Cazzeggi letterari

"Chi scrive libri", ammonisce Karl Kraus, "lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo."

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giovedì, ottobre 30, 2008

VITA DA AUTORE CHE SI È FATTO UN NOME

Dedico a Sergio, mio commentatore di ieri, uno stralcio da "Canti del caos" di Antonio Moresco. Potremmo intitolarlo "Vita da editore":

"... succede sempre così, non appena scoprono che sono un editore. Dovunque vada, in qualunque posto. Mi fermano per strada, mi rifilano un dattiloscritto mentre sono fermo a un incrocio col finestrino dell'auto abbassato, buttandolo dentro da una macchina ferma di fianco, allo stesso incrocio. Sono già seduto sopra la tazza, in un cesso pubblico, quando l'inserviente bussa alla porta. 'Dottore, ha dimenticato la carta!' dice gentilmente da fuori. Saltello a piedi uniti e coi calzoni abbassati fino alla porta, metto fuori la mano, prendo il segmento di carta ripiegato tre o quattro volte. Lo apro: c'è sopra l'epopea romanzata [probabilmente un romanzo new italian epic, n.d.r.]di un venditore porta a porta di fon per le orecchie... scritta in soli tre giorni e in stato di trance, si assicura nella premessa, dopo aver subito l'amputazione di un papilloma al glande..."

(Da Antonio Moresco, 'Canti del caos')

Nemmeno la vita di uno scrittore che si sia fatto un nome o uno pseudonimo, comunque, dovrebbe essere granché divertente, a giudicare da quanto Wu Ming 1 lamenta qui :

«Quando hai un minimo di fama (meritata o meno che sia, su questo ai posteri l’ardua sentenza), un sacco di conoscenti, anche vaghi, si autopromuovono parassitariamente a “grandi amici”

(Ce l'aveva con gli 11.353 iscritti a Giap*, naturalmente.)

--

[* http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap1_IXa.htm  ]

postato da: Lioa alle ore 00:57 | link | commenti (12)
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Commenti
#1   30 Ottobre 2008 - 02:07
 
wuwuwumimanghitù è sempre un signore... non capisco poi perché se la prenda con il parassitismo, non siamo forse noi uomini, con le nostre storie epiche, i veri parassiti del pianeta?

Ghega
utente anonimo

#2   30 Ottobre 2008 - 10:48
 
Che du' par di palle tutti questi che si lamentano, vittime d'un bel niente per aver dato alle stampe un bel niente d'inchiostro e spazi bianchi.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente kinglear

#3   30 Ottobre 2008 - 15:21
 
Ti ringrazio della dedica.
Conosco Moresco: lessi un paio d'anni fa il suo Canti del caos volume 2. Mi piacque. L'iperbolica esasperazione delle sue situazioni ( come quella che posti) sono una lucida satira di quanto avviene nel mondo moderno e , nella fattispecie, in quello dell'editoria.
Bisognerebbe che ci fosse qualche Moresco in piu' oggi giorno: al contrario della banalita' di altri ( i troppi) Moresco e' assolutamente imprevedibile. Basta leggere l'altalena del suo linguaggio per percepire una forma di disorientamento della lettura. Ma e' una lettura incisiva e penetrante ed e' nell'acume critico il suo punto di forza.

Wu Ming? che dire.
Ho letto 54, Manituana, e Q del vecchio progetto (loro progettano in senso heideggheriano - quasi! ) e ad onor del vero , non mi sono dispiaciuti, anzi. Ma questo non dimostra niente nella mia opinione: un romanzo puo' benissimo piacermi per la linearita' della sua storia, per la semplicita' della narrazione, per l'ora di puro intrattenimento che mi regala. Altre cose, pero', sono l'impegno o l'evento. I Wu Ming non scrivono di eventi perche' loro stessi non interpretano un evento.
Della N.I.I ( Nuovo Imbroglio Italiano) non conosco molto: ho letto qualcosa a riguardo del loro manifesto , ma mi sono subito annoiato: per natura mi annoio facilmente quando s'incomincia a caricare di contenuti e di significati ( per altro inventati o poco chiari ) eventi o manifestazioni che di per se stessi non ne hanno nessuno.
Questi "nuovi" romanzi etichettati - diciamolo francamente - a loro stessa insaputa, non rappresentano l'avvento di nessuna specie letteraria, di nessuna nuova tendenza, e infine non trasmettono nessuna emozione soggettiva; si lasciano leggere e stop, come tanti altri. Se nessuno mi avesse insegnato ( sic!) di questa nuovo Vangelo letterario, leggendo L'ottava vibrazione ( o delusione ) di Lucarelli, mai e poi mai , mi sarebbe passato per la testa il momento "epico" che stavo vivendo come lettore. Mi emoziona di piu' , nonostante il tempo passato, un niciano Umano troppo umano, o per scendere a terra , un Sarti Antonio sergente, di quel Macchiavelli Loriano vecchia maniera: senza pretese, senza la prosaica e pomposa vanita' di questi Wuming ipermoderni. ( loro si definirebberio Iperborei, forse?).
No, non ci siamo. Ho gusti troppo vecchi e passati per lasciarmi incantare dal nuovo: in piu' non faccio uso di sostanze varie e non soffro di visioni. Bisogna, infatti, essere allucinati per non vedere che basta una Fred Vargas semplicissima, per oscurare " autori evento " che guarda caso nascono ogni anno , per poi sparire il giorno dopo. Che dico? un minuto dopo.

Sergio
utente anonimo

#4   30 Ottobre 2008 - 16:01
 
C'è un tizio, di là in Lipperatura, che continua ad attaccarmi da un punto di vista "onnisciente" (sa quello che passa nella testa e nel cuore di Wu Ming 1 senza essere lui). La sua ultima stronzata è che "un’unghia" datami "per cortesia e umanità" da Wu Ming 1 sarebbe diventata, nella mia mente farneticante, "un braccio" da prendere e strattonare come e quando voglio. La mia replica, al solito, è stata bloccata. Vi dicevo che WM1 ha avuto la sua neo-epica reazione nei miei confronti solo dopo che ho iniziato a sfrucculiare il NIE. Che, quanto all’unghia ricevuta, deve essersi smarrita per strada, perché a me non è mai arrivata. Che l'unica unghia che mi abbia mai promesso, dopo avermi interpellato ***di sua iniziativa***, è stata una traduzione di Henry Jenkins su cui ha poi lasciato cadere il discorso. Infine ho aggiunto il seguente pensiero di Wu Ming su di me: "Lucio dà sempre contributi alla discussione, legge tutto in modo attento, risponde in modo puntuale, sta ad ascoltare, è disposto a discutere di qualunque cosa, e scrive bene." Ma è del lontano 2005. Nel 2008, per lui e la sua pomposa corte (il mago Otelma-Genna, sua altezza Madame La Lipperèn, la prefica nerovestita Girolamo De Michele...), sono diventato solo un fastidioso troll.
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#5   30 Ottobre 2008 - 17:30
 
Si, ho letto alcuni interventi sul blog di quella - come si chiama ? - ah si, Lipperini qualcosa di simile. Ho letto le varie polemiche a destra o a sinistra.
Ora chiedo: ma ne vale la pena? onestamente ero tentato d'intervenire dicendo una mia stronzata (mi sembrava un posto adatto a questo genere di uscite) ma poi ho desistito. Innanzitutto per principio non scrivo nei blog ( qui e' stata un'eccezione quasi casuale, ma cio' che conta e' la regola) e poi quel posto mi e' sembrato la solita Corte dei miracoli di Hughiana discendenza. Una Corte dove si spaccia il bello e il buono a seconda di chi lo dice. E questo " chi lo dice" immancabilmente ha un codazzo, di cortigiani, odalische, pronti a venerarlo ad ogni parola espressa, fosse la piu' stupida e senza senso.
Una cosa che non ho mai sopportato e' quando gli " anelanti" a qualcosa qualcuno, perdono ogni indipendenza di giudizio, fino a rasentare la sottomissione. Sospetto fortemente che questa sia una virtu' in voga: e' quasi imperante, e a pensarci bene, laddove trovi uno scrittore di moda, la' e non altrove, trovi il gregge al suo seguito belante quanto mai.
Naturalmente chi non bela a ritmo giusto, e' la pecora nera.
E allora, vale la pena?
Da alcuni giorni dicevo a Julia :- ho letto su internet alcuni interventi di Angelini e di un Iannozzi ( Nazione Indiana) che non so nemmeno chi siano: mi piacciono, perche' anche se a volte sono esageratamente forzati o provocatori, danno l'impressione di quella indipendenza che mi piace. Si riservano il diritto di esprimere un dissenso. Naturalmente li bastonano e li insultano pure, ma come recita il vecchio adagio - tanti nemici tanta gloria - se ne faranno una ragione.
Ho anche aggiunto: poi magari anche loro sono a caccia di pubblicazioni, ma e' un modo strano di farlo e comuqnue sono affari loro.

In questo blog, letto un po' a casaccio, ho visto autori che sono anni luce lontano dai miei gusti. Se capitera' qualche occasione, diro' la mia, sperando di non urtare nessuno. Dato e considerato l'imperiale presunzione regnante in certi ambienti ( letterari poi!) non si sa mai.

Sergio
utente anonimo

#6   30 Ottobre 2008 - 17:42
 
Per chiarire: non sono a caccia di nulla. Non contatto più editori da molti anni. Ho pubblicato mezza dozzina di titoli per ragazzi negli anni 90 e circa 150 traduzioni (romanzi e saggi) per i maggiori editori italiani. Ora mi godo la pensione e la montagna. Se Mondadori proprio sbava per avermi, si faccia avanti... Qualche rimasuglio in qualche cassetto magari glielo trovo pure. Intanto mi diletto a punzecchiare i tromboni della rete - in questo blog -a tempo perso, totalmente libero da influenze. Di qui le scarse simpatie suscitate. Se volessi farmi amare di più, saprei come fare, ma la reverente acquiescenza non mi interessa. Ciao °-*
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#7   30 Ottobre 2008 - 20:00
 
Quello che disgusta di più, infatti, è proprio il "gregge belante" che si mette a seguire lo "scrittore di moda" non appena ne sente l'odore.
E questo, sia da quella tale lipperì sia in altri posti analoghi, è pratica usuale. Talmente banale che mette tristezza. Quella "corte" è comunque solo un salottino col divano logoro, una piccola cerchia che negli ambienti che contano non sanno neppure che esiste. E' il salotto di casa sua, insomma, quindi è anche inutile andarci, vista la levatura della padrona di casa. Non vale la pena: del resto lo dice anche Iannozzi, che completamente scemo non è (sto scherzando, King :-))
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#8   30 Ottobre 2008 - 20:53
 
Quello che disgusta di più, secondo me, è il negazionismo di ogni precedente espressione di stima solo perché non si è collaborato al lancio del NIE. 'Gomorra' va avanti benissimo anche da solo, non ha bisogno di fare da scudo a quanti lo stanno usando come icona per un movimento che non c'è.
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#9   31 Ottobre 2008 - 09:44
 
Si, Tevis, dici bene: sono salotti balzacchiani in un certo senso. Vivono la "commedia" letteraria a loro piacimento , se la cantano e se la suonano da soli. Sono dei virtuosi solisti.

Per Angelini: fai bene a goderti la montagna. Vale di piu' di ogni libro scritto. Ne sono convinto.

Sergio
utente anonimo

#10   02 Novembre 2008 - 08:38
 
Sono venuta a leggere, incuriosita da certi discorsi sulle nuove tendenze.
Vi confesso che non riesco a seguire il fil rouge della matassa, nel senso che non ho ben capito - nonostante abbia letto il manifesto - cosa si intende per new epic.
La mia provenienza culturale, ormai contaminata dagli effetti deleteri del primo mondo, continua ad inficiare il mio senso letterario della realtà.
Traduco così mi capisco: posto che in letteratura - parola affascinante e mondo fantastico - è il mito a sorreggerne le sorti e a creare nuove "divinità" da venerare e perseguire, nessuna epica è realmente nuova né esiste, ogni evento che si intende esaltare diventa, nella mia scrittura, l'"umano sentire".
Mi meraviglia che i WuMing abbiano tentato di cavalcare quest'onda considerato che, ai tempi del compianto L.B., i miti popolari si spogliavano di tale sacralità e si trasformavano in "popolo", in soggetto da incarnare, in passamontagna da riempire.
Un volto, un'identità, un'essenza tutt'altro che mitopoietica.

Se mi affianco al sig. Blisset, quello dei tempi "della potente creatività delle moltitudini" che, attraverso le piazze, le grandi marce, le rivoluzioni, distruggeva miti per far rinascere uomini, se lo prendo a braccetto il sig. Blisset, me lo porto sulla "orilla de un rìo" per fargli raccontare l'eccezionale storia di un giorno di pesca.

Il mito della narrazione orale, grande virtù dei popoli senza identità.

Ditelo ai WuMing.

Mi firmo anche se restare anonima fa pendant con il già detto: sono la julia di sergio (sembra una firma maschilista ma vi assicuro che non lo è affatto)
utente anonimo

#11   02 Novembre 2008 - 21:09
 
@ julia. secondo me si è solo riverniciata di fresco la vecchia querelle "L'arte per l'arte o l'arte per influire sul reale?". La new-italian-epic vorrebbe ri-lanciare la seconda idealità (e fin qui nulla di male, anzi!), ma affastellando opere che ci riescono davvero ("Gomorra") con altre che non ci azzeccano manco di striscio. Il tutto in elegante confezione pompieristica.
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#12   03 Novembre 2008 - 10:41
 
La letteratura non potra' mai influire sulla realta': questa diviene fine a se stessa, incurante di ogni considerazione.
La letteratura puo' essere cronaca, puo' essere memoria, puo' essere storia, ma puo' solo ripetere.
Oppure: il raccontar storie e gesta non sara' mai ne' mito, ne' rito, perche' se si cerca il sacro , lo si trova nell'azione stessa, ne' prima e ne' dopo.
La letteratura, Julia, forse e' celebrazione come un trionfo romano.
Ma come, allora, puo' almeno riflettere sul reale? forse destando coscienze, ma anche qui sorgono dubbi.
In tremila anni si sono scritti milioni di libri sulle testimonianze di guerra, eppure le guerre ci sono. Sulla miseria sociale, eppure la miseria impera.
Sull'amore e sull'odio, eppure questi sentimenti sono ancora uguali a se stessi; si sono scritti milioni di libri sull'oppressore e sugli oppressi, eppure ci sono ancora dittature e rivoluzioni ( alcune finte).
E allora che dire? che fare? scrivere ancora? si, perche' la scrittura e' solo celebrazione.

Gomorra? momento di riflessione collettiva degenerata in una moda tendenziosa: creare un mito letterario e sociale.
Gomorra e' solo un riporto di cronaca nera, di cronaca camorrista.
Strano davvero: sembrerebbe che senza questo libro ( che non mi e' piaciuto per niente) l'italia intera fosse ignara di questo fenomeno malavitoso. Le cose non stanno cosi'.
Il merito di questo libro sta' solo nel avere raggiunto ancora piu' persone ( romanzo? ) sui divani di casa propria; merito dovuto anche al fatto che lo si trovasse persino nelle patatine Pai, come sorpresa.
Su questo libro remo in forte controcorrente e lo ritengo l'ennesima masturbazione letteraria e sociale italiana. ( a scapito di centinaia di persone che ci lavorano contro da anni)

A proposito: ieri e' saltato ancora in tv Saviano a dire che va' via. E' da un mese che lo ripete: cosa sta aspettando?

Sergio
utente anonimo

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