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mercoledì, dicembre 14, 2005

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COLORADO KID e IL GIGANTE DELLE STORIE

In vari blog ed e-zine si sta recensendo “Colorado Kid”, che non sarebbe un mystery book (troppo banale) bensì un libro sul mystery (volete mettere?), incurante di agnizioni o svelamenti di sorta. Ebbene, qualche tempo fa mi fu regalato un originale e raffinato volumetto per ragazzi: “The Story Giant”, di Brian Patten, HarperCollinsPublishers, London, 2001. Fra le varie storie raccontate – appunto - dallo Story Giant, c’era anche la bizzarra “The unfinished story”. Ve la propino in traduzione estemporanea (il classico “semilavorato”):

 “C’era nel nord dell’Inghilterra un vecchio canale profondo e invaso dalle alghe”, iniziò il Gigante delle Storie. “Da anni nessuno lo utilizzava più. Un giorno un bambino camminava per la strada alzaia che correva lungo il canale quando dall’acqua, all’improvviso, si levò una figura di donna alta e scheletrica, avvolta in cenci verdastri, che lo chiamò.” 

L’immagine dello scheletro che emergeva dal canale creò un senso di disagio nei suoi giovani ascoltatori, che subito si disposero ad ascoltare il resto. Ma il Gigante rimase in silenzio.  

“E allora che cosa accadde?”, lo sollecitarono a un certo punto.  

                  “Non accadde nulla”, rispose il Gigante.  

                  “Nulla?”  

                  “Assolutamente nulla.”  

                  “Oh bella!”, esclamò Betts. “Qualcosa dovrà pur essere successo.”

“Ve l’ho detto, non accadde nulla. Non sempre nella vita le vicende hanno delle precise conclusioni.  E anche nelle storie può capitare la stessa cosa.”  

                  Hasan, che prendeva appunti sprofondato in un enorme divano di pelle, si grattò la punta del naso. “Certo, ma a me questa particolare storia sembra semplicemente non finita. Perché una storia funzioni occorre che abbia una fine.”  

“Su questo sono d’accordo con Hasan”, osservò Betts. “Se un lettore sapesse in partenza che non gli verrà detta la fine di una storia, si guarderebbe bene dall’iniziare a leggerla.”  

 

(I ragazzini troveranno più tardi quella odd little story - bizzarra storiellina non-finita - even more disturbing delle altre… proprio perché still out there, waiting to complete itself).

--------

Secondo voi STEFANO RE (che potrei tradurvi alla meno peggio come STEPHEN KING:-/ ) ebbe modo di leggere “The unfinished story” (ben diversa dalla più nota The neverending story - La storia infinita, divenuta anche un film di successo)?

postato da: Lioa alle ore 00:35 | link | commenti (8)
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Commenti
#1   14 Dicembre 2005 - 01:04
 
Chissà, forse sì. King ha un vero e proprio esercito di figli, nipoti, cuginetti etc. La sua è una famiglia allargata. Inoltre, ha la passione dei racconti per ragazzi (ne ha scritti alcuni bellissimi), delle filastrocche, dell'immaginario fiabesco. Tra l'altro, questa storia di Brian Patten, proprio come "Colorado Kid", non si limita a non avere il finale, va molto più in là, dice addirittura che "non accadde nulla". Grazie per lo spunto, Lucio.

WM1
utente anonimo

#2   14 Dicembre 2005 - 09:24
 
Lucio, non saprei rispondere ma l'intuizione mi dice di si.
Però non capisco: "Non accadde nulla" mi sembra un artifizio per dare la possibilità allo scrittore di metterci la morale. Oppure il bambino era autistico.
;-)
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#3   14 Dicembre 2005 - 11:29
 
WM1. Pensa che il Gigante delle Storie le conosce TUTTE meno una... (questa l'idea di fondo). La troverà?:-)

Alberto. C'era una volta un re che disse alla sua serva: "Raccontami una storia". E la serva incominciò: "C'era una volta un re che disse alla sua serva: 'Raccontami una storia'. E la serva incominciò...
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#4   14 Dicembre 2005 - 14:19
 
ma a nessuno è venuto in mente che C.K. potrebbe essere semplicemente un tributo alle storie pulp degli anni 40, 50, 60 dove qualsiasi cosa veniva spiegata con la logica + inconfutabile a costo di qualche imprecisone? Mi spiego: S.K. scrive di un mistero che non ha soluzione inserendo, inoltre, nella storia, elementi imprecisi ed anacronistici che però nello svolgimento del mistero stesso hanno un ruolo non marginale ma addirittura accessorio (Starbucks, Blockbuster....) che sembrano pretendere ad ogni costo il ruolo del Rolex al polso di un centurione in qualche "antico" film alla BenHur...

Veronika
utente anonimo

#5   14 Dicembre 2005 - 15:29
 
Veronika: ti rispondo con il post di domani.
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#6   14 Dicembre 2005 - 15:46
 
Ecco, così passerò la notte in bianco roso dalla curiosità!
;-)
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#7   14 Dicembre 2005 - 17:46
 
Veronika, sì, è *anche* un tributo a quell'immaginario (almeno in apparenza: lancio, copertina, strizzate d'occhio), ma è un tributo critico, un tributo-guerriglia che non "ripropone" quell'immaginario, lo decostruisce fin dalle basi, lo piega ad altre esigenze. Il paragone col Rolex al polso del centurione calza a pennello, King ha omaggiato i B-movies della sua adolescenza in quasi tutti i suoi libri, narrativa o saggistica che fossero (consiglio: "Danse macabre"). Però Starbucks un ruolo ce l'ha, oltre al fatto di essere un dettaglio incongruo. Ripeto che CK si può (in una certa misura si deve) leggere autonomamente, ma l'operazione si capisce meglio se si è in grado di apprezzare il contesto dell'ultima produzione di King.

WM1
utente anonimo

#8   14 Dicembre 2005 - 18:35
 
ah, mi fa piacere che 'sto libro ti e' servito :-)
ciao
C.
utente anonimo

Commenti