(ALLA MANIERA DI WUMING1)
da "NEW THING"
ROWDY-DOW
Nella seconda metà degli anni Cinquanta arrivò la new thing, che per noi fu la liberazione dei suoni. La vittoria di Franca Raimondi al festival di San Remo con Aprite le finestre di Pinchi-Panzuti era stata ingiusta. Solo il secondo posto – cazzo! - per Tonina Torrielli nel 1956. Eppure il suo pezzo, Amami se vuoi, era firmato Panzeri-Mascheroni.
GREEN MAN
Il duello Raimondi-Torrielli era stato una sorta di rissa tra cani, anzi, gli istanti che precedono una rissa tra cani. Li senti da dietro l’angolo e t’immagini la scena, i padroni che tirano i guinzagli e chiamano i cani, e quelle due che azzannano l’aria, cercano di avventarsi l’una sull’altra, strattonano, ringhiano, latrano, sbavano, e le voci dei padroni che ordinano di smetterla, fanno lavorare i bicipiti, parlano ai cani manco fossero cristiani ma in fondo non ci credono, recitano. La verità è che sono fieri della forza e dei coglioni delle loro bestie, ridono sotto i baffi…
ROWDY-DOW
Quello che soprattutto mi strizzava i lombi, a proposito della Torrielli, era il fatto che la chiamassero “la caramellaia di Novi Ligure”. Per noi era “la musica”, punto. Panzeri e Mascheroni ce l’avevano messa tutta a cucirle addosso il pezzo. Vittorio Mascheroni aveva conosciuto il primo successo con "Arturo e Lodovico" (1928), cui aveva fatto seguito "Bombolo" (1932). Mario Panzeri invece, si era messo in evidenza con l’inquietante “Maramao perché sei morto”. La voce della Torrielli dette la stura alle nostre orecchie. "È proprio un sogno, un sogno particolarmente dolce essere qui a Sanremo, cantare per questo immenso pubblico, sentire gli applausi, poter indossare questi bei vestiti”, dichiarò confusa e felice la bombonaia di Novi Ligure. Durante la sua esibizione erano state provocatoriamente distribuite delle caramelle al pubblico. "Non ero stata avvertita, e rimasi molto stupita", confessò Tonina ai giornalisti. I versi di “Amami se vuoi” divennero per noi una sorta di manifesto della new thing:
“Amami se vuoi,
tienimi se puoi,
io son l'amor che svanisce,
ma dei baci miei
non fidarti mai,
io son l'amor che ferisce...
e quando fra le braccia
mi stringi dolcemente
ancor più dolcemente ti dirò...
Amami se vuoi,
tienimi se puoi,
perché io son così.”
BLOOD WILL TELL
Nel 1957, però, la Torrielli scivolò pericolosamente al terzo posto con “Scusami”, di Biri-Malgoni-Perrone, forse perché aveva dovuto cantarla in coppia con Gino Latilla. La vittoria arrise al kinguccio Claudio Villa, spalleggiato dal napoletano Nunzio Gallo con Corde della mia chitarra, di Fiorelli-Ruccione. Villa, peraltro, si accaparrò anche il secondo posto con Usignolo di Martelli-Castellani-Concina, presentata in tandem con Giorgio Consolini, che appena tre anni prima, con la coraggiosa “Tutte le mamme” (“Son tutte belle le mamme del mondo quando un piccino si stringono al cuor!”), era arrivato primo. Ma per me la voce di Tonina restava il suono della Creazione. Era primordiale. Se Dio c’era, me lo figuravo come una caramella fatta da lei. Poi, la tragedia. Nel 1960 Tonina Torrielli sposò Mario Maschio, allora batterista dell'Orchestra Angelini.
GREEN MAN
Il 1964 fu l’anno del “risveglio spirituale”, l’anno di Gigliola Cinquetti. Gigliola era nata a Cerro Veronese il 20 dicembre 1947 e si era fatta notare l’anno prima al concorso di voci nuove di Castrocaro. Gigliola era Michelangelo, scolpiva l’aria, toglieva tutto ciò che non somigliava alla musica che aveva in testa. “Non ho l'età non ho l'età /per amarti non ho l'età/ per uscire sola con te”, era il suo sconvolgente refrain. Cavalcava accordi che non capivi cos'erano, note che sembravano giocare a nascondino e sbucare da dietro il pianoforte per sorprendersi a vicenda. “E non avrei,/ non avrei nulla da dirti/ perché tu sai/ molte più cose di me”. Ma Gigliola capiva, sì, e creava sculture con il suo gorgheggio, faceva spuntare ora un braccio, ora una gamba. Una specie di sonar, le note rimbalzavano su oggetti invisibili e ne rivelavano i contorni. La sera mi perdevo in quei miraggi, dormivo al massimo tre ore per notte ma stavo da dio, mi mettevo a lavorare e non perdevo un colpo, cazzo, il mondo appeso a un filo.
ROWDY-DOW
Dentro la nostra musica c'erano troppe cose per un solo paio d’orecchie. Il mare che separa dall’Africa, conchiglia sull’orecchio e sentirla là in fondo, l’Africa. Per me il 1964 fu soprattutto l’anno di “Abbronzatissima” di Edoardo Vianello. Fu allora che decisi di diventare "nero": "Say it loud, I'm tanned and I'm proud!"
A Abbronzantissima
sotto i raggi del sole,
come è bello sognare,
abbracciato con te.
A Abbronzantissima
a due passi dal mare,
come è dolce sentirti
respirare con me.
Accettare il color bronzo della faccia, diventare – insomma - una “faccia di bronzo”, superare il complesso d'inferiorità: "Nero è bello". I Marcellos Ferial implorarono Edoardo di scrivere un pezzo tutto per loro. Edoardo, che dietro la maschera, il fucile e gli occhiali, era un buono, li accontentò. “Sei diventata nera” divenne l’inno del Tanned People di tutta Torvajanica: “Sei diventata nera nera nera/ Sei diventata nera/ Come il carbon!”. Madre Natura si scrollava di dosso la musica di Nilla Pizzi con le sue carinerie di merda (“Grazie dei fior, grazie dei fior, grazie dei fior... ”). La musica di Edoardo era la musica dei Watussi, era i versi dei babbuini e delle bertucce, era il gibbone che urla appeso al ramo.
Eccetera
