Cazzeggi letterari

"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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venerdì, gennaio 30, 2009

IL CANTO DEL GUERRIGLIERO DEL NIE

Scrisse Loredana Lipperini il 2 gennaio 2009:

«... Cominciare l’anno, soprattutto, con un Sms mandato da un amico, che vi riporto qui. “Chinati a difendere la fiammella, perché un giorno torni ad appiccare incendi”. È l’augurio che estendo a tutti voi. Mi rituffo a scrivere.»

Per un attimo, frastornato anche da certe allarmanti notizie del telegiornale, temetti alludesse alla fiamma del logo riportato qui sopra ("Che sia definitivamente impazzita?" mi dissi), poi capii che in realtà non dovevo preoccuparmi in maniera così grave: stava semplicemente riferendosi agli incendiari del N.I.E., alle cui creazioni - come sostiene Wu Ming 1 - pare sia affidata la nostra lotta per "estinguerci con dignità e il più tardi possibile, magari avendo passato il testimone a un'altra specie, che proseguirà la danza anche per conto nostro" (sic).

Allora, zuzzurellonescamente, postai il 

CANTO DEL GUERRIGLIERO DEL N.I.E

«Basta un pizzico d'EPICA
e la FLAMMULA va su
la flammula va su
la flammula va su
Basta un pizzico d'EPICA
e la FLAMMULA va su
tutto brillerà di più!»

Ribatté Girolamo De Michele:

«Ecco, senza di te ci sentivamo un po’ soli: come [quando si sentono?, N.d.r.] i tacchi della maleducata del piano di sopra che gira per casa senza infilarsi le pantofole, o gli scatarri del dirimpettaio che crede che il catarro esibito con frastuono sia segno di buona creanza.»

E io:

«Scusa, Girolamo, stai per caso alludendo a tua sorella?»

Ma la Lippa, epicamente tesa a soffocare con pompieristica tempestività ogni parvenza di focolaio critico nei confronti degli adorati fantaccini del N.I.E, afferrò lesta l'estintore e spense il commento.

postato da: Lioa alle ore 09:27 | link | commenti (3)
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giovedì, gennaio 29, 2009

QUANDO I BAMBINI DEL DARFOUR FANNO OH


 

Leggo su Corriere.it  che l'ineffabile Povia non avrebbe versato TUTTI i proventi della canzone "Quando i bambini fanno ooh", come si era pubblicamente impegnato a fare allorché il conduttore Paolo Bonolis dedicò una serata del Festival di San Remo del 2005 ai bambini del Darfour. Così dichiara Angelo Carrara, storico titolare della casa discografica TargetMusic, a "Io donna" nell'ambito di una inchiesta - che sarà pubblicata nel numero in edicola sabato 31 - sulla vicenda Povia/Darfur di Sanremo 2005. A fronte di 450 mila euro [cazzarola!!!, N.d.r.] complessivamente maturati dalla canzone nel 2005, ne arrivarono a destinazione solo 35.000.

Cito dall'articolo di Marzio Mian:

«Nel 2005 l'esordiente Povia era stato escluso dalla gara perché aveva già partecipato al festival di Recanati, ma Bonolis lo resuscitò per fare da colonna sonora alla raccolta fondi con la sua canzone "Quando i bambini fanno ooh"... L'iniziativa per il Darfur fu determinante per lanciare Povia che nel 2006, l'anno dopo il botto della serata benefica, vinse il Festival anche perché i bambini avevano votato per lui».

Sempre a proposito di beneficenza, voglio ricordare anche l'inchiesta a più riprese di Striscia la notizia sulle attività "umanitarie" dell'attore Edoardo Costa, che nel 2002 fondò l'associazione "Ciak" per aiutare i bambini dei paesi più poveri. Dalle verifiche effettuate, tuttavia, è emerso che Costa avrebbe utilizzato i soldi destinati alla Onlus per beneficiare soprattutto se stesso e realizzare un costoso libro fotografico nel quale l'attore è con alcuni bambini delle bidonville:

Striscia La Notizia + Edoardo Costa (parte2) 

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[Immagine da http://www.illaboratoriodellafantasia.it/i_bambini_fanno_oh.html ]

postato da: Lioa alle ore 05:02 | link | commenti
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mercoledì, gennaio 28, 2009

S'ODE A DESTRA UNO SQUILLO DI TROMBA

Click to view larger image 

(Alcuni narratori del NIE mentre stanno lavorando per noi)

In occasione dell'uscita - in pregiato cartaceo einaudiano - della versione n. 3 del NISE (New Italian Self Essay = nuovo saggio italiano scritto da se stessi su se stessi) di Wu MING 1, sono prontamente scattati i megafoni promozionali di vari fiancheggiatori del Salvatore delle Patrie Lettere, tanto che a più di un lit-blog visitor [si è liberi di tradurre l'espressione lit-blog visitor in italiano, ci mancherebbe altro. Io la uso in inglese perché guardo alla scena italiana da fuori e vorrei mantenere questa parziale esternità. N.d.r.] sono tornati in mente gli epici versi manzoniani:

«S'ode a destra uno squillo di tromba;
a sinistra risponde uno squillo:
d'ambo i lati calpesto rimbomba
da cavalli e da fanti il terren.».

La prima a riverberare nell'etere la notizia è stata, come al solito, Loredana Lipperini:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/01/26/new-italian-epic-dal-web-alla-carta/

Al suo squillo di tromba hanno fatto eco quelli di Girolamo De Michele, ancora ebbro di emozione per essere stato arruolato tra i guerriglieri ufficiali della NUOVA ITALIANA EPICA [si è liberi di tradurre l'espressione NUOVA ITALIANA EPICA in New Italian Epic, anche se fa più cagone. N.d.r.] 

http://www.carmillaonline.com/archives/2009/01/002919.html#002919

«Comprendere l'importanza dell' allegoria non solo come figura retorica, ma come espressione figurale dello sguardo obliquo dei narratori NIE è indispensabile per comprendere verso quali direzioni la narrativa italiana, da nessuno eterodiretta, sta camminando, e a quali questioni questo percorso è nei fatti una risposta», ha dichiarato - compuntissimo - De Michele.

Mi permetto di riportare un'immagine del suo tipico sguardo obliquo:

A proposito di allegorie, poiché il Carnevale è ormai alle porte, vorrei consigliargli di salire su uno dei CARRI ALLEGORICI allestiti per le tradizionali sfilate del periodo pre-quaresimale in vari comuni d'Italia.

(Carro allegorico dedicato alla NIE, New Italian Economy)

Personalmente, mi riservo di segnalare a PAOLO ATTIVISSIMO, il noto cacciatore di bufale webbiche

(vd. http://www.attivissimo.net/ ),

anche quella wuminghiana:

http://lucioangelini.splinder.com/post/16883086/SMASCHERATA+LA+NUOVA+BEFFA+DEI

--

[L''immagine in alto è tratta da: www.kirwanesque.com; quella  con lo sguardo obliquo di Girolamo De Michele è tratta da http://www.blackmailmag.com/images/Incontri/De_Michele.jpg; quella con il carro allegorico da http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm2/eol/2007/12/24/745903.pjpeg ] 

postato da: Lioa alle ore 11:30 | link | commenti
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martedì, gennaio 27, 2009

ALBERICIDIO AL LIDO DI VENEZIA

Per costruire un nuovo Palazzo del Cinema al Lido di Venezia...

hanno deciso di abbattere tutti i pini domestici presenti nel Piazzale del Casinò...

Le associazioni ambientaliste si stanno mobilitanto per fermare l'albericidio. Anche il cantante Mario Donatiello [nella foto qui sopra] si è indignato nell'apprendere del progetto. "Lasceranno un buco così", pare abbia esclamato. Ma forse intendeva significare altro...

«La costruzione del nuovo Palazzo del Cinema prevede l'abbattimento di tutti i pini domestici presenti nel piazzale del Casinò al Lido di Venezia (piante in buono stato di salute con un ciclo vitale che può superare i 200 anni), di un terzo delle alberature del vicino Parco delle 4 Fontane tutelato dal PALAV (in tutto circa 110 piante d'alto fusto) e la distruzione dei resti sotterranei del forte ottocentesco. Uno scempio ambientale e paesaggistico di uno dei luoghi più caratteristici e affascinanti dell'isola inaccettabile e, soprattutto, inutile. Sono possibili, infatti, diverse soluzioni alternative che non comportano alcun sacrificio del verde pubblico, alcun consumo di territorio e che permettono lo svolgimento annuale della Mostra Cinematografica senza tutti gli inconvenienti derivanti dalla presenza dei cantieri nel piazzale. L'attuale palazzo del cinema, ad esempio, potrebbe essere sopraelevato (ipotesi prevista sin dagli anni '50 dallo stesso progettista dell'edificio l'architetto Luigi Quagliata) o potrebbero essere sfruttati gli enormi, prestigiosi e sottoutilizzati spazi dell'ex Casinò (possibilità recentemente ammessa anche dall'architetto Carnevale Preside dello IUAV). Preoccupa, inoltre, l'avvio di un progetto su cui pesa, in un momento di grande difficoltà economica per il Paese e per il Comune, anche la grande incognita dei finanziamenti. A fronte di una spesa iniziale prevista in circa 88 milioni di euro (ma i costi dell'opera per le sue stesse caratteristiche rischiano, secondo l'architetto Fuksas, di non essere inferiori ai 130-140 milioni di euro), l'attuale copertura finanziaria è minima. L'associazione delle organizzazioni di ingegneria e architettura d'Italia (Oice) ha sollevato dubbi di illegittimità su questa operazione davanti alla Corte dei Conti. In paesi come la Germania e la Francia, con molto senso pratico e serietà, è proibito per legge bandire concorsi pubblici per la progettazione architettonica di opere se non ci sono già i finanziamenti necessari a realizzarle. Sarebbe opportuno seguire questi esempi virtuosi. In caso contrario, il rischio reale è quello di ritrovarsi fra qualche anno con un'intera pineta distrutta ed un'opera incompiuta (una sorte simile è già successa all'edificio progettato dall'architetto De Carlo al Blue Moon che arrugginisce, incompleto e sottoutilizzato da anni) o un bilancio comunale dissestato. Per quanto esposto, le Associazioni firmatarie, facendosi interpreti di quanto richiesto anche da larga parte dei residenti al Lido, chiedono con urgenza un atto di responsabilità: la immediata sospensione dei lavori (le radici di una ventina di lecci sono già state gravemente danneggiate), la revisione del progetto (già, del resto, profondamente rimaneggiato) e la sua realizzazione con modalità tali da non danneggiare il patrimonio ambientale, storico e paesaggistico del Lido di Venezia.»

[Federico Antinori, referente per le Associazioni: LIPU Venezia, Italia Nostra Venezia, Estuario Nostro, Pax in Aqua, Venezia Civiltà Anfibia, Associazione per la Difesa dei Murazzi, Ecoistituto del Veneto Alex Langer, Comitato per la revisione della Viabilità del Lido, Associazione Rocchetta e Dintorni, AVI Venezia.]
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VISITATE IL SITO:
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postato da: Lioa alle ore 07:22 | link | commenti (2)
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lunedì, gennaio 26, 2009

QUANDO GINO PAOLI FA L'AMORE CON POVIA

 Povia - Luca Era Gay (parodia - fake) Carmine Di Pancrazio

(Clicca sull'immagine per ascoltare la parodia di "Luca era gay")

Non bastava la proposta sanremese di Povia “Luca era gay”, dove gay fa rima con Lei, una provvidenziale fanciulla che, materializzatasi nel bel mezzo della devianza-malattia di Luca, lo guarisce di colpo e tutti i bambini fanno oh, che meraviglia, che meraviglia. Ora ci si è messo anche Gino Paoli a cantare stronzate. Se ne è parlato prima qui:
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e poi sabato scorso in tivù a "Ma che tempo che fa", dove l'autore de "La gatta" ha spiegato a Fabio Fazio come di un artista non debba importare tanto l’argomento che affronta, quanto il MODO in cui lo fa. [Appunto!, n.d.r.]
 
L’articolo di Repubblica inizia così:
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«La storia che Gino Paoli racconta nel brano Il pettirosso contenuto nel suo nuovo album Storie, con cui l’artista festeggia 50 anni di carriera, è quella di uno stupro. Un uomo di settant’anni e una bambina, in cui lui alla fine muore e lei ne prova pietà (L’afferrò con cattiveria/lei si trovò le gambe in aria/lui che cercava cosa fare/c’era paura e c’era male (…)/ Lei allora lo prese tra le braccia/con le manine gli accarezzò la faccia). E la polemica non ha aspettato a scatenarsi. La commissione bicamerale per l’Infanzia ieri ha deciso di ascoltare il cantautore nell’ambito di una indagine conoscitiva che la commissione, presieduta da Alessandra Mussolini, sta svolgendo sulla pedopornografia. "Nessuna censura all’artista”, dice la Mussolini aggiungendo di fare però attenzione ai “messaggi fuorvianti sulla pedofilia, anche di un testo di una canzone, che possono essere devastanti. Per il pedofilo non c’è perdono”…»
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(Per il resto dell’articolo segui il link indicato sopra.)
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Pizzico qua e là dai commenti: 

«Paoli è diventato pazzo !!!!» (Maurizio)

«Gino è stato un “grande”. Con la maturità è diventato un “grandissimo”. I rappresentanti della bicamerale per l’infanzia e i vari Movimenti facciano più attenzione ai salotti “buoni” che frequentano assiduamente per scoprire e colpire i “mostri” dell’infanzia che girano nella nostra società malata. Lascino in pace i grandi artisti!!!!!!» (Marcello)

«L’artista va lasciato assolutamente libero di esprimersi… però, permettetemi, Gino Paoli si sta “rincoglionendo” alla velocità della luce… » (Ferruccio)

«Stavolta Gino hai pisciato fuori dal vaso. Non c’è null’altro da dire.» (Rob)

«Secondo me Gino Paoli ha solo raccontato una storia, tanto più agghiacciante quanto più l’ha fatta sembrare naturale. Lo ha già fatto con “Il cielo in una stanza” dove racconta di chi ha trovato l’amore andando con una prostituta. Chi scrive una canzone, come una poesia, non è detto che ne condivida la morale ma a volte serve proprio a svegliare le coscienze su fatti e sentimenti che creano sconcerto ma che esistono… Dimenticavo, il tema era già stato affrontato da Ron in “Il gigante e la bambina” dove si narra di un rapporto d’amore tra una bambina e un adulto … allora non fece scandalo più di tanto.» (Simone)

«Il caro Gino Paoli sicuramente non ha mai vissuto nulla del genere. Gli uomini sanno ben parlare di perdono e pietas cristiana, quando nel 99% dei casi sono donne e bambine a subire violenze. E mi fa davvero ribrezzo che sia una fascista come Alessandra Mussolini a doverlo ribadire.» (Emanuela)

«A leggere i commenti, vien davvero paura ed orrore. Ribrezzo, ecco la parola. No, non per Paoli: per questi mancati giudici-giustizieri. La cosa meno volgare che ho letto, in 94 commenti, è stata “Paoli, sparati di nuovo e prendi meglio la mira”. Pochi ricordano il contesto di quella tragedia, ed il rispetto che è dovuto a Paoli per un episodio tutto personale ed intimo. O la abusata privacy vale solo per voi giustizieri, quando vi mettete d’accordo per non rilasciare scontrino o fattura? A scanso d’equivoci: non sono un vecchio bavoso, ho 46 anni, ho una moglie di 32 ed una figlia di 4. Sono ateo. Assieme a Paoli, cerco di “esercitare quella pietas cristiana di cui invece la società nella sua spasmodica ricerca del mostro ha perso traccia”. Aggiungo che ho sempre avuto paura di quanti mitizzano qualcuno (a me è successo, anni fa, di essere stato mitizzato): gli idoli sembrano essere fatti apposta per essere abbattuti, prima o poi, esattamente dagli stessi squilibrati mentali che fino al giorno prima erano pronti a qualunque nefandezza, pur di entrare in contatto col loro vate.» (Mark Bernardini)

«@ Bernardini. Immagino che se tua figlia venisse violata da un pedofilo adulto, difficilmente potresti aspettarti una comprensiva reazione di cristiana pietas da parte sua. I traumi sono traumi. Punto e basta. Al massimo potresti provarne tu… lei non sarebbe in grado di elaborare la violenza subita così presto. Secondo me Paoli si è abbassato al livello di Povia, che per riguadagnare risonanza ha proposto per Sanremo “Quando i gay fanno oh!”.» (Luan)

«Ecco, lo sapevo. Questa è la logica di quanti sono favorevoli alla pena di morte: oppongono a coloro che sono ad essa contrari (io sono contrario) il trito e ritrito “e se fosse successo a te?”. Non è successo a me! Qualcuno deve pur mantenere la freddezza e la lucidità. Non a caso, un giudice coinvolto, se viene scoperto, viene sospeso, gli viene tolto il caso. Come quando, per giustificare le spese militari, ti dicono “E se ci fosse la terza guerra mondiale?”. Non c’è, e se ci fosse, finirebbe tutto in otto secondi, per sempre, altro che baionette. Soprattutto, detesto questa personalizzazione. Ho espresso un’opinione, e subito l’oggetto della discussione non è più il contenuto di questa canzone, ma Bernardini. Va bene, non mi sottraggo. Da epoca insospettabile, dagli anni '70, dico e affermo che se qualcuno uccidesse i miei cari, io avrò un solo scopo nella vita: uccidere gli assassini, dovessi cercarli per vent’anni. Dopo di che ritengo assolutamente sacrosanto e conseguenziale che io debba essere processato e condannato, anzi mi consegno da solo, volontariamente. Perché mi sarei fatto giustizia da solo, ed anzi avrei giustiziato. Ricordo un bellissimo manifesto in bianco e nero di Amnesty International del 1981, all’epoca del referendum contro l’ergastolo. A proposito della pena di morte, uno scheletro con la toga da giudice tiene la corda con cui è impiccato un disgraziato qualsiasi, con la lingua penzoloni. Il testo recita “Perché uccidere chi uccide per dimostrare che non bisogna uccidere?”…» (Mark Bernardini)

«@ Bernardini. Vedo che lavori di fantasia. Non sono affatto favorevole alla pena di morte, tutt’altro. Ma ribadisco l’inopportunità di far notare, anche attraverso una canzone, che una bambina violata possa provare della cristiana pietas per chi l’abbia usata come un oggetto. Al massimo possono scattare dolorosi e autodifensivi sensi di colpa da parte della vittima… ma questo è tutto un altro discorso.» (Luan)

«Chissà perché, non avevo il minimo dubbio che tu fossi contrario alla pena di morte. Ed è questa la ragione per cui ti ho fatto notare che dai tuoi ragionamenti al giustificarla il passo è breve. Dal testo della canzone, che andrebbe letto ed ascoltato con maggiore attenzione prima di avventurarsi in processi sommari, la violenza, per fortuna, non è stata consumata, causa sopraggiunto infarto... »  (Mark Bernardini)

«Ah, be’, se è sopraggiunto l’infarto, posso ben immaginare come la bambina, presto riavutasi dal trauma della tentata violenza, si rassereni di colpo alla vista del cadavere. Va là, va là…» (Luan)

Eccetera.

postato da: Lioa alle ore 06:41 | link | commenti (7)
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venerdì, gennaio 23, 2009

IMPAZZA NEI CINEMA IL NEW AUSTRALIAN EPIC

Il New Australian Epic è una delle molte-buone-diverse cose che accadono oggi nella cinematografia australe. Seguo anche altri fenomeni, però quest'epica recente è quel che più mi interessa sondare. Vorrei che esplorassimo tutti insieme lo strato profondo, quello dove si intrecciano le radici di tante opere, opere in apparenza diverse ma che molti spettatori sentivano affini e consonanti già prima che uscisse “Australia”. Il film si rifà, come è noto, ai grandi capolavori epici come Via col vento, La regina d’Africa e La mia Africa, ma contiene praticamente ogni genere cinematografico. Non si dimentichi che il New Australian Epic è sorto dopo il lavoro sui "generi", è nato dalla loro forzatura, ma non vale a descriverlo il vecchio termine "contaminazione". E Luhrmann è riuscito nell’impresa quasi impossibile di coniugare nella stessa pellicola avventura, storia d’amore, umorismo, guerra, film in costume, messaggio sociale e addirittura musical, grazie all’ottimo uso della canzone “Somewhere over the rainbow” dal Mago di Oz.
Certa pseudo-critica che crede di orientare il dibattito culturale non si è accorta di quanto succedeva perché da tempo - cronometrista e schiava di un tran tran disperante - ha rinunciato a immaginare che si possano, o meglio, debbano spezzare tutti i falsi legami gerarchici tra le cose e le idee, distruggere tutti gli strati ideali divisori tra di loro. Ed era prevedibile che il New Australian Epic incontrasse ostilità e reazioni sopra le righe. È probabile che il dibattito continui a suscitare l'aperta inimicizia - o la stizza tenuta a stento - della "casta dei mediatori", in cui militano veri e propri "cottimisti" della denigrazione. L'importante è essere consci che il dibattito reale si svolge altrove. In rete, si è affermato come logo del dibattito sul NAE il profilo di Nicole Kidman appoggiato a quello del bonissimo Hugh Jackman, la cui pelle non può essere perforata da alcuna arma. Nella lotta l'eroe non perde nemmeno un dito, mentre il villain della situazione, il perfido Fletcher, muore trafitto da una fletcha (cfr. nomen omen).
In narrazioni come "Australia" c'è un po' di tutto: guerre, anabasi, transumanze, viaggi iniziatici, lotte per la sopravvivenza, sempre all'interno di conflitti più vasti che decidono le sorti di classi, popoli, nazioni o addirittura dell'intera umanità, sugli sfondi di crisi storiche, catastrofi, formazioni sociali al collasso. Queste narrazioni sono epiche perché riguardano imprese storiche o eroiche o comunque avventurose, e perché sono grandi, ambiziose. Spesso il racconto sconfina nel sorpannaturale (il bambino Nullah che "canta a sé" i personaggi che desidera re-incontrare nel bel mezzo dei più fastidiosi bombardamenti). È complesso e popolare nello stesso tempo, e soprattutto induce nello spettatore la classica domanda "what if": cosa sarebbe accaduto se il prodursi di un evento (es. l'attacco a Pearl Harbor) avesse mancato di far stringere in un liberatorio abbraccio finale tutti gli eroi del film? O anche: e se Lady Sarah non avesse trasportato una mandria di 1500 capi fino a Darwin con l'aiuto del rude mandriano Drover (Hugh Jackman)?
Il film è anche una dichiarazione d’amore per l’Australia, paese che in un certo senso ha veramente un alone misterioso e che Luhrmann ha voluto nobilitare e far conoscere al pubblico di tutto il mondo. Per far ciò, ha aggiunto alla bellezza naturale della sua terra alcuni ritocchi digitali con l’effetto di creare un’atmosfera magica e da sogno (transmedialità). Non manca il messaggio sociale importante: nel film è aspra la critica ai fatti legati alle “generazioni rubate”, bambini nati da madri aborigene e padri bianchi che dovevano essere allontanati dalle loro famiglie “per togliere il nero che è in loro” (si pensi alle perplessità suscitate nel nostro capo del governo Silvio Berlusconi dalla sospetta abbronzatura del neo-eletto presidente degli Stati Uniti Barack Obama). Riconoscibilissime, infine, le citazioni da Girolamo De Michele, Gianni Biondillo, Loredana Lipperini (l'oste che non vuole far entrare nel proprio blog-saloon il negro Lucio Angelini), Giuseppe Genna, Wu Ming ("Manituana"). Vi è persino un accenno a "Gomorra" di Robertino Saviano  (il traffico delle carney australiane quasi interamente monopolizzato dal mafioso Carney) (cfr. nomen omen).
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(Collage da una recensione cinematografica di Valentina Ariete e dalla versione numero 2 del saggio di Wu Ming 1 sul New Australian Epic):- ). 
postato da: Lioa alle ore 00:10 | link | commenti (5)
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giovedì, gennaio 22, 2009

IO PUBBLICÀNO O PROSTITUTA?

immagine 2 piccola.

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 (Sandra Moldi, illustrazione per "La Madonna del Latte", di Lucio Angelini)

Mi sono accorto ieri, seguendo questo LINK , di essere stato collocato tra i pubblicàni (1) e le prostitute. Copio-incollo il commento di Giuseppe al mio racconto "LA MADONNA DEL LATTE". È il numero 47. Mi era sfuggito:

«Quello che ho letto di te, caro Lucio Angelini, mi lascia interdetto. Da una parte, umanamente, hanno il sapore di deliranti fantasie di chi nel 21° secolo ha avuto la “fortuna” di poter far partecipi tanti altri delle proprie miserie. Dall’altra, cristianamente, sono contento per te perchè “nel regno di Dio i pubblicani e le prostitute vi passano avanti” (Mt 21, 28-32)(2) e tu sarai tra quelli perchè l’amore di Dio è troppo più grande della miseria di ogni uomo.»

(1) Niente a che vedere con la pubblicazione di racconti. Significa "appaltatore delle imposte"/ "esattore delle imposte nelle province imperiali".

(2) Vangelo: Mt 21,28-32
Dal Vangelo secondo Matteo. "In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

postato da: Lioa alle ore 07:40 | link | commenti (2)
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mercoledì, gennaio 21, 2009

LUCIO IN THE SKY WITH DIAMONDS

 

Nel 1967 uscì l'ottavo album dei Beatles, "Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band", contenente la canzone "Lucy in the Sky With Diamonds".

Lucy in the Sky with Diamonds

(Clicca sull'immagine qui sopra per ascoltare la canzone)

Sempre nel 1967 completai uno dei miei primi manoscritti: "Lucio in the sky with diamonds"...

Ebbene sì! Da buon beatlesiano della prima ora non avevo resistito alla tentazione di proiettarmi io stesso lassù in the sky, insieme a Lucy e a tutti quegli altri deliziosi diamanti.

Continuai a spedire la giovanile operina a questo e quell'editore per anni, finché non mi stancai.

Negli anni '90 pubblicai essenzialmente libri per ragazzi: "Quella bruttacattiva della mamma!" (Emme Edizioni), "Grande, Grosso e Giuggiolone" (Edizioni EL), "Ramona, maga copiona e il desiderio dei desideri" (Edizioni EL), "Tre racconti da Shakespeare" (Loescher Editore), "L' 'Orlando Furioso' raccontato ai ragazzi" (Loescher Editore)...

Ieri, però, ho subito un'improvvisa e brutta ricaduta. Ritrovato casualmente il manoscritto del 1967, l'ho infilato in un bustone e, come preso da raptus, sono corso alle poste e l'ho spedito a un editore.

Non vi dico i sensi i colpa e le lacrime di coccodrillo, a misfatto compiuto: "Maddai!", mi rimproveravo. "Alla tua età, correre ancora appresso agli editori come un adolescente... Che cosa patetica!"

Fake di Angelini:-)

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Purtroppo, ormai, la frittata era fatta.

Verso sera mi sono consolato pensando che, nel 99,99% dei casi, i manoscritti fatti arrivare in questo modo agli editori finiscono tranquillamente al macero:- ).

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(Immagine in alto da http://forsythe4kc.com/uploaded_images/fractal.jpg ; immagine in basso da http://www.leadpipeposters.com/images/0106.jpg )

postato da: Lioa alle ore 00:15 | link | commenti (1)
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martedì, gennaio 20, 2009

CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO: E SE I MASCHIETTI SI FACESSERO GRAZIOSAMENTE DA PARTE?

 
Nell’apologo cinematografico “Il giardino di limoni”, di Eran Riklis, il critico Federico Gironi rileva che gli uomini “a confrontarsi e capirsi non ci provano nemmeno”, troppo presi come sono "dai loro egoismi e dai loro giochi di potere”. Invece la palestinese Salma e la moglie del ministro della difesa israeliano, Mira, se non altro “si scrutano a distanza e imparano a rispettarsi” (senza mai arrivare, tuttavia, a parlarsi davvero).
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Paolo D’Agostini de laRepubblica rimprovera al film di non approfittare [narrativamente, suppongo, n.d.r.] del turbamento della moglie del ministro… tanto che alla fine non ci sono né vittoria né sconfitta, ma solo “una lezione di dignità”.
 
Anche Maurizio Porro del Corriere della Sera vede nel giardino dei limoni “una metafora gentilmente profumata”, senza che per questo, purtroppo, dietro il Muro i limoni cessino di avvizzire "come i ciliegi cecoviani”.
 
Ovviamente la storia del processo contro la decisione di abbattere il SIMBOLICO LIMONETO PALESTINESE (per meglio tutelare la sicurezza abitativa del ministro della difesa israeliano) in sé non è molto credibile: nella realtà l'ostacolo verrebbe eliminato o raso al suolo in quattro e quattr’otto e senza tanti complimenti (o confronti legali o appelli alla Corte Suprema)...
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In compenso a una mia amica ha fatto sorgere un momentaneo e femministico WHAT IF (1): visto che gli uomini di potere dell’una e dell’altra parte (= sia i maschietti israeliani, sia quelli palestinesi) se le suonano di santa ragione da decenni senza mai riuscire a escogitare alcuna concreta e duratura soluzione di pace, non sarebbe sperimentalmente interessante se, per una dozzina d’anni o giù di lì, si facessero da parte e passassero il testimone delle decisioni politiche alla componente femminile delle rispettive popolazioni? Vuoi mai che le donne proverebbero, quantomeno, a "scrutarsi a distanza" e "a rispettarsi"... magari arrivando persino ad assicurare una qualche forma di dignitosa coesistenza?
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(Personalmente ho i miei dubbi in proposito, ma voi che ne dite? Potrebbe essere un esperimento politico capace di dare apprezzabili "agrumi"?... Quasi quasi giro il quesito all'ineffabile Lipperini).
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(1) Che stia diventando neo-epica pure lei?
postato da: Lioa alle ore 01:06 | link | commenti (9)
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lunedì, gennaio 19, 2009

UNA PERLA BIANCA E INSANGUINATA...

«Perché per la saga bamboccesca della Meyer [TWILIGHT, n.d.r.] si fa la fila e per questo struggente, crudele e tenerissimo capolavoro l’altra sera ero l’unico spettatore in sala?» si domandava il critico cinematografico Roberto Pugliese il 16 gennaio scorso su "Il Gazzettino".

E più giù:

«...  Alfredson regala il più perfetto vampire-movie di sottrazioni e d’atmosfera di ogni tempo, un’apoteosi del "fuori campo" (la scena finale in piscina è puro genio filmico) dove il "gore" irrompe con efferata normalità, il lirismo più estremo si sposa con l’angoscia, le ventate di morte con i giochi da bambini. Una perla, bianca e insanguinata, di un cinema in cui non credevamo quasi più

Be', tanto entusiasmo mi ha contagiato e temo che andrò a vedere "Lasciami entrare" ("Låt den rätte komma in") di Tomas Alfredson, benché in genere non impazzisca per i film di vampiri e - da qualche tempo a questa parte - avverta una certa resistenza all'idea di andarmi a chiudere per un paio d'ore in un cinema. 

Non posso non fidarmi di Roberto Pugliese:- )

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(Immagine in alto da http://www.cinemahorror.it/notizie/notizia.asp?id=1027 )

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venerdì, gennaio 16, 2009

LETTORE AVVISATO, MEZZO SALVATO

A pag. 73 del suo Italia De Profundis Giuseppe Genna inserisce un rettangolo con scritto:

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                                      ATTENZIONE

Da questo punto, fino a pagina 91, tutto diventa noiosissimo. Al fine di evitare tale noia, si consiglia vivamente di saltare a pagina 92, dove non è deppure detto che non ci si annoi. Comunque, ciò che segue è più noioso di quanto sia umano immaginare e inoltre si tratta di una parte che abbassa le vendite del libro. Si raccomanda di saltarla a piè pari, davvero.

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Il lettore, che già nelle pagine precedenti si era sorbito una congrua dose di lamentazioni non propriamente stuzzicanti ("Questo è il tempo che ha divorato, digerito, evacuato i sogni", "Questo è il tempo che ha espulso lo spirito dallo spettro di possibilità dell'umano", "L'orticaria perdura da due anni", "Gli italiani stanno raggiungendo il culmine dell'idiozia", "Sta incombendo la bolla speculativa edilizia", "Una marea di merda ricopre l'Italia", "La lotta di classe non esiste più", "Crollano i saperi", "Il precariato dilaga", "Il tetto di sviluppo è stato toccato", "In Italia è alle stelle il debito pubblico", "Il popolo italiano è il più alienato del pianeta" eccetera) pensa:

"Vuoi vedere che la parte più divertente del romanzo  (di genniano rigore il rigo tirato sopra la parola 'romanzo', fa tanto "contaminatio", n.d.r.) è proprio questa da pag. 73 a pag. 91, che quel furbone di Genna consiglia di saltare solo per meglio evidenziarla?"

Così cede alla tentazione di controllarla e scopre che effettivamente Genna ha mentito. Non è vero, infatti, che da pagina 73 "Tutto diventa noiosissimo". La realtà è che "Tutto resta noiosissimo":- /

Eh, sì, lo diceva Alfonso Berardinelli a Mestre tempo fa: "Il computer ha reso tutti narratori e prolifici. Facilissimo, grazie al copia-incolla e rielaborazione di materiali di varia natura, arrivare alle 600-700 pagine in pochi giorni... "

http://lucioangelini.splinder.com/post/19137629/ALFONSO+BERARDINELLI+SPENNA+MA

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giovedì, gennaio 15, 2009

NON SIAMO CHE SCORREGGE DI LUPO...

Pet da Lüf da ninin's.

[Pet da Lüf . Questo è il nome popolare (per i non addetti ai lavori: "scorreggia di lupo") del fungo Lycoperdon Coelatum o Vescia. Se schiacciato quando sta seccando, infatti, emette una polvere nerastra.]

Nel Qoelet/Ecclesiaste si dice che tutto è vanità (Ceronetti tradusse così: "Fumo di fumi, tutto non è che fumo". Vedi:

http://lucioangelini.splinder.com/post/11075433/FUMO+DI+FUMI+TUTTO+NON+%C3%88+CHE+

e anche

http://it.wikipedia.org/wiki/Qoelet ).

Invece nel commento n. 3 al post di ieri la visitatrice Ghega, rispondendo allo sconsolato Sergio, ha paragonato l'uomo - e in particolare quello con velleità artistico-letterario-editoriali - a una "scorreggia di lupo":

"Sergio, è nella natura degli organismi viventi, nascere, crescere ed esplodere in una nuvoletta di polvere (come quello che da noi si chiama "scoreggia del lupo ", tradotto dal dialetto. Ah, è un fungo!)."

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(Foto da http://farm4.static.flickr.com/3294/2818763326_138ae48424.jpg?v=0 )

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mercoledì, gennaio 14, 2009

NUOVE PROFESSIONI: IL CURATORE DI RACCOLTE DI RACCONTI

Scrive CARLA BENEDETTI (1) nel lit-blog "IL PRIMO AMORE":

«La quantità di antologie di racconti prodotta da editori grandi, piccoli e piccolissimi, è impressionante. Negli ultimi anni ne sono uscite talmente tante che un elenco approssimativo di quelle italiane si mangerebbe da solo tutto lo spazio di questo articolo. E con la crescita delle antologie emerge una nuova figura specializzata, quella dei curatori. Possono essere scrittori, ma anche editor, agenti letterari, giornalisti, blogger. Il loro compito è mettere assieme scrittori; selezionarli se sono esordienti, magari indicendo un concorso; trovare un'idea compositiva capace di imprimere alla raccolta il senso, vero o posticcio, di un libro. C'è anche chi ha dato vita a due, quattro, dieci antologie. Per qualcuno sta diventando un'attività di cui vivere, quasi come succede nell'arte dove il curatore di mostre, o di eventi, è già da tempo una figura professionale... »

IL RESTO QUI:

http://www.ilprimoamore.com/testo_1283.html

(1) La sagace critica letteraria che tempo fa dichiarò al quotidiano "Libero": «Il New Italian Epic è una baggianata. È solo autopropaganda

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(Immagine da http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/046/9788860630469g.jpg )

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martedì, gennaio 13, 2009

VENTICINQUE EURO AL MESE

A volte sui quotidiani si leggono notizie talmente esagerate, ma talmente esagerate che ci si domanda come si possa pretendere che vengano prese per buone.

Sentite questa di domenica scorsa 11 gennaio (fonte: Il Gazzettino di Venezia):

«MODENA. CINESI SCHIAVI PAGATI 25 EURO AL MESE.

Concorso in sequestro di persona, riduzione in schiavitù e tentata estorsione. Queste le accuse con cui sono finiti in manette, nel modenese, tre cinesi che gestivano un laboratorio tessile a Cavezzo. All'interno dell'azienda, i carabinieri di Modena hanno, infatti, trovato una decina di cinesi segregati all'interno del laboratorio, dove erano costretti a vivere e lavorare per 16-18 ore al giorno, per 25 euro al mese.»

Non gliel'ha detto nessuno, ai giornalisti del Gazzettino, che lo schiavo propriamente detto non percepisce alcun compenso, né congruo né incongruo? (1). Perché parlare, dunque, di cinesi "schiavi"? Senza contare che 25 euro sono comunque più di mezza social card, e mica solo a Natale, ma tutti i mesi...

(1) "La schiavitù è la condizione per cui un individuo rimane privo di tutti i diritti di persona libera e viene considerato come proprietà di un altro individuo. Storicamente il proprietario di uno schiavo aveva diritto di vita e di morte su di esso e sulla sua famiglia, e aveva diritto a sfruttarne il lavoro senza fornire nessun compenso; spesso il costo per il lavoro degli schiavi era limitato al necessario per la loro sopravvivenza."

(Da http://it.wikipedia.org/wiki/Schiavo )

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[Immagine da http://www.kendwabreezes.com/images/Slave_Market.jpg ]

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lunedì, gennaio 12, 2009

I TRADUTTORI DELL'ANSA

(Solo - 14° sottozero, ieri, nei pressi dei laghi di Fusine, nel Tarvisiano) (1)

Segnala tale Hamlet in it.cultura.libri nel thread "Google: mezzo milione di libri on line" del 5 gennaio scorso:

(ANSA) - ROMA, 5 GEN - Grazie a 'Google book search', sono gia' presenti sul web oltre mezzo milione di libri per i quali sono scaduti i diritti d'autore. Lo scrive il New York Times. Un accordo raggiunto con alcuni autori ed editori, che avevano intentato due cause contro Google, permette agli utenti di consultare una grande collezione di libri, compresi molti ancora protetti dal diritto d'autore. Secondo Dan Clancy, direttore della progettazione del servizio, ogni mese vengono sfogliate 10 pagine dei libri.

Domanda Lucignolo:

cioè ogni mese, IN TUTTO IL MONDO, vengono sfogliate solo 10 pagine in totale, tra tutti i libri presenti ? :-) cioè niente... o 10 pagine di ogni libro... ?

Risponde Hamlet:

penso sia che ogni utente sfoglia [almeno] 10 pagine. comunque chi ha scritto il lancio Ansa ha cercato di tradurre da qui:
http://www.nytimes.com/2009/01/05/technology/internet/05google.html

"According to Dan Clancy, the engineering director for Google book search, every month users view at least 10 pages of more than half of the one million out-of-copyright books that Google has scanned into its servers."

 I giornalisti dell'Ansa sono maestri nel tradure (male) le cose che trovano su Internet. Altro errore è stato fatto qui:

http://forum.studenti.it/economia/728148-origine-crisi-economica-attuale-8.html#post2721530

E allora Enrico C:

Ma in quella notizia dell'Ansa è stato fatto anche di peggio. Secondo quanto hai riportato, hanno scritto:

2009-01-05 16:20
Google: mezzo milione libri online.Testi per i quali sono scaduti i diritti d'autore

(ANSA) - ROMA, 5 GEN - Grazie a 'Google book search', sono già presenti sul web oltre mezzo milione di libri per i quali sono scaduti i diritti d'autore... [CUT]...

mentre dalla notizia del NYT si vede che mezzo milione è solo il numero dei libri out-of-copyright di cui vengono visualizzate almeno dieci pagine al mese, e che il totale dei libri out-of-copyright su Google Books è "one million".

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[Ma la foto non c'entra un cazzo con il post di oggi, n.d.r.:- ) ]

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sabato, gennaio 10, 2009

PASSANO GLI ANNI, MA LA LIPPA NON CAMBIA...

Non accadrà più di loredanalipperini

(Lippa-Allevi dirige l'orchestra sinfonica di Torino) 

Consapevole di aver toccato - lui sì - il cuore profondo del popolo, Wu Ming 1 accusa Giovanni Allevi di essere populista, ma non POPOLARE (come lui?):

QUI

«Allevi non è popolare: è populista. Il modo in cui si presenta e lo presentano è ricattatorio: se non ti piace quel che faccio, allora sei un trombone, un intellettualoide, uno che non ha capito. Retorica non tanto diversa da quella leghista/berlusconiana... »

Risponde un altro lettore:

«Come dire che Allevi è il Wu Ming 1 della musica».

Ed ecco che subito la Lippa, bloggherina dalla penna rossa, zac!, con un bel colpo di forbici censura premurosa il contributo. Di Allevi si può dire qualunque cosa, ma guai a chi le tocca i suoi personali - e neoepici! - tromboni...

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(Immagine dal sito della Lipperini) 

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venerdì, gennaio 09, 2009

IN JET A CORTINA

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(L'onorevole Daniela Santanchè)

Se voi foste un VIP del jet-set, come preferireste arrivare a Cortina D'Ampezzo se non - appunto - in jet?

Infuria su www.gazzettino.it la polemica innescata dalla proposta dell'onorevole Daniela Santanchè di aggiungere una nuova "perla" alla Perla delle Dolomiti: un aeroporto! Copio-incollo dall'articolo di Bruno De Donà:

CORTINA (7 gennaio) - Un aeroporto per Cortina. Più che un’idea, è l’obiettivo che l’onorevole Daniela Santanchè si ripropone di raggiungere. In vacanza nella "perla" delle Dolomiti, di cui è affezionata ospite da una ventina d’anni, la leader del "Movimento per l’Italia" si accinge dunque a una battaglia non facile, ma che affronta con il deciso piglio che le è consueto. Parte da una considerazione che dovrebbe dare la spinta al suo progetto: «Cortina ha un’importanza tale come polo turistico a livello internazionale per cui deve assolutamente munirsi di una struttura aeroportuale. Basti solo dire che, rimanendone priva, non è in grado di essere veramente competitiva con una Sankt Moritz. Per questo motivo va concepito un chiaro disegno da collocare nell’agenda politica...».

Il resto qui:

http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=41130&sez=NORDEST

Tra i commenti, anche il mio:

«CHI AMA LA MONTAGNA LE LASCI IL SUO SILENZIO!»

«Non bastavano gli elicotteri per sci-alpinisti, le moto da trial a qualunque quota, i gipponi per andarsi ad abbuffare nei rifugi a 2000 metri con la famigliola urlante e tutt'altro che disposta a sobbarcarsi la fatica di una salita a piedi. Ora anche la proposta di un aeroporto nella conca ampezzana, tra meraviglie naturali quali le Tofane, il Cristallo, il Sorapiss... Sono indignato, inviperito, vorrei che la gente cominciasse a distinguere tra Very Idiot Persons e Very Intelligent Persons, categorie entrambe presenti anche tra i VIP del Jet-Set!»

(Commento inviato il 08-01-2009 alle 15:29 da Lucio Angelini )

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(Immagine da http://www.declino.it/declino/wp-content/uploads/wppa/26.jpg )

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giovedì, gennaio 08, 2009

QUI BENE LATUIT BENE VIXIT

Si chiude con il motto di Descartes "Qui bene latuit bene vixit" l'articolo di Nadia Fusini apparso l'ultimo dell'anno su laRepubblica:

«AUGURI MR SALINGER. DOMANI COMPIE NOVANT'ANNI L'AUTORE DEL "GIOVANE HOLDEN"»

Ricordo le mie perplessità giovanili sulla traduzione di Adriana Motti, a partire dall'incipit:

«Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d'infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto - chi lo nega - ma anche maledettamente suscettibili. D'altronde, non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella. Vi racconterò soltanto le cose da matti che mi sono capitate verso Natale, prima di ridurmi così a terra da dovermene venire qui a grattarmi la pancia...»

Giù giù fino all'explicit:

«D.B. mi ha domandato che cosa ne pensavo io di tutta questa storia che ho appena finito di raccontarvi. Non ho saputo che accidente dirgli. Se proprio volete saperlo, non so che cosa ne penso. Mi dispiace di averla raccontata a tanta gente. Io, suppergiù, so soltanto che sento un po' la mancanza di tutti quelli di cui ho parlato. Perfino del vecchio Stradlater e del vecchio Ackley, per esempio. Credo di sentire la mancanza perfino di quel maledetto Maurice. È buffo. Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.»

Scrive Nadia Fusini a proposito di J.D. SALINGER:

«Assorda il silenzio volontario, rigoroso, in cui s'è da anni allontanato, esiliandosi da un paese la cui scena letteraria diventava via via più globale, con scrittori sempre più in cerca di successo planetario.»

E riassume così il suo "capolavoro minimalista":

«Lì un adolescente osservava con implacabile severità una società ai cui modelli non si piegava, sì che il giovane eroe non celebrava nessun rito di passaggio, ma piuttosto confermava la propria renitente distanza dal mondo che voleva educarlo. Distanza anche da modelli letterari, come quello di Huck Finn, giovane scavezzacollo che pure alla fine compie la propria iniziazione. Con Holden Caulfield l'avventura dell'iniziazione - tema caro  alla letteratura, in specie americana - si trasforma nell' avventura dell'obiezione di coscienza, non però alla guerra, ma alle forme sociali della vita quotidiana

Eccetera.

Be', ve lo dico in un orecchio. Devo in parte proprio alla lettura dell' Acchiappatore nella Segale (1) la mia personale e improvvisa decisione di scappare dal collegio, al tempo della mia adolescenza schifa... :- )

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(1) Questa, come è noto, la traduzione letterale del titolo americano "The Catcher in the Rye", divenuto in Einaudi: "Il giovane Holden".

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(Immagine da http://www.boston.com/bostonglobe/ideas/brainiac/salingercatcher.JPG )

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mercoledì, gennaio 07, 2009

SCALPORE A PESARO PER L'UCCISIONE DEL TRAMONTO

copneromarche.

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Da "IL RESTO DEL CARLINO" DI PESARO DEL 5 GENNAIO SCORSO:

L'«Anonimo» che accusa il potere. Una tragica vicenda del '95 come un racconto giallo: «Ucciso il tramonto».  


"NON È UNA coincidenza, anche perché chiunque voglia esprimere critiche politiche all'attuale amministrazione comunale non può (e non vuole) prescindere dalla questione urbanistico-edilizia. Ma fa comunque un certo effetto vedere che nell'antologia «Nero Marche», pubblicata qualche settimana addietro dalla Ennepilibri e dedicata al poliziesco ambientato nelle Marche, appaia un racconto firmato Pietro Calibano, ambientato a Pesaro ed ispirato (nonostante il richiamo classico "ogni riferimento a fatti e/o persone realmente esistite è puramente casuale") a una vicenda realmente accaduta negli anni Novanta.

INUTILE cercare di rintracciare l'autore, è evidente che la firma è un «nom de plume», con tanto di richiamo ad una località, San Pietro in Calibano, diventata quasi un «topos» della politica pesarese. San Pietro in Calibano alias Villa Fastiggi, alias il cuore del Pci pesarese. E ancora: è il quartiere di provenienza del primo sindaco del dopoguerra, Renato Fastigi, e dell'attuale, Luca Ceriscioli. Era la «piccola Stalingrado» del Pci, dove difficilmente il simbolo falce e martello scendeva sotto il 70 per cento dei consensi. San Pietro in Calibano aveva resistito al fascismo, piegandosi ma non spezzandosi, aveva animato la Resistenza, formato il Pci ed alimentato il grande partito rosso fino alla caduta del Muro di Berlino. Guardando sempre, però, al rapporto con gli imprenditori: non è un caso se Boris Ponomariov, potentissimo dirigente sovietico, negli anni Sessanta, in visita con una delegazione in riva all'Adriatico, se ne andò anticipatamente, irritato, dopo aver scoperto che sindaco e presidente della Provincia, seppur comunisti, erano tra i più importanti industriali cittadini.

ACQUA ne è passata sotto i ponti, il Pci, a tappe forzate, è diventato Pd. Il compromesso storico è realtà, ma Villa Fastiggi, con l'attuale sindaco, è tornata ad essere il principale «topos» della politica pesarese. E anche un tema di facile polemica politica, sull'onda del motto: «Decide tutto Villa Fastiggi». Basta lo pseudonimo per inoculare il dubbio al lettore, poi l'autore lo instrada nel terreno che lui vuole praticare: quello del rapporto politica-affari.

LO STRUMENTO non è l'invettiva politica - che sul "ballo del mattone" negli ultimi 20 anni della città di Pesaro non è mai mancata -, bensì la letteratura. Ma si tratta solo di uno strumento, peraltro utilizzato senza eccessiva maestria, per raccontare, invece, tutt'altro. Ovvero l'intreccio tra il sindaco Vecchi poi diventato onorevole e l'ingegnere Della Casa (i nomi vi fanno squillare un campanello in testa?, ndr), rappresentante degli interessi dei costruttori. I due si incontrano in barca e discutono, parlano di edilizia. Con i costruttori che - nella finzione letteraria, ovviamente - vogliono mettere le mani sull'ex carcere minorile, l'ex manicomio e le caserme. Il potere politico è in balia dei loro appetiti ed il risultato, dichiaratamente poetico, è la nascita di una grande struttura edilizia (inaugurata nel 2012) che «uccide il tramonto» e con esso «l'anima stessa della città di Pesaro». Il delitto è urbanistico, il reato nel rapporto corruttivo tra affari e politica, la sfiducia emerge anche nei confronti dei concittadini del cosiddetto Pietro Calibano, che non si ribellano allo status quo.

SARÀ UN CASO ma il passaggio decisivo, che collega in qualche modo la finzione con la realtà, è la morte per infarto dell'ingegnere sulla barca in cui si trovava anche il sindaco. Quello che accadde all'ingegner Gianni Torri, nell'agosto 1995, in barca con l'allora sindaco Oriano Giovanelli. Un fatto tragico, che fece, all'epoca molto discutere, perché lo stesso sindaco Giovanelli aveva deciso da pochi mesi di revisionare completamente il Prg approvato nel 1990. Ovvero il piano del riequilibrio volumetrico nel centro storico e nella zona mare e delle previsioni del doppio centro commerciale su via Solferino (Ipercoop più area Miralfiore, poi spostato), il centro direzionale della Torraccia con palas ed altro iper, ma anche le torri di Largo Ascoli Piceno ora in costruzione ed il centro residenziale che sorgerà alle spalle dell'ipercoop.

INFINE NON PARE una coincidenza che qualche settimana dopo la pubblicazione dell'antologia con il racconto «Morte di un tramonto», in concomitanza con le inchieste giudiziarie nazionali relative al Pd, in un forum cittadino e sui giornali siano apparse discussioni e polemiche sulla «questione morale». Con l'onorevole Oriano Giovanelli che ha ribadito, una volta di più, che non esiste nessuna «questione morale nel Pd». A livello nazionale come a Pesaro. Quasi volendo sottintendere che il «delitto letterario» non è stato ancora compiuto. Il tramonto è ancora davanti a noi... " (LUIGI LUMINATI)

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«... In gran parte del centro non si vede più la luce del tramonto perché alle tre del pomeriggio già non c'è più il sole. Un po' tutti si lamentano, pochi si erano resi conto prima d'ora del ruolo che gioca la luce del sole nella nostra vita, un ruolo fondamentale che influenza l'umore e il nostro rapporto col mondo. E la luce del tramonto, ancora più importante, perché dice all'orologio che sta dentro al nostro cervello di prepararci alla notte, al riposo. Questo orologio biologico adesso ha preso a funzionare male in molti abitanti del centro, soprattutto nei bambini che si ammalano più spesso di prima. In questo clima di crescente disagio si alzano le grida preoccupate degli operatori turistici, quella turistica si dice sia la vocazione di Pesaro, che servono solo ad aumentare il clima di tensione. Molta gente, in un improvviso sussulto di partecipazione alle sorti della propria città, comincia a chiedersi di chi sia la colpa. Tanti imprecano e si abbandonano a minacce, chi contro il nuovo sindaco, chi contro la classe politica in generale. Si scopre che tutte le licenze, le concessioni e i permessi sono stati rilasciati molto tempo prima, nel silenzio e nel disinteresse di molti. È tutto a posto, tutto regolare... la legge e il diritto parlano chiaro e blindano i progetti approvati... La nuova consapevolezza crea un'angoscia che rende esitante il tono delle voci. "Che succederà, ora?". Così si uccide un tramonto. Dicono si chiami democrazia.»

(Da "Morte di un tramonto" di Pietro Calibano, in "NeroMarche", Ennepilibri 2008, pp. 67-68)

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martedì, gennaio 06, 2009

MATTO PER I BOMBOLINI

Ebbene sì, è giunta l'ora che faccia outing e lo dichiari apertamente: adoro i BOMBOLINI alla fanese! Non so come diavolo li chiamiate voi (lumachini di mare? bumbarelli? bombetti? bomboletti? cucciolette? boh!), ma a Fano si chiamano esattamente così: BOMBOLINI (bumbulìn). Bisogna cuocerli per almeno sei ore, facendoli sobbollire a fuoco lento dopo abbondanti lavaggi e spurghi.

Mia madre ci mette molto olio, cipolla tritata, due spicchi d'aglio, pepe, sale, peperoncino, FINOCCHIO SELVATICO (fondamentale), vino, acqua e persino mezzo dado. Nei giorni scorsi, a Fano, per smaltire le ire procuratemi dalla Vodafone (vd post precedente), ne ho ingurgitati quantità industriali. E non ho ancora capito perché al mercato del pesce di Venezia non si trovino...

Ecco, comunque, dei link interessanti:

http://www.nntp.it/hobby-cucina/1338003-i-bombolini-o-lumachini-di-mare-alla-fanese.html

http://www.fondazionecarifano.it/metauro/MetauroWeb/Main/MainIndice.htm?Cuc019

http://oldsite.comune.fano.ps.it/pagina.aspx?pag=1654


http://www.rosatoemilioroca.it/immagini/Bombolino.jpg

http://www.mareinitaly.it/foto_pesce/53_azzurro_p.jpg

http://www.lospicchiodaglio.it/img/rubriche/molluschi_09.jpg

http://www.lacquachiara.it/images/PRODOTTI/lumachino.jpg

http://www.emiliaromagnaturismo.it/enogastronomia/img-ricette/lumachine.jpg

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(Immagine da http://www.funconero.it/uploads/Image/lumachine.jpg )

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domenica, gennaio 04, 2009

DERUBATO A CAPODANNO DALLA VODAFONE

 

Poco prima delle vancaze di Natale del 2007 acquistai – per la non modica somma di circa 150 euro - la scatoletta VODAFONE INTERNET BOX, da applicare al mio portatile. Dovendomi spostare, infatti, da Venezia (dove ho l’ADSL) a Fano (dove non l’ho), volevo poter continuare a collegarmi in rete, pagando la comoda ricarica mensile offerta a 30 euro. Risultato: prova e riprova, il collegamento non fu MAI possibile. Pare per guasti a un ripetitore locale della Vodafone.
Quest’anno, tornato per le feste natalizie nelle Marche, ho riesumato l’aggeggio e pagato una prima ricarica prudenziale di 15 euro per “15 ore in libertà” (+ altri 5 per una nuova scheda, visto che la precedente, benché mai utilizzata, era nel frattempo scaduta). Di nuovo, ogni tentativo di collegarmi in rete è miseramente fallito. La lucetta azzurra sulla Vodafone Internet Box resisteva qualche secondo e si spegneva. Alla fine, in compenso, è apparsa la scritta:
 
                      “TRAFFICO INSUFFICIENTE”.
 
Ho telefonato una prima volta per spiegazioni al 190 (sorbendomi un quarto d’ora di ascolto obbligatorio di promozioni e musiche, prima di avere in linea un interlocutore umano) e mi sono sentito rispondere che ad ogni tentativo di collegamento mi era stato trattenuto un importo di euro 1,5 euro (= tariffa normale), fino ad esaurimento del credito, per cui l’offerta delle 15 ore non era mai potuta partire. Come dire: avevano fatto scattare i prelievi di denaro prima ancora di attivare l’offerta, compromettendola truffaldinamente, e io AVEVO DI NUOVO PAGATO IN ANTICIPO UN SERVIZIO CHE NON MI  ERA STATO EROGATO. Alle mie vibrate proteste mi è stata accreditata una ricarica gratuita di 10 euro. Altri tentativi a vuoto, nessun collegamento e ricarica di nuovo esaurita...
Secondo ricorso al 190. Stavolta l’apparentemente soccorrevole operatrice Stefania non ha badato a spese e mi ha accreditato, per rabbonirmi, 15 ore a costo zero. Peccato che, dopo circa cinquanta ore di attesa e di altri inutili tentativi di collegamento, non sia riuscito a navigare nemmeno un istante.
Terza e ultima chiamata al 190: mi viene detto che*** solo se aggiungerò altri soldi*** il servizio potrà partire. Come dire: “Non ti abbiamo ancora derubato a sufficienza, sgancia di nuovo!” Visto che domani torno a Venezia, dove la fottuta scatoletta non mi servirà più, mi sono arreso all’evidenza del furto subito.
 
Voglio tuttavia utilizzare il primo post dell’anno 2009 per augurare la GALERA ai responsabili di queste truffe telematiche, perpetrate da quelle che a me paiono vere e proprie associazioni a delinquere, malgrado le infiocchettature promozionali in rosso natalizio.
 
Vaffanculo, dunque, alla Vodafone e alle sue ingannevoli offerte di navigazione. Sto meditando di sporgere denuncia per truffa...
 
Ai lettori del mio blog, invece, sinceri auguri per un’annata d’annata (e non “dannata” come quella che auspico per i summenzionati ladroni). 
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