
Spero abbiate tutti visto Roberto Saviano ieri sera a "Che tempo che fa". Era lì, con la sua faccia seria e i suoi occhi profondi, e non certo a menare il can per l'aia o per le sponde del fiume Mohawk. Mi tornava in mente la misera rivendicazione di Wu Ming 1 letta poche ore prima su 'Il primo amore':
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«Laddove il non-apparire-nei-media di Wu Ming è un nitido atto di diserzione dalle abitudini autoriali, Scarpa [e, immagino, anche Roberto Saviano, N.d.r.] di primo acchito mi appare come "uno dei troppi che parlano di sé"... »
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(Ma che diserzione e diserzione! Ma che anti-autorialità e anti-autorialità! Proprio lui, il paraculissimo stratega dei media, prezzemolo della rete per eccellenza, che spaccia per anonimato un regolarissimo nom de plume quale Wu Ming 1, in nulla diverso - una volta memorizzato - da altri pseudonimi quali Alberto Moravia o Sveva Casati Modignani ! Suvvia, siamo seri.)
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Poi mi è tornato in mente un mio vecchio post del 2006:
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"Roberto Saviano a Gomorra. Dai blog al book. E che book!"
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E il commento che proprio Roberto Saviano firmò in coda al post:
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5) grazie Lucio, per le belle parole. rs
18 Maggio 2006 - 09:10
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a cui risposi, nel commento n. 6:
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6) Grazie a te per quello che fai! Tutta la mia ammirazione. Un abbraccio.
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Oggi, a distanza di quasi tre anni, tengo a ribadire la mia riconoscenza di cittadino anti-mafioso con la stessa forza di allora:
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«Grazie, Roberto... e non lasciarti infinocchiare dai tromboni del New Italian Epic, che approfittano del tuo meritatissimo - ed espiatissimo - successo per risplendere di luce riflessa.»
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(Clicca sull'immagine qui sopra per l'intervista integrale)
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