
(Ramona Corrado)
Anche noi di Vibrisselibri, adesso, ci abbiamo la nostra brava campionessa di New Italian Epic, ovvero dotata di sguardo obliquo ("esplorazione di punti di vista inattesi e inconsueti, compresi quelli di animali"). Nello specifico, ha raccontato la capitale dal punto di vista di un gatto. Leggete qua:
«... e vanno leggere, vanno* [* le opere degli scrittori del Nie, n.d.r.]
si rincorrono, salgono
scendono per il ciel.
Blu
le mille bolle blu
Blu
le vedo intorno a me
blu
le mille bolle blu
che volano e volano e volano
Blu
le mille bolle blu
blu... »
(Da "NEW ITALIAN EPIC, Memorandum 1993-2008", di Wu Ming 1)

«Eccole, dal centro della nebulosa già ripartono, volano in ordine sparso [le mille bolle blu, n.d.r.], le traiettorie divergono, s'incrociano, divergono...»
(Da "Le mille bolle blu", di Rossi-Pallavicini, cantata da MINA al festival di Sanremo del 1961)
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[Immagine di Mina da http://www.italica.rai.it/immagini/musica/sanremo2004/canzoni/img/mina_bolleblu.jpg ; immagine della nebulosa di Orione da http://www.universomisterioso.com/immagini/orione_nebulosa.jpg ]

(Eleonora Duse in "Cenere")
Ci sono forme d'arte a cui si può guardare sub specie aeternitatis, altre destinate a scolorire al pallido sole dell'effimero. Che resta, per esempio, dell'arte di un grande danzatore o di un grande attore vissuto in tempi in cui non esisteva la possibilità tecnica di videoregistrarne le performance? Un pugno di cenere, forse...
Leggiamo nell'explicit di "Cenere", di Grazia Deledda:
«E in quell'ora memoranda della sua vita, della quale capiva di non sentire ancora tutta la solenne significazione, quel mucchiettino di cenere gli parve un simbolo del destino. Sì, tutto era cenere: la vita, la morte, l'uomo; il destino stesso che la produceva... »
Che resta, per esempio, dell'arte di una grande artista come Eleonora Duse, di cui quest'anno si celebra il 150enario della nascita?
La risposta, nel suo caso, la dà il film "CENERE" (tratto, appunto, dal romanzo citato sopra), l'unico che la grande attrice di teatro abbia mai interpretato. I visitatori della mostra da poco inaugurata a CHIOGGIA nell'ex Chiesa di San Francesco Fuori le Mura possono gustarselo in una saletta dedicata (dura solo una mezz'oretta).
Della Duse mi era già capitato di visitare la tomba ad Asolo, nel cimitero di Sant'Anna.

Ma la famiglia dell'attrice era originaria di Chioggia e proprio a Chioggia Eleonora trascorse lunghi periodi nell'infanzia. La mostra che la città ha dedicato alla Duse è menzionata qui:
http://www.cini.it/it/event/detail/1/174
«Dal 20 settembre al 19 ottobre 2008 si terrà a Chioggia, presso le Sale espositive del Museo Civico "S. Francesco fuori le Mura", la mostra "Eleonora Duse: la donna e l'artista". Organizzata dal Comune di Chioggia, la mostra, che rientra nell'ambito delle iniziative di celebrazione dei 150 anni dalla nascita della grande attrice, ripercorre la vita dell'artista attraverso l'esposizione di materiali originali, fotografie, abiti e oggetti a lei appartenuti, messi a disposizione dalla Fondazione Giorgio Cini. L'idea di realizzare una mostra su Eleonora Duse a Chioggia è nata per sottolineare il profondo legame della Duse con la città e con il Veneto. La famiglia dell'attrice infatti era originaria di Chioggia, il nonno Luigi, nato nella città lagunare, fondò a Padova il teatro omonimo nel 1834, nella compagnia da lui diretta erano impegnati anche i genitori e gli zii di Eleonora. Le origini e la vita dell'artista sono quindi già fortemente impregnate dell'ambiente teatrale fin dalla nascita. Una sezione della mostra è dedicata a documenti inediti provenienti dall'Archivio Storico e dalla Biblioteca Civica di Chioggia, che testimoniano il legame di Eleonora Duse e della sua famiglia con la città. All'interno della mostra verrà inoltre proiettato il film Cenere del 1916, tratto dal romanzo di Grazia Deledda per la regia di Febo Mari, occasione unica per poter ammirare l'arte drammatica dell'artista. La mostra si avvale della collaborazione della Fondazione Giorgio Cini. Ingresso libero.»
A proposito, dopo aver parlato di cenere e destino, l'explicit del romanzo della Deledda precisa:
«Eppure, in quell'ora suprema, vigilato dalla figura della vecchia fatale che sembrava la Morte in attesa, e davanti alla spoglia della più misera delle creature umane, che dopo aver fatto e sofferto il male in tutte le sue manifestazioni era morta per il bene altrui, egli ricordò che fra la cenere cova spesso la scintilla, seme della fiamma luminosa e purificatrice, e sperò, e amò ancora la vita.» *-°
P.S. Dal Lido di Venezia (ove abito) si può andare a Chioggia con l'autobus n. 11 che, arrivato agli Alberoni, si imbarca sul traghetto per la successiva isola di Pellestrina, la percorre tutta fino in fondo e scarica i passeggeri davanti all'imbarcadero del vaporetto per Chioggia. Il tempo complessivo di percorrenza è di circa un'ora e un quarto.
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(Fotogramma del film "Cenere" da http://www.drammaturgia.it:80/recensioni/img/cat3/ruoli_duse.jpg ;
Immagine della tomba da www.chieracostui.com/.../
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(Giuseppe D'Emilio a sinistra nella foto, Valerio Evangelisti al centro, Lucio Angelini a destra)

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(Fano, la Fontana della Fortuna)
L'intervista a Paolo Agaraff, a cura di Annalisa Strada (su Arcoiris TV)

C'è chi maligna che io sarei poeta di poco momento. Allora leggete questa mia composizione e poi ditemi se, quando trovo in questo mio silenzio una parola, essa non paia scavata nella mia vita come un abisso °-*.
IL SALAME ALLA CACCIATORA
Il salumiere
teneva moltissimo
a far assaggiare
il suo salame
alla cacciatora,
così decise
di telefonarle
per invitarla a cena.
Lo fece, ovviamente,
con voce affettata.
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(Lucio Angelini)
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(Immagini da http://assets.espn.go.com/winnercomm/outdoors/general/i/Woman+hunter+holding+rabbit.jpg
e http://i194.photobucket.com/albums/z135/lussaz/penis.jpg )
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Quando pubblicai la foto di Girolamo De Michele nel post
http://lucioangelini.splinder.com/post/17334438/LIPPERINI+O+DELLA+MALAFEDE
il commentatore numero 9 osservò:
http://lucioangelini.splinder.com/post/17617826/QUEL+BRUTTO+COPIONE+DI+GIROLAM
Ieri il signor Girolamo ha detto di sé:
"Io faccio l’insegnante e SONO (non: “vorrei essere”) uno scrittore. E riesco a fare ambedue le cose, senza menarmela sul tempo che la scuola mi porta via. E ho amici che fanno lo stesso, ed altri che il culo se lo fanno non su una sedia, ma in fabbrica. E SONO scrittori. Quel fenomeno così bravo nella scelta delle parole giuste nel luogo opportuno [il professore di grafica della figlia della Lipperini, aspirante scrittore, n.d.r.] ci provi, a scrivere, che magari ci facciamo tutti quanti quattro risate. Come quando Pupi Avati si presenta e dice: sono un regista."
( http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/09/18/una-sera-a-casa-mia/ )
Ho replicato:
"Se per 'scrittore' intendi 'scrittore edito', ti confermo che sei uno scrittore. Ma il criterio vale anche per Pupi Avati, edito e distribuito quanto te. A me come regista non piace, ma non mi piaci nemmeno tu, se per questo."
Per tutta risposta Girolamo De Michele - che per il suo sguardo obliquo, anzi strabico, e l'aria debitamente sciroccata Wu Ming 1 non ha esitato ad arruolare tra i guerriglieri del NISE (New Italian Self Essay, saggio scritto da se stessi su se stessi, n.d.r.) - mi ha definito "una macchietta che cita Shakespeare credendolo la mezzala inglese della Cavese".
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Che volete, noi SCRITTORI:-), a volte, siamo più allegri delle comari di Windsor.
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[Immagine da http://www.blackmailmag.com/images/Incontri/De_Michele.jpg ]
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http://www.vibrissebollettino.net/archives/2008/09/testamento_biol_16.html#more
«Io, Giacomo Brunoro, nato a Padova il 2 febbraio 1976, in caso di incidente o di una malattia che mi porti ad uno stato di morte cerebrale e/o di coma irreversibile, affido a mia moglie (sperando che sia ancora la stessa) e/o ai miei familiari la gestione delle mie cure: voglio che venga evitata ogni forma di accanimento terapeutico nei miei confronti e che, se possibile, vengano donati i miei organi. Con l’espressione accanimento terapeutico intendo qualsiasi forma di assistenza medica che mantenga in vita il mio corpo mentre io non sono più in grado di esprimere la mia volontà sull’interrompere o continuare le cure. Per quanto riguarda il mio cadavere vorrei che fosse cremato. Questo per quanto riguarda il mio corpo. Per quanto riguarda la mia anima, ammesso che ci sia da qualche parte, posso fare o disporre ben poco in questa sede, quindi meglio lasciare perdere. Per quanto riguarda le mie cose (e sto parlando soprattutto dei libri, i fumetti, il computer e la musica) non ci ho ancora pensato, ma se potete evitare di buttare via tutto mi fate un favore. So che sto caricando le persone che mi vogliono bene di un’enorme responsabilità, però so anche che queste persone sono in grado di accettare questa responsabilità in maniera serena. Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 15.09.08 17:26»
Questo il mio commento:
«Ragionevole la parte che riguarda il corpo. Trascurabili le precisazioni sull'anima. Quasi lesive del diritto altrui le richieste sul ciarpame accumulato in vita da ciascuno di noi, dati i problemi di spazio di chi vive in città... È come se io chiedessi a chi mi sopravviverà di conservare le 850 casse di manoscritti inediti accumulati in un'intera vita di sventurata grafomania compulsiva:-)
Pubblicato da: Lucio Angelini - 16.09.08 09:01»
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(Immagine di Brunoro dal suo blog)

Scrive tale Tutiz il 16 settembre u.s. nel newsgroup it.sport.montagna:
«Ciao. Qualcuno sa dirmi se esistono dei posti in Val d'Aosta dove organizzano escursioni in quad? O al limite anche dei semplici noleggi... Grazie.»
Ecco qualche risposta:
1) «Non farti vedere dalle mie parti con un quad perchè fai una brutta fine... e non sto scherzando.»
2) «Se vuoi ti indico qualche burrone... puoi farci un salto dentro.»
3) «Con 'sti cosi avete sinceramente stracciato i maroni.»
4) «Se proprio ci tieni a provare esiste sempre google o le pagine gialle. Comunque bel modo di inquinare la montagna, distruggere sentieri e
disturbare gli animali... »
5) «Lo chiedi per evitare quei posti vero?»
6) «Ciao, hai sbagliato newsgroup, prova it.sporc.montagna»
7) «Mi aggiungo al coro. I quad sono un orpello per sfigati. Che ci fate con quei cosi? Già le moto le tollero poco (in montagna, poi, sono intollerabili), ma quei quad sanno proprio di sfigato che vuole ANCHE le quattro ruote. Trovatevi dei passatempi più sani, per voi e per l'ambiente.»
8) «È un troll, ci gode a farci inkazzare.»
9) «Ne organizziamo una a breve sulla becca torche' intitolata: "4WD discesa dal versante nord". Se ci metto una parolina buona faccio in modo di garantirti una pool position ;-)»
Ovviamente le approvo tutte. Fanculo ai quad!
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(Immagine da http://www.escursionimenotre.com/immagini/IM_Quad.jpg )
3) Un malevolo scrive in Lipperatura
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/09/14/senza-parole-2/ :
«Dunque ricapitoliamo. Qualcuno scrive un saggio in merito al quale non tollera ironie, tanto più che nel saggio stesso si è premurato di decidere - proprio lui, l’ex burlone dei LB -, che il tempo dell’ironia o, peggio ancora, del sarcasmo è finito. Chiunque faccia ironie sul suo saggio, di conseguenza, è un fottuto bastardo passatista che non sa cogliere l’epicità non tanto del presente, quanto dell’elogiatore ufficiale di Leonida. Poi, a fagiolo, muore Wallace e il nostro saggista non si lascia sfuggire l’occasione di citarne la frase “Irony tyrannizes us”. La fantaccina Lippa, sempre agli ordini del nostro sergente new-epico, è in visibilio conclamato.
Postato Lunedì, 15 Settembre 2008 alle 3:36 pm da Dunque »
WM 1 chiarisce:
«... Qualcuno, orecchiando il memorandum da un altro che lo aveva leggiucchiato, ha inveito contro di me accusandomi di voler eliminare l’ironia tout court, cioè una modalità della comunicazione umana che esiste da quando la specie ha prodotto il primo schiocco di lingua. Dubito di avere un simile potere prescrittivo, e anche l’avessi non lo userei, perché sono un buon diavolo. La modalità ironica è ben presente anche in molti dei libri che ho citato, in primis quelli di Camilleri e poi altri, non ultimi i nostri 54, Guerra agli Umani, Canard à l’orange mécanique, New Thing e American Parmigiano. La differenza è che ironia e sarcasmo sono mirati, si esercitano nei confronti di precisi comportamenti e situazioni, senza esondare e investire l’atto stesso di scrivere. La fiducia nel potere della parola è un must.»
Per un attimo appare la seguente ingenua replica:
«Quali comportamenti e situazioni sono precisi, WM 1? Chi stabilisce se ironia e sarcasmo sono mirati o fuori mira? Sempre tu, immagino.
Postato Lunedì, 15 Settembre 2008 alle 8:36 pm da Simon Mago»
Faccio appena in tempo a copiarla (la Lipperini tende a sfrondare i commenti a proprio piacimento e non si sa mai cosa resta e cosa sparisce dal dibattito aperto dai suoi post, n.d.r.). Un secondo dopo, infatti, la mannaia della censura si abbatte sulle curiosità del primo degli eretici e degli gnostici (così in http://it.wikipedia.org/wiki/Simon_Mago ) *-°
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Avevo proprio voglia di toccare con mano e con piede la mitica cengia di Ball, strisciare per il passo del gatto eccetera, ma, con tutta la mia buona volontà (un intero weekend rintanato al rifugio Venezia) nemmeno questa volta sono riuscito a salire in vetta al Pelmo per la via normale: la fottuta pioggia ha rovinato tutto. Alla fine, in disordine e senza speranza (avrebbe detto Armando Diaz), non mi è rimasto che discendere le valli che avevo salito con orgogliosa sicurezza*-°
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(L'immagine con la via normale al monte Pelmo è tratta da www.quartogrado.com )
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«I danni delle grandi navi

Click on the picture to see a video of the Saguaro Cactus ![]()
«Caro diario, mio padre non mi dà tregua. Continua a chiedermi di promettergli che, in caso di sua morte cerebrale, io autorizzi a staccargli la spina e non solo. Vorrebbe anche che, dopo morto, provvedessi personalmente a farlo seppellire nel deserto di Sonora, all'ombra di un Saguaro. Anche se per quel tempo non sarò più una bambina, credo che sarebbe comunque una grossa seccatura. Figuriamoci! Attraversare l'Atlantico in aereo con la salma appresso, e poi l’intera America da costa a costa... per non parlare delle inevitabili difficoltà burocratiche. E tutto per che cosa? Crede forse che nel deserto di Sonora si riposi più tranquilamente che nei nostri camposanti, mio padre? Non ha letto di quanti orribili serpenti e scorpioni e bestiacce infestino la zona, pronti magari a diliscarlo lì per lì, appena interrato? E chi mi darebbe i soldi, oltretutto, visto che in famiglia a malapena sbarchiamo il lunario e che nulla lascia presumere, salvo impreviste e miracolose vincite al Superenalotto, che mio padre possa mai lasciarmi alcuna somma in eredità? L'unica soluzione sarebbe che, alle prime avvisaglie di morte, si portasse sul luogo autonomamente, scegliesse il Saguaro giusto, si accoccolasse ai suoi piedi in una giornata di caldo il più possibile torrido e si lasciasse finire così, disseccandosi al sole senza coinvolgere seconde o terze persone: meno che mai me! Povero papà, forse non ha nemmeno idea delle difficoltà che il soddisfacimento di questo suo desiderio comporterebbe. Certo, i genitori di oggi sono proprio sorprendenti. Una volta, nelle fiabe tradizionali, erano loro a portare i figli a perdersi nel bosco. Oggi pretendono che siamo noi figli a portare loro a perdersi tra i Saguari! Non c'è più religione.»
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Qualche giorno fa mi aveva inviato il seguente msg: "Se vieni sul Pelmo domenica 14 ti lego perché sei troppo spericolato". Oggi me lo trovo sul Gazzettino di Venezia sotto il titolo
"NOTTE IN PARETE. ALPINISTA VENEZIANO SALVATO SUL MONTE AGNER"... ("Brutta avventura per un alpinista veneziano di 28 anni che insieme ad altri cinque suoi amici è stato sorpreso sul monte Agner nel Bellunese da un violento temporale. Salvato solo dopo 24 ore insieme ai compagni. Nel Nordest a pagina 10 ... ")
Ahi ahi, Alvise Feiffer, conquistatore dell'Aconcagua, SPERICOLAAAATO FOSTI TU!!! °-*
(Tutta colpa del maltempo, in realtà. Quel cafone del diluvio si è permesso di arrivare in deprecabile anticipo rispetto alle previsioni, mentre la cordata era ancora impegnata sul tostissimo SPIGOLO NORD DELL'AGNER... )
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(Nella foto, Alvise è quello in piedi)

[In ordine sparso i cinque CAVALIERI DEL NIE (NEW ITALIAN EPIC): Roberto Bui alias Wu Ming 1, Giovanni Cattabriga alias Wu Ming 2, Luca Di Meo alias Wu Ming 3, Federico Guglielmi alias Wu Ming 4 e Riccardo Pedrini alias Wu Ming 5 .]
Leggo oggi sul pur eccellente www.carmillaonline.com
«Il NIE [New Italian Epic, n.d.r.] è un coito creativo collettivo, un atto liberatorio che non poteva che accadere qui-ed-ora in Italia... Il NIE "esorbita" dopo l'11 settembre. Accade ciò che è già accaduto, da sempre. Ciò di cui ogni nostra cellula conserva memoria, l'apoptosi, il suicidio cellulare programmato che informa e dà forma. L'abbraccio, il legame (lÄ“gere), la stretta mortale ("voglio stringerti e soffocarti di baci – dicono gli amanti -, voglio mangiarti"). Oggi come ieri. Da sempre e per sempre. Ab aeterno... L'umano è UNO. L'infinito è UNO. Il Sole deve morire. Pace.» (Salvatore Agresta)
Siamo al delirio, a occhio e croce. Non mi resta che rimandare al mio vecchio post dell'aprile scorso:
http://lucioangelini.splinder.com/post/16883086/SMASCHERATA+LA+NUOVA+BEFFA+DEI
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Leggo nella newsletter 24 de ILSOLE24ORE.COM
del 5 settembre 2008
Giovanni Negri
MILANO
«Una linea netta di demarcazione tra informazione e comunicazione via blog: in assenza di una normativa specifica, prova a tracciarla la magistratura con una pronuncia subito molto contestata dal popolo della Rete. Rischia così una condanna per stampa clandestina il blogger che non registra in tribunale il proprio sito. Almeno questo è il parere del tribunale di Modica dove il giudice unico ha multato Carlo Ruta per avere pubblicato il giornale di informazione civile «Accade in Sicilia» diffuso sul sito www.accadeinsicilia.net senza avere prima eseguito la registrazione considerata d'obbligo, da parte dell'autorità giudiziaria, per un prodotto del genere...»
Il resto qui:
Il «blogger» clandestino rischia la condanna
Commenta Carlo Ruta qui
http://www.sicily-news.com/news.cfm?id=3074 :
«... È necessaria una legge subito, che, distante da ogni possibilità di equivoco sul piano interpretativo, fermi in via definitiva le trame censorie e repressive dei poteri forti del paese, per vocazione illiberali e antidemocratici. È altresì necessario che il legislatore prenda atto che l’informazione sul web non può recare limitazioni di principio. La rete è un luogo cardine del nostro tempo, in cui la democrazia prende corpo e voce, con l’esercizio del confronto. Non può essere quindi annichilita, come avviene in Iran e in Birmania.
Si fa appello allora alle realtà del web, della comunicazione a tutti i livelli, del paese civile e responsabile, perché la mobilitazione continui ad oltranza, con iniziative forti. La sentenza siciliana, come ha scritto un blogger, potrebbe essere una delle ultime “perle” di una collana che, giorno dopo giorno, sta mutandosi in un cappio. E si tratta di fare il possibile perché questo non avvenga. Occorre impedire che si consumi in Italia il rogo della libera espressione, memori del resto che i roghi delle idee possono essere preparatori di regimi a scena aperta. Carlo Ruta»
Per adesioni a questo appello (indicare nome, cognome, attività, città):
accadeinsicilia@tiscali.it
Per testimonianze:
carlo.ruta@tin.it
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[Immagine da http://media.argentina.indymedia.org/uploads/2006/05/censura.jpg ]
Probabilmente non sarà facile assegnare il Leone d'Oro alla mostra del cinema di Venezia di quest'anno, ma sarà facilissimo, in compenso, indicare il peggior film in assoluto tra tutti quelli presentati nelle varie sezioni della rassegna: l'opera prima (e - si spera - anche l'ultima) del giovane regista Mirko Locatelli, al quale suggeriamo senz'altro di dedicarsi ad altro: "Il primo giorno d'inverno". Tedioso, melenso, mal girato (il plumbeo protagonista si infila maglie e va in motorino lungo un canale per tutto il film ), con un finale che vorrebbe essere tragico ma è solo pretensioso e imbarazzante, il film in teoria si prefigge di affrontare i temi del bullismo e dell'omosessualità, in pratica riesce solo a squarciare/triturare le palle dell'incolpevole spettatore. Nulla a che vedere con i precedenti e illustri esempi di "cinema gay" degli anni scorsi al Lido di Venezia: "Brokeback Mountain" (Ang Lee), "Querelle de Brest" (Fassbinder), "O fantasma" (Joao Pedro Rodriguez) e via discorrendo. Un grido unanime si è alzato dalla platea del Palabiennale ieri pomeriggio dopo la proiezione delle 18.15: "Aridatece li sordi!".

Non amo Pupi Avati e avevo escluso di infliggermi il film "Il papà di Giovanna", che il regista ha tratto dal proprio stesso romanzo Mondadori. Invece per un concatenarsi di circostanze è finita che mi sono ritrovato a vederlo in Esterno Notte (= campo San Polo) sorbendomi fino in fondo il temuto stucchevole calice di tristezza e miele.
Ha scritto Roberto Pugliese sul Gaz di stamattina (ma sì, il Gazzettino di Venezia):
"Nella totale assenza di sorprese che un autore ormai in quiescenza creativa come il buon Pupi garantisce nei suoi film... 'Il papà di Giovanna' è l'ennesima ricostruzione di un amarcord casalingo, fra lacrimucce tagliatelle e buon vino, intorno ad un fattaccio peraltro sconvolgente... [cut]... il forzatissimo lieto fine conclusivo non fa che confermare in Avati un pacato, vecchio e rassicurante favolista casareccio capace di stemperare sempre la malinconia in un sorriso. Se vi accontentate..."
In vaporetto ho poi sentito un cinefilo-cinofilo (ci aveva anche il cane) dichiarare tra il serio e il faceto: "Secondo me nella figura della figlia demente Pupi Avati ha voluto rappresentare l'Italia odierna e in quella dell' iperprotettivo padre la Sinistra con i suoi catastrofici Buonismi..."
Giuro che mi ha strappato un sorriso:- )
Dal Corriere della Sera di oggi:
"...Saliti sul treno, i tifosi hanno vandalizzato 11 carrozze, causando oltre 500 mila euro di danni. Nel corso del viaggio i tifosi hanno anche azionato inutilmente, per tre volte, il freno d'emergenza, bloccando il viaggio del convoglio."
I have a dream: ah, se solo si riuscisse a far pagare i danni a chi li provoca, anziché alla collettività tout court...
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[Foto da http://www.corriere.it/ ]