primadonnesca del tizio decisi che la P. dovesse stare per "Pamela" . Di lì a costruirci sopra un abbozzo di personaggio il passo fu breve. Uno dei miei primi post su di lui, infatti, recitava:
«AMBA ALAGI: monte (
Ovviamente era già sorta la leggenda webbica che fossi un troll o un lamer o un flamer o comunque un grosso rompicoglioni della rete, malgrado la mia conclamata serietà. Mi inserivo nelle conversazioni altrui con osservazioni del tipo:
«Abbi pazienza con Pamela. La nostalgia per i suoi gloriosi can can sull'Amba Alagi in età coloniale a volte le obnubila la mente.»
o anche:
«Ebbene sì, lo confesso: Dora Squarcialenzuola è fondamentalmente ispirato alla figura di pbianchi e ai suoi giovanili trascorsi sull'Amba Alagi, quando, sotto il nome d'arte di *PAMELA*, blandiva gli ascari... »
o anche:
Se qualcuno proponeva - chessò io? - il gioco di indicare i tre migliori "libri d'amore" non esitavo a rispondere:
Un giorno un certo Filippo chiese:
«È un simpatico tormentone di Angelini per dire che sono una vecchia troia. All'Amba Alagi c'è stata una battaglia delle guerre coloniali, dove i nostri tanto per cambiare si sono coperti di merda anziché di gloria, e le battone mandate in Africa al seguito delle truppe coloniali erano i più peggio avanzi di bagascia che qui non le voleva più nessuno. Non è carino? :-)
Trama: commissario perbene arresta squadristi per omicidio e viene l'indomani trasferito su isoletta sperdutissima. Moglie piomba in depressione, poliziotto simpatizza con medicolegale ebreo confinato (implausibile, ebrei ante 38 simpatizzavano regime). Iniziano i morti, 1) miliziano gigolò 2) spia 3) telegrafista Regie Poste. Spiegazione interinale: si danno riti satanici da parte di inglesi eccentrici (1 scopata + 2 morti accidentali). Spiegazione finale: perché bisogna sapere che questo capomanipolo della Milizia che comandava la colonia penale, nato e cresciuto nei boschi dell'appennino toscoemiliano, forse pistoiese, vera ed assoluta bestia bovina, fisico taurino, capa feroce, ex ardito assassino, squadrista omicida, animale rivestito, analfabeta sudoroso e puzzolente (ecc.), questo personaggio non aveva mai visto il mare. E quando lo trasferiscono sull'isola vede il mare e si "perde" dentro questa immensità e capisce che il mare è per lui e lui è per il mare e sta così bene ma così bene che quando arriva il telegramma "colonia chiude, tutti in continente" fa mandare un telegramma di risposta "traghetto affondato, tutti morti" e da due anni vive pirandellianamente essendo creduto morto e ammazzando bestialmente tutti quelli che potrebbero tornare indietro e potrebbero parlare, come per es. il federale e la di lui porca signora (altri due morti, e fanno sette).
Perplessi? Anch'io. Dopo l'asserito naufragio chi paga gli stipendi? Chi paga la luce? chi paga la sussistenza? possibile no inchiesta, possibile venuto nessuno a mettere il lucchetto a casa circondariale? Pensioni, assicurazioni, il bollo del traghetto... ? No telefono? Vabbe', sono artisti, sospendiamo l'incredulità.
La bestia sta per far fuori anche il commissario con un falso telegramma che lo richiama in terraferma ma solo per sgozzarlo comodamente sulla lancia di trasbordo, ma il comm. di notte fa una triplice autopsia estemporanea a mani nude con l'anatomopatologo israelita, mangia la foglia, e non voglio rivelarvi il finale per non privarvi, come suol dirsi, del piacere della lettura.
Ora voi direte che la storia è 'nu pocoriello sgangherata e quindi sarà stata trattata con la dovuta leggerezza guascona e irriverente.
Macchè! Questo è il bello.
Il tono è lirico e ispirato, l'aggettivazione abbondante, il trucchetto cinematografico di prenderla alla lontana, fare inquadrature estetizzanti ed elaborate e dopo un'ora di violini ecc. consistere infine sui piedi del cadavere di turno, perseguita con convinzione. Al punto che quando attacca con quel tipo di descrizioni, uno si gratta e chiede, miii chi sarà morto adesso?
"Un luogo fuori dal tempo, un enigma senza soluzione" dice uno strillino in copertina, facendo il verso ai mitici "prossimamente" del cinema dell'oratorio. Il nostro retroterra è questo, cinema da oratorio, gli americani avevano l'hard boiled, noi abbiamo la stracotted, del resto già il caposcuola Scerbanenco (niente da dire) per campare scriveva roba strappalacrime sui rotocalchi femminili, e l'imprinting si paga.
il bello scrivere, che brutto limite. ciao P. Bianchi »
Gli rispose - oh prodigi della rete! - Carlo Lucarelli in persona, anzi in elettroni. A quei tempi, infatti, non disdegnava di affacciarsi di quando in quando in icl nemmeno lui:
«Caro Bianchi, accetto le tue critiche, ma sei sicuro che sia il caso di raccontare minuziosamente la trama di un libro, che per di più pretende di essere un giallo? CL»
Mi misi di mezzo io:
«Non prendertela, Carlo. Pamela è sempre stata un po' birichina. È una vecchia soubrette con nostalgie coloniali (Amba Alagi) e mussoliniane (pare che il Duce stesso l'abbia utlizzata per un paio di pecorine). Con me ha addirittura tentato la radiazione dal Newsgroup scrivendo ad abuse@iol.it, ma poi abbiamo fatto pace e mi ha inviato una foto con dedica, in cambio di un semplice mazzo di rose. Mandagliene un mazzo anche tu.»
P. Bianchi a Lucarelli:
«To yeah! Siamo in guerra. Volete colpirci allo stomaco con le vostre autopsie al coltellaccio? con le vostre letali sodomie infantili? Coi cazzi mozzi piscianti sangue alla Houellebecq? E noi risponderemo con le nostre recensioni cannibali! con l'iperrealismo critico! con l'autopsia della vs. prosa dannunziana! Ve magnamo! Crick crock (cazzo lo ioide)! Sangue, carne, sputter, splatter, plotter! Non è educato ma oggi funziona così. E non abbiamo cominciato noi. Evidentemente svelare la trama di un testo, la cui tipologia ha nella sorpresa uno dei punti di forza, equivale a un giudizio di valore sulla medesima. Dell' Autore me ne frego - è una entità metafisica, un logo in cima alla copertina. I miei giudizi sono i suoi rischi di intrapresa. Non esiste che si materializza, tossicchia, e mi fa: ehi tu, lettore, sentiammè.»
E più giù:
«Con l'urbanissimo utente Lucarelli non ho difficoltà ad ammettere che lo spoiler, nella libera comunità telematica, è una convenzione di cortesia verso il prossimo, e infrangerla può risultare irritante. Magari non ci fa caso nessuno, magari si incazzano - vai a prevedere. Ma se dò un giudizio mi sento di doverlo motivare e per motivarlo può essere necessario entrare nei dettagli. I recensori dei giornali hanno altri vincoli e interessi che gli fanno premio, io no. Omettere lo spoiler è una forma di arroganza? Eh! questo è il *mio* rischio di intrapresa. Ciao!»
Io:
> Non esiste che si materializza, tossicchia, e mi fa: ehi tu, lettore, sentiammè.
«Oddio, Pamela ha di nuovo le sue cose... pardon, il ricordo delle sue cose.»
Lucarelli a P. Bianchi:
«Appunto... fregatene pure dell'autore, che quando entra in un nsg è uno come gli altri e non si permette di farti "ehi sentiammè" come dici... ma non fregartene del lettore. Lo spoiler è una cortesia soprattutto verso di lui. Mi piacerebbe conoscere il parere di altri su questo punto... »
Io:
P. Bianchi a Lucarelli:
«Per il lettore normale un libro è una macchina narrativa, l'autore è un marchio... Lo spoiler, per analogia con lo spoiler aerodinamico, è un artificio grafico (scritta "spoiler", righe di a capo, ROT13 ecc.) che interrompe il flusso della lettura e ostacola la visione del pezzo che segue, pezzo dove si rivelano aspetti critici della trama. Lo SPOILER è una buona cosa in quanto (caso raro di un termine che significa il suo opposto) IMPEDISCE DI ROVINARE la sorpresa. Io vengo accusato di NON averlo messo, rivelando il dettaglio cruciale della trama. Nel mio messaggio non c'era alcun artificio grafico, dunque, lo spoiler NON c'era. C'era, sì, quella clausola, citata dalla Zani, che "non rivelavo il finale per rispetto, come suol dirsi, del lettore". Non era proprio una balla, nel senso che da lì in poi nel libro si davano positivamente altri morti; ma erano morti senza mistero, e la mia clausola era solo un pegno pagato all'ipocrisia con ostentata riluttanza. Si capiva che volevo proprio discutere la "trovata" del libro.
La trovata del libro,
[SPOILER: salta il paragrafo se non la vuoi leggere,]
non era che il capomanipolo bestia fosse un pluriomicida. La trovata era che la bestia fosse in realtà a modo suo un cripto poeta, uno che aveva architettato la propria sparizione dal mondo, e relativa soppressione dei testimoni, per non abbandonare la "sua" isola. Trovata che io IMHO reputo debole sia per motivi di bassa plausibilità organizzativa, sia perché non adeguatamente preparata sul piano della maturazione psicologica del personaggio.
[Fine Spoiler.]
Lo spoiler, come testimonia la S. Seveso, e forse ora potrai confermare tu stesso, non ha mai veramente impedito e temo neanche scoraggiato nessuno dal proseguire la lettura, ed è ormai una pura convenzione cerimoniale. Come tutte le convenzioni cerimoniali, vestirsi bene, dare del lei, cedere il passo, concedere qualcosa all'interlocutore ecc., è un semplice lubrificante sociale, un'attestazione di rispetto che l'individuo offre al prossimo, per calcolo o per innata gentilezza non stiamo a dire. Io ho calcolato che qui la mia, diciamo schiettezza, sarebbe stata mediamente accettata dalla platea con cui prevedevo di relazionarmi. È vero che non si può mai sapere (gg. fa mi hanno perfino rimproverato la mancata spoileratura di Baudolino, che non è un giallo e un finale propriamente non ce l'ha), ma mai più prevedevo la materializzazione dell'autore. Il quale non volendo per le convenzioni di cui sopra dirmi in faccia "brutto stronzo che cazzo fai", ha preso le parti del cliente medio e ha rimarcato la mancanza dello spoiler. Certamente non parlava per sé, visto che almeno lui la trama la deve conoscere. Diciamo che parlava come l'ingegnere che rimprovera il collaudatore, perché gli brutalizza il prototipo (se non lo brutalizzi non saprai mai quanto vale). Allora io dico che il libro, se voleva essere un giallo incentrato sul whodunnit, insisteva troppo con la prosa ricamata, facendo pensare che la trama fosse ritenuta una cornice per parlare d'altro, e quindi un elemento sacrificabile. Così ho opinato, così ho fatto.»
(Immagine da www.forzanuovapicena.org/.
(Lucio Angelini sull'altopiano di Asiago, alle falde del Monte Fior).

Domenica scorsa la sezione veneziana di Trekking Italia , per la serie "Itinerari letterari", aveva in programma un'escursione sull'Altopiano dei Sette Comuni.
«Si ripercorrono alcuni luoghi citati in "Un anno sull'Altopiano" di Emilio Lussu: dalla Val Miela ai pascoli di Malga Slapeur e alla cima di Monte Castelgomberto (m. 1771), segnato da numerose testimonianze della Prima Guerra Mondiale. Successiva salita al Monte Fior (m. 1824), quindi ritorno attraverso la suggestiva "città di roccia".»
Mentre escursionavo, mi è tornato in mente un vecchio post del mitico P. Bianchi intitolato, appunto, "Lussu, un anno sull'altopiano". Apparve in it.cultura.libri, mia prima palestra di cazzeggio & confronto letterario in rete, l' 8 gennaio 2001. Grazie a Google Groups l'ho recuperato facilmente.
Di P. Bianchi (che a quei tempi, prefigurando Carlo Lucarelli, chiamavo Pamela dell'Amba Alagi) forse parlerò anche domani, ma intanto eccovi il suo post lussiano:
«Grande libro, che storie, che uomini. 200 pagine in un'ora e mezza, neve e cognac. Emilio Lussu, sardo, liberlasocialista, universitario, interventista, volontario a 24 anni, quattro anni di fanteria nella brigata Sassari, sempre in prima linea, sul Carso, sull'altipiano d'Asiago, sulla Bainsizza. Combattente, reduce, fondatore del PSd'A, deputato, aventiniano, antifascista, confinato, evaso, esule, Giellista, resistente, senatore, scrittore, morto 25 anni fa. Giù il cappello. E non lo voleva scrivere, l'ha scritto nel 36 per passare il tempo in sanatorio, praticamente obbligato da Salvemini. "il lettore non troverà in questo libro né il romanzo né la storia... non alla fantasia ho fatto appello, ma alla memoria. Io mi sono spogliato anche della mia esperienza successiva e ho rievocato la guerra... con le idee e i sentimenti di allora".
Si sorride e si freme, si ha paura e ci si indigna, generali imbecilli e capitani eroici. Oggi vivi, domani morti. Il tenente colonnello ubriacone che fa l'analisi all'altipiano, "indicava le posizioni con la bottiglia. Frequentemente avvicinava la bottiglia al bicchierino, come volesse riempirla, ma ogni volta arrestava a tempo la bottiglia, e il bicchierino restava sempre vuoto. - Sul monte Fior, posizione chiave, per non perderlo i comandi hanno ammassato una ventina di battaglioni, mentre qui, che è la porta, tutti compresi siamo quattro gatti. L'idea è sbagliata di sana pianta. Ma è scritto nei testi che chi tiene la vetta impedisce al nemico di passare per la vallata sottostante. E dunque, tutti in cima. Senza un cannone. Ma dalla cima a qua, che è lo sbocco della valle verso la pianura, ci sono 4 o 5 km in linea d'aria. Se gli austriaci forzano lo sbocco, "la porta", vi possono infilare tutta un'armata, senza avere un ferito, mentre "la chiave" resta appesa al muro. Lei non beve, eh? lei non beve!".
Nell'ottobre del 1917 i tedeschi sfonderanno a Caporetto dilagando per i fondovalli. Ma intanto: "A me pare che se abbiamo venti battaglioni, gli austriaci di qui non possono passare". "E come lo impediscono i nostri venti battaglioni da lassù? Non hanno un solo cannone e non potranno averlo perché mancano le carrozzabili. Con le mitragliatrici e i fucili? Armi inutili a quella distanza. E allora? E allora niente, perché se noi siamo degli imbecilli, non è detto che di fronte a noi vi siano comandi più intelligenti. L'arte della guerra è la stessa per tutti. Vedrà che gli austriaci attaccheranno monte Fior con 40 battaglioni, e inutilmente. E siamo pari. Questa è l'arte militare".
Monte Fior attaccato dagli austriaci. Monte Fior difeso. Monte Fior evacuato per paura. Il generale comandante rimosso per viltà. Il nuovo generale Leone. Il generale Leone che si sporge dalla trincea. Il generale Leone incolume. Soldato sapresti imitare il tuo generale. Il soldato sparato in gola. E lei tenente non è mai stato ferito. Strano, molto strano. Sarebbe ella un timido? Il generale Leone che cade dal mulo e strapiomba. Il soldato che lo salva. Il soldato picchiato a sangue dai commilitoni. Le corazze Farina, 14 corazze, 14 morti. I reticolati, le pinze che non tagliano. Il tenente richiesto di offrirsi volontario che dice signornò. Il tenente ordinato di uscire che dice signorsì. Il tenente che si slaccia dal cinturone un pugnale viennese dal corno di cervo, trofeo di guerra e dice tienilo per mio ricordo. Il tenente pallido che estrae la pistola, scavalca la trincea, avanza 50 metri. Il tenente che viene ammazzato. La feritoria 14. Il cecchino della feritoria 14. Il cecchino che colpisce una moneta attraverso la feritoia 14. Il capitano di cavalleria che guarda dalla feritoria. Il capitano che viene ammazzato. Il generale Leone che guarda dalla feritoria. Il cecchino che non spara. Il generale Leone promosso. Il nuovo generale teorico della scuola di guerra che non dà ordini ma tiene lezioni e chiede definizioni. I nostri cannoni che sparano sulle nostre truppe. Le truppe che scappano dal rifugio. Il maggiore che ordina le decimazioni. Il plotone che spara alto. Il maggiore che allora estrae la pistola e ne ammazza due. Il plotone che ammazza il maggiore. I pazzi, gli impazziti, gli ubriachi. I migliori che se ne vanno. Un anno sull'altipiano, un anno di cognac, fango, cognac, neve, follie, cognac, mine, cognac, contromine, cognac. Vita, morte, alcol per non pensare, un libro per ricordare.
Lo fanno leggere a scuola, che errore, che errore, a scuola è troppo presto. Ciao P. Bianchi»
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[Foto di A. Bianchi]
[ALTRE FOTO QUI: http://www.magicoveneto.it/Altipian/MFior/Foto01.htm ]

Divertente la lettera aperta apparsa su it.cultura.libri il 10 maggio scorso:
«ALL'ATTENZIONE DELLA SIGNORA F. MURSIA
Comprato nuovo libro della Mursia Editore. Pagato 14 euro, che non sono pochi per un brossurato di 180 pagine. Lasciato per errore sul cruscotto dell'auto al sole, tempo un'ora, ok, magari le ore erano due. Ripreso in mano, aperto, esploso: le signole pagine si sono scollate per il rammollimento della colla del dorso, evidentemente a base di Pongo.
Signora Mursia, sappia che ho ancora libri di suo papà degli anni '60, erano cuciti, erano cuciti bene, sono ancora sani e interi. Questo qua nuovo e caro, che lo volevo anche prestare, dopo due gg. è da buttare. Meno risparmi pidocchiosi e più fiducia nella vita attesa del prodotto, grazie.
A. Vincenzoni»
Ho commentato:
«Tesoro, pensa se avevi lasciato lì al sole sul cruscotto un panetto di
burro.»
E lui:
«Col burro me lo aspetto. Con un libro non me lo aspetto. Un libro lasciato al sole mi aspetto che sbiadisca o ingiallisca o prenda fuoco, ma non che COLI. Uno schifo, l'industria editoriale lavora tecnicamente col culo. Tu che sei nel giro, faglielo sapere, che l'utenza è incazzata. È ora di finirla con sta storia del libro come "easy money".
Io:
«Sorry, fuorissimo dal giro. Inoltre, a quel che ne so: editoria = very very very HARD money:-/ Solo che viviamo nell'era dell'usa e getta. Produrre sempre di più, consumare sempre di più (ma soprattutto: sempre più in fretta.)»
LADRO D'ANIME:
> Solo che viviamo nell'era dell'usa e getta. Produrre sempre di più, consumare sempre di più (ma soprattutto: sempre più in fretta.)
E gli autori sono adeguati al supporto: penso ai vari faletti, moccia, licia
troisi, melissa panarello ecc...
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[Avrei voluto precisare: «Eh, no, adesso abbiamo i neo-epici!!!», ma stavolta sono riuscito a trattenermi:- )]

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[Immagine da http://www.worldofstock.com/slides/PRE1643.jpg ]
Da "IL GAZZETTINO" di mercoledì 7 maggio:
«Una quindicina di cime bellunesi, 28 nel Veneto, un'ottantina in Italia, 113 nel mondo. Immaginatele tutte fumanti come vulcani, di una scia di colore rosso come le tonache dei monaci. Questo è lo scenario cui assisteremo, tempo permettendo, domenica prossima [11 MAGGIO] dai fondovalle e dalla pianura, che ci ricorderà come in Tibet si violino i diritti umani. Alle 13 saranno lanciati nel cielo fumogeni, simili a quelli che si usano negli stadi per fini meno nobili. È la peggiore pubblicità che la Cina, ormai sempre più vicina alle Olimpiadi, possa avere nel mondo intero. A organizzare la singolare, pacifica protesta (The sad smoky mountains & skyscrapers), che coinvolge decine di alpinisti, è il vicentino Alberto Peruffo, 40 anni, di Montecchio Maggiore, egli stesso alpinista con esperienze extraeuropee, ideatore di Antersass, casa editrice e agenzia di ricerca culturale, titolare nel suo paese della libreria "La casa di Giovanni", ma più conosciuto per le sue performance culturali nel far lavorare insieme tanti artisti in un'unica opera e la sua vocazione a mettere in rete le persone. L'anno scorso era riuscito a portare nel centro di Vicenza centinaia di persone come morti che scendevano dagli altipiani della guerra per entrare in un grande cimitero. Pare che sia riuscito a risvegliare le coscienze sul tema della pace in una sorta di tam tam iniziato poco più di un mese fa, quando la questione tibetana, all'indomani della repressione cinese a Lhasa, è tornata al centro dell'agenda politica mondiale per i possibili risvolti sui Giochi che saranno ospitati a Pechino. Fra le cime di porpora ci sono la Marmolada, regina delle Dolomiti, la Civetta e la Torre Trieste, l'Antelao, la Schiara, il Nuvolau, l'Averau e il Pore, il Faloria, conosciuto da tanti sciatori, Punta Santner, Cima d'Asta, il Coglians, ma anche tante cime minori, ma non per questo meno conosciute, delle Prealpi venete: il Pasubio e l'Ortigara, Cima Carega, Cima Marana, il Sengio Alto, il Baffelan e Cima Spitz, il Corno d'Aquilio e Punta Telegrafo (Baldo), il Pavione, Cima Larici, Cima Dodici, il Monte Zevola e il Monte Tomatico, il Mont Alt de Framont, Cima Lavaraste, Col de Moi, lo stesso altipiano di Asiago. E poi naturalmente fumogeni si leveranno dalle altre cime più importanti delle Alpi (Peruffo salirà sul Cervino) e degli Appennini. L'iniziativa sarà adottata anche Olanda e in Norvegia, in Spagna, e poi in America, Messico e Venezuela.» (Flavio Olivo)
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THE SAD SMOKY MOUNTAINS & SKYSCRAPERS
(accensione, mediante simboli e pensieri, del cuore infranto delle montagne e
di chi le percorre; troverete dettagli e chiarimenti nel sito:
http://www.sadsmokymountains.net/
http://www.antersass.it/sadsmokymountains/default_italiano.htm
lista delle montagne già "accese":
http://www.antersass.it/sadsmokymountains/list00.htm
per partecipare scrivete a sadsmoky@antersass.it
DOMENICA 11 MAGGIO ORE 13.00 l.t.
Ogni gruppo agirà secondo le proprie esigenze dettate dalle condizioni meteo locali e dalle rispettive montagne.
Ecco 3 possibili opzioni di accensione:
1. per chi agirà in condizioni ottimali e godrà di buone condizioni di visibilità invitiamo a rispettare con precisione PUNTUALE l'accensione alle ore 13.00;
2. per chi invece non riuscirà a raggiungere le vette, o dovrà agire in condizioni di difficile visibilità, invitiamo ad accendere lo stesso i fumogeni alle ore 13 dal punto in cui si trova e documentare tutto nel migliore dei modi possibile (anche foto o video raccolti in condizioni non ottimali serviranno a documentare le diverse azioni nel lavoro collettivo di rielaborazione che poi faremo);
3. ultima opzione, per chi è impegnato in montagne con condizioni difficili (come ad esempio il Cervino...), dove l'arrivo in vetta non è così scontato per le ore 13, è quella di accendere i fumogeni oltre che secondo l'opzione 2, nel momento in cui si arriva in vetta.
L'importante è agire, lanciare un segnale, simbolico e non solo, documentare e tornare tutti a casa.
E' obbligatorio riportare a valle tutti gli involucri dei fumogeni o altri residui.
Le forze dell'ordine, Protezione Civile e Soccorso Alpino, saranno ufficialmente avvisate. E' comunque consigliabile per chi ha contatti diretti di avvertire che i segnali di fumo rossi non saranno richieste di soccorso.
Prudenza e determinazione.
Buone montagne a tutti e un abbraccio sincero.
alberto_peruffo
Venerdì 9 maggio, 15.30 PM
[in partenza per il Cervino]

Ieri mattina, completato il post "WU MING 1 COME CRISTOFORO COLOMBO", mi ero premurato - per correttezza - di avvisare i destinatari della mia affettuosa satira, sperando segretamente di ricevere complimenti del tipo "Be', stavolta ci hai fatto proprio ridere. Sei stato spiritoso"...
Non l'avessi mai pensato!
Nel giro di qualche minuto mi è grandinata addosso ogni sorta di improperi. Il più tempestivo è stato Giuseppe Genna. Anziché dirmi "si tratta di una delle narrazioni super-storiche più importanti degli ultimi anni (in linea precisa con la poetica del New Italian Epic)" come ormai tende a ripetere pavlovianamente a chiunque gli stia un filino simpatico, mi ha intimato di non scrivergli GIAMMAI PIÙ, dandomi persino del "sottoautoriale" (dall'alto della sua sovrautorialità, ovviamente) con ciò forse vendicandosi delle mie mancate grida di meraviglia al suo neo-epicissimo "HITLER". Ha anche sottolineato che le mie presunte giocosità non lo fanno ridere per niente [a me certe sue pomposità sì, n.d.r.].
Subito dopo si è fiondata in mail box la Lipperini che, dopo avermi ululato [omissis]... , mi ha ufficialmente diffidato dal citare pubblicamente qualsiasi parte della sua mail privata. Me ne guardo bene. Posso, in compenso, sintetizzare la MIA risposta: le ho detto che anche se faceva finta di trovare volgare e disgustosa la mia insistenza sulla sua età, in realtà doveva aver capito benissimo che l'accostamento ad Alcina non aveva nulla a che vedere con gli anni (è peraltro più giovane di me), ma con la sua doppiezza comportamentale: democratica a parole [come tanti... troppi progressisti di mia conoscenza, n.d.r.] intollerante nei fatti, almeno con me. Per esempio nel post di ieri sull'ESCLUSIONE ha censurato il seguente contributo:
«Ehm… credo che di esclusioni te ne intenda un pochino anche tu, nel tuo piccolo.»
Postato Giovedì, 8 Maggio 2008 alle 10:54 am da Lucio Angelini
[Il tuo commento è in attesa di approvazione.]
[L'approvazione non è mai arrivata ]
Ho aggiunto che se, secondo lei, facevo il pari con Berlusconi quando parla delle femmine in menopausa della sinistra, lei, secondo me, faceva il pari col Berlusconi quando scaccia dalla tivù Biagi-Santoro-Luttazzi, si parla licet componere magnis...
Comunque, per farla breve, mi ha invitato anche lei a uscire dalla sua vita.
Verso mezzogiorno, infine, si è svegliato il grande sinistr' orsoyoghi Wu Ming 1, ma solo per dichiararsi del tutto all'oscuro dell'accaduto, dal momento che ogni mia mail - a suo dire - finisce direttamente nel cestino, per essere cancellata in automatico. [Strano, visto che solo il 26 aprile scorso mi ha avvisato personalmente, proprio via mail, dell'impossibilità di tener fede all'appuntamento di Mogliano previsto per oggi 9 maggio:- ), n.d.r. ] Mi ha poi suggerito di pubblicare nel mio blog la seguente immagine:

con cui aiutare i miei detrattori a filtrarmi.
Per non contrariarlo ulteriormente, come Garibaldi ho pensato: "Obbedisco!". Ma gli ho anche detto: "Roberto, sei così buffo quando ti arrabbi". Evangelisti, per fortuna, è ancora in Francia e non si è potuto pronunciare sul mio nuovo delitto di lesa autorialità, ma confido grandemente nel suo aplomb. E tuttavia sto cominciando a pensare che prima di sedermi al computer, la mattina, e avviare il nuovo post della giornata, farei forse meglio a rispolverare la vecchia canzoncina sanremese "Papaveri e Papere" e cantarne il ritornello:
"Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti,
e tu sei piccolino, e tu sei piccolino,
lo sai che i papaveri son alti, alti, alti,
sei nato paperino, che cosa ci vuoi far???."
Celiare postmodernamente su un Autore che si sente con la A maiuscola in un lit-blog dichiaratamente votato al cazzeggio può provocare reazioni non sempre divertite, ora che il cipiglioso Bui ha lanciato la nuova moda: "Prendiamoci tutti terribilmente sul serio"... Ricordo, però, che quand'era più giovane e scanzonato, pubblicava addirittura nel suo GIAP le mie innocue parodie:
http://www.wumingfoundation.com/ourbooks/news.php?extend.54
Poi è rimasto choccato dal film "300" e adesso crede di essere Leonida:- )
PS: Faccio notare che il parametro n. 7 del Prontuario per Misurare la Neo-Epicità di un testo recita: «7. Comunità e transmedialità. - Sono opere transmediali e in qualche modo "collettive". Danno infatti spesso avvio a una serie di spin-off e "riappropriazioni", in una modalità che i Wu Ming associano alla "natura 'disseminata'" dell'epica greca antica.»
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(Wu Ming 1 sbarca sulla spiaggia del Massachussetts Institute of Technology)
Cristoforo Colombo non inventò l'America: la scoprì. Come dire che c'era anche prima che lui ci arrivasse. Semplicemente in Europa non si sapeva della sua esistenza. Allo stesso modo Wu Ming 1 non ha inventato il NIE (New Italian Epic). C'era anche prima che lui ci incollasse sopra l'anglofila etichetta. Semplicemente nessuno ci aveva fatto caso [nemmeno i quotidiani "La Repubblica" e "L'Unità", ma allertarli non sarebbe stato un problema, n.d.r.]. O per lo meno così si sostiene in questo saggio...
Un giorno, passando davanti allo specchio, Wu Ming 1 osservò: "Cazzarola, 'sto Q (ui) ci ha proprio un aspetto niù epic, l´Italia non deve far altro che accorgersene!"
Un giro di telefonate agli amici Lipperini, Lucarelli, Evangelisti, De Michele, Giuseppe Genna con la consegna "FIAT NOVUM ITALICUM EPOS!"... et novum italicum epos fuit.
Insomma, se nel romanzo "Il nome della rosa" Umberto Eco aveva asserito "Stat rosa pristina nomine", Wu Ming 1 non aveva voluto essere da meno: "Stat novum italicum epos pristinum nomine".
Lucio Angelini pensò a uno scherzo:
http://lucioangelini.splinder.com/post/16883086
Provò a parlarne con la Lipperini in Lipperatura, ma la Lipperini, dopo essersi trasfigurata come la maga Alcina dell'Ariosto, lo defenestrò brutalmente. [Wu Ming1 per la Lipperini è come L. Ron Hubbard per un adepto di Scientology, n.d.r.].
[LIPPERINI 1:
Di persona era tanto ben formata,
quanto me' finger san pittori industri;
con bionda chioma lunga ed annodata:
oro non è che più risplenda e lustri.
Spargeasi per la guancia delicata
misto color di rose e di ligustri;
di terso avorio era la fronte lieta,
che lo spazio finia con giusta meta...
LIPPERINI 2
Pallido, crespo e macilente avea
Loredana il viso, il crin raro e canuto,
sua statura a sei palmi non giungea:
ogni dente di bocca era caduto;
che più d'Ecuba e più de la Cumea,
ed avea più d'ogn'altra mai vivuto.
Ma sì l'arti usa al nostro tempo ignote,
che bella e giovanetta parer puote.
74 Giovane e bella ella si fa con arte,
si che molti ingannò come Angelini;
ma la New Epic venne a interpretar le carte
che già molti anni avean celato il vero.]
Angelini si appellò a Giuseppe Genna, che scoppiò in una risata irrefrenabile:
"Ma Lucio!!! Ancora credi che esista una giornalista che si chiama Loredana Lipperini? Suvvia, tu che sei esperto nello smascherare le sublimi beffe di LB! Lipperini non esiste, è un bot programmato, le foto sono tratte dalla vita della ministra dell'agricoltura della Repubblica Slovacca! È sublime e geniale! Non avertene, chiunque di noi è incappato in una delle beffe di LB che tu sveli con ardita consapevolezza! E sottolineo 'ardita'! No jo dire ar Dita, che s'ammoscia, dài... "
Angelini scosse tristemente il capo: "Non esiste! Non esiste!", ripeteva.
Allora Wu Ming 1 lo prese per un orecchio e gli gridò: "Non esiste sta wu-minghia! Non esiste ciò che esiste, vorrai dire, mo esiste ben ciò di cui si parla, soc'mel!"
Angelini pensò al signor Imparziale, che in un commento su Lipperatura aveva osservato:
"Ho seguito il dibattito e penso di aver individuato due scuole di pensiero: secondo la prima Wu Ming 1 ha fatto bene a marcare un territorio in cui avrebbero pisciato lui e un’altra dozzina di autori accomunati da otto evidenti segni caratteristici (in realtà non così evidenti e per giunta già ampiamente presenti nella letteratura di tutte le epoche); secondo altri pensatori il recente saggio di Wu Ming 1 tradirebbe sostanzialmente una forte nostalgia per le storiche beffe mediatiche giocate dai Luther Blissett al tempo in cui erano ancora bamboccioni ante litteram (”Spargiamo in giro la voce che ’sta cosa esiste e vediamo quanti pecoroni ci vengono dietro”):
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/04/23/new-italian-epic/#comments
"La seconda che hai detto!", singhiozzò, pigolando sempre più piano.

Postato Domenica, 4 Maggio 2008 alle 10:28 am da Frontale
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[Immagine da http://991.com/newgallery/The-Smiths-The-Boy-With-The-9868.jpg ]
(I fermati per l'aggressione di Verona)
Scriveva Tiziano Scarpa qui:
http://www.carmillaonline.com/archives/2008/02/002538.html
"Caratteristica delle fiabe è quella di mettere in scena prove iniziatiche. Qui (come nella civiltà moderna) alla prova iniziatica (all’esperienza traumatica) si sostituisce l’educazione. Alla notte passata da soli nella foresta si sostituisce il compito in classe, l’esame di maturità... Oppure, per paradosso, si potrebbe sostenere che questa è una fiaba in cui, invece della solita prova iniziatica simbolica (l’essere divorati dal lupo, l’essere impiccati dal Gatto e la Volpe e ritrovare il padre nel ventre di una balena...), la prova iniziatica da subire è quella della sottrazione della prova iniziatica! La prova iniziatica, cioè il trauma regolato, collaudato dalla tradizione che ha brevettato il rito: dove tuttavia, sebbene in forme sorvegliate e protette, si produce una ferita vera, non immaginaria... Bene, tu racconti il trauma di coloro che hanno subito la sottrazione del trauma...! Il principe ha una vita durissima, un’infanzia tristissima, in cui nessuno gli eroga più il simbolico! Ce la deve fare lo stesso, la sua prova iniziatica è l’assenza di prove iniziatiche! Deve crescere in un mondo in cui la crescita è demandata tutta all’educazione, e non all’iniziazione..."
(Tiziano Scarpa, Postfazione a "Una volta c'era", Carmillaonline editore)
Ebbene, direi che le cose stanno anche peggio di così. La prova iniziatica da affrontare oggi, per alcuni sfortunati giovani, non sembra affatto essere l'assenza di prove iniziatiche, ma il superamento del più squallido degli esami: quello in cui l'adolescente di turno, per essere accettato e apprezzato, deve dimostrare al branco di saper compiere un gesto di assoluta VILTÀ (anziché di coraggio) ai danni di un inerme, secondo "un patto giurato fra uomini liberi, che volontari si adunarono per odio, non per dignità", se possiamo tristemente invertire le parole di Piero Calamandrei. E tuttavia bisogna stare attenti a non generalizzare. La stupidità e la ferocia gratuita (magari da filmare e inserire in Youtube.com) dilagano, sì, ma ci sono anche centinaia di migliaia di altri giovani generosamente pronti all'amicizia, al volontariato e all'impegno sociale.
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[Foto da http://www.ansa.it/ ]
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Tratto dalle Metamorfosi, il famoso romanzo di Apuleio di Madaura (II sec. d. C.), questo libro narra le vicende di Lucio, un ragazzo troppo curioso, che, trasformato in asino per errore, alla fine riprende l'aspetto umano. Come nel romanzo di Apuleio, è il protagonista che racconta in prima persona la sua storia. Lo fa usando un linguaggio semplice, che ha l'immediatezza della lingua parlata, e che i ragazzi di oggi possono capire e seguire senza sforzo. Il racconto alterna momenti drammatici a momenti di comicità, momenti di azione incalzante a momenti di quiete, e offre sovente lo spunto per riflettere sul significato della vita. Inoltre il lettore, seguendo Lucio nel suo peregrinare, viene a contatto con luoghi, personaggi, situazioni che gli permettono di conoscere la vita nelle province dell'Impero romano durante l'età degli Antonini. [Da http://www.loescher.it/catalogo/index.jsp?dx=02&entry=950 ]
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[Foto di Alberto Furlan]

(La libreria KAOSMOSI di PADOVA)
Sabato 3 maggio alle ore 21.00 alla libreria Kaosmosi di Padova lo scrittore più cattivo dell'anno, CARLO CANNELLA, presenterà il suo libro "TUTTO DEVE CROLLARE", edito da Vibrisselibri. Intervengono Giulio Mozzi, Gaja Cenciarelli, Alessandro Simonato, Giulia Tancredi, Stefano Mazzoni, Lucio Angelini.
Scarica gratuitamente il libro (pdf da 821 kb)

"Fernando schiacciò l’interruttore della luce e chiuse la porta alle sue spalle. Un sordo rantolio metallico si perse nella vuota cavità della stanza. Era il segnale. L’uomo con la tuta aprì la cerniera del suo camiciotto ed estrasse dalla tasca interna due piccole mazze in acciaio. Ne porse una al vecchio, poi fu come se venisse giù l’inferno. I due uomini cominciarono a colpire i bambini con le mazze. Le loro mani si contorsero nella dimensione mistica dell’oltraggio, impiastricciate dal sudore. Le pieghe scimmiesche dei loro volti non tradirono la minima emozione. Le labbra dei bambini, secche e screpolate, esplosero sotto la pesantezza dei colpi. La mattanza durò in tutto una manciata di secondi. Fernando ebbe finalmente un gesto di approvazione. «Non bisogna mai eccedere con la violenza» disse «altrimenti possono rovinarsi gli organi interni. I coltelli e le pallottole sono strumenti inutili che fanno a pezzi qualsiasi cosa, i bastoni danno un po’ l’idea della foresta ma offrono i risultati migliori»." (Da Tutto deve crollare, Vibrisselibri)
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(Immagine da http://www.lellovoce.it/claudio/marghera_pd_02web.jpg )
«Salve. Io ci ho un romanzo nel cassetto che, a pensarci bene, mi sembra proprio neo-epico. Però non ci ho l’editore. Posso arruolarmi lo stesso nelle brigate del NIE? Da che parte è il fronte?»
Postato Domenica, 4 Maggio 2008 alle 4:58 am da Sguardo Obliquo
«Puoi senz’altro rivolgerti a Vibrisselibri, sono il meglio del meglio del meglio.»