
Tutti conoscono la provocazione andywarholiana secondo la quale in futuro tutti quanti potranno godere di un quarto d'ora di notorietà. Mi sono domandato spesso se la "fama" procuri davvero qualche apprezzabile forma di orgasmo o soddisfazione e - se sì -, se ci sia da invidiare al 100% chi l'abbia raggiunta. Non sempre, peraltro, la fama arriva per restare. Il più delle volte, anzi, semplicemente si ferma un istante e riprende il cammino, con grave sconcerto di chi si era affezionato all'idea di poterla trattenere per sempre. Si dice che, in genere, gli ex famosi soffrano e si agitino come tarantolati per recuperare la perduta condizione, magari implorando Simona Ventura di portarli con lei all' Isola dei famosi pur di agguantare un ulteriore scampolo di notorietà...
Poi ci sono quelli a cui la fama resta appiccicata addosso per anni e anni, ma pare che paghino anch'essi un duro prezzo per essere divenuti pubblicamente riconoscibili. Sarebbe interessante sperimentare cosa si prova a essere, per esempio, Sophia Loren in un giorno in cui avrebbe voglia di sgranchirsi le gambe indisturbata in giro per la città; o Roberto Saviano, da qualche tempo addirittura nel mirino della manovalanza mafiosa...
Ho riflettuto spesso, inoltre, sulla fama legata a meri oggetti incapaci di godersela. Pensate al Colosseo, per esempio: certo, è famoso all over the world, ma che gli frega a lui? Se ne sta lì - fotografatissimo - rigido come una pietra, anzi "di" pietra, senza fare una piega, incapace di vibrare della benché minima emozione. Tutti lo riconoscono e sgranano gli occhi nel vederlo ergersi davanti a loro, ma lui impassibile...
Vabbè, scusatemi per queste fiappe considerazioni del lunedì mattina. Gli è che sabato scorso ho partecipato a Padova a una riunione di vibrisselibrai (= membri di www.vibrisselibri.net ) in una sala del circolo "La lanterna magica", al n. 27 di via Euganea: tutti sotto le ali del chioccio [calco al maschile su "chioccia", n.d.r.] Giulio Mozzi, ovviamente. (Per inciso: dall'altra parte della strada, sul telo di protezione dei ponteggi di un restauro, campeggiava minacciosa la scritta:
«MOIRA ORFEI FAI ATTENZIONE
CI VEDIAMO NEL TENDONE!»)
In una pausa della riunione, Giulio Mozzi ha regalato a ciascun partecipante, compresa Gaja Cenciarelli fresca di flirt con Giuseppe Genna, una copia de "IL PITTORE E IL PESCE". Il volumetto ha a che fare con l'omonima mostra itinerante di cui qui:
http://ilpittoreeilpesce.wordpress.com/
È stato pubblicato da Minimum Fax e curato da Bruno Lorini e Giulio Mozzi stesso. Spiega il risvolto di copertina:
«All'inizio del 2007 Carlo Dalcielo ha letto la poesia di Raymond Carver "Il pittore e il pesce". Dalla poesia ha ricavato una sceneggiatura in cinquantacinque 'inquadrature'. Ha poi invitato cinquantacinque artisti visivi a realizzare ciascuno una delle inquadrature. Gli artisti hanno accettato, e hanno consegnato a Carlo Dalcielo le loro opere. Questo libro, un'opera collettiva e unica allo stesso tempo, è il risultato del loro lavoro.» [Prezzo del volume: 12,50 euro (e non 12,99:-) ].
Ebbene, non so se Carlo Dalcielo sia già diventato famoso o se gli capiterà di diventarlo in seguito. In ogni caso, sicuramente non potrà mai godere dell'acquisita fama: non tanto per ragioni di personale anaffettività, quanto semplicemente perché è un artista che NON ESISTE. L'hanno inventato di sana pianta, infatti, i due suddetti mattacchioni...
Quando la mostra ha fatto tappa a Pordenone, l'ha visitata per noi la vibrisselibraia Ramona Corrado, che ne ha poi parlato nel blog http://ramona.blog.dada.net/ ( si veda il post del 14/09/2008). Ne quoto un passo:
«... In effetti il grande lavoro di Carlo Dalcielo, questo artista che non c'è, è stato quello di sviscerare la storia fotogramma per fotogramma, ricreandone una sceneggiatura. Tutti quegli artisti, reali o immaginari che siano, hanno risposto ad un preciso invito e hanno trasformato le parole in visione, nella massima libertà. Non ci sono solo quadri, infatti. Ci sono fumetti, video, autoritratti, fotografie. C'è un'opera costituita da tanti pezzi di legno che ne conservano ancora il profumo. C'è un impermeabile (vero) appeso. C'è un bellissimo lampo realizzato con un tubo al neon su sfondo scuro punteggiato da stelle luminose, e anche il mini filmato di un vero lampo che squarcia la notte. Ci sono disegni sfumati in bianco e nero dal sapore di sogno e ci sono colori vivaci. C'è un cuore rosso in trasparenza attraverso un costato di carta che sembra un centrino. Detto così può sembrare un'astrusità partorita da un artista schizzato. Ma provando ad accostare ad ogni visione sviscerata un verso preciso, il tutto acquista un senso suggestivo. E ogni opera, già di per sé comunque apprezzabile quanto a originalità, diventa un tassello prezioso nel percorso obbligato che la poesia ti induce a seguire.»
La fama e l'alloro, come ognuno ricorderà, non dovevano dispiacere troppo nemmeno a un intelligentone come Giacomo Leopardi, che però li avrebbe scambiati volentieri con un solo fustino di "tempo giovanil". Ricordate Le Ricordanze?
"e intanto vola
Il caro tempo giovanil; più caro
Che la fama e l'allor, più che la pura
Luce del giorno, e lo spirar"
Vabbè. Piantiamola qua. Per quanto mi riguarda, infatti, ho rinunciato da un pezzo a inseguire il falso idolo della notorietà [il perfido Iannozzi mi paragonerà all'istante alla volpe della favola "La volpe e l'uva", n.d.r.], per conformarmi piuttosto al saggio precetto epicureo "VIVI NASCOSTO" (magari tra le pieghe di qualche bella montagna, se possibile).
E chi mi trova a 'mme, infatti? Provate a cercarmi per un autografo:- )
P.S. Cosa??? Volete sapere che cosa ci siamo detti a Padova durante la cupola di Vibrisselibri (Giulio Mozzi, Gaja Cenciarelli, Alessandro Simonato, Maria Cristina Di Luca detta Criscia, Ezio Tarantino, Stefano Mazzoni, Francesca Dello Strologo, Giorgio Morale, Lucio Angelini)? Eh, no. "Cosa nostra!"... per il momento. I comunicati ufficiali a tempo debito:-/
--
Copertina da: http://minimumfax.it/libro.asp?libroID=413
