Cazzeggi letterari

"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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martedì, marzo 31, 2009

LIBRERIA "ACQUA ALTA" A VENEZIA

È in calle lunga Santa Maria Formosa, a Venezia. Si chiama "Libreria Acqua Alta". I libri sono ammassati in gondole, barche, vasche da bagno...

Sicuramente la libreria più "amazing" della città (= fa esclamare "Ammazzalo, oh!", appena si entra). Andate a darci un'occhiata.

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(Foto di Lucio Angelini )

postato da: Lioa alle ore 05:19 | link | commenti (3)
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lunedì, marzo 30, 2009

SMS VENICE E IL VENTENNALE DEL CONCERTO DEI PINK FLOYD

Leggo a p. 21 del Gazzettino di Venezia di ieri del progetto "Sms Venice", - dove "sms" sta per Saint Mark’s Square. Si tratta, infatti, di una raccolta di fondi per la difesa dei monumenti veneziani tramite un grande concerto dei Simple Minds (14 luglio prossimo) più altre iniziative, fra cui quella che vedrà la partecipazione di un ampio pool di enti e associazioni e di Postecom del gruppo Poste italiane, che ha messo a disposizione un servizio dedicato di "My Call" con il numero nazionale 899.499.400; un call center con donazioni in carta di credito (numero verde 800.250.661); un altro per le donazioni internazionali (06-5448) più il sito internet www.smsvenice.com.

Purtroppo, ogni tre euro di donazione, nelle casse di Sms Venice finirà solo un euro, il resto andrà al gestore telefonico... il che è meglio non si sappia troppo, almeno secondo me, visto che fa abbastanza passare in partenza la voglia di donare, malgrado la nobiltà dei fini dell'operazione.

Leggo, inoltre:

«Fran Tomasi, organizzatore dell’evento, è fiducioso... In "pentola", come si suol dire, ci sono anche una forte campagna pubblicitaria, l’organizzazione di un "gratta & vinci" su Venezia, un francobollo postale "Sms Venice" e una grande mostra dedicata ai Pink Floyd e al concerto a San Marco in occasione del ventennale. "Chiederemo - conclude Tomasi - a tutti di raccogliere e mettere in mostra qualsiasi cimelio di allora, dai filmati alle foto, agli oggetti. Sarà un tuffo nel passato".»

Personalmente ho ancora un discreto numero di copie del volumetto:

SCOPPI IN ARIA: SCHOPENHAUER E I PINK FLOYD A VENEZIA, di Anonimo Veneziano

che posso senz'altro mettere a disposizione dell'iniziativa. Risalgono al breve periodo di esistenza (Cfr. "Spegniti, spegniti, breve candela", Shakespeare, Macbeth, nel post di ieri) delle mitiche Edizioni Libri Molto Speciali. Qui lo scarno catalogo:

http://www.librimoltospeciali.splinder.com/

postato da: Lioa alle ore 08:28 | link | commenti
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sabato, marzo 28, 2009

SPEGNITI, SPEGNITI, BREVE CANDELA

A chi non è capitato di borbottare, in qualche momento di disappunto:

«Spegniti, spegniti breve candela.
La vita non è che un'ombra che cammina,
un povero attore che si agita e pavoneggia per un'ora sulla scena
e poi nessuno più l'ascolta.
È un racconto narrato da un idiota,
pieno di strepito e di furore, che non significa nulla

o, nella forma inglese (i più colti di voi):

«Out, out brief candle, life's but a walking shadow, a poor player, that struts and frets his hour upon the stage, and then is heard no more. It is a tale told by and idiot, full of sound and fury, signifying nothing.»

Vabbè, l'avrete già capito: sono reduce dal teatro Goldoni di Venezia, dove è andata in scena l'edizione del MACBETH diretta e interpretata da Gabriele Lavia. Non mi è dispiaciuta, devo dire, malgrado l'ambientazione del dramma ai tempi del nazismo:-)

Per prigrizia, visto che è sabato, vi rimando alla scheda (con recensioni):

http://www.teatro.org/spettacoli/massimo_vincenzo_bellini/macbeth_1020_2321

e all'audio:

http://it.encarta.msn.com/media_461535509_761562101_-1_1/Shakespeare_Macbeth.html

 

Al momento, tuttavia, più che a spegnere brevi candele, mi predispongo soprattutto a escursionare sui monti Lattari (sopra Amalfi) con ascensione finale alla cima del Vesuvio domenica 5 aprile. Se vi va, potremmo tutti incontrarci sull'orlo del cratere o, come avrebbe senz'altro preferito Malcolm Lowry, Sotto il Vulcano...

--

(Immagine di Lavia da http://www.klpteatro.it/images/eventlist/events/macbeth290_1222613905.jpg )

postato da: Lioa alle ore 13:18 | link | commenti
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venerdì, marzo 27, 2009

IL CONTATORE DI SPLINDER

(A portrait of the artist as a young man:-)  )

Nel mio facebook ho intitolato un album fotografico "The way we were", da cui estraggo questo divertente esempio di ritratto nel ritratto: alle mie spalle il ritratto a schizzo che mi fece il fiammeggiante pittore e frate camaldolese PAOLO TARCISIO GENERALI, nato a FANO nel 1904 e morto a Camaldoli nel 1998; in primo piano la mia faccia parecchi anni dopo...

Quando, ieri sera, sono andato a letto, il contatore di questo mio blog segnava 261.700 visite. Stamattina, al mio risveglio, il numero era misteriosamente sceso a 258.000 e rotti. Già altre volte mi era capitato di constatare furti di svariate migliaia di visite. Non che cada il mondo, per carità. Ma con un contatore così sgangherato, com'è possibile  azzardare qualsiasi statistica?

Sarebbe bello, però, se, svegliandoci la mattina, ogni tanto ci ritrovassimo ringiovaniti di qualche migliaio di giorni*-°

Tornando a padre Tarcisio GENERALI, ricordo lo scandalo di mia nonna Celerina (una mistica minore del '900) il giorno in cui, dopo avergli affidato il restauro della statuetta della Madonna della Quercia [proveniente dalla cappellina di via Roma da lei curata, N.d.r.] se la vide riconsegnare con un look da choc anafilattico. Gliel'aveva ridipinta, con suo grave disappunto, in chiassosissime tonalità di giallo e verde acido...

Altre notizie sul pittore fanese qui:

http://www.fanotv.it/aggiornamenti_comunicati/generali.htm

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(Da http://www.cultura.marche.it/images/SG/opera_inedita_generali.jpg )

postato da: Lioa alle ore 06:53 | link | commenti
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giovedì, marzo 26, 2009

GRAZIE, ROBERTO!

Spero abbiate tutti visto Roberto Saviano ieri sera a "Che tempo che fa". Era lì, con la sua faccia seria e i suoi occhi profondi, e non certo a menare il can per l'aia o per le sponde del fiume Mohawk. Mi tornava in mente la misera rivendicazione di Wu Ming 1 letta poche ore prima su 'Il primo amore':
.
http://www.ilprimoamore.com/testo_1399.html  )
 
«Laddove il non-apparire-nei-media di Wu Ming è un nitido atto di diserzione dalle abitudini autoriali, Scarpa [e, immagino, anche Roberto Saviano, N.d.r.] di primo acchito mi appare come "uno dei troppi che parlano di sé"... »
.
(Ma che diserzione e diserzione! Ma che anti-autorialità e anti-autorialità! Proprio lui, il paraculissimo stratega dei media, prezzemolo della rete per eccellenza, che spaccia per anonimato un regolarissimo nom de plume quale Wu Ming 1, in nulla diverso - una volta memorizzato - da altri pseudonimi quali Alberto Moravia o Sveva Casati Modignani ! Suvvia, siamo seri.)
.
Poi mi è tornato in mente un mio vecchio post del 2006:
. 
"Roberto Saviano a Gomorra. Dai blog al book. E che book!"
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(http://lucioangelini.splinder.com/post/8062198/ROBERTO+SAVIANO+A+GOMORRA)
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E il commento che proprio Roberto Saviano firmò in coda al post:
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5) grazie Lucio, per le belle parole. rs 
                                                                                                               18 Maggio 2006 - 09:10 
.
a cui risposi, nel commento n. 6:
.
6) Grazie a te per quello che fai! Tutta la mia ammirazione. Un abbraccio.
                                                                                                                18 Maggio 2006 - 12:07
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Oggi, a distanza di quasi tre anni, tengo a ribadire la mia riconoscenza di cittadino anti-mafioso con la stessa forza di allora:
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«Grazie, Roberto... e non lasciarti infinocchiare dai tromboni del New Italian Epic, che approfittano del tuo meritatissimo - ed espiatissimo - successo per risplendere di luce riflessa.»
.
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(Clicca sull'immagine qui sopra per l'intervista integrale)
.
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(Immagine da http://www.topnews.in/files/roberto-saviano.jpg )
postato da: Lioa alle ore 00:31 | link | commenti (70)
categorie: saviano
martedì, marzo 24, 2009

LETTERE DI LUCIANO ANSELMI

(Lucio Angelini in servizio di leva alla Scuola di Guerra di Firenze nel 1972)

Negli anni 1972-73, finché ero militare, lo scrittore fanese Luciano Anselmi (amico carissimo, purtroppo morto nel 1996) mi tenne compagnia con una serie di lettere di cui pubblico per la prima volta qualche stralcio.

Fano,12 marzo 1972
 
… è un periodaccio: sogno cani feroci che mi azzannano e streghe con le vesti bianche… sto cambiando in peggio, divento sordo; guai familiari mi opprimono: sai, ho l’impressione di aver buttato via la mia vita. (Arrivo al patetico). Dovevo sposarmi una decina di anni fa; una ragazza che mi piaceva ed io le piacevo. Non ho avuto il coraggio. S’è presa un tenente che non amava. Ora è quasi pazza, ma non mi rimprovera nulla. Questo mi fa soffrire a morte. Ci rivediamo, ogni tanto. Non ci crederai: mi vuole ancora bene. Chissà perché ti racconto questi “fattacci”! Ti stimo molto e ti sono amico. Vorrei vederti felice… Ricordati sempre che qui, in via Garibaldi, hai un vecchio amico che diventa sordo e che spera di scrivere la prima recensione al tuo primo libro… 
 
Fano, 6 luglio 1972
 
… il caldo mi rimbambisce, ma tiro avanti. Forse in agosto andrò in Arcevia con la mamma e i fratellini. Sono un cuore semplice, un campagnolo inurbato che teme il traffico terrificante (bello, eh?) di questa metropoli umbro-picena. Qualche volta scrivo versi alla Properzio, ma in genere trascorro il tempo libero a meditare sull’immortalità dell’anima. Da qualche giorno “mi è scomparso” il gatto Isidoro, delizia della mia nipotina Benedetta. Così non so più con chi giocare… 
 
Fano, 13 luglio 1972
 
Caro Lucio, ricevo solo ora la tua lettera e mi affretto a risponderti… Preparati a diventare "il più bravo e il più giovane dei narratori italiani" (così scriveranno i critici; e a me, modestamente, verrà una lacrima perché subito mi son reso conto che le tue pagine non erano quelle di un dilettante qualsiasi, ma quelle di uno scrittore). Caro Lucio, sta bene, fa il tuo dovere di soldato e sistema con calma tutte le cose che mi dici di dover sistemare. Il tempo scorre (pensiero profondo) e verrà pure il giorno del tuo ritorno definitivo. Allora, se vorrai, berremo un cognac per il tuo libro che sarà imminente. Mi dici che devo pensare un gran bene di me stesso; ma come fare? Sai, uno è come si vede e come si sente: e mi giudico (son sincero, credimi) un fossile; innocuo, sì, ma fossile. Queste son malinconie. Ciao, non c’è sole da tre giorni (temporali) e il mare si allontana. Invecchio e sono triste. Ciao, ciao, ciao.
 
Fano, 5 settembre ’72
 
Caro Lucio, sto passando un orribile periodo per fastidi familiari (che non mi merito) e per noie varie. Anche la salute non va bene. Sono triste, deluso e rabbioso. Passerà, speriamolo. Ho provato a telefonare nelle ore da te indicatemi; invano. O la linea era occupata o, addirittura, non riuscivo a sentire il caratteristico “tuu-tuu”. Ciao, scrivimi tu, se vuoi. Mi farà piacere. Io sono davvero in panne…
 
Fano, 6 ottobre 1972
 
… ti racconto brevemente quel che m’è successo martedì. Avevo visto i cartelloni pubblicitari di un film dell’orrore: “La notte che Jocelyn uscì dalla tomba”. Decido di andare e vado al Politeama. Dopo venti minuti di proiezione con un Totò antico e un Manfredi sbiadito mi dico: toh, che razza di orrore! Ma dov’è Jocelyn? Per farla corta: il film che mi interessava era al Corso; io sono uscito dal Politeama e sono andato al Boccaccio, dove non c’era niente…
 
Fano, 11 ottobre1972
 
… a Fano non succede un bel niente. Mi sono iscritto al circolo cittadino e così verso le 23 faccio il mio ingresso in sale dove gente danarosa gioca a poker e a scala perdendo e vincendo decine di migliaia di lire. È una vita insulsa, la mia e la loro; ma, almeno io, non ho altre alternative…
 
Fano, 31 dicembre ’72- 1 gennaio 73
 
Caro Lucio, che augurio farti per l’anno che nasce? (Oh, che frase idiota). Che tu sia felice, che tu abbia finalmente il successo letterario che meriti. Ti scrivo tornato a casa dopo una nottata (dalle 22 alle 24) in giro per la città in auto. Da solo, col tergicristallo che non funzionava (ma non funziona mai niente nella mia auto) e con la pioggia. Lucio, sono uno stronzo. C’era un muto (muto dalla nascita) a spasso per la città. Un muto e basta. E c’ero io con la 500 blu. Ciao, brucia questa lettera, brucia tutte le mie lettere. Ieri ho fatto un po’ di pulizia tra le mie opere inedite. Ho bruciato 3 commedie e un poema. È una fortuna per le Lettere italiane, quelle Lettere che, fra 100 giorni (come Napoleone) dovrai insegnare ai ragazzi gozzuti del bresciano…
 
Fano, 4 febbraio 1973
 
... Ciao, io sono sfiduciato per tante cose (le solite cose, ti sarai stancato di ascoltarle) e aspetto le bozze di due lunghi racconti gialli che usciranno da Fabbri in una nuova collana a mille lire. Staremo a vedere. Qua oggi c’è il sole, la gente esce di messa e compra il Resto del Carlino; i più audaci abbinano Grazia per le loro signore… 
 
Fano, 13 novembre 1973
 
... caro Lucio, che tristezza la vita fanese! Ora, poi, con l’isola pedonale sembra esser tornati all’anteguerra! Ricordo una descrizione della piazza e della fontana in un tuo romanzo (forse Il lupo di maggio): magnifica descrizione, breve e indimenticabile. Resta nel cuore una visione spettrale, qualcosa di livido… Ciao, sono un cretino. Sta in gamba!.. 
 
Fano, 15 novembre 1973
 
... Oggi c’è nebbia, domani ci sarà ancora nebbia; io ho la macchina in panne e mi limito a scrutare dalla finestra del salotto improbabili ombre. Avremo un inverno gelido, complici Sadat Dayan e La Malfa. Ma la poesia ci salverà (Anselmi, Commedia da scrivere, ultimo atto)… qui c’è stato un delitto: hanno ammazzato un tale con una moglie molto bella (solo lui hanno ammazzato); ma lo saprai dai giornali. Non era fanese. L’hanno atteso alle tre di notte e lo hanno sbudellato con 13 colpi. Altroché Boffa!.. 
 
Fano, 13-14 gennaio 1974
 
… non mi ero mai reso conto dell’inutilità della mia vita a Fano; anzi, credevo (ho creduto) per molti anni che fosse l’unica vita per me possibile. Oggi capisco che è, prima di ogni altra cosa, una vita stupida. Ma come uscirne? Mi dirai: andandosene senza far inutili chiacchiere. Ma per me è difficile. Son prigioniero di una ragnatela (la famiglia) dalla quale, volendolo, non riesco più a districarmi. Ti avrò detto queste cose tante volte, e ti sarai stancato di sentirtele ripetere. Ma io sono monotono come quei folli innocui che, di tanto in tanto, affollano i nostri manicomi. Ti scrivo in una notte di disperazione e di rabbia, tornato a casa dopo una solitaria passeggiata fra la nebbia della Sassonia. E spero che non sorriderai, che, dentro, non mi prenderai in giro. Per te saranno ubbie, ma per me sono cose importanti. Tu sei giovane, libero e intelligente: avrai tempo e modo per recuperare e per farti una strada tua. Io non più. Non ho che il tedio, qualche bicchierino e una gran rabbia. Scusami se, forse per la prima volta (ma il pudore è un’altra mia remora) ti scrivo col cuore in mano (fumetti, sono anche fumettistico) spero che prenderai la confessione per quel che vuol essere, uno sfogo fatto ad un amico che stimo e a cui voglio bene. Sei un’àncora, egoisticamente penso a te come ad un salvagente che però si allontana (stai lontano, troppo lontano) e che non riuscirò ad inseguire. Caro Lucio, sto dicendo delle stronzate, ma è che sono in barca: al di là dello smoking, delle bevute, delle speranze che ogni tanto mi risollevano un po’ il morale, vorrei sparire, nascondermi, non so cosa. Ho complessi di colpa feroci; e per cosa? Non ho fatto, obbiettivamente, niente di niente; ma ho paura. Tutto mi emoziona e mi distrugge. Ciao, scusami il lamento, scrivimi quando vuoi, dimmi di te. Ciao. 
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Ripropongo anche l'explicit del suo romanzo "Un viaggio", già pubblicato nel 2005 qui:
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http://www.lucioangelini.splinder.com/post/6723316
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«Prima che le tenebre scendano su di te (io lo so: un giorno, all'inizio della primavera, una cornacchia si poserà sull'ulivo e fisserà il suo sguardo all'ovest, donde vengono le tempeste invernali) fatti forza, raduna tutte le tue memorie, la fotografia di tuo padre morto, e va: deciditi per quella strada ch'è la sola che possa salvarti; te lo dico io che sono tua madre; poche cose essenziali bastano a un uomo per intraprendere un viaggio. Sospirò un poco e aggiunse:

                                   FINE
(1966-1967)»
--

Ciao, Luciano. Grazie per l'amicizia. Buon viaggio.

postato da: Lioa alle ore 05:54 | link | commenti (5)
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lunedì, marzo 23, 2009

KARL MARX PLATZ SOSPENDE IL BLOG "CAZZEGGI LETTERARI"

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Scopro con più di un mese di ritardo che il mio povero blog è stato sospeso dal Karl Marx Platz,
  l'AGGREGATORE DELLA SINISTRA QUELLA VERA (sic)
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Vedi la colonna di destra di:
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Queste le spiegazioni:

Mercoledì 11 febbraio 2009

Sospeso il blog Cazzeggi Letterari

«Con molto rammarico comunico la prima sospensione (sperando di non dover ricorrere all'espulsione) della storia di Karl Marx Platz. Mi sembra doveroso, per trasparenza, comunicarlo alla comunità anche se avrei potuto omettere di comunicarlo. Il motivo della sospensione è la diffusione di notizie false relative all'inesistente genocidio tibetano. Riteniamo infatti che la diffusione di notizie false di questo tipo, figlie di un pregiudizio razzista, in questo caso anticinese, a loro volta amplificano questo tipo di razzismo. Una cosa è la libertà di esprimere la propria opinione su Wu Ming, sulla questione Palestinese, sull'accanimento e quant'altro... su cui posso essere d'accordo o meno... ma che rimangono opinioni. Altra cosa è diffondere deliberatamente falsità spacciandole per fatti reali. Soprattutto in materie così delicate. Non possiamo renderci complici di questo abominio. 
postato da: Lioa alle ore 00:32 | link | commenti (27)
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sabato, marzo 21, 2009

ROBI È ROBERTO BUI?

Ricevo in mail box e socializzo (con il permesso dell'autrice) la seguente lettera:

«Ciao Lucio. Posso chiederti se i sei fratelli della fiaba noir "Il settimo fratello" che hai pubblicato oggi [ieri, N.d.r.] sono i 5 Wu Ming + quella che tu chiami la "fida scudiera Lippa Panza"? Se sì, il fratello Robi, "il più smaliziato" del gruppo, non può che essere Roberto Bui, mentre tu il bambino venuto dal Brasile, visto che, come hai più volte narrato, la fida scudiera Lippa Panza ti ha sbarrato per sempre l'accesso al suo blog, immagino su indicazione del leaderino "Robi" :-P.

Ciao. M.»

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Ovviamente non è così, tanto più che i cinque wuminghi sono rimasti in quattro, dopo la defezione di Luca De Meo (ma Lippa Panza non li tradirà mai, compresa com'è nel ruolo di fiancheggiatrice storica e cuciniera della banda).

In compenso ho appena visto, anche se a scoppio ritardato, l'interessante film di Dennis Gansel "L'ONDA" (Die Welle) del 2008 (1) e per un attimo, nell'ultimo quarto d'ora di proiezione, ho temuto che "Robi" abbia concepito il New Italian Epic proprio sull'onda del film L'ONDA. I concetti base sono gli stessi: ordine, disciplina, propaganda, esclusione dei dissidenti...:- )

(1) Trama: per spiegare la genesi di una dittatura un professore mette in atto un 'singolare' esperimento. Una classe di una trentina di studenti viene indotta a forme di cameratismo attraverso l'uso della disciplina, dell'uniforme, e di un gesto di riconoscimento (l'onda per l'appunto). La situazione però gli sfugge di mano e si trova a dover arginare una vera e propria fazione di stampo nazista.

postato da: Lioa alle ore 00:48 | link | commenti (4)
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venerdì, marzo 20, 2009

IL SETTIMO FRATELLO

IL SETTIMO FRATELLO
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di Lucio Angelini
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C'era una volta una famiglia felice: papà Alberto era un uomo bellissimo, di quasi due metri, biondo e gentile, con gli occhi azzurri. Mamma Bertilla una signora dolce e giudiziosa, traboccante d'amore per i sei figlioletti che, uno dopo l'altro, erano venuti ad allietare quella casa. Tutto andava per il meglio. I bambini giocavano per ore nel grande giardino pieno di alberi e fiori che circondava la serena dimora: scavavano buche o costruivano rifugi segreti, e quando la mamma li chiamava per il pranzo o per la cena, arrivavano con le guance rosse e le mani nere di terra.
"Presto, bambini, a lavarsi le mani!"
I piccoli, ancora trafelati per la corsa, obbedivano affamati e si sedevano vocianti al grande tavolo rotondo su cui troneggiava, fumante, una zuppiera.
 
"Bambini," annunciò una sera, a cena, la mamma, con una strana trepidazione nella voce. "Presto verrà a farvi compagnia un nuovo fratellino."
"Ce l'hai nella pancia?" indagò Robi, il più smaliziato dei sei.
"No, verrà dal Brasile."
"Vuoi dire che non l'avete fatto tu e il papà?", incalzò Robi.
"Sarà un figlio adottivo", spiegò paziente la mamma.
"Che significa adottivo?"
"Significa che, per una volta, spetterà a voi sei, e non a noi due - qui strizzò l’occhio al marito -, il compito di farlo sentire vostro fratello", rispose sorridente la mamma. “Ma sono certa di poter contare sulla vostra collaborazione.”
.
Di lì a poco i sei fratelli, sconcertati, si riunirono in segreto per decidere se sopprimere l’intruso a poche ore dalla consegna, simulando una disgrazia accidentale, o aspettare almeno di verificare fino a che punto quel brutto guastafeste fosse disposto a riconoscere la loro naturale e indiscutibile superiorità, prima di porre fine per sempre ad ogni sua (eventualmente esagerata) aspettativa d’integrazione.
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--
(Immagine da http://farm2.static.flickr.com/1250/1401317415_6a0552a0b0.jpg )
postato da: Lioa alle ore 09:10 | link | commenti (4)
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giovedì, marzo 19, 2009

INTORNO A UNA POESIA DI VIOLA AMARELLI

Leggo QUI  :

(labirinto)
di
Viola Amarelli

«La forma delle dita, dei tuoi piedi
si accartoccia e che verrà dopo
è un bel imbroglio o, più esatto, il garbuglio
lo stesso per cui ridiamo insieme ora
bevendo l’aria, attenti alla suonata venisse
alcuno – non viene mai nessuno
per fortuna,
la forma temporanea che è il mondo
questo qui ora, lacrime e sangue
non tante storie, asciuga entrambi
con la sabbia e poi versaci l’acqua
dissalando il tuono delle
armi, fragore ogni secondo
in fuga ora tu baci
un bacio senza forma, s’è rotto il filo
inutile Arianna.»

Interpreto:

«Due innamorati passeggiano a piedi nudi sulla sabbia (nominata nel sestultimo verso), probabilmente gli occhi negli occhi e qindi senza far caso al resto. Sembra loro quasi di “bere” l’aria così ricca di iodio. D’improviso gli occhi dell’uomo si abbassano sui piedi di lei e ne colgono la deludente forma a cartoccio. Lì per lì scappa a entrambi da ridere, poi, all’improvviso, l’uomo, colto da raptus, tira fuori una tonante arma (un kalashnikov?) e glieli centra con una pallottola. La ragazza, alla vista del sangue, piange (”lacrime e sangue”), poi si versa dell’acqua di mare (opportunamente dissalandola) sulle ferite. Ormai l’incanto è rotto e la ragazza si dà alla fuga.»

[Pubblicato 14 Marzo 2009 alle 12:41 ]

(Impianto di dissalazione a Gidda, sul Mar Rosso)

Marco Palasciano:

«Che sintassi! che palpito dedalico!
tutt’altro che pedestre ovver podalico!
ogni partenza viòlea è un parto tale
di virtù, ch’esce il frutto senza male;
né tu vorresti s’arrivasse mai,
ma i versi ognor facessero viavai.»

[Pubblicato 15 Marzo 2009 alle 05:50 ]

Soldato blu:

voglio tentarla anch’io la parafrasi:

il tuo piede s’inconchiglia al mio
come l’aria fa dei nostri respiri
un unico sorso

mentre giochiamo al timore

dimentichi
usiamo il non.ricordo
per ridimenticare

ora
resti in bilico

ma deciso
ti adagi tra i due corni

inutile distrarsi

[Pubblicato 14 Marzo 2009 alle 22:02 ]

E Liviobo:

«io tendo a sostenere che le scritture non siano “aperte”, ma abbiano un senso almeno dominante, o una linea di pendenza obbligata. qui ipotizzo che si tratti semplicemente del racconto, nella gradazione di viola di un qualche tramonto, di una “perdita di contatto” fra 2 amanti, lo sfumare di un momento di coincidenza emotiva in una bacio senza forma… con ciò senza delegittimare la metalettura di angelini… »

[liviobo Pubblicato 17 Marzo 2009 alle 06:58 ]

-- 

(Immagine in alto da http://farm2.static.flickr.com/1306/1075326696_f48f85b635.jpg?v=0 )

postato da: Lioa alle ore 00:35 | link | commenti (2)
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mercoledì, marzo 18, 2009

LA BEFFA A CASTELVECCHI EDITORE E LA BEFFA A EINAUDI STILE LIBERO

A ruota libera. Miseria del lettore di TAZ: autocritica dell'ideologia underground.

"A ruota libera. Miseria del lettore di TAZ: autocritica dell'ideologia underground", a cura di Belletati F.P.,  Castelvecchi editore, Roma, 1996

«Nel '93 uscì un libro intitolato TAZ (Temporary Autonomous Zones) dell'americano Peter Lamborn Wilson, direttore della rivista newyorchese Semiotext(e), sotto lo pseudonimo di Hakim Bey. Testo che influenzerà moltissimo le culture "gggiovanili", radicali o meno, e non solo, tanto che per un periodo venne agitato, quasi fosse un nuovo "libretto rosso", dal vandalo metropolitano, passando per Jovanotti, fino a intellettuali come l'antropologo francese George Lapassade. Si trattava in realtà di un libro che metteva insieme sincreticamente molte cose diverse e, come più tardi molti intellettuali converranno, alquanto modesto. Luther Blissett per spazzare via quello che era diventato un vero e proprio odioso cliché dell'underground, mandò all'editore Castelvecchi, specializzato in questo genere di pubblicazioni, la finta traduzione di alcuni inesistenti testi inediti in Italia di Hakim Bey, firmandosi con lo pseudonimo Fabrizio P. Belletati. Accanto ai testi finti c'erano anche dei testi reali facilmente reperibili su Internet che servivano a rendere più verosimile l'operazione. Castelvecchi pensando di avere tra le mani un piccolo gioiello lo pubblicò senza esitazioni col titolo A Ruota Libera-miseria del lettore di TAZ, autocritica dell'ideologia underground. Luther Blissett aveva imitato lo stile barocco dell'autore americano e portato all'eccesso certe sue caratteristiche teoriche, puntando ad evidenziare la sua pochezza intellettuale e a metterlo contro i suoi seguaci. Il libro pullulava inoltre di occulte citazioni da film di Totò e alcuni testi erano parti riadattate di uno scritto di Stalin. Il libro nonostante tutto verrà accolto favorevolmente (!) dall'ambiente cui era indirizzato, rivelando come questo approcciasse alla teoria più per il nome che porta che per i suoi effettivi contenuti, ma anche da giornalisti come Benedetto Vecchi (Il manifesto) e Angelo Quattrocchi (Liberazione). Quando Luther ha rivendicato il libro come una sua beffa al conformismo dell'underground e all'editore Castelvecchi, Quattrocchi affermò dal suo giornale di non credere a una parola della rivendicazione. Si venne così a creare per un po' di giorni uno spassoso botta e risposta tra la giornalista di Repubblica Loredana Lipperini e Quattrocchi, sulle pagine culturali dei loro rispettivi giornali, in cui la prima cercava di convincere il giornalista comunista dell'effettiva paternità blissettiana del libro di Bey riportando numerose prove e accusandolo di non saper accettare una beffa salutare. Quattrocchi si è dovuto arrendere alla prova più evidente: le occulte citazioni "totoiste" di Blissett. In un passaggio, infatti, il finto Bey riportava la citazione di un certo Lee Mortais che letto a voce alta...»

Da http://www.lutherblissett.net/archive/392_it.html 

Vedi anche: «PERCHÉ HO SCRITTO UN FALSO LIBRO DI HAKIM BEY
E COME HO GABBATO I CONFORMISTI DELLA "CONTROCULTURA"» (
Una rivendicazione di Luther Blissett)

(Qui  http://www.lutherblissett.net/archive/171_it.html )

(La beffa a Einaudi Stile Libero: un saggio su un movimento inesistente, il New Italian Epic, 2009)

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Dai commenti al post di ieri:

#1   17 Marzo 2009 - 14:21
 
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«Lucio, con questi articoli stai facendo un'operazione interessante: dimostrare i fondamenti, gli antichi vizi e strumenti procedurali (sempre attuali). Il prodotto finito non è nato dal nulla ed ha, perché aveva, sempre il solito costrutto. L'errore che secondo me i critici compiono è proprio quello di considerare la niupippepica come un oggetto nuovo con il quale confrontarsi in qualche modo. Lo chiamo errore poiché annovero ai critici la capacità (a questo punto presunta) di analizzare strutture e forme anche nel loro evolvere. L'errore nasce da un lassismo culturale, e accademico: non frequentare le fonti. Attraverso la citazione di chi cita le fonti (per economia intellettuale) si è perduto il contatto con i fenomeni. Non mi dilungo in merito alle mistificazioni che possono insorgere da questo mancato contatto. Seguendo tutto "il pasticciaccio" non posso che notare una pigrizia in chi critica e la pigrizia è attaccabile, è un punto debole. A un lavoro mal fatto si risponde con altrettanta cattiva prassi ed è qui che scatta il riconoscimento e una legittimazione reciproca, qui si sancisce il "patto tra mediocri". Credo sia questo ciò che il tuo operato metta in evidenza, ovvero la mancanza di solidi stumenti di analisi e la presenza di strumenti di analisi velleitari, personalistici, improvvisati, raffazzonati intorno alle proprie doti o interessi. (A questo punto mi scapperebbe un rilancio del gioco immaginifico riguardante "l'intellettuale che non c'è", ma ci sarà tempo e modo.) Darti del troll, e accusarti di animosità a fronte di uno spiccato vittimismo, è funzionale a tutti (lo dico per chi non avesse ancora compreso finalità e scopi delle etichettature). Ghega»
postato da: Lioa alle ore 00:41 | link | commenti (9)
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martedì, marzo 17, 2009

INDOVINATE CHI RISCHIÃ’ DI SCRIVERE IL GRI (GRANDE ROMANZO ITALIANO)...

(Antonio Moresco su VMO. Si veda anche cosa ne dice Sergio Garufi  QUI  )

Già ai tempi in cui si oggettivava in Vincenzo e Basile VMO, Wu Ming 1 aveva un'eccellente opinione di se stesso, e volentieri la esternava [= buttava là come fosse un esterno, come poi avrebbe fatto anche col NIE, N.d.r.] nel blog della fida scudiera Lippa Panza:

«... Nel nostro articolo su L’Unità abbiamo usato l’espressione “saga comunitaria scritta in tempo reale”. Che sia proprio VMO il famoso “Grande Romanzo Italiano” che tutti attendono messianicamente? Che sia VMO la vera opera neo-massimalista che parla del rapporto (o non-rapporto) tra letteratura e paese reale, ancor più di “Perceber”, “Neuropa” e altri titoli recenti? Mi spingo più in là: che VMO sia una specie di “Horcynus Orca” della blogosfera? Pensateci un attimo: il Mediterraneo, le continue fughe dal centro della narrazione, la lingua impazzita, i mille reticoli divaganti… Vincenzo e Basile come ‘Ndrja Cambria che torna a casa dopo l’8 Settembre e solca il mare del mito? È chiaro che, di fronte a tutto questo, chi si aspetta solo smerdamenti ad personam (come Andrea Barbieri) oppure “onesta satira” (come Georgia) oppure la reiterazione degli esperimenti neo-surrealisti (come mi aspettavo io) rimane *spiazzato*, chi più chi meno. Io comunque mi sto divertendo.»

(Postato Giovedì, 6 Ottobre 2005 alle 3:13 pm da Wu Ming 1 )

o anche:

«Secondo me VMO è un feuilleton epistolare aperto (satirico, ma non solo) pubblicato in rete. Che c’è di tanto difficile da digerire? Questo per quel che riguarda la forma narrativa. Per quel che riguarda la poetica, io ci vedo ipermassimalismo, prosa onnivora e bulimica, produzione senza freni di immaginario. È l’utopia della "mappa in scala 1:1", il linguaggio che è calco di ogni dettaglio del mondo, montagne e depressioni (quindi ci sta anche che la qualità abbia cali bruschissimi, vertiginosi). VMO può essere letto come un romanzo che non ha confini, non è racchiuso in un oggetto-libro, pare non aver avuto inizio (c’è un continuo riferirsi a eventi sempre più pregressi) e non si sa quando e come avrà fine [finì il 15 ottobre 2005 con l'improvviso decesso della finta signora Marilena, N.d.r.]. Quindi, non mi sembra di dire un’eresia se affermo che come operazione siamo addirittura oltre “Perceber”. Tant’è che VMO può fagocitare “Perceber”, mentre “Perceber” (inteso come romanzo, non come operazione complessiva) non può più fagocitare VMO. Credo che Colombati sarà d’accordo, in fondo “Perceber” era una sfida, e la rete l’ha raccolta. Colombati è un po’ uno dei padri (immagino solo putativi, anche se non si può mai dire) di VMO. Insomma, per parafrasare Genna, VMO è ultrapsichico, è la letteratura, è Colombati oltre Colombati.»

(Postato Giovedì, 6 Ottobre 2005 alle 6:49 pm da Wu Ming 1 ) 

E già allora i miei commenti erano del tipo: 

«Il rischio è che un giorno un vero bambino anderseniano (mica di quelli queruli alla Barbieri!) dica: “Ehi, un momento, ma il re è nudo!”»

(Postato Giovedì, 6 Ottobre 2005 alle 3:59 pm da Lucio Angelini )

Al che Wu Ming 1, prefigurando ARISA ["Sincerità, adesso è tutto così semplice, con te - Genna - che sei l'unico complice...", N.d.r.]: 

«... Né Carla Benedetti né il sottoscritto né Loredana Lipperini sono “senza potere”, e come noi tanti altri. Un po’ di potere l’abbiamo: scriviamo su giornali e riviste, pubblichiamo per grossi editori, i nostri siti e blog sono tra i più seguiti, Carla Benedetti insegna all’università. Ha poco senso dividersi tra “apocalittici” e “integrati”, siamo tutti nella macchina dell’industria culturale, chi afferma di esserne fuori è un ipocrita.»

(Postato Venerdì, 7 Ottobre 2005 alle 3:10 pm da Wu Ming 1 )

La fida scudiera Lippa Panza:

«... Così come non esistono persone “prive di potere”, non esistono intoccabili, né a destra, né a sinistra. È giusto che lo sberleffo, da chiunque venga, ci ponga davanti ai nostri limiti, intellettuali e fisici: Blogdiscount mi dà della vecchia carampana con ammirevole frequenza, e probabilmente ha ragione.»

[E fu così che mi estromise dal suo blog, N.d.r.]

(Postato Venerdì, 7 Ottobre 2005 alle 3:34 pm da La Lipperini )

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lunedì, marzo 16, 2009

COME ORGANIZZARE UNA BEFFA MEDIATICA...

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(Vincenzo e Basile VMO)

Come per il NIE, anche allora si mossero l'Unità e la Repubblica...

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da L'Unità, martedì 27 settembre 2005, pag.21

"VMO", GLI SCRITTORI DIVISI TRA IL MALE E IL BENE

Un blog "surrealista" di due cagliaritani mette alla berlina il sistema-letteratura e diventa un successo in rete. Gli autori "colpiti" un po' stanno al gioco e un po' si offendono

di Wu Ming

Saga comunitaria scritta sotto gli occhi di chi legge, vorticare di personaggi veri, falsi e reinventati: scrittori, critici, giornalisti, blogger, oscuri dirigenti laburisti maltesi (?!)... Lingua sfrenata e vertiginosa, sgrammaticature sapienti, jazz improvvisato da cantori sardi. Fra un tormentone e l'altro pare un salto nel buio, eppure... Non una parola è messa a caso, ogni elemento è pervertito in modo sottile o spudorato, così da produrre spiazzamenti. Parole o intere frasi ripetute ad nauseam, e ogni ricorrenza è un grado di diluizione finché il senso è filtrato alla minima dose. Omeopatia. Geremiadi e panegirici respirano di una punteggiatura deviante ("Grande!!!,!!!!").

Forma e contenuto sono "due tagli della stessa sostanza", quindi la grafica è all'altezza, anzi, alla bassezza: testo e illustrazioni si scontrano, producono scintille che incendiano la pagina di colori chiassosi e accostamenti emetici. Il paratesto (titoli, note, link) è un insieme di dettagli incongrui, davvero incongrui, tanto da spiccare e divenire memorabile. E' il sogno surrealista: l'ombrello e la macchina da cucire si incontrano sul tavolo operatorio. Non si è mai vista, una satira così (perché di satira si tratta), e il bello è che può essere fruita al di fuori del contesto, senza conoscere nessun personaggio. Si gode del flusso di parole a un livello primitivo, di esaltazione infantile: DADA! CACA! PIPI'! PUPU'! RESTAURAZIONE!.

Tutto questo su un blog definito da alcuni "il fenomeno web dell'anno". Si chiama "VMO", iniziali di uno dei due (presunti) tenutari, Vincenzo Maria Ostuni. L'altro è Basile Pesaro Borgna. Si dichiarano coppia gay di web designer cagliaritani. Fanno continui riferimenti a una misteriosa "web agency" e a lavori per Tiscali e altri grandi committenti, ma l'HTML di VMO è ultra-dilettantesco, lurido di errori.
"Vincenzo" e "Basile" dividono il mondo letterario in due eserciti, l'un contro l'altro armati, e chiunque non si schieri è un nemico. Il Bene e il Male, Ahuramazdah e Ahriman. Compaiono sul web nella primavera scorsa, ergendosi a difesa pasdaranica di un pugno di critici e scrittori e scagliando invettive devastanti - ma sottoargomentate - contro i loro pretesi "nemici". Tra i Buoni vanno citati gli animatori del convegno contro la "Restaurazione culturale" alla scorsa Fiera del Libro di Torino: Carla Benedetti (a cui s'accompagna una sorta di attributo omerico, "la ragazza"), Tiziano Scarpa ("che noi stimiamo TANTISSIMO"), Antonio Moresco (da antologia il titolo dopo gli ultimi referendum: "Ancora una volta l'Italia non segue Moresco!") e altri. La schiera dei Cattivi è invece vastissima, praticamente chiunque abbia un successo di vendite: si va da Valerio Massimo Manfredi a Giorgio Faletti (definito "genocida culturale", aderendo con zelo a una sorta di fatwah apparsa sul blog
Nazione Indiana) a Giuseppe Genna, da Gianrico Carofiglio a ... Wu Ming. Questi ultimi, ehm, sono indicati come ghost-writer di Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, teoria del complotto già proposta da cronisti culturali di scarsa levatura.
Sul fondo roccioso di tale neo-zoroastrismo, i due edificano una teoria cospirativa sulla blogosfera italiana e stendono vaneggianti lettere aperte ai loro idoli, in cui chiedono pubbliche prese di posizione su problemi che paiono enormi soltanto a loro. Destinatario più in voga negli ultimi giorni: l'editore romano Sergio Fanucci, "immenso editore anti-restaurativo". Nel mentre, però, ci dicono di sé, ci raccontano le loro speranze e difficoltà quotidiane, le gioie e i dolori, e lodano gli "amici carissimi per sempre" in giro per il mondo.

VMO è uno dei blog più frequentati della rete. A seguire le loro peripezie accorrono migliaia di visitatori. Nel periodo luglio-settembre VMO ha sfiorato i ventimila contatti.
Il più recente cavallo di battaglia è l'omaggio/parodia al dialetto neo-molisano usato da Tiziano Scarpa nel suo poema civile Groppi d'amore nella scuraglia (Einaudi). Vincenzo e Basile, ospiti a Malta del loro amico Anton Caracci (menzionato di continuo, una vera ossessione), hanno composto una poesia,
Franza o Spagna, scritta in un grammelot meridionale, apologia de "li scritturi antirestaurativi" dal punto di vista di un critico militante (presumibilmente: Carla Benedetti). Alcuni versi, fra i tanti citabili: "E li litturi / [...] / se liggono Faletti / se fanno cumplici / d'un ginocidio / lu stillicidio / de pulizzieschi / libbri grutteschi / restaurazziune / disillusiune / lu populu cugghiune ."

Dopo gli equivoci iniziali (pare che alcuni elogiati abbiano scritto a Vincenzo e Basile per ringraziarli), si è capito che vero oggetto della satira è la scorciatoia intellettuale del "nientismo" ("non c'è più niente di buono ormai"), con la variante del "quasi-nientismo" ("non c'è più niente di buono ormai, a parte me che sono un genio, e pure i miei amici non sono male"). Ne abbiamo fin sopra le orecchie. In Italia, oggi, mostrarsi apocalittici è una strategia per rimanere integrati. Dire che è finito tutto ("fine del romanzo", "fine della letteratura" etc.) o quasi (perché resiste un "manipulo di eroi" che "cumbatteno lu cancro de lu best seller") serve ad avere spazio su giornali e riviste, mantenere posizioni nell'accademia, riaffermare un potere vieppiù minacciato dai cambiamenti. Questi anni sono saturi di lamentazioni, anatemi, nostalgie del bel tempo che fu ("Li granni scritturi / lu Pasulinu / 'ndove so' fernuti, / quali distino?"). Decani e sotto-decani della critica hanno abdicato alla loro funzione - capire il mondo studiando i modi di raccontarlo - e hanno messo il cuore in freezer. L'unica risposta sensata è una pernacchia. VMO è vento che soffia tra lingua e labbra, è il cachinno che - in una società sana - dovrebbe seguire la lezioncina del trombone di turno.

Inoltre, come ha scritto un commentatore su un blog: "C’è poesia [in questa operazione] e c’è affetto per la letteratura e chi se ne occupa con passione. Se Basile e Vincenzo non esistono, comunque chi li ha chiamati al mondo vuole loro un po’ di bene, si vede, si legge."
Alcuni scrittori e critici, chiamati in causa da VMO come appartenenti a questa o quella fazione, hanno deciso di stare al gioco, linkando il blog ai loro siti o addirittura lasciando commenti (un aficionado è il giallista Gianni Biondillo). Altri hanno rivolto a VMO reprimende un po' biliose. Altri ancora hanno scelto il silenzio. Tutti, ma proprio tutti, si chiedono chi ci sia dietro. E' quasi sicuro che si tratti di uno o più addetti ai lavori, giornalisti o funzionari di case editrici. A tratti, pare di percepire un tocco femminile. Comunque sia, Vincenzo e Basile proseguono imperterriti, annunciando ogni giorno un nuovo scoop. Grande!!!!!,!!!!
http://vmo.splinder.com

[Da http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/vmo.htm ]

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Da Lipperatura e da laRepubblica del 6 ottobre 2005:

«C’era una poesia di Totò che si intitolava proprio così, ‘e ccorne. Ricordo di averne già utilizzato, anni fa, il finale, nel corso di una polemica con Liberazione. In particolare le ultime due rime:
‘ncoppa a sti ccome fatte nu surriso,
ca pure Napulione era cornuto!.
Mi sembra giusto rievocarle adesso, prima di postare l’articoletto uscito stamattina sul quotidiano: riguarda i VMO, e ho come idea che un ripasso della produzione poetica del Principe possa, in questo frangente, tornare utile. Il pezzo è questo:

“Grande! Immenso! Avanti così!”. Questo il tormentone quotidiano che accompagna le foto a tutto schermo dei letterati considerati meritevoli (quelle del “gigantesco” Sergio Fanucci si confermano le più frequenti), gli sbeffeggiamenti degli scrittori alla moda, i versi in pseudo-abruzzese (“i litturi/ cumuni murtali/nun butteno via gnenti/come col maiali/se beveno de tutto/se liggono Faletti/se fanno complici/d’un genocidio/ ). Risultato: decine di migliaia di visitatori in poche settimane.

   Sono la Gialappa’s dei blog letterari: si chiamano VMO, si presentano come Vincenzo Maria Ostuni e Basile Pesaro Borgna, coppia omosessuale di Cagliari dedita per passione alla lettura (nonostante i ripetuti errori di grammatica) e per professione allo sviluppo di siti Internet (nonostante la sgangherata veste grafica del blog). Nei fatti, sono i misteriosi agitatori satirici divenuti popolarissimi nella rete, e oggetto di una caccia all’individuazione che fin qui non ha trovato – né lo potrebbe-conferme.
Obiettivo apparente: staffilare gli autori di best-seller, gli stessi che da diversi mesi a questa parte sono nel mirino di un gruppo di critici, scrittori, editori in quanto agenti di una “Restaurazione” che soffocherebbe ogni voce fuori dal coro. Bersagli principali (e apparenti) dei VMO sono dunque Valerio Massimo Manfredi, Camilleri – storpiato in Cammellieri – e gli autori di gialli in assoluto. Gli idoli (più che apparenti)  sono i neoapocalittici che lamentano la morte dell’impegno e lo strapotere dei mediatori culturali conniventi con il potere.  Dunque, anatema a Faletti, viva Antonio Moresco: è quanto fanno i VMO usando caratteri cubitali giallo limone, azzurro cielo e rosa fucsia e disseminando nel web proclami e poemi. Uno, in particolare, è passato di sito in sito: lu kantu de lu ‘rniturinchia, che mette in burletta, fra l’altro, il celebre libro di Umberto Eco.
  Per alcuni  eredi diretti del dadaismo (Tristan Tzara alla mano), per altri inguaribili autoreferenziali, dell’autoreferenzialità  i VMO sembrano semmai i sorridenti fustigatori: e il mondo editoriale che esce dai loro stralunati racconti sembra giustamente simile all’inesistente Repubblica di Molvania, culla della polka e della pertosse (e sicuramente abitata da ornitorinchi).»

(LOREDANA LIPPERINI)

MIO COMMENTO (già allora!!!):

Lipperini collusa! :-)

Postato Giovedì, 6 Ottobre 2005 alle 1:08 pm da Lucio Angelini

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Da:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2005/07/21/cose-che-accadono-in-giro-reloaded-2/

«... già prima di VMO, sui loro blog Angelini e Iannozzi proponevano eterodossi e inattesi accostamenti di colori, secondo me VMO è un’estremizzazione dell’approccio angeliniano/iannoxiano, nella direzione di una grafica apparentemente inaffrontabile, e che pure rimane impressa. È - nel senso più letterale - memorabile.»

Postato Venerdì, 22 Luglio 2005 alle 2:07 am da Wu Ming 1

«Attenzione segnaliamo sul nostro modesto ma combattivo blog un post per noi importante sul signor Daniele Brolli, che secondo noi rappresenta l’opposto rispetto all’onesto genere alla Dazieri, per intenderci. Signor Wu Ming prendiamo atto che la sua non era una critica a Peppe Iannozzi bensì un complimento sottile alle nostre scelte, lo scrivevamo anche a Massimiliano Parente oggi stesso soffermandoci su quella che è per noi grafica un po’ shock, cerchiamo di fare in modo che i colori accompagnino il testo e anche in un modo provocatorio anche se la provocazione non ci appartiene molto al contrario di altri esponenti della cultura gay sarda (ricordiamo tutti il celebre disegno del finocchio che prende a calci la pera, e il finocchio sarebbe lo spregiativo dell’omosessuale mentre la pera sarebbe Marcello Pera! Il presidente del Senato!) perché noi abbiamo un’altra storia. Ci piace tanto la sua definizione che è “memorabile” e la utilizzeremo. Ci dispiace se nel nuovo post abbiamo usato toni un po’ bruschi ma non avevamo ancora letto la sua importante precisazione comunque noi non trascendiamo mai i modi di una polemica civile che aiuta tutti a crescere. Con stima,

VINCENZO (che ha scritto) e BASILE (che dorme ma è d’accordo su tutto)»

Postato Venerdì, 22 Luglio 2005 alle 3:07 am da VINCENZO MARIA OSTUNI


«VMO, mi arrendo. Vi metto fra i link, anche se non siete d’accordo con me (sul piano della discussione intellettuale eccetera).»

Postato Venerdì, 22 Luglio 2005 alle 10:07 am da La Lipperini

«ATTENZIONE s.g.ra Lipperini noi non intendevamo nè abbiamo inteso di offenderla in ALCUN MODO perchè è chiaro che la stimiamo TANTISSIMO ma siamo fieri avversari non politici ma intellettual culturali sul fatto della Restaurazione che non la trova d’accordo quando noi aderiamo TOTALMENTE all’analisi non pretestuosa e profonda di Carla Benedetti, Antonio Moresco, Massmiliano Parente e Scarpa (che non abbiamo avuto però l’onore di conoscere nè di persona nè smaterializzato per via Internet). VOLEVAMO DIRLE, siamo qua per questo, CHE SIAMO NOTEVOLMENTE ONORATI DELL’INSPERATO PRESTIGIOSO, sul suo dito, LINKAGGIO, noi che contuiamo a scrivere sopra di Lei!
GRAZIE, ci stanno commovendo tutti, Peppe Iannozzi ormai nostro amico fraterno, Krauspenhaar signorilmente che per quanto ci riguarda ci ha chiesto le scuse, Massimiliano Parente che ci fa’ l’onore della corrispondenza privata. Vogliamo ancora ricordare il post sopra Brolli, grazie della commozione sig.ra Lipperatura!!!!!!
VINCENZO (io) e BASILE (ora è via)»

Postato Venerdì, 22 Luglio 2005 alle 1:07 pm da VINCENZO e BASILE  

postato da: Lioa alle ore 07:49 | link | commenti (26)
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venerdì, marzo 13, 2009

EL GAROUF, EL WU MING 1 E LA NEMESI DI VMO

Marilena Moreggia Scandio (1920-2005)Marilena Moreggia Scandio (1920-2005)Marilena Moreggia Scandio (1920-2005) 

 

 

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(La mamma dei VMO, alias Wu Ming 1 e Giuseppe Genna)

Diceva di me il troll Funicolì Funicolà su Nazione Indiana, ed esattamente QUI il 25 febbraio scorso:

«Scrive più caxxate luc’angel (sic!) in un solo post, a volte in appena due righe di commento (sic!), di quante wu ming-one & cortellessa riuscirebbero a mettere insieme in due o tre vite (o in quattrocento e passa commenti a uno scritto del quale non gliene è fregata una santa mazza fin dal primo momento: l’è istèss). la capacità tentacolare di questo troll anagrafizzato è veramente prodigiosa, visto che è riuscito a conquistare alla sua causa anche uno spirito libero come el garouf »

A lui Sergio Garufi:

«Ti ringrazio per lo “spirito libero”, ma vorrei farti notare che è proprio dall’indifferenza verso i miei temporanei compagni di viaggio, ogni volta diversi, che si misura la mia libertà di giudizio. oggi per es. sul NIE mi trovo assieme a carla benedetti, con la quale in passato ho polemizzato aspramente (sulla restaurazione, o su un brano di “lettere a nessuno” a proposito della casa con pedullà). questo certo non garantisce che i miei giudizi siano sensati, ne garantisce solo l’indipendenza. è che non appartengo ad alcuno schieramento e rifiuto quelle logiche tribali. la mia estraneità alle varie combriccole mi permette di dire esplicitamente ciò che altri per convenienza e bon ton si limitano a sussurrare, vedi l’argomento dell’esclusione di “groppi” di scarpa dal NIE, che pincio ha sollevato molto timidamente in questa discussione. la mia è un’estraneità sancita ufficialmente: basta consultare il “who is who” della letteratura italiana (”il dizionario affettivo della lingua italiana”, dove sono censiti centinaia di scrittori) e vedrai che non ne faccio parte

In coda al post di ieri, poi, sempre uno spirito libero come el garouf chiariva:

«Guarda Angelini, io ho sempre pensato che tu fossi un troll fastidioso, e questo sia prima che prendessi di mira me che dopo, cioè ora che mi rivolgi qualche complimento, ma questa cosa che Wu Ming1 ha cambiato il titolo del suo pezzo (part 2 anziché 2a parte) per timore che chi lo digitasse su google venisse dirottato sul tuo blog anziché su Carmilla è fantastica, è la prova definitiva che tu sei la nemesi di VM0. Per chi non lo sapesse, VM0 fu un blog simile al tuo anche nella grafica pop che fingendo di prendere parte per Antonio Moresco e Carla Benedetti nella controversa diatriba sulla Restaurazione in realtà li pigliava per il culo. In teoria VM0 era l'acronimo di una coppia di omosessuali, in verità si trattava di Wu Ming 1 e Giuseppe Genna, due fra i più acerrimi avversari appunto di Moresco e Benedetti su quella questione. Wu Ming 1 arrivò perfino a scrivere un pezzo sull'Unità di elogio a VM0, cioè a se stesso; un po' come se Giovanni Chouckadarian oggi scrivesse un articolo su "Il Giornale" pieno di complimenti verso i post di "Silvio" su it.cultura.libri ("silvio" era il nickname di Giovanni Chouckadarian).»

Ricordo che il blog dei VMO è ancora visitabile:

http://www.vmo.splinder.com/

Ne copio-incollo un pezzo che mi riguarda, visto che risale a quando Wu Ming 1 e Giuseppe Genna mi definivano "l'amico nostro carissimopersempre":- )

«... Sapete tutti come è andata con l'acne/XXX MAS/Nar/cotrafficante/Colonnello Papadopulos cioè l'examico persempre Peppe I (che vdi sotto), a la notizia è che L'ABBIAMO SOSTITUITO IN QUANTO AMICOPERSEMPRE CON LUCIO ANGELINI nella foto scrittore dell'infanzia (concetto Anti-Restaurativo con l'eccezione di Harry ti presento Potter e Geronimo Stilton, che è il nome del figlio di Laroussa!)che ci ha scritto una bellissima lettera sulla internet, con invito inaspettato ad aderire alla sua (di Angelini) campagna (luogo geografico penetrato con significato diverso nella saggezza popolare) inseguito a una DRAMMATICA LETTERA PUBBLICATA SUL SUO BLOG DEI CAZZEGGI DELLE LETTERE, drammatica in quanto denuncia/querela/civile dello stato non solo di Barbieri/TITONCO (con l'appello oggi) che FALSIFICA LE RECENSIONI CONTRO ANDERSEN DELL'INFANZIA E ANGELINI STESSO sulla fogna/inTerNetBooKSHop!!!!!!! »

e più giù:

«... Vogliamo assicurare DAVIDE BREGOLA nella foto non ce l'abbiamo con lui, non abbiamo mai avuto intenzione di danneggiarlo, NON!!!! abbiamo aperto il nostro blog/testata quasi registrata per sottrarre visite al suo (e infatti non è successo) e abbiamo il massimo rispetto per lui, al contrario di quanto insinuano personaggi ambiguissimi come BARBERI che nella foto di quando era bambino aveva già i capelli!!!, uno che si dice grande ammiratore di MORESCO e della ragazza CARLA (=vdi Brullo!!!) Benedetti ma che, inspiegabilmente, si dedica anima (non esiste ma è penetrata nella saggezza popolare) e corpo a vilipendere l'amico nostro carissimo persempre LUCIO ANGELINI. Non è possibile dirsi antirestauratori e nel frattempo insultare gravemente ANGELINI, che è anche egli un antirestauratore!!!! I veri antirestauratori devono stare insieme, se un antirestauratore ne attacca un altro vuol dire che è un RESTAURATORE!!!!»

(Da http://www.vmo.splinder.com/?from=15 )

Seguì, come è ormai noto, la BUFALA del NIE.

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(Immagine da www.vmo.splinder.com)

postato da: Lioa alle ore 08:02 | link | commenti (16)
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giovedì, marzo 12, 2009

NEW ITALIAN EPIC: REAZIONI DE PANZA / part 2

Che buffo il troll Wu Ming 1! Non sopporta di non essere preso sul serio. Aveva intitolato la prima puntata delle sue “reazioni de panza” (ai rilievi mossigli dai critici):
“NEW ITALIAN EPIC: REAZIONI DE PANZA - 1a parte”.
[E sottolineo “1a parte”, N.d.r.].
. 
E che scherzetto va a combinargli quell'odioso troll-hunter dell'Angelini?
Pubblica qui - in Cazzeggi Letterari -, bruciandolo sui tempi, una finta seconda puntata intitolata:
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"NEW ITALIAN EPIC: REAZIONI DE PANZA, 2a parte"
.
[E sottolineo "2a parte", N.d.r.]
.
tanto da costringere il poverino a intitolare quella vera:
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“NEW ITALIAN EPIC: REAZIONI DE PANZA / part 2"
 
[E sottolineo "part 2", N.d.r.]
.
http://lucioangelini.splinder.com/post/19902948/NEW+ITALIAN+EPIC%3A+REAZIONI+DE+
.
Non che a Wu Ming l'idea di passare dall’italiano all’inglese dispiaccia, anzi! Si veda il post:
.
http://lucioangelini.splinder.com/post/18938364/WU+MING+1+COME+ALBERTO+SORDI
 
Semplicemente gli premeva evitare che Google dirottasse verso Cazzeggi Letterari, anziché verso Carmillaonline, quanti cercavano il link alla sua puntata. Di qui la lieve modifica.
 
Da qualche mese a questa parte, insomma  (probabilmente dal giorno del Gran Ripudio:
.  
http://lucioangelini.splinder.com/post/17037784/NEO-EPICHE+REAZIONI+AL+POST+DI ),
 
mi diverto a sfrucculiare il povero Wu Ming 1. Non lo faccio spesso, per carità. In genere seguo la stessa cadenza con cui Carmillaonline o Lipperatura si affannano ad aggiungere sempre nuove pezze d’appoggio alla bufala del NIE, man mano che la credibilità della stessa precipita verso lo zero assoluto. Faccio presente, oltretutto, che per la Lipperini è diventata ormai quasi l’unica ragione di vita censurare chiunque si permetta di trovare poco interessante il dibattito sul NIE. Confesso che, a volte, mi fa pensare all'einaudiana, pardon, eneidiana Didone...
.
(http://doc.studenti.it/appunti/epica/2/didone-innamorata.html )
 
Avete presente quei cantanti che, considerati freschi e dirompenti in gioventù, non si rassegnano a invecchiare? Ebbene, innovativi e dirompenti furono senz'altro gli ex Luther Blissett  (poi Wu Ming) ai tempi delle beffe d’oro, ma ormai i loro tentativi di restare eternamente trendy li fanno assomigliare a Rita Pavone quando canta il Ge-Ghe-Ge con le stesse mossettine di quando aveva 16 anni, in qualche ospitata televisiva per vecchie mummie della canzone.
 
Già nel lontano 28 maggio 2008 scrissi:
.
Wu Ming 1 mi ricorda sempre più da vicino un personaggio de "Il monello", popolarissimo fumetto della mia infanzia: SUPERBONE, lo spaccone cicciottello con una poderosa zia armata di scopa come unica parente visibile e un gruppetto di amici "monellini" come cornice alle sue prodezze. Lo disegnava Erio Nicolò.”
 
http://lucioangelini.splinder.com/post/17268972/UN+PEZZO+CHE+NON+USCIR%C3%80+SU+CA
.
Ecco, secondo me è stata sicuramente l’ansia di lasciare una traccia profonda nella storia della letteratura italiana, insieme a un grave attacco di quell'Autorialità tanto deprecata fino a pochi anni addietro, a spingere Wu Ming 1 a proporsi come Padre Fondatore di un movimento inesistente... 
 
Ma torniamo a bomba. Che cosa sostiene, in sostanza, il Nostro in questa seconda parte delle Reazioni de Panza?
 
Sostiene di saperla più lunga di tutti, e in particolare di certi suoi detrattori così poco dialogantes e così tanto negantes. Per dirne una dichiara di conoscere a menadito la teoria degli insiemi
. 
«L'insieme degli esseri umani mutilati comprenderà uomini senza il braccio destro, donne senza la gamba sinistra, uomini privi di braccio sinistro e gamba destra, donne prive di entrambe le gambe, uomini privi di entrambe le mani etc. Dentro questo grande insieme, le diverse tipologie formeranno sottoinsiemi, intersecati ad altri sottoinsiemi in base a elementi comuni: nell'intersezione tra il sottoinsieme "Uomini senza mani" e il sottoinsieme "Uomini senza piedi" scriverò "UOMINI"; nell'intersezione tra il sottoinsieme "Uomini senza mani" e il sottoinsieme "Donne senza mani" scriverò "SENZA MANI", e così via.»
.
Chiarito ciò, non si perita di tracciare due grandi insiemi:
. 
1) “Le mie teorie sul NIE sono ganzissime” (nessun sotto-insieme);
.
2) "Le vostre obiezioni sono mere cazzate” (da fallo = cazzo > fallacia > cazzata). Seguono vari esempi di sotto-insiemi (cazzata A, cazzata B eccetera).
. 
Oppure si aggrappa a tutti i DISCLAIMER di cui ha prudentemente farcito il suo saggio (un po' come fa la Vodafone nei suoi contratti) per poter respingere a priori ogni tipo di accusa.
Es: “Il mio è un testo provvisorio, volutamente problematico e difettoso, aperto a modifiche, integrazioni, critiche, superamenti”. Perché accusarlo, dunque, di provvisorietà, difettosità, limitatezza di indagine eccetera?
E grazie al cazzo! Epperò il saggio è uscito lo stesso, senza minimamente aspettare alcuna integrazione o miglioria. L'importante, evidentemente, era che iniziasse a fruttare royalties il più in fretta possibile°-*
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mercoledì, marzo 11, 2009

"THE READER - A VOCE ALTA". UN LIBRO È SALVAVITA?

Nella versione italiana il romanzo di Bernhard Schlink si intitola "A voce alta - The Reader " (Garzanti editore). Nella versione cinematografica, con geniale inversione dei termini, "The Reader - A voce alta" :- )
.
Claudio Carabba lo riassume così nel Magazine del 5 marzo 2009 allegato al Corriere della Sera:
«Prigioniera di un terribile segreto, la grigia tranviera (la Winslet, Oscar giusto e disperato) trova breve sollievo nel corpo guizzante di un adolescente. Ma l'orrido passato (l'olocausto) non è cancellabile. Il tribunale aspetta. Il film non è ambiguo: pone giuste domande sul rapporto fra vincitori e vinti, ma non perdona niente e nessuno.»
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Paolo Mereghetti del Corriere della Sera scompone il film in tre grandi blocchi narrativi:
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«... nel primo, a metà degli anni Cinquanta, il giovane Michael (David Kross) conosce casualmente una donna più anziana di lui (Kate Winslet) che lo inizia al sesso (in modi curiosamente poco espansivi) e che gli chiede ogni volta di leggerle un po' di un romanzo o di una commedia. Fino al giorno in cui misteriosamente scompare; nel secondo blocco, Michael, giovane studente di legge, riconosce in Hanna Schmitz, processata per il suo passato di kapò nazista con altre colleghe, proprio la donna che aveva amato quindicenne: sa anche di avere la prova che non è lei la responsabile di tutto quello che le viene addebitato (è analfabeta: per questo si faceva leggere i libri) ma non lo dice a nessuno; nell' ultima parte, Michael adulto (Ralph Fiennes) trova la forza di inviare ad Hanna in prigione - è stata condannata all' ergastolo - una serie di cassette dove ha inciso i testi dei libri che le aveva letto da ragazzo: grazie a loro lei impara faticosamente a leggere e a scrivere e lui viene spinto a incontrarla qualche giorno prima che una grazia la porti fuori di prigione. E proprio durante questo incontro (che prelude a un finale che lasciamo alla curiosità dello spettatore scoprire), Michael chiede ad Hanna se abbia mai ripensato al passato e alle sue azioni.»
Per Lietta Tornabuoni de "La Stampa" si tratta di un
. 
«film molto interessante, che ha suscitato le solite polemiche a vanvera delle associazioni ebraiche americane, secondo le quali chiunque abbia avuto a che fare con i nazisti è un mostro. Ma il film imputa questa colpa anche all'ignoranza, all'inconsapevolezza, alla mancanza di informazione su quanto è avvenuto e avviene intorno a sé, senza mostrare alcuna indulgenza verso la protagonista.»
Per Roberto Nepoti di La Repubblica
. 
«... l' unica nota assurda del film è un particolare che, pur non minacciandone l' integrità, sfiora inopportunamente il ridicolo in una storia così commovente. In carcere, con l' aiuto esterno del suo "lettore", l' ormai invecchiata donna tedesca impara, alla fine, a leggere e scrivere: e lo fa - miracolo delle coproduzioni - su una copia del cechoviano "La signora col cagnolino" (prestatale dalla biblioteca del carcere) stampata rigorosamente in lingua inglese
. 
Secondo Maurizio Porro del Corriere della Sera
. 
«... il racconto ha una prima parte viva ed eccitata, sulla scia del Torless di Musil; poi si banalizza nel finale in aula da "vincitore e vinta", mantenendo però una forte, classica, autentica vitalità narrativa. La morale è che un libro è salvavita: uno slogan, la vendetta postuma del Farenheit 451. Con l' esercizio intellettuale si mescolano nella storia, come nelle migliori occasioni, il senso di colpa e il gusto di una acerba sensualità che vive negli occhi del bravo David Kross molto più di quanto se ne ricordino poi quelli di Ralph Fiennes che lo aspetta quando sarà grande.»
 
 
Il giudizio più cattivo l'ho letto qui:
.
 
«... Se è vero, come affermava Hitchcock, che gli attori sono bestiame, allora Stephen Daldry [il regista, N.d.r.] è provetto tassidermista, abilissimo a togliere aria e luce ai suoi  personaggi, asfissiandoli letteralmente e trasformandoli in appannate marionette. Quest’educazione sentimentale all’ombra di Auschwitz pecca di frigido accademismo, sia nella descrizione dei turbamenti adolescenziali di Michael e del suo rapporto con Hanna che nella fase post processuale, quando i due protagonisti devono affrontare la difficoltà di confrontarsi con la colpa e con l’orrore dell’Olocausto. L’eros, impaginato dall’estetizzante fotografia di Chris Menges e Roger Deakins, è inerte e calligrafico, nonostante il sesso tra Hannah e Michael sia evidente metafora dell’ineluttabile complicità insita nel rapporto tra due generazioni contigue, quella che ha abbracciato il nazismo e quella del dopoguerra, che avverte con forza l’imperativo morale di processare i padri. Durante gli interludi amorosi, il giovane Michael legge ad Hanna brani da “L’Odissea”, “Huckleberry Finn”, “La signora con il cagnolino” di Cechov e, con suo grande scandalo, “L’amante di Lady Chatterley” ma l’idea, lungi dall’assecondare un libertinaggio cerebrale alla Michel Deville (vedi “La Lettrice”), serve solo a dare risalto all’analfabetismo di Hanna, che simboleggia in maniera alquanto assolutoria la cecità della nazione tedesca. Quella che viene sottolineata è infatti la sua mancanza di strumenti per comprendere l’abiezione di cui si è resa corresponsabile e quindi, in un certo senso, il suo essere a sua volta una vittima. I nastri incisi da Michael adulto (un depresso Ralph Fiennes) e spediti ad Hanna sono, più che un atto d’amore, un invito alla crescita personale e alla rielaborazione del trauma della colpa, ma anche qui Daldry preferisce trasformare una tragedia collettiva in storia individuale, magari sperando nella furtiva lacrima delle signore in sala: sul doloroso raggiungimento della consapevolezza da parte di Hanna durante la sua detenzione, il film  glissa elegantemente e, se nel romanzo originale la donna leggeva Primo Levi, Elie Wiesel e Hannah Arendt, qui ci si limita a Cechov e a “La signora con il cagnolino”, in memoria, come scrive spiritosamente Todd McCarthy, di un “Ultimo Tango a Neustadt”.» 
 
Paolo Mereghetti del Corriere della Sera precisa che
«... sarebbe stato consolatorio far crescere nell' ex aguzzina un qualche sentimento di pietà e di colpa, ma sarebbe stato anche troppo facile: Hanna resta un' "analfabeta morale" (anche se ha imparato a leggere), lo "specchio" di un passato che non si può cambiare o edulcorare. È "giusto" (narrativamente parlando) che lei spieghi - non si giustifichi, attenzione - che spieghi come ha ubbidito agli ordini, anche se quegli ordini sono costati la vita a 300 ebree: è giusto perché così ragionava e si comportava la Germania nazista
 
.
«la kapò Winslet amava costringere le prigioniere a leggere per lei ad alta voce. Grande dilemma per il ragazzo, che potrebbe alleviarle la condanna semplicemente rivelando il segreto che lei tace per la vergogna: Hanna è analfabeta. Ma lui rimane paralizzato e in silenzio, come l’intera Germania post-bellica è stata per molti decenni
 
Anche Roberto Silvestri de "Il Manifesto" rileva che 
.
«per Hanna la vergogna di tutte le vergogne non è di aver collaborato allo sterminio di 6 milioni di tedeschi, anche se spuri, non ariani, non biondi e non genuflessi al Fuhrer, ma di non saper leggere né scrivere … pur di non farsi scoprire analfabeta nella Rfa di Heissenbutel, Hanna dirà che l'ordine scritto di non aprire le porte alle prigioniere intrappolate era scritto di suo pugno …»
.
ma aggiunge che secondo lui  la scena chiave del film è
.
«lo scontro tra il professore di diritto Rohl (Bruno Ganz) e gli allievi. Il professore afferma che non è l'etica a cementare lo spirito di una nazione, ma il diritto. E che il diritto è frutto della storia. Non si può insomma giudicare i nazisti (come si fece a Norimberga), o recentemente Saddam, come si è fatto di recente, con tribunali formati dai vincitori. I ragazzi si scandalizzano per questo e Michael, pur di non dare ragione al prof., non scagionerà davanti al tribunale l'amante assassina che vuole condannata comunque.»
.
INFINE:
.
Alla mia amica Manuela B. il film è piaciuto moltissimo. A me abbastanza meno:-/

--

(Immagine da http://images.salon.com/ent/movies/review/2008/12/10/the_reader/story.jpg )

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martedì, marzo 10, 2009

ONESTÀ, SAREBBE TUTTO COSÌ SEMPLICE

[Lucio Angelini accanto alla sua nuova Rolls Royce:- ) ]

"Oltre il 50% delle procedure civili, nelle aule di giustizia, riguarda il condominio, come confermano già da tempo le statistiche del Ministero della Giustizia. Per Giuseppe Bica, presidente dell’Anammi, «arrivare alla citazione non conviene, non soltanto per motivi finanziari e di tempo, ma soprattutto perché il comportamento illecito, nel frattempo, si perpetua. Meglio trovare una soluzione amichevole e cercare di essere tolleranti». Essenziale, in questo senso, è il ruolo dell’amministratore di condominio che, spiega il leader dell’Associazione, «deve saper mediare tra gli interessi, evitando lo scontro duro, quello che porta alla denuncia. La via della mediazione resta quella da preferire», conclude il presidente Bica. (Corriere della Sera, 14 maggio 2008)
.
(Da http://blog.solignani.it/2008/07/24/le-piu-frequenti-liti-in-condominio/ )
 
 
Ecco il mio particolare contributo al contenzioso condominiale. Lo rendo pubblico a vantaggio di quanti avessero in programma l’acquisto di un appartamento…
 
«Tre anni fa acquistai a caro prezzo (circa 8.000 euro al metro quadro) un miniappartamento al Lido di Venezia, in un condominio che era stato appena restaurato. Feci scrivere chiaro e tondo dal notaio nel rogito d’acquisto che le spese di restauro e ogni altra spesa deliberata prima del mio subentro come proprietario erano da intendersi a carico della parte venditrice. La clausola fu controfirmata sia da me, sia dal mio venditore.
Ero convinto di essermi tutelato a sufficienza contro eventuali sorprese negative.
Invece, a circa due anni di distanza dal mio insediamento, mi arrivò una raccomandata dell’amministratore del condominio con la richiesta di saldare un debito di circa 10.000 euro lasciato dal proprietario precedente e relativo ai restauri dell’edificio.
 “Spiacente”, obiettai. “Non è mia abitudine accollarmi i debiti contratti da altri.”
Ed esibii fiducioso il rogito con la clausola chiarificatrice.
 
Quale non fu la mia sorpresa nell’apprendere che il Codice Civile rende – invece - responsabili in solido sia il vecchio proprietario, sia il nuovo, in caso di debiti condominiali lasciati in sospeso dal primo?
E fu così che dovetti sobbarcarmi la detestabile spesa e parallelamente adire le vie legali nei confronti del mio venditore per cercare di recuperare quanto da me anticipato in sua vece.
 
Proprio due giorni fa - dopo mesi di tribolazioni e udienze plurime - il giudice ha finalmente emesso una sentenza di condanna nei suoi confronti, con l’ingiunzione di restituirmi la somma e accollarsi le spese legali.
 
Sarebbe bello se la storia si chiudesse così, ma il mio segreto timore è che la mia controparte ignori la sentenza e mi costringa a un’ulteriore e dispendiosa azione di recupero forzato del credito…
 
Come dire che il mistero su quando potrò finalmente rivedere i miei soldi resta fitto.
 
Se fossi Arisa, scriverei per il prossimo Sanremo la canzone “Onestà, sarebbe tutto così semplice... ” .
--
(Ovviamente la Rolls nell'immagine non è mia. Difficile che un ONESTO insegnante arrivi a possederne una.)
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lunedì, marzo 09, 2009

PROFESSIONE POETA

(Sergio Corazzini) 

Breve scambio sulla poesia e sulla solitudine dei poeti con tale Diamante  QUI  .

Diamante:

«Riguardo la poesia, il discorso è serio e complesso... Il punto è: la poesia, in quanto forma espressiva estremamente cognitiva e distillata, rischia di essere uccisa dall’appiattimento causato dai media, dai varietà, da certe volgarizzazioni di massa conseguenza delle produzioni pseudo/artistiche attuali? ... [cut]... credo che ciò che oggi manca sia una cultura in grado di vedere dove c’è vera poesia, il che significa per i poeti solitudine, angoscia, spaesamento, mancanza di un luogo di riconoscimento di sé, di condivisione, confronto, crescita, conforto o attacco. Il rimedio a tale frantumazione, a tale cieco e monadico vagare potrebbe essere la rete, la virtualità? Lo è già? O non lo sarà mai?»

Pur essendo l'autore delle sofferte

http://www.filastrocche.it/contempo/angelini/poesie_it.asp

ho commentato:

«Dici: “per i poeti solitudine, angoscia, spaesamento, mancanza di un luogo di riconoscimento di sé, di condivisione, confronto, crescita, conforto o attacco. Il rimedio a tale frantumazione, a tale cieco e monadico vagare… ”. Non ti pare di esagerare con le macerazioni, i tormenti e le estasi dei poeti d’oggidì? Molti di loro, per fortuna, hanno anche un LAVORO VERO°-*»

Diamante

«Mi riferisco alla solitudine artistica e di pensiero dei poeti, non alla loro vita quotidiana, che è tutt’altro paio di maniche. Uno può pure lavorare in un ufficio sovraffollato dove però non scambia parola con nessuno, o scambia parole inutili e formali, o anche parole gradevoli ma che non hanno a che vedere con la poesia; ma dove, in quanto poeta, troverà un luogo di confronto, dialogo, dibattito? Anche i grandi solitari della poesia si sono nutriti di ambienti, di humus favorevoli, cosa che oggi in Italia non mi sembra esistere.»

Io:

«@ Diamante. Be’, più soffrono, più producono. Difficilmente la gioia di vivere secerne poesia… »

--

[Approfondimento].

Sergio Corazzini, "Desolazione del povero poeta sentimentale"

Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?

Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.

Oggi io penso a morire.

Io voglio morire, solamente, perché sono stanco;
solamente perché i grandi angioli
su le vetrate delle cattedrali
mi fanno tremare d'amore e di angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Vedi che io non sono un poeta:
sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.

Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane,
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lagrime avrebbero l'aria
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente,
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.

Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.

Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto
di essere costretto a digiunare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste,
in un angolo oscuro.

Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.

Oh, io sono, veramente malato!
E muoio, un poco, ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per esser detto: poeta, conviene
viver ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.

postato da: Lioa alle ore 08:08 | link | commenti (6)
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domenica, marzo 08, 2009

8 MARZO: AUSPICANDO PARI DIRITTI E PARI PESO SOCIALE

8 MARZO: AUSPICANDO PARI DIRITTI

E PARI PESO SOCIALE PER UOMINI E DONNE...

(Si veda anche:

http://www.raqui.com/pictures_appearances/choc.jpg )

postato da: Lioa alle ore 05:38 | link | commenti
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sabato, marzo 07, 2009

CARLA BENEDETTI E LA SUA "STRONCATURA EPICA"

 

A differenza di Loredana Lipp'Erinni , sempre meno capace di distinguere una bufala da un bufalo, Carla Benedetti non si è lasciata infinocchiare dalle fumisterie autopromozionali di Wu Ming 1. Lucida, coraggiosa, indipendente, la docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea ha finalmente sciolto le riserve intorno al NISE (New Italian Self Essay, saggio scritto da se stessi su se stessi) sul settimanale L'Espresso, che alle pagine 118-119 del numero del 12 marzo 2009 riporta il suo articolo "STRONCATURA EPICA".

Stralcio qua e là:

«L'epica è parola non nuova ma euforica: evoca vastità d'orizzonti, grandezza di scrittura. Soprattutto accende un'idea di letteratura potente. E infatti il collettivo Wu Ming parla di opere 'ambiziose', 'eccentriche', di 'sguardo obliquo', 'azzardo' e ritrovata 'fiducia nel potere della parola'... Penso ai libri che più ho ammirato negli ultimi anni, diversi ma tutti carichi di azzardo e di fiducia nel potere della parola... di tutti quei libri non c'è traccia, come se fossero tutti dentro quel postmodernismo stanco a cui i Wu Ming dicono di opporsi... Ma la delusione più grande è scoprire, dietro all'apparenza di un manifesto teorico, il volto repressivo del canone. Perché è questo che ci viene proposto: un canone con tanto di requisiti che un libro deve possedere per rientrarvi. Un canone piccolo, e su misura, tarato sul tipo di libro che scrivono i Wu Ming stessi. Un grappolo di quattro opere, due loro, una di Giancarlo De Cataldo e una di Evangelisti ne formano il cuore, poi allargato ai libri di Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Andrea Camilleri e altri scrittori che hanno praticato la genre fiction per 'andare oltre'... infine vengono gli 'oggetti narrativi non identificati', che si rivelano una furbizia: una categoria ombrello dove prendere dentro quando è il caso un po' del restante - e il caso è quando si tratta di libri che possono portare prestigio al catalogo, come 'Gomorra', un libro straordinario, la cui forza sta anche nel non essere un 'romanzo criminale' alla De Cataldo, non ha forzato il noir, l'ha scartato, instaurando col lettore un patto inusuale che nessuno dei libri canonizzati condivide... »

Eccetera.

P.S. Sono più o meno le stesse cose che vado ripetendo da mesi, e per le quali sono stato ripudiato simultaneamente da Genna, Bui e Lipperini. Vedi:

http://lucioangelini.splinder.com/post/17037784/NEO-EPICHE+REAZIONI+AL+POST+DI

--

(Immagine da http://www.sindacatoscrittori.net/comunicazione/news5/benedetti.jpg )

postato da: Lioa alle ore 05:24 | link | commenti (2)
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venerdì, marzo 06, 2009

PERCHÉ WU MING 1 PUÒ DIRSI CRISTIANO

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(Klimt, L'albero della vita)
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La nascita della scienza, l’illuminismo, il marxismo, la psicanalisi, “altro non sono che forme secolarizzate del Cristianesimo” che
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"promettendo all’uomo il superamento della morte ['O morte, dov’è il tuo pungiglione?' scrive Paolo di Tarso nella Prima Lettera ai Corinti (15, 51-58)] impresse all’Occidente, che è la civiltà nata dal Cristianesimo, una carica di ottimismo e una spinta propulsiva che non si sono estinte nemmeno quando la fede in Dio si è affievolita a partire dal Seicento”.
.
Così spiega Umberto Galimberti nel supplemento “La Repubblica delle donne” del 21 febbraio 2009, dove poi chiarisce:
  
“La visione cristiana del mondo prevede infatti che il PASSATO sia male (peccato originale), il PRESENTE redenzione e il FUTURO salvezza. Allo stesso modo la scienza concepisce il passato come male (ignoranza), il presente come ricerca e il futuro come progresso. Ma anche il marxismo ritiene che il passato sia male (ingiustizia), il presente riscatto (rivoluzione), il futuro paradiso in terra. Anche la psicanalisi pensa il passato come malattia, il presente come cura e il futuro come guarigione. La visione cristiana ha pervaso col suo ottimismo tutte le espressioni culturali dell’Occidente, che dunque è cristiano non solo nelle sue radici, ma anche nell’albero, nei rami, nelle foglie.”
 
Sullo stesso solco Wu Ming 1 ha concepito il passato come male (POSTMODERNISMO), il periodo 1993-2008 come neo-epica rivoluzione, il futuro come paradiso letterario in terra realizzato da lui stesso ("the Saviour"), Girolamo De Michele, Gianni Biondillo e gli altri cavalieri del NIE:-/
postato da: Lioa alle ore 07:07 | link | commenti (5)
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giovedì, marzo 05, 2009

JULIA E GHEGA

Capita spesso che i frequentatori di un blog scrivano commenti più interessanti del post stesso da cui prendono spunto.

Mentre rinuncerei sempre volentieri agli interventi di uno Iannozzi-Kinglear, che - a seconda delle lune - ripete pappagallescamente quello che è già stato scritto nel post o dà sfogo a incomprensibili cateratte di insulti, sono particolarmente fiero di annoverare tra i miei commentatori Julia e Ghega. Leggete, per esempio, che cosa hanno scritto in coda al post "Sergio Garufi sul consenso del parlare male":

http://lucioangelini.splinder.com/post/19935432/SERGIO+GARUFI+SUL+CONSENSO+DEL

Stralcio:

«La società civile per crescere ha bisogno di intellettuali coraggiosi maturi (consapevoli del proprio ruolo), gli intellettuali coraggiosi per crescere e per non diventare martiri hanno bisogno di una società civile matura (una società che conosce se stessa, la propria sostanza, anche attraverso la trasmissione di piccole e grandi verità negate). Penso che in Italia, oggi, la partita sia da giocarsi sull'assestamento di questo delicato equilibrio.» (Ghega)

«L'uso di una coscienza critica autonoma è l'unica arma che abbiamo di fronte a ciò che sta accadendo, una coscienza critica individuale che, quando espressa, scopre di non essere sola.» (Ghega)

«La grandezza dell’intellettuale non sta nell’essere voce singola ma nel creare voce collettiva. C’è sempre questo pericolo quando si parla di Pasolini, il pensarlo come cultore della solitudine civile, ma così non è. La parola individualismo esce così tanto spesso nei vostri discorsi da dare il senso alla mancata PARTECIPAZIONE sociale in questa nostra italietta da CRISI isterica. Ma Pasolini non era solo, piuttosto i tentativi di lasciarlo solo erano così efferati da avergli procurato il silenzio finale con il suo assassinio. Era talmente COLLETTIVO da essere letto e discusso da migliaia di uomini e donne che lo ascoltavano.» (Julia)

«Julia, dire "coscienza critica individuale" non è dire individualismo, vuol significare autonomia di pensiero e, qualunque sia il nostro grado di partecipazione all'interno di quelli che chiami "insiemi", non è sacrificabile in nome della partecipazione stessa. La paura dell'insieme nasce quando l'insieme non lo si pratica, lo si ingigantisce e idealizza, quando se ne fa pratica, invece, lo si conosce e se ne riscontrano potenzialità e limiti...» (Ghega)

Eccetera.

--

(Immagine da http://2006.poff.ee/sleepwalkers/upload/1/pasolini%5B1%5D.jpg )

postato da: Lioa alle ore 07:46 | link | commenti (7)
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mercoledì, marzo 04, 2009

ANCHE TIZIANO SCARPA PRENDE LE DISTANZE DAL NIE

Ormai gliel'hanno detto un po' tutti, benché in modi diversi e con diverso grado di eleganza: i parametri con cui Wu Ming 1 ha immaginato di poter fare di ogni erba letteraria citata nel suo saggio sul Nie un FASCIO sono vecchi come il cucco e, soprattutto, talmente generici e larghi da poter inglobare chiunque, da Sveva Casati Modignani a Giuseppe Iannozzi, anziché i soli Corpi Astrali della Nebulosa propriamente (e sedicentemente) detta:

[ http://lucioangelini.splinder.com/post/18530370/LE+MILLE+BOLLE+BLU ].

Scrive Tiziano Scarpa:

«Wu Ming 1 tende ad attribuire alla narrativa epica-popular caratteristiche e potenzialità che sono proprie (a seconda dei casi, naturalmente) di gran parte della narrativa e della letteratura tutta: allegoria, complessità e popolarità, straniamento, sovversione dissimulata di linguaggio e stile, ecc. »

Molto divertenti anche le frecciate sulla scelta degli eventi epocali (Twin Towers, Fall of the Berlin Wall) che avrebbero determinato l'insurrezione dei Nie-lunghi¹ de noantri...

(1) Nielunghi: stirpe mitologica di nani, N.d.r.

Il resto di "Che cos'è questo finto fracasso?" qui:

http://www.ilprimoamore.com/testo_1361.html

Certo, Wu Ming 1 può sempre consolarsi con le grida d'affetto della Fedelissima di laRepubblica, sempre pronta a megafonare le sue trovate, o con le pacche sulle spalle che i Menzionati nel saggio continuano a darsi l'un l'altro, ma in sostanza il suo castello di carte tarocche può dirsi crollato... almeno in Italia, perché pare che la bufala del NIE stia per essere esportata in Francia, per la precisione ad Aix-en-Provence:

«On 30 March 2009 WM1 will be in AIX-EN-PROVENCE, France, where he'll take part to  a conference on the New Italian Epic organized by the Aix Centre of Romance Studies. He'll talk at 3.30 pm @ the Salle des Professeurs de l'université de Provence - Centre d'Aix. Along with him, a bunch of Italian authors, such as Simone Sarasso, Gianni Biondillo, Alessandro Bertante, Antonio Scurati and Giuseppe Genna(Dal sito www.wumingfoundation.com )

Tornando a Tiziano Scarpa, vorrei segnalarne la partecipazione alla serie televisiva "Scrittori per un anno". La trasmissione, godibilissima, è visibile

qui.

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(Immagine da http://padovacultura.padovanet.it/homepage-6.0/Tiziano%20Scarpa.jpg )

postato da: Lioa alle ore 00:10 | link | commenti (5)
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martedì, marzo 03, 2009

... ET CONSUMIMUR IGNI:- )

HORROR-IMAGE: The Neo-Epic Man burning Lucio Angelini...

(Da http://indiapoly.com/content/horror-image-the-iron-man-burning-common-man.html )

postato da: Lioa alle ore 09:55 | link | commenti (5)
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lunedì, marzo 02, 2009

DI QUELLA TORCIA L'ORRENDO FOCO...

[Ruderi del rifugio Popena e ruderi dell'escursionista Lucio Angelini:-) ]

Ieri sera, al ritorno da una ciaspolada in val Popena (gruppo del Cristallo, Cortina) con il Cai di Venezia, ho trovato ad attendermi un inquietante commento in coda al precedente post sulle paure dei critici:

«In girum imus nocte et consumimur igni».

Wikipedia mi ha aiutato a ricordare che la frase "andiamo in giro di notte e siamo consumati dal fuoco" potrebbe riferirsi tanto alle falene che, attratte dalla luce di una lanterna, finiscono per auto-arrostirsi, quanto alle torce stesse che si consumano bruciando.

Secondo la prima interpretazione sarei, dunque, una falena destinata a miserrima fine perché attratta dal fuoco abbagliante del NIE, nel secondo caso la torcia stessa destinata a esaurirsi bruciando... e qui ammetto che tra inumazione e cremazione preferisco senz'altro la seconda pratica.

«Nel medioevo - aggiunge Wikipedia - si credeva che la frase fosse magica e, scritta su un foglietto, andasse bruciata per trovare la formula della pietra filosofale. In altre circostanze la frase è stata considerata esoterica o satanica

"Eh no!!!", mi sono detto a quel punto. "I satanisti noooo! Vabbè che gli ex Luther Blissett, oggi Wu Ming, specialisti in bufale (ultima in ordine di tempo, benché mal riuscita, quella del NIE) si misero in evidenza proprio con una beffa sui satanisti, come racconta la loro sacerdotessa storica Loredana Lipperini qui:

http://www.repubblica.it/online/sessi_stili/blissett/blissett/blissett.html 

[si noti il titolo del paragrafo "QUANDO LE FIAMMELLE DIVENTANO LANTERNE", N.d.r.].

ma i satanisti nel mio blog NON CE LI VOGLIO!!!  Andate retro (= affanculo), dunque, adoratori del Male. Niente diavoli, ma solo angeli, per l'angelico Angelini, indefesso cultore del Bene (che è Verità) e immarcescibile avversario del Male (che è Menzogna)" °-*

postato da: Lioa alle ore 09:49 | link | commenti (2)
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