Cazzeggi letterari

"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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sabato, febbraio 28, 2009

TIMORE E TREMORE DEI CRITICI ITALIANI

 

(I magici occhiali di Wu Ming 1) 

Secondo Stefania Scateni dell'Unità, al solo sentir nominare il New Bononian Epic i critici italiani "ufficiali" cadrebbero in uno stato di irrimediabile e kirkegaardiano timore e tremore (in danese: Frygt og Bæven.¹) In pratica tremerebbero loro le vene, i polsi e, non ultime, anche le palle. Con l'aggravante dei futili motivi. Non sopporterebbero, infatti, lo sguardo fulminante di Wu Ming 1, capace di fendere "il buio del presente come fosse una luce che è diretta, sì, verso di noi, ma che non può raggiungerci, come una stella che si allontani velocissimamente dalla Terra ma la cui luce viaggia verso di noi!"

"He's got Bette Davis eyes!!!" canta da anni Kim Carnes.

Corre voce che, prima di accingersi a storicizzare il periodo letterario 1993-2008, Wu Ming 1 abbia indossato degli specialissimi occhiali "adeguati per i nostri tempi complicati e fuggenti", che lo avrebbero favorito ingiustamente nella ricerca dell'esperienza della contemporaneità. 

"Troppo comodo!", si sarebbero lamentati in segreto i critici italiani."Ovvio che, con quegli occhiali lì, Wu Ming 1 non si sia lasciato accecare dalle luci del presente e abbia visto quello che la moltitudine di noi critici italiani non riuscirebbe mai a vedere!"

Stefania Scateni cita anche un passo dal Vangelo apocrifo secondo Wu Ming 1, 14,1-12:

«Gli chiese Loredana Lipperini: "Roberto, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?". Rispose Wu Ming 1: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Neo-Epico se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Neo-Epico: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto".»

"Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte al NIE!", pare abbia insistito di recente lo stesso papa Ratzinger in un incontro con la critica letteraria ufficiale italiana.

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(1) Si ricorda che in Timore e Tremore Kierkegaard introduce la figura del “Cavaliere del NIE”, che contrapppone a quella del “Cavaliere dello Zodiaco”.

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Accanto a quelle dei critici ufficiali Cortellessa, Trevi, Rondolino, Benedetti eccetera, sono documentate anche altre voci di più risibile resistenza: quella dello scettico a oltranza Lucio Angelini, per esempio ("vox clamantis in deserto uebbico", a detta dei Wu Ming) e quella di certi brutti sepolcri imbiancati del collettivo IADUNPS, che non si sono peritati di divulgare in rete un blasfemo testo reperibile qui:

http://www.iadunps.com/Saggi/Oche.txt

Ne cito l'incipit:

"... A volte, quando ci si sente troppo bravi, si fanno delle immense cazzate. Altre volte, quando ci si sente troppo bravi, si fanno ancora delle cazzate, un po' più piccole, ma pur sempre delle cazzate... "

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(Immagine da http://comps.fotosearch.com/comp/ART/ART141/raggi-x-occhiali_~POP004.jpg )

postato da: Lioa alle ore 09:51 | link | commenti (3)
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venerdì, febbraio 27, 2009

ISABELLA ROSSELLINI SULL'ABBATTIMENTO DEI PINI AL LIDO DI VENEZIA

[Ecco cosa resta della storica pineta - foto in alto - abbattuta per fare posto al Nuovo Palazzo del Cinema al Lido di Venezia]

Palazzo del Cinema, tagliati gli alberi. Rossellini: un crimine

"... Protesta decisa l' attrice Isabella Rossellini: «Non trovo giusto ingrandire il Palazzo del Cinema commettendo un crimine. Non voglio che il cinema abbia sulla coscienza un peccato grave qual è abbattere degli alberi. Ogni città italiana ha il bisogno assoluto di conservare i propri polmoni verdi, anche se piccoli». Della stessa idea, pur con toni più pacati, il regista Mario Monicelli che presentò una delle sue prime opere, I ragazzi della via Paal, proprio a Venezia: «Salvare verde e cinema sarebbe l' optimum, ma tra i due meglio salvare le piante... »"

(Da  http://archiviostorico.corriere.it/2009/febbraio/13/Palazzo_del_Cinema_tagliati_gli_co_9_090213050.shtml )

La cosa più grottesca è che, appena tagliati gli alberi, si è appreso che i soldi per costruire il Nuovo Palazzo del Cinema NON CI SONO...

Che fretta c'era, maledetta primavera???

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Vi invito a visitare il sito:

http://cdn.avaaz.org/it/europe_green_recovery

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(Foto di Lucio Angelini)

postato da: Lioa alle ore 08:19 | link | commenti (2)
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giovedì, febbraio 26, 2009

LE SORELLE BRONTË: UN MUSICAL

 

Questo blog, come Trevi, Cortellessa, Rondolino e gli altri studiosi di neo-epica ricordano perfettamente (compresa la Lipperini, che nell'occasione mi chiese di inviare alla figlia Carlotta una cartolina con Charlotte B.), nacque il 5 giugno 2005 con un pezzo sulle sorelle Brontë che faceva:

«Eccomi di ritorno dallo Yorkshire, dove ho coronato l'antico sogno di visitare il Brontë Parsonage Museum (la canonica in cui vissero le sorelle Brontë, fiancheggiata da un plumbeo cimitero) ad Haworth, sotto la brughiera omonima. Ho osservato il divano su cui, appena trentenne, tirò gli ultimi Emily Brontë ("Cime Tempestose"), cui erano già morte la madre (di  cancro), le sorelline Maria ed Elisabeth (11 e 10 anni) e il fratello oppiomane Branwell (31 anni). Emily aveva preso freddo, appunto, al funerale di Branwell. Ho visto la stanza riservata alle amatissime oche Adelaide e Victoria e quella in cui dormiva Charlotte, la più longeva (morì a ben 39 anni). La terza sorella scrittrice, Anne Brontë, malata anch'essa, era stata invano, nel frattempo, portata al mare a Scarborough (ricordate la canzone di Simon & Garfunkel?) dove era morta a 29 anni. La sua tomba è fuori la chiesa di St. Mary, sotto il castello di Scarborough. Ho visitato anche quella.»

Figuriamoci se, di conseguenza, potevo mancare all'appuntamento con lo spettacolo "LE SORELLE BRONTË", che venerdì 20 febbraio scorso ha esordito in prima assoluta al teatro Goldoni di Venezia nel quadro del 40° Festival Internazionale del Teatro (tema artistico unico "Il Mediterraneo").

Dal solo titolo, tuttavia, pochi avrebbero potuto sospettare che si trattava, in realtà, di un musical e per giunta tutto da ridere. È una sorta di rivisitazione alla Paolo Poli della biografia delle ardenti sorelle scrittrici, a partire dal seguente pretesto: all'interno della clinica e casa di riposo per artisti "CIME TEMPESTOSE", gremita di infermiere e badanti d'ogni parte d'Europa (ma soprattutto dell'Est), la madre superiora impone che si rappresenti la dimenticabile pièce in lingua franca "Le sorelle Brontë", già cavallo di battaglia di un'anziana ospite, la "Signora". Il tutto per compiacere, appunto, i parenti della catalettica ex attrice, principali sostenitori della struttura. Ed ecco che, in un giorno di visite, la sgangherata compagnia composta da vecchi e malmessi ospiti della casa, da un multietnico staff di badanti, da una suora e da un infermiere propone il risultato dei loro comici sforzi: siamo nel salotto di casa Brontë, il capofamiglia è morto lasciando nella disperazione le tre figlie Anna, Carlotta, Emiglia (sic!) ed il fratello etilista Branwell...

Qui i dati tecnici su quella che viene definita - odano i Giasoni del NIE! - demenziale epopea:- ) :

http://www.labiennale.org/it/teatro/programma/2009/it/80492.html 

postato da: Lioa alle ore 07:47 | link | commenti
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mercoledì, febbraio 25, 2009

SERGIO GARUFI SUL CONSENSO DEL PARLAR MALE

(Sergio Garufi) 

Uno dei primi dei circa 450 commenti (destinati - peraltro - a crescere) accumulatisi in coda al post Nella stanza separata di Emanuele Trevi su Nazione Indiana recitava:

«Lucio Angelini ha deviato e monopolizzato questa discussione, rendendo un pessimo servizio a Trevi, a Garboli, a Sorrentino e a Nazione Indiana.»

Nessuno, però, (e meno che mai Wu Ming 1, per il quale ogni aumento di risonanza intorno alla sua stronzatina è grasso che cola) ha più trovato alcunché da ridire quando la discussione è proseguita per centinaia di altri commenti completamente off topic. Il topic sarebbe stato la ripubblicazione della prima raccolta di saggi del defunto Cesare Garboli. L'off topic la recente pubblicazione del saggio del novello Geno Pampurioni.

Voglio qui raccogliere gli interventi dello smaliziato Sergio Garufi, che ho visto crescere negli anni (dai tempi di it.cultura.libri) fino a giganteggiare tra gli squallidi nani dell'oggi°-* (Nessun riferimento a Brunetta, per carità. Alludo alla semplice statura morale. N.d.r.)

1) Emanuele Trevi è un grande, questo è un bellissimo pezzo. Fra l’altro oggi sempre su Alias stronca il NIE di Wu Ming1, e che stronchi lui, che non parla mai male di nessuno, è proprio significativo.

2) (A Wu Ming 1). Mi scuso per l’OT, ma a proposito della “Redazione di Carmilla”, Emanuele Trevi non era da lei ritenuto un critico dall’autorità indiscussa ("data l’autorevolezza del recensore") che scrive “recensioni splendide” come quella su Battisti, o un critico smette di essere autorevole quando non apprezza più quello che scrivi?

3) (Sempre a Wu Ming 1) Se è uno giudicato autorevole quando concorda con te (vedi il caso Battisti) e diventa un fesso nel momento in cui ti critica, qualche sospetto viene. ad ogni modo faccio i miei complimenti sinceri a WM1, col suo saggio è riuscito a mettere d’accordo critici che la pensano diversamente su tutto (per es. Carla Benedetti e Belpoliti).

4) A me non sorprendeva il silenzio della critica ufficiale sul saggio di WM1, perché penso che sia talmente sconclusionato e dilettantesco che l’unica reazione possibile da parte loro fosse quella. Ed è vero, come dice WM1, che il pezzo di Trevi sul NIE non è uno dei suoi migliori. Lui sempre così chiaro nell’esposizione degli argomenti qui invece è imbarazzato, confuso, non sa da dove iniziare, e forse l’unica cosa sensata e appropriata è proprio quel NO perentorio ripetuto in modo stizzito. Che si può dire, infatti, di un saggio critico sulla nuova narrativa italiana che istituisce la categoria degli “UNO”, gli oggetti narrativi non ben identificati, i libri che non si sa bene come classificare? Che se ne può dire seriamente, intendo, se non che ricorda la tassonomia fantastica di Borges circa gli animali che si dividono in a) appartenenti all’imperatore, b) imbalsamati, c) addomesticati, d) maialini di latte, e) sirene, f) favolosi, g) cani in libertà, h) inclusi nella presente classificazione ecc? Ecco, per me il NIE è una tassonomia letteraria che istituisce la categoria de “i libri inclusi nella presente classificazione”. Poi magari il saggio di WM1 in futuro ispirerà un altro capolavoro come quella tassonomia borgesiana ispirò “Le parole e le cose” di Foucault, ma sarà qualcosa di totalmente involontario, e ad ogni modo Borges scherzava… Perché il problema è che anche una stroncatura è una forma di legittimazione, vedi per es. la recente punzecchiatura delle vespe di Chiaberge proprio sul NIE, tant’è che nel loro sito i Wu Ming danno molto risalto alle liquidazioni più brutali della Benedetti e a quest’ultimo pezzo di Trevi. Il consenso oggi si fonda soprattutto sul parlar male, i programmi di maggior successo (vedi il Grande Fratello) nascono già con la loro satira incorporata (la Gialappa’s), Fabrizio Corona e la Gregoracci devono il loro successo ad uno scandalo infamante che li ha portati alla ribalta. La critica letteraria ufficiale in genere ignora ciò che non considera meritevole di attenzione, oppure si limita a una battuta denigratoria, come appunto Carla Benedetti, ma perché è tale il divario che non ci si mette neppure. Sarebbe come lamentarsi che Federer non voglia giocare a tennis con noi che ci vantiamo di essere arrivati in finale al campionato interregionale under 16. In più c’è il fatto che quello della rete è un ambito molto diverso dalle pagine dei giornali, anche solo per ragioni oftalmiche, qui prevalgono le battute brillanti, non i ragionamenti, per questo mi ha stupito l’intervento di Trevi in questo thread, e se da un lato mi auguro che voglia frequentarlo con assiduità, che sarebbe di arricchimento a tanti, dall’altro in tutta onestà non glielo consiglierei. Il rischio è la fine che ha fatto un fine biblista, un accademico di 60 anni invitato a discutere in tv con Antonio Socci che gli dava dell’incompetente e lo irrideva. In ogni caso mi fa piacere che almeno per una volta il “buonista” Trevi ci abbia parlato di cosa non gli piace (anche se nel commento ha corretto il tiro sottolineando ciò che gli piace di WM). Onofri in “Recensire” glielo rimproverava, ricordando quando nelle “Istruzioni per l’uso del lupo” lui raccontava il proprio apprendistato all’università e il fatto che desse 30 a tutti gli esaminandi. Garboli, uno dei suoi padri adottivi, aveva tante cose da prendere ad esempio - e mi limito in questo caso a elogiare la sua cultura interdisciplinare, come i suoi magnifici discorsi sull’arte, che mi sorprende sempre constatare quanto poco i critici della mia generazione la conoscano (non Trevi, che difatti da Garboli ha preso molto) - ma la sua idiosincrasia verso la stroncatura era a mio avviso deleterea, e dare solo 30 a tutti i libri di cui si parla significa non fare un buon servizio al lettore, il vero e unico interlocutore di ogni critico letterario.

5) (A Gianni Biondillo) “Critica ufficiale” è lessico da NIE, lo usavo appunto per farmi capire. se controlli su google vedrai che all’espressione si accompagnano spesso complimenti tipo “pugnettari” ecc.; per cui, per rispondere alla tua domanda, direi che si tratta di una categoria liquida, a volte sta nelle accademie a volte no, a volte risparmia un critico e magari pochi anni dopo lo fulmina come un anatema (vedi Trevi battistiano e quello di oggi). in definitiva l’unica caratteristica certa che contraddistingue “la critica ufficiale” è il non apprezzare il NIE.

6) ... credo che sarebbe un bel passo avanti partire da qui, e cioè dalla buona fede dell’interlocutore, invece di accusare chiunque lo critichi di non averlo letto o di difendere il proprio orticello contro un altro che lo avrebbe invaso (le espressioni usate da WM1 in commenti o interviste varie sono molto più colorite, parla di gente che marca il territorio pisciandovi ecc). proviamo ad affrancarci per un attimo dal vizio di ragionare per schieramenti, per dicotomie oppositive (guelfi e ghibellini, pandoro e panettone). ora prova a immaginare il contrario, e cioè che non ti sia piaciuto, come a me e ai “pugnettari” della “critica ufficiale”: perché avresti l’obbligo di parlarne, se lo ritenessi una baggianata?

7) ... trovo questo dibattito sul NIE divertente e istruttivo. Era molto divertente per esempio il confronto radiofonico a fahreneit tra Lipperini e Ferroni [sulla wuming-dipendenza della Lipperini si veda il post di ieri, N.d.r.], con la prima che incalzava il secondo come Socci col biblista accademico; oppure gli interventi di Girolamo De Michele su Carmilla con l’invenzione di un Benjamin newagizzante a puntellare il saggio di WM1, roba che Agamben si rivolterà nella cattedra. Un Benjamin più simile a Button che a Walter, con quella sua escatologia rovesciata tutta tesa a propiziarsi il passato (diciamo il periodo fra il 93 e il 2008), anziché il futuro. Ma la vera folgorazione l’ho avuta in un commento di questo thread, quando WM1 si è appoggiato all’autorità di Serino, e ha scritto: “almeno Serino…”. Ecco, quelli sono dei momenti che valgono una vita, tipo quando Ulrich legge su un giornale che un cavallo da corsa era stato definito “geniale”, e in quel preciso istante capisce di essere “un uomo senza qualità”. Leggendo “almeno Serino” io ho visto all’improvviso il nuovo spirito del tempo, “l’annuncio di una rigogliosa estate”, ho avuto la consapevolezza che è definitivamente saltato un sistema di riferimento, un’assiologia, una visione del mondo.

8) ... negli stati uniti c’è stato un lungo e appassionato dibattito in questi anni sull’antielitismo, considerato uno dei pilastri culturali della demagogica e populista ideologia di destra che si affermò lì e anche da noi nell’era bush e berlusconi. in rete puoi trovare un riassunto abbastanza esaustivo di questo dibattito sul blog di sofri jr, basta digitare su google antielitismo e wittgenstein (il nome del blog). l’antielitismo si fonda sul rifiuto del principio di autorità e su una falsa democratizzazione della società, la cui classe dirigente non sarebbe più espressione dei migliori, ma specchio del paese. pensa a berlusconi, quando attaccò i giudici o chiunque non fosse d’accordo con lui perché rivestiva quel ruolo per aver fatto un concorso mentre lui godeva dell’investitura del popolo, come se la gente disponesse degli strumenti necessari per capire chi è più meritevole da eleggere come primario d’ospedale o direttore del c.n.r . o pensa al linguaggio del potere, che non è più l’oscuro latinorum che atterriva il povero renzo manzoniano, bensì il “ce l’ho duro” di bossi, le barzellette idiote del premier, il lessico basico di gasparri…d’altronde è stato proprio franco cordelli, di recente e a proposito di certi atteggiamenti tipici wuminghiani, a far notare come molte idee di destra siano trasmigrate a sinistra, vedi l’accusa di “invidia” rivolta a chi critica libri molto venduti. stupirsi perché chi scrive su liberazione non ama la demagogia del rifiuto dell’autorità è perlomeno ingenuo, a parte che tutta l’espressione (”Ma non eri un compagno che scriveva per Liberazione?”) è perlomeno ingenua. l’autorità esiste, in tutti i campi, rifiutarla suscita un facile consenso ma equivale a negare la realtà. se lavori in università è paradossale che tu ti faccia paladino di questi pregiudizi, perché quello è uno dei luoghi elettivi dell’autorità. il professore non è sullo stesso piano dello studente, e neppure del dottorando, c’è una gerarchia che può non piacere, può essere contestata e svillaneggiata ma persiste, inamovibile. è il professore che giudica l’allievo, gli dà un voto, lo promuove o lo boccia, indipendentemente se occupa quel ruolo con merito o meno. ma questo accade ovunque. io sono un libero professionista, in teoria non dipendo da nessuno, eppure un datore di lavoro c’è sempre, e nel mio caso è il cliente. è lui che se non compra più di fatto mi costringe a chiudere. anche nella democraticissima rete è lo stesso. le parole di chi scrive un post qui hanno un’evidenza e un risalto maggiore di chi scrive un semplice commento. il problema non è il “qual’è” su cui si è fatta altra demagogia patetica, con le sollecite e gratuite solidarietà (anche a me, anche pasolini). certo che gli errori li fanno tutti, che discorsi, ma se un dottorando sale in cattedra e pontifica ha responsabilità maggiori, e se io non rifiuto il principio di autorità, perché so che continuerebbe ad esistere anche se lo negassi, dal mio banchetto in fondo alla classe mi permetto comunque di fargli la pernacchia. cosa che non farei per esempio a un compagno di banco, che è al mio stesso livello e che parlando probabilmente non aveva alcuna velleità di spiegarmi “gli incroci tra critica e semiologia” e “il concetto di stile di gusto”. ferroni può legittimamente non piacere, può commettere errori marchiani, ma quel che è certo è che appartiene alla ristretta cerchia di persone che “fanno” il canone, l’elenco degli autori e delle opere che i nostri figli studieranno un domani. qello che leggiamo è il frutto di mille filtri: ciò che gli editor decidono di pubblicare, ciò che arriva effettivamente in libreria, ciò che viene recensito e pubblicizzato; fingere di ignorarlo può essere consolatorio, come se fossimo noi gli artefici di tutto. ma noi determiniamo ben poco, e pure le classifiche, che dovrebbero essere l’apoteosi del lettore comune che si ribella all’autorità e se ne infischia delle recensioni, in realtà sono frutto di mille condizionamenti, ben più sottili, efficaci e subdoli di quelli di una stroncatura su alias. il minimo che possiamo fare è cercare almeno di esserne consapevoli.

9) ... non voglio convincere nessuno della mia opinione negativa circa il NIE, men che meno i fan di wu ming che mi danno dell’omertoso. m’interessa però, e molto, il tema del rifiuto dell’autorità e dell’antielitismo, che carsicamente riaffiora in questa discussione, e che a mio avviso è legato a pratiche di potere e condizionamento e che innerva pure la struttura del NIE. pensavo a un bel saggio di david foster wallace, non ricordo dove anche perché non ho più i miei libri con me, in cui si analizzava con grande acume la comunicazione di un famoso spot della pepsi, quello il cui slogan dice: “the choise of new generation”, dove i pubblicitari sono riusciti a far passare un riflesso pavloviano per una scelta deliberata (la massa di giovani che accorre al baracchino della pepsi in spiaggia appena sente il rumore delle bollicine della bottiglietta stappata). anche l’idioletto basico e becero del potere persegue le stesse finalità, vuole produrre identificazione, io che sono uno importante parlo come te quindi fidati, ti capisco. è una trappola, seppur lusinghiera, questo falso egualitarismo. non è vero che “è tutto intorno a te”, come dice la pubblicità di vodafone e di mediolanum. mi vengono in mente pure gli studi di antropologia del turismo, forse i primi ad accorgersi di questo fenomeno, lo snobismo di massa, quando evidenziavano come il discorso della promozione turistica dovesse essere antituristico, perché oramai il turista ha fatto suo il disprezzo che il viaggiatore gli riservava. come crizia, il cretese bugiardo, il turista enuncia instancabilmente un paradosso, dicendo di continuo “io non sono io”, cioè in sostanza nega se stesso e si disprezza. cos’hanno in comune tutti questi esempi eterogenei che ho fatto? appunto l’antielitismo, una pratica di potere che attraverso la comunicazione vuol farci credere che ognuno di noi esprime delle libere scelte (i giovani pavloviani della pepsi); è speciale, al centro dei loro interessi (vodafone e mediolanum, il turista); e che non esistono gerarchie, perché il potente è uguale a noi (il linguaggio di berlusconi ecc). il risultato è una massa di persone atomizzate, che fanno le stesse cose degli altri mentre pensano di essere unici e irripetibili. come in quella storiella di logica sulla donna americana di nome norma, che veniva importunata al telefono ad ogni momento dai sondaggisti per conoscere le sue preferenze in fatto di detersivi, proprammi televisivi o candidati presidenziali, e quando si stufa e chiede perché interpellano sempre lei un sondaggista onesto risponde che lei è l’unica ad essere interpellata perché incarna alla perfezione i gusti dell’americano medio, per cui sapere chi voterà significa sapere prima chi sarà eletto. al che lei protesta, dice “non è vero, io sono unica e irripetibile”, e il sondaggista replica “appunto”, ossia come l’americano medio. il fine del potere è sempre lo stesso da migliaia di anni: divide et impera.

10) ... ho deviato il discorso su altri ambiti per diverse ragioni, la prima perché è falsa la contrapposizione tra muffiti accademici detrattori del NIE vs. “giovani critici” (definizione di dimitri) estimatori del NIE. trevi non è un accademico, per dirne uno. l’unica cosa che hanno in comune ferroni, belpoliti, trevi, carla benedetti, la porta, rondolino ecc (fra un po’ l’elenco sarà talmente lungo che somiglierà al censimento di un formicaio) è che non gli è piaciuto quel libro, e l’unico grande merito del saggio di WM1 per me è proprio quello di aver messo d’accordo gente che la pensa diversamente su quasi tutto. in quanto al testo ho già detto che mi riconosco in molte osservazioni di trevi, quando parla di “dittatura della trama”, di “mistica del romanzo” e “culto delle classifiche”. continuare a scannarsi con questa logica di contrapposizione non ha molto senso. ogni volta che mi inserisco in una di queste discussioni finisce che tutta la ciurma delle mie nere ombre junghiane prende il sopravvento, ed io, come benito cereno, so con certezza che a salvarsi sarà solo la parte più idiota di me, perché a lei soltanto è destinata quella stucchevole, cerulea indignazione.

11) Niente da fare, pur con tutta la buona volontà trevi e cortellessa non cambiano idea. vabè, consoliamoci, “almeno serino…”

12) Il primo commento è ciò che ha dato il via a questa discussione, se no ce ne sarebbero stati solo 3 di una riga ciascuno in cui si facevano i complimenti all’autore per il pezzo su garboli. io finora ho visto che nessuno sostanzialmente si è schiodato dalle proprie posizioni, anzi in certi casi si irrigidiscono ulteriormente, vedi trevi. l’unico beneficiario di tutto questo sei tu, e l’obiettivo non è tanto il desiderio di legittimazione da parte di chi altrove si schifa (”la critica ufficiale”) - che sarebbe l’ennesimo paradosso del tuo saggio, dopo il voler incarnare “sia l’anarchico bombarolo che il carabiniere a cavallo” - quanto piuttosto la creazione di un “caso” intorno al tuo libro, perché solo con accese polemiche ci s’impone all’attenzione del pubblico. e in ogni caso per la legittimazione c’è sempre serino…

13) ... e chi li dimentica i lettori? la creazione di un caso è in funzione loro, per destare la loro attenzione, mica serve a chiarirsi con i critici.

14)... l’appello all’autorità di serino non è solo un segno dei tempi, lui incarna l’apoteosi del bee-jay, il “promotore letterario” per eccellenza, quello che ti vende i “titoli spazzatura” creando i casi con la critica urlata, denunciando i plagi da operetta e scoprendo gli inediti dell’acqua calda. serino è la critica al tempo dei wu ming.

15) “L’appello all’autorità di Serino è, molto ovviamente, un’invenzione di Garufi” (Wu Ming 1).

No guarda, nessuna mia invenzione. Rileggiti il tuo commento del 16/2 alle h13, parli dell’accoglienza critica al tuo testo, e fra le voci favorevoli citi, con notevole sprezzo del ridicolo, Mastrantonio, Serino con riserva e una nota di Forlani. Non aggiungo altro.

16) Basta col principio di autorità, con questi fossili che presidiano le terze pagine e non capiscono il nuovo, diamo voce alla gente comune, un bel televoto sul NIE!

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(Immagine da http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2008/06/sergio-garufi1.jpg )

postato da: Lioa alle ore 07:05 | link | commenti (78)
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martedì, febbraio 24, 2009

LOREDANA LIPP'ERINNI AL CARNEVALE DEL NIZ

(Loredana Lipp'ERINNI al carnevale del NIZ, New Italian Zdanovism)

Poche persone riescono a far montare la Lipp’Erinni su tutte le Erinni (o Furie) come il titolare di questo blog. Per impedirgli di postare qualsiasi cosa (bella, brutta, in topic o fuori topic) è disposta a passare pressoché *tutto* il tempo di veglia accucciata all'ingresso del proprio blog (vedi il post di due giorni fa), pronta a controllare gli IP degli avventori intenzionati a lasciare un commento e a cospargere di immediato Censurìn qualsiasi contributo di sentore anche solo vagamente angeliniano. Una fatica davvero improba, a un tempo immane e inane.  
Il bisogno della Lipp'Erinni di “vivere con un nemico” fa venire in mente il protagonista dello stravagante film “How Harry became a tree” (Il sogno di Harry), di Goran Paskaljevic. Nel film, l’iroso e ottuso Harry Maloney è tormentato da un incubo ricorrente nel quale si vede metamorfosato in albero, pronto per essere abbattuto e trasformato in bare. Nella mente di Harry Maloney un giorno si affaccia la strana idea di trovarsi un nemico e dopo varie riflessioni la sua scelta cade sul gestore del pub del villaggio: distruggerlo diventa la sua ossessione… eccetera.
 
Ma non è stato sempre così. Ci fu un tempo, appena prima che a Roberto Bui saltasse in testa di segnalare quanto lui e i suoi amici - tra gli anni 1993 e 2008 -, fossero stati neo-epici, in cui la Lipp'Erinni non aveva difficoltà ad ammettere:
Lucio, sul tuo blog ci sono post molto interessanti  e molto ben scritti. Personalmente li leggo tutti i giorni”…
 
Purtroppo, dicevo, sopravvenne quell'inatteso LITTLE BANG (= la scorreggina del NIE), che la Lipperini non esitò a scambiare per un BIG BANG. Il fascino che Wu Ming 1 esercitava su di lei, infatti, era tale che piuttosto che disobbedirgli si sarebbe fatta torturare con la motosega. “Loredana”, le aveva detto chiaro e tondo Wu Ming 1, “da oggi in poi sarebbe bene che anche tu assumessi un aspetto adeguatamente neo-epico! Basta con 'ste vecchie palandrane post-moderniste. Scegli tu il personaggio mitologico in cui identificarti, ma mi raccomando: tolleranza zero per chi non crede alla nostra bufala!”.
Fu così che la dolce Lipperini, per non contraddirlo, si trasformò in agitatissima Lipp’Erinni. Il blog  “Lipperatura” venne tosto recintato con fil di ferro ad alta tensione e trasformato in esclusivo Resort per wuminghiani di provata fiducia. Con la stessa funzione delle mitiche Oche del Campidoglio, infine, vennero fatte appollaiare su altissimi trespoli le acquiescenti A. Luisa, Zooberei, Claudia B. e altre pennute capaci di schiamazzare rumorosamente all'avvicinarsi del Nemico. 
 
"Certo, l’opera di moderazione e 'pulizia' che Loredana compie quotidianamente le sottrae tempo per fare cose più costruttive", ha dichiarato con finto rammarico Wu Ming 1 qualche giorno fa.
“Ah, sì, la Lipp'Erinni è fin troppo paziente!”, gli ha subito fatto eco A. Luisa, con la stessa intonazione con cui Meg – nell’incipit di Piccole Donne - sospira: "Che cosa tremenda esser poveri!”.
 “Solo la tua incredibile pazienza e curiosità ti permette di filtrare”, ha pigolato per concludere Claudia B.
.
Bisogna dire che - qualche mese fa - Lucio Angelini provò a far capire alla Lipp'Erinni che la sua era tutta fatica sprecata. Nei giorni in cui lei allentava la vigilanza, infatti, gli altri commentatori discutevano con lui (opportunamente occultato dietro nick) con assoluta tranquillità, senza mai trovarlo né scemo né spammatore come la Lipp'Erinni avrebbe senz'altro preferito che apparisse loro.
 
Il 22 settembre 2008, nei commenti al post “VILIPENDIO ALLA LIPPERINI”
 
http://lucioangelini.splinder.com/post/18471358/VILIPENDIO+ALLA+LIPPERINI 
 
tale Karl-Heinz Mezzogaudio osservò:
 
“Non mi sembra che la Lipperini faccia mistero del fatto che modera i commenti di alcuni indesiderati. La scelta della moderazione dei commenti credo sia a totale discrezione del blogger padrone di casa, che non è tenuto a giustificarla con nessuno, come chi commenta non ha nulla da pretendere al riguardo né può obbligare chicchessia ad accettare i suoi commenti. Quindi non ha senso gridare alla censura: nessuno è obbligato ad accettare in casa propria qualunque visita, e ha il diritto indiscutibile di rifiutare quelle di persone la cui compagnia non gradisce. Se la Lipperini non gradisce (più) la compagnia di Lucio Angelini, il tentativo di imporre quest'ultima da parte di Angelini stesso non può che essere avvertito come 'molestia'."

Angelini rispose:
 
"Il blog della Lipperini è APERTO AI COMMENTI, sia firmati sia anonimi. Quindi anche ai miei, che può cancellare, appunto, solo se vuole AUTO-INFLIGGERSI tale MOLESTIA. Ne ha appena cancellato un ennesimo in cui replicavo a un tale che mi insultava in maniera a lei gradita. Altrettanto libero sono io di infliggermi la molestia di segnalare nel mio blog le sue contraddizioni zdanoviste."
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postato da: Lioa alle ore 07:11 | link | commenti (5)
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lunedì, febbraio 23, 2009

SCARPA-BENEDETTI DIABOLICAMENTE RECIDIVI

dogibarbuti

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(Wu Ming 1 al Carnevale del NIZ, New Italian Zdanovism)

«Cos'hanno in comune Gomorra di Roberto Saviano e Asce di guerra dei Wu Ming? Niente. Gomorra è un reportage, Asce di guerra è una miscela di fiction e non-fiction. Il materiale raccontato in Gomorra viene dall'esperienza diretta dell'autore, che la paga di persona con forti rischi, inquietudini e sofferenza. Il materiale raccontato in Asce di guerra viene dai racconti autobiografici di Vitaliano Ravagli – che negli anni '50 ha fatto la guerriglia in Indocina – e dalla somma di quattro immaginazioni. Eppure Wu Ming 1 sostiene che Gomorra e Asce di guerra sono 'oggetti narrativi' simili...»

IL RESTO DELL'ARTICOLO "Le mistificazioni dei Wu Ming"

QUI:

http://www.ilprimoamore.com/testo_204.html 

Vedi anche:

http://lucioangelini.splinder.com/post/18938364/WU+MING+1+COME+ALBERTO+SORDI :

«Quello che disgusta di più, secondo me, è il negazionismo di ogni precedente espressione di stima (1) solo perché non si è collaborato al lancio del NIE. 'Gomorra' va avanti benissimo anche da solo, non ha bisogno di fare da scudo a quanti lo stanno usando come icona per un movimento che non c'è

http://lucioangelini.splinder.com/post/18884306/VITA+DA+AUTORE+CHE+SI+%C3%88+FATTO

P.S. Ve l'immaginate il sobrio (lui sì!) Roberto Saviano, all'ombra del quale si sono vantaggiosamente collocati i fanciulli in fiore del Nie, scrivere un saggio su se stesso o sulla propria epicità? Saviano non è certo il tipo da mettersi a dire: "Ma come? Non ve ne siete accorti? Sto SUCCEDENDO io!!!"

Nel suo caso, per fortuna, hanno parlato i FATTI. Bisogna precisare, peraltro, che del fenomeno Saviano (fenomeno reale) si sono presto accorti tutti, mentre del fenomeno NIE (fenomeno inventato) nessuno ha avuto idea prima degli strombazzamenti dei diretti paladini interessati.

postato da: Lioa alle ore 10:19 | link | commenti (13)
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TI CONOSCO, MASCHERINA...

(Ti conosco, mascherina)

(Ora non più)

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(Venezia, Carnevale 2009. Foto scattate da me)

postato da: Lioa alle ore 00:16 | link | commenti
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sabato, febbraio 21, 2009

NEW ITALIAN EPIC: REAZIONI DE PANZA, 2a PARTE

(Il troll Lucio Angelini in uno dei suoi squallidi travestimenti)

SCOOOOOOOP! SCOOOOOPISSIMO!!!!!

Siamo in grado di anticipare la seconda parte dell'articolo "NEW ITALIAN EPIC: REAZIONI DE PANZA" di Wu Ming 1, in uscita su carmillaonline solo da domani in poi.

Nella prima puntata, come si ricorderà, l'ideatore della bufala NIE aveva enucleato una serie di possibili ragioni per cui un libro può anche NON PIACERE, per poi dire: "I critici del Manifesto, della Stampa ecc. rientrano esattamente in questi frame da me sgamati, quindi ne deduco:

1) che a loro il mio saggio non è piaciuto;

2) che di conseguenza sono FALLACI e mossi da odio e livore (???)."

Mamma mia che scoperte! E che acume!

Ebbene, nella seconda puntata Wu Ming 1 si occuperà invece delle FALLACIE dei critici meno illustri, fra cui certi squallidi commentatori della rete. Tali fallacie (che verranno scomposte in una lunga serie di sotto-fallacie) si raggrupperanno essenzialmente sotto due FRAME:

PRIM0 FRAME: ciò che accomuna i detrattori del Nie - secondo Wu Ming 1 -, è il fatto che sono dei TROLL e dei PERDIGIORNO, sorta di Rom e zingari della rete, degli esseri spregevoli che mettono a dura prova la pazienza della Lipperini, costretta a sacrificare parte del suo prezioso tempo a censurarli e a fare pulizia nel suo salotto. (Non si capisce bene chi glielo avrebbe chiesto, visto che prima dell'operazione auto-promozionale NIE non ne aveva sentito alcun bisogno).  

SECONDO FRAME: ma soprattutto li accomuna il fatto che essi sono, dietro l'apparenza del MOLTEPLICE, una sola persona (UNO): lo psicolabile, maligno, mentecatto, psicopatico LUCIO ANGELINI. (Vedi anche il commento della fine dottoressa Claudia Boscolo al mio post di ieri), che trascorre "tutto il suo tempo di veglia" (sic) a cercare di eludere la strenua vigilanza della novella Leonida alle Termopili del suo blog. (1)

(1) L'urto dell'Angelini, stando a Wu Ming 1, sarebbe di alcune migliaia di nick. Secondo quanto riporta nella seconda puntata della sua pacata reazione alle livorose reazioni dei critici, durante il primo giorno di combattimenti l'Angelini esortò la Lipperini a lasciarlo passare e a gettare le armi, ma la Lipperini rispose ironicamente : ΜολÏŽν Λαβέ (“vientele a prendere”). Dopo circa un anno di combattimenti incessanti, la Lipperini decise di congedare il grosso dell'esercito e di rimanere con i suoi 300 opliti (fra cui quel Girolamo De Michele a cui Wu Ming 1 si è ispirato per la fondamentale trovata dello "sguardo obliquo") e alcune fidate pon pon girls (Anna Luisa, Zauberei, Giovanna Cosenza, Claudia Boscolo, Gaia De Pasquale eccetera) per combattere fino alla fine. La battaglia è costata alla Lipperini la perdita della credibilità  ("Loredana sta  pagando molto il fatto che le discussioni sul NIE le facciamo qui da lei", ha ribadito anche ieri Wu Ming 1, che ha aggiunto: "Ripeto, tutto il lavoro che fa non è visibile, per questo sembra che i troll non ci siano. E sono ore della giornata che se ne vanno come lacrime nella pioggia.")

A memoria dell'impresa compiuta alle Termopili del suo blog contro l'invasione dei troll, alla Lipperini verrà dedicato un monumento che, date le dimensioni e la particolare posizione, sarà visibile anche dal mare.

postato da: Lioa alle ore 09:15 | link | commenti (6)
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venerdì, febbraio 20, 2009

LE RAGAZZE PON PON DEI WU MING

 

(Fashion doll liberamente ispirate a due ragazze pon pon dei Wu Ming: Gaja De Pascale e Claudia Boscolo)

Nei commenti  di ieri al post "NIE: REAZIONI DE PANZA" in Lipperatura, mi ero messo a conversare amabilmente con un certo Aldo e due ragazze pon pon dei Wu Ming (GAJA DE PASCALE e CLAUDIA BOSCOLO). Ovviamente, mi ero dovuto trincerare dietro nick perché ogni volta che commento col mio vero nome e cognome la Lipperini ha uno sturbo e mi censura lì per lì. Poveretta, è accecata dalla gelosia nei miei confronti e non sopporta che i suoi commentatori si distraggano da lei per mettersi a confabulare con me.

Dunque: Claudia Boscolo, già autrice di un inno ai Wu Ming su Carmilla, si era così pronunciata:

«Mi sembra poco dignitoso per la critica di questo paese, e anche per i commentatori dei blog, attaccare chi si presta ad un lavoro serio, puntuale, argomentato, corroborato da esempi testuali, tutto ciò che fa insomma un saggio di interpretazione e storicizzazione letteraria, senza proporre una contro argomentazione che utilizzi lo stesso tono pacato, civile e più che aperto al confronto dialettico.»

Ho pacatamente risposto:

«@claudia boscolo. Prendiamo una delle tante lunari affermazioni del saggio: “gli autori targati NIE utilizzano tutto ciò che sembra loro giusto e serio utilizzare”. Trovami un solo autore che non sia convinto di averlo fatto. Ma il giudizio di merito a chi spetta? A Wu Ming stesso?
Prendiamone un’altra: “gli autori targati NIE utilizzano punti di vista inconsueti” (fanno parlare cose inanimate, animali)… Trovami una sola fiaba in cui non parli qualche sasso o nuvola o rospo…
Terzo esempio: l’ucronia. “Che cosa sarebbe successo se… “.
Suvvia, se l’innovazione è questa… Per quanto mi riguarda, mi domando anch’io che cosa sarebbe successo se Wu Ming 1 fosse risultato appena appena più convincente. La risposta che mi dò è: magari si sarebbe risparmiato tutti questi sfottò, che lui può benissimo imputare alla natura trollesca dei suoi detrattori, ma che in realtà nascono da una delusione vera, data la statura intellettuale precedentemente dimostrata dal personaggio.
Comunque: se Wu Ming 1 è convinto di aver fatto un buon lavoro, evviva lui. Se poi ha trovato anche degli estimatori, ancora meglio. Personalmente trovo i suoi parametri d’analisi assolutamente inservibili e inani e non mi sogno nemmeno lontanamente di applicarli per vagliare chi ci rientri e chi no. Non mi porterebbe a nessuna conclusione interessante rispetto alla qualità e all’importanza delle opere prodotte negli ultimi lustri.»

Un certo ALDO mi ha fatto notare:

«>Trovami una sola fiaba in cui non parli qualche sasso o nuvola o rospo

Appunto, nelle fiabe. Ma nei thriller e nei romanzi di spionaggio io davvero non l’avevo mai visto succedere. E’ qui la cosa particolare, non ha senso dire che a l t r o v e si trova questo oppure quello oppure quell’altro, è il fatto che nei romanzi italiani degli ultimi anni si trovino i n s i e m e tutte o quasi tutte le cose dette da wu ming a creare una atmosfera, un qualcosa che segna il tempo di oggi.»

Io ad Aldo:

«@Aldo. Ma no. Fiabe a parte, punti di vista inconsueti ce ne sono sempre stati e sempre ce ne saranno. Quando si parla di “originalità” di un’opera secondo te a che cosa ci si riferisce? All’utilizzo di cliché triti e ritriti? Wu Ming trilla di gioia all’idea che nel Ciclo del Metallo di Evangelisti la nascita del capitalismo industriale venga vista con gli occhi di uno stregone del culto afro-cubano noto come “Palo Mayombe”. A me, sinceramente, interessano altri elementi.

P.S. Sento dall’altra stanza annunciare il titolo sanremese: “Piove il sole”, della figlia di Zucchero. Più inconsueto di così…»

Di nuovo Aldo:
 
«A me, sinceramente, interessano altri elementi. È legittimo, ma allora perché prendersela con chi invece ha a cuore proprio quelli? Come si domanda Wu Ming: perché l’odio? Cosa rivela?»
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Io ad Aldo:
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«Ma quale odio. Ci faccia il piacere. È che non sopporta di non apparire infallibile:-)»
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Aldo:
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«Nemmeno questo è un argomento. Più si va avanti e più vedo che ha ragione…»
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Claudia Boscolo:
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«Critico Anonimo: a me invece non interessa minimamente sapere quali siano gli elementi che interessano a te, perché non riguardano questa discussione, e quindi non capisco perché interveni se la discussione non ti interessa. Non vorrei neppure sapere chi tu sia, perché il modo in cui ti poni è talmente imbarazzante e poco dignitoso che è meglio per te se rimani anonimo. Sufficiente per me per sapere che non sei un critico perché non hai argomenti, e forse ti è stato permesso di esercitare una professione per quale non sei portato. Nel qual caso mi rammarico davvero per il tuo fallimento, perlatro prevedibile, visto che prima o poi i nodi vengono al pettine. Voglio dire, un medico che sbaglia regolarmente le diagnosi prima dovrà essere sostituito. Anche senza rancori.»
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Si è fatta avanti Gaia De Pascale:
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«Volevo rispondere a @Critico Anonimo: credo che il nocciolo della questione non sia l’innovazione di questo o quel punto nel memorandum di WM1. Ciascuna caratteristica del Nie, presa nella sua singolarità, è ovviamente già rintracciabile altrove. E’ l’insieme a fare la differenza. È la compresenza di più elementi nella stessa opera e poi, via via, in tutte le opere identificate come parti della nebulosa, a dare corpo al Nie. Poi, si può continuare a dire che WM1 ha scoperto l’acqua calda. Va bene. Ma prima del memorandum l’acqua calda non c’era. Non c’era uno studio che raggruppasse un corpus di testi in apparenza dissimili. Non c’era, soprattutto, uno studio (giusto e serio) su una fetta importante della narrativa italiana contemporanea che merita di balzare agli onori della critica invece che continuare ad essere accantonata come letteratura di serie B in quanto “di genere”. Tutto qui. A WM1 il merito di avere per primo tirato le fila di un discorso teorico che non poteva più attendere. Pare ora che già in molti ci avessero pensato… “ma sono cose che si sanno sempre dopo”, diceva quello.»
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Io:
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«@Claudia Boscolo. Ah, sì, hai capito tutto tu. Bene. Brava. Sarai presto cooptata tra gli scopritori ufficiali dell’acqua calda.
@Pispisa. Ah, sì, il riflesso di Pavlov: ripetere sempre e comunque: “Ma questa NON È un’argomentazione. Ma questa NON È un’argomentazione. Ma questo NON È un entrare nel merito…” e via discorrendo.»
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Claudia Boscolo:
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«Critico Anonimo, a questo punto ti consiglio venti gocce di Lexotan, perché mi sa che ti sei agitato.»
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Io: 
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«@ Claudia Boscolo. E sottolineo “mi sa”. Sa a te. Appunto. Grossa argomentazione.»
Gaia De Pascale:
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«@Critico Anonimo: visto che, la cosa non ti offenda, di eventuali argomentazioni sul tuo rapporto col lexotan mi interessa poco, potresti continuare ad argomentare sul Nie? Grazie.»
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Claudia Boscolo:
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«Abbi un minimo di dignità e rispondi a Gaia, per favore, che non siamo all’asilo.»
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Io:
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«No, preferisco desistere. Sbaglierei regolarmente la diagnosi e non vorrei mai che la Claudia Boscolo si trovasse in imbarazzo per la mia mancanza di argomentazioni.»
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Claudia Boscolo:
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«Ma guarda, se la tua è una preoccupazione cavalleresca, ti direi di procedere pure, che con il mio imbarazzo semmai me la vedo io, grazie. Spero che ora tu veda chiaramente che non hai argomenti da contrapporre.»
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Ho provato ad aggiungere:
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«@ Boscolo. È vero. Lo ammetto. Hai messo il dito nella messinpiega. Non ho argomenti da contrapporre alle ragazze pon-pon dei Wu Ming. Ciao. Vado al lavoro.»
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Troppo tardi! La Lipperini, ormai risalita al mio IP, mi ha CENSURATO di brutto la chiosa. Così come ieri aveva censurato la seguente mini-analisi:
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«Secondo me l'influenza della Lipperini su Wu Ming 1 è assolutamente deleteria: accecata dall'affetto personale, lo approva e lo tutela sempre e comunque, qualunque cosa faccia e dica, impedendogli di rendersi conto di certi suoi momenti di fallacia. E meno male che non è sua madre, altrimenti ne avrebbe fatto un figlio probabilmente gay, secondo i nuovi indirizzi della scienza sanremese. Non so se Wu Ming 1 ce l'avrebbe fatta a guarire.»

Giorni fa, in uno scambio privato, le avevo anche scritto:
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«Hai censurato per l'ennesima volta un mio innocuo commento senza alcuna ragione plausibile, se non quella della tua natura fondamentalmente reazionaria. Dovrai rassegnarti anche tu, prima o poi, all'esistenza dei Rom della rete. Continuerò la mia battaglia fino a tuo completo ravvedimento così come continuerò a riportare nel mio blog quello che tu censuri nel tuo, impedendomi di ***firmare*** con nome e cognome reali ciò che scrivo (e assumermene la diretta responsabilità). Ti ricordo che il tuo blog è PUBBLICO come il bar del gestore  che rifiutava di servire un certo cliente . La scusa era "Nel mio bar faccio entrare chi voglio". Hai un bel definirmi troll e spammatore. Sei la prima a sapere che sono pure balle.»

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(Immagine da http://www.giocattoleria.it/wp-content/uploads/ragazze-pon-pon.jpg )

postato da: Lioa alle ore 11:58 | link | commenti (22)
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giovedì, febbraio 19, 2009

WU MING 1 REAGISCE "DE PANZA" A QUATTRO CRITICHE NEGATIVE

 

(Wu Ming 1 e la fida scudiera Lippa-Panza errano per la campagna spagnola di Montiello)

Impermalito, stizzito, sussiegoso come non mai, l'hidalgo Wu Ming 1 ha dato sfogo a una reazione tutta de panza a quattro articoli apparsi sulla stampa nelle ultime due settimane, i cui autori non ha esitato a declassare a troll. Si veda:

http://www.carmillaonline.com/archives/2009/02/002945.html#002945

«Si tratta - scrive Wu Ming 1- di reazioni all'uscita in libro di New Italian Epic. Vado a elencarle:
- Riccardo Chiaberge, "Wu Ming, attenti a non prendere la scossa", inserto domenicale de Il Sole 24 ore, 1 febbraio 2009;
- Filippo La Porta, "Macché New Italian Epic, questo è solo glamour", Corriere della sera, 7 febbraio 2009;
- Emanuele Trevi, "Questo Wu Ming ha le gambe corte", Alias, 14 febbraio 2009;
- Fabrizio Rondolino, "Wu Ming, se questa è letteratura", La Stampa, 15 febbraio 2009.
I titoli dicono già molto. Anzi, quasi tutto. Si tratta di reazioni tra lo stizzito, il sussiegoso e il goliardico. Reazioni interessanti, poiché confermano quanto la critica e il cronismo culturale "accreditato" siano nolenti e/o incapaci di affrontare nel merito quel testo, o meglio, le questioni che pone e il dibattito che lo circonda. Al contrario, ostentano ansia di liquidarlo con poche (o in alcuni casi molte) freddure e boutades. [Per inciso, spiace vedere in quella congrega un critico altrimenti acuto (e bravo scrittore) come Emanuele Trevi. Spero sia solo un infortunio.] ... Eccetera.»

Insomma, finalmente si comincia a capire qualcosa delle fumisterie di cui Wu Ming aveva farcito il proprio saggio.

Il misterioso “sguardo obliquo”, per esempio, altro non era che la decisione di guardare - appunto - di traverso chiunque osasse spernacchiare le sue bufale. Per sua fortuna gli dà costantemente una mano la fida scudiera Lippa-Panza, sempre pronta a megafonare qualunque scorreggina ("de panza" anche quella) del cinese de’ noantri.

Wu Ming 1 aveva anticipato su Nazione Indiana il 16 febbraio scorso:

«La mia analisi comparata / decostruzione retorica / proposta di lettura morfologica delle prime, frettolose reazioni al libro NIE (di Trevi, Rondolino e altri) uscirà nei prossimi giorni su Carmilla e su Giap. Penso che sia interessante studiare questo tipo di documenti e gli stratagemmi utilizzati dai loro artefici: ricorso all’assiomatica, sofismi, paralogismi, tecnica dei morceaux choisis per comporre tesi caricaturali da attribuire all’avversario.»

Avevo risposto:

«E se Wu Ming 1 studiasse gli stratagemmi utilizzati da se stesso nel proprio saggio per infinocchiare i gonzi (ricorso all’assiomatica e all’algoritmica, sofismi, paralogismi, tecnica dei morceaux choisis per comporre tesi anti-postmoderniste, riferimenti a MITOLOGIE autorevoli e ad EPICHE reali… )?»

Il minisaggio in due puntate con la critica ai propri critici [si spera che questi ultimi non facciano come lui, opponendo nuove critiche alla critica wuminghiana delle loro precedenti critiche, altrimenti non sarebbe più finita... N.d.r.] è dedicato a Walter Veltroni.

Ecco, se posso permettermi una digressione estemporanea, secondo me il ciarliero Walter "non ce l’ha fatta a farcela" per la stessa ragione per cui l’invenzione di Wu Ming 1 non è piaciuta alla critica: parole, parole, parole… tanto fumo… niente arrosto.

Però, a questo punto, avrei una proposta da fare a Bui: WHAT IF ? Intendo: Roberto, E SE accantonassi per qualche tempo le tue velleità critico-autorial-letterarie (con particolare riferimento alla tua recente smania di dimostrare di aver aperto una nuova via di roccia nella parete nord - [North Face, diresti tu ]- della letteratura italiana) e ti buttassi a capofitto nella politica attiva e fattiva? Magari qualche risultato più credibile potresti anche spuntarlo, ovviamente previo salutare ridimensionamento dell'ego e passaggio dal populismo al popular...

Di energie da spendere pare tu ne abbia ancora una discreta scorta. Si tratterebbe solo - nel tuo caso - di incanalarle nella direzione giusta...

Ti vedrei, per esempio, come sindaco di Bologna, tanto per cominciare dal basso... Meglio lì in municipio che sulla Torre degli Asinelli, a farti seghe sull'inesistente NIE. Non trovi?

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(Immagine da http://www.uoregon.edu/~kmestas/webquest/index_files/image004.png )

postato da: Lioa alle ore 02:36 | link | commenti (14)
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mercoledì, febbraio 18, 2009

"ANDAVO CON GLI UOMINI PER NON TRADIRE MIA MADRE"

Finalmente svelato l'arcano del come e perché si diventi gay.

"Andavo con gli uomini per non tradire mia madre", ha cantato ieri sera Povia a Sanremo in parte riprendendo, in parte sviluppando i temi anticipati nel lontano 1940 da Bixio e Cherubini in "Mamma", di cui ricordiamo lo scabroso refrain:

«Mamma solo per te
La mia canzone vola
Mamma sarai con me
Tu non sarai piu sola
Quanto ti voglio bene
Queste
parole d'amore
Che ti sospira il mio cuore
Forse non s'odono piu
Mamma ma la canzone mia, piu bella sei tu
Sei tu la vita e per la vita non ti lascio mai piu».

Per comodità del lettore, sintetizziamo la complessa vicenda de "Il segreto di Luca":

«Luca Sabatini è un popolano di Cisterna dei Marsi che torna in paese, graziato dopo quarant’anni di carcere per una condanna all’ergastolo per omicidio, in seguito alla confessione in punto di morte del vero colpevole. Mentre i compaesani sono sgomenti alla notizia, s’interessa al caso Andrea Cipriani, un politico giunto in paese in cerca di voti, che non riesce a spiegarsi perché Luca in tanti anni abbia subito il carcere nonostante la propria innocenza. Ricostruendo la vicenda grazie all’aiuto di Don Serafino, Andrea viene a sapere che il padre di Luca non prendeva decisioni e lui non ci riusciva mai a parlare, stava fuori tutto il giorno per lavoro e Luca aveva l’impressione che non fosse troppo vero. Sua madre infatti chiese la separazione, lui aveva 12 anni, non capiva bene, suo padre disse è la giusta soluzione e dopo poco tempo cominciò a bere. Sua madre gli parlava sempre male di papà, gli diceva non sposarti mai per carità, delle sue amiche era gelosa, morbosa e la sua identità era sempre più confusa. In quel momento Luca cercava risposte, si vergognava e le cercava di nascosto, c’era chi gli diceva “è naturale”, lui studiava Freud, non la pensava uguale. Poi arrivò la maturità, ma Luca non sapeva che cos’era la felicità, un uomo grande gli fece tremare il cuore e fu lì che scoprì di essere omosessuale. Alla fine Luca decise di sposarsi con un ragazzo di nome Lauretto ma il matrimonio andò a monte perché non l’amava, mentre nutriva una forte passione per Ortensio, un uomo sposato. Quel che nel rap non si riesce a ricostruire è dove Luca abbia trascorso la notte dell’omicidio. Sarà l’uomo a svelare il proprio segreto: quella sera, prima di recarsi dalla famiglia di Lauretto a fissare la data delle nozze, era stato a casa d’Ortensio, che gli aveva dato, con un abbraccio, prova del proprio amore. Disperato, in preda ai sensi di colpa, Luca giunse in lacrime da Lauretto per confessargli che non voleva renderlo infelice e dunque non poteva sposarlo. Convinto che la sua vita fosse finita, aveva vagato in cerca di un luogo adatto per suicidarsi per tutta la notte, ma non c’era riuscito per una serie di imprevisti. Quando lo arrestarono, non oppose resistenza e non volle svelare la verità su quella notte, per preservare l’onore dell'uomo che tanto amava. Solo quando seppe che Ortensio aveva lasciato il marito, chiese la grazia. Poi ad una festa fra tanta gente Luca conobbe lei che con lui non c’entrava niente, lei lo ascoltava, lo spogliava, lo capiva... e il giorno dopo gli mancava. 'Questa è la mia storia - chiarisce Luca ai compaesani di Cisterna dei Marsi - solo la mia storia, nessuna malattia nessuna guarigione. 'Caro papà ti ho perdonato anche se qua non sei più tornato. Mamma ti penso spesso, ti voglio bene e a volte ho ancora il tuo riflesso, ma adesso sono padre e sono innamorato dell’unica donna che io abbia mai amato'."

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martedì, febbraio 17, 2009

VENEZIA. CARNEVALE 2009

(Venezia, Carnevale 2009. Il leone vegetale nel "giardino" in stile finto-Versailles installato quest'anno in Piazza San Marco, con piante e quinte teatrali.)

Ieri pomeriggio avevo una gran voglia di riposarmi dalle fatiche dei commenti copiosamente e generosamente:- ) dispensati in coda all'articolo di Emanuele Trevi "NELLA STANZA SEPARATA" in Nazione Indiana.

Ne copio-incollo uno:

«A me di Fabrizio Rondolino è piaciuta soprattutto questa dichiarazione:

“... la letteratura dev’essere LIBERTARIA, perché ogni vero scrittore è per natura insofferente a qualsiasi visione del mondo che non sia la sua".

Direi che è ESATTAMENTE QUESTA la ragione per cui ho detestato la chiamata alle armi di Wu Ming 1 fin dalla prima versione del suo saggio sul Nie.»

 Il post di Trevi e il dibattito (quasi tutto off topic, n.d.r.) sono qui:

http://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/#comments .

A un certo punto ho spento il pc e sono andato a sgranchirmi le gambe in piazza San Marco, anche per buttare un occhio al Carnevale in corso. Qui il programma:

http://www.carnevale.venezia.it/

Ho pure scattato qualche stracco snapshot:- )

Una maschera (dettaglio).

Uno dei "Sauros" quotidianamente sguinzagliati in giro per la piazza .

postato da: Lioa alle ore 01:53 | link | commenti (1)
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lunedì, febbraio 16, 2009

STRAGE DI PINI AL LIDO DI VENEZIA

Questo il manifesto con l'annuncio dell'affollatissima assemblea tenutasi qui al Lido di Venezia il 10 febbraio scorso nella sede della Municipalità e organizzata dal coordinamento delle associazioni ambientaliste locali. Tutti gli intervenuti si sono dichiarati contrari all'abbattimento dei pini ultracinquantenari dell'area antistante l'ex Casinò per fare spazio al Nuovo Palazzo del Cinema... Vedi il mio post del 29 gennaio scorso:

http://lucioangelini.splinder.com/post/19685749/ALBERICIDIO+AL+LIDO+DI+VENEZIA

Qualche ora dopo, non è mancata la risposta dei politici veneziani... 

«In questi mesi le associazioni ambientaliste e i cittadini del Lido, anche attraverso la raccolta di 2500 firme, si erano battuti in difesa della maestosa pineta. «È un giorno di amarezza e rabbia - ha commentato l'Associazione vegetariana di Venezia - hanno vinto l'incultura e l'inciviltà. I progetti devono essere fatti adattandoli all'ambiente esistente». (Dal Gazzettino del 12 febbraio scorso)

Un lettore di Gazzettino.it ha commentato:

«E questo non è ancora nulla: aspettiamo di vedere i DANNI IRRIVERSIBILI comportati dal Mose. Il gioco delle correnti è già stato stravolto dalla creazione dell'isola artificiale in cemento proprio di fronte alla bocca di porto di San Nicolò. La meta finale, ovviamente, è la riduzione della laguna di Venezia a mero stagno putrescente... per la gioia delle imprese che si cuccheranno tutti quei bei soldoni, e la disdetta della nuova generazione di veneziani, ormai esclusi da ogni possibilità d'accesso all'acquisto di una casa... (gli ultimi contributi all'acquisto della prima casa risalgono al 2003).»

AGGIORNAMENTO

Circa un'ora fa (verso le 15.00 di oggi) ho ripreso l'abbattimento di un altro pino. Aggiungo due foto: "Sta cadendo" + "È caduto":


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(Foto di Lucio Angelini)

 

postato da: Lioa alle ore 08:13 | link | commenti (6)
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sabato, febbraio 14, 2009

OLD AMERICAN EPIC: MOBY DICK

John Huston, "Moby Dick", 1956, Filmstill 

Allegoritmi a manetta, nel film che John Huston trasse nel 1956 dal capolavoro letterario americano di cent'anni prima "MOBY DICK", di Herman Melville: significazioni mistico-religiose, forse addirittura la ricerca di Dio (ma un Dio collerico e vetero-testamentario)... oppure il conflitto Uomo-Natura, Male-Bene, Terra-Acqua, Materiale-Spirituale, con contorno di richiami biblici e sotto-metafore d'ogni tipo. "Chiamatemi Ismaele" (CALL ME ISHMAEL), esordisce secco il narratore, che subito dopo riceve un'inquietante profezia da un altro tizio chiamato, guarda caso, Elia. Ma quando Moby Dick trascina l'ossesso capitano Achab, "roso di dentro e arso di fuori dagli artigli fissi e inesorabili di un'idea incurabile", con tutta la variegata ciurma della baleniera Pequod, nel profondo degli abissi... chi ha vinto? La Natura, Dio o il Male? E l'amicizia tra Ismaele e il ramponiere Queequeg (curiosamente somigliante all'Ezio Greggio nostrano, malgrado i tatuaggi) così diversi per razza, colore e tradizione - eppure così capaci di dialogo e di reciproca comprensione - non alludono oggi più che mai alla fraternità fra uomini di razza diversa in un momento di razzismo imperante nel paese... ? (Ho rubacchiato dal foglio di presentazione)

Cosa?

Come mai mi salta in mente di tirar fuori una versione cinematografica di Moby Dick di oltre cinquant'anni fa?

Semplice. Perché mercoledì scorso mi sono lasciato trascinare alla magnifica e restauratissima sala Santa Apollonia di Venezia, dove sono in corso 7 apppuntamenti con film d'arte di mare, di storia, di avventure, a cura del Circolo della Vela. Per chi arriva un po' prima della proiezione, peraltro, c'è anche la possibilità di gustare un delizioso rinfresco gratuito...

Qui gli altri titoli:

http://www.compagniadellavela.org/?id_pagina=7&Lang=_1&id_news=135

E comunque sì, lo ammetto, forse anche grazie ai propedeutici prosecchini, mi sono abbastanza thrillato:- )

Moby Dick Trailer
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(Clicca sull'immagine per vedere il trailer del film)
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(Immagini da www.textezurkunst.de/.../2007/10/moby_dick.jpg e da http://www.cinematographers.nl/GreatDoPh/Films/MobyDick2.jpg )

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venerdì, febbraio 13, 2009

L'INVIDIA DEL PENE E L'INVIDIA DELLA PENNA

 

Divertente commento, ieri, in Lipperatura .

La Lipperini contestava un articolo ipotizzante l'avvenuto SORPASSO delle donne sugli uomini, che ora si scoprirebbero sesso debole. "Eh no!", protestava grosso modo, "il sesso debole siamo noi, altrimenti che cosa avrei riscritto a fare Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti???"

A un certo punto una certa Maria Rosaria ha ricordato:

«Gemeva la Lipperini al tempo in cui Genna partorì [ih ih ih, che doglie!!!N.d.r.] Hitler: "Siamo fatti di corpo, ovvio: ma questo corpo si muove, agisce, fa esperienze che non sono sempre e solo riconducibili al materno o al sesso o al mistero nascita/morte. Questo corpo pensa. Esplora. Si interroga. Scopre. Quel che intendo dire è che mi piacerebbe che ad una donna saltasse in testa di scrivere 'Hitler', per esempio." A distanza di tanto tempo, la pubblica confessione di un simil segreto desiderio continua a lasciarmi interdetta. Non più l’invidia del pene del padre, ma l’invidia della penna di Genna, nel suo caso. Ahinoi, ne abbiamo ancora molta di strada da fare… se siamo ridotte così.» 

E pensare che Genna, se la voce che circola ha qualche fondamento, starebbe riscrivendo: "Piccoli uomini crescono"(1) della Louisa May Alcott...

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(1) Sull'eroico drappello dei neo-epici, immagino. Drappello tutto RIGOROSAMENTE MASCHILE, peraltro. Si è mai vista una donna conquistare il Vello d'Oro?

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giovedì, febbraio 12, 2009

BRIGANTESSE

Le ragazze di oggi, in genere, sognano di fare le attricette o le veline, forse per reazione ai libri della Lipperini:-). Ma vi furono tempi e luoghi in cui molte giovani donne del Sud non esitarono a darsi al brigantaggio, convinte del fatto che la LOTTA - per maschi e femmine - fosse una sola:

«Maschele e femmene, a lott è pa 'a libertà [maschi e femmine, la lotta è per la libertà]».

Invitato alla presentazione del libro
"BRIGANTESSE  - Donne guerrigliere contro la conquista del Sud (1860-1870)", di Valentino Romano, Edizioni Controcorrente
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(vedi http://www.lucanianews24.it/?p=13052 )
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l'artista tarantino MARIO DONATIELLO (nome d'arte "Mario AZAD") non è comparso a mani vuote, bensì con sottobraccio una canzone adatta alla circostanza.
Volete ascoltarla? È qui:
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Mario Donatiello Brigantesse
3:06
 
Fonte: www.youtube.com
    
(Cliccate sull'immagine).
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mercoledì, febbraio 11, 2009

LA VISITA DEL DALAI LAMA A VENEZIA

Venezia, 10 febbraio 2009. Il Dalai Lama entra nella sala del Sansovino alla Biblioteca Marciana  in piazzetta San Marco.

Si dice che il Dalai Lama Tenzin Gyatso sia l'attuale reincarnazione di una lunga serie di tulku (1).

Non ho modo né mi frega nulla di verificare se questo sia vero o no. Al contrario sono molto interessato ai seguenti fatti: 
1) attualmente egli è il capo del buddismo tibetano e il leader politico del popolo tibetano, le cui tradizioni e cultura sono sotto assedio; dall'occupazione cinese del Tibet (1959) in poi risiede in India, capo di un governo tibetano in esilio;
2) in Tibet i diritti umani non sono rispettati;  la persecuzione di tutti gli oppositori alla forzata sinizzazione del Tibet si traduce in carcerazioni, torture, uccisioni; il dissenso politico è represso con durezza (Vd www.italiatibet.org );
3) il governo cinese ha imbavagliato la stampa e gli altri mezzi di comunicazione;  
4) il governo cinese si è arrogato il diritto di nominare Lama a sé graditi;
5) la posizione del Dalai Lama (la cosiddetta "Via di Mezzo") è assolutamente ragionevole e condivisibile. Egli ha rinunciato alla pretesa dell'indipendenza. Chiede solo, e in maniera del tutto pacifica, una maggiore autonomia per il Tibet e un maggior rispetto delle sue specificità culturali.
 

Biblioteca Nazionale Marciana. Il "TEBET" in evidenza come regione autonoma nel planisfero di Fra' Mauro del 1460.

All'uscita dalla Marciana, guardate che cosa aspettava il Dalai Lama:- )

Leggo su "Il Gazzettino" di oggi:

"Il conferimento al Dalai Lama della cittadinanza di Venezia e Roma «offende il popolo cinese» e costituisce un'«interferenza» negli affari interni di Pechino. Lo ha detto oggi la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu, in una conferenza stampa a Pechino. Jiang ha detto che l'Italia deve prendere «immediate misure» per rimediare al danno apportato alle relazioni tra i due Paesi, ma non ha specificato quali. «Le parole e le azioni del Dalai Lama - ha detto la portavoce - dimostrano che non è solo una figura religiosa, ma un uomo politico impegnato in attività secessioniste con la scusa della religione». I Paesi stranieri, ha aggiunto, dovrebbero «capire e sostenere» la posizione della Cina sul Tibet, che è «completamente parte della Cina». «Il problema del Dalai Lama non è un problema di diritti umani, ma un problema attinente alla sovranità e alla integrità territoriale della Cina», ha concluso Jiang."

Insomma ai Governanti Cinesi non basta arrogarsi il diritto di scegliere il Lama da imporre in Tibet. Vorrebbero anche suggerire da lontano ai sindaci dei comuni dei Paesi Stranieri a quali personaggi concedere la cittadinanza onoraria e a quali no.

E... 'sti cazzi?

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(1) Tulku = lama tibetano buddista che sceglie coscientemente di reincarnarsi, benché non più soggetto al ciclo delle morti e delle rinascite.

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(Le foto sono di Lucio Angelini)

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martedì, febbraio 10, 2009

VENEZIA. IL DALAI LAMA ARRIVA A PALAZZO SANT'ANGELO.

(Foto di Lucio Angelini)

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DIRETTA WEB DA VENEZIA PER IL DALAI LAMA

Sua Santità il Dalai Lama

Sua Santità il Dalai Lama a Venezia

Segui la diretta Internet della cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria (dalle ore 9 di OGGI, 10 febbraio)

http://www2.comune.venezia.it/direttaconsiglio/diretta.asp

COLPO DI SCENA!!! La mia richiesta di accredito per uno dei tre eventi di stamattina è stata finalmente accolta, quindi uscirò di casa molto presto (abito al Lido), per raggiungere Palazzo Sant'Angelo:- )

Purtroppo le notizie anticipate ieri a Roma dal Dalai Lama non sono confortanti. Copio-incollo da

http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/esteri/dalai-lama/dalai-roma/dalai-roma.html

«La situazione in Tibet oggi è esplosiva". Il Dalai Lama lancia un nuovo allarme sulla repressione che si sta abbattendo in queste ore sul Tetto del mondo. "Le ultime notizie che mi giungono - ha spiegato il leader tibetano ricevendo dal sindaco Gianni Alemanno la cittadinanza onoraria - mi fanno capire che in questo momento la tensione è pronta a esplodere. Ma dico ai tibetani: 'Per favore non fate confusione, restate tranquilli e in pace'".

Dal 18 gennaio, la Cina ha iniziato l'operazione Strike Hard: gli arresti sarebbero già 5.766. E la polizia promette di continuare fino al 10 marzo, anniversario dell'esilio del Dalai Lama. Una data più che mai simbolica quest'anno: sarà infatti mezzo secolo che Tenzin Gyatso è dovuto fuggire dal Tibet. Le autorità cinesi temono scontri ancora più violenti di quelli che scoppiarono nel 2008.

"Abbiamo sempre continuato a dialogare con la Cina. Mai abbiamo chiesto l'indipendenza totale", ha ripetuto il leader buddista, parlando in un'aula Giulio Cesare talmente colma da mettere in crisi il protocollo. "Il Tibet ha una cultura, una religione e un ambiente diverso che possono essere conservati solo con un'autonomia vera e genuina. Oggi - ha proseguito - c'è uno straniero che governa qualcosa che non conosce. La nostra idea è favorevole alla Cina stessa. Una persona intelligente dovrebbe appoggiare il nostro approccio al problema". Un discorso breve, durato meno di venti minuti, interrotto da applausi e qualche grido "Tibet libero". Una piccola folla si è raccolta anche in piazza del Campidoglio, davanti al grande schermo. "E' un simbolo di tolleranza e compassione" ha commentato Alemanno prima di conferirgli l'onorificenza. "Chiediamo insieme la piena autonomia del Tibet" ha aggiunto il sindaco, al quale il leader buddista ha regalato una katà, la sciarpa tradizionale.»

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lunedì, febbraio 09, 2009

PAVLOVIANE CENSURE DELLA LIPPERINI

 

(Quanta neve, ieri, salendo in ciaspe verso il santuario di Lussari, nel tarvisiano!)

Scriveva Loredana Lipperini l' 8 aprile 2008 nel post EPICA E CATANE :

«In realtà, di interventi su un filone di scrittura che riunisce autori frettolosamente definiti “di genere” (Evangelisti, Lucarelli, De Cataldo, Genna fra gli altri) si è parlato spesso, in rete e non solo. Ad approfondire il concetto, con la definizione di  “New Italian Epic”, è intervenuto Wu Ming 1 qualche giorno fa, in un’analisi al Middlebury College, Vermont. Qui trovate l’audio.»

Mio commento:

«Bravo Wu Ming. Gliele ha cantate chiare al mercato americano che, a differenza di quello francese, non ha ancora pubblicato per intero lo zoccolo duro della New Italian Epic... E dire che i WuMing hanno concepito ‘Manituana’ pensando soprattutto al mercato americano:- )»

Il 7 febbraio 2009 Wu Ming 1 - in coda all'ennesimo post NIE-filo della Lipperini [ormai affetta da passione compulsivo-paranoide nei confronti delle bufale wuminghiane, n.d.r.] ha sboronato:

«... l’EPICA come risposta degli scrittori alla meschinità schifosa del presente (e mai come in questi giorni, con l’Italietta in salò-pette che entra nella sua fase necro-clerico-“bukkake”) proviamo un senso di grande schifo.»

Un commentatore a caso:

«Ah, sì, l'epica dei Wu Ming protesi alla Conquista del Mercato Americano. E chi vi crede più???»

Wu Ming 1:

«Beh, per fare un esempio, loro: http://tinyurl.com/c32kzt »

Postato Domenica, 8 Febbraio 2009 alle 12:50 am da Wu Ming 1 »

Il commentatore:

«Appunto. Tante frescacce sul New Italian Epic per poter arrivare SOPRATTUTTO lì. Ci aveva proprio ragione la Carla Benedetti [quando parlava di NIE come operazione auto-promozionale, n.d.r.]

Ma la censora Lipperini, ZAC!, ha subito cassato il commento, rendendone incomprensibili altri quattro.

P.S. Ovviamente non c'è nulla di male nel puntare al mercato americano e cercare di raggranellare quanti più dollaroni possibili, ma di qui a spacciarsi per duri e puri, riparandosi tutti sotto il provvidenziale ombrello gomorriano, e millantando di contrastare il berlusconismo con operine tediose quali 'Manituana' ... ce ne corre!

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sabato, febbraio 07, 2009

CANTAMI, O DIVA, DEI PELOSI WU MING...

«Ti è mai capitato di ascoltare il telegiornale e sentire una morsa tagliente afferrare il tuo cuore, un senso di scoraggiamento,  di impotenza, di ribellione nell'ascoltare notizie di cronaca che assomigliano sempre di più ad un bollettino di guerra? Ti sei mai chiesto: ma io nel mio piccolo cosa potrei fare per non restare passivo dinnanzi ad un mondo che sembra impazzito, sempre di più in corsa verso l'autodistruzione? Cosa potrei fare per innescare una rivoluzione pacifica che sappia contrapporsi ad un esercito che con crescente lucidità e determinazione si sta organizzando per diffondere paura, violenza, diffidenza, terrorismo, morte distruzione?

Noi Wu Ming abbiamo una proposta da farti:

ARRUOLATI ANCHE TU NELL' ESERCITO DEI CAVALIERI DEL N.I.E!

La missione dei Cavalieri del N.I.E. è portare l'Amore in un mondo che sta morendo per mancanza d'Amore. Un Cavaliere desidera essere generoso e valoroso,  lottare per il bene fino all'eroismo. Sembra molto impegnativo, ma è Calliope stessa, la musa protettrice dell'EPICA (1), a dare la Sua forza a chi la segue con tutto il cuore! Grazie Calliope, perché tu come Luce ci strapperai da quelle gelide tenebre che avevano imprigionato la nostra anima in un abbraccio mortale. Grazie per essere 'scesa negli inferi del nostro cuore', grazie per averci amato così pazzamente da prendere su di te ogni nostra angoscia, dolore, tristezza, per donarci pace, amore, pienezza. In te, e solo in te abbiamo trovato la Sorgente d'Acqua Viva capace di dissetare la sete del nostro cuore sempre inquieto. Vogliamo donarti la nostra vita perché tu possa renderci strumenti della tua Luce. Vogliamo fare parte dell'esercito dei Cavalieri della Luce che tu stai suscitando per portare l'Amore in un mondo che sta morendo per mancanza d'Amore. Sì, Calliope, vogliamo lasciarci arruolare da te nel tuo esercito di cavalieri, valorosi, generosi, eroici e ci impegniamo a:

  1. Lasciarci infiammare, forgiare dal Fuoco dell'Epica.
  2. Rivestirci della tua armatura, perché possiamo spegnere i dardi infuocati che il Postmodernismo con tutte le sue legioni e i figli delle tenebre continuano a scagliare contro l'umanità, avvelenando le menti e i cuori.
  3. Essere degli innamorati dell'Epica. Non stancarci mai di nutrirci della Tua Epica Parola, di proclamarla vivendola con grande radicalità ed eroismo, alla lettera, senza misura, senza alcun compromesso o interpretazione di comodo.
  4. Attingere alla Sorgente del tuo cuore per fare fiorire i deserti del mondo;  andare nelle strade, nelle piazze, sui tetti e annunziare con Forza la tua Epica Parola sino agli estremi confini del mondo.
  5. Immergerci con te negli 'inferi' dell'umanità per colorarli di Parnaso.
  6. Mettere tutto il nostro impegno perché tanti decidano di fare parte del tuo esercito di Cavalieri della Luce. Grazie,
CALLIOPE.»

(Da http://www.cavalieridellaluce.net/ )

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(1) Nella mitografia classica le Muse sono le nove divinità che proteggono le arti... Ciascuna ha un compito specifico, da cui consegue l'attributo (variabile nei secoli della loro lunga durata simbolica) che la rende riconoscibile: Clio è la musa della storia (accompagnata da una tromba o da un cigno, incoronata di alloro), Euterpe è la musa della musica o della poesia lirica (accompagnata dal flauto, con i capelli adorni di ghirlande di fiori), Talia è la musa della commedia (accompagnata dallo strumento musicale della viola o da una maschera teatrale), Melpomene è la musa della tragedia (accompagnata da una maschera tragica o da altri oggetti simbolici), Tersicore è la musa della danza (accompagnata da uno strumento a corde oda una cetra, incoronata con ghirlande di fiori), Erato è la musa della poesia amorosa (accompagnata dal tamburello o dalla lira, o anche da un cigno), Urania è la musa dell'astronomia (accompagnata dal globo e dal compasso, contornata da un cerchio di stelle), CALLIOPE è la musa della poesia epica (accompagnata dalla tromba, regge una corona di alloro), Polinnia è la musa degli inni eroici (accompagnata da un organo portatile o da altro strumento musicale). L'invocazione alle Muse, perché diano l'ispirazione al poeta, è luogo comune di moltissimi testi, da Omero a Dante e oltre. Quando sono evocate nella forma di plurale collettivo ("le Muse"), indicano le arti nel loro complesso.

(Da http://www.italica.rai.it/rinascimento/parole_chiave/schede/lenovemuse.htm )

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venerdì, febbraio 06, 2009

IL DALAI LAMA A VENEZIA

(Venezia. La Biblioteca Nazionale Marciana addobbata a festa per ricevere il Dalai Lama martedì 10 febbraio 2009. Addobbi a cura della Swatch, sfortunatamente... )

Martedì prossimo, 10 febbrario 2009, il Dalai Lama riceverà la cittadinanza onoraria dal sindaco di Venezia, quel bruttocattivo di papà Cacciari (vd ieri).

Qui il programma della giornata:

http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/24056

Interessante la capatina alla Biblioteca Nazionale Marciana, dove la direttrice Maria Letizia Sebastiani gli illustrerà il celebre mappamondo di Fra' Mauro (del 1460) in cui il Tibet è raffigurato come entità autonoma.

Dopo aver letto che

«... le richieste di accredito per gli operatori dell'informazione che vorranno partecipare alla seduta straordinaria del Consiglio comunale, andranno indirizzate, esclusivamente via e-mail, a ufficio.stampa@comune.venezia.it. La mail dovrà contenere nome e cognome del giornalista, data di nascita, residenza, n. tessera dell'Ordine, testata di appartenenza e allegata dichiarazione di incarico del direttore o capo redattore, e pervenire entro e non oltre le ore 13 di venerdì 6 febbraio... »

ho chiesto - appunto via mail - un accredito come inviato speciale del blog "Cazzeggi Letterari", ma la domanda è stata inopinatamente respinta, malgrado avessi chiarito che le tendine delle finestre della mia mansarda sono... ehm... due bandiere tibetane*-°.

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(L'immagine del Dalai Lama è tratta da www.dalailamany.org. Le altre foto sono di Lu.Ang.)

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giovedì, febbraio 05, 2009

PAPÀ CACCIARI SU NAZIONE INDIANA

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QUEL BRUTTOCATTIVO DI PAPÀ CACCIARI!

di Lucio Angelini

Della sua infanzia fanese Luchino ricordava solo qualche frammento: un treno che partiva, la testa del suo babbo che sporgeva da un finestrino e rimpiccioliva sempre più in lontananza, e soprattutto una filastrocca: ‘Staccia minaccia’. Gliela cantava sempre sua nonna Celerina, scuotendolo avanti e indietro, dopo averlo preso a cavalluccio sulle ginocchia.

"Staccia minaccia

il babbo è andato a caccia"

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IL RESTO QUI:

http://www.nazioneindiana.com/2009/02/04/quel-bruttocattivo-di-papa-cacciari/

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mercoledì, febbraio 04, 2009

MARIO DONATIELLO CANTA "MUNTANARA"

(Mario Donatiello)

Adoro la Tarantella del Gargano e Mario Donatiello la canta benissimo. Cercatela in youtube:

Mario Donatiello - Muntanara (Tarantella del Gargano)
4:21
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MUNTANARA (TARANTELLA DEL GARGANO)
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Questa donna,
come devo fare per amare questa donna?
Di rose dovrò farle un bel giardino

di rose dovrò farle un bel giardino 
tutto intorno a lei per farla innamorare
 
per farla innamorare
tutto intorno a lei per farla innamorare
ah, di pietre preziose e oro fino
nel mezzo dovrò metterci una bella fontana

Nel mezzo dovrò metterci una bella fontana
E farci scorrere acqua di sorgente
 
acqua di sorgente
farci scorrere acqua di sorgente
e sopra dovrò metterci un uccello a cantare
 
un uccello che canterà
canterà e si riposerà, canterà e si riposerà
e vi dirà bella
 
bella, vi dirà
per voi son diventato un uccello
per poter dormire accanto a voi bella madonna
mi han fatto innamorare
il vostro modo di camminare
e il suono della vostra voce
se bella non nascevi
innamorare non mi facevi
mi han fatto innamorare
il vostro modo di camminare
e il suono della vostra voce

mi han fatto innamorare
il vostro modo camminare
e il suono della vostra voce
se bella non nascevi
innamorare non mi facevi.
 
Ah, capicciosetta, sei nervosa ma che vuoi da me
Anche tua madre lo sa e te lo dice
 
'Sta donni
ma 'ccomi j'eja fai pi' 'mà sta donni'                                          
ah! di rosi l'eja fa'
di rosi l'eja fa'
di rosi l'eja fa' nu bel giardini
 
nu bel giardini
di rosi l'eja fa' nu bel giardini
'ntorni p'intorni l'ei
'ntorni p'intorni l'e'
'ntorni p'intorni l'ejë annammurajë
 
l'ejë annammurai
'ntorni p'intorni l'ejë annammurajë
ah! di preta prizijosë e ori fine
'mmezzi cë l'eja cavà 'na
'mmezzi cë l'eja cavà 'na
'mmezzi cë l'eja cavà 'na brava funtanë
 
và 'na brava funtani
'mmezzi cë l'eja cavà 'na brava funtanë
ah! j'eja fa' corri l'acqua
j'eja fa' corri l'acqua
j'eja fa' corri l'acqua sorgentini
 
l'acqua sorgentini
j'eja fa' corri l'acqua sorgentini
sopi cë l'eja metti 'na
sopi cë l'eja metti 'na
sopi cë l'eja metti 'na vucell'a cantà
 
'na vucell'a cantajë
sopi cë l'eja metti 'na vucell'a cantajë
cantavë e ripusavi
cantavë e ripusavi
cantavë e ripusavi bella dicevi
 
'pusava, bella dicevi
cantavë e ripusavi bella dicevi
pi' voi è diventatë
pi' voi è diventatë
pi' voi è diventata una .....
 
di fare dinte nu sonno ..... madonna
me n'ha fatto 'nnamura' la camnatura e lu parla'
si bella tu nascive 'nammura' nun me facive
me n'ha fatto 'nnamura' la camnatura e lu parla'
me n'ha fatto 'nnamura' la camnatura e lu parla'
 
Pure la camnatura e lu parla',
m'ha fatto 'nnamura' la camnatura e lu parla'
si bella tu nascive 'nammura' nun me faciva
ojella' ojelli' ojella'
 
E' 'sta ncagnata che vuo' da me
e mammeta lu ssape to vo' dicere pure a te
e mammeta lu ssape to vo' dicere pure a te
 
Ah! Pinciue' 'sta ncagnata che vuo' da me
e mammeta lu ssape to vo' dicere pure a te
e mammeta lu ssape to vo' dicere pure a te
 
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martedì, febbraio 03, 2009

IL BREVIARIO GRIMANI IN FAC-SIMILE

 

(L'originale del BREVIARIO GRIMANI)

Ci si lamenta tanto del prezzo dei libri, ma in fondo che cosa sono 22.000 euro per un esemplare numerato della RIPRODUZIONE IN FAC-SIMILE (eseguita con le più sofisticate tecniche moderne) del preziosissimo BREVIARIO GRIMANI [Cod. Marc. Lat. I, 99 = 2138 della Biblioteca Marciana di Venezia] realizzata dalla SALERNO EDITRICE e presentata ieri mattina alle 11.30 a Venezia? :- )
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Ovviamente, come avrete visto nei vari telegiornali, alla presentazione della finissima iniziativa editoriale ha partecipato tutto il gotha istituzional-cultural-politico del Veneto (Massimo Cacciari, Giancarlo Galan… ) con qualche assenza giustificata (il ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, per esempio, era stato bloccato via terra dalla neve e via aria dalla paura di salire su un aereo). C’erano, in compenso, S.E. Jan De Bock, ambasciatore del Regno del Belgio a Roma, S.E. Egbert Jacobs, ambasciatore del Regno dei Paesi Bassi a Roma; i relatori Maurizio Fallace, direttore Gen. per i Beni Librari, l’arch. Ugo Soragni, direttore Reg. per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto, la dott.sa Maria Letizia Sebastiani, direttore della Biblioteca Naz. Marciana, il dott. Angelo Tabaro, segretario alla Cultura della Regione del Veneto, il prof. Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, e soprattutto il prof. ENRICO MALATO, Presidente della gloriosa Salerno Editrice.
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(Il sindaco Cacciari si complimenta con la Salerno editrice)
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Per quanto mi riguarda, l'invito all'evento mi era giunto - udite udite! - via Facebook *-°
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[Approfitto per ricordare che per la Salerno Editrice ho tradotto due opere: Pietro il Grande di Paul Bushkovitch, e L'economia carolingia di Adriaan Verhulst. N.d.r.]
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Permettetemi di prelevare qualche notizia dal sito:
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a cui comunque rimando.
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UN MONUMENTO DELL’ARTE FIAMMINGA DEL RINASCIMENTO
Il codice noto come «Breviario Grimani» è indiscutibilmente uno dei massimi, se non il massimo capolavoro dell’arte della miniatura fiamminga del Rinascimento. Di committenza incerta, posseduto da Margherita d’Austria,  venne acquistato intorno al 1520, per ben 500 ducati d’oro, dal Cardinale Domenico Grimani, che, lasciandolo in eredità alla Serenissima Repubblica di Venezia, vincolava il lascito alla condizione che il codice venisse “mostrato solo a persone di straordinario riguardo e in circostanze eccezionali”. 
Il «Breviario Grimani» ha fatto parte fino al 1781  del «Tesoro di San Marco».
Il codice, ricco di ben 835 carte (= 1670 pagine), è preziosamente rilegato in velluto cremisi e decorato ai piatti con eleganti cornici finemente cesellate che racchiudono cartigli e medaglioni raffiguranti il Doge Antonio Grimani e il Cardinale Domenico, tutti in bronzo dorato.
Caratteristica straordinaria di questo codice è non soltanto il numero e la qualità delle miniature a piena pagina (120), ma la scelta dei temi, estremamente varia e suggestiva, con alternanza di soggetti religiosi e profani e la ricca ornamentazione di tutte la pagine. La scrittura, introdotta spesso da capilettera ornati di varia grandezza, è chiara ed elegante, generalmente a sua volta arricchita da elementi decorativi. Il tutto è impreziosito da un impiego esteso, ma sempre sobrio e delicato, dell’oro.
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UN CAPOLAVORO FAMOSISSIMO MA DI FATTO SCONOSCIUTO
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Noto in tutto il mondo per fama, il «Breviario Grimani» è un capolavoro dell’arte universale di fatto sconosciuto, sottratto com’è – necessariamente, per ragioni di conservazione – a una frequentazione diretta di studiosi e appassionati, e noto soltanto attraverso riproduzioni parziali e insoddisfacenti, che fanno grave torto alla preziosità dell’originale. Di qui la necessità di una riproduzione in fac-simile, che – realizzata al massimo livello di qualità consentito dai mezzi tecnici più avanzati – consente l’autentica “scoperta” di un documento d’arte  che supera ogni possibilità di immaginazione.
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Un ampio volume di Commentario, affidato alle cure dei massimi specialisti a livello internazionale, consentirà un approfondimento di tutti i dati storici, codicologici, artistici, paleografici del manufatto.
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TIRATURA MONDIALE DI 750 ESEMPLARI NUMERATI DA 1 A 750, PIÙ 80 FUORI COMMERCIO, RISERVATI AGLI ENTI PROMOTORI, DISTINTI CON NUMERAZIONE ROMANA DA I A LXXX.
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(Le due pessime foto sono di L. Angelini)
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lunedì, febbraio 02, 2009

UMBERTO ECO A VENEZIA

Uno dei miei assilli segreti è - da anni - quello di non poter più accedere ai materiali versati e rimasti imprigionati nei vecchi floppy disk da 5,25 pollici. Ne ho un bel mucchietto in giacenza, come anche dei successivi dischetti da 3,5 pollici. Per questi ultimi, tuttavia, ho avuto l'accortezza di acquistare e tenere da parte un piccolo lettore dotato della necessaria fessura finché se ne trovavano sul mercato. Insomma è un continuo succedersi di sempre nuovi supporti e modelli, e se non si ha la pazienza di accumulare quelli che diventano via via obsoleti, il rischio di non poter più consultare quanto in essi memorizzato è purtroppo alto. Ma se i vecchi floppy disk non sono più leggibili, quanto credete che dureranno le attuali chiavette USB? In realtà, non lo sa nessuno...
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http://it.wikipedia.org/wiki/Floppy_disk 
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Ebbene, partecipando alla giornata conclusiva dell’appuntamento annuale della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri alla Fondazione Cini, qui a Venezia, il 30 gennaio scorso, quale non è stata la mia felicità nel sentire UMBERTO ECO effondersi con la consueta ironia e precisione proprio sul problema (insoluto e probabilmente insolubile) della labilità e deperibilità dei supporti pre- e post- elettronici della scrittura e della memorizzazione magnetica dei dati?
Certo, l’Umberto nazionale l’ha presa alla larga, ricordando in un brillante excursus storico tutti i tipi di supporti della scrittura utilizzati nel tempo a partire dalla sua invenzione nelle varie forme (pittografica, ideografica, alfabetica). Ha nominato le pietre, le tavolette “dealbate” o cerate, i papiri, le pergamene eccetera, poi il volumen papiraceo, che aggiungeva la terza dimensione alle precedenti possibilità di lettura dall'alto al basso e da sinistra a destra o viceversa (era sfogliabile!), quindi il CODEX pergamenaceo, e l’invenzione della carta fatta con gli stracci, quella successivamente ottenuta dal legno...  i vantaggi di una sempre maggiore riproducibilità, come anche il perpetuo dramma, in ogni epoca, della LABILITÀ dei supporti ogni volta ideati.
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Il dramma perdura tutt’oggi. La carta di legno resta affidabile per una settantina di anni o poco più, magari anche il doppio, ma il rischio di perdere testi preziosi è sempre in agguato e gli editori di oggi [il pubblico cui Umberto Eco si stava rivolgendo era costituito essenzialmente di editori, N.d.r.] appaiono più preoccupati di aumentare la diffusione dei libri che la loro conservabilità.
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Il discorso vale anche per i suoni e le immagini. Le videocassette erano comode, si potevano scorrere avanti e indietro (si pensi alle scuole di cinematografia e all'importanza di poter analizzare un film per singole sequenze, premendo backward e forward... ), ma i colori, col passare del tempo, si deterioravano. Il CD si sfregia e si intoppa. E si pensi al vecchio e resistente vinile, scalzato da sempre nuovi supporti...
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In conclusione, di tutti gli apparati di riproduzione, compresi i più sofisticati e recenti, sappiamo solo che sono perituri ("come la Mimì a cui la tisi non concede che poche ore di vita", ha detto Eco). Resta il fatto che l'invenzione del libro, pratico, maneggevole, sfogliabile, tascabile, trasportabile e leggibile anche in mezzo al più sperduto dei deserti, o laddove non esista l'elettricità... appare definitiva e non ulteriormente perfettibile. Non a caso il prossimo libro dell'illustre conferenziere si intitolerà:
                   
             "Non sperate sbarazzarvi dei libri
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:-)
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(La pessima foto è di L. Angelini) 
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