
La Biblioteca Civica di Mestre ha promosso un breve ciclo di incontri, curati dallo scrittore Enrico Palandri, in cui alcuni esponenti del panorama culturale nazionale sono invitati a raccontare la propria esperienza come lettori. La serie si intitola "I LIBRI DEGLI ALTRI", in omaggio al Calvino de I libri degli altri (Torino, Einaudi, 1991, p. 645: “Il massimo del tempo della mia vita l'ho dedicato ai libri degli altri, non ai miei. E ne sono contento”, Italo Calvino.)
Il primo ospite, ieri pomeriggio alle 18.00, è stato lo scrittore Marco Lodoli. Venerdì 31 toccherà al giornalista Marino Sinibaldi, il 6 novembre alla poetessa Patrizia Cavalli e il 20 novembre al saggista e critico letterario Alfonso Berardinelli.
Di Marco Lodoli ricordavo alcune recenti puntualizzazioni in Lipperatura:
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it:80/lipperatura/2008/04/23/new-italian-epic/
proprio negli stessi commenti in cui Loredana, che ha più o meno il sense of humour di un paracarro, annunciava la mia definitiva cacciata da quel blog. Dichiarava Lodoli:
«Magari è vero, magari la nueva hola è l’epica, però non dimentichiamoci che il più bel romanzo italiano dell’anno, il più profondo e imprevedibile, è “La solitudine dei numeri primi”, tutto centrato sullo sgomento della vita, su un’interiorità sofferta, su due esistenze malinconicamente separate dal mondo. Insomma, la letteratura crea tensioni generali, spinte collettive, scuole e etichette, però poi arriva un ragazzo di venticinque anni che va per conto suo e scrive un capolavoro. Un caro saluto agli epici e ai lirici, Marco Lodoli
Postato Sabato, 26 Aprile 2008 alle 9:13 pm da marco lodoli»
E anche:

«Ho cominciato a pubblicare in un’epoca in cui andava molto di moda il minimalismo americano. Poi c’è stato il postmoderno, l’avantpop, il romanzo storico, il noir, ora la nuova epica. Poi verrà altro, è il lavoro del mondo produrre forme nuove. Non credo però di essere in grado di adeguarmi a ogni nuova folata. Credo invece di poter continuare, con molta fatica e purtroppo con modesti risultati, a dare forma a certe vaghe intuizioni sulla vita che mi accompagnano o mi perseguitano fin da quando ero adolescente. Tutto qui. Kubrick non è il mio regista preferito. Mi sono sempre sentito più in sintonia con Fellini o con Bergman. Comunque chi è bravo a raccontare l’epica attuale lo faccia senza alcuna esitazione e senza preoccuparsi di chi bravo non è. Io lo leggerò con molto interesse. Un saluto da Marco Lodoli
Postato Lunedì, 28 Aprile 2008 alle 12:27 pm da marco lodoli »
E anche:
«In Italia, tra il ‘93 e il 2008, sono stati scritti eccellenti libri che magari con l’assunto del nuovo romanzo epico non c’entrano nulla. Penso ai romanzi e ai racconti di Michele Mari, di Claudio Piersanti, di Giulio Mozzi, tanto per citare tre autori che apprezzo moltissimo. Artisti che stanno fuori dal seminato, non per scelta o per superbia, ma semplicemente perché hanno scritto le uniche cose che potevano scrivere, senza badare granché ai flussi e riflussi. Solo questo sostengo: che la letteratura è fatta di singolarità irriducibili a uno schema, che i migliori quasi non sanno dove e come va il mondo dell’espressione. Tirano dritto perché nulla li può distrarre o convincere. Un caro saluto da Marco Lodoli
Postato Lunedì, 28 Aprile 2008 alle 5:47 pm da marco lodoli »
E infine (dopo vari attacchi di sapientoni del Nie):
«Vabbè, finiamola qui. Ognuno segua la sua strada e buona fortuna a tutti.
Postato Martedì, 29 Aprile 2008 alle 10:03 pm da marco lodoli »
Di Marco Lodoli avevo presente anche una curiosità: aveva aiutato a esordire (per le edizioni Theoria) un giovane autore che gli aveva inviato un racconto promettente: Giulio Mozzi.
(Vedi: http://www.bombasicilia.it/rubriche/?p=808 )
Ma torniamo a bomba. Che cosa ha raccontato, in sintesi, Marco Lodoli della propria esperienza come lettore? Prima di tutto ha ricordato il fatto che, da bambino triste y solitario qual era, cercò subito una compensazione e una prima espansione della realtà (= una prima via di fuga dalla deiezione dell'essere*-°) nella lettura di Salgari. Più grandicello, ebbe un importante incontro formativo: quello con il suo professore di lettere Walter Mauro, critico letterario e di musica jazz, che gli dischiuse orizzonti nuovi. Per esempio un anno gli assegnò in lettura estiva Jonesco e Beckett, e fu così che il giovane Lodoli comprese appieno come la letteratura possa essere ben altro che una mera "copisteria della realtà". Parimenti importante fu l'incontro con i poeti surrealisti francesi (Lodoli ha dichiarato di aver sempre letto molta poesia: Rilke, Saba, Penna, Orazio eccetera). Importanti anche le letture di filosofi e specialisti della meditazione sulle eterne domande leopardiane (che cos'è la vita, che senso ha il dolore eccetera). Quindi Spinoza, Schopenhauer, testi buddisti e via discorrendo. Ha infine confermato di aver aiutato diversi giovani autori a esordire (Giulio Mozzi, Veronesi, la Stancanelli...). Un signore del pubblico gli ha chiesto se avesse letto "Manituana" dei Wu Ming, premio Emilio Salgari 2008. Ha risposto di no, respinto soprattutto dall'argomento (una storia di lealisti e ribelli alle prese con gli indiani irochesi, di cui non potrebbe fregargliene di meno).
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(Immagine da www2.regione.veneto.it/ videoinf/giornale/newg... )