
Quando da giovane, per attenuare il tedio del servizio militare, scrissi il romanzo "DORA SQUARCIALENZUOLA", avevo in mente sia Shakespeare (ehm... nel senso del suo personaggio DOLL TEARSHEET, che cosa avevate capito?), sia Paola P., uno dei grandi amori della mia adolescenza e tuttora personaggio tra i più pittoreschi che si aggirino per Venezia. Il romanzo non venne mai pubblicato, ma di recente ne è uscita una divertente (secondo me) riduzione a racconto nella raccolta:
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http://www.ennepilibri.it/scheda.asp?id=619
Ecco uno dei soliloqui finali:
«... Addio Leone, Colombo, Sebastiano. Non ci vedremo per un bel po'. Percorrerete la città in bicicletta e vi spingerete lontano, alla ricerca del paradiso. Invano. Visioni e sofferenze sempre. Ma Dora Squarcialenzuola mai più. Questi fulgori acciarini che ancora emetto si spegneranno. Vi porgo un volto duro, banale, leggendario. Cedo alla tentazione di una pausa lunga. Mi attardo nel finale. Quieta è la stanza. Addio, compagni del mio gioco, ombre della mia tristezza e inganno, giovinetti dalle labbra tumide. Vado su un'altra stella, a tormentare i sogni di altri bambini. Vi lascio per l'ultima volta. Sieti pronti per il gran salto?»

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[Immagini da http://www.arcibalbo-santarcangelo.it/store/saraghina.jpg e da http://www.felliniana.com/images/saraghina.jpg. Naturalmente si tratta della felliniana "Saraghina":- ) ]
