È in calle lunga Santa Maria Formosa, a Venezia. Si chiama "Libreria Acqua Alta". I libri sono ammassati in gondole, barche, vasche da bagno...
Sicuramente la libreria più "amazing" della città (= fa esclamare "Ammazzalo, oh!", appena si entra). Andate a darci un'occhiata.
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(Foto di Lucio Angelini )

Leggo a p. 21 del Gazzettino di Venezia di ieri del progetto "Sms Venice", - dove "sms" sta per Saint Mark’s Square. Si tratta, infatti, di una raccolta di fondi per la difesa dei monumenti veneziani tramite un grande concerto dei Simple Minds (14 luglio prossimo) più altre iniziative, fra cui quella che vedrà la partecipazione di un ampio pool di enti e associazioni e di Postecom del gruppo Poste italiane, che ha messo a disposizione un servizio dedicato di "My Call" con il numero nazionale 899.499.400; un call center con donazioni in carta di credito (numero verde 800.250.661); un altro per le donazioni internazionali (06-5448) più il sito internet www.smsvenice.com.
Purtroppo, ogni tre euro di donazione, nelle casse di Sms Venice finirà solo un euro, il resto andrà al gestore telefonico... il che è meglio non si sappia troppo, almeno secondo me, visto che fa abbastanza passare in partenza la voglia di donare, malgrado la nobiltà dei fini dell'operazione.
Leggo, inoltre:
«Fran Tomasi, organizzatore dell’evento, è fiducioso... In "pentola", come si suol dire, ci sono anche una forte campagna pubblicitaria, l’organizzazione di un "gratta & vinci" su Venezia, un francobollo postale "Sms Venice" e una grande mostra dedicata ai Pink Floyd e al concerto a San Marco in occasione del ventennale. "Chiederemo - conclude Tomasi - a tutti di raccogliere e mettere in mostra qualsiasi cimelio di allora, dai filmati alle foto, agli oggetti. Sarà un tuffo nel passato".»
Personalmente ho ancora un discreto numero di copie del volumetto:
“SCOPPI IN ARIA: SCHOPENHAUER E I PINK FLOYD A VENEZIA”, di Anonimo Veneziano
che posso senz'altro mettere a disposizione dell'iniziativa. Risalgono al breve periodo di esistenza (Cfr. "Spegniti, spegniti, breve candela", Shakespeare, Macbeth, nel post di ieri) delle mitiche Edizioni Libri Molto Speciali. Qui lo scarno catalogo:

A chi non è capitato di borbottare, in qualche momento di disappunto:
«Spegniti, spegniti breve candela.
La vita non è che un'ombra che cammina,
un povero attore che si agita e pavoneggia per un'ora sulla scena
e poi nessuno più l'ascolta.
È un racconto narrato da un idiota,
pieno di strepito e di furore, che non significa nulla.»
o, nella forma inglese (i più colti di voi):
«Out, out brief candle, life's but a walking shadow, a poor player, that struts and frets his hour upon the stage, and then is heard no more. It is a tale told by and idiot, full of sound and fury, signifying nothing.»
Vabbè, l'avrete già capito: sono reduce dal teatro Goldoni di Venezia, dove è andata in scena l'edizione del MACBETH diretta e interpretata da Gabriele Lavia. Non mi è dispiaciuta, devo dire, malgrado l'ambientazione del dramma ai tempi del nazismo:-)
Per prigrizia, visto che è sabato, vi rimando alla scheda (con recensioni):
http://www.teatro.org/spettacoli/massimo_vincenzo_bellini/macbeth_1020_2321
e all'audio:
http://it.encarta.msn.com/media_461535509_761562101_-1_1/Shakespeare_Macbeth.html
Al momento, tuttavia, più che a spegnere brevi candele, mi predispongo soprattutto a escursionare sui monti Lattari (sopra Amalfi) con ascensione finale alla cima del Vesuvio domenica 5 aprile. Se vi va, potremmo tutti incontrarci sull'orlo del cratere o, come avrebbe senz'altro preferito Malcolm Lowry, Sotto il Vulcano...
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(Immagine di Lavia da http://www.klpteatro.it/images/eventlist/events/macbeth290_1222613905.jpg )
(A portrait of the artist as a young man:-) )
Nel mio facebook ho intitolato un album fotografico "The way we were", da cui estraggo questo divertente esempio di ritratto nel ritratto: alle mie spalle il ritratto a schizzo che mi fece il fiammeggiante pittore e frate camaldolese PAOLO TARCISIO GENERALI, nato a FANO nel 1904 e morto a Camaldoli nel 1998; in primo piano la mia faccia parecchi anni dopo...
Quando, ieri sera, sono andato a letto, il contatore di questo mio blog segnava 261.700 visite. Stamattina, al mio risveglio, il numero era misteriosamente sceso a 258.000 e rotti. Già altre volte mi era capitato di constatare furti di svariate migliaia di visite. Non che cada il mondo, per carità. Ma con un contatore così sgangherato, com'è possibile azzardare qualsiasi statistica?
Sarebbe bello, però, se, svegliandoci la mattina, ogni tanto ci ritrovassimo ringiovaniti di qualche migliaio di giorni*-°
Tornando a padre Tarcisio GENERALI, ricordo lo scandalo di mia nonna Celerina (una mistica minore del '900) il giorno in cui, dopo avergli affidato il restauro della statuetta della Madonna della Quercia [proveniente dalla cappellina di via Roma da lei curata, N.d.r.] se la vide riconsegnare con un look da choc anafilattico. Gliel'aveva ridipinta, con suo grave disappunto, in chiassosissime tonalità di giallo e verde acido...
Altre notizie sul pittore fanese qui:
http://www.fanotv.it/aggiornamenti_comunicati/generali.htm
.
(Da http://www.cultura.marche.it/images/SG/opera_inedita_generali.jpg )

(Lucio Angelini in servizio di leva alla Scuola di Guerra di Firenze nel 1972)
Negli anni 1972-73, finché ero militare, lo scrittore fanese Luciano Anselmi (amico carissimo, purtroppo morto nel 1996) mi tenne compagnia con una serie di lettere di cui pubblico per la prima volta qualche stralcio.
Ciao, Luciano. Grazie per l'amicizia. Buon viaggio.

Ricevo in mail box e socializzo (con il permesso dell'autrice) la seguente lettera:
«Ciao Lucio. Posso chiederti se i sei fratelli della fiaba noir "Il settimo fratello" che hai pubblicato oggi [ieri, N.d.r.] sono i 5 Wu Ming + quella che tu chiami la "fida scudiera Lippa Panza"? Se sì, il fratello Robi, "il più smaliziato" del gruppo, non può che essere Roberto Bui, mentre tu il bambino venuto dal Brasile, visto che, come hai più volte narrato, la fida scudiera Lippa Panza ti ha sbarrato per sempre l'accesso al suo blog, immagino su indicazione del leaderino "Robi" :-P.
Ciao. M.»
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Ovviamente non è così, tanto più che i cinque wuminghi sono rimasti in quattro, dopo la defezione di Luca De Meo (ma Lippa Panza non li tradirà mai, compresa com'è nel ruolo di fiancheggiatrice storica e cuciniera della banda).
In compenso ho appena visto, anche se a scoppio ritardato, l'interessante film di Dennis Gansel "L'ONDA" (Die Welle) del 2008 (1) e per un attimo, nell'ultimo quarto d'ora di proiezione, ho temuto che "Robi" abbia concepito il New Italian Epic proprio sull'onda del film L'ONDA. I concetti base sono gli stessi: ordine, disciplina, propaganda, esclusione dei dissidenti...:- )
(1) Trama: per spiegare la genesi di una dittatura un professore mette in atto un 'singolare' esperimento. Una classe di una trentina di studenti viene indotta a forme di cameratismo attraverso l'uso della disciplina, dell'uniforme, e di un gesto di riconoscimento (l'onda per l'appunto). La situazione però gli sfugge di mano e si trova a dover arginare una vera e propria fazione di stampo nazista.


Leggo QUI :
«La forma delle dita, dei tuoi piedi
si accartoccia e che verrà dopo
è un bel imbroglio o, più esatto, il garbuglio
lo stesso per cui ridiamo insieme ora
bevendo l’aria, attenti alla suonata venisse
alcuno – non viene mai nessuno
per fortuna,
la forma temporanea che è il mondo
questo qui ora, lacrime e sangue
non tante storie, asciuga entrambi
con la sabbia e poi versaci l’acqua
dissalando il tuono delle
armi, fragore ogni secondo
in fuga ora tu baci
un bacio senza forma, s’è rotto il filo
inutile Arianna.»
Interpreto:
«Due innamorati passeggiano a piedi nudi sulla sabbia (nominata nel sestultimo verso), probabilmente gli occhi negli occhi e qindi senza far caso al resto. Sembra loro quasi di “bere” l’aria così ricca di iodio. D’improviso gli occhi dell’uomo si abbassano sui piedi di lei e ne colgono la deludente forma a cartoccio. Lì per lì scappa a entrambi da ridere, poi, all’improvviso, l’uomo, colto da raptus, tira fuori una tonante arma (un kalashnikov?) e glieli centra con una pallottola. La ragazza, alla vista del sangue, piange (”lacrime e sangue”), poi si versa dell’acqua di mare (opportunamente dissalandola) sulle ferite. Ormai l’incanto è rotto e la ragazza si dà alla fuga.»
[Pubblicato 14 Marzo 2009 alle 12:41 ]

(Impianto di dissalazione a Gidda, sul Mar Rosso)
Marco Palasciano:
«Che sintassi! che palpito dedalico!
tutt’altro che pedestre ovver podalico!
ogni partenza viòlea è un parto tale
di virtù, ch’esce il frutto senza male;
né tu vorresti s’arrivasse mai,
ma i versi ognor facessero viavai.»
[Pubblicato 15 Marzo 2009 alle 05:50 ]
Soldato blu:
voglio tentarla anch’io la parafrasi:
il tuo piede s’inconchiglia al mio
come l’aria fa dei nostri respiri
un unico sorso
mentre giochiamo al timore
dimentichi
usiamo il non.ricordo
per ridimenticare
ora
resti in bilico
ma deciso
ti adagi tra i due corni
inutile distrarsi
[Pubblicato 14 Marzo 2009 alle 22:02 ]
E Liviobo:
«io tendo a sostenere che le scritture non siano “aperte”, ma abbiano un senso almeno dominante, o una linea di pendenza obbligata. qui ipotizzo che si tratti semplicemente del racconto, nella gradazione di viola di un qualche tramonto, di una “perdita di contatto” fra 2 amanti, lo sfumare di un momento di coincidenza emotiva in una bacio senza forma… con ciò senza delegittimare la metalettura di angelini… »
[liviobo Pubblicato 17 Marzo 2009 alle 06:58 ]
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(Immagine in alto da http://farm2.static.flickr.com/1306/1075326696_f48f85b635.jpg?v=0 )

"A ruota libera. Miseria del lettore di TAZ: autocritica dell'ideologia underground", a cura di Belletati F.P., Castelvecchi editore, Roma, 1996
«Nel '93 uscì un libro intitolato TAZ (Temporary Autonomous Zones) dell'americano Peter Lamborn Wilson, direttore della rivista newyorchese Semiotext(e), sotto lo pseudonimo di Hakim Bey. Testo che influenzerà moltissimo le culture "gggiovanili", radicali o meno, e non solo, tanto che per un periodo venne agitato, quasi fosse un nuovo "libretto rosso", dal vandalo metropolitano, passando per Jovanotti, fino a intellettuali come l'antropologo francese George Lapassade. Si trattava in realtà di un libro che metteva insieme sincreticamente molte cose diverse e, come più tardi molti intellettuali converranno, alquanto modesto. Luther Blissett per spazzare via quello che era diventato un vero e proprio odioso cliché dell'underground, mandò all'editore Castelvecchi, specializzato in questo genere di pubblicazioni, la finta traduzione di alcuni inesistenti testi inediti in Italia di Hakim Bey, firmandosi con lo pseudonimo Fabrizio P. Belletati. Accanto ai testi finti c'erano anche dei testi reali facilmente reperibili su Internet che servivano a rendere più verosimile l'operazione. Castelvecchi pensando di avere tra le mani un piccolo gioiello lo pubblicò senza esitazioni col titolo A Ruota Libera-miseria del lettore di TAZ, autocritica dell'ideologia underground. Luther Blissett aveva imitato lo stile barocco dell'autore americano e portato all'eccesso certe sue caratteristiche teoriche, puntando ad evidenziare la sua pochezza intellettuale e a metterlo contro i suoi seguaci. Il libro pullulava inoltre di occulte citazioni da film di Totò e alcuni testi erano parti riadattate di uno scritto di Stalin. Il libro nonostante tutto verrà accolto favorevolmente (!) dall'ambiente cui era indirizzato, rivelando come questo approcciasse alla teoria più per il nome che porta che per i suoi effettivi contenuti, ma anche da giornalisti come Benedetto Vecchi (Il manifesto) e Angelo Quattrocchi (Liberazione). Quando Luther ha rivendicato il libro come una sua beffa al conformismo dell'underground e all'editore Castelvecchi, Quattrocchi affermò dal suo giornale di non credere a una parola della rivendicazione. Si venne così a creare per un po' di giorni uno spassoso botta e risposta tra la giornalista di Repubblica Loredana Lipperini e Quattrocchi, sulle pagine culturali dei loro rispettivi giornali, in cui la prima cercava di convincere il giornalista comunista dell'effettiva paternità blissettiana del libro di Bey riportando numerose prove e accusandolo di non saper accettare una beffa salutare. Quattrocchi si è dovuto arrendere alla prova più evidente: le occulte citazioni "totoiste" di Blissett. In un passaggio, infatti, il finto Bey riportava la citazione di un certo Lee Mortais che letto a voce alta...»
Da http://www.lutherblissett.net/archive/392_it.html
Vedi anche: «PERCHÉ HO SCRITTO UN FALSO LIBRO DI HAKIM BEY
E COME HO GABBATO I CONFORMISTI DELLA "CONTROCULTURA"» (Una rivendicazione di Luther Blissett)
(Qui http://www.lutherblissett.net/archive/171_it.html )
(La beffa a Einaudi Stile Libero: un saggio su un movimento inesistente, il New Italian Epic, 2009)
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Dai commenti al post di ieri:

(Antonio Moresco su VMO. Si veda anche cosa ne dice Sergio Garufi QUI )
Già ai tempi in cui si oggettivava in Vincenzo e Basile VMO, Wu Ming 1 aveva un'eccellente opinione di se stesso, e volentieri la esternava [= buttava là come fosse un esterno, come poi avrebbe fatto anche col NIE, N.d.r.] nel blog della fida scudiera Lippa Panza:
«... Nel nostro articolo su L’Unità abbiamo usato l’espressione “saga comunitaria scritta in tempo reale”. Che sia proprio VMO il famoso “Grande Romanzo Italiano” che tutti attendono messianicamente? Che sia VMO la vera opera neo-massimalista che parla del rapporto (o non-rapporto) tra letteratura e paese reale, ancor più di “Perceber”, “Neuropa” e altri titoli recenti? Mi spingo più in là: che VMO sia una specie di “Horcynus Orca” della blogosfera? Pensateci un attimo: il Mediterraneo, le continue fughe dal centro della narrazione, la lingua impazzita, i mille reticoli divaganti… Vincenzo e Basile come ‘Ndrja Cambria che torna a casa dopo l’8 Settembre e solca il mare del mito? È chiaro che, di fronte a tutto questo, chi si aspetta solo smerdamenti ad personam (come Andrea Barbieri) oppure “onesta satira” (come Georgia) oppure la reiterazione degli esperimenti neo-surrealisti (come mi aspettavo io) rimane *spiazzato*, chi più chi meno. Io comunque mi sto divertendo.»
(Postato Giovedì, 6 Ottobre 2005 alle 3:13 pm da Wu Ming 1 )
o anche:
«Secondo me VMO è un feuilleton epistolare aperto (satirico, ma non solo) pubblicato in rete. Che c’è di tanto difficile da digerire? Questo per quel che riguarda la forma narrativa. Per quel che riguarda la poetica, io ci vedo ipermassimalismo, prosa onnivora e bulimica, produzione senza freni di immaginario. È l’utopia della "mappa in scala 1:1", il linguaggio che è calco di ogni dettaglio del mondo, montagne e depressioni (quindi ci sta anche che la qualità abbia cali bruschissimi, vertiginosi). VMO può essere letto come un romanzo che non ha confini, non è racchiuso in un oggetto-libro, pare non aver avuto inizio (c’è un continuo riferirsi a eventi sempre più pregressi) e non si sa quando e come avrà fine [finì il 15 ottobre 2005 con l'improvviso decesso della finta signora Marilena, N.d.r.]. Quindi, non mi sembra di dire un’eresia se affermo che come operazione siamo addirittura oltre “Perceber”. Tant’è che VMO può fagocitare “Perceber”, mentre “Perceber” (inteso come romanzo, non come operazione complessiva) non può più fagocitare VMO. Credo che Colombati sarà d’accordo, in fondo “Perceber” era una sfida, e la rete l’ha raccolta. Colombati è un po’ uno dei padri (immagino solo putativi, anche se non si può mai dire) di VMO. Insomma, per parafrasare Genna, VMO è ultrapsichico, è la letteratura, è Colombati oltre Colombati.»
(Postato Giovedì, 6 Ottobre 2005 alle 6:49 pm da Wu Ming 1 )
E già allora i miei commenti erano del tipo:
«Il rischio è che un giorno un vero bambino anderseniano (mica di quelli queruli alla Barbieri!) dica: “Ehi, un momento, ma il re è nudo!”»
(Postato Giovedì, 6 Ottobre 2005 alle 3:59 pm da Lucio Angelini )
Al che Wu Ming 1, prefigurando ARISA ["Sincerità, adesso è tutto così semplice, con te - Genna - che sei l'unico complice...", N.d.r.]:
«... Né Carla Benedetti né il sottoscritto né Loredana Lipperini sono “senza potere”, e come noi tanti altri. Un po’ di potere l’abbiamo: scriviamo su giornali e riviste, pubblichiamo per grossi editori, i nostri siti e blog sono tra i più seguiti, Carla Benedetti insegna all’università. Ha poco senso dividersi tra “apocalittici” e “integrati”, siamo tutti nella macchina dell’industria culturale, chi afferma di esserne fuori è un ipocrita.»
(Postato Venerdì, 7 Ottobre 2005 alle 3:10 pm da Wu Ming 1 )
La fida scudiera Lippa Panza:
«... Così come non esistono persone “prive di potere”, non esistono intoccabili, né a destra, né a sinistra. È giusto che lo sberleffo, da chiunque venga, ci ponga davanti ai nostri limiti, intellettuali e fisici: Blogdiscount mi dà della vecchia carampana con ammirevole frequenza, e probabilmente ha ragione.»
[E fu così che mi estromise dal suo blog, N.d.r.]
(Postato Venerdì, 7 Ottobre 2005 alle 3:34 pm da

Come per il NIE, anche allora si mossero l'Unità e la Repubblica...
[Da http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/vmo.htm ]
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Da Lipperatura e da laRepubblica del 6 ottobre 2005:
«C’era una poesia di Totò che si intitolava proprio così, ‘e ccorne. Ricordo di averne già utilizzato, anni fa, il finale, nel corso di una polemica con Liberazione. In particolare le ultime due rime:
‘ncoppa a sti ccome fatte nu surriso,
ca pure Napulione era cornuto!.
Mi sembra giusto rievocarle adesso, prima di postare l’articoletto uscito stamattina sul quotidiano: riguarda i VMO, e ho come idea che un ripasso della produzione poetica del Principe possa, in questo frangente, tornare utile. Il pezzo è questo:
“Grande! Immenso! Avanti così!”. Questo il tormentone quotidiano che accompagna le foto a tutto schermo dei letterati considerati meritevoli (quelle del “gigantesco” Sergio Fanucci si confermano le più frequenti), gli sbeffeggiamenti degli scrittori alla moda, i versi in pseudo-abruzzese (“i litturi/ cumuni murtali/nun butteno via gnenti/come col maiali/se beveno de tutto/se liggono Faletti/se fanno complici/d’un genocidio/ ). Risultato: decine di migliaia di visitatori in poche settimane.
Sono la Gialappa’s dei blog letterari: si chiamano VMO, si presentano come Vincenzo Maria Ostuni e Basile Pesaro Borgna, coppia omosessuale di Cagliari dedita per passione alla lettura (nonostante i ripetuti errori di grammatica) e per professione allo sviluppo di siti Internet (nonostante la sgangherata veste grafica del blog). Nei fatti, sono i misteriosi agitatori satirici divenuti popolarissimi nella rete, e oggetto di una caccia all’individuazione che fin qui non ha trovato – né lo potrebbe-conferme.
Obiettivo apparente: staffilare gli autori di best-seller, gli stessi che da diversi mesi a questa parte sono nel mirino di un gruppo di critici, scrittori, editori in quanto agenti di una “Restaurazione” che soffocherebbe ogni voce fuori dal coro. Bersagli principali (e apparenti) dei VMO sono dunque Valerio Massimo Manfredi, Camilleri – storpiato in Cammellieri – e gli autori di gialli in assoluto. Gli idoli (più che apparenti) sono i neoapocalittici che lamentano la morte dell’impegno e lo strapotere dei mediatori culturali conniventi con il potere. Dunque, anatema a Faletti, viva Antonio Moresco: è quanto fanno i VMO usando caratteri cubitali giallo limone, azzurro cielo e rosa fucsia e disseminando nel web proclami e poemi. Uno, in particolare, è passato di sito in sito: lu kantu de lu ‘rniturinchia, che mette in burletta, fra l’altro, il celebre libro di Umberto Eco.
Per alcuni eredi diretti del dadaismo (Tristan Tzara alla mano), per altri inguaribili autoreferenziali, dell’autoreferenzialità i VMO sembrano semmai i sorridenti fustigatori: e il mondo editoriale che esce dai loro stralunati racconti sembra giustamente simile all’inesistente Repubblica di Molvania, culla della polka e della pertosse (e sicuramente abitata da ornitorinchi).»
(LOREDANA LIPPERINI)
MIO COMMENTO (già allora!!!):
Lipperini collusa! ![]()
Postato Giovedì, 6 Ottobre 2005 alle 1:08 pm da Lucio Angelini
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Da:
«... già prima di VMO, sui loro blog Angelini e Iannozzi proponevano eterodossi e inattesi accostamenti di colori, secondo me VMO è un’estremizzazione dell’approccio angeliniano/iannoxiano, nella direzione di una grafica apparentemente inaffrontabile, e che pure rimane impressa. È - nel senso più letterale - memorabile.»
Postato Venerdì, 22 Luglio 2005 alle 2:07 am da Wu Ming 1
«Attenzione segnaliamo sul nostro modesto ma combattivo blog un post per noi importante sul signor Daniele Brolli, che secondo noi rappresenta l’opposto rispetto all’onesto genere alla Dazieri, per intenderci. Signor Wu Ming prendiamo atto che la sua non era una critica a Peppe Iannozzi bensì un complimento sottile alle nostre scelte, lo scrivevamo anche a Massimiliano Parente oggi stesso soffermandoci su quella che è per noi grafica un po’ shock, cerchiamo di fare in modo che i colori accompagnino il testo e anche in un modo provocatorio anche se la provocazione non ci appartiene molto al contrario di altri esponenti della cultura gay sarda (ricordiamo tutti il celebre disegno del finocchio che prende a calci la pera, e il finocchio sarebbe lo spregiativo dell’omosessuale mentre la pera sarebbe Marcello Pera! Il presidente del Senato!) perché noi abbiamo un’altra storia. Ci piace tanto la sua definizione che è “memorabile” e la utilizzeremo. Ci dispiace se nel nuovo post abbiamo usato toni un po’ bruschi ma non avevamo ancora letto la sua importante precisazione comunque noi non trascendiamo mai i modi di una polemica civile che aiuta tutti a crescere. Con stima,
VINCENZO (che ha scritto) e BASILE (che dorme ma è d’accordo su tutto)»
Postato Venerdì, 22 Luglio 2005 alle 3:07 am da VINCENZO MARIA OSTUNI
«VMO, mi arrendo. Vi metto fra i link, anche se non siete d’accordo con me (sul piano della discussione intellettuale eccetera).»
Postato Venerdì, 22 Luglio 2005 alle 10:07 am da La Lipperini
«ATTENZIONE s.g.ra Lipperini noi non intendevamo nè abbiamo inteso di offenderla in ALCUN MODO perchè è chiaro che la stimiamo TANTISSIMO ma siamo fieri avversari non politici ma intellettual culturali sul fatto della Restaurazione che non la trova d’accordo quando noi aderiamo TOTALMENTE all’analisi non pretestuosa e profonda di Carla Benedetti, Antonio Moresco, Massmiliano Parente e Scarpa (che non abbiamo avuto però l’onore di conoscere nè di persona nè smaterializzato per via Internet). VOLEVAMO DIRLE, siamo qua per questo, CHE SIAMO NOTEVOLMENTE ONORATI DELL’INSPERATO PRESTIGIOSO, sul suo dito, LINKAGGIO, noi che contuiamo a scrivere sopra di Lei!
GRAZIE, ci stanno commovendo tutti, Peppe Iannozzi ormai nostro amico fraterno, Krauspenhaar signorilmente che per quanto ci riguarda ci ha chiesto le scuse, Massimiliano Parente che ci fa’ l’onore della corrispondenza privata. Vogliamo ancora ricordare il post sopra Brolli, grazie della commozione sig.ra Lipperatura!!!!!!
VINCENZO (io) e BASILE (ora è via)»
Postato Venerdì, 22 Luglio 2005 alle 1:07 pm da VINCENZO e BASILE


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(La mamma dei VMO, alias Wu Ming 1 e Giuseppe Genna)
Diceva di me il troll Funicolì Funicolà su Nazione Indiana, ed esattamente QUI il 25 febbraio scorso:
«Scrive più caxxate luc’angel (sic!) in un solo post, a volte in appena due righe di commento (sic!), di quante wu ming-one & cortellessa riuscirebbero a mettere insieme in due o tre vite (o in quattrocento e passa commenti a uno scritto del quale non gliene è fregata una santa mazza fin dal primo momento: l’è istèss). la capacità tentacolare di questo troll anagrafizzato è veramente prodigiosa, visto che è riuscito a conquistare alla sua causa anche uno spirito libero come el garouf… »
A lui Sergio Garufi:
«Ti ringrazio per lo “spirito libero”, ma vorrei farti notare che è proprio dall’indifferenza verso i miei temporanei compagni di viaggio, ogni volta diversi, che si misura la mia libertà di giudizio. oggi per es. sul NIE mi trovo assieme a carla benedetti, con la quale in passato ho polemizzato aspramente (sulla restaurazione, o su un brano di “lettere a nessuno” a proposito della casa con pedullà). questo certo non garantisce che i miei giudizi siano sensati, ne garantisce solo l’indipendenza. è che non appartengo ad alcuno schieramento e rifiuto quelle logiche tribali. la mia estraneità alle varie combriccole mi permette di dire esplicitamente ciò che altri per convenienza e bon ton si limitano a sussurrare, vedi l’argomento dell’esclusione di “groppi” di scarpa dal NIE, che pincio ha sollevato molto timidamente in questa discussione. la mia è un’estraneità sancita ufficialmente: basta consultare il “who is who” della letteratura italiana (”il dizionario affettivo della lingua italiana”, dove sono censiti centinaia di scrittori) e vedrai che non ne faccio parte.»
In coda al post di ieri, poi, sempre uno spirito libero come el garouf chiariva:
«Guarda Angelini, io ho sempre pensato che tu fossi un troll fastidioso, e questo sia prima che prendessi di mira me che dopo, cioè ora che mi rivolgi qualche complimento, ma questa cosa che Wu Ming1 ha cambiato il titolo del suo pezzo (part 2 anziché 2a parte) per timore che chi lo digitasse su google venisse dirottato sul tuo blog anziché su Carmilla è fantastica, è la prova definitiva che tu sei la nemesi di VM0. Per chi non lo sapesse, VM0 fu un blog simile al tuo anche nella grafica pop che fingendo di prendere parte per Antonio Moresco e Carla Benedetti nella controversa diatriba sulla Restaurazione in realtà li pigliava per il culo. In teoria VM0 era l'acronimo di una coppia di omosessuali, in verità si trattava di Wu Ming 1 e Giuseppe Genna, due fra i più acerrimi avversari appunto di Moresco e Benedetti su quella questione. Wu Ming 1 arrivò perfino a scrivere un pezzo sull'Unità di elogio a VM0, cioè a se stesso; un po' come se Giovanni Chouckadarian oggi scrivesse un articolo su "Il Giornale" pieno di complimenti verso i post di "Silvio" su it.cultura.libri ("silvio" era il nickname di Giovanni Chouckadarian).»
Ricordo che il blog dei VMO è ancora visitabile:
Ne copio-incollo un pezzo che mi riguarda, visto che risale a quando Wu Ming 1 e Giuseppe Genna mi definivano "l'amico nostro carissimopersempre":- )
«... Sapete tutti come è andata con l'acne/XXX MAS/Nar/cotrafficante/Colonnello Papadopulos cioè l'examico persempre Peppe I (che vdi sotto), a la notizia è che L'ABBIAMO SOSTITUITO IN QUANTO AMICOPERSEMPRE CON LUCIO ANGELINI nella foto scrittore dell'infanzia (concetto Anti-Restaurativo con l'eccezione di Harry ti presento Potter e Geronimo Stilton, che è il nome del figlio di Laroussa!)che ci ha scritto una bellissima lettera sulla internet, con invito inaspettato ad aderire alla sua (di Angelini) campagna (luogo geografico penetrato con significato diverso nella saggezza popolare) inseguito a una DRAMMATICA LETTERA PUBBLICATA SUL SUO BLOG DEI CAZZEGGI DELLE LETTERE, drammatica in quanto denuncia/querela/civile dello stato non solo di Barbieri/TITONCO (con l'appello oggi) che FALSIFICA LE RECENSIONI CONTRO ANDERSEN DELL'INFANZIA E ANGELINI STESSO sulla fogna/inTerNetBooKSHop!!!!!!! »
e più giù:
«... Vogliamo assicurare DAVIDE BREGOLA nella foto non ce l'abbiamo con lui, non abbiamo mai avuto intenzione di danneggiarlo, NON!!!! abbiamo aperto il nostro blog/testata quasi registrata per sottrarre visite al suo (e infatti non è successo) e abbiamo il massimo rispetto per lui,
al contrario di quanto insinuano personaggi ambiguissimi come BARBERI che nella foto di quando era bambino aveva già i capelli!!!, uno che si dice grande ammiratore di MORESCO e della ragazza CARLA (=vdi Brullo!!!) Benedetti ma che, inspiegabilmente, si dedica anima (non esiste ma è penetrata nella saggezza popolare) e corpo a vilipendere l'amico nostro carissimo persempre LUCIO ANGELINI. Non è possibile dirsi antirestauratori e nel frattempo insultare gravemente ANGELINI, che è anche egli un antirestauratore!!!! I veri antirestauratori devono stare insieme, se un antirestauratore ne attacca un altro vuol dire che è un RESTAURATORE!!!!»
(Da http://www.vmo.splinder.com/?from=15 )
Seguì, come è ormai noto, la BUFALA del NIE.
--
(Immagine da www.vmo.splinder.com)

--
(Immagine da http://images.salon.com/ent/movies/review/2008/12/10/the_reader/story.jpg )

[Lucio Angelini accanto alla sua nuova Rolls Royce:- ) ]
![]()
(Sergio Corazzini)
Breve scambio sulla poesia e sulla solitudine dei poeti con tale Diamante QUI .
Diamante:
«Riguardo la poesia, il discorso è serio e complesso... Il punto è: la poesia, in quanto forma espressiva estremamente cognitiva e distillata, rischia di essere uccisa dall’appiattimento causato dai media, dai varietà, da certe volgarizzazioni di massa conseguenza delle produzioni pseudo/artistiche attuali? ... [cut]... credo che ciò che oggi manca sia una cultura in grado di vedere dove c’è vera poesia, il che significa per i poeti solitudine, angoscia, spaesamento, mancanza di un luogo di riconoscimento di sé, di condivisione, confronto, crescita, conforto o attacco. Il rimedio a tale frantumazione, a tale cieco e monadico vagare potrebbe essere la rete, la virtualità? Lo è già? O non lo sarà mai?»
Pur essendo l'autore delle sofferte
http://www.filastrocche.it/contempo/angelini/poesie_it.asp
ho commentato:
«Dici: “per i poeti solitudine, angoscia, spaesamento, mancanza di un luogo di riconoscimento di sé, di condivisione, confronto, crescita, conforto o attacco. Il rimedio a tale frantumazione, a tale cieco e monadico vagare… ”. Non ti pare di esagerare con le macerazioni, i tormenti e le estasi dei poeti d’oggidì? Molti di loro, per fortuna, hanno anche un LAVORO VERO°-*»
Diamante
«Mi riferisco alla solitudine artistica e di pensiero dei poeti, non alla loro vita quotidiana, che è tutt’altro paio di maniche. Uno può pure lavorare in un ufficio sovraffollato dove però non scambia parola con nessuno, o scambia parole inutili e formali, o anche parole gradevoli ma che non hanno a che vedere con la poesia; ma dove, in quanto poeta, troverà un luogo di confronto, dialogo, dibattito? Anche i grandi solitari della poesia si sono nutriti di ambienti, di humus favorevoli, cosa che oggi in Italia non mi sembra esistere.»
Io:
«@ Diamante. Be’, più soffrono, più producono. Difficilmente la gioia di vivere secerne poesia… »
--
[Approfondimento].
Sergio Corazzini, "Desolazione del povero poeta sentimentale"
Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?
Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.
Oggi io penso a morire.
Io voglio morire, solamente, perché sono stanco;
solamente perché i grandi angioli
su le vetrate delle cattedrali
mi fanno tremare d'amore e di angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Vedi che io non sono un poeta:
sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.
Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane,
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lagrime avrebbero l'aria
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente,
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.
Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.
Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto
di essere costretto a digiunare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste,
in un angolo oscuro.
Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.
Oh, io sono, veramente malato!
E muoio, un poco, ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per esser detto: poeta, conviene
viver ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.

8 MARZO: AUSPICANDO PARI DIRITTI
E PARI PESO SOCIALE PER UOMINI E DONNE...
(Si veda anche:
A differenza di Loredana Lipp'Erinni , sempre meno capace di distinguere una bufala da un bufalo, Carla Benedetti non si è lasciata infinocchiare dalle fumisterie autopromozionali di Wu Ming 1. Lucida, coraggiosa, indipendente, la docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea ha finalmente sciolto le riserve intorno al NISE (New Italian Self Essay, saggio scritto da se stessi su se stessi) sul settimanale L'Espresso, che alle pagine 118-119 del numero del 12 marzo 2009 riporta il suo articolo "STRONCATURA EPICA".
Stralcio qua e là:
«L'epica è parola non nuova ma euforica: evoca vastità d'orizzonti, grandezza di scrittura. Soprattutto accende un'idea di letteratura potente. E infatti il collettivo Wu Ming parla di opere 'ambiziose', 'eccentriche', di 'sguardo obliquo', 'azzardo' e ritrovata 'fiducia nel potere della parola'... Penso ai libri che più ho ammirato negli ultimi anni, diversi ma tutti carichi di azzardo e di fiducia nel potere della parola... di tutti quei libri non c'è traccia, come se fossero tutti dentro quel postmodernismo stanco a cui i Wu Ming dicono di opporsi... Ma la delusione più grande è scoprire, dietro all'apparenza di un manifesto teorico, il volto repressivo del canone. Perché è questo che ci viene proposto: un canone con tanto di requisiti che un libro deve possedere per rientrarvi. Un canone piccolo, e su misura, tarato sul tipo di libro che scrivono i Wu Ming stessi. Un grappolo di quattro opere, due loro, una di Giancarlo De Cataldo e una di Evangelisti ne formano il cuore, poi allargato ai libri di Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Andrea Camilleri e altri scrittori che hanno praticato la genre fiction per 'andare oltre'... infine vengono gli 'oggetti narrativi non identificati', che si rivelano una furbizia: una categoria ombrello dove prendere dentro quando è il caso un po' del restante - e il caso è quando si tratta di libri che possono portare prestigio al catalogo, come 'Gomorra', un libro straordinario, la cui forza sta anche nel non essere un 'romanzo criminale' alla De Cataldo, non ha forzato il noir, l'ha scartato, instaurando col lettore un patto inusuale che nessuno dei libri canonizzati condivide... »
Eccetera.
P.S. Sono più o meno le stesse cose che vado ripetendo da mesi, e per le quali sono stato ripudiato simultaneamente da Genna, Bui e Lipperini. Vedi:
http://lucioangelini.splinder.com/post/17037784/NEO-EPICHE+REAZIONI+AL+POST+DI
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(Immagine da http://www.sindacatoscrittori.net/comunicazione/news5/benedetti.jpg )


Capita spesso che i frequentatori di un blog scrivano commenti più interessanti del post stesso da cui prendono spunto.
Mentre rinuncerei sempre volentieri agli interventi di uno Iannozzi-Kinglear, che - a seconda delle lune - ripete pappagallescamente quello che è già stato scritto nel post o dà sfogo a incomprensibili cateratte di insulti, sono particolarmente fiero di annoverare tra i miei commentatori Julia e Ghega. Leggete, per esempio, che cosa hanno scritto in coda al post "Sergio Garufi sul consenso del parlare male":
http://lucioangelini.splinder.com/post/19935432/SERGIO+GARUFI+SUL+CONSENSO+DEL
Stralcio:
«La società civile per crescere ha bisogno di intellettuali coraggiosi maturi (consapevoli del proprio ruolo), gli intellettuali coraggiosi per crescere e per non diventare martiri hanno bisogno di una società civile matura (una società che conosce se stessa, la propria sostanza, anche attraverso la trasmissione di piccole e grandi verità negate). Penso che in Italia, oggi, la partita sia da giocarsi sull'assestamento di questo delicato equilibrio.» (Ghega)
«L'uso di una coscienza critica autonoma è l'unica arma che abbiamo di fronte a ciò che sta accadendo, una coscienza critica individuale che, quando espressa, scopre di non essere sola.» (Ghega)
«La grandezza dell’intellettuale non sta nell’essere voce singola ma nel creare voce collettiva. C’è sempre questo pericolo quando si parla di Pasolini, il pensarlo come cultore della solitudine civile, ma così non è. La parola individualismo esce così tanto spesso nei vostri discorsi da dare il senso alla mancata PARTECIPAZIONE sociale in questa nostra italietta da CRISI isterica. Ma Pasolini non era solo, piuttosto i tentativi di lasciarlo solo erano così efferati da avergli procurato il silenzio finale con il suo assassinio. Era talmente COLLETTIVO da essere letto e discusso da migliaia di uomini e donne che lo ascoltavano.» (Julia)
«Julia, dire "coscienza critica individuale" non è dire individualismo, vuol significare autonomia di pensiero e, qualunque sia il nostro grado di partecipazione all'interno di quelli che chiami "insiemi", non è sacrificabile in nome della partecipazione stessa. La paura dell'insieme nasce quando l'insieme non lo si pratica, lo si ingigantisce e idealizza, quando se ne fa pratica, invece, lo si conosce e se ne riscontrano potenzialità e limiti...» (Ghega)
Eccetera.
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(Immagine da http://2006.poff.ee/sleepwalkers/upload/1/pasolini%5B1%5D.jpg )

Ormai gliel'hanno detto un po' tutti, benché in modi diversi e con diverso grado di eleganza: i parametri con cui Wu Ming 1 ha immaginato di poter fare di ogni erba letteraria citata nel suo saggio sul Nie un FASCIO sono vecchi come il cucco e, soprattutto, talmente generici e larghi da poter inglobare chiunque, da Sveva Casati Modignani a Giuseppe Iannozzi, anziché i soli Corpi Astrali della Nebulosa propriamente (e sedicentemente) detta:
[ http://lucioangelini.splinder.com/post/18530370/LE+MILLE+BOLLE+BLU ].
Scrive Tiziano Scarpa:
«Wu Ming 1 tende ad attribuire alla narrativa epica-popular caratteristiche e potenzialità che sono proprie (a seconda dei casi, naturalmente) di gran parte della narrativa e della letteratura tutta: allegoria, complessità e popolarità, straniamento, sovversione dissimulata di linguaggio e stile, ecc. »
Molto divertenti anche le frecciate sulla scelta degli eventi epocali (Twin Towers, Fall of the Berlin Wall) che avrebbero determinato l'insurrezione dei Nie-lunghi¹ de noantri...
(1) Nielunghi: stirpe mitologica di nani, N.d.r.
Il resto di "Che cos'è questo finto fracasso?" qui:
http://www.ilprimoamore.com/testo_1361.html
Certo, Wu Ming 1 può sempre consolarsi con le grida d'affetto della Fedelissima di laRepubblica, sempre pronta a megafonare le sue trovate, o con le pacche sulle spalle che i Menzionati nel saggio continuano a darsi l'un l'altro, ma in sostanza il suo castello di carte tarocche può dirsi crollato... almeno in Italia, perché pare che la bufala del NIE stia per essere esportata in Francia, per la precisione ad Aix-en-Provence:
«On 30 March 2009 WM1 will be in AIX-EN-PROVENCE, France, where he'll take part to a conference on the New Italian Epic organized by the Aix Centre of Romance Studies. He'll talk at 3.30 pm @ the Salle des Professeurs de l'université de Provence - Centre d'Aix. Along with him, a bunch of Italian authors, such as Simone Sarasso, Gianni Biondillo, Alessandro Bertante, Antonio Scurati and Giuseppe Genna.» (Dal sito www.wumingfoundation.com )
Tornando a Tiziano Scarpa, vorrei segnalarne la partecipazione alla serie televisiva "Scrittori per un anno". La trasmissione, godibilissima, è visibile
qui.
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(Immagine da http://padovacultura.padovanet.it/homepage-6.0/Tiziano%20Scarpa.jpg )

HORROR-IMAGE: The Neo-Epic Man burning Lucio Angelini...
(Da http://indiapoly.com/content/horror-image-the-iron-man-burning-common-man.html )
[Ruderi del rifugio Popena e ruderi dell'escursionista Lucio Angelini:-) ]
Ieri sera, al ritorno da una ciaspolada in val Popena (gruppo del Cristallo, Cortina) con il Cai di Venezia, ho trovato ad attendermi un inquietante commento in coda al precedente post sulle paure dei critici:
«In girum imus nocte et consumimur igni».
Wikipedia mi ha aiutato a ricordare che la frase "andiamo in giro di notte e siamo consumati dal fuoco" potrebbe riferirsi tanto alle falene che, attratte dalla luce di una lanterna, finiscono per auto-arrostirsi, quanto alle torce stesse che si consumano bruciando.
Secondo la prima interpretazione sarei, dunque, una falena destinata a miserrima fine perché attratta dal fuoco abbagliante del NIE, nel secondo caso la torcia stessa destinata a esaurirsi bruciando... e qui ammetto che tra inumazione e cremazione preferisco senz'altro la seconda pratica.
«Nel medioevo - aggiunge Wikipedia - si credeva che la frase fosse magica e, scritta su un foglietto, andasse bruciata per trovare la formula della pietra filosofale. In altre circostanze la frase è stata considerata esoterica o satanica.»
"Eh no!!!", mi sono detto a quel punto. "I satanisti noooo! Vabbè che gli ex Luther Blissett, oggi Wu Ming, specialisti in bufale (ultima in ordine di tempo, benché mal riuscita, quella del NIE) si misero in evidenza proprio con una beffa sui satanisti, come racconta la loro sacerdotessa storica Loredana Lipperini qui:
http://www.repubblica.it/online/sessi_stili/blissett/blissett/blissett.html
[si noti il titolo del paragrafo "QUANDO LE FIAMMELLE DIVENTANO LANTERNE", N.d.r.].
ma i satanisti nel mio blog NON CE LI VOGLIO!!! Andate retro (= affanculo), dunque, adoratori del Male. Niente diavoli, ma solo angeli, per l'angelico Angelini, indefesso cultore del Bene (che è Verità) e immarcescibile avversario del Male (che è Menzogna)" °-*